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Il Sistina riparte dal Marchese del Grillo, omaggio a Roma e alla romanità

Foto: Claudio Porcarelli

Con l’omaggio a Roma e alla romanità, nonché alla tradizione gloriosa della commedia all’italiana, il Teatro Sistina riparte con ‘Il Marchese del Grillo‘, per la regia di Massimo Romeo Piparo, e con un nuovo cartellone tutto da vivere, che arriva dopo i grandi successi al botteghino ottenuti nella precedente stagione. Sarà il travolgente talento di Max Giusti, protagonista dell’attesissima Commedia Musicale tratta dalla sceneggiatura del film “cult” di Mario Monicelli, a “tagliare” idealmente il nastro dell’apertura mercoledì 12 ottobre con il nuovo adattamento scritto da Gianni Clementi e Massimo Romeo Piparo. Lo spettacolo, scandito da battute e aforismi indimenticabili, è un mix vincente di ironia e sarcasmo, con le musiche originali composte da Emanuele Friello, le coreografie di Roberto Croce, le ricche scenografie di Teresa Caruso e con un grande cast di oltre 30 artisti.

“Sono orgoglioso di far parte di questo straordinario allestimento di Piparo e sono orgoglioso di essere romano, un romano che ama il mondo, che ama viverlo e che ama scoprirlo”, esclama Max Giusti. “Interpretare il Marchese Onofrio del Grillo nella mia città, al Teatro Sistina – aggiunge l’attore – è una sensazione intensa e bellissima. Sembra come sentirsi avvolti dentro un mantello fatto di Roma, delle nostre piazze, dei nostri vicoli, della nostra gente. Non vedo l’ora di portare in scena la mia visione: sarà un Marchese istrionico e goliardico, che non cercherà di scappare da Sordi, ma che proverà ad essere il più vero possibile”.

Lo spettacolo, tratto dal celebre film del 1981 con Alberto Sordi, campione di incassi e di risate, narra la vicenda -ispirata a una figura storica realmente esistita- che riporta indietro nel tempo alla Roma degli inizi del XIX secolo, facendo immergere lo spettatore nel fascino della Città Eterna. Qui vive il Marchese Onofrio del Grillo, nobile carismatico, irrimediabilmente ozioso e dispettoso, impudico e sfrontato, che farà sorridere e riflettere con la sua maschera dolce amara.

“Il Marchese del Grillo – spiega Massimo Romeo Piparo parlando della regia – illumina Roma in un momento molto particolare della propria storia contemporanea. La schietta filosofia di vita di Onofrio del Grillo pervade l’intera Commedia di rimandi attualissimi e tremendamente affini con la realtà a cui tutti i romani devono quotidianamente fare fronte: Giustizia corrotta, una Chiesa in bilico tra il debole potere spirituale e il più ammaliante potere temporale, il tremendo dilemma dell’essere e dell’apparire, il dramma dei più poveri contrapposto al cinismo dei potenti; tutti argomenti che sembrerebbero fotografare l’attuale sistema-Italia e ancor più l’inesorabile declino di Roma Capitale, ma che invece sono scaturiti quasi mezzo secolo addietro dalla felice intuizione di grandi Maestri della Commedia italiana della seconda metà del ‘900. Il Marchese del Grillo, quindi, si appresta a diventare lo spettacolo giusto al momento giusto e nel luogo giusto; travolgerà il pubblico con fragorose risate e amare riflessioni in un perfetto mix tragicomico scandito da battute e aforismi indimenticabili”, sottolinea.

La stagione

La stagione si apre quindi con un rinnovato entusiasmo, rilanciando con proposte di sempre altissimo livello per un intrattenimento di qualità, con storie appassionanti, grandi personaggi, spettacolari allestimenti e ambienti ristrutturati per garantire un maggiore comfort. Privati a lungo, causa covid, delle emozioni dello spettacolo dal vivo, gli spettatori hanno premiato l’impegno e la professionalità di artisti e tecnici tornando negli scorsi mesi ad affollare il Sistina, come reazione e antidoto ai tempi di incertezza che stiamo vivendo.

Dopo essere rimasto aperto tutta l’estate per ospitare nei propri spazi tanti giovani allievi dagli 8 ai 16 anni che hanno partecipato ai corsi intensivi dell’Accademia il Sistina, il teatro diretto da Piparo, appena rinnovato, anche in questa nuova Stagione offrirà dunque risate e riflessioni e grandi sentimenti, riportando in scena titoli consolidati ma anche novità assolute.

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“Non sono tempi facili per gli italiani. Una crisi che si protrae da anni ormai, aggravata quotidianamente da tensioni e incertezze che certamente non rendono facile il compito di chi –come noi- tenta di offrire un ristoro per l’anima e un conforto per l’umore. Nonostante tutto ci siamo sempre e ci siamo con sempre maggiore convinzione: è nei momenti bui che bisogna fare la migliore luce possibile”, afferma Massimo Romeo Piparo, Direttore Artistico del Teatro Sistina, nonché regista e produttore dello spettacolo. “Non ci risparmiamo, non ci risparmieremo anche a costo – come sta succedendo- di sopperire all’assenza pressoché totale del sostegno delle Istituzioni che hanno per giunta negato al Teatro Sistina – in un momento così delicato- il riconoscimento all’interno del Fus. Non ci facciamo intimidire e raccogliamo il guanto di sfida che ci è stato lanciato, consapevoli che il vero riconoscimento della nostra attività ci giungerà forte da parte del pubblico. Mentre scrivo abbiamo già raggiunto la ragguardevole cifra di 11.673 biglietti venduti in appena un mese”.

