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Cinema

20 film per la notte di Halloween

Una lista con 20 film consigliati per la notte di Halloween, passando per i grandi classici del genere fino alle gemme dell’horror moderno

Alberto Mutignani

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Inutile girarci attorno. Ciò che tutti vogliono per Halloween è una bella lista di film da vedere: da soli, come veri temerari, ma anche in compagnia, per una serata da brividi con amici o come pretesto per una serata romantica (un trucco vecchio come il mondo, ma sempre attuale).

Ecco quindi una lista – in ordine casuale – da cui attingere, che cerca nei limiti delle possibilità e dei gusti di chi scrive, di inserire i titoli più interessanti della vecchia e della nuova generazione. Siete avvertiti: non troverete Hitchcock, perché che cosa ve lo consiglio a fare? Sarebbe come consigliarvi di mangiare una pizza se passate per Napoli.

Ma anche perché “Gli Uccelli” e “Psycho” sono due capolavori, ma è cinema-monumento che fa poca presa, oggi, e che difficilmente riesce ancora a spaventare – non mentiamoci, suvvia. Dacché non era mio interessa fare l’intellettuale piacione, ma darvi consigli con sincerità e schiettezza, ed essendo impossibile inserire ogni singolo titolo horror uscito dagli anni ’20 ad oggi, è normale che qualche film manchi. Ma sono discorsi davvero necessari? Purtroppo sì.

20. Sinister (2012) di Scott Derrickson                             

L’horror sovrannaturale di Scott Derrickson, con protagonista Ethan Hawke, parte con delle premesse banali: uno scrittore isolato dal mondo in piena crisi da pagina bianca, una famiglia allegra e una casa che nasconde un segreto. Tuttavia, una sceneggiatura convincente e un ritmo di ferro permettono al film di riprendersi, migliorando di scena in scena, fino all’incredibile finale. Una delle poche gemme dell’orrore contemporaneo.

19. The Witch (2016) Robert Eggers

Tentativo riuscito, da parte di Eggers, di rispolverare il folk-horror e raccontare una paura primordiale, antica, diversa da quella a cui siamo stati abituati negli ultimi anni. Dimenticatevi le case stregate e le bambole possedute di James Wan, si torna indietro – per andare avanti – fino al 1600: nella campagna inglese, una famiglia si rifugia nella preghiera dopo la scomparsa del figlio, mentre la sorella maggiore viene sospettata di stregoneria.

18. The Wicker Man (1973) di Robin Hardy

Un classico senza tempo che sarebbe inutile raccontare, e che tutti dovrebbero recuperare immediatamente. L’arrivo del sergente Howie nella remota isola di Summerisle è soltanto l’inizio di un incubo ad occhi aperti, per il protagonista e per lo spettatore, la cui costruzione estetica ha ispirato tanti lavori successivi, tra cui i recenti successi di Ari Aster: Hereditary e Midsommar.

17. Profondo Rosso (1975) di Dario Argento

Non avrebbe bisogno di presentazioni. Il capolavoro di Dario Argento, nel suo primo approccio alla materia horror, pur non raggiungendo la perfezione formale di Suspiria, ci regala due ore di puro terrore, in una spirale di sangue, colpi di scena e momenti terrificanti alla ricerca di un misterioso assassini che terrorizza Roma. Uno dei punti più alti del cinema italiano, targato 1975.

16. It Follow (2015) di David Robert Mitchell

Vera sorpresa della nuova generazione di registi. Mithcell gira un film praticamente perfetto: spaventoso, ben ritmato, ricco di trovate visive interessanti, mai banale ma dotato di una grande leggerezza, nonostante si possa dire che sia l’unico horror davvero terrorizzante degli ultimi anni.


15. Il Presagio (1976) di Richard Donner

Donner è un regista che non smette mai di incantare. Passando con leggiadria da un genere a un altro, senza mai mostrare debolezze o incertezze stilistiche, ha saputo confezionare uno degli horror più celebri e memorabili degli anni ’70, papà spirituale di un remake ignobile del 2006. La storia è quella di un bambino, adottato da una coppia ancora distrutta dalla morte inaspettata del figlio. Quando il bambino entra nella loro vita, qualcosa di funesto comincia a tormentarli in maniera esasperata e crescente.


