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Il guerriero di Capestrano simbolo dell’Abruzzo, il regista Consorte: scelta azzardata, e se fosse un falso?

Con il suo “Decumano Maximo” ha ridestato l’interesse verso i popoli italici, ma adesso non accetta che il guerriero di Capestrano possa diventare il simbolo della Regione Abruzzo. Alessio Consorte, regista e documentarista di Pescara, non gira intorno alle parole e non utilizza eufemismi o metafore per asserire che il famoso reperto potrebbe essere un falso.

Lo dice con la convinzione di chi ha speso più di cinque anni per ricostruire la storia di Marsi, Vestini, Pentri, Sabini, Equi e degli altri popoli italici per realizzare un film documentario col quale rendere giustizia alla storia di una popolazione che, nel passato, ha avuto un ruolo di assoluto rilievo nelle dinamiche del tempo, soprattutto nel rapporto di amore e odio con i romani.

Numerose le testimonianze raccolte tra docenti, professori e cosiddetti “tombaroli”. Tante le informazioni in suo possesso atte a completare un quadro a tratti mancante di elementi e parti indispensabili per un giudizio analitico e completo. Da qui i dubbi sulla paternità del famose guerriero di Capestrano. La sua posizione è netta.

Per chi volesse approfondire il film Decumano Maximo sarà in proiezione alla serata di chiusura della rassegna cinematografica Flaiano al Marina, che si terra domenica 10 luglio dalle ore 20:30.

Il guerriero di Capestrano continua a solleticare l’interesse e la curiosità di antropologi, archeologi e cittadini comuni. Con “Decumano Maximo” hai posto l’accento sulla possibilità, da te ritenuta concreta, che si tratti di un falso. Quali sono i feedback ricevuti a questa tua convinzione?

“Tendo a precisare che la mia non è una assoluta convinzione bensì una possibilità che il guerriero di Capestrano non sia il reperto archeologico considerato tale in quanto scoperto da archeologi. A mio modesto parere è un “presunto reperto“ che giaceva all’interno della proprietà del contadino di Capestrano. Quindi è una statua che già all’origine cela un mistero circa il ritrovamento. Gli archeologi devono ancora spiegare come mai una statua così delicata possa trovarsi a 40 cm dalla superficie del terreno ed il sito della necropoli a 4 metri di profondità. Dopo Decumano Maximo ho avviato delle indagini mirate ed esclusive che racconterò nel prossimo documentario … e ci sono dei risvolti davvero unici e forti!”

La Regione Abruzzo eleva a suo simbolo questo reperto. Come giudichi questa decisione?

“La giudico molto azzardata. Avevo invitato personalmente il presidente Marco Marsilio alla proiezione di Decumano Maximo per farsi un’idea prima di portare avanti questa proposta. Ma non ho mai avuto alcuna risposta. Sin da piccolo mi sono sempre chiesto come mai il nostro famoso guerriero fosse senza sesso.

Certamente non una riflessione peregrina se si considera che le sculture risalenti all’epoca degli italici non trascuravano mai la espressività virile associata agli animi guerrieri. A questo punto potrebbe essere anche una donna, quindi una guerriera, come nel 2005 dichiarò l’archeologa Kristina Berggren in un convegno a Pescara nel 2005. Oppure un eviro, ad esempio un sacerdote di un culto arcaico vicino a Cibele!

Ma, come ho accennato nel Decumano, fonti autorevoli ed inspiegabilmente trascurate dalla comunità scientifica hanno in passato fornito testimonianze che avrebbero meritato approfondimento sull’epoca di realizzazione dell’opera. Mi riferisco in particolare alla lettera a firma autografa di Padre Antonio Ferrua (Gesuita e massimo esponente di archeologia in Vaticano) nella quale si riporta la “notizia” che il guerriero fosse un falso fabbricato da un antiquario napoletano e si offre persino il movente della attribuzione al tempo degli italici al guerriero da parte del ritrovatore, ossia l’incasso del generoso premio di scoperta introdotto in epoca mussoliniana per incentivare il patrimonio artistico italiano.

Credi che il tuo film abbia smosso questa annale discussione? Hai avuto proposte per approfondire ancora di più l’argomento?

Ho ricevuto molte proposte dalle università e da studiosi per effettuare analisi sul “colore rosso” che caratterizza il guerriero. Per avere contezza dell’epoca effettiva sarebbe sufficiente effettuare una analisi….. Quantomeno provarci, avere un dato in più. Ma il guerriero non sembra avvicinabile, posto che, al momento ho solo ricevuto diffide dalla diffusione del film e severe quanto immotivate censure come se la ricerca della verità sui fatti non fosse percorribile nemmeno per vie scientifiche.

Premetto che il mio approccio non è finalizzato a dimostrare la falsità del guerriero. Poterne accertare la autenticità sarebbe per me una notizia rasserenante. Ma trovo sconfortante che a fronte di un legittimo dubbio, la comunità scientifica e le istituzioni attuino politiche protezionistiche a tutto svantaggio dell’interesse pubblico culturale cui fa da corollario il legittimo affidamento dei cittadini  nella autenticità delle opere.

Sono stato sul campo ad analizzare tutta la dinamica e ad oggi nulla torna davvero. Le vie del signore sono infinite e sono sicuro che presto qualcuno si muoverà dall’alto della per aiutarci a risolvere a livello scientifico tutte le incongruenze del caso. Ci sono ancora belle persone in giro. Confido in questo. E‘ possibile che ad oggi, con tutte queste incertezze il guerriero di Capestrano arrivi a rappresentare non solo noi abruzzesi, ma una cultura così arcaica e indigena come quella degli italici?”

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“Sotto Zero”: il debutto in libreria di David Koepp, sceneggiatore di Jurassic Parc e Spiderman

1987. Roberto Diaz, maggiore dell’aeronautica distaccato presso la Defense Nuclear Agency, viene mandato in Australia per indagare su una sospetta arma biologica, scopre che in realtà la situazione è più grave del previsto: la minaccia che lui e la sua squadra devono contenere è un pericolosissimo fungo patogeno in grado di portare rapidamente all’estinzione di qualunque forma di vita. L’unico modo per metterlo in sicurezza è isolarlo in un contenitore anticontaminazione e seppellirlo nella camera refrigerata di un deposito militare segreto, a novanta metri di profondità.

2019. Il deposito è stato ceduto a una società privata, la camera refrigerata è stata sigillata e dimenticata da tutti, e così pure il suo contenuto… Poi, a causa di un imprevisto aumento della temperatura, il micidiale fungo si risveglia, trova una via d’uscita, inizia a propagarsi. Ormai soltanto Diaz, che nel frattempo è andato in pensione, sa come fermarlo. Ma il tempo è agli sgoccioli: gli rimane appena una notte per mettere in quarantena il fungo assassino prima che distrugga l’intera umanità, e gli unici che possono aiutarlo sono due addetti alla sicurezza – un ex truffatore e una madre single – armati unicamente del loro coraggio, di un po’ di fortuna, e di tanto umorismo. Sarà abbastanza per salvare il mondo?

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DAVID KOEPP

Sceneggiatore e regista americano, ha collaborato ad alcuni dei più celebri blockbuster degli ultimi trent’anni, da Jurassic Park a Mission: Impossible, da Spider-Man a Panic Room, da La guerra dei mondi a Carlito’s Way, solo per citarne alcuni. I suoi film hanno incassato nel mondo più di 6 miliardi di dollari. I diritti cinematografici di Sotto zero sono stati acquisiti da Paramount, ed è già in lavorazione un film con il premio Oscar Liam Neeson e Joe Keery (Stranger Things), diretto da Johnny Campbell (Westworld e Doctor Who) e naturalmente adattato per il grande schermo dallo stesso autore

Netflix, arriva la pubblicità ma solo con gli abbonamenti più economici

Netfix lancerà un abbonamento più economico ma con pubblicità commerciali. L’annuncio arriva dal Ceo della piattaforma di Streaming, Ted Sarandos, durante il festival della pubblicità di Cannes, a cui il gigante dello streaming ha partecipato per la prima volta.

“Abbiamo lasciato fuori dal tavolo una fetta di clienti, che sono quelli che dicono: Netflix è troppo caro e la pubblicità non mi darebbe fastidio”. La piattaforma attualmente non prevede pubblicità né prima né durante la riproduzione di contenuti, se non film e serie suggeriti alla fine, ed ecco perché l’abbonamento con pubblicità potrebbe rappresentare una svolta.

Non è mistero che, soprattutto negli ultimi mesi, Netflix abbia perso moltissimi abbonati, e non semplicemente per assenza di contenuti o per una presunta qualità scadente dei prodotti offerti. La guerra tra Russia e Ucraina ha generato un’inevitabile crisi interna che ha portato al mancato rinnovo di decine e decine di migliaia di utenti. Ma non solo, secondo le previsioni della primavera, il rischio è di arrivare addirittura a due milioni di abbonati in meno.

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Da qui la necessità di correre ai ripari, per lo meno nell’ottica di massimizzare il profitto ed evitare clamorose perdite. Da un lato ci ha pensato la prevedibile esplosione della quarta stagione di Stranger Things che ha catalizzato l’attenzione degli amanti delle serie tv, ma dall’altro lato l’azienda si è spostata su strategie commerciali diverse rispetto al passato come, appunto, l’abbonamento.

Ancora da stabilire la durata delle pubblicità, così come l’abbondanza delle stesse. Chiaramente questo aspetto inciderà non poco sulla visione dello streaming, pensata principalmente per dare all’utente la libertà di comportarsi come meglio crede in relazione al tempo che ha a disposizione. Fattore, questo, non da poco e assolutamente non marginale essendo che un lungo minutaggio di pubblicità potrebbe incidere sul tempo che il consumatore riversa online.

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“Surface”, la serie thriller debutta con i primi tre episodi su Apple Tv+

Surface” è il nuovo thriller psicologico della creatrice Veronica West (“High Fidelity”), che ha debuttato ieri, 29 luglio, con i primi tre degli otto episodi totali, seguiti da un nuovo episodio ogni venerdì.

Ambientata nell’élite di San Francisco, “Surface”, è interpretata da Gugu Mbatha-Raw (“The Morning Show”), che è anche produttrice esecutiva, nei panni di Sophie, una donna che ha perso gran parte della memoria a seguito di un trauma cranico ritenuto il risultato di un tentativo di suicidio. Mentre Sophie intraprende una ricerca nel passato per rimettere insieme i pezzi della sua vita con l’aiuto di suo marito e dei suoi amici, inizia a chiedersi se la verità che le è stata detta sia in realtà quella che ha davvero vissuto.

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Attraverso colpi di scena e un triangolo amoroso inaspettato, questo thriller sexy e raffinato porta a una domanda: e se un giorno ti svegliassi e non conoscessi i tuoi segreti? “Surface” racconta la storia di una riscoperta di sé che ci fa riflettere se siamo pre-programmati per diventare ciò che siamo o se scegliamo davvero la nostra identità.

Insieme a Gugu Mbatha-Raw, il cast della serie comprende Oliver Jackson-Cohen (“The Haunting of Hill House”), Stephan James (“Se la strada potesse parlare – If Beale Street Could Talk”), Ari Graynor (“I’m Dying Up Here”), la candidata all’Oscar Marianne Jean-Baptiste (“Segreti e bugie”), François Arnaud (“I Killed My Mother”) e Millie Brady (“Pride and Prejudice and Zombies”).

“Surface” è prodotta per Apple TV+ da Apple Studios e Hello Sunshine. Veronica West, che ha creato e scritto la serie originale, è anche produttrice esecutiva, come Reese Witherspoon e Lauren Neustadter per conto di Hello Sunshine e il candidato all’Emmy Sam Miller (“I May Destroy You”), che ha anche diretto quattro episodi, incluso il pilot. Kevin Sullivan, Jennifer Morrison e Tucker Gates hanno diretto gli altri episodi.

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La nuova serie si unisce agli altri progetti di alto profilo nati dalla collaborazione tra Apple TV+ e Hello Sunshine, tra cui la serie limitata “The Last Thing He Told Me”, basata sul bestseller del New York Times e prodotta e interpretata da Jennifer Garner; “My Kind of Country”, un’innovativa caccia ai talenti della musica country non convenzionali e straordinari, nonché la prima competition series per la piattaforma; la serie vincitrice di premi Emmy, SAG e Critics Choice “The Morning Show”; la terza stagione della serie vincitrice del NAACP Image Award “Truth Be Told”, con Octavia Spencer e Gabrielle Union.

Presentata l’undicesima edizione del Riverock Festival: ad Assisi dal 1 al 31 luglio

Torna in scena ad Assisi dal primo al 31 luglio, dopo due anni di stop forzato, nell’ambito delle iniziative estive della città serafica, il Riverock Festival. In questa undicesima edizione, promossa da Associazione Culturale Riverock con il patrocinio e il sostegno del Comune della Città di Assisi, la kermesse si pone l’obiettivo di riportare nel cuore dell’Umbria alcuni dei migliori artisti della scena indipendente ed emergente italiana. Sul palco della Lyrick Summer Arena a Santa Maria degli Angeli si avvicenderanno infatti proposte musicali di livello per tutti i gusti e tutte le età.

Ma il Festival non è solo musica e in questo 2022 prenderà il via, grazie al sostegno della Fondazione Perugia, anche “SONO = SUONO La musica attraverso l’immagine” progetto che riflette sull’intricato rapporto semiotico fra il suono e l’immagine, fra la musica e la sua rappresentazione visuale.
Il progetto consiste nella mostra “Chi è Simone Cecchetti?”, retrospettiva su una delle firme più prestigiose nel campo della fotografia musicale Europea – al quale Sky Arte ha appena dedicato un esclusivo documentario monografico – curata da Marco Dionisi Carducci con la critica di Giorgio Vulcano, e in quattro talk con interventi di esponenti di rilievo nazionale nel campo delle arti visive legate al mondo della musica e dello spettacolo: fotografia, film making, illustrazione e graphic design. Il tutto si svolgerà in pieno centro storico, nella prestigiosa cornice di palazzo Bonacquisti, gentilmente concesso dalla Fondazione Perugia. La mostra, a ingresso libero, si protrarrà fino al 31 luglio. Orari di apertura: dal martedì al venerdì dalle 15.30 alle 19.30, sabato e domenica dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30.

L’undicesima edizione di Riverock Festival è stata presentata stamani (29 giugno) a palazzo della Provincia di Perugia alla presenza di Veronica Cavallucci (assessore alla Cultura del Comune di Assisi), Marco Carbonari (Fondazione Perugia), Jacopo Cardinali e Gabriele Fabbrizi (associazione Riverock), l’artista Simone Cecchetti.

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A fare gli onori di casa sono stati Cardinali e Fabbrizi che, dopo aver ringraziato tutte le realtà che sostengono il Festival, hanno illustrato il cartellone 2022 che è un: «vero e proprio racconto della musica che si svilupperà anche attraverso delle immagini» e il progetto “Sono=Suono”: «fiore all’occhiello di quest’anno». Quattro i concerti in scena: «a cui teniamo molto. L’ultimo, quello di Fulminacci, sarà ad ingresso gratuito perché vuol essere un modo per ringraziare il pubblico che da anni, sempre più numeroso, ci sostiene».  

L’assessore Cavallucci ha sottolineato la felicità di tornare: «a ritrovarsi sotto il palco dell’arena – e non solo – per vivere insieme momenti di musica e cultura». Un palcoscenico permanente che il Comune ha fortemente voluto, simbolo di ripartenza per Assisi.  Un ringraziamento va all’associazione Riverock per la realizzazione del Festival: «Associazione a cui abbiamo chiesto uno sforzo in più quest’anno e che, insieme ad altre realtà, ha lavorato anche per organizzare un progetto comune, “Assisi on the wire”, che andrà in primis a valorizzare le eccellenze del territorio, che presenteremo prossimamente».

«Come Fondazione – ha detto l’avvocato Carbonari – abbiamo trovato il progetto presentato dall’associazione Riverock estremamente interessante e completo. Siamo al vostro fianco e vi auguriamo il meritato successo».  

Infine, a chiudere gli interventi, è stato Simone Cecchetti che ha parlato della mostra itinerante che farà tappa ad Assisi dal primo luglio: «Fra le novità anche un documentario inedito che verrà proiettato in una sala di palazzo Bonacquisti durante tutta la durata della mostra».

I concerti

Si inizia l’8 luglio con il concerto del duo de Gli Psicologi, giovanissimo gruppo dalle sonorità urban rap, molto seguiti dal pubblico della “Generazione Z”, che dopo il grande successo del disco d’esordio Millennial Bug, porteranno in tour quest’estate le canzoni del nuovo album “Trauma”, in uscita il 29 aprile.

Il 23 luglio sarà la volta di un grande ritorno. Dopo il successo del tour nei teatri, partito proprio dal palco del Lyrick nel 2019, Manuel Agnelli passerà di nuovo per Assisi con il suo Tour 2022. Il live vedrà l’artista esibirsi in anteprima con i pezzi del suo nuovo album “Ama il prossimo tuo come te stesso”, in uscita il prossimo 30 settembre e anticipato dai singoli “La profondità degli abissi”, premiata con il David di Donatello, “Proci”, e “Signorina Mani Avanti”. Ma non mancheranno in scaletta anche i grandi successi degli Afterhours. Ad accompagnarlo sul palco: Frankie e DD dei Little Pieces Of Marmelade, Giacomo Rossetti dei Negrita e Beatrice Antolini, attualmente in tour con Vasco Rossi. Opening Diraq e Colore Perfetto.

Un grande evento riempirà l’Arena invece il 29 luglio, unico in Italia. Nella stessa sera, si avvicenderanno sul palco due dei più importanti protagonisti della musica elettronica italiana. Samuel, frontman dei Subsonica, con l’unica tappa umbra del suo “Elettronica Tour” in full band e, per la prima volta nel cuore verde d’Italia, Mace, tra i dj e producer tra i più attivi e apprezzati del momento, saltato alle orecchie del grande pubblico con “La canzone nostra”, inno generazionale scritto in collaborazione con Blanco e Salmo. A fare da collante il collettivo Tangram con i suoi spettacoli visual e i set di Aura Safari, Feel Fly, Max P e Stefano Tucci.

Riverock chiuderà la stagione in bellezza, il 30 luglio, con un regalo per il pubblico e per la città, reso possibile anche grazie al sostegno della Comune di Assisi: il concerto gratuito del cantautore romano Fulminacci, per la prima volta in assoluto in Umbria, che porterà live “Tante Care Cose e altri successi”, una nuova versione del suo ultimo album che lo ha fatto approdare alle classifiche di ascolti nazionali e lo ha portato sul palco di Sanremo. La serata continuerà fino a tarda notte con l’aftershow Saturday I’m in Riverock in collaborazione con l’Urban Live Club di Perugia.

Riverock 2022 non è soltanto il meglio della musica italiana ma anche del gusto indiscutibilmente italiano. Peroni sarà infatti la birra ufficiale della nuova edizione del Festival.

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Woody Allen verso il ritiro dalle scene: “Non mi diverto più”

Uno o massimo due film ancora e poi basta: Woody Allen sembra avere le idee chiare sull’ultima parte della sua carriera. Il punto definitivo potrebbe arrivare dunque entro cinque anni al massimo, il tempo di realizzare le ultime pellicole prima di dare l’addio alla macchina da presa. Nonostante sia da pochi giorni uscito “Zero Gravity“, raccolta di racconti umoristici che dimostrano come il nostro sia ancora in grande spolvero, intervistato da Alec Baldwin, amico e attore feticcio di diversi suoi film, ha candidamente ammesso di non avere più l’entusiasmo di un tempo.

“Chissà, probabilmente farò almeno un altro film, ma gran parte dell’eccitazione di fare un film è sparita. Prima, quando facevo un film, restavo nelle sale cinematografiche di tutto il paese. Ora, invece, fai un film e resti nelle sale per un paio di settimane. Forse quattro, se va benissimo sei e poi vai direttamente allo streaming o al pay-per-view. Così non mi piace”.

L’atto d’accusa è verso un’industria cinematografica e sempre più consumistica, votata al profitto immediato a discapito della promozione dei film che vengono messi in commercio. Quella, semmai, è massiccia prima dell’uscita dell’uscita in sala. Segno dei tempi che cambiano e Allen, che ragazzino non è (compirà 87 anni a novembre) di stravolgimenti nel settore ne ha visti a sufficienza nell’arco di una carriera lunga sessant’anni.

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Non mi diverto più a fare un film e a mandarlo nelle sale, anche se è stata una bella sensazione sapere che cinquecento persone lo stavano vedendo una volta. Ma non so più come mi sento a fare film: ne farò un altro e vedrò come ci si sente. Anche se girare all’estero è stata una deliziosa esperienza, mia moglie adora passare mesi a Parigi, Londra, Barcellona”. La posizione nei confronti dell’industria è chiara ed inequivocabile, così come quella verso il mondo dello streaming che ormai fagocita qualsiasi cosa. Invece che semplificare il tutto come un qualcosa al passo coi tempi, sarebbe invece il caso di interrogarsi su come lo streaming tanto dà ma tanto toglie al mondo del cinema.

La crisi delle sale è cosa nota, così come il crollo vertiginoso e inarrestabile dei supporti fisici, dai primi dvd agli ultimi blue-ray e 4k. Da questa fase discendente non sembra esserci margine di ripresa, per lo meno non per il momento, e la paura, fino a poco tempo fa ventilata come spettro, di un crollo del mondo del cinema inteso come luogo di formazione e informazione, di aggregazione e divertimento, non è più così remota.

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Ennio Flaiano, un nuovo libro a 50 anni dalla morte

Invito alla lettura di Flaiano” (Mursia editore, Milano 2022, pp.384) è il nuovo saggio di Lucilla Sergiacomo sul grande scrittore abruzzese, una rivisitazione ampiamente aggiornata e arricchita d’un precedente testo del 1996, tra le diverse opere che l’autrice ha dedicato ad Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972).

Non poteva dunque mancare, nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa, specie da parte della Sergiacomo che tanti studi ha pubblicano su Flaiano, uno dei più grandi ed eclettici autori del Novecento, questo ulteriore significativo tributo.

Ennio Flaiano, infatti, fu giornalista, critico teatrale e cinematografico – per il Mondo di Pannunzio, il Corriere della Sera, l’Europeo, L’Espresso, ed altre testate -, oltre che sceneggiatore di alcuni fra i più importanti film del dopoguerra.

In questo particolare settore campeggia la forte collaborazione con Federico Fellini, per la sceneggiatura de Lo sceicco bianco, Le notti di Cabiria, I vitelloni, La dolce vita, Otto e mezzo, Giulietta degli spiriti, autentici capolavori della settima arte, ma anche per altri grandi registi quali Lattuada, Monicelli, Steno, Blasetti, Rossellini, Risi, Antonioni, Germi, Petri, Zampa, Ferreri, Montaldo e molti altri ancora.

Moralista acre e tragico, Flaiano scrisse opere narrative e prose varie percorse da un’originale vena satirica e da un vivo senso del grottesco, attraverso i quali vengono colti gli aspetti più paradossali della realtà contemporanea: Tempo di uccidere (1947, premio Strega), Una e una notte (1959), Il gioco e il massacro (1970), Le ombre bianche (1972), Autobiografia del blu di Prussia (postumo, 1974), Diario degli errori (postumo, 1977). Toni analoghi hanno i suoi testi teatrali: La guerra spiegata ai poveri (1946), La donna nell’armadio (1958), Un marziano a Roma e altre farse (1971). Alla sua memoria, nel 1974, è stato dedicato il Premio Flaiano, certamente il concorso più importante per soggettisti e sceneggiatori del cinema. La manifestazione si svolge ogni anno a Pescara, la città natale, dove in suo onore è stato eretto anche un monumento.

Ma veniamo ora al magnifico volume “Invito alla lettura di Flaiano” di Lucilla Sergiacomo, pubblicato di recente dall’editore Mursia. Ennio Flaiano, vincitore del primo Premio Strega con Tempo di uccidere, romanzo anticoloniale e controcorrente, sceneggiatore della mitica Dolce vita di Fellini, drammaturgo originale, autore di potenti satire sui vizi italiani e di aforismi celebri e fulminanti, firma prestigiosa del grande giornalismo nazionale, è da tempo entrato nel canone letterario del Novecento, dopo la pubblicazione degli scritti postumi.

A confermare il valore della sua opera poliedrica e ricca di talento concorrono negli ultimi anni la riscoperta e l’apprezzamento del Flaiano giornalista, acuto e profetico osservatore di costume, del recensore cinematografico e teatrale, del singolare e avvincente scrittore per il cinema. Questa nuova edizione dell’Invito alla lettura di Flaiano di Lucilla Sergiacomo, largamente aggiornata, evidenzia anche queste componenti dell’eclettica produzione del grande autore abruzzese e della sua capacità di sperimentare i diversi linguaggi della contemporaneità. 

Il libro si apre con una ricca ed interessantissima Cronologia, davvero assai chiara ed efficace, che anno per anno, dalla nascita 1910 alla morte 1972, compendia i fatti più significativi (Vita di Flaiano – Avvenimenti culturali – Avvenimenti storici) dando un quadro illuminante della vicenda personale dello scrittore e del contesto culturale e storico. Questa prima parte del libro è certamente di grande utilità per il lettore. Così almeno l’ha valutata chi qui scrive. Già nell’incipit del primo capitolo Lucilla Sergiacomo chiarisce icasticamente il senso e l’intendimento di questo corposo suo lavoro d’indagine sulla vita e sulle opere di Flaiano.

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«L’opportunità di operare una ricostruzione delle vicende biografiche di Flaiano – annota subito in apertura l’autrice – affidandosi spesso ai suoi scritti non è motivata solo dalla natura diaristica di gran parte della sua opera, dove l’autobiografismo è diretto o convogliato nelle vicende di altri personaggi. A giustificare tali riprese è il rapporto stesso che Flaiano instaurò tra la letteratura e la vita, escludendo- come era proprio del gruppo degli artisti ed intellettuali romani all’interno del quale avvenne la sua formazione – il completo distacco dell’autore dall’opera e sostenendo anzi il privilegio di calarsi in essa, in palese contrapposizione con le teorie neorealiste. La letteratura per Flaiano coincide infatti con la trasfigurazione della vita, e pertanto il suo legame con i luoghi e le persone, il ricchissimo mondo interiore, la precisione con cui lo scrittore coglieva i fatti di costume e l’efficacia con cui li giudicava rifluirono continuamente dalla vita alla scrittura, trovando quest’ultima la sua costante nel genere del diario e nelle sue varianti del taccuino e dell’appunto. […]»

Di Ennio Flaiano il libro mette in luce la rara dote di divertire e far pensare. Chi legge i suoi scritti può infatti farsi trascinare dai suoi felici aforismi, dalle battute fustigatorie, dalle sue dissacranti satire di costume, ma anche sprofondare nella malinconica rappresentazione della fastidiosa inautenticità contemporanea, nel disincanto di una realtà che “ha superato ogni fantasia”. L’opera di Flaiano predilige le forme brevi, ma non tralascia il romanzo, il racconto lungo, la commedia, e propone frequenti passaggi dall’elzeviro alla sceneggiatura per il cinema, dalla lirica all’epigramma satirico, dalla critica cinematografica e teatrale al diario intimo. L’eterogeneità delle forme, analizzata nei capitoli di questo libro dedicati alle opere, ai temi e al linguaggio, è conseguente alla riluttanza di Flaiano ad affidare ciò che aveva da dire unicamente ai generi letterari tradizionali, misurandosi invece continuamente con i nuovi media novecenteschi della parola, che legano la comunicazione linguistica all’immagine, all’azione, all’ascolto. Come tanti tasselli, tutte le sue opere, continuamente ripubblicate, vanno quindi a formare un mosaico fortemente rappresentativo di gran parte del Novecento e offrono una lezione di indipendenza intellettuale, una visione antiretorica della vita e un ritratto satirico ancora molto attuale dei mali del nostro Paese.

“Invito alla lettura di Flaiano” è un’opera indispensabile per chi voglia conoscere a fondo Ennio Flaiano e la sua rilevanza nella cultura italiana del Novecento, latamente intesa. All’intensa consuetudine degli studi, della ricerca e degli approfondimenti condotti da Lucilla Sergiacomo sulla vita e le opere di Flaiano, l’autrice associa inoltre una cospicua attività culturale, condotta dal 2003 al 2012, quale Vicepresidente dei Premi Internazionali Flaiano e membro della Giuria dei Premi Internazionali Flaiano di Letteratura e Teatro. Questo saggio della Sergiacomo è dunque un’opera immancabile non solo alla lettura, ma soprattutto per lo studio di Flaiano. E’ uno di quei libri essenziali, indispensabili, del quale va certamente ascritto merito all’autrice.

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Infine, una notazione tutta personale sulle origini e sulla “abruzzesità” di Ennio Flaiano, che ha girato il mondo avendo occasione d’incontrare, in Europa e specialmente negli Stati Uniti e in Canada, emigrati italiani e abruzzesi in particolare. Sarebbe, da parte mia pretenzioso darne una valutazione e un giudizio compiuti, riguardo ad una personalità così rilevante in campo culturale, letterario e sociale qual è Flaiano. Lascio invece alle parole dello stesso scrittore, usate in una lettera a Pasquale Scarpitti, il richiamo alle origini e all’Abruzzo: «Adesso che mi ci fai pensare, mi domando anch’io che cosa ho conservato di abruzzese e debbo dire, ahimè, tutto; cioè l’orgoglio di esserlo che mi riviene in gola quando meno me l’aspetto, per esempio quest’estate in Canada, parlando con alcuni abruzzesi della comunità di Montreal, gente straordinaria e fedele al ricordo della loro terra. Un orgoglio che ha le sue relative lacerazioni e ambivalenze di sentimenti verso tutto ciò che è Abruzzo. Questo dovrebbe spiegarti il mio ritardo nel risponderti; e questo ti dice che non sono nato a Pescara per caso: c’era nato anche mio padre e mia madre veniva da Cappelle sul Tavo. I nonni paterni e materni anche essi del Teramano, mia madre era fiera del paese di sua madre, Montepagano, che io ho visto una sola volta di sfuggita, in automobile, come facciamo noi, poveri viaggiatori d’oggi…

Tra i dati positivi della mia eredità abruzzese metto anche la tolleranza, la pietà cristiana (nelle campagne un uomo è ancora “nu cristiane”), la benevolenza dell’umore, la semplicità, la franchezza nelle amicizie; e cioè quel sempre fermarmi alla prima impressione e non cambiare poi il giudizio sulle persone, accettandole come sono, riconoscendo i loro difetti come miei, anzi nei loro difetti i miei. Quel senso ospitale che è in noi, un po’ dovuto alla conformazione di una terra isolata, diciamo addirittura un’isola (nel Decamerone, Boccaccio cita una sola volta l’Abruzzo, come regione remota: «Gli è più lontano che Abruzzi»); un’isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non è possibile ignorare, monumentali e libere: se ci pensi bene, il Gran Sasso e la Majella son le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare… Bisogna prenderci come siamo, gente rimasta di confine (a quale stato o nazione? O, forse, a quale tempo?), con una sola morale: il lavoro. E con le nostre Madonne vestite a lutto e le sette spade dei sette dolori ben confitte nel seno. Amico, dell’Abruzzo conosco poco, quel poco che ho nel sangue.»

Lucilla Sergiacomo – biografia

Già docente di Letteratura italiana e Lingue classiche nei licei e in corsi universitari, è autrice della storia letteraria italiana I volti della letteratura (Paravia, 2005-2007, in 7 volumi, coautori G. Ruozzi e C. Cea). Tra le sue opere ricordiamo Le donne dell’ingegnere, (Medium, 1988), Lingua italiana. Guida all’ascolto (Mursia, 1989, Premio nazionale di Pedagogia e Didattica “Stilo d’Argento”, 1991), La critica e Flaiano (Ediars, 1992), Invito alla lettura di Flaiano, (Mursia, 1996, 1a edizione, Premio Flaiano per la Critica 1997; 2a edizione aggiornata e ampliata, 2022), Testi comici e satirici (Paravia, 1998), Svevo (Paravia, 1999), Gadda, spregiator de le donne (Noubs, 2014), Femminilità e femminismo nelle scrittici italiane del Novecento (“Narrativa”, Presses Universitaires de Paris Ouest, 2015), L’assoluta libertà del fantastico (Odoya, 2018).

I suoi studi sulla letteratura abruzzese sono raccolti in Narratori d’Abruzzo (Mursia, 1992) e in L’Abruzzo nel Medioevo, L’Abruzzo nel Novecento e L’Abruzzo dal secondo dopoguerra ad oggi (Ediars, 2003-2005). Altri suoi studi su Ennio Flaiano sono pubblicati in La luna è ancora nascosta, a cura di Simone Gambacorta (Galaad, 2010), in “Un buon scrittore non precisa mai”.

Per i settant’anni di Tempo di uccidere, a cura di Srecko Jurisic e Andrea Gialloreto (Prospero, 2020), in Nel labirinto del secolo breve. Protagonisti abruzzesi negli anni della modernizzazione, a cura di Franca De Leonardis e Fabrizio Masciangioli (Rubbettino, 2021). Con l’editore Ianieri ha pubblicato il saggio Flaiano giornalista e il suo “occhiale indiscreto”, in AA.VV. Scrittori e giornalisti in Abruzzo e nel mondo, II (2022).

Dal romanzo incompiuto “The Buccaneers” sarà tratta una serie tv

Apple TV+ ha annunciato una nuova serie, ancora senza titolo, di otto episodi della durata di un’ora ciascuno, ispirata all’ultimo romanzo incompiuto dell’autrice Premio Pulitzer Edith Wharton, “The Buccaneers“, con Kristine Froseth (“The Assistant”, “Sharp Stick”), Alisha Boe (“When You Finish Saving the World”, “Tredici”), Josie Totah (“Bayside School”), Aubri Ibrag (“Dive Club – Un tuffo nel mistero”), Imogen Waterhouse (“The Outpost”, “Animali notturni”) e Mia Threapleton (“Shadows”, “I Am Ruth”) nei panni delle protagoniste.

Scritta e ideata da Katherine Jakeways (“Tracey Ullman’s Show”, “Where This Service Will Terminate”) e diretta dalla vincitrice del BAFTA Susanna White (“Bleak House”, “Jane Eyre”, “Generation Kill”), la serie è attualmente in produzione in Scozia.

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Ragazze con soldi, uomini con potere. Nuovo denaro, vecchi segreti. Un gruppo di giovani ragazze americane amanti del divertimento fa esplodere la Londra strizzata nel corsetto degli anni ’70 dell’Ottocento, dando il via a uno scontro culturale anglo-americano con la conservatrice Inghilterra attraversata da un’aria nuova che guarda con disprezzo a secoli di tradizione. Inviate dall’America per assicurarsi mariti e titoli, queste giovani donne puntano molto più in alto, e dire “lo voglio” è solo l’inizio…

Protagoniste sono Nan St. George (Kristine Froseth), Conchita Closson (Alisha Boe), Mabel Elmsworth (Josie Totah), Lizzy Elmsworth (Aubri Ibrag), Jinny St. George (Imogen Waterhouse) e Honoria Marable (Mia Threapleton).

La candidata al BAFTA Beth Willis (“Doctor Who”, “Ashes to Ashes”, “Help”), il vincitore dell’Emmy George Faber (“National Treasure”, “Generation Kill”, “Collateral”), Katherine Jakeways sono i produttori esecutivi, come Susanna White che dirigerà la maggior parte degli episodi. La serie, ancora senza titolo, è prodotta per Apple TV+ da The Forge Entertainment.

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Apple TV+ offre serie drammatiche e commedie avvincenti e di qualità, lungometraggi, documentari innovativi e intrattenimento per bambini e famiglie, ed è disponibile per la visione su tutti i tuoi schermi preferiti. Dal debutto di Apple TV+ poco più di due anni fa, le serie e i film di Apple hanno ottenuto 245 vittorie e 963 nomination, tra cui “CODA”, premiato agli Oscar® come Miglior film.

Life is Strage DIY Fest: a Vicenza la due giorni di sonorità punk emo

Sabato e domenica 16 e 17 luglio si terrà a Vicenza i LIFE IS STRAGE DIY FEST 2022, la seconda edizione del festival organizzato dal collettivo omonimo dopo due anni di pausa forzata causata dalla situazione pandemica. Il festival avrà una nuova location, un  anfiteatro naturale immerso nel verde sulla cima della collina di Selva di Trissino, e per la prima volta sarà strutturato su due giorni di live.

La line up comprende 14 band tra emo, punk e molte tra le sfumature tra i generi, che si esibiranno sul palco tra le serate di sabato e domenica. Gli headliner di sabato saranno gli spagnoli Viva Belgrado, uno dei gruppi più consistenti e creativi nel panorama screamo europeo dell’ultimo decennio, mentre domenica gli Shizune, una band nata e cresciuta a Vicenza ma che ha saputo diventare un punto di riferimento nazionale per gli appassionati del genere, chiuderanno la rassegna.

Durante il festival avranno luogo prime e ultime volte: i milanesi Sittingthesummerout faranno il loro ultimo concerto sabato sera, dopo 6 anni dall’ultimo concerto a Vicenza, mentre per i padovani Vremja sarà l’esordio live con una nuova formazione.

Il festival vedrà la partecipazione di alcune delle realtà più promettenti del panorama underground italiano ovvero FutbolínRaduraOne Dying WishVotto e Shelt insieme a nuove ed eterogenee voci della scena locale tra cui Amalia Bloom (freschi dalla pubblicazione del loro primo LP e di ritorno dal loro primo tour europeo), Leita e Jaguero (poco dopo aver pubblicato i loro dischi d’esordio) ed infine Stegosauro e Provinciale (attualmente al lavoro sui loro primi ep).
LINE UP SABATO 16 LUGLIO:
Viva Belgrado (ES), Sittingthesummerout. Amalia Bloom, Jaguero, Shelt, Leita, Provinciale  

LINE UP DOMENICA 17 LUGLIO: Shizune, Futbolín, Radura, One Dying Wish,
Votto, Stegosauro, Vremja

Si lavora a una serie tv sui Goonies: il cult diventerà seriale dopo quasi 30 anni

Sono passati trentasette anni dalla sua uscita al cinema e The Goonies ha attraversato tutte le fasi possibili: successo commerciale, successo di pubblico, fenomeno di costume, cult generazionale e prodotto capace di influenzare generazioni di cineasti e sceneggiatori. Ora diventerà anche una serie tv, probabilmente l’uscito step prima del tanto annunciato sequel.

A dare la notizia è stata Gail Berman, produttrice del biopic Elvis, in questi giorni nei cinema di tutto il mondo, che durante un’intervista con Variety ha rilevato che il progetto è in cantiere grazie anche alla volontà condivisa con Lauren Shuler Donner (moglie del compianto regista Richard Donner) e la Amblin Production (di proprietà di Steven Spielberg). Ma non si tratterà di un sequel né di un reboot, come Berman ha spiegato:

“La serie è la storia di una cittadina e di una famiglia vista sotto una lente simile a Friday Night Lights, e all’interno si racconta la storia di un remake shot-by-shot dei Goonies. Per portarelo a termine Ci serviva un bravissimo sceneggiatore e ottimi partner, quindi abbiamo portato l’idea alla Amblin e l’hanno adorata: Sarah Watson è la creatrice della serie. Siamo andati dalla Warner Bros a chiedere di poter avere i diritti: hanno detto sì, ovviamente, per Spielberg e i Donner. Sarà una storia per Disney+”

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Allora Fest: l’installazione site-specific di Paolo Canevari

Paolo Canevari e Matt Dillon

Nella ex-Manifattura Tabacchi l’artista italiano di fama internazionale Paolo Canevari con Cardi Gallery ha presentato un’installazione site-specific inedita. Un lavoro che è stato “meta” anche di passeggiate d’autore, anche con attori pluripremiato come Matt Dillon e Marisa Tomei.

Allora Fest: videointervista a Enio Drovandi e Francesco Leardini

Edward Norton, Oliver Stone, Matt Dillon, Jeremy Irons. È ricco il parterre dell’Allora Fest di Ostuni (Brindisi). Una kermesse dedicata al cinema, alla formazione ma anche a tante istanze sociali. La collaborazione con la Roma Film Academy ha permesso l’organizzazione di Masterclass dal target internazionale. L’ente di formazione capitolino, presieduto dal giornalista aquilano, Salvatore Santangelo e coordinato dal Ceo Corrado Camilli (anche presidente della Lanterna Magica), è partner ufficiale e unico per la sezione Educational.

Durante questa prima edizione del Festival sono stati raccolti dei fondi a favore di organizzazioni benefiche che fanno la differenza attraverso il loro impegno quotidiano in tutti gli ambiti del sociale. Una kermesse che è anche inoltre l’occasione per offrire un riconoscimento agli “Eroi del quotidiano”, con la consegna degli Alloro Awards, a testimonianza di un impegno straordinario fonte di ispirazione per tutti noi e sprone a dare sempre il meglio di sé.

Ai microfoni di Fabio Iuliano, inviato per The Walk of Fame, l’attore Enio Drovandi famoso per i suoi personaggi all’interno di film cult come Sapore di Mare, Amici Miei, Eccezzziunale Veramente. Ha lavorato anche con Steno e Corbucci. Tra le sue passioni il calcio: è stato arbitro della partita tra Milan e Juventus Legends a Roseto con Alex Del Piero in campo. Insieme a Drovandi, che presenterà anche il festival della magia a Matera, il patron di quest’ultima kermesse Francesco Leardini.

Allora Fest: successo delle Masterclass, videointervista a Corrado Camilli

Foto Andrea Marchegiani www.andreamarchegiani.it

 Tecnica, esperienze dietro e davanti la macchina da presa, aneddoti da raccontare. Sul palco di palazzo Roma si alternano star pluripremiate come il regista Oliver Stone e gli attori Edward Norton, Matt Dillon e Jeremy Irons.

Non si tratta di passerelle, ma di veri e propri momenti di incontro e formazione (Masterclass) promossi dall’organizzazione dell’Allora Fest, in corso fino a domenica a Ostuni (Brindis), in sinergia con la Roma Film Academy. “Sono davvero felice di questa collaborazione e per come si è sviluppata in questa settimana”, spiega il giornalista aquilano Salvatore Santangelo, presidente dell’ente di formazione capitolino. “Abbiamo aderito subito alla proposta dell’Allora Fest di collaborare sulla parte formativa – aggiunge l’amministratore delegato di Roma Film Academy Corrado Camilli – proprio perché in questo festival c’è un buon equilibrio tra la parte di proiezioni e la parte di formazione. Siamo diventati partner esclusivo per la formazione del festival e crediamo fortemente in quello che abbiamo portato avanti in quanto abbiamo individuato due asset che completano la nostra offerta nel settore ‘Education'”.

Camilli individua da una parte il “respiro internazionale di questo evento. E quindi – contestualizza – la possibilità di mostrare ai nostri ragazzi esperienze che provengono da posti più disparati nel mondo. In secondo luogo, la possibilità di queste Masterclass che rappresentano un canale d’accesso importante, un’ulteriore vetrina di cui chi sta facendo formazione cinematografica può beneficiare”. “Penso soprattutto ai più giovani – conclude – che magari in altri contesti avrebbero un timore reverenziale di fronte a nomi così importanti della storia del cinema. Qui, tuttavia, possono approfittare di un contesto più disteso e di un’atmosfera maggiormente familiare rispetto ad altri festival”.

Trip hop + indie rock = “Taut”, disco d’esordio del trio Taut

“Taut” è il l’album d’esordio omonimo dei triestini Taut, uscito il 22 giugno 2022 in cassetta e in digitale. Composto da nove canzoni in italiano, di cui una strumentale (Interludio), Taut rappresenta una duplice ricerca: da un lato è un lavoro compositivo e lirico sulla forma canzone italiana, dall’altro il tentativo di produttore musica totalmente suonata che restituisca un sapore elettronico.

Composte e arrangiate da Alice Micol Moro e Fabio Santarossa, con testi scritti da quest’ultimo, le canzoni parlano de l’hic et nunc (qui e ora): il tempo che scorre inesorabile e la morte. Tutte le canzoni hanno un carattere cinematico, quasi a voler musicare le storie che si susseguono lungo i vari pezzi. Protagoniste sono sempre persone, inquadrate ad affrontare momenti diversi delle rispettive vite, spesso con uno sguardo che le osserva dall’esterno.

Trip hop, electro, techno e indie rock: nonostante la loro diversità, tutti i generi toccati sono accomunati dalla ricerca sul suono, soprattutto vocale, con cui tutti i beat sono costruiti. Alcuni pezzi presentano un leitmotiv che torna lungo il disco (Trieste/Qui con me/I.Q.M.): da questo punto di vista, TAUT è un concept album.

Tutti i suoni sono prodotti a partire esclusivamente da corde: chitarra, violoncello, violino e voce. Nessun campione, libreria o suono digitale è stato utilizzato, comprese le batterie che sono realizzate con il beatboxing. Attraverso una loop station sono stati prodotti beat ed effetti di modifica del suono in tempo reale che costituiranno anche la forma della performance live della band, dove non saranno usati campioni pre-registrati.

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TRACKLIST
1. Le domeniche
2. Qui con me
3. Trieste
4. Lulù
5. SS 13
6. A colazione
7. Interludio
8. Gemma
9. I.Q.M.

Biografia

I TAUT sono Alice Micol Moro, Valentina Soligo e Fabio Santarossa. Tutti e tre provengono da esperienze musicali molto eterogenee e hanno all’attivo diverse collaborazioni con artisti della scena indie e rock come Baustelle, Sick Tamburo, All My Faith Lost, Nonvogliocheclara e Chiara Vidonis. Il loro album d’esordio omonimo è uscito il 22 giugno 2022 (autoproduzione).

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È uscito “Meet the Moonlight”, il nuovo album di Jack Johnson

Meet The Moonlight” è l’ottavo album in studio di Jack Johnson, ed esce a distanza di cinque anni dall’ultimo progetto ed è stato prodotto da Blake Mills, registrato tra Los Angeles e The Mango Tree.

Il processo di creazione segna un’importante pietra miliare artistica rispetto al lavoro passato, a partire da una collaborazione dell’artista con Mills che svela una lavorazione intima e altamente sperimentale che ha portato all’incorporazione dei classici arrangiamenti eleganti ma spogli di Johnson con dettagli sonori particolari.

Jack Johnson continua il proprio impegno nel supportare progetti locali e dedicati alla sostenibilità ambientale. Per questo motivo tutti i proventi guadagnati attraverso i biglietti venduti dei suoi prossimi live saranno devoluti alla Johnson Ohana Foundation per supportare i partner no-profit All At Once.

Inoltre, 2 dollari per ogni biglietto comprato andranno per la metà a progetti di compensazione delle emissioni di carbonio e l’altra metà a sostenere i partner senza scopo di lucro All At Once e i loro progetti ambientali, iniziative senza plastica e iniziative per la sicurezza alimentare.