Imperdibile novità della stagione 2022-23 sarà ‘Cats’, storico Musical in prima mondiale ambientato a Roma, in scena dal 7 dicembre per tutto il periodo delle festività natalizie con Malika Ayane protagonista. A 40 anni dal debutto a Broadway, il Musical, tra più rappresentati della Storia, nella sua inedita versione italiana con Orchestra dal vivo sarà ambientato in una ipotetica e futuristica “discarica” di opere d’arte e di reperti archeologici, con il Colosseo sullo sfondo, per rendere ancora più magica l'”umanizzazione” dei gatti. Con le musiche di Sir Andrew Lloyd Webber e i testi del Premio Nobel T.S. Eliot, ancora una grande produzione internazionale della PeepArrow Entertainment in collaborazione con il Teatro Sistina, per la regia di Massimo Romeo Piparo e con una delle voci più amate della musica italiana.

PFM, pronto il tour per i 50 anni del primo disco

PFM premiata forneria marconi

A 50 anni dal suo esordio discografico, PFM – Premiata Forneria Marconi festeggia con un tour che porterà la band a suonare dal vivo nei principali teatri italiani con “PFM 1972-2022”, da “Storia di un minuto” a “Ho sognato pecore elettriche” abbracciando la poesia di Fabrizio De André La prima data sarà l’11 ottobre all’Auditorium Europa di Bologna per poi fare tappa ad Ancona, Schio, Legnano, Cesena, Alessandria, Bergamo, Varese, Torino, Milano (doppia data) e Firenze.

I concerti saranno un grande viaggio attraverso il tempo, con nuove sonorità che faranno sentire lo spettatore nel presente, ma allo stesso tempo proiettato verso il futuro. Video proiezioni e scenografie virtuali arricchiranno questo viaggio cinquantennale, che abbraccerà anche la poesia di Fabrizio De André. Le serate saranno aperte dai Barock Project, band scelta direttamente da PFM tra i gruppi del panorama del nuovo prog internazionale.

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Queste le nuove date autunnali del tour “PFM 1972-2022” (prodotto da D&D Concerti e distribuito da D&D Concerti in collaborazione con Ventidieci):

11 ottobre                     BOLOGNA          Auditorium Europa (recupero del 14 febbraio 2022)

15 ottobre                     SCHIO                 Teatro Astra (prevendite su VivaTicket) (recupero del 26 marzo 2022)

20 ottobre                     ANCONA           Teatro delle Muse (recupero del 13 aprile 2022)

22 ottobre                     LEGNANO          Teatro Galleria (recupero del 18 marzo 2022)   

29 ottobre                     CESENA              Carisport (recupero del 2 aprile 2022)         

5 novembre                  ALESSANDRIA   Teatro Alessandrino

10 novembre                BERGAMO         Teatro Creberg (recupero del 22 marzo 2022)

19 novembre                VARESE              Teatro di Varese “La Buona Novella + successi PFM” (recupero del 9 aprile 2022)

16 novembre                TORINO             Teatro Colosseo (recupero del 06 aprile 2022)

22 novembre                MILANO             Teatro Lirico (recupero del 21 aprile 2022)

23 novembre                MILANO             Teatro Lirico (recupero del 22 aprile 2022)         

25 novembre                FIRENZE             Tuscany Hall (recupero del 15 febbraio 2022)

PFM – Premiata Forneria Marconi è composta da: Franz Di Cioccio (voce e batteria), Patrick Djivas (basso), con Lucio Fabbri (violino, seconda tastiera, cori), Alessandro Scaglione (tastiere, cori), Marco Sfogli (chitarra, cori), Eugenio Mori (seconda batteria), special guest: Luca Zabbini.

PFM – Premiata Forneria Marconi ha uno stile unico e inconfondibile che combina la potenza espressiva della musica rock, progressive e classica in un’unica entità affascinante. Nata nel 1970 (discograficamente nel 1972), la band ha guadagnato rapidamente un posto di rilievo sulla scena internazionale, che mantiene tutt’oggi.

Nel 2016 la prestigiosa rivista inglese “Classic Rock” UK ha posizionato PFM – Premiata Forneria Marconi al 50esimo posto tra i 100 migliori artisti più importanti del mondo, mentre “Rolling Stone” UK ha inserito l’album Photos of ghost” al 19esimo posto tra i dischi più importanti della musica progressive.

Nel 2018 ha ricevuto a Londra il prestigioso riconoscimento come “International Band of the year” ai Prog Music Awards UK, mentre nel 2019 la rivista inglese “PROG UK” nomina Franz Di Cioccio tra le 100 icone della “musica che hanno cambiato il nostro mondo (unico musicista del mondo latino).

