Vlad III Dracula, in arte: l’impalatore

Non esiste figura più cara ai romantici ed esoterici di tutto il mondo, per definizione: Dracula.

Il conte vampiro, il sanguinario, il principe delle tenebre per antonomasia.

Cosa sarebbe la letteratura gotica senza la sua ombra che aleggia nelle pagine ingiallite degli antichi scritti di Bram Stoker?

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Dai tempi di Stoker ai nostri è ormai praticamente impossibile separare la figura storica di Dracula da quella romanzata, e probabilmente è proprio questo ciò che rende la sua leggenda così affascinante. In fin dei conti, riflettendoci a fondo, dal momento che non abbiamo mai assistito in prima persona con i nostri occhi a tutto ciò che è accaduto prima della nostra nascita, tutta la storia non è altro che un atto di fede. Anche quella che è in grado di fornire le prove più consistenti, non è comunque mai passata sotto la nostra esperienza o coscienza diretta: fede.

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E quindi, una storia che non sia ammantata da un suo fascino lacunoso che chiede di essere riempito con l’immaginazione, non è altro che inchiostro su carta. È anatomia. Le leggende al contrario hanno il fascino di catturarci spesso proprio per la loro assurdità intrinseca, o comunque fuori spesso dalle leggi della fisica. Vanno a colpire le nostre emozioni, e restano incastonate nella nostra mente molto più a lungo a causa di questo. L’incredibile è l’ingrediente che dona vita e vitalità ad una storia, e talvolta lo si trova anche molto più credibile della realtà. È così. L’irreale è più potente del reale.

La leggenda di Dracula, nel nostro caso, non inizia dal romanzo-capolavoro del 1897 scritto in piena epoca vittoriana dall’Irlandese Stoker, che ha avuto comunque il merito di sdoganarlo e portarlo fuori dai confini della sua terra natia, nel mondo intero. Ha inizio molto prima, in un’epoca in cui la superstizione permeava l’intera società, ogni classe e ogni ceto, dall’aristocratico al contadino; e la paura degli spiriti, dei demoni e del diavolo viaggiavano velocemente sulla tesissima corda dell’oscurità della conoscenza.

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Vlad Drăculea III, uno dei più spietati sanguinari di tutti i tempi, nacque (ironia della sorte) nel giorno dei morti, il 2 Novembre 1431 a Sighișoara, nell’oscura e impenetrabile Transilvania, la regione della Romania (e d’Europa) avvolta dalla nebbia e dal mistero par excellence. Suo padre Vlad II era il voivoda di Valacchia (regione storica della Romania), e faceva parte dell’ordine del drago, fondato per tutelare il cristianesimo in Europa Orientale. Il nome patronimico Dracula viene proprio da quest’ultimo: il drago era anche simbolo raffigurante il demonio, ed in lingua romena “Dracul” significa “il diavolo” (ma somiglia anche al termine usato per “drago”), quindi “Draculea”, divenuto poi Dracula, e cioè figlio del diavolo in romeno.

La Valacchia faceva parte del regno d’Ungheria a nord, ma era costantemente minacciata dagli ottomani a sud. Alla fine, dopo varie vicissitudini interne, Vlad padre fu costretto a sottomettersi al sultano Murad e diede quindi “in pegno” i suoi due figli Vlad III e suo fratello Radu agli ottomani, in segno di fedeltà e sottomissione, ma di fatto erano ostaggi. In effetti, entrambi crebbero nell’antica Adrianopoli tra i lussi e gli sfarzi dell’impero ottomano, e furono trattati ed educati come prìncipi, venendo iniziati alle arti della guerra (che Vlad in seguito sfruttó alla grande a modo suo) e alla cultura, fede e lingua musulmana ma al minimo tentativo di ribellione o fuga sapevano bene quale sorte li attendeva, e cioè l’accecamento con ferri roventi e la sepoltura da vivi.