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“Meet the Moonlight” Tracklist

  1. Open Mind
  2. 3AM Radio
  3. Calm Down
  4. One Step Ahead
  5. Meet The Moonlight
  6. Don’t Look Now
  7. Costume Party
  8. I Tend To Digress
  9. Windblown Eyes
  10. Any Wonder

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JACK JOHNSON

Jack Johnson ha pubblicato sette album in studio e due album dal vivo che hanno venduto oltre 25 milioni di copie in tutto il mondo. La sua etichetta Brushfire Records e la sua troupe in tournée continuano a essere leader nell’ecologizzazione dell’industria musicale e la sua rete di azione sociale All At Once connette i fan con le organizzazioni non profit locali ad ogni tappa del tour.

Jack, con sua moglie Kim, ha fondato la Kokua Hawaii Foundation per sostenere l’educazione ambientale nelle scuole e nelle comunità delle Hawaii, così come la Johnson Ohana Foundation per sostenere l’educazione ambientale, artistica e musicale in tutto il mondo.

I proventi degli album e I profitti del tour, insieme alle attività di beneficenza personali di Johnson, hanno portato a oltre 37 milioni di dollari donati in beneficenza dal 2001.

Addio a Raffaele La Capria, premio Strega per il racconto della sua Napoli

Screenshot

Raffaele La Capria, che avrebbe compito 100 anni a ottobre si è spento questa notte nell’ospedale romano Santo Spirito. Nato a Napoli nel 1922 e dal 1950 che viveva a Roma. Nel 1961 aveva vinto il Premio Strega con “Ferito a morte”, ritratto di Napoli e di una generazione seguita con complessi sbalzi temporali lungo l’arco di un decennio.

Ha ricevuto per la sua carriera il Premio Campiello (2001), il Premio Chiara (2002), il Premio Alabarda d’oro (2011) e il Premio Brancati (2012).

Nel 2005 aveva vinto il Premio Viareggio per la raccolta di scritti memorialistici. “L’estro quotidiano”. Con la sua opera di narratore, La Capria ha raccontato i vizi e le virtù della sua Napoli, dove era nato il 3 ottobre 1922. Oltre che scrittore, La Capria è stato giornalista, collaboratore di diverse riviste e quotidiani tra cui “Il Mondo”, “Tempo presente” e il “Corriere della Sera” e dal 1990 era condirettore della rivista letteraria “Nuovi Argomenti”.

Ozzy Osbourne, le anticipazioni sul nuovo album: data d’uscita, tracklist e video del singolo “Patient Number 9”

Ozzy is back. Uscirà il 9 settembre “Patient Number 9” (Epic Records/Sony Music), il nuovo album del candidato alla Rock and Roll Hall of Fame e vincitore di un Grammy Ozzy Osbourne! Il disco arriva a due anni di distanza da “Ordinary Man”, album acclamato dalla critica che ha scalato le classifiche a livello mondiale e ha debuttato alla #6 della classifica FIMI/Gfk degli album più venduti.

“Patient Number 9” uscirà in digitale, CD, vinili e in una versione esclusiva accompagnata da un book di fumetti in edizione limitata realizzato per l’occasione da Todd McFarlane.

L’album è stato anticipato dall’omonimo singolo che è disponibile da oggi in digitale e in rotazione radiofonica, ed è stato scritto da OZZYWatt, Robert Trujillo, Chad Smith e Ali Tamposi, con un assolo avvincente della leggenda della chitarra Jeff Beck.

Il videoclip ufficiale del brano è diretto dal vincitore di un Emmy e di un Grammy Todd McFarlane e arricchito dalle illustrazioni di McFarlane intervallate da vignette live di OZZY nel ruolo del “Paziente numero 9”. Questo è il primo video in assoluto in cui appare l’artwork di OZZY: i suoi demoni disegnati a mano sono stati animati e appaiono durante l’assolo di Jeff Beck.

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«Avendo lavorato già in passato con Ozzy, ho colto al volo l’occasione di rifarlo…specialmente sulla parte musicale questa volta – racconta Todd McFarlane. In questo business difficile dell’industria musicale, ogni persona creativa che riesce a sostenere per così tanti anni una carriera dimostrando capacità, talento e tenacia si guadagnerà sempre la mia ammirazione. Ozzy ha dimostrato a molta gente che è davvero possibile guadagnarsi da vivere facendo ciò che ami per quasi un’intera vita. Vai, Ozzy!»

Prodotto da Andrew Watt (che si è occupato anche della produzione di “ORDINARY MAN”), questo nuovo album è il 13esimo lavoro in studio di Osbourne ed è “heavy”, colpisce duramente, è storico, è tutto quello che vorresti da un album di Ozzy Osbourne e forse anche di più.

Lavorando per la seconda volta con WattOZZY ha accolto con favore un dinamico cast di supporto di A-list. I chitarristi dei record Jeff Beck, Eric Clapton, Mike McCready dei Pearl Jam, e il braccio destro di Ozzy e mostro delle 6 corde Zakk Wylde che suona sulla maggior parte delle canzoni.  Nella maggior parte dell’album, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers ha suonato la batteria, mentre il compianto Taylor Hawkins dei Foo Fighters ha fatto la sua apparizione. Il vecchio amico ed ex membro della band di OZZY Robert Trujillo dei Metallica suona il basso nella maggior parte dei brani dell’album, con Duff McKagan dei Guns N’ Roses e Chris Chaney dei Jane’s Addiction che suonano il basso in alcune canzoni.

Per la prima volta in assoluto, il co-fondatore, chitarrista e riff dei Black Sabbath Tony Iommi appare in un album solista di OZZY.

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Ecco la tracklist di PATIENT NUMBER 9
:

  1. Patient Number 9 (feat. Jeff Beck)
  2. Immortal (feat. Mike McCready)
  3. Parasite (feat. Zakk Wylde)
  4. Mr. Darkness (feat. Zakk Wylde)
  5. One of Those Days (feat. Eric Clapton)
  6. A Thousand Shades (feat. Jeff Beck)
  7. No Escape From Now (feat. Tony Iommi)
  8. Nothing Feels Right (feat. Zakk Wylde)
  9. Evil Shuffle (feat. Zakk Wylde)
  10. Degradation Rules (feat. Tony Iommi)
  11. Dead and Gone
  12. God Only Knows
  13. Darkside Blues

Snarky Puppy, al via il tour italiano tra Roma, Palermo, Udine e Firenze

Gli Snarky Puppy annunciano il loro tour italiano con 4 date a Roma (28/06), Palermo (05/07), Udine (16/07) e Firenze (17/07). Con oltre 2000 concerti, 13 album, 4 Grammy Awards, 8 Jazztimes e Downbeat Awards, centinaia di masterclass in ogni angolo del mondo, in quasi venti anni di attività questa band, questo collettivo musicale intorno a cui ruotano oltre 25 musicisti, ha lanciato brillanti carriere soliste di alcuni dei suoi membri, oltre a collaborazioni con artisti che attraversano tutto lo spettro musicale. Live At The Royal Albert Hall, il loro più recente album dal vivo (premiato ai Grammy), è pura energia, emozione, passione, una fotografia del meraviglioso universo musicale che riescono a creare a ogni live.

Gli Snarky Puppy, seguendo una linea tradizionale, si muovono tra jazz, funk e R&B, musica scritta e improvvisazione totale. Con ogni nuovo progetto il gruppo americano è ogni volta sold-out e la loro fama ha superato i continenti, facendo di loro uno dei gruppi più richiesti nella scena internazionale musicale.

La diversità e l’appartenenza a luoghi e culture differenti, sono i concetti a cui si ispira Immigrance, album in studio più recente (2019), temi che diventano veri e propri punti di forza per diffondere una verità fondamentale: tutti possono apportare il loro contributo grazie alle proprie esperienze e al proprio bagaglio culturale. Una vera e propria celebrazione della multiculturalità, in un album che spinge l’umanità a cambiare il proprio punto di vista, vedendo le diversità come un beneficio di cui gioire.

L’idea è che tutto è fluido, che tutto è sempre in movimento e che siamo tutti in uno stato costante di immigrazione”, spiega il produttore, bassista e fondatore del gruppo, Michael League.

Vedere questa band dal vivo significa perdersi per due ore al termine delle quali ritrovarsi con l’anima arricchita e un senso di felicità diffuso. Provare per credere.

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SNARKY PUPPY – BIOGRAFIA

Nati nel 2004, all’Università del North Texas, grazie all’iniziativa del bassista Micheal League, tutt’ora leader, il gruppo degli Snarky Puppy è costituito oggi da un collettivo di circa 25 musicisti che suonano diversi strumenti incluse chitarre, pianoforti, tastiere, percussioni, sassofoni e flauti.

Nel corso degli anni, hanno pubblicato 13 album, attirato l’attenzione di musicisti come Prince, Pat Metheny e David Crosby. Hanno aperto i concerti di Erykah Badu, Snoop Dogg, Kirk Franklin, Justin Timberlake, Roy Hargrove, e Marcus Miller e suonato nei principali jazz Festival e club del mondo tra cui il North Sea Jazz, Monterey Jazz Festival, Jazz a Vienne, Blue Note di Tokyo e il Melbourne International Jazz Festival.

Nel 2013, il disco “Family Dinner – Volume One” che si aggiudicò il primo posto nella classifica jazz di iTunes; nel 2014, grazie alla loro interpretazione della canzone “Something” di Breda Russel, vincono il loro primo Grammy come Miglior Performance R&B. Nel 2015 vincono il Down Beat Reardes Pool come miglior Gruppo Jazz dell’Anno. Poi, altri due Grammy: nel 2016 con Sylva e nel 2017 con Culcha Vulcha per il Migliore Album Strumentale Contemporaneo

Ma gli Snarky Puppy non sono il frutto di un’operazione costruita a tavolino. Il successo mondiale di questa band straordinaria è il frutto di una lunga gavetta, passione e studio, anni di concerti in ogni dove e un passaparola crescente che li ha portati ad essere, da realtà “underground”, a una delle band strumentali più famose al mondo con un sound inconfondibile tra jazz, rock e funk.

Il leader Micheal League ha prodotto le band Bokanté, Forq e l’ultimo album di David Crosby “Lighthouse, here if you listen”. Inoltre, insieme a Becca Stevens organizza da diversi anni il GroundUp Music Festival a Miami.

Nel 2019 pubblicano l’album “Immigrance” a cui segue un tour mondiale che li vede impegnati per tutto l’anno.

Nel 2020 Live At The Royal Albert si aggiudica il quarto Grammy Award per questa straordinaria band.

Pearl Jam a Imola: la chitarra di SuperMike val bene i due anni di attesa – Live Report 25/06/2022

L’intro strumentale, la corsa di Eddie Vedder verso il centro del palco, un tappeto soffuso che piano piano si trasforma in uno dei riff più gettonati dal vivo. Quale modo più efficace di aprire le valvole dal palco di Imola, se non con quel “The waiting drove me mad – L’attesa mi ha fatto impazzire” posto all’inizio della strofa di Corduroy? L’attesa che è quella di tutti: dal pubblico agli addetti ai lavori dopo due anni di restrizioni che hanno messo a dura prova il settore cultura e spettacoli.

L’attesa che è anche quella di un pomeriggio assolato davanti ai Paddock della Rivazza dove al massimo puoi concederti un ‘pit stop’ nei box docce allestiti a ridosso dell’ingresso ai due settori. L’attesa che per qualcuno è iniziata anche prima, davanti ai tornelli. Tanto che un gruppo di ragazzi – per rendere giustizia al proprio sforzo – si è inventato un sistema di “autogestione degli accessi”, numerando i primi “duecento fortunati” con un pennarello e una lista anagrafica e auto-accreditandosi il “privilegio” di entrare per primi, anche se ciò vuol dire rinunciare all’ombra sin dalle 13. A lungo, quei “duecento fortunati” resteranno da soli davanti al palco semivuoto.

Il flusso dei 60mila aumenta progressivamente nell’arco del pomeriggio. Non c’è fretta per godersi la festa. Come ricorda il Resto del Carlino, se a fine maggio il ritorno di Vasco aveva voluto dire, per l’Autodromo, riprendere un discorso chiuso bruscamente a metà degli anni Duemila, lo show di ieri sera rappresenta per il circuito l’ideale chiusura di un cerchio iniziato nell’era post-Heineken.

SUPERMIKE. White Reaper e Pixies fanno il loro, in una setlist che lambisce il tramonto. Poi Ed e compagni si prendono la scena. In realtà, contestualizzando meglio, sarebbe più opportuno dire Mike & Co. In un concerto dove non mancano errori, imprecisioni e sbavature e dove – soprattutto – il tiro sui grandi classici ha, ahimé, ormai poco a che vedere con quello dei tour dei primi Duemila, la performance di McCready è il vero valore aggiunto della serata.

Assoli, groove, presenza sul palco, energia. Suona coi denti, con la bachetta di Matt Cameron, in piedi, sdraiato, con la chitarra dietro le spalle. Riesce ad incantare anche quando sbaglia, come all’inizio del bridge di Dance of the Clairvoyants, il primo dei quattro pezzi di Gigaton in scaletta, oltre a Quick Escape, Seven o’ Clock e Superblood Wolfmoon. Va riconosciuta anche l’onestà intellettuale del chitarrista che non ha mai nascosto l’influenza di Ace Frehley nell’assolo di Alive (la canzone “She” in particolare). Poco prima di suonare Alive, si presenta proprio con indosso una t-shirt dei Kiss. Apprezzata, oltretutto, la playlist pre-concerto che ha incluso Going to California dei Led Zeppelin. Una canzone che, in qualche modo, ha annunciato la presenza in scaletta di Given to Fly. E così è stato, in un altro momento magico della serata. In ogni caso, i Pearl Jam sanno sempre farsi amare dal pubblico, in primis per il loro saper essere autentici, non solo nelle scelte artistiche.

SETLIST. Una scaletta orientata su scelte rock che resta sull’ossatura di questo segmento europeo del tour con il blocco Even Flow, Why Go e Small Town, ma anche con le immancabili Jeremy, Black, Better Man, Alive e la chiusura classica in chiave Yellow Ledbetter. Sia chiaro, la magia e il rapporto con i fan restano intatti e in qualsiasi angolo dell’autodromo si avverte quell’atmosfera di famiglia che solo i Pearl Jam sanno creare, dentro e fuori dal palco. Certo, la presenza di Josh Klinghoffer ha un po’ eclissato quella di Boom Gaspar che comunque è un gran piacere rivedere sul palco. Stone Gossard, Jeff Ament e Matt fanno il loro. Al basso di Jeff il compito di trascinare la parte ritmica. Bravo Klinghoffer nelle “backing vocals” capaci di andare a cercare i punti di incontro con Vedder.

L’ITALIA. Non manca comunque qualche piccolo innesto di qualità, come Save You, Lukin, Wishlist, Do the Evolution o State of Love and Trust, magari un omaggio inconscio a quel Singles di Cameron Crowe, di recente ricordato anche da Matt Dillon, a margine di una kermesse cinematografica in Puglia. C’è anche qualche riferimento diretto all’unica data italiana di questo tour. Prima di Mfc – come aveva fatto anche a Roma nel 2018 – Vedder ricorda i suoi mesi passati nella capitale e la sue corsa in auto verso la Maremma sulle carreggiate assolate “dove viaggiavano queste mini-macchine”, sfrecciando a destra e sinistra.

“Siamo sempre onorati di suonare in Italia, questa sera è la più speciale”, dice nel suo italiano strampalato leggendo una traduzione scarabocchiata sull’immancabile foglio bianco, con tanto di indicazioni di pronuncia. “Durante il Covid sognavo l’Italia. Mi sembrava così bello, così reale. Ma poi mi svegliavo ed ero triste. Ora finalmente siamo qui. È tutto vero? E voi siete reali? Il sogno si avvera?”, scherza col pubblico. Altro vecchio adagio, il ricordo di quando era portiere all’hotel di San Diego e si prese la briga (e il rischio) di guidare la Ferrari di un cliente. Stavolta, l’aneddoto si propone come un omaggio all’autodromo Dino ed Enzo Ferrari.

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Come accadde a Trieste nel 2014, Come Back è introdotta da un momento di riflessione dopo la scomparsa prematura di un fan (aveva soli 44 anni). La storia è quella di due fratelli Luca e Andrea Di Stefano, giunta a Vedder attraverso un messaggio privato. Dopo la morte di Andrea, Luca ha scritto al frontman dei Pearl Jam che lo ha ricordato in una canzone le cui note sanno trascendere. “Non mollate, non siate tristi”, aveva detto a Trieste ricordando un amico di famiglia scomparso. “Rivolgetevi a qualcuno alla musica, a qualcosa privo di dolore, all’oceano, alla luna, al cielo…”.

ABORTO. Immancabile il disappunto alla notizia dell’abolizione negli Usa della storica sentenza “Roe v. Wade” con cui nel 1973 era stato legalizzato l’aborto negli Stati Uniti. Vuol dire che da ora i singoli Stati sono liberi di applicare le loro leggi in materia e alcuni si sono già mossi: l’interruzione di gravidanza è stata subito dichiarata illegale in Missouri e Texas. “Avere un figlio o una figlia vuol dire anche scegliere di dedicarvi la propria vita”, dice Vedder dal palco. “Ogni donna dovrebbe avere diritto a fare questa scelta in libertà. D’altra parte”, ironizza ma neanche più di tanto, “le statistiche non mentono quando attribuiscono agli uomini il 100% della responsabilità dello stato di gravidanza. Non è giusto lasciare le donne da sole ad affrontarne le conseguenze”.

(DE)FLUSSO GENERAZIONALE. La notte di Imola ha ancora molto da dire, grazie anche allo stile e all’accoglienza di una città da sempre abituata a grandi eventi internazionali. Una città che ancora oggi porta i segni di Ayrton Senna (scomparso qui quel maledetto 1 maggio 1994), le cui gesta sono rievocate anche da una serie di illustrazioni in centro. Una città che guarda anche alle nuove generazioni, con le feste nella discoteca allestita all’interno del Parco delle Acque Minerali che venerdì ha ospitato il gruppo il Pagante con le loro hit Un pacco per te, Open Bar, Portofino, Bomber e Settimana Bianca. Tutta un’altra musica in questo scontro generazionale e non solo metaforico. Provate a chiedere a quel gruppo di teenager che sembravano usciti da una puntata di Skam Italia che ha cercato di raggiungere l’ingresso della discoteca sfidando il deflusso controcorrente.

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Allora Fest: le parole di Oliver Stone e Jeremy Irons fanno breccia nella kermesse

Si è scagliato contro il #MeToo, movimento contro le molestie sessuali nato nel 2017 sulla scia delle accuse che hanno permesso di incarcerare il produttore Harvey Weinstein, il regista Oliver Stone – tre volte premio Oscar – tra gli ospiti dell’Allora Fest, manifestazione internazionale di cinema, arte e musica che si è appena conclusa a Ostuni, in puglia. Una kermesse segnata dal fermo di Paul Haggis, con l’accusa di violenza sessuale e lesioni personali aggravate ai danni di una donna, episodio che sarebbe avvenuto proprio mentre si trovava ad Ostuni.

Ai microfoni di Repubblica, Stone è intervenuto proprio su questo episodio commentando i fatti, tirando in ballo anche il caso di Amanda Knox, protagonista dei “fatti di Perugia”. Stone si è detto perplesso: La notizia non poteva arrivare in un momento peggiore. So che è in corso un’indagine approfondita, nessuno vuole un caso alla Amanda Knox. La verità è che con l’era MeToo è aumentata la sensibilità sull’argomento, qualunque accusa su qualunque cosa. Ora è difficile per un uomo e una donna parlare in un ambiente intimo, privato, non sai mai cosa può seguirne. Meglio essere sempre in tre”.

Nel caso specifico di Haggis, il regista pluripremiato ha detto: “Non conosco il sistema giudiziario italiano, non so se è come in Fuga di mezzanotte ma mi pare di capire che i giudici hanno molto potere. Le indagini”, ha deto ancora, “sono sempre complesse e approfondite. Come è stato complesso il lavoro per Jfk Revisited, il documentario fatto trent’anni dopo l’uscita del film. Con nuovi materiali verificati da un’indagine ufficiale, federale, che i media americani hanno ignorato. È la nuova censura: omettere. I media tradizionali non cercano la verità. Hanno voluto vedere solo la mano di Lee Harvey Oswald. Era una cazzata allora e lo è oggi”.

Stone è stato protagonista anche di una Masterclass incentrata sul suo processo di ricerca e realizzazione di film basati su storie vere, come nel caso del sopracitato lungometraggio su George W. Bush. “Importante fare luce su un’operazione vergognosa come quella condotta in Iraq”, ha detto.

Nello stesso giorno, anche la masterclass di Jeremy Irons. Cappello di paglia e sandali, l’attore ha ripercorso la sua carriera e risposto alle numerose domande del pubblico, la quali hanno innescato una serie di divertenti racconti. Tra gli aneddoti, la sua partecipazione al film di David Lynch, Inland Empire, uno dei film più criptici del regista americano. Irons, che nel film interpreta il regista Kingsley, ha raccontato infatti che anche dopo aver accettato il ruolo ed essere arrivato sul set, non riusciva a comprendere esattamente cosa dovesse fare, motivo per cui chiese alla protagonista Laura Dern se sapesse di cosa parlasse il film, domanda a cui lei rispose “Non ne ho idea”.

L’attore premio Oscar ha poi raccontato come si è approccia ai diversi ruoli: “Il mio approccio alla recitazione è lo stesso di quando riparavo le sedie, se capisco che posso apportare qualcosa a un ruolo, posso rinnovarlo, migliorarlo, allora mi sento attratto da esso, altrimenti no”. Proprio questa attitudine è quella che l’ha spinto a rifiutare il ruolo proposto da Clint Eastwood nel film Unforgiven.

La conversazione si è poi spostata sull’amore per l’Italia, luogo di cui Irons conserva molti ricordi piacevoli, legati soprattutto alle esperienze fatte sul set di Io Ballo da Sola di Bernardo Bertolucci e Callas Forever di Franco Zeffirelli. Ai giovani attori, ha consigliato: “Se siete bravi a fare altro, fate altro! In questo ambiente ce la fa davvero uno su mille e io sono stato estremamente fortunato. La qualità delle offerte inoltre è sempre più bassa ed è sempre più difficile entrare in questo mondo. Se invece non sapete fare altro, continuate su questa strada, ma sappiate che dovrete fate pratica ogni giorno”.

Foto Andrea Marchegiani www.andreamarchegiani.it

“Saremo per sempre”: il punk scanzonato degli Alieni

Leggeri e ironici pur senza mancare di essere pungenti e chiari, tanto nelle intenzioni artistiche quanto nei messaggi da trasmettere attraverso i brani finora scritti. Gli Alieni sono una band aquilana nata nel 2020, composta da Alessio Migliozzi (voce), Daniele Santilli (chitarra), Giordano Mezzini (basso) e Alessandro Troiani (batteria), devota a un sincero e scanzonato pop punk italiano. Nonostante la fedeltà al genere, l’intento è quello di aggiungere anche un tocco personale, ed ecco il perché dell’utilizzo di 808 e synth. L’idea di base tuttavia rimane una sola: musica fatta con 0 soldi e 100% cuore.

Saremo per sempre” è il nuovo singolo pubblicato il 10 giugno, scritto a quattro mani da Alessandro e Alessio in 8bit quasi a volvùerla fare sembrare il rumore di un modem. “Abbiamo fatto modo che uscisse con suoni distorti perché volevamo che fosse ‘pesante’ la base del brano, non scontata e abbastanza diretta come impatto”, spiegano i due.

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“Per le percussioni abbiamo utilizzato una base quasi dubstep, soprattutto sulle strofe. Il testo parla di una storia che è finita male, ma soprattutto il non voler stare più male per una persona per cui non ne vale la pena, anche se poi ci si continua a pensare facendo finta di niente e andando avanti. Abbiamo immaginato la canzone come fosse una persona che si appresta a uscire. La prima parte è una serie di sbalzi d’umore, tipici di un rapporto a due”.

“Giordano si è aggiunto al gruppo e suona il basso, ci dà una grande mano soprattutto per suonare dal vivo. Puntiamo a una base solida e una sola chitarra era limitante. I prossimi show: 12 luglio per il campionato europeo di deltaplano, a Sigillo in provincia di Perugia”.

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Pearl Jam e dintorni: weekend lungo di appuntamenti musicali

Foto: Ernest Pastor

Weekend lungo di appuntamenti musicali, partito giovedì con il concerto dei Maneskin allo stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro, anteprima del grande appuntamento, sold out da tempo, del nove luglio al Circo Massimo di Roma. Sempre giovedì, all’Ippodromo Snai San Siro di Milano, per il Milano Summer Festival, è andato in scena il concerto di Kendrick Lamar, uno dei personaggi più influenti e originali della scena musicale mondiale.

Oggi invece, all’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, sono in cartellone i Pearl Jam, per la loro unica data italiana. Previsto che il set duri circa due ore e mezzo. Prima di Eddie Vedder e soci suoneranno i Pixies, autentica leggenda del rock alternativo. Domani il tour di Vasco Rossi fa tappa ad Ancona allo stadio del Conero: la chiusura è prevista giovedì a Torino. Un parterre a cui si aggiungono i concerti dei Pinguini Tattici Nucleari al Palazzo dello Sport di Roma, i Litfiba all’Arena Sferisterio di Macerata, Vinicio Capossela al teatro Romano di Verona, Guè Pequeno al Carroponte di Milano.

Capossela domani si esibisce al parco di Villa Osio a Roma. Cesare Cremonini sarà in concerto ogi all’Arena delle Vittoria di Bari e martedì allo stadio Olimpico di Roma. Doppio appuntamento sabato e domenica per Ultimo allo stadio Diego Armando Maradona di Napoli. Martedì a piazza del Duomo a Milano è in programma Love Mi, un evento benefico che avrà per protagonista Fedez insieme a tanti artisti per sostenere Tog – Together To Go, una onlus che si occupa della riabilitazione di bambini affetti da patologie neurologiche complesse. La line up è formata, tra gli altri, da J-Ax, Dargen D’Amico, Ariete, Nitro, Rose Villain, Rosa Chemical, Mara Sattei.

Domenica al Festival del Vittoriale di Gardone Riviera c’è Beck, lunedì James Blunt. Rock in Roma all’Ippodromo delle Capannelle ospita oggi The Queen at The Opera, lunedì Suicidal Tendencies e martedì Cigarettes After Sex.

Foto Ernest Pastor

Presentata la stagione del Teatro Olimpico di Roma: The Rocky Horror Picture Show e Pretty Woman tra i musical

Il Teatro Olimpico, il palcoscenico romano che si riconferma tra i più prestigiosi luoghi di fermento culturale d’Italia, annuncia una nuova emozionante stagione, concepita su celebri cult, ma anche su novità significative. L’Olimpico, infatti, pur rimanendo fedele alla sua consolidata identità, presenta al suo pubblico fenomeni attuali e propone con grinta le sfide della modernità, dalla danza alla musica, dalla comicità al family, dal musical al mimo.

La premessa su cui si fonda il concept di quest’anno è che “divertirsi è vivere”: con il vero divertimento si vive meglio e più a lungo. L’obiettivo dunque è quello di portare leggerezza grazie ad un teatro di evasione e di intrattenimento, gradevole e intelligente per liberarsi da ciò che appesantisce l’animo e abbandonarsi completamente all’esperienza dello spettacolo.

A inaugurare il cartellone in grande stile sarà il Balletto di Roma in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana nello storico riallestimento del capolavoro shakespeariano Giulietta e Romeo (dal 4 ottobre) di Fabrizio Monteverde, uno dei migliori e più completi coreografi contemporanei. Il ruolo di Giulietta sarà interpretato da Carola Puddu, Romeo sarà Paolo Barbonaglia, entrambi amatissimi dal pubblico della danza anche per la loro partecipazione alla trasmissione “Amici”. Il Balletto di Roma si cimenterà in un classico della coreografia italiana, potente come trent’anni fa, rinnovato nelle scene e nei costumi.

Pronti poi a farsi rapire dalla magia del Musical con la favola hollywoodiana più romantica di sempre: Pretty Woman (dal 18 ottobre). Scritto in coppia da Garry Marshall e Jonathan F. Lawton, rispettivamente leggendario regista e sceneggiatore originale della pellicola, ripercorrerà la storia originale di Edward e Vivian. Preponderante è la funzione della musica e nello specifico un mix di canzoni tra il pop e il romantico, scritte da Bryan Adams e Jim Vallance, oltre all’indimenticabile successo mondiale di Roy Orbison “Oh, Pretty Woman”, tutto eseguito egregiamente dall’orchestra dal vivo. Un inno alla libertà che supera pregiudizi e convenzioni, una storia trasversale che supera le differenze sociali e di età e coinvolge oltre ogni aspettativa.

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La dodicesima notte di Shakespeare (dal 25 ottobre) con la regia di Loredana Scaramella – realizzato in collaborazione con il Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti, sotto la direzione artistica del Premio Oscar Nicola Piovani – è un’opera dinamica e carica di fascino rock, in cui teatro di prosa e musical s’incontrano a metà strada. Il vero protagonista della pièce è il tempo, insieme alla musica che ne scandisce lo scorrere. La drammaturgia è caratterizzata da un fittissimo intreccio di trame, incroci amorosi, equivoci e inganni.

The Rocky Horror Show (dall’1 novembre), in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana, si riconferma ogni volta un rito collettivo e di interazione tra pubblico e attori. L’incomparabile energia esplosiva delle composizioni glam-rock di Richard O’Brien rende lo show sempre nuovo e diverso. Un umorismo geniale e stravagante lo caratterizza come il musical più provocatorio mai concepito. Eccezionalmente avrà in Italia la voce narrante di Claudio “Greg” Gregori.

A seguire, in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana, si esibirà la Parsons Dance (dall’8 novembre): formazione americana, caposaldo della scuola post-moderna, che incarna la forza dirompente di una performance piena di energia, virtuosismo e sex-appeal. Fondata da David Parsons e dal light designer Howell Binkley è tra le poche ad aver conquistato la scena internazionale divenendo una pietra miliare a livello mondiale.

Con Oltre la magiaCinémagique – la lanterna magica con i Disguido si potrà assistere (dal 15 al 20 novembre) a un originale varietà, prova di espressività artistica, magica e surreale. Da qui prenderà vita il teatro dell’assurdo, uno spettacolo di visual comedy ricco di sketch, un susseguirsi di gag, magia, illusioni e trasformismo. Tutto si trasforma in un momento e i significati si moltiplicano a dismisura.

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Vittorio Sgarbi racconterà con la sua verve divulgativa l’inedita simmetria delle vite e delle opere rivoluzionarie di Caravaggio e Pier Paolo Pasolini (dal 2 dicembre). In questo racconto, infatti, tutto da ascoltare e vedere, si potrà apprendere come, nonostante abbiano vissuto a quattrocento anni di distanza l’uno dall’altro, i due Maestri abbiano dovuto lottare contro analoghi ostracismi, pagando il caro prezzo della vita in cambio della propria libertà intellettuale.

Roma City Ballet Company, un’eccellenza della danza classica italiana, porterà in scena, in collaborazione con l’Accademia Filarmonica RomanaLo Schiaccianoci (dall’8 dicembre). L’intramontabile opera di Ciajkovskij, diretta e coreografata dal Maestro Luciano Cannito, è in tutti i teatri del mondo un appuntamento natalizio da non perdere. La produzione a cura di Fabrizio di Fiore Entertaiment è basata sulla versione originale del celebre balletto di Petipa.

Un successo planetario per The Black Blues Brothers (dal 13 dicembre), il tributo musicale e acrobatico al kolossal di John Landis. Cinque straordinari acrobati kenyoti, con l’Africa nel sangue e i Blues Brothers nel cuore, faranno rivivere una delle leggende della storia del cinema in una suggestiva commistione fra circo contemporaneo e show musicale.

Sotto l’albero un regalo di Natale molto speciale per le famiglie: in scena Pippi Calzelunghe (dal 21 dicembre), nato dall’idea di Gigi Proietti, nella versione italiana di Sagitta Alter Carlotta Proietti. Sarà un musical dedicato a una delle più amate eroine di tutte le generazioni. Chi non ha seguito divertendosi le avventure e le malefatte di questa tremenda ragazzina? Pippi riapparirà in una smagliante e nuova versione. Un incantesimo che solo al teatro riesce.

Il 2023 comincia con una commedia irriverente scritta, diretta e interpretata, insieme alla sua compagnia, da un magnetico Vincenzo Salemme con Napoletano? E famme ‘na pizza! (dal 13 gennaio), in cui si soffermerà sui clichè che imprigionano il concetto di “napoletanità”. L’intenzione è quella di mostrare la vera essenza del napoletano, che è molto di più di ogni tipo di stereotipo. L’autore muove una critica alla società, senza rinunciare al potere della risata di cui è maestro.

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50 anni di successi per una delle compagnie più famose al mondo, i Mummenschanz (dal 31 gennaio) in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana. La trasformazione diventa una forma d’arte nella quale il silenzio è un grande protagonista. L’ordinario diventa straordinario. Il risultato è un’esibizione avvolta nel mistero in cui movimento e metamorfosi sono il filo conduttore di questo viaggio surreale. L’effetto meraviglia è assicurato.

Stephen Delattre, coreografo francese di fama internazionale, rispetta fedelmente il romanzo di Victor Hugo nella sua versione di Notre-Dame de Paris (dall’8 febbraio) in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana. Sul palco il Balletto di Milano, ambasciatore della danza italiana nel mondo. La coreografia interpreta la storia di Esmeralda, Quasimodo e di Frollo, mescolando classica e moderna.

In arrivo il ciclone Pintus (dal 15 febbraio), una superstar della comicità italiana dalla carriera consolidata e costellata di successi, che debutterà con il nuovo spettacolo. Senza filtri e mai banale, da anni riempie arene, piazze e palazzetti di centinaia di migliaia di persone che si lasciano travolgere dal suo pungente sarcasmo. Una personalità dirompente e poliedrica lontana dal politically correct!

Il sipario si aprirà poi (dal 28 febbraio) su un’artista unica nel teatro italiano contemporaneo, capace come poche a trattare con ironia, raffinato cinismo e arguta intelligenza tanti aspetti sociali: Francesca Reggiani con Questioni di prestigio. La satira le scorre nelle vene e si vede. Con testi ricercati e dissacranti riesce a tracciare, ancora una volta, un ritratto acuto, veritiero, ma sempre divertente della società di oggi.

Ai miei tempi non era così… (dal 7 marzo) sarà l’inedito show del campione di incassi Maurizio Battista, che ha riempito il teatro anche durante il difficile periodo della pandemia e che sta per festeggiare con due sold out il suo compleanno!

Una pièce noir senza tempo quella di Lillo&GregIl mistero dell’assassino misterioso (dal 19 aprile) da sempre uno dei più grandi successi del Duo, in cui la narrazione metateatrale, con un pizzico di perfidia, svela e scardina il delicato equilibrio dei rapporti interpersonali tipici di moltissime compagnie teatrali; che poi sono le stesse dinamiche che funestano i rapporti umani: gelosie, meschinità, invidie, rancori e falsità!

Gli “eventi unici” del Teatro Olimpico rimarranno un must in cartellone. Angelo Maggi (1 ottobre), voce italiana di Tom Hanks, di Robert Downey Jr. (Iron Man) e molti altri, ne Il Doppiattore svelerà i segreti del mondo del doppiaggio attraverso una originale performance. Marco Arcieri con Chopin: secondo me (2 ottobre) porterà in scena la sua intensa interpretazione di uno dei più importanti compositori e pianisti della storia della musica. L’Orchestraccia farà ballare, cantare, commuovere e sorridere in una frizzante miscela di canti della tradizione romana e melodie d’autore (il 23 e 24 novembre). BuBBles Revolution (dal 25 al 27 novembre) sarà un viaggio nel magico mondo delle bolle di sapone, una dimensione fantastica dove tutto è possibile e non esistono limiti all’immaginazione. Si riderà tanto con l’allegra commedia Vacanze rumene (29 novembre), con Fabrizio Gaetani, Mario Bellisario e Christian Generosi, che colpisce gli spettatori tessendo con efficacia e leggerezza una trama semplice e realistica.

Simone Cristicchi, nel suo Esodo (1 dicembre), tra musica e parole porterà l’attenzione su una pagina dolorosa della storia italiana, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, rievocando il massacro delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Un progetto dai numeri sbalorditivi quello degli EnigmaAndru Donalds, Angel X e Fox Lima, membri originali della band, eseguiranno i loro più grandi successi in Original Enigma Voices 2022 (19 dicembre), un viaggio indimenticabile nel loro affascinante mondo musicale. BeatlesStory – The Fabulous Tribute Show (2 maggio) è un live show multimediale che ripercorre, partendo dalle strade di Liverpool nel ‘62, la storia di una band che ha rivoluzionato il mondo.

“Il viaggio della Dandola” il nuovo di libro Stefano Caroldi: in uscita il quarto episodio della saga dei Davanzo

Venerdì 8 luglio 2022 uscirà Il viaggio della Dandola, il nuovo giallo di Stefano Caroldi edito da Pendragon, quarto capitolo della saga dei Davanzo. Dopo il successo de Allo studio del Bo (Pendragon 2014), Il lazzaretto galleggiante (Pendragon 2017) e La barena dei sette morti (Pendragon 2020), Caroldi propone un romanzo frutto di una sintesi tra studio, esperienza personale e invenzione.

Il racconto è ambientato nella seconda metà del Cinquecento e si svolge su una grande nave da mercato, la Dandola, che salpa dal Golfo di Venezia diretto verso l’isola di Candia. A bordo dell’imponente imbarcazione, che trasporta un prezioso carico d’armi, è presente una bizzarra selezione di personaggi, in gran parte legati tra loro per ragioni affettive o di interesse.

Tra questi, Nicola Davanzo, ricco cittadino veneziano, finanziatore dell’operazione, partito sulle tracce del suo amore perduto, Stilla, scomparsa da anni, di cui ha ricevuto notizie insperate; con lui, lo sfaccendato e intemperante Vettore Malipiero, amico di vecchia data, più prosaicamente dedito alle grazie della conturbante siriana Amina. E poi il nobile Sebastiano Polani, allontanato da Venezia dal fratello senatore per il suo carattere troppo focoso, con la sua concubina Clio, bella cipriota che ha un rapporto ambiguo con Amina; David ben Tubal, influente personaggio al servizio del sultano; Gasparo, diplomatico, spia della Serenissima, che si innamorerà di Fausto, aspirante dragomanno imbarcatosi con la giovane sposa Nina, la quale resterà a sua volta soggiogata dal fascino di Marco, vice del comandante.

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All’intreccio di tradimenti, tresche e triangoli che da subito caratterizza il viaggio, si aggiungeranno eventi di ben altra portata: sparizioni, avvelenamenti, navi che si smaterializzano per ricomparire dove non potrebbero essere, corsari, collisioni e altri strani incidenti. Eppure, tutto ha una spiegazione: per risolvere il mistero che si infittisce sempre di più, Nicola dovrà passare attraverso “prove” che mai avrebbe immaginato di dover affrontare.

Siamo nella seconda metà del Cinquecento, una decina d’anni dopo la battaglia di Lepanto, in un periodo storico in cui l’egemonia veneziana in quello che da secoli era considerato come il suo Golfo è in declino, conteso tra grandi potenze quali Austria e Turchia e piccole intriganti repubbliche come Ragugia. Le analogie con ciò che sta accadendo oggi intorno a noi nella lotta tra grandi imperi, veri o presunti, e piccoli stati, spesso usati con cinismo per scopi diversi da quelli dichiarati, emergono lungo tutta la storia.

L’ambientazione storica è basata su una approfondita ricerca bibliografica sia per ciò che riguarda la parte marina, navi e navigazione, che quella di terra, luoghi e città; gli episodi casuali che movimentano la trama del romanzo, invece, sono tratti dalla personale esperienza dell’autore nel corso degli anni passati navigando intorno al mondo in barca a vela. Non mancano i riferimenti a veleni e alla pratica medica del tempo, trattata in maniera più specifica nei precedenti romanzi. Gli studi all’università di Padova, dove ha lavorato anche come ricercatore nel campo della neurotossicologia, sono stati per il Caroldi fonte di ispirazione e scrigno di preziose conoscenze scientifiche.

La mia passione per la storia è stata fondamentale per la ricostruzione della città – afferma l’autore – così come la mia formazione medica. Certo ho attinto molto anche dall’immaginazione cercando di ricreare le atmosfere del tempo. Accanto ai tanti riferimenti reali non manca qualche licenza di fantasia”.

Il linguaggio aulico e ricercato, sia nelle descrizioni che nell’eloquio forbito dei personaggi, rende totale l’immersione nell’epoca. Tutto ciò che accade, anche se non necessariamente vero, è assolutamente verosimile muovendosi in quella realtà che trova la sua dimensione nella magia del possibile.

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Biografia

Stefano Caroldi, nato a Venezia nel 1951, è laureato in Medicina e chirurgia. Ha lavorato come ricercatore presso l’Università degli Studi di Padova prevalentemente nel campo della neurotossicologia. A 45 anni ha abbandonato la sua occupazione principale per seguire un sogno e navigare intorno al mondo, cosa che ha fatto ininterrottamente per dieci anni sulla sua barca a vela, insieme alla moglie e ad amici. Attualmente divide il suo tempo tra terra e mare. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, Allo studio del Bo, cui hanno fatto seguito Il lazzaretto galleggiante (2017) e La barena dei sette morti (2020), tutti usciti per Pendragon.

“Rivers and Beds”: l’album d’esordio dei Rooms by the Sea. Sonorità indie e visioni introspettive

Stanze in riva al mare. Sono quelle omaggiate dal celebre quadro (sur)realista di Edward Hooper, metafora per la solitudine e l’introspezione, da una scogliera a picco sull’acqua. La band fiorentina Rooms by the Sea ha scelto ragione sociale e logo rifacendosi proprio all’opera del pittore statunitense, ammirata a un’esposizione.

L’album di debutto Rivers and Beds è uscito ieri 24 giugno 2022 in CD e su tutte le piattaforme digitali via RBTS Records, anticipato dai singoli New LightsAnother Life e dal recente Great Void. “Il titolo dell’album, Rivers and Beds, rappresenta la contrapposizione tra l’esterno e l’interno, cioè tra il contatto con gli altri e la sfera personale”, afferma la band. “Great Void parla della difficoltà di raggiungere un’autosufficienza emotiva, ma per noi significa anche la voglia di continuare a esprimerci e il bisogno di farci ascoltare, a partire proprio da questo album”.

I Rooms by the Sea sono nati nel 2016, dall’incontro fra Teresa Rossi (voce, chitarre) e Lapo Querci (tastiere), ai quali si sono aggiunti Elena Collina (batteria, percussioni, cori) e Mattia Papi (basso, cori), con l’obiettivo di modellare una propria dimensione sonora partendo da riferimenti folk, indie rock e pop, con testi in lingua inglese intimisti e malinconici.

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I quattro guardano lontano, alla musica di Of Monsters and Men, Florence and the Machine e Manchester Orchestra, all’immaginario del songwriter Ben Howard, ai synth degli anni 80 e al brit rock degli anni 90, senza dimenticare l’ispirazione per atmosfere e temi fornita dalle poesie di Fernando Pessoa, per esempio, o dalle opere di Cy Twombly, per tornare ai mondi su tela.

Dopo aver partecipato a vari concorsi musicali con ottimi risultati, dal MusiCampus al Rock Contest e ad Arezzo Wave, e dopo aver pubblicato vari singoli, il quartetto ha intrapreso un nuovo percorso, prendendosi tutto il tempo necessario per amalgamare tante differenti influenze in una sintesi comune, tra spontanea immediatezza e processi di rifinitura maggiormente elaborati. “Per noi, la scrittura e la fase di arrangiamento sono due momenti separati“.

La prima, per quanto riguarda melodie e liriche, è principalmente individuale, scaturita da Rossi e a volte da Querci, mentre la seconda appartiene a un lavoro corale in cui ciascuno dei componenti del gruppo garantisce specifici apporti strumentali, oltre a contribuire alla ricerca di una visione generale.

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Ecco così che le otto tracce nella scaletta di Rivers and Beds, registrate e mixate da Giacomo Salani presso La Fucina Studio di Empoli (FI), colpiscono per forza comunicativa e rivelano di pari passo una notevole cura di timbriche e soluzioni adottate. Le canzoni dei Rooms by the Sea potrebbero funzionare tanto nel raccoglimento della propria cameretta quanto nell’orecchiabile esplosione a tutto volume delle arene, ideale linea di congiunzione fra Daughter, i migliori Keane e l’ultima Sharon Van Etten.

Il loro punto di vista affaccia su prospettive oblique eppure accoglienti, su ariosi ritornelli a presa rapida intonati con vigore, caldi intrecci di corde, coinvolgenti crescendo ritmici e fresche linee digitali. Le parole sorvolano con senso universale e a suo modo epico pensieri cupi e perduti, fiamme e sale, dubbi e colori per riempire se stessi, rose nel giardino della mente, città e terre straniere, fiumi di persone e fantasmi. “Cerchiamo di focalizzare l’attenzione sul nucleo, sul cuore, di ogni canzone. Sulla carica istintiva ed emozionale che c’è dietro”.

Hoppìpolla, il corto sull’uguaglianza di genere all’Allora Fest: la videointervista

Diletta Begali

“Tutti i bruchi hanno bisogno del sole per diventare farfalle.”

Oltre a dare il titolo a una canzone dei Sigur Ros, Hoppìpolla è un’altra delle parole intraducibili che provengono dalle lingue dell’Europa del nord. In questo caso, l’islandese. Il significato è più o meno questo “La felicità di un salto in una pozzanghera”. Parliamo di un cortometraggio sull’uguaglianza di genere che verrà presentato nella giornata conclusiva dell’Allora Fest di Ostuni.

Una storia si propone come riflessione sul tema dell’uguaglianza di genere, in difesa del movimento della comunità Lgbtq. Giorgio (Diego Graneri) ha vent’anni, è un ragazzo come tanti altri e fin da bambino ama fare due cose: saltare nelle pozzanghere e truccarsi.

Vive bloccato in casa con un grande segreto, con suo nonno Ulisse, ormai obbligato a letto e che lo trattiene ancorato al suo passato.
Spinto dalla sua migliore amica Ilaria (Diletta Begali), Giorgio si ritrova a dover fare una grossa scelta: andar via e rinascere in nuovo corpo o rimanere con suo nonno e continuare a vivere in un brutto ricordo? Regia, soggetto e sceneggiatura sono di Pier Glionna, film-maker, producer e sceneggiatore cinematografico e teatrale.

Il progetto Audiovisivo vede la produzione di Immaginaria Produzioni, in un lavoro che vede coinvolti tanti ragazzi allievi della Roma Film Academy. Ne abbiamo parlato con la giovane attrice Diletta Begali, co-protagonista del cortometraggio e “Brand-Ambassador” di Roma Film Academy, struttura accademica dedita alla cultura e alla formazione in ambito artistico e in quello della comunicazione audiovisiva e dell’intrattenimento. In particolare si propone come punto di riferimento per tutti coloro che sono interessati a intraprendere una carriera professionale nel mondo del cinema, dei new media e della comunicazione.