Dal carnevale di Venezia agli abiti di Valentino e Versace: Coolio e il rapporto con l’Italia

Il 29 settembre il mondo della musica veniva sconvolto dalla notizia della morte di Coolio, noto rapper statunitense che ha fatto la storia del gangsta rap negli ultimi decenni. Conosciuto principalmente per Gangsta’s Paradise, la hit che lo ha consacrato al grande pubblico, e con la quale ottenne la fama mondiale che l’avrebbe poi consacrato nel pantheon degli dèi del genere, è stato ritrovato privo di vita da un amico del fu Artis Leon Ivey Jr.

LA SCOMPARSA:

Jarez Posey, manager di Coolio (all’anagrafe Artis Leon Ivey Jr), ha dichiarato che il corpo è stato ritrovato mercoledì a casa di un amico del rapper a Los Angeles. Le cause del decesso sono totalmente ignote, dal momento che nessuno ha rilasciato dichiarazioni in merito. Fonti delle forze dell’ordine, però, hanno riferito a Tmz che sulla scena della morte di Coolio non sono stati trovati né farmaci né oggetti che possano far risalire all’uso di stupefacenti. Un’autopsia e un esame tossicologico serviranno a determinare la causa ufficiale del decesso. I rapper Snoop Dog e Ice Cube, nel frattempo, hanno reso omaggio a Coolio, tra i primi a condividere messaggi sui social media dopo la notizia della sua morte.

L’ex membro dei NWA, Ice Cube, l’ha definita “una triste notizia: ho assistito di persona a come i vertici dell’industria l’hanno fatto a pezzi. Riposa in pace @Coolio”, ha scritto Ice Cube su Twitter.

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VITA DA GANGSTA:

Coolio nacque nel 1963 e frequentò il Compton Community College. Il suo primo singolo di fine anni ’80, Watcha Gonna Do, venne trasmesso dalle radio hip hop, ma la sua carriera nel genere decollò nel 1994 con la firma per la Tommy Boy Records e la pubblicazione dell’album di debutto “It Takes a Thief” e del singolo “Fantastic Voyage”, numero tre in America. Il boom arrivò nel 1995 con “Gangsta’s Paradise”, nata ascoltando un pezzo di Stevie Wonder, “Pastime Paradise”.

Coolio collaborò col cantante gospel L. V. per questa canzone, la quale fu inclusa anche come colonna sonora nel film con Michelle Pfeiffer “Pensieri Pericolosi”: il successo fu tale da far vincere al rapper un Grammy. «Ero un fan di Stevie, ma non conoscevo Pastime Paradise», ha spiegato una decina d’anni dopo Coolio. «Un giorno stavo andando in bagno a casa del mio manager e ho sentito il pezzo. Sono entrato in studio e gli ho chiesto: “Wow, ma di chi è?”. E lui: “È una cosa su cui sto lavorando”. “Allora, è mia!”».

«Mi sono messo lì e ho iniziato a scrivere. Sentendo la linea di basso, il ritornello e il gancio, mi si è aperta la mente: “As I walk through the valley of the shadow of death / I take a look at my life and I see there’s nothing left”. L’ho scritto in freestyle. E dopo un minuto ho messo giù il resto della canzone senza mai fermarmi, dalla prima alla terza strofa. Mi piace credere che ci sia stato un intervento divino. Gangsta’s Paradise voleva assolutamente nascere e ha scelto me come tramite».

MODA, CINEMA E RAPPORTO CON L’ITALIA:

Coolio è stato un volto della moda e guest star di show di celebri marchi, anche italiani come Valentino, Versace e Dolce&Gabbana. Nel 2007 lanciò la sua linea di abbigliamento street wear a marchio Gang*Star, rigorosamente made in Italy e venduta su scala mondiale. Ha lavorato in diversi film, come Daredevil.

È stato protagonista di un reality con la sua famiglia, ha partecipato al Grande Fratello Vip britannico, è stato ospite della Mostra di Venezia e nel febbraio 2008 è stato testimonial del carnevale di Venezia, primo artista internazionale a calarsi dal campanile di piazza San Marco nel tradizionale Volo dell’angelo. Nel 2015 partecipò con un cameo di sé stesso in Black Jesus, una serie tv ambientata a Compton, sua città natale. Numerose anche le collaborazioni nel corso della sua carriera, come con 50Cent e Snoop Dogg, o il videoclip di Boyfriend per cui fu scelta come protagonista Belen Rodriguez.

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ADDIO, LEGGENDA:

Segno indelebile nella storia dell’hip-hop, icona di stile e attore affermato, Coolio ha lasciato un contributo immenso al mondo della musica e ora sta a noi fan portare avanti l’imponente retaggio che ci ha lasciato. Siamo sicuri che ora abbia raggiunto quel Gangsta’s Paradise che quasi trent’anni fa gli si presentò all’orecchio per trasformarlo nell’artista che è stato.