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Una prigione d’oro, certo, ma pur sempre una prigione. Fu proprio qui che Vlad imparò anche la “nobile” arte della tortura dell’impalamento, osservando i trattamenti a cui il sultano Murad sottoponeva i suoi nemici e, come sappiamo, gli tornerà molto utile in seguito. Sempre in terra Turca rimase estremamente affascinato dal modo in cui i sottoposti trattavano il sultano come fosse un Dio sceso in terra, a cui dovevano cieca obbedienza e dovevano lasciarsi sottomettere come meglio riteneva il loro sovrano. Deus lo vult. Tale concezione messianica la riportò indietro in patria, ovviamente sulla sua persona.

Nel 1448 le cose cambiarono inaspettatamente in suo favore: il padre e il fratello (legittimo erede al trono) furono uccisi in una rivolta interna che mirava a detronizzarli entrambi, e grazie anche all’appoggio degli ottomani (i cui progetti erano sfruttare Vlad III per eliminare gli Ungheresi dalla Valacchia ed impadronirsene) Vlad riuscì a riprendersi il suo trono, ma durò ben poco, perché il vecchio Voivoda (succeduto a Vlad padre) lo spodestó subito dopo.

Tra il 1448 e il 1456 Dracula visse in esilio tra la Moldavia e la Transilvania, attendendo il momento propizio per mettere in atto il suo piano di riconquista di casa sua, di tutto ciò che gli avevano sottratto gli usurpatori. Vi riuscì nel 1456, dopo aver ottenuto la fiducia del regno d’Ungheria ed essersi di nuovo schierato a favore della causa cristiana, e dopo aver dimostrato di essere un condottiero militare di grande valore e intelletto.

Dalla sua nascita fino all’inizio del suo regno (durato fino al 1462) Dracula aveva avuto una vita a dir poco movimentata. Aveva viaggiato molto e conosciuto lontane terre e culture esotiche e tutto ciò, unito alla morte di suo padre, alla fine di suo fratello (sepolto vivo), al suo carattere vendicativo e irrequieto, non poterono non influenzare le sue azioni future. Dopotutto, tutti noi siamo il risultato del nostro passato, e tutto ciò che non uccide rende più  f̶o̶r̶t̶i̶  strani.

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Dracula è tuttora acclamato in patria e a “Oriente” come un sovrano saggio e giusto che voleva solo il bene per la sua gente. Di fatti, durante il suo secondo regno portò la Valacchia ad una indipendenza e floridità mai viste prima; i suoi obiettivi erano infatti rafforzare la difesa del paese, l’economia e l’influenza politica. Internamente, costruì nuovi villaggi per i contadini rendendo le condizioni di vita più agiate, favorendone quindi la produttività agricola, limitando gli scambi con i mercanti esterni e incrementando di riflesso dunque la produzione (e quindi l’economia) interna. Aveva compreso infatti che lavoratori messi in condizioni favorevoli e di benessere, rendono di più. Una mosca bianca dunque tra la storia dei governanti di ogni epoca.

Ma a noi non interessano la sue politiche, a noi interessano molto di più le sue orribili carneficine che l’hanno reso famoso in tutto il mondo, giusto?

Ebbene, dovete sapere che Dracula odiava in particolare 4 categorie di persone: i boiardi (casta molto influente dell’aristocrazia feudale), i ladri, gli infedeli e, ovviamente, i Turchi (dopo aver di nuovo abbracciato la fede cristiana). Ma erano soprattutto i boiardi il suo bersaglio preferito, poiché li reputava degli ingordi che pensavano solo al proprio tornaconto personale, invece di occuparsi della stabilità e del benessere del paese. Per ristabilire l’ordine e la giustizia, e favorire il progresso del proprio paese, prese dunque a sbarazzarsi di chiunque non gli andasse a genio in maniera a dir poco spettacolare, applicando la sua tecnica preferita di tortura che aveva imparato alla corte del sultano ottomano: l’impalamento.

