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“Il Piccolo Principe”, debutto nazionale al Sistina il 1° febbraio

A ottanta anni dalla pubblicazione, debutto nazionale per “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry, la storia più letta e amata di tutti i tempi, mercoledì 1° febbraio al Teatro Sistina di Roma.

Lo spettacolo teatrale, prodotto da Razmataz Live e diretto da Stefano Genovese, sarà in scena a Roma fino al 12 febbraio, e si sposterà successivamente dal 16 al 19 febbraio al Teatro Celebrazioni di Bologna, dal 23 al 26 febbraio al Teatro Colosseo di Torino, dal 2 al 5 marzo al Tuscany Hall di Firenze, e dal 23 marzo al 2 aprile al Teatro Repower di Milano, per poi approdare in Francia il prossimo autunno e ad Amsterdam, Berlino, Dublino, Lisbona e Madrid nel 2024.

Foto @Roar Studio

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“Il Piccolo Principe” è la storia che tutti conoscono ma pochi ricordano, quasi a provare che quanto dice il suo autore corrisponde a verità: gli adulti non pensano mai alle cose veramente importanti. E quali sono queste cose? Quelle che ci insegnano da piccoli e che dimentichiamo una volta diventati grandi. Spetta proprio al Piccolo Principe, eterno bambino, rinfrescarci la memoria.

«Tutti gli adulti sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano»

Pubblicato nel 1943, “Il Piccolo Principe” è un racconto senza tempo, che ha incantato grandi e piccini per generazioni. È il libro più tradotto dopo la Bibbia (oltre 500 lingue e dialetti) e ha venduto più di 200 milioni di copie in tutto il mondo (19 milioni solo in Italia). Un’opera fortemente trans-mediale, che negli anni è stata adattata e declinata in innumerevoli forme, dai fumetti, ai film, dalle serie animate al balletto.

Lo show firmato Razmataz Live è una rappresentazione unica nel suo genere, che si snoda attraverso gli innumerevoli linguaggi che la narrazione, la musica, il canto, la scenografia e, più in generale, la performance offrono. In equilibrio tra prosa, musical, nouveau cirque e installazione, ogni significato, ogni personaggio, ogni snodo della vicenda attinge al codice più adatto ad arrivare allo spettatore. “Ciascuna scena non si ferma agli occhi o alle orecchie o all’olfatto – racconta il regista Stefano Genovese – quelli sono solo porte sensoriali per arrivare alla destinazione finale: il cuore di ogni spettatore“.

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Fedele allo stile dell’opera originale, nel mettere in scena “Il Piccolo Principe” Stefano Genovese ha deciso di non lasciare alle parole il ruolo centrale, ma di affidare il racconto all’immaginazione, traducendolo in un’esperienza spettacolistica evocativa che solo il teatro, per sua stessa natura, è in grado di restituire.

Le verità sono semplici e diventano assolute proprio in virtù della loro essenzialità. Le immagini – come sosteneva lo stesso Antoine de Saint-Exupéry – aiutano a non dimenticare, a rendere reale ciò che, se fosse solo raccontato, non sarebbe creduto. Un pensiero molto attuale, estremamente all’avanguardia in un’epoca in cui ancora la fotografia era agli albori, quasi a predire l’importanza che essa, un secolo dopo, avrebbe iniziato ad avere nelle vite di ciascuno di noi.

Foto @Roar Studio

“Il Piccolo Principe” vanta un cast creativo di prim’ordine: Stefano Genovese (Regia), Carmelo Giammello (Scene), Paolo Silvestri (Direzione e arrangiamenti musicali), Guido Fiorato (Costumi) e Giovanni Pinna (Disegno luci). Uno spettacolo imperdibile, pronto a incantare il pubblico di tutte le età, che non appena annunciato ha attirato su di sé grandissima attenzione, tanto da raccogliere, per i casting svolti tra Roma e Milano, oltre 1650 richieste e curricula, 380 dei quali di bambini.

Personaggi e interpreti
Alessandro Stefanelli/Gabriele Tonti (Principe)
Davide Paciolla (Aviatore)
Adele Tirante (Rosa)
Matteo Prosperi (Re/Prim’attore/Geografo)
Giulio Lanfranco (Uomo d’affari/Ubriacone)
Vittorio Catelli (Lampionaio)
Ludovico Cinalli (Volpe)

I biglietti sono disponibili su TicketOne Il Sistina.

Foto di scena @Roar Studio

Natalia Moskal, in “Sole ad Est” la fatica di lasciare andare

In radio e in digitale “Sole ad Est” (Fame Art / Artist First), il nuovo brano della cantautrice polacca Natalia Moskal.

“Sole ad Est”, scritto dalla stessa Natalia in collaborazione con Paola Candeo e coprodotto con Michal Fox Krol, è un brano dalle sonorità elettroniche, vocalmente impegnativo e dall’intensa interpretazione. La cantautrice racconta i momenti condivisi con una persona cara, la difficoltà di doverla lasciar andare e il desiderio di averla ancora vicino. Allo stesso tempo, evoca uno scenario irraggiungibile dagli altri, dove poterla rincontrare e sentirla accanto.

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“Il brano”, spiega la cantautrice, “parla del dolore connesso alla perdita di qualcuno che ami e dell’impossibilità di riavere quella persona di nuovo con te. Io l’ho dedicato a mia nonna, una delle persone più importanti della mia vita che è deceduta poco dopo che ho finito di registrare il brano. Il mio desiderio era scrivere una canzone che potesse far emozionare ed essere la colonna sonora per la vita di molte persone, con un testo che rimandi a chiunque ti sia stato vicino nel corso della vita”.

Natalia Moskal è una cantante di origine polacca, ma anche autrice, traduttrice e proprietaria di una casa editrice. Dal 2017 ad oggi ha pubblicato tre album: “Songs Of Myself” (2017), “Bunt Młodości” (2018) e “There Is a Star” (2020). La sua musica spazia dal genere pop, al soul, R&B ed elettronico. A novembre 2019, Natalia pubblica il suo primo singolo in italiano “Imperfetta” che segna il suo esordio sul mercato musicale italiano. Il video del brano “Tu vuò fa l’Americano”, estratto dal suo ultimo album, è stato nominato come Best Cover ai Berlin Music Video Awards 2021. Lo scorso anno l’artista ha realizzato lo spettacolo teatrale “Ieri, oggi, domani” ispirato alla vita di Sophia Loren.

Pinewood Festival, confermata la V edizione a L’Aquila

Pinewood Festival l'aquila

Il Pinewood Festival torna per la V edizione. La kermesse punto di riferimento nazionale per l’Indie-pop, in collaborazione con Vivo Concerti andrà in scena dal 14 al 16 luglio nella riconfermata location dell’Aeroporto dei Parchi dell’Aquila, che già nel 2022 ha ospitato la più grande edizione del festival, con un’affluenza giornaliera di 18mila persone.

L’area immersa nel verde a due passi dalla città, mostra l’intento di comunicare il festival come viaggio metaforico verso un nuovo mondo di scoperte musicali e di incontri.

La scorsa edizione della tre giorni di musica e incontri, ha visto esibirsi oltre 25 artisti tra live, talk e panel, dal pomeriggio fino a tarda notte. Il festival si è svolto per la prima volta su tre palchi: sul main e sul second stage si sono esibiti tutti gli act musicali, mentre il terzo palco è stato dedicato agli incontri e ai talk, portando sul palco inaspettati personaggi del panorama culturale e dei nuovi media.

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Il Pinewood Festival prende vita da un’idea giovane e ambiziosa, con lo scopo di sostenere la rinascita del tessuto socio-culturale della città de L’Aquila in seguito al sisma del 2009, divenendo presto uno degli eventi di riferimento nazionale per tutti gli appassionati della nuova scena musicale italiana.

Nel corso delle quattro passate edizioni e spin-off ha ospitato più di 100 artisti, tra i quali nomi del calibro di: Pinguini Tattici Nucleari, Blanco, Rkomi, Franco 126, Massimo Pericolo, Mace, Sick Luke, Coma_Cose, Tananai, Canova, Psicologi, Myss Keta, Ditonellapiaga, Fast Animals and Slow Kids, Giorgio Poi, Pop X, Nu Guinea, Post, Nebbia, Speranza, Night Skinny, Postino, Gomma, Populous, Sxrrxwland, Mèsa, Pippo Sowlo, Voina, Masamasa, Dr. Pira, I miei Migliori Complimenti, Bruno Bellissimo, Lemandorle.

Anche quest’anno i live con gli artisti più importanti della scena si mixano con nuove sonorità, per tre giornate di musica, meet & talk, campeggio e molte altre novità.

Gaber e Leopardi, quel legame intorno alla moda

Gaber giorgio gaber

Ogni scrittore, di qualsiasi epoca, ha nella propria produzione quelle che vengono classificate “opere minori”. Non sono esenti da ciò Giorgio Gaber e Giacomo Leopardi. Bisogna, infatti, andare a scavare bene nei loro testi per trovare qualcosa che li leghi. È il caso di “Quando è moda è moda” per il signor G. Mentre per il poeta di Recanati il riferimento sono le “Operette morali”.

Quest’ultima era una raccolta di dialoghi e novelle, in parte ironici, scritti tra il 1824 e il 1832. Proprio nel primo anno di produzione Leopardi compose il dialogo “Dialogo della Moda e della Morte”.

Nell’anticonformismo si incrociano le strade dei due uomini. Nell’idea di avversità alle mode. Per Leopardi, infatti, Moda e Morte sono sorelle. Figlie della caducità, immortali. Compagne di quei tempi, tutt’altro che positivi per il poeta. Anni in cui l’uomo si appropinqua alla società consumista e industriale. Schiavo di mode e lontano sempre di più dai valori che lo renderebbero vivo. La Moda, per lo scrittore, è creatrice di tendenze che conducono l’uomo alla morte. Grazie alla moda la società è più morta che viva.

“Anzi generalmente parlando, io persuado e costringo tutti gli uomini gentili a sopportare ogni giorno mille fatiche e mille disagi, e spesso dolori e strazi, e qualcuno a morire gloriosamente, per l’amore che mi portano”. (Operette morali, Dialogo della Moda e della Morte)

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Giorgio Gaber nella sua “Quando è moda è moda” parte proprio da questo assunto. Dal rifiuto della convenzione, del pensiero unico. Dal doversi omologare per non rimanere isolato. Il cantautore milanese, anche criticato quando presentava il brano, decise con questo pezzo di spiazzare tutti. Da destra a sinistra. Anche, e soprattutto, coloro che pensavano di essere come lui. Coloro che pensavano di essere delle “facce giuste”, ma che in realtà erano come tutti gli altri. E tanto lontani da Gaber stesso.

“Mi ricordo la mia meraviglia e forse l’allegria
Di guardare a quei pochi che rinunciavano a tutto
Mi ricordo certi atteggiamenti e certe facce giuste
Che si univano in un’ondata che rifiuta e che resiste”
.

Queste stesse facce, però, poi si rivelano figlie della stessa moda. Della stessa convenzionalità.

“E visti alla distanza non siete poi tanto diversi
Dai piccolo-borghesi che offrono champagne e fanno i generosi
Che sanno divertirsi e fanno la fortuna e la vergogna
Dei litorali più sperduti e delle grandi spiagge
Della Sardegna.
Quando è moda è moda, quando è moda è moda”.

L’uomo che parte incendiario e muore pompiere. Lo stesso individuo che inizialmente si pone in antitesi con il padrone, con il borghese, per poi farsi assorbire dai suoi stili, dai suoi vizi. Dalle sue mode. La canzone è una crescente critica a chi si fa assimilare dal Sistema, nonostante abbia gridato a più riprese di volerlo cambiare, distruggere.

Gaber, insieme a Luporini, si allontana da tutti i movimenti degli anni ’70. Rimane in piedi tra le rovine, a costo di andare da solo. Leopardi, con i discorsi ironici tra Moda e Morte, sottolinea ancora una volta come preferisca rimanere ancorato alle sue Tradizioni, ai suoi valori, anziché piegarsi alle mode, sorelle della morte. Quelle mode responsabili, anche loro, della caducità dei tempi e della deriva della società.

Schivi alle masse e avversi alle mode. In questa direzione (“ostinata e contraria” cantò Faber) si sono incrociate le strade di Giorgio Gaber e Giacomo Leopardi.

L’Aquila, Teatrabile ospita il violoncellista Simone De Sena

Sabato 28 gennaio 2023 alle ore 21 nello spazio di Teatrabile in Piazza d’Arti il violoncellista Simone De Sena presenterà, in un concerto per violoncello solo, il suo disco “Cronache del dono e della maledizione”. Verranno eseguiti brani come “Psalm” di Perttu Kivilaakso, “Kiev” di John Zorn, “La follia ” di Marin Marais, “The cellist of Sarajevo” di David Wilde, “Lamentatio” di Giovanni Sollima, “Julie-O” di Mark Summer.

Il tutto intervallato dalla narrazione dello stesso violoncellista dei Solisti Aquilani, in cui metterà in evidenza alcuni aspetti degli incontri fatti negli anni con alcuni di questi importanti compositori. Un concerto che si propone per tutti, poiché il disco nasce proprio con l’obiettivo di aprirsi ad un nuovo pubblico.

Un album di rottura, che fonde al suo interno diversi stili musicali, nonché poesia, letteratura e ispirazioni cinematografiche: dalle più belle musiche per violoncello solo di autori contemporanei, all’elettronica; dalle liriche dei rapper della scena underground romana, fino ai riferimenti dell’Inferno di Dante, nella nota interpretazione di Vittorio Gassman.

Simone De Sena dal 2020 fa parte del gruppo “I Solisti Aquilani” con i quali si esibisce anche in platea internazionali. Ha collaborato con importanti orchestre in Italia e all’estero. Si è esibito, inoltre, in importanti e numerosissimi festival di musica da camera con Ramin Bahrami, Giovanni Sollima, Andrea Bacchetti, Andrea Nannoni.

“Drops of God”, in arrivo la serie ispirata al manga di Tadashi Agi

Drops of God apple tv

Apple TV+ ha annunciato oggi l’acquisizione di “Drops of God”, la nuova dramedy multilingue franco-giapponese di Legendary Entertainment, adattata dall’omonima serie manga giapponese bestseller del New York Times, creata e scritta dal pluripremiato Tadashi Agi, con artwork di Shu Okimoto e pubblicata da Kodansha. Composta da otto episodi, “Drops of God” è interpretata da Fleur Geffrier (“Das Boot”, “Elle”) nei panni di Camille Léger e Tomohisa Yamashita (“The Head”, “Tokyo Vice”, “Alice in Borderland”) nei panni di Issei Tomine ed è prodotta da Les Productions Dynamic in associazione con 22H22 e Adline Entertainment. 

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La serie si apre con il mondo della gastronomia e dei vini pregiati in lutto perché Alexandre Léger, creatore della famosa Léger Wine Guide e figura emblematica dell’enologia, è appena morto nella sua casa di Tokyo all’età di 60 anni. Il compianto Alexandre lascia una figlia, Camille (Fleur Geffrier), che vive a Parigi e non vede il padre dalla separazione dei suoi genitori, avvenuta quando lei aveva nove anni. Camille vola a Tokyo per assistere alla lettura del testamento di Léger e scopre che suo padre le ha lasciato una straordinaria collezione di vini, la più grande al mondo secondo gli esperti. Ma, per rivendicare l’eredità, Camille deve competere con un giovane e brillante enologo, Issei Tomine (Tomohisa Yamashita), che suo padre ha preso sotto la sua ala protettrice e che nel testamento di Léger viene indicato come il suo “figlio spirituale”. Ma la sua connessione con Issei è realmente solo spirituale?

Scritto e ideato da Quoc Dang Tran (“Marianne”, “Parallel”), prodotto da Klaus Zimmermann (“Borgia”, “Trapped”) e diretto da Oded Ruskin (“No Man’s Land”, “Absentia”), “Drops of God” uscirà nel 2023 su Apple TV+, Giappone escluso. La serie è presentata in collaborazione con France Télévisions e Hulu Japan.

Kodansha, una delle più grandi case editrici giapponesi, è stata fondata nel 1909 e a oggi vanta una vasta gamma di attività editoriali. Da sempre impegnata nella promozione della lettura, offre numerosi premi letterari, come il Premio Noma e il Premio Yoshikawa, che riconoscono agli autori di maggior talento i contributi per il miglioramento della cultura editoriale.

Rohrwacher e Signoretti, l’Italia che corre agli Oscar

Foto di Mirko Fabian on Unsplash

Ci sarà un po’ d’Italia nella notte degli Oscar (il 12 marzo): Le Pupille, cortometraggio live action di Alice Rohrwacher e Aldo Signoretti nel team del makeup e hairstyling di Elvis di Baz Luhrmann, sono entrati nella cinquina delle nomination agli Oscar, annunciate oggi a Beverly Hills.

Le Pupille, il cortometraggio live action di Alice Rohrwacher, è entrato nella cinquina delle nomination agli Oscar. Si tratta di una una produzione tempesta ed Esperanto Filmoj per Disney, disponibile in esclusiva su Disney+ La nomination è estesa anche ai produttori: Carlo Cresto-Dina, Alfonso Cuarón e Gabriela Rodriguez. La cerimonia di premiazione sarà il 12 marzo a Los Angeles.

“Dedico la nomination all’Oscar alle ‘bambine cattive’ che cattive non sono affatto e che sono in lotta ovunque nel mondo. Auguro che, come nel mio cortometraggio Le Pupille, possano rompere la torta e condividerla tra loro”, ha detto Alice Rohrwacher commentando la candidatura. “Le bambine e le donne in Iran, in Afghanistan ma ovunque anche in Svezia e in Umbria”, ha aggiunto.

Aldo Signoretti nel team del makeup e hairstyling di Elvis di Baz Luhrmann è candidato agli Oscar.

Ecco i dieci film candidati all’Oscar 2023 annunciati oggi: Niente di nuovo sul fronte occidentale di Edward Berger, Avatar: La via dell’acqua di James Cameron, Gli Spiriti dell’isola di Martin McDonagh, Elvis di Baz Luhrmann, Everything Everywhere All at Once di Daniel Kwan, Daniel Scheinert, The Fabelmans di Steven Spielberg, Tar di Todd Field, Top Gun: Maverick di Joseph Kosinski, la Palma d’oro Triangle of Sadness di Ruben Östlund e Women Talking di Sarah Polley.

Austin Butler per Elvis, Colin Farrell per Gli Spiriti dell’Isola, Brendan Fraser per The Whale, Paul Mescal di Aftersun e Bill Nighy per Living sono i candidati all’Oscar per il migliore attore 2023.

Cate Blanchett per Tár, Michelle Yeoh per Everything Everywhere All at Once, Ana de Armas per Blonde, Andrea Riseborough per To Leslie e Michelle Williams per The Fabelmans sono le candidate all’Oscar per la migliore attrice protagonista.

Sono tutti uomini i registi candidati agli Oscar 2023: sono Todd Field, di Tár, i Daniel (Daniel Kwan e Daniel Scheinert) di Everything Everywhere All at Once, Martin McDonagh di Gli spiriti dell’isola, Ruben Ostlund di Triangle of Sadness e Steven Spielberg per The Fabelmans, quest’ultimo candidato al suo terzo Oscar.

Per quello che riguarda la musica, c’è una sfida tra Rihanna (alla sua prima nomination) e Lady Gaga, entrambe candidate all’Oscar per la migliore canzone originale. Nella categoria comprendono anche altri talenti stellari come David Byrne e Diane Warren, vincitrice di un Oscar onorario il mese scorso, alla sua quattordicesima nomination nella categoria con “Applause”, dal documentario Tell It Like a Woman. Non è in lista invece Taylor Swift, la cui “Carolina” di Where the Crawdads Sing era tra i papabili.

Brachetti al Sistina a fine mese con “Solo – The legend of quick-change”

Foto Paolo Ranzani

Al Teatro Sistina, da giovedì 26 e fino a domenica 29 gennaio, torna a grande richiesta Arturo Brachetti con “Solo the Legend of quick change”, il one man show del più grande trasformista al mondo che giunge alla sesta stagione applaudito finora da 600.000 spettatori in quasi 500 repliche, con innumerevoli sold out e standing ovation.

Protagonista è il trasformismo, quell’arte che lo ha reso celebre in tutto il mondo e che qui la fa da padrone con oltre 60 personaggi, molti ideati appositamente per questo show, che appariranno davanti agli spettatori in un ritmo incalzante e coinvolgente. Ma in Solo Brachetti propone anche un viaggio nella sua storia artistica, attraverso le altre affascinanti discipline in cui eccelle: grandi classici come le ombre cinesi, il mimo e la chapeaugraphie, e sorprendenti novità come la poetica sand painting e il magnetico raggio laser. Il mix tra scenografia tradizionale e videomapping, permette di enfatizzare i particolari e coinvolgere gli spettatori.

Foto Paolo Ranzani

Brachetti in Solo apre le porte della sua casa, fatta di ricordi e di fantasie; una casa senza luogo e senza tempo, in cui il sopra diventa il sotto e le scale si scendono per salire. Dentro ciascuno di noi esiste una casa come questa, dove ognuna delle stanze racconta un aspetto diverso del nostro essere e gli oggetti della vita quotidiana prendono vita, conducendoci in mondi straordinari dove il solo limite è la fantasia. È una casa segreta, senza presente, passato e futuro, in cui conserviamo i sogni e i desideri… Brachetti schiuderà la porta di ogni camera, per scoprire la storia che è contenuta e che prenderà vita sul palcoscenico.

Reale e surreale, verità e finzione, magia e realtà: tutto è possibile insieme ad Arturo Brachetti, il grande maestro internazionale di quick change che ha creato un varietà surrealista e funambolico, in cui immergersi lasciando a casa la razionalità.

Foto Paolo Ranzani

Dai personaggi dei telefilm celebri a Magritte e alle grandi icone della musica pop, passando per le favole e la lotta con i raggi laser in stile Matrix, Brachetti batte il ritmo sul palco: 90 minuti di vero spettacolo pensato per tutti, a partire dalle famiglie. Lo spettacolo è un vero e proprio as-Solo per uno degli artisti italiani più amati nel mondo, che torna in scena con entusiasmo per regalare al pubblico il suo lavoro più completo: Solo.

Regista, showteller, direttore artistico… Brachetti è un artista a 360° noto in tutto il mondo per la sua capacità di portare in scena gli elementi tipici del Dna italiano: qualità, amore per “il bello”, gusto e, soprattutto, fantasia.

La street art di Laika davanti al carcere di Messina Denaro

Laika

Una nuova opera della street artist Laika, dal titolo “Mafia sucks” (la mafia fa schifo) è comparsa nella notte al confine tra il comune di Scoppito (L’Aquila) e la località Costarelle di Preturo, a pochi metri dalla Casa circondariale del capoluogo, dove da qualche giorno è rinchiuso il boss Matteo Messina Denaro.

Il poster, inspiegabilmente rimosso nel giro di qualche ora, raffigura Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino, ucciso e sciolto nell’acido dalla Mafia l’11 gennaio del 1996.

Giuseppe è ritratto sul suo cavallo, quasi “a celebrare” la cattura del superboss e mandante del suo omicidio, lo stesso Messina Denaro, detenuto in regime 41-bis.

“Ho realizzato questo poster – racconta l’artista – qualche giorno prima di leggere le parole di Santino, padre di Giuseppe, che dichiarava ‘la vittoria’ del figlio, perché con l’arresto di Messina Denaro tutti gli uomini di quell’efferato delitto che all’epoca sconvolse il paese intero, sono finalmente in carcere”. Il titolo dell’opera racchiude esplicitamente il suo significato. “La mafia fa schifo – afferma Laika – non credo servano molte altre parole”.

La street artist, la cui identità non è stata resa pubblica ha poi aggiunto: “Non c’è perdono per persone come Matteo Messina Denaro e per tutto il sistema di cui fa parte. La mafia è un cancro da estirpare, la mafia è nelle istituzioni, nelle azioni, nella mentalità, nella cultura di certa gente. La Mafia va combattuta quotidianamente denunciando, senza paura”.

L’artista ha fatto anche sue le parole di Giovanni Falcone che diceva: “Chi tace e piega la testa, muore ogni volta che lo fa, chi parla e cammina a testa alta, muore una sola volta”. Infine un pensiero rivolto al boss e una dedica da parte dell’artista. “A Matteo Messina Denaro – conclude – auguro di vivere più giorni possibile nelle sue condizioni – ha aggiunto – sapendo adesso, che proprio fuori dalla sua ‘gabbia’ c’è raffigurata una delle sue vittime che esulta per la sua cattura. Dedico quest’opera a Giuseppe ma anche a Nadia Nencioni, a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A tutte le vittime di mafia”. 

“A change is gonna come”: la speranza di una società diversa nel capolavoro di Sam Cooke

Gli anni Sessanta hanno rappresentato la decade spartiacque per l’affermazione dei diritti civili degli afroamericani. Citare i tanti che hanno speso la propria vita in favore di questa causa è affare complicato ma un po’ meno, invece, è ricordarne alcuni tra i più fieri e devoti alfieri: Martin Luther King e Malcolm X, su tutti. Le loro parole, i loro gesti, le loro attività hanno ispirato centinaia di migliaia di persone, facendo da apripista a movimenti atti a rivendicare eguaglianza e autonomia per la gente di colore.

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In quegli anni il paese dello Zio Sam faticava a scrollarsi di dosso la vergogna della schiavitù e molti retaggi erano ancora lungi dal tramontare in diversi stati degli States dove perdurava la disparità di trattamento tra bianchi e neri. Ma l’aspirazione all’autodeterminazione da parte della popolazione afroamericana divenne più pressante e difficile da tenere a bada. Per alcuni il vento di cambiamento iniziò a soffiare nel 1955 quando a Montgomery, capitale dell’Alabama, stato tradizionalmente conservatore e restio a qualsiasi tentativo di emancipazione per la gente di colore, Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto a un uomo bianco rimasto in piedi.

La legge di allora prevedeva che sui mezzi pubblici (divisi in tre settori: bianchi, neri e misti, cioè utilizzabili da entrambi – qui si accomodò la donna) qualora i cittadini bianchi non avessero trovato posti a sedere, gli occupanti di colore si sarebbero dovuti alzare per cedere loro il posto. Il primo dicembre di quell’anno Rosa Parks non si alzò e rimase ferma, seduta, contravvenendo alle disposizioni in vigore. Fu arrestata e incarcerata con l’accusa di aver violato le norme sulla segregazione. La reazione della cittadinanza afroamericana non si fece attendere e, oltre al boicottaggio degli autobus, scattò la presa di coscienza che qualcosa sarebbe dovuto cambiare. Fu una scintilla. Quei giorni anche Martin Luther King decise che avrebbe dovuto prendere l’iniziativa e così fece. La Parks, dal canto suo, se la cavò con una multa di 14 dollari e un soprannome: “Mother of the Civil Rights Movement”.

Sam Cooke, del cambiamento, fu uno degli artefici, eppure non seppe mai di aver contribuito alla causa: morì, in circostanze mai del tutto chiarite, prima di poterlo scoprire. Nato a Clarksdale, nel Mississippi, il 22 gennaio del 1931, è da molti considerato il padre della soul music e certamente tra gli artisti di colore più influenti di tutti i tempi. Elegante nel portamento, carismatico e affascinante, dotato di una voce d’angelo capace di cantare melodie di rara dolcezza, raggiunse il successo con la hit “You send me” (1957, Keen Records) che rimase per più di due mesi al numero uno della classifica R&B di Billboard e per tre settimane nella prima posizione della classifica pop. Una lunga gavetta, la sua, che lo portò ben presto a farsi conoscere negli ambienti musicali del sud degli Stati Uniti, quelli che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, erano particolarmente restii ad accettare che i tempi fossero maturi per l’emancipazione della gente di colore.

Non fu un cantante impegnato, per lo meno non nell’accezione che viene riservata ai cantautori, eppure fu autore di alcuni brani che bene descrivevano lo stato d’animo e le speranze degli afroamericani. Nel 1959 scrisse “Chain gang” (che venne pubblicato l’anno dopo per RCA Records) ispirato – leggenda vuole – da una storia vera. Le chain gang erano quelle comitive di prigionieri (gang) che, costretti ai lavori forzati, venivano tenuti insieme da lunghe catene (chain) alle caviglie, ai polsi o alla vita, rendendogli impossibile la facoltà di fuggire ma anche la libertà nei movimenti. Cooke ne avrebbe incrociata una durante un viaggio mentre era in tour e l’episodio dovrebbe essersi verificato nella metà degli anni Cinquanta, essendo che furono abolite nel 1955.

“That’s the sound of the men / Working on the chain gang / That’s the sound of the men / Working on the chain gang”, cantava nella prima parte della canzone, aggiungendo poi: “Can’t you hear them singing, mmm huh hah / I’m going home one of these days huh hah / I’m going home, see my woman huh hah / Whom I love so dear but meanwhile / I gotta work right here huh hah“.

Il suono delle catene degli uomini che lavorano e che desiderano tornare a casa dalla propria amata. Il suono della schiavitù e dell’umiliazione, della sofferenza e della privazione. Il suono del dolore della gente di colore cui era riservato questo trattamento. Il cantante lo portò in musica e su quelle note scrisse il testo di uno dei suoi brani più conosciuti e celebrati. L’episodio che Sam Cooke cantò e che lo portò a scrivere il pezzo più importante della sua discografica, anche senza mai ammettere di essersi a esso riferito e ispirato, fu quello che avvenne nell’ottobre del 1963 Shreveport, in Louisiana.

Era in città per un concerto e scelse di fermarsi a dormire all’Holiday Inn con la moglie, il fratello e il manager. Ma volere non è potere e anche se in quel momento era all’apice della sua carriera, restava pur sempre un uomo di colore. Il personale della hall disse lui di non avere stanze disponibili, nonostante le insistenze e le richieste di parlare col direttore: anche se non affermato esplicitamente, gli fu negata la possibilità di soggiornare lì per via del colore della sua pelle.

Così, a bordo della sua auto, si allontanò per dirigersi verso un altro hotel dove ad aspettarlo, però, c’era la polizia che lo arrestò con lo sciocco pretesto del disturbo della quiete pubblica e lo condusse in caserma. Il fratello, Charles, pagò la cauzione e la sera poté tenere il concerto previsto, nonostante fosse stato diramato un allarme bomba. L’auditorium comunale venne controllato da cima a fondo ma non venne trovato niente. Fu tra le esperienze più brutte e, umanamente parlando, devastanti nella vita di Sam. Un evento che lo colpì nell’anima e dal quale trasse ispirazione per scrivere e comporre “A change is gonne come“.

Per alcuni la canzone fu mirata a raccogliere il testimone di “Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan, brano di un artista che Sam Cooke stimava profondamente, ma la realtà è che ciò che avvenne quella notte in Louisiana fu la scintilla che fece scattare nel cantante una reazione alla profonda frustrazione dell’essere protagonista di un episodio vergognoso. Volle raccontare il dolore e l’umiliazione sua e della sua gente, quella che parte dell’America non desiderava e considerava ospite non gradito. Una melodia struggente, se la si ascolta con la giusta attenzione, così come traspare dalle parole che rivelano sofferenza e privazione, ma anche amore e speranza.

Sognava il cambiamento, sapeva che prima o poi sarebbe avvenuto, lo desiderava più di ogni altra cosa. Il successo, le auto di lusso, i ristoranti chic e le platee colme di fans non potevano essere paragonabili alla libertà che auspicava per la popolazione afroamericana. La sua voce era più importante e incisiva di tante altre, perché Sam Cooke, perfettamente consapevole di essere un megafono per tanti, pur non parlando mai apertamente di razzismo a esso si riferiva. Non gli urlò contro e non lo citò testualmente, lo descrisse con la classe che la sua arte riuscì a elaborare. Un grido silenzioso, che non poté mai cantare negli anni a venire. La morte lo raggiunse prima di comprendere quanto importante fosse quel pezzo che divenne anche il suo epitaffio.

Barack Obama, alla vigilia delle elezioni che lo avrebbero portato a diventare il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America, il primo afroamericano della storia, durante un suo comizio a Chicago citò testualmente: “It’s been a long time coming, but tonight, change has come to America”, ossia “c’è voluto molto tempo, ma stasera, in America, è arrivato il cambiamento”. Le parole sono prese in prestito da “A change is gonna come” di Sam Cooke. Un esempio di come il cambiamento sia arrivato, nonostante la scia di sangue e infamia che la segregazione razziale si sia portata dietro. Negli ultimi anni il movimento Black Leaves Matter, rinvigorito – purtroppo – dall’uccisione di George Floyd, ha ridestato l’attenzione su quanto ci sia ancora da fare prima che il cambiamento, questa volta si, possa essere definitivo.

Sessant’anni fa Sam Cooke cantava al mondo la sua speranza con un brano destinato ad assurgere il ruolo di inno per milioni di persone. Il nativo del Mississippi è stato, al pari di altri illustri personaggi, tra coloro che hanno cambiato la storia. Perché le parole, a volte, sono più incisive di molte azioni.

A change is gonna come

“I was born by the river
in a little tent, and o
just like that river
I’ve been running ever since

It’s been a long long time coming, but I know
a change is gonna come, oh yes it will

It’s been too hard living
but I’m afraid to die
‘cause I don’t know what’s up there
beyond the sky

It’s been a long time coming, but I know
a change is gonna come, oh yes it will

(I go to the movie and I go downtown
somebody keep tellin me
don’t hang around)

It’s been a long time coming, but I know
a change is gonna come, oh yes it will

Then I go to my brother
and I say brother help me please
but he wind up knocking me
back down on my knees

There have been times that I thought
I couldn’t last for long
but now I think I’m able to carry on

It’s been a long time, but I know
a change is gonna come, oh yes it will”

Traduzione

“Sono nato sul fiume in una piccola tenda
oh, proprio quel fiume che da allora sto percorrendo
ed è passato tanto di quel tempo
ma so che ci sarà un cambiamento, sì che ci sarà

La vita è stata durissima
ma ho paura di morire
perché non so che c’è lassù oltre il cielo

Ed è passato tanto, tanto di quel tempo
ma so che ci sarà un cambiamento, sì che ci sarà

Vado al cinema e qualche volta in centro,
qualcuno mi dice di non stare a gironzolare

Ed è passato tanto, tanto di quel tempo
ma so che ci sarà un cambiamento, sì che ci sarà

Poi vado da mio fratello
e gli dico: Fratello, aiutami, ti prego
ma lui finisce soltanto
per mettermi ancor più in ginocchio

In alcuni momenti ho pensato
che non ce l’avrei fatta a lungo
ma ora penso di poter resistere
ed è passato tanto, ma tanto di quel tempo
ma so che ci sarà un cambiamento, sì che ci sarà”

Nebraska pubblica Jonio: la dichiarazione d’amore di un fuori sede per la sua terra d’origine

E’ uscito “Jonio“, il primo album di Nebraska per Honiro Label, disponibile in vinile e su tutti i digital stores. Nebraska lo presenterà live il 4 febbraio a Roma al Wishlist Club. Durante la data si esibirà anche Matteo Alieno, altro talento del roster Honiro. “Jonio” è un’autentica dichiarazione d’amore di un ragazzo del Sud Italia per la propria terra. Vivendo a Roma, Nebraska torna spesso a pensare alla sua lontana Calabria con emozioni contrastanti. L’album è quasi un diario che racchiude attraverso pensieri e frammenti di quotidianità, la vita di un ragazzo fuorisede: dall’adolescenza, fino a estati afose romane, partendo da infanzie felici passate tra le spiagge e gli ulivi, arrivando a nostalgie di amori finiti troppo presto.

“Jonio è un disco che unisce tredici diversi luoghi del mio cuore. Jonio è l’allegria, la nostalgia, la semplicità e la bellezza. Sono contento di iniziare la mia carriera con questo disco pieno di verità. “Dolce, malinconico, passionale, Jonio è un esordio che sottolinea una capacità di scrittura davvero notevole per un artista con poco più di 20 anni.Prodotto da Marta Venturini, Kaelo e Matteo Alieno, nell’album si mischiano riferimenti ai grandi classici del cantautorato italiano con la nuova scuola indie, fino ad arrivare al brit pop.Ai quattro singoli usciti nel 2022 (“Hiroshima”, “S. Lorenzo”, “Ginevravagina” e “Siderno”), si aggiungono nove inediti tra cui la traccia omonima dell’album “Jonio”, una canzone che racchiude tutta la nostalgia per il mare della Calabria. Gli arrangiamenti infatti sembrano quasi evocare la profondità delle sue acque.

Tracklist

1. Marzapane

2. Non mi manchi più

3. Hiroshima

4. Amore Cinico

5. Ginevravagina

6. Napoli

7. La guerra in riva al mare

8. Adesso Muoio

9. San Lorenzo

10. Parto

11. Menomale

12. Siderno

13. Jonio

BIOGRAFIA:
Nebraska è uno stato degli Stati Uniti e un album di Bruce Springsteen, ma da adesso è anche il nome di un cantautore. Nella sua musica ci trovi il mare: l’odore salmastro dell’acqua salata, il respiro delle onde che si infrangono sulle spiagge della Calabria. Nebraska in realtà si chiama Salvatore Spadaro, giovane classe 2000. Siderno è la sua città originaria.

Salvatore ci passa la sua infanzia, ascoltando la musica dei grandi cantautori, scappando di nascosto per andare fino a Milano per vedere il concerto dei Blink-182.Intanto scrive la sua musica, che già coglie nel segno e lo porta a studiare al C.E.T. di Mogol, passando così gli ultimi anni del liceo a metà tra la Calabria e l’Umbria.

Dopo diverse esperienze come frontman di band locali, sceglie di intraprendere il suo percorso da solista con il nome di Nebraska.Per gli studi universitari si trasferisce a Roma affacciandosi sulla scena indie della città. Partecipa al One Shot Game 2019 promosso da Honiro Label vincendolo e firmando proprio per la celebre label capitolina.Eppure se i suoi sogni stanno iniziando a prendere forma, per Nebraska il richiamo ancestrale è fortissimo. Vive costantemente il dissidio interiore tra l’assenza del mare e il ricordo di quest’ultimo suscitato dal Tevere. Il suo primo disco, prodotto da Marta Venturini, parlerà di questo, della sua terra e dei sacrifici che comporta amarla da esule.

“Il bacio azzurro”, la poesia dell’acqua

Foto: Elijah Hiett on Unsplash

La pioggia “…è un bacio azzurro che riceve la terra…”. L’acqua è elemento imprescindibile della poesia di Federico García Lorca, evocata anche a livello evocativo e simbolico per dare forza a versi immortali. Quella stessa forza che ritroviamo nel docu-film di  Pino Tordiglione, disponibile gratuitamente su Rai Play, dal titolo “Il bacio azzurro”, con ispirazione dichiaratamente lorchiana. Un film che racconta l’essenza dell’acqua, espressa come entità, come persona.

È ambientato nella provincia di Avellino e, più precisamente, in Irpinia, zona colpita da un terribile terremoto nel 1980. Il tema principale è legato alla difesa dell’acqua come bene pubblico: senza acqua non esiste vita. Ma sono diversi gli spunti trattati: il rischio idrogeologico, l’inquinamento, tradizioni e superstizioni locali, come il malocchio, un rito di paese che proprio dell’acqua sa evidenziare la purezza. Acqua che unisce, acqua che scorre e che depura.  

L’opera è delicata, romantica, comunica poesia ed emozioni. Il lungometraggio risalta percezioni, sensibilità, evidenzia l’habitat del suono che proferisce melodie, vibrazioni, bisbigli. L’acqua è un elemento di vita e speranza, unico ad essere presente in tutte e tre le forme, solida, liquida ed aeriforme che più delle altre viene spesso maltrattata e peggio distribuita. Un bene prezioso da tutelare e salvare. “Finché c’è Lei ci sei tu!”: è questo il messaggio che si vuole comunicare.

Ha ricevuto il patrocinio dell’Onu, nell’ambito dell’iniziativa “Water for life” 2005-2015 e quello dell’Unesco per la salvaguardia delle sorgenti irpine, la menzione speciale fuori concorso “Aiff 2014”, il premio speciale fuori concorso “Officinema 2014” ed è stato selezionato per il concorso Onu “Best Practices Awards 2015”, per il  “Capri Hollywood Film Festival” nel dicembre 2014 e al “Los Angeles Italia Art Film Festival” il 20 febbraio 2015.

 “Il bacio azzurro” è stato voluto da Alto Calore Servizi Spa e dall’acquedotto IrpinoSannita. Il progetto è stato pensato verso la fine del 2012 in occasione del 75esimo  anniversario dalla fondazione dell’acquedotto realizzato nell’anno 1938. Un evento che ricadeva nel 2013 con la proclamazione dell’anno mondiale dell’acqua da parte dell’Onu per la cooperazione e la tutela della risorsa idrica di cui l’Irpinia detiene uno dei bacini tra i più grandi del Pianeta, 15mila litri di acqua al secondo con oltre un migliaio di sorgenti.

Il film è stato girato sui luoghi d’acqua d’Irpinia, tra le sorgenti di Cassano, Montella, Volturara, Caposele che, insieme alle sorgenti di Serino, rappresentano uno dei bacini acquiferi più grandi del Pianeta. Vari nomi importanti fanno parte del cast: Remo Girone, attore in film internazionali; Sebastiano Somma, interprete di fiction nazionali; Claudio Lippi, showman di talkshow italiani; Lorenzo d’Agata, attore doppiatore, amato dal pubblico dei ragazzi e Vittorio Sgarbi, personaggio controverso e irriverente, come al solito.

SINOSSI. Francesco è un ragazzino di 11 anni vispo e curioso. Abita con la mamma e a scuola va con piacere e con profitto. Francesco è più maturo dei suoi amici perché vive il peso di una separazione. Ma il motivo non è importante per Francesco. Per lui è importante l’assenza. L’unico suo desiderio è rivedersi tutti e tre stretti in un sorriso. E tiene questo sogno ben custodito in sé. Unico a saperlo è il nonno Angelo. Complice del nonno è una strana “Creatura”, silenziosa e misteriosa, che alla fine trasformerà quella speranza in realtà. Grazie a un compito scolastico e alle vacanze, nonno Angelo accompagnerà Francesco in un viaggio straordinario di scoperta e di consapevolezza: conoscerà il mondo magico
dell’acqua. Ne coglierà l’essenza. E apprenderà che l’acqua non è solo quel liquido che beviamo meccanicamente, senza chiederci da dove venga. Gli sarà mostrata la semplicità e la delicata armonia di un mondo tanto diverso da quello artificiale che l’uomo si è creato comprendendo il profondo significato per la vita. Ne diverrà egli stesso amico e l’acqua,
riconoscente, lo prenderà per mano.

Varie le testimonianze, raccolte in tanti Paesi del mondo, sul valore dell’acqua. Altro tema importante è legato al rapporto padre e figlio, in una narrazione costruita sull’attesa di quest’ultimo di ritrovare il proprio genitore. Un po’ come Telemaco con Ulisse quando si trovò a dire: “Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre”.

Ha collaborato Federico García Iuliano


L’intervista: Lello Arena porta in scena Aspettando Godot e riflette sulla comicità: “Ci sono attori comici e attori spiritosi”

Nel 1975, a ventidue anni dalla prima assoluta parigina di En attendant Godot, Samuel Beckett ritorna sul testo che lo ha reso famoso, per realizzare una sua regia in lingua tedesca, allo Schiller Theater di Berlino. Con oltre un ventennio di esperienza alle spalle, Beckett decide di «dare forma alla confusione» del testo originale.

A riprendere quella confusione e revisione drammaturgica, con nuovi profumi e sfondi, Lello Arena e Massimo Andrei (che ne cura anche la regia), tra i protagonisti domani 22 gennaio (ore 18) al Teatro Talia di Tagliacozzo dell’allestimento di “Aspettando Godot”, coprodotto dal Teatro Cilea Di Napoli e La Contrada Teatro Stabile di Trieste, con la volontà di riportare l’azione scenica, scenografica e testuale di questo capolavoro alle intenzioni più segrete ed intime del suo autore.

Un “Aspettando Godot” quindi come lo aveva sempre voluto Beckett, ma che acquista nuovi profumi e un punto di vista diverso proprio quando entra in contatto con il Dna dei figli di una città – Napoli – che ha presto dovuto imparare il senso tragicomico dell’attesa.

L’attesa di un nuovo invasore che scacci un vecchio tiranno, quella per la liquefazione del sangue del suo santo patrono a conferma della sua presenza e protezione, quella del terremoto pronto a distruggere case e certezze, quella dell’eruzione del vulcano bisbigliata e scongiurata nelle preghiere tra i riccioli di marmo del barocco e le volte d’oro delle chiese.

Aspettare Godot in un una strada di campagna alle falde del Vesuvio può avere altre tensioni, altri smarrimenti, la stessa tragica inutilità.

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Il Vesuvio e una strada desolata della campagna napoletana fanno da sfondo a questo allestimento di “Aspettando Godot”: cosa hanno in comune Beckett e Napoli? come nasce l’idea di riadattare questo testo?

Hanno in comune, ad esempio, il fatto che tutti gli accenti, come Beckett voleva, vengono cambiati. Pur avendo scritto il primo testo in francese e tutti quanti noi abbiamo sempre detto Godòt, perchè quella era la versione che veniva dalla lettura francese del testo, in realtà Beckett ha sempre chiesto di accentare la parola con Gòdot perchè voleva che si sentisse la parola ‘Dio’, che non vuol dire granchè anche per lui, ma gli piaceva questa cosa. Sicuramente questa è una delle prime similitudini: noi non andiamo negli hotèl ma negli hòtel, non mangiamo yògurt, ma yogùrt, piazza Cavoùr è piazza Càvour.

Saremmo stati simpatici a Beckett non fosse altro per questa abitudine! La città di Napoli da sempre è stata abituata a vivere in questa situazione di attesa tragica che viene raccontata in questo testo straordinario: passiamo dall’attesa del miracolo di S. Gennaro all’allenza con un nuovo tiranno che cacci un vecchio tiranno, oppure all’attesa di un nuovo terremoto.

È una città che tragicamente è abituata a queste attese, ma una città capace, come fanno Vladimiro ed Estragone, di intrattenersi in questa attesa e riempire questo vuoto che sarebbe tragico. Invece giochi di espedienti fanno sì che questa attesa non pesi come dovrebbe pesare e questo Napoli lo sa fare bene, considerata la quantità di artisti che ha prodotto nel tempo, sinonimo, a mio avviso, di saper reagire a questa attesa tragica, producendo invece bellezza, sostegno, reazione e movimento. Sono quindi caratteristiche che somigliano a Vladimiro ed Estragone che stanno lì ad aspettare, ma che sono invece capaci di stare insieme, invece che da soli, e stando insieme, assistersi l’un l’altro per questa impresa che non finisce mai, perchè Gòdot non viene. Hanno compreso che insieme, pur condividendo le diversità che ognuno di noi ha, è possibile sopportare meglio questo disagio.

Potremmo, quindi, pensare che sia questo il messaggio dello spettacolo?

Il problema è che Beckett messaggi non ne voleva trasmettere…

Lui rende l’attesa protagonista del testo..

Lui sosteneva che siamo relegati alla condizione dell’attesa e lui l’ha voluta solo raccontare. Non ha voluto rivelare chi fosse Godot o chi può essere o dire qualcosa sull’attesa. Nel farlo ha scritto uno dei capolavori straordinari del nostro teatro contemporaneo. Forse basta questo.

La confusione che ogni tanto emerge dal testo rappresenta anche la vita degli esseri umani..

Penso che se il teatro deve servire a qualcosa, deve servire anche come funzione sociale a farci capire che siamo così. Vladimiro ed Estragone siamo noi. Questa attesa riguarda tutti, che non sei l’unico sfigato che sta aspettando Gòdot. Stiamo tutti quanti insieme e questo può aiutare.

Nell’allestimento, entrando il testo a contatto con le caratteristiche di un territorio, quale quello napoletano, che tipo di comicità è messa in scena?

Beckett, che ha scritto tra l’altro un adattamento di un altro suo spettacolo che si chiamava ‘Finale di partita’ per Stanlio & Ollio, è un autore che amava molto il fatto che le sue tragedie contemporanee fossero raccontate da comici e non, come spesso è accaduto, da attori classici. Si aspetta che i suoi personaggi si agitino in maniera buffa, che non siano padroni della situazione. Per cui, essendo io un comico non pentito (ride ndr) e avendo vicino a me un gruppo di persone ben istruite sulla comicità, tra cui Massimo Andrei, grande artista e comedian, le occasioni di comicità sono state tutte consentite, non abbiamo voluto rendere i protagonisti padroni della situazione. Sono gli ultimi della fila, non hanno dignità, non pensano di dover dire cose importanti e quello che dicono serve solo per uscire da questa situazione di impasse terribile: più si sbattono e si danno da fare, più fanno ridere.

Lo spettacolo, pur essendo giocato sull’assurdo e rispettando il testo originale, si comprende e si capisce. Questo è sicuramente un merito del nostro allestimento. Perchè lo dico? perchè spesso Beckett viene assecondato in questa sua logica dell’assurdo mentre invece quando cerchi di rendere ragionevole l’assurdo ci rendiamo conto che è quello che accade a noi tutti quotidianamente. L’idea che si racconti questa attesa di oggi, accompagnata da cervelli che vanno un pò a corrente alternata, per diverse ragioni, rende molto attuale il testo. È stata una buona idea metterlo in scena adesso e dalle reazioni che si sono avute dalle diverse recite fatte finora, abbiamo notato che le persone molto volentieri ridono di uno spettacolo che, sì, è un capolavoro del teatro dell’assurdo, ma che curiosamente oggi è facile da capire.

Com’è cambiata la comicità in Italia negli ultimi anni?

Il problema è che la comicità non cambia, nel senso che il comico deve far ridere, quindi se non fa ridere non funziona. Non produce però dei comici capaci di intercettare la necessità di divertimento del pubblico. Inoltre i comici hanno una disgrazia, ovvero il fatto che i propri errori sono sociali: se un attore drammatico interpreta male un monologo non è detto che tutti a teatro percepiscano allo stesso modo l’errore, per il comico è diverso. Se fa una battuta e la platea non ride, il comico ha sbagliato la battuta. È cambiato secondo me un modo di pensare che un comico può forse salire su un palcoscenico anche non facendo ridere la gente, ma facendola sorridere. Abbiamo tanti comici che fanno i simpatici o gli spiritosi ma il comico è altro. Il comico ti far star male e se è veramente in azione ti mette in una condizione più simile a quella tecnica dell’orgasmo: ti fa alzare la pressione, ti fa lacrime gli occhi, ti fa sudare.

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Ottant’anni fa nascevano Lucio Dalla e Lucio Battisti: le celebrazioni targate Sony Music

Lucio lucio dalla

Il 4 e il 5 marzo del 1943 nascevano Lucio Dalla e Lucio Battisti, due leggende della musica italiana che con le loro canzoni immortali hanno ispirato ed emozionato intere generazioni, nate a sole 24 ore di distanza l’uno dall’altro e capaci di rivoluzionare il panorama musicale italiano.

Nel corso del 2023, proprio nell’anno in cui entrambi avrebbero compiuto 80 anni, verranno celebrati gli incredibili repertori di questi due straordinari artisti con una serie di iniziative organizzate da Sony Music.

Si parte il 3 marzo con l’uscita delle ristampe dei vinili, in edizione limitata, di alcuni dei loro più importanti album. Veri e propri oggetti da collezione che usciranno per la prima volta in versioni inedite (colorate e picture disc) e numerate (500 copie). Sullo store ufficiale di Sony Music (www.store.sonymusic.it/) saranno inoltre presenti delle edizioni in esclusiva in vinile.

Il pre-order è disponibile al link: https://smi.lnk.to/Lucio80Vinili

Lucio Dalla verrà ricordato con le pubblicazioni di “1983,che 40 anni fa raggiunse il primo posto nella classifica delle vendite, in vinile colorato splatter e audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali. Ma anche di Come è profondo il mare, capolavoro della musica italiana, in vinile picture disc. E ancora, Il giorno che aveva cinque teste”, disco ricco di tematiche sociali e di sonorità sperimentali scritto insieme al poeta Roberto Roversi, in vinile splatter e audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali. Infine anche Mon Amour / Non sai cos’è”, 45 giri contenente il brano mai pubblicato in Italia “Mon Amour”, proposto per la prima volta in questa occasione in versione vinile rosso trasparente.