Di Andrea Genovese

Maker Music 2022, al Gazometro di Roma il 1° Soundscape d’Italia

Maker Music gazometro

Sono NAIP, Samuel, Frenetik&Orang3, Studio Cliché, con la curatela di Andrea Lai per Maker Music, i protagonisti del primo Soundscape d’Italia: dal 7 al 9 ottobre 2022 all’interno di Maker Faire Rome The European Edition – al Gazometro di Roma – il primo spazio musicale immersivo che supera il normale concetto di concerto frontale e che, sfruttando le nuove frontiere della tecnologia applicata alla creatività musicale, crea un paesaggio sonoro in cui il pubblico posto al centro viene circondato e attraversato dal suono stesso, aumentato attraverso l’impianto diffuso nell’area.

Soundscape è un paesaggio sonoro all’interno del quale si innestano le perfomance live degli sperimentatori del suono, per dare vita a un’esperienza che unisce i linguaggi creativi contemporanei e con essi accende un cono di luce sulle nuove frontiere della tecnologia applicata al visual, al suono e alla sua riproduzione, inserendo il concetto di “suono aumentato”.

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Il programma

7 OTTOBRE

Ore 14:00 FRENETIK&ORANGE3 LIVE + STUDIO CLICHÈ
Oltre ad essere produttori, Frenetik&Orang3 sono due polistrumentisti dal sound unico, spaziale. E quale migliore occasione per il loro SpaceHop che quella di essere ospitato in un setup spaziale?
Per Maker Music saranno accompagnati dal vivo da un violoncello e della videoarte di Studio Clichè.

Ore 15:00 FRENETIK&ORANGE3 LIVE + STUDIO CLICHÈ (replica)

Ore 16:00 TALK. DJ Stile presenta: Il rapporto contemporaneo tra immagini e sonoro. Partendo dal cinema attraversando ogni tipo di sperimentazione sonora così come è successo nella storia delle arti visive, il talk traccia un percorso fatto di parole e suoni magistralmente manipolati da vivo da DJ Stile, che arriva fino ai nuovi linguaggi, che di volta in volta si trasformano per via del contesto storico, dei luoghi e delle innovazioni tecnologiche.

8 OTTOBRE

Ore 14:00 NAIP presenta: Nel Cantiere + Studio Clichè  NAIP Nel Cantiere perché “è il modo in cui mi dedico alla creatività, il cantiere non chiude mai e poi cantiere perché ha a che fare con i suoni che uso, rumori di lavori in corso che diventano suoni e, infine, cantiere perché questo è uno spettacolo in costruzione finito.” 

Ore 15:00 NAIP presenta: Nel Cantiere + Studio Clichè (replica) 

Ore 16:00 Festinalente Dischi Showcase Decomposer + LIZ – AV Show. Decomposer è uno progetto di sperimentazione musicale e audiovisiva  creato da Agostino Maria Ticino, tra i fondatori del Museo del synth Marchigiano e roduttore di musica per film e tv (Amazon, Rai, Sky). Il suo nuovo show ha trovato la partner perfetta in LIZ, artista audiovisiva da anni coinvolta nella ricerca e nell’espressione video di contenuti musicali.

9 OTTOBRE

Ore 14:00 Samuel presenta: Babbaluci live + Studio Clichè Samuel presenta Babbaluci, una performance che con il video e light design di Studio Clichè diventa esclusiva per Maker Music. Un set elettronico nel quale, accompagnato da Alessandro Bavo, musica e voce si sommeranno in una performance elettronica e solare. Il suono diffuso a 360 gradi intorno al pubblico, insieme ai video immersivi sono un’esperienza di ascolto unica, un modo totalmente inedito di ascoltare il groove della musica di Samuel.

Ore 15:00 Samuel presenta: Babbaluci live + Studio Clichè (replica)

Marlene Kuntz, il nuovo album “Karma Clima”

Marlene Kuntz karma clima

Karma Clima è il progetto itinerante dei Marlene Kuntz che ha portato la band da ottobre 2021 in tutta Italia, alla ricerca di quelle realtà che sono un modello in materia di eco sostenibilità e in nome del dovere etico di creare un senso di responsabilità verso il mondo che abitiamo.

Un percorso che continua ad evolversi, unendo natura, arte e sostenibilità ambientale e che è stato declinato in poesia nel nuovo album dei Marlene Kuntz, intitolato proprio “Karma Clima” (Al-Kemi Records / Ala Bianca; distrib. Warner Music Italy / FUGA), disponibile in digitale, CD e vinile.

Nove tracce, prodotte dai Marlene Kuntz con Taketo Gohara, alle quali ha voluto prestare la sua voce anche ELISA, con un featuring nel brano “Laica preghiera”.

L’album si apre con “La fuga”, una decisa progressione rock contro i social network inquinati e inquinanti, e si chiude con la poetica ballata “L’aria era l’anima” che descrive una città ormai sommersa dall’acqua che la rende inabitabile, passando per canzoni rabbiosamente ironiche come “Vita su Marte”, attualmente in radio, che ci ricorda che non abbiamo a disposizione un altro mondo da distruggere, e “Acqua e fuoco” un beat di incessante intensità che ci fa notare che non c’è più molto tempo per arginare la deriva che l’umanità ha intrapreso.