14. Nightmare (1984) di Wes Craven

Lo confesso: non ho mai amato particolarmente Nightmare. Sarà che l’ho visto in un’età sbagliata, a 16 anni, quando di horror ne avevo già visti tantissimi e Wes Craven avevo imparato ad amarlo per altri lavori straordinari (Scream, La Casa Nera, Il serpente e l’arcobaleno), ma l’ho sempre trovato noioso. Tuttavia è innegabile l’impatto che abbia avuto sulla generazione degli anni ’80, né si può sindacare sulla figura di Freddy Krueger: spietato, ironico, trasformista. Un vero genio del male che agisce nel modo più crudele e indomabile, in un momento che per tutti noi è impossibile evitare: il sonno.

N.b. è consigliato recuperare il primo e il settimo capitolo della serie, e saltare allegramente tutto il resto.


13. Videodrome (1982) di David Cronenberg

Il capolavoro di David Cronenberg. Non propriamente un horror, quanto un film disturbante, sporco, viscerale e sì, diciamolo, spaventoso. Ogni parola è un possibile spoiler, ma fidatevi se non lo avete visto: vale davvero la pena.


12. The Blair Witch Project (1999) di Daniel Myrick

Un mokumentary esemplare, sulle tracce di una vecchia strega nei pressi del bosco di Black Hills. Tutti i pallidi tentativi di imitazione venuti negli anni successivi oscillano tra il ridicolo e l’osceno, ma The Blair Witch Project è un autentico gioiello, che non mira mai allo spavento facile né all’esagerazione, ma cerca anzi il realismo e dimostra una notevole attenzione al dettaglio. E sarà proprio dei dettagli che vi innamorerete, guardandolo, dopo esservi spaventati – o aver, in ogni caso, passato una bella serata davanti a un pezzo di storia del cinema dell’orrore.

11. Suspiria (1976) di Dario Argento

Posso annoverare Suspiria tra i pochi film che credo mi abbiano formato, e portato ad amare il cinema. Il primo approccio, durante gli anni delle medie, è stato un fulmine a ciel sereno: non avevo mai visto tanto amore riversato in un film, tanta passione, attenzione, e una qualità visiva così alta: le porte delle stanze gigantesche, la palette dei colori che va dal verde al rosso al blu notte, un uso vivace, parossistico del sangue, e una sequenza d’apertura mozzafiato. Non mento quando dico di essere innamorato di questo film, che è un vero e proprio incontro tra l’orrore nella sua forma più pura, la maestria baviana nel giocare con luci e colori e le atmosfere di una favola nera, un’avventura disneyiana ricoperta di sangue e terrore (quindi sì, decisamente disneyiana).


10. L’inquilino del terzo piano (1968) di Roman Polanski

Chi non conosce questo capolavoro di Roman Polanski? Uscito nel 1968, racconta di un impiegato di origini polacche che cerca disperatamente un appartamento a Parigi, e ne trova uno abbandonato pochi giorni prima da una certa Simone. Da lì l’inizio di un incubo dalla difficile definizione, un pugno allo stomaco – modo di dire abusato, oggi, ma per Polanski vale.


9. Alien (1986) di James Cameron

Alien è stato e forse continua ad essere uno dei primi incontri cinematografici di spessore per il giovane pubblico. Insieme a “L’Esorcista”, è uno di quei film che tutti hanno visto almeno una volta, o quantomeno una scena, di sfuggita. Ed è impossibile parlare di Alien in poche righe, ma il film di Ridley Scott – in stato di grazia, in quegli anni – è un mix letale di tensione e avventura, che regge benissimo la prova degli anni – ormai quasi 35 – regalando attimi di autentica paura.

N.b. consigliato anche il videogioco Alien – Isolation, per gli amici videogiocatori.


8. Nosferatu (1979) di Werner Herzog

E torniamo a parlare dell’Olimpo, di Dio e del suo operato. Se è vero che Werner Herzog è uno dei più grandi geni di tutti i tempi, è anche vero che Nosferatu rientra tra i suoi lavori imprescindibili, e forse quello formalmente migliore. Una rilettura di Dracula, ma anche un incontro felice con l’omonimo capolavoro espressionista di Murnau del 1922. Era difficile fare meglio del maestro tedesco, ma Herzog c’è riuscito – non che qualcuno avesse il minimo dubbio.