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Lucio Battisti sarà omaggiato con le ristampe di “Cosa succederà alla ragazza,presentato in vinile bianco 180 grammi, con audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali. Inoltre andrà in ristampa l’album Don Giovanni”, primo in collaborazione con il poeta e paroliere Pasquale Panella, qui in vinile giallo 180 grammi, con audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali. Tra le ristampe rivedranno vitaHegel”, ultima sua pubblicazione in vinile bianco 180 grammi con audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali, La sposa occidentale in vinile bianco 180 grammi, con audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali, e L’apparenza presentato, in occasione del suo 35° anniversario, in vinile bianco 180 grammi audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali. E ancora Emozioni”, l’album che raccoglie i primi 12 grandi successi di Battisti pubblicati precedentemente su 45 giri, in edizione picture disc, Superbattisti presentato in occasione del 50° anniversario in versione doppio vinile giallo con il meglio dal 1966 al 1971, con audio rimasterizzato a 24Bit/192kHz dai nastri originali. Infine anche Una donna per amico”, l’album più venduto della carriera discografica di Lucio Battisti, qui presentato in edizione picture disc.

Se “Rush!” non convince ci pensano le “trasgressioni”: il prodotto Måneskin colpisce ancora

I Måneskin tornano a far parlare di loro ma, più che per il loro nuovo album ”Rush!” (stroncato da mostri sacri del giornalismo musicale come ”The Atlantic”, o della musica suonata, come il maestro Uto Ughi), l’hype è stato creato dai loro personaggi. L’ultima trovata della band è stato una sorta di matrimonio con abiti bianchi, ben studiato e congeniato nei minimi dettagli, mirato a far discutere la stampa internazionale e, conseguentemente, i suoi lettori. Un party, ecco, dissacrante per alcuni, triste per altri, ma tutto premeditato.

Nell’era della sovraesposizione mediatica, con i social network che hanno di fatto azzerato il concetto di privacy aprendo, inoltre, le porte del mondo a tutti, il pubblico di ogni fascia d’età è ormai abituato a queste trovate pubblicitarie, da alcuni ritenute addirittura “estreme”. Questa volta, però, il significato intrinseco attribuito dal gruppo al gesto espresso è molto più profondo. Mischia sacro e profano o, almeno, ci prova. “É un rito pagano con il quale giuriamo fedeltà a noi stessi e ai nostri fan”: questo il commento al matrimonio. Il ”sì” dei quattro è stato dato in nome di “Apollo, il Dio della musica” per confermare l’unione tra gli artisti. Il dio è stato invocato dall’officiante. E speriamo che non si sia sentito offeso.

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Dopo la Chiesa di Elvis, il video di ”Like a prayer” o la hit ”Like a Virgin di Madonna, i costumi di Renato Zero, le trasgressioni di David Bowie, Elton John o Freddie Mercury e chi più ne ha più ne metta, le forzature dei Måneskin sembrano solo pacchetti preconfezionati di pubblicità, studiati e venduti ad arte. Il matrimonio tra i componenti della band è stato infatti preceduto di qualche giorno dal video del chitarrista Thomas Raggi che suonava la marcia nunziale mentre alle sue spalle si estendeva tutto il fascino di Roma, la città eterna, la Divina Urbe. Un’operazione organizzata per creare scalpore, se non anche indignazione nella comunità cattolica.

Il paganesimo vuol dire tanto e racchiude una molteplicità di riti diversi da quello giudaico-cristiano. Ma inserirvi una trovata del genere può risultare più irrispettosa, maldestra e goffa, che altro. Di certo non rappresenta una novità. Sarà un colpo duro per i ragazzi scoprire che pomiciarsi pensando a questo o quel dio non vuol dire compiere un rituale. La genericità dei riferimenti dati è disarmate, “rito”, “officiante”, sono parole prive di significato se non contestualizzate: cosa vuole favorire il rituale? Chi lo dirige? In ruolo? Cosa si offre al dio? E altre infinite domande che sicuramente resteranno senza decente risposta. A voler smontare simili mitomanie si potrebbe dire che ad esempio nei Ludi Apollinari a celebrare era il Pretore Urbano, di cui, siamo sicuri, la band dispone a proprio piacimenti e i sacrifici venivano officiati dai Decemviri, anche loro, immaginiamo, grandi fan dei Maneskin.

La crescente popolarità del gruppo è fuori discussione. Anche su una prestigiosa rivista come Rolling Stone il giudizio è ambivalente. Da un lato troviamo l’innegabile capacità di prendere il pubblico meno razionale e più disincantato (“Se lo prendi con leggerezza, per quel che è, Rush! è un giro in una di quelle feste orgiastiche”, si legge sulle pagine italiane del giornale) di contro però viene sottolineato come “Se lo prendi troppo sul serio, se cominci a smontarlo in modo razionale, a cercare i riferimenti che non sono mai troppo nascosti, finisci per criticare la sostanziale mancanza d’un linguaggio musicale originale, la carenza di fascino, l’assenza di creatività d’alto livello”. Praticamente una bocciatura senza appello.

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Sicuramente i Måneskin, o chi per loro, conoscono bene la loro fetta di pubblico. Quella a cui bastano le loro note tendenti al rock. Gli altri si stanno chiedendo, vedendo i numeri di spettatori ai concerti e degli album venduti (magari riflettendo anche sul perché di tale successo), che bisogno ci sia di far parlare principalmente le trovate pubblicitarie anziché puntare solo ed esclusivamente sulla musica. Ma tant’è: il marketing sposa i fatti di attualità, li plasma, li modella, li declina alle sue ambizioni. Si parla di loro per ciò che accade fuori dal palco anziché sopra di esso, per provocazioni che provocazioni non sono, essendo colme di scontata e fastidiosa retorica, sciape e prevedibili, banalotte e semplicistiche. Ma a qualcuno piace e va bene così.

Chi incensa i Måneskin e chi li schernisce, chi li esalta e chi li affossa: tutto fa parlare del gruppo romano e tutto fa, soprattutto, il loro gioco. E’ voluto e ricercato, ma il rischio, ormai neanche più tanto veleggiato, è che così facendo si marchi una spaccatura sempre più netta ed evidente tra i Måneskin band e i Måneskin prodotto commerciale. Ognuno può vederci ciò che vuole, ma noi continueremo sempre a fare il tifoso per la musica e per Victoria, Damiano, Ethan e Thomas musicisti. Parliamo della loro musica, il resto lasciamolo al gossip.

Photo Credit: Ilaria Ieie, Fabio Germinario

Su Rai1 arriva la fiction “Black Out – Vite sospese” con Alessandro Preziosi, nella produzione tre abruzzesi

Rai Fiction presenta “Black Out – Vite sospese” regia di Riccardo Donna, una coproduzione Rai Fiction – Èliseo entertainment prodotta da Luca Barbareschi con la partecipazione di Viola Film, in collaborazione con Trentino Film Commission e ben tre abruzzesi che hanno lavorato alla realizzazione di questa serie tv in 4 serate, in prima visione su Rai 1, dal 23 gennaio 2023 in prima serata.

Si tratta di Valerio D’Annunzio di Villamagna (Ch) che è ideatore ed head writer della serie, il quale scrive per il teatro, il cinema e la televisione; nel 2005 vince il premio Flaiano con il copione Iter. Ha curato la sceneggiatura di molte fiction di successo come Don Matteo, Che Dio ci aiuti, La ragazza americana, Il Restauratore, L’Allieva ed è anche sceneggiatore di Black Out insieme allo scrittore abruzzese di Pescara, Peppe Millanta, autore di due fortunati libri Vinpeel degli Orizzonti (Neo Edizioni) tradotto in più paesi e La rotta delle nuvole (Ediciclo Editore), Direttore della nuovissima Collana “Comete. Scie d’Abruzzo”, Ianieri Edizioni nonchè fondatore della Scuola Macondo – L’Officina delle Idee di Pescara e Direttore artistico di numerosi progetti fra cui il Macondo Festival di Francavilla al Mare (Ch) ed il Festival delle Narrazioni di SquiLibri, e Fiabosco a Sant’Eufemia a Maiella (Pe).

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Tra i produttori delegati invece c’è Gladis Di Pietro, di Giulianova (Te), Story Editor e Produttore Creativo per la casa di produzione Eliseo Multimedia di cui è produttore Luca Barbareschi: la sua firma è su Don Matteo, Che Dio ci aiuti, Mia Martini, Rocco Chinnici, Adriano Olivetti, La Strada di casa, Maria Goretti e altre serie e film Tv che hanno fatto, e continuano a fare, la storia della fiction all’italiana negli ultimi 20 anni sulla Rai e sulle reti Mediaset.

BLACK OUT è un mistery-drama ambientato in alta quota. È un racconto spettacolare, fatto di suspence, ma anche di sentimenti e umanità. I protagonisti sono i clienti di un lussuoso albergo nel piccolo ed esclusivo polo sciistico nella Valle del Vanoi, in Trentino. Qui trascorrono le feste di Natale in compagnia dei propri cari.

Ma la terra trema e il distacco di un’imponente slavina isola la Valle e impedisce i soccorsi possibili dall’unico passo che la collega con il resto del mondo. Il paese è isolato, l’elettricità saltata, le comunicazioni interrotte. In quella che avrebbe dovuto essere una piacevole vacanza, restano intrappolati personaggi con segreti da nascondere, identità celate e ambigui professionisti pronti a tutto. Tra di loro c’è anche un assassino.

La valanga costringe vacanzieri e residenti nel piccolo paese a vivere un’esperienza unica che li obbligherà a fare i conti con sé stessi e con gli altri: potranno venirne fuori, solo se supereranno le loro paure, i loro pregiudizi ed impareranno ad essere una comunità. Quando si crede di aver perso tutto, spesso, si ritrova sé stessi e il coraggio di combattere per ciò che conta davvero.

Un mistery intenso ed emozionante diretto da Riccardo Donna (girato in grande formato 6 K utilizzando importanti VFX e grandi effetti digitali) che vede protagonista Alessandro Preziosi affiancato dall’attrice tedesca Rike Schmid, Marco Rossetti, Aurora Ruffino, Caterina Shulha, Maria Roveran l’attore francese Mickaël Lumière e, tra gli altri, i giovani Federico Russo, Riccardo Maria Manera e Juju Di Domenico.

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Giovanni Lo Bianco (Alessandro Preziosi) è venuto per una vacanza sulla neve con i suoi due figli adolescenti, Riccardo ed Elena. Non ha badato a spese e ha preso la suite più costosa del lussuoso albergo. Per tutti Giovanni è un broker di mezza età, elegante e di successo. Per i suoi figli è un padre che, dopo la recente perdita della moglie, deve riscoprirsi genitore. Ma Giovanni è molto più di tutto questo. La verità è sepolta in un passato inconfessabile che è sul punto di ritornare quando riconosce Marco (Marco Rossetti) ospite di quello stesso albergo, insieme a Irene (Caterina Shulha), sua nuova bellissima compagna. Per Marco, meccanico che si è appena risollevato dal fallimento della sua officina, alloggiare in quell’albergo è un colpo di testa. In realtà un motivo c’è: in una baita poco distante si nascondono la figlia Anita, costretta a vivere suo malgrado sotto copertura con la madre, nonché sua ex moglie, Claudia (Rike Schmid), primario di chirurgia d’urgenza, sottoposta ad un programma di protezione testimoni in attesa del processo che la vede testimone oculare di un omicidio di Camorra per mano di uno spietato boss.

Nessuno sa che Giovanni è legato al clan malavitoso da un vincolo ‘di sangue’: è suo fratello il boss imputato nel processo e lui, pur avendo cambiato cognome e apparentemente vita, è ancora invischiato negli affari di famiglia. La testimonianza di Claudia rischia quindi di distruggere la vita di Giovanni e quella dei suoi figli e a lui non resta che provare ad eliminarla. Claudia però è anche l’unica persona nella valle in grado di salvare sua figlia, la giovanissima Elena, in coma dopo la valanga.

Nick Cave contro Chat Gpt e l’Intelligenza artificiale

Nick Cave photographed in Kemp Town, East Siussex, on 24 October 2012 by Bleddyn Butcher

“Una grottesca presa in giro di ciò che significa essere umani”. Questo il parere di Nick Cave, musicista e compositore, su una canzone scritta dal software di intelligenza artificiale Chat Gpt – al centro da settimane di un dibattito tra esperti e utenti – “nello stile di Nick Cave” e commissionata da un utente.

Cave, come riporta The Guardian, ha espresso il suo parere sul sito The Red Hand Files che spesso utilizza per parlare di vari argomenti e per rispondere ai quesiti posti dai fan.

Tale Mark, da Christchurch, in Nuova Zelanda, gli ha scritto: “Ho chiesto a Chat Gpt di scrivere una canzone nello stile di Nick Cave e questo è ciò che ha prodotto. Cosa ne pensi?”.

Aggiungendo dopo il messaggio, il testo di una canzone. “Con tutto l’amore e il rispetto del mondo, questa canzone è una schifezza, una grottesca presa in giro di ciò che significa essere umani e non mi piace molto”, gli ha risposto l’artista che sta scrivendo i brani del nuovo disco.

“Non provo lo stesso entusiasmo per questa tecnologia – ha aggiunto – capisco che Chat Gpt sia agli inizi, ma forse questo è l’orrore emergente dell’Intelligenza artificiale: che sarà per sempre agli inizi, poiché avrà sempre più strada da fare”. Cave ha poi definito Chat Gpt un esercizio di “replica come parodia”, “scrivere una buona canzone non è imitazione, o replica, è il contrario”, ha infine osservato. Perché “le canzoni nascono dalla sofferenza e gli algoritmi non soffrono”.

Lady Gaga, in uscita la biografia firmata Annie Zaleski

Lady Gaga annie zaleski

Esce finalmente anche in Italia, per Gremese Editore, il ritratto della regina del pop del XXI secolo, “LADY GAGA – Applause, scritto dalla pluripremiata autrice e giornalista statunitense Annie Zaleski. Un volume, disponibile in tutte le librerie italiane e sulle piattaforme digitali dal 27 gennaio 2023, che intende celebrare lo stile e la creatività di una delle più controverse artiste del nostro tempo, una vera e propria icona che in ogni ambito ha fatto sempre parlare di sé proprio per la sua originale evoluzione umana e professionale.

Newyorchese di origini italiane, Stefani Joanne Angelina Germanotta, percorre un itinerario artistico tanto travagliato a livello personale quanto rivelatore e lungimirante dal punto di vista performativo. Un cammino – dal suo album d’esordio del 2008, The Fame, fino al recente Love for sale, in duetto col leggendario Tony Bennett – segnato dal dettagliato studio della propria immagine, eccentrica e in continua trasformazione.

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Talento poliedrico e appassionato, negli anni si è saputa costantemente reinventare dimostrando di essere molto più che una semplice pop star e toccando livelli di eccellenza anche in ambito jazz, rock e disco. La sua versatilità, impegno e volontà di cambiare l’hanno consacrata anche come attrice cinematografica, scelta come protagonista per film di successo quali A star is born (2018) e House of Gucci (2021).

Con più di 124 milioni di dischi venduti e numerosi riconoscimenti di rilievo, tra cui 12 Grammy Awards, 3 Brit Awards e 18 MTV Music Video Awards, il mito “Lady Gaga” continua a stupire: insieme agli Haus of Gaga, il suo team di artisti e creativi, ogni sua nuova ‘creatura’ può essere considerata come un’opera d’arte innovativa e unica che anticipa nuove mode o sviscera problematiche attuali con messaggi semplici e diretti. Attivista per la difesa dei diritti LGBT e della lotta alla violenza sulle donne, è fondatrice della Born this way Foundation, associazione no profit che incoraggia e sostiene i giovani.

Una narrazione che si sviluppa attraverso la verità della sua vita, compresi i non pochi momenti difficili, offrendo molteplici aneddoti e retroscena sconosciuti al pubblico italiano; un volume articolato in 12 sezioni, con ben 170 straordinari scatti fotografici1 discografia completa e decine di fonti di riferimento.

“Le 8 montagne”, l’amicizia come una cordata

Alessandro Borghi e Luca Marinelli si rincontrano. E lo fanno sulle montagne. Il loro ultimo film insieme, “Le 8 montagne”, regia di  Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, è un inno all’amicizia.

Tratto dal romanzo del 2017 di Paolo Cognetti, narra la nascita e la crescita di Bruno e Pietro. Due bambini provenienti da realtà profondamente diverse, scoprono grazie alla montagna di essere più simili di chiunque altro li circondi. In tutta la loro vita, anche durante i lunghi periodi di distaccamento dell’adolescenza, non trovarono mai nessuno in grado di completarli. Nessuno che fosse complementare con loro quanto essi lo erano tra di loro.

La pellicola, ambientata tra le montagne della Valle d’Aosta, tende subito a lanciare alcuni messaggi chiari. La differenza della vita tra i monti e quella tra l’asfalto della città. È chiaro come nei primi minuti non sia casuale il sole e la tranquillità sulle Alpi. Contro lo stress che si vive nelle metropoli, tra traffico, lavoro e caos. Lo stesso padre di Pietro, che sarà un secondo padre anche per Bruno, cambia umore nei pochi giorni che trascorre in vacanza con la famiglia nella casa in montagna.

Ma non è solo un inno ai sentieri, ai pascoli, agli alberi, ai laghi (non “natura”, come afferma il personaggio di Borghi, in quanto concetto astratto definito da chi non vive la montagna). Il film più volte mostra i lati negativi di questa vita. La solitudine che porta ad una chiusura mentale, tale da rifugiarsi in se stessi a costo di abbandonare la famiglia. Vengono perciò evidenziati aspetti positivi e negativi delle due realtà, che grazie alla figura di Pietro trovano una sintesi.

Da un lato il bambino, divenuto poi adulto, che cresce e si emancipa in città a Torino, nonostante il cordone ombelicale che lo lega alla montagna e al suo amico. Quel Bruno che viene visto quasi solo come forza lavoro dalla sua famiglia, in particolare dal padre. Figura che lo trascina via dai monti di Graines per lavorare in cantiere già a 13 anni. Figura che sostituirà negli anni con il padre di Pietro, il quale, invece, non avrà mai questo tipo di rapporto con il padre, arrivando a non parlargli per 10 anni. Una rottura del rapporto dovuta in parte a quando non riuscì ad impedire che Bruno fosse allontanato dalla sua vita.

Ma il rapporto padre-figlio torna in età adulta. Quando i due protagonisti hanno 30 anni e la morte del padre di Pietro (interpretato da Filippo Timi) li ricongiunge. Il sogno del papà continua a legare i due amici. L’acquisto di una casa isolata sui monti che i due ristrutturano con le loro mani e che diventerà il loro rifugio. Ed è qui che la montagna diventa di nuovo protagonista. In grado di unire e dividere. Di ammaliare e uccidere. Di essere inferno e paradiso. Con tutte le sue contraddizioni.

“Le 8 montagne” è questo. Un film che prende il titolo da una vecchia leggenda del Nepal, dove il protagonista e narratore andrà a vivere. Inseguendo il suo sogno e realizzandolo nonostante i tanti fallimenti della sua vita. Ma con una corda che lo tiene ben saldo alla Valle d’Aosta, dove il suo amico Bruno resterà per sempre. Perché “il montanaro rimane in montagna. La moglie del montanaro scende in paese”.

La storia interpretata da Borghi e Marinelli è la storia di una cordata che non si è mai spezzata. Neanche con la morte. Un’amicizia che resiste al tempo. Alla distanza. Alle realtà sociali diverse. Che si sublima in montagna.

“Una gran voglia di vivere”: Vittoria Puccini e Fabio Volo nel film diretto da Michela Andreozzi

Sarà disponibile dal 5 febbraio su Prime VideoUna gran voglia di vivere, il nuovo film diretto da Michela Andreozzi, liberamente tratto dall’omonimo romanzo, edito in Italia da Mondadori Libri S.p.A., scritto da Fabio Volo, che ne è anche protagonista insieme a Vittoria Puccini. Al centro della storia una coppia, quella formata da Anna e Marco, apparentemente arrivata al capolinea, che intraprende un viaggio con il figlio Tommaso in cerca di un ultimo tentativo di riavvicinamento. La sceneggiatura è firmata dalla stessa Andreozzi insieme a Volo e a Filippo Bologna (premio David di Donatello per Perfetti sconosciuti). Nel cast Paola Tiziana Cruciani, Rocío Muñoz Morales, Corrado Nuzzo e il giovanissimo Ludovico Nava.  

Girato tra l’Italia e la Norvegia, Una gran voglia di vivere è prodotto da Isabella Cocuzza e Arturo Paglia per Paco Cinematografica, in collaborazione con Prime Video e RTI. L’opera consolida la collaborazione tra la regista e Paco Cinematografica, che ha prodotto anche i suoi tre film precedenti (Nove lune e mezza, Brave ragazze e Genitori vs influencer). Una gran voglia di vivere è realizzato con il sostegno della Regione Lazio fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo.

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SINOSSI

Milano, giorni nostri. Marco, ingegnere, e Anna, architetta, dopo un colpo di fulmine in piena regola, anni di convivenza serena e la nascita del figlio Tommaso, sono in crisi. Eppure, il loro sembrava un amore in grado di mantenere le promesse: coetanei, belli e sani. Ma non è bastato. Quando Anna, che ha messo da parte le sue ambizioni per occuparsi del figlio, propone a Marco un trasferimento a Ibiza per ricominciare insieme un nuovo capitolo della loro vita, il marito rifiuta.

Ma quando a Marco viene proposto un trasferimento di lavoro ad Amsterdam, lui inizia a pensarci. Intanto, Anna vorrebbe separarsi, Marco no, ma dal momento che hanno promesso a Tommaso un viaggio nella terra dei Vichinghi, decidono comunque di partire in camper per la Norvegia. Riuscirà Marco a riconquistare sua moglie di cui è ancora innamorato? Durante un magico e indimenticabile giro per le terre dei fiordi, recupereranno in modo naturale ed insperato il loro rapporto. Fino al momento in cui Anna scoprirà che Marco le ha tenuto nascosta la proposta di lavoro ad Amsterdam…

Vanessa Incontrada al Tsa dell’Aquila con “Scusa sono in riunione… ti posso richiamare?”

Per la stagione teatrale aquilana, organizzata dal Teatro Stabile d’Abruzzo, va in scena al Ridotto del teatro comunale dell’Aquila, martedì 17 gennaio alle 21.00, e mercoledì 18 gennaio, alle 17.30, “Scusa sono in riunione… ti posso richiamare?“, commedia scritta e diretta da Gabriele Pignotta, con Vanessa Incontrada, Gabriele Pignotta, Fabio Avaro, Siddhartha Prestinari, Nick Nicolosi, scene Matteo Soltanto, costumi Valter Azzini, musiche Stefano Switala, luci Pietro Sperduti. Una produzione a.ArtistiAssociati.

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Pignotta dipinge il ritratto della sua generazione, quella dei quarantenni di oggi, abbastanza cresciuta da poter vivere inseguendo il successo e la carriera ma non abbastanza adulta da poter smettere di ridere ed ironizzare su se stessa. Cosa succederebbe se queste stesse persone, per uno scherzo di uno di loro, si ritrovassero protagonisti di un reality show televisivo? Scusa sono in riunione… ti posso richiamare? è un’attuale e acutissima commedia degli equivoci che, con ironia, ci invita a riflettere sull’ossessione della visibilità e sulla brama di successo che caratterizzano i nostri tempi.

Una commedia geniale, travolgente assolutamente da non perdere. “La generazione dei quarantenni ne esce come quella di adorabili perdenti, pieni di fragilità, insicurezze, stress, nevrosi, patologie più o meno complicate a livello psicologico – spiega Gabriele Pignotta –ma, proprio per questa fragilità, adorabili nella loro imperfezione. E quindi non puoi non volere bene a questi personaggi che, in fondo, sono proprio uno spaccato preciso e fedelissimo di ognuno di noi. Io ho voluto ironizzare su una generazione, che forse è anche un po’ più estesa’. La commedia si sviluppa rapidamente in crescendo. Ad un certo punto la pièce diventa una commedia degli equivoci. La seconda parte è davvero esilarante proprio perché il meccanismo degli equivoci è vincente, uno standard del teatro comico”.

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La coppia Incontrada Pignotta torna in scena con questa geniale e travolgente commedia contemporanea, dopo il grande successo teatrale di ‘Mi piaci perché sei così’ e quello cinematografico di ‘Ti sposo ma non troppo’.

Addio a Gina Lollobrigida: la “Bersagliera” del cinema italiano aveva 95 anni

Gina Lollobrigida è morta all’età di 95 anni. L’attrice nata a Subiaco nel 1927 e conosciuta come la Bersagliera, era stata dimessa lo scorso settembre dopo essere stata operata al femore per via di una frattura che si era procurata in casa.

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Tra le protagoniste del cinema italiano, nel corso della sua carriera Gina Lollobrigida si è aggiudicata sette David di Donatello, un Golden Globe, due Nastri d’Argento e una stella sulla celebre Hollwyood Walk of Fame. La sua fama è sicuramente legata al neorealismo del cinema italiano, avendo lavorato agli esordi con con Pietro Germi e Carlo Lizzani.

Il primo successo personale è però fuori dall’Italia con il film francese “Fanfan la Tulipe” con Gerard Philipe del 1952. Ha recitato per Rene Clair, Alessandro Blasetti, Mario Monicelli e Steno, Mario Soldati, diventando memorabile in “Pane, amore e fantasia” di Luigi Comencini (1953), in coppia con Vittorio De Sica.

Negli ultimi anni si era dedicata soprattutto all’arte e alla fotografia, anche se l’ultimo periodo della sua vita è stato caratterizzato dal alcune spiacevoli vicende giudiziarie.

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Viaggio nel cuore dell’Abruzzo con il treno storico: il racconto dell’Abruzzo Winter Instameet (foto-video)

Attraverso boschi e montagne, colline e monti, illuminati dalla luce del sole o dal suo riflesso sulla neve: un viaggio sul treno storico della Ferrovia dei Parchi in Abruzzo, datato inizio Novecento, è un’esperienza capace di proiettare nel passato coloro che la vivono. Un’immersione nella natura incontaminata e selvaggia della regione centro italiana, laddove le comuni arterie stradali o tratte ferroviarie non passano. Un canale privilegiato per dispensare paesaggi mozzafiato e scorci da set cinematografico che da queste parti abbondano, e chissà che anche Agatha Christie, a conoscerlo, non avrebbe avuto di che scriverne.

VIDEO: Viaggio nel cuore dell’Abruzzo, nelle terre del Parco Nazionale della Majella, a bordo del treno storico più famoso d’Italia 

L’Abruzzo, la regione verde d’Europa, dei parchi e delle riserve, della tradizione agricola e contadina, della letteratura d’autore e della caparbietà dei suoi abitanti, grazie a questo treno storico si apre un po’ di più agli occhi di chi, con ammirazione e fascino, la scruta attraverso un finestrino, seduto su una panca in legno mentre tutt’intorno si estendono alcuni tra i borghi più visitati del territorio e altri che, invece, pur non godendo della stessa esposizione mediatica, meriterebbero analogo trattamento. Partito da Sulmona e arrivato a Roccaraso, con soste temporanee nella stazione di Palena, quella che comunemente viene chiamata Transiberiana d’Italia è un’esperienza che, come poche, garantisce una reale esplorazione delle bellezze naturali dell’Abruzzo.

Il turismo green che sposa usi e costumi dell’epoca che fu ma che, al tempo stesso, si apre all’area digitale. Il weekend appena trascorso (14 e 15 gennaio 2023) è stato infatti protagonista dell’ “Abruzzo Winter Instameet“, evento organizzato da IgersAbruzzo in collaborazione con Fondazione FS. Una due giorni di appuntamenti culturali e sorprese, con l’obiettivo di valorizzare il territorio abruzzese e le sue meraviglie, spesso sconosciute, anche in considerazione della candidatura di Sulmona a città della cultura per il 2025.

IgersAbruzzo IgersLaquila, le community promotrici dell’evento, sono parte dell’associazione nazionale IgersItalia, la più grande community italiana legata al mondo della comunicazione visiva, con particolare riferimento alla fotografia digitale, alla mobile photography e, più in generale, alla produzione di contenuti multimediali.

Il primo giorno si è aperto con la visita all’esclusivo Empty Museum all’interno della Fabbrica Confetti Pelino di Sulmona, la più antica confetteria del mondo. Nato nel 1988 per volere della famiglia Pelino, consente ai suoi visitatori di ripercorrere le tappe del progresso della lavorazione del confetto e della mandorla dal 1800. Dall’energia a vapore a quella elettrica, ci si immerge in un viaggio nel tempo a dir poco emozionante ripensando alle generazioni di lavoratori che hanno contribuito a rendere grande e prestigiosa un’attività, orgoglio della città della Valle Peligna. È possibile osservare le macchine adoperate per l’antica arte della confetteria dal XVIII secolo, oltre a utensili e contenitori utilizzati per lucidare, tostare e macinare.

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Nelle varie sale che ospitano i preziosi cimeli storici, tra cui macchine da scrivere e di calcolo o macchine per lavorare diverse tipologie di confetto, il passato abbraccia il presente e lo racconta attraverso affascinanti testimonianze come citazioni prodotte dalla penna di Panfilo Serafini o l’esposizione dei confetti preferiti da Giacomo Leopardi, i cannellini, donati appositamente dallo studioso e collezionista Ruggero. Le pareti sono fregiate da certificazioni di partecipazione a esposizioni internazionali e brevetti registrati dal 1800 ad oggi. Esposte anche molte collezioni di bonbonières antiche. La Fabbrica Pelino ha aperto le porte ai visitatori provenienti da ogni parte d’Italia raccontando con trasposto, e anche con un pizzico di gradevole ironia, non lo solo un pezzo di storia che perdura nel presente ma anche il significativo legame con la città Ovidiana.

A seguire è stato poi il momento del vernissage della mostra fotografica “Aqua Migrans – Racconti della linfa viaggiatrice” del fotografo naturalista Francesco Lemma, presso il sito archeologico della Domus di Arianna nel Palazzo dell’Annunziata. La giornata si è poi conclusa all’interno della sala multimediale del Palazzo dell’Annunziata con il convegno intitolato “I Viaggi per la neve“, con Antonio Carfagnini, storico dell’economia, e il fotografo naturalista Francesco Lemma.

Il secondo giorno si è saliti sul treno storico in direzione Roccaraso. Appassionati di fotografia, viaggi, cultura e turismo, tutti insieme per promuovere l’intero patrimonio culturale, storico, artistico, paesaggistico, abruzzese. Storie e racconti hanno fatto da sfondo a un viaggio straordinario nel cuore dell’Abruzzo forte e gentile. Durante il tragitto sono nate nuove amicizie, collaborazioni e promesse di rivedersi al più presto, ma anche scambi di idee, opinioni su fatti di attualità e non solo, così come su quali possono, o potrebbero, essere le più moderne politiche di approccio al turismo. Nell’era del digitale il connubio tra ciò che fu, ciò che è, e che ciò che sarà, è conditio sine qua non per osservare il mondo con occhi diversi.

Ultimi modelli di smartphone e vecchie macchinette fotografiche analogiche, taccuini di carta e tablet, ognuno ha raccolto le proprie suggestioni e la propria esperienza per immortalare emozioni e pensieri di una giornata realmente affascinante. A Palena, in occasione dell’unica sosta del tragitto, i passeggeri hanno trovato ristoro con cibo caldo (arrosticini, salsicce alla brace, pizze fritte, panini) e bevande per scaldarsi (caffè o tè) ma anche prodotti tipici del territorio (legumi, miele e marmellate) e oggettistica in legno di lavorazione artigianale. C’era anche chi ammassava la pasta. Farlo all’aria aperta a metà gennaio, con la neve fuori e il vento freddo che sferza sui volti, è atto di coraggio e generosità verso chi, non avendolo mai visto prima, ha potuto osservare da vicino quest’antica tradizione.

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Una volta giunti a Roccaraso c’è stato chi ne ha approfittato per visitare la cittadina tanto cara, fra gli altri, all’orso Juan Carrito, protagonista di tante scorribande in Abruzzo, ormai amato e difeso da tutti, al pari di un amico o un famigliare, e chi, invece, ha seguito la conferenza stampa di Nicolas Gentile, per tutto “Lo Hobbit abruzzese“. Colui che ha l’ambizione di ricreare la Contea A Bucchianico, suo paese d’origine dove vive e lavora, ha raccontato la bellissima esperienza del viaggio fino al Vesuvio in compagnia di altri nove amici con i quali ha, di fatto, inteso emulare il viaggio della Compagnia dell’Anello nel Signore degli Anelli, libro di J.R.R. Tolkien tanto caro a Gentile e ad altre centinaia di milioni di abitanti sul pianeta Terra. Una narrazione dettagliato – per quanto concesso dal tempo a disposizione – che ha strappato applausi e destato curiosità.

Una due giorni dinamica, divertente e indubbiamente bene organizzata. Un plauso a chi, tra mille fatiche, si è adoperato per renderla tale. Un’esperienza, quello del treno storico, che va provata e vissuta fino in fondo. Fidatevi di noi e seguite il nostro consiglio: prenotate il vostro viaggio, anche in Abruzzo abbiamo la Terra di Mezzo.

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Con la collaborazione di Chiara del Signore e Antonella Valente

Photogallery primo giorno

Photogallery secondo giorno

L’intervista a Nicolas Gentile de La Contea Gentile

Shakira non perdona: la canzone vendetta contro Piqué spopola sul web

Shakira piquè

Shakira e Piqué si sono lasciati definitivamente l’estate scorsa. E questo probabilmente ha turbato il sonno di molti fans. O forse no. Ma la parte interessante di questo gossip è l’evoluzione musicale che ha avuto il fatto.

La cantante australiana, infatti, ha da poco pubblicato un nuovo pezzo dal titolo “Music Session #53” insieme a Bizzarap. Il testo è un continuo scagliarsi contro l’ex calciatore del Barcellona, reo di averla tradita (e di essersi fatto scoprire a causa di un vasetto di marmellata…).

Shakira però ha pensato che la parte della “cornuta e mazziata” non le si adattasse. Per questo nel suo nuovo brano ha lanciato una serie di frecciatine, o meglio mine, a quello che è stato il suo compagno per ben 12 anni.

“Hai scambiato una Ferrari per una Twingo” è la frase che sta riscuotendo maggior successo. Un allusione neanche troppo velata alla nuova fidanzata di Piqué, tale Clara Chia Martì 23 anni studentessa in comunicazione d’impresa e pubblicità in una università di Barcellona.

Il verso è seguito da “Hai scambiato un Rolex con un Casio”. E il brand di orologi ha risposto per le rime: “Quizàs no seamos un Rolex, pero al menos no non han dejado por Clara Chia”. Uno a zero per Casio. E palla al centro.

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Insomma la popstar ha accusato il colpo e lo ha messo in rima. Una malcelata rosicata messa in musica che però le ha fatto guadagnare prime pagine ovunque, andare in trend sui social e soprattutto più di 30 milioni di views in meno di 24 ore.

Quello che nel mondo musicale sarebbe chiamato dissing è in questo caso un lancio di piatti immaginario. Ma invece delle stoviglie Shakira lancia rime. La reazione del nuovo giocatore di calcio a 7 non si è fatta attendere. Su Twitter infatti ha scritto “la vita è meravigliosa”. Il tweet è stato seguito dall’emoticon di un clown. Il riferimento all’ex compagna sembra abbastanza chiaro.

Se una volta i panni sporchi si lavavano a casa una delle (ex) coppie più famose ha deciso di rendere pubblici tutti gli strascichi della loro separazione.

Nel mondo del politicamente corretto le rime di Shakira sono sicuramente un fuori rotta. E l’apprezzamento da parte del pubblico, che la sta osannando a più riprese, è esplicativo di quanto la realtà patinata che viene richiesta ha un po’ stancato. Viene però da chiedersi, se fosse stato Piqué, ad attaccare per ben 18 volte (seppur mai nominando mai direttamente l’ex partner) Shakira in una canzone, quale sarebbe stata la reazione del politically correct?

La Regione Abruzzo omaggia Tolkien: 25mila euro per i 50 anni dalla morte

In ricordo di John Ronald Reuel Tolkien la Regione Abruzzo ha stanziato un fondo di venticinquemila euro per “convegni e festival” atti a celebrarlo in occasione dei cinquant’anni dalla sua morte. L’importo è previsto nella Legge di Bilancio approvata e resa nota alcuni giorni fa e, tra i vari contributi al suo interno indicati, curiosità e attenzione ha destato questa voce. Il Professore inglese, morto il 2 settembre del 1973 è stato tra i più influenti scrittori del Novecento, padre della saga de Il Signore degli Anelli, autore de Lo Hobbit, Il Silmarillion e numerose altre opere, sempre a tema fantasy. Classificazione, questa, necessaria per l’ambito editoriale ma sinceramente stringente: i suoi lavori, infatti, presentano un’espressività molto più ampia e letteraria, difficile da ricondurre a un singolo genere.

La Regione Abruzzo, guidata dal presidente Marco Marsilio, espressione di Fratelli d’Italia, ha dunque previsto un omaggio, un tributo allo scrittore inglese i cui libri non smettono di affascinare e appassionare il pubblico di ogni età. Basti pensare che dopo il successo della trilogia cinematografica di Peter Jackson su Il Signore degli Anelli, seguita anni più tardi da quella su Lo Hobbit, il colosso Amazon ha prodottoIl Signore degli Anelli – gli Anelli del potere, la serie tv più costosa di tutti tempi (circa un miliardo di dollari), la cui prima stagione è uscita pochi mesi fa tra opinioni discordanti. Ne sono previste altre quattro che continueranno a tenere vivo il “brand Tolkien”

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Ad ora non sono state sollevate particolari polemiche verso questo contributo se non da parte di chi, in esso, ha ravvisato una connotazione politica. Non è mistero che la destra, fin dagli anni Settanta, abbia preso a riferimento Il Signore degli Anelli e alcuni spunti contenuti al suo interno. La stessa Giorgia Meloni, attuale presidente del Consiglio dei Ministri e leader di Fratelli d’Italia, è fan del libro e seguace di Tolkien. Dal canto suo, anche la sinistra rivendica come propri alcuni valori contenuti nell’opera. Insomma, una querelle a sfondo politico che non trova unanimità di consensi e, soprattutto, di interessi posto che ognuno ci vede – e legge – ciò che vuole.

Tolkien ha creato un mondo infinito e definito, quello della Terra di Mezzo, eppure talmente ricco di spunti da essere oggetto di studi interminabili. Nel farlo ha elaborato storie, geografie e popolazioni, ha immaginato idiomi, caratteri e caratteristiche dei suoi abitanti e della sua natura, ha dato loro una vita propria e un pensiero, una voce e un connotazione psicologica e, dunque, anche intellettuale. Il Signore degli Anelli è un’opera maestosa attestatasi nel tempo come uno tra i più grandi successi del XX secolo (previsto come unico blocco, andò incontro ai limitati mezzi economici ed editoriali del tempo, uscendo così in tre volumi tra il 1954 e il 1955).

Filologo, teologo, accademico: J.R.R. Tolkien è stato molte cose, soprattutto visionario. Nelle sue pagine non mancano riferimenti a esperienze di vita vissuta e opinioni personali, dove espresse (raramente) dove tacite (in più casi, basta saper leggere tra le righe del suo pensiero) e quindi anche alla propria razionalità politica che, pur non invadendo la sua scrittura, è latente e perfettamente opinabile. Fra le varie cose, The Lord Of The Rings è stato – ed è – oggetto di confronto politico, anche nei tempi che viviamo. Ma ricondurre una tale opera a un pensiero politico è francamente ingeneroso.

La Contea Gentile: nel cuore d’Abruzzo, rivive la magia del Signore degli Anelli

Abruzzo terra di mezzo tra fantasy e realtà. Tra colline boschive e fiumiciattoli incantati, proprio nel cuore di Bucchianico (Ch), sorge una casa. Non è una casa brutta, sudicia e umida. E nemmeno una casa spoglia, senza niente su cui sedersi né da mangiare: è una casa hobbit, vale a dire comoda. È il principio di un progetto che di eguali non ce n’è. E l’ideatore del progetto è Nicolas Gentile: pasticcere per professione, hobbit per passione, anima della Contea Gentile. Ok, è probabile che a J.R.R. Tolkien si accapponerebbe la pelle se avesse modo di leggere questa licenza poetica, ma è inevitabile non pensarlo. “Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e agli arrosticini incatenarli…”.

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Conclusa una premiazione passiamo subito ad un altra. E così, appena terminata la cerimonia dei Golden Globe, non si sono fatte attendere le nomination per gli Screen Actor Guild Awards, i riconoscimenti assegnati dal sindacato statunitense che rappresenta gli attori e il personale tecnico che lavora nell’industria cinematografica e televisiva. La premiazione si terrà al Fairmont Century Plaza di Los Angeles il 26 febbraio. Viene così riconfermato il successo de “Gli spiriti dell’isola”e “Everything everywere all at once”, che sono i film più nominati, con 5 candidature a testa. Mentre in ambito televisivo “Better Call Saul” e “Ozark” guidano le candidature, seguite a ruota da “Dahmer” e “Barry”.

Di seguito tutte le nomination annunciate a Los Angeles l’11 gennaio:

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

AUSTIN BUTLER – ELVIS
COLIN FARRELL – GLI SPIRITI DELL’ISOLA
BRENDAN FRASER – THE WHALE
BILL NIGHY – LIVING
ADAM SANDLER – HUSTLE

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

CATE BLANCHETT – TÀR
VIOLA DAVIS – THE WOMAN KING
ANA de ARMAS – BLONDE
DANIELLE DEADWYLER – TILL
MICHELLE YEOH – EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

PAUL DANO – THE FABELMANS
BRENDAN GLEESON – GLI SPIRITI DELL’ISOLA
BARRY KEOGHAN – GLI SPIRITI DELL’ISOLA
KE HUY QUAN – EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE
EDDIE REDMAYNE – THE GOOD NURSE

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

ANGELA BASSETT –  BLACK PANTER: WAKANDA FOREVER
HONG CHAU – THE WHALE
KERRY CONDON  – GLI SPIRITI DELL’ISOLA
JAMIE LEE CURTIS  – EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE
STEPHANIE HSU  – EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE

MIGLIOR CAST IN UN FILM

BABYLON
GLI SPIRITI DELL’ISOLA
EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE
THE FABELMANS
WOMEN TALKING

MIGLIOR STUNT IN UN FILM

AVATAR; THE WAY OF WATER
THE BATMAN
BLACK PANTHER: WAKANDA FOREVER
TOP GUN: MAVERIK
THE WOMAN KING

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UN FILM TV O SERIE LIMITATA

STEVE CARELL – THE PATIENT
TARON EGERTON – BLACK BIRD
SAM ELLIOTT – 1883
PAUL WALTER HAUSER – BLACK BIRD
EVAN PETERS – DAHMER – MOSTRO: LA STORIA DI JEFFREY DAHMER

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA IN UN FILM TV O SERIE LIMITATA

EMILY BLUNT – THE ENGLISH
JESSICA CHASTAIN – GEORGE & TAMMY
JULIA GARNER – INVENTING ANNA
NIECY NASH-BETTS – DAHMER – MOSTRO: LA STORIA DI JEFFREY DAHMER
AMANDA SEYFRIED – THE DROPOUT

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UNA SERIE TV DRAMMATICA

JONATHAN BANKS – BETTER CALL SAUL
JASON BATEMAN  – OZARK
JEFF BRIDGES – THE OLD MAN
BOB ODENKIRK – BETTER CALL SAUL
ADAM SCOTT – SEVERANCE

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA IN UNA SERIE TV DRAMMATICA

JENNIFER COOLIDGE – THE WHITE LOTUS
ELIZABETH DEBICKI – THE CROWN
JULIA GARNER – OZARK
LAURA LINNEY – OZARK
ZENDAYA – EUPHORIA

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA IN UNA SERIE TV COMMEDIA

ANTHONY CARRIGAN – BARRY
BILL HADER – BARRY
STEVE MARTIN – ONLY MURDERS IN THE BUILDING
MARTIN SHORT – ONLY MURDERS IN THE BUILDING
JEREMY ALLEN WHITE – THE BEAR

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA IN UNA SERIE TV COMMEDIA

CHRISTINA APPLEGATE – DEAD TO ME
RACHEL BROSNAHAN – THE MARVELOUS MRS. MAISEL
QUINTA BRUNSON – ABBOTT ELEMENTARY
JENNA ORTEGA – WEDNESDAY
JEAN SMART – HACKS

MIGLIOR CAST IN UNA SERIE DRAMMATICA

BETTER CALL SAUL
THE CROWN
OZARK
SEVERANCE
THE WHITE LOTUS

MIGLIOR CAST IN UNA SERIE COMMEDIA

ABBOTT ELEMENTARY
BARRY
THE BEAR
HACKS
ONLY MURDERS IN THE BUILDING

MIGLIOR STUNT IN UNA SERIE TV

ANDOR
THE BOYS
HOUSE OF THE DRAGON
IL SIGNORE DEGLI ANELLI: GLI ANELLI DEL POTERE
STRANGER THINGS

L’intervista, Dead Cat in a Bag: il cabaret sonoro arriva in vinile

Avviso ai naviganti: Luca Swanz Andriolo è ormai da anni una figura di assoluto culto nell’ambito della musica indipendente italiana e non solo. Il respiro variegato e personalissimo delle sue composizioni lascia spesso senza parole. Come senza parole lascia We’ve been through, la sua ultima sortita discografica con i Dead Cat in A Bag, un brillante crocevia di generi e di stili in grado di catturare l’ascoltare fin dalla sua prima nota. In occasione dell’uscita in vinile di questo lavoro, che troverete disponibile da oggi in questo formato, ci siamo fatti raccontare un po’ di cose sul suo making of da questo ispirato “bardo” delle sette note nostrane.

Per molte riviste di settore italiane e non solo We’ve been through è uno dei migliori album del 2022. Ti, vi aspettavate dei riscontri così entusiastici? E, già che ci siamo, puoi raccontare ai nostri lettori la genesi della vostra ultima release e in quali esigenze creative e personali differisce rispetto alla tua produzione da solista?

Devo dire che siamo stati sempre trattati molto bene dalla critica e anche un po’ viziati. Lost Bags, il nostro esordio, ha ricevuto molti riconoscimenti che ora, quando riascolto l’album, mi paiono persino esagerati. Anche Late For a Song è andato bene, da quel punto di vista. Era anche nei Dischi del Decennio, non ricordo più dove. Con Sad Dolls and Furious Flowers abbiamo cominciato a puntare all’estero e devo dire che solo un recensore ungherese l’ha trovato un po’ deprimente. Cosa che per certi versi deve essere, trattandosi di un concept sulla depressione! We’ve Been Through è diverso.

Per quanto riguarda le nostre ispirazioni e i nostri suoni, è più sperimentale; per l’ascoltatore credo che sia più fruibile, più diretto. C’è un brano come Lost Friends, che di base è una piccola follia con un suono che potrebbe ricordare gli oRSo di Phil Spirito, ma la voce è un crooning classico affidato a Liam McKahey dei CousteuaX, il che lo rende un ibrido inusuale ma carezzevole; c’è un duetto che duetto non è, con Alessandra K. Soro e il sottoscritto, in cui le voci si alternano in una sorta di flusso di coscienza, ma la base è un blues un po’ trip hop.

C’è anche una versione di Wayfairing Stranger con tempo dispari e piglio garage, che nel ritornello diventa bluegrass tradizionale (avevo già registrato in brano in versione folk casalingo con percussioni industrial sul mio album solista). Poi c’è anche, per la prima volta, un pad di tastiere molto Badalamenti che dopo un solo di e-bow cede a un vero quartetto d’archi che porta verso i Tindersticks, per intenderci.

Insomma, per noi si tratta di novità, di voglia di fare un disco corale, per chi ascolta pare esserci molta continuità rispetto ai precedenti. I miei dischi solisti non differiscono, però in quel caso faccio tutto da solo o con altri strumentisti, se necessari. Non so tracciare una linea di demarcazione. Alcune canzoni finiscono su un disco, altre finiscono su un altro disco.

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Come è nata la collaborazione con Gianni Maroccolo per “The cat is dead” (il brano d’apertura del disco) e che cosa ha aggiunto, se qualcosa ha aggiunto, al vostro sound?

Se ascolti il volume I e il volume III di Alone, il “disco perpetuo” di Maroccolo, sentirai una voce famigliare… Avendo collaborato con lui, mi è parso bello che poi lui collaborasse con noi: avevamo questo brano, The Cat Is Dead, che è una sorta di blues un po’ beefheartiano a cui volevamo aggiungere un tocco più rock. E quel basso è talmente storico da essere una garanzia in tal senso, no?

In alcune interviste, hai dichiarato di considerarti prevalentemente un banjoista più che un polistrumentista. Quando hai scoperto questo strumento e che cosa ti ha affascinato delle sue capacità espressive rispetto ad altri strumenti? Soprattutto per ciò che riguarda l’aspetto compositivo.

Mi considero più banjoista perché il banjo è lo strumento che suono meglio e che ho studiato di più. L’ho comprato un po’ d’impulso, come ho fatto con tanti altri strumenti (casa mia è un piccolo museo, da quel punto di vista: è l’unico lusso che mi concedo). Il banjo è un cugino strambo della chitarra, può essere molto americano e insieme rivelare le sue origini africane. Per via dell’accordatura, ti costringe a ripensare molto all’armonia e poi conferisce un appeal folk a tutto, anche quando viene suonato diversamente. Io alterno l’old time style, che è persino precedente a Earl Scruggs, a una sorta di clawhammer, ma anche a uno stile simile a quello che usava talvolta Pete Seeger. Non sono per nulla filologico, diciamo. Ma il bello dei Dead Cat è che suoniamo tutti un po’ di tutto e specialmente dal vivo la cosa è divertente.

Sia con i Dead Cat In A Bag che con il tuo progetto solista sei stato in grado di dar vita a delle “creature” di meravigliosa e coraggiosa originalità nel panorama musicale nostrano. Contro cosa si scontra un autore come te in Italia e quali sono, invece, gli stimoli che trai da una situazione di partenza, in termini di ricettività e diffusione, a dir poco meno favorevole rispetto ad altri Paesi?

Questa è la domanda a cui è difficile rispondere senza diventare un po’ lamentosi e un po’ vanagloriosi. La situazione non è facile, i club hanno ripiegato molto su un indie in voga e vagamente stereotipato, per sopravvivere dopo due anni molto duri, ma già prima l’attenzione a una scena realmente indie era altalenante. Spesso ciò che viene definito così è un mainstream suonato peggio e con addentellati generazionali. Però la scena esiste, ci sono molti validi musicisti che suonano folk con prospettiva direi internazionale, più che esterofila. Quando si va all’estero, ci si rende conto che il problema principale è tutto nostrano.

Non saprei dire se e quanto la cosa mi influenzi: credo che suonerei ciò che suono in ogni caso. Per la lingua, che dire? Adesso pare che gli italiani che cantano in inglese siano stati sdoganati, no? Nel mio prossimo album di canzoni come solista (prima uscirà uno strumentale tra drone, minimalismo e harsh noise ispirato al Macbeth, posso annunciarlo!) ci sono anche brani in polacco e in tedesco. Anzi, il brano in tedesco è affidato al compianto Alain Croubalian dei Dead Brothers, un amico che mi manca molto. La sua band ha sempre alternato inglese, francese, tedesco e persino italiano! Ed era un progetto che possiamo definire di culto.

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Torniamo alla vostra ultima uscita: esiste un fil rouge che lega i testi delle vostre canzoni? Qual è l’immaginario poetico e personale dal quale traggono ispirazione?

Stranamente, come ho detto in un’intervista proprio ieri, nei testi mancano sia i riferimenti a un immaginario “americano” che a volte le composizioni potrebbero suggerire, sia l’uso dei topoi più legati a un certo maledettismo delle ore tarde. Direi che si parla molto di più di temi classici come lutti, amori finiti, insoddisfazioni personali e forse persino universali. Nulla di strettamente innovativo, ma tutto – spero – abbastanza autentico. In Sad Dolls, ad esempio, c’è un brano molto strano, con una base fondamentalmente dubstep, un violino arabeggiante e una fisarmonica “infernale”, con cantato che definirei espressionista, un po’ bargeldiano, che racconta… una crisi di panico! Parlo spesso della paura e delle strategie che persone diverse mettono in atto per farvi fronte.

Un altro brano, su quell’inquietudine del primo mattino di cui ha parlato meglio di me Sarah Kane (o che è descritta da Bergman nell’Ora del Lupo), finisce poi con una strofa di Borges. In We’ve Been Through c’è un adattamento di una poesia di Garcia Lorca sulla resa esistenziale e anche la cronaca di una passeggiata sul far della sera che è ispirata a Robert Frost (a cui ho rubato praticamente tutte le rime). Personalmente, più ancora che gli immancabili Dylan e Cohen, posso dire che il mio autore di liriche preferito è Jacques Brel.