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Da un lato un disco che non ammette banalitàun concept album sul cambiamento climatico raccontato dalla fine penna di Cristiano Godano, dall’altro il risultato di un percorso positivoche ha portato i Marlene Kuntz a contatto con tante realtà italiane che si stanno impegnando per la sostenibilità ambientale: Viso a Viso Cooperativa di Comunità di Ostana, Birrificio Agricolo Baladin Piozzo e Borgata Paraloup, che hanno ospitato le residenze artistiche della band, ma anche la Fondazione Horcynus Horca di Messina, che li ha premiati per i 30 anni di carriera, e il MUSE di Trento e la Mole Antonelliana di Torino (in occasione del Festival CinemAmbiente), luoghi di cultura che si sono prestati ad ospitare happening di sensibilizzazione sul cambiamento climatico. 

Non a caso, il progetto è stato notato anche dalla prestigiosa Fondazione Symbola, che promuove e aggrega le Qualità Italiane che migliorano il Paese, e inserito come case history di successo nel Rapporto Symbola “Io sono cultura”.

Il progetto Karma Clima ha ancora un lungo percorso davanti.

Il prossimo passo sarà l’evento speciale di venerdì 7 ottobre nella storica cornice della Domus Aurea di Roma dove i Marlene Kuntz saranno la prima band della storia ad esibirsi (ore 17.30, sold out).In questa occasione porteranno una performance che si compone delle immagini del regista Lorenzo Letizia unite all’improvvisazione musicale live dei Marlene Kuntz.

Il giorno prima, giovedì 6 ottobre, i Marlene Kuntz incontreranno i fan e firmeranno le copie dell’album “Karma Clima” alla Discoteca Laziale di Roma (ore 17.00).

Tracklist album “Karma Clima”:

1.      La fuga

2.      Tutto tace

3.      Lacrima

4.      Bastasse

5.      Laica preghiera feat ELISA

6.      Acqua e fuoco

7.      Scusami

8.      Vita su Marte

9.      L’aria era l’anima

La band, dopo aver calcato questa estate i palchi dei maggiori festival ecosostenibili italiani, da Risorgimarche a Happennino, è in tour nei club italianiDurante il tour, i Marlene Kuntz utilizzano le borracce ufficiali dell’opera relazionale Uno Di Un Milione realizzata sul monte Pejo3000 nel Parco Nazionale dello Stelvio in Val di Sole per sensibilizzare comunità residente e Turismo sulla tutela del patrimonio idrico della Val di Sole.

Sulla slitta di Trinità: sul Gran Sasso due weekend alla scoperta dei luoghi più famosi del cinema

A piedi e sulla slitta trascinata dal cavallo, proprio come quella di Terence Hill nella celebre saga “Trinità”, sui luoghi delle pellicole più famose al mondo. Un facile tour alla scoperta del territorio seguendo le tracce e le location dei film girati tra i borghi del Gran Sasso.

Sono il Cinetrekking e il Movie tour del Gran Sasso, in programma in due fine settimana di ottobre, il 15 e 16 e il 29 e 30, organizzati da I viaggiatori nel Parco, Gran Sasso Guides e Le siepi Country Farm, con il contributo della Fondazione Carispaq. Un progetto che ha anche destato l’interesse dell’Università Tor Vergata di Roma, dove è diventato oggetto di tesi e tirocinio nel corso di laurea in turismo enogastronomico.

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Il territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha un record invidiabile, forse, solamente a quello del Parco nazionale del Gran Canyon e della Monument Valley come presenza di troupe cinematografiche, vantando, ad oggi, centinaia di produzioni. I cinetrekking ed i movie tour permettono di visitare, tramite piccoli spostamenti e facilissimi trekking, accompagnati da professionisti del settore le location dei più famosi film girati sul Gran Sasso. Alla fine di ogni giornata verrà offerta ai partecipanti una degustazione di prodotti tipici come i “fagioli alla Trinità” e molto altro.

Molti sono i film girati sul Gran Sasso, la Hollywood d’Italia, tra i quali Continuavano a chiamarlo Trinità con Bud Spencer e Terence HillAmici miei – atto II di Mario MonicelliLadyhawke con Michelle PfeifferYado (Red Sonja) con Arnold Schwarzenegger e Brigitte NielsenIl nome della rosa con Sean ConneryKing David con Richard GereFrancesco di Liliana Cavani con Mickey Rourke e Helena Bonham CarterCosì è la vita con Aldo, Giovanni e GiacomoThe American con George Clooney e molti altri. Tra canyon, ruderi, praterie, borghi e castelli notizie, curiosità, gli aneddoti e le nozioni storiche, naturali e paesaggistiche renderanno i cinetrekking ed i movie tour un’esperienza unica nel suo genere, in una fusione perfetta di natura, cultura e gastronomia. I tour saranno guidati da guide professioniste e dall’autore del volume Gran Sasso e Cinema Andrea Lolli.

I due fine settimana sono divisi tra “Sulla slitta con trinità” sabato 15 e domenica 16, e il Movie tour tra i borghi sabato 29 e domenica 30.

Le giornate del primo weekend prevedono un facilissimo trekking all’interno del suggestivo canyon dello Scoppaturo, location di numerose pellicole cinematografiche tra cui il celeberrimo …Continuavano a chiamarlo Trinità. Ritrovo alle ore 10,00 presso il Ristoro Mucciante a Campo Imperatore, da dove parte l’escursione che include il trekking someggiato con la slitta trainata dal cavallo, poi fagiolata con catering nella storica location del film. Il costo è di 25 euro a persona con pranzo incluso (gratuito per gli under 12). Spostamenti con mezzi propri.