La troupe:
Regista / Sceneggiatore: Pier Glionna
Direttore della Fotografia / Operatore – Vincenzo Petroli
Assistente Operatore – Marco Ranieri
Scenografa – Alessandra Crinò
Costumista – Michela Turetta
Organizzatore Generale – Roberta Ugenti
Aiuto Regia – Marco Pozzato
Truccatrice e Parrucchiera – Ilaria Orlacchio

L’INTERVISTA CON DILETTA BEGALI


Allora Fest: stasera gli Awards della kermesse

Foto: Andrea Marchegiani www.andreamarchegiani.it

Questa sera, la Villa Comunale con la consegna degli Allora Awards. Jeremy Irons sarà sul palco per premiare Alessandro Porro; Alfre Woodard consegnerà un riconoscimento a Regan Linton; Iris Peinado lo consegnerà invece a Ft Rick and Jacqueline; Marisa Tomei premierà Pino Marchionna. Infine Edward Norton, tornerà sul palco per premiare Soraya Hosmi.

Ieri, Oliver Stone e Jeremy Irons sono stati protagonisti delle Masterclass. Questa mattina è atteso il premio Oscar, Bobby Moresco. Gli higlights della giornata di ieri nelle foto di Andrea Marchegiani www.andreamarchegiani.it

“Trying”, il trailer della terza stagione (video)

Trying apple tv

Apple TV+ ha rilasciato il trailer della terza stagione dell’amata serie comedy “Trying”, che farà il suo debutto il 22 luglio con i primi due degli otto episodi totali, seguiti da nuovi episodi ogni venerdì, fino al 2 settembre.

Dopo la conclusione della seconda stagione, nella terza ritroviamo Nikki (la candidata ai BAFTA Esther Smith) e Jason (il candidato al premio SAG Rafe Spall) neo-genitori di due bambini che stanno imparando a conoscere. Ora non devono fare altro che tenerli stretti a loro, cosa che si rivela più complicata di quanto pensassero inizialmente. Catapultati all’improvviso nel complesso mondo dei genitori, Nikki e Jason devono imparare a gestire non solo le relazioni con parenti e amici, ma anche il loro stesso rapporto, messo alla prova dagli alti e bassi dell’essere genitori, mentre cercano di imparare dai loro figli e di mantenere in equilibrio la propria sanità mentale.

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Oltre a Esther Smith e Rafe Spall, nel cast della terza stagione troviamo Eden Togwell nel ruolo di Princess, Mickey McAnulty in quello di Tyler, Oliver Chris nel ruolo di Freddy, Sian Brooke in quello di Karen, Darren Boyd nei panni di Scott e Robyn Cara in quelli di Jen.

“Trying” è creata, scritta e prodotta da Andy Wolton, diretta e prodotta da Jim O’Hanlon (“Catastrophe”, “The Punisher”). Josh Cole è il produttore esecutivo. La serie è prodotta da BBC Studios.

La prima e la seconda stagione di “Trying” sono disponibili su Apple TV+.

The Umbrella Academy si conferma una figata. Rece con spoiler dei primi 2 episodi

CONTIENE SPOILER

Ha fatto il suo debutto ieri, mercoledì 22 giugno, la terza stagione di The Umbrella Academy, produzione originale Netflix, tratta dall’omonima graphic novel scritta da Gerard Way, frontman dei My Chemical Romance. In questi nuovi episodi, la Umbrella Academy, tornata ai giorni nostri dopo aver sventato l’apocalisse nel 1963, deve affrontare i nuovi fratelli Hardgreeves, che compongono la Sparrow Academy, con cui hanno immediatamente uno scontro violento e sanguinoso, intervallato da momenti iconici, come la visione di Diego (David Castaneda) dove, invece che combattere all’ultimo sangue, le due fazioni si svidano in una gara di ballo sulle famose note della colonna sonora di Footlose.

La Sparrow Academy è composta da sette giovani dai poteri soprannaturali: dall’allora fratello morto Ben, interpretato, come nelle precedenti stagioni, da Justin H. Min, Jayme (Cazzie David), Sloane (Genesis Rodriguez), Fei (Britney Oldford), il Numero Uno Marcus (Justin Cornwell), Alphonso (Jake Epstein) e il cubo senziente Christopher.

Questi ragazzi sono stati adottati da Reginald Hardgreeves (Colm Feore) perché, dopo aver incotrato la Umbrella Academy nel 1963, li ha giudicati dei falliti e quindi si è rifiutato di adottarli, decidendo di scegliere altri 7 bambini nati in circostanze misteriose il primo ottobre 1989. Come da lui programmato, infatti, gli Sparrow sono diventati dei veri supereroi di fama mondiale, al contrario dell’Umbrella, andata in frantumi dopo la tragica scomparsa di Ben.

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Molto presto, però, le due fazioni si rendono conto che la linea temporale è stata irrimediabilmente danneggiata e che l’unico modo per porre rimedio è collaborare, così da evitare, per l’ennesima volta, che il mondo finisca.

Per la prima volta, in questa nuova stagione, la serie supera le vicende narrate nel fumetto, ma lo fa senza perdersi. Lo showrunner Steve Blackman è riuscito dove altri (vedi Il Trono di Spade) hanno fallito, questo grazie ad una stretta collaborazione con i due creatori Gerard Way e Gabriel Bà, che lo hanno aiutato a mantenere l’originalità e la sfrontatezza dei due capitoli precedenti. Per Blackman non può esistere la serie senza il fumetto:

“Siamo giunti alla conclusione che la graphic novel e la serie possono coesistere. Ci ispiriamo a vicenda. Delle cose che facciamo nello show, spesso dicono, – Ehy bello, le metteremo nella graphic novel-. Non ho avuto nessuna pressione, Gerard e Gabriel hanno un grande spirito di generosità. Conoscono i prossimi 10 volumi che scriveranno nell’arco di un decennio. Quindi condividono sempre con me la direzione che vogliono intraprendere.”

Molti sono i temi affrontati in questi nuovi episodi, prima fra tutti la trasformazione di Vanya, interpretata da Elliot Paige, in Viktor.

Il percorso intrapreso dall’attore al di fuori del set è stato seguito anche dal suo personaggio che, dopo essersi innamorato di Sissi negli anni 60’, si è reso conto della sua vera natura e non ha voluto tenerla nascosta, né ai suoi fratelli, né al resto del mondo. Una tematica delicata che viene sdoganata in modo semplice, come parte naturale dello sviluppo della trama. Rimangono sempre le tematiche raziali, le famiglie disfunzionali e le discriminazioni che fanno da sfondo alle bizzarre avventure di questi inusuali supereroi.

Il tocco finale viene dato, come da tradizione, da una colonna sonora di tutto rispetto che spazia dai cult anni 80’ (il già citato Footlose, ma anche Total Eclipse of The Heart di Bonnie Tyler), a brani più recenti come Ride Wit Me di Nelly e Teenage Dream dei The rescue.

La terza stagione di The Umbrella Academy è composta da dieci episodi, disponibili esclusivamente sulla piattaforma streaming Netflix.

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“Recupero dell’Essenziale”, il libro di poesie di Michela Zanarella: l’intervista

Esiste una lingua segreta che s’impara
origliando ai piedi dell’erba
sottoterra c’è una folla di ombre sepolte
rugiade strette che vogliono tornare
sale su per le radici la grammatica dei papaveri
sosta come respiro tra le labbra il sogno di fiorire
il sole varia la sua voce a seconda della luce
cede la parola al silenzio ed è petalo sanguigno
che osa tramonti prima della sera.

(Recupero dell’Essenziale)

Le emozioni in versi

Questi versi, estratti dalla silloge poetica “Recupero dell’Essenziale”, sono frutto della penna di Michela Zanarella, giornalista pubblicista – redattrice di Periodico Italiano Magazine, Presidente della Rete Italiana per il Dialogo Euro-mediterraneo (RIDE-APS), Presidente A.P.S. “Le Ragunanze”; Extraordinary Ambassador for Naji Naaman’s Foundation for Gratis Culture. Dal 2020 fa parte del gruppo di esplorazione letteraria PoetiEmozionali.www.michelazanarella.it

L’ultima fatica della scrittrice, “Recupero dell’Essenziale”, edita da Internolibri, è il frutto di un recupero di poesie andate perdute, ritrovate con l’aiuto di alcuni amici dell’autrice. “La raccolta – si legge dalla sinossi- con prefazione di Dante Maffia e postfazione di Anna Santoliquido, è dedicata all’amica Marcella Continanza, voce nota della poesia contemporanea, ideatrice del Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno, scomparsa il 29 aprile 2020. Con una scrittura densa e viva, la poetessa ci accompagna nel suo cammino di ricerca e riflessione sui grandi temi dell’esistenza fino a condurci nella dimensione del sogno, della memoria, della bellezza, in piena comunione con l’universo. Attenta scrutatrice del mondo, Zanarella si lascia trasportare dagli elementi della natura che regolano la vita sulla terra, si pone in ascolto rivelando al lettore le infinite voci del cosmo”.

Abbiamo incontrato Michela Zanarella per conoscere meglio l’autrice e il suo mondo poetico.

Ciao Michela e benvenuta.

Nella sinossi di “Recupero dell’Essenziale” si legge che il libro prende forma dal mistero delle coincidenze, cosa significa?

In realtà il significato deriva da diverse situazioni che si sono concatenate. Mi spiego meglio, avevo perso l’intera produzione inedita per un guasto al computer e quindi questo libro nasce grazie al ritrovamento dei testi recuperati da alcuni miei amici.  Mi hanno aiutato a comporre l’intera raccolta poiché, fortunatamente, avevo mandato loro in visione i testi scritti e loro li avevano conservati. Quindi, grazie ad un gesto di amicizia ha preso forma e vita la raccolta.

Il libro è dedicato ad una persona a me molto cara che è stata un’autrice contemporanea, una voce molto importante della poesia italiana e non solo, è stata anche ideatrice del Festival Europeo della poesia di Francoforte, sto parlando di Marcella Continanza. Ho voluto ricordarla perché purtroppo lei non c’è più e mi sentivo in dovere di dedicarle questa raccolta in segno dell’amicizia. Il filo conduttore di questo libro è proprio quello che per me è essenziale, ovvero, gli affetti, le persone care e quindi gli amici.

Quindi l’idea iniziale non era quella che vediamo oggi?

No, l’idea iniziale era completamente diversa, anche con un altro titolo. Avevo pensato a tutta un’altra struttura del libro. Invece, in seguito a questa vicenda, ho pensato di cambiare un po’ tutto; l’ordine coincide con l’ordine di invio dei testi da parte dei miei amici.

Sei stata uno degli otto co-autori del romanzo di Federico Moccia “La ragazza di Roma nord”, qual è stato il percorso che ti ha portato al raggiungimento di questo traguardo?

Il mio percorso è iniziato in un’età non giovanissima, se vogliamo dire. In ogni caso, ho sempre cercato di essere molto attiva e curiosa e negli anni ho pubblicato diverse raccolte; “Recupero dell’Essenziale” è la mia 17 esima raccolta. Poi è arrivato questo bellissimo esperimento che Federico Moccia ha ideato, permettendo ai suoi lettori e ai suoi fan di accedere attivamente al suo romanzo. Ha aperto un contest a cui ho partecipato casualmente inviando una mia poesia e, tra le migliaia di opere inviate, ha scelto otto autori, tra cui anche il mio testo. Sinceramente non me lo aspettavo (sorride), la cosa bella è stata anche che, oltre ad aver inserito il testo, ha dedicato un capitolo ad ognuno di noi, diventando personaggi veri e propri all’interno del libro. Federico Moccia ci ha fatto vivere attraverso la sua scrittura.

Ha sempre voluto fare la scrittrice?

Assolutamente no (ride), avevo altre prospettive di vita. In realtà facevo una vita lontanissima dal mondo della scrittura e dell’editoria. Ho iniziato a lavorare giovanissima e il mio percorso di scrittura è arrivato dopo un incidente stradale a cui sono sopravvissuta. Direi che il mio rapporto con la scrittura sia stato inaspettato, l’ho accolto con stupore ma ho cercato di proseguire nel tempo.

Pensi che la scrittura sia una percorso di guarigione?

Nel mio caso lo è stato. La poesia mi ha dato una nuova visione della vita ma anche una consapevolezza di una direzione alla quale non avrei mai pensato prima. infatti, dal momento in cui ho iniziato a scrivere, sono cambiate moltissime cose; non ho cambiato solo il modo di vivere ma anche città, mi sono trasferita dal Veneto a Roma e ho inseguito i miei sogni. La scrittura è diventata una parte dominante della mia quotidianità e del mio lavoro.

Quali sono state le tue fonti d’ispirazione letterarie?

Ho sempre avuto dei riferimenti importanti. Ho sempre letto i classici, quindi Ungaretti, Pascoli, Quasimodo. Poi mi sono soffermata, in particolare, su Pierpaolo Pasolini perché è un poeta che amo e che apprezzo molto per la sua schiettezza espressiva. Anche perché sono andata a vivere nel quartiere in cui lui ha ambientato una buona parte dei suoi romanzi tra cui “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”, Monteverde.

Concluderei con un’ultima domanda relativa al tuo ultimo libro, cosa dovrà aspettarsi il lettore?

Penso che sia un bel viaggio di esplorazione e conoscenza che parte da molto lontano. C’è anche un aspetto molto filosofico, riflessivo, meditativo. Una ricerca accurata delle immagini perché sono molto legata agli elementi della natura quindi anche l’osservazione di quello che avviene nella realtà quotidiana. Quindi, sarà un’immersione vera e propria anche per staccare dal tempo frenetico, perché la poesia ha bisogno di attenzione e di silenzio. Spero che il lettore si ritrovi in una pace che lo porti a ritrovare un equilibrio.

Allora Fest: il giorno di Stone e Irons. Norton sul palco della Villa Comunale

Foto Andrea Marchegiani www.andreamarchegiani.it

Oliver Stone, Jeremy Irons, Edward Norton. Giornata densa di appuntamenti all’allora Film Festival di Ostuni che prosegue in una kermesse tra cinema, arti figurative e formazione, anche grazie alla collaborazione con Roma Film Academy. Alle 10, sale sul palco del palazzo Roma il premio Oscar Bobby Moresco (Crash) per parlare di “ciò che serve ad avere successo come scrittore, regista o attore, nonché degli errori che molti esordienti commettono e di come aggirare le trappole più grandi. A seguire, un confronto sul cinema delle donne e sul movimento “Me Too”. In sala, Simonetta Dellomonaco, presidente Apulia Film Commission insieme alle coordinatrici artistiche Silvia Bizio, Sol Costaled Doulton

La proiezione di “W” di Oliver Stone, un film del 2008 sulla vita del presidente degli Stati Uniti George W. Bush sarà seguita da una masterclass con il pluripremiato regista e scrittore dal titolo “Master on Masters”. Si parlerà proprio del processo di realizzazione di film basati su storie vere e persone reali e sulla ricerca di una verità più grande. Un confronto anche sul processo di ricerca di come un autore riflette per ricostruire o creare ciò che non può sapere, di dove serva documentare e dove sia possibile inventare.

A seguire, sarà la volta dell’attore premio Oscar, Jeremy Irons a colloquio con Silvia Bizio. Irons parlerà proprio della sua “benedizione” della statuetta arrivata così presto in carriera. Spazio anche al regista Edoardo Winspeare sulle sfide e i vantaggi di girare un film in Puglia. Anche in questo casò sarà coinvolta Simonetta Dellomonaco dell’Apulia Film Commission.

IL PROGRAMMA DELLE PROIEZIONI DI OGGI

Edward Norton sarà alle 21 circa sul palco della Villa Comunale per introdurre Regan Linton e il suo film. Un gruppo di artisti disabili intraprende la sfida di mettere in scena un grande musical, dalle audizioni fino alla prima serata. Il film ha vinto il People’s Choice Award come miglior film documentario al Denver International Film Festival, e la
regista Regan Linton sarà premiata con l’Allora Adecco Award. Il film sarà introdotto dal cortometraggio “Tombstone Pillow”, una produzione filippina alla prima europea. Tra gli ospiti di ieri, il produttore Michael Nozik (con focus su “Diari della Motocicletta”), l’attrice premio oscar Marisa Tomei (protagonista peraltro di un walk and talk nella giornata inaugurale).

Foto: Andrea Marchegiani www.andreamarchegiani.it

Samuel, ecco il nuovo singolo “Occhiali da sole”

Samuel occhiali da sole

Esce oggi, 24 giugno, in radio e su tutte le piattaforme digitali “Occhiali Da Sole”, il singolo di Samuel dell’estate 2022. Tornano le atmosfere elettroniche, inconfondibile cifra stilistica del cantante, in un brano trascinante – scritto e prodotto da Dade, Andrea Bonomo e Samuel – che fa già vivere a pieno le notti d’estate ormai prossime, tutte da ballare al ritmo della musica che suona dal faro, immersi nel buio che si muove, per “ore ed ore ed ore”.

Ma il senso del brano è ben più profondo. Samuel racconta: «Occhiali Da Sole è la metafora di un percorso di vita, il racconto di uno stato d’animo, un momento di analisi del punto a cui si è arrivati e della strada che si deve ancora fare. Il protagonista del brano affronta una planata del proprio status sociale in base alle scelte che ha fatto. Chi come noi lavora in ambito artistico conosce bene questa sensazione: dopo periodi di estrema produttività in un ambiente in cui le cose cambiano in fretta, e in cui bisogna saper aggiornarsi e ritrovare la propria direzione sempre più velocemente, può succedere di ritrovarsi come su una zattera nel mare: non sai più qual è la direzione giusta da prendere per raggiungere la terraferma. L’unico modo per affrontare questi momenti è indossare degli occhiali da sole e continuare a fare quello hai sempre fatto».

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Samuel è al momento impegnato dal vivo nell’Elettronica Tour, prodotto e organizzato da Kashmir, con il quale sta toccando nuove tappe in tutt’Italia.

Le prossime date dell’ “Elettronica Tour”:

25/06 – BERGAMO, NXT Station
02/07 – VULCANO, Eolie Music Fest
09/07 – MONTENERO DI BISACCIA (CB), Notte Fucsia
13/07 – S. MARGHERITA LIGURE, Premio Bindi | Set acustico in solo
29/07 – ASSISI (PG), RiveRock
30/07 – RICALDONE (AL), L’Isola In Collina
21/08 – TORRE SANT’ANDREA (LE), Babilonia
23/08 CAMPOBASSO – Campobasso Summer Festival
27/08 – ARENZANO (GE), Balla Balla Festival

Allora Fest: Edward Norton benedice Sorrentino e la sua “Mano de Dios”

“Quando ci si trova in contesti in cui si può condividere esperienze sul cinema senza doversi preoccupare delle vendite, del marketing e tutto il resto, riesci a ottenere qualcosa di puro a beneficio della comunità e dei giovani che studiano cinema”.

Edward Norton ha inaugurato con queste parole le masterclass dell’Allora Fest di Ostuni, una sezione promossa in collaborazione con la Roma Film Academy. Tra i relatori e gli ospiti Matt Dillon, Oliver Stone, Jeremy Irons e Marisa Tomei.

Norton ha riproposto visione del film da lui diretto e interpretato “Motherless Brooklyn – I segreti di una città”. Durante la conversazione con la produttrice cinematografica Silvia Bizio, l’attore americano ha affermato che il cinema italiano ha avuto grande importanza durante la sua formazione, citando Fellini, Tornatore, Troisi.

Norton ha inoltre espresso la sua grande stima per Paolo Sorrentino e il suo È stata la mano di Dio, secondo l’attore tra i migliori film del 2021. “Sicuramente il mio film italiano preferito dopo tanti anni è l’ultimo di Paolo Sorrentino ‘È stata la mano di Dio‘, penso che sia uno dei migliori dello scorso anno. Ho pensato che è bello fare un film così intimo, un viaggio nella memoria personale. Sono rimasto sbalordito, penso sia un capolavoro. Mentre un altro film che penso abbia catturato al meglio l’essenza italiana, la sua storia, sia La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, anche quello un capolavoro”.

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Le domande della platea, formata anche da parte di studenti della Roma Film Academy hanno spinto Norton ad affrontare vari temi, come l’importanza della colonna sonora e le possibilità che oggi il cinema offre ai giovani, oltre alla difficoltà che comporta produrre un film.

“Quando sei un attore, hai un po’ di tempo per riposare”, ha spiegato Norton, “hai tempo per pensare e prepararti, e anche quando sei un regista. Quando fai entrambe le cose, non hai tempo per niente. Perdi il il tempo per riflettere come attore e come regista. È troppo lavoro per decidere di fare un film a cuor leggero, credo che valga la pena assumersi quest’enorme compito solo se lo senti profondamente. E per me è successo leggendo il romanzo Motherless Brooklyn, mi ha conquistato la storia di questa persona che sta combattendo con sé stessa, che è invisibile, è stato molto commovente, mi sono legato molto a Lionel, il personaggio che ho interpretato”.

Pochi minuti dopo il termine dell’incontro, si è svolta la masterclass successiva che ha visto invece Alfre Woodward e Sinéad Cusack condividere il palco.

Ostuni, la difesa di Haggis: “Sono stati rapporti consensuali”

“Sono stati rapporti consensuali”. Nel corso dell’interrogatorio per la convalida del fermo, il regista canadese Paul Haggis, fermato con l’accusa di violenza sessuale, ha fornito la sua versione dei fatti e in un memoriale afferma che sarebbe stato vittima di un ricatto

L’interrogatorio ha avuto luogo oggi al tribunale di Brindisi. “Haggis ha spiegato come sono andati i fatti. Si è dichiarato totalmente innocente, così come aveva fatto nell’immediatezza del fermo”, ha spiegato il difensore del regista premio Oscar, Michele Lafoglia. “I rapporti che ha avuto con questa donna sono totalmente consensuali nel corso di questi tre giorni trascorsi insieme ad Ostuni”.

L’avvocato ha assicurato “massima collaborazione e attesa fiduciosa per quello che saranno gli esiti degli accertamenti” spiegando che Haggis ha risposto a tutte le domande che hanno fatto il giudice, i pm e la difesa e che lo stesso regista ha dichiarato “la sua volontà di rimanere in Italia fino a quando non sarà definitivamente accertata la sua totale innocenza”.

Allora Fest, Matt Dillon senza freni: mi rivedevo in Bukowski, ma la sfida è essere se stessi

Sfide e ambizioni, cadute e risalite, progetti presenti, passati e futuri e voglia di continuare a mettersi in gioco rappresentano il fulcro dell’intervista che Silvia Bizio ha realizzato con Matt Dillon in occasione di questa seconda giornata dell’Allora Fest di Ostuni. L’appuntamento, che si candida seriamente a diventare un punto fermo nel panorama cinematografico italiano, può vantare un parterre d’eccezione con ospiti prestigiosi ma, soprattutto, quello che molto spesso manca in appuntamenti del genere: un approfondimento con i protagonisti della kermesse. Ciò è reso possibile anche grazie alle Masterclass organizzate in collaborazione con la Roma Film Academy. Tra protagonisti proprio Dillon.

Con l’attore e regista, anche candidato all’Oscar, il focus è stato totale sulla carriera e sulla vita privata che, come ha specificato, in molti casi coincidono. Come quando è stato chiamato a interpretare Charles Bukowski, “una grande esperienza in cui sono stato circondato da attori fantastici. Non ero sicuro di accettare questa sfida, poi durante le ricerche mi sono imbattuto con le persone giuste. E poi, ho ritrovato lo spirito di Bukowski ogni volta che bevevo”.

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Un breve passaggio anche su Singles, l’omaggio a Seattle a cura di Cameron Crowe del 1992. “Ho amato quel film e apprezzo molto il regista”, ricorda, “anche quando mi ha detto: ‘Recita questa parte’. Mentre gli faccio notare che non ne trovavo traccia nel copione, lui mi risponde: ‘Non ti preoccupare: ci sto lavorando’. In ogni caso, si è trattato di un gran film, con questa grande atmosfera di band come Pearl Jam, Soundgarden e Alice In Chains, che, all’epoca erano semisconosciute e poi sono divenute grandi”.

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E a proposito di quegli anni, Dillon cita Over the Edge, il suo primo ciak. Una storia di violenza giovanile del 1979 che si è rivelata essere il film preferito di Kurt Cobain dei Nirvana.

L’essere se stessi si ravvisa anche nel lavoro dietro la camera, non solo di fronte a essa. Il discorso finisce quindi su “City of Ghosts” del 2002, “quella esperienza ha segnato un momento di svolta alla carriera. Avevo bisogno di cambiare prospettiva, abbracciare una storia al completo. Dirigere me stesso”. Dillon ha parlato della sfida come regista di dirigere se stesso e dei consigli che ha ricevuto, rilevatisi preziosi e indispensabili per svolgere il lavoro intrapreso “fidarsi dell’istinto e utilizzare i videomonitor, anche solo per una rapida occhiata durante la recitazione. Il mio personaggio in quel film era, per sceneggiatura, alle prese con difficoltà e stress. E in quelle scene ho dato il meglio di me perché ero veramente stressato”.

Per un errore di proiezione di pochissimi minuti, il film viene proiettato in italiano. “Fa strano vedere i miei film doppiati. Fa strano sentire qualcun altro parlare al posto mio”, afferma nel rispondere a una domanda. Ma ci si può ancora divertire dopo tutti questi anni? “Molto dipende dalla sceneggiatura. Quando è buona ci si diverte e ci si confronta con un testo stimolante. Quando la sceneggiatura non è così esaltante bisogna andare di mestiere”

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I Rolling Stones sono immortali, San Siro conquistato a colpi di hit leggendarie. Live Report 21/06/2022

Dove si trovano le parole giuste per scrivere di un concerto dei Rolling Stones? Chi siamo noi per esprimere giudizi di merito o valore su Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood e sì, anche Charlie Watts? Uno show degli Stones è un appuntamento con la storia, un momento di tranche che dura due ore all’interno delle quali l’orologio si ferma e ti catapulta in una centrifuga di emozioni e ricordi indelebili.

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Le note rock’n’blues che escono dai loro amplificatori sono la colonna sonora perfetta per questo viaggio mistico che ieri sera, martedì 21 giugno 2022, è stato ospitato dallo stadio San Siro di Milano. Alla “Scala del calcio italiano”, la band inglese ha dato spettacolo. Annunciato come l’ultimo concerto in Italia di una carriera strabiliante e senza pari, non ha deluso le aspettative. Secondo le stime erano presenti circa cinquantasettemila spettatori di tutte le età e da tutte le latitudini. Una distesa infinita di maglie con la lingua rossa di fuori per un evento indimenticabile.

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A scaldare il pubblico ci hanno pensato i Ghost Hounds, gruppo sempre più in rampa di lancio che, per l’occasione, si è esibita di fronte a una platea di “palati raffinati”. A giudicare dai feedback ricevuti, si potrebbe affermare che la loro proposta di rock americano, perfettamente bilanciata tra distorsioni southern e accordi in blues, ha bene attecchito sul pubblico che li ha applauditi con convinzione per tutta la durata del set. Da rivedere in un contesto più intimo dove il feeling con l’audience sarebbe indubbiamente maggiore.

L’attenzione, però, è tutta per loro, per i Rolling Stones, la leggenda vivente, coloro che hanno fatto il patto col Diavolo. Prima di fare il loro ingresso on the stage, lo schermo dietro al palco ha proiettato un video con immagini del compianto batterista venuto a mancare nell’agosto del 2021 all’età di ottant’anni. Il suo vuoto è incolmabile e, nonostante Steve Jordan ce la metta tutta, ricreare quell’amalgama perdurato per cinquant’anni è pressoché impossibile. Nel sound non manca niente, ma nella presenza, nel carisma, nell’attrattività corale si, l’assenza di Charlie Watts è pesante.

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Per il resto, vale quanto detto sopra: perché, noi comuni mortali, dovremmo giudicare loro, gli Dei del rock’n’roll? Questi simpatici nonnetti fanno ancora mangiare la polvere a tutti, e vederli “al lavoro” è un gioia per gli occhi. Forse perché riposato da due concerti annullati a causa del Covid, forse perché carico a mille, forse perché con l’Italia ha sempre avuto un feeling particolare, fatto sta che Mick Jagger ieri sera era un grillo danzante, una scarica adrenalinica di puro rock. Non si è fermato un attimo, ballando e incitando il suo pubblico in delirio per lui, Ronnie e Keith.

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Con sessant’anni di carriera sulle spalle c’è solo l’imbarazzo della scelta su quali brani selezionare per una setlist. L’apertura, affidata, a “Street Fighting Man“, è stata un’esplosione di gioia che ha messo in chiaro le intenzioni del gruppo, quasi a voler dire che no, nessuno di loro è consapevole dell’età anagrafica. Sono ragazzini con l’entusiasmo di sempre. Si vede, si sente, si percepisce. Mancavano a Milano dal 2006 (nel mezzo i concerti di Roma e Lucca) e quindi l’attesa andava bene ripagata. “Tumbling Dice” e “Dead Flowers” sono perle di rara bellezza, mentre “Out of Time“, riportata in auge anche dal successo del film “C’era una volta a Hollywood” di Quentin Tarantino emoziona e colpisce fino in fondo.

Immancabili “Wild Horses” e “You can’t always get what you want” e “Honky Tonk Women“, classici intervallati dalla più recente “Living in a ghost town“, che bene richiama alla mente le strade deserte delle nostre città durante la pandemia. Tutto è una festa, tutto è un grido di complicità emotiva, tutto è dannatamente Rolling Stons fino al midollo. “Start me up“, “Pain it black“, “Sympathy for the devil” spianano la strada al finale maestoso e in crescendo con il trittico “Jumpin’ Jack Flash“, “Gimme Shelter” (pelle d’oca, sul serio) e “Satisfaction“.

Inossidabili, inarrivabili, ineguagliabili. Semplicemente Rolling Stones. Lunga vita!

di Michele Ciaccia

SETLIST

  1. Street Fighting Man
  2. 19th Nervous Breakdown
  3. Tumbling Dice
  4. Out of Time
  5. Dead Flowers
  6. Wild Horses
  7. You Can’t Always Get What You Want
  8. Living in a Ghost Town
  9. Honky Tonk Women
  10. You Got the Silver(Keith on lead vocals)
  11. Connection(Keith on lead vocals)
  12. Miss You
  13. Midnight Rambler
  14. Start Me Up
  15. Paint It Black
  16. Sympathy for the Devil
  17. Jumpin’ Jack Flash
  18. Gimme Shelter
  19. (I Can’t Get No) Satisfaction

Allora Fest: la kermesse non si ferma: “Il caso Haggis è vicenda privata”

“Il festival va avanti. Tutti gli ospiti internazionali sono confermati e sono già giunti in Puglia anche a supporto dei valori che questa manifestazione vuole promuovere. Si tratta di una vicenda privata che riguarda un uomo e non l’organizzazione”.

Con queste parole, Giovanni De Blasio, co-fondatore dell’Allora Fest di Ostuni, assicura che la vicenda di Paul Haggis non avrà ripercussioni sulla kermesse. Il regista premio Oscar, tra gli ospiti più attesi del festival, è ancora ai domiciliari dopo il fermo in Puglia con le accuse di violenza sessuale e lesioni aggravate ai danni di una donna di 30 anni. “Haggis”, ha aggiunto De Blasio, “Haggis non è mai stato condannato, ha delle cause civili. Noi siamo garantisti. Per noi è importante rispettare la persona, la sua famiglia e la magistratura. Siamo molti sereni. Ha creato un momento difficile, è comprensibile.

Ma la notizia è che i personaggi pluripremiati ci sono e danno sostegno, per far sì che la manifestazione vada come avevamo previsto”. Sono già arrivati nella cittadina Oliver Stone, Jeremy Irons, Edward Norton, Marisa Tomei e Alfre Woodard. Alcuni di loro saranno tra i protagonisti delle masterclass e delle conferenze promosse in collaborazione con Roma Film Academy, partner ufficiale e unico per la sezione Educational. Come ha affermato l’amministratore delegato Corrado Camilli: “È uno dei tasselli, non il solo, della strategia di internazionalizzazione e di innovazione abbracciata dalla Scuola negli ultimi anni”. A questo programma sta lavorando da mesi il giornalista aquilano Salvatore Santangelo, presidente dell’accademia capitolina specializzata in discipline dello spettacolo e nel cinema.

Stranger Things 4: ecco il trailer del volume 2

Manca sempre meno al 1° luglio, giorno in cui è previsto l’arrivo delle puntate finali della quarta stagione di Stranger Things. Netflix ha da poco pubblicato su Youtube il il trailer dell’epico finale del volume 2, quello che attraverso gli episodi 8 e 9 (scritti e diretti dai Duffer Brothers) porterà la storia iniziata nel 2016 sempre più vicino al suo finale.

In attesa quindi di scoprire il finale di stagione, Netflix fa sapere di aver già ordinato anche un quinto capitolo, l’atto conclusivo della serie.

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Patrizia Cavalli, «Non chiamatemi poetessa ma poeta»

Patrizia Cavalli, nata a Todi nel 1947, è scomparsa oggi all’età di 75 anni, era una poetessa italiana, amata da tante generazioni. In un’intervista al Corriere della Sera, alla domanda “Perché si fa chiamare «poeta» e non «poetessa»?”, ella rispose: «Perché poetessa fa ridere, dai. Non mi è mai passata per la testa l’idea di farmi chiamare poetessa. Sembra quasi una presa in giro». 

Dal carattere forte ed energico, Patrizia Cavalli è stata una dei “poeti” contemporanei che meglio è riuscita a raccontare la vita della natura, con particolare attenzione non solo a ciò che è vivente, ma anche a ciò che è privo di anima, attraverso delle minuziose rappresentazioni di case, stanze, stanzette, con uno speciale riferimento alla vita degli oggetti, protagonisti noncuranti eppure assidui interlocutori – «Ah smetti sedia di esser così sedia!», scriveva in una raccolta del ’92 –.

Ancora l’abbiamo letta e riconosciuta, nelle sue poesie d’amore in cui – più scientifica che sentimentale – Cavalli ci ha messo ripetutamente di fronte ai misteri del cuore: come e perché ci innamoriamo? «C’è nell’amore volontà di amare»? Quanto aggiungiamo di nostro a un volto amato, a furia di pensarlo? E vale la pena tormentarsi tanto, o è meglio dedicarsi «al fisso amore», ad un «amore stanco», e per ciò stesso «perfetto»?

Ed è qui, collegandola al termine “perfetto” che andremo ad inserire la poesia proposta oggi. Il mio felice niente, tratta dalla raccolta “Vita Meravigliosa” edita da Einaudi nel 2020, è una poesia che racchiude gran parte dei pensieri che tormentano le donne. Molti sono dei giudizi assillanti nell’assurda ricerca di perfezione dettati dalla superbia, dalla competizione perenne che una donna vive dentro se stessa, una voglia di riscatto, di perfezione. La perfezione è un disastro, è apparenza, è la casa pulita, il vestito lindo sopra un corpo sfatto. Proprio per questo la poesia ha il potere di dire ciò che abbiamo bisogno di sentire e quella di Patrizia Cavalli lo dice con franchezza, musicalità e molle ebbrezza, con un sferzata d’energia.

Il mio felice niente tratta da “Vita Meravigliosa”, Einaudi, 2020. 

Se posso perdonare, allora devo

riuscire a perdonare anche me stessa

e smetterla di starmi a giudicare

per come sono o come dovrei essere.

Qui non si tratta di consapevolezza

ma è la superbia che mi tiene stretta

in una stolta morsa che mi danna.

Eccomi infatti qui dannata a chiedermi

che cosa fare per essere perfetta.

Tenersi all’apparenza, forse descrivere

soltanto cose in mutua tenerezza.

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Chiara Ferragni è la superstar di cui Sanremo aveva bisogno: le ragioni del “perché sì”

Sorpresi, ma non troppo. La presenza di Chiara Ferragni alla co-conduzione della 72esima edizione del Festival di Sanremo, svelata ieri sera da Amadeus durante il Tg1, ha dato vita a quell’inevitabile scambio di pareri contrastanti che, da sempre, aleggiano intorno alla figura della nota imprenditrice digitale. Tutto ciò che la riguarda è tanto oggetto di giudizi semplicistici e superficiali, quanto di esaltazioni collettive per le attività che l’hanno portata ad affermarsi nell’imprenditoria internazionale.

La notizia è riverberata con prepotenza sui social network, dove la moglie di Fedez fa la voce grossa da anni, e l’hashtag #ChiaraTakesSanremo è divenuto virale in pochi minuti. Un fenomeno di tendenza e d’immediata reazione che bene abbiamo imparato a conoscere in questi anni e su cui, inutile girarci intorno, il festival della canzone italiana punta in maniera neanche troppo nascosta. Da tempo Sanremo opera per scrollarsi di dosso quella patina di “anzianità” che in molti gli attribuiscono, ma con Amadeus l’inversione di rotta è diventata più netta e marcata.

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Al conduttore va dato il merito di aver proiettato la kermesse nell’era digitale e l’edizione di quest’anno, vinta da Mamhood e Blanco ne è stata la riprova. Tra “papaline” e fantasanremo, tra fenomeni del web e fenomeni di costume, l’appuntamento musicale è stato un successo clamoroso di pubblico e di audience. I brani usciti dalla rassegna sono stati in rotazione radio per mesi (molti lo sono ancora) e la maggior parte degli artisti si è imbarcata in tour che stanno facendo registrare sold out su sold out. Perfino le parolacce, impensabili per i tempi, sono state tollerate e quasi indotte. Segno dei tempi che cambiano.

Lo “svecchiamento” è passato anche attraverso mostri sacri della musica italiana, come Gianni Morandi e Massimo Ranieri, che hanno rappresentato quel ponte virtuale in grado di unire diverse generazioni di italiani, tutte accomunate dalla passione per la kermesse canora. Insomma, ringiovanimento doveva essere e ringiovanimento è stato. Ma per la consacrazione definitiva mancava ancora qualcosa, cioè Chiara Ferragni.

La sua presenza è l’ultimo passaggio che serve a completare l’opera. A chi le contesta una scarsa conoscenza musicale, si potrebbe rispondere che fino a quest’anno non ci è sembrato chi, prima di lei, fosse chiamata a interpretare il ruolo ne avesse molta di più. Anzi, siamo passati dalle “figuranti” alle “modelle“, dalle “soubrette” alle “co-conduttrici“. Per numerose edizioni nessuna di loro ha pronunciato più di due parole, spesso riferite agli artisti da chiamare sul palco, laddove non aveva altra qualità artistica da esibire, per cui la “preparazione musicale” non può essere un parametro attendibile.

Come non lo è la bellezza estetica,(di cui Chiara non è certamente deficitaria), decisamente troppo qualunquista e generico per essere declinato a valore. Chiara Ferragni è un’imprenditrice di successo, amata dai giovani e dai giovanissimi e, soprattutto, è tra le indiscusse regine dei social network. Sono questi gli step per completare la trasformazione di Sanremo in un prodotto moderno, al passo coi tempi e in grado di attecchire definitivamente su quella trasversalità di pubblico cui si riferisce e che mira a conquistare.

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Basta vedere le reazioni alla notizia della sua presenza: un tam tam su Facebook e Instagram che per ore ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica. Una strategia comunicativa precisa e in grado di far compiere al Festival il definitivo salto di qualità, sempre più alla ricerca di quella viralità che quest’anno è stata raggiunta ma che, con la Ferragni, punta a sdoganarsi anche a livello internazionale. E anche qui si potrebbe porre l’attenzione.

Il Festival di Sanremo non può più pensare di restare confinato al pubblico italiano, ma deve ambire a oltrepassare questo muro per affermarsi anche agli occhi di un pubblico straniero che, come avvenuto con i Maneskin, potrebbe decretare il successo di altri artisti tricolori. L’apparato musicale italiano ne gioverebbe in toto, dalle case discografiche alle produzioni, dai management alle agenzie di stampa. L’impatto della Ferragni sull’evento sarà formidabile, e questa è una certezza. Provare a chiedere agli Uffizi di Firenze, che non necessitano di certo di pubblicità, quale è stato il ritorno dall’endorsement della The Blonde Salade. E poi, perché cercare affannosamente le superstar all’estero quando le abbiamo in casa?

Allora Fest: masterclass speciale dopo il caso Haggis

Allora Fest ostuni

L’Allora Fest organizzerà una masterclass speciale alla luce della vicenda riguardante il regista Premio Oscar Paul Haggis. Lo si legge su Adnkronos dall’organizzazione della kermesse cinematografica che, a causa degli eventi, ha dovuto rivedere il programma della manifestazione in programma ad Ostuni fino a domenica 26 giugno. La masterclass farà il punto sulla situazione della donna, e le violenze di genere.

Haggis era stato sottoposto a fermo dalla Polizia di Stato per presunta violenza sessuale aggravata e lesioni personali ai danni di una giovane donna che, secondo le accuse, avrebbe costretto ad abusi sessuali ripetuti. Haggis che si dichiara innocente, è già accusato di molestie sessuali e stupro in Usa.

Entra nel vivo, intanto, la prima edizione del Festival Internazionale di Cinema, Arte e Musica. Un evento nato per far incontrare il mondo del cinema, dell’arte e della musica nella speranza di dare vita a una manifestazione culturale unica e incisiva capace di stabilire un esempio di responsabilità sociale da seguire. Sono già arrivati nella cittadina Oliver Stone, Jeremy Irons, Edward Norton, Marisa Tomei e Alfre Woodard.

L’idea è nata da quanto accaduto nel 1991, quando nell’arco di tre notti a marzo arrivarono a Brindisi su varie imbarcazioni migliaia e migliaia di rifugiati albanesi. I pugliesi aprirono le loro case; i ristoranti e le panetterie di Brindisi lavorarono 24 ore su 24, inondando la città del profumo del pane appena sfornato, per sfamare le persone il più possibile. Una lezione di fratellanza e solidarietà, diventata il tema del festival: Celebrare il meglio di noi.

“Allora Fest renderà omaggio a questo evento eccezionale che trovò il suo apice – e proseguì fino alla fine degli anni ’90 – con l’arrivo nel mese di agosto di una nave di carico arrugginita chiamata Vlora che trasportava 20.000 rifugiati – hanno spiegato le ideatrici Silvia Bizio e Sol Costales Doulto – il fotografo di fama mondiale Oliviero Toscani utilizzò l’immagine storica della Vlora per una rivoluzionaria campagna pubblicitaria. L’uso e l’interpretazione che Toscani fece di quell’immagine diede visibilità globale a uno degli eventi più importanti nella storia delle migrazioni del Mediterraneo, una dimostrazione del potere dell’arte e dell’artista di smuovere le coscienze”.

In linea con la mission del festival, Oliviero Toscani ha deciso di appoggiare l’iniziativa accettando di creare il manifesto visivo della prima edizione dell’Allora Fest. Non più la Vlora, ma la struggente fotografia Mare Nostrum (2014) del fotoreporter Massimo Sestini. Toscani e Sestini hanno sintetizzato in un’immagine la dichiarazione d’intenti: l’Allora Fest non sarà un altro festival, ma una scommessa radicale, una celebrazione del potere dell’arte come un veicolo per sfidare il presente ed elevarci ad essere il meglio di noi stessi. Allora Fest celebrerà registi, artisti e musicisti che mostrano l’umanità nella sua massima espressione. Le questioni sociali e ambientali saranno al centro della selezione, con una particolare attenzione alle anteprime internazionali e italiane che elevano l’animo umano e incoraggiano la diversità, l’inclusione, l’equità e la giustizia ambientale.

Particolarmente ricco il programma delle masterclass in collaborazione con Roma Film Academy.

Letture in viaggio: il ritorno di Pino Cacucci con “L’elbano errante”

Cacucci pino cacucci

Il 31 maggio è uscito l’ultimo romanzo di un mostro sacro della letteratura italiana moderna. Pino Cacucci. Il suo mattone “L’elbano errante”, edito da Mondadori, è un mix di storia, amore, guerra, religione.

Le quasi mille pagine sono in pieno stile cacucciano. Particolari a non finire. Descrizioni dettagliate. Nozioni storiche da far impallidire Barbero. E una conoscenza di alcune materie veramente difficile da trovare altrove. Come nel caso dell’arte della guerra e del duello.

Cacucci sembra aver vissuto quel XVI secolo che racconta. Sembra aver accompagnato veramente Lucero dall’isola d’Elba in giro per l’Italia e oltre i suoi confini arrivando in Spagna, in Ungheria, oltre oceano. Tramite la sua penna fa immergere il lettore negli anni dello scontro di civiltà che ha cambiato radicalmente le idee dell’Europa.

La difesa dei confini, delle tradizioni, della famiglia contro il nemico proveniente da oriente. Quegli arabi che permisero agli europei di avere coscienza di sé in quanto diversi da loro. L’idea di Europa e di europeo nasce proprio nel 1500. Con Machiavelli che batté la strada agli illuministi due secoli più tardi.

Il libro di Pino Cacucci è un libro, almeno inizialmente, di chi cerca vendetta e giustizia. Mettendo a repentaglio la propria vita. Non è più Jules Bonnot, protagonista di “In ogni caso nessun rimorso”, né tantomeno i soldati irlandesi che si arruolarono con i messicani contro gli americani in “Quelli del San Patricio”.

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Qui i protagonisti sono altri tipi di ultimi. Erano persone felici nella loro semplicità. Nel vivere la loro isola, la loro terra e il loro mare. E la vita gli è stata strappata. Non sono andati a cercarsi rogne con rapine o guerre mercenarie. Ma come gli altri protagonisti dei romanzi dello scrittore piemontese anche loro sono vittime di soprusi. Di violenze da chi è più in alto nella scala gerarchica della vita.

I cattivi sono i giannizzeri, i pascià, le matrone dell’harem. Non sono industriali avidi o ufficiali che fanno del nonnismo la propria ragione di vita.

Cacucci porta il lettore a scoprire l’Italia e il mondo arabo del ‘500. Con una dovizia di particolari tipica del suo stile letterario. Un passaggio continuo alle vite parallele dei due protagonisti che si sono visti strappare l’uno dall’altra.

Quasi mille pagine per un romanzo da leggere tutto d’un fiato. Abbandonandosi alla storia. Perché come sempre l’autore parte dalla verità, dalla realtà, dai fatti veramente accaduti. Romanzando il tutto. Ma con una capacità che i dialoghi e le relazioni sembrano essere veritieri.

Un viaggio da affrontare in compagnia di “un soldato di ventura e del suo giovane amico Miguel de Cervantes”. Perché Lucero, alla ricerca della sorella, incontrerà proprio il poco più che ventenne futuro scrittore di “Don Chisciotte”.