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La vostre composizioni, e parlo per esperienza personale, hanno la capacità di rapire l’ascoltatore consegnandolo ad un immaginario “cinematografico” e picaresco. Immagino che dal vivo una delle vostre massime urgenze sia quella di creare il miglior terreno di incontro possibile con chi vi sta di fronte. Quali sono gli accorgimenti che prendete sul palco in questo senso e quanto è importante la dimensione live per trasmettere al meglio il vostro messaggio? Ah, e a proposito: sei soddisfatto della tua attività dal vivo o vorresti esibirti di più?

Vorrei esibirmi di più, ovviamente, ma soprattutto in condizioni che permettano a quello che è uno spettacolo di teatro-canzone di raggiungere meglio lo spettatore. Ho lavorato a lungo per il teatro come compositore e musicista in scena, talvolta anche come attore, e mi porto dietro quell’esperienza privilegiata. A un certo punto i Dead Cat viaggiavano con un teatrino componibile che trasformava qualunque palco in un proscenio da cabaret un po’ straniante… anche quando suonavamo in un pub!

Adesso abbiamo deciso di fare meno date, per varie ragioni di ordine organizzativo e personale, però vorremmo continuare su quella via e anzi, vagheggiamo uno spettacolo multimediale che richiederà molto tempo e impegno, ma che potrebbe darci soddisfazione. Come solista, resto quasi un busker: banjo, armonica e un po’ di sfrontatezza.

Poi collaboro con molti altri progetti. Quest’anno, ad esempio, ho partecipato al Jazz Festival di Torino (!) insieme agli Interiors, che fanno musica elettroacustica che diventa una specie di dub. Avevo registrato una voce sul loro disco, poi il direttore artistico ha pensato di fare proprio una serata congiunta e mi sono divertito molto, esplorando lidi che mi parevano molto lontani dai miei. Insomma, si suona, ma occorre essere duttili, ecco!

Tom Waits (soprattutto), Nick Cave, Mark Lanegan. Questi sono gli accostamenti che vanno per la maggiore quando si parla della tua voce. Sei contento o pensi che certi paragoni siano limitanti? Ci puoi raccontare, per quanto possibile, come è nato il tuo modo di cantare?

Sono artisti che stimo e la cui influenza è innegabile su chiunque scelga quel lato del folk, quel lato del blues e anche quel lato di una sorta di estetica in senso ampio. Hanno influenzato almeno una generazione. Però diciamo che c’è una sorta di semplificazione, probabilmente necessaria, che porta a identificare il roco con Waits, il tormentato con Cave e il tatuato con Lanegan.

E io, in effetti, appartengo a tutte e tre le categorie. Se dovessi mettere sul piatto le influenze stilistiche a livello vocale, non potrei omettere John Cale, Willy DeVille, Scott Walker o anche Shane MacGowan: è impossibile fare un brano d’impianto tradizionale senza pensare al suo approccio lirico da strillone svociato ed ebbro. Poi mi è capitato di dire: adesso vorrei fare un brano un po’ in stile Greg Brown e alla fine il risultato assomiglia di più a Steve Von Till.

In We’ve Been Through canto molto più alto che in passato, anche se la cosa non pare così evidente. Alla fine, banalmente, il mio timbro è il risultato di un reflusso gastrico mal curato! Sono tabagista, ma pure Chet Baker lo era, mantenendo una voce pulitissima. L’accostamento che ricordo con più soddisfazione è quello fatto da una spettatrice, una volta, quando aprivo per Bonnie Prince Billy: “Cantate un po’ allo stesso modo, ma a un’ottava di distanza”. In effetti, sono un po’ piagnucoloso e tremolante.

Quando i miei amici mi fanno il verso, tirano fuori una specie di Paolo Conte. Rido tantissimo, ma capisco perfettamente il perché. Credo che ogni canzone abbia la sua voce e insieme credo che un cantante non possa – a meno che non sia eclettico di natura, come Bowie – avere troppe voci, troppo diverse. Perlomeno, io non sono capace. Per il resto, be’, facciamo tante cose anche lontane dagli artisti nominati, dal momento che spaziamo tra roots e Tex-Mex, klezmer e blues, elettronica e noise. Direi che la cifra stilistica più evidente sia una certa teatralità, che non è detto che sia per forza esplosiva. Occorre far fuoco con la legna che si ha, immagino.

“Letizia va alla guerra. La suora, la sposa e la puttana”: l’intervista a Tiziano Caputo

Da domani a domenica, al TorBella Monaca, torna quello che, fin dalla sua prima messa in scena, si è guadagnato il riconoscimento di “spettacolo di culto”: “Letizia va alla guerra. La suora, la sposa e la puttana”, ideato e diretto da Adriano Evangelisti e interpretato dalla splendida coppia composta da Tiziano Caputo e Agnese Fallongo.

Dopo aver avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con quest’ultima poco prima delle repliche dello scorso anno di “…Fino alle stelle!” al De’ Servi, adesso è stata la volta di sentire cosa aveva da dire il primo su questo continuo successo di critica e al botteghino. Buona lettura!

In “Letizia”, come per gli altri due episodi della trilogia, il ruolo svolto dalla musica e dai suoni è tutt’altro che esornativo. Ci spieghi qual è stato il processo nel quale ti sei calato per crearli e dargli forma, soprattutto tenendo in considerazione il fatto di averli dovuti legare alla drammaturgia della Fallongo e alla performance sul palco? E puoi raccontarci anche qual è la tua formazione in quest’ambito?

La gestazione musicale nei nostri tre spettacoli è, nello stesso tempo, molto simile e molto differente. Diciamo che, di base, mi muovo partendo dalle suggestioni, se non proprio da precise indicazioni, contenute nei testi di Agnese e da lì comincio a trovare una direzione. Poi creo tutte quelle piccole sonorizzazioni che servono in scena e comincio anche ad immaginare un ruolo non convenzionale per gli strumenti. Cerco cioè di “fargli fare” cose che uno non si aspetterebbe da loro, sparare ad esempio. Quando parlo di gestazione musicale, mi riferisco anche a quell’opera di “sottrazione sonora” che si può apprezzare ne “I Mezzalira”, dove gli strumenti scompaiono per lasciar spazio alle voci, a rumori naturali e ai silenzi.

Per quanto riguarda la mia formazione in ambito, io nasco come chitarrista elettrico e acustico con il pallino della composizione. Quando a 20 anni ho scoperto e cominciato a frequentare il teatro, mi sono subito posto l’obiettivo di saldare la mia passione per le sette note con quella della recitazione e, per quanto all’inizio non sia stato facile legare anche a livello di prassi le due cose, poi ho trovato una mia strada e sono molto contento dei risultati ottenuti.

In questo spettacolo, sempre come negli altri due, vi interessate alla storia passata del nostro Paese preferendo però raccontarla attraverso figure popolari e avvenimenti poco battuti, piuttosto che servirvi di personaggi o episodi famosi. Ci spieghi perché e su cosa volete far ragionare i vostri spettatori quando cala il sipario?

Io e Agnese ci siamo trovati subito dal punto di vista artistico e personale, nonostante le nostre differenze caratteriali e le nostre differenti emotività. A noi piace raccontare le storie degli ultimi, chiunque essi siano. In questo ci siamo trovati fin dal primo momento. In “Letizia”, per esempio, non parliamo di battaglie o di soldati, ma delle donne e di come vivevano nel periodo delle due guerre mondiali, un argomento non molto indagato rispetto ad altri.

Noi non ci sentiamo spinti da chissà quale vocazione, a noi interessa semplicemente raccontare, far vedere le persone vere (e questa è anche la ragione per la quale prima della scrittura delle nostre drammaturgie facciamo diverse interviste documentative alle persone). Il teatro deve essere come uno specchio: il pubblico deve potercisi riconoscere. E questa è una cosa che vale in ogni angolo del mondo, è un’esigenza, un’urgenza, universale.

Una suora, una sposa e una puttana. Tre donne in apparenza molto diverse tra loro che poi vanno invece a creare una sorta di quadro di insieme sulla figura femminile a cavallo delle guerre mondiali: quanto sono diverse rispetto alle donne di oggi e quanto invece gli assomigliano?

Ci sono molti cliché che vanno in giro sui cosiddetti “tempi andati”, no? Sono sempre migliori, come migliori sono sempre creduti coloro che li hanno vissuto. Questo, in un certo qual modo, vale anche nella percezione delle donne, che molti pensano essere state più coraggiose quei dì perché magari portavano le gerle al fronte come accade nel nostro spettacolo. In realtà quello che conta è sempre e soltanto il contesto, ed è per questo che anche oggi abbiamo donne molto coraggiose, che si ribellano a stereotipi e violenze. Perché non dobbiamo dimenticarci che ancora di questi tempi, in tante case, purtroppo, ci sono tante piccole guerre. Quindi dico che bisognerebbe sempre tener ben presente il contesto di riferimento quando si toccano certi argomenti. Ecco, questo credo che sia il nostro punto di vista.

Il teatro che ormai da anni portate in giro su e giù lo Stivale è fatto di vostri testi, di pochi orpelli e di una vocazione genuinamente popolare. Da dove nasce questa scelta e qual è l’obiettivo, o gli obiettivi, che vi prefiggete di raggiungere attraverso di essa? Pensi che un giorno tornerai, tornerete ad interpretare qualche pièce più “classica” o proseguirete in questo vostro tipo di ricerca personale?

A livello formale, ci potrebbero essere dei cambiamenti, senza dubbio, ma per quel che riguarda l’idea di fondo noi vogliamo fare teatro nostro, originale. Non si tratta di escludere evoluzioni, ma di rispettare le nostre inclinazioni, che sono quelle che ho cercato di spiegarti prima. Stesso discorso anche per gli obiettivi: a noi interessa raccontare la gente.

Sempre rimanendo in argomento: il sodalizio artistico tra te e la Fallongo, e tra voi due e i registi Raffaele Latagliata e Adriano Evangelisti, è ormai longevo. Ci puoi raccontare come si mette in moto la vostra “macchina spettacolare” e come riuscite ad andare d’accordo e a lavorare in sinergia?

Noi ci consideriamo come una sorta di doppia coppia che, dopo essersi trovata, ha dato vita ad un collettivo di quattro persone che adesso lavorano in completa sinergia. Essersi incontrati è stata una svolta, anche considerando il fatto che Raffaele e Adriano hanno delle maniere di dirigere e intendere il teatro molto personali. Tra noi c’è senza dubbio forte complementarità a prescindere dai diversi ruoli. E questa è una cosa che aiuta, perché già prima che comincino le prove di uno spettacolo, si stabilisce tra noi una certa armonia e riusciamo a capire in che direzione vogliamo andare.

È iniziato il 2023 e già diversi mesi, ormai, siete impegnatissimi nel proporre in ogni angolo del Paese i vostri lavori. Che differenze hai notato, a 360 gradi, intendo, rispetto al periodo che ha preceduto la pandemia e quale pensi sarà il ruolo che il teatro potrà assolvere nella tanto invocata “riedificazione” di un nuovo tessuto sociale?

Ho riscontrato che il tanto invocato “cambiamento” che il post lockdown avrebbe dovuto innescare non c’è stato. Di sicuro non a teatro, dove certe difficoltà sono rimaste le stesse. Detto questo, io credo che si debba sempre andare in cerca di piccole luci in questo mondo di tenebre! E allora ti dico che la pandemia ha anche dato spazio a tante voci nuove che lasciano ben sperare. Io penso poi che sarebbe opportuno non identificare mai la parola “rinascita”, tanto usata, se non abusata, nei due anni precedenti, con la parola “perfezione”, perché anche un eventuale periodo di rinascita sarebbe sempre caratterizzato da luci e ombre. Il nostro compito, e quindi il compito del teatro, è quello di rannicchiarsi e far rannicchiare le persone che vengono a vederti lì dove c’è la luce.

In chiusura: il sogno nel cassetto di Tiziano Caputo per il suo futuro prossimo dal punto di vista lavorativo.

Il mio cassetto devo dire che è già mezzo aperto, perché sento che il mio sogno l’ho già in parte realizzato. Nell’immediato, però, ci terrei tantissimo a portare in scena un testo che ho scritto durante il già citato periodo di lockdown. Per scriverlo, mi sono ispirati alla storia di mio padre che è cresciuto negli anni Cinquanta del secolo scorso nelle baracche del Quarticciolo qua a Roma. Partendo da lì ho immaginato le vicende di un eroe “normale” e ho già preparato un tema musicale che dovrebbe essere molto “portante” nell’economia complessiva del racconto. Non voglio dire di più, però. Spero presto di poterlo far conoscere.

Rock in lutto per la morte di Jeff Beck: fatale una meningite, aveva 78 anni

Jeff Beck è morto. Per il chitarrista, considerato uno degli ultimi guitar hero, è stata fatale una meningite batterica. Aveva 78 anni e si trovava in un ospedale vicino alla sua casa nel Surrey. A darne l’annuncio è stato l’entourage dell’artista tramite il suo account Twitter, dove è stato pubblicato il seguente messaggio: “Per conto della famiglia è con grande dolore che annunciamo la scomparsa di Jeff”.

La notizia ha chiaramente scosso tutto l’ambiente, essendo Beck considerato un rivoluzionario della sei corde il cui apporto musicale e compositivo ha ridisegnato anche i confini del rock a trecentosessanta gradi, dall’heavy metal al punk, passando per il jazz e la pop music. Tantissimi i messaggi di cordoglio che in queste ore si sono succeduti.

“Ho incontrato Jeff Beck quando avevo 17 anni e sono stato felice di conoscere un ragazzo così, un ragazzo che è stato in grado di mostrarmi come dovrebbe essere affrontata questa cosa del suonare la chitarra. Jeff era un’anima meravigliosa e già ci manca tremendamente”, ha scritto Billy Gibbons degli ZZ Top. “Con la morte di Jeff Beck abbiamo perso un uomo meraviglioso e uno dei più grandi chitarristi del mondo. Ci mancherà tanto a tutti”, ha postato su Twitter Mick Jagger, leader dei Rolling Stones.

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Così Toni Iommi dei Black Sabbath: “Sono rimasto totalmente scioccato nell’apprendere la tristissima notizia della morte di Jeff Beck. Jeff era una persona così gentile e un eccezionale chitarrista iconico e geniale – non ci sarà mai un altro Jeff Beck. Il suo modo di suonare era molto speciale e decisamente brillante! Ci mancherà”, e così Ozzy Osbourne: “non posso esprimere quanto sono rattristato nel sentire della morte di Jeff Beck. Che terribile perdita per la sua famiglia, i suoi amici e i suoi numerosi fan. È stato un vero onore aver conosciuto Jeff e un incredibile onore averlo fatto suonare nel mio album più recente. Viva Jeff Beck”.

Fra i vari successi discografici di Jeff Beck si ricordano i sei Grammy per la migliore performance strumentale rock e un altro per la migliore performance strumentale pop. Nel 1965 sostituì Eric Clapton negli Yardbirds (con cui incise tre dischi tra il 1965 e il 1966) tre anni dopo formò la sua band con Rod Stewart e Ron Wood poi diventato una colonna dei Rolling Stones. Il gruppo aveva debuttato nel 1968 con ‘Truth’ che fece da traccia a un altro collega degli Yardbirds, Jimmy Page, quando parecchi mesi più tardi formò i Led Zeppelin. Da solista ha registrato dieci album, tutti pubblicati tra il 1975 e il 2016, mentre nove sono i live album usciti a suo nome. Dimensione, quella concertistica del palco, dove Beck si esaltava ed esaltava colleghi e pubblico presente.

“Assolutamente sbalordito nel sentire della scomparsa di Jeff Beck, uno dei più grandi di tutti i tempi! Il suo stile innovativo ha dato vita ad alcuni dei miei album fusion preferiti come There & Back e Blow By Blow… e il suo DVD Live at Ronnie Scott è una master class assoluta. Rip”, ha commentato il batterista Mike Portnoy. “Notizie strazianti per segnalare che il defunto, grande Jeff Back è tristemente morto. Nessuno suonava la chitarra come Jeff. Per favore, procuratevi i primi due album del Jeff Beck Group e ammirate la sua grandezza”, ha scritto Gene Simmons dei Kiss.

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Infinite le sue collaborazioni in oltre cinquanta anni di carriera: da Jon Bon Jovi con cui ha lavorato anche sulla colonna sonora del film Young Guns II (con il singolo “Blaze of Glory”) a Roger Waters, Brian May, Van Morrison, Buddy Guy, Jimmi Page, Tom Jones, David Bowie, Joss Stone, Beth Hart, Zucchero, Carlos Santana e molti altri. L’ultima risale al 2022 quando, con Johnny Depp ha pubblicato l’album di cover dal titolo “18”. Ha registrato delle parti anche in occasione dell’ultimo studio album di Ozzy Osbourne, per il singolo “Patient n.9”. Nel 2009 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame e la rivista Rolling Stones lo ha inserito al quinto posto assoluto nella classifica dei migliori 100 chitarristi della storia.

Golden Globes 2023, tutti i vincitori

Foto di John Moeses Bauan su Unsplash

Il riconoscimento ai film “Gli spiriti dell’isola – The Basheers of Insheerins” e “The Fabelmans”. I massimi premi individuali a Austin Butler e Cate Blanchett. L’apparizione cammeo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, invitato dall’amico Sean Penn. Questi gli highglights della notte dei Golden Globes.

Fino a un anno fa era considerata una anticipazione degli Oscar, nonostante i suoi premi fossero assegnati da un ristrettissimo numero di giornalisti stranieri della Hollywood Foreign Press Association (Hfpa). Le accuse del “Los Angeles Times” all’organizzazione di essere una casta corrotta e razzista erano arrivate nel gennaio 2021, alla vigilia della 78ma edizione dei premi, con conseguente boicottaggio in massa di divi, studi e della stessa Nbc che aveva l’esclusiva della diretta.

Da allora la Hfpa ha fatto ampi sforzi per riformarsi. Una ventina di star candidate non si sono fatte vedere, tra queste Julia Roberts e la stessa Blanchett, ufficialmente “impegnata nel Regno Unito per lavoro”. Tuttavia, a dispetto dei timori della vigilia e delle piogge torrenziali in California che hanno bloccato ad esempio Kevin Costner premiato per “Yellowstone”, molti divi sono tornati a Beverly Hills per accettare i trofei in diretta tv.

I FILM: “The Fabelmans” e “Gli Spiriti dell’Isola” si sono divisi il podio, tra drama e comedy, con il film di Steven Spielberg che porta a casa anche il premio alla regia. Aveva vinto prima di adesso già tre Golden Globes dopo aver collezionato ben venti nomination. Il film di Martin McDonagh vince anche per migliore attore (Colin Farrell) e sceneggiatura.

GLI ATTORI: Austin Butler di “Elvis” ha vinto il Globe per il migliore attore in un film drammatico. Ha battuto Brendan Fraser di “The Whale”, Hugh Jackman di “The Son”, Bill Nighy di “Living” e Jeremy Pope di “The Inspection”. Fraser ha boicottato i Globes per essere stato molestato da un ex presidente della Hollywood Foreign Press Association, che da 80 anni li attribuisce.

Cate Blanchett ha vinto un golden globe come migliore attrice drammatica per “Tar”. Colin Farrell ha vinto, dunque come miglior attore in una commedia, nel film di McDonagh. Si tratta del secondo globo d’oro per l’attore, che nel discorso di accettazione ha ringraziato l’asinello Jenny, coprotagonista del film.

“Felice di essere alla cerimonia di persona”, Guillermo del Toro ha accettato il Golden Globe per il suo “Pinocchio” migliore cartone animato dell’anno. “Vita, perdite, appartenenza”: questi i temi del film per come il regista li ha sintetizzati ricevendo la statuetta. Globe alla carriera (Cecil B. DeMille Award) per Eddie Murphy, riconoscimento analogo (Carol Burnett Award) alla carriera televisiva per Ryan Murphy.

SERIE TV: Sul versante dedicato alle serie tv, “Abbott Elementary” vince ben tre premi, mentre resta a bocca asciutta “The Crown” e “House of the Dragon” si porta a casa il premio per la migliore serie drama. Successo anche per “The White Lotus: Sicily”, che oltre a vincere per la migliore miniserie, incorona anche Jennifer Coolidge.

Migliore serie drammatica – House of the Dragon
Miglior serie tv commedy – Abbott Elementary
Miglior miniserie – The White Lotus: Sicily
Miglior attore in una serie drammatica – Kevin Costner, Yellowstone
Migliore attrice in una serie drammatica – Zendaya – Euphoria
Miglior attore di una serie tv commedy – Jeremy Allen White – The Bear
Miglior attrice in una serie tv commedy – Quinta Brunson – Abbott Elementary
Miglior attore in una miniserie – Evan Peters – Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story
Miglior attrice in una miniserie – Amanda Seyfried – The Dropout
Miglior attore non protagonista in una serie Comedy o Drama – Tyler James Williams – Abbott Elementary
Miglior attrice non protagonista in una serie Commedy o Drama – Julia Garner – Orzak
Miglior attore non protagonista in una miniserie – Paul Walter Hauser – Black Bird
Migliore attrice non protagonista in una miniserie – Jennifer Coolidge – The White Lotus

Foto di John Moeses Bauan su Unsplash

Song Of Surrender, il nuovo album degli U2 in uscita il 17 marzo

By U2start - U2 in Tokyo, CC BY 2.0

Uscirà il 17 marzo, data simbolica per l’Irlanda, ‘Songs Of Surrender’, il nuovo album degli U2, che conterrà 40 canzoni “reimmaginate e ri-registrate”, come annuncia la stessa band sui social, postando un video che, sulle note di Beautiful Day, mixando immagini storiche e animazione, racconta il percorso del gruppo.

Un titolo che richiama quello dell’autobiografia di Bono Vox, ‘Surrender: 40 Songs, One Story’ (in Italia ‘Surrender’, edito da Mondadori), uscito a inizi novembre, in cui il frontman degli U2 si mette a nudo, dall’infanzia e adolescenza a Dublino all’ascesa e al successo della band, passando per l’attività filantropica e l’attivismo a livello mondiale, tra l’altro contro l’Aids e la povertà estrema.

Avvicinare le nuove generazioni a Shakespeare: il Teatro OFF di Avezzano apre il 2023 con “Revolution”

Da secoli ormai la figura di William Shakespeare divide la critica; qualcuno lo odia, qualcuno lo ama, qualcuno dubita persino della sua esistenza, ma ciò che non può essere negato neanche dai più accaniti detrattori è la grande accuratezza nella ricerca psicologica e caratteriale dei personaggi delle sue opere, divenuti celebri per la loro capacità di essere dopo secoli ancora estremamente moderni. Cosa accadrebbe dunque se i giovani protagonisti delle sue tragedie si trovassero tutti riuniti, amici ma in fazioni opposte di una guerra del mondo contemporaneo? Chi di loro attaccherebbe l’altro? Chi fuggirebbe? Chi si chiederebbe perché combattere?

Questo è il dilemma che assaporeremo con lo spettacolo “Revolution” della compagnia teatrale TOY Company, in occasione del terzo appuntamento della stagione di prosa indipendente del Teatro OFF di Avezzano, in scena venerdì 20 gennaio 2023 (ore 21) al Castello Orsini Colonna di Avezzano.

TOY Company è una compagnia teatrale composta e diretta interamente da ragazzi e fondata a Salerno nel 2021. L’idea nasce dall’esigenza di due giovani artisti salernitani, Andrea Mauro e Alessandro Amatrudo, di tornare al lavoro nel mondo del teatro dopo la noia della pandemia. Sognando questo, ritorno la compagnia ha immaginato di creare un progetto professionale rivolto sia agli amanti del teatro sia ai meno avvezzi.  Così la compagnia ha debuttato proprio a Salerno, nel maggio 2022, portando in scena “Revolution” e registrando due sold out pazzeschi, caratterizzati da una presenza massiccia di ragazzi tra il pubblico.

Proprio perché lo spettacolo è messo in scena da giovani ed è rivolto anche ai giovani, il Teatro OFF ha deciso di ridurre il prezzo del biglietto a 5 euro per la fascia d’età 15-25.

NOTE DI REGIA

“Revolution” è una sfida. La sfida sempiterna di rendere W. Shakespeare più vicino possibile alle nuove generazioni. Sullo sfondo c’è la guerra, (una guerra come tante, ma che in giorni come questi, sentiamo terribilmente vicina) e le ansie e le paure di un gruppo di adolescenti. Certo, adolescenti speciali, perché parlano con parole conosciute, con le parole del più grande drammaturgo di tutti i tempi, ma dietro la fama di quelle parole si nascondono i pensieri dei nostri protagonisti, intrappolati in un luogo senza tempo. Nasce tutto da un esperimento laboratoriale, nel quale abbiamo messo in piedi strani e rischiosi accostamenti: tra le parole del Bardo e le parole che suonano nelle playlist dei millennials. Da questo cocktail è nato “Revolution”. Una storia che ha tanto da raccontare, soprattutto in giorni come questi.

Per info e prenotazioni:

Chiamare il 366.6555303 o scrivere a teatroffavezzano@gmail.com;

Costo biglietto: € 12,00

Punto informativo Largo Pomilio (lun/merc/ven dalle 18 alle 19.30) – Libreria Ubik Avezzano

Foto di Ilaria Rossi

Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Il trailer definitivo

Nella notte la Marvel ha pubblicato il primo trailer di questo 2023, connesso a una delle pellicole a tema più attese della nuove fase del brand.

La trama (Comingsoon)

Ant-Man and The Wasp: Quantumania, film diretto da Peyton Reed, è il terzo capitolo che vede protagonisti i due supereroi Scott Lang e Hope Van Dyne (Paul Rudd, Evangeline Lilly) in grado di rimpicciolirsi quanto un insetto. La storia approfondisce maggiormente il personaggio di Cassie Lang (Kathryn Newton), la figlia – ormai adolescente – di Scott, personaggio che si rivelerà fondamentale nell’affrontare il villain Kang il Conquistatore (Jonathan Majors), proveniente da un tempo lontano. I tre supereroi si spingeranno nell’esplorazione de Regno Quantico, in un’avventura che li porterà a conoscere nuove e strane creature, nonché al di là dei limiti dell’immaginazione umana.

Cinque curiosità su Jenna Ortega, la protagonista di Mercoledì diventata icona di stile

Andando su Google e digitando semplicemente la lettera J, il primo risultato che apparirà sarà il nome “Jenna Ortega“. Questo perché, da quando è uscita la serie Netflix “Mercoledì”, un susseguirsi di notizie e trend hanno spospolato sul web. Dall’ormai iconico balletto, riproposto persino da Lady Gaga, fino ad arrivare alle varie cover eseguite con il violoncello, tutti vogliono essere Mercoledi, la stramba ragazza che ha reso ogni outsider alla moda. Ma chi c’è dietro le cupe vesti della giovane Addams?

Vediamo insieme 5 curiosità sull’attrice interprete del nuovo progetto di Tim Burton:

1.  Affermare che la Ortega abbia l’arte nel sangue può sembrare esagerato, ma è proprio così.

La giovane è infatti nata il 27 settembre 2022 nella valle di Coachella, in California, nota al grande pubblico per il famoso festival musicale che si tiene ogni anno nel deserto della Valley. Quello che forse non tutti sanno è che il Choachella non è solo un imponente concerto, ma al suo interno ospita anche installazioni artistiche e mostre itineranti. Inoltre tutte le personalità “influenti” che vi partecipano rendono la manifestazione una vera e propria passerella a cielo aperto, grazie alla sperimentazione di nuovi look e alle combinazioni di colori, materiali e painting.

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2.  il suo hobby preferito è quello della scrittura, di cui dice non poter fare a meno.

Lei riferisce di scrivere per rilassarsi, ma nel 2021, questa passione le ha fruttato la sua prima pubblicazione con la casa editrice Random House. Il suo primo libro autobiografico, da titolo “It’s all love. Reflections for your heart and soul” è una collezione di storie, accompagnate da magnifiche illustrazioni, che esplorano vari temi, dalla depressione, all’innamoramento. Raccontando l’esperienza della crescita in una famiglia numerosa (ha 5 fratelli e sorelle), fino ad arrivare a descrivere cosa vuol dire essere un’attrice latina ad Hollywwod.

3. Ha un’insolita ossessione per Stranger Things.

Quello che la affascina di più, oltre alla visione della serie, sono tutte le teorie più improbabili dei fan, che scovano indizi come segugi da caccia. È parte, fin dalla prima stagione, del fandom on line dove, oltre a seguire le varie teorie, condivide anche le proprie, partecipando alle discussioni e confrontandosi con gli altri appassionati riguardo cosa aspettarsi dai nuovi episodi.

4.  Nel 2019 ha interpretato la prima principessa Disney latino americana.

In quell’anno è unita al cast della serie animata Elena of Avalor, dove interpreta Isabel, una principessa di origine latina. La serie, composta da tre stagioni, racconta la storia della principessa Elena, figlia dei sovrani di Avalon, che al suo quindicesimo compleanno riceve in dono un potente amuleto, in grado di proteggerla da ogni pericolo. La vita nel regno sembra scorrere tranquilla, fino a quando non compare una terribile strega che uccide i genitori di Elena e mette in grosso pericolo lei e la sua sorellina minore, Isabel, che riescono a salvarsi solo grazie all’amuleto e all’aiuto del mago di corte.

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5.  La giovane attrice è anche molto impegnata nel sociale, dove ricopre il ruolo di ambasciatrice per Unaids.

Unaids è un programma delle Nazioni Unite, creato con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica verso l’Aids. La Ortega ha molto a cuore questa causa, ed ha deciso di divenirne ambasciatrice per onorare il nonno, morto per questo male verso cui non è ancora stata trovata una cura. Durante un discorso al We Day del 2017 si è esposta dichiarando che “vuole aiutare a eliminare lo stigma dell’Aids e renderlo normale, perché è una malattia che può colpire tutti noi”.

Emanuela Orlandi, il Vaticano riapre il caso

Il Vaticano riapre il caso di Emanuela Orlandi, la giovane scomparsa nel giugno del 1983 e sulla quale da oltre 30 anni vengono fatte le più disparate ipotesi.

Netflix il 20 settembre aveva pubblicato la serie Vatican Girl, 4 puntate dedicate alla vicende dalla figlia del funzionario dello Stato Vaticano.

Scritto e diretto da Mark Lewis, il documentario ripercorre la vita e i quasi 40 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi. Sebbene le novità siano state ben poche il merito della produzione americana è stata quella di riaccendere i riflettori su uno dei maggiori misteri italiani. Infatti per settimane è stata tra le serie più viste in Italia e sui social è stato continuamente al centro di dibattiti.

Il Vaticano, dunque, decide finalmente di andare a scavare tra i propri segreti proprio qualche mese dopo l’uscita della serie. Nonostante il fratello di Emanuela, Pietro, non abbia mai smesso di chiedere giustizia e puntando il dito più volte contro la Chiesa.

La giovane era infatti una delle poche civili residenti tra le mura vaticane e tra i suoi ultimi avvistamenti ci fu quello in piazza Sant’Apollinare in cui svolse una lezione di flauto. Da cui con due amiche raggiunse la fermata del bus do Corso Rinascimento. Fu l’ultima volta che Maria Grazia Casini e Raffaella Monzi la videro. Così come la sua famiglia.

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Il caso fu dichiarato chiuso e archiviato nel 2015 su richieste dall’allora procuratore capo Giuseppe Pignatone, e ora presidente del Tribunale vaticano, e dai sostituti Ilaria Calò e Simona Maisto.

Ben 32 anni di piste, indizi, capovolgimenti di fronte. Oltre 30 anni in cui magistrati, famiglia, trasmissioni hanno raccolto testimonianze più o meno attendibili. Più o meno utili.

Tra le piste che sono state battute maggiormente ci fu quella che legava la scomparsa di Emanuela Orlandi a quella di Mirella Gregori, avvenuta nel maggio dello stesso anno. Tra i due casi il filo conduttore era il reclutamento all’interno dell’azienda cosmetica Avon. Entrambe le ragazze, stando alle testimonianze, erano state avvicinate da un soggetto intento proprio a coinvolgerle come rappresentanti della stessa ditta. Pietro aveva già segnalato queste insolite coincidenze in un documentario andato in onda su Sky nel 2017, “Scomparsi”. Qui il fratello della nostra vittima diventa conduttore e riapre i piu’ oscuri casi di persone scomparse che, a distanza di anni, rimangono ancora insoluti. Incontrando famigliari e testimoni, si ricostruisce la vita di persone che misteriosamente non hanno piu’ fatto ritorno a casa.

Ma soprattutto un’implicazione da parte dello stesso Vaticano è la strada più volte indicata dal fratello di Emanuela. Complice anche la chiamata anonima arrivata al programma ”Chi l’ha visto?” in cui si suggeriva di andare a vedere chi era sepolto nella chiesa di Sant’Apollinare. Quel qualcuno era Enrico De Pedis, il ”renatino” della Banda della Magliana i cui rapporti economici con il Vaticano non sono mai stati approfonditi integralmente.

Insomma dopo 8 anni dall’archiviazione del caso, si torna a far luce su questo caso. E Netflix e gli autori della serie possono sicuramente ritenersi soddisfatti. Non solo per il successo. Ma anche per aver smosso le acque giudiziarie che per troppo tempo hanno ristagnato.

Roma a Teatro: gli spettacoli dal 10 al 15 gennaio

La seconda settimana del 2023 regala agli appassionati della ribalta un cartello di appuntamenti a dir poco fitto e variegato. Paura di perdervi tra le tante offerte? Nessuna paura, ci siamo noi ad aiutarvi a scegliere con i nostri consigli.

Un diario romantico dove la vicenda umana del protagonista si estende ai fantasmi della Storia e alle macerie del Dopoguerra per una profonda riflessione sul tempo, che continua a sfuggire, ma anche sulla giovinezza e l’amicizia. Dal 10 al 15, Roberto Andò trasferisce sul palco dell’Argentina l’adattamento teatrale firmato da Emanuele Trevi di “Ferito a morte”, romanzo capolavoro di Raffaele la Capria vincitore del Premio Strega del 1961. Con Andrea Renzi e Paolo Cresta.

È un maestro della scena e un siciliano doc, Pippo Pattavina, ed è a lui che, sempre da domani fino al 15 al Quirino, toccherà vestire i panni di Vitangelo Moscarda in “Uno, nessuno, centomila” diretto da Antonello Capodici e focalizzato sulle nevrosi dell’uomo contemporaneo che nessuno seppe descrivere così bene e con così grande anticipo come Luigi Pirandello. Insieme a lui, Marianella Bargilli.

Un omaggio brillante al quartetto più famoso d’Italia. Dall’11 al 22, all’Ambra Jovinelli, i Favete Linguis, formati da Stefano Fresi, Toni Fornari ed Emanuela Fresi, saranno i protagonisti di “Cetra…una volta”, concerto spettacolo che ripercorre i successi musicali e parodistici del Quartetto Cetra.

Sono tre i giorni, dal 13 al 15, per poter gustare al Tor Bella Monaca “Letizia va alla guerra. La sposa, la suora e la puttana”. Agnese Fallongo e Tiziano Caputo mettono in scena uno spettacolo tragicomico, pieno di tenerezza e verità, in cui tre grandi donne e due guerre mondiali sono unite da un sottile file rouge: uno stesso nome, un unico destino.

Dall’11 al 15 al Parioli Fausto Cabra, con Viola Graziosi, è tra i protagonisti di “Agnello di Dio”, uno spettacolo che ci parla di valori etici fondanti e della loro trasmissione ai giovani, di educazione delle nuove generazioni e della grande difficoltà con cui i padri e le istituzioni scolastiche cercano di comprendere.

C’è tempo sempre fino al 15, alla Sala Umberto, per la nuova versione de “La cantata dei Pastori. Per la nascita del verbo umanato” di e con Peppe Barra, un travolgente mix di comico e sacro, profondità e leggerezza, che da ormai tre secoli fa divertire e riflettere grandi e piccini. Con lui, Lalla Esposito.

Ancora dal 10 al 15, al Vittoria, prima assoluta per “Casa Pianeta Terra” di e con Rosa Maria Omaggio, un viaggio tra parole, musica e immagini che celebra la bellezza e la ricchezza del pianeta che ci ospita attraverso il linguaggio universale della poesia e della musica.

Debutta il 12 e rimarrà in cartellone fino al 29 al Manzoni Note stonate”, in cui Gaia De Laurentiis e Pietro Longhi, diretti da Enrico Maria Lamanna, sono rispettivamente una collaboratrice domestica rimasta prematuramente giovane e un cinico insegnante di musica che la assume. Il loro rapporto, dopo un’iniziale diffidenza reciproca, si carica di una commovente forza umana e riserva ai due delle insperate sorprese.

Un sentito omaggio ad uno dei più grandi attori italiani di tutti i tempi è quello reso da Antonio Grosso con il suo “Un principe in arte Totò”, in cui l’autore ripercorre le vicende giovanili dell’indimenticato artista (interpretato dallo stesso Grosso) ricordandone gli amori, le gioie, le delusioni e tutto ciò che in età più matura contribuì a creare una delle Maschere per eccellenza del nostro cinema e non solo. Dal 12 al 15 all’OFF/OFF

Da oggi al 15 al De’ Servi torna la compagnia Le Chat Noir con “Nel corpo di un’altra”, una nuova esilarante commedia sul mondo dei social e sugli equivoci che è in grado di creare, firmata da Annabella Calabrese e Daniele Esposito. Stesse date al Basilica per “Via del popolo” di e con Saverio La Ruina, un intenso racconto sull’appartenenza a un luogo che, nonostante i cambiamenti intervenuti con lo scorrere del tempo, è sempre in grado di regalare un senso di famiglia, intimità e comunità.

Due soli giorni, oggi e domani allo Spazio, per “Girotondo_La Stanza del Desiderio”, diretto da Maria Letizia Gorga, un progetto che nasce da due anni di lavoro sulla celebre opera teatrale di Arthur Schnitzler. Sempre nel teatro di Via Locri, il 12 e il 13 sarà la volta di “Il Minestrone” di e con Niccolò Felici, una storia di un ristorante sull’orlo del fallimento per evitare il quale quattro amici -lo chef e i suoi colleghi- sono costretti a confrontarsi e a trovare un compromesso tra le loro diverse istanze e tra i loro diversi temperamenti.

Ultima segnalazione, infine, per “Sonata a Kreutzer”, dall’omonimo racconto di Tolstoj, che sarà in scena dal 13 al 15 all’Altrove Teatro Studio diretto e interpretato da Marco Grossi

Tutti Fenomeni: parte da Torino “Antidoto alla Morte”, l’atteso tour nei club italiani

Il 12 gennaio 2023 da Torino parte Antidoto Alla Morte, il primo vero tour di Tutti Fenomeni nei migliori club italiani, i luoghi per eccellenza dove la sua musica trova la dimensione più naturale. Un tour a lungo rimandato a causa della pandemia che sarà finalmente l’occasione per ascoltare live le canzoni di Privilegio raro, il secondo disco uscito a maggio per 42 Records/Epic Records Italy, insieme a quelle di Merce Funebre, il suo album d’esordio.

Dopo Torino l’Antidoto alla morte tour arriverà il 13 gennaio a Roncade (Tv) al New Age Club, il 14 gennaio a Bologna al Link, il 20 gennaio a Livorno al The Cage Theatre, il 21 gennaio a Brescia alla Latteria Molloy, il 26 gennaio a Napoli al Duel Beat, il 28 gennaio a Catania ai Mercati Generali, il 3 febbraio a Perugia all’Urban club, il 15 febbraio a Milano ai Magazzini Generali, il 24 febbraio a Roma al Largo Venue, altre date saranno annunciate nelle prossime settimane.

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Prodotto come sempre da Niccolò ContessaPrivilegio raro scombina ancora una volta le carte in tavola. Un album che non somiglia a niente, in cui Tutti Fenomeni riesce a creare uno stile nuovo, frullando insieme tutto, attingendo dai mondi sonori più disparati destrutturandoli, decontestualizzandoli e portandoli in un altro universo: il suo. Una ricetta che se risulta vincente in musica lo è ancora di più nei testi, dove si riafferma un gusto brillante per il sarcasmo, la citazione e i calembour che li rende così spiazzanti da risultare geniali.

E se in apparenza possono sembrare non sense, in realtà sono tutto l’opposto: Tutti Fenomeni usa l’artificio letterario per scavare a fondo, per dire cose scomode. Un’irriverenza ereditata dalla trap che contrasta con le citazioni colte di cui pullulano le sue canzoni, frutto della sua curiosità e dei suoi tanti interessi. Privilegio raro è un album ancora più personale del precedente, dal quale musicalmente si distacca, forgiando un sound scuro e in parte aggressivo, ma di un’aggressività che si traduce in una scelta sonora inedita, in cui si mescola passato e futuro, alto e basso, classico e moderno, nuovo e vecchio, in un deragliamento continuo che però riesce sempre a trovare una propria fortissima coerenza.

Già dall’uscita della title track, brano – manifesto accompagnato da un bellissimo video diretto da Luca Lumaca (https://www.youtube.com/watch?v=B1qQX3v_rtU), Tutti Fenomeni aveva anticipato la magia che sarebbe stata il disco. Una magia confermata anche dall’ultimo video di “A Roma va così”, per la regia di Tommaso Arnaldi e Andrea Carbonaro, un omaggio al cinema italiano del ‘900 e al modo in cui i grandi capolavori del cinema hanno raccontato la Capitale: (https://www.youtube.com/watch?v=k0sPAZBzLPs)

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Come un alchimista un po’ folle, Tutti Fenomeni si costruisce in laboratorio il suo mondo musicale. Che non è indie, non è rap, non è pop: è tutto e tutto il suo contrario. Unico. Inclassificabile. Imprevedibile.

Le prime date confermate dell’Antidoto Alla Morte Tour:

GIOVEDI 12 GENNAIO – TORINO – HIROSHIMA MON AMOUR

VENERDI 13 GENNAIO – RONCADE (TV) – NEW AGE CLUB

SABATO 14 GENNAIO – BOLOGNA – LINK 

VENERDI 20 GENNAIO – LIVORNO – THE CAGE THEATRE 

SABATO 21 GENNAIO – BRESCIA – LATTERIA MOLLOY 

GIOVEDI 26 GENNAIO – NAPOLI DUEL BEAT 

SABATO 28 GENNAIO – CATANIA MERCATI – GENERALI 

VENERDI 03 FEBBRAIO – PERUGIA – URBAN CLUB 

MERCOLEDI 15 FEBBRAIO – MILANO – MAGAZZINI GENERALI 

VENERDI 24 FEBBRAIO – ROMA – LARGO VENUE

foto di Paola Onorati

“Truth Be Told”, in arrivo la terza stagione (trailer)

Apple TV+ ha presentato oggi il trailer della terza stagione di “Truth Be Told”, la serie antologica vincitrice del NAACP Image Award, con il premio Oscar Octavia Spencer, che è anche produttrice esecutiva, e la new entry, pluripremiata, Gabrielle Union.

La terza stagione, composta da 10 episodi, è stata ideata dalla scrittrice, showrunner e produttrice esecutiva Nichelle Tramble Spellman e vede la Spencer riprendere il ruolo di Poppy Scoville, reporter investigativa trasformatasi in podcaster di cronaca nera, per occuparsi di un nuovo caso. La nuova stagione di “Truth Be Told” farà il suo debutto su Apple TV+ il 20 gennaio con il primo episodio, seguito da un nuovo episodio ogni venerdì fino al 24 marzo.

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Basata sul romanzo “While You Were Sleeping” di Kathleen Barber, “Truth Be Told” offre uno sguardo unico sull’ossessione americana per i podcast true crime e conduce il pubblico a considerare quale sia il risvolto della medaglia quando la ricerca della giustizia viene data in pasto all’opinione pubblica.

Nella terza stagione, Poppy (Octavia Spencer), frustrata per la mancanza di attenzione da parte dei media nei confronti della scomparsa di alcune giovani ragazze nere, si allea con una preside dai modi poco ortodossi (Gabrielle Union) per mantenere i nomi delle vittime ben visibili agli occhi di tutti, mentre segue le tracce di un sospetto giro di traffico sessuale di cui potrebbero essere rimaste vittime. Oltre a Gabrielle Union, nel cast della terza stagione tornano Mekhi Phifer, David Lyons, Ron Cephas Jones, Merle Dandridge, Tracie Thoms, Haneefah Wood, Mychala Faith Lee e Tami Roman.

La serie è creata da Nichelle Tramble Spellman, che è anche produttrice esecutiva. Maisha Closson è la showrunner della terza stagione. Tra i produttori esecutivi insieme a Maisha Closson e Octavia Spencer ci sono Mikkel Nørgaard, Reese Witherspoon e Lauren Neustadter per Hello Sunshine, Peter Chernin e Jenno Topping per Chernin Entertainment e Brian Clisham per Orit Entertainment.

Sul palco del Teatro Brancaccio di Roma arriva Pierluca Mariti con lo spettacolo “Ho fatto il classico”

Spassoso, arguto, irriverente, Omero avrebbe definito anche lui “dal multiforme ingegno”. Un astro nascente della comicità italiana, a cui la definizione di influencer sta semplicemente troppo stretta. Domenica 15 gennaio alle ore 21 Pierluca Mariti, in arte @Piuttosto_che, arriva al Teatro Brancaccio di Roma (Via Merulana, 244), tempio per eccellenza della comicità, dopo un trionfale tour estivo che lo ha visto impegnato in 21 date, tutte sold out da nord a sud, portando in scena il suo spettacolo “Ho fatto il Classico”: un reading che combina monologhi comici con momenti di improvvisazione, qualche incursione didattica e fugaci passaggi emotivi.

Pierluca Mariti porta sul palco la creatività e l’ironia che lo hanno reso popolare e apprezzato su Instagram. Grazie a un mix di balli amatoriali, ricette finite male, parodie e poste del cuore che non risolvono problemi, il suo profilo conta ormai più di 210 mila follower: una community fedele e appassionata, riunita anche in gruppi Telegram a livello nazionale e regionale, pronta a contendersi i biglietti del tour.

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Candidato ai Diversity Media Awards come “miglior creator dell’anno”, nella sua attività sui social Pierluca Mariti offre la sua ricetta del buonumore per raccontare e indagare il cambiamento nella società. Partendo dalla sua prospettiva di trentenne alle prese con la vita quotidiana, @piuttosto_che indaga le relazioni, i diritti e le questioni di genere e la cultura pop attraverso un racconto leggero e ironico, all’occorrenza con la dovuta serietà. “Fa ridere ma anche riflettere”, come si suol dire.

Fra Ludovico Ariosto e Britney Spears*, “Ho fatto il Classico” è una lettura antologica, ironica e dissacrante dei grandi classici onnipresenti nei programmi scolastici italiani, per guardarli con la lente dell’attualità, senza la pretesa di voler trarre grandi insegnamenti di vita, ma piuttosto con la voglia di ridere del presente in un viaggio attraverso le parole del passato.

Un irresistibile ibrido fra recitazione, scrittura e improvvisazione che crea collegamenti sorprendenti tra la contemporaneità e le opere del passato. Così Astolfo che recupera il senno dell’Orlando furioso ci ricorda che alla fine la bussola si può ritrovare, Puccini ci insegna a non abbandonarsi ad attese infinite in amore perché spesso finiscono male, l’inno d’Italia viene rivisto in un’ottica più attuale, soprattutto alla luce degli scossoni politici dell’ultimo anno, in Italia e non.

“Ho fatto il Classico” è uno show senza pretese letterarie o filologiche in cui molti potranno riconoscersi, ma anche un modo per Pierluca di sfondare la quarta parete rappresentata dallo schermo dello smartphone per raccontarsi anche dal vivo. Perché “ride bene chi ride di sé”.

Il tour è prodotto dall’associazione culturale We Reading, progetto di letture non convenzionali diffuso in diverse città italiane. Il tour è in collaborazione con Durex che lo supporterà con l’iniziativa #ALuciAccese, progetto nato per dialogare apertamente di benessere sessuale e affettività affine ai valori dello spettacolo. Durex con #ALuciAccese si legherà al momento finale dello spettacolo in cui Pierluca dal palco dialogherà con il pubblico attraverso la sua celebre posta del cuore “Tell Mama”.

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BIO PIERLUCA MARITI

Classe 1989, diplomato classico e giurista pentito, Pierluca Mariti ha lavorato per sette anni come manager in una multinazionale. Poco prima della pandemia ha deciso di rispolverare la sua mai sopita passione, l’intrattenimento, prima con la stand up comedy, poi attraverso il proprio profilo Instagram, @piuttosto_che. Quello che era nato come un passatempo creativo, in pochi mesi, ha assunto le dimensioni di un vero e proprio lavoro.

Il simbolo più esemplificativo del suo approccio “fa ridere ma anche riflettere” è “Tell Mama”, la rubrica più amata dalla sua community: una serie di Instagram stories in cui Pierluca risponde ironicamente a questioni di cuore e non solo. Una rubrica che viene riproposta anche nella parte finale dei suoi spettacoli, rispondendo alle domande che il pubblico gli scrive sui bigliettini. Proprio come si faceva alle assemblee di istituto del liceo.

Oltre alla creazione dei contenuti sui social, Pierluca ha pubblicato diversi articoli per il quotidiano Domani, ha partecipato a podcast e programmi radio (non ultimo “Piuttosto Che”, di cui è stato co-conduttore su Radio Lattemiele nella primavera 2022) e sale sul palco non appena può, sia con pezzi comici estemporanei che con monologhi impegnati  come “È da femmina” al TedX di Ferrara.

IG: https://www.instagram.com/piuttosto_che/?hl=it

BIO WE READING

We Reading è progetto di lettura non convenzionale diffuso in diverse città italiane. È un nuovo modo di vivere la parola scritta attraverso la voce e lo stare insieme.

Sono incontri in cui un lettore sceglie secondo il proprio gusto l’autore o il tema dell’incontro e come impostarlo: dalla semplice lettura al dialogo, fino alla performance. Musicisti, giornalisti, lavoratori, artisti, docenti, studenti: ogni stagione mira a rappresentare il panorama culturale della città che la ospita. Ogni spettacolo è inedito e crea un’intimità tra l’ospite e il pubblico, che accede gratuitamente agli spettacoli, rompendo la quarta parete del palcoscenico.

We Reading è anche un portale, un network di gruppi di ragazzi, tutti volontari, che scelgono di riproporre questa forma di spettacolo nella propria città.

Oggi We Reading è presente con rassegne continuative su Bologna, Milano, Torino, Roma, Cesena, Terni. Organizza 2 festival (We Reading Festival nazionale in primavera e Uni Reading in autunno), produce e circuita spettacoli propri.

Lavora in sinergia con istituzioni, associazioni e attività del territorio allo scopo di fornire una proposta artistica e di promozione culturale delle città e dei territori sempre più di valore. Nata nell’estate 2016, a oggi l’associazione We Reading Aps ha realizzato oltre 450 spettacoli, coinvolgendo più di 280 lettori/performer, 20 concerti live, prodotto 10 festival, lavorato su più di 50 location, 25 città e regioni, prodotto e circuitato spettacoli teatrali e offerto percorsi di Tirocinio per studenti.

“Bob Dylan blues”: storia e origini della canzone fantasma di Syd Barrett

È il 1964 e due giovanissimi Syd Barrett e David Gilmour, non ancora consapevoli di diventare i padri, assieme a Roger Waters, di una delle più grandi rock band di sempre chiamata Pink Floyd, assistono al concerto di un artista che, negli anni a venire, si sarebbe rivelato come uno tra i più influenti e autorevoli cantautori della storia: Bob Dylan. Rispetto a Jimi Hendrix e John Lennon, Dylan è stato un modello per il giovane Barrett, grande fan del blues (basti pensare che il nome “Pink Floyd” fu ideato proprio da Barrett, in onore di due bluesmen i cui nomi erano Pink e Floyd).

Imitando le musicalità di Dylan, allora, Barrett compose nel 1965 il brano “Bob Dylan Blues”.

Quelle registrazioni furono sessioni impegnative, anche a causa dei sintomi del disturbo mentale di Barrett, che all’epoca consumava marjuana e LSD. Fatto sta che Bob Dylan Blues non fu inclusa nel prodotto finale del disco “Barrett” del 1970. La traccia è stata registrata il 26 febbraio 1970, ed è un mistero il motivo per cui non è stata inserita nell’album. È rimasto perduto fino a quando David Gilmour non ha portato alla luce il nastro nella sua collezione personale quasi trenta anni dopo, trenta anni in cui questa canzone è stata praticamente una canzone fantasma.

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Fu allora che la traccia trovò la sua strada nella compilation del 2001, intitolata “The Best of Syd Barrett: Wouldn’t You Miss Me?”.