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Le giornate del secondo fine settimana prevedono invece la partenza alle ore 10,00 da Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), con ritrovo al parcheggio che, arrivando dall’Aquila, si trova all’ingresso del paese. Il programma prosegue con una breve visita guidata del borgo e descrizione delle location, una tappa a Calascio e alla Rocca di Calascio, con visita guidata e descrizione delle location, pausa pranzo nel borgo di Calascio e proiezione di spezzoni di film, visita guidata del borgo di Castel del Monte sulle tracce di The American con George Clooney. Il costo è di 25 euro a persona con pranzo incluso (gratuito per gli under 12). Spostamenti con mezzi propri.

Gli eventi sono scollegati quindi si può partecipare anche ad una sola giornata. Chi vuole può partecipare anche a tutte e due le giornate ad un costo di 40 euro. Informazioni e prenotazioni al numero 351-5227050 o all’email info@gransassoguides.com.

I giorni del Cinetrekking chi vuole può raggiungere il gruppo al Canyon in ebike da Santo Stefano di Sessanio con “Escursioni da paura”. Per questo servizio, informazioni e prenotazioni al numero 347-6885233.

Hocus Pocus 2: quando la nostalgia è la magia più potente

Nel 1993 avevo sei anni e per me vedere Hocus Pocus è stato come essere trasportata in un mondo magico, dove tre streghe un po’ bizzarre combinavano guai e davano la caccia ai bambini per poter rimanere giovani. Esattamente come, qualche anno dopo, è successo a tutti i ragazzini che hanno visto per la prima volta Harry Potter. Cosi, senza una reale spiegazione, è diventata una tradizione, vedere Hocus Pocus ad Halloween.

Per chi ha potuto godere di Disney Channel, questo era uno dei tanti Original Movie, insieme ad Halloweentown, Gemelle Streghelle e molti altri, diventati poi culto negli anni, che ci tenevano compagnia in quella notte stregata. Non posso dire se sarà lo stesso per i bambini di adesso, se Hocus Pocus accompagnerà i loro Halloween da qui ai prossimi 29 anni, perché non so se le tradizioni esistano ancora.

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Purtroppo uno dei peggior risvolti del avere tutto e subito, grazie alle piattaforme streaming, è la mancanza dell’attesa, che un tempo rendeva interessante e agoniato l’arrivo di una ricorrenza e di un evento particolare. Così eravamo tutti eccitati quando sapevamo che il 31 ottobre sarebbero andati in onda i film che si potevano vedere solo in quella serata, oppure quando arrivavano le vacanze di natale, con la programmazione totalmente dedicata alla festività tanto amata dai più piccoli.

Con proiezioni del calibro di La Vita è una cosa Meravigliosa o lo strambo Willy Wonka di Gene Wilder con la sua Fabbrica di Cioccolato, per non parlare della saga di Fantaghirò, indimenticata eroina di tutte le bambine degli anni 90’, che si sono ritrovate con quell’orribile taglio di capelli.

Hocus Pocus 2 punta proprio a quella nostalgia, riempendo la pellicola di rimandi al passato, a quella notte di ognisanti di quasi 30 anni fa, quando un giovane vergine accese per la prima volta la candela dalla fiamma nera, in una piccola casetta nel bosco intorno a Salem. Fu così che le tre sorelle Sanderson, intepretate da Bette Midler, Sarah Jessica Parker e Kathy Najimy, tornarono in vita dopo essere state giustiziate, con l’accusa di stregoneria, nel 1663. Ad aspettarle c’era Tuckery Binx, giovane del villaggio che le tre megere avevano trasformato in gatto e che era rimasto per tutto quel tempo a vegliare sulla candela e sul malefico libro di incanesimi delle tre, così da evitare il loro ritorno.

Il sequel mantiene le linee base di questa trama, arricchendolo di particolari, dovuti principalmente al progresso tecnologico. Vediamo così le Sanderson alle prese con la voce misteriosa di Alexa, con creme e maschere per il viso a base di “anime di bambini” e ancora, al posto della tradizionale scopa, Mary si troverà sotto i piedi dei robot pulitori.

Non manca neanche la canzone che, come un sortilegio, rende tutta la città schiava delle fatucchiere. A sostituire la magica “I put a spell on you”, troviamo un arrangiamento di “One way or Another”, successo del 1978 di Blondie .

Ma i veri protagonisti della storia sono altri, come in ogni buon film Disney, i valori sono al centro della narrazione. Il valore della famiglia, con le tre sorelle che fanno di tutto per non essere separate, quello dell’amicizia e quello dell’indipendenza, fondamentale per le donne di ogni epoca.

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Principi molto importanti anche per Bette Midler, che ha spiegato durante un’intervista:

“Penso che questi tre personaggi siano davvero, in un modo strano e bizzarro, molto positivi per le donne. Prima di tutto, sono molto divertenti, cosa che alle donne non è permesso essere. E sono intensamente fedeli l’una all’altra. Credo che, in un modo divertente, il loro legame sia molto, molto forte. Quindi, in qualsiasi situazione in cui le donne sono insieme, un legame di amicizia e di sorellanza è davvero importante.”