Era infatti solito organizzare dei sontuosi banchetti per le sue prede dopodiché, subito dopo l’ultima cena del malcapitato di turno, ordinava che venissero infilzati con pali di legno acuminati che venivano introdotti nell’ano e sbucavano dalla scapola destra (senza ledere organi vitali, con precisione chirurgica da parte del boia) dopodiché il condannato veniva issato in verticale e lasciato a morire così. A volte l’agonia durava anche giorni, il tutto con il nostro affezionatissimo che nel frattempo degustava squisite pietanze ed osservava con voluttuoso voyeurismo le indescrivibili sofferenze della vittima. Da questa pratica Vlad prese infatti il soprannome Tepes, tradotto dal rumeno: impalatore. Si può dire che aveva un codice della tortura tutto suo: i ricchi mercanti sassoni (rei di arricchirsi a discapito della popolazione locale) avevano il privilegio di morire infilzati da pali argentati, ed erano anche più lunghi della media, per consertirgli una veduta più ampia mentre morivano. Una forma di rispetto insomma, perché matti sì, ma maleducati mai.

Altri episodi degni di nota furono la pasqua di sangue a Târgoviște il 25 Marzo del 1459, dove dopo un altro lussuoso banchetto offerto gentilmente da Dracula alle centinaia di boiardi accorsi per il fastoso evento, al termine ne ordinò la decapitazione e l’impalamento per alcuni, mentre i restanti furono ridotti in schiavitù ed utilizzati come manodopera per l’edificazione della sua impenetrabile fortezza di Poenari, in cima alla montagna (di cui tuttora vi sono dei resti). In un’altra occasione invece invitò a cena 3 mercanti sassoni e, dopo averli fatti mangiare in abbondanza, squartó uno di loro costringendo poi un altro a mangiare il contenuto dello stomaco del collega. Il terzo invece fu bollito vivo. Un altro aneddoto ancora vuole che due messaggeri ottomani furono inviati a Târgoviște per esortarlo a pagare 10000 ducati di tributo, porgendo tutte le loro reverenze al padrone di casa, ma rifiutando di togliersi il turbante per motivi religiosi.

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La sua risposta fu terribilmente ironica, degna di lui: glielo fece inchiodare sulla fronte affinché non potessero più levarselo di dosso. Queste sono solo alcune delle tante crudeltà attribuite a Vlad Tepes, tra cui ad esempio anche la sua abitudine di bere sangue umano da cui probabilmente Bram Stoker trasse l’ispirazione per crearne la figura leggendaria di vampiro che tutti conosciamo bene, anche grazie all’aiuto del cinema che conta migliaia di film fondati sul suo personaggio rivisitato in chiave vampiresca. Ma probabilmente anche il folklore dell’epoca, alimentato dalle facili suggestioni della popolazione contribuì non poco nei secoli alla sua creazione in questi termini.

Non si conosce bene quale sia stata la sua vera causa di morte; probabilmente fu ucciso in una battaglia contro gli ottomani, due mesi dopo aver riconquistato il suo trono nel 1474, dopo averlo perso nel ‘62 a causa di una congiura ordita contro di lui dai boiardi e da suo fratello Radu assieme agli ottomani (e dopo aver passato 12 anni in prigione), e sembra che dopo essere stato decapitato la sua testa sia stata portata a Costantinopoli come trofeo di guerra. Il suo corpo non è a tutt’oggi mai stato ritrovato.  Quello che sappiamo per certo del principe, o del “conte”, è che non era soltanto un despota sanguinario, ma anche un ingegnoso stratega militare che voleva riformare e modernizzare la sua terra, e pur di riuscire nell’intento non si fece scrupoli nell’adottare brutali strumenti di castigo che avevano la funzione psicologica di avvertimento verso chiunque avesse osato sfidarlo. Non è una contraddizione in termini se osiamo dire che c’era del raziocinio nella sua follia e nella sua abitudine, alla quale non poteva assolutamente rinunciare, di impalare le sue vittime. Ma d’altronde un uomo di genio deve pur averlo qualche “vizio”, no?

Buon Samhain a tutti!

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