È assurdo che la canzone non sia stata inclusa nell’album “Barrett” perché, in poche parole, è geniale. Non vi sono più i toni psichedelici, qui Barrett fa la sua migliore imitazione di Bob Dylan. La traccia è tutta Barrett, alla chitarra acustica e alla voce, e presenta un lato totalmente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati.

I versi sono brillanti e ricchi di originalità. La prima strofa costituisce un precedente per il resto della canzone: “Ho il blues di Bob Dylan / E le scarpe di Bob Dylan / E i miei vestiti e i miei capelli sono in disordine / Ma sai che non me ne potrebbe fregare di meno”. Anche il ritornello è incredibile, “Perché sono un poeta, non lo sai / E il vento, puoi soffiarlo / Perché sono il signor Dylan, il re / E sono libero come un uccello sull’ala“.

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Barrett intendeva eseguire una benevola e divertente imitazione di Bob Dylan, riprendendo lo stile folk che aveva caratterizzato il cantautore soprattutto nei primi anni di carriera, e giocare su alcuni temi molto cari al cantante (l’essere poeta, il profetizzare…), oltre a prendere un po’ in giro il suo stile estetico (“I miei vestiti e i miei capelli sono in disordine”).

Il brano contiene tutto l’umorismo di Barrett ed è una delle canzoni più allegre che egli abbia mai prodotto. Un classico sottovalutato. Pensiamo che sia giunto il momento che “Bob Dylan Blues” abbia più amore. Sono momenti come questi che mostrano quanto sia stato un vero genio Syd Barrett.

Madame indagata per falso ideologico: ecco il post di cui non sentivamo il bisogno

[𝘈𝘨𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰: 𝘪𝘭 𝘱𝘰𝘴𝘵 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘥𝘢𝘮𝘦 è 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘱𝘰𝘪 𝘤𝘢𝘯𝘤𝘦𝘭𝘭𝘢𝘵𝘰] Arriva, molto atteso, dopo la bufera di queste settimane, il commento di Madame che irrompe sui social spiegando la sua posizione sull’indagine della Procura di Vicenza che la vede coinvolta in quanto indagata del reato di falso ideologico, poiché avrebbe ottenuto il certificato del green pass in modo illecito. C’è un piccolo dettaglio che non deve, però, sfuggire alla mente e soprattutto alla stampa italiana: Madame ci ha raccontato sui social tutta la vicenda, partendo da Adamo ed Eva, del perché non si sia vaccinata, tralasciando, invece, l’aspetto più rilevante e ipoteticamente grave.

ECCO IL POST PER INTERO

“Sono nata e cresciuta in una famiglia che per vari motivi ha iniziato a dubitare dei medici e delle misure della medicina tradizionale, spingendosi su ricerche alternative – esordisce la cantante 20enne – in effetti non solo non ho eseguito prontamente il vaccino del covid, ma non ho altri vaccini (..) Anche le cure mediche che ho ricevuto sono quasi sempre (tranne in casi in cui servivano medicine chimiche come antibiotici, antidolorifici cortisonici) state naturali”. 

Tralasciando le motivazioni per cui una famiglia, per vicende personali e probabilmente traumatiche, scelga la medicina “naturale” a quella “tradizionale” – tranne all’occorrenza (non a caso i medicinali citati non sono una passeggiata di salute per chi li assume) – ad ogni modo, proseguendo nella lettura del pensiero di Madame, ci si aspetterebbe di individuare e provare a spiegare perché la Questura l’abbia contattata e perché sia stata indagata. Invece no, si prosegue in una serie di giustificazioni sul perché non ci si fidi dei vaccini, sulla circostanza di aver chiesto a chiunque pareri – “Chiedo comunque ad amici e conoscenti cosa ne pensassero di questo vaccino  (..) SOLO “Successivamente chiedo anche a medici e a medici in pensione cosa ne pensassero”.

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Il racconto prosegue con Madame che spiega di essersi sottoposta ad innumerevoli visite, di essersi voluta informare bene prima di sottoporsi ad una serie di vaccinazioni. Accenna anche al fatto di non aver avuto tutte le vaccinazioni e qui si potrebbe aprire un vaso di pandora sulla frequentazione delle scuole dell’obbligo, ma andiamo oltre. Consiglia,  rivolgendosi a tutti coloro che le hanno scritto di “aver fatto bene a non vaccinarsi” e anche ai genitori “che reputo persone davvero intelligenti ma prese da un timore che li ha condotti in contesti poco affidabili”, di informarsi a mente lucida e fidarsi delle persone giuste. 

Conclude, infine, che “questa è stata la vicenda – questa è stata la morale”. 

Premesso che ognuno, con il proprio corpo e le proprie credenze, è libero di fare le scelte che più ritiene opportune, compresa quella di tirare in ballo in modo scialbo, i propri genitori, sfuggono una serie di considerazioni che è intellettualmente obbligatorio fare. 

Innanzitutto Madame nel suo inutilmente e lungo post non si è focalizzata sul problema principale, ovvero se abbia esibito e utilizzato o meno un green pass falso.  È vero, probabilmente sono spiegazioni da dare agli inquirenti ed alle autorità preposte – fortunatamente in Italia esiste ancora la presunzione di innocenza – ma attraverso il suo post oggi abbiamo assistito ad uno squallido uso dei social media per trovare giustificazioni di cui non sentivamo il bisogno, piene di contraddizioni e luoghi comuni.

Il nome di Madame compare nell’inchiesta che lo scorso febbraio ha portato all’arresto della dottoressa Daniela Grillone Tecioiu, assieme al suo compagno Andrea Giacoppo ed il dottor Erich Volker Goepel, accusati di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Gli inquirenti l’hanno indagata perché ipotizzano che la cantante si sarebbe procurata il Green pass falso quando era indispensabile per gli spostamenti e lo svolgimento di diverse attività professionali in Italia e all’estero. 

Insomma, Madame l’ha buttata in caciara puntando sulla paura, in un periodo storico complesso e difficile per il Paese, dove tutti vivevano nell’incertezza e anche nella paura se affidarsi o meno alla scienza. Ad oggi parteciperà a Sanremo, perchè come dichiarato da Amadeus “vale la presunzione di innocenza”. Passerà il tempo e la trama si sbroglierà, non siamo noi a dover giudicare il suo ipotetico falso ideologico, ma porsi come vittima di un sistema, sfruttare la comunicazione per spostare l’attenzione: proprio no.

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“Quasi amici”, al Teatro dei Marsi lo spettacolo con Massimo Ghini e Paolo Ruffini

Lo spettacolo “Quasi Amici” (dal film “Quasi amici” di Eric Toledano e Olivier Nakache) è una storia importante, di quelle storie che meritano di essere condivise e raccontate. Anche con il linguaggio delle emozioni più̀ profonde: quello teatrale. Protagonisti Massimo Ghini e Paolo Ruffini, adattamento e regia Alberto Ferrari. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro dei Marsi di Avezzano, l’8 gennaio 2023 per poi arrivare al Teatro Parioli di Roma dal 15 al 26 febbraio.

Note di Alberto Ferrari

Un adattamento per il teatro del soggetto e della sceneggiatura di Quasi amici è affascinante perché́ permette di dilatare, in drammaturgia teatrale, quelle emozioni che nascono per il cinema con un altro linguaggio, non solo visivo, ma anche filmico. Emozioni che devono irrobustirsi però con parole e simboli precisi sul palcoscenico per poter rimandare tutti noi a un immaginario condiviso con il quale far dialogare il proprio. E partecipare.

Ed è straordinario raccontare ancora più̀ nell’intimità̀ delle parole, degli scambi, delle svolte narrative, delle luci, dei movimenti, che solo una drammaturgia teatrale può̀ cogliere e restituire, dando il senso profondo di una grande amicizia in fieri. Osservando poi il percorso che compiono i due protagonisti per crescere, ognuno nella rispettiva vita e in quella dell’altro e di come uno diventi assolutamente necessario all’altro per poter proseguire indenne, o quasi, il proprio cammino su questa terra. Due uomini talmente diversi da costituire una teorizzazione dell’antimateria. Due particelle che potrebbero portare a un’esplosione, un annichilimento delle proprie personalità̀ e invece avviene il miracolo. Ed è questo Miracolo laico che vorrei raccontare.

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Un uomo molto agiato, ricco, molto ricco, troppo ricco, intelligente, affascinante; un uomo che vive di cultura e con la cultura vive, che si muove e conquista e soddisfa il proprio ego narcisistico con il cervello più̀ che con il corpo. Un uomo a cui il destino ha voluto, per contrappasso, relegare a solo cervello, facendolo precipitare con il parapendio e fratturandogli la quarta vertebra cervicale e riprendendosi il corpo. Quel corpo, che era solo un bagaglio della mente, ora nell’assenza, diventa il fantasma di un’identità̀ da inseguire e recuperare.

E un altro uomo che entra ed esce di galera, sin da ragazzino, svelto, con una sua intelligenza vivace e una cultura fatta sulla strada e nei film di serie b, che ha visto. Ma decisamente smart. Un uomo che preferisce porre il suo corpo avanti a tutto e lasciare il cervello quieto nelle retrovie. Un corpo che, da subito, ha cercato di farsi strada nelle periferie degradate, in cui un’incertezza diventa come in natura, essenziale per determinare il proprio posto nella catena alimentare. Un predatore che in realtà̀ è una preda delle proprie debolezze. Un uomo che si è privato della carica del cervello che avrebbe potuto essere per lui determinante.

Questi due uomini si incontrano per un caso e questo caso farà̀ sì che diventino uno per l’altro indissolubili, l’uno indispensabile alla vita dell’altro e lenitivo alla ferità fatale che ognuno ha dentro di sé. Non lo sanno ma loro possiedono un dono che ognuno può̀ donare all’altro: la leggerezza.

Come in Pigmalione assistiamo per osmosi a un’educazione alla vita e alla cultura e un’istruzione alla leggerezza. È l’assenza di leggerezza, più̀ che la malattia, che tiene ancorato sulla sedia Philippe, la sua pesantezza della vita, della sua percezione del mondo, che lo inchioda a decisioni sbagliate con la figlia adottiva, con i suoi collaboratori, ma soprattutto con se stesso.

Non si perdona mai. Da cosa non si è ben capito. Dalla difficoltà di vivere?

E l’altro uomo che ha fatto della sua leggerezza un modo per non occuparsi di nulla, di scansare ogni problema, ogni profondità̀, ogni disagio. Una leggerezza frivola, gassosa, che lo porta a risolvere tutto con il corpo, fisicamente e caso strano, pesantemente. Una leggerezza che ha la pesantezza di un dirigibile senza l’idrogeno. Una leggerezza senza controllo.

Paul Valéry ha detto: «Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume».

Uno usa il corpo e uno la mente. Occorre una ridistribuzione totale dei talenti. Nell’adattamento teatrale il ruolo di Philippe, l’uomo sulla sedia, dovrà̀ essere riequilibrato, perché nella versione cinematografica è molto sbilanciato il racconto a favore di Driss, l’uomo che arriva ad aiutarlo.

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Nella versione teatrale i due ruoli saranno equiparati per poter scavare molto di più̀ nel loro rapporto e nella loro ricerca di questa leggerezza calviniana che ci faccia emozionare, godere e ridere fino alle lacrime se necessario e alle lacrime anche arrivare nelle emozioni profonde, sulle loro riflessioni, sulla loro vita e sulle loro backstory.

Ho immaginato quindi, di inserire anche a quei momenti di sconforto che nel film, per necessità del tempo di racconto non hanno probabilmente trovato spazio, invece nella versione teatrale ci permettono di entrare nella psiche di un uomo completamente paralizzato che diventa tutt’uno con la sua sedia a rotelle elettrica. E nella testa di un altro uomo che ha considerato la vita fino allora come un aperitivo leggero da ingurgitare e poi tranquillamente digerire.

Ad esempio: un sogno in cui Philippe si sveglia e lo vediamo camminare. E questa cosa ci disorienta. Philippe chiama subito Driss, è entusiasta della notizia che gli deve dare e Driss arriva ma è lui sulla sedia a rotelle. Philippe, come nel peggiore incubo, si rende conto che è solo un sogno e si sveglia madido di sudore nel suo letto. Ma nel sogno, per una volta, ha capito la strada. Ha perso la gravità che gli dava pesantezza.

Ma la ricerca alla leggerezza passa anche per la comicità. Ridere sarà̀ il veicolo segreto per arrivare a comprendere ancora di più̀ i meccanismi che regolano la vita e i destini di questi uomini. Ridere di sé e dell’altro per conoscere di più̀ in profondità̀ chi ci sta davanti: nudo, senza schermi. Un uomo macchina che custodisce gelosamente l’essenza del suo essere uomo in un incontro epistolare con una donna che potrebbe risultare la sua ragione di vita. Che alla fine potrà̀ restituirci uno scampolo di vita reale.

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Per la regia mi sono immaginato un grande spazio aperto, un grande panorama illuminato come una giornata estiva, una notte autunnale, un pomeriggio piovoso. E un piano inclinato che dirada verso il proscenio e che racchiuda al suo interno tutti i luoghi della vicenda, che si aprono e diventano a volte studio, camera da letto, salotto, a volte ristorante eccetera. Ma poi richiudendosi all’interno del praticabile ci restituiscono solo una pianura inclinata in cui far scivolare dolcemente la sedia a rotelle o faticosamente spingerla in salita. Un non luogo esterno che potrebbe essere una spiaggia con il mare davanti, la platea, o un prato dove volano i parapendii e dove nel finale, per realismo magico, seguendo un aquilone che Driss fa volare nel vento di un pomeriggio, Philippe finalmente acquisisce la sua leggerezza e si stacca dalla sua sedia a rotelle e vola come se fosse sul parapendio lasciando finalmente quella sedia che lo schiacciava verso la gravità più̀ pesante del mondo.

Philippe ha perso la gravità. Ha imparato la leggerezza e Driss, la leggera profondità̀ che non lo fa volare e tiene Philippe ancorato a sé, come un riferimento importante. La loro amicizia, una centratura, per vivere ed essere uomini un po’ più̀ consapevoli della meraviglia e poter ridere, finalmente a crepapelle.

“La scelta – Così Ratzinger rinunciò al papato”: Ezio Mauro intervista Monsignor Georg Gänswein

Nel giorno dei funerali di Benedetto XVI, giovedì 5 gennaio alle 23.40 su Rai 3, va in onda in prima visione tv “La scelta – Così Ratzinger rinunciò al papato”, che propone l’intervista rilasciata poco prima della scomparsa del Papa emerito da Monsignor Georg Gänswein a Ezio Mauro per il nuovo programma di Rai Approfondimento e Stand by me “La scelta”. Un racconto inedito della decisione che ha cambiato per sempre la storia del pontificato attraverso la voce dell’uomo che è stato al fianco di Joseph Ratziger per 19 anni, durante il papato e dopo le dimissioni, fino alla sua morte.

Attraverso le parole di Padre Georg – da 38 anni al servizio della Chiesa, arcivescovo di Urbisaglia, Prefetto della Casa Pontificia, segretario personale di Joseph Ratzinger dal 2003 – Ezio Mauro ripercorre la storia di Papa Benedetto XVI, dall’elezione il 19 aprile 2005 agli scandali sessuali, morali ed economici che hanno colpito la Chiesa in quegli anni, fino al momento più coraggioso e controverso della parabola di Ratzinger, la scelta di rinunciare al papato, comunicata ufficialmente l’11 febbraio 2013 durante un Concistoro ordinario e a Padre Georg già a settembre 2012.  

 “La mia reazione immediata [quando ho saputo della sua decisione] è stata di dirgli: ‘Santo Padre è impossibile, questo non è possibile (…) si deve e si può pensare a ridurre gli impegni. Ma lasciare, rinunciare è impossibile…’- racconta Padre Georg. “Mi ha lasciato parlare. E poi ha detto: ‘Può immaginare che hopensato, ho riflettuto, ho pregato, ho lottato. E questa è una decisione presa, che voglio comunicare a lei, non è una tesi da discutere, non è una quaestio disputanda. È deciso. E lo dico a lei, adesso non deve dirlo a nessuno’”.

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Nel corso dell’intervista con Ezio Mauro, Padre Georg ripercorre il rapporto personale di profondo rispetto e amicizia con Joseph Ratzinger, dal primo incontro nel 1995 (“La mia prima impressione è indimenticabile: una personalità forte ma molto naturale, molto mite ma molto, molto decisa), prima che nel 2003 Ratzinger, allora Prefetto della congregazione per la dottrina della fede, lo chiamasse a lavorare per lui come segretario personale, carica riconfermata dopo la sua elezione a Papa. 

Tra i tanti temi affrontati, le difficoltà sorte nel corso del papato, come emerso già nella sua prima omelia, il 24 aprile 2005, (“Pregate per me, perché io non fugga per paura davanti ai lupi”), fra cui il cosiddetto “Vatileaks”, con alcuni documenti privati sottratti dalla scrivania di Padre Georg (‘Gli ho detto ‘Santo Padre, la responsabilità è mia, me l’assumo. Le chiedo di dimettermi o di darmi un altro lavoro’. Mi ha risposto ‘No, no, siamo un piccolo gruppo qui: vede, c’era uno che ha tradito persino nei 12 [apostoli], si chiama Giuda. Noi rimaniamo insieme’”). 

Inevitabile anche un confronto tra la scelta di Benedetto XVI e quella del suo predecessore, Giovanni Paolo II, di restare in carica fino alla fine, anche mostrando la sua malattia (“Lui una volta mi ha detto: ‘Non posso e non voglio copiare [il modello di Giovanni Paolo II] perché non è il mio. Io devo confrontarmi con la mia vita, con le mie scelte, con le mie forze’. Questa scelta secondo me richiede non soltanto coraggio, molto, molto coraggio, ma anche umiltà, molta, molta, molta umiltà”) e la scelta per sé del titolo di Papa Emerito, dopo l’abdicazione (“Penso abbia scelto lui, personalmente. Penso che davanti a una decisione così eccezionale tornare Cardinale sarebbe stato, anche secondo me, non naturale”) e il suo ruolo successivo (“È chiaro che anche se si chiama Papa Emerito, c’è un solo Papa regnante, e questo è Francesco”, “Lui stesso ha detto sempre che non era più Papa regnante, rimane nel recinto di Pietro e il suo impegno e il suo ruolo adesso sono di pregare per il suo successore e per la Chiesa”).

Il racconto, che alterna l’intervista a Padre Georg a immagini di repertorio precedenti e successive all’elezione di Ratzinger, è arricchito dalle testimonianze di Alberto Melloni, storico del Cristianesimo che nella puntata analizza gli effetti dello scandalo Vatileaks sul pontificato di Ratzinger, di Agostino Paravicini Bagliani, storico della Chiesa ed esperto delle tradizioni cristiane e del mondo papale dai tempi di San Pietro fino a oggi, e della giornalista Giovanna Chirri, che al tempo della rinuncia di Ratzinger lavorava per l’Ansa ed fu la prima a comprendere la dichiarazione di Benedetto XVI dando la notizia al mondo.

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“La scelta – Così Ratzinger rinunciò al papato” è la prima delle 4 puntate del programma “La Scelta” di Ezio Mauro, in onda su Rai3 dal 30 gennaio, per analizzare alcune scelte che hanno segnato o stanno segnando la vita del mondo e del nostro Paese, cercando risposte attraverso dei faccia a faccia con grandi protagonisti e autorevoli voci terze di esperti sul tema, approfondendo ogni decisione presa da diverse angolature per permettere allo spettatore di decifrare complessi temi di attualità, economia, politica, cultura e società.
“La scelta” è una produzione Rai Approfondimento e Stand by me, un programma di Ezio Mauro, prodotto da Simona Ercolani, scritto con Lorenzo De Alexandris, Riccardo Liberatore, Simone Passarella, con la consulenza di Paolo Rodari. Produttore esecutivo Simona Meli. Delegato Rai Maria Laura Ballesio. Regia di Cristian Di Mattia.

“Billy Elliot” ad aprile al Sistina con Giulio Scarpati e Rossella Brescia

Giulio Scarpati e Rossella Brescia saranno i protagonisti della nuova edizione firmata Massimo Romeo Piparo di “Billy Elliot“, il celebre musical che arriverà sul palcoscenico del Teatro Sistina il prossimo 13 aprile. Al Sistina già si lavora a questo prossimo e ormai ‘storico’ titolo, uno dei gioielli della ‘collezione’ della PeepArrow Entertainment.

Basato sull’omonimo film di Stephen Daldry, e con le musiche di Elton JohnBilly Elliot è un musical dal respiro internazionale entrato nel cuore di tutti coloro che credono nei sogni e amano l’arte della danza.

La passione per il ballo, ma anche il valore dell’amicizia e della tenacia nel raggiungere i propri obiettivi, sono al centro della coinvolgente storia del protagonista Billy, ragazzino pieno di talento che nella bigotta e austera Inghilterra di Margaret Thatcher vuole diventare a ogni costo un ballerino. Il ragazzo è pronto a mettere in gioco tutto se stesso, anche andando contro l’ottusità del padre e del fratello, pur di realizzare il desiderio di ballare.

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Sarà proprio Giulio Scarpati, popolare attore dalla lunga carriera vissuta tra teatro, cinema e tv, a vestire i panni di Jackie Elliot, il padre di Billy, che non accetta l’amore del figlio per la danza e vorrebbe vederlo seguire la sua personale passione per il pugilato. Per Scarpati sarà un graditissimo ritorno al Sistina dopo tanti anni di assenza (era stato Don Silvestro nell’edizione 2002 di “Aggiungi un posto a tavola”) soprattutto perché il ruolo di questo padre burbero, bigotto e maschilista gli permetterà di presentarsi in una veste inedita al pubblico.


Giulio Scarpati (Foto Azzurra Primavera)

Rossella Brescia debutta con il suo indiscutibile talento nel mondo del musical. Dopo il grande successo della Commedia “Belle Ripiene” diretta da Piparo, adesso darà voce e verve a Mrs. Wilkinson, la maestra di danza che scopre il grande talento di Billy e scommette sul suo futuro nonostante l’acceso conflitto con suo padre: un ruolo che sembra disegnato su misura per l’attrice e conduttrice, che attingerà inevitabilmente a tutta la propria esperienza di danzatrice.

Rossella Brescia

La seconda stagione di “Fondazione”: oltre lo spazio e il tempo nella serie ispirata ai racconti di Asimov

Apple ha condiviso oggi un’anteprima della seconda stagione della serie di successo “Fondazione”. Il prossimo capitolo dell’epica saga prodotta da David S. Goyer e Skydance Television farà il suo debutto quest’estate su Apple TV+.  

Basato sui pluripremiati racconti di Isaac Asimov, il monumentale adattamento di “Fondazione” racconta il viaggio di un gruppo di esuli per ricostruire la civiltà nel pieno della caduta dell’Impero Galattico: personaggi cruciali che trascendono lo spazio e il tempo, superando crisi mortali, lealtà mutevoli e relazioni complicate, da cui dipende il destino dell’umanità.

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“Fondazione” vede protagonisti il vincitore del SAG Award e candidato all’Emmy Jared Harris nel ruolo del Dr. Hari Seldon; il candidato all’Emmy Lee Pace nel ruolo di Brother Day, Lou Llobell nei panni di Gaal Dornick, Leah Harvey in quelli di Salvor Hardin, Laura Birn nel ruolo di Demerzel, Terrence Mann nel ruolo di Brother Dusk e Cassian Bilton in quello di Brother Dawn.

A completare il cast della seconda stagione ci saranno Isabella Laughland che interpreterà Brother Constant, Kulvinder Ghir che vestirà i panni di Poly Verisof, Sandra Yi Sencindiver in quelli di Enjoiner Rue, Ella-Rae Smith nel ruolo di Regina Sareth di Cloud Dominion, Dimitri Leonidas che interpreterà Hober Mallow, Ben Daniels che vestirà i panni di Bel Roise, Holt McCallany nel ruolo di Warden Jaegger Fount, Rachel House nei panni di Tellem Bond e Nimrat Kaur in quelli di Yanna Seldon.

“Fondazione” è prodotto per Apple da Skydance Television sotto la guida dallo showrunner e produttore esecutivo David S. Goyer, insieme a Robyn Asimov, Alex Graves, David Ellison, Dana Goldberg e Bill Bost. 

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Alice in Chains, spunta un video inedito del ’96

Spunta un video inedito che mostra gli Alice in Chains in concerto al Tiger Stadium di Detroit il 28 giugno 1996, in supporto all’Alive/Worldwide tour dei Kiss. Si tratta di uno degli ultimi concerti con Layne Staley, che nel video canta due brani, Again e God Am.

Il filmato è ora disponibile su YouTube. Layne Staley, è giustamente considerato uno dei migliori cantanti della storia del rock, è stato il co-fondatore, insieme al chitarrista Jerry Cantrell. È stato ritrovato morto nel 2022 a soli 34 anni.

Grandi classici e omaggi a Puccini nel concerto di capodanno al Teatro del Giglio

Il capodanno 2023 a Lucca è iniziato con le note dell’overture della Carmen di Bizet e si è concluso con quelle della Marcia di Radetzky, entrambe eseguite al Teatro del Giglio nell’ambito del concerto con il quale si è aperto l’anno in città. L’esibizione ha portato la firma del maestro e direttore d’orchestra Alberto Veronesi che, per l’occasione, ha diretto l’Orchestra del Festival Puccini, accompagnato sul palco anche dal soprano Claire Coolen e dal tenore Amadi Lagha che, all’interno dell’evento, hanno omaggiato Giacomo Puccini che nacque proprio qui, nella città toscana.

Un intenso e variegato excursus musicale tra le splendide melodie di Georges Bizet, Giacomo Puccini, Richard Strauss, Johann Strauss Sr. e Jr., Manuel de Falla e John Philip Sousa dalla durata di un’ora e mezza circa. Il teatro, colmo per l’occasione, è stato definito dal sindaco di Lucca, Mario Pardini, il luogo ideale per ripartire, perché sulla cultura Lucca ha dimostrato – e dimostra – di voler investire. Veronesi, mattatore del concerto, ha presentato i pezzi con aneddoti storici e la consueta simpatia che lo ha contraddistinto in tutti questi anni, e fa specie pensare che alcuni dei brani eseguiti sul palco al tempo della loro uscita furono bollati come poco validi o di scarsa qualità.

L’appuntamento, sicuramente tra i più attesi del periodo natalizio, è stato il giusto modo per inaugurare l’anno nel segno della cultura e lanciare l’ennesimo messaggio che di cultura si vive, messaggio che riecheggia con puntuale precisione nel tempo ma che non tutti sembrano avere recepito. Tagli di fondi e sovvenzioni, scarsità di promozione e luoghi destinati a tale scopo che chiudono sono segnali che non possono, né devono, essere ignorati. Se dalla cultura si deve ripartire, sulla cultura si deve investire allora.

“Male” è l’album che segna il ritorno dei Moostroo

Male” è il nuovo album della band bergamasca Moostroo. “L’idea di svagare e ‘spensierarsi’ con ciò che produciamo, ci fa orticaria. Quindi a questo giro diamo forma di carezze a schiaffi alla vita”. “Male” è solo un lato della medaglia, una condizione che non può esistere senza una controparte. Niente è male se non c’è un Bene con cui paragonarlo”.

“Per questo l’album rappresenta la prima parte di un progetto che, affrontando il dualismo, si esprimerà con un secondo disco in uscita fra un anno. Ma i due lavori saranno sempre necessariamente legati l’uno all’altro. «Abbiamo impostato il lavoro concentrandoci sul rapporto dialettico tra due poli opposti: caos e ordine e, senza entrare in approfondite disquisizioni filosofiche, abbiamo semplicemente rilevato quanto i due poli siano costitutivi della rappresentazione dell’uomo nel mondo in molteplici e pervasive forme, che tra l’altro abbiamo empiricamente sperimentato proprio nella produzione di questo nuovo materiale. Il risultato è un insieme di canzoni schierate su due fronti contrapposti, quasi conflittuali e quindi in relazione tra loro, che per didascalica comodità e chiarezza comunicativa pensiamo come “Bene” e “Male”.”, dichiara la band

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Il disco arriva dopo 5 anni dall’ultima pubblicazione ed è nato con due diverse forme di lavorazione: “alla vecchia”, a partire da demo di chitarra e voce, e “al rovescio”, partendo da brevi suggestioni di jam registrate in sala prove nel periodo pre-pandemico, che hanno preso forma di canzone a posteriori e a cui il testo è stato cucito addosso.

 Il gruppo ha curato anche tutto il lavoro di post-produzione, introducendo una componente elettronica che è stata una nuova entusiasmante frontiera di ricerca. Franz è il regista della produzione artistica, oltre a dedicarsi alla registrazione e alla regia dell’editing e al mix. Dulco resta la penna del gruppo, dedicandosi a soppesare le parole e ad articolare la melodia, dotando i brani di un’anima e costruendo una narrazione da suggestioni autobiografiche verso immaginari interpretabili all’ascolto. Igor invece maneggia il necessario rinnovamento anche dell’approccio allo strumento, con l’introduzione di una batteria elettronica con campionature.

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Le suggestioni reciproche sono permanenti e contaminanti. L’intero progetto è accompagnato visivamente dalla pubblicazione di carte di tarocchi, disegnate da Lucrezia Fontana in arte Aizer, ognuna delle quali si lega a uno dei brani in uscita. I Moostroo sono Dulco Mazzoleni (voce e chitarra classica distorta), Francesco Pontiggia (basso e basso a due corde) e Igor Malvestiti (batteria essenziale ed elettronica). Il suono che ne viene fuori è a tratti grezzo e poderoso senza diventare muscolare e grottesco e a tratti aereo e onirico, spesso denso di passionalità. Etichetta: Do INK Yourself.

Da Flaiano a Roth, libri che raccontano grandi scrittori

Foto di Tom Hermans su Unsplash

“Che fantastica storia è la vita“, cantava Antonello Venditti nel 2003. Una storia che in effetti, per essere raccontata al meglio, ha bisogno della giusta sensibilità, di una penna capace di valorizzarla, di una voce che sappia restituircela in tutto il suo spessore.

Ed ecco perché, spesso, i libri dedicati alla biografia di personaggi che hanno lasciato il segno nel mondo culturale in cui hanno vissuto non si limitano a meri resoconti di fatti e momenti, piuttosto diventando delle vere e proprie opere letterarie, curate con attenzione da chi riconosce la loro importanza ed è in grado di renderla suggestiva e toccante.

In questa selezione, che non ha la pretesa di essere esaustiva e in cui i testi non sono proposti in ordine di importanza, presentiamo quindi alcune biografie letterarie da poco arrivate in libreria, nonché diari e scambi epistolari pubblicati nella seconda metà del 2022 grazie ai quali scoprire o riscoprire il fascino di alcune personalità chiave del Novecento…

Cominciamo da Ennio l’alieno. I giorni di Flaiano (Mondadori) di Renato Minore e Francesca Pansa, due giornalisti che si sono conosciuti – e che hanno conosciuto Ennio Flaiano (1910-1972) – in occasione di una serata di poesia organizzata a Villa Borghese negli anni Ottanta. A distanza di quarant’anni da quell’incontro folgorante, ripercorrono ora le tappe della sua vita concentrandosi sulla sua ironia, sul suo talento letterario e cinematografico, sul rapporto con sua moglie Rosetta e, soprattutto, sulle città in cui ha abitato: da Pescara a Roma, dov’è entrato a contatto con i più importanti uomini del cinema e delle lettere del suo tempo, e si è fatto strada in un mondo che tuttora lo considera un “marziano”, diverso com’era da chiunque altro l’avesse preceduto.

Anche Tommaso Pincio ha appena dedicato un libro molto particolare a Flaiano, Diario di un’estate marziana, edito da Giulio Perrone Editore.

Restando in tema di personalità fuori dagli schemi, che precorrono il loro tempo e che spesso finiscono per trascenderlo, non possiamo non menzionare l’autore americano Charles Bukowski (1920-1994). Forse non tutti sanno che, nel 1960, l’ex modella di Vogue e direttrice dell’Anagogic & Paideumic Review Sheri Martinelli gli mandò una lettera di rifiuto che lo spinse a risponderle e a intrattenere con lei una lunga corrispondenza, ora data alle stampe da Guanda nel volume Notti di bevute e schiamazzi (traduzione di Simona Viciani). Un concentrato di opinioni in contrasto fra loro, ma anche di grande rispetto e di idee di spessore, che ci permettono di conoscere da una prospettiva inedita uno fra gli intellettuali più sfaccettati e insoliti del secolo scorso.

E torniamo ora in Italia in compagnia di Giulia Caminito, scrittrice classe 1988 che nel 2021 ha vinto il Premio Campiello ed è stata in finale al Premio Strega con il romanzo L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani), e che di recente è tornata in libreria con Amatissime, edito da Giulio Perrone Editore, in cui si racconta a cuore aperto mescolando agli eventi cruciali della sua esperienza personale le vicende di altre cinque donne che hanno fatto la storia della letteratura italiana: Elsa Morante, Paola Masino, Natalia Ginzburg, Laudomia Bonanni e Livia De Stefani. Un’opera in cui i piani temporali e le singole biografie si sovrappongono, andando a comporre un mosaico che è al tempo stesso un omaggio a cinque amatissime protagoniste del nostro panorama culturale.

Rimaniamo nel nostro Paese e continuiamo a parlare di figure femminili, focalizzandoci stavolta sull’attrice e scrittrice siciliana Goliarda Sapienza (1924-1996). A riportare alla luce la sua storia è, in un delicato testo Einaudi intitolato proprio Goliarda, l’uomo che ha vissuto per anni accanto a lei, ovvero il marito Angelo Pellegrino. A lui e alla presenza di una fotografa di nome Judith, che vorrebbe tornare nella cittadina di Gaeta dove i due hanno trascorso gran parte della loro vita, si deve infatti una rievocazione ricca di dettagli e di considerazioni intime, di episodi e di ricordi, che nel descrivere il bar in cui scriveva L’arte della gioia e gli altri luoghi che frequentava conferisce alla sua produzione letteraria e alle sue scelte sociali una tenerezza nuova e densa di ammirazione.

Con Tu, un secolo (Mondadori) dell’intellettuale Raffaele La Capria, venuto a mancare lo scorso giugno all’età di 99 anni, ci addentriamo invece in un territorio ancora più singolare, perché stavolta è l’autore direttamente interessato ad aver curato un libro sul proprio conto, evitando però di ricorrere a un’autobiografia nel senso più classico del termine e scegliendo di descriversi, piuttosto, attraverso le parole che ha scambiato per oltre settant’anni con amici e colleghi: da Claudio Magris a Sandro Veronesi, da Emanuele Trevi a Silvio Perrella, passando per Pier Paolo Pasolini, Eugenio Montale, Elisabetta Rasy, Edoardo Albinati e Pietro Citati, in una raccolta di aneddoti e di pareri che costituisce l’eredità più preziosa lasciataci dal vincitore del Premio Strega 1961.

Passiamo adesso a una pubblicazione controversa, quella che lo scrittore ed educatore Blake Bailey ha consacrato in Philip Roth. La biografia (Einaudi, traduzione di Norman Gobetti) al genio di Newark, scomparso nel 2018 all’età di 85 anni e autore di capolavori come Il teatro di Sabbath e Pastorale americana. Ritirato dal mercato a seguito delle accuse di molestie rivolte a Bailey, infatti, il testo ha poi trovato un altro editore e ha esaudito la richiesta dello stesso Philip Roth di rendere il suo profilo interessante e non di riabilitarlo, attraverso un ritratto basato su una sorprendente mole di materiale che non trascura i tratti più complessi e dibattuti della sua personalità, e che rimane scorrevole e sorprendente dalla prima all’ultima pagina.

In occasione del centenario dalla nascita del giornalista, scrittore e traduttore Luciano Bianciardi (1922-1971), il 14 dicembre 2022, è arrivato sugli scaffali anche una nuova edizione della cosiddetta Trilogia della rabbia (Feltrinelli), in cui trovano spazio Il lavoro culturale, L’integrazione La vita agra. Stavolta ci troviamo sì davanti a tre romanzi, ma che fra le righe ci permettono di conoscere più da vicino l’Italia del boom economico e la vita dell’autore stesso, trattandosi di testi in cui l’invenzione letteraria si sovrappone al racconto autobiografico. La dimensione verosimile – e spesso veritiera – della prosa di Bianciardi si trasforma, così, nello strumento più affidabile che abbiamo a disposizione per esplorare i pensieri e le vicende che lo hanno riguardato in prima persona.

“Fino a che punto uno scrittore può odiarne un altro, che pure non ha mai incontrato di persona?“. È con queste parole che viene presentata l’ultima fatica letteraria del poeta e critico letterario Valerio Magrelli, cioè Proust e Céline. La mente e l’odio (Einaudi Stile Libero VS). Un saggio puntuale, che vuole analizzare l’astio di Louis-Ferdinand Céline (1984-1961) nei confronti del connazionale Marcel Proust (1871-1922), scomparso dieci anni prima del suo esordio nel mercato editoriale francese. Anche se i due sembrano diversi in tutto e per tutto, infatti, l’impressione di Magrelli è che la loro vita e la loro produzione possano essere ricondotte a una serie di elementi in comune, tanto nella forma quanto nei contenuti della loro scrittura…

E concludiamo con un libro della statunitense Vivian GornickAppunti di una ri-lettrice cronica (Bompiani, traduzione di Gabriella Tonoli), in cui il suo sguardo critico si concentra su nove fra gli autori che apprezza di più, dando vita a quello che viene presentato non come “un atto di nostalgia ma di creazione, una forma di confronto attivo tra l’io di un tempo e l’io di oggi”. Gli eventi che l’hanno segnata, infatti, si mescolano qui alla storia e ai libri di scrittori del calibro di D.H. Lawrence (1885-1930), Colette (1873-1954), Marguerite Duras (1914-1996), Doris Lessing (1919-2013) e Natalia Ginzburg (1916-1991), conferendo profondità e nuovi significati alla loro poetica in un’opera che sta a cavallo fra il memoir, il saggio critico e la biografia. 

Di Eva Mascolino Per IlLibraio.It

Baustelle, in arrivo il nuovo singolo “Contro il mondo”

Baustelle contro il mondo

Il 5 gennaio esce “Contro il mondo” per BMG, il nuovo singolo dei Baustelle, il gruppo che ha scritto le regole della musica alternativa in Italia. La formazione composta da Francesco Bianconi, Claudio Brasini e Rachele Bastreghi nel 2023 si prepara a tornare live con un tour tutto sold out, prodotto e organizzato da Vivo Concerti.

“Contro il mondo” è un brano scritto da Francesco Bianconi che conferma la genialità dell’intuizione dei Baustelle di guardare al passato come una risorsa e senza nostalgia. Il gruppo torna con un singolo in cui tradizione e azzardo si mischiano, dando prova ancora una volta della loro innata capacità di essere accattivanti, provocatori e profondamente all’avanguardia nel racconto della realtà che ci circonda. Nel singolo la quotidianità fatta di yoga, di aperitivi e di routine si scontra con la necessità di evasione che culmina in un grido di ribellione, il tutto a suon di rock and roll e atmosfere retrò, in pieno stile della band.

«Dove eravamo rimasti? Quanto tempo è passato? Chi sperava che saremmo migliorati ovviamente si sbagliava. Si continua piuttosto a vivere, con la ferocia di sempre e musica nuova. Questa canzone si chiama “Contro il mondo”: è una storiella, un film, una parabola, un grido, basso-rullante-chitarra elettrica, gomma da masticare. Il nostro ritorno al criticismo e al rock and roll. Maneggiate con cura» dichiarano i Baustelle

Fin dall’album di esordio “Sussidiario illustrato della giovinezza”, per arrivare all’ultimo disco, “L’amore e la violenza, vol.2”, passando per i grandi classici come “Charlie fa surf”, si sono distinti nel panorama musicale italiano per aver raccontato la contemporaneità con un linguaggio rivoluzionario, diretto, profondo e con sonorità volutamente vintage, dando inizio ad una vera e propria tendenza. 

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Con l’aggiunta di due nuove date a Bologna e un nuovo live a Milano, sono otto i concerti sold out che li porteranno nei più prestigiosi club d’Italia nel 2023, per un viaggio musicale nel repertorio di questo gruppo che ha sempre attirato l’attenzione di pubblico e critica.

Queste le date del tour nel 2023: il 2 maggio a Firenze, Tuscany Hall, il 3 maggio a Roma all’Atlantico, il 5 maggio a Bologna all’Estragon, il 6 maggio a Venaria Reale (TO) al Teatro della Concordia, l’8 e il 9 maggio a Milano all’Alcatraz e l’11 e il 12 maggio nuovamente a Bologna all’Estragon. Info su vivoconcerti.com    

Per il ritorno sulle scene, i Baustelle hanno firmato con BMG per la prossima uscita discografica e il management è affidato a Matteo Zanobini di Picicca Management.

CALENDARIO TOUR 2023:

Martedì 2 maggio 2023 – Firenze @ Tuscany Hall  – SOLD OUT

Mercoledì 3 maggio 2023 – Roma @ Atlantico – SOLD OUT

Venerdì 5 maggio 2023 – Bologna @ Estragon – SOLD OUT

Sabato 6 maggio 2023 – Venaria Reale (TO) @ Teatro della Concordia – SOLD OUT

Lunedì 8 maggio 2023 – Milano @ Alcatraz – SOLD OUT

Martedì 9 maggio 2023 – Milano @ Alcatraz – SOLD OUT

Giovedì 11 maggio 2023 – Bologna @ Estragon – SOLD OUT

Venerdì 12 maggio 2023 – Bologna @ Estragon – SOLD OUT

Palinsesto tv, il Capodanno di chi rimane a casa

Capodanno palinsesto tv

Se concerti in piazza, serate in discoteca, cenoni nei ristoranti o viaggi non rientrano nei vostri programmi, tranquilli, la soluzione per voi è in casa. Probabilmente in salotto o in camera da letto. Il vostro Capodanno potrà essere risolto dalla televisione.

La Rai, sul primo canale, offrirà l’ormai consueto concerto giunto alla 20° edizione. Condotto da Amadeus, “L’anno che verrà”, sarà in diretta da Perugia e vedrà il conduttore affiancato dalla coppia Paolantoni-Cirilli, ma dovrà fare a meno di Nino Frassica risultato positivo al Covid. A partire dalle 21 sul palco si alterneranno ospiti come Umberto Tozzi, Iva Zanicchi, Raf, i Ricchi e Poveri e Dargen D’Amico. Poi ancora Nek, Piero Pelù, Mr Rain, Noemi, Donatella Rettore, i Modà, Francesco Renga, LDA e i Matia Bazar.

Su Rai2, invece, il discorso di fine anno a reti unificate del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà seguito da “Gli Aristogatti” (21:20) mentre la mezzanotte sarà festeggiata con Show dogs – Entriamo in scena, film diretto da Raja Gosnell, con Will Arnett, Ludacris, Natasha Lyonne, Jordin Sparks, Gabriel Iglesias, Shaquille O’Neal. L’agente dell’FBI Frank ha come partner a quattro zampe il rottweiler Max. I due sono alle prese con le indagini relative al rapimento di un cucciolo di panda. Insomma anche i più piccoli sapranno come intrattenersi davanti gli schermi.

Rai3 punta sul Circo di Montecarlo e poi su “Blob” che regala il riassunto dell’anno appena trascorso.

Mediaset con Rete4 punta invece su un classico come “Poliziotto superpiù“, diretto da Sergio Corbucci e con Terence Hill, seguito dal “Capodanno in musica”, in diretta da Piazza de Ferrari a Genova, Federica Panicucci conduce il concerto di Capodanno all’insegna della grande musica, con collegamenti con le piazze di Bari e Matera.

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Un quarto d’ora di intrattenimento prima di lasciare spazio a “Un americano a Parigi”, film del 1951 con Gene Kelly, Leslie Caron e Oscar Levant.

Il concerto genovese andrà in diretta dall’inizio alla fine su Canale 5 subito dopo il discorso del Presidente. Oltre 2 ore di intrattenimento sul principale canale della rete fondata da SIlvio Berlusconi.

La notte che apre le porte al primo giorno del 2023 vedrà poi la trasmissione di “Evita”, con Madonna e Banderas, seguito da “La meravigliosa storia di Fantaghirò” e infine “Distretto di Polizia”. Chi soffre di insonnia avrà buona compagnia.

Italia 1, invece, partirà dal tardo pomeriggio con “The Mask” seguito da “Mrs. Doubtfire- Mammo per sempre” commedia del 1993 diretto da Chris Columbus con Robin Williams.

La7 punta tutto sulla serie tv “Sherlock”, mentre Tv8 propone in prima serata il format “4 ristoranti” di Alessandro Borghese che lascerà poi spazio alla famiglia Addams (1 e 2), tornata in voga con la serie Netflix “Mercoledì”.

Su Nove invece toccherà a “Robin Hood- La leggenda” con Patrick Bergin e Uma Thurman, seguito poi dal documentario “Freddie Mercury – The Great Pretender”, che supererà la mezzanotte portando gli spettatori fino all’1 quando sarà trasmesso il concerto dei Queen del 1986 a Wembley.

Insomma un palinsesto ricco che svaria dall’intrattenimento live ai grandi classici tv solitamente trasmessi durante queste feste. Chi decide di rimanere a casa ha molte opzioni rimanendo comodamente seduto sul divano.

Foto di Erik Mclean su Unsplash

Pianista e ballerino esclusi perché pro-Putin

Due artisti sono finiti nel mirino degli organizzatori di eventi e, dunque, esclusi dalla programmazione. È il caso del ballerino Serhij Polunin il cui spettacolo, già più volte rinviato per covid e infortuni, è stato cancellato dal Teatro Arcimboldi. Una decisione presa “d’accordo con la compagnia. Non c’è il clima per rappresentare uno spettacolo d’arte e trarne le sensazioni corrette. Forse”, viene aggiunto con toni tutt’altro che rassicuranti, “il clima è cambiato per sempre”.

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Pochi giorni fa è toccato alla pianista Valentina Lisitsa di finire nel mirino della censura. La musicista, tra le migliori interpreti al mondo di Rachmaninoff si è vista annullare il proprio concerto, che si sarebbe dovuto tenere nel teatro La Fenice di Venezia. Il paradosso è che entrambi sono cittadini ucraini, anche se il primo ha anche il passaporto russo e serbo. Polunin definito il presidente russo Vladimir Putin “la mia luce”. Un’ammirazione a parole che si è tradotta in fatti con i tatuaggi del volto dello zar che gli campeggiano sul petto. Assieme a Putin, poco più in basso, c’è il “sole nero”, la runa che Heinrich Himmler, la mente dietro l’Olocausto, ha usato per i pavimenti del proprio palazzo. Polunin sta cancellando i tatuaggi con il laser.

La seconda, durante le prime fasi dell’invasione di Putin, espresse soddisfazione a seguito dell’occupazione di Mariupol, uno dei centri più cruenti dell’intera guerra, fino ad arrivare ad esibirsi nella bombardata città. E proprio a causa delle sue radicali prese di posizione, già l’orchestra sinfonica di Toronto decise di cancellare una sua esibizione lo scorso anno.

Rome Parade, il 1° gennaio della Capitale

Rome Parade capodanno

Piazza del Popolo, via del Corso, via dei Condotti, Piazza di Spagna, Via del Babuino e gran finale a Piazza del Popolo: questo il tragitto della Rome Parade, che torna a festeggiare il nuovo anno nella Capitale proponendo una sfilata musicale ininterrotta di quasi 1500 partecipanti.

Alle 15:30 del 1° gennaio 2023, in corrispondenza temporale con la sua gemella, la storica London New Year Parade inglese, si apriranno le marce dei giovanissimi musicisti provenienti da alcune significative high school americane, in dialogo con una serie di gruppi folklorici e artisti di strada italiani, tutti affiancati dalle coreografie di gruppi di majorette nazionali e internazionali. Destination Events, organizzatore leader del settore, è lieto di offire alla città di Roma questo spettacolo di puro divertimento che darà la possibilità, al grande pubblico romano e ai turisti di passaggio per le festività natalizie, di godere dell’intero show anche attraverso due maxi schermi.

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L’ordine definitivo della Rome Parade 2023, che sarà condotta e presentata in doppia lingua da Stefano Raucci e Francesca Ceci, sarà il seguente: Vespa side Car Tours (Roma); Associazioni Riunite di Rievocazione Storica Romana (Roma); Minnesota State University, Maverick Machine Athletic Band (Mankato, Minnesota, USA); Mega pallone “Rome Parade” portato da Newark Charter High School Concert Choir (Newark, Delaware, USA); La Vigoneisa Banda Folkoristica con le Majorettes APS di Vigone (TO, Piemonte); Artefatti Stilts con personaggi dei cartoni animati Disney: le Majorettes Golden Stars Sabine di Selci (RI, Lazio); Banda Musicale G. Puccini Città di Cave (RM, Lazio), Notre Dame Preparatory School Marching Band (Pontiac, Michigan, USA); Mega Pallone “Gladiatore” portato da Newark Charter High School Concert Choir (Newark, Delaware, USA); Amaseno Harmony Show Band (FR, Lazio); Gruppo Storico e Sbandieratori Città di Castiglion Fiorentino (AR, Toscana); Artefatti Stilts “Giocolieri e fenicottero”; St. Paul’s Episcopal School Marching Saints + Saints mascot (Mobile, Alabama, USA); Mega Pallone “Senatore” portato da St. Paul’s Episcopal School Chorale (Mobile, Alabama, USA); A.S.D. Majorettes Magic Stars di Jesolo (VE, Veneto); Associazione Filarmonica Vejanese di Vejano (VT, Lazio); Artefatti Stilts “Scimmia e Leone”; Spirit of America Dancers (USA); Mega Pallone “Centurione” portato da Newark Charter High School Concert Choir (Newark, Delaware, USA); Majorettes di Casperia (RI, Lazio); Associazione Banda Musicale di Fiano Romano (RM, Lazio); Bicycle Parade della Compagnia Polpacci (Roma); Newark Charter High School Marching Band (Newark, Delaware, USA); Gruppo Folkloristico Ma Tru’di di Amatrice (RI, Lazio); Artefatti Stilts “angelo e luci”; Gruppo Folk ‘La Frustica’ di Faleria (VT, Lazio).

Gli eventi del progetto “Rome New Year” di cui fa parte la Rome Parade termineranno poi il 2 gennaio con un concerto al Pantheon, alle ore 16:00.

Festival Abruzzo Musica, nel vivo con 4 concerti di fine anno

Esordisce quest’anno, sotto la direzione artistica del violoncellista Giuliano De Angelis, il Festival Abruzzo Musica una kermesse che porta sul territorio regionale un’offerta culturale inedita: quattro concerti di fine anno i cui caratteri distintivi sono la qualità degli interpreti e delle produzioni artistiche, e la promozione di luoghi di pregio rimasti fino ad oggi poco valorizzati.

Ieri il debutto con un doppio appuntamento: nella sede della Società Operaia del Mutuo Soccorso di Luco dei Marsi, il pianista Piero Di Egidio ha proposto un programma con musiche di Beethoven, Chopin e Brahms. Contemporaneamente a San Demetrio ne’ Vestini, nel Teatro Spazio Nobelperlapace, si è esibita l’orchestra aquilana Benedetto Croce diretta da Antonella De Angelis, insieme al sassofono del solista internazionale Gaetano Di Bacco.

Domani, venerdì 30 dicembre, il chitarrista Alessandro Minci regalerà un concerto alla casa di riposo Villa Duca Degli Abruzzi dell’Aquila, con musiche originali, oltre che di Sting, Pat Metheny, Eric Clapton e Pino Daniele.

Sabato 31, ci sarà un concerto conclusivo con il trio composto dall’oboista Riccardo Bricchi, il corno inglese di Silvia Nesi e lo stesso violoncello di Giuliano De Angelis in un concerto presso la chiesa di Pio X all’Aquila, alle ore 11, con musiche di Bach e Corelli.

L’aquilano De Angelis, solista internazionale, curerà nel 2023 anche la direzione artistica del prestigioso Festival Internazionale Musical Square Milano, nel Teatro Lirico Giorgio Gaber, uno dei teatri più importanti di tutta Italia, a pochi passi dal Duomo della metropoli lombarda. Inoltre sarà protagonista di un importante concerto a Los Angeles dove eseguirà il monumentale doppio concerto di Brahms, diretto dal direttore Dean Anderson alla guida dell’orchestra californiana Dana Point Symphony Orchestra.