Consci del fatto che “il sole si muterà in tenebra, e la luna in sangue”. Il Rinascimento è anche questo. La cavalleria non è morta tra queste pagine.

Tutto pronto l’IndieRocket Festival: 3 giorni di sonorità provenienti da tutto il mondo

Riconosciuto come uno tra i più longevi e autorevoli festival italiani di ricerca musicale, IndieRocket si prepara a tornare in pista per la sua XIX edizione. L’evento dedicato alla musica indipendente internazionale è in programma dal 24 al 26 giugno nello scenario naturale del Parco Di Cocco di Pescara. Da diciannove anni IndieRocket è un’oasi di cultura che spalanca gli orizzonti e stimola la curiosità creativa.

Una tre giorni all’insegna dell’incontro e della contaminazione tra suoni e linguaggi differenti, con il minimo comune denominatore della ricerca, della visione applicata alla matrice sonora adottata, sia che si parli di elettronica che di rock sperimentale. Oltre venti ore di musica dal vivo articolata su due palchi, con artisti provenienti da tutto il mondo, e una lineup ricca di anteprime ed esclusive per il territorio italiano.

Tra i protagonisti Shigeto, il batterista/producer americano, tra le punte di diamante della label Ghostly International, diventato alfiere di un suono che sta a cavallo di diversi mondi contemporaneamente, tra l’hip-hop strumentale, le sfumature IDM, i beat house e le melodie del jazz. Con lui anche Tammy Lakkis, cantante, compositrice e DJ, una delle artiste più interessanti dell’underground americano. I due si esibiranno singolarmente con i rispettivi live-set, e insieme in un dj-set b2b che attraverserà diversi colori dello spettro dance.

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Dal Mali arrivano i Tamikrest, band che vive nel mezzo di uno dei deserti più remoti del mondo. La loro musica è un tributo all’identità tuareg, con l’obiettivo di far conoscere la poesia e la cultura Tamasheq a platee e palcoscenici internazionali. Al debutto in Italia sono Ghetto Kumbé, il trio di musicisti colombiani che combina il ricco patrimonio musicale della loro madrepatria con suoni di derivazione afro-house e bass, dando vita ad un rituale sonoro catartico, dalla forte impronta percussiva. Dalla capitale della Repubblica Democratica del Congo, Kinshasa, arrivano invece Fulu Miziki, collettivo multidisciplinare di artisti che si definiscono Eco-Friendly-Afro-Futuristic-Punk-Assemble: un’orchestra che realizza i propri strumenti così come i propri costumi di scena assemblando materiale di scarto, e il cui suono supporta un messaggio panafricano di liberazione artistica e di pace.

King Khan & The Shrines sono un progetto più unico che raro, che ha incrociato la sua strada con quella di artisti come Black Lips e Alejandro Jodorowsky, per un live show che, rimbalzando tra soul, garage e psichedelia, si preannuncia come uno dei più energici di tutto il festival. Dal cuore dell’Europa, Vienna, provengono invece Elektro Guzzi, la live techno band che attraverso un interplay di matrice jazz, supera i confini tra analogico e digitale, con un suono affilato e solidissimo.

Una collaborazione inedita e di assoluta rilevanza è quella con la label ugandese Nyege Nyege Tapes, che porterà a Pescara due progetti cresciuti ed esplosi in seno al proprio collettivo: MC Yallah & Debmaster e Catu Diosis, artisti capaci di fondere la tradizione bass con quella della musica tradizionale dell’Africa Orientale. Francesi di nascita e con lo sguardo puntato su rotte e suoni provenienti dal Mediterraneo, sono i Crimi, progetto in cui il frontman Julien Lasuisse, utilizzando il dialetto siciliano imparato dai nonni, dà vita ad un groove della diaspora, che si muove tra raï algerino e funk di New Orleans, afrobeat e ballate popolari. San Diego, USA, segna invece il passaporto dei Crocodiles, duo storico della scena garage-indie americana, pronto a tornare sulle scene con un nuovo lavoro, che presenterà sul palco di Pescara.

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Torna sul palco del festival con un nuovo live-set, figlio dell’ultimo acclamato album “Meridies”, anche il produttore italiano Go Dugong. Una performance la sua, in cui i ritmi tradizionali della sua terra d’origine, la Puglia, vengono immersi in un magma psichedelico, tra elettronica e sperimentazione. E ancora, Eva Geist, songwriter e producer italiana, già metà del duo Il Quadro Di Troisi con Donato Dozzy, il cui live set solista, in scaletta ad IndieRocket, si muove tra ricerca elettronica e forma canzone, e Bait & Borghi, progetto che vede protagonisti Claudio Fagnani (già Gommage) e Pepi, un esperimento che fonde il loro rispettivo background trance con suoni geologici e culture tribali. A completare il quadro anche Indianizer, la band torinese il cui suono è un mix di psichedelia, musica ambient, atmosfere free jazz, world music e suoni elettrici, e Hey Scenario con special guest Claudio Filippini, per un live-set tra space disco anfetaminica, dance rituale e rock psichedelico. A completare la lineup anche l’agit-pop del duo Anticorpi e il dj-set di Dannata Balera.

“Dalle difficoltà vogliamo riemergere sulle note di un gioco dettato dalle stelle – sottolinea l’Associazione Indierocket, organizzatrice del festival – ed è per questo che l’ambientazione grafica dell’IRF 2022 richiama l’avatar zuccheroso di un planetario immaginario. Un universo virtuale che sembra creato in computer grafica, ma in realtà nasce da elementi tutti materici: biglie di vetro a simulare pianeti, zucchero filato che si trasforma in chiome d’albero, e così via in un infinito gioco di metamorfosi creative. Per tracciare in questo cosmo cupo una Via Lattea coloratissima fatta di piccoli passi di danza che ci riportino alla luce”.

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Una tre giorni “fluida”, dove accanto alla musica dal vivo trovano spazio anche workshop, presentazioni, performance, mostre, il tutto all’interno dell’oasi verde del Parco Di Cocco, dove le nuove sonorità dal mondo si incontrano e incontrano il rispetto per l’ambiente e la socialità.

Lo stop forzato degli ultimi anni ha imposto l’introduzione di un biglietto, seppur popolare, per il venerdì e il sabato (apertura porte ore 17:00), la domenica l’ingresso è gratuito. IndieRocket Festival è organizzato da Indierocket APS con il patrocinio del Comune di Pescara, con il contributo di Fondazione Pescarabruzzo, il supporto di Movimentazioni APS, Arci ed una fitta rete di sponsor pubblici, privati e media partner.

Gemitaiz, prosegue l’Eclissi Summer Tour

Gemitaiz eclissi

Gemitaiz è tornato. La folla riunita sotto il palco del Rock In Roma, sabato 18 giugno durante la prima data dell’“Eclissi Summer Tour 2022”, è letteralmente impazzita quando il cantante è salito sul palco, dopo quasi tre anni, portando per la prima volta dal vivo i brani del nuovo album “Eclissi” e del mixtape “QVC – Quello che vi consiglio VOL. 9”. 

Durante il corso della serata sono saliti sul palco anche gli amici e colleghi MadMan, Emis Killa e Carl Brave per celebrare insieme al rapper il suo grande ritorno.

A questo si aggiunge oggi un altro grande traguardo: a poche settimane dall’uscita, “Eclissi” (https://island.lnk.to/eclissi; Tanta Roba Label/Island/Universal Music) è disco d’Oro (dati diffusi da FIMI/GfK Italia), dopo aver debuttato alla #1 delle classifiche FIMI Top Album e aver conquistato poco dopo anche la prima posizione della Top Vinili. Un successo preannunciato già nelle prime 24 ore dall’uscita, che ha visto tutte le tracce dell’album nella Chart Top 50 Italia di Spotify.

Eclissi” è un lavoro che l’artista valuta come uno dei suoi più completi a livello di sound. “I due anni di pandemia hanno senza dubbio influenzato la mia scrittura, ma non diminuito – commenta Gemitaiz – L’eclissi di sole è un evento raro quanto speciale. Può risultare triste o intimo ma mai banale. Il disco verte molto sul fascino della solitudine.


Questa la tracklist completa diECLISSI e le collaborazioni al suo interno: 

  1.  Adesso (prod. Ombra, Polezsky)
  2.  Ciao baby (prod. Mixer T, Stabber)
  3.  Eclissi feat. Neffa (prod. PK)
  4.  Jorge Lorenzo feat. A$AP Ferg (prod. Frenetik & Orang3, Mixer T)
  5.  Top feat. MadMan (prod. PK, Mixer T)
  6.  Pornstar feat. Sfera Ebbasta (prod. Mixer T)
  7.  Rollin’ pt. 2 (prod. Ombra)
  8.  Silenzio (prod. MACE)
  9.  Pochette feat. Noyz Narcos (prod. Sine)
  10.  K.O. feat. Coez & Marracash (prod. Gemitaiz)
  11.  Quando sto con te (prod. Frenetik & Orang3)
  12.  Ogni volta feat. Venerus (prod. Ombra)
  13.  Qua con me (prod. Ombra, Grindalf) 

Durante i concerti il rapper è accompagnato dall’ormai storico amico e producer Mixer T. 

Di seguito gli appuntamenti annunciati dell’“Eclissi Summer Tour 2022”, organizzato da Magellano Concerti insieme a Tanta Roba Label:

28 GIUGNO – PADOVA – SHERWOOD FESTIVAL 

30 GIUGNO – PORDENONE – PORDENONE LIVE 2022 (PARCO SAN VALENTINO)

5 LUGLIO – LEGNANO (MI) – RUGBYSOUND

6 LUGLIO – COLLEGNO (TO) – FLOWERS FESTIVAL

9 LUGLIO – SENIGALLIA (AN) – MAMAMIA FESTIVAL

16 LUGLIO – BRESCIA – ARENA CAMPOMARTE

22 LUGLIO – CATANIA – CATANIA SUMMER FEST (VILLA BELLINI)

17 AGOSTO – GALLIPOLI (LE) – SOTTOSOPRA FEST (PARCO GONDAR)

27 AGOSTO – PRATO – PRATO È SPETTACOLO

Casanova Opera Pop: il musical di Red Canzian arriva a Roma – L’intervista

Dopo la serie di date in anteprima in sole sei città, con cui ha riaperto la stagione teatrale all’inizio di quest’anno, Casanova Opera Pop di Red Canzian torna da dicembre 2022 con un tour di oltre 60 repliche, che lo porterà per la prima volta a Roma, nella nuova stagione del Teatro Brancaccio, dove andrà in scena dal 10 al 22 gennaio 2023.

Uno straordinario kolossal musical-teatrale concepito, composto e prodotto di Red Canzian: Casanova Opera Pop è uno spettacolo maestoso che già nel corso del breve tour di anteprima ha conquistato il cuore di oltre 30 000 spettatori. Tratto dal best-seller di Matteo Strukul “Giacomo Casanova – la sonata dei cuori infranti”, romanzo di ambientazione storica tradotto in oltre 10 lingue, è il primo spettacolo inedito di teatro musicale andato in scena dopo la riapertura dei teatri a capienza piena, una nuova opera che Red Canzian ha creato nei due lunghissimi anni trascorsi lontano dal palco.

Firenze Rocks: Metallica devastanti – live report 19/06/2022

Devastanti. Non c’è altro modo per definire i Metallica dal vivo. Sono poche le band capaci di dare vita ogni sera a concerti memorabili, ma sono pochissimi, invece, i frontman in grado di fare ciò che fa James Hetfield quando imbraccia la chitarra e sale sul palco. Per il nativo di Downey, California, l’età anagrafica registra cinquantotto primavere ma, a giudicare dall’entusiasmo che ci mette, e da come riesce a trasmetterlo a chi gli è di fronte, non gliene daremmo più di diciotto.

Chi, prima di ieri sera al Firenze Rocks, ha preso parte a un concerto dei Four Horsemen, sa perfettamente a cosa ci riferiamo: i Metallica dal vivo sono una macchina da guerra perfetta e senza rivali, oliata da decenni di show in giro per il mondo e dalla consapevolezza di essere i numeri uno del genere, ma Hetfield merita ugualmente un discorso a parte. Magnetico, carismatico, straripante, impossibile definirlo altrimenti nella sua muta “all black” con la canotta smanicata a richiamare i look di fine anni ’80 quando sfoggiava baffi verticali e capelli lunghi sulle spalle.

Abbandonato lo smanicato di jeans con le toppe delle band preferite cucite su di esso, tipico dei tour con i Big 4 della passata decade, sembrerebbe essersi lasciato alle spalle anche gli atavici problemi collegati alla sua dipendenze dall’alcool che l’hanno costretto a entrare in rehab per l’ennesima volta. Conoscerne la fragilità lo ha reso tanto vulnerabile agli occhi dell’opinione pubblica quanto, se vogliamo, ancora più vicino a essa. In quarant’anni di attività la sua fan base non lo ha mai abbandonato e questo, Hetflied, lo sa bene. E dunque, come ripagare tanto affetto se non dando vita a concerti sensazionali?

Ieri, in occasione della quarta e ultima giornata del Firenze Rocks, ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. L’unica data italiana è coincisa con un festival che quest’anno ha compiuto il definitivo salto di qualità dopo due anni di stop forzato a causa della pandemia. La rassegna, dopo aver svelato headliner del calibro di Green Day, Muse, Red Hot Chili Peppers e Metallica è entrata di diritto nell’olimpo dei grandi festival europei, potendo contare anche sull’appeal e sul fascino di una città unica al mondo. Come in ogni aspetto della vita, tutto è migliorabile e tutto è perfettibile, organizzazione dell’evento compresa.

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A leggere i tantissimi commenti che sui social network si alternano, e avendolo potuto riscontrare in prima persona, possiamo anche soprassedere sulle lunghe file per entrare (d’altronde fare affluire una media di sessantamila persone non è mai facile), ma non si può non esprimere quel minimo e giustificato dissenso per il costo delle birre (otto euro) o dell’acqua (tre euro), quando ci sono trentacinque gradi all’ombra fissi e la stanchezza di una giornata sotto al solo per assistere al concerto della band preferita. Insomma, siamo così sicuri che alzare vertiginosamente il prezzo dei prodotti equivalga a un maggiore incasso rispetto, invece, a renderli più popolari (anche un paio di euro in meno, si fa per dire) per favorirne l’acquisto da parte di tutti?

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Meno male che c’è la musica, insomma. Il lungo pomeriggio alla Visarno Arena è stato inaugurato da Jerry Cantrell, storico chitarrista e cofondatore dei mai troppo amati Alice In Chains, in tour per presentare il suo disco solista “Brighten”, pubblicato lo scorso ottobre. Anche per lui il tempo sembra essersi fermato, non avendo perduto un minimo di quella classe che lo ha contraddistinto negli anni d’oro della sua carriera. E’ stata poi la volta dei Greta Van Fleet che, con soli tre album all’attivo, viene considerata tra le band di maggior prospettiva della scena hard rock internazionale. Il loro sound dalle tinte seventies da anni fa proseliti e non stupisce che siano arrivati a questo livello. Mantenendo questi standard e sfornando ancora un paio di dischi di rilievo, possono davvero ambire a prendersi il futuro.

Ma l’attesa è tutto per loro, i quattro cavalieri dell’Apocalisse, i Metallica. Come da tradizione, l’intro del concerto è affidata alle note di Ennio Morricone e della sua famigerata “The ecstasy of gold“, ma una volta che gli altoparlanti passano l’ultima nota è il riff di “Whiplash” a scatenare il pubblico sotto al palco, sia dentro allo Snake Pit che fuori di esso. Seguono “Creeping Death” e “Enter Sandman“, per un trittico micidiale, impattante come solo un pugno in pieno viso può esserlo. No, non c’è spazio per rifiatare e calmarsi, non questa sera, non questa adrenalina nel corpo.

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Harvest of Sorrow“, “Trapped under ice” e “No leaf clover” vanno dritte come un treno e svelano una band in forma smagliante. Lars Ulrich dietro le pelli è in stato di grazia, mentre Rob Trujillo e Kirk Hammet non ne sbagliano una. Hetfeild, come detto, è un direttore d’orchesra che detta i tempi dello show ma gli altri tre non sono di certo comprimari o comparse da relegare in secondo piano. Sono i Metallica, signori, e quando parte l’attacco di “Sad but true” trema l’intera Toscana. E’ uno spettacolo.

Nothing else matters” l’avremo anche sentita un miliardo di volte, ma ci emoziona sempre con al primo ascolto. Per “Fade to black” vale lo stesso, anzi, per il sottoscritto forse anche di più, essendo che considera questo pezzo come uno tra i migliori tre dell’intera discografica dei quattro di ‘Frisco. “Seek & Destroy” ci riporta al 1983 quando eravamo giovani e incazzati come mai e, dopo una breve pausa, i bis svelano ancora qualche asso: “Damage, Inc.“, “One” (pelle d’oca, ogni volta, come sempre) e “Master of Puppets” a chiudere. Cosa possiamo dire dei Metallica che non sia stato già detto? Probabilmente niente, ma una cosa vale la pena ribadirla: dal vivo, probabilmente, non hanno rivali.

Foto copertina presa dal profilo Facebook del Firenze Rocks

Setlist

1. Whiplash
2. Creeping Death
3. Enter Sandman
4. Harvester of Sorrow
5. Trapped Under Ice
6. No Leaf Clover
7. Sad but True
8. Dirty Window
9. Nothing Else Matters
10. For Whom the Bell Tolls
11. Moth Into Flame
12. Fade to Black
13. Seek & Destroy

14. Damage, Inc.
15. One
16. Master of Puppets

Fermato a Ostuni il regista premio Oscar Paul Haggis

By gdcgraphics, CC BY 2.0,

Il regista canadese premio Oscar il regista Paul Haggis è stato sottoposto a fermo oggi a Ostuni, nella provincia di Brindisi, con l’accusa di violenza sessuale e lesioni personali aggravate.

Secondo quanto comunicato dalla Procura di Brindisi in una nota, il regista avrebbe costretto una giovane donna straniera a subire rapporti sessuali per due giorni a Ostuni dove partecipa alla kermesse “Allora Fest”. 

“Fate accertamenti il prima possibile, sono totalmente innocente“, ha detto Haggis attraverso il suo avvocato Michele Laforgia.

Secondo quanto riferito dagli inquirenti, la donna è stata poi accompagnata dal regista all’aeroporto Papola Casale di Brindisi e lasciata lì alle prime luci dell’alba, nonostante le sue precarie condizioni fisiche e psicologiche.

In aeroporto la presunta vittima delle violenze è stata assistita dal personale di Aeroporti di Puglia e della polizia di frontiera che, dopo averle prestato le prime cure, l’ha accompagnata negli uffici della squadra mobile.

Foto: gdcgraphics, CC BY 2.0

“Enneatipi cinematografici”: scopri chi sei e non avere paura di esserlo. La recensione

In questo nuovo libro, edito da Edizioni Il Papavero, la psicologa Raffaella Foggia ha voluto unire due discipline distanti tra loro ma allo stesso tempo complementari, il cinema e la teoria dell’Enneagramma.

“Il cinema ci permette non solo di evadere momentaneamente dalla realtà e viaggiare con la fantasia, ma anche di riflettere su temi sociai ed etici. Cosa accade , però, dentro di noi, quando guardiamo un film?”

E’ successo a tutti di immedesimarsi in un personaggio della finzione cinematografica, riconoscendo in esso i nostri sogni e le nostre paure, e perché no, di usare le sue debolezze per elaborare le nostre e in un certo senso accettarle, riconoscendo di essere umani ed in quanto tali imperfetti.

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Questa è la premessa da cui parte l’autrice che, attraverso l’enneagramma, analizza le diverse tipologie di personalità, nove per l’esattezza, e per aiutarci a comprenderle meglio usa i protagonisti del cinema come esempio reale, specificando quali sono le caratteristiche che li identificano in un enneatipo. Lo scopo di questa narrazione è aiutare il lettore a conoscersi meglio, attraverso un viaggio introspettivo, che lo porterà a collocarsi in un determinato enneatipo e quindi a scoprire i tratti distintivi della personalità che possono creare degli schemi problematici, in cui si viene intrappolati e che tendono a ripetersi nonostante le difficoltà che comportano.

Cos’è un Enneagramma?

Enneagramma è una parola greca che rappresenta un simbolo geometrico uitlizzato in ambito geometrico e psicologico. Viene associato alla psicologia a partire dagli anni 60’, decade in cui viene sviluppata la Teoria dell’Enneagramma della Personalità, che da quel momento viene usata come mappa della personalità.

“L’essenza è la verità nell’uomo, la personalità è la menzogna”.

La teoria dell’Enneagramma afferma che la personalità si sviluppa fin dalla prima infanzia come strategia per gestire il rapporto con il mondo esterno. Quello che forma la personalità è quindi la risposta dell’individuo alle interazioni che ha con l’ambiente circostante e la capacità di adattamento che dimostra di acquisire crescendo. Queste nove percezioni sono diverse una dall’altra e rappresentano delle visioni distorte ed incomplete  del mondo, che l’individuo usa per interpretare gli eventi, portandolo così ad assumere un ruolo che gli permette di avere un posto nel suo ambiente, anche se questo non corrisponde alla sua reale essenza.

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In ogni capitolo viene descritta per prima cosa quali sono le passioni e le fissazioni del Tipo analizzato, per poi passare alle dinamiche famigliari che influiscono nello sviluppo di un enneatipo piuttosto che un altro. Una volta arrivati alla parte cinematografica, vengono spiegati i generi in cui troviamo il Tipo, i ruoli che questo può assumere all’interno del film ed infine gli esempi di personaggi, uno maschile ed uno femminile.

Prendiamo ad esempio il Tipo 6, è mosso dalla Passione della Paura, intesa come la paralisi causata  dal timore di un pericolo immaginario, l’elemento chiave dello sviluppo del Tipo sei deriva dall’aver cercato, fin dalle prime fasi della sua vita, una figura di autorità che gli potesse dare sicurezza, ma la sua percezione è stata, invece, quella di qualcuno che non si è mostrato degno di stima. Uno dei generi associati è il thriller, ma uno dei personaggi è invece Ugo Fantozzi, questo perché il Tipo sei incarna l’uomo comune,che si trova ad afforntare situazioni più grandi di lui, deve trovare il coraggio di fronteggiale e e superarle contando solo sulla sua forza d’animo.

La lettura di questo testo è importante, sia per quanto riguarda l’ambito psicologico, che quello cinematografico. Aiuta il lettore in un percorso di consapevolezza del sé e ci svela alcuni trucchi del cinema, specialmente quanto ogni storia sia semplicemente la rivisitazione di poche trame basilari, che vengono poi rielaborate in modo da portare i personaggi verso strade diverse ma che conducono sempre allo stesso finale.

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Phill Reynolds e il suo viaggio introspettivo on the road. Scopiamo il nuovo album “A Ride”

A Ride è il nuovo concept album del singer-songwriter e one man band Phill Reynolds, in uscita in CD, vinile e digitale oggi 17 giugno 2022 per Bronson Recordings. Un album che è un viaggio on the road, un mistero avvincente, una storia oscura di redenzione come nella migliore tradizione alt-country americana.

Come tutti i migliori concept album, A Ride scaraventa l’ascoltatore al suo interno. Cioè dentro un trip su strada, una storia immaginaria che riguarda gli ultimi tre giorni di vita di un fuggiasco statunitense, un uomo travagliato il cui passato si ripresenta a perseguitarlo. In precedenza, l’uomo era stato incarcerato per un crimine di cui poteva essere o non essere colpevole, ma non scopriremo mai la sua vera identità, quale fosse il crimine in questione o dove stia andando.

Viaggeremo però con lui attraverso una successione di canzoni intimiste, collocate in sequenza cronologica. Ci sono epifanie e sequenze oniriche, serate trascorse al bar da ubriachi persi, chiacchiere intraprese con Gesù e Lucifero. Mentre il narratore combatte con la sua metà oscura, siamo noi stessi a soppesare e rendere “carne” le sue vicende. Le cose, ad ogni modo, potrebbero non essere sempre come sembrano.

This Isn’t Me, il primo degli undici brani che compongono A Ride e il primo singolo da esso estratto, racconta la fuga con voce vissuta, temprata dal sale dell’esperienza, e con una melodia scandita da un fingerpicking incalzante che diventa corsa forsennata. “Questo” è senz’altro Phill Reynolds, finalmente di ritorno. 

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Il secondo singolo The Fault Is Mine è invece il momento di rinascita del protagonista di questa storia: Phill Reynolds offre una inquietante ed evocativa confessione, in grado di conquistare gli appassionati di artisti come Damien Jurado, Strand Of Oaks o del Bon Iver di For Emma, Forever Ago. Successivamente, il brano si apre e lascia entrare una luce eterea in un crescendo epico, guidato dall’armonica e scandito da un ritmo di cassa su cui la voce si eleva in un vigoroso auto da fé.

A seguire A Sudden Nowhere del 2021, anno della partecipazione a X Factor, A Ride è il quarto album da solista di Phill Reynolds, alter ego del musicista veneto Silva Martino Cantele, originario e orbitante nella provincia di Vicenza. Fulminato in tenera età dai Beach Boys, durante gli anni 90 appassionato soprattutto di punk californiano, Cantele si è fatto le ossa alla guida di vari gruppi post-hardcore e milita tuttora sia negli emo-punk Hearts Apart sia nei power pop Miss Chain & The Broken Heels. Nell’ultimo decennio il suo amore per la musica folk ha preso definitivamente il sopravvento, espresso a firma Phill Reynolds, uno pseudonimo da uomo comune, da uomo della strada per l’appunto, che rende in realtà omaggio ai songwriter folk di protesta Phil Ochs e Malvina Reynolds.

Le origini di A Ride risalgono addirittura al 2015. Nel corso di un tour negli Stati Uniti, Phill Reynolds ha osservato la mutazione dei paesaggi davanti ai suoi occhi, assorbendo al contempo i racconti delle persone incontrate tappa dopo tappa. Tutto questo è confluito nel nuovo album, il più ambizioso e compiuto a oggi, che ha registrato in analogico al TUP Studio di Brescia. 

Phill Reynolds ha suonato per conto proprio quasi tutti gli strumenti e si è occupato della produzione assieme al collaboratore di lunga data Bruno Barcella. I pochi contributi esterni sono comunque sia di assoluto rilievo: Stefano Pilia alla chitarra nel blues di Dive Bar Oblivion, IOSONOUNCANE a cori, sintetizzatore, basso e field recordings sulla fantasmatica World On Fire e la band C+C=Maxigross a dare supporto con basso, batteria e cori per la desertica galoppata rock di In The Dark.

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L’enigma dietro ad A Ride potrebbe risiedere nella sua quinta canzone in scaletta, A Clockwork Dream, con un placido eppure corposo e sostenuto arrangiamento in stile Neil Young & Crazy Horse. “È qui che scopriamo che, a causa probabilmente di un processo in tribunale, il protagonista ha perso qualcuno che era molto importante per lui”, spiega Phill Reynolds. Gli altri episodi sono più spogli e riflessivi, sostenuti da banjo, Fender Rhodes, armonica e chitarra slide

The Call Of The Dark ribadisce invece la destrezza del padrone di casa alle sei corde, coadiuvate da una voce da crooner che porta con sé la profondità e la forza degli oltre cento concerti all’anno macinati di media prima della pandemia. Spostandosi su altre coordinate, il brano strumentale A Glow Beneath The Abyss è uno stratificato soundscape dark, quasi uno schermo cinematografico sul quale proiettare i pensieri.

In A Ride c’è cupezza, ma c’è anche la fiamma della speranza. “Ogni fine è un nuovo inizio”, afferma Phill Reynolds, e non a caso la prima frase pronunciata nell’iniziale This Isn’t Me è la medesima che chiude l’ultima ed estesa traccia in programma, It Rains. “Uno dei temi principali dell’album è che la vita può essere una sorta di trappola se non riconosci i tuoi demoni e cerchi di affrontarli”.

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Pearl Jam, quel flusso costante che dal Pinkpop Festival attraversa l’Europa

Even Flow, quel “flusso costante” che riparte dal Pinkpop Festival nei Paesi Bassi per attraversare un po’ tutta l’Europa. Dopo il segmento di tour americano, chiuso in anticipo a causa delle puntuali (quanto di dubbia utilità) restrizioni anti-covid – che continuano a fermare musicisti asintomatici in giro per il mondo – i Pearl Jam si rimettono in strada per questo nuovo tour continentale che sabato prossimo raggiungerà anche Imola, per un concerto all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari.

Numeri ufficiali sul numero di tagliandi venduti ancora non ce ne sono, ma dalle parti dell’Autodromo si aspettano circa 55mila presenze. I biglietti per il concerto sono ancora in vendita, ma restano disponibili solo i posti più lontani dal palco. Gli ambiti pit gold, quelli appunto più vicini alla maxi-piattaforma in fondo al paddock, risultano esauriti ormai da tempo. A meno di non incappare, magari online, in qualcuno che dopo aver comprato in epoca pre-pandemia uno dei preziosi tagliandi nelle prime file ora per vari motivi (dall’amico che si sposa alla positività al Covid) cerca di rivenderlo a prezzo di costo. Vasco Rossi, lo scorso 28 maggio ha radunato 86mila persone.

Intantoieri, buona la prima con una scaletta che ha lasciato spazio a diversi pezzi i divenuti ormai colonne portanti delle scalette nel corso degli anni. Palriamo di Why Go, Low Light, Wisklist Lukin, Small Town, Corduroy – una delle più suonate dal vivo. Ma anche Given to Fly, Daughter, Jeremy, Porch. Sul finale anche la cover di Confortably Numb, il cui assolo mette alla prova ogni volta Mike McCready e Alive. Spazio anche ai brani dell’ultimo album, Gigaton, tra cui Dance of the Clairvoyants, Superblood Wolfmoon, Quick Escape.

Il parterre del Pinkpop è anche luogo di ricordi di set memorabili per Eddie Vedder e compagni. Chi non ricorda i mitici stage diving di 30 anni fa? Anche allora la prima in scaletta era Even Flow (e la seconda Why Go).

Queste le date del tour europeo

18/06 Landgraaf, Olanda – Pinkpop Festival
21/06 Berlino, Germania – Waldbuhne
23/06/ Zurigo, Svizzera – Hallenstadion
25/06 Imola, Italia – Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari
28/06 Francoforte, Germania – Festhalle
30/06 Werchter, Belgio – Rock Werchter Festival
03/07 Stoccolma, Svezia – Lollapalooza
05/07 Copenhagen, Danimarca – Royal Arena
08/07 Londra, UK – Hyde Park, BST Festival
09/07 Londra, UK – Hyde Park, BST Festival
12/07 Budapest, Ungheria – Budapest Arena
14/07 Cracovia, Polonia – Tauron Arena
17/07 Parigi, Francia – Lollapalooza
20/07/2022 Vienna, Austria – Wiener Stadthalle
22/07/2022 Praga, Repubblica Ceca – O2 Arena
24/07 Amsterdam, Olanda – Ziggo Dome
25/07 Amsterdam, Olanda – Ziggo Dome

Paolo Rossi, in arrivo al cinema il documentario

Paolo Rossi documentario

In concomitanza con il quarantesimo anniversario della vittoria della Nazionale Azzurra ai Mondiali di Spagna del 1982, arriva nei cinema, a partire dal 5 luglio, una inedita versione per la sala del documentario “Paolo Rossi – L’Uomo. Il Campione. La Leggenda”.

Il ritratto intimo e toccante di uno dei più grandi ed amati calciatori di tutti i tempi il cui nome si è legato indissolubilmente allo storico mondiale di Spagna dell´82: tre prodigiosi gol contro i fenomeni del Brasile, due alla Polonia in semifinale e uno in finale con la Germania trascinarono l’Italia ad una vittoria in grado di travalicare i confini dello sport per farsi occasione di rinascita per un paese che usciva da una fase storica assai difficile e complessa. Come racconta lo stesso Rossi nel film “La Nazionale fu la metafora di un’Italia che crede, che lotta che spera”.

Amato per il suo talento e il suo fascino, per il fair play e per il suo stile unico, Rossi è uno dei giocatori simbolo di quella generazione di campioni che hanno segnato l’età d’oro del calcio. La sua preziosa testimonianza diretta, i filmati d’epoca e gli inediti contributi di compagni di squadra e giocatori indimenticabili come Falcao, Platini, Maradona, Zico, Rummenigge e Baggio, ci restituiscono un affettuoso ed emozionante ritratto di Pablito, che ha saputo dimostrare, con i suoi trionfi e le sue cadute, quali incredibili traguardi si possano raggiungere con una straordinaria volontà e la determinazione a non arrendersi mai.

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Non solo un film su Paolo Rossi, la sua vita e le sue gesta sportive, ma soprattutto l’unico ed irripetibile lavoro cui Paolo ha partecipato attivamente alla realizzazione sin dalle prime fasi della sua impostazione. Un film che quindi, oltre a raccontarci tutto su Pablito ci regala anche un ritratto senza eguali di quella bellissima persona che è stata il Signor Paolo Rossi.

Il film è impreziosito dal brano inedito dedicato a Rossi: “Mio Fratello è un campione”, scritto da Mario Lavezzi, uno dei più importanti autori della musica leggera italiana, con Lorenzo Vizzini e Luca Durgoni.

“Paolo Rossi – L’Uomo. Il Campione. La Leggenda” getta una luce importante e rivelatrice sulla vita del grande goleador Paolo Rossi. La sua testimonianza diretta, i filmati d’epoca e i contributi di alcuni campioni che hanno segnato la storia del calcio, ci restituiscono un racconto emozionante sulla vicenda calcistica e umana di Pablito; la sua smisurata passione per il calcio sin da piccolissimo, la sua enorme forza di volontà che gli permise di fare una carriera da stella di prima grandezza nel firmamento calcistico, nonostante un fisico che sin da giovanissimo non lo aveva sostenuto adeguatamente. Quella stessa volontà che negli ultimi anni, prima della sua prematura scomparsa nel dicembre 2020, lo ha portato ad abbracciare l’impegno sociale al fianco dei ragazzi romeni abbandonati dalle famiglie, che vengono assistiti dalla Fondazione Parada a Bucarest.

Sarà diretto da Michela Scolari e Gianluca Fellini, prodotto FilmIn’Tuscany e 44 Production ed è distribuito da FilmIn’ Tuscany, 44 Production, Phoenix Worldwide Entertainment.

“Fame di pane”, il primo spettacolo della rassegna “Storie in circolo”

Fame di pane teatro stabile d'abruzzo

Tutto pronto per la partenza di “Storie in circolo” la rassegna di spettacoli di Teatro Ragazzi e laboratori organizzata da Il Volo del Coleottero in collaborazione con il Teatro Stabile d’Abruzzo.
Dalle ore 18.00 all’interno dei bellissimi spazi verdi del Circolo Tennis di Avezzano in Via Paolini 2, andrà in scena “Fame di pane”, uno spettacolo prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo e Il Volo del Coleottero, scritto e interpretato da Francesco Sportelli e Alessia Tabacco, con le musiche e le canzoni originali di Francesco Sportelli, la scenografia di Marco De Foglio, regia di Mario Fracassi.

Tino e Rosetta due panettieri buffi e strampalati, conducono gli spettatori in un percorso di storie e leggende sul pane. Acqua, sale, farina e lievito quattro elementi naturali e fondamentali per costruire un alimento antico e genuino, portatore di simboli e significati che appartengono a tutte le culture: il pane. Come è nato il primo pane? Con quanti semi diversi si può fare il pane? Perché il pane è così buono?

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Le risposte a queste e ad altre domande si snocciolano durante lo spettacolo attraverso le storie, le musiche e le canzoni originali.
Uno spettacolo che non sarà solo immaginato e raccontato; durante la narrazione verranno coinvolti tutti i sensi, il pane prenderà forma, odore e sapore.

Il pane raccontato con le tecniche del teatro, permette di parlare di un cibo che tutti conosciamo, che sta alla base dell’alimentazione, per conoscere la sua storia antichissima, per vedere come si fa oggi, nei laboratori dei fornai, nella panetteria sotto casa e anche in casa. Uno spettacolo per avvicinare le nuove generazioni alla conoscenza di questo alimento, della sua antica storia e della sua importanza simbolica.

Un modo per creare una grande mensa per tutti: attori, piccoli spettatori e famiglie. Questo sarà il primo di cinque appuntamenti con gli spettacoli che vedranno la presenza di compagnie provenienti da varie città dell’Abruzzo. Il progetto rientra nelle attività di Teatro Natura che Il Volo del Coleottero sta portando avanti da tempo e che caratterizzeranno tutte le attività estive di questa stagione. Lo spazio che ospiterà gli spettacoli sarà volutamente naturalistico: lo spazio scenico sarà formati dagli alberi e dai fili d’erba che delimiteranno lo spazio di azione degli attori. Lo spettacolo della natura incontra le storie.

Firenze Rocks: Muse, “il più bel regalo dopo 2 anni di reclusione”. Live Report 17/06/2022

I Cavalieri di Cydonia sono sbarcati a Firenze, nella culla del Rinascimento, in occasione della seconda giornata del Firenze Rocks. Hanno dapprima fatto un giro agli Uffizi concedendosi, una volta usciti da essi, alcune foto con i più fortunati che hanno avuto il piacere di incontrarli, poi alle 21.30 ora locale hanno colpito il pubblico, lo hanno rapito e portato tra le stelle. A show concluso, lo hanno graziato e riportato sulla Terra. Tutto questo bel giro di parole per dire che i Muse, ieri sera, alla Visarno Arena, hanno semplicemente spaccato. Sai che novità.

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Matthew Bellamy, Chris Wolstenholme e Dominic Howard hanno nel concerto la loro naturale collocazione, sono animali da palco, intrattengono come pochi e, quando decidono di fare sul serio, non ce n’è per nessuno. Ecco, ieri hanno fatto sul serio. In occasione dell’unica data italiana di questo tour estivo, il trio inglese ha sfoderato una performance magistrale. Niente di nuovo per chi li segue da tempo e ha già avuto la fortuna di vederli dal vivo. Eppure non ci si abitua mai a uno show che definirlo perfetto non può essere un’esagerazione.

Andare a un loro concerto equivale a citare il replicante Roy Batty di Blade Runner: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Perché quella dei Muse è un’esibizione a trecentosessanta gradi all’interno di un concept show incentrato sulle galassie, sugli alieni che vogliono conquistare la Terra ma vengono respinti a colpi di schitarrate rock e di straripante perizia tecnica da tre musicisti anglosassoni intenti a difendere i bastioni del nostro pianeta.

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Bellamy rende facile ciò che noi umani, appunto, non possiamo neanche immaginare. La sezione ritmica di Wolstenholme e Howard riempie gli spazi in maniera superba. In tre danno vita a un sound difficilmente replicabile (gioco di parole non voluto ma efficace) per stile e intensità.

Alle 21.30 si sono spente le luci e il pathos è schizzato a mille con l’intro di “Will of the People” seguito dall’ “Interlude” e da “Hysteria” che, anche a distanza di anni dalla sua uscita (2003), si conferma come uno dei brani più amati dal pubblico. Pochi minuti e il pubblico è già in delirio. Le più recenti “Psycho” e “Pressure” confermano lo stato di grazia dei Muse che alternano brani storici come “Time is running out” a brani più recenti come “Compliance“, secondo singolo estratto dal nuovo album uscito a marzo e bene accolto anche dai fan storici.

C’è stato spazio, ovviamente, per “Madness“, “Behold, the Glove“, “Uprising” e la hit “Supermassive Black Hole“. A chiudere il concerto ci hanno pensato “Starlight” e la dirompente “Knights of Cydonia“. E così, tra i tantissimi commenti delle decine di migliaia di spettatori presenti, uno, più di tutti, è rimasto impresso: “il più bel regalo dopo due anni di reclusione”. Vero. Questo, come tutti gli altri concerti, che siano in grandi arene o in piccoli club, sono un regalo meraviglioso. Ma i Muse hanno aggiunto qualcosa di più: ci hanno portati sulle stelle per due ore.

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Foto copertina presa dal profilo Facebook del Firenze Rocks

SETLIST

1.Will of the People
2.Interlude
3.Hysteria
4.Drill Sergeant
5.Psycho
6.Pressure
7.Won’t Stand Down
8.Citizen Erased
9.The Gallery
10.Compliance
11.Thought Contagion
12.Time Is Running Out
13.Nishe
14.Madness
15.Supermassive Black Hole
16.Plug In Baby
17.Behold, the Glove
18.Uprising
19.Prelude
20.Starlight
21.Kill or Be Killed
22.Knights of Cydonia

“Il Giardino Letterario” al borgo della Ienca: tutti gli appuntamenti

Foto Melancholyblues at Italian Wikipedia. CC BY-SA 2.0

Giornalisti, scrittori, conduttori televisivi, critici letterari, docenti, studiosi e musicisti saranno i protagonisti della nona edizione della rassegna culturale “Il Giardino Letterario”, in programma nell’arco estivo nel borgo di San Pietro della Ienca, luogo di riferimento per papa Giovanni Paolo II durante le sue escursioni al Gran Sasso.

L’edizione 2022 della rassegna prevede nove appuntamenti settimanali in programma nei weekend, si parte domenica 19 giugno alle ore 17.30 nel tradizionale spazio verde dedicato ed attrezzato a ridosso del santuario dedicato a Papa Wojtyla.

Ospite la giornalista Rai, Alessandra Ferraro, che opera in Piemonte e Valle d’Aosta come caporedattrice del Tg3 Valle d’Aosta per presentare il suo ultimo libro “Quel filo che ci unisce. L’importanza di un padre”. Inoltre, l’incontro sarà animato da intervalli musicali eseguiti dal maestro fisarmonicista Marco Lo Russo.  Nella stessa prima giornata sarà conferito il Riconoscimento “Il Giardino Letterario” assegnato alla memoria del giornalista e docente di giornalismo Gianni Ferraro, padre di Alessandra, per “aver divulgato e promosso il territorio del Gran Sasso e di San Pietro della Ienca in ogni occasione pubblica ed attraverso la direzione di un giornale online”.

Domenica 26 giugno sarà la volta di Maria Grazia Lopardi dell’associazione Panta Rei. La settimana successiva, Stefano Carnicelli presenterà il suo libro “Parole Invisibili”. Domenica 10 luglio, è atteso l’attore e conduttore televisivo, Enzo Iacchetti. Domenica 17, spazio ad Andrea Pedrinelli, scrittore, giornalista e critico letterario per un percorso dedicato ai Pooh, con intervalli musicali del gruppo Yawp. Domenica 24, l’ex sindaco dell’Aquila Giuseppe Placidi presenterà il libro “Quella notte che durò una settimana”.

Gli ultimi tre appuntamenti vedono protagonisti Peppe Millanta (31 luglio), Daniele Fazio (21 agosto) e Gianfranco Giustizieri (25 agosto). Un’iniziativa a cura dell’associazione culturale “San Pietro della Ienca”. 

Foto: Melancholyblues CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons

Svelata la nuova stagione del Brancaccio: l’intervista al direttore artistico Alessandro Longobardi

Il Teatro Brancaccio presenta la stagione teatrale 2022/2023: un’offerta estremamente multidisciplinare tra musica, danza, nuovo circo, prosa, opera, magia, musical, teatro per le scuole e corsi di formazione.

Nonostante la devastante esperienza degli ultimi due anni segnati dal Covid-19 che ha colpito in particolare il già fragile mondo dei teatri pubblici e privati, il Teatro Brancaccio torna con ulteriore grinta ad aprire i battenti ad un pubblico finalmente libero dall’obbligo di indossare la mascherina pronto a restare ammaliato in piena sicurezza.

La voglia di novità porta ad iniziare la stagione nel settembre 2022 con la prima edizione del festival di nuovo circo: RomaCirCFest, un progetto firmato Valeria Campo, che ospiterà le più svariate compagnie internazionali nel Brancaccino Open Air – nel parco adiacente il teatro.

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Il direttore artistico Alessandro Longobardi presenta un cartellone vivo e aperto a target distinti di pubblico: successi della passata stagione con date da recuperare a causa del periodo Covid e grandi novità. Da Lorella Cuccarini a Red Canzian, da Checco Zalone a Claudio Bisio passando per Giorgio Panariello, da Elio a Montanini, da Anastacia a Renga e a Tozzi. E poi grandi nomi della coreografia come Giuliano Peparini e Luciano Cannito, la magia di Remo Pannain e tanto altro.

Dopo lo straordinario successo nel lontano dicembre 2014, il Brancaccio ospiterà la nuova edizione di “Rapunzel il Musical” con la splendida Lorella Cuccarini, confermata nel ruolo di antagonista assoluta di Gothel, diretta da Maurizio Colombi che è anche ideatore e coautore del progetto. Una storia che ha incantato migliaia di spettatori -grandi e piccini- nella prima edizione e ha segnato la nascita del polo di produzione teatrale che ha sede nel Teatro Brancaccio.

Con “Tutti parlano di Jamie” diretto da Piero di Blasio il Brancaccio punta a toccare non solo il cuore ma anche la mente degli spettatori con uno spettacolo che si presenta come una rivoluzione gentile. Tutta l’energia del cast capitanato dal sorprendente protagonista Giancarlo Commare è restituita al pubblico in uno spettacolo necessario.

Finalmente debutta a Roma il primo musical di Red CanzianCasanova opera pop” che con musiche magistrali, un allestimento maestoso ed il talento di Gian Marco Schiaretti e Angelica Cinquantini omaggia la sua amata Venezia e il mito di Giacomo Casanova, figura chiave all’epoca della Serenissima.

Altro gradito ritorno: “Sette spose per sette fratelli” rivela una Diana Del Bufalo sempre più eccellente, accompagnata da Buz e dalle musiche dirette dal maestro Peppe Vessicchio per la direzione e regia di Luciano Cannito.

A gennaio verrà presentato “Vlad Dracula Il musical” scritto e diretto da Ario Avecone con un supercast – tra cui risaltano Christian Ginepro e Arianna Bergamaschi. Con le musiche originali di Simone Martino, Avecone offre una rivisitazione spettacolare del capolavoro di Bram Stoker insieme a un gruppo di collaudati e giovani creativi con alle spalle una produzione promettente.

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Non mancheranno appuntamenti  con i grandi mattatori: da Claudio Bisio diretto da Giorgio Gallione in “La mia vita raccontata male” a Giorgio Panariello nel suo “La favola mia” e Checco Zalone con “Amore + IVA” scritto da Medici, Rubino, Iammarino. Gallione dirige anche Elio in “Ci vuole orecchio”: un omaggio al cantautore Enzo Jannacci.

Da non perdere anche diversi stand up: Angelo Duro con “Nuovo Spettacolo“, Giorgio Montanini con “Undiceximo“, Emiliano Luccisano con “Boom“. E poi show comici come “Il meglio diAndrea Pucci, “Felicissimo show” di Pio e Amedeo, “Siamo positivi” de I Cartabianca e “B.L.U.E. Il musical completamente improvvisato” de I Bugiardini.