Hocus Pocus 2 è disponibile su Disney Plus dal 30 settembre. Sulla piattaforma troverete anche l’originale Hocus Pocus, presente nel catalogo Disney Channel Original Movie.

P.s. Se fossi in voi non mi perderi le scene post credit, perché sembra proprio che la storia delle sorelle Sanderson non finisca qui…

Denis Piel, per la prima volta in Italia la mostra “Down to Earth”

Denis Piel napoli

Arriva anche a Napoli per la prima volta in un museo pubblico italiano, nella splendida cornice di Villa Pignatelli – Casa della fotografia, la mostra “Down to Earth” del fotografo e regista di fama internazionale Denis Piel, a cura di Maria Savarese e realizzata in collaborazione con la Direzione regionale Musei Campania.

Un evento che vuole essere un omaggio alla città partenopea in una sede prestigiosa, Villa Pignatelli, che dal 2010 ospita nella Casa della fotografia – al primo piano della villa neoclassica – mostre internazionali di riconosciuti interpreti della fotografia e manifestazioni dedicate ai temi e ai linguaggi della fotografia contemporanea.

In questo contesto si inserisce l’esposizione di Denis Piel “Down To Earth” che, già dal titolo, evoca una caduta, un ritorno all’essenziale, al realismo, al mito dell’origine: il progetto del fotografo è, infatti, una celebrazione della natura e della fertilità, che mette in correlazione corpi e terra, crescita e morte, rurale e urbano, natura e cultura, apparenti opposti che si compenetrano negli scatti da lui realizzati in digitale con una Hasselblad H4D a Chateau de Padiès. È qui, nel sud-ovest della Francia, che Piel si trasferì con la moglie e il figlio dopo l’11 settembre, in una sorta di ritiro dal mondo, che aveva perso la sua innocenza, per vivere a più stretto contatto con la natura, riscoprendo i cicli della vita e la necessità di fare il proprio per salvaguardare la madre terra dalla crisi indotta dai cambiamenti climatici.

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Le opere, che si ispirano all’agricoltura biologica sostenibile e rigenerativa praticata ne Les Jardins du Château de Padiès, ritraggono il mondo naturale, rivisitando la mitologia classica e creando echi con la storia dell’arte occidentale di fine Ottocento e inizio Novecento. Terreni coltivati, boschi, prodotti del raccolto, corpi maschili e femminili a riposo e al lavoro intessono parallelismi con opere iconiche e miti: nudi, come ninfe e satiri, respirano e pulsano all’interno delle immagini, abitando un paesaggio quasi onirico, aldilà dello spazio e del tempo, ma, allo stesso modo, impregnato di vita.

La predominanza del bianco e nero esalta texture e forme, creando un forte contrasto con le quattro immagini che chiudono l’esposizione in una esplosione di colori, che restituisce la concretezza e la sensualità della materia, esaltandola nella bellezza della sua perfezione.

Accanto alle immagini di “Down to Earth”, la mostra presenta anche “Padièscapes”, una serie inedita che rappresenta un’estensione del concetto di Down to earth, focalizzato su uno specifico elemento: l’acqua, combinata con le immagini dei fiori.

Come lo stesso Piel afferma: “Con questa nuova serie ho cercato di spingermi oltre il mio modo sicuro di produrre immagini, varcando nuovi orizzonti creativi. Usando come base un cubo d’acqua in plexiglass (theWaterCube) mi sono divertito a giocare con i colori che, poi, si sono magicamente evoluti in Padièscapes. Il tutto senza fare uso di alcuna tecnologia, solo pura interpretazione visiva. In questo modo, ho raggiunto la tridimensionalità che tanto desideravo da bambino quando mi divertivo con i colori ricreando scenari ispirati all’ambiente esterno. In qualche modo, è stata l’occasione per ritrovare quell’innocenza a cui tanti artisti vorrebbero ritornare”.

La mostra sarà inaugurata giovedì 6 ottobre alle ore 17.00 e resterà aperta al pubblico dal 7 ottobre al 20 novembre 2022 negli orari di visita del Museo Pignatelli (9.30-17.00, con ultimo ingresso in biglietteria alle ore 16.00, tutti i giorni tranne il martedì). In occasione dell’inaugurazione il Museo prolungherà l’orario di apertura dalle 17.00 alle 20.00 con ultimo ingresso alle ore 19.00.

Denis Piel nasce in Francia il 1° marzo 1944, cresciuto in Australia, studia negli Stati Uniti. Attualmente vive nel sud-ovest della Francia. È un fotografo e regista pluripremiato a livello internazionale, riconosciuto principalmente per il suo apporto alla fotografia di moda negli anni ’80, quando lavora come fotografo di Condé Nast, scattando in un decennio più di 1000 servizi editoriali per Vogue americano, tedesco, italiano, francese, inglese, Vanity Fair, Self e Gentlemen’s Quarterly e realizzando anche molti ritratti di celebrità.