Recensione: Troll, il monster movie moralista che annoia grandi e piccini

Dai fiordi della Norvegia arriva Troll, monster movie uscito su Netflix qualche settimana fa. Un film che attinge appieno dalle credenze popolari scandinave, quelle che hanno fatto la fortuna di un certo tipo di immaginario collettivo e che continuano ad affascinare per il loro folclore al punto da chiedersi come mai, su di esse, Roberto Giacobbo non abbia ancora girato una puntata a tema di Voyager. Le leggende e i miti scandinavi sono sinceramente entusiasmanti, colmi di riferimenti culturali di vario genere e pregni di una tradizione orale che viene tramandata da secoli, capace di coniugare la memoria alla ricostruzione storica, la narrativa all’immaginazione, il serio con il faceto.

In tutto questo si colloca la pellicola diretta da Roar Uthaug (The Wave, Tomb Raider) dalla durata di poco più di cento minuti. Nora Tidemann e suo padre Tobias amano le montagne e, fin da quando lei era piccola, si dilettano in lunghe camminate all’aria aperta alternate a scalate tra le cime più alte della Norvegia. Il genitore racconta di credenze popolari e di giganti che abitavano queste terre, di una natura indomita e fiera che non voleva – e non vuole – essere disturbata dalla mano dell’uomo, non di rado invadente e invasiva, distruttrice e manipolatrice.

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Ma i giganti dove sono, adesso? Dormono, si riposano, inquieti e soffocati dalle presenze estranee nelle loro terre. Nora cresce in questo ambiente ma lo rispetta, è una paleontologa, e del contatto con le risorse naturali della Terra ne fa un credo e uno stile di vita. Ma l’industrializzazione della sua regione d’origine va avanti e non si ferma: abbatte foreste, crea dighe, scava tunnel. Ed è proprio durante una circostanza di queste descritte che un boato scuote la quiete scandinava e ribalta i vari status quo. Il Troll si è risvegliato, ha un piano in mente ed è determinato a metterlo in atto. Il suo occhio si posa su Oslo, la capitale.

Sulla carta, e in linea di principio, le intenzioni dello sceneggiatore (Espen Aukan, coadiuvato dallo stesso Roar Uthaug) erano e restano buone, finalizzate a dare vita a un monster movie che segue la scia delle pellicole di genere più celebri anche se non inquadrato nel contesto del blockbuster, o di qualcosa di simile. Il mondo, però, è ricco di buone intenzioni che non sempre vengono sviluppate nel modo giusto e Troll fa proprio parte di questa cerchia di insuccessi. La capacità, da parte del gigante mitologico, di mimetizzarsi all’interno dei panorami norvegesi, è inversamente proporzionata a quella del regista di dare fiato a una storia che, fin dalle prime battute, è già scritta: scontata, retorica, a tratti maldestramente banale.

E se le armi convenzionali non sono sufficienti ad abbattere il mostro si ricorre dapprima all’espediente di attirare la sua attenzione per farsi inseguire per allontanarlo dai centri abitati e poi si ricorre alla bontà d’animo, alle emozioni, alla comprensione psicologica del soggetto per evitare che di lui si possa parlare declinando i verbi al passato. Insomma, tutto visto e rivisto in decine e decine di pellicole. Niente di nuovo. Non è però questo il problema, perché anche l’usato garantito può regalare soddisfazioni, quanto piuttosto l’assenza di mordente nello sviluppo della pellicola, veramente poco accattivante e suggestiva.

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Chi ha un minimo di dimestichezza con il cinema di settore riesce a prevedere esattamente come gli svolgeranno i fatti. Più di una scena sembra presa in prestito da altri film, su tutti Godzilla e Indipendence Day, e più di una volta la denuncia ambientalista si fonde con la presa di posizione anticapitalista del regista – per lo meno all’interno di questo film – che vuole ricordarci quanto fragile e delicato sia il nostro ecosistema e come noi esseri umani, invece, aventi la pretesa di essere la forma di vita più intelligente ad abitare su questo pianeta, lo stiamo alterando fino a portarlo alla distruzione totale.

Troll è un film che non può soddisfare uno spettatore esigente, questo lo avrete capito dalle righe di cui sopra, ma non è neanche così scontato che riesca a tenere incollato allo schermo un pubblico distratto che non ha, e magari neanche vuole avere, dimestichezza con i monster movie. A chi può piacere, dunque? Vorremmo capirlo anche noi…

Promossi e bocciati: il meglio e il peggio delle serie tv uscite nel 2022

Sono davvero molte le serie tv di grande qualità uscite nel 2022, alcune erano attese da anni, altre invece hanno piacevolmente sorpreso gli spettatori, regalando momenti di svago in un anno post pandemia segnato da una nuova minaccia, quella della guerra. Purtroppo, però, ce ne sono state altrettante a dir poco deludenti, in cui nemmeno i milioni spesi per il budget hanno salvato la situazione. Vediamo ora nel dettaglio la nostra classifica delle Migliori Serie Tv del 2022:

5. THE BEAR

“The Bear” è sicuramente la rivelazione di quest’anno.

La storia narra le vicende dello chef stellato Carmy (Jeremy Allen White) che, dopo il suicidio del fratello maggiore, deve tornare nella sua città natale per gestire il ristorante di famiglia che ha ricevuto in eredità. Carmy ha solo 21 anni, eppure ha già raggiunto i più alti livelli culinari, tanto da entrar a far parte di uno dei ristoranti più pregiati del mondo. Una volta tornato a Chicago, il giovane dovrà fare i conti con un’attività ormai allo stremo, piena di debiti ed una vera e propria cucina da incubo.

Questa produzione targata FX e distribuita in Italia da Disney +, va molto al di là del solito format culinario, attraverso questo ristornate lo spettatore entra nelle vite disastrate dei protagonisti, vive i suoi drammi e il grande dolore che porta il lutto. La cucina funge da metafora della vita, dove un piccolo errore può distruggere ore di lavoro oppure portare ad un inaspettato capolavoro.

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4. SCISSIONE

Scissione” è la serie giusta per chi vuole capire il vero significato della parola alienazione.

Immaginate come sarebbe se, una volta trovato lavoro, l’azienda che vi ha assunto vi dicesse che la loro procedura standard è quella di impiantare nel cervello degli impiegati un microchip. Questo chip potrebbe cambiarvi la vita, infatti la sua funzione è quella di separare totalmente il lavoro dalla vita privata. Nel senso che, una volta entrati in ufficio ci si dimentica completamenti di chi si è al di fuori e, una volta volta finita la giornata lavorativa succede il contrario, ci si dimentica di quello che si è fatto a lavoro e ritornano tutti gli altri ricordi. Questo è proprio il caso della Lumon, società al centro della serie  targata Apple Tv +,e del nuovo capo reparto Mark (Adam Scott).

Proprio come per i dipendenti della Lumon è vostra la scelta, inizierete questo viaggio oppure no?

3. THE BOYS

Dopo due anni di stop forzato, causato dall’emergeza Covid, nelle nuove puntate di “The Boys” (che trovate su Amazon Prime Video), gli spettatori vengono immersi in un mondo quasi surreale.

E’ passato un anno dagli eventi della seconda stagione e tra i The Boys e i Super è in atto una sorta di tregua. Butcher (Karl Urban) ha molto da metabolizzare dopo aver scoperto che sua moglie è ancora viva, per poi vederla morire per mano del suo stesso figlio, in preda ad un attacco di rabbia. Continua a tenere d’occhio i Sette, ma a causa del suo lavoro per i servizi segreti deve mantenere un profilo basso. Inoltre la squadra, dopo l’abbandono di Latte Materno (Laz Alonso), tornato dalla sua famiglia e di Hughie (Jack Quaid), anche lui alle dipendenze del governo americano, è in difficoltà, ma presto la situazione prende una nuova e inaspettata piega. I Boys riescono a trovare un siero anti-Super che li poterà ad iniziare una vera e propria guerra con i Sette e a scontrarsi con un nuovo villain, il primo supereroe creato dalla Vought, Soldier Boy (Jensen Ackels).

La grande novità di questa seconda serie è stata sicuramente l’entrata nell’universo di The Boys del personaggio di Soldier Boy, che ha portato la cattiveria dei super ad un livello mai visto prima. La visione distopica dei supereroi continua la sua corsa verso un viaggio di sola andata, dove non esistono confini e bene e male si mescolano, riducendo gli umani al solo ruolo di pedine, in un gioco di potere con risvolti catastrofici.

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2. YELLOWSTONE

“Yellowstone”(2018) è uno degli show di maggior successo del palinsesto statunitense.

La serie, arrivata alla quinta stagione, è un western ambientato nei paesaggi mozzafiato del Montana. Trasmessa da Sky Italia, segue le vicende della famiglia Dutton, proprietaria del più grande ranch del paese, confinante con il parco nazionale.

Complice la scrittura del candidato al premio Oscar Taylor Sheridan, e del ritmo incessante creato dal talentuoso cast, composto da Kevin Costner (Balla coi lupi), Luke Grimes (Brothers anda Sisters), Kelly Reilly (True Detective), Wes Bentley (American Horror Story) e Cole Hauser (Rogue), ogni episodio mostra allo spettatore un aspetto della vita americana poco conosciuto. Il mondo dell’allevamento, segnato da sudore e fatica, viene incessantemente attaccato da “forestieri” che vedono quello stile di vita come inadatto al progresso moderno e che cercano in tutti i modi di appropriarsi dei terreni per avere il controllo di petrolio e legname.

Una saga familiare che, insieme a Succession, racconta lo spaccato americano. Ogni stagione è migliore della precendete e questo ha portato a creare un vero e proprio franchise, con la produzione di due spin-off incentrati sugli antenati dei Dutton, 1883 e 1923, il primo disponibile su Paramount + e il secondo ancora inedito in Italia.

1. EUPHORIA

“Euphoria” è la prova dell’evoluzione che hanno subito in questi decenni i racconti adolescenziali. Le tematiche affrontate sono passate dalle ovattate scoperte sessuali, culminanti in un semplice bacio, all’affrontare temi delicati come lo stupro, l’abuso di droghe e la dipendenza dai social media. Scava in profondità, ci mostra le verità scomode di una generazione perennemente connessa, ma in realtà sempre sola.

La storia ruota attorno a Rue, interpretata da una notevole Zendaya (Spider-Man: HomecomingThe Greatest Showman). Nella prima stagione, Rue torna a scuola dopo un’estate passata in riabilitazione, conseguenza dell’essere stata trovata in overdose dalla sorella minore.

Nonostante l’apparente recupero, la ragazza non si è mai disintossicata del tutto e continua ad abusare di droghe, oppressa dai ricordi di un passato doloroso che la perseguita.

A gennaio è stata rilasciata la seconda stagione su HBO MAX (in Italia su Sky), dopo la messa in onda di due episodi speciali a dicembre 2020 e gennaio 2021.

Sam Levinson, il creatore della serie, ha preferito raccontare le storie di outsider, che vivono perennemente in bilico su un baratro esistenziale, economico e sociale, giovani che non riescono ad accettare lo status quo.

Euphoria non è una serie per tutti, si deve accettare ed elaborare quello che si vede, ma è una prodotto in cui tutti possono riconoscere qualcosa di sé.

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Ed eccoci giunti alla classifica delle Peggiori serie tv dell’anno appena trascorso:

Quello che accomuna tutte queste produzioni, e che forse rende ancora più pensante il fallimento, è il grande potenziale che ognuna di esse poteva avere. Ordinate e volute tutte da colossi dello streaming, come Netflix, Amazon e Disney Plus, ognuna è mancante di qualcosa, nonostante siano tratte da opere già note e da cui si sarebbe potuto estrarre il meglio.

5. RESIDENT EVIL

“Resident Evil” ha alle spalle un franchise di videogiochi e film di grande successo, eppure nella serie, in cui chiaramente Netflix non ha investito granché, la storia è piena di lacune e gli effetti speciali sembrano usciti da un film a basso budget degli anni 80’. Dando vita un evento puntate si sarebbero potuti esplorare particolari che nei capitoli precedenti erano stati messi in secondo piano, così da completare ed arricchire l’arco narrativo. Possibilità che non è stata colta dai creatori e showrunner, che hanno elaborato una trama scontata e priva di azione.

4. UMBRELLA ACADEMY

Per quanto riguarda “Umbrella Academy”, possiamo dire che non è del tutto una sorpresa. La qualità della serie è calata stagione dopo stagione, non riuscendo a mantenere lo standard eccellente della prima, nonostante, anche qui, la storia fosse già nota grazie ai fumetti di Gerard Way. Le prime puntate hanno dei buoni momenti, come l’omaggio al cult movie Footlose della prima puntata, ma poi si spengono gradualmente, perdendo tutto il colore e la caratterizzazione tipica dei protagonisti. Molti sono i temi affrontati in questi nuovi episodi, prima fra tutti la trasformazione di Vanya, interpretata da Elliot Paige, in Viktor. Forse anche troppi per questo tipo di genere, come si dice il troppo stroppia.

3. IL SIGNORE DEGLI ANELLI

Arriviamo forse al più discusso tra gli insuccessi di questi ultimi mesi, “Gli Anelli del Potere”. Flop a livello di audience e a livello di lavorazione. La serie più costosa mai realizzata ha toppato e lo ha fatto perché ci si è concentrati così tanto sulla perfezione tecnica da dimenticarsi che la CGI non può costruire una storia dove di base non c’è. L’universo di Tolkien è talmente vasto e magnifico che fa male vederlo trattato così, come un prodotto volto solo al guadagno, dove i personaggi sono buttati nella mischia, giusto per dare una parvenza di trama, e dove nulla viene effettivamente raccontato. Questa serie doveva spiegarci come tutto ebbe inizio, come gli uomini, gli elfi e i nani sono diventati quello che sono nei film campioni di incassi di Peter Jackson e invece nulla, intuiamo qualcosa si, ma tutto è sospeso per aria, come le parole non dette.

2. BLOCKBUSTER

Che dire, “Blockbuster” aveva dalla sua la potente arma della nostalgia e invece nemmeno un sentimento così forte è riuscito a tenerla a galla.

Per chi non lo conoscesse, Blockbuster è stato, a fine anni 80’ e per tutti gli anni 90’, il luogo dove si andava a noleggiare un film o un videogioco. Arrivati nel nuovo millennio le cose iniziano a cambiare, i primi servizi streaming iniziano ad acquisire pubblico e proprio il successo di Netflix decreta il fallimento della catena, con la chiusura di quasi tutti i negozi, sia in America che nel resto del mondo.

Solo un punto vendita riesce a sopravvivere alla bancarotta, quello della cittadina di Bend, in Oregon.  

La serie Netflix voleva raccontare proprio la vita degli impiegati di questo piccolo luogo rimasto immutato nel tempo, ma purtroppo, a differenza del negozio, la serie è stata cancellata dopo la prima stagione, a causa degli scarsi ascolti e delle recensioni negative.

1. SHE HULK

“She Hulk” è stata una sorpresa, in negativo però. La qualità delle serie Marvel non ha mai deluso gli spettatori, fino a questo momento almeno. La meno famosa cugina di Bruce Banner (Mark Ruffalo) non ha nulla di eccezionale, se non la sua amicizia con Daredevil (Matt Murdock), attraverso cui è stato annunciato il ritorno nell’universo MCU. Oltre a questo cameo non ci sono altri momenti rilevanti, gli episodi serie vanno avanti perché devono, obbligati, perché tutto nel MCU è collegato e ogni episodio fornisce dettagli importanti per i prossimi capitoli, ma nulla di più.

Donne in Jazz, mini-rassegna all’Aquila in collaborazione con Umbria Jazz

Kris Davis, Dianne Reeves e Olivia Trummer. Tre musiciste per la terza edizione di Natale in Jazz, la rassegna della Società concertistica “Barattelli”. Una scelta che tributa un omaggio al circuito di Umbria Jazz.

I concerti sono in programma all’Auditorium del Parco, con inizio alle 18. Mercoledì 28 dicembre si esibisce Kris Davis, una delle personalità più interessanti tra quelle emerse sulla scena del jazz negli anni Duemila. Oggi la pianista canadese, da una ventina d’anni di base a New York, è molto stimata soprattutto nei circuiti del jazz e della musica più innovativa. Tra le sue collaborazioni figurano Tony Malaby, John Zorn, Terri Lyne Carrington, Craig Taborn, Bill Frisell, Michael Formanek, Julian Lage, Mary Halvorson.

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Giovedì 29, spazio a un progetto originale firmato Umbria Jazz, il cui tema vede al centro le canzoni di Burt Bacharach, nodo centrale di un puzzle di prestigio: la voce straordinaria di Dianne Reeves, una delle vocaliste più famose del jazz e della black music in generale; gli arrangiamenti di un intellettuale della musica come Ethan Iverson; i fiati dell’Umbria Jazz Orchestra, che progetto dopo progetto ha dimostrato una continua crescita artistica; ospiti speciali come il grande chitarrista brasiliano Romero Lubambo, il contrabbassista Peter Washington e il batterista Dan Weiss.

Ultimo appuntamento, venerdì 30, con Olivia Trummer, pianista, compositrice e cantante tedesca, nasce in una famiglia di musicisti. Nel corso degli studi classici scopre la sua passione per la composizione e l’improvvisazione, che la porterà in seguito a volare oltreoceano per il Master’s Degree alla Manhattan School of Music di New York City. Vincitrice del prestigioso Jazz Award Baden-Württemberg nel 2019 è considerata a livello internazionale una delle più interessanti artiste della sua generazione. Ad accompagnarla in questo viaggio due fuoriclasse del panorama jazzistico italiano: Jacopo Ferrazza, che si sta imponendo sulla scena come uno dei contrabbassisti più interessanti delle nuove generazioni, e il batterista e compositore Nicola Angelucci.

Biglietti su Ciaotickets.

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Tra speranze e riflessioni ecco il nuovo album del cantautore ligure Edoardo Nocco: l’intervista

“Caratteri Difficili” è il nuovo album di Edoardo Nocco uscito lo scorso 16 dicembre e che lo porterà a vivere il suo primo tour in giro per l’Italia. Il cantautore ligure nel nuovo lavoro mette tutto il proprio vissuto, tra le speranze e le riflessioni che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Predominano al suo interno due atmosfere che rispecchiano anche il modo di essere del cantautore: da un lato una più serena, spensierata; dall’altro una più malinconica, nostalgica, riflessiva.

“Caratteri difficili”, il tuo nuovo album: qual è stata la genesi del disco?

Questo album è nato in questi ultimi due anni, ho passato molto tempo a comporre e successivamente a scegliere le canzoni che lo compongono, è stato un lungo processo, a volte anche piuttosto impegnativo, ma sempre sano e divertente. Ci sono 11 canzoni all’interno dell’album, con rarissimi strumenti digitali, è suonato quasi interamente dal vivo: dai sintetizzatori alle chitarre, dai pianoforti alle batterie acustiche. Ho voluto concentrarmi molto sulla ricerca del suono di insieme, cercando di creare un risultato originale. Nei sound di questo disco mi riconosco, li ho cercati e creati, in tutto il disco c’è una continua alternanza di contrasti, la vena molto triste e malinconica e la vena di speranza e felicità. 

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Perché hai scelto “Felicità fatti da parte” come focus track?

In realtà non c’è un vero e proprio motivo, semplicemente mi piaceva che l’album iniziasse con quel brano, era adatto. Mi ha dato le giuste sensazioni per metterla come focus track.

 Che aspettative hai circa questo album e soprattutto il tour che inizierà a breve?

Tendo a non avere aspettative e a godermi le cose al meglio, ci ho messo tutto me stesso nella mia musica, mi piacerebbe che la gente lo ascoltasse, naturalmente, credo sia un disco originale rispetto a molti altri che escono in questi giorni. Sono molto emozionato di iniziare il tour in cui presenterò questo disco, non ne ho mai fatto uno, ma ora con i miei venticinque anni, posso dire che non vedo l’ora di suonare in tutta Italia.

Ti avvicini molto presto al mondo della musica, quando hai capito di voler investire nella produzione? di trasformare la passione anche in lavoro?

Suono da quando ero bambino grazie alle meravigliose influenze familiari, da mio nonno che suonava il mandolino a mio fratello che suonala chitarra. In realtà non ho mai pensato fino a 18 anni di fare della musica un lavoro, oggi sono un produttore e insegno musica in alcune scuole, quello che mi piace è il fatto di conoscere costantemente nuovi artisti, nuove persone nuovi mondi condividendo con loro momenti piacevoli.  

Quali sono i cantautori e artisti cui hai preso ispirazione (se ciò è avvenuto)? 

Non ho veri e propri modelli di riferimento, idoli musicali; semplicemente ascolto molta musica diversa. Penso che le influenze  di un artista derivino dai suoi ascolti, dai suoi gusti, dagli ambienti e dalle persone che frequenta,  e successivamente  vengono filtrati ed espressi in diverse forme d’arte, che siano canzoni, dipinti, poesie e quant’altro.

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Roma a Teatro: gli spettacoli dal 27 al 31 dicembre

Anche nella settimana di Natale, il teatro all’ombra del Cupolone non va mai in ferie. Ecco i nostri soliti suggerimenti. Meno tre, meno due, meno uno…

Torna a Roma l’inossidabile coppia formata da Glauco Mauri e Roberto Sturno, che dal 28 al 30 al TorBella Monaca, con la regia di Andrea Barraco, sarà impegnata ne “Il riformatore del mondo” di Bernhard, la storia di una sorta di antieroe misantropo e raggelante che vive rinchiuso nella sua casa disprezzando tutto e tutti in compagnia di una fedele e paziente collaboratrice domestica.

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C’è tempo fino all’8 gennaio 2023 al Quirino per “L’erba del vicino è sempre più verde”, nel quale Carlo Buccirosso (anche autore e regista) è Mario Martusciello un agitato funzionario di banca sull’orlo di una crisi di nervi che è alle prese con una burrascosa crisi matrimoniale e con una spasmodica ricerca di novità che non lascia mai tranquillo né lui, né chi gli sta intorno.

Stessa dead line al Parioli per “Fred!”, scritto e interpretato da Matthias Martelli in compagnia di Roy Paci e diretto da Arturo Brachetti: affascinante omaggio alla vita e all’opera di Fred Buscaglione, lo spettacolo restituisce al pubblico l’irrequietezza e la genialità di un artista che fu in grado di cambiare non soltanto la storia della canzone italiana ma anche il costume e la società del Belpaese.

Da oggi al 30 dicembre al Basilica, Eva Sabelli Gianantonio Martinoni Bianca Mastromonaco Matteo Palazzo Fabrizio Russo saranno impegnati in “PeerGynTrip”, un’interessante rivisitazione del capolavoro più anarchico e fantasioso di Ibsen, in cui le avventure dello scatenato contafrottole protagonista permettono di immergersi in una sorta di fantasy teatrale dal sapore onirico e in un crescendo di vorticoso, incontenibile trasformismo scenico.

Da oggi fino all’8 gennaio 2023 al de’ Servi, infine, nuove repliche per “Una zitella da sposare” di Maurizio Paniconi e Alessandro Tirocchi, una divertente commedia fatta di continui intrighi e colpi di scena, tra sentimenti, sorrisi, dubbi, triangoli sentimentali e vicissitudini familiari.

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“Ritorna ogni anno”: Gianni Rodari e i suoi dolci versi natalizi

Tra i dodici mesi dell’anno dicembre è senz’altro il più magico. Piazze e case di tutto il mondo si riempiono di lucine che irradiano calore e brio creando così un’atmosfera capace di scaldare anche i cuori più glaciali. Tutto ha inizio dall’8,  giorno dell’Immacolata Concezione in cui, come da tradizione, si addobba l’albero natalizio.

I bambini, veri protagonisti di questa festa, con le loro manine paffutelle appendono palline ed oggetti di ogni genere attendendo con ansia l’arrivo della notte compresa tra il 24 ed il 25 nella quale Babbo Natale porta loro i doni richiesti nelle dolci letterine. Arrivato poi il giorno di Natale, è la volta delle poesie e delle filastrocche. Si sale su una sedia e con molta enfasi, dopo le grandi abbuffate a tavola, le loro candide vocine danno inizio allo spettacolo che raccoglierà grandi applausi e risate da parte di tutti i commensali.

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Uno dei più grandi autori italiani che ha saputo parlare ai bambini con estrema delicatezza, fantasia ed originalità è senz’altro Gianni Rodari che con racconti, filastrocche e poesie è stato uno degli esponenti più apprezzati della letteratura d’infanzia.

Di seguito avremo il piacere di leggere la poesia “Ritorna ogni anno” in cui l’autore attraverso rime che creano una surreale musicalità ci fa intendere, con un linguaggio semplice ed intenso allo stesso modo, quanto il progresso stia cambiando il mondo e quanto quest’ultimo porti con sé anche l’inevitabile mutamento dei desideri dei bambini.

Rodari termina la  poesia con un’affermazione che apre le nostre menti al suo punto di vista e cioè quello di non lamentarsi del progresso ma anzi di esserne contento!

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E tu,

sei dalla parte del lamento

o del progresso sei contento?

Di seguito la poesia “Ritorna ogni anno”:

Ritorna ogni anno, arriva puntuale

con il suo sacco Babbo Natale:

nel vecchio sacco ogni anno trovi

tesori vecchi e tesori nuovi.

C’e’ l’orsacchiotto giallo di stoffa,

che ballonzola con aria goffa;

c’e’ il cavalluccio di cartapesta

che galoppa e scrolla la testa;

e in fondo al sacco, tra noci e confetti,

la bambolina che strizza gli occhietti.

Ma Babbo Natale sa che adesso

anche ai giocattoli piace il progresso:

al giorno d’oggi le bambole han fretta,

vanno in auto o in bicicletta.

Nel vecchio sacco pieno di doni

ci sono ogni anno nuove invenzioni.

Io del progresso non mi lamento

anzi, vi dico, ne son contento.

Articolo di Erica Ciaccia

“The Big Piano”, Saraceni omaggia Tom Hanks e Penny Marshall

Giochi d’acqua e note musicali a due passi dalla pista di pattinaggio sul ghiaccio e dalle luci di Natale. Piazza delle Rinascita, a Pescara, ha accolto così un’opera frutto dell’ingegno dell’inventore e designer italo-americano Remo Saraceni, che porta nel luogo delle origini la sua “creatura”, la fontana musicale interattiva “The Big Piano”. Un lavoro divenuto già un punto di attrazione per visitatori e turisti.

Il grande pianoforte a pavimento, tra i più grandi mai creati, punta a far dimenticare la “ferita” rappresentata dal triste epilogo del progetto del cosiddetto Calice di Toyo Ito, lo “Huge Wineglass” che si spaccò nel 2009 per un cedimento strutturale a soli due mesi dalla sua inaugurazione.

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Un intervento piuttosto complesso, perché la fontana circolare nasconde sei chilometri di cavi elettrici, 200 fari led, 100 sensori, 300 attuatori, 200 valvole, 14 pompe, 100 getti d’acqua, 9 computer e 8 casse audio. Con i piedi si attivano le note musicali, come un piano vero, il resto lo fanno la magia dei giochi di acqua e luce.

Alla base della fontana circolare (9 metri di diametro) ci sono i tasti di un pianoforte, pigiandoli si sentono le varie note. Il richiamo è a “Big”, commedia brillante toccata dal fantastico, diretta da Penny Marshall. L’evento principale del film è la trasformazione fisica di Josh (Tom Hanks), il protagonista, da ragazzo in adulto. Da questo evento partono le riflessioni sulla crescita e sulla preadolescenza, il gioco comico imperniato sul contrasto tra corpo e anima.

Carol of the Bells, il canto “ostinato” ucraino che diventa inno di Natale

Foto di Kevin Woblick su Unsplash

Ascolta! come le campane,
le dolci campane d’argento,
sembrino dire:
“Butta via le preoccupazioni!”

La melodia principale cresce di volume e di intensità mentre le voci in backround imitano il suono delle campane che scaldano e riempiono l’aria. Ecco che la melodia sospesa di Carol of the Bells si fa canto di festa e speranza.

Conosciuta anche come Ukrainian Bell Carol, la canzone Carol of the Bells porta la firma del compositore statunitense Peter Wilhousky (1902–1978). Fu realizzata nel 1936 su un rifacimento melodico di un canto natalizio del compositore ucraino Mykola Leontovyč (Микола Леонтович; 1877–1921), intitolato Ščedryk (ščedrykvka, che in lingua ucraina significa “Canto di Capodanno”) e originalmente pensata per un’opera corale che fu rappresentata per la prima volta a Kiev, sempre nel 1936. Si tratta di un brano che in Ucraina è tradizionalmente intonato la sera del 13 gennaio, vigilia del Capodanno secondo il Calendario giuliano.

Il movimento di Ščedryk è un allegretto eseguito di solito da un coro a cappella di solito a quattro voci. Leontovyč, compose più di una versione del canto a seconda della composizione del coro; altre versioni furono scritte in lingue diverse dalla lingua ucraina. La principale caratteristica è il canto “Ostinato” di un disegno ripetitivo di quattro note che attraversano l’intero brano. Il testo di Wilhousky, che si compone di sette strofe, parla della gioia nell’aspettare il momento tanto atteso e nell’ascoltare il suono delle campane il giorno di Natale.

Il testo originale ucraino non parla del periodo natalizio, ma fa riferimento al vecchio Capodanno, che si svolgeva in primavera e parla di una rondine che va a far visita ad una famiglia contadina, augurando un anno prospero. “La canzone, che ricorda un’inquietante melodia di quattro note, era in origine una canzone popolare ucraina scritta per augurare un buon inverno”, spiega al Mattino Anthony Potoczniak, laureato in antropologia della Rice University. Il testo originale descrive la rondine che chiama il padrone di casa e gli racconta di tutta la ricchezza che possiederà: bestiame sano, denaro e una bella moglie. “La rondine è un araldo dell’arrivo della primavera”, sottolinea Potoczniak, riferendosi alle possibili origini precristiane del canto. “Pochissime persone si rendono conto”, prosegue, “che Ščedryk è stata composta ed eseguita durante un periodo in cui c’erano intense lotte politiche e sconvolgimenti sociali in Ucraina“.

Carol of the Bells

Hark! how the bells
Sweet silver bells
All seem to say
“Throw cares away.”
Christmas is here
Bringing good cheer
To young and old
Meek and the bold

Ding, dong, ding, dong
That is their song
With joyful ring
All caroling
One seems to hear
Words of good cheer
From ev’rywhere
Filling the air
Oh how they pound
Raising the sound
O’er hill and dale
Telling their tale
Joyf’ly they ring
While people sing
Songs of good cheer
Christmas is here
Merry, merry, merry, merry Christmas
Merry, merry, merry, merry Christmas

On, on they send
On without end
Their joyful tone
To ev’ry homee

Foto di Kevin Woblick su Unsplash

LAZIOSound 2023, 12 mesi di live, tour e formazione

LAZIOSound musica lazio

Dopo aver coinvolto nelle prime edizioni 5000 artisti, finanziato più di 30 produzioni musicali, 50 tra concerti e tour in Italia e all’estero, e dopo 3 edizioni del campus e 2 del festival ai piedi del Castello di Santa Severa, nel 2023 torna LAZIOSound, il programma della Regione Lazio a sostegno della musica under35 che da 4 anni si articola sull’intero territorio regionale tra avvisi pubblici dedicati agli operatori della filiera, eventi live, concerti, masterclass, produzioni e un per-corso di selezione delle eccellenze musicali chiamato “LAZIOSound Scouting”.

Lo fa ancora una volta chiamando a raccolta i giovani artisti del territorio, coinvolgendoli in 12 mesi di occasioni: live, tour, formazione, confronti con professionisti di prima fascia del settore e, come sempre, una call aperta a tutti gli emergenti delle 7 note under 35 residenti o domiciliati nella Regione Lazio, LAZIOSound Scouting.

Giunto alla sua quarta edizione, LAZIOSound Scouting, è un programma di selezione e valoriz-zazione delle eccellenze musicali della Regione, una sfida, un percorso di crescita, a cui possono partecipare tutte le band, i compositori, i cantanti e i musicisti tra i 14 e i 35 anni del Lazio, che hanno voglia di trasformare la loro passione in una vera e propria professione. Grazie al sostegno delle Politiche Giovanili della Regione Lazio, con la collaborazione di LAZIOcrea e un’importante rete di partner, verranno forniti gli strumenti fondamentali per valorizzare i talenti emergenti di tutto il terri-torio regionale.

Sei le categorie coinvolte – Jazzology, Urban Icon, Songwriting Heroes, I Love Mozart, God is a Producer e Borderless – per una call che vuole raggiungere capillarmente l’intero territorio regionale, valorizzandone risorse e creatività nel segno della musica, a prescindere dal genere e dalla radice culturale, andando a scandagliare il territorio, intercettandone tendenze, suoni e novità.

Ai giovani artisti appassionati di Jazz, Swing, Nusoul, Funk, Soul, Fusion, Progressive, groove, in-terplay, fraseggio, genio e sperimentazione è dedicata la categoria jazzology, mentre alle più con-temporanee tendenze del Rap, R&B, Trap, Urban è riservata Urban Icon, dove potranno iscriversi e sfidarsi gli artisti dalla penna veloce e dalle rime taglienti.

Cantautorato, Indie, Pop, Rock, Metal, Folk, Reggae troveranno spazio in Songwriting Heroes, men-tre alla classica, alla Composizione Contemporanea, Strumentale e così via è destinata l’ampia se-zione di I Love Producer.

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Elettronica, dance, EDM, techno e tutta la musica che riempie i sound system dei club viaggerà nella categoria God is a Producer, mentre sperimentazione senza categorie, fuori dagli schemi, ma anche stili particolari, strumenti riciclati, ensemble fuori dal comune, potranno confrontarsi con Borderless, categoria… senza categorie.

A ogni categoria corrisponde una giuria d’eccezione, con esperti e addetti ai lavori di chiara fama che valuteranno e formeranno i partecipanti nelle diverse fasi di LAZIOSound Scouting: prima selezione, finali di categoria e finalissima.

Mario Ciampà (Direttore Artistico di Jazz Festival, partner di progetto, uno dei Festival più importanti della Capitale) e Serena Brancale (cantante, jzzi e docente) sono giuria di Jazzology; Danno (icona dell’HIP HOP italiano, mc de COLLE DER FOMENTO) e Cristiana Lapresa (Promotion Manager Atlantic) di Urban Icon; Galeffi (cantautore tra i più in voga della scena indie), Marta Venturini (produttrice – autrice – label manager) di Songwriting Heroes; Enrico Dindo (violoncellista di fama internazionale e Direttore Artistico dell’Accademia Filarmonica Romana), Silvia Colasanti (compo-sitrice) di I Love Mozart; Andrea Esu (Direttore Artistico Spring Attitude e manager), Elena Colomba (producer internazionale) di God Is a Producer; Adriano Viterbini (chitarrista e cantante), Patrizia Rotonda (cantante e docente), La Direzione Under 25 Di Dominio Pubblico (festival partner di LAZIOSound) di Borderless, Davide Dose, direttore artistico di LAZIOSound Scouting 2023, Dunia Molina, cantautrice, Martina Martorano, consulente musicale e conduttrice radio e tv.

Occasione per mettersi alla prova e affrontare tutte le insidie che di solito si frappongono tra il desi-derio di diventare un artista musicale e la possibilità di diventare un professionista, LAZIOSound offre un’opportunità unica per poter intraprendere un percorso professionale di primo livello attra-verso dei programmi e delle risorse dedicate alla promozione, alla produzione, alla consulenza ma-nageriale e alla formazione ma anche all’internazionalizzazione e l’organizzazione di live.

Per il supporto all’internazionalizzazione infatti per le categorie Jazzology, I Love Mozart, Urban Icon, Songwriting Heroes e God is a Producer è prevista anche la partecipazione a dei Festival Internazionali: lo Sziget Festival, in Ungheria, tra i festival più importanti del mondo, per i vin-citori delle categorie SONGWRITING HEROES e URBAN ICON; il XIII Festival Internazionale di Musica Le strade d’Europa, in Lituania per il vincitore di I LOVE MOZART; il celebre 57° Donostiako Jazzaldia, San Sebastián (Spagna) per la categoria JAZZOLOGY.

LAZIOSound è il programma delle Politiche Giovanili della Regione Lazio per supportare e raffor-zare lo sviluppo del sistema musicale del Lazio attraverso strumenti economici, interventi mirati, partnership ed attività di promozione finalizzate a sostenere le componenti artistiche giovanili indi-pendenti.

LAZIOSound, inoltre, prevede anche attività in collaborazione con Regione Puglia che, a seguito dell’incontro al Medimex, ha stipulato un protocollo di intesa con la Regione Lazio per lo sviluppo e lo scambio di eccellenze e buone pratiche nel mondo musicale.

“LAZIOSound è un bellissimo progetto che da anni sostiene la creatività e il talento dei giovani mu-sicisti. Un programma che punta a creare nuove sinergie tra i giovani talenti incoraggiando il per-corso creativo degli artisti under 35. Ma non finisce qui, sappiamo bene che dietro il mondo della cultura e dell’arte ci sono immense possibilità lavorative, un settore che però più di altri ha subito la crisi legata alla pandemia, e adesso c’è la necessità di dare una spinta in più, a partire proprio dai professionisti del mondo della musica e dai lavoratori dello spettacolo. LAZIOSound è quindi un’oc-casione in più che offriamo agli artisti del nostro territorio per favorirne la crescita e la visibilità anche a livello internazionale, per trovare nuove possibilità di lavoro e sostenere l’intero indotto con azioni concrete”. Lo dichiara il Presidente Vicario della Regione Lazio, Daniele Leodori.

“Sono stati 5 anni di grande soddisfazione per LAZIOSound che, nato come ‘semplice’ contest, oggi è diventato un punto di riferimento etico e d’eccellenza in particolare per i giovani che in questo speciale programma trovano occasione di crescita, formazione e confronto” dichiara Lorenzo Sciar-retta, Delegato alle Politiche Giovanili della Regione Lazio. “Oggi infatti LAZIOSound, fiore all’oc-chiello di quelle Politiche Giovanili del Lazio che hanno voluto dare opportunità concrete e generative ai giovani del territorio affrontando un periodo difficile come quello della pandemia, è diventato un vero e proprio programma portante della regione, con l’organizzazione di concerti, eventi, il sostegno diretto a nuove produzioni e tourneè, la promozione degli artisti del Lazio in tutta Europa con pro-grammi di scambio e il posizionamento all’interno di grandi contenitori musicali su scala internazio-nale. Perché la musica e la cultura sono lavoro vero e noi vogliamo sostenerle in quanto tali”.

Per partecipare a LAZIOSound scouting 2023 è necessario inviare online la propria domanda di partecipazione a LAZIOSound_CALL FOR ARTISTS fino alle 23:59 del giorno 19 febbraio 2023

“Cats”, 22.500 spettatori nelle prime due settimane

Foto Gianluca Saragò

Sale la febbre di “Cats”: ad oggi 34.470 mila biglietti venduti e 15 sold out consecutivi dal debutto del 7 dicembre per il nuovo spettacolo di Massimo Romeo Piparo, con Malika Ayane e un grande cast di artisti-gatti, in scena per tutte le festività natalizie.

Parliamo di una passione che cresce, un’energia potente e luminosa quella sprigionata sul palco del Teatro Sistina dagli “artisti-felini” di “Cats”, la nuova grande produzione firmata Massimo Romeo Piparo, con musiche di Sir Andrew Lloyd Webber e testi del Premio Nobel Thomas Stearns Eliot, che dal debutto il 7 dicembre scorso ha già fatto registrare numeri strabilianti. 

Sono infatti 34.470 i biglietti venduti, 15 i sold out consecutivi con 22.500 spettatori nelle prime due settimane di repliche dello spettacolo, che si avvia a essere uno dei più grandi successi delle ultime stagioni. Un’accoglienza straordinaria quella riservata dal pubblico a questo titolo storico, che, a 40 anni dal debutto a Broadway (1982), viene ambientato per la prima volta a Roma, in una ipotetica e futuristica “discarica” di opere d’arte e di reperti archeologici, con il Colosseo sullo sfondo.

Applauditissimi sulla scena la grande voce di Malika Ayane, nel ruolo di Grizabella, la gatta-glamour che interpreta l’intramontabile e struggente “Memory”, e il cast di 27 artisti, sottoposti con trucco e costumi a una vera e propria metamorfosi, sorprendentemente realistica, che li rende autentici ‘gatti umanizzati’. Con loro ogni sera le magiche note suonate dall’Orchestra dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello. Firma le coreografie Billy Mitchell, coreografo emergente del West End londinese, attuale coreografo associato delle ultime produzioni di A.L. Webber, da School of Rock a Cinderella. Perfetto per spettatori di tutte le età, grazie alla sua storia di amicizia e poesia, le spettacolari scenografie (firmate da Teresa Caruso) e il giusto mix tra musica e danza, ma anche illusionismo e magia, il Musical resterà in scena fino al 22 gennaio, accompagnando il pubblico per tutte le festività natalizie, con repliche anche il 25, 26 e 31 dicembre, 1 e 6 gennaio.

“Karma Clima”, l’album dei Marlene Kuntz sul cambiamento climatico

È disponibile in digitale, cd e vinile “Karma Clima” (Al-Kemi Records / Ala Bianca; distrib. Warner Music Italy / FUGA), l’ultimo album dei Marlene Kuntz che prende il nome dall’ampio progetto Karma Clima che sta accompagnando il gruppo da un anno con tante iniziative, tra arte, musica e sostenibilità. I Marlene Kuntz sono reduci da un intenso tour nei club italiani dove hanno fatto ascoltare per la prima volta il disco dal vivo ai fan. Uscito a settembre 2022, “Karma Clima” è compostoda 9 tracce, scritte da Cristiano Godano, prodotte dai Marlene Kuntz con Taketo Gohara, alle quali ha prestato la sua voce anche Elisa, con un featuring nel brano “Laica preghiera”.

Oltre alla band, composta da Cristiano Godano (chitarra e voce), Riccardo Tesio (chitarre e sintetizzatori), Luca “Lagash” Saporiti (basso) e Davide Arneodo (pianoforte, sintetizzatori, cori), hanno collaborato al disco Sergio Carnevale (batteria, percussioni), che segue i Marlene Kuntz anche in tour, Alessandro Asso Stefana (chitarra e produzione), chitarrista tra gli altri di PJ Harvey, e Niccolò Fornabaio (percussioni e produzione).

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Gli archi, arrangiati da Davide Arneodo, sono stati registrati in Ungheria con la rinomata Budapest Art Orchestra (che tra le altre, ha preso parte anche alla colonna sonora di “Sicario” scritta da Jóhann Jóhannsson e alla colonna sonora de “La regina degli scacchi”). Un concept album sul cambiamento climatico, per un progetto in continua evoluzione che unisce arte e sostenibilità e che ha portato la band da ottobre 2021 in tutta Italia, alla ricerca di quelle realtà che sono un modello in materia di eco sostenibilità e in nome del dovere etico di creare un senso di responsabilità verso il mondo che abitiamo.

Si apre con “La fuga”, una decisa progressione rock contro i social network inquinati e inquinanti, e si chiude con la poetica ballata “L’aria era l’anima” che descrive una città ormai sommersa dall’acqua che la rende inabitabile, passando per canzoni rabbiosamente ironiche come “Vita su Marte”, attualmente in radio, che ci ricorda che non abbiamo a disposizione un altro mondo da distruggere, e “Acqua e fuoco” un beat di incessante intensità che ci fa notare che non c’è più molto tempo per arginare la deriva che l’umanità ha intrapreso.

Da un lato un disco che non ammette banalità raccontato dalla fine penna di Cristiano Godano, dall’altro il risultato di un percorso positivo, che ha portato i Marlene Kuntz a contatto con tante realtà italiane che si stanno impegnando per la sostenibilità ambientale: Viso a Viso Cooperativa di Comunità di Ostana (Cuneo), Birrificio Agricolo Baladin Piozzo (Cuneo) e Borgata Paraloup a Rittana (Cuneo), che hanno ospitato le residenze artistiche della band, ma anche la Fondazione Horcynus Horca di Messina, che li ha premiati per i 30 anni di carriera, e il MUSE di Trento e la Mole Antonelliana di Torino (in occasione del Festival CinemAmbiente), luoghi di cultura che si sono prestati ad ospitare happening di sensibilizzazione sul cambiamento climatico. 

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Non a caso, il progetto è stato notato anche dalla prestigiosa Fondazione Symbola, che promuove e aggrega le Qualità Italiane che migliorano il Paese, e inserito come case history di successo nel Rapporto Symbola “Io sono cultura”. Durante i tour, i Marlene Kuntz hanno utilizzato le borracce ufficiali dell’opera relazionale Uno Di Un Milione realizzata sul monte Pejo3000 nel Parco Nazionale dello Stelvio in Val di Sole per sensibilizzare comunità residente e Turismo sulla tutela del patrimonio idrico della Val di Sole.

Il rider dei Marlene Kuntz è stato certificato Ecorider da Worldrise Onlus, poiché non prevede l’utilizzo di plastica monouso e imballaggio, minimizza gli sprechi e facilita il corretto smaltimento dei rifiuti.

“Liaison”, la nuova serie con Vincent Cassel

Liaison apple tv

Apple TV+ ha annunciato oggi la data d’uscita di “Liaison”, una nuova serie thriller in sei episodi interpretata dal vincitore del Premio César Vincent Cassel (“Black Swan”, “Westworld”) e dalla vincitrice del Premio BAFTA Eva Green (“Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali”), nonché la prima serie Apple Original in lingua francese e inglese. “Liaison” farà il suo debutto il 24 febbraio con il primo episodio, seguito da un nuovo episodio settimanale ogni venerdì, fino al 31 marzo.

“Liaison” è un thriller contemporaneo ad alta tensione che indaga su quanto gli errori del nostro passato hanno il potenziale per distruggere il nostro futuro. La serie combina l’azione con una trama imprevedibile e che si sviluppa su più livelli, in cui spionaggio e intrighi politici intralciano una lunga e appassionata storia di amore.

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Oltre a Cassel, la serie è interpretata anche da Eva Green, Peter Mullan (“Ozark”), il vincitore del premio Cesar Gerard Lanvin (“Chiami il mio agente!”), Daniel Francis (“Small Axe”), Stanislas Merhar (“The Black Book: La natura della realtà”), Irene Jacob (“La doppia vita di Veronica”), Laetitia Eido (“Fauda”), Eriq Ebouaney (“Rogue City”), l’astro nascente del BAFTA Bukky Bakray (“Rocks”) e il vincitore dell’Emmy Thierry Fremont (“Murder In Mind”). 


“Liaison” è creata e scritta da Virginie Brac (“Spiral”) ed è diretta dal vincitore dell’Emmy Stephen Hopkins (“24”). La serie è co-prodotta dalle società Ringside Studios e Leonis Productions, sostenute da Newen Studio; tra i produttori esecutivi ci sono Gub Neal (“The Fall”), Jean-Benoît Gillig (“L’amore sbagliato”), Vincent Cassel, Sarada McDermott (“Bridgerton”), Stephen Hopkins, Justin Thomson ed Edward Barlow. 

Bella Mackie, esordio con il romanzo “”Come uccidere la tua famiglia”

Bella Mackie come uccidere la tua famiglia

Tagliente, onesto, graffiante, divertentissimo. “Come uccidere la tua famiglia” è tutto quello che non ci si aspetta: una potente commedia nera, una satira bruciante sulle famiglie disfunzionali e sui privilegi di classe, nonché una critica feroce all’ossessione dei media per l’universo del crimine e alle falle di un sistema che non ammette deviazioni dalla norma. Bella Mackie ha scritto un fenomeno editoriale senza precedenti: da più di un anno in vetta alle classifiche inglesi e venduto in tutto il mondo, è adorato all’unanimità da lettori, librai e critica

Si chiamo Grace Bernard e, con ogni probabilità, il suo nome non vi dice proprio niente. Nessuno lo conosce perché languisce dietro le sbarre per l’unico crimine che non ha commesso. Eppure, per la verità nient’altro che la verità, ha ucciso diverse persone, alcune in modo brutale, altre con maggior delicatezza – vale la pena specificarlo, perché fa un’enorme differenza agli occhi giudicanti della gente.

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Quando ripensa a ciò che ha fatto, avverte persino una punta di tristezza, giusto una fitta trascurabile, al pensiero che nessuno verrà mai a conoscenza del suo strabiliante piano. Un piano che ha architettato per anni, sacrificando tutto in nome della vendetta. Ora vi chiederete: perché ostinarsi a vuotare il sacco se la si può passare liscia? Avete ragione, la libertà non ha prezzo. Però non riesce a smettere di immaginare l’istante in cui, dopo la sua morte, qualcuno aprirà una cassaforte e troverà la sua confessione. Esatto, proprio questa che sta scrivendo nei pochi giorni che lo separano dalla libertà. Scommette che quel qualcuno non potrà fare a meno di restare a bocca aperta e pensare a lui con ammirazione. Perché chi sarà mai in grado di capire come una persona, a soli ventotto anni, possa aver ucciso a sangue freddo sei membri della sua famiglia per poi andare avanti come se niente fosse, senza neppure l’ombra di un rimpianto?

Il Natale di Harry: con Alessandro Giova al Teatro Lo Spazio

Il Teatro Lo Spazio, il 25 dicembre, festeggia il Natale in scena, ospitando uno dei più bei testi della drammaturgia inglese, Il Natale di Harry di Steven Berkoff, con Alessandro Giova e la regia di Marta Iacopini.

Harry è un uomo di quasi quarant’anni che si prepara a vivere il Natale. Aspettando qualcuno, un affetto, un vecchio amore, un amico. Qualcuno. Ma Harry è un uomo solo, nessuno arriva e il Natale è la lama del coltello che viene rivoltato nella piaga della sua esistenza. Bruciante, toccante e spietato, “Il Natale di Harry” affronta il tema della solitudine in una società che ha ridotto i rapporti famigliari e affettivi a sterili rituali tanto più insulsi quando il Natale impone all’individuo comportamenti sociali stereotipati, costringendolo a verifiche dolorose.

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L’allestimento essenziale e privo di oggetti, un piccolo recinto di sgabelli, la proiezione di un’irriverente coscienza sullo sfondo. Con questa messa in scena de “Il Natale di Harry”, abbiamo volutamente spogliare Harry di ogni ostacolo fisico. La condizione in cui si trova Harry è una situazione di enorme conflitto interiore, uno stridere continuo che Harry cerca, invano, di dissimulare con una goffa disinvoltura.

Il vuoto scenico che circonda Harry è lo spazio metaforico del suo ring interiore, uno spazio in cui non ci sono veri ostacoli, ma l’unico ostacolo è Harry stesso, i muri che da solo si crea e che man mano diventano sempre più alti. Niente, fuorché egli stesso, nessun ostacolo concreto gli  impedisce di compiere realmente quel passo verso l’esterno. Abbiamo voluto rendere evidente questa frattura con un’altra realtà proiettata sullo sfondo, la coscienza che si insinua nella mente di Harry, un Harry diverso, risolto, risoluto, curato, quadrato e spietato per certi versi, ciò forse a cui il nevrotico e ‘impacciato Harry sulla scena vorrebbe somigliare, al tempo stesso “Harry ideale” e carnefice del suo collasso interiore.

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Rosa Chemical approda al Festival di Sanremo con il brano “Made in Italy”

L’artista è tornato a novembre 2022 con “non è normale”, canzone con cui gira l’Italia in un radio & digital tour a bordo di un camper rosa per dare vita a contenuti che fanno discutere sul concetto di normalità. Tra i temi maggiormente trattati la libertà di essere se stessi senza farsi condizionare dalle norme della società e l’amore libero. 

“Non c’è cosa più Made in Italy del Festival di Sanremo” commenta Rosa Chemical  “Non vedo l’ora di salire su quel palco per farvi conoscere la mia musica e farvi entrare nel mio mondo”.

Rosa Chemical si impone nel panorama musicale attuale per i testi eccentrici nati dall’esigenza di esprimersi senza filtri a 360°, con un linguaggio dissacrante e non convenzionale, che gli hanno permesso di rivoluzionare il mondo urban, in particolare con il suo manifesto artistico “POLKA”: la serie, divisa in tre parti, vede la collaborazione coi Thelonius B. e la produzione di Greg Willen in “Polka” (2020, che ha anticipato il suo primo album “Forever”), il feat. con Gué e Ernia in “Polka 2” (2021) e infine la produzione di Bdope in “POLKA 3” (2022), non etichettabile in alcun genere, in un mix di cultura gitana e musica elettronica.

Taraneh Alidoosti arrestata in Iran: appelli per la sua liberazione

Foto: Fars Media Corporation, CC BY 4.0

È stata arrestata in Iran l’attrice Taraneh Alidoosti. La 38enne aveva pubblicato delle immagini che la ritraevano senza hijab e nei suoi post sui social media aveva sostenuto le proteste a livello nazionale, giunte ormai al quarto mese, innescate dalla morte della 22enne Mahsa Amini. Si era espressa pubblicamente contro la pena di morte.