In concerto: Anastacia con “I’m outta lockdown The 22nd Anniversary European Tour 2022”, Macy Grey con “The Reset Tour”, Francesco Renga con “Insieme Tour” e Umberto Tozzi con “Gloria Forever Il tour”.

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Il Teatro Brancaccio ospiterà per la prima volta il SUPERMAGIC 2023 INCANTESIMI – il Festival Internazionale della Magia giunto alla sua diciannovesima edizione ideato e curato da Remo Pannain.

Continua inoltre la formazione professionale promossa dal teatro con il BMA – Brancaccio Musical Academy e la Brancaccio Danza.

“Il teatro” – conclude il direttore Longobardi – è luogo d’incontro e confronto, scambio di esperienze, di mediazione della tragedia umana, di crescita, di coinvolgimento emotivo. Il teatro è il luogo del racconto, è vita evocata in tutte le sue sfumature interiori ed esteriori all’uomo. Il teatro è rischio e nutrimento, è uno specchio per gli spettatori e dà voce al nostro inconscio.”

Segue l‘intervista al Direttore Artistico del Teatro Brancaccio: Alessandro Longobardi.

Infinitamente Paul McCartney: 80 anni da leggenda

Paul McCartney spegne ottanta candeline proprio mentre è in tour, facendo ciò che gli riesce meglio e a cui ha dedicato la vita: suonare, intrattenere, entusiasmare il suo pubblico.

L’ex cantante e bassista dei The Beatles non vuole saperne di andare in pensione, non ne ha la benché minima intenzione, anche perché l’età è solo un dettaglio anagrafico il cui peso, a volte, può essere relativo. E lui, che ha trasceso lo spazio e il tempo superando mode e stili di epoche diverse, che ha contribuito a creare un sound da tutti copiato ma da nessuno mai realmente eguagliato, è la quintessenza vivente dell’immortalità.

Di fronte al suo nome, alla sua straripante personalità e al suo innato carisma si prova soggezione. Non potrebbe essere altrimenti. Non c’è essere umano che non sia cresciuto ascoltando la band di Liverpool o che, durante la propria esistenza terrena, non abbia mai ascoltato anche una singola nota di quegli extraterrestri che furono i The Beatles, la band che più di tutte ha cambiato il corso della storia della musica. La stessa che si divide in prima e dopo il loro avvento. Perché di questo si tratta: di un avvento.

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E perché festeggiare Paul McCartney è davvero cosa buona e giusta, ogni giorno, in ogni circostanza e occasione possibile. Come ieri, giovedì 16 giugno, che al MetLife Stadium di East Rutherford in New Jersey è stato raggiunto sul palco dai “padroni di casa”, Jon Bon Jovi e Bruce Springsteen per eseguire una versione inedita di “Glory Days“, storica hit del Boss, oltre che per farsi intonare un coro di auguri dai sessantamila presenti. In Italia, festeggiare in anticipo, porterebbe sfiga. Anche agli inglesi, come in occasione dell’ultima finale degli europei di calcio a Wembley.

Ma Sir Paul non invecchia mai, non può farlo, pur volendo. La grinta e l’energia sul palco sono le stesse del tempo che fu. Le movenze sembrano quelle di un giovanotto e il viso è ancora quello che nasconde una certa dolcezza da alternare al classico ghigno beffardo in perfetto british style. Con buona pace dei complottisti e amanti delle leggende metropolitane che lo vorrebbero deceduto e sostituito da un sosia fin dai tempi dei Sgt. Peppers e dal “Codice McCartney“.

Al pari loro, hanno dovuto ricredersi anche quelli che asserivano che con la fine dei Beatles nel 1970, la sua fama e il suo spessore artistico sarebbero lentamente andati a scomparire. Che dire… non potevano prendere cantonata peggiore. Paul McCartney è rock e pop, è sensibilità e grinta, è avanguardia e tradizione. Paul McCartney è, come detto, la quintessenza dell’immortalità. Chi con l’immortalità ha giocato è stato Peter Jackson che, dopo aver portato sul grande schermo, quella dell’opera principale di J.R.R. Tolkien, cioè “Il Signore degli Anelli“, ha trasposto anche quella della band inglese con un nuovo, bellissimo, documentario.

E’ in giro con “Got Back“, questo il geniale nome del tour che gioca con la famosa canzone “Get Back” e il ritorno sulle scene dopo la pandemia, e quando sale sul palco niente sembra cambiato. Gioca e modella il tempo a suo piacimento, novello Doctor Strange della musica internazionale che sconfigge l’età e i suoi acciacchi, la noia dell’anzianità e la prevedibilità di una carriera a cui non ha più niente da chiedere. Semmai è il contrario, siamo noi a chiedere a lui di non smettere mai. Long live, Sir Paul.

“Leggo per legittima difesa”, a Sulmona la rassegna letteraria. Roberto Emanuelli tra gli ospiti

Quattro libri in due giorni per parlare di arte, sentimenti, guerra, delitti ma soprattutto per confrontarsi sulle tematiche della contemporaneità. Torna la Rassegna letteraria “Leggo per legittima difesa” che il 21 giugno e 22 giugno dalle 18 presso il Parco del Santacroce-Meeting hotel di Sulmona.

La rassegna letteraria, ideata e curata dalla giornalista Chiara Buccini, vedrà la partecipazione, oltre degli autori, degli attori Pietro Becattini e Francesca Galasso che interpreteranno brani tratti dai libri in presentazione. Si comincia il 21 giugno con la presentazione del saggio storico-architettonico “Santa Maria Maggiore a Roma. La dimora di una regina” (MMC Edizioni) di Mario Cipollone.

Un libro che descrive e porta alla scoperta della miriade di avvenimenti e messaggi presenti nei mosaici, sculture e dipinti posti sia all’interno che all’esterno di una basilica che appare quasi un palazzo nobiliare. Un approccio nuovo, laico e disincantato a un eccezionale scrigno d’arte, di devozioni e memorie.

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Il pomeriggio letterario continuerà con la presentazione del romanzo “Volevo dirti delle stelle” (Sperling&Kupfer) di Roberto Emanuelli, una straordinaria rappresentazione dell’amore al giorno d’oggi, di come viene vissuto da generazioni anche molto distanti tra loro, e di tutte le forme che può assumere. La gelosia, il tradimento, il desiderio, l’amore romantico e quello che diventa pericoloso: non un romanzo d’amore, ma un travolgente racconto sull’amore.

Il secondo giorno, il 22 giugno alle 18 sarà la volta della giornalista Antonella Napoli che presenterà “Più forte della paura. Storie di innocenza spezzata e dell’impegno di un ambasciatore” (All Around). Il libro racconta storie di innocenza spezzata e dell’impegno per i bambini di strada dell’ambasciatore, Luca Attanasio, ucciso in un agguato il 22 febbraio del 2021 nella Repubblica democratica del Congo. Antonella Napoli, giornalista professionista esperta di Africa, unica inviata occidentale nella rivolta del Sudan del 2019, nell’occasione presenterà anche l’ultimo numero della rivista “Focus on Africa” da lei diretta.

Sempre il 22 giugno alle ore 19 la Rassegna letteraria si chiuderà con Rossana Cilli e il romanzo “L’orecchio del vate. Eco di un delitto” (Albatros). “L’orecchio del Vate” è un romanzo corale, si sviluppa seguendo le vicende di diversi personaggi che si intrecciano dal passato nel presente, riportando alla luce un oscuro delitto, sepolto dagli anni, avvenuto durante l’occupazione nazista e riaffiorato tra le macerie di uno dei paesi colpiti nel 2009 dal terremoto de L’Aquila.

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“Leggo per legittima difesa” è organizzata in collaborazione con Mondadori Store di Sulmona, con il sostegno di Banca Generali Private. L’ingresso alla serate è su invito, prevista la diretta degli eventi sulle pagine social della Rassegna letteraria a cura di Alex Frattaroli, responsabile social media della Rassegna letteraria.

“Sentieri di Carta, a passeggio con l’autore”: torna la rassegna che anima il cuore di Fontecchio

Al via a Fontecchio, in provincia dell’Aquila, la quinta edizione della rassegna “Sentieri di Carta. A passeggio con l’autore”, a cura dell’associazione Heritage Art Research Project (Harp).

Primo appuntamento sabato 18 giugno alle 18.00, con partenza da piazza del Popolo, per la presentazione itinerante del libro “Infinito restare” del giornalista, guida ambientale escursionistica e attivista, Savino Monterisi, pubblicato dalla casa editrice Radici Edizioni di Capistrello. Anche il libro è del resto “un racconto in cammino”, come lo definisce Antonella Tarpino, saggista e storica italiana nonché autrice della prefazione.

Dopo il primo libro Cronache della restanza, Monterisi torna a interrogarsi sul cosa significa, oggi, restare a vivere nell’entroterra e sugli Appennini. Le pagine di “Infinito restare”, rappresentano anche lo spazio ideale per illustrare le storie di chi ha deciso di intraprendere il viaggio al contrario, come lo stesso autore, abbandonando la città per tornare a popolare zone che non rappresentano più la priorità nell’agenda della politica e della società.

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In ogni pagina, e in ogni passo del libro, si accompagnano così nuove istanze e vecchie conoscenze del territorio; “ritornanti” e comunità resistenti che non si sono mai arrese allo spopolamento, anziani di cui è importante mantenere viva la memoria e giovani che hanno deciso di investire in nuove imprese agricole.

Dal maestro di mandolino Francesco Mammola di Pescocostanzo al piccolo Jamal di San Benedetto in Perillis, dal monte Morrone alle fortunate esperienze di “ripopolamento artistico” di Fontecchio, il libro è un condensato di storie che aiutano a conoscere più da vicino territori che stanno cercando di capire cosa ne sarà del loro futuro.

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Jean-Louis Trintignant, l’ultimo sorpasso

È morto a 91 anni l’attore francese Jean-Louis Trintignant, figura chiave del cinema e del teatro francese. Lo ha annunciato la moglie Mariane Hoepfner Trintignant.

Nato nel piccolissimo comune francese di Piolenc in Provenza l’11 dicembre 1930, ha avuto una carriera lunga oltre 70 anni, un vero mostro sacro, la cui vita privata è stata segnata da molti episodi difficili, primo fra tutti quello della morte violenta della figlia Marie uccisa dal compagno Bertrand Cantat nel 2003.

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Si era ufficialmente ritirato dalle scene nel 2018, annunciando quasi con nonchalance di dover combattere contro un tumore che gli succhiava le forze.

Indimenticabile il suo ruolo nel film di Dino Risi “Il Sorpasso”.

Edward Norton, Matt Dillon e Oliver Stone protagonisti delle MasterClass dell’Allora Fest di Ostuni

Si definisce, nei dettagli, la prima edizione di “Allora Fest”, Festival Internazionale di Cinema in Puglia in programma ad Ostuni (Brindisi) – da martedì 21 a domenica 26 giugno. Si tratta di una manifestazione culturale unica, con una selezione di anteprime internazionali e italiane.

Alla rassegna si affiancherà un ricco programma Educational che si articolerà in masterclass, workshop, screening, appuntamenti “Walk and Talk”  e “Lunch with a Star”. Le Masterclass principali (che si svolgeranno nella prestigiosa location del Cinema Palazzo Roma) saranno condotte dal regista e sceneggiatore premio Oscar, Paul Haggis, e vedranno la partecipazione di Edward Norton (martedì 21), Matt Dillon (mercoledì 22) e Jon Hamm (venerdì 24) che racconteranno delle sfide che hanno dovuto affrontare come attori e registi rispettivamente nei film “Motherless Brooklyn”, “City of ghosts” e nella serie “Mad Man”.

Il produttore Micheal Nozik (giovedì 23) parlerà delle difficoltà che ha affrontato per l’ideazione, il marketing e la produzione del suo film “I diari della motocicletta” e ancora i registi Pawel Pawlikowski (sabato 25) e Martin Campbell (domenica 26). Nella giornata di chiusura, domenica 26, l’acclamato e pluripremiato regista Oliver Stone affronterà il tema della ricerca della verità per realizzare e documentare film basati su storie vere. 

Partner Unico e ufficiale della sezione Educational la Roma Film Academy: struttura accademica dedita alla cultura e all’alta formazione in ambito artistico presieduta da Salvatore Santangelo. Tutte le info su www.romafilmacademy.it

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I Måneskin pubblicano “If I can dream”, brano colonna sonora del film “Elvis”

House of Iona/RCA Records pubblicano oggi la versione dei Måneskin di “If I Can Dream” di Elvis Presley, tratto dalla colonna sonora originale del film “Elvis”. La band, in costante ascesa nel panorama del rock mondiale, aveva già eseguito un estratto del brano in anteprima durante la finale di Eurovision Song Contest 2022. Il nuovo singolo è pubblicato insieme al brano di Eminem & CeeLo Green The King and I (Interscope Records) e segue l’uscita della versione di Austin Butler di Trouble

In uscita nelle sale italiane il 22 giugno ELVIS, diretto da Baz Luhrmann e interpretato da Austin Butler e Tom Hanks, è un epico spettacolo per il grande schermo che esplora la vita e la musica di Elvis Presley (Austin Butler) vista attraverso la lente della sua complicata relazione con l’enigmatico manager, il colonnello Tom Parker (Tom Hanks). La colonna sonora presenta la straordinaria opera di Elvis che comprende gli anni ’50, ’60 e ’70, e allo stesso tempo celebra le sue svariate influenze musicali e l’impatto duraturo che ha avuto sui più grandi artisti contemporanei.

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L’estate 2022 vedrà i Måneskin protagonisti di un tour dei più prestigiosi festival mondiali come il Reading & Leeds Festival, Lollapalooza (a Stoccolma, Parigi e infine Chicago), Rock Werchter, passando anche per il Rock in Rio in Brasile e molti altri.

Faranno nuovamente tappa in Italia per due date previste giovedì 23 giugno allo Stadio Comunale G. Teghil di Lignano Sabbiadoro e sabato 9 luglio al Circo Massimo di Roma (Sold Out). La band partirà poi con il tour mondiale “LOUD KIDS TOUR” il 31 ottobre dalla data di Seattle, che ha registrato il tutto esaurito, e toccherà altre città Sold Out come New York, San Francisco, Atlanta e Washington.

È stata anche aggiunta una nuova data a Los Angeles. Sarà poi la volta del tour europeo, con già diverse date Sold Out, nel 2023 – durante il quale si esibiranno in location iconiche come London’s O2 Arena, Accor Arena a Parigi e la Mercedes Benz Arena di Berlino.

Con un sound classico e allo stesso tempo assolutamente moderno, i Måneskin hanno riportato il rock‘n’roll in cima alle classifiche internazionali, mescolandolo perfettamente con un’attitudine contemporanea.

Supportati da grandi artisti del calibro di Iggy Pop, The Rolling Stones, Mark Ronson e altri, Victoria (basso), Damiano (voce), Thomas (chitarra) e Ethan (batteria) hanno iniziato a suonare per le strade di Roma nel 2015 e, in pochissimi anni, hanno conquistato il mondo diventando uno dei gruppi rock più celebri della loro generazione. Al momento la band conta oltre 5 miliardi di stream su tutte le piattaforme digitali. Con il nuovo singolo “SUPERMODEL”, i Måneskin continuano a confermarsi una delle più entusiasmanti rock band dei nostri tempi.

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Al via il Villa Ada Festival: questa sera è la volta di Motta

Si è aperta ieri la stagione di grandi concerti nella meravigliosa cornice di Villa Ada a Roma. Il Villa Ada Festival, la rassegna che tra giugno e luglio ospiterà grandi concerti di artisti italiani e internazionali, DJ Set, comici come Luca Ravenna, Stefano Rampone e attori quali Ascanio Celestini, ha preso il via con il concerto di Giorgio Poi. Questa sera sarà la volta di Motta che tornerà a Villa Ada dopo 5 anni.

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Me lo ricordo come uno dei concerti più emozionanti che abbiamo fatto a Roma. Per la prima volta le canzoni viaggiavano da sole anche perché venivamo da 120 concerti in un anno fatti insieme. Tutte le volte che suono a Roma per me, ogni anno che passa, è sempre più suonare a casa. Sarà per questo che tutte le volte succede qualcosa di magico, un concerto in cui diamo tutto quello che possiamo dare. Ci vediamo lì sarà una festa bellissima“, ha scritto sui social l’artista toscano.

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Inclusività e socialità convivono naturalmente all’interno della manifestazione. “I contenuti della programmazione veicolano la nostra idea di musica, arte, sport e cucina contemporanea – sottolineano gli organizzatori – con la precisa volontà di far conoscere anche ai più giovani uno degli scenari naturali e performativi più suggestivi d’Italia. Villa Ada è entertainment ed energia culturale rinnovabile e rinnovata”.

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Programma concerti giugno

  • L’Orchestraccia, venerdì 10
  • Twist and Shou, sabato 11
  • Management, domenica 12
  • Laila Al Habash, mercoledì 15
  • Giorgio Poi, giovedì 16
  • Motta, venerdì 17
  • The Jesus and Mary Chain, domenica 19
  • Malclango – Nero di Marte – lunedì 20
  • Meg, open act Galea, dj set Ale Ross, martedì 21 
  • Luca Ravenna, giovedì 23
  • Tutti Fenomeni, venerdì 24
  • Murubutu, sabato 25
  • Spaghettiland – Solo piatti forti, domenica 26 
  • Bnkr44 – Bartolini, lunedì 27
  • Speranza – Ensi, martedì 28
  • Eugenio in via di Gioia, mercoledì 29

Programma concerti luglio

  • Il muro del canto, venerdì 1
  • James Senes Jnc, sabato 2
  • Badbadnotgood, domenica 3
  • Emma Nolde, lunedì 4
  • Ketama126, giovedì 7 luglio
  • Ermal Meta – Tour estivo 2022, venerdì 8 luglio
  • Giancane – Gli ultimi, domenica 10
  • Yves Tumor, lunedì 11
  • Almamegretta, mercoledì 13
  • Pendulum Dj Set, sabato 16
  • Franco Micalizzi and the Big Bubbling Band, domenica 17
  • Manuel Agnelli, martedì 19
  • The Zen Circus, giovedì 21
  • Kings of Convenience, mercoledì 27
  • 24 Grana, giovedì 28
  • Fast Animals and Slow Kids, venerdì 29.

Maggiori informazioni sui concerti, orari e biglietti sul sito Villa Ada Festival.

FOTO VILLA ADA FESTIVAL – PAGINA FACEBOOK UFFICIALE

Firenze Rocks, i Green Day esaltano la Visarno Arena di fronte a 60mila spettatori. Live Report 16/06/2022

Con quello che in molti hanno già definito come uno dei loro migliori concerti in Italia, i Green Day hanno letteralmente infuocato i sessantamila spettatori presenti ieri al Firenze Rocks, in occasione della prima giornata di questa edizione.

Due anni, tanto è rimasto ai box uno dei festival più acclamati in Italia all’estero, capace di richiamare in tre o quattro giorni (a seconda del palinsesto definito) centinaia di migliaia di persone da ogni dove, specialmente dal centro sud che, per evidenti ragioni di distanza, quando non possono vedere i loro beniamini a Roma o in altre location, sono costrette a macinare migliaia di chilometri per arrivare a Milano. E di questi tempi spostarsi e pernottare è diventato un lusso per pochi. Alzi la mano chi, come il sottoscritto, ne è testimone.

Il Firenze Rocks è una manna dal cielo, dunque, oltre che per la straordinaria qualità artistica che è capace di offrire di volta in volta, anche perché ormai viene celebrato per quello che è: un punto di riferimento per la musica dal vivo nel Bel Paese durante il periodo estivo. Una validissima alternativa ai festival in terra straniera in una città che non ha eguali al mondo. E poi, il calendario di quest’anno è sensazionale. Dopo esserci concessi questo slancio di sincero entusiasmo veniamo a noi.

Nella culla del Rinascimento il rock è di casa, e in quel della Visarno Arena trova la sua apprezzabile collocazione. L’aria di festa per il ritorno della manifestazione era papabile in città già da giorni. Strade e bar, pub e pizzerie piene di fan con le maglie delle loro band preferite, dai Muse ai Metallica, dai Greta Van Fleet ai Red Hot Chili Peppers passando, appunto, per gli headliner della serata inaugurale del festival, ossia i Green Day. Ed è tutto bello, bellissimo. Una grande famiglia, quella del rock, che si è data appuntamento qui, in Toscana.

Billie Joe Armstrong, Tré Cool e Mike Dirnt, che dalla seconda metà degli anni ’80 vanno avanti con la loro formula di punk rock scanzonato e irriverente, si sono resi autori di una performance sugli scudi. Nelle quasi due ore di show, il trio, in forma smagliante, ha saputo attingere a piè mani da una carriera lunga trent’anni e da una discografia in cui spiccano numerose hit che hanno influenzato due generazioni di adolescenti.

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Gli stessi di cui l’arena, ieri, era straripante. Non solo millennials e quattordicenni alle prime armi, però, c’erano quarantenni e cinquantenni cresciuti ascoltando “39/Smooth” o “Kerplunk“, album del 1990 e 1991 che hanno sdoganato la band prima dello straordinario successo commerciale che fu “Dookie“, che invece la consacrò al grande pubblico. Un pubblico trasversale accorso per assistere a un concerto rimandato più volte negli ultimi due anni e quando Armstrong dal palco ha urlato “Siamo vivi“, alla sua incontenibile gioia è seguito un boato di approvazione che ha messo le cose in chiaro: stasera non ce ne sarà per nessuno.

Tanto è stato. Il concerto si è rivelato un continuo crescendo di dinamismo e coinvolgimento, e dopo aver messo da parte alcuni problemi tecnici che hanno compromesso la qualità del suono nei primi tre brani in scaletta (“American Idiot“, “Holiday“, “Know your enemy“), ogni tassello è finito al punto giusto. Billie Joe è un grande frontman e la sua capacità di tenere il palco, alternata all’interazione e agli sketch col pubblico, sono il valore aggiunto allo show, fuochi d’artificio e giochi di luce a parte.

Alcuni parlano di sessantacinquemila presenti, altri di sessantamila, altri una via di mezzo, ma non fa differenza alcuna: ognuno dei presenti ha cantato a squarciagola i pezzi proposti, da “Scattared” a “Boulevard of a broken dreams“, da “Rock and Roll all nite” (si, proprio il brano dei Kiss, coverizzato e portato sul palco) a “St.Jimmy” e l’intramontabile “When I come around“.

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Proprio quest’ultima, per chi scrive, rappresenta un tuffo negli anni ’90, quando in piena età da liceo era il pezzo di punta dei concerti con gli amici di scuola o del quartiere. Assieme a “Basket case” era immancabile nelle scalette delle esibizioni alle giornate di fine anno scolastico o ai concertini nei bar all’angolo. In quanti abbiamo passato fase? Potremo anche essere invecchiati ma caspita, siamo invecchiati bene se dopo trent’anni siamo ancora qui a esaltarci su queste note.

L’accoppiata “Basket case” (appunto) – “Minority” fa scatenare anche i più restii al pogo e alle spallate, “21 Guns“, col suo ritmo più cadenzato fa tirare una boccata d’ossigeno e “Shout“, la cover degli Isley Brothers suonata spesso e volentieri anche da Bruce Springsteen durante i suoi concerti, fa saltare praticamente chiunque si trovi nel raggio di dieci chilometri. “Jesus of Superbia” e “Good Riddance“(time of your life) chiudono uno show pazzesco e probabilmente hanno ragione tutti coloro i quali, uscendo stanchi, sudati e impolverati dall’arena, affermavano “è stato il loro miglior concerto di sempre in Italia”. E se il migliore fosse invece il prossimo?

Foto presa dal profilo Facebook del Firenze Rocks

Setlist

  1. Intro theme
  2. American idiot
  3. Holiday
  4. Know your enemy
  5. Pollyanna
  6. Scattered
  7. Boulevard of broken dreams
  8.  Longview
  9.  Welcome to Paradise
  10.  Hitchin’ a ride
  11.  Rock and Roll all nite (cover Kiss)
  12.  Brain Stew
  13.  St. Jimmy
  14.  When I come around
  15.  21 guns
  16.  Minority
  17.  Basket case
  18.  King for a day
  19.  Shout (The Isley Brothers cover)
  20.  Wake me up when september ends
  21.  Jesus of Suburbia
  22.  Good Riddance (Time of your life)
  23.  Summer wind (nella versione di Frank Sinatra)

“Cinque giorni al Memorial” e “Bad Sisters”: attesa per l’uscita delle due nuove serie

Apple TV+ ha annunciato oggi le date del debutto di “Cinque giorni al Memorial”, una nuova serie limitata dal premio Oscar® John Ridley e dal vincitore dell’Emmy Carlton Cuse, e “Bad Sisters”, la dark comedy acuta e commovente dalla vincitrice dell’Emmy e del BAFTA, nonché protagonista e creatrice, Sharon Horgan.

La serie limitata di otto episodi Cinque giorni al Memorial, debutterà il 12 agosto con i primi tre episodi, seguiti da un nuovo episodio ogni venerdì, fino al 16 settembre. Basata su eventi reali e adattato dal libro della giornalista Premio Pulitzer Sheri Fink, la serie racconta l’impatto dell’uragano Katrina e le sue conseguenze su un ospedale locale. Con l’aumentare delle inondazioni, la mancanza di elettricità e il calore divampante, i soccorritori, ormai esausti, in un ospedale di New Orleans sono stati costretti a prendere decisioni che li avrebbero condizionati per gli anni a venire.

“Cinque giorni al Memorial” è prodotta e scritta da Carlton Cuse (“Jack Ryan”, “Lost”) e John Ridley (“The Other History of the DC Universe”, “Let It Fall: Los Angeles 1982-1992”). La serie è diretta da Carlton Cuse, Josh Ridley e Wendey Stanzler (“Clarice”, “Rebel”) e vede come protagonisti Vera Farmiga (“Up in the Air”, “The Conjuring”), Robert Pine (“CHiPs”), Cherry Jones (“Transparent”, “Succession”), Julie Ann Emery (“Better Call Saul”, “Preacher”), Cornelius Smith Jr. (“Scandal”, “Self Made: Inspired by the Life of Madam CJ Walker”), Adepero Oduye (“The Falcon and the Winter Soldier”, “Pariah”), Molly Hager (“Happyish”, “5 giorni fuori – It’s Kind of a Funny Story”), Michael Gaston (“Blindspot”, “The Leftovers”) e W. Earl Brown (“Deadwood”, “Predicatore”). È un’idea di ABC Signature, parte di Disney Television Studios.

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In arrivo su Apple TV+ questo agosto anche “Bad Sisters“, la nuova commedia della creatrice e attrice Sharon Horgan (“Catastrophe”, “Shining Vale”). Una deliziosa miscela di dark comedy e thriller ambientata sulla costa mozzafiato d”Irlanda, “Bad Sisters” farà il suo debutto il 19 agosto con i primi due episodi dei dieci totali, seguiti da un nuovo episodio settimanale ogni venerdì, fino al 14 ottobre. La serie segue le vite delle sorelle Garvey, legate dalla morte prematura dei genitori e dalla promessa di proteggersi sempre a vicenda. Accanto a Sharon Horgan, nel cast della serie ci sono Anne-Marie Duff (“Suffragette”, “The Salisbury Poisonings”), Eva Birthistle (“Brooklyn”, “The Last Kingdom”), Sarah Greene (“Frank of Ireland”, “Dublin Murders”) ed Eve Hewson (“Behind her Eyes”, “The Luminaries”) nei panni delle sorelle Garvey.

Bad Sisters” è scritto da Sharon Horgan, che è anche produttrice esecutiva, con Brett Baer e Dave Finkel (“New Girl”, “United States of Tara”), che l’ha adattato dalla versione belga della serie “Clan”, creata da Malin-Sarah Gozin (“Tabula Rasa”, “Professor T”). Sharon Horgan, Faye Dorn e Clelia Mountford producono per conto di Merman; Malin-Sarah Gozin, Bert Hamelinck e Michael Sagol (“Sound of Metal”) sono i produttori esecutivi di Caviar. Oltre a Horgan, Baer e Finkel, la serie è scritta da Karen Cogan, Ailbhe Keogan, Daniel Cullen, Perrie Balthazar e Paul Howard. Dearbhla Walsh, anche lei produttrice esecutiva della serie, Josephine Bornebusch e Rebecca Gatward si alternano alla regia. “Bad Sisters” è prodotta da Merman Television e ABC Signature, una parte di Disney Television Studios. La serie segna il primo progetto dell’accordo di Sharon Horgan con Apple TV+ ed è prodotta da Merman, la società di produzione co-fondata con Clelia Mountford.

Cesare Cremonini riceve la cittadinanza onoraria di Maratea

Cesare Cremonini si unisce agli altri  illustri ospiti che saliranno sul palco XIV edizione di “Marateale – Premio Internazionale Basilicata” che si terrà dal 27 al 31 luglio a Maratea, nella “perla del Tirreno”, presso l’Hotel Santavenere.

Cantautore intenso e raffinato, le sue note hanno fatto da colonna sonora alla storia musicale italiana degli ultimi decenni. Un talento accecante e una profonda sensibilità messi al servizio delle sette note nostrane. Un fuoriclasse del panorama discografico italiano capace di incantare davvero generazioni di fan. Degne di nota le sue esperienze nel mondo della settima arte che lo hanno portato a collaborare con registi del calibro di Pupi Avati.

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Cesare Cremonini sarà tra i grandi protagonisti di Marateale, dove ritirerà un premio speciale dedicato al suo straordinario percorso professionale. Per l’occasione, inoltre, Cesare Cremonini sarà al centro di una cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria di Maratea, fortemente voluta dal sindaco Daniele Stoppelli e dalla giunta comunale.

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Nastri d’Argento: “Marx può aspettare”, di Marco Bellocchio, è il film dell’anno

Marx può aspettare“, di Marco Bellocchio è il ‘Film dell’anno’ ai Nastri  d’Argento 2022. Lo annunciano i Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) che consegneranno i premi a Roma, al Maxxi Museo nazionale delle arti del XXI secolo lunedì prossimo, 20 Giugno.

Una decisione che accoglie tra i titoli del più interessante ed emozionante cinema dell’anno il personalissimo viaggio nella memoria familiare di un autore che con questo film aggiunge alla nostalgia il racconto dolente di un sentimento collettivo e, soprattutto, intimo.

L’elaborazione di un gravissimo lutto diventa, infatti, nel film riflessione sulla vita e la morte in un’indagine che affronta sentimenti irrisolti e finalmente svelati con lucida sincerità di fronte ad un tragico evento vissuto tra le mura della casa di famiglia e mai affrontato insieme: il suicidio di Camillo, fratello gemello di Marco, morto il 27 dicembre di un anno febbrile e di grandi cambiamenti come il 1968.

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“Marx può aspettare lascia un segno speciale nella storia del cinema di questo tempo che ha cambiato la nostra vita” spiega a nome del Direttivo Nazionale SNGCI Laura Delli Colli, Presidente. “Per questo lo abbiamo scelto tra i film, non chiudendolo, pur tra le eccellenze, solo nel mondo e nella ‘categoria’ del più toccante e lucido cinema del reale”.

Il film è una produzione Kavac Film, Ibc Movie, Tender Stories con Rai Cinema, in collaborazione con Fondazione Cineteca Bologna.

Realizzato in collaborazione con Regione Lazio-Fondo per il Cinema e l’audiovisivo, prodotto da Simone Gattoni e Beppe Caschetto, coprodotto da Malcom Pagani e Moreno Zani, produttori esecutivi Michel Merkt e Alessio Lazzareschi e distribuito da 01 Distribution. Selezionato in Cannes Première al Festival di Cannes 2021 che ha celebrato Marco Bellocchio con la Palma d’Oro d’Onore.

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Parole & Suoni, Manuel Agnelli ritorna come un novello Ulisse

Manuel Agnelli proci

Manuel Agnelli ritorna in studio. Questa volta senza il resto degli Afterhours. Oltre al singolo “La profondità degli abissi”, colonna sonora del film “Diabolik”, il 10 giugno ha pubblicato il nuovo brano “Proci”.

Un richiamo totale all’Odissea. Al re di Itaca Ulisse che, tornato a casa dopo anni erranti per i mari, trova i nobili della sua terra che bivaccano nella sua dimora contendendosi la mano della moglie Penelope. Essa è sicura che il marito non sia morto. E allora la notte disfa la tela che cuce durante il giorno. Il completamento della stessa, infatti, l’avrebbe obbligata a scegliere tra i Proci il nuovo marito.

Odisseo, una volta tornato a casa,  grazie all’aiuto di Eumeo e Filezio, del figlio Telemaco e della dea Atena, uccide tutti i traditori e parassiti.

Manuel Agnelli parte da questo mito. Uccide il vecchio Manuel. Lo uccide non solo nella musica, dove a differenza degli After il piano è il protagonista rispetto alla voce e soprattutto alle chitarre, ma anche nella grafica. Come lo stesso cantante ha sottolineato è stato Thomas Berloffa a proporgli questa immagine a rappresentazione del brano.

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Il testo, la musica e la produzione sono infatti interamente curati dall’ex giudice di X Factor. Un nuovo progetto difficile dopo essere stato per decenni il frontman degli Afterhours che ha voluto spiegare questa scelta musicale: “Mi sono divertito a suonare tutto: la chitarra, i synth, le percussioni, il beat box, la batteria e soprattutto il pianoforte, che qui uso in maniera del tutto singolare come strumento ritmico, come strumento rumoristico e come strumento principale, quello che fa i riff del pezzo”.

E con questa canzone, che anticipa un album che non ha ancora un titolo, Agnelli vuole affrontare i proci moderni. Chi vive sulle spalle degli altri come un parassita. Chi sfrutta l’occasione. Chi non ha un’etica. E lo fa attraverso parole forti, anche volgari.

Già dall’inizio, urlando, mette in chiaro le cose e il riferimento al poema di Omero.

“Si scopano Penelope, si bevono il mio vino gratis
Diciamo qui a palazzo: “Amico chiama amico, amico un cazzo”
Amici miei che usano il pensiero radicale
Per darsi un senso, perdonarsi, potersi nuovamente masturbare
Una tragedia greca dove l’uso della sega acceca”
.

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I proci di allora e quelli di oggi hanno nel tradimento il denominatore comune. Pronti a sfruttare ogni distrazione. Ogni passo falso. Lo stesso Agnelli ha voluto sottolineare questo tema e questo filo che lo lega all’Odissea.

“Proci è la mia Odissea, un’Odissea nello squallore. Parla di amicizia, di tradimento, di speranze e mediocrità, di ambizioni, vanità e delusioni. Soprattutto, parla del punto di vista, che è il vero protagonista della canzone e trionfa sempre sulla realtà. Ne parla senza mezze misure, a diga aperta”.

Photo by Bartolomeo Rossi

L’intervista a Francesca Innocenzi, autrice del libro “Canto del vuoto cavo”

A tu per tu con l’autrice Francesca Innocenzi per presentare la sua ultima fatica poetica “Canto del vuoto cavo”, una plaquette di 60 componimenti brevi che adottano la metrica dello haiku e delle sue varianti. Una tecnica molto originale che nasconde al suo interno tematiche attinenti alle realtà umane; il vuoto, centro semantico del componimento, si profila come opportunità bivalente tra mancanza e opportunità.

Ciao Francesca, prima di parlare della sua nuova pubblicazione conosciamoci meglio, chi è Francesca Innocenzi?

Buonasera e grazie alla redazione per il tempo dedicatomi in questa intervista perché lo spazio è molto importante al fine di consentire la giusta opportunità di espressione, in una società che fagocita momenti e non lascia vuoti.

Nella vita sono un’insegnante di scuole superiori e scrivo da sempre, praticamente da quando ero bambina, spaziando dalla poesia alla prosa. Ho pubblicato diverse raccolte di poesia, anche nell’ambito della narrativa con racconti e romanzi brevi, di cui uno in uscita. Amo molto il teatro, un’altra grande passione iniziata un po’ più tardi.

Da cosa deriva questa sua propensione alla scrittura? Quali sono i suoi riferimenti letterari?

Ho sempre saputo di voler scrivere. Sicuramente lo stimolo primario è da attribuirsi a mio padre, insegnante, che spesso sentivo parlare di Leopardi e di altri autori. La scrittura mi ha sempre accompagnato nella crescita, seppur in maniera discontinua perché non mi sono dedicata a questa attività sempre allo stesso modo, però direi che è stata una compagna di viaggia che mi ha aiutato a conoscermi meglio e a ritrovare me stessa. Io credo che un percorso artistico, attraverso tutti i generi possibili, sia innanzitutto un percorso di autoconoscenza e solo dopo di avvicinamento agli altri.

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Lei ha mai scritto opere biografiche?

Devo dire che sicuramente mi sono lasciata ispirare da avvenimenti della mia, non ho mai scritto opere autobiografiche in senso stretto. La vita è stata per me una fonte di ispirazione ma in senso molto libero. Ho sempre cercato di guardare oltre, bisogna stare attenti a non cadere nelle trappole dell’ego, dell’io. Non è detto che un’opera biografica sia egoica però bisogna essere dei grandi scrittori, non è così semplice e non è da tutti.

La sua silloge poetica s’intitola “canto dal vuoto cavo”, questo vuoto come nasce? E a cosa si riferisce?

Il vuoto è il fulcro della silloge ed ha un doppio senso perché di solito siamo abituati ad attribuire a questo termine una valenza negativa, come mancanza, come lacuna e sicuramente mi riferisco anche a quello. Mi piace pensarlo, però, anche in accezione positiva, quindi come spazio fertile per nuove idee, come una sorta di caos da cui, poi, può nascere qualcosa. Vuoto nel senso di origine.

La metrica della sua opera è molto particolare, può spiegarcela?

Certamente. Ho utilizzato la metrica dell’haiku che è una poesia giapponese, composta di soli tre versi per ogni componimento che sono rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. Io utilizzo prevalentemente il doppio haiku quindi i versi diventano 6 per ogni poesia. Quello che mi preme sottolineare è che, nel mio caso, si tratta solo di metrica, perché non rispetto le altre regole di contenuto, assai ferree, dell’haiku che si focalizza sulle regole stagionali, della natura. A me interessa la realtà umana e quindi della società in generale. Quindi, la metrica in questo mio componimento è un contenitore per parlare poi di altro.

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Tornando al concetto di vuoto. Come può un vuoto, che nell’immaginario collettivo va ad associarsi al nulla, essere un tutto, un punto di partenza? Soprattutto se pensiamo alla società in cui viviamo, così liquida e che non ammette spazi vuoti.

Penso che proprio per questo il vuoto possa essere prezioso. Credo anche, mi riferisco anche a temi presenti nella silloge, che i tempi recenti che tutti noi abbiamo vissuto tra lockdown e pandemia, siano stati uno spunto per aiutarci a guardare la nostra vita in una prospettiva diversa, fermarsi, saper apprezzare delle cose che tendiamo a dare per scontato. Comprendere anche che la libertà non è fare tutto quello che si vuole ma coltivare l’interiorità, essere liberi di instaurare un rapporto con noi stessi. Un contatto interiore con la nostra dimensione intima.

A chi sente di consigliare la lettura del suo lavoro?

Sinceramente sento di consigliarla a tutti. La poesia serve ad avvicinarsi a se stessi, è uno spazio per andare oltre quel modo di comunicare cui siamo abituati, forse assuefatti dal linguaggio del social, dei media, in cui tutto è veloce ma privo di simbolo. L’interpretazione è molto importante, dare un giusto valore alle parole, ai simboli. La poesia può essere questo, può farci riscoprire la valenza della metafora, anche per le nuove generazioni abituate ad un linguaggio assolutamente profano.

All’Aquila il Festival delle Città del Medioevo: rievocazioni, mostre, spettacoli e concerti

Si è svolta a palazzo Fibbioni all’Aquila la conferenza stampa di presentazione della prima edizione del Festival delle città del Medioevo, manifestazione culturale organizzata da Comune e Università dell’Aquila che inizierà il prossimo luglio per concludersi nel giugno 2023 ma destinata a diventare un appuntamento fisso a cadenza annuale. L’evento si svolgerà in diversi luoghi del centro storico e proporrà lezioni di taglio divulgativo, tenute da accademici, storici e esperti di fama nazionale e internazionale, sul tema della città medievale, con particolari approfondimenti sulla storia dell’Aquila e del suo territorio.

Il programma sarà ulteriormente arricchito da un fitto cartellone di mostre, fiere, concerti, spettacoli, esibizioni artistiche e attività rievocative.

A illustrare i dettagli dell’iniziativa sono stati il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il rettore e il direttore generale dell’Università dell’Aquila, Edoardo Alesse e Pietro Di Benedetto, i professori UnivAQ Amedeo Feniello e Alfonso Forgione, docenti, rispettivamente, di Storia medievale e Archeologia cristiana e medievale al Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila.

Durante il festival – che potrà contare su una dotazione finanziaria complessiva di 130 mila euro, 65 mila conferiti dall’Università dell’Aquila e altri 65 mila dal Comune, a valere sui fondi del programma ReStart – saranno descritti e analizzati gli elementi e i luoghi tipici delle città medievali – le piazze, i mercati, le banche, gli ospedali, i centri del potere civile e religioso – con approfondimenti e spiegazioni che aiuteranno a comprendere il contesto sociale, culturale e politico dell’epoca.

Verranno raccontati le vicende e i segreti delle grandi città medievali, da Costantinopoli a Venezia, da Genova a Parigi, da Firenze a Napoli, fino a Palermo e Il Cairo, in un viaggio virtuale che si snoderà dal Mediterraneo fino alla Via della Seta. Oltre a questi contenuti saranno proposti anche riferimenti al mondo contemporaneo e alla discussione intorno all’idea della città ideale, da progettare e ricostruire.

Il Festival si articolerà in due parti.

La prima – “Aspettando il Festival” – prevede una serie di eventi preparatori, calendarizzati tra luglio 2022 e aprile 2023.

Si inizierà il prossimo luglio, al Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila, con Cinema e Medioevo, cineforum in cui saranno proiettati e commentati tre classici della storia del cinema ambientati in diverse epoche del Medioevo: L’armata Brancaleone e Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli (in programma, rispettivamente, il 5 e l’11 luglio) e LadyHawke, di Richard Donner (7 luglio). Da luglio fino settembre, sempre il Dipartimento di Scienze Umane ospiterà la rassegna (curata dall’associazione culturale “Volta la carta”) Pagine di storia, con la presentazione dei libri Storie del mare di Alessandro Vanoli (6 luglio); La Cina nuova di Simone Pieranni (13 luglio); Il buon tedesco di Carlo Greppi (8 settembre) e Le vie italiane della seta di Maria Giuseppina Muzzarelli (13 settembre).

Dopo la pausa estiva, Aspettando il Festival proseguirà da ottobre a dicembre con il ciclo di incontri Aperitivo con lo storico: sei lezioni-spettacolo (con reading e musica), curate da docenti universitari, sulla storia dell’Aquila, inquadrata nel contesto italiano e mediterraneo. Questa prima parte del cartellone terminerà il 21 dicembre con una lectio magistralis di Franco Cardini, in programma nell’aula magna del DSU.

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Dopo la lectio di Cardini, la programmazione riprenderà a febbraio con 6 nuovi appuntamenti di Aperitivo con lo storico e con un concerto dell’Orchestra sinfonica abruzzese.

Il Festival vero e proprio entrerà nel vivo a giugno 2023. In programma più di 70 appuntamenti in cinque giorni, da mercoledì 21 giugno a domenica 25 giugno, dedicati alla divulgazione storica, con la partecipazione dei più importanti storici italiani e europei, oltre che di archeologi, storici dell’arte, architetti, scienziati, scrittori, economisti e giornalisti.

Negli stessi giorni il Festival ospiterà anche la Fiera del libro medievale, gli eventi Botteghe e mestieri, Arcieri in città, Templari oltre la leggenda, Il Medioevo dei bambini, Il Medioevo in tv, Conoscere L’Aquila, e poi ancora mostre, concerti, spettacoli serali, cortei, visite guidate, gare di tiro con l’arco, esibizioni e attività didattiche e rievocative, che coinvolgeranno le associazioni storiche dell’Aquila e del suo territorio.

“Questo Festival, dalla valenza e dallo spessore culturali assoluti” dichiara il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi “conferma la proficua collaborazione in atto da tempo tra il Comune e l’Università e qualifica ulteriormente L’Aquila come città di cultura, conoscenza e saperi. Il programma, ricco di eventi e testimonianze, tra cui quelle di esperti divulgatori, è stato compilato con estremo rigore scientifico ma è stato pensato anche per affascinare e coinvolgere un pubblico di non addetti ai lavori, desiderosi di avvicinarsi ai grandi temi della storia e di approfondire le vicende relative alle origini e alla fondazione della nostra città”.

“L’idea di questo festival” ha spiegato Edoardo Alesse “è nata sulla scia del successo del convegno ‘Papa, non più Papa’, organizzato dall’Università lo scorso dicembre. Un evento al quale hanno partecipato illustri esperti di storia medievale, storia del papato e diritto canonico. I tanti eventi e le tante attività del festival andranno ad arricchire ulteriormente la vita culturale della città. Sarà un’occasione per ripercorrere anche le origini della fondazione dell’Aquila e celebrare così la memoria della storia cittadina”. “L’Aquila è una città medievale, una città di confine dalla storia resiliente” ha affermato Amedeo Feniello “Con questo festival vogliamo proiettarla in una dimensione nazionale e internazionale. Sarà un festival che coinvolgerà attivamente, oltre all’Università e al Comune, anche associazioni, enti e istituzioni culturali del territorio, un evento culturale multi prospettico, con il quale cercheremo di restituire la complessità e la ricchezza del Medioevo, un’epoca di innovazione prima ancora che di tradizione, che vide nascere le città italiane e, tra esse, L’Aquila”.

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“Questo festival avrà anche un ruolo sociale” ha sottolineato Alfonso Forgione “Non sarà solo un momento di alta divulgazione culturale ma anche un’occasione, per la società civile, e per tutti coloro che si occupano a vario titolo e a più livelli di divulgazione storica, scientifica e culturale, di unirsi e collaborare per un unico obiettivo: creare un evento che continui nel tempo e che dia risalto nazionale alla nostra città, portare la ricerca fuori dalle nostre sedi universitarie e raccontarla ai cittadini, ai turisti e agli appassionati”.

Harry Potter, un buon motivo per andare al cinema in estate

L’estate è notoriamente un periodo in cui i cinema sono chiusi o comunque scarseggiano i film degni di nota. L’idea di UCI Cinemas è quella di puntare su Harry Potter per riempire le sale nei mesi più caldi dell’anno.

Il circuito di sale cinematografiche più importante d’Italia, che conta ben 41 multisala, il 9 giugno ha iniziato il periodo di trasmissione di 5 rassegne, tra cui quella riguardante il maghetto più famoso del mondo.