7. Lo Squalo (1975) di Steven Spielberg

Ne abbiamo già parlato, ma lo ribadiamo: Lo Squalo è un film fondamentale. Come mi disse un vecchio professore dell’università, riferendosi a ‘Pet Sounds’ dei Beach Boys: nessuna educazione è completa senza Lo Squalo.

6. Strade Perdute (1977) di David Lynch

Cosa succede se una mattina venite svegliati da un colpo di citofono, e la voce dall’altro lato della cornetta vi dice che “Dick Laurent” è morto? E soprattutto: che fare quando qualcuno continua a mandarti videocassette contenenti riprese della tua casa dall’interno? Noi vi suggeriamo di chiamare la polizia. Ma vi avvisiamo: non sarà semplice come pensate.

5. Non aprite quella porta (1974) di Tob Hooper

“Non aprite quella porta” è stato probabilmente il primo film ha provocarmi uno spavento. Il film di Hooper, una parodia dei movimenti pacifisti degli anni ’60, vede appunto un gruppetto di hippie stralunati cadere vittima di uno spietato serial killer, e della sua famiglia altrettanto inquietante. Leatherface, che è una delle grandi maschere del cinema dell’orrore, è forse il più brutale dei serial killer partoriti dal secondo Novecento. E la spirale di terrore raccontata da Hooper rientra, senza discussioni, tra le più grandi disavventure che il cinema dell’orrore abbia mai portato in scena.


4. Scream 2 (1997) di Wes Craven

Perché non il primo? Giusta domanda. Perché amando tutta la tetralogia di Scream, mi sono trovato di fronte a una scelta: consigliarveli tutti o consigliarvi il mio preferito. Come potete immaginare, ho optato per la seconda. Scream 2 si trova a un livello superiore rispetto al resto della serie di Scream, per ritmo, ironia ed efferatezza degli omicidi. Ed è anche lo Scream che più di tutti e in maniera più divertente porta avanti il discorso meta-cinematografico (quello di Stab, per capirci). Ovviamente, se scegliete di recuperare l’intera tetralogia non fate una lira di danno.


3. L’Esorcista (1973) di William Friedkin

Un film invecchiato male, indubbiamente. Impossibile spaventarsi davvero vedendolo oggi, ma l’eleganza della regia di Friedkin, i ritmi distesi, la sceneggiatura elegante e allo stesso tempo scandalosa (per l’epoca), ci raccontano di un cinema che forse non esiste più, e che è sempre piacevole riscoprire.

2. La Cosa (1982) di John Carpenter

Arrivati a questo punto soltanto colui che più di ogni altro, probabilmente, ha saputo raccontare al meglio l’orrore al cinema: Carpenter. Un genio senza pari, un regista dal livello irraggiungibile, padre di alcuni capolavori indimenticabili del secolo scorso. “La Cosa” rientra tra questi capolavori, e concordo con chi lo ritiene il film più spaventoso di tutti i tempi. Una base di ricerca in Alaska viene attaccata da una ‘cosa’, una creatura vivente e mutaforme che minaccia la vita di tutti gli scienziati lì presenti. Con un indimenticabile Kurt Russel.

1. Halloween (1978) di John Carpenter

Cosa dire di Halloween che non sia stato già detto, scritto, raccontato, cantato? Quando un film porta nel titolo il nome stesso della festività di riferimento, è inutile aggiungere una parola – anche se non fu la prima scelta, per Carpenter. Il film era e rimane un punto di riferimento per gli appassionati del genere, così come Michael Myers è sicuramente il serial killer più amato dai giovani (per lo meno, da quelli della vecchia generazione). E a ben vedere: il male incarnato, impossibile da uccidere. E un Donald Pleasence mai così in forma, nei panni del Dottor. Loomis: interpretato così bene che negli anni, forse a torto, mi sono convinto che Pleasence all’incarnazione di quel male inspiegabile, autentico, ci credesse veramente.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Cinema

Auguri a Ridley Scott, il suo Alien cambiò il cinema

Tanti auguri a Ridley Scott, regista poliedrico e prolifico. Nel ’79 firmò la regia di un capolavoro che non smette di affascinare, primo capitolo di una fortunata serie.