In un recente post su Instagram, l’attrice è apparsa con in mano un pezzo di carta con su scritto “donne, vita, libertà” – lo slogan che è arrivato a riassumere la lotta contro l’attuale regime iraniano. Alidoosti è considerata una delle attrici iraniane più influenti della sua generazione e il suo arresto è un segno che lo stato vuole reprimere celebrità, artisti e personalità dello sport che hanno usato la loro piattaforma per sfidare il regime.

La foto di Alidoosti senza hijab ha ricevuto oltre 1 milione di like. Sembra che il suo account Instagram, che conta più di 8 milioni di follower, sia temporaneamente bloccato.

Non è noto quale dipartimento dei servizi di sicurezza governativo l’abbia prelevata da casa sua, ma l’ufficio del procuratore di Teheran ha affermato che Alidoosti “non aveva fornito la documentazione per giustificare le sue osservazioni provocatorie”. A dare notizia del suo arresto Samia Mirshamsi, una regista.

Celebrità e gruppi per i diritti hanno lanciato appelli per la sua liberazione. “Questa coraggiosa attrice iraniana è stata arrestata”, ha scritto su Instagram la collega Golshifteh Farahani, anche lei attrice e attivista, da anni emigrata all’estero per problemi con le autorità. “Taraneh Alidoosti è una delle attrici più talentuose e acclamate dell’Iran… Spero che sia libera di continuare a rappresentare presto la forza del cinema iraniano”, ha twittato Cameron Bailey, capo del Toronto International Film Festival.

Un momento particolarmente delicato. L’Iran sta minacciando di bloccare definitivamente WhatsApp e Instagram, due app molto popolari nel paese. La società statunitense Meta non ha finora risposto alla lettera inviata dalle autorità di Teheran all’inizio di dicembre, in cui si chiedeva alla società di aprire un ufficio di rappresentanza nel paese e di adeguare le sue linee guida a quelle della Repubblica islamica.        

“Se Meta non risponde alla nostra lettera, questo potrebbe essere il prologo di un blocco permanente”, ha avvertito oggi il direttore del Centro nazionale informatico Abolhassan Firouzabadi in un’intervista. I servizi di sicurezza iraniani avevano già bloccato Instagram e  WhatsApp nell’ambito delle proteste che vanno avanti ormai da tre mesi nel paese. Secondo Teheran, le due app erano coinvolte “nellacospirazione contro l’Iran guidata dai nemici stranieri”.       

Prevista anche un’azione legale contro Meta. Ulteriori restrizioni di Internet e il blocco delle app avrebbero per effetto una  limitazione della diffusione di informazioni, immagini e video sulle  proteste.

Foto: Fars Media Corporation, CC BY 4.0

Ucraina, il concerto di Pivovarov finisce al buio: “Il blackout non ci ferma”

“Non ci spezzate: al buio, ma più forti che mai”. Questo il messaggio che segna la fine di un concerto del cantante Artem Pivovarov a Cherkasy, nell’Ucraina centrale. Nel filmato diffuso sui social, migliaia di spettatori illuminano la grande sala della città con i loro smartphone.

Pivovarov non si ferma e porta a termine il suo concerto nonostante il blackout. In Ucraina nell’arco degli ultimi due giorni è stata ripristinata l’energia elettrica per quasi 6 milioni di persone, dopo la serie di attacchi missilistici russi che venerdì scorso aveva preso di mira diverse infrastrutture energetiche. L’annuncio, del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo discorso serale quotidiano. “I lavori di riparazione continuano senza sosta dopo gli ultimi attacchi terroristici”.

Shari, Colla Zio, Will, Gianmaria, Sethu, Olly tra i big di Sanremo

Sanremo festival di sanremo

Shari, Colla Zio, Gianmaria, Sethu, Will, Olly: sono loro i sei finalisti di Sanremo Giovani che conquistano un posto tra i 28 Big in gara al prossimo festival di Sanremo.

Nel corso della serata finale di Sanremo Giovani, Amadeus ha proclamato il vincitore del concorso che, come già accaduto nel 2018 e nel 2021, sostituisce la sezione Nuove proposte del Festival di Sanremo. A trionfare e conquistare il diritto di partecipare con un nuovo pezzo inedito al Festival di Sanremo 2023 è stato Gianmaria.

TUTTI I GIOVANI. Questi tutti i partecipanti con le canzoni in gara:

Colla Zio con “Asfalto” (A. Arminio, A. Malatesta, E. Castroni, E. Ruzzi, F. Lamperti, T. Bernasconi, T. Manzoni)
Fiat 131 con “Pupille” (A. Canini, A. Bruno, C. Avarello, N. Verrienti)
Gianmaria con “La città che odi” (A. Filippelli, G. Manilardi, G. Volpato, M. Spaggiari e R. Giovannoni)
Giuse The Lizia con “Sincera” (A. Spigaroli, G. Puleo e M. Maiole)
Maninni con “Mille porte” (A. Mininni, A. Sgobio, G. Pollex, R. W. Guglielmi)
Mida con “Malditè” (C. Prestato, S. Ferrari e T. Santoni)
Noor con “Tua Amelie” (N. A. Mocchi, G. M. Marcello, M. Rettani, E. Palmosi, D. Di Gregorio)
Olly con L’anima balla” (Olly e J. Boverod)
Romeo & Drill con “Giorno di scuola” (F. Manfredi, M. Taurisano, P. Romeo)
Sethu con “Sottoterra” (G. De Lauri, M. De Lauri)
Shari con “Sotto voce” (M. Pisciottu, N. Pucciarmati e S. Noioso)
Will con “Le cose più importanti” (Will, S. Cremonini e T. Sgarbi)

TUTTI I BIG. Questi gli altri big in gara a Sanremo, a partire dal 7 febbraio 2023. Giorgia, Elodie e Marco Mengoni sono i nomi di punta. Spicca, inoltre, il ritorno degli Articolo 31, dei Cugini di Campagna e quello di Colapesce e Dimartino. Completano la lista Ariete, Modà, Mara Sattei, LEo Gassman, Mr Rain, Anna Oxa, Lazza, Tananai, Paola e Chiara, Lda, Madame, Gianluca Grignani, Rosa Chemical, Coma Cose, Levante e Ultimo. A questi si aggiungeranno i 6 giovani usciti dalle selezioni delle scorse settimane.

Morgan, concerto per i 50 anni a Roma

Morgan morgan50

“MORGAN50”, questo il titolo dell’evento, si svolgerà il 23 dicembre alle ore 22.00 presso il Teatro Parioli a Roma. L’artista spegnerà le candeline nel modo in cui ha vissuto tutta la sua vita: in musica, regalando al suo pubblico una serata speciale in cui ripercorrerà i 30 anni di carriera che lo hanno visto protagonista sul palco.

Nato a Milano il 23 dicembre 1972, Morgan è uno degli artisti più originali e innovatori del panorama musicale italiano ed europeo. Polistrumentista e produttore, è anche uno dei volti noti della televisione italiana, dove ha condotto numerosi programmi di intrattenimento e svolto un’importante attività di divulgazione musicale e letteraria.

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Spaziando dal pop elettronico alla canzone d’autore, dalle colonne sonore dei film ai libri, dalla grafica digitale alle masterclass per gli studenti, in oltre 30 anni ha calcato una moltitudine di palcoscenici, molto differenti tra loro a conferma dell’ecletticità di un artista unico e non etichettabile entro i comuni stereotipi.

Dalla voglia di mettere insieme diverse esperienze, ripercorrendo i momenti salienti della sua carriera, è nata l’idea di “MORGAN50”, un modo per regalare e regalarsi una serata speciale all’insegna della musica insieme alle persone che lo hanno sostenuto e seguito durante il suo percorso artistico.

Durante la serata, Morgan sarà accompagnato dagli artisti che hanno collaborato con lui nel corso degli anni. Tra gli altri, ci saranno anche la band Le Sagome e la Medit Orchestra diretta da Angelo Valori, che accompagnerà Morgan nei suoi brani più classici e orchestrali. 

“Dear Edward”, la serie del creatore Jason Katims, farà il suo debutto a febbraio su Apple TV+

Apple TV+ ha annunciato che “Dear Edward”, la serie dramedy scritta e prodotta dal vincitore dell’Emmy Jason Katims e interpretata dalla candidata all’Emmy Connie Britton e dalla vincitrice del SAG Award Taylor Schilling, farà il suo debutto il 3 febbraio con i primi tre episodi dei dieci totali, seguiti da un nuovo episodio settimanale ogni venerdì, fino al 24 marzo. Adattato dall’omonimo bestseller di Ann Napolitano, “Dear Edward” è una storia emozionante, incoraggiante ed edificante sulla sopravvivenza, la resilienza, i legami tra le persone e la disamina di ciò che ci rende umani.

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La serie di Apple Studios racconta la storia di Edward Adler (interpretato da Colin O’Brien), un ragazzino di 12 anni che sopravvive a un drammatico incidente aereo di cui restano vittime tutti gli altri passeggeri del volo, compresa la sua famiglia. Mentre Edward e altre persone in tutto il mondo colpite dalla tragedia cercano di dare un senso alla vita dopo l’incidente, si creano amicizie, nascono storie d’amore e si formano comunità inaspettate. “Dear Edward” è interpretato dalla candidata agli Emmy Connie Britton, dalla vincitrice del SAG Award Taylor Schilling e dall’esordiente Colin O’Brien; a completare il cast anche Amy Forsyth, Anna Uzele, Audrey Corsa, Brittany S. Hall, Carter Hudson, Dario Ladani Sanchez, Douglas M. Griffin, Eva Ariel Binder, Idris DeBrand, Ivan Shaw, Jenna Qureshi, Khloe Bruno e Maxwell Jenkins.

“Dear Edward” è scritto da Jason Katims, che è anche showrunner e produttore esecutivo per conto di True Jack Productions insieme a Jeni Mulein. Anche Ann Napolitano, l’autrice del romanzo da cui è adattata la serie, è produttrice esecutiva insieme a Fisher Stevens (“Palmer”), che dirigerà il primo episodio. 

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“In viaggio con Eugene Levy”, la serie itinerante che esplora luoghi e culture straordinarie

Apple TV+ ha annunciato che “In viaggio con Eugene Levy“, nuova serie sui viaggi condotta e prodotta dal vincitore dell’Emmy Eugene Levy (“Schitt’s Creek”), farà il suo debutto il 24 febbraio. La serie, composta da otto episodi, segue Levy in viaggio verso alcune delle destinazioni più belle e spettacolari del mondo: Costa Rica, Finlandia, Italia, Giappone, Maldive, Portogallo, Sudafrica e Stati Uniti, alla scoperta di hotel straordinari e dei luoghi e le culture che li circondano.

Pur consapevole di non essere il tipico conduttore di programmi itineranti, di non avere solitamente uno spirito avventuroso, né di essere un esperto di viaggi in giro per il mondo, Eugene Levy è convinto che sia finalmente arrivato il momento di allargare i suoi orizzonti. Così prepara la valigia con una certa trepidazione e con la speranza che quest’esperienza possa aprire un capitolo completamente nuovo della sua vita, anche se ciò potrebbe comportare l’affrontare alcune delle sue paure più grandi. Unitevi a lui mentre si allaccia la cintura alla volta di avventure sorprendenti e illuminanti!

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“In viaggio con Eugene Levy” è prodotto per Apple TV+ da Twofour e lo stesso Levy, oltre a essere protagonista, è produttore esecutivo insieme a David Brindley.

La serie si aggiunge alla crescente gamma di docuserie acclamate dal pubblico e premiate dalla critica presenti su Apple TV+, tra cui la serie di documentari “The Big Conn”, che racconta la più grande frode previdenziale della storia; il pluripremiato documentario evento “Prehistoric Planet”, con la voce narrante del nominato agli Oscar® Sir David Attenborough; “Make or Break”, la docuserie sulla World Surf League; la docuserie sull’home-design nominata agli Emmy “Home”; la docuserie sulla guerra moderna nominata agli Emmy “The Line”; la serie di documentari in quattro parti “They Call Me Magic”, che racconta la vita e la carriera del due volte NBA Hall of Famer e icona culturale Earvin “Magic” Johnson; la docuserie “Watch the Sound with Mark Ronson”, nominata agli Emmy; “Gutsy”, il documentario delle produttrici esecutive e conduttrici Hillary e Chelsea Clinton che è un viaggio intimo alla scoperta di alcune delle donne più straordinarie del mondo. 

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Apple TV+ offre serie drammatiche e commedie avvincenti e di qualità, lungometraggi, documentari innovativi e intrattenimento per bambini e famiglie, ed è disponibile per la visione su tutti i tuoi schermi preferiti.

Dopo il suo lancio il 1° novembre 2019, Apple TV+ è diventato il primo servizio di streaming completamente originale a essere lanciato in tutto il mondo, ha presentato in anteprima più successi originali e ha ricevuto riconoscimenti più velocemente di qualsiasi altro servizio di streaming. Ad oggi, i film, i documentari e le serie originali Apple sono stati premiati con 299 vittorie e 1.274 nomination ai premi, tra cui la commedia pluripremiata agli Emmy “Ted Lasso” e il vincitore dell’Oscar® come Miglior film di quest’anno “CODA”.

Anton Čechov, la vita dello scrittore russo diventa un film

Anton Čechov René Féret

Wanted Cinema porterà nei cinema italiani a partire dal 26 gennaio l’originale biografia sentimentale di uno di più grandi geni della letteratura mondiale, Anton Čechovil fondatore del teatro contemporaneo che ha rivoluzionato le regole della drammaturgia e lo stile della recitazione. 

Le vicende personali del noto scrittore e drammaturgo russo prendono vita in Anton Čechov grazie all’intensa interpretazione di Nicolas Giraud (L’Astronaute;Du soleil dans mes yeux) e un’ambientazione accurata che rievoca il fascino della Russia del XIX secolo. Anton Čechov è l’ultima pellicola, magistralmente diretta, da René Féret (Nannerl Mozart’s Sister) prima della sua scomparsa nel 2015. Prende parte al film nel ruolo di Masha, la sorella di Cechov, Lolita Chammah, figlia di Isabelle Huppert.

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Estate 1890, l’intera famiglia Čechov è sostenuta da Anton, umile medico che per integrare il suo reddito, scrive storie per giornali e riviste. Quando Grigorovitch (Philippe Nahon) e Souvoirine (Jacques Bonnaffe), due tra gli scrittori e gli editori più famosi della Russia, si fermano a casa sua, si accorgono dell’impressionante talento di Anton. Questo incontro apre le porte del successo a Čechov, che arriva perfino a conquistare l’ammirazione di Tolstoj. Ma quando suo fratello muore di tubercolosi, Anton pieno di rimorsi, decide di fuggire dalla notorietà per scrivere della società depravata in cui vive. Il suo viaggio ispirerà alcune delle sue opere più brillanti e famose.

SINOSSI: Anton Čechov, un umile medico russo, scrive racconti che vende ai giornali per sfamare la sua famiglia. Mentre il suo talento viene notato dai suoi colleghi, Čechov guadagna persino l’ammirazione di personaggi illustri, tra cui Tolstoj. Ma quando suo fratello muore di tubercolosi, Čechov, pieno di rimorso, decide di fuggire dalla sua crescente notorietà e si reca nella colonia penale dell’isola di Sakhalin, in Siberia, per scrivere della società depravata in cui vivono i detenuti. Questo viaggio ispirerà alcuni dei suoi pezzi più brillanti e famosi.

MAXXI L’Aquila, in principio era il colore: omaggio a Franco Summa

Il MAXXI L’Aquila omaggia Franco Summa, l’artista abruzzese scomparso nel gennaio 2020, con un percorso espositivo itinerante che inizia da palazzo Ardinghelli e coinvolge il Consiglio regionale dell’Abruzzo e la Fondazione Giorgio De Marchis Bonanni d’Ocre Onlus. Visitabile da domani fino al 29 gennaio 2023 nelle tre sedi, “In principio era il colore. Omaggio a Franco Summa” è un progetto ideato dal MAXXI L’Aquila, curato da Maria Alicata e realizzato grazie alla collaborazione della Fondazione Summa di Pescara con la partecipazione della Fondazione Giorgio De Marchis Bonanni d’Ocre Onlus. Alle diverse fasi di allestimento hanno collaborato docenti e studenti dell’Accademia di Belle Arti.

Il focus intende sottolineare alcuni passaggi fondamentali del percorso artistico dell’artista attraverso un itinerario espositivo pensato per restituire la varietà e la complessità del suo linguaggio, con particolare attenzione agli elementi che ne costituiscono il fondamento: forma e colore. Dai lavori in studio degli esordi negli anni Sessanta, caratterizzati dall’essenzialità formale e cromatica, agli interventi sugli ambienti urbani ridefiniti tramite operazioni cromatiche e partecipative.

L’itinerario espositivo inizia nella project room del MAXXI L’Aquila che ospita una selezione della serie di dipinti “Segnaletica Spirituale” (1971) in cui l’artista esplora le componenti simboliche, spaziali ed emotive del colore. Nelle sale della Fondazione de Marchis, un focus dedicato al materiale documentario degli interventi nelle città. Esemplare di questa pratica è l’azione collettiva “Sentirsi un arcobaleno addosso” (1975) in cui l’artista regala a 24 critici, artisti, galleristi, di primo piano nel panorama nazionale, altrettante maglie da indossare che riproducono la scala cromatica da lui ideata.

Il percorso si conclude al Palazzo dell’Emiciclo dove Summa, a seguito della ristrutturazione dovuta al terremoto del 6 aprile 2009, realizzò l’opera permanente “I giorni e le opere”, una vetrata in cui colori e forme geometriche sembrano voler augurare un futuro luminoso alla città a cui fanno da contrappunto la serie completa delle sculture “Fanciulle” (2008-2016).

 “Continua l’omaggio del MAXXI L’Aquila alle grandi personalità artistiche espressione del territorio”, ha detto il direttore del MAXXI Bartolomeo Pietromarchi a margine dell’inaugurazione del percorso espositivo dedicato all’Aquila all’artista pescarese 

 “Dopo Ettore Spalletti la cui Colonna nel vuoto, pensata e realizzata per la cappella di Palazzo Ardinghelli, resterà in museo come opera permanente, e dopo Marcello Mariani, oggetto del focus di dicembre dello scorso anno, approfondiamo ora la riflessione sul lavoro di Franco Summa.

Ciò testimonia – ha aggiunto Pietromarchi – l’attento ascolto del museo verso il territorio e l’impegno di metterne in risalto le espressioni più significative. Anche in questa occasione abbiamo lavorato di concerto con altre istituzioni e ringrazio il Comune dell’Aquila con il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il Consiglio Regionale con il presidente Lorenzo Sospiri, la Fondazione Summa e la Fondazione Giorgio De Marchis Bonanni d’Ocre Onlus che con entusiasmo hanno accolto la nostra proposta e collaborato alla sua riuscita”.

Il direttore ha rivolto un particolare ringraziamento all’Accademia di Belle Arti “per aver coinvolto i suoi studenti nelle diverse fasi di allestimento del percorso espositivo. Una prova di quanto il legame del MAXXI L’Aquila con il territorio sia forte e proficuo”. La mostra sarà visitabile nei diversi orari di apertura delle tre sedi consultabili all’indirizzo www.maxxilaquila.art 

L’intervista: “Nella vita non ho certezze, sono partita iva”, Andrea Delogu parla di “40 e sto”

Divertente, arguta, passionale: tre aggettivi che qualificano la personalità di Andrea Delogu ma che, comunque, non sono sufficienti a descriverla appieno. Alla continua ricerca di nuove sfide da intraprendere, l’attrice e conduttrice radiofonica, scrittrice e volto della televisione italiana, è un’artista a tutto tondo, con la peculiarità di non prendersi mai troppo sul serio.

Aspetto, questo, tutt’altro che marginale se calato all’interno di un contesto sociale dove l’apparenza, molto spesso, ha più importanza della sostanza, laddove la forma non di rado tende a mettere in ombra la sostanza.

In scena al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila con lo spettacolo “40 e sto” (testo di Alberto Caviglia, Andrea Delogu e Rossella Rizzi con la regia di Enrico Zaccheo, produzione Stefano Francioni Produzioni con Frieds&Partners), l’attrice si mette a nudo trascinandoci nella sua nuova vita, quella di una quarantenne che, riappropriatasi della propria indipendenza, esplorerà le mode, i vizi e le ossessioni di questa strana epoca che viviamo. Ecco cosa ci ha raccontato dello spettacolo…

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I 40 sono i nuovi 20?

Sicuramente sono una figata, questo lo posso dire (ride, ndr). Quando ne avevo 20, se avessi potuto capire di avere la fortuna nel vivere quell’età, avrei avuto energie infinite da dedicarvi, ma i 40 me li sto godendo appieno. Quando cresci, e diventi emotivamente autonoma e capisci chi sei, sai quali no puoi dire e, soprattutto, quando farlo. Ecco, potrei sostenere che il super poter dei 40 è quello di dire no.

Lo spettacolo trae spunto dalla tua vita privata e da episodi che ti hanno toccata. Come li hai selezionati? Ne sono rimasti fuori alcuni che, invece, avresti voluto raccontare ma che non si incastravano con la sceneggiatura?

Si, ne sono rimasti fuori diversi che avrei voluto inserire ma che, però, non facevano ridere come quelli selezionati. Solo per questo sono rimasti fuori. L’obiettivo che mi sono posta è quello di portare in scena spettacoli dalla durata di un’ora e un quarto al massimo, proprio per andare incontro alle esigenze delle persone che magari, prima o dopo lo show, possono fare ciò che preferiscono La selezione degli episodi è avvenuta sulla leggerezza e sull’umore dello spettacolo. Vi era comunque una coerenza da seguire.

Trattandosi di una pièce sommariamente autobiografica, quante volte è cambiato il copione durante la fase di scrittura e quanto spazio lasci all’improvvisazione in scena?

Il copione è cambiato in continuazione, compresa la prima volta che stavamo per salire sul palco. E’ uno spettacolo che vive assieme al pubblico presente in sala ed è importante avvertire questo feeling perché ne è parte integrante. Alcune volte si allunga, altre volte ci sono talmente troppe parti da raccontare, e tutte talmente divertenti, che a guidarmi è il momento.

Nello spettacolo ci sono diversi riferimenti musicali, soprattutto agli anni ’90. Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzata nel tuo percorso artistico?

Ti direi Bruce Springsteen, che però non cito perché ho voluto creare un preciso percorso per unirli tutti. Noi che siamo cresciuti negli anni ’80 abbiamo vissuto la decade successiva con Max Pezzali, le Spice Girls e band che, al netto del gusto, hanno comunque fatto la storia come i Take That. Volevo che tutti fossero coinvolti ma la scelta è stata indirizzata più dal contesto generale dello spettacolo che da una visione strettamente personale.

“40 e sto” parla dell’importanza di essere liberi, ambizione comune a tutti. Ma quando, secondo te, lo si è realmente? E, soprattutto, lo si può davvero essere?

Non si può davvero essere liberi perché viviamo in una società con persone connesse tra di loro. Essere liberi, però, vuol dire anche sapere rispettare il limite degli altri, e questo, a conti fatti, fa sì che non si possa esserlo mai fino in fondo, altrimenti ci si dovrebbe trasferire sul cucuzzolo della montagna per fare ciò che si vuole. Ma anche lì si dovrebbe rendere conto a qualcuno,

Radio, cinema, televisione hanno espresso la tua versatilità artistica che ora approda anche a teatro, ambiente che hai intercettato con il programma “Ricomincio da RaiTre”. Quando hai capito che era il momento di calcare questo palcoscenico e quali emozioni intendevi esplorare?

Ho capito che era il momento giusto quando ho avuto un testo pronto per il teatro. Perché tu possa salirvi devi avere sempre qualcosa da dire, altrimenti è inutile ma, soprattutto, non hai motivo di salirvi. Le emozioni che cercavo… sicuramente quelle di stare bene assieme e lasciare qualcosa agli spettatori. Ogni sera ricevo centinaia di messaggi da coloro che sono venute a vedere “40 e sto”, ma anche tante testimonianze personali di chi si è rivisto nel testo.

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Libertà dovrebbe fare rima con l’affermazione di se stessi e dei propri valori che s’intende perseguire. Al giorno d’oggi sono diversi i movimenti culturali e sociali che si danno da fare in tale senso. Ce n’è qualcuno, in particolare, che ammiri e cui presti la tua voce?

Sicuramente tutti quelli che si battono per fare in modo che qualcuno venga ascoltato. Loro potrebbero avere la mia voce, così come quella di qualsiasi altra persona. Ogni voce vale tanto e insieme ad altre voci possiamo fare diventare un mare che sposta qualcosa.

Sei in una fase della tua vita in cui preferisci rischiare di spingerti oltre oppure sei alla ricerca di certezze alle quali ancorarti?

Io non ho mai avuto certezze, sono una partita iva quindi figurati, sono abituata a vivere nell’incertezza. Non so come si faccia a vivere nella certezza, questo si, e non so neanche se ho fatto la scelta giusta anni fa a vivere questa vita, ma so solo che è l’unica che conosco e che forse non riuscirei a fare altro.

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Angelo Mellone, incontro con gli studenti sul futuro del settore audiovisivo

Angelo Mellone studenti

Il giornalista e scrittore Angelo Mellone incontra oggi, mercoledì 14 dicembre, gli studenti del Dams di Teramo, dell’Accademia e Startupper interessati al settore dell’industria audiovisiva.

L’incontro si svolgerà, a partire dalle 10:30, all’Auditorium dell’accademia cinematografica (via Quinto Publicio, 90 – Roma). Tema centrale della conferenza sarà l’approfondimento di questo settore creativo, confrontando idee ed esperienze di un personaggio poliedrico come Mellone con ragazzi che stanno per terminare il loro percorso formativo.

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 “Il mondo dell’audiovisivo – ricordano gli organizzatori – è stato un settore particolarmente colpito dalla crisi economica generata dal Covid ma ha dimostrato anche di essere capace di riprendersi con altrettanta energia tanto che – nei primi sette mesi del 2021 – le esportazioni italiane sono cresciute del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2019”.

Secondo il Rapporto Univideo 2022 presentato da GfK Italia, il mercato audiovisivo italiano quest’anno è in fase evolutiva, con segnali di ripresa registrati nella seconda parte dell’anno.
Il calo di acquirenti registrato nel 2020, in piena pandemia, si è ridimensionato grazie alla ripartenza e ad una diversa caratterizzazione del consumatore tipo, sempre più evoluto, alto spendente, giovane, alla ricerca del prodotto premium e disposto a consumare principalmente serie tv e film sia attraverso supporti fisici, 4K Ultra HD e Blu-ray, sia in digitale.

L’incontro è stato organizzato dall’associazione “L’Aquila che rinasce” in collaborazione con la Roma Film Academy e le imprese culturali Cms e Roma Creative Hub. Angelo Mellone (vicedirettore del Daytime di Rai Uno e presidente della Fondazione Lucana Film Commission) verrà intervistato dal presidente della Rfa Salvatore Santangelo, giornalista e saggista aquilano.

Nomination Golden Globe 2023: “Mercoledì” nella cinquina dei migliori

Poche ore fa sono state annunciate da Mayan Lopez e Selenis Leyva (Orange is the new black), protagonisti della fortunata comedy Lopez & Lopez, le nomination ai Golden Globe 2023. La cerimonia si terrà a Los Angeles il 10 gennaio 2023, e sarà presentata dal comico Jerrod Carmichael (Saturday Night Live).

A spiccare tra le nominations è sicuramente Mercoledì, candidata come Miglior serie Musical/Comedy e che vede anche la sua protagonista, Jenna Ortega, candidata come Miglior Attrice in una serie Musical/Comedy. Nominations del tutto inaspettate dal pubblico, certo è che Wednesday è stata la serie più vista di Netflix in assoluto, ma la critica è rimasta divisa riguardo la qualità effettiva del prodotto, soffermandosi in particolare sulla dispartà di lavorazione dei primi quattro episodi (diretti dal maestro del gotico Tim Burton) con il resto delle puntate, a parere di molti, di qualità inferiore.

Ecco ora tutte le candidature:

Miglior Film Straniero

All Quiet on the Western Front (Germania)

Argentina, 1985 (Argentina)

Close (Belgio/Francia/Paesi Bassi)

Decision to Leave (Corea del Sud)

RRR (India)

Miglior Film Drama

Avatar: The Way of Water

Elvis

The Fabelmans

Tár

Top Gun: Maverick

Miglior Attrice – Film Drama

Cate Blanchett – Tár

Olivia Colman – Empire of Light

Viola Davis – The Woman King

Ana De Armas – Blonde

Michelle Williams – The Fabelmans

Miglior attore – Film Drama

Austin Butler – Elvis

Brendan Fraser – The Whale

Hugh Jackman – The Son

Bill Nighy – Living

Jeremy Pope – The Inspection

Miglior Film Musical/Comedy

Babylon

The Banshees of Inisherin

Everything everywhere all at once

Glass Onion: A Knives Out Mystery

Triangle of Sadness

Miglior Attrice – Film Musical/Comedy

Lesley Manville – Mrs. Harris goes to Paris

Margot Robbie – Babylon

Anya Taylor-Joy – The Menu

Ema Thompson – Good Luck to You, Leo Grande

Michelle Yeoh – Everything everywhere all at once

Miglior Attore – Film Musical/Comedy

Diego Calva – Babylon

Daniel Craig – Glass Onion: A Knives Out Mystery

Adam Driver – White Noise

Colin Farrell – The Banshees of Inisherin

Ralph Fiennes – The Menu

Miglior film d’animazione

Guillermo Del Toro’s Pinocchio

Inu-Oh

Marcel the Shell with Shoes On

Puss in Boots: The Last Wish

Turning Red

Miglior Attrice non Protagonista 

Angela Bassett – Black Panther: Wakanda Forever

Kerry Condon – The Banshees Of Inisherin

Jamie Lee Curtis – Everything Everywhere All At Once

Dolly De Leon – Triangle Of Sadness

Carey Mulligan – She Said

Miglior Attore non protagonista

Brendan Gleeson – The Banshees Of Inisherin

Barry Keoghan – The Banshees Of Inisherin

Brad Pitt – Babylon

Ke Huy Quan – Everything Everywhere All At Once

Eddie Redmayne – The Good Nurse

Miglior regista

James Cameron – Avatar: The Way Of Water

Daniel Kwan, Daniel Scheinert – Everything Everywhere All At Once

Baz Luhrmann – Elvis

Martin Mcdonagh – The Banshees Of Inisherin

Steven Spielberg – The Fabelmans

Miglior sceneggiatura

Todd Field – Tár

Daniel Kwan, Daniel Scheinert – Everything Everywhere All At Once

Martin Mcdonagh – The Banshees Of Inisherin

Sarah Polley – Women Talking

Steven Spielberg, Tony Kushner – The Fabelmans

Miglior Colonna Sonora originale

Carter Burwell – The Banshees Of Inisherin

Alexandre Desplat – Guillermo Del Toro’s Pinocchio

Hildur Guðnadóttir – Women Talking

Justin Hurwitz – Babylon

John Williams – The Fabelmans

Miglior canzone originale

“CAROLINA” — WHERE THE CRAWDADS SING

    Music by:    Taylor Swift

    Lyrics by:    Taylor Swift

“CIAO PAPA” — GUILLERMO DEL TORO’S PINOCCHIO

    Music by:    Alexandre Desplat

    Lyrics by:    Roeban Katz, Guillermo del Toro

“HOLD MY HAND” — TOP GUN: MAVERICK

    Music by:    Lady Gaga, BloodPop, Benjamin Rice

    Lyrics by:    Lady Gaga, BloodPop

“LIFT ME UP” — BLACK PANTHER: WAKANDA FOREVER

    Music by:    Tems, Rihanna, Ryan Coogler, Ludwig Göransson

    Lyrics by:    Tems, Rihanna, Ryan Coogler, Ludwig Göransson

“NAATU NAATU” — RRR

    Music by:    M.M. Keeravani

    Lyrics by:    Kala Bhairava, Rahul Sipligunj

Miglior Mini-Serie Tv, Serie Tv antologica o Film per la televisione

Black Bird

Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story

The Dropout

Pam & Tommy

The White Lotus

Miglior Attore – Mini-Serie Tv, Serie Tv Antologica o Film per la Televisione

Taron Egerton – Black Bird 

Colin Firth – The Staircase 

Andrew Garfield – Under the Banner of Heaven

Evan Peters – Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story 

Sebastian Stan – Pam & Tommy

Miglior Attrice – Mini-Serie Tv, Serie Tv Antologica o Film per la Televisione

Jessica Chastain – George & Tammy 

Julia Garner – Inventing Anna 

Lily James – Pam & Tommy

Julia Roberts – Gaslit

Amanda Seyfried – The Dropout

Miglior Attore Non Protagonista – Mini-Serie Tv, Serie Tv Antologica o Film per la Televisione

F. Murray Abraham – The White Lotus 

Domhnall Gleeson – The Patient 

Paul Walter Hauser – Black Bird 

Richard Jenkins – Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story 

Seth Rogen – Pam & Tommy

Miglior Attrice Non Protagonista – Mini-Serie Tv, Serie Tv Antologica o Film per la Televisione

Jennifer Coolidge – The White Lotus

Claire Danes – Fleishman Is in Trouble 

Daisy Edgar-Jones – Under the Banner of Heaven

Niecy Nash – Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story 

Aubrey Plaza – The White Lotus

Miglior Serie Tv Musical/Comedy

Abbott Elementary 

The Bear 

Hacks

Only Murders in the Building 

Wednesday 

Miglior Attrice – Serie Tv Musical/Comedy

Quinta Brunson – Abbott Elementary

Kaley Cuoco  – The Flight Attendant

Selena Gomez – Only Murders In The Building

Jenna Ortega – Wednesday

Jean Smart – Hacks

Miglior Attore – Serie Tv Musical/Comedy

Donald Glover – Atlanta

Bill Hader – Barry

Steve Martin – Only Murders in the Building

Martin Short – Only Murders in the Building 

Jeremy Allen White – The Bear 

Miglior Attrice non protagonista – Serie Tv Musical/Comedy

Elizabeth Debicki – The Crown

Hannah Einbinder – Hacks

Julia Garner – Ozark

Janelle James – Abbott Elementary

Sheryl Lee Ralph – Abbott Elementary

Miglior Attore non protagonista – Serie Tv Musical/Comedy

John Lithgow – The Old Man

Jonathan Pryce – The Crown

John Turturro – Severance

Tyler James Williams – Abbott Elementary

Henry Winkler – Barry

Miglior serie tv – Drama

Better Call Saul

The Crown

House Of The Dragon

Ozark

Severance

Miglior Attrice – Serie Tv /Drama

Emma D’arcy – House Of The Dragon

Laura Linney – Ozark

Imelda Staunton – The Crown

Hilary Swank – Alaska Daily

Zendaya – Euphoria

Miglior Attore – Serie Tv /Drama

Jeff Bridges – The Old Man

Kevin Costner – Yellowstone

Diego Luna – Andorgolden

Bob Odenkirk – Better Call Saul

Adam Scott – Severance

L’Aquila accoglie Sarah Gainsforth e il suo “Abitare stanca”

Dopo la partecipazione in occasione di “Infinito restare” lo scorso novembre, mercoledì 14 dicembre nello spazio di Casematte all’Aquila, si torna a discutere di città, luoghi e spazio pubblico. È in programma infatti la presentazione del libro “Abitare stanca” (effequ edizioni), alla presenza dell’autrice Sarah Gainsforth. L’iniziativa è in programma alle 18:15 nello spazio sociale all’interno del parco di Collemaggio all’Aquila. Parteciperanno alla discussione anche Giulia De Cunto di ViviamolAq e Francesco Pezzuti di CaseMatte.

“Chi abita in affitto, la fascia di popolazione più povera, ha sempre meno scelta, all’Aquila come nel resto d’Italia”, scrivono gli organizzatori dell’evento. “In un mercato del lavoro mutato profondamente, un esercito di giovani, studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici precarie, è oggi intrappolato in una spirale di povertà. In questo senso la casa rappresenta sempre di più un motivo di profondo malessere psicologico”.

Di questo parla Abitare stanca” e questo ci racconta ogni giorno anche la nostra città, oltre le narrazioni patinate della “città rinata”, promossa ossessivamente dalla politica locale. Oltre un’idea di città privata di spazi pubblici e caratterizzata da fenomeni ben precisi, come la gentrificazione e la turistificazione del centro storico. È la casa stessa ad essere al centro di un conflitto insanabile: spazio della vita e della riproduzione sociale, la casa è la condizione per abitare il mondo. Ma è anche, sempre di più, una merce. I costi sociali di questa nuova crisi, che saranno pagati dalle generazioni future, saranno molto alti senza un’inversione di tendenza a partire da un bene fondamentale per la vita.”

Sarah Gainsforth è una giornalista freelance. Si occupa di temi sociali legati alla città e all’abitare. Collabora con Internazionale e L’Essenziale. È autrice di “Airbnb città merce, Storie di resistenza alla gentrificazione digitale” e “Oltre il turismo. Esiste un turismo sostenibile?”.

“Siamo perduti”, il nuovo singolo targato 001 Best

Dalla mezzanotte di oggi, il musicista aquilano Alberto Ludovici, in arte 001 Best, pubblica su tutte le piattaforme di streaming il nuovo singolo “Siamo perduti”. Il progetto è stato realizzato dopo oltre un anno e mezzo dal lavoro precedente, un periodo segnato da repentini cambiamenti nella vita dell’artista, la perdita di persone care, il cambio di lavoro ed il trasferimento a Nettuno, sul litorale laziale. Un lavoro che si propone come un manifesto della sua generazione nella società attuale, quei 35-40enni, uomini e donne, alle prese con le sfide della quotidianità, il lavoro, la famiglia, il tempo ed i primi bilanci.

La tecnica compositiva segna un ritorno agli albori; abbandonate le sperimentazioni dance e trap si materializza un pop italiano più maturo, definito da un’orchestra di sintetizzatori, ma allo stesso tempo accompagnato da sonorità tradizionali di batteria, organo e pianoforte, che donano al pezzo un sapore familiare, quasi sanremese.

L’impatto sonoro evoca lo stile di Brian Ferry ai tempi dei Roxy Music, o di Lucio Dalla dei primi ’80. Ed è proprio alla canzone “Siamo dei” del compianto cantautore bolognese che si vuole agganciare il “Siamo perduti” come evoluzione tragicomica del percorso di vita di quelli che, come lui, si ritrovano adulti ai tempi del Metaverso.

Nelle parole conclusive del testo, con l’ironia e la spensieratezza che da sempre lo contraddistinguono, Alberto Ludovici lascia intravedere una svolta, una speranza, e la risoluzione dei tanti dilemmi esistenziali, con uno spunto quanto mai autobiografico. Nel 2023 l’artista pubblicherà l’EP “V 2018-2023”, con inediti e B-sides, per celebrare i 5 anni di carriera solista, prima di addentrarsi in un ambizioso progetto multimediale che lo vedrà, nei mesi a seguire, alle prese con le nuove insidie della realtà virtuale.

Al Teatro Off di Avezzano viaggio nella Roma dell’800 con “L’ultimo sogno di Gioachino”

Prosegue la stagione di prosa indipendente 2022/23 del Teatro Off di Avezzano. Dopo il sold out dello scorso 21 novembre insieme a Giorgio Pasotti, il prossimo venerdì 16 dicembre (ore 21) sarà di scena la compagnia teatrale del Barnum Semin – teatro con lo spettacolo “L’Ultimo sogno di Gioachino”, che attraverso una storia ambientata nella Roma dell’800 trasporterà lo spettatore, tra sogno e realtà, tra risate e momenti drammatici, nella vita del più grande scrittore romano di tutti i tempi: Giuseppe Gioachino Belli.

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SINOSSI

Con Marco Fiorini, Chiara Fiorelli, Erika Marozzi, Dario Panichi, Riccardo Rendina e la partecipazione di Demetra Fiorini (voce soprano)

Gioachino vivrà, in sogno, l’incontro con una donna del popolo, Cencia, ed un severo Cardinale…il giudice legato a latere Cardinal Moletti; durante il sogno partorirà anche l’idea di scrivere, con la lingua del popolo, dei versi innovativi capaci di illustrare pregi e difetti della sua amata città: Roma. L’indomani, fatta realmente la conoscenza di Cencia per le vie di Trastevere, si troverà, suo malgrado, coinvolto nelle attività carbonare e rivoluzionare dei Giacobini, scoprendone pregi, illusioni e difetti.

Note di regia

Ispirandosi ai sonetti del più grande poeta romano, “L’Ultimo sogno di Gioachino”, racconta la visione del Belli sui piccoli e grandi temi della città eterna. Una serie di eventi di pura fantasia che richiamano fatti noti della vita del poeta ed i personaggi delle sue opere. Tra cospirazioni, fede, tradimenti e risate, una storia umana e senza tempo; uno spaccato in chiaro e scuro di una Roma che non c’è più. 

In occasione del secondo appuntamento della stagione, il Teatro Off propone prezzi speciali per gli abbonamenti: se si sottoscrive l’abbonamento prima del 16 dicembre il costo è di €50; se, inoltre, si è abbonati alla stagione di prosa o alla stagione musicale al Teatro dei Marsi il costo è pari ad €40

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“Take Heart”, Glen Hansard e la luna piena su Mariupol

Image by Patrick Behn from Pixabay

“Questa canzone è un fiore piantato ai piedi di questa devastazione, una candela accesa tra milioni di altre davanti alle porte delle ambasciate e fuori dalle finestre. È una preghiera spedita nella grande nuvola della buona volontà”. Così, il cantautore irlandese Glen Hansard ha presentato il suo brano “Take Heart”, ispirato ispirato dalle parole pronunciate da Patti Smith durante un’esibizione a Brooklyn e dall’ospitalità offerta dalla sua vicina di casa Marina all’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina a due famiglie ucraine.

Il brano ha preso forma a partire da quanto affermato dalla cantautrice newyorkese, riportato in parte in una strofa della nuova canzone del musicista irlandese (“People take heart / It will get better”), e dalle conversazioni avute con gli stessi migranti.

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Hansard è affiancato ancora una volta da Markéta Irglová e tre rifugiati ucraini residenti in Irlanda, è accompagnato da un video in cui il 52enne cantautore canta e suona il brano con l’amica Irglová e ad Anna, Alex e Olena, in fuga dall’Ucraina. Hanno contribuito a cantare un verso importante della canzone: “Povernit’sya do mene / povernit’sya do mene / povernit’sya do mene / do mene Neushkodzhenym”, che si traduce in “Torna da me / torna da me / torna da me illeso”.

“Una cosa che prima non esisteva e ora è qui”, ha detto, “e questo grazie a Patti, Alex, Anna, Olena e Markéta che l’hanno sentita mentre la scrivevo e si sono unite a me per renderla più forte. Questa è per loro, e per tutti coloro che hanno perso o sentono la mancanza di un caro da qualunque parte di questa guerra brutale si trovino”.

People take heart
It will get better
Our worlds come apart
And any moment could end
There will be no retreating
We’ll fight till the end
Mourners and keeners
Will have reason to sing
We’re not giving in

Take heart
It will get easier
Take heart

And when the moon is full over Mariupol
I’ll hold on with all my strength
Through the minutes, through the hours
And when the skies alight
Over the whole eastern Donbass tonight
I wait among the bowed and heavy heads of the sunflowers

Take heart
It will get easier
Take heart

People, take part
We’ll do it together
Though we knew from the start
We may never again
See our glory reflected
On the gathering winds
We’ll forge an alliance
Of lovers and friends
We are fighting to win

And when the moon is full over Mariupol
I’ll summon all my strengths
Through the weeks, through the minutes and the hours
And when the skies alight
And I don’t hear no word from you tonight
I lay among the bowed and heavy heads of the sunflowers

Повернися до мене
Повернися до мене
Повернися до мене
До мене неушкодженим

Men bu yerde yaşalmadım
Yaşlığıma toyalmadım
Vatanıma asret oldım
Ey, güzel Qırım

Повернися до мене (Men bu yerde yaşalmadım)
Повернися до мене (Yaşlığıma toyalmadım)
Повернися до мене (Vatanıma asret oldım)
До мене неушкодженим (Ey, güzel Qırım)

Повернися до мене
Повернися до мене
Повернися до мене
До мене неушкодженим

Take heart
It will get easier
Take heart
Take heart

Image by Patrick Behn from Pixabay

I Within Temptation pubblicano “The Fire Within”, brano inedito per il gioco Iron Maiden (Legacy of the beast)

I Within Temptation hanno pubblicato il nuovo singolo dal titolo “The Fire Within“. La band olandese ha spiegato come il brano risalga addirittura al 2019, scritto e composto durante i mesi di quell’anno, aggiornato in quelli dell’anno successivo ma mai pubblicato fino ad ora. Lo ha spiegato Sharon Den Adel, cantante del gruppo, durante un’intervista con Metal XS. “‘abbiamo registrata durante i tempi del coronavirus. E ora la pubblichiamo per la nostra collaborazione con il gioco ‘Iron Maiden: [Legacy Of The Beast’ mobile]. Questa canzone non è contenuta nel prossimo album. Ci piace ma ha un diverso tipo di atmosfera”.

Il singolo, pubblicato in sette pollici, contiene sia la versione singola che la versione strumentale del brano. In uscita il 20 gennaio 2023, è disponibile per il preordine in edizione limitata di 666 copie numerate individualmente su vinile arancione allo store ufficiale dei Within Temptation.

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Santi Francesi: il nuovo ep dei vincitori di X-Factor 2022 si chiama “in fieri”

I Santi Francesi sono i vincitori di X-Factor 2022 (lo show Sky Original prodotto da Fremantle). Il power duo continua a scrivere la propria storia: dopo l’esordio sui piccoli palchi, conquistano i giudici e il pubblico con l’energia e la potenza della loro musica, vincendo la sedicesima edizione del programma.

Lunedì 12 dicembre sarà fuori ovunque in digitale il loro nuovo EP “in fieri”, che raccoglie tre brani portati al talent show, tra cui una osannata cover di “Creep”, e altrettanti inediti. Tra questi, “Spaccio” vede la straordinaria collaborazione con la rock band Fast Animals and Slow Kids. Da venerdì 16 dicembre, il progetto discografico sarà disponibile anche nella versione fisica. 

Musica e attitudine parlano chiaro: Mario e Alessandro sono capaci di sprigionare energia, pura potenza che arriva dritta al petto e alle orecchie, a prescindere dalla cornice che li vede protagonisti. 

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Di seguito la tracklist di “in fieri”:

1. NON È COSÌ MALE

2. IL PAGLIACCIO

3. SPACCIO feat. Fast Animals and Slow Kids

4. MEDICINE

5. UN RAGAZZO DI STRADA (cover)

6. CREEP (cover)

A proposito dello speciale feat, i Santi Francesi commentano: “Questo brano è nato 8 anni fa, a un concerto rock. Su quel palco c’erano i Fast Animals and Slow Kids. Sotto a quel palco c’eravamo noi, riforniti di così tante emozioni che ci hanno guidato per la scrittura di questa canzone. Oggi, dopo un lungo viaggio, Spaccio è tornata a loro. Per noi non poteva esserci finale migliore. Grati.”

Anche i Fast Animals and Slow Kids hanno dichiarato: “Abbiamo conosciuto Ale e Mario prima del nostro live al Fabrique di Milano; ciò che ci ha colpito, al di là della bravura nel suonare, al di là dell’efficacia delle loro canzoni, al di là della presenza sul palco, è stato il modo in cui si percepiva dietro tutto ciò che facevano una sincera ed onesta capacità di emozionarsi. Dall’incontro nel backstage, ai messaggi che ci siamo scambiati, abbiamo visto nei Santi Francesi qualcosa di affine al nostro modo di percepire la musica. Quando ci hanno chiesto di cantare in un loro pezzo ci siamo trovati in una posizione scomoda: il pezzo era già perfetto così.”

Il 18 gennaio inizierà da Torino il primo tour dei Santi Francesi, il quale porterà il duo in giro per le principali città d’Italia, occasione per sentire dal vivo i brani che hanno accompagnato finora i ragazzi nel loro percorso artistico e che li ha fatti apprezzare al grande pubblico. Di seguito il calendario aggiornato dei live, prodotti e distribuiti da Vivo Concerti:

18 gennaio 2023 – TORINO – Hiroshima Mon Amour

21 gennaio 2023 – BOLOGNA – Locomotiv Club

24 gennaio 2023 – MILANO – Santeria Toscana 31

26 gennaio 2023 – ROMA – Largo Venue

28 gennaio 2023 – NAPOLI – Duel Club

30 gennaio 2023 – FIRENZE – Viper Theatre

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SANTI FRANCESI sono un duo hard-pop di Ivrea composto da Alessandro De Santis (voce, chitarra, ukulele) e Mario Francese (producer, tastiere, synthesizer e basso). Nel 2019 hanno pubblicato Tutti Manifesti, album totalmente autoprodotto che ha superato i 2.5 milioni di stream su Spotify.

Nel 2020 hanno preso parte alla line up di Spaghetti Unplugged e nello stesso anno hanno collaborato con DADE (Salmo, Linea77, Marracash, Margherita Vicario) al brano Giovani Favolosi, singolo con il quale hanno vinto l’ultima edizione di Musicultura (2021). Nel luglio seguente, vengono invitati ad esibirsi in occasione del Giffoni Film Festival, dove condividono il palco con Franco126.

Nel 2022 firmano un contratto di distribuzione con ADA Music Italy (Warner Music Italia) e il 25 marzo pubblicano il singolo “Signorino” (prodotto da DADE con la collaborazione di Rodrigo D’Erasmo agli archi). Il 6 maggio pubblicano il brano “Buttami Giù” coprodotto insieme a heysimo e lo presentano live in apertura ai Fast Animals and Slow Kids davanti a tremila persone al Fabrique di Milano la sera stessa.

Sempre nella primavera 2022, viene pubblicata su Netflix la terza stagione della fortunata serie “Summertime”, nella cui colonna sonora viene inserito il loro brano “Giovani Favolosi”. A luglio 2022 vengono invitati ad esibirsi al Ferrara Summer Festival, dove aprono il live di Madame e Blanco.

Malika Ayane canta le geometrie del ricordo sotto la luna di “Cats”

foto Gianluca Saragò

Canta sotto una luna proiettata sul palco del Sistina. Mentre un’altra luna si muove sospesa sugli spettatori grazie a uno dei tanti “giochi di prestigio” introdotti in scena. E mentre un’altra luna ancora – quella vera – si fa piena per attendere gli spettatori all’uscita del teatro. La sua voce è calda, coinvolgente, a tratti roca, ruvida, per dare le sfumature del suo personaggio attraverso le geometrie del ricordo. Ha debuttato ieri sera il musical “Cats” con una talentuosa Malika Ayane nei panni di Grizabella. Il musical di Sir Andrew Lloyd Webber tratto dagli scritti di Thomas Stearns Eliot è stato accolto con entusiasmo dal pubblico, dalla prima all’ultima nota.

Malika-Grizabella e nel branco è quella tagliata fuori, è triste e vive con disagio la sua condizione. Un’eroina emarginata, esclusa, assolutamente contemporanea. L’ambientazione è Roma non la Londra dell’originale, e la scenografia firmata da Teresa Caruso è particolare, una “discarica” particolare dove i gatti più famosi del palcoscenico si muovono tra opere d’arte e reperti archeologici giganti e dove Grizabella diventa una gatta capitolina tra consapevolezze magiche e malinconia. “Con questo ruolo”, aveva detto alla vigilia, “spero di riuscire ad affermare molto intensamente sul palco il diritto che ognuno ha di esistere come gli altri, perché da sempre mi interessa il diverso, l’escluso”.

Movimentata la regia di Massimo Piparo che si sovrappone a un impianto originale e, a 40 anni dal debutto a Broadway, adatta in italiano le musiche di Webber e testi del premio Nobel Thomas Eliot. Il musical è vincitore di oltre 30 premi, tra cui 7 Tony Award e 1 Grammy, ed è uno dei musical più rappresentati al mondo.

La produzione, targata Peep Arrow Entertaiment, mette in gioco un equilibrio di ballerini, luci, cori e orchestra. Coinvolgente la musica dal vivo come rileva l’agenzia 9colonne con l’orchestra super applaudita. Direzione musicale e programmazione dei suoni originali di “Cats”, sono state affidate al maestro Emanuele Friello, direttore di tutti i grandi successi firmati da Piparo, che annovera nel proprio curriculum “giovanile” la militanza all’interno dell’orchestra originale di “Cats” nel West End londinese.