Oggi, 15 giugno, sarà infatti l’ultimo giorno per vedere “Harry Potter e la pietra filosofale”. Dal 16 al 22 giugno sarà il turno di “Harry Potter e la Camera dei Segreti”.
Dal 23 al 29 giugno toccherà a “Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban” mentre dal 30 giugno al 6 luglio sarà la volta del quarto capitolo “Harry Potter e il Calice di Fuoco”.
Dal 7 al 13 luglio i fans potranno trovare “Harry Potter e l’Ordine della Fenice” e dal 14 al 20 luglio “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”.
Le due parti in cui è diviso l’ultimo capitolo “Harry Potter e i doni della morte” saranno proiettati rispettivamente dal 21 al 27 luglio Potter e dal 28 luglio al 3 agosto.

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Quasi due mesi in cui il mago cresciuto a Privet Drive n.4 tornerà ad essere protagonista al cinema, sfruttando anche il successo avuto lo scorso inverno con le celebrazioni del ventesimo anniversario dall’uscita in sala.

UCI Cinemas ha però deciso di puntare anche su altre rassegne con film che hanno fatto la storia. Per il cinema horror, oltre ai due capitoli di “IT” saranno proiettati anche “Annabelle”, “Annabelle 2: Creation”, “Annabelle 3”, “The Conjuring – Per ordine del diavolo”, “L’evocazione – The Conjuring”, “Scappa – Get Out” e “Noi”.

Nella categoria “Cult Movies” il pubblico avrà una grande selezione tra cui scegliere. “I Goonies” (disponibile fino a oggi). Oppure dal 30 giugno al 6 luglio “Arancia Meccanica”. Dal 7 al 13 luglio sarà la volta di “Shining” seguito da “Vertigo” (in versione originale con sottotitoli in italiano) dal 14 al 20 luglio.
Dal 21 al 27 luglio “La Dolce Vita”, dal 28 luglio al 3 agosto “Elephant Man” (in versione originale con sottotitoli in italiano). La rassegna si concluderà con “Apocalypse Now” dal 4 al 10 agosto.

Le altre due rassegne sono dedicate rispettivamente ai bambini e alle commedie italiane tra cui spicca “Tolo Tolo” di Checco Zalone. Gli altri film che saranno proiettati saranno i due capitoli di “Come un gatto in tangenziale”, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese, “10 giorni senza mamma”, “Poveri ma ricchissimi” e “I moschettieri del re”.

Ma anche “Odio l’estate” di Aldo, Giovanni e Giacomo. Il trio comico tornerà poi con “Il ricco, il povero e il maggiordomo”, che sarà seguito da “Amici come prima” e “Tuttapposto” che concluderà la serie di proiezioni dall’11 al 17 agosto.

Insomma un’idea commerciale che porterà sicuramente beneficio a un settore messo a dura prova da due anni di pandemia. E che proverà a sovvertire l’abitudine di lasciare le sale vuote in estate.

Presentata la nuova stagione del Teatro Manzoni: si parte il 6 ottobre con “Quasi amiche”

Presentata ieri la nuova stagione 2022-2023 del Teatro Manzoni di Roma, che, come da tradizione, anche quest’anno sarà fortemente imperniata sulla commedia, con un roster di attori e registi di comprovata esperienza e una serie di spettacoli in grado di spaziare dal registro più tradizionale fino alla black comedy.

Si parte il 6 ottobre di quest’anno con “Quasi amiche”, scritta e diretta da Marina Pizzi e interpretata da Paola Gassman e Mirella Mazzeranghi e si andrà avanti fino al 4 giugno 2023, quando “Preferirei di no” di Antonia Brancati chiuderà il programma della prosa. Tra i nomi in primo piano, in ordine di apparizione, Paolo Triestino, Edy Angelillo, Pino Ammendola, Patrizia Pellegrino, Agnese Fallongo, Tiziano Caputo (questi ultimi due con il cult “I mezzalira. Panni sporchi fritti in casa”) e, naturalmente, il direttore artistico Pietro Longhi, in scena dal 12 al 29 gennaio 2023 con “Note Stonate” di Israel Horovitz in compagnia di Gaia De Laurentiis.

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Ma la proposta dell’ormai storico teatro del quartiere Prati, che, ricordiamolo, il prossimo anno festeggerà il quarantesimo anno di attività, non si ferma qui: infatti, in completa sintonia con una tradizione inaugurata già lo scorso anno su deciso input di Barbara e Olivia Alighiero, figlie del compianto co-fondatore e grande attore Carlo Alighiero, ad arricchire l’offerta del Manzoni ci saranno una serie di eventi culturali di notevole interesse.

A partire dalle rassegne “Scrittori in scena” e “Manzoni Idee”, dirette da Alessandro Vaccari, che, durante la scorsa stagione, nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, hanno riempito la sala di via Monte Zebio 14/C ospitando autori amatissimi come Giancarlo De Cataldo e Gianrico Carofiglio e professori di chiara fama del calibro di Luca Serianni, Giuseppe Di Giacomo e Alessandro Alfieri, che hanno letteralmente “messo in scena” la letteratura, la filosofia e la musica offrendo un nuovo modo di vivere lo spazio teatrale.

Sempre per quanto concerne gli eventi, da segnalare poi “Manzoni da favola”, con gli appuntamenti per le famiglie del sabato e della domenica curati da Pietro Clementi, e “Manzoni Danza”, a cura di Maria Cristina Gionta.

Altre, importanti sorprese saranno annunciate in autunno e potranno essere scoperte navigando sul sito www.teatromanzoniroma.it

Rimanete sintonizzati!

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Cesare Cremonini illumina San Siro. Uno show da tutto esaurito. Live report 13/06/2022

L’attesa per il concerto di Cesare Cremonini allo stadio San Siro di Milano era tanta, tantissima. Il sold out che ha preceduto l’evento è qui a testimoniarlo, esattamente come i numerosi post nelle community dei social network dove si faceva richiesta di biglietti, anche a costo di pagarli il doppio rispetto al prezzo originario. L’ex frontman dei Lunapop non è più il ragazzo spensierato degli esordi, è maturato come uomo e la sua vena artistica è cresciuta negli anni, esattamente come il suo spessore compositivo e l’indubbia capacità di scrittura che, uniti a una presenza scenica di assoluto rispetto, ne fanno una delle punte di diamante della scena pop italiana.

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Ma Cremonini, classe 1980 e sette album da solista all’attivo, va oltre e sconfina nel cantautorato. Più di qualcuno, ricordandone la provenienza (Bologna), lo ha individuato come erede di Lucio Dalla.

Fosse sufficiente attingere ai dettagli dell’anagrafe per trovare il successore a un determinato musicista, a quest’ora tutti i più grandi avrebbero un proprio erede e, nonostante Cremonini sia un artista a tutto tondo e abbia un considerevole appeal sul pubblico tricolore, il paragone è tanto prestigioso quanto limitante. Perché un’influenza e un’ispirazione non possono assurgere al ruolo di metro di paragone. Dalla ha avuto una carriera straordinaria, ha scritto delle pagine memorabili di storia della musica italiana ma era frutto di una sua esperienza e di una visione della musica del tutto personale.

Cesare Cremonini di visione musicale ne ha una propria, sicuramente coincidente in alcuni tratti con quella di Dalla, ma fortunatamente ha una sua identità e non accetta il ruolo di comprimario o, appunto, di erede di nessuno. Non gioca a fare Dalla e non ambisce a diventare un clone, va dritto per la sua strada, con o senza i paragoni. Il concerto di più di due ore allo stadio San Siro, ha dimostrato una volta di più questa sua grande forza.

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Con riferimento al tour negli stadi ha detto: “questo progetto artistico spero possa avere vita lunga. Viviamo una realtà ormai così digitalizzata che molte cose vengono cestinate per liberare spazio. L’esperienza dei live è invece ancora reale, vera, pericolosa ed eccitante al tempo stesso”. E come dargli torto. Vederlo esibirsi è un piacere per gli occhi e per le orecchie, lo fa con allegria e dinamismo, con coinvolgimento e convinzione. L’umiltà non gli manca e ricorda con piacere come, dopo l’uscita dai Lunapop che con “…Squérez?” (1999) avevano conquistato l’Italia musicale, abbia riniziato da zero, o quasi, girando per piccoli club e piazze. “Non esiste un X-Factor per imparare a stare sul palco, io volevo fare il performer e o ce l’hai o non si inventa”.

Emozionante il duetto virtuale con Lucio Dalla sulle note del brano “Stella di mare“. Un omaggio sincero, un tributo al grande cantautore italiano la cui morte ha lasciato un vuoto enorme nel panorama musicale tricolore. I fan hanno applaudito e cantato per tutta la durata del concerto, senza mai risparmiarsi e letteralmente scatenandosi sulle note di “50 Special” che, piaccia o meno, è ancora la canzone più identificativa dell’artista bolognese che ad essa deve molto della sua fame. Negarlo sarebbe ingiusto. Un concerto celebrativo venti anni di carriera, una sorta di greatist hits di questa prima fase della sua vita artistica che, ci auguriamo, ma ne siamo convinti, avrà ancora moltissimo da riservare.

Setlist:

La ragazza del futuro

PadreMadre

Il comico (Sai che risate)

La nuova stella di Broadway

Chimica

Colibrì

Qualcosa di grande

Buon viaggio (Share The Love)

MoonWalk

Vieni a vedere perché

Le sei e ventisei

Mondo

Logica #1

Grigio oca

Stella di mare

Perso nel fine settimana

Ciao

Chiamala Felicità

50 Special

Marmellata #25

Poetica

Nessuno vuole essere Robin

Al telefono

Un giorno migliore

Foto presa dai social network di Cesare Cremonini

Letture in viaggio: Joël Dicker, “Il caso Alaska Sanders” chiude la trilogia iniziata con Harry Quebert

Dicker Joël Dicker

Il 22 maggio è uscito l’ultimo atteso libro di Joël Dicker che chiude la trilogia iniziata con il romanzo che lo ha reso famoso: “La verità sul caso Harry Quebert”. L’ultima fatica dello scrittore svizzero è “Il caso Alaska Sanders”.

Ambientate nel New Hampshire le oltre 600 pagine girano intorno ad un errore giudiziario di 11 anni prima. La morte della giovane Alaska Sanders e l’arresto dell’ex ragazzo e di un suo amico. Nessun testimone, un apparente suicidio nella sala interrogatori e un poliziotto morto. Nulla è come sembra.

Lo scrittore Marcus Goldman (alter ego di Dicker) torna ad essere protagonista insieme al sergente Perry Gahalowood, conosciuto nel primo libro della trilogia e con il quale condusse l’indagine che portò alla cattura dell’assassino di Nora Kellergan. Anche in quel caso inizialmente fu arrestato l’uomo sbagliato. Sebbene non per 11 anni.

Questa volta l’enfant prodige della letteratura americana (come viene dipinto dallo scrittore svizzero) girerà in lungo e largo tra gli Stati americani, arrivando in Canada, per ritrovare il suo vecchio professore, nonché amico, Harry Quebert, misteriosamente scomparso dopo essere stato scarcerato grazie all’aiuto dello stesso Goldman. I messaggi in codice lasciati dal personaggio interpretato da Patrick Dempsey nella serie tv ispirata al libro, sono paralleli allo svolgersi della trama, creando ulteriore suspance nel lettore.

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Passioni passeggere, ritorni di fiamma e amori di una vita fanno da contorno alla vicenda. Il tutto condito da tradimenti, altri omicidi che vengono a galla, scheletri nell’armadio che sconvolgono la tranquillità delle cittadine. C’è tutto quello che può richiamare l’ambientazione de “La verità sul caso Harry Quebert”.

La lettura scorre facilmente. Come tipico dei romanzi di Dicker che cerca sempre di legare il lettore alla trama. La fine di ogni capitolo fa venire voglia di leggere ancora per sapere cosa significa quanto appena scoperto.

Essendo l’ultimo capitolo della trilogia è abbastanza consigliata la lettura sia del romanzo su Quebert che “Il libro dei Baltimore”. In particolare quest’ultimo serve per capire la psicologia del protagonista, il suo rapporto con l’idea di famiglia, con l’amore della sua vita. Ma anche e soprattutto la voglia di ricerca della verità di Marcus Goldman.

Il giovane scrittore, con una spiccata propensione alla risoluzione di casi irrisolti, sfrutta anche questa volta la sua notorietà per interrogare e venire a conoscenza di particolari che per altri sono stati di poco conto. E finirà anche questa volta per scrivere un romanzo che altro non è quello che sta leggendo il lettore. Una sorta di meta-romanzo. Altro elemento identificativo dello stile dickeriano che si ritrova anche in libri come “L’enigma della camera 622”.

Un libro che è in tutto e per tutto di Joël Dicker. Lo scrittore svizzero infatti non rinuncia per nulla al suo stile. Descrizioni particolareggiate, elementi fondamentali per la risoluzione dell’enigma dalla prima all’ultima pagina, continui ribaltamenti. Tutto per tenere incollato il lettore alle sue pagine. Pagine che questa volta hanno una conclusione sicuramente meno fantasiosa (per non dire assurda) di altre.

“Cari fottutissimi amici”: il nuovo album dei The Zen Circus

Sta per partire il tour di presentazione di “Cari fottutissimi amici” il nuovo album di The Zen Circus, uscito lo scorso 27 maggio ed entrato, nella settimana di uscita, direttamente al 3° posto della classifica dei Vinili più venduti in Italia secondo Fimi/Gfk e al 6° posto della classifica dei CD e Vinili più venduti su Amazon.

Da sempre guidati da una forte urgenza di esprimersi dal vivo che li ha portati negli anni a realizzare oltre mille concerti in tutta Italia e all’estero e dopo il tour indoor che li ha visti finalmente riappropriarsi del palco e del rapporto con i propri fan che da oltre 20 anni seguono la loro intensa attività live, gli Zen Circus sono pronti a celebrare quest’ultima uscita dal vivo, con date in programma nei principali festival estivi.

In oltre due decenni di musica, con una lunga carriera che conta 14 pubblicazioni discografiche, una partecipazione in gara tra i big a Sanremo 2019 e un romanzo anti-biografico entrato direttamente nella Top Ten delle classifiche dei libri più venduti stilate dai maggiori quotidiani e divenuto un vero e proprio caso di genere letterario, The Zen Circus continuano a rinnovarsi, rimanendo una delle realtà più apprezzate del panorama musicale italiano attuale.

Per la prima volta negli oltre 20 di carriera, la band dà alle stampe un album interamente composto di featuring, su canzoni inedite realizzate per l’occasione, frutto di molteplici collaborazioni con colleghi stimati e amici di vecchia data, facenti parte del mondo della musica e non solo.

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“CARI FOTTUTISSIMI AMICI” – IL DISCO

Anticipato dalle release dei brani “118” feat. Claudio Santamaria, “Caro fottutissimo amico” con Motta e dal singolo “Ok Boomer” feat. Brunori Sas, l’album vede un insieme di ospiti incredibili affiancare gli Zen Circus in questa nuova avventura: dai già citati Motta, Claudio Santamaria e Brunori Sas a Luca Carboni, da Ditonellapiaga (con un brano prodotto da Tommaso Colliva, di fatto un ulteriore featuring del disco) a Speranza, fino al Management, passando per Fast Animals and Slow Kids, Emma Nolde e Musica da Cucina.

Un disco corale nato in totale libertà e sotto lo spirito della sperimentazione e del gioco, come è testimoniato anche dall’artwork della copertina, in cui la foto realizzata da Ilaria Magliocchetti Lombi ritrae perfettamente il concept del disco.

Un lavoro frutto di collaborazioni sincere, che ha coinvolto amici storici come Motta, Brunori Sas, con cui nello specifico l’urgenza della scrittura condivisa è emersa fin da subito, o ancora Management, Fast Animals and Slow Kids; ma anche diversi artisti incontrati più recentemente nel percorso, Luca Carboni, Speranza, Ditonellapiaga, per citarne alcuni, che in poco tempo hanno attratto la band per affinità artistica, nonostante la distanza tra i generi, dando vita a dei contributi unici in questo lavoro.

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THE ZEN CIRCUS PARLANO DEL NUOVO ALBUM “CARI FOTTUTISSIMI AMICI”

“Cari Fottutissimi Amici” è un disco in libertà. Libertà di passare dal crossover al pop, dall’ambient al rock, dalla psichedelia all’elettronica, Il tutto mano nella mano ad amici di vecchia data ed artisti che ci hanno appassionato nel tempo più o meno recente. Questo disco è una giostra, un tagadà, un autoscontro. Qualcuno si divertirà da matti, qualcun’altro si sentirà male, altri non saliranno su alcune giostre, ma noi – veri e propri giostrai – amiamo questo luna park.

TRACKLIST “CARI FOTTUTISSIMI AMICI”

01_OK BOOMER (feat. Brunori Sas)

02_VOGLIO INVECCHIARE MALE (feat. Management)

03_FIGLI DELLA GUERRA (feat. Speranza)

04_RAGAZZA DI CARTA (feat. Luca Carboni)

05_CARO FOTTUTISSIMO AMICO (feat. Motta)

06_IL DIAVOLO È UN BAMBINO (feat. Emma Nolde)

07_JOHNNY (feat. Fast Animals and Slow Kids)

08_118 (feat. Claudio Santamaria)

09_MERAVIGLIOSA (feat. Ditonellapiaga)

10_SALUT LES COPAINS (feat. Musica da Cucina)

*Nei formati fisici, CD e Vinile, è contenuto anche il singolo “Canta che ti passa” con il featuring de La Rappresentante di Lista, uscito nel 2019.

Verdena: nuovo album e tour in arrivo

I Verdena nascono nel 1995 grazie ad Alberto Ferrari (voce, chitarra), suo fratello Luca (batteria) e Roberta Sammarelli. Nel 2001 esce l’EP Spaceman, primo per  Black Out/Universal, seguito dal secondo album Solo un grande sasso, registrato nello Studio Next di Mauro Pagani con la produzione di Manuel Agnelli, che la band porta in tour per tutto il 2002. Ad inizio 2004 esce il terzo album, Il suicidio dei samurai, anticipato dall’EP Luna.

Nel 2007 esce il quarto disco, Requiem, che come il precedente viene pubblicato anche in Germania, Svizzera, Austria, Francia e Spagna. A giugno 2007 esce l’EP Caños, che segna un cambio stilistico di sonorità: le influenze elettroniche iniziano infatti ad occupare una porzione significativa del disco.

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Il quinto album dei Verdena, Wow, esce a gennaio 2011, conquistando il disco d’oro, mentre il vinile debutta al secondo posto della Classifica Fimi. Ad aprile 2011 Universal pubblica una raccolta di 7 EP introvabili nei negozi, pubblicati tra il 1999 e il 2007, Verdena – 7EP Limited Edition. Nel 2015 esce il loro ultimo album, in due volumi, Endkadenz Vol. 1 ed Endkadenz Vol. 2.

Le date del successivo tour registrano un grande successo e nel 2016 sbarcano in Europa. A settembre 2016 esce un EP in collaborazione con Iosonouncane, dal titolo Split. Nel gennaio 2022 la band dà alle stampe America Latina – music inspired by the film, una raccolta di brani strumentali composti e orchestrati per la colonna sonora dell’omonimo film dei fratelli D’Innocenzo, e candidata ai recenti David di Donatello. 

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Al nuovo disco farà seguito un tour, prodotto da DNA Concerti, che porterà i Verdena nei più importanti club italiani. Di seguito tutte le date:

29 ottobre – Bologna – Estragon

13 novembre – Padova – Teatro Geox

14 novembre – Firenze – Tuscany Hall

16 novembre – Torino – Teatro della Concordia

22 novembre – Milano – Alcatraz

23 novembre – Milano – Alcatraz

24 novembre – Senigallia (AN) – Mamamia

26 novembre – Bari – Palaflorio

28 novembre – Napoli – Casa della Musica

29 novembre – Roma – Atlantico

Vasco gladiatore di pace al Circo Massimo

No, Vasco, no.
Quest’estate non era previsto.
Poi però qualche giorno fa mi chiama Emanuel, un mio studente dei tempi di quando insegnavo al Galileo di Avezzano (L’Aquila) e mi fa: “Domenica , come stai messo?”
“Domenica?”, dico io. “Domenica si vota nella mia città e sto incasinato col lavoro”. E poi c’è lo spoglio delle Comunali in serata. “Come faccio?”, penso.
Pensavo male.
Giovedì mi trovo a intervistare uno dei candidati a sindaco il quale, nel parlare delle sue prospettive alle urne dice qualcosa di questo tipo: “Lunedì, nel primo pomeriggio avremo le prime indicazioni”
“Come lunedì?” Gli faccio, lasciando momentaneamente da parte la politica.
“Beh perché lo spoglio inizia lunedì”
“Allora domenica vado a Vasco”, dico ad alta voce
Il candidato sindaco mi guarda come a dire: “Questo è proprio scemo”
Che poi Emanuel non è un fan qualsiasi: è uno capace di mettersi in macchina per 300 chilometri e raggiungere l’hotel di Vasco solo per strappare un selfie, un autografo sulla spalla (che si è fatto tatuare lo stesso giorno) e pochi minuti di conversazione.
Del tour 2022 del comandante ha già seguito alcune date, Imola su tutte. Ma il circo Massimo non se lo è lasciato scappare.
E neanche io a questo punto.

Neanche i Maneskin, a quanto leggo, hanno voluto rinunciare a questa festa del rock. Sabato, il chitarrista Thomas Raggi, e batterista Ethan Torchio, si sono fatti fotografare ai piedi del grande palco del Komadante. Dall’ora di pranzo sotto il sole cocente hanno attraversato una Roma animata anche dal Gay Pride per arrivare nell’arena del Circo Massimo, dribblando il labirinto delle transenne, che è piena in ogni metro fianchi compresi.

Transenne ovunque e aria vip affollata perché nessuno a Roma si voleva perdere questo concerto. Si sono visti anche Bebe Vio e Marco Damilano nel parterre variegato.

“Faremo esplodere il Circo Massimo di gioia” aveva promesso arrivando ieri a Roma e così è stato nel nome della musica “che è il contrario della guerra perché non c’è guerra dove c’è la musica”. È un polmone che torna a respirare, che grida all’unisono il Circo Massimo che vive dopo due anni di rinvii e di attesa, finalmente, il concerto di Vasco Rossi. E lui, il gladiatore, scende nell’arena con il sorriso stampato sulle labbra, anche se in qualche passaggio i suoi occhi lucidi tradiscono emozioni diverse.

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Il gigantesco palco che campeggia al centro in una vera e propria esplosione di luci (1500 i corpi illuminanti) e di musica con una potenza audio da 750.000 watt. Lui Vasco non si risparmia per oltre due ore e mezza concedendosi solo una piccola pausa, a partire dalla nuova XI comandamento e per finire come sempre con il cuore in mano e il pubblico oramai senza voce per l’immortale Albachiara. Oramai si sa la sua splendida musica è un rito collettivo che attraversa le generazioni, dai nonni ai nipoti, dando senso e valore a quello che stasera, qui più che mai nel cuore della capitale, è la rappresentazione di una rinascita in cui tutti si spera. Vasco non dimentica il suo inno alla pace – perché “la guerra è contro l’umanità” – (e alle femmine) anche se a parlare sono soprattutto le sue canzoni.

In “C’è chi dice no” con cui ribadisce il suo “Fuck the war! Stop the war!” e l’attualissima “Gli spari sopra” in solidarieta’ con chi sta soffrendo per una guerra che un senso non ce l’ha proprio: alle sue spalle appare una gigantesca piovra tentacolare metaforica. Lui ha il sorriso sulle labbra che gli lascia la serata epica sotto la luna piena, ma la sua musica è un ventaglio di emozioni che porta in questo tour in tutta la penisola fino a Torino dove si concluderà il 30 giugno.

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E allora il concerto è un viaggio nel tempo, dall’album più recente che c’è quasi tutto (l’ultima è “Siamo qui”), alle hit come “La pioggia alla domenica”, qui nella versione originale (quella con Marracash è sulle piattaforme digitali per Save the Children) e il singolo appena uscito, “L’amore l’amore”. Inedite a concerto le recenti: “Se ti potessi dire” (2020) e “Una canzone d’amore buttata via” (2021) o anche perle tirate fuori dal baule degli anni ’80: “Amore aiuto”, Blasco ’82 doc. Non mancano ovviamente le sue ballad: “Un senso”, “Stupendo”, “Siamo soli”, “Senza parole”. Poi nella terza parte il clima si fa intimo. Si vola alto, molto alto da “Sballi ravvicinati del terzo tipo”, cambio al basso: scende il Torre, Andrea Torresani, e sale il Gallo, Claudio Golineli, guest star.

Brividi con sorprese che non ti aspetti, come “Toffee” atmosfera da unplugged. E poi ancora “Sally” (sui megaschermi parleranno le immagini di cinque donne di cinque nazionalita’ diverse). Per i fuochi d’artificio finali: “Siamo solo noi”, “Vita spericolata” “Canzone” e ovviamente ”Albachiara”.

Vasco Live prosegue poi il 17 giugno a Messina (Stadio San Filippo), il 22 giugno a Bari (Stadio San Nicola), il 26 giugno ad Ancona (Stadio del Conero) e chiusura il 30 giugno a Torino (Stadio Olimpico). Tutte sold out, per un totale di oltre 676.000 biglietti venduti.

Un selfie con Emanuel Velocci

La scaletta del Circo Massimo

1 – XI Comandamento
2 – L’uomo più semplice
3 – Ti prendo e ti porto via
4 – Se ti potessi dire
5 – Senza parole
6 – Amore… aiuto
7 – Muoviti!
8 – La pioggia la domenica
9 – Un senso
10 – L’amore, l’amore
11 – Interludio
12 – Tu ce l’hai con me
13 – C’è chi dice no
14 – Gli spari sopra
15 – Stupendo
16 – Siamo soli
17 – Una canzone d’amore buttata via
18 – Ti taglio la gola
19 – Rewind
20 – Delusa
21 – Eh già
22 – Siamo qui
23 – Sballi ravvicinati del terzo tipo
24 – Tofee
25 – Sally
26 – Anima fragile
27 – Siamo solo noi
28 – Vita spericolata
29 – Canzone
30 – Albachiara

In arrivo nelle sale ” X – A Sexy Horror Story”, l’ atteso horror slasher approvato anche da Stephen King

Midnight Factory, etichetta di proprietà di Koch Media, è lieta di annunciare la data d’uscita di X – A Sexy Horror Story di Ti West con Mia Goth, il nuovo atteso horror slasher prodotto da A24 in uscita il prossimo 14 luglio nelle sale cinematografiche.

Nel 1979, una troupe di ragazzi ambiziosi e affamati di successo decide di girare un film per adulti nelle zone rurali del Texas, ma l’anziana coppia che la ospita, in una fattoria isolata e indisturbata, comincia a nutrire un interesse lascivo per i giovani attori. Durante la notte, questo interesse morboso esploderà in tutta la sua violenza e terrore.

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Da A24, studio di produzione di Hereditary – le radici del male, Midsommar, The Witch e The Lighthouse, X – A Sexy Horror Story promette di intrattenere con emozioni forti per gli amanti dell’horror e non solo. Ti West, scrittore, regista e montatore pluripremiato già noto per altri lavori di genere, ricrea l’America rurale della fine degli anni ’70 e rinnova la tradizione di horror slasher omaggiando film d’autore, film cult e anche porno.

Girato in Nuova Zelanda, X porta sullo schermo un’irriconoscibile Mia Goth alle prese con un doppio ruolo – grazie all’uso di un incredibile trucco prostetico – che la porterà a lottare con se stessa per la sopravvivenza. Il film ha ottenuto inoltre l’approvazione del maestro dell’horror Stephen King, che l’ha definito “un film horror estremamente buono. Spaventoso, intelligente, consapevole. Ah! E anche divertente”.

Sinossi: Nel 1979, un gruppo di giovani e ambiziosi filmmaker decide di realizzare un film per adulti nel Texas rurale. Ma quando la solitaria coppia anziana che li ospita scopre la natura del set, il cast si trova a dover lottare per la propria sopravvivenza.

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Geeked Week 2022, concluso l’evento Netflix

Venerdì 10 giugno la piattaforma streaming ha calato il sipario, concludendo la ”Geeked Week2022”, la settimana dedicata alle novità in arrivo nel catalogo durante la prossima stagione televisiva.

Oltre alle principali presentazioni, come Wednesday di Tim Burton e The Sandman di Neil Gaiman, il network ha annunciato il ritorno di alcune delle serie più attese dai fan, come la terza ed ultima stagione di Locke and Key e la seconda parte della quarta stagione di Stranger Things.

Il 9 giugno è stata infatti la giornata dedicata a Stranger Things dove, oltre al teaser dei due episodi finali, è stato trasmesso un panel di interviste e gli attori Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Priah Ferguson e Joseph Quinn si sono cimentati in una esilarante sessione di gioco dell’Hellfire Club.

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Ogni interprete ha potuto raccontare al pubblico com’è stato tornare nei panni del proprio personaggio e cosa ne pensa dei risvolti della trama di questa nuova stagione.

Millie Bobby Brow parlando delle prime sette puntate ha dichiarato:

“Sono davvero eccitta per il fatto che i fan vedranno Undici senza poteri, e la sua lotta e la frustrazione nel volerli usare perché è così abituata a farlo. Ho apprezzato realmente che i Duffer le abbiano tolto la sua abilità principale. La cosa che preferisce più di ogni altra cosa, a cui tiene e da cui è dipendente è rappresentata dai super poteri. Senza di quelli cosa le rimane? E chi è realmente?”.

Le ultime due puntate della quarta stagione saranno disponibili su Netflix da venerdì 1 luglio.

Parlando di ritorni, sono stati annunciati anche i nuovi capitoli di Sweet Tooth Fate: the Winx saga, entrambi in arrivo con la loro seconda stagione. 

Di grande qualità anche le nuove produzioni cinematografiche, partendo da Cabinet of Curiosities di Guillermo Del Toro, mini serie antologica, in cui il re dei freak porta in scena “un macrabo miscuglio a tema horror, con storie inedite che variano dal macrabo alla magia, al gotico, al grottesco.” L’antologia sarà composta da otto episodi, con due storie originali dello stesso Del Toro e un gruppo di autori e directors scelti dal regista messicano.

Sono due le principali novità per quanto riguarda le pellicole in arrivo sulla piattaforma, il 7 giugno sono stati rilasciati i trailer deIl Mostro dei mari, nuovo film di animazione dai produttori di Oceania e di The School of Good and Evil, attesissimo film tratto dalla saga fantasy di Soman Chainani, che vede protagoniste Charlize Theron e Kerry Washington.

E’ stato inoltre reso noto il cast del live action di One Piece,celebre anime giapponese che vanta un notevole seguito nel mondo occidentale.

Nella giornata del’8 giugno, per i più “datati” sono state rilasciate le key art di Masters of Universe: Revolution, sequel del popolare franchise Mattel degli anni 80’, creato da Kevin Smith, che si conferma alla guida del progetto. Confermato anche il cast stellare di doppiatori, tra cui troviamo Mark Hammil (Star Wars), Lena Headey (Il Trono di Spade), Sarah Michelle Gellar (Buffy) e Christopher Wood (The Vampire Diaries). Si è anche parlato della possibilità della lavorazione di un film in live action con Kyle Allen (West Side Story) come He-Man, ma al momento non è arrivata ancora nessuna conferma da Netflix.

In 65mila scatenati per gli Imagine Dragons all’Ippodromo di Milano. Live Report 11/06/2022

“Nel backstage ripensavo a quando, più di dieci anni fa, in occasione dei nostri primi show, c’erano alcune centinaia di persone. Ora siamo migliaia. Amo questo Paese e amo questa città”. Parola di Dan Reynolds, frontman e cantante degli Imagine Dragons. La band statunitense si è esibita ieri all’Ippodromo “La Maura” di Milano, all’interno della rassegna I-Days, di fronte a sessantacinquemila persone. Un colpo d’occhio pazzesco, una folla che, diciamola tutta, dopo mascherine e distanziamento, dopo tour saltati o rimandati, dopo la paura di tornare a ciò che fu prima della pandemia, è stato quanto di più emozionante potessimo riscontrare in uno tra i concerti più attesi dell’estate meneghina.

Quasi due ore di set ben bilanciato tra estratti degli ultimi album e brani più datati che hanno determinato il successo della band che ad ora, dati alla mano, ha venduto più di quarantasei milioni di dischi in tutto il mondo. Numeri impressionanti, se consideriamo che nessuno dei quattro componenti del gruppo arriva a quarant’anni e che quindi, in prospettiva, può ambire a ritoccare ulteriormente queste cifre. Un fenomeno, quello degli Imagine Dragons, esponenziale e in costante crescita.

Merito, indubbiamente, di una proposta artistica in grado di attingere a piè mani un po’ da tutti i generi musicali, dal pop al rock, dall’elettronica al rap, ma anche da una presenza scenica sul palco importante, capace di coniugare una buona perizia tecnica dello strumento alla capacità di intrattenimento del pubblico. Insomma, tutti gli elementi che fanno grande un gruppo.

Opener del concerto è stato Rkomi, forte del successo del singolo “Insuperabile” a Sanremo 2022 e da poco individuato come nuovo giudice per la prossima edizione di X-Factor. Circa cinquanta minuti a disposizione per una manciata di brani sono serviti a riscaldare il pubblico in attesa degli headliner della serata. La sensazione avuta, però, è che Rkomi sia ancora molto lontano da questi livelli e che una dimensione da club sia quella a lui più congeniale, potendo magari contare su un proprio pubblico.

Alle nove e un quarto precise sono saliti sul palco gli Imagine Dragons che hanno aperto le danze con “It’s Time“, seguita da “Believer” e “Polaroid/Hopeless Opus“. Inizio al fulmicotone. Sventolano bandiere tricolori e bandiere arcobaleno e durante lo show sono stati numerosi i richiami all’uguaglianza e alla solidarietà. “Thunder” ha scatenato i sessantacinquemila presenti, tra getti di fumo e coriandoli alternati a “Amsterdam“, “Shots” e “Birds” e alle ballate “Follow You“, “Next to me” e alla cover di “Forever Young” degli Alphaville. Ma brani come “Whatever It takes“, “Demons” e “Bones” hanno certificato una volta di più il perché gli Imagine Dragons siano tra le band in attività con maggiore successo commerciale di pubblico.

Ognuno dei pezzi in scaletta è stato cantato all’unisono dal pubblico, perfettamente coinvolto e scatenato per tutta la durata del concerto. A chiudere lo show è stata “Radioactive“, in una prima versione strumentale prima di lanciare il brano così per come è conosciuto. Un concerto di altissimo livello e di grande dinamismo che, ci permettiamo di sottolineare, difficilmente verrà dimenticato dalla band stessa.

Foto copertina presa dai profili social network dell’I-Days

Noyz Narcos, il live report del ritorno sul palco di Rock in Roma 10/06/2022

Noyz noyz narcos

Il King è tornato. Noyz Narcos fa il pienone a Rock in Roma. L’ippodromo di Capannelle ha ospitato la prima data del tour del rapper romano.

Tanti ospiti che negli anni hanno collaborato con il rapper romano hanno acceso la notte romana. Coez, Gemello (che ha aperto il concerto), Franco 126, Luché, Gemitaiz, Ketama sono solo alcuni dei nomi saliti sul palco insieme a Noyz.

Il nuovo album ”Virus” è stato così presentato per la prima volta live. Oltre ai nuovi brani, comeDope Boy”, i migliaia di fan accorsi hanno avuto modo di poter ascoltare pezzi che hanno fatto la storia del cantante.

“In the panchine” (pezzo storico del Truce Klan con cui è stato chiuso il concerto), ”My love song”, ”Zoo de Roma” e altre ancora che hanno visto Noyz Narcos praticamente duettare con il pubblico. Passando per una sorta di medley tra le 3 versioni di “Verano Zombie” e “Attica”.

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Prima dj Gengis poi dj Sine hanno messo le basi per il rapper che ha attraversato gli oltre 20 anni di carriera. Il “Virus summer tour” prende così il via mandando in delirio il pubblico romano e facendo crescere l’attesa per le prossime date. L’album, uscito a gennaio e già disco di platino, ha infatti già riscosso un grande successo tra le vendite dei vinili e sulle piattaforme streaming. Un disco che ha visto collaborazioni anche con Sfera Ebbasta, Capo Plaza, Guè Pequeno, Metal Carter, Rasty Kilo e altri tra cui i presenti sul palco nella serata di ieri.

Noyz Narcos con questa prima data conferma quanto ci si aspettava. Uno dei protagonisti della scena rap italiana è ancora sulla cresta dell’onda nonostante i 43 anni. L’attesa per il sesto album in studio del rapper romano era fervente. L’ultimo disco era infatti uscito nel 2018 (“Enemy”) e complice la scarsità di live negli ultimi due anni causa covid, la voglia di un concerto di “doppia N” era alle stelle.

Insomma una serata “vecchio stile”, con il pubblico delle grandi occasioni, con Noyz in forma e con ospiti di alto spessore della scena rap e trap italiana. Il tour continuerà oggi a Lecce, per poi andare a Padova, Milano, Bologna, Senigallia, Firenze, Collegno (TO), San Vito Chietino (CH) fino a chiudersi (per ora) a Brescia il 23 agosto.

Rock in Roma, stavolta si fa sul serio: ecco la line up

Foto: Ufficio Stampa Rock in Roma

Dopo le difficoltà riscontrate per le edizioni del 2020 e del 2021 che hanno visto numerosi concerti cancellati o rimandati a causa dell’emergenza Coronavirus, il Rock in Roma, nato nel 2009, torna quest’anno. Per la durata di tutti i mesi estivi, il Festival accoglierà sui principali parchi romani artisti di fama mondiale, e radunerà gli amanti del rock e in generale della buona Musica –dal pop, al rap, all’indie, alla techno e all’elettronica– provenienti da tutta Italia.

Ecco la line up degli artisti che si esibiranno sui palchi del Rock In Roma, dove acquistare i biglietti, i prezzi, i bus per i concerti riservati ai fan e le informazioni utili sulle location del Rock In Roma.

Rock In Roma 2022 line up artisti
16 giugno Mecna e CoCo
17 giugno Psicologi
18 giugno Gemitaiz
23 giugno La Rappresentante di Lista
26 giugno Guè Pequeno
28 giugno Cigarettes After Sex
29 giugno Skunk Anansie
30 giugno Brunori Sas – Willie Peyote
1 luglio Ernia
02 luglio Deep Purple
05 luglio Madame
07 luglio God Is An Astronaut
08 luglio The Chemical Brothers
09 luglio Maneskin
15 luglio Carl Brave
18 luglio Litfiba
22 luglio Gazzelle
23 luglio Caparezza
24 luglio Il Tre
27 e 28 luglio Blanco
30 luglio Rkomi
11 settembre Paul Weller

Mascherine, finalmente stop all’obbligo in cinema e teatri

Photo by Anshu A on Unsplash

Da prossimo 15 giugno le mascherine non saranno più obbligatorie per seguire gli spettacoli al chiuso: nessun obbligo nei cinema e nei teatri, ma neanche nelle sale da concerto, neo palazzetti dello sport, nei locali di intrattenimento e che fanno musica dal vivo. Permane, tuttavia, l’obbligo a scuola anche nelle sessioni di esame. Questo nonostante gli appelli anche dei garanti dei minori. Quasi come ci fosse un accanimento sulle generazioni più giovani.

“Oggi ci sono più di 32 gradi”, aveva detto qualche settimana fa il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, “lo stesso bambino che in quinta elementare è costretto, dalla follia ideologica del ministro Speranza, a indossare una mascherina, poi uscendo da scuola, andando in palestra, al cinema o in pizzeria non è obbligato”.

“Ho chiesto più volte al ministro, da numerosi mesi, di fornirmi le motivazioni scientifiche di questa scelta, visto che lui fa sempre riferimento a sedicenti motivazioni scientifiche. E uno dei suoi più alti dirigenti, il dottor Rezza, ha confessato che non ve ne sono”.

“La stessa comunità scientifica è divisa”, ha proseguito Sasso, “e c’è chi dice che una mascherina con 30 gradi fuori e magari 40 gradi in classe, visto che le aule non sono dotate di impianti di condizionamento dell’aria, diventa la culla naturale di germi e di batteri”.

Quindi il sottosegretario ha ribadito più volte la sua proposta “di togliere la mascherina quando si è seduti al banco e metterla quando ci si sposta. D’altra parte, il ministro Speranza sa benissimo che noi parlamentari, quando siamo a Montecitorio, quando interveniamo possiamo toglierci la mascherina. Lo sa bene anche lo stesso presidente Draghi. Si tratta di una disposizione di buon senso. Se poi qualcuno preferisce la paura o, peggio, Dio non voglia, il controllo sociale sin dalla tenera età, allora io mi scaglierò sempre contro perché non è una motivazione scientifica, ma squisitamente politica. E io non ci sto”

Tedx L’Aquila: cultura, innovazione e divulgazione al parco del Castello

Definito il programma dell’ultimo week-end di giugno che ospita la seconda edizione di Tedx L’Aquila (era stata posticipata dal mese scorso). Accanto alle tradizionali conferenze, nel format conosciuto in tutto il mondo, sono confermate una serie di iniziative parallele all’interno del Xperience Village, mirato ad espandere l’esperienza Tedx con momenti di intrattenimento, formazione e confronto professionale anche grazie alla collaborazione di Arta, Dante Labs e dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere.

Ogni ente che partecipa all’eXperience Village avrà la possibilità di veicolare un messaggio significativo al pubblico e promuovere iniziative di ricerca, sviluppo ed innovazione. In programma, nella due giorni, anche un intervento sulla crisi internazionale a cura del giornalista Salvatore Santangelo dal titolo “Guerra all’Ucraina, guerra alla globalizzazione?”.

L’apertura del villaggio, nel parco del Castello, è prevista sabato 25 dalle 10.30. Mentre dalle 15 alle 19 scatteranno le conferenze riservate a un pubblico di massimo 100 persone, all’interno dell’Auditorium (per questo appuntamento i biglietti sono ancora disponibili sul portale www.tedxlaquila.com).

Questa la line up degli ospiti completa: Filippo Totani (Astro Filo) – divulgatore scientifico e YouTuber; Ainé – cantante, musicista, polistrumentista e produttore; Antonio Ziantoni – giovane chef stellato; Emanuele Malloru (Emalloru) – YouTuber e Content creator; Aline Borghese – critica e giornalista enogastronomica; Elisa Rubio Frost (Urfidia) – Tanatoesteta; Giovanna Parascandolo (Nanna’s garage) YouTuber e Content creator; Todd Thomas Brown – stratega culturale; Jacopo Romei, consulente e formatore aziendale.

Gli ospiti proporranno al pubblico dell’Auditorium del Parco un intervento di 15 minuti sul tema “Limiti”, declinato in arte, musica, scienza, enogastronomia e lifestyle.

“Without Blood” al via le riprese in Italia del nuovo film di Angelina Jolie

DAVOS/SWITZERLAND, 29JAN05 - Angelina Jolie, Goodwill Ambassador, United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR), Geneva, captured during a Press Conference at the Annual Meeting 2005 of the World Economic Forum in Davos, Switzerland, January 29, 2005. Copyright by World Economic Forum swiss-image.ch/Photo by Remy Steinegger +++No resale, no archive+++

Partite in Italia le riprese di “Without blood”, il film, scritto, diretto e prodotto da Angelina Jolie e tratto dal bestseller internazionale di Alessandro Baricco (l’edizione italiana è di Feltrinelli). Una fiaba ambientata all’indomani di un generico conflitto, che esplora le verità universali sulla guerra, il trauma, la memoria e la guarigione. I protagonisti sono interpretati dagli attori candidati all’Oscar Salma Hayek Pinault e Demián Bichir, affiancati da un team di produzione e da un cast stellare di calibro internazionale.

Le riprese di “Without blood” sono cominciate i primi di giugno e si svolgeranno tra Puglia, Basilicata e Roma. Il film è prodotto da Fremantle (Andrea Scrosati), Jolie Productions (Angelina Jolie), The Apartment Pictures (Lorenzo Mieli), società del gruppo Fremantle e De Maio Entertainment (Lorenzo De Maio). Il film sarà distribuito in tutto il mondo da Fremantle.

“Without blood” è il quinto film da regista di Angelina Jolie, nonché il primo dell’accordo triennale stipulato a marzo tra l’attrice e regista premio Oscar e Fremantle che prevede lo sviluppo congiunto di film, documentari e serie Tv originali, sofisticate, potenti e focalizzate a livello internazionale. “Sono onorata di essere in Italia e di portare sul grande schermo una storia così particolare – ha detto Angelina Jolie -. Ringrazio Alessandro Baricco per avermi affidato l’adattamento cinematografico del suo libro, un’opera ricca di poesia ed emozione, che guarda alla guerra e alle domande che ne derivano da un punto di vista unico, chiedendoci cosa andiamo a cercare dopo aver subito un trauma, una perdita o un’ingiustizia.”

By Remy Steinegger – Angelina Jolie – World Economic Forum Annual Meeting Davos 2005, CC BY-SA 2.0

Antonello Venditti e la “Notte prima degli esami” per i maturandi

Ultimo giorno davvero speciale per gli studenti del liceo Classico Giulio Cesare di Roma. Accolto da una standing ovation, Antonello Venditti ha fatto visita al ‘suo’ liceo celebrato nell’omonima canzone e frequentato proprio dallo stesso cantautore romano.

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“Che figata”, il commento del cantante entrando nell’aula dove lo attendevano studenti e professori. Poco prima aveva anche intonato la prima strofa del celebre brano del 1986. Lo stesso Venditti ha condiviso su Facebook il video in diretta dell’improvvisata nell’istituto di corso Trieste, dove si stava svolgendo l’ultimo giorno di scuola. “Ho rubato questo piccolo spazio mattutino alle prove con De Gregori – ha detto -. Poi però vado a prova'”.

Peaky Blinders 6, in arrivo l’ultimo capitolo della serie

La serie gangster per eccellenza sta per tornare sugli schermi del pubblico italiano di Netflix. Sarà disponibile sulla piattaforma streaming, a partire dal 10 giugno, giorno in cui saranno rilasciati tutti e sei gli episodi che compongono la sesta e ultima stagione dello show targato BBC ONE. Al contrario di altre poduzioni di cui Netflix ha acquisito i diritti, per Peaky Blinders, il pubblico italiano ha dovuto aspettare quasi due mesi dalla messa in onda inglese, che ha visto il season finale il 3 aprile, prima di poter godere della visione delle nuove puntate.

Non molto è trapelato riguardo la trama, nonostante sia già stato trasmesso nel Regno Unito. L’unica sicurezza è quella riguardante il primo episodio, che gli sceneggiatori hanno dedicato alla spiegazione della scomparsa di scena di Zia Polly, interpretata da Helen McCrory. Una decisione obbligata dagli eventi, infatti l’attrice è venuta a mancare prematuramente a 52 anni, a causa di una grave malattia, nell’aprile 2021, poco prima dell’inizio delle riprese. Nella sceneggiatura viene uccisa dall’IRA, tra la quinta e la seta stagione, come ritorsione al fallito attentato a Mosley (Sam Caflin). Il creatore Steven Knight ha voluto inoltre omaggiarla facendola apparire durante tutta la stagione attraverso dei fashback, realizzati grazie a filmati di archivio che non erano stati usati nei capitoli precedenti.