Federico Falcone

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Alien sta alla fantascienza cinematografica come l’ossigeno sta alla vita. Anche a quella xenomorfa, sì. Ridley Scott, che proprio oggi spegne 83 candeline, fu regista del capolavoro uscito nel lontano 1979. Un film che, come pochi, contribuì a sdoganare la figura aliena come dotata di intelligenza speculativa, quella in grado di premeditare, organizzare e agire.

Per gli appassionati della settima arte, il primo capitolo della lunga saga resta tutt’ora uno dei punti massimi del cinema di Ridley Scott. Il merito fu, tra gli altri, quello di portare il conflitto inter species a vette di pathos e di tensione raramente esplorate in precedenza. Tutto fu studiato nel dettaglio, dalle bozze grafiche dell’artista svizzero H.R. Giger ,“padre” dell’alieno, fino al set cinematografico talmente accurato da sembrare una vera base spaziale. Un lavoro minuzioso che è sopravvissuto alla prova del tempo e che sembra non invecchiare mai.

Per il film si stanziò un budget di 10 milioni di euro, chiamando anche un’attrice dalle enormi potenzialità: Sigourney Weaver. Ma il cinema statunitense, per stessa ammissione dei suoi protagonisti, deve ben più di qualcosa a quello nostrano e Dan O’Bannon, che di Alien era lo sceneggiatore, ammise candidamente di aver tratto ispirazione da alcune opere di Mario Bava come Terrore nello spazio.

Il mondo degli xenomorfi, specie aliena predatoria e parassita che si annida nei corpi dell’equipaggio della Nostromo, deve parte della sua ideazione al film It! The Terror from Beyond Space del 1958, dove una bestia aliena faceva strage di astronauti dispersi su Marte. Ma lo Xenomorfo ha anche origini italiane. Già, la sua ascendenza trova riscontro in quel Carlo Rambaldi, che per il suo lavoro vinse l’Oscar ai migliori effetti speciali. Ma originariamente l’Alien avrebbe dovuto essere molto più grande, permettendo alla sua Facehugger di avvolgere l’intera testa della vittima.

Oggi il capolavoro di Ridley Scott, inserito al 33esimo posto tra i 500 film fondamentali secondo l’Empire, non smette di spaventare. Pensato come una versione nello spazio di ‘Non aprite quella porta’, Alien è soprattutto metafora della prevaricazione, coloniale e tecnologica, dell’uomo sull’uomo e sul mondo esterno.

La sfida contro l’inumano, verso il quale subiamo una fascinazione misteriosa, è guidata dal primo grande personaggio anti-machista del cinema hollywoodiano: Ripley. Forte, coraggiosa, determinata, è un esempio di grande forza femminile, 40 anni prima che questo diventasse oggetto di dibattito nel pubblico di massa. Ma soprattutto, Alien rimane senza discussione la più grande pagina di fantascienza degli anni ’70, da vedere e rivedere per scoprire o rivivere il genio di uno Scott in stato di grazia.

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Addio a David Prowse: interpretò Darth Vader nella trilogia di Star Wars

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L’attore David Prowse, noto per aver  interpretato Darth Vader nella trilogia originale di Star Wars, è  morto questa domenica all’età di 85 anni. La morte dell’attore nato a  Bristol è stata annunciata questa mattina su Twitter dalla sua agenzia. Prowse, che ha messo il suo corpo, ma non la sua voce, a Darth Vader, era anche ampiamente conosciuto nel Regno Unito per una  campagna di sensibilizzazione stradale che insegnava ai bambini ad  attraversare la strada e per la quale nel 2000 ha ricevuto l’Ordine dell’Impero Britannico.

Dopo il suo ruolo in Star Wars, è rimasto lontano dal cinema, ma in precedenza ha avuto altri ruoli in film come Arancia meccanica e ha interpretato Frankenstein in tre occasioni.  “Che la Forza sia sempre con lui”, ha detto l’agente Thomas Bowington. Prowse è morto dopo una breve malattia – una perdita per “milioni di fan in tutto il mondo”.