Sul palco il pubblico ha visto muoversi gli artisti come veri felini, tutti sottoposti a lunge sedute di trucco, in collaborazione con M·A·C Cosmetics, per una metamorfosi sorprendentemente realistica in un trionfo di miagolii, nasi neri, baffi, lunghe code e zampe felpate. La storia, riscritta tra i vicoli di Roma, ricalca l’originale: in una speciale notte dell’anno, tutti i gatti del Jellicle si incontrano al Ballo Jellicle dove Old Deuteronomy (Fabrizio Corucci) il loro saggio e benevolo capo, sceglie e annuncia chi di loro potrà rinascere a una nuova vita da Jellicle. Ma la festa felina è turbata da due eventi: il rapimento di Old Deuteronomy e l’apparizione di Grizabella (Malika Ayane), l’affascinante gatta-glamour che, dopo aver lasciato i Jellicle per esplorare il mondo, soffre l’esclusione e il rifiuto del branco e lancia il suo appello disperato e malinconico con la struggente “Memory”.

Tanti ancora i personaggi caratteristici che popolano il Musical, tra gli altri il vecchio Gus (Fabrizio Angelini), un tempo celebre per la sua carriera di attore e l’appariscente Rum Tum Tugger (Luca Giacomelli Ferrarini), che vuole sempre essere al centro dell’attenzione. E ancora, il geniale Munkustrap (Sergio Giacomelli), che mette il suo coraggio a disposizione di tutti i membri della tribù, Mr. Mistoffelees (Pierpaolo Scida), il gatto ‘in smoking’ capace di compiere strabilianti magie, Bustopher Jones (Jacopo Pelliccia) e la coppia di abili ladruncoli Mungojerrie (Simone Ragozzino) e Rumpleteazer (Rossella Lubrino).

“A questo spettacolo hanno lavorato oltre 70 persone”, ha ricordato Piparo dal palco a fine serata.

Mattarella alla Scala: “La cultura russa non si cancella”

“La cultura russa non si cancella, è europea”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto da un’ovazione, ha risposto così alle polemiche che hanno accompagnato la scelta del  “Boris Godunov”, capolavoro del compositore russo Modest Petrovič Musorgskij, per l’apertura stagionale al Teatro alla Scala di Milano. Una giornata accompagnata, dunque a proteste da parte della comunità ucraina. In mattinata anche contestazioni ambientaliste: Cinque dimostranti sono stati fermati per aver imbrattato di vernice la facciata dell’edificio. Recavano cartelli con scritto sopra: “Ultima generazione, no gas né carbone”.

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Con Mattarella, sul palco reale, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “incuriosita per la nuova e bella esperienza”, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. “Come è noto io ho una posizione estremamente chiara sul tema dell’invasione dell’Ucraina”, ha affermato la premier, fasciata in un abito nero di Armani, “però noi non ce l’abbiamo con il popolo russo, con la storia russa con la cultura russa, noi ce l’abbiamo con la scelta politica. E i due piani vanno tenuti distanti altrimenti facciamo molta confusione”. Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha ricordato da parte sua che “Boris Godunov racconta la storia di uno zar che alla fine cade vittima dei rimorsi per le sue azioni”.

Tredici minuti di applausi dopo l’esecuzione, diretta da Riccardo Chailly con la regia di Kasper Holten, che questa sera ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala di Milano. Un successo, non scontato per un’opera nella sua versione più “aspra, cupa” e difficile. Il pubblico scaligero ha apprezzato tutto il cast, in particolare il basso Ildar Abdrazakov, al suo settimo 7 dicembre.

“I love Lego”, Foligno inaugura la mostra sulle costruzioni

Lego foligno

Da ieri, 7 dicembre, Foligno ha inaugurato il Natale all’insegna del gioco, del divertimento e dello stare insieme.
Palazzo Trinci è infatti pronto ad accogliere il pubblico con “I love Lego”, una mostra pensata per tutte le famiglie e gli appassionati di ogni età dei moduli per le costruzioni più famosi al mondo.

Città immaginifiche, ricostruzioni storiche, continenti inesplorati e interi villaggi abitati dalle popolarissime minifigures che, da sempre, sono presenti nell’immaginario collettivo del grande pubblico perché tutti, almeno una volta nella vita, ci si è trovati a mettere alla prova la propria inventiva e provato a costruire il mondo dei propri sogni.

In mostra saranno presenti 7 immensi diorami, dettagliatissime riproduzioni di fantastici mondi in scala ridotta costruiti attraverso la passione e l’ingegno di alcuni tra i più grandi appassionati e costruttori al mondo: dalle ambientazioni caraibiche dove scorrazzano i pirati a scene della seconda guerra mondiale; dalle riproduzioni di aree naturalistiche agli scorci delle vie del centro storico con quartieri, stazioni ferroviarie e strade; dalla conquista dello spazio sul suolo lunare alla suggestiva riproduzione della Roma del medioevo; ambientazioni realizzate in decine di metri quadrati con oltre mezzo milione dei mattoncini.

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Ad arricchire la mostra e renderla più dinamica – tra boschi e palazzi, tra astronavi e pirati – il visitatore è invitato anche una divertente “caccia al personaggio”, una sfida nel rintracciare personaggi celebri (e non) nascosti all’interno delle installazioni: da Harry Potter a Dart Vader, diversi gli ospiti a sorpresa inseriti nelle divere installazioni che accompagnano nella visita tutti coloro che vogliono divertirsi a scovare tra i mattoncini.

E ancora, a dimostrare quanto i moduli Lego siano in grado di “creare arte a 360°”, in mostra a Palazzo Trinci immancabili saranno anche le tele di Stefano Bolcato, rivisitazioni in versione ‘omini LEGO’ delle più grandi e famose tele e capolavori della storia dell’arte, dalla Gioconda ai più attuali quadri di Frida Kahlo; ma anche le vignette/installazioni comiche del collettivo LEGOlize – autori nel 2016 dell’omonima pagina umoristica che oggi conta oltre 2 milioni di followers sui social – dove la comicità diventa arte.

La mostra “I love Lego”, promossa da Palazzo Trinci – Museo della Città e dal Comune di Foligno, è prodotta e organizzata da Piuma in collaborazione con Arthemisia.

La mostra, non è direttamente sponsorizzata da LEGO, è realizzata grazie ad alcuni dei più grandi collezionisti del mondo.

Live Report: Bryan Adams – Palalottomatica Roma, 6.12.2022

Se essere giovani non è una questione anagrafica ma uno stato mentale, ieri, 6 dicembre 2022, Bryan Adams ci ha dato una chiara dimostrazione di come ciò possa essere vero. L’artista canadese, sessantatré anni compiuti lo scorso 5 novembre, ha calcato il palcoscenico del Palalottomatica di Roma in occasione della seconda delle tre date italiane di questo tour 2023 in supporto all’ultima uscita discografica, “So Happy It Hurts“, e di tutto ci siamo accorti tranne che anche per lui passano gli anni. Ma andiamo con ordine.

L’attesa per il suo ritorno nel Bel Paese era tanta, d’altronde da queste parti è sempre stato amato e apprezzato a tutte le latitudini, ma anche perché c’è un nuovo album da portare in giro (che sta avendo un buon successo) dopo due anni di pandemia che ha lo costretto a rinviare le date tricolori precedentemente fissate sul calendario. E poi perché, più semplicemente, le canzoni di Adams non hanno età.

Sembra ieri che molti di noi, in età da liceo o immediatamente dopo, ci emozionavamo con struggenti ballate come “Heaven“, “Please Forgive Me” o “(Everything I Do) I Do It for You“, oppure indossavamo giubbini e jeans e Converse per sentirci rocker all’altezza di hit come “Back to You” o “Summer of ’69“. Chi voleva, e poteva, si faceva crescere il ciuffo ribelle ai lati degli occhi per provare ad assomigliargli un pochino di più.

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La musica del nativo di Kingston è passionale, animata da sane e pure emozioni che si riverberano in note e in ritornelli impossibili da dimenticare. Ha cullato i sogni di milioni di adolescenti che ora sono adulti e continua, convinto più che mai, nel suo credo, nella sua rock’n’roll mission, come sempre supportato dal fedele amico e compagno di band, Keith Scott. Che bello vedere un Palalottomatica colmo di famiglie, di genitori con bambini al seguito, di persone anche in là con gli anni. Sì, forse è vero: solamente la musica ha il potere di fermare il lento e inesorabile incedere del tempo.

Quando si spongono le luci e appare sul palco, Bryan Adams è accolto da un boato di approvazione. Anche lui non nasconde l’emozione. Forse non può, forse non vuole, forse non gli interessa mostrarsi indifferente di fronte al suo pubblico. Egli stesso, nel recente passato, ha esplicitamente dichiarato di suonare ancora perché la fuori, in giro per il mondo, c’è chi vuole ascoltarlo. Non è una crisi di mezza, non sarebbe da lui che, invece, sul volto manifesta sì il “peso degli anni” (volutamente tra virgolette) ma nel cuore è ancora un eterno adolescente.

Voglio essere giovane per il resto della mia vita, mai dire no – provare ogni cosa due volte, finché gli angeli non vengono e mi chiedono di volare. Avrò 18 anni fino a quando morirò… 18 fino a quando morirò“, canta con travolgente passione. Non servono scenografie complesse e neanche effetti speciali per dare ulteriore fiato alle emozioni che i suoi brani provocano nei presenti. Occorre l’occhio di bue, quello si, per illuminarlo su una versione acustica di “Here I Am” e sulle eterne ballate che ne hanno certificato lo status di icona generazionale del rock e, anche e soprattutto, degli eterni innamorati.

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I cellulari, oltre che a filmare video ed a scattare foto ricordo, servono anche per creare atmosfera in un palazzetto buio, illuminato solo dalle luci delle torce degli smartphone. Una coreografia capace di creare quella profonda intimità tra gli spettatori, tutti uniti ad ascoltare il rocker ed a celebrarne le qualità artistiche. Quasi due ore di concerto per un set composto da venticinque brani, alcuni dei quali anche su richiesta del pubblico, per consegnare alla storia il concerto capitolino. Non prima di aver dato l’arrivederci alla prossima.

Setlist

  1. Kick Ass
  2. Can’t Stop This Thing We Started
  3. Somebody
  4. One Night Love Affair
  5. Shine a Light
  6. Heaven
  7. Go Down Rockin’
  8. It’s Only Love
  9. You Belong to Me
  10. The Only Thing That Looks Good on Me Is You
  11. Here I Am
  12. When You’re Gone
  13. (Everything I Do) I Do It for You
  14. Back to You
  15. 18 til I Die
  16. Summer of ’69
  17. Flying
  18. Heat of the Night
  19. I’ll Always Be Right There
  20. Cuts Like a Knife

    Encore:
  21. So Happy It Hurts
  22. Run to You
  23. Can’t Take My Eyes Off You (Frankie Valli cover)
  24. Straight From the Heart
  25. All for Love (Bryan Adams, Rod Stewart e Sting cover) 

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Al Teatro Olimpico di Roma arrivano i Black Blues Brothers: equilibristi, acrobati e danzatori col fuoco

Dal 13 al 18 dicembre al Teatro Olimpico di Roma arrivano i Black Blues Brothers, cinque straordinari acrobati con l’Africa nel sangue e i Blues Brothers nel cuore il cui show acrobatico ha entusiasmato oltre 500.000 spettatori, superando le 800 date in 350 città in tutto il mondo.

Ora dopo aver lasciato senza fiato centinaia di migliaia di persone di età, cultura e nazionalità differenti, finalmente anche i romani potranno assistere alle loro vulcaniche evoluzioni accompagnate dall’indimenticabile colonna sonora del leggendario film di John Landis.

In un elegante locale stile Cotton Club, un inserviente insegue il sogno di diventare uno dei Blues Brothers, quando l’apparizione di due acrobati vestiti con l’iconico completo di John Belushi e Dan Aykroyd gli offre l’opportunità di realizzare i suoi desideri: assecondando le bizze di una capricciosa radio d’epoca che trasmette musica rhythm’n’blues, il barman e tutto lo staff si trasformano in equilibristisbandieratoriacrobati e danzatori col fuoco.

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La scena si riempie di corpi perfetti che volano nell’aria eseguendo complicate evoluzioni sempre col sorriso sulle labbra, sfruttando tutto ciò che li circonda: ogni oggetto (sedie, tavoli, appendiabiti, vasi e persino specchi) diventa uno strumento per acrobazie mozzafiato e coinvolgimento costante del pubblico.

Se i Blues Brothers erano una band che cercava di ricomporsi, i Black Blues Brothers sono un gruppo acrobatico che si riforma ogni sera sul palco e nel farlo danno vita ad una festa ricca di momenti spettacolari ispirati ad uno dei più grandi miti pop dei nostri tempi: piramidi umanelimbo col fuocosalti con la corda e nei cerchigag esilarantidivertenti stripteasespassose sfide di ballo e molto altro ancora. Uno show dinamicoadatto a tutti.

Tra circo contemporaneo e commedia musicale, questa produzione di teatro acrobatico ha conquistato teatri e kermesse di tutto il mondo. Al Festival di Edimburgo, la rassegna teatrale più importante al mondo, dove nelle ultime due edizioni la compagnia ha registrato decine di migliaia di presenze, lo show è stato accolto da numerosi sold outstanding ovation ad ogni replica, recensioni a cinque stelle e ha ricevuto il titolo di “Best Circus and Physical Theatre show” da parte della stampa specializzata.

In Australia, la stampa lo ha eletto miglior show di teatro acrobatico del Fringe di Adelaide. Il celebre critico Franco Cordelli lo ha definito sul Corriere della Sera La scintillante impresa dei magnifici cinque.

L’energia dei Black Blues Brothers è stata applaudita anche da fan d’eccezione, tra i quali Papa Francesco, che si è personalmente congratulato con loro durante il Giubileo dello Spettacolo Popolare, il Principe Alberto durante la cena di gala dei Rolex Master di Tennis allo Sporting Club di Monte Carlo e il Re Carlo III di Inghilterra che ha lodato l’enorme talento degli artisti per la loro esibizione alla Royal Variety Performance, lo storico evento televisivo ideato dalla famiglia reale inglese che dal 1912 accoglie i più grandi nomi della danza, del teatro e del circo. A gennaio 2023 si esibiranno al Festival di Monte Carlo, la più importante vetrina del circo mondiale, ideata dal Principe Ranieri e ora portata avanti dalla Principessa Stéphanie e allo showcase dell’Association of Performing Arts Professionals di New York.

L’enorme riscontro planetario è valso agli acrobati l’invito a celebri programmi TV quali Le plus grand cabaret du monde, considerata il top per queste forme artistiche, e Tú Sí Que Vales Italia che li ha visti arrivare in finale lasciando a bocca aperta pubblico e giuria. Un evento da non perdere, un must dell’intrattenimento dal vivo internazionale.

Da martedì 13 a domenica 18 dicembre 2022

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Roma a Teatro: gli spettacoli dal 6 al 12 dicembre

Ricca, ricchissima di appuntamenti questa settimana nei teatri di Roma, dove a farla da padrone saranno soprattutto i grandi autori, da quelli dell’antichità fino ad arrivare ai classici contemporanei. Ecco i nostri suggerimenti per non “perdervi” tra le tante proposte.

Meno tre, meno due, meno uno…

Prendi uno dei capisaldi della letteratura mondiale del Novecento del secolo scorso e “mettilo in mano” ad uno dei principali attori e registi che il panorama italiano possa vantare: il risultato è l’emozionante “Furore” con Massimo Popolizio, che da oggi fino al 18 porta sul palco dell’Argentina il romanzo più celebre di John Steinbeck in una lettura-spettacolo che, fin dall’inizio, assume l’aspetto di una sorta di ballata blues, dolce e furiosa, amplificata dalle suggestioni sonore del polistrumentista Giovanni Lo Cascio e dalle immagini tratte dalle fotografie di Dorothea Lange e Walker Evans. C’è poco da dire, se non imperdibile! 

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Sarà uno dei capolavori immortali di Molière a tenere il cartellone del Quirino da oggi fino all’11: un bravo Emilio Solfrizzi vestirà infatti i panni di Argante ne “Il Malato immaginario” diretto da Guglielmo Ferro, che torna a Roma dopo l’ottimo riscontro di pubblico dello scorso anno. Ancora una volta l’antieroe nato dalla penna del grande drammaturgo francese porterà in scena la sua ossessione per malattia e medicine, dando vita a siparietti assolutamente esilaranti, ma anche ad una profonda riflessione sul rifiuto dell’esistenza che caratterizza le scelte di vita di molti uomini.

Due soli giorni, domani e dopodomani all’Auditorium, per il quindicesimo allestimento di “Trascendi e sali”, nel quale Alessandro Bergonzoni, come al solito, mescola la sua non comune vis comica con l’altrettanto consueta capacità di indignarsi contro le storture e le brutture morali della nostra società, regalando un pezzo di bravura che non potrà che affascinare lo spettatore.

C’è tempo fino all’11 al Basilica per “Tradimenti”, tra le opere più rappresentative (e autobiografiche) nella corrosiva produzione del Premio Nobel Harold Pinter. Dopo il notevole successo dello scorso anno, Stefano Braschi, Stefania Medri e Michele Sinisi tornano nello splendido teatro a San Giovanni in Laterano con il loro complicato intreccio di relazioni. 

Dal 9 al 18 all’Arcobaleno, il pluripremiato Andrea Tidona sarà Agamennone in “Ifigenia in Aulide”, l’ultima tragedia di Euripide e forse quella dove più di tutte le altre emerge la sua straordinaria capacità di piegare il mito alla rappresentazione della realtà, in particolar modo per quel che concerne la messa a fuoco delle umane debolezze e del profondo senso di inadeguatezza che abita in ognuno di noi. 

Prima nazionale alla Sala Umberto per “Beginning. L’amore che non ti aspetti” di David Eldrigde, che vedrà Francesca Inaudi e Giovanni Scifoni impegnati a recitare rispettivamente la parte di una donna in carriera e del più classico (almeno in apparenza) dei bravi ragazzi rimasti soli dopo una festa a casa della prima. Cosa succederà tra loro? Scatterà la scintilla o no? Per saperlo non vi resta che andare a vedere di persona a via della Mercede 50 da domani fino al 30. 

Da oggi all’11 non perdete all’OFF/OFF l’inteso “Èdith Piaf. L’usignolo non canta più”, in cui Melania Giglio, in compagnia di Martino Duarte, celebra (celebra con una gran voce, osa aggiungere chi scrive) l’immortale Èdith Piaf ripercorrendone la travagliata esistenza e l’irripetibile vicenda artistica.

Stesse date al Vittoria per “Manca solo Mozart”, scritto e diretto da Antonio Grosso e con Marco Simeoli, un divertente omaggio a “Musica Simeoli”, lo storico negozio della famiglia di quest’ultimo a Napoli, la cui storia si è intrecciata nel tempo con quella di tanti suoi celebri avventori, tra i quali Matilde Serao, Riccardo Muti, Renato Carosone, Roberto Murolo, Totò e Pino Daniele. 

Dal 9 all’11 a Lo Spazio “In casa con Claude”, con Dario Guidi e Carlo Di Maio, un thriller psicologico sui temi dell’emarginazione e del pregiudizio tratto da “Being at home with Claude” di Renè Daniel Dubois e diretto da Giuseppe Bucci, in cui i due attori saranno un rigido ma umano ispettore di polizia e un giovane omosessuale -escort e tossicomane- accusato di omicidio in un interrogatorio spietato e avvincente.

Stesse date, infine, al Porta Portese per “L’Aurora in tutto il suo splendore” di Ester Albano, che, ispirandosi a “L’ora grigia” di Agota Kristof, racconta il travagliato e fantasioso rapporto tra un ladro e una prostituta, interpretati da Giuseppe Rispoli e la stessa Albano.

Tutte le foto fanno riferimento a “Furore”

Il grande smog, la nebbia killer di Londra

grande smog londra

Tra il 5 e il 9 dicembre del 1952 Londra si trasformò in un mix letale. Un qualcosa a metà tra il set di un film horror tipo “L’esorcista” e l’arrivo dei dissennatori di Harry Potter. Quello che è passato alla storia come “Il grande smog” fu una densa cortina di nebbia che provocò oltre 10mila morti e più di 100mila malati gravi.

Il disastro che costò a Churchill numerose critiche, ogni anno riapre il dibattito sulle cause. Queste sono state analizzate a fondo con successo (per usare un eufemismo) solo qualche anno fa, dopo che la stessa scena si ripresentò in Cina. Seppur con conseguenze minori.

Secondo lo scienziato cinese Renyi Zhang e il suo team, ingaggiata dalla Texas A&M University, l’ipotesi più avvalorata è nel diossido di azoto, prodotto dall’ossidazione del carbone. La Londra del secondo dopoguerra era infatti già una città molto popolosa (circa 8 milioni di abitanti) e industrializzata, alimentata da carbone di basso livello.

I londinesi per far fronte all’abbassamento delle temperature (nei giorni precedenti i termometri andarono sotto lo 0) aumentarono il consumo e la conseguente potenza degli impianti termici. Da qui un innalzamento della combustione del carbone e dell’inquinamento derivante.

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Lo spettacolo che dalle prime ore del mattino del 5 dicembre si presentò alle finestre delle case fece pensare inizialmente alla solita nebbia che avvolge la capitale inglese. Ma il fetore e la visibilità ancor più limitata fecero subito capire che non si trattava di qualcosa di normale.

La coltre tossica cominciò a mietere vittime, continuando anche dopo essere svanita. Gli effetti sulla popolazione colpita durarono anche nei mesi successivi.

Quei giorni di terrore, con un lockdown ante litteram per affrontare un nemico semi invisibile, sono raccontati anche nella serie “The Crown” (IV episodio della I stagione, “Atto di Dio”). La nebbia fa infatti da sfondo al decimo mese di regno di Elisabetta II che sin da subito si ritrovò a dover affrontare un passaggio importante nella sicurezza del proprio Stato. Il confronto-scontro con Churchill si basò infatti sull’industrializzazione sregolata degli anni precedenti. La Regina decise di prendere le parti del primo ministro imparando però a sue spese, dalle parole della Regina Madre, che un sovrano deve essere al di sopra e super partes delle diatribe della politica.

A livello legislativo fu varato, nel 1956, il Clean Air Act (in vigore fino al 1964). Il decreto, considerato da molti la base delle idee ecologisti del XX secolo, fu atto a limitare l’inquinamento e al non far ripetere un disastro del genere.

Le foto dell’epoca parlano chiaro. Tower Bridge, il Big Ben, Trafalgar Square, Westminster erano avvolte da questa coltre che in alcuni casi le nascose agli occhi. Fu solo il vento che si alzò il 9 dicembre che spazzò via la nebbia che a causa di un anticiclone delle Azzorre si era impadronita di Londra. Ma “Il grande smog” rimane tutt’oggi nella ricordi amari dei londinesi. Come se quell’aria killer non se ne sia mai andata del tutto.

Barezzi Festival, arrivano a Parma i Kula Shaker

Barezzi barezzi festival

Dopo il grande successo degli appuntamenti dall’8 al 12 novembre a Parma e provincia, Barezzi Festival annuncia l’ultimo grande ospite internazionale della sua sedicesima edizione, dal titolo Sinfonia.

Giovedì 15 dicembre al Teatro Regio di Parma arrivano infatti, per un’unica data italiana, gli ultimi grandi eretici del rock britannico: i Kula Shaker.

La band capitanata da Crispian Mills, che prende il nome da un re indiano del nono secolo, è uno dei gruppi più popolari della scena musicale britannica post Brit-pop grazie al suo vincente mix esoterico di riff psichedelici, mantra e misticismo rock and roll. Quest’anno ha fatto ritorno dopo anni di attesa con 1st Congregational Church of Eternal Love & Free Hugs, un doppio album pieno di energia, vitalità e melodie omicide. Quindici canzoni ardenti in cui si incrociano vari generi e si affrontano temi universali: l’amore contro la paura, la libertà contro l’autocrazia, colonialisti contro indiani, l’impero contro la ribellione.

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Un disco che dimostra che “Once & Future King” è senza dubbio tornato, rivitalizzato e pronto a reclamare il trono.

Ad aprire il concerto, gli allievi del Conservatorio di Parma che, nell’ambito del progetto Barezzi Evergreen, faranno incontrare in modo virtuoso musica sinfonica e musica pop.

Un live imperdibile che conclude al meglio questa edizione di Barezzi Festival, dopo il successo delle cinque giornate di festival a novembre, che hanno registrato più di 3500 presenze e ospitato 178 artisti in 5 giorni di concerti ed eventi, con migliaia di contatti registrati sulle pagine social del festival e oltre 2300 ingressi agli appuntamenti in streaming di Barezzi Lab.

Barezzi Festival, che prende il nome da Antonio Barezzi, l’illuminato mecenate di Giuseppe Verdi che ne intuì il genio e ne sostenne gli studi e l’inizio della carriera, è organizzato e prodotto dalla Associazione culturale Luce in coproduzione con la Fondazione Teatro Regio di Parma, con la direzione artistica di Giovanni Sparano.

Barezzi Festival è realizzato grazie al contributo di Regione Emilia Romagna, Comune di Parma, Comune di Busseto e Comune di Fidenza, con il sostegno di Associazione Parma Io ci Sto! e Fondazione Cariparma.

Sanremo 2023, i nomi dei 22 Big annunciati da Amadeus

Durante il Tg1, sono stati annunciati i primi 22 Big in gara al Festival di Sanremo a cui si aggiungeranno i 6 artisti vincitori del contest Sanremo giovani in onda su Rai 1, Radio2 e RaiPlay dal Teatro del Casinò di Sanremo il 16 dicembre. La 73esima edizione della manifestazione canora è in calendario dal 7 all’11 febbraio.

Questi tutti i nomi annunciati dalla voce di Amadeus: Giorgia, Articolo 31, Elodie, Colapesce Dimartino, Ariete, Modà, Mara Sattei, Leo Gassmann, i Cugini di Campagna, Mr Rain, Marco Mengoni. Anna Oxa, Lazza, Tananai, Paola e Chiara, Lda, Madame, Gianluca Grignani, Rosa Chemical, Coma Cose, Levante, Ultimo.

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Sanremo 73, come uno spaccato rappresentativo del panorama musicale italiano, ma non solo. Nel corso della serata del 16 dicembre, che prevede la presenza dei Campioni in gara, Amadeus comunicherà anche i titoli dei brani del prossimo Festival. “Il Festival di Sanremo deve puntare sulla tradizione imprescindibile per la sua forza, ma anche, se non soprattutto, sui giovani”, ha detto il direttore artistico. “In modo concreto: dandogli una vera opportunità. Mettendoli in campo e facendoli giocare da titolari”.

I Big parteciperanno con 28 canzoni inedite e si esibiranno a gruppi di 14 nella prima e nella seconda serata del Festival. Nella terza serata, quella del giovedì, i 28 Campioni si esibiranno tutti insieme, mentre venerdì, nella quarta serata, interpreteranno un brano tratto dal repertorio della musica italiana e internazionale degli anni 60/70/80/90 (ciascun cantante con un altro artista). Poi nuova esibizione il sabato durante la serata finale. Sempre sabato, dopo le votazioni, finalissima a 3 per contendersi la vittoria nella categoria Campioni.

Massimo Troisi, in arrivo il docufilm per i 70 anni

Massimo Troisi il mio amico massimo

Arriverà nelle sale dal 15 al 21 dicembre, distribuito da Lucky Red, il docufilm dedicato all’indimenticabile attore e regista Massimo Troisi, “Il mio amico Massimo”.

Diretto da Alessandro Bencivenga, con le voci narranti di Lello Arena e Cloris Brosca, il docufilm è un omaggio inusuale, leggero e a tratti ironico, in cui si racconta la vita e il percorso artistico dell’attore napoletano a quasi 70 anni dall’anniversario della nascita.

Il docufilm lega sue esibizioni cabarettistiche, teatrali e televisive, backstage, foto d’epoca, e interviste ad amici ed esponenti del mondo dello spettacolo, tra cui Carlo Verdone, Nino Frassica, Clarissa Burt, Maria Grazia Cucinotta, Ficarra e Picone e testimonianze di repertorio di Pippo Baudo e Renzo Arbore.

Infine, una partecipazione speciale, quella di Gerardo Ferrara, la controfigura di Troisi nel celeberrimo “Il postino”.

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«Un giorno – racconta il regista Bencivenga – guardando un film di Troisi, ho pensato: “Sarebbe bello realizzare un docufilm su Massimo. In fondo lui è stato, ed è tuttora, il mio autore, regista e attore di riferimento”. Conoscevo alcuni suoi amici, e quella che all’inizio era soltanto una fumosa idea è potuta diventare una realtà concreta. Da lì ho cominciato a fantasticare un racconto su Troisi, ma in un modo non convenzionale».

“Il mio amico Massimo” è prodotto da Piano B produzioni, co-prodotto da Lambda, produttori associati Spaghetti Picture e Screen Studio.

È distribuito in sala da Lucky Red.

SINOSSI
A quasi 70 anni dall’anniversario della nascita di Massimo Troisi, un docufilm sulla vita e sul percorso artistico dell’attore napoletano. Esibizioni cabarettistiche, teatrali e televisive, backstage, foto d’epoca, e interviste ad amici ed esponenti del mondo dello spettacolo, tra cui Carlo Verdone, Nino Frassica, Clarissa Burt, Maria Grazia Cucinotta, Ficarra e Picone e testimonianze di repertorio di Pippo Baudo e Renzo Arbore. Infine, una partecipazione speciale, quella di Gerardo Ferrara, la controfigura che ha accompagnato e alleviato le fatiche sul set di Troisi nel celeberrimo “Il postino”.

New wave e post punk in “Waiting for the dawn”, nuovo ep dei Sinplus

Sinplus presentano oggi ‘Waiting For The Dawn‘, il nuovo ep carico di rock, new wave e post-punk! Prodotto da Matteo Bassi, i 5 brani mostrano una chiara e nuova direzione artistica intrapresa dai fratelli Ivan e Gabriel Broggini, una prima anticipazione del disco che verrà pubblicato in primavera, tra riffs di chitarra graffianti e ritmiche essenziali. 

Si passa dalle distorsioni di ‘Dark Horse Running’ alla tribale ‘Wildflower’, fino alla più melodica ‘Waiting For The Dawn’ ed all’ipnotica ‘Not Afraid’, con l’aggiunta di ‘Need To Believe’, una cover tributo ai Gotthard, storica band svizzera che quest’anno celebra i 30 anni di carriera. 

I testi parlano del potenziale del proprio io e della necessità – e difficoltà – di cantare fuori dal coro. “Waiting For The Dawn’ è il titolo ideale perchè rappresenta il nostro momento. Siamo sopravvissuti a diverse battute d’arresto, ma negli ultimi due anni abbiamo ritrovato noi stessi e la nostra collocazione naturale. In pratica, è un ep realizzato per noi e il suo scopo l’ha già raggiunto. Come un’alba arriva sempre, sta arrivando anche il nostro momento” – Sinplus.

Negli ultimi anni sono cambiate molte cose per Sinplus. L’album ‘Break The Rules’ (2021) ha segnato una svolta nelle sonorità e nell’attitudine della band. “Ci piace pensare che la prima parte del nostro percorso sia stata una sorta di riscaldamento. Ora siamo pronti a giocarci la partita”. Una prima parte di carriera li ha portati a suonare in tutta Europa, vincendo un MTV Award e rappresentando la Svizzera all’Eurovision Song Contest. Ma ‘Break The Rules’ ha segnato un nuovo inizio, una lettera d’amore al rock and roll. “Sentivamo il bisogno di cambiare, di riconnetterci con il nostro istinto, che in fondo è quello che ci ha fatto iniziare a suonare. Senza troppi giri di parole, ci siamo messi in discussione e l’abbiamo fatto. “

Originari della Svizzera, Sinplus sono una macchina dal cuore rock alternativo. Cresciuti in un contesto musicale, i due fratelli, molto legati tra loro, hanno iniziato a scrivere e comporre musica da giovani, esprimendo sin da subito dedizione al basso ed abilità a creare melodie contagiose. Ivan (chitarra) e Gabriel (voce) Broggini erano musicisti prima ancora di saperlo ed hanno iniziato a registrare musica negli scantinati auto-producendo i propri dischi. 

Ispirati da U2, The Cure, Joy Division, Hendrix, The Killers e Jack White, solo per citarne alcuni, il duo comincia a registrare con un approccio totalmente indipendente. Il progetto Sinplus prende forma nel 2007 e qualche anno dopo porta i due ragazzi a scrivere ‘Shoot’, canzone che diventa uno degli inni del Mondiale di Hockey 2009. La voce di Gabriel, insieme alla chitarra elettrica di Ivan, non passa inosservata ed i due fratelli cominciano a collaborare con alcuni produttori e a suonare live il più possibile, dai più piccoli club sino ad arrivare a festival del calibro di Isle of Wight e Moon & Stars.

Nel frattempo crescono i loro fan in giro per il mondo e, nel 2012, Sinplus rappresentano la Svizzera all’Eurovision Song Contest e l’anno successivo si aggiudicano un MTV Award nella categoria ‘Best Swiss Act’. Nel 2016 il brano ‘Tieniti Forte’, eccezionalmente cantato in italiano, vale loro un disco d’oro. L’anno successivo pubblicano ‘This Is What We Are’, il terzo album che contiene il singolo ‘You and I’ (con il feat di Mickey Shiloh) con il quale conquistano un altro disco d’oro. Nel frattempo, si esibiscono anche in apertura di artisti dalla fama internazionale, tra cui Roxette. 

Pur mantenendo un’attitudine rock and roll, Sinplus sperimentano sfumature pop ed elettroniche ed il viaggio in California nel 2019 li porta a riscoprire le vibrazioni rock della West Coast e a collaborare con il produttore nominato ai Grammy J.T. Daly a Nashville, perfezionando il loro stile musicale. 

Questa esperienza ha portato un nuovissimo suono per Sinplus, tra rock alternativo, riff di chitarre e break-beat feroci e determinati. Nel 2021 arriva l’atteso nuovo album ‘Break The Rules’ di cui la band afferma: “questo è il primo disco che suona esattamente come volevamo fin dall’inizio: Rock and Roll”. Dopo il successo di ‘Break The Rules’ e un’estate passata a suonare in numerosi festival in Europa, ‘Waiting For The Dawn‘, l’ep in arrivo il 2 dicembre, da il via a un nuovo capitolo per Sinplus.

SinplusWaiting For The Dawn 

Tracklist: Dark Horse Running – Wildflower – Waiting For The Dawn – Not Afraid – Need To Believe 

Le feste natalizie su Apple TV+ con tanti nuovi show per tutta la famiglia

Apple TV+ è pronta ad aiutare i bambini e le famiglie a diffondere l’allegria delle Feste con una gioiosa serie di nuovi episodi speciali delle serie originali Apple e il debutto in streaming dei classici speciali dei Peanuts. La nuova programmazione festiva delle serie più amate include lo speciale natalizio “Fraggle Rock: ritorno alla grotta“, “I tuoi amici Sago Mini“, gli speciali natalizi di “Coccodè, tocca a me!“, “Pretzel e i suoi cuccioli” e “Le avventure di Snoopy“, che faranno il loro debutto il 2 dicembre.

Apple TV+ offrirà, inoltre, ai non abbonati speciali finestre gratuite per lo streaming degli iconici speciali natalizi di Mendelson/Melendez Productions e Peanuts Worldwide tra cui “Un Natale da Charlie Brown“, disponibile dal 22 al 25 dicembre. Due classici speciali natalizi dei Peanuts, sempre di Mendelson/Melendez Productions e Peanuts Worldwide, “Voglio un cane per Natale” e “I racconti di Natale di Charlie Brown“, saranno disponibili in anteprima streaming a partire dal 2 dicembre.
 
Inoltre, il cortometraggio animato “Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo“, basato sull’omonimo e pluripremiato libro dell’autore Charlie Mackesy, arriverà su Apple TV+ proprio il giorno di Natale.

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Il programma completo di Apple TV+ per bambini e famiglie comprende:

“Fraggle Rock: Ritorno alla grotta” – lo speciale natalizio della Notte delle Luci già disponibile in streaming.

È la Notte delle Luci, la festa più fraggolosa dell’anno, e la Grotta si riempie di canzoni e allegria. Quando Jamdolin (doppiato dal candidato all’Emmy Daveed Diggs, “Hamilton”) incoraggia Wembley a esprimere un desiderio speciale, i Fraggle partono all’avventura per trovare la luce più brillante e, forse, il vero significato della festa. I simpatici e canterini Fraggle di Jim Henson – Gobo, Red, Wembley, Mokey, Boober e i loro nuovi amici – sono tornati per vivere avventure esilaranti e piene di tutta la magia che si sprigiona quando ci prendiamo cura del nostro mondo interconnesso. Prodotta dalla Jim Henson Company, la serie vede come produttori esecutivi Lisa Henson, Halle Stanford, John Tartaglia, Matt Fusfeld e Alex Cuthbertson; Dave Goelz e Karen Prell sono co-produttori esecutivi; Harvey Mason Jr. è il produttore musicale esecutivo. Lo speciale è prodotto da Ritamarie Peruggi.

“I tuoi amici Sago Mini” Speciale – già disponibile sulla piattaforma.

Mentre si preparano per uno speciale festival di Sagoville, Harvey e Robin finiscono accidentalmente a Loomington, una città senza gratitudine. Prodotta da Spin Master Entertainment, animata da 9 Story Media Group’s Brown Bag Films – Toronto e basata sulla pluripremiata app Sago Mini World, sviluppata da Sago Mini, la serie “I tuoi amici Sago Mini” è un adorabile inno alla gratitudine, con Harvey, il cane dalle orecchie flosce, e i suoi migliori amici, Jinja il gatto, Jack il coniglio e Robin l’uccellino. Insieme a un cast di abitanti unici e colorati come il loro mondo stravagante, i quattro amici giocano, esplorano, immaginano e festeggiano ogni giorno nella loro gioiosa città di Sagoville. In ogni episodio, Harvey e tutti i suoi amici esprimono la profonda gratitudine per tutte le cose, grandi e piccole, attraverso l’ottimismo, la gentilezza, l’umorismo adatto ai bambini e le indimenticabili canzoni originali! La serie animata prescolare è prodotta da Jennifer Dodge, Ronnen Harary, Tone Thyne, Dustin Ferrer, Laura Clunie e Toni Stevens, mentre Chad Hicks è il regista della serie. La dottoressa Sonja Lyubomirsky è l’esperta di gratitudine della serie grazie all’iniziativa Changemakers di Apple TV+.

“Coccodè, tocca a me!” Speciale natalizio – in anteprima dal 2 dicembre.

Nello speciale natalizio “A Chicken Carol”, Ebenezer Wolf decide di cancellare le vacanze e Piper si allea con i Tre Porcellini e con alcuni amici fantasmi per fargli cambiare idea. Questa serie animata prescolare è basata su “Interrupting Chicken”, la serie di libri vincitrice del Caldecott Honor 2011, scritta e illustrata da David Ezra Stein, che introduce i bambini alla gioia della narrazione, a partire da una giovane gallina di nome Piper che ha l’abitudine di interrompere l’ora della storia! Ogni volta che Piper ascolta una storia, non può fare a meno di intervenire, fare domande e dare sfogo alla sua immaginazione cercando di completare i dettagli, indovinare cosa succede dopo o inserirsi nel mezzo della narrazione della storia per aiutare a salvare la situazione. In collaborazione con Mercury Filmworks, “Coccodè, tocca a me!” è prodotto da Ron Holsey, David Ezra Stein, Loris Kramer Lunsford, Clint Eland e Chantal Ling ed è doppiato dalla voce di Sterling K. Brown. La dottoressa Lucy Calkins è esperta di lettura e scrittura nell’ambito dell’iniziativa Changemaker di Apple TV+.

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“Pretzel e i suoi cuccioli” Speciale vacanze – in uscita il 2 dicembre.

In “Merry Muttgomery!”, quando una forte nevicata mette a rischio l’annuale festa natalizia, i cuccioli trovano un modo unico per festeggiare con tutti i cani ricoperti dalla neve della città. Basata sull’amato classico sui cani “Pretzel” dei pluripremiati autori Margret e H.A. Rey, creatori di “Curioso come George”, la serie originale segue una moderna famiglia di cani guidata dal papà casalingo Pretzel, dai suoi cinque adorabili cuccioli di bassotto e da mamma Greta, il sindaco di Muttgomery. Insieme, i Doxies sono sempre alla ricerca di modi per “abbaiare” nella loro città canina e renderla un posto migliore per i loro amici a quattro zampe e i loro vicini. Pretzel e Greta incoraggiano i loro cuccioli a cercare di risolvere i propri problemi, ricordando loro spesso di “alzare le zampe!” ogni volta che devono affrontare una sfida. Tra i doppiatori figurano Mark Duplass, Nasim Pedrad e molti altri. Prodotta da HarperCollins Productions e animata da House of Cool e Saturday Animation, la serie ha come produttori esecutivi Caroline Fraser, Ricardo Curtis, Wes Lui e Steve Altiere; Jennifer Contrucci è co-produttrice esecutiva. Il dottor Tony Wagner è l’esperto di gioco, passione e obiettivi nell’ambito dell’iniziativa Changemaker di Apple TV+.

“Le avventure di Snoopy” Collezione natalizia – in streaming dal 2 dicembre.

In “Happiness Is the Gift of Giving”, Snoopy adatta una poesia natalizia per aiutare Sally a dormire, Charlie Brown prepara i regali per i suoi amici e Snoopy è impaziente di aprire i suoi regali. La serie originale Apple TV+ prodotta da Peanuts e WildBrain, “Le avventure di Snoopy” mette il cane più iconico del mondo al centro della scena e si tuffa in nuove avventure con il beagle che balla, vola e sogna in grande, affiancato dal migliore amico Woodstock e dal resto della banda dei Peanuts. Josh Scherba, Anne Loi, Stephanie Betts, Paige Braddock, Craig Schulz e Mark Evestaff sono i produttori esecutivi. Alex Galatis è lo story editor. 

“Voglio un cane per Natale” – in streaming dal 2 dicembre.

Tutto ciò che Rerun desidera da Babbo Natale è un cane, ma sua madre non glielo permette. Trascorrere del tempo con Snoopy è il modo migliore per tirarsi su. Ma quando Snoopy è troppo impegnato per giocare con Rerun, viene chiamato un sostituto: Spike, il fratello di Snoopy.

“I racconti di Natale di Charlie Brown” – disponibile dal 2 dicembre.

Festeggiate il periodo più allegro dell’anno con la banda dei Peanuts. Snoopy, Charlie Brown, Linus, Lucy e Sally sono i protagonisti di una raccolta di racconti natalizi tratti dalle strisce originali dei Peanuts.

“Un Natale da Charlie Brown” – disponibile in streaming gratuito dal 22 al 25 dicembre.

In questo amatissimo speciale dei Peanuts, deluso dal consumismo natalizio Charlie Brown diventa il regista della recita natalizia della banda. Riuscirà a convincere i suoi amici che la recitazione è meglio del ballo, a trovare l’albero “perfetto” e a scoprire il vero significato del Natale?

“Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo” – in uscita il 25 dicembre.

Una storia di gentilezza, amicizia, coraggio e speranza per gli spettatori di tutte le età in un commovente film d’animazione, basato sul libro di Charlie Mackesy. “Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo” è un viaggio toccante e sentito che segue l’improbabile amicizia tra un bambino, una talpa, una volpe e un cavallo che viaggiano insieme alla ricerca della casa del ragazzo. Con le illustrazioni del celebre autore Charlie Mackesy, animate da bellissimi disegnati a colori fatti a mano, ha come voce dei protagonisti il vincitore del BAFTA Award Tom Hollander (“The Night Manager”) nei panni della Talpa, il vincitore del Golden Globe e del SAG Award Idris Elba (“Luther”) nei panni della Volpe, il vincitore del Golden Globe Gabriel Byrne (“All Things Bright and Beautiful”) in quelli del Cavallo e l’esordiente Jude Coward Nicoll in quelli del Bambino. 

Matthew Freud presenta un film di Charlie Mackesy, prodotto dalla vincitrice dell’Emmy e candidata all’Oscar® Cara Speller (“Love, Death & Robots”, “Pear Cider and Cigarettes”, “Rocket & Groot”) di NoneMore Productions e dal vincitore dell’Emmy JJ Abrams e Hannah Minghella della Bad Robot Productions. Diretto da Peter Baynton (“The Tiger Who Came To Tea”) e Charlie Mackesy, il film è un adattamento del libro originale in collaborazione con Jon Croker (“Paddington 2”) ed è prodotto da Jony Ive e dal candidato all’Oscar® Woody Harrelson (“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”). Colonna sonora originale del compositore Isobel Waller-Bridge, eseguita dalla BBC Concert Orchestra e diretta da Geoff Alexander.

Teatro e musica contro body shaming, solitudine e rabbia

Giovanna Luisi

Body shaming, il rapporto con i social, la solitudine e la rabbia: sono alcuni dei temi racchiusi all’interno dello spettacolo di teatro-canzone “Uscita d’emergenza” della giovane artista abruzzese Giovanna Luisi.

L’evento, in scena il prossimo 4 dicembre alle ore 21 al Ridotto del Teatro comunale dell’Aquila, è stato presentato questa mattina al Palazzetto dei Nobili del capoluogo abruzzese.

“Questo spettacolo non ha la pretesa di essere intellettuale, semplicemente vorrei che ci fermassimo tutti insieme a osservare ciò che succede nel quotidiano: le nostre paure, le preoccupazioni, il dolore, ma anche fenomeni sempre più diffusi e amplificati dai social, come il body shaming – ha spiegato Giovanna Luisi nel corso della conferenza stampa – ‘Uscita d’emergenza’ nasce dunque da alcune riflessioni sulla mia generazione: una donna di 40 anni che si confronta con il mondo di oggi e si rende conto che un cambio importante c’è stato, ma forse non eravamo poi così preparati”.

Lo spettacolo, presentato dall’associazione culturale “La Chiave di Volta”, è patrocinato dalla Regione Abruzzo, dal Consiglio regionale, dalla Provincia dell’Aquila e dal Comune dell’Aquila, con il sostegno della Fondazione Carispaq.

“Uscita d’emergenza” è un progetto in cui teatro e musica si incontrano e nel quale raffinatezza e linguaggio popolare convivono in armonia in un cammino nelle emozioni: è come prendere per mano lo spettatore e accompagnarlo in un percorso che analizza la crisi generazionale, a tratti esistenziale, che la pandemia ha portato duramente alla luce, tra interrogativi, confusione, relazioni interpersonali compromesse e fede vacillante.

“Un atto di coraggio non soltanto nei confronti del settore artistico ormai allo stremo, ma nei confronti dei valori che abbiamo perduto nella corsa verso la modernità”, ha aggiunto Luisi.

L’incontro, moderato dalla giornalista Roberta Maiolini, accompagnata dal presentatore e attore Paolo Del Vecchio, si è aperto con la proiezione del video musicale di “Uscita d’emergenza”, prodotto da Fernando Stati (Mpl).

Patrizia Orlandi, presidente dell’associazione “La Chiave di Volta”, ha poi ricordato l’importanza di mettere in luce le eccellenze artistiche del territorio. Un discorso condiviso anche dalla dott.ssa Alessandra Lucantonio, del Servizio beni e attività culturali della Regione Abruzzo, e Leonardo Scimia, consigliere del Comune dell’Aquila.

“Ritengo sia fondamentale per un’amministrazione investire sulla cultura e su iniziative come questa – ha spiegato Scimia – . Siamo sempre molto attenti a progetti che arrivano dal territorio e che mettono in luce i nostri artisti. Credo che la forza della città passi anche da queste iniziative, L’Aquila sta rinascendo dalla cultura e da eventi come ‘Uscita d’emergenza’”.

Seguendo il filone di grandi artisti italiani, quali Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci, lo spettacolo vuole ridare splendore a una forma d’arte che non è recital, non è musical ma che è vero e proprio teatro-canzone, riveduto e rinnovato, che sia anche forma di intrattenimento garbato ed elegante, meditativo e divertente.

Cresce l’attesa per il terzo capitolo dei Guardiani della Galassia: svelato il primo trailer

Scatta il conto alla rovescia. Maggio 2023 porterà con sé, fra gli altri, il terzo film de I Guardiani della Galassia. Il trailer di Vol.3 è stato svelato ieri sera dai Marvell Studios in occasione del CCXP EXPO. Star Lord, Drax, Groot, Rocket, Gamora, Nebula, Mantis torneranno insieme per l’ultima volta nel capitolo conclusivo della trilogia.

Questo il cast completo: Chris Pratt, Zoe Saldaña, Dave Bautista, Vin Diesel, Bradley Cooper, Karen Gillan, Pom Klementieff, Elizabeth Debicki, Sean Gunn, e i nuovi arrivati Sylvester Stallone, Will Poulter, Chukwudi Iwuji, Daniela Melchior e Nico Santos.

Lo scorso luglio, in occasione del San Diego Comic-Con, la divisione italiana della Disney ha comunicato la prima sinossi ufficiale del film:

“L’amato gruppo di outsider sembra po’ diverso ultimamente. Peter Quill, ancora provato dalla perdita di Gamora, deve riunire intorno a sé la sua squadra per difendere l’universo, oltre a proteggere uno di loro. Una missione che, se non sarà portata a termine con successo, potrebbe portare alla fine dei Guardiani così come li conosciamo”.

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Cats, mercoledì il debutto al Sistina

Un’irresistibile colonia di gatti umanizzati che cantano e ballano sulle rovine della Città Eterna in una magica atmosfera scandita da fantasia, dramma, romanticismo e grande musica: debutta al Teatro Sistina di Roma “Cats”, la nuova grande Produzione internazionale della PeepArrow Entertainment in collaborazione con il Teatro Sistina -su licenza esclusiva The Really Useful Group, London- firmata dal più attivo e creativo Regista, Produttore e adattatore di Musical italiano, Massimo Romeo Piparo. 

Il Musical per eccellenza, il titolo che ha cambiato la Storia di questo genere di spettacolo, con musiche di Sir Andrew Lloyd Webber e testi del Premio Nobel Thomas Stearns Eliot, avrà la sua Opening Night ufficiale mercoledì 7 dicembre, per portare in città – a 40 anni dal debutto a Broadway (1982) – la meraviglia di uno spettacolo che non subisce il trascorrere del tempo e che conquista il cuore del pubblico di tutte le età.

Sul palco la protagonista della produzione italiana sarà Malika Ayane,nel ruolo di Grizabella, la gatta-glamour che canterà l’intramontabile “Memory”, insieme a un grande cast di artisti e all’Orchestra dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello. Firma le coreografie Billy Mitchell, acclamato coreografo del West End londinese, attuale coreografo associato delle ultime produzioni di A.L. Webber, da School of Rock a Cinderella. Musica e danza, ma anche illusionismo e magia con gli effetti speciali affidati al gatto mago Mr.Mistoffelees.

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Per la prima volta al mondo, il “Cats” di Massimo Romeo Piparo – che resterà in scena fino al 22 gennaio, vista la grande richiesta di biglietti – ha ottenuto dall’autore l’autorizzazione ad essere ambientato a Roma, in una ipotetica e futuristica “discarica” di opere d’arte e di reperti archeologici, con il Colosseo sullo sfondo.

“Sarà un’occasione – commenta Piparo – per ribadire ancora una volta a tutto il mondo la centralità culturale e artistica della Capitale italiana, della sua Storia e del fascino che può conferire a storie prettamente anglosassoni come questa dei gatti Jellicle narrati da T.S.Eliot. Lo spettacolo – continua il Regista – è stato riadattato, restando come sempre fedelissimo alla partitura musicale e allo spirito voluto dai suoi creatori, e avrà un’aderenza completa al gusto del pubblico italiano. I personaggi-gatti porteranno tutti uno stile e un carattere molto in linea con la nostra abitudine di interagire con questo animale-compagno di vita.”

Inuna speciale notte dell’anno, tutti i gatti del Jellicle si incontrano al Ballo Jellicle dove Old Deuteronomy (Fabrizio Corucci) il loro saggio e benevolo capo, sceglie e annuncia chi di loro potrà rinascere a una nuova vita da Jellicle. Ma la festa felina è turbata da due eventi: il rapimento di Old Deuteronomy e l’apparizione di Grizabella (Malika Ayane), l’affascinante gatta-glamour che, dopo aver lasciato i Jellicle per esplorare il mondo, soffre l’esclusione e il rifiuto del branco e lancia il suo appello disperato e malinconico con la struggente “Memory”.