Riparte tutto proprio da lì. Il piano di Tommy (Cillian Murphy) per liberarsi del neonazista Mosley non ha funzionato e ora si ritrova inerme a dover combattere contro questo nuovo movimento politico dalle idee estremiste. Questo lo porta ad un punto di rottura, tanto che la 5° stagione termina con lui solo, in un campo immerso nella nebbia, con una pistola puntata alla tempia. Ma il suicidio non è mai stata un opzione per Thomas Shelby, che metterà da parte la disperazione per dedicarsi ad un sentimento più consono alla sua personalità: la vendetta. Il suo scopo diventerà quindi quello di scoprire chi l’ha tradito, mettendolo nel centro del mirino del nuovo grande nemico mondiale.

Durante la presentazione, Steven Knight ha dichiarato che lo scopo della serie è sempre stato uno, fin dalla creazione del concept iniziale: “La destinazione dell’intero show è sempre stata l’inizio della seconda guerra mondiale, perciò la serie non è altro che la storia della famiglia tra le due guerre. Voglio davvero concludere con Tommy che sta bene . Voglio che Tommy passi dalla parte dei buoni. C’è una lezione da imparare che porterà con se un messaggio positivo, ma c’è ancora parecchia oscurità da attraversare prima”.

Il cast vede confermati tutti i personaggi che fino ad ora sono sopravvissuti alle tante battaglie affrontate dai Peaky. A grande richiesta tornerà Tom Hardy (Venom) nei panni di Halfie Solomons, che aiuterà Tommy nella sua lotta al nazismo. Un inaspettato ritorno è quello di Aimee-Ffion Edwards, interprete di Esme Lee Shelby, moglie di John Shelby (Joe Cole), uscita di scena nella quarta stagione dopo l’uccisione del marito.

Molti sono anche i volti nuovi che incontreremo in questo ciclo di episodi, come Stephen Graham (Bordwalk Empire), James Frencheville ( Animal Kingdom) e Conrad Khan (Black Mirror), rispettivamente nei panni di Hayden Stagg, Jack Nelson e Duke Shelby. Ma la grande novità è rappresentata da Amber Anderson (Emma) nel ruolo di Diana Mitford, nuova antagonista della storia, che si affianca ad Oswald e che con lui condivide l’ideologia fascista.

E’ stato annunciato che le avventura dei Peaky Blinders non termineranno con questa sesta stagione, è infatti in programma, per il 2023, l’uscita di una pellicola cinematografica con cui i creatori vogliono dare un’appropriata conclusione a tutti i fan e appassionati dellla storia della famiglia Shelby.

Jerry Cantrell pubblica il video del singolo “Had to Know”

Jerry Cantrell, il cantante e chitarrista degli Alice In Chains, ha pubblicato il video del singolo “Had to know“. Diretto da Jim Louvau, mostra spezzoni dell’ultimo tour nordamericano di Cantrell organizzato per promuovere il disco “Brighten”. Il disco, il primo da solista, è uscito lo scorso ottobre, e si avvale della collaborazione di Tyler Bates (chitarra), Greg Puciato (cori), Gil Sharone (batteria), George Adrian (basso), Michael Rozon (pedal steel) e Jason Achilles (tastiere). 

Geeked Week, le principali novità: The Sandman, Resident Evil e Wednesday tra le uscite più attese

E’ iniziata lunedì 6 giugno la Geeked Week di Netflix, un evento virtuale dedicato a tutti gli appassionati dell’intrattenimento geek. Durante questa settimana saranno presentate al pubblico tutte le più importanti novità del palinsesto dei prossimi mesi. I primi giorni sono stati focalizzati sulla presentazione dei teaser trailer di Wednesday, spin-off della saga della Famiglia Addams, diretto da Tim Burton. Mercoledì è uno dei personaggi più iconici del cinema, creato nel 1940 da Charles Addams, come membro della famiglia Addams, ha presto fatto colpo sul pubblico, che l’ha resa una vera e propria icona di stile.

La trama segue l’inizio di un nuovo anno scolastico della ragazza presso la Nevermore Academy, dove Mercoledì (Jenna Ortega) prova a controllare i suoi poteri paranormali. Presto però la tranquillità della piccola cittadina viene scossa da una serie di cruenti omicidi, che Mercoledì scopre essere collegati ad un mistero che ha coinvolto i suoi genitori 25 anni prima. Così, la giovane studentessa, decide di indagare per proprio conto, in modo da poter fermare gli omicidi e risolvere l’enigma rimasto in sospeso nella sua famiglia per tanti anni. Gli episodi che compongono la stagione saranno otto, ma non è ancora stata resa nota la data di rilascio.

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Rimanendo in tema Horror, è stato annunciato l’arrivo su Netflix dell’adattamento del romanzo per ragazzi di Christopher Pike, The Midnight Club. La serie, diretta da Mike Flanagan (The Haunting of Hill House), è composta da dieci episodi e racconta di un gruppo di sette ragazzi, malati terminali, che si incontra ogni sera a mezzanotte , nell’ospadale in cui sono ricoverati, per raccontarsi storie paurose. Una notte fanno un patto: il primo che si arrenderà alla malattia dovrà comunicare con gli altri dall’aldilà e quando, dopo la morte di uno di loro, iniziano a verificarsi eventi alquanto bizzari, i protagonisti iniziano a credere di essere davvero in contatto con un’entità soprannaturale.

The Midnight Club sarà disponibile sulla piattaforma streaming dal 7 ottobre.

Arriva invece al suo capitolo conclusivo Locke and key, che con la terza stagione chiude il ciclo delle magiche chiavi presenti nella Keyhouse. Nel trailer diffuso lunedì vediamo tornare i due principali antagonisti dei tre fratelli Locke, Frederick Gideon (Kevin Durand) e Dodge (Laysla De Oliveira) pronti a dare filo da torcere a Bode and Co. per impossessarsi di tutte le chiavi nascoste nella casa, compresa la famigerata chiave Omega, che apre una porta verso un altra dimensione. Gli ultimi 8 episodi saranno rilasciati il 10 agosto.

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Il 14 luglio è il turno della serie evento Resident Evil. Dopo il grande successo, prima del videogame e poi della saga cinematografica , Resident Evil sbarca anche sulla tv, con una nuova storia originale, quella di Billie e Jade, due sorelle che si trasferiscono a Racoon City nel 2022 e che, una volta diventate adulte, nel 2036, cercano di sopravvivere in un mondo in cui la maggior parte delle persone è stata infettata dal T-Virus, una malattia letale diffusa dalla Umbrella Corporation. La serie è composta da 8 episodi della durata 60 minuti ciascuno.

La più attesa novità è sicuramente The Sandman, serie tv basata sull’omonimo fumetto di Neil Galman. La prima stagione, composta da dieci episodi, sarà disponibile dal 5 agosto e dal trailer rilasciato in questi giorni sembra che non deluderà i tanti fan della graphic novel. Questa la premessa rivelata nella clip:

“C’è un altro mondo che ci aspetta quando chiudiamo gli occhi per dormire…un posto chiamato regno del sogno, dove il signore dei sogni Sandman dà forma alle nostre paure e fantasie più profonde. Quando però Sogno viene catturato all’improvviso e tenuto prigioniero per un secolo, la sua assenza scatena una serie di eventi che sconvolgeranno per sempre i mondi del sonno e della veglia. Per ristabilire l’ordine, questi dovrà attraversare universi e linee temporali per correggere gli errori fatti nella sua lunga esistenza, ritrovando vecchia mici e nemici e incontrando anche nuove entità cosmiche e umane.”

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Parole & Suoni, ai Concerti di Primavera la sei corde di Muñoz sulle varianti letterarie

Foto: Pixabay

La malinconia dei paesaggi di Francisco Tarrega, declinata attraverso gli arpeggi sulla sei corde di Enrique Muñoz, sembra accarezzare i ricordi di un sud che non c’è più. Evocato dalla penna dei poeti della generazione del Ventisette. Le dita del chitarrista spagnolo accarezzano malinconia e racconto. Si apre così, sabato, la sesta edizione della rassegna “I Concerti di Primavera”, una rassegna promossa dall’associazione musicale “Athena” in collaborazione con il Comune di L’Aquila – Progetto Restart, Regione Abruzzo e ministero della Cultura. Il via sabato alle 21 con Muñoz, dunque uno dei più acclamati solisti dello strumento. Vive in Santisteban del Puerto (Jaén), ha suonato in numerosi festival internazionali (Messico, Giappone, Stati Uniti d’America, Hong Kong, Russia, Cina, Italia, Thailandia, Francia, Argentina, Svizzera, Austria, Israele).

Mercoledì 15 giugno (sempre alle 21) c’è un omaggio al mondo di Bach a cura di Alessandro Benevenuti. Venerdì 17 giugno (ore 21) sarà la volta del trio “I Fiati di Milano”, oboe, clarinetto e fagotto. In programma le trascrizioni dalle arie di Mozart, Beethoven e Verdi. La rassegna si chiude sabato 18 giugno alle ore 18 con Raffaele Bifulco, primo flauto dell’Orchestra del Teatro comunale di Bologna proveniente da Matera, città capitale Europea della cultura, per uno scambio culturale di notevole interesse; si esibirà con l’arpista aquilana Clara Gizzi in “Sulle corde di Orfeo”.

La manifestazione di quest’anno prevede il coinvolgimento dell’Unicef con oblazione volontaria in favore dell’emergenza ucraina. “Siamo felicissimi di far parte di questa manifestazione artistica”, le parole di Ilio Leonio, presidente provinciale dell’Unicef, “ad oggi la condizione che vivono molti bambini nel mondo è drammatica; con l’Unicef vogliamo essere la voce di quei bambini, ci occupiamo di questo quotidianamente e quando qualcuno ci vuole aiutare ne siamo sempre molto grati. A L’Aquila sono centinaia i bambini ucraini che hanno bisogno di sostegno, alimenti, vestiti, qualsiasi tipo di aiuto. L’arte e la solidarietà devono andare insieme”.

Altre associazioni sul territorio sono state sostenute nell’ambito dell’organizzazione di concerti. Tra queste anche L’Aquila per la vita” di supporto ai pazienti oncologici, specie nell’ambito del cure domiciliari. A presentare la rassegna, il direttore artistico di Athena, Carmine Gaudieri. “Siamo felici di questo ritorno”, ha detto. “Per noi è molto importante suonare in questo luogo magico per la città, specie se possiamo farlo in un progetto di solidarietà”. A illustrare il programma anche Simonetta Bisegna e Tonino Ieie dell’associazione musicale Athena che ha ottenuto lo scorso anno il riconoscimento dal ministero dei Beni culturali (Fus Fondo unico dello Spettacolo) 2021. Di fatto, l’attività del sodalizio e dell’orchestra da Camera aquilana sono considerate di interesse nazionale.

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Ecco il trailer di “Black Bird”, la serie thriller con Taron Egerton e Ray Liotta

Apple ha svelato oggi il trailer dell’attesa serie limitata “Black Bird“, un thriller psicologico ricco di suspense, sviluppato e prodotto da Dennis Lehane. La serie, composta da sei episodi, farà il suo debutto il prossimo 8 luglio su Apple TV+ con i primi due episodi, seguiti da un nuovo episodio settimanale, ogni venerdì fino al 5 agosto.

“Black Bird” vede Taron Egerton nei panni di Jimmy Keene, Paul Walter Hauser nei panni di Larry Hall, Greg Kinnear in quelli di Brian Miller, Sepideh Moafi nel ruolo di Lauren McCauley e Ray Liotta in quello del padre di Jimmy Keene, Big Jim Keene. La serie è adattata dal libro di memorie sul crimine “In With The Devil: A Fallen Hero, A Serial Killer, and A Dangerous Bargain for Redemption” scritto da James Keene e Hillel Levin.

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Ispirato a fatti reali, “Black Bird” racconta di quando a Jimmy Keene (Taron Egerton) – ex star del football negli anni del liceo, figlio di un poliziotto decorato e diventato uno spacciatore condannato a scontare 10 anni in carcere – viene data un’ultima possibilità: entrare in un carcere di massima sicurezza dove sono rinchiusi dei pazzi criminali e fare amicizia con il sospettato serial killer Larry Hall (Paul Walter Hauser), oppure restare dove si trova e scontare la pena intera, senza possibilità di libertà condizionale. Jimmy si rende presto conto che la sua unica via d’uscita è ottenere da Larry una confessione e scoprire dove sono sepolti i corpi delle diverse ragazze uccise, prima che l’appello di Hall vada a buon fine. Ma questo sospetto assassino sta dicendo la verità o è solo un’altra invenzione di un bugiardo seriale? Questa storia drammatica e avvincente sovverte il genere crime avvalendosi dell’aiuto delle stesse persone messe dietro le sbarre per risolvere i misteri.

“Black Bird” è sviluppato e prodotto da Dennis Lehane. I primi tre episodi sono diretti dal candidato all’Oscar Michaël R. Roskam, che è anche produttore esecutivo. Dennis Lehane, Taron Egerton e Michaël R. Roskam sono i produttori esecutivi insieme a Richard Plepler per conto della sua EDEN Productions; Bradley Thomas, Dan Friedkin e Ryan Friedkin sono i produttori esecutivi di Imperative Entertainment; Alexandra Milchan e Scott Lambert sono i produttori esecutivi della EMJAG Productions; anche Kary Antholis è produttore esecutivo, insieme all’autore del libro James Keene. Alla regia anche Jim McKay e Joe Chappelle. La serie limitata è prodotta per Apple TV+ da Apple Studios.

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“Joker: Folie a deux”: Todd Phillips conferma il sequel del villain di Joaquin Phoenix

Il Joker di Todd Phillips avrà un seguito. A confermarlo, tramite un post su Instagram, è lo stesso regista e sceneggiatore autore della pellicola con protagonista Joaquin Phoenix che tra il 2019 e il 2020 è stata campione d’incassi ottenendo, inoltre, ben undici candidature agli Oscar del 2020. Di queste, due hanno portato alla vittoria della statuetta come miglior attore e miglior colonna sonora (per Hildur Guðnadóttir). Un successo di critica e pubblico che da subito ha prodotto numerosi voci di un possibile seguito.

Le voci sono rimaste tali fino a stanotte, quando Phillips ha svelato un’immagine inequivocabile. “Joker: Folie a deux“, questo il titolo del prossimo capitolo la cui data d’uscita non è stata ancora decisa. Il riferimento è a una sindrome psichiatrica in base alla quale due o più persone sono emotivamente accomunate delle proprie delusioni, dalla reciproca tristezza e da eventuali episodi ritenuti negativi che enfatizzano uno stato d’animo compresso da profondi sbalzi di depressione. In un altra foto, sempre pubblicata dal regista, si vede Phoenix che legge e studia il copione.

Globe Theatre nel segno della continuità, ma con un occhio rivolto al futuro

Come ogni anni dall’ormai lontano 2003, prende il via la nuova stagione del Silvano Toti Globe Theatre, il primo teatro elisabettiano a Roma nato da una geniale intuizione dell’indimenticato Gigi Proietti che ne ha curato la direzione artistica fino al 2020. Il suo nome era, ed è, legato a una rassegna che per circa quattro mesi fa affluire nel cuore di Villa Borghese migliaia di fedeli appassionati, anche in questi ultimi, travagliati due anni di emergenza pandemica.

E proprio per omaggiare la memoria del grande attore scomparso, l’amministrazione del Comune di Roma, con il placet della Fondazione Silvano Toti, lo scorso anno decise di intitolargli il teatro che è diventato il Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti.

La nuova edizione 2022 sarà segnata da un’importante novità: nel tentativo, infatti, di seguire le linee di programmazione tracciate da Proietti e di mantenere quindi una certa omogeneità con la sua impostazione stilistica e culturale, è stato individuata in Nicola Piovani la figura ideale a succedergli nella direzione artistica, creando quindi una linea di continuità marcata sia dalla profonda vicinanza intellettuale tra i due, sia da un comune, appassionato amore nei confronti della Città Eterna.

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Ricchissimo il programma fino al 16 ottobre, all’interno del quale, oltre alle rappresentazioni dei classici del Bardo (per le date, consultare www.globetheatreroma.com), saranno previste numerose altre attività, a partire dalla rassegna Proposte d’attore, sotto il segno della valorizzazione di progetti indipendenti, per proseguire con una proposta di spettacoli dedicati ai bambini e alle famiglie, fino ad arrivare alla musica, un aspetto che la presenza di Nicola Piovani in cabina di regia renderà certamente molto curato.

Numerose anche le partnership, a partire da quella ormai consolidata e “naturale” con l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’Amico, alla quale si aggiunge a partire da quest’anno quella con l’Accademia Nazionale di Danza. Prosegue quella con il Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Straniere dell’Università Roma Tre, che dal 2020 ospita l’Archivio Silvano Toti Globe Theatre.

Appuntamento quindi al 10 giugno con “Pene d’Amor Perdute”, diretto da Danilo Capezzani e prodotto da Politeama s.r.l. e dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, per una nuova, appassionante estate nel segno del grande William Shakespeare.

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L’intervista a Sonia di Super3: “Con voi torno indietro nel tempo”

Si può tornare indietro nel tempo? Sì, se si ha la possibilità di incontrare gli idoli della nostra infanzia! Siamo riusciti ad incontrare Sonia Ceriola, meglio conosciuta come Sonia di Super3. Per i bambini del Lazio degli anni ’80 e ’90 è stata come una zia, una seconda mamma, un’amica di famiglia. Con il suo “Angolo delle chiacchiere” in cui invitava ai bambini a trascorrere del tempo con lei e “La posta di Sonia“, momento in cui, accompagnata dal suo amico robot Birillo, leggeva le lettere che noi bambini le spedivamo, intratteneva le nostre giornate su Super3, un’emittente privata del Lazio.

Il tutto intervallato da cartoni animati come Yattaman, Il Mago Pancione, Fantazoo ecc. Parlare con lei è stato come tornare indietro di ben venti anni, proprio come lei stessa conferma. Ma com’è diventata l’idolo che è oggi?

Sonia Ceriola, classe 1977, entra per caso nel mondo della TV per ragazzi. Dopo aver preso il diploma da insegnante, decide di terminare gli studi poiché satura della scuola. Solo dopo un anno ricomincia a studiare intraprendendo un corso di stenodattilografia. Una volta terminato il percorso inizia a mettere annunci su PortaPortese, finché non viene contattata dall’emittente privata del Lazio T.R.E. (vecchio nome di Super 3).

Raccontaci com’è iniziato il tuo percorso in Super 3:

“Andai a fare il colloquio di dattilografia accompagnata da mia madre. Il posto non mi fece impazzire molto esteticamente, ma mi piaceva che fosse un ambiente pieno di giovani come me. Qualche giorno dopo mi chiamarono per dirmi che ero stata presa. All’inizio ero centralinista e ogni tanto davo una mano in regia. Dopo due anni mi chiesero di andare in video e di occuparmi di un programma per bambini, cosa di cui l’emittente sentiva il bisogno, perché nella fascia oraria serale mancava qualcosa. Si sentiva la necessità di differenziarsi dalle altre trasmissioni. Ci siamo chiesti cosa mancasse, e la risposta fu: i cartoni animati!

Dato che in quel periodo i programmi per ragazzi non potevano essere interrotti dalla pubblicità, bisognava creare un programma cuscinetto. Mi misero quindi alla conduzione di questo programma per bambini. Quando la produzione vide che cominciavano ad arrivare più di duecento letterine al giorno, si rese conto che quello poteva essere un format vincente. Per me, che ero una ragazza molto timida che non riusciva neanche a stare davanti una macchina fotografica, fu una scoperta.”

E Birillo dopo quanto tempo è arrivato?

Due anni dopo arriva Birillo, un robot creato da Marc Reynaud. Venne fatta una prova su un campetto di tennis in cui si allenavano i bambini per vedere come avrebbero reagito. Per loro fu davvero emozionante. Da lì capimmo che avrebbe funzionato.

Birillo, con i suoi baci galattici, era letteralmente la mia spalla, andavamo a braccio. Tutto quello che vedevate in video era improvvisato e non studiato. Le lettere erano uno spunto per creare una situazione nuova.

Qual è la differenza più grande tra “La Posta di Sonia” e i programmi di oggi? Ma soprattutto, tra i bambini di ieri e quelli di oggi?

“La Posta di Sonia” era un format interattivo. Amavo dire nome e cognome dei bambini che mi scrivevano. Era un gesto d’amore da parte mia per farli sentire importanti. Così facendo abbiamo permesso ai bambini di entrare in televisione, di sedersi alla stessa altezza. Quando c’era l’angolo delle chiacchiere, io mi sedevo alla loro altezza, perché non dovevo essere superiore a loro. Li chiamavo a casa di persona per invitarli.

Il cambiamneto generazionale, per me che ho un figlio, è stato palese. Quella di oggi è una generazione completamente diversa. I bambini di una volta disegnavano, scrivevano; così facendo si sentivano protagonsti. Oggi è tutto rapido. Non c’è tempo di annoiarsi. I social sono un dramma. Anche i programmi per ragazzi ora bombardano i bambini.

Oggi che torno live, faccio l’Angolo delle Chiacchiere 2.0, ma ovviamente è difficile adattarle ai giovani di oggi, anche se mi guardano con gli stessi occhi di quando erano bimbi. Tornano indietro in automatico di vent’anni. E io insieme a loro. E’ una cosa meravigliosa!

Journey: pubblicato il video del singolo “Don’t give up on us”

I Journey hanno pubblicato il videoclip di “Don’t give up on us“, il singolo tratto da “Freedom“, nuovo album della band che uscirà il prossimo 8 luglio e che conterrà quindici nuovi brani. Sarà distribuito dalla BMG e dalla Frontiers Music per il mercato europeo e giapponese. Il disco vedrà la luce undici anni dopo “Eclipse”.

“È una canzone molto melodica, è piena di sentimento,. Durante la pandemia, non c’era molto da fare, ho trascorso molto tempo nel mio piccolo studio a casa, imparando a suonare le tastiere e a suonare in loop. Alcune di queste idee sono finite per diventare canzoni. Quindi è venuto fuori dal nulla”, ha dichiarato il chitarrista e fondatore del gruppo, Neal Schon.

“Don’t give up on us” è il secondo singolo estratto dal pattern. Il primo, “The way we used to be“, è stato pubblicato nel giugno dell’anno scorso.

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Tracklist

01. Together We Run (4:49)
02. Don’t Give Up On Us (5:23)
03. Still Believe In Love
04. You Got The Best Of Me (5:33)
05. Live To Love Again (5:30)
06. The Way We Used To Be (3:35)
07. Come Away With Me (4:02)
08. After Glow (5:22)
09. Let It Rain (4:40)
10. Holdin On (3:14)
11. All Day All Night (3:38)
12. Don’t Go (4:58)
13. United We Stand (5:05)
14. Life Rolls On (4:57)
15. Beautiful As You Are (7:10)

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Cats, al Sistina arriva il musical diretto da Piparo

Cats teatro sistina

La nuova grande Produzione internazionale della Peeparrow in collaborazione col Teatro Sistina di Roma firmata dal più attivo e creativo Regista, Produttore e adattatore di Musical italiano, Massimo Romeo Piparo sarà “Cats”, il “Musical per eccellenza”, il titolo che ha cambiato la Storia di questo genere di spettacolo, con musiche di Sir Andrew Lloyd Webber e testi del Premio Nobel T.S. Eliot, che avrà la sua Opening Night ufficiale al Teatro Sistina di Roma il prossimo 7 Dicembre per poi proseguire in tour a Milano e nel resto d’Italia.

Questo titolo tra i più spettacolari mai creati al mondo e tra i più amati, riesce nell’impresa di riunire a Teatro intere generazioni di famiglie. E’ per questo che la produzione italiana aprirà a Dicembre 2022 per celebrare i 40 anni dal suo debutto a Broadway (1982), dove ha fatto registrare fino al 2006 il record mondiale di repliche consecutive, restando ancora oggi, tra i primi quattro Musical più rappresentati della Storia.

Per la prima volta al mondo, il “Cats” di Massimo Romeo Piparo ha ottenuto dall’autore l’autorizzazione ad essere ambientato a Roma, città ben nota nel mondo per le sue colonie feline e per l’amore particolare verso questo animale domestico divenuto ormai compagno di vita di tante famiglie.

In particolare il “Cats” italiano sarà ambientato in una ipotetica e futuristica “discarica” di opere d’arte, di reperti archeologici, con il Colosseo sullo sfondo. Tra statue di Marco Aurelio, frammenti di Bocca della verità, capitelli, colonne e altri reperti. Tutto di misura “gigante” per rendere ancora più spettacolare e magica l’umanizzazione dei gatti.

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“Sarà un’occasione- commenta Piparo- per ribadire ancora una volta a tutto il mondo, la centralità culturale e artistica della Capitale italiana, della sua Storia e del fascino che può conferire a storie prettamente anglosassoni come questa dei gatti Jellicle narrati da T.S.Eliot. Lo spettacolo – continua il Regista- sarà riadattato, restando come sempre fedelissimo alla partitura musicale e allo spirito voluto dai suoi creatori, e avrà un’aderenza completa al gusto del pubblico italiano. I personaggi-gatti porteranno tutti uno stile e un carattere molto in linea con la nostra abitudine di interagire con questo animale-compagno di vita”.

Oltre la musica- che resta centrale- e la danza (Cats ha fatto Storia proprio per aver avviato il genere del dance-musical), un ruolo molto importante nella confezione dello show avranno l’illusionismo, la magia e gli effettisti speciali, che saranno affidati al gatto-mago Mr.Mistoffelees interpretato da un’eccellenza italiana dell’illusionismo contemporaneo.

Molto attesa è già la versione del grande capolavoro della canzone moderna che Cats ha consegnato alla Storia: chi darà voce a Grizabella, la gatta-glamour, che canterà l’intramontabile Memory?. “Senz’altro- dichiara Piparo- quest’Opera (anch’essa interamente cantata, come Jesus Christ Superstar e Evita dello stesso Webber) si presta al coinvolgimento di star della canzone pop-rock italiana: ci sono personaggi come- appunto- Grizabella o Rum Tum Tagger, il gatto-punk-rock, fino al grande saggio, il gatto-capo Old Deuteronimy, che ben si addicono ad alcuni volti molto popolari del nostro panorama pop-rock. Ci stiamo lavorando…”

In accordo con i creatori di Cats, essendo l’abbinamento tra danza e mimica felina uno dei segreti del suo successo, a firmare le coreografie della versione italiana sarà direttamente

l’attuale coreografo associato delle ultime produzioni di Webber (da School of Rock a Cinderella) Billy Mitchell.

La Direzione Musicale, la conduzione della band (che suonerà rigorosamente dal vivo tutte le sere) nonché la programmazione dei suoni originali di Cats, saranno affidate al M° Emanuele Friello (Direttore di tutti i grandi successi firmati da Piparo), che annovera nel proprio curriculum “giovanile” la militanza all’interno dell’orchestra originale di Cats nel West End londinese.

Le scene -di suggestiva ambientazione archeologica romana- saranno di Teresa Caruso, anch’essa presenza stabile del team di Piparo da oltre dieci anni, come la costumista Cecilia Betona a cui sarà affidato il delicato compito di supervisionare l’intero look della trasformazione realistica, da umano a felino, del cast.

Cats, musical di Andrew Lloyd Webber del 1981, è uno dei più famosi musical nel mondo: ha battuto tutti i record di longevità, spettatori e incassi. E’ stato visto da oltre 73 milioni di persone e ha affascinato il pubblico in oltre 300 città in tutto il mondo. La trama è basata sul libro di Thomas Stearns Eliot “Old Possum’s Book of Practical Cats”, raccolta di poesie nella quale i gatti sono i protagonisti. È una meravigliosa miscela di fantasia, dramma e romanticismo: in una speciale notte dell’anno, tutti i gatti Jellicle si incontrano al Ballo Jellicle dove Old Deuteronomy, il loro saggio e benevolo capo, sceglie e annuncia chi di loro potrà rinascere ad una nuova vita da Jellicle.

Con un’incredibile colonna sonora che include l’indimenticabile “Memory”, scenografie spettacolari, splendidi trucco e costumi, coreografie mozzafiato, Cats è magia pura come nessun altro musical ha mai saputo creare.

Cats, al suo debutto nel 1982 a Broadway (dopo un anno di successo nel West End londinese) è stato prodotto in origine dal veterano Cameron Mackintosh e dalla Società di Sir A.L. Webber, The Really Useful Group.

La canzone Memory è stata incisa da 150 artisti diversi tra cui anche Celine Dion, Luciano Pavarotti, Barbra Streisand, Placido Domingo, José Carreras, Milva, Ute Lemper, Susan Boyle e nel recente film del 2019 da Jennifer Hudson.

Queen, all’improvviso l’annuncio: pubblichiamo “Face it alone”, brano inedito con la voce di Freddie

Brian May e Roger Taylor, i restanti membri dei Queen che portano avanti l’attività della band, all’occorrenza anche assieme al cantante Adam Lambert, hanno annunciato che a breve verrà pubblicato un nuovo brano del gruppo. Si tratta di un inedito con la voce di Freddie Mercury, il frontman scomparso trent’anni fa. La sua morte, per i più, è coincisa con la fine dei Queen che dopo “Made in Heaven” hanno ridotto al minimo l’attività in studio.

Ad annunciare la prossima pubblicazione del brano è stato Brian May durante un’intervista all’emittente radiofonica della BBC. “Abbiamo scoperto un gioiellino di Freddie, a lungo dimenticato. E’ una canzone meravigliosa, proviene della sessione in studio di The Miracle e probabilmente uscirà a settembre. L’abbiamo rilavorato e completata, è stato emozionante”, ha detto il chitarrista. Il titolo del brano è “Face it alone”.

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“Assassinio sulla Transiberiana”: sul treno storico il teatro noir itinerante

E’ il momento di “Assassinio sulla Transiberiana”. Sarà proprio il treno storico della Ferrovia dei Parchi, divenuta celebre come Transiberiana d’Italia, ad ospitare la terza edizione di “StraorBinario” – Il Grand Tour delle Valli, progetto pluriennale di valorizzazione paesaggistica, culturale, turistica e sociale, nato da un’idea dell’associazione culturale Feel, capitanata da Cinzia Pace, in coproduzione con l’associazione Teatranti Tra Tanti e in collaborazione le associazioni Assioma e TAMS.

Dopo il successo dell’edizione 2021 che ha portato alla riscoperta del Parco naturale della Sponga di Canistro, con la partecipazione straordinaria di Edoardo Siravo, quest’anno “StraorBinario”, realizzato grazie al supporto della Fondazione Carispaq, consolida una prestigiosa collaborazione con Ferrovia dei Parchi e ci conduce in un viaggio nel cuore dell’Appennino abruzzese.

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Il prossimo 26 giugno, quindi, sulla tratta Sulmona – Castel di Sangro, si vivrà un’esperienza unica sul treno storico più famoso d’Abruzzo, coniugando le bellezze del paesaggio e le storie di alcuni dei personaggi più avvincenti della nostra Regione, con lo spettacolo itinerante, in quattro atti, “Assassinio sulla Transiberiana”.

SINOSSI

Ogni compleanno della Contessa Margherita Borghese è sempre un evento. Ma quest’anno per i suoi 40 anni ha deciso di fare le cose in grande! Festeggiare con un viaggio sulla Transiberiana D’Abruzzo, assieme ai più grandi artisti e intellettuali abruzzesi: il Vate Gabriele D’Annunzio, il compositore Primo Riccitelli, la cantante attrice Nanda Primavera, l’illustratore inglese Edward Lear, la ricamatrice Chiara Villani e il drammaturgo Luigi Antonelli. Personaggi affascinanti, molto diversi tra loro, ma con un punto che li accomuna: l’odio verso la Contessa. Perché quindi quest’ultima ha invitato proprio loro per festeggiare il suo compleanno? Quale è il suo scopo? Ma soprattutto perché gli altri hanno accettato?

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Assassinio sulla Transiberiana” è un giallo/gioco, dove sono gli stessi passeggeri a dover indagare ed aiutare il filosofo Croce a scoprire il responsabile che si è macchiato dell’orribile crimine. Dopo la presentazione dei personaggi sul treno, infatti, durante la sosta di Campo di Giove, proprio durante la consegna dei regali alla Contessa da parte dei suoi invitati, accadrà qualcosa di inquietante. Nel proseguo del viaggio verso Castel di Sangro tutti i sospettati saranno a disposizione dei passeggeri per rispondere ad eventuali domande che potranno aiutarli nella soluzione del mistero. Mistero che avrà il suo epilogo nello splendido piazzale del Museo Aufidenate di Castel di Sangro, dove finalmente si scoprirà il colpevole e soprattutto colui che ha vero fiuto da investigatore, si aggiudicherà un fantastico premio messo in palio dall’organizzazione.

Di Alessandro Martorelli, con Antonio Pellegrini, Alessandro Martorelli, Alessandro Scafati, Natascia Pietrangeli, Maria Beatrice Lo Re, Stefano Doschi e Paola Munzi.

Musicisti: Giuseppe Morgante e Germana Rossi

Regia Alessandro Martorelli

PER INFO E PRENOTAZIONI

RailBook / 329 1570 466 / Ufficio di Sulmona: 0864 950 555

(lun-mer-ven 15.00/19.00 – mar-gio 10.00/16.00)

info@ferroviadeiparchi.it

“Attentato a Serena – Mauro Baveni detective” di Massimo Zona: la recensione

Ogni nuovo giorno porta con sé il sapore di un passato eternamente presente e l’aspettativa di un futuro più radioso, ma è così difficile muoversi tra i vecchi ricordi e le nuove speranze, immersi in un sistema corrotto, schiacciati dalla consapevolezza che anche soltanto uno sguardo può fare la differenza tra la vita e la morte. Lo sanno bene i personaggi che prendono vita dalle pagine del romanzo “Attentato a Serena” settimo volume della serie noir di Mauro Baveni Detective, nata dalla penna di Massimo Zona, ex dirigente di una multinazionale petrolifera che può finalmente dedicarsi all’arte della narrativa, della poesia e della musica.

E anche in questa nuova avventura, Massimo non perde l’occasione di esplorare quel confine ambiguo che separa il bene dal male, una linea d’ombra a tratti labile e fumosa, a volte così chiara e nitida da chiedersi come sia possibile che un uomo possa varcarla volontariamente. Da qui emerge la forza narrativa del romanzo: attraverso i casi che Mauro deve affrontare, il detective esplora con il lettore le motivazioni e i passi che hanno condotto brave persone a compiere gesti estremi che forse mai riusciranno a espiare e, allo stesso tempo, condanna con fermezza le azioni di chi, ben consapevole dei propri peccati continua a procedere fiero sulla propria strada insanguinata.

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Mauro è così: un connubio perfetto tra la dolcezza di chi adesso sa e ha la forza di prendersi cura degli altri e la cruda amarezza di aver compiuto scelte non facili, il cui peso grava ancora sulle sue spalle. Mauro accetta questo peso, ma allo stesso tempo desidera andare avanti. Non c’è più soltanto l’orgoglio di un guerriero ferito, ma in questo settimo libro vediamo l’investigatore della terra dei fuochi prendere in mano la propria vita, affrontando le paure di un sentimento che più volte gli ha inferto dolorose cicatrici e che, forse, nemmeno lui credeva di poter davvero provare ancora.

Il tutto senza dimenticare gli amici fidati, tra cui il Maresciallo Serena Salterelli la cui vita sarà messa a repentaglio da un attentato dalle motivazioni apparentemente incomprensibili. Truffe e contrabbando di droga, ossa occultate all’ombra di alberi dimenticati, traffico di esseri umani e una bambina spezzata da un destino crudele: molte sono le prove che Mauro dovrà affrontare collaborando con vecchi amici e nuove interessanti conoscenze. E che fine hanno fatto i tre operai scomparsi da un giorno all’altro senza lasciare traccia alcuna?

Emozioni che come fiamme logorano cuore e pensieri, rimorsi che bruciano la memoria e colpi di arma da fuoco che nella notte squarciano l’omertà dettata da infima avidità o mera paura: tutto questo è “Attentato a Serena” di Massimo Zona.

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Di Noemi Campopiano

Punk e dintorni, il 17 luglio a Pescara l’omaggio targato The Biggest Combat Rock Band

Nel segno dell’hard rock e, soprattutto del punk, dai fermenti proto-punk degli anni Sessanta alle evoluzioni degli anni Novanta e Duemila. Questo è l’omaggio targato “The Biggest Combat Rock Band” che torna dal vivo a Pescara, nell’ambito della rassegna Estatica alla Marina del Porto Turistico. Un’iniziativa che prende spunto dal format consolidato “Combat Rock”, appuntamento live con l’esibizione di due band contrapposte sullo stesso palco che si sfidano suonando vicendevolmente cover di gruppi noti, rappresentando ognuna la propria band di riferimento.

Invece della sfida, il progetto mira a dare l’opportunità a tutti i musicisti di ogni provenienza di suonare in un ensemble di strumentisti (batteria, basso, chitarra) e vocalist, su brani scelti dagli organizzatori. Lo spirito di questa iniziativa è molto semplice: tanti artisti si ritroveranno insieme per suonare all’unisono, secondo lo spirito della condivisione e della passione per il rock. La scaletta dell’edizione 2022 propone un viaggio attraverso cinque decadi, con altrettanti brani della tradizione internazionale, così come fu nel 2020, con una scaletta che accarezzava il rock inglese e americano. Lo scorso anno, invece, è stato scelto un percorso monografico dedicato agli AC/DC.

Quest’anno, l’appuntamento è in programma domenica 17 luglio alla Marina del Porto Turistico di Pescara. In scaletta “You Really Got Me”, un brano musicale del gruppo rock britannico The Kinks, scritto dal leader della band Ray Davies ed incluso nell’album Kinks (1964). Costruita sul powerchord, non solo fu la hit di svolta per la band ma diventò anche un brano simbolo della British invasion. Venne riconosciuto come uno dei primi prototipi di brano hard rock e punk rock, ma non solo: Influenzerà pesantemente i musicisti rock contemporanei. Oltre ad essere considerato uno dei pezzi che ha definito il Beat degli anni Sessanta è divenuto influente anche in ambienti Heavy Metal. Infatti, la cover di questo pezzo è considerata il primo successo dei Van Halen, contenuto nel loro primo album del 1978.

Un viaggio nel punk non può prescindere dai Ramones e da uno dei brani più celebri della band americana: “Blitzkrieg Bop”, il cui titolo fa riferimento alla guerra lampo (in tedesco Blitzkrieg), tattica concepita dalla Germania durante la seconda guerra mondiale.

Il tuffo negli anni Ottanta è accompagnato dalle note dei Bestie Boys con “Fight for Your Right” estratto dal loro album del 1986 Licensed to Ill, che li consengò alla notorietà. Il singolo fu il primo successo hip hop portato alla ribalta da un gruppo di ragazzi bianchi, ed è rimasto uno dei pezzi più noti del gruppo.

Quando i Blur suonarono “Song 2” per la prima volta, ammisero “Questa si chiama Song 2 perché ancora non le abbiamo dato un nome”. Il titolo provvisorio divenne definitivo. Il brano, reso celebre anche dalla scelta come colonna sonora del videogioco di calcio Fifa: Road to World Cup ’98, dura esattamente due minuti e due secondi.

Sempre le suggestioni calcistiche nell’ultimo brano in scaletta, quel “Seven Nation Army” dei White Stripes, il cui ritornello è tatuato nelle maglie di tutti i tifosi, all’altezza del cuore. A cantare e “dirigere” ci sarà sempre Simone Flammini, dalla postazione microfonica centrale. Con lui, Roberto Sala che si occupa anche di creare le condizioni ideali per realizzare vari videoclip. C’è ancora tempo per far parte della band che recluta voci, chitarristi, batteristi e bassisti. Per info e iscrizioni: info@combatrock.it – www.combatrock.it

Baglioni e la danza della vita sulle pareti delle Terme

Il concerto alle Terme di Caracalla

Le ballate di sempre, le armonie e i colori di “In questa storia che è la mia”. Le proiezioni sulle pareti delle Terme di Caracalla. Il tapping del figlio Giovanni sui ricordi del Lungotevere. E una musica che sa trascendere. È Claudio Baglioni con “Dodici Note – Tutti su!” ad ad aprire la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma alle Terme. È la prima volta in assoluto che un’apertura così prestigiosa viene affidata a un compositore e interprete di musica moderna. Dodici repliche, fino a domenica 19 giugno, poi alcuni concerti al Teatro Greco di Siracusa e all’Arena di Verona.

Tre ore di show immaginifico, spettacolare, colorato che è musica, ma anche danza, teatro, circo. Sul palco (tradizionalmente dedicato alla lirica), insieme al cantautore, elegantissimo in frac, camicia bianca e farfallino dello stesso colore, 123 tra musicisti (l’Orchestra Italiana del Cinema), coristi (Coro Giuseppe Verdi) e performer classici e moderni, con la direzione artistica di Giuliano Peparini. Temi sociali accennati, come ricorda Claudia Fascia per l’Ansa, come quando durante “Un po’ di più” compaiono tante scarpe rosse, simbolo della battaglia contro la violenza sulle donne o in Fammi andar via la scelta di essere ciò che si vuole oltre l’identità di genere con gonne e pantaloni indossati indifferentemente da uomini o donne.

O quando “Ninna Nanna della guerra” (da una poesia di Trilussa del 1917) con la sua feroce attualità non ignora il conflitto in Ucraina. Ma non c’è tempo per le parole, per i discorsi preparati: la serata è lunga e densa. In scaletta scorrono via E adesso la pubblicità, Io me ne andrei, Con tutto l’amore che posso (in acustico con il figlio Giovanni).

Intanto il palco si illumina, si trasforma, si adatta. L’ellissi al centro diventa porta di entrata su mondi nuovi, diversi, sconosciuti, E’ quasi il momento dei saluti quando fanno capolino, in un medley al pianoforte, i suoi successi irrinunciabili: Questo piccolo grande amore, Amore bello, Tu, Sabato Pomeriggio, Poster, E Tu Come stai. Il pubblico, che corre finalmente sotto palco, è un coro unico che si scatena su Strada Facendo, Avrai, Mille Giorni di Te e di me. La vita è adesso, canta in chiusura.

“Come spesso succede”, dice Baglioni , “uno gira tutto il mondo e magari dimentica le meraviglie della sua città. Ho visitato Caracalla, per la prima volta, nel 1989, quando Vangelis – che ci ha lasciati pochi giorni fa – tenne un suo concerto nell’enorme cavea che, ogni estate, viene allestita nel complesso archeologico, per ospitare opere e balletti. Avevo lavorato con Vangelis, sedici anni prima a Parigi, alla realizzazione dell’album “E Tu”. C’eravamo, poi, incontrati di nuovo a Londra e, finalmente, ci ritrovavamo a Roma.

“Da allora”, aggiunge, “ho fatto tanti progetti per salire su quel palcoscenico e altrettanti rimandi. Ho cantato e suonato in cento luoghi della città. Dal balcone della casa di Centocelle a via dei Fori Imperiali davanti al Colosseo e accanto all’Altare della Patria; dal Palaeur al Teatro dell’Opera; dall’Auditorium alla Sala Nervi; dalle piazze di quartiere a piazza San Pietro; dallo Stadio dei Marmi allo Stadio del Tennis; dallo Stadio Flaminio allo Stadio Olimpico; sulla scalinata di Trinità dei Monti e su un camion a Ostia. E, ora – con un grandissimo spettacolo polivalente, accompagnato da 123 tra musicisti, coristi, performer classici e moderni – mi capiterà d’esibirmi per dodici sere – come non è mai successo a nessun artista che non appartenga alla musica operistica o alla danza – in uno spazio unico al mondo: un teatro millenario che si apre verso il futuro per correre una nuova avventura tra suoni e luci, sogni e voci”.

Drive-in, 89 anni di cinema sotto le stelle

drive-in cinema

Il 6 giugno del 1933 nella città di Camden, nel New Jersey, aprì i battenti il primo cinema drive-in. Nato da un’idea di Richard Hollingshead, imprenditore del settore chimico, fu il film “Two White Arms” del regista Fred Niblo ad essere proiettato su uno schermo di 12 m x 15 m.

La prima forma rudimentale di cinema all’aperto poteva ospitare circa 500 posti auto facendo leva sul motto «Non importa quanto siano rumorosi i vostri bambini, l’intera famiglia è la benvenuta».

Un’idea che prese spunto dai primi ristoranti drive-in nati a Dallas nel 1921 e che, soprattutto negli anni ’50, ’60 e ’70, divennero un punto di riferimento per i giovani, tanto da diventare location di film e serie tv di successo come “Grease”, “American Graffiti”, “Happy Days”.

I drive-in divennero in poco tempo dei luoghi simbolo delle generazioni che scoprirono nel cinema vissuto dalle proprie auto anche dei posti in cui scoprire l’amore. Furono milioni le coppiette che approfittarono di queste situazioni per le prime uscite, per baciarsi sotto le stelle lontano dai genitori.

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Se con l’avvento delle sale cinematografiche sempre più diffuse e del televisore come bene di consumo a portata di mano, questi tipi di cinema andarono a perdere il loro fascino, la pandemia li ha riportati in auge.

Il bisogno del distanziamento sociale ha dato nuova linfa vitale a questo tipo di settore. Come dimostrò la scelta di Roma, con l’apertura del drive-in più grande d’Europa. La location è stata individuata a Ostia, nel Cineland, ed è stato intitolato a Paolo Ferrari, fondatore del primo cinema all’aperto in Italia nel 1957 tra l’Axa e Casal Palocco, quartieri poco distanti proprio dal litorale romano.

Il mondo dello spettacolo, coniugandosi alla voglia di un ritorno alla socialità, trovò nel recupero di queste imprese un modo per non finire nel baratro.

A 89 anni dalla sua nascita, il cinema drive-in, con le cameriere con i pattini, le macchine una accanto all’altro e i sedili ribaltati, rimane ancora un pezzo di storia del cinema e soprattutto di vivere il cinema.

Photo by Jona on Unsplash

Zero Gravity: il ritorno di Woody Allen con una raccolta di racconti umoristici

Con “Zero Gravity” Woody Allen è tornato alle origini. Che scriva di attori falliti o mucche assassine, dell’origine del pollo del generale Tso o di quella del nodo Windsor, che descriva la vita sessuale delle celebrità o il talento di un cavallo pittore, ognuno di questi racconti è spiazzante, acuto e, soprattutto, spassoso. Tra galline annoiate, riunioni del Club degli Esploratori, la vita imprevedibile di Manhattan e il lusso di Hollywood, un libro che prosegue dopo quindici anni la straordinaria vena di narratore puro del regista premio Oscar. Zero Gravity dimostra tutta la serietà dell’irresistibile umorismo di Woody Allen.

