Il mistero di Sleepy Hollow: la superstizione tra Illuminismo e Romanticismo

L’ora è giunta: dopo un’intera settimana a tema, la notte di Halloween è finalmente arrivata. In questi giorni brulicano i consigli su come passare una serata all’insegna del brivido, calandosi nello spirito della festa più spaventosa dell’anno. The Walk of Fame non si chiama fuori dal ballo e, anzi, rilancia con un grande classico di Halloween. Non tanto per il genere più o meno classificabile come specifico horror ma per tutta una serie di fattori legati alle ambientazioni, musiche, origini della storia e ultimo ma non ultimo: la figura del Cavaliere senza testa. Cari amici e care amiche, parliamo de “Il mistero di Sleepy Hollow”: film del 1999 diretto da Tim Burton.

LA TRAMA – New York, 1799. Ichabod Crane è un agente di polizia che pone alla base delle sue indagini, dei rigidi metodi illuministi. Ardimentoso di dimostrare la scientificità del proprio operato (ma anche per il reiterarsi degli scontri che lo vedono costantemente opposto ai suoi superiori), viene inviato ad investigare su una serie di misteriosi delitti occorsi in una piccola comunità di coloni (per lo più olandesi) nell’isolato villaggio di Sleepy Hollow, nel cuore delle Hudson Highlands. Coadiuvato dal giovane figlio di una delle vittime e dall’affascinante ma enigmatica Katrina Van Tassell, Crane dovrà calarsi in una cupa realtà dove la superstizione pare aver chiuso le porte al progredire della scienza.

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C’ERA UNA VOLTA – La pellicola è un libero adattamento dal racconto di Washington IrvingLa leggenda di Sleepy Hollow” pubblicato per la prima volta nell’Inghilterra del 1820. Esistono infatti sostanziali differenze tra l’opera letteraria e quella cinematografica. Nel racconto di Irving, Ichabod Crane è un maestro di scuola che rivaleggia con Abraham Van Brunt per il cuore della diciottenne Kathrina Van Tassell e sulle cui vicende sentimentali/economiche, incombe l’oscura minaccia del Cavaliere senza testa.

Ma chi era quest’ultimo? L’inquietante figura del cavaliere è uno spauracchio che ritroviamo nel folklore popolare sin dagli albori del medioevo: dalle leggende celtiche a quelle americane, da quelle tedesche a quelle del vecchio West, è addirittura protagonista del lungometraggio animato targato Disney del 1949. Nel film di Tim Burton, trova personificazione nello spettro di un mercenario dell’Assia (ucciso dai soldati americani via decapitazione) che torna dall’oltretomba per reclamare proprio quella testa che, misteriosamente, non fu mai sepolta col resto del corpo.

Sebbene si tratti, come detto, di una figura nata dalle credenze popolari, possiamo notare come, effettivamente, nutrite schiere di mercenari, noti come cavalieri neri, furono in quel tempo mandati dagli Imperi Centrali Europei per impedire ai coloni americani di liberarsi dal giogo britannico.

IL FILM – La pellicola vede, oltre all’immancabile presenza di Johnny Depp, divenuto nel frattempo autentico attore-feticcio del regista, anche quella di Christina Ricci (nei panni di Kathrina Van Tassell), Miranda Richardson (matrigna di Kathrina stessa), Jeffrey Duncan Jones e, soprattutto, un Christopher Walken calatosi perfettamente nell’ormai consolidato ruolo del villain.

L’impatto visivo è di quelli tanto cari a Tim Burton: atmosfere cupe, tinte dal sapore gotico/dark e villaggi fittamente circondati da spesse coltri di nebbia fanno da apripista a un vero e proprio manifesto del cinema pop. Proprio la nebbia può fornire un interessante spunto di riflessione, se consideriamo che nel pieno passaggio da Illuminismo a Romanticismo, rappresenta una delle tematiche più care a quest’ultimo movimento culturale. L’emblematico mantra su cui Crane fonda le proprie convinzioni investigative: “Razione più deduzione scoprono la verità”, rappresenta al meglio le forze che spingono l’arguto investigatore (uomo di profonda fede illuminista) ad accettare giocoforza la tanto vituperata superstizione popolare così radicata nel Romanticismo, pur mantenendo una parte delle proprie convinzioni scientifico-progressiste.

WELCOME TO SLEEPY HOLLOW – Se la figura del cavaliere è ovviamente frutto di fantastiche leggende romanzate nel corso dei secoli, affascinanti quanto singolari sono le peculiarità che l’odierna “Sleepy Hollow” tuttora vanta. L’impatto che il racconto di Washington Irving ha avuto sulla contea di Westchester è stato così profondo da spingere la stessa amministrazione a ribattezzare la cittadina di Tarrytown (dove hanno luogo le avventure dei protagonisti dell’opera) in Sleepy Hollow nel 1997. Lo stesso Irving, inoltre, morto nel 1859, ha trovato sepoltura nell’antico cimitero comunale.

Sempre nel generoso atto di “mantenere vive le tradizioni”, infine, durante la notte di Halloween un uomo a cavallo e mascherato da cavaliere nero senza testa e che imbraccia una zucca intagliata, galoppa per le vie di Sleepy Hollow, seminando inquietudine tra i turisti capitati nello spettrale villaggio dell’interno, a poche miglia dal fiume Hudson.

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Riccardo Colella
Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, francamente se ne infischia e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

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