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Cinema

Maradona, l’omaggio della macchina da presa: otto lavori per conoscerlo meglio

Redazione

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Abbiamo scelto di occuparci più volte di Maradona perché la sua storia va ben oltre il pianeta del calcio. Per questo in più di un’occasione il calciatore argentino ha ispirato registi come Emir Kusturica e Paolo Sorrentino, ma anche documentaristi, intellettuali, artisti, musicisti. L’agenzia di stampa Agi ha scelto 8 lungometraggi ispirati alla controversa vicenda del Pibe de Oro, dentro e fuori dal campo.

“Diego Maradona” – gli appassionati di serie tv e di cinema in questi mesi avranno certamente visto in programmazione su Netflix il film documentario del 2019 di Asif Kapadia, ‘Diego Maradona’, realizzato in suo onore grazie alle 500 ore di materiale inedito che la famiglia del campione argentino ha messo a disposizione del regista inglese di origine indiane.

‘Maradona” di Kusturica. Se il “Diego Maradona” di Kapadia è un documento storico potentissimo, non è da meno il lavoro di Emir Kusturica presentato a Cannes nel 2008. Parliamo dell’incontro di due fuoriclasse, due istrioni. È un documentario che rasenta l’agiografia verso un personaggio che Kusturica ama e che giustifica in ognuna delle sue trasgressioni. Da sottolineare la scena in cui si vede un Diego Maradona molto ingrassato che canta “La mano de Dios” in un locale davanti alle figlie.

“Youth” di Paolo Sorrentino. L’omaggio è esplicito: nel resort-casa di cura dove sono Harvey Keitel e Michael Cane c’è anche Diego Armando Maradona che sta facendo una cura per dimagrire. Non è lui, ovviamente, ma l’attore Roly Serrano è di una somiglianza impressionate; bellissima la scena in cui palleggia con una palla da tennis calciandola in alto e riprendendola al volo (il tutto fatto al computer, ovviamente, ma scena realistica se si pensa che queste cose Maradona le faceva veramente). Proprio Sorrentino, ricorda l’Agi, era innamoratissimo come tutti i napoletani dell’ex numero 10, al punto da citarlo insieme a Federico Fellini, ai Talking Heads e a Martin Scorsese nel discorso di ringraziamento per l’Oscar per ‘La grande bellezza’ del 2013. A luglio ha iniziato la collaborazione con Netflix per il film originale ‘È stata la mano di Dio’ le cui riprese si sono svolte recentemente a Napoli. Un film, ha detto Sorrentino, “intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso”.

“Santa Maradona” di Marco Ponti. Film di culto del 2000 per la generazione nata negli anni Ottanta, il cui titolo allude a una canzone dei Mano Negra e non direttamente al giocatore, che comunque compare in tutto il suo splendore nei titoli di testa.

“Tifosi” di Neri Parenti. Qui compare Diego nell’unico ruolo di finzione cinematografica: in una una scena del film ‘Tifosi’ di Neri Parenti del 1999, un cinepanettone dove ‘el Pibe de Oro’ compare ingrassato (e inseguito dal Fisco), nell’episodio “napoletano” con Nino D’Angelo e Peppe Quintale rapinatori inconsapevoli di un attico che appartiene proprio al loro idolo Maradona.

L’omaggio di Marco Risi del 2007. Unico biopic finora realizzato – in attesa di quello di Sorrentino – sul grande calciatore è invece “Maradona – La mano de Dios” di Marco Risi del 2007, che racconta la vita dell’argentino dall’infanzia fino al capodanno del 2000 ed è interpretato, in età adulta, da Marco Leonardi.

“Armando Maradona” di Javier Vazquez. un documentario classico e agiografico sul ‘Pibe de Oro’, con la non troppo originale concessione sul lato oscuro del calciatore che combatte contro le proprie debolezze umane e la dipendenza da cocaina.

“Maradonapoli”. Il film italiano, attualmente disponibile su Netflix, parla dell’eredità e del ricordo che ha lasciato a Napoli, città che vive ancora nella memoria e nella gratitudine verso Diego al quale in diversi vicoli sono stati addirittura eretti degli altarini come fosse un santo.

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