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“Allen non ha perso un briciolo della sua abilità nel divertirci. In questi tempi, uno dei pochi rimedi affidabili alla cupezza e alla disperazione è l’umorismo. In tutte le sue varianti, da quelle più raffinate a quelle più scurrili, ci ricorda che nella vita non c’è solo l’orrore. Mai come ora, è importante far scendere in pista i clown. Allora, signore e signori, ecco a voi Woody Allen”. Dalla prefazione di Daphne Merkin.

La pubblicazione per La Nave di Teseo, dopo il precedente “A proposito di niente”, è in contemporanea con gli Stati Uniti. La traduzione è affidata ad Alberto Pezzotta, nella collana Oceani.

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“Difficile immaginare la sorpresa di sapere che Woody Allen darà alle stampe un nuovo libro“, ha commentato Elisabetta Sgarbi, publisher de La nave di Teseo. “Lo pensavamo in una pausa di riflessione dopo la bellissima autobiografia, A proposito di niente, tutto dedito al nuovo film, e invece la notizia è arrivata, e dopo 15 anni da Pura anarchia, la nuova raccolta di racconti vedrà la luce. Per La nave di Teseo e me è un onore, oltre che un piacere, continuare il rapporto con Woody Allen, straordinario scrittore, un rapporto iniziato con Umberto Eco.”

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William DuVall parla delle morti di Layne Staley e Chris Cornell: “la fama può uccidere chiunque”

“La fama è difficile da gestire, può mettere a dura prova chiunque. Non importa quanto tu possa essere forte. Sicuramente è un prezzo alto da pagare ed è anche molto triste”. Queste le parole che William DuVall, cantante degli Alice In Chains, ha detto durante un’intervista con Metal XS. Una riflessione a cuore aperto sui suicidi di Chris Cornell (Soundgarden), Kurt Cobain (Nirvana) e Andrew Wood (Mother Love Bone).

Come riportato da Blabbermouth, DuVall ha anche parlato di come essere un personaggio pubblico abbia delle conseguenze sulla privacy e sulla salute mentale di un individuo. “Ti occupi di qualsiasi cosa abbia a che fare con il tuo personaggio pubblico, ma alla fine sei una persona come le altre. È qui che diventa difficile il dover incastrare il tutto. Gli estremi possono essere davvero stridenti, tra ciò con cui hai a che fare nel mondo e ciò con cui hai a che fare in privato”.

Il cantante degli Alice in Chains ha voluto ricordare anche Chris Cornell: “è sempre stato così onesto, fin dal primo momento in cui l’ho incontrato. Condivido molti dei problemi che Chris ha comunicato nel suo modo di scrivere le canzoni. C’è una sorta di potere nel condividere la tua debolezza con le persone che hanno bisogno di sentirlo, così possono pensare, ‘Diamine, quel ragazzo se la sta cavando.’ Non ti senti così solo”.

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Circe e Achille come non li avete mai visti: la mitologia greca raccontata da Madeline Miller

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali.

Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica.

Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il

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Madeline Miller ci ha regalato una nuova prospettiva per leggere l’epica.

Studiosa di testi antichi e del loro adattamento teatrale, ci conduce in un mondo meraviglioso fatto di miti e leggende in una veste straordinariamente moderna e vicina, pur rispettando l’originale in ogni intreccio, dettaglio e sfumatura. È così che ritroviamo gli eroi studiati a scuola e le loro appassionanti vicende come se fossero vecchi amici.

È il caso di Circe, che conosciamo come una breve parentesi all’interno dell’Odissea, poco più di qualche pagina, un paio d’anni scarsi nel lungo viaggio di Ulisse per tornare a casa.

Ma Circe è una dea, e quindi immortale: nella sua millenaria vita incontra ogni genere di personaggi, dei e mortali, che conosciamo poco o tanto: visto da qui, è l’incontro con Ulisse a essere la breve parentesi della vita straordinaria di una dea che prima di essere la maga dell’isola di Eea è una donna che vive sola con se stessa.

Circe vive la sua vita intensamente nonostante la sua immortalità: è da sempre strana, diversa, nell’aspetto nella voce e nel carattere indomito e indipendente e per questo emarginata dagli altri dei nonostante sia la figlia di Elios, dio della luce e del fuoco. La Miller ci racconta le vicende che la porteranno all’esilio, attraverso miti che non abbiamo mai collegato tra loro, in un grandioso intreccio che collega tutti i punti portando alla luce una trama sorprendente. Poi la vediamo alle prese con la sua solitudine, e come nei migliori romanzi di formazione, assistiamo alla splendida rinascita di una protagonista che ci insegna a conoscerci nel profondo, a scoprire le nostre capacità, ad amare e rispettare sempre la nostra natura: l’unico cammino in grado di portarci, come lei, alla felicità.

Nella stessa cornice piena di fascino e suggestione, spostandoci nell’universo maschile, ritroviamo uno dei personaggi che meglio conosciamo, su cui sono state scritte migliaia e migliaia di righe: Achille.

L’eroe per eccellenza, il migliore dei greci, l’uomo senza il quale vincere la guerra di Troia sarebbe stato impossibile. Ma anche in questo caso quello che sappiamo è poco, perché la Miller ci presenta il ragazzo oltre il guerriero in un romanzo colmo di tenerezza e gentilezza. Mai potremmo associare questi sentimenti al guerriero di ogni battaglia dell’Iliade, eppure conosciamo un Achille fanciullo, incantevole e meraviglioso non solo nell’aspetto e nelle abilità.

A raccontarci le sue vicende è un narratore che nella guerra rimane sempre in secondo piano, mentre nella vita del nostro protagonista ha un ruolo centrale. È Patroclo, esiliato a Ftia (il regno del padre di Achille) poco più che ragazzo, che col passare dei giorni scopre di non poter più rinunciare a quell’amico che più che un cugino è un amore destinato a restare eterno. Con la stessa naturalezza e libertà degli antichi greci la nostra autrice ci racconta lo splendido amore di due ragazzi tenero e appassionato. Sappiamo come finisce la guerra di Troia, ma sappiamo anche che nella mitologia la morte non è mai la fine di tutto.

La capacità narrativa di Madeline Miller è straordinaria ed è difficile tornare alla vita reale dopo questa immersione quasi fiabesca, in compagnia di personaggi tanto straordinari, che ci restano nel cuore anche dopo aver chiuso il libro. Non resta che sperare che ne arrivi presto un altro!

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Di Giulia Maccallini

È uscito “Twelve Carat Toothache”, il nuovo album di Post Malone

Esce oggi, venerdì 3 giugno, “Twelve Carat Toothache”, il nuovo album di Post Malone, il quarto della carriera dell’artista di Dallas, nominato ai Grammy Award e certificato diamante RIAA, e uno dei progetti discografici più attesi del 2022.

Oltre ai singoli già hit “Cooped Up” feat. Roddy Ricch e “One Right Now” feat. The Weeknd, il disco vanta collaborazioni con ospiti stellari, tra cui Doja Cat, Fleet Foxes, Gunna e The Kid Laroi. Per la creazione di questo album, Post Malone ha collaborato con i suoi autori, produttori e co-sceneggiatori di lunga data come Louis Bell, Billy Walsh e Andrew Watt, Omer Fedi.

Il mese scorso, l’artista ha debuttato al Saturday Night Live con una performance indimenticabile di “Cooped Up” feat. Roddy Ricch e “Love/Hate Letter To Alcohol” feat. Fleet Foxes. Entrando nel mondo della cultura popolare universale, Post Malone ha anche contribuito all’iconico “Chip ‘N Dale: Rescue Rangers” per la colonna sonora originale di Chip ‘N Dale: Rescue Rangers di Disney.

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Twelve Carat Toothache” esce a tre anni di distanza dall’album precedente, “Hollywood’s Bleeding”, certificato triplo disco di platino e in vetta all’esordio alla #1 della Billboard Top 200.

Alla fine dell’anno scorso, Post Malone ha testato le acque per il suo ritorno con l’esplosivo “One Right Now” feat. The Weeknd, che è entrato nella Top 10 della Billboard Hot 100 e ha raggiunto oltre 1 miliardo di stream in pochi mesi.

TRACKLIST:

1. “Reputation”

2. “Cooped Up (with Roddy Ricch)”

3. “Lemon Tree”

4. “Wrapped Around Your Finger”

5. “I Like You (A Happier Song) (with Doja Cat)”

6. “I Cannot Be (A Sadder Song) (with Gunna)”

7. “Insane”

8. “Love/Hate Letter To Alcohol (with Fleet Foxes)”

9. “Wasting Angels (with The Kid LAROI)”

10. “Euthanasia”

11. “When I’m Alone”

12. “Waiting For A Miracle”

13. “One Right Now (with The Weeknd)”

14. “New Recording 12, Jan 3, 2020”

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Jurassic World: il dominio. La recensione (con spoiler)

L’epica conclusione della saga giurassica” è tra gli slogan che hanno accompagnato la promozione di Jurassic World: il dominio, terzo e ultimo capitolo della saga firmata da Colin Trevorrow che, nel 2015, ha dato vita a una nuova trilogia ispirata al Jurassic Park di Steven Spielberg.

Ma corre l’obbligo di una precisazione. Affermare che il film fresco d’uscita in sala metta il punto definitivo sulla saga “avviata da Spielberg” non è propriamente corretto: il regista americano, anche autore di capolavori senza tempo come E.T. Indiana Jones, Lo Squalo, Schindler’s List, all’alba degli anni Novanta non pensò a una trilogia ma a una singola pellicola ispirata all’omonimo libro di Michael Crichton.

Sulla scia del successo commerciale e di pubblico dell’opera del 1993 si convinse a realizzare un secondo film, anche per tributare lo scrittore (scomparso, poi, nel 2008) e il suo “The Lost World“, seguito del libro campione d’incassi. Scartò tassativamente l’ipotesi di prendere parte al terzo capitolo, probabilmente il più debole dei sei recanti la dicitura “Jurassic”.

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La trilogia non è mai esistita, quindi, per lo meno nelle intenzioni di Spielberg. E allora, chi conclude cosa? E’ stata idealizzata, concepita, supposta in quanto tale esclusivamente in quelle dei produttori che in essa hanno trovato una miniera d’oro dalla quale estrarre continuamente dei valori. La saga di Jurassic World è una nuova fase, pensata e realizzata nell’ottica, stavolta si, di una trilogia. Come tale è stata strutturata e come tale ha trovato la sua conclusione ne “Il dominio”, uscito nelle sale cinematografiche italiane ieri, giovedì 2 giugno 2022.

Lo abbiamo detto e ripetuto in questi ultimi sette, otto anni: il grande deve tanto, tantissimo a ciò che Spielberg creò negli anni Novanta. Le citazioni e i tributi snocciolati nell’arco dei tre film sono pressoché infiniti. Il che, da un punto di vista emozionale, è chiaramente un valore aggiunto, non fosse altro per le suggestioni evocate, ma guardando al tutto con un po’ di malizia in più verrebbe da pensare a una sana dose di “ruffianagine” per non inimicarsi il nutrito pubblico di fedelissimi fan della prima ora e creare un ponte con la nuova fan-base. Business is business.

La premessa è fondamentale per arrivare al giorno d’oggi e parlare di “Jurassic World: il dominio”.

– CONTIENE SPOILER –

Volevo far vedere qualcosa che non fosse un’illusione, qualcosa di reale, che si vedesse e si toccasse“, disse John Hammond nel lontano 1993, aggiungendo “la creazione è un atto di assoluta volontà“.

Questa frase, questo concetto, ricorrono come un refrain nei tre capitoli della saga di Jurassic World, incluso l’ultimo, “Il dominio”. I dinosauri geneticamente modificati, chiamati anche ibridi, sono un punto cardine su cui la narrazione della trilogia fa leva senza mai discostarsi dalla formula “creazione umana + imprevedibilità + danni + tentativo di salvare il mondo“.

Una ricetta voluta e consolidata, ma anche ridondante e prevedibile.

In Jurassic World: il dominio non vi è alcuna intenzione di lasciare da parte questa base di partenza. Per alcuni è l’essenzialità della trama, per altri è l’usato garantito. Anzi, nel prosieguo del secondo film (diretto da J.A. Bayona), Owen Grady (Chris Pratt), Claire Deaning (Bryce Dallas Howard) e la civiltà umana si trovano a vivere a stretto contatto con i dinosauri che, nel frattempo, sono migrati in tutto il mondo. Una convivenza complessa, praticamente impossibile, ma che va salvaguardata.

Oltre agli pterodattili che nidificano sui grattacieli di New York e agli anchilosauri che se ne vanno in giro per i boschi, assistiamo ad allevamenti illegali di dinosauri, mercato nero e scommesse clandestine con gli stessi, tentativi più o meno leciti di gestirli e, in ultimo, anche i bracconieri che scombinano quel poco di equilibrio venutosi a creare.

Ancora una volta vi è uno spazio verde nascosto agli occhi della collettività dove vengono fatto esperimenti biologici e dove si tenta un controllo sulla specie. Ancora una volta vi sono il capitalismo e le lobby a farla da padrone. Ancora una volta “vi siete lasciati abbagliare dalle potenzialità di questo parco ma non ne avete avuto mai il controllo”. Ancora una volta vi è la denuncia sui danni ambientali e l’impatto straordinario sull’ecosistema già fragile di suo. Ancora una volta vi è “l’uomo che gioca a fare Dio“, sempre per citare il Jurassic Park di Spielberg.

Non è cambiato praticamente niente.

Per l’occasione Trevorrow ha richiamato anche i tre grandi protagonisti della pellicola del 1993: Jeff Goldblum (Ian Malcolm), Laura Dern (Ellie Satler) e Sam Neil (Alan Grant). Ora, di fronte al cast riunito, anche i più cinici commuoverebbero. Non potrebbe essere altrimenti, l’emozione è tanta. I tre restano fedeli ai personaggi, e non serve un copione, seppur non particolarmente brillante, a farcelo comprendere. Sguardi, espressioni e presenza fisica sono immutati nel tempo e i tre vestono i panni dei loro personaggi con la stessa convinzione di come fecero quasi trent’anni fa.

Le denunce, ora come allora, sono sempre le stesse: “Umani e dinosauri non possono coesistere, abbiamo creato un disastro ecologico“, afferma la dottoressa Satler, cui fa eco il caosologo e matematico Malcolm “stiamo andando verso l’estinzione della nostra specie, non solo abbiamo perso il dominio sulla natura, ma siamo sottomessi a lei“.

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Jurassic World: il dominio è un film dal ritmo elevatissimo, ultra dinamico e col piede sempre premuto sull’acceleratore. Si passa da New York alla Sierra Nevada, dallo Utah a Malta dove, a parere di chi scrive, vi è la più bella sequenza d’azione del film (a tratti sembra di essere di fronte a un film di James Bond). Una pellicola che è tutto un inseguimento e una fuga, una corsa e una rincorsa per salvare se stessi, i dinosauri e una figlia la cui genitorialità è dubbia (spoileriamo, si, ma non diciamo proprio tutto, insomma). E poi ci sono le locuste, gli allevamenti intensivi, le industrie a dettare le leggi dell’economia e delle abitudini alimentari.

Un blockbuster che farà felici le sale cinematografiche ma, forse, non tutto il pubblico.

Il rischio della citazione è che alla lunga stufi e che finisca per mutare pelle e trasformarsi in una minestra riscaldata. E in questo caso non siamo molto lontani dal pensarla così. Bello il ritorno del cast, bello che si vedano nuovi dinosauri (i quali, però, non hanno chissà quale peso all’interno delle dinamiche del film), bella la loro migrazione nei vari continenti, bello un crossover tra vecchio e nuovo cast, ma poi?

Ma poi siamo sempre qui a parlare di finali praticamente tutti uguali e di una prevedibilità disarmante. Si capisce come si concluderà il tutto con largo anticipo e non perché la noia prevalga sul coinvolgimento, ma perché si delinea tutto in maniera veramente scontata. Anche agli spoiler c’è un limite, per cui non saremo così cattivi da essere minuziosamente precisi e dettagliati, ma le analogie tra questo e due capitoli precedenti sono esagerate.

Allora la domanda è lecita: dove finiscono le idee e inizia il tributo?

“Jurassic World: il dominio” è oggettivamente un bel film in cui l’originalità, però è praticamente inesistente, dove l’evoluzione della storyline è banale e scontata e dove non vi è alcuna volontà nel sorprendere lo spettatore con colpi di scena. Tutto va come deve andare, senza intoppi. Questo non può essere un punto di forza per un franchising che mirava a darsi un tono e una propria identità. Il sogno di John Hammond si è avverato nel 2015 con l’apertura di Jurassic World, ma le teorie di Grant, Satler e, soprattutto Malcolm, hanno avuto ragione su tutto il resto. E quindi il fil rouge è ben delineato.

Trevorrow si muove su terreni fertili e sicuri, non azzarda, non va oltre, non si spinge mai a dare una personalità alla pellicola. Troppi, anche se piacevoli ed emozionanti, i riferimenti al capolavoro di Spielberg, che poi rappresentano anche i momenti di maggiore hype del contesto. Un action-movie che buca lo schermo, questo sì, ma più per la potenza visiva che non per la trama e per la sceneggiatura, interessante e nulla più. In mezzo ci mettiamo la presenza di molti animatronics e di una CGI a tratti claudicante.

Ma la domanda resta: è davvero la conclusione di tutto?

The Boys 3: tornano i supereroi più arroganti della tv

The Boys, la serie che ha rivoluzionato il mondo “super” sta per tornare sugli schermi degli abbonati Amazon Prime Video. Debutta il 3 giugno con i primi tre episodi, mentre le restanti  5 puntate , per un totale di 8 episodi, saranno rilasciate settimanalmente, fino al season finale in onda l’ 8 luglio.

Dopo due anni di stop forzato, causato dall’emergeza Covid, in queste nuove puntate, gli spettatori vengono immersi in un mondo quasi surreale, E’ passato un anno dagli eventi della seconda stagione e tra i The Boys e i Super è in atto una sorta di tregua. Butcher (Karl Urban) ha molto da metabolizzare dopo aver scoperto che sua moglie è ancora viva, per poi vederla morire per mano del suo stesso figlio, in preda ad un attacco di rabbia. Continua a tenere d’occhio i Sette, ma a causa del suo lavoro per i servizi segreti cerca di mantenere un profilo basso.

Inoltre la squadra, dopo l’abbandono di Latte Materno (Laz Alonso), tornato dalla sua famiglia e di Hughie (Jack Quaid), anche lui alle dipendenze del governo americano, è in difficoltà, ma presto la situazione prende una nuova e inaspettata piega. I Boys riescono a trovare un siero anti-Super che li poterà ad iniziare una vera e propria guerra con i Sette e ad imbattersi in un nuovo problema, quello del primo supereroe creato dalla Vought, Soldier Boy (Jensen Ackels).

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Questa la sinossi ufficiale della trama pubblicata da Amazon Prime Video:

“E’ stato un anno tranquillo, Patriota è sotto controllo, Butcher lavora per il governo, supervisionato da Hughie tra tutti. Ma entrambi non vedono l’ora di trasformare questa pace e tranquillità in sangue e ossa. Quando i The Boys vengono a conoscenza di una misteriosa arma anti-Super, questa li fa scagliare contro i Sette, dando inizio a una guerra e inseguendo la leggenda del primo Supereroe: Soldier Boy.”

Soldier Boy è una delle new entry più attese dai fan. E’ interpretato da Jensen Ackels, attore famoso per il personaggio di Dean Winchester in Supernatural, dove ha condiviso il set per quindici anni con Erik Kripke, showrunner e creatore della trasposizione televisiva della graphic novel The Boys. “Soldatino”, questo il  nome nella versione italiana, è descritto come il più spietato tra i supereroi, è stato creato dalla Vought durante il secondo conflitto mondiale per rappresentare una speranza per l’America e la sua popolazione, ma si è presto rivelato un sanguinario omicida. Una sorta di Capitain America del lato oscuro, infatti, oltre ad avere pressochè gli stessi poteri, era anche lui parte di una squadra di eroi chiamata Avenging Squad. Al contrario di quello che si può immaginare però Soldier Boy è molto ingenuo, tanto che non dice parolacce e rifiuta la proscuità sessuale tipica dei Sette. Il suo tratto caratteristico è il patriottismo, dimostrato specialmente durante gli scontri con i nemici, momenti in cui è solito recitare i nomi degli stati americani, quasi come se fossero il suo grido di battaglia.

Jensen Ackels ha parlato del suo ruolo durante la presentazione della serie:

“Quello che succede è che in un certo senso mi trovano, sono stato in cattività per un po’. Quando mi trovano sono barbuto, sembro uscito da Cast Away, ma poi mi danno una ripulita, mi rimetto il mio costume da Super e vado in città. Soldatino è un nonno. E’ degli anni 40’. Ha combattuto nella seconda guerra mondiale, è burbero, bigotto, un coglione. Non invecchia, quindi è un giovane supereroe di 40 anni che in realtà ne ha 80 o 90. C’è così tanto materiale, capirete cosa intendo quando vedrete lo spettacolo.”

The Boys è stata rinnovata per una quarta stagione lo scorso febbraio e si prospetta sarà disponibile già nell’estate del 2023. Il servizio streaming sta cercando di creare un “universo” di The Boys, in modo da sfruttarne a pieno il sucesso. Poco tempo fa infatti è stata caricata nel catalogo “The Boys Presents: Diabolical, una serie animata autoconclusiva ed è stato ordinato uno spin-off, che dovrebbe essere ambientato nell’accademia dei giovani eroi, una sorta di scuola per aspiranti Super.

Tutte le novità streaming di giugno: il mese dei supereroi

Insieme all’estate quest’anno torneranno alcune delle serie tv più amate dal pubblico. Ogni piattaforma ha un calendario ricco di nuove stagioni e imperdibili esordi, primo fra tutti Amazon Prime Video che, con il debutto della terza stagione di The Boys, inizia una fase di grandi produzioni, che vedrà il suo culmine a settembre, quando sarà rilasciato Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del potere, prequel della premiata saga cinematografica.

Ma Patriota & Co. non saranno gli unici supereroi disfunzionali che appariranno sui nostri schermi, infatti, il 22 giugno sarà il turno del terzo capitolo di Umbrella Academy, le dieci puntate che formano questo nuovo ciclo saranno disponibili su Netflix, dove sono presenti anche le precedenti due stagioni. Disney non rimane a guardare e infila a metà mese, precisamente l’8 giugno, una nuova produzione targata Marvel Cinematic Universe, ovvero Ms. Marvel, il primo supereroe del multiverso mussulmano.

Guardiamo ora nel dettaglio il calendario delle uscite del mese:

Disney Plus:

Ms. Marvel è sicuramente il prodotto di punta per la casa di Topolino, ma non per questo devono mancare altre uscite di qualità. Il 15 giugno è il turno di Love, Victor, spin-off del film di successo Love, Simon. Si torna nel liceo di Creekwood, dove vedremo concludersi le vicende del protagnista Victor (Michael Cimino), che porterà a termine il suo viaggio alla scoperta di sé e deciderà quali saranno i suoi programmi una volta finito il suo percorso scolastico.

Il 28 giugno invece riprenderanno le indagini con il trio più bizzarro della televisione, quello formato da Steve Martin, Selena Gomez e Marin Short, interpreti rispettivamente di Charles, Mabel e Oliver. Nel finale della seconda stagione di Only Murders in the Building li avevamo lasciati in una situazione compromettente, che li implicava in un tragico evento. Riusciranno i tre amici a discolparsi e continuare ad intrettenere il pubblico con il loro amato podcast? Non resta che attendere fine mese per gustarci i dieci episodi che compongono questa nuova stagione.

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Netflix:

Dopo un paio di mesi sottotono, la principale piattaforma streaming torna con una catalogo d’eccezione. Oltre ai dei fratelli Hardgrave della Umbrella/Sparrow Academy, vedremo altre due famose bande fare capolino sui nostri schermi. Il 10 giugno arriverà il capitolo finale della storia della famiglia Shelby. Peaky Blinders si è creata un seguito anno dopo anno, innalzando notevolmente, insieme al numero di spettatori, la qualità seriale di oggi.

Questa parabola, a metà tra realtà e fantasia, è una delle serie più amate e attese dal pubblico, sia per la sua particolarità, sia per le magistrali interpretazioni del cast, Cillian Murphy in testa. Passiamo poi ad una sorta di remake con La Casa di Carta: Corea, in arrivo il 24 giugno.. La ormai famosa banda di ladri torna sotto una nuova maschera, le caratterizzazioni dei personaggi rimangono le stesse, ma i nuovi Tokio, Berlino e Professore escogitano una rapina alla Joint Economy Area nella capitale Coreana.

Che il colpo del secolo abbia inizio.

Amazon Prime Video:

E’ giunto il momento di combattere ad armi pari”, queste le parole di Billy (Karl Urban) nel trailer della terza stagione di The Boys, e possiamo dire che, dopo tanta fatica, Amazon Prime sta iniziando davvero a combattere alla pari con due colossi del calibro di Disney e Netflix. Grazie a i colpi vincenti segnati da prodotti di alto livello e altri più di nicchia, ma comunque con un grnade seguito, il servizio streaming sta iniziando a guadagnare sempre più favore del pubblico, che viene poi tramutato in abbonamenti e quindi guadagni.

Questo mese, come ogni estate che si rispetti, oltre ai super, vedremo una serie tratta da un romanzo teen. Il 17 giugno The Summer I Turned Pretty ci mostrerà l’estate perfetta descritta nel romanzo di Jenny Han, periodo in cui la protagonista Belly (Lola Tung), si trova inaspettatamente al centro di un triangolo amoroso con due fratelli, Jeremiah e Conrad, suoi amici d’infanzia.

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Guarda il video di “Supermodel”, il nuovo singolo dei Måneskin

I Måneskin hanno presentato il videoclip di “Supermodel”, il nuovo singolo uscito venerdì 13 maggio scorso. La band si è inoltre aggiudicata il secondo disco di platino nel Regno Unito con la loro hit “Beggin”. 

Girato a Londra e diretto dal duo Bedroom Projects (The 1975) e Ben Chappell (Arctic Monkeys, Nine Inch Nails), il videoclip vede i Måneskin, in total look Gucci, protagonisti della loro stessa sceneggiatura per il singolo “SUPERMODEL”. Combinando gli elementi classici del cinema di Tarantino e Hitchcock, la band cattura perfettamente il mood feroce della canzone e i testi giocosi, mentre si susseguono una serie di eventi catastrofici.

Raccontano i Måneskin: “Nel videoclip di “SUPERMODEL” volevamo rendere omaggio ai nostri film preferiti degli anni ’90. Nel brano abbiamo cercato di catturare un’atmosfera cinematografica su un personaggio enigmatico e volevamo che anche il video riflettesse questo stile. Dopo aver avuto l’idea, abbiamo lavorato a stretto contatto con i registi e Ben per ricreare inquadrature e sequenze dei nostri film preferiti di quegli anni. Ci siamo divertiti molto a girare a Londra, in scene divertenti che ci hanno ricordato un B-movie poliziesco”. 

Il duo Bedroom commenta: “Il video dei Måneskin è un progetto ispirato da un misto di riferimenti a film degli anni ’90 come “Run Lola Run”, “Le Iene”, e ancora Hitchcock e un po’ di Hollywood degli anni ’50. Lo scippo della borsa misteriosa ricorda “Marnie” o “Pulp fiction”. È stato girato in Super 16”. 

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“Questo video è nato dopo aver trascorso una settimana in piscina a Los Angeles con la band, che sfogliava le riviste Vogue degli anni ’90 e parlava dei propri film preferiti di quegli anni. Abbiamo cercato di inserire nel video il maggior numero possibile di piccoli riferimenti”. Aggiunge Ben Chappell.

Prodotto dal prodigioso Max Martin e dal suo team, la band ha presentato “Supermodel” all’inizio di questo mese con un’esibizione a sorpresa all’Eurovision Song Contest a Torino. L’inno rock dal sound californiano è nato pensando a una serie di personaggi che la band ha incontrato durante il periodo vissuto a Los Angeles. “You want to hang out with this supermodel, but you might get in trouble. It’s like cigarettes: you love them but you know they’re gonna fucking kill you” la band ha dichiarato nella loro recente intervista di copertina a NME Big Read.

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Ecco “Gridami”, il video di Smiss omaggio alla magnificenza di Alba Fucens

Un’idea, un gesto, una voce, un movimento tra la magnificenza del sito archeologico di Alba Fucens nell’Aquilano. Un concept che mette insieme note, parole, onde, forme scritte, pensate e danzate, tra dolcezza, violenza ed essenza.

Si propone così Smiss, inizialmente un progetto collettivo crossmediale declinato attraverso i social e la musica, così come le etichette digitali, da tre anni a questa parte. L’ultimo video, che accompagna la canzone “Gridami”, è stato divulgato nei giorni scorsi.

Un testo graffiante cantato dalla voce strepitosa di Chiara Angeletti, anestesista rianimatore, in arte Smiss (oggi artista indipendente che usa lo stesso nome di quello che era il collettivo). L’attrice protagonista del video è invece, Laura Marini. Anche lei lavora nel settore sanitario.

Il testo è a doppia firma (Altamura – Angeletti). La musica è della stessa Angeletti. Francesco Di Cicco è stato produttore e arrangiatore per la WhiteRoomRecords. Assistenti di produzione: Lucia Hermoso e Rosana Domingo Hernandez.

GUARDA IL VIDEO

A Roma la mostra di Robert Doisneau: 130 fotografie distribuite in 11 sezioni

Considerato insieme a Henri Cartier-Bresson il padre della fotografia umanista francese e, più in generale, del fotogiornalismo da strada, Robert Doisneau è universalmente noto per il suo scatto alla giovane coppia che si bacia incurante della folla di passanti e del traffico della place de l’Hôtel de Ville di Parigi, un’immagine che simboleggia come nessun altro il senso di purezza, eternità e di eterna giovinezza che vorremmo sempre attribuito al vero amore.

Fino al 4 settembre all’Ara Pacis di Roma, Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Silvana Editoriale, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura, promuovono e producono una splendida retrospettiva a lui dedicata e curata da Gabriel Bauret.

In mostra saranno esposte oltre 130 stampe ai Sali d’argento in bianco e nero, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge -il luogo in cui il maestro transalpino stampò e archiviò per oltre mezzo secolo le sue opere (si stima che, dalla sua morte avvenuta nel 1994, siano stati catalogati circa 450.000 negativi)-, organizzate in 11 sezioni tematiche in grado di ben esemplificare la poetica di Doisneau, spesso caratterizzata da un profondo senso di empatia nei confronti delle persone ritratte, siano esse dei giovani innamorati, dei bambini o qualsivoglia altro tipo di soggetto.

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“Il fotografo deve essere come carta assorbente, deve lasciarsi penetrare dal momento poetico. La sua tecnica dovrebbe essere come una funzione animale, deve agire automaticamente”.

Ecco, proprio questa sua definizione del mestiere di fotografo potrebbe dare piena contezza del suo modus operandi, fondato, dagli inizi della sua carriera fino agli ultimi giorni, su una disposizione d’animo, prima ancora che artistica, sempre benevola nei confronti del prossimo, sempre tesa a sviscerare e a sottolineare, anche solo attraverso un singolo particolare, la poesia e la magia, l’inquietudine e la malinconia insite in ognuno di noi.

Da sottolineare infine l’attenzione particolare che questa mostra dedica all’accessibilità: in collaborazione con il Museo Tattile Statale Omero, è stato infatti progettato un percorso dedicato per le persone con disabilità visiva dotato di disegni a rilievo e relative autodescrizioni, come pure saranno disponibili visite guidate gratuite per il pubblico sordo grazie agli interpreti della Lingua dei Segni Italiana – LIS, servizio messo a disposizione dal Dipartimento Politiche Sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e realizzato dalla Cooperativa Segni d’Integrazione – Lazio.

Insomma, un appuntamento da non perdere per nessuna ragione al mondo!

Info per orari e prenotazioni su: www.arapacis.it

Orari: tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:30

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“Propaganda”, Fabri Fibra alla ricerca dei luoghi comuni dell’italiano medio

Fabri Fibra propaganda

Gli automobilisti italiani la conoscono molto bene. Tutte le stazioni radio la passano almeno un paio di volte al giorno. “Propaganda” di Fabri Fibra insieme a Colapesce e Dimartino è a tutti gli effetti una hit italiana che già da qualche tempo fa cantare un po’ tutti.

Il brano del trio è un mix di rap e pop ed è inserito nell’album del rapper milanese “Caos” pubblicato il 18 marzo del 2022. Il titolo è esplicativo del contenuto del pezzo. Un tema non proprio originale. Non tanto nella musica quanto nella quotidianità. La propaganda ha ormai un’accezione negativa. Viene sempre vista come un qualcosa volto a ingannare qualcuno. In particolare in campo politico. Soprattutto elettorale.

Manifesti, promesse, comizi, interviste, dibattiti, tribune politiche. Chi più ne ha più ne metta.

“Finalmente qualcuno che parla per me, che sa quello che provo
Finalmente qualcuno che pensa alla gente, e che mi dà un lavoro
Che promette di farmi dormire tranquillo in tutte queste notti
Finalmente qualcuno che mi sembra onesto, in mezzo a tanti corrotti
“.

Fabri Fibra mette in rima pensieri comuni. Quelli dell’italiano medio che vuole qualcuno che lo aiuti a pensare. Che prenda al suo posto le decisioni. Qualcuno che lo faccia sentire sicuro e a affidare il suo voto. E la pandemia ha largamente diffuso questo modus vivendi. La ricerca di un politico che rassicurasse la popolazioni circa la fine delle restrizioni, della circolazione del virus, dell’arrivo delle casse integrazioni, dell’aumento dei posti di lavoro.

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Ricercando qua e là quel parlamentare che sia il più possibile vicino “alla gente comune”. Ma trovando il più delle volte ignoranti che faticano a coniugare tempi verbali. Per carità, anche questo è un piccolo luogo comune, ma sembra quasi che un politico in maglietta debba essere per forza più onesto e competente di uno che va in giro in auto blu e in giacca e cravatta.

L’apparenza, questa volta livellata verso il basso, continua in qualche modo a contare più dell’essere. E nel brano c’è proprio questo pensiero:

Qualcuno che mi assomiglia, che in TV parla la mia lingua
Che difende tutti quei valori italiani, tipo la famiglia
Uno come me che non se la tira, che rispetti come chi ha la divisa
Anche se l’Italia l’ha un po’ divisa, attenzione, guarda, eccolo, arriva
Evviva!”
.

In un periodo in cui non si ricercano le risposte, nonostante si abbia qualche domanda, la propaganda ne fornisce una serie che tolgono la fatica di pensare. Il duo Colapesce-Dimartino nel ritornello canta:

“E allora sì, propaganda, propaganda
Non c’è più niente che mi manca
E allora sì, propaganda, propaganda
La risposta ad ogni tua domanda
“.

Ma l’affidarsi a un politico con il volto rassicurante su un manifesto elettorale è qualcosa di continuo. Non bastano anni di promesse non mantenute. Neanche i licenziamenti e i diritti calpestati, come canta Fabri Fibra ad inizio canzone. La fiducia nel sorridente futuro parlamentare che ha le risposte a tutti i problemi non viene quasi mai scalfita.

D’altronde le teorie di inizio ‘900, tra cui la “bullet teory”, continuano ad essere ancora valide. Un messaggio, che viene ripetuto un tot di volte, finisce per essere accettato da una buona percentuale di persone esposte a tale messaggio. Esattamente come se fosse un proiettile che entra dentro il malcapitato.

E a proposito di questo la famosa frase “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”, che continuamente viene attribuita a Joseph Goebbels (ministro della Propaganda del Terzo Reich) è una bufala. Ma provate a chiedere a 10 persone. Almeno 8 vi diranno che fu lo stesso Ministro a pronunciarla. Effetto della propaganda. Grazie alla quale non c’è bisogno di sforzarsi di ricercare la verità.

“Death of Actaeon” è l’esordio su disco dei Notaqnìa

Anticipato dal singolo “Lachne (bristle)”, esce in CD ed in digitale, il 27 maggio 2022, l’album d’esordio “Death of Actaeon” del duo elettronico Notaqnìa, distribuito da (R)esisto, edizioni Materiali Musicali.

Così la band presenta il lavoro: “Death of Actaeon”, prende ispirazione dal mito di Atteone nel testo di Ovidio Le Metamorfosi in cui la visione proibita del corpo nudo di Artemide, durante una battuta di caccia, provoca l’ira della dea che lo trasforma in un cervo.Le tracce dell’album sono intitolate con i nomi dei cani di Atteone (con i loro tratti distintivi) che, non riconoscendolo dopo la sua metamorfosi, lo uccidono.
Tracklist:

01 MELANCHAETES (Dark anxiety), 02 HARPYIA (Harpy), 03 LYCISCA (Wolfet),  04 LACHNE (Bristle), 05 NEBRÒPHONOS (Killbuck), 06 HYLACTOR (Whiny), 07 HÀRPALOS (Snatcher), 08 LAELAPS (Thunder), 09 DROMAS (Racer).    

Notaqnìa è un duo di musica elettronica basato tra Roma e Torino, composto da Simone Ponte Sergio Salomone. Il loro percorso musicale inizia ai tempi del liceo artistico quando, con la loro prima formazione grunge, White Widow intraprendono un cammino che li porta ad introdurre nel tempo sempre maggiori elementi elettronici all’interno delle loro produzioni.

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Il loro non è un percorso lineare, nel corso degli anni entrambe hanno avuto modo di intraprendere diverse forme di sperimentazione musicale, in particolare Simone Ponte si dedica alla musica rap, uno dei fondamenti stilistici della sua formazione, Sergio Salomone si dedica a sincronizzazioni per performance teatrali e video-arte.

Dopo anni di mancata collaborazione nel gennaio 2020 le loro strade tornano a incrociarsi, il tempo dilatato della pandemia è l’occasione per impegnarsi in questo nuovo progetto, un progetto musicale latente, sviluppato a distanza, ma anche quando possibile, a stretto contatto, in un luogo raccolto con pochi strumenti e un computer.

Il risultato è stato la nascita di Notaqnìa e del loro album di debutto “Death of Actaeon”, risultato di confronti e di influenze, delle loro escursioni artistiche in ambiti tra loro molto lontani.

“Lachne (bristle)” è il singolo d’esordio, del duo elettronico Notaqnìa, disponibile dal 02 maggio 2022 su tutte le piattaforme digitali e dal 06 maggio in video, distribuito da (R)esisto, edizioni Materiali Musicali.

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Vecna l’Incantatore: il villain di Stranger Things in bilico tra Nightmare e D&D

  • – CONTIENE SPOILER –

Vecna, il villain della quarta stagione della serie tv è nuovamente identificato, dopo i demogorgoni dei capitoli precedenti, con un personaggio del famoso gioco da tavolo Dungeons & Dragons, gameplay culto degli anni Ottanta. In questo caso è stato cercato un personaggio capace di ipnotizzare la “preda”, incantarla, fino ad annientarla usando le sue stesse paure, cioè le debolezze emotive.

Vecna è nel sottosopra, eppure, grazie ai suoi poteri mentali, riesce a raggiungere le vittime nel mondo “reale” attraverso dei portali che apre appositamente per le uccisioni. Ogni omicidio lo porta più vicino al suo scopo, infrangere la barriera che separa i due mondi, in modo da permettere al Mindflayer di invadere la dimensione umana, un nuovo strumento del grande nemico di Undici e i suoi compagni che, fino ad ora, sono riusciti a respingere ogni suo attacco.

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Le origini di Vecna (interpretato da Jamie Campbell Bower), come già spiegato, trovano radici nel gioco tanto amato dai protagonisti, dove impersona un antico e potente stregone non-morto, protagonista di una delle campagne dell’Helfire Club, piccolo gruppo di cui fanno parte Mike (Finn Wolfhard), Dustin (Gaten Matarazzo) e Lucas (Caleb McLaughlin), che si ritrova ogni settimana per giocare una nuova partita.

A questo riguardo, durante lo sviluppo della trama, viene trattato un argomento non molto conosciuto dal pubblico italiano, ovvero la grande polemica, nata negli anni 80’ negli Stati Uniti, che ha definito D&D un gioco di stampo satanico, identificandolo come “promotore del satanismo, dei rituali di sacrificio, dei suicidi e degli omicidi”, dopo alcuni episodi di abusi su minore avvenuti all’inizio del decennio in diverse scuole della California.

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Questo aspetto influisce molto sulla trama, creando dei pregiudizi sui ragazzi del club, in particolare su Eddie (Joseph Quinn), compagno di scuola dei protagonisti e testimone ignaro del primo delitto di Vecna. Il giovane, scappato sotto shock da casa sua, luogo in cui è avvenuta la prima uccisione, viene braccato dalla polizia, additato come “svitato”  e quindi probabile colpevole, a causa della sua passione per il gioco.

Questa situazione è resa più drammatica dalla grande assenza di Undici (Millie Bobby Brown), trasferitasi ,dopo aver perso i poteri nell’ultimo scontro con il Mind Falyer, in California con la famiglia Byers.

 Il co-creatore Ross Duffer ha spiegato questa scelta ad Entertainment Weekly:

“Parte della spinta e della tensione di questa stagione è che abbiamo questo nuovo grande male che emerge a Hawkings e, per la prima volta in assoluto, Undici non è lì. Non solo è separata dalla distanza, ma alla fine della terza stagione ha perso i suoi poteri. Quindi, anche quando viene a sapere cosa è successo a Hawkings, non è in grado di aiutarli nello stesso modo in cui ha fatto in passato.”

I primi sette episodi della quarta stagione di Stranger Things sono disponibili dal 27 maggio sulla piattaforma streaming Netflix.

Le due puntate finali saranno rilasciate il primo luglio, quando il season finale della durata di 2h 30’ ci svelerà il destino di Undici & co. 

Lancia una torta contro la Gioconda e grida alla salvezza del pianeta

La salvezza del pianeta passa attraverso una torta lanciata contro la Gioconda. Questa è l’idea alla base del gesto che ha visto per protagonista un giovane, entrato ieri pomeriggio al Louvre di Parigi con l’intento di danneggiare uno dei dipinti più famosi al mondo. Un atto di eversione e ribellione, mirato a sensibilizzare l’opinione pubblica l’importanza di fare qualcosa per invertire il trend di autodistruzione nel quale il globo terrestre è piombato.

Leonardo Di Caprio ci ha recentemente provato con il film “Don’t look up“, a lui è bastata una torta. Non vi sono video o foto realizzate nel mentre l’atto si verifica, ma subito sono circolati gli scatti di un addetto delle pulizie che pulisce il vetro protettivo del quadro di Leonardo Da Vinci. Il giovane, che sia un teppista o un missionario giudicatelo voi, indossava una parrucca e si accompagnava con una sedia a rotelle. Ma era in piedi, quindi solo parte del materiale di “scena”.

Fortunatamente la Gioconda non è stata minimamente scalfita dalla torta. Non ha riportato danni ed è quindi integra. Ma le polemiche non sono mancate, non solo sul ragazzo autore del gesto, dai più definito come uno squilibrato, ma anche sulla facilità con la quale si può avvicinare un’opera così importante. Come abbia fatto, poi, a fare entrare una torta, qualcuno ce lo dovrà spiegare.

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Scopate sentimentali: esercizi di sparizione. Con Rodrigo D’Erasmo, stasera al Parenti di Milano

Esercizi di sparizione

Tre grandi artisti per uno spettacolo di parole, voci, silenzi, musica e luci. Sul palco Filippo Timi. Accanto a lui Rodrigo D’Erasmo (violinista, compositore, arrangiatore e polistrumentista) e Mario Conte (musicista/sperimentatore dentro e fuori la musica elettronica).

…rivivendo il primo eco di quell’onda scandalosa in cui quella mattina presto quel telefono squillò. A cent’anni dalla sua “scomparsa”… il sogno di quell’ultima notte: un collasso di realtà.

L’anima è un sorteggio.

I. Prima di nascere ciascuno riceve un daimon, che è insieme vocazione, carattere e irripetibilità.

II. Il Pasolini poteva scegliere di essere altro da sé? No. Il Pasolini ha deciso di assecondare il suo daimon, ricevuto in dote nell’Iperuranio e destinato a sfracellarsi nell’idroscalo di Ostia.

III. Assolto da ogni retorica o vittimismo, il daimon, metà divino e troppo umano, ordina le sequenze biografiche, le musiche e i silenzi di Pier Paolo Pasolini, Filippo Timi, Rodrigo D’Erasmo e Mario Conte, affermando: «Tu sei un poeta divorato dalle Amazzoni, attaccato dalle Erinni, il fulmine di Zeus si è scagliato su di te».

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PRIMAVERA

Il giudizio, 05:03:22

ESTATE

Il verme, Scopate sentimentali

AUTUNNO

Le caviglie secche delle madri, La sproporzione del sacrificio

INFERNO

Il ciglio del santo, La destinazione

L’idea nasce da una chiamata di Vasco Brondi in qualità di direttore artistico della rassegna “Una disperata vitalità – Conversazioni con Pier Paolo Pasolini” che si terrà il 27 e 28 maggio a Palazzo Te a Mantova dedicata per l’appunto a PPP. Vasco ha chiesto a Rodrigo e Filippo se avessero voglia di preparare qualcosa insieme.

E quello che inizialmente sembrava potesse essere un reading di testi pasoliniani letti da Filippo e musicati da Rodrigo, ben presto ha iniziato a prendere vita e diventare un vero e proprio spettacolo inedito con testi originali di Timi e musiche di D’Erasmo e Mario Conte, che nel frattempo Rodrigo ha deciso di coinvolgere per ampliare le possibilità espressive, timbriche e armoniche del trattamento musicale. Rodrigo e Filippo si conoscono già da molti anni e in passato avevano fatto un reading proprio di lettere di Pasolini musicate da Rodrigo, ma per la prima volta ora si misuriamo con uno spettacolo inedito ideato, scritto e musicato ad hoc.

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Oggi la seconda giornata dell’Hound Dog festival: Di Maggio Connection e Ricky Rialto tra gli headliner

Ricky Rialto & The Green Rats, Di Maggio Connection, The Same Old Shoe e The Guantanamos compongono la bill della seconda giornata dell’Hound Dog Festival che si terrà quest’oggi al Parco delle Cascine di Firenze, precisamente nel Prato delle Cornacchie. Chiuderanno la serata dj’s Aladino & Cavernicolo. A presentare l’evento sarà Dr.Feelgood, noto speaker di Virgin Radio. L’appuntamento sulle note del rockabilly e del country, del rock’n’roll e del ryhthm’n’blues, del surf e del western swing è giunto alla sua seconda edizione dopo il successo dell’anno scorso.

Nella giornata di ieri, la prima tranche della kermesse con Andy MacFarlne, Martini & The Olives, The Bone Breaker, Rockin’Bonnie Western Bound Combo e dj’s di Little & Sandra Lee..

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