Tanti ancora i personaggi indimenticabili che popolano il Musical, tra gli altri il vecchio Gus (Fabrizio Angelini), un tempo celebre per la sua carriera di attore e l’appariscente Rum Tum Tugger (Luca Giacomelli Ferrarini), che vuole sempre essere al centro dell’attenzione. E ancora, il geniale Munkustrap (Sergio Giacomelli), che mette il suo coraggio a disposizione di tutti i membri della tribù, Mr. Mistoffelees (Pierpaolo Scida), il gatto ‘in smoking’ capace di compiere strabilianti magie, Bustopher Jones (Jacopo Pelliccia) e la coppia di abili ladruncoli Mungojerrie (Simone Ragozzino)e Rumpleteazer (Rossella Lubrino).

Anche nella versione italiana dello spettacolo – che a Broadway ha fatto registrare fino al 2006 il record mondiale di repliche consecutive, restando ancora oggi tra i primi quattro Musical più rappresentati della Storia –scenografie spettacolari e coreografie mozzafiato: sul palco il pubblico vedrà muoversi come veri felini gli artisti, tutti sottoposti a speciali e lunghissime sedute di trucco, in collaborazione con M·A·C Cosmetics, per una metamorfosi sorprendentemente realistica in un trionfo di miagolii, nasi neri, baffi, lunghe code e zampe felpate.

La Direzione Musicale dell’Orchestra dal vivo, nonché la programmazione dei suoni originali di “Cats”, sono affidate al Maestro Emanuele Friello, Direttore di tutti i grandi successi firmati da Piparo, che annovera nel proprio curriculum “giovanile” la militanza all’interno dell’Orchestra originale di “Cats” nel West End londinese. Le scene -di suggestiva ambientazione archeologica romana– sono di Teresa Caruso, anch’essa presenza stabile del team di Piparo da oltre dieci anni, come la costumista Cecilia Betona a cui è stato affidato il delicato compito di supervisionare l’intero look della trasformazione realistica, da umano a felino, del cast.

“Cats” di Andrew Lloyd Webber è uno dei più famosi Musical nel mondo: ha battuto tutti i record di longevità, spettatori e incassi; è stato visto da oltre 73 milioni di persone e ha affascinato il pubblico in oltre 300 città nel mondo. La trama del Musical è basata sul libro di Thomas Stearns Eliot dal titolo “Old Possum’s Book of Practical Cats” (Il libro dei gatti tuttofare), raccolta di stravaganti e divertenti poesie nella quale i gatti sono i protagonisti. In quest’opera l’autore si sofferma sul comportamento e sulla psicologia felina, realizzando un vero e proprio amorevole omaggio ai gatti di tutti i tipi, da quelli giovani agli anziani, da quelli più allegri a quelli selvatici e aggressivi. Le poesie vennero scritte nel 1930 e firmate da Eliot con lo pseudonimo di “Old Possum” (Vecchio Opossum): perfette per un pubblico di grandi e piccoli lettori, furono poi pubblicate nel 1939, con la copertina illustrata da Eliot stesso.

Massimo Romeo Piparo: foto, Ivan Palombi

Prodotto dal veterano Cameron Mackintosh e dalla Società di Sir A.L.Webber, The Really Useful Group, “Cats”, dopo un anno di grandi successi nel West End londinese, ha debuttato a Broadway nel 1982.

La canzone “Memory” è un autentico classico, soprattutto per le incisioni di Elaine Paige e Barbra Streisand: sulle note di una melodia struggente, la gatta Grizabella riflette sulla propria solitudine, ripensando alla giovinezza perduta e alla felicità dei giorni passati, ma afferma anche il proprio desiderio e la speranza di ricominciare una nuova vita. 

Il brano è stato inciso da 150 artisti diversi tra cui anche Celine Dion, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, José Carreras, Milva, Ute Lemper, Susan Boyle e nel recente film del 2019 da Jennifer Hudson.

 (foto principale di Gianluca Saragò)

“Shrinking”, in arrivo la nuova serie con Harrison Ford

Shrinking apple tv

Apple TV+ ha svelato oggi la data d’uscita, le prime immagini e il teaser trailer di “Shrinking”, la nuova commedia di 10 episodi interpretata da Jason Segel e scritta dal co-creatore di “Ted Lasso” e vincitore di un Emmy, Bill Lawrence, dal protagonista, scrittore e produttore esecutivo di “Ted Lasso”, Brett Goldstein, e dallo stesso Jason Segel. La serie, interpretata anche da Harrison Ford in uno dei suoi primi ruoli televisivi di rilievo, farà il suo debutto mondiale su Apple TV+ il 27 gennaio con i primi due episodi, seguiti da un nuovo episodio settimanale, ogni venerdì.

“Shrinking” segue le vicende di un terapeuta in lutto (interpretato da Jason Segel) che inizia a infrangere le regole col dire ai suoi clienti esattamente quello che pensa, ignorando così la sua formazione e la sua etica e ritrovandosi a causare tumultuosi cambiamenti nella vita delle persone… compresa la sua.

Accanto a Jason Segel e Harrison Ford, nel cast della serie troviamo Christa Miller, Jessica Williams, Michael Urie, Luke Tennie e Lukita Maxwell.

“Shrinking” è prodotta dalla Warner Bros. Television, con cui Bill Lawrence ha un accordo complessivo, e dalla Doozer Productions dello stesso Lawrence che è produttore esecutivo insieme a Segel, Brett Goldstein, Neil Goldman, James Ponsoldt, Randall Winston, Jeff Ingold e Liza Katzer. Lawrence, Segel e Goldstein sono anche i creatori della serie di cui hanno scritto il primo episodio, diretto da James Ponsoldt.

La serie segna la seconda collaborazione tra Apple TV+ e Jason Segel, dopo il suo ruolo da protagonista nell’Apple Original Film “Il cielo è ovunque”. La serie segna anche la terza collaborazione tra Apple, Bill Lawrence e Warner Bros. Television, insieme allo show di successo mondiale “Ted Lasso” e alla serie drammatica di prossima uscita “Bad Monkey”. Brett Goldstein è uno dei protagonistI di “Ted Lasso” – di cui è anche sceneggiatore e produttore esecutivo – che è stata recentemente premiata con il Primetime Emmy come Migliore Serie Comica per il secondo anno consecutivo, oltre ad aver ricevuto nuovamente il premio come Miglior Attore non Protagonista in una serie comica proprio per Goldstein.
Il prodotto si unisce alla crescente offerta di serie comiche di successo e pluripremiate proposte da Apple TV+, tra cui appunto “Ted Lasso”, “Mythic Quest”, “Schmigadoon!”, “Physical”, “The Afterparty”, “Central Park”, “Bad Sisters”, “Trying” e altre ancora.

César Franck tra musica e letteratura, un omaggio all’Aquila

Cesar Franck

Musica e letteratura nel segno di César Franck, di cui ricorre il 200/o anniversario della nascita: tre appuntamenti al centro della rassegna “Musica e letteratura”, promossa dall’associazione musicale Athena, in collaborazione con l’Università degli studi di L’Aquila e Il conservatorio di Musica Casella. La rassegna, giunta alla 29a edizione, avrà luogo nell’auditorium Shigeru-Ban dello stesso Conservatorio nei giorni giovedì 1, venerdì 2 e mercoledì 7 dicembre. Il programma è incentrato sul rapporto tra musica e letteratura del periodo romantico con un’attenzione particolare alla figura di Franck e al suo legame con la letteratura e la filosofia.

Si parte giovedì con un incontro-omaggio al rapporto tra Franck e le poesie di Victor Hugo. Un confronto sui temi della dannazione e la sconfitta che vedrà l’esibizione del pianista Paolo Scibilia e del soprano Dominika Zamara che si è esibita in gran parte d’Europa, Usa (anche al Metropolitan di New York), Messico, Cina, Corea del Sud, Canada ed in Argentina. La prolusione è del professor Luciano Pellegrini (Univaq).

“Tutti conoscono Hugo come romanziere – ha spiegato quest’ultimo – ma la fama letteraria dell’epoca è legata a una poesia capace di trascendere un presente tragico, di sublimare un amore nostalgico o di confrontarsi con l’idea di patria”. L’incontro di venerdì è dedicato a Marcel Proust, di cui ricorre il centenario della scomparsa. “Alla ricerca del tempo perduto” fu in qualche modo influenzata dalle composizioni di Franck. Sul palco, il violinista Joaquin Palomares e il pianista Sebastiano Brusco. La prolusione è a cura della docente del Conservatorio Daniela Macchione.

Mercoledì 7 dicembre, ci sarà un incontro che vedrà un focus sulla letteratura di Honoré de Balzac, con prolusione a cura del professor Massimo Fusillo (Univaq). Sul palco un quintetto composto da Monaldo Braconi (pianoforte), Matteo Scarpelli (violoncello), Sabatino Servilio (viola), Andrea Petricca e Carmine Gaudieri (violino). Quest’ultimo è alla guida di Athena.

Tutti i concerti iniziano alle 17.30. Per informazioni: associazione.athena@alice.it – cell. 338 9120050 (dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 21).

Salmo, il rapper sardo conquista Roma (live report & photo)

Salmo concerto roma

Il concerto di Salmo si candida tra i migliori del 2022. Il rapper sardo sforna una prova maiuscola davanti un PalaLottomatica strapieno.

Accompagnato da una band di ben 5 elementi, tra cui Frenetik, il cantante ha conquistato il pubblico con la sua solita energia. Alternando brani della prima ora a pezzi dell’ultimo album.

Il concerto parte con “Russel Crowe”, proseguendo con “Stai zitto”. Salmo mette subito in chiaro le cose. Per quasi 20 minuti non ha un secondo di stop. Neanche una pausa. Un continuo di rime. In pieno stile Salmo.

La scenografia alterna immagini apocalittiche a frame pseudo religiosi, con lanci di fiamme che riscaldano il pubblico.

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Da sottolineare il monologo teatrale dell’attore Josafat Vagni che introduce “Flop” la traccia che ha dato il nome all’ultimo album del rapper.

L’artista ha cercato più volte di coinvolgere gli spettatori, tanto da cambiare palco, andando in fondo al parterre per quasi metà concerto. Qui ha avuto modo di cantare in acustico pezzi come “Falsità & Cortesia”, brano del 2014 per il quale si è avvalso dell’aiuto del telefono per il testo. Il bello della diretta.

E ancora canzoni come “Kumite”, “Il cielo nella stanza” (anch’essa acustica). Fino al djset finale introdotto con entrambe le parti di “Ho paura di uscire”, “Fuori di testa” e “La canzone nostra”.

Quando tutto sembrava concluso la ciliegina sulla torta di Salmo per i suoi fans. Oltre 40 minuti di djsetting techno che ha fatti impazzire il pubblico.

Salmo non delude le aspettative. Anzi, le scavalca con un evento degno di questo nome. Un artista che sa veramente come comportarsi sul palco, senza risparmiarsi, dando tutto se stesso e ricevendo un apporto completo dagli spettatori, coinvolti più volte nel pogo (con tanto di mini-feriti) e nell’accompagnarlo a cappella. Nonostante le polemiche con alcuni cantanti romani durante la pandemia, il rapper sardo si prende la scena romana senza timore.

Polemica”, il rapper romano presenta il nuovo singolo

Polemica ammazzerò

Si intitola “Ammazzerò” il nuovo singolo del rapper Polemica, vincitore a soli 17 anni nel 2022 di LAZIOSound, promosso da Regione Lazio,nella categoria Urban Icon e del Full Contact, contest live per gruppi e solisti promosso dall’etichetta Honiro Label. In uscita il 25 novembre, Ammazzerò si presenta con un titolo durissimo, per lanciare un messaggio ben preciso alla sua generazione – e non solo – con un invito diretto all’azione e all’inclusione. Un’invettiva contro la noia. Un j’accuse in rima.

Qui il videoclip di Ammazzerò: https://youtu.be/3AVwIGhuH6U 

Già dalla prima strofa, Polemica ci travolge con un flusso di pensieri scaturito in un momento di noia e di spensieratezza. Il suo è però uno sguardo innamorato sulla vita, ricca di belle sensazioni ma svuotata di ogni tipo di preoccupazione per la disastrosa realtà che ci circonda. Polemica si fa dunque voce di una Generazione Z spesso incompresa e fraintesa. Osserva il mondo circostante e, nel farlo, emerge anche una disamina sociale dell’attualità che scaturisce in un invito all’inclusione e all’azione.

Quasi a rappresentare la noia di cui canta, Polemica nel brano si confronta con sonorità lofi e una chitarra indie, La strumentale è spezzata da un rap molto fitto che si distende totalmente sul cantato nel ritornello, che mostra anche tutte le poliedriche sfaccettature dell’arte del rapper. In un brano in cui a contare sono soprattutto le parole.

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Il flusso di pensieri, non a caso, si infittisce fino a sfociare nel ritornello. Non si può restare fermi, annoiati, di fronte a una moltitudine di eventi che danneggiano la società in cui viviamo. La noia va quindi ammazzata. Nella seconda strofa, quella di Polemica è una vera e propria denuncia, un j’accuse in rima che è anche presa di coscienza, attiva e decisa. La brevissima terza strofa racconta infine un ritorno alla situazione iniziale quasi inevitabile, ma che non preclude la possibilità di una nuova evoluzione attiva. Un loop, come viene cantato nel ritornello.

Ad accompagnare Ammazzerò è il videoclip firmato da Massimiliano Greco e realizzato da St’Art: una narrazione per immagini in cui si specchia la melodia delicata ed essenziale del brano, con un’estetica dolce amara in cui Polemica si mostra appeso, quasi un automa mentre canta il suo inno, per sfociare in un confronto con sé stesso. Il più difficile. 

Polemica è un giovanissimo rapper classe 2005. Vive a Roma, suona il pianoforte e scrive canzoni sin da bambino. Inizia il suo progetto all’età di 14 anni, influenzato dalla sua passione per il rap old-school, lofi e cantautorale. Odia gli indifferenti e trova nella scrittura l’occasione per lanciare un messaggio sociale e morale che arrivi al pubblico in maniera incisiva. Nel 2022 ha vinto il primo premio di categoria “Urban Icon” di Laziosound e il Full Contact Contest promosso dall’etichetta Honiro Label, con la quale ha pubblicato il singolo Gennaio.

LAZIOSound è il programma delle Politiche Giovanili della Regione Lazio per supportare e rafforzare lo sviluppo del sistema musicale del Lazio attraverso strumenti economici, interventi mirati, partnership ed attività di promozione finalizzate a sostenere le componenti artistiche giovanili indipendenti.

“Senza la bacchetta”, la biografia di Tom Felton

Tom Felton draco malfoy

Tom Felton, conosciuto al grande pubblico per aver impersonato Draco Malfoy nella saga di Harry Potter, arriva in libreria con la sua biografia “Beyond the Wand” (italianizzato in “Senza la bacchetta”).

L’attore inglese si racconta togliendo i panni del bullo di Hogwarts. Dagli esordi sul set a dodici anni, a come convinse Chris Columbus a prenderlo nel cast. Passando per le amicizie con gli altri piccoli attori e alle gelosie momentanee nei loro confronti.

Ma anche i problemi con l’alcol, la fama raggiunta subito e il rapporto speciale con i fans. Tom Felton fa tutto con la sua solita ironia e arguzia.

Dal 15 novembre il suo libro è stato tradotto in italiano ed è arrivato in tutte le librerie dello Stivale.

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Da uno stralcio del libro Felton racconta il provino:

“Ci fecero mettere in fila, eravamo in trenta. Uno degli adulti – scoprii poi che si trattava di Chris Columbus, il regista – ci passò in rassegna chiedendo a ognuno quale parte del libro fosse impaziente di vedere nel film. Non mi sembrava una grande domanda. Mentre gli altri davano risposte secche e convinte (Hagrid! Thor! Il Quidditch!), io mi chiedevo solo se sarei riuscito a tornarmene a casa a breve.

Poi, quando arrivò il turno del ragazzino al mio fianco, mi resi conto che non solo non avevo dedicato neanche mezzo secondo alla risposta, ma che non avevo la più pallida idea di cosa gli altri stessero dicendo. Chi era Hagrid? Cos’era un Quidditch? Il mio vicino disse che lui voleva vedere la Gringott, e io pensai: Cosa diavolo sarà la Gringott? Tipo un animale volante?

Non ci fu tempo per scoprirlo, toccava a me. «E tu, cosa sei impaziente di vedere, Tom?», mi chiese Chris Columbus.

Andai in palla. Nella sala audizioni calò un silenzio imbarazzato. Sfoggiai il mio sorriso più smagliante e indicai il ragazzino della Gringott. «Come lui!» risposi. Agitai leggermente le braccia a mo’ di ali. «Sono curiosissimo di vedere la Gringott!»

Ci fu una lunga pausa.

«Cioè, non stai nella pelle di vedere la Gringott, la banca?», disse Columbus .«Esatto» mi affrettai a replicare. «La banca! Non vedo l’ora!»

Il racconto è molto esplicativo del carattere dell’attore, che in questi ultimi anni si è fatto conoscere molto attraverso i social, facendo scoprire alcuni lati del suo carattere che la maschera di Malfoy aveva ovviamente nascosto.

Insomma Tom Felton arriva in Italia e si candida per essere uno dei regali di Natale più gettonati tra i fans della saga ideata dalla Rowling.

Roma a Teatro: gli spettacoli dal 29 novembre al 4 dicembre

Come al solito, anche questa settimana una valanga di proposte interessanti è quella che si sta per “abbattere” sugli appassionati di teatri romani. Tranquilli, ci pensiamo noi a darvi una mano ad orientarvi. Da bravi, allacciate le cinture e… meno tre, meno due, meno uno…

Dal 30 novembre all’11 dicembre all’Ambra Jovinelli, Lino Guanciale e Francesco Montanari portano in scena “L’uomo più crudele del mondo”, una potente riflessione sulla natura dell’essere umano scritta e diretta da Davide Sacco, in cui i due attori sono rispettivamente il proprietario della più importante azienda d’armi d’Europa (colui che, appunto, è riconosciuto come l’uomo più crudele del mondo) e un giovane giornalista che lo deve intervistare. Dalla loro chiacchierata, fatta di dialoghi serrati e che fin dall’inizio della rappresentazione assume una strana piega, prenderà origine un confronto-scontro ricco di colpi di scena che si esaurirà in un finale ad effetto pronto a destabilizzare lo spettatore e a ribaltare certi assiomi di pensiero.

Uno straripante Pippo Patavina è il protagonista-io narrante nei panni di Don Blasco Uzeda ne “I Viceré”, al Quirino da domani al 4 dicembre. Tratto dal capolavoro di Federico De Roberto, lo spettacolo, diretto da Gugliemo Ferro, è una trasposizione scenica ricca di nero umorismo e con le caratteristiche di un colossal di un romanzo che sta alla storia del nostro Paese, come i “Buddenbrook” sta a quella tedesca. Da non perdere.

Stesse date all’India per “Una storia vera, se volete”, scritto, diretto e interpretato (in compagnia di Maria Ariis) da Giuliana Musso, autrice e performer di rara intensità la cui profonda consapevolezza civile si estrinseca in drammaturgie in cui confluiscono giornalismo d’inchiesta, poesia e denuncia, come in questo pezzo di bravura, dedicato alla tematica delle violenze perpetrate all’interno delle mura domestiche, in particolar modo ai tristemente taciuti abusi intrafamiliari. Molto toccante.

Tre soli giorni, dal 2 al 4 dicembre all’Olimpico, per il nuovo, appassionante “Pasolini Caravaggio”, di e con Vittorio Sgarbi, nel quale il critico d’arte più vulcanico d’Italia crea un inedito accostamento tra le opere e le esistenze di due artisti corrosivi, che, nonostante la differente collocazione storica, furono accomunati da un’indomita battaglia contro le convenzioni e da un’insopprimibile esigenza di esprimere, oltre al talento, la loro libertà intellettuale.

Sempre a proposito di Pasolini, è un interessante omaggio quello che gli viene tributato dall’1 al 4 dicembre all’OFF/OFF con “Razza Sacra-L’ultimo processo a Pasolini”, con Marco Vergani e Marina Remi che in questa avvincente pièce indagano un aspetto poco battuto nell’esegesi della produzione narrativa e saggistica e nell’esistenza del grande friulano: il suo rapporto con le donne.

Interessante chiusura per “Festival Presente-festival delle nuove generazioni artistiche” di Officine delle Arti Pier Paolo Pasolini (sempre lui!) che, dopo l’esibizione di tanti giovani emergenti tra attori, musicisti e videomakers e dopo la partecipazione straordinaria di Moni Ovadia e Massimo Bernardini ieri con il talk “Per un’idea di teatro”, giunge al culmine oggi e domani al Teatro Eduardo De Filippo con “Viaggiatori di Frodo”, in cui Massimo Venturiello dirige, su un testo di Gianni Clementi, un gruppo di giovani attori in uno spettacolo dedicato ad una pagina nerissima della nostra storia recente, la tragica morte per asfissia dovuta alle esalazioni di carbone che il 3 marzo del 1944 costò la vita a circa 600 viaggiatori (molti dei quali clandestini) nel tratto ferroviario tra Balvano e Bella-Muro, in provincia di Potenza.

Dal 2 al 4 dicembre al Tor Bella MonacaI Separabili (Romeo e Sarah)”, tratto da Fabrice Melquiot, e interpretato da Alessandro Benvenuti e Chiara Caselli, un uomo e una donna adulti, lontani eredi delle famiglie nemiche degli amanti di Verona di shakespeariana memoria, che tornano ad incontrarsi dopo tanti anni nel condominio in cui sono cresciuti e in cui, in barba ai codici sociali e alle rivalità familiari, avevano dato vita a un patto di amicizia indistruttibile.

Ci si diverte e si riflette al Manzoni dall’1 al 18 dicembre con “Le sorellastre” la divertente commedia di Ottavia Bianchi, che sarà anche in scena in compagnia di Patrizia Ciabatta, Beatrice Gattai e Giulia Santilli (per la regia di Giorgio Latini) in questa storia che vede coinvolte quattro sorelle, le quali, rimaste casualmente bloccate in una stanza per 24 ore, si affrontano e si scontrano in un rendez vous senza esclusione di colpi tra rancori mai sopiti e desideri di vendetta.

Dall’1 al 4 dicembre, a Lo Spazio, Sabrina Martina e Andrea Lintozzi sono due ragazzi affetti da disturbi schizoidi di personalità che provano a diventare due membri funzionali della società civile e “normale” attraverso una sperimentazione di farmaci che possa liberarli dalle loro “tare” e regalargli una prospettiva di felicità.

Dal 29 novembre al 4 dicembre allo Spazio 18b c’è “Non è vero. Bugiardino dell’Essere”, con Luigi Acunzio e Marta Ercolani, dove un uomo e una donna giunti in prossimità della morte, sospesi tra ricordi e vuoti di memoria, tra identità di oggi e identità di ieri, riflettono sul senso della vita e sulla natura umana tanto da un punto di vista del singolo individuo che della società nella sua interezza.

Ultima segnalazione per “Silenzio assordante” diretto da Roberta Castelluzzo, che il 3 e 4 dicembre sarà al Furio Camilo con il suo mix di danza, monologhi e atti circensi per denunciare con forza esuberante la violenza sulle donne.

La “Elena” di Euripide in scena al Teatro Caniglia di Sulmona

Andrà in scena il prossimo 6 dicembre 2022 alle ore 10:30 presso il Teatro Maria Caniglia di Sulmona, “Elena” di Euripide. Lo spettacolo farà tappa al Caniglia grazie alla collaborazione avviata lo scorso anno tra il Comune di Sulmona, il Centro Sapienza Crea – Nuovo Teatro Ateneo – Università degli Studi di Roma e l’associazione Meta Aps, promotrice dell’iniziativa nell’ambito del suo progetto “Teatro Maria Caniglia – Teatro di Produzione”. L’obiettivo è quello di di far conoscere e diffondere la cultura del teatro antico alle nuove generazioni.

“Fred!”: l’intervista esclusiva ad Arturo Brachetti e Matthias Martelli (video)

Con la regia di Adriano Evangelisti e il coordinamento della prof.ssa Anna Maria Belardinelli, “Elena” andrà in scena per gli studenti del Polo liceale Ovidio e del Polo scientifico tecnologico “E. Fermi” di Sulmona. Considerata la prima tragicommedia del repertorio teatrale mondiale, presenta all’interno degli elementi non convenzionali talmente numerosi da stimolare possibilità di rappresentazione tanto innovative quanto simboliche.

Con i suoi oltre 20 interpreti, tutti studenti provenienti dall’ateneo romano, la direzione tecnica di Gabriele Cavallari, le musiche di Chris Haigh e gli elementi di scena realizzati in collaborazione con gli studenti del Liceo Artistico Caravaggio, la pièce rappresenta il consolidamento di un percorso importante che collega Sulmona ad una delle Istituzioni culturali più importanti del nostro paese.

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Il progetto Theatron Teatro Antico alla Sapienza, si propone di diffondere e condividere l’esperienza unica del teatro greco e latino classico nelle sue diverse forme e nelle sue moderne rivisitazioni. Presupposto fondamentale di Theatron è quello di coniugare il momento scientifico (vale a dire l’analisi di un testo teatrale antico da un punto di vista storico, critico-testuale, linguistico) e quello pratico-professionale, che di solito costituiscono ambiti separati e che invece possono convivere e produrre risultati proprio dall’intreccio delle competenze e dei percorsi.

Al Teatro Talia di Tagliacozzo va in scena “Il Tartufo”, opera di Molière

Dopo la bellissima e partecipata apertura di stagione con il live show musicale dei BeatleStory, questa volta a salire sul palco del Teatro Talia di Tagliacozzo è la prosa. Andrà infatti in scena domenica 11 dicembre alle ore 18:00 “Il Tartufo” di Molière, in occasione del quattrocentesimo anno dalla nascita del grande attore commediografo francese.

L’opera narra la storia di Tartufo, astuto impostore che, fingendosi un uomo pio dedito a Dio e al prossimo, cerca di raggirare il ricco Orgone per sposarne la figlia Marianna e impossessarsi dei suoi beni. Irriverente e beffardo, il testo di Molière non solo rappresenta un irresistibile atto d’accusa contro il perbenismo e la falsità che permeava la società e le corti del suo tempo, ma costituisce ancora oggi un’irraggiungibile satira dell’ipocrisia umana.

«Questo difficile rapporto tra essere e apparire l’abbiamo sentito fastidiosamente contemporaneo e per certi versi drammaticamente vicino a noi.» ha dichiarato il regista Domenico Ammendola. «Reinterpretando questa commedia, vorremmo avvicinare uno dei più grandi commediografi di tutti i tempi, divertendoci, intrattenendo il nostro pubblico, portando un messaggio che crediamo importante, ma vorremmo portarlo con leggerezza e con un sorriso. Senza scordare la nostra mission che vuole essere di sensibilizzazione sociale e civile, vorremmo raccontare una storia con una sua valenza sociale divertendo e divertendoci».

𝗖𝗼𝗻 Andrea Avanzi, Chiara Baccarini, Matteo Baschieri, Fabrizio Croci, Valentina Donatti, Carlotta Ghizzoni, Marco Santachiara. 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗮 Domenico Ammendola, Assistente alla regia Valentina Donatti, 𝗠𝘂𝘀𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗮𝗹𝗶 Patrizio Maria D’Artista, Costumi Marco Guyon – La Bottega del Teatro, 𝗙𝗼𝘁𝗼 Fotografix / FreeService, 𝗩𝗼𝗶𝗰𝗲 𝗼𝗳𝗳 Ilaria Amadasi, 𝗦𝗰𝗲𝗻𝗲 NoveTeatro, 𝗣𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗡𝗼𝘃𝗲𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼.

I biglietti sono in vendita presso il Tagliacozzo Turismo – Info Point in piazza Duca degli Abruzzi e sulla piattaforma online Oooh.events, con le seguenti tariffe: Platea e palchi di I Ordine € 20 (ridotto € 18), Palchi di II ordine € 18(ridotto € 16), Palchi III ordine € 16 (ridotto € 14). Per studenti e ragazzi fino ai 25 anni la tariffa unica per Prosa e Musica è di € 10. Il giorno dello spettacolo sarà possibile acquistare i biglietti sia online che presso il Botteghino del Teatro.

Daniel Dante e l’Enigma del Palindromo: la nuova avventura della saga fantasy creata da Silvio Coppola

Pubblicato il 20 ottobre 2022, il libro Daniel Dante e l’Enigma del Palindromo di Silvio Coppola è il secondo volume della saga fantasy di Daniel Dante pubblicato per Ruota Edizioni di Roma.

“Non è facile essere originali in un genere come il fantasy, per questo ci vuole un grande impegno di tempo e di concentrazione – spiega l’autore Silvio Coppola – Molti hanno etichettato il primo romanzo come urban fantasy, ma io preferisco fantasy storico, perché credo che rispecchi meglio l’essenza della storia. Mi sono ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri per alcuni personaggi, così come sono diverse le citazioni dell’opera. Ho inoltre creato delle terzine incatenate di endecasillabi, imitando senza vergogna lo stile del Sommo Poeta. Anche in questo romanzo, tra i personaggi storici, c’è una figura femminile a cui ho dedicato maggiore spazio. Si tratta di Contessina de’ Bardi, una donna fondamentale nella storia dei Medici. Ho indegnamente attinto alle lingue elfiche create dal maestro J.R.R. Tolkien e mi scuso per eventuali errori. Daniel sta crescendo e con lui i suoi lettori. La saga continuerà e ci porterà emozioni e atmosfere sempre più mature”.

Daniel Dante e l’Enigma del Palindromo è un fantasy young adult per tutte le età in cui la rivelazione dì Alizée è la chiave di svolta dell’intera saga, perchè “nessun uomo può farcela senza l’aiuto di una donna, neanche il Prescelto”.

Sinossi

Un mistero da svelare nella Firenze dei Medici, mentre presenze tenebrose custodiscono da secoli quel segreto.

Su una lastra di marmo del battistero di Firenze è incisa una frase palindroma che contiene un’importante rivelazione per i destini dell’umanità. Nessuno è mai riuscito a comprenderne il significato, ma l’avvento di Daniel Dante, il Prescelto, rappresenta una minaccia per chi vuole che l’enigma non sia rivelato.

I Guardiani fiorentini, guidati da Dante Alighieri, Lorenzo il Magnifico e Contessina de’ Bardi, chiedono aiuto a Daniel Dante. Il pericolo proviene dal tenebroso ideatore del palindromo, Simon Mago, il primo eretico della storia cristiana. Accanto a lui ci saranno le forze oscure dei terribili demoni Malebranche, già descritti dal Sommo Poeta nella Divina Commedia. Daniel giunge a Firenze accompagnato da Alizée, che ha un incredibile segreto da rivelare. Ancora una volta il giovane veneziano dovrà scontrarsi con il male.

L’Autore

Silvio Coppola è nato a Salerno. Musicista, scrittore, giornalista e radio host. È stato redattore per riviste specializzate di computer music, ha suonato nei migliori locali della Campania, ha collaborato con il grande drummer Tullio De Piscopo, con cui ha composto due canzoni. Nella sua vita parallela è laureato in giurisprudenza ed è stato prima Ispettore Superiore della Polizia di Stato, poi Funzionario giudiziario presso il Tribunale di Salerno.

Nel 2020 ha pubblicato con La Ruota Edizioni il suo primo romanzo fantasy, “Daniel Dante e la Compagnia del Lumen Magico”, per cui ha composto anche musiche originali. “Daniel Dante e l’Enigma del Palindromo” è il secondo volume della saga dedicata al giovane sensitivo e ai suoi inseparabili amici.

Alla scoperta dei Bipolion, duo calabrese fresco di debutto discografico

Francesco Leone (cantante, chitarrista e producer) e Leandro Condello (bassista e producer) sono un duo calabrese attivo nel progetto Bipolion. Originari di Catanzaro, sono devoti a un elettrorock dalle molteplici influenze. Hanno da poco pubblicato “Polarized”, il primo album ufficiale che contiene otto brani inediti. Conosciamoli meglio.

Quali sono le tappe fondamentali che hanno portato alla produzione di questo disco? 

Il progetto è nato nel 2020, e nel 2021 abbiamo pubblicato i primi singoli e videoclip diretti e girato da Valentina Procopio e Matteo Gregoraci. La nostra prima release è stato il singolo e videoclip di “Stainman”, in cui ha partecipato il cantante romano Silvio Giarratana (Innocence Lost, Linkin Party). 

“Stainman” è uscito accompagnato dal brano “Fire on The Sound” con la partecipazione del chitarrista Frank Cara (Wormhole Experience, Mietta). Poi sono usciti “Mindless” con la partecipazione del chitarrista Matteo Cazzato e “Through The Glass” scritta insieme al cantautore salentino Stefano Scuro (Moods, Scuro) interpretata insieme con la cantante Viviana Condello. Finalmente, a fine luglio, abbiamo lanciato l’uscita del nostro primo Full Lenght “Polarized”

Tra le vostre influenze spicca l’industrial metal di metà anni ’90, oltre a band dalle sonorità variegate come Nine Inch Nails: è da qui che avete deciso di dare vita al progetto?

La nostra cultura musicale è sicuramente più rockcentrica. Ma alcune band, in primis i Nine Inch Nails, hanno facilitato il nostro processo di integrazione tra la parte rock ed elettronica delle nostre composizioni. Ma anche i Prodigy, Beck, Pendulum, i Depeche Mode influenzano quello che scriviamo e suoniamo.

Tuttavia siamo ascoltatori curiosi anche sulle nuove tendenze main stream. Le cover che abbiamo scelto per i nostri live sono “Closer” dei Nine Ich Nails, “Voodoo People” dei Prodigy e “Bad Guy” di Billie Eilish. Direi che sintetizza il discorso sulla molteplicità delle nostre influenze..

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Come nasce un vostro brano?

Non abbiamo un modo univoco di scrivere la nostra musica. Nella maggior parte dei casi ci concentriamo inizialmente sulla produzione delle batterie e delle orchestrazioni elettroniche. Poi prendiamo gli strumenti a corda e stravolgiamo spesso completamente quello che abbiamo fatto con l’elettronica.

Altre volte Leandro porta un giro di basso che spacca e costruiamo l’elettronica intorno alla sua linea. L’unica cosa che avviene in modo più o meno stabile nella nostra composizione è la scrittura delle parti vocali e delle liriche, che arriva sempre alla fine della stesura completa delle strumentali. I testi dei nostri brani nascono proprio da quello che le strumentali ci suscitano a livello emozionale. Parliamo di ambiente, guerra e tematiche psicosociali, ma anche di trip introspettivi che mettono più a nudo il nostro modo di stare al mondo.

Rex Brown: “il tour sarà infernale”. I Pantera pubblicano un teaser del prossimo tour

Inutile nasconderlo, l’attesa è tanta e le aspettative sono altissime. Il ritorno sul palco di Phil Anselmo e Rex Brown che hanno ripreso in mano i Pantera, dandogli una nuova veste con Zakk Wylde alla chitarra e Charlie Benante alla batteria, è tra le operazioni più ambiziose degli ultimi anni. Dai primi rumors, fino ad arrivare alla conferma dei diretti interessati, non ha mancato di spaccare in due i fan della band texana, molti dei quali integralisti e convinti che la storia del gruppo sarebbe dovuta terminare con la morte dei fratelli Abbott, Dimebag Darrell e Vinnie Paul.

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Delle polemiche ne abbiamo scritto e potremmo continuare per molto, molto tempo. Il materiale non manca, a partire dall’infinita di versioni contrastanti e promesse non mantenute che i metal kids non hanno mai perdonato al cantante di New Orleans, dai più ritenuto come un “traditore” e un “approfittatore”. Più leggera, si fa per dire, è la posizione del bassista, che negli anni ha mantenuto un profilo più basso e lontano da proclami altisonanti. Ciò nonostante, la reunion è stata portata avanti e ora la nuova line up dei Pantera si appresta a salire sui palchi di tutto il mondo.

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Proprio Rex Brown, durante una diretta sul proprio profilo Instagram, ha dichiarato: “preparatevi, il tour sarà un girone infernale“. Basta una minima conoscenza dei quattro nomi coinvolti in questo progetto, che avrebbe potuto (se non dovuto) chiamarsi con un altro nome, per immaginare che la potenza sprigionata sul palco sarà devastante. Ma non è questo il punto, così come non può esserlo la qualità che verrà espressa durante i concerti, anche se – ed è comunque doveroso sottolinearlo – è ancora tutta da dimostrare.

Anselmo, infatti, ha da anni perso lo smalto dei tempi d’oro e brani vocalmente impegnativi come quelli dei Pantera, specialmente se contenuti in album come “Cowboys From Hell” e “Vulgar Display of Power“, richiedono qualcosa in più del mero carisma e dell’ovvia capacità di adattarsi ai propri limiti. Altrimenti, che senso avrebbe riproporli? I dubbi erano e restano al loro posto, starà ai quattro, in particolar modo al singer, smentirli.

Intanto la band ha pubblicato un teaser video del prossimo tour

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Le date finora confermate:

Dic. 02 – Texicoco, Messico – Hell & Heaven Metal Fest
Dic. 06 – Monterrey, Messico – Monterrey Metal Fest
Dic. 09 – Bogotá, Colombia – Knotfest Colombia
Dic. 11 – Santiago, Cile – Knotfest Cile
Dic. 12 – Santiago, Cile – Movistar Arena
15 dicembre – San Paolo, Brasile – Vibra São Paulo (con JUDAS PRIEST)
18 dicembre – San Paolo, Brasile – Knotfest Brasile
26 maggio – Sofia, Bulgaria – Armeets Arena
27 maggio – Bucarest, Romania – Metalhead Meeting Open Air Festival
30 maggio – Budapest, Ungheria – Barba Negra
31 maggio – Vienna, Austria – Gasometer
2-4 giugno – Nürburgring, Germania – Rock Am Ring
2-4 giugno – Norimberga, Germania – Rock Im Park
5 giugno – Lodz, Polonia – Atlas Arena
8-10 giugno – Hyvinkää, Finlandia – Rockfest
10 giugno – Sölvesborg, Svezia – Sweden Rock Festival
12 giugno – Praga, Repubblica Ceca – O2 Arena
13 giugno – Berlino, Germania – Verti Music Hall
15 giugno – Copenaghen, Danimarca – Copenhell
15-18 giugno – Dessel, Belgio – Graspop Metal Meeting
21 giugno – Amburgo, Germania – Edel Optics
22-24 giugno – Oslo, Norvegia – Tons Of Rock

Helen Aria pubblica l’album “Proxima Centauri”: dalla mitologia alle stelle

Esce oggi, venerdì 25 novembre, su tutte le piattaforme digitali “Proxima Centauri” (TdEproductionZ), il nuovo disco della cantautrice valdostana Helen Aria. Da oggi in rotazione radiofonica “Ceci n’est pas une chanson”, primo singolo estratto dall’album.

“Proxima Centauri” mescola passato e presente definendo una propria dimensione temporale. Arrangiamenti, suoni di drum machine e di tastiere in stile anni ‘80 passano attraverso una rivisitazione in chiave moderna dove predominano l’elettronica e il ritmo che, uniti all’utilizzo di strumenti inediti come autoharp e qchord, danno origine a un ambiente musicale ispirato all’universo e alle stelle.

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Le tematiche centrali sono la riflessione sul senso della vita e della morte, sulla lotta per i diritti, sulla parità e l’uguaglianza. Non manca, tuttavia, la componente melodica rappresentata dalla voce principale che, immersa in echi e riverberi, si fonde con ‘samples’ di canti di etnie lontane e con cori ispirati alle arie d’opera.

«Ho deciso di dedicare ciascun brano a un personaggio che ho ritenuto fondamentale per la mia ispirazione artistica spaziando dalla mitologia (Osiride, Calliope, Cupido), al mondo della letteratura (Dante Alighieri), della pittura (René Magritte, Frida Kahlo) e del cinema (Marilyn Monroe)», racconta Helen Aria a proposito di “Proxima Centauri”. Come sempre fondamentale la collaborazione con il produttore e arrangiatore Momo Riva (TdEproductionZ), che ha suonato e registrato l’intero album, e con il visual artist Andrea CadIO Cadioli che ha realizzato la copertina.

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Da oggi è in rotazione radiofonica il singolo “Ceci n’est pas une chanson”, ispirato al celebre dipinto “La Trahison des images” del pittore surrealista René Magritte. Sull’opera è raffigurata una pipa seguita da una didascalia che afferma “Ceci n’est pas une pipe”, in italiano “Questa non è una pipa”. Non si tratta infatti di una pipa, bensì di una sua rappresentazione. Un discorso simile può essere articolato nell’ambito dei suoni e della musica: in un mondo che sta mutando drasticamente dominato da nuovi mezzi tecnologici e da nuovi spazi digitali per la fruizione dei prodotti sonori, dove la concezione di suono e di rumore varia da cultura a cultura, è importante riflettere mettendo in discussione la definizione di musica e di canzone. Il brano è caratterizzato da un beat ipnotico e misterioso, con sonorità anni ‘80.

Ad accompagnare l’uscita un lyric video le cui riprese sono state realizzate all’interno del Planetario di Lignan (www.oavda.it) in collaborazione con la Fondazione Clément Fillietroz-ONLUS, che gestisce l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta e il Planetario.

Tracklist di “Proxima Centauri”: “Osiride”, “Ceci n’est pas une chanson”, “Marilyn”, “Cara Frida”, “Bambini su Saturno”, “Una Casa su Marte”, “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, “Calliope”, “Odissea nel Cosmo”, “Euphoria”, “Stupido Cupido”.

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Eleonora Iamonte, in arte Helen Aria, nasce ad Aosta il 30 maggio 1998. Comincia a studiare canto moderno all’età di 15 anni approfondendo in seguito gli studi presso l’Istituto Pareggiato Musicale della Valle d’Aosta in qualità di allieva di canto lirico. Nel 2018 inizia il suo progetto solista esibendosi in diversi locali accompagnandosi con loop station, flauto traverso e autoharp. Negli ultimi anni realizza due EP “Helen” e “Clouds” (2019) e due album “Aria” (2020) e “Afrodisiaco” (2021) prodotti da Simone Momo Riva – TdEproductionZ.

Il video del singolo “Ça Suffit” è stato pubblicato in anteprima su “L’Espresso“. Nel 2020 si esibisce dal vivo durante la trasmissione televisiva “Bonne Soirée” in onda su Rai3 Vd’A e l’anno seguente presenta il suo progetto musicale nell’ambito della Saison Culturelle di Aosta. Nel 2022 compare fra i 61 artisti selezionati per le Audizioni Live di Musicultura e si esibisce al Teatro Lauro Rossi di Macerata con il brano “Deneb” tratto da “Afrodisiaco” il cui video ufficiale, diretto da Fabio Rean, è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Clément Fillietroz-ONLUS, che gestisce l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta e il Planetario di Lignan. A novembre 2022 esce “Proxima Centauri”, il suo nuovo album. È iscritta al Corso di Laurea in DAMS presso l’Università degli Studi di Torino.

Al Teatro degli Audaci va in scena “Signore e signori buonasera”, con Luciana Frazzetto e Sandro Scapicchio

Dopo il grande successo di Varietà Romano, di nuovo in scena la premiata ditta Frazzetto & Scapicchio, che portano divertimento, gag, travestimenti, macchiette e tanta bella musica che ci riportano indietro nel tempo omaggiando il varietà e quelle trasmissioni degli anni 60/70 che hanno accompagnato la storia della televisione italiana.

Al Teatro degli Audaci, arriva il nuovo successo firmato dalla coppia Luciana Frazzetto e Sandro Scapicchio con lo spettacolo “Signore e Signori Buonasera” per la regia di Massimo Milazzo, che regalano al pubblico allegria e buonumore a go-go e soprattutto due ore di sane risate e buona musica. Uno show coinvolgente, dal ritmo continuo, che vede in azione una frizzante, scoppiettante e instancabile Luciana Frazzetto e un eclettico musicista, cantante e attore come Sandro Scapicchio.

Insomma un fuoco incrociato di trovate, battute esilaranti, doppi sensi, sketch equivoci e battute esilaranti, intervallati da musica dal vivo.

Uno spettacolo leggero, vivace, veloce, ma soprattutto piacevole che strappa risate e continui applausi a scena aperta. Non mancheranno momenti emozionanti affiancati da una girandola di comicità. In conclusione uno spettacolo adatto a tutte le età dove ridere rimane sempre una buona idea; un appuntamento per alleggerire lo spirito con una risata dopo gli anni di stop forzato a causa della pandemia.

All’Aquila la presentazione di “Jhalak”, libro di Ilaria Magliocchetti Lombi

Jhalak è il termine hindi che traduciamo in inglese “glimpse” e in italiano “intravedere, dare uno sguardo, un assaggio”. Jhalak è proprio questo, uno sguardo, quello di Ilaria Magliocchetti Lombi, sull’India, risultato dell’ultimo dei suoi molteplici viaggi in quella terra così multiforme e complessa.

Nell’India di Jhalak il bianco e nero, la grana e i contrasti, suggeriscono sensazioni più che raccontare fatti, esprimono quasi tattilmente la pastosità dei luoghi, la loro matericità, gli abiti e la pelle delle persone. Il testo introduttivo di Vasco Brondi, tradotto in inglese da Livia Franchini, riporta un’altra esperienza di viaggio in India, un viaggio che, similmente a quello di Ilaria, nulla ha a che fare con l’esperienza dell’esotico e molto con una risonanza interiore, qualcosa di preesistente, che finalmente trova il suo posto.

Jhalak è un libro-non libro, ha la freschezza della pubblicazione indipendente e la progettazione del volume pensato e strutturato fin nei minimi dettagli. Con le sue foto-poster non rilegate e tenute insieme da un elastico, Jhalak invita il lettore ad essere parte attiva dell’esperienza di fruizione del volume. Le immagini, mostrate solo a metà, interagiscono tra loro, suggerendo nuovi significati possibili per poi rivelarsi nella loro interezza, una volta tolto l’elastico e liberati i poster.

L’autrice

Nel 2006 inizia a fotografare documentando la nuova scena musicale indipendente italiana, da allora ha lavorato per molte band e artisti, come fotografa e art director, diventando un punto di riferimento dell’ambiente musicale nazionale. Nel 2016 entra a far parte dell’agenzia Contrasto. Negli anni concentra la sua ricerca sul ritratto che diventa il suo mezzo espressivo e artistico.

Lavora come ritrattista per le più importanti riviste italiane e straniere fotografando scrittori, registi, politici, atleti e musicisti. Negli ultimi anni la sua produzione fotografica è mossa dalla voglia di esplorare, attraverso il ritratto, tematiche care legate al sociale e ai diritti. E’ docente di fotografia di ritratto allo IED e tiene spesso lezioni e workshop in varie scuole e università. Vive a Roma ma è in viaggio, appena possibile.

LIBRERIA POLARVILLE                                                                                                                
SABATO 26 NOVEMBRE_ORE 19.00                                                                                                                                
Presentazione del libro fotografico                                                                                                                                         
“JHALAK” (Ed. RVMHUB, 2021)                                                                                                                                                        
con l’autrice ILARIA MAGLIOCCHETTI LOMBI  

Teatro Brancaccio, in arrivo “Rapunzel il Musical”

Rapunzel teatro brancaccio

La seconda edizione di “Rapunzel il Musical” debutterà il prossimo 2 dicembre al Teatro Brancaccio. Questo spettacolo ha avuto un ruolo importante nella recente storia del centro di produzione teatrale, sotto l’egida di Viola produzioni. È di fatto la sua genesi.

Nel maggio del 2014 Alessandro Longobardi conobbe Maurizio Colombi regista, autore milanese che stava sviluppando un nuovo progetto. Da quell’incontro, in un bar vicino alla stazione di Milano, si pose il seme che diede i suoi frutti, come il ritorno della splendida Lorella Cuccarini in teatro, la nascita del Centro di produzione sopra citato e della squadra di professionisti che mise la sua sede operativa nel prestigioso Teatro Brancaccio e nel nascente spazio Impero, ove furono realizzate nel tempo sale prova e un’accademia di teatro.

E poi l’amicizia, nel lavoro e nella vita, dei due propulsori del progetto “Rapunzel il musical” ovvero Colombi e Longobardi; quest’ultimo, che dal 2012 aveva diretto le prime due stagioni del Teatro Brancaccio, comprese che il passaggio verso la produzione di grandi spettacoli popolari era obbligato, sia per quadrare la gestione economica del teatro Brancaccio che per dare un senso compiuto a quel lungo e periglioso viaggio intrapreso nel 2001 per creare una filiera produttiva ove programmazione, produzione e distribuzione convivessero.

Nel 2020 il Covid, devastante per il settore dal vivo, congela questa realtà. Oggi si ripete la sfida per riportare gli spettatori in teatro.

Si conferma il gruppo creativo della prima edizione del 2014, che mantiene intatta la sua armonia e dà valore alla tradizione delle esperienze artistiche e artigianali nostrane.

Rapunzel il musical” tutto italiano, scritto da un gruppo di autori diretti da Maurizio Colombi, è una versione della celebre fiaba dei fratelli Grimm che viene rielaborata trasformando Gothel, sorella di Grethel e matrigna di Rapunzel, in protagonista principale e trasponendo tutta l’opera nel genere musical. Dopo il successo delle recite romane, lo spettacolo iniziò il tour tra i principali teatri italiani per due strepitose stagioni, diventando a buon diritto un classico del musical, amato da grandi e piccini e acclamato da più di 150.000 spettatori.

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Ad otto anni dal suo primo debutto, questo family show guarda alle nuove generazioni, le quali mai come adesso nel post Covid hanno bisogno di tornare a vivere le emozioni di un grande spettacolo dal vivo, da condividere con la proprie famiglia e gli amici. Rapunzel il musical cattura l’attenzione degli spettatori di ogni età per vivere, cantare e ridere tutti insieme.

Ecco di seguito i protagonisti di questa seconda edizione:

Lorella Cuccarini è la protagonista assoluta nel ruolo della perfida Gothel, scaltra e affascinante matrigna di Rapunzel.

Silvia Scartozzoni è la dolce Rapunzel, che crescendo mostrerà il suo carattere e troverà il suo amore Phil; Silvia – già al fianco di Lorella Cuccarini ne “La Regina di Ghiaccio il musical” nel ruolo della strega Nebbia – è un soprano di grande talento.

Renato Crudo – oramai un beniamino del pubblico del Teatro Brancaccio avendo interpretato il ruolo di “Abdul” e del narratore in “Aladin il musical geniale” e di “Toto” nell’ultima edizione di “Aggiungi un posto a tavola” – tenore eccellente, sarà Phil il ladro scanzonato e giocherellone dal cuore generoso, che si innamorerà di Rapunzel.

Le musiche e i testi delle canzoni sono originali e composte da Davide Magnabosco, Alessandro Procacci e Paolo Barillari: 19 brani coinvolgenti come la “Rapunzel Dance”, romantici come “Dove Sarai” ed emozionanti come “Una suite a 5 stelle”.

La direzione musicale è di Davide Magnabosco.

Il progetto scenografico è di Alessandro Chiti che rilegge in chiave moderna le ambientazioni della fiaba medievale. L’impianto scenico si compone di oltre 15 quadri in continuo movimento grazie al lavoro esperto, dei tecnici. Gli effetti speciali arricchiscono di stupore l’intero spettacolo lasciando sognare gli spettatori. Dopo aver varcato la soglia del teatro si entra in un immaginario fantastico, per vivere l’avventura di Rapunzel il musical.

Ogni ambientazione ha bisogno dei suoi costumi ed è proprio Francesca Grossi ad aver ideato e realizzato, tramite la sartoria in-house del Teatro Brancaccio, quel segno che aggiunge ai personaggi una dose di personalità.

Così come le coreografie e i movimenti corali firmati da Rita Pivano rendono lo spettacolo dinamico e divertente, determinando il successo del ensemble.

La cifra stilistica che Maurizio Colombi usa dare ai suoi spettacoli, è nota e richiama la sua passione per l’effetto “cartoon”, ripreso nei costumi, nel trucco, nelle coreografie e anche in alcuni momenti recitativi come nella mimica degli attori – caratteristi. Gran parte dei recitati sono accompagnati e ritmati da effetti sonori suonati dal vivo da tastiere e percussioni.

Nello spettacolo viene realizzata anche una sorta di “double fiction” in teatro, dove i personaggi reali sul palco si trasformano in disegni animati in video, in un continuo scambio tra realtà e animazione.

Il cast artistico è formato da 19 attori performer, ballerini, acrobati, cantanti.

Maurizio Semeraro è il Re e Polifemo, il capo dei briganti, già interpretato nella prima edizione. Anche lui beniamino del pubbl