Con il progredire della carriera di Piel, il suo metodo di lavoro come fotografo-regista si trasforma in un interesse impegnato per la regia cinematografica: nel 1985 fonda e dirige la Jupiter Films, società di produzione cinematografica di successo internazionale, con cui realizza molti spot pubblicitari per clienti internazionali. Dopo l’11 settembre, Piel e la sua famiglia si trasferiscono definitivamente a Lempaut nel sud-ovest della Francia per vivere e lavorare al Château de Padiès, un castello medievale e rinascimentale che stanno restaurando dal 1992: la proprietà comprende il castello e Les Jardin du Château de Padiès, esperimento di agroecologia e sviluppato secondo i principi della permacultura e dello sviluppo sostenibile. Padiès e l’ambiente locale sono diventati fonte di ispirazione per Piel e centro della sua attuale pratica fotografica. Le foto di Piel si trovano nella collezione permanente del Victoria and Albert Museum di Londra e del The Museum of Fine Art di Boston, nonché in numerose collezioni private, tra cui la collezione fotografica BES e le collezioni Antonio Champalimaud.

Ottobre è il mese degli Editors: tutto pronto per i due show italiani

Dopo il grande successo della data estiva al Balena Festival di Genova, tornano in Italia gli Editors, una delle band più amate dal pubblico italiano, per due imperdibili concerti organizzati da DNA concerti: giovedì 20 ottobre al Fabrique di Milano e venerdì 21 ottobre alla UNIPOL Arena di Casalecchio di Reno (BO).

I due appuntamenti autunnali nel nostro Paese saranno una straordinaria occasione per ascoltare live EBM, il settimo album in studio del gruppo uscito il 23 settembre su Play It Again Sam.

Anticipato dai singoli “Heart Attack” e “Karma Climb”, EBM è il primo disco uscito dopo l’ingresso ufficiale nella formazione inglese – capitanata dal carismatico frontman Tom Smith al quale si aggiungono Justin Lockey, Elliott Williams, Russell Leetch e Ed Lay – di Benjamin John Power aka Blanck Mass, già membro del duo electro-noise Fuck Buttons, dopo una collaborazione di oltre cinque anni che era culminata nella partecipazione come produttore aggiunto sul disco precedente “Violence” e nella pubblicazione di “The Blanck Mass Sessions”, contenente le versioni dei brani realizzate durante le sessioni di registrazione svolte insieme.

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Un disco che ha già raccolto il consenso di pubblico e critica: EBM riporta la band a fare ciò che faceva al meglio, al tempo stesso spingendo le cose avanti (NME). E ancora: espandersi verso nuovi suoni è tutt’altro che facile, ma EBM rappresenta una transizione senza soluzione di continuità di generi. Gli Editors riescono ad adottare un approccio industrial pur mantenendo i loro sound passati, dando vita a momenti che fondono sperimentazione e incorporazione (Consequence of Sound).

EBM inaugura dunque la nuova era di una delle band più rilevanti, intriganti e durature della scena inglese. Una band che, in ben 17 anni di carriera, non si è mai fermata.

L’album conferma infatti la tendenza al cambiamento e alla ricerca sonora, a partire dal suo titolo: EBM infatti non è solo l’acronimo di Editors e Blanck Mass, ma anche un riferimento voluto alla Electronic Body Music, il sound nato negli anni Ottanta e che ha enormemente influenzato il nuovo materiale del gruppo, dove i synth industrial sulla falsariga di gruppi come Nitzer Ebb, Front 242 e D.A.F. martellano pesantemente fra luci stroboscopiche, macchine del fumo e l’odore del cuoio e della pelle.

L’ingresso di Power nella band ha significato inoltre che, per la prima volta nella storia degli Editors, la scrittura dei brani non è partita dal frontman Tom Smith, che ha definito l’innesto di Blanck Mass “una botta di adrenalina nel nostro processo creativo”. L’occasione quindi per mescolare nuovamente le carte e per raggiungere un punto di incontro del tutto inedito fra l’anima più pop di un produttore noise e le radici goth-rock di una band capace di riempire gli stadi.

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Le due tappe live in Italia fanno parte di un tour europeo di 15 date in programma a ottobre. Nei primi mesi del 2023, invece, saranno in giro per il Regno Unito e l’Irlanda, con una tappa all’iconico Troxy di Londra. Questo tour darà agli Editors l’opportunità di portare i nuovi brani esattamente dove dovrebbero stare: sul palco, perché come ha spiegato Powers: “Questo nuovo album è molto fisico. EBM è nato dall’idea di creare una connessione con il pubblico e di occupare uno spazio fisico. C’è anche, allo stesso tempo, una fisicità emotiva: un’urgenza e un senso di panico. C’è dell’agitazione. Anche nei suoi momenti più delicati, c’è sempre un fortissimo desiderio di avvicinarsi”.

Gli Editors non sono mai rimasti fermi a livello creativo e, sin da quando hanno mosso i primi passi come semplice band composta da amici di università a Birmingham, hanno sempre cercato di sorprendere e di non scrivere mai album prevedibili, senza paura di spiazzare il proprio pubblico.

Se con i primi due splendidi album – l’esordio “The Back Room” del 2005 che ricevette una nomination per il Mercury Prize e il secondo “An End Has A Start” (2007) capace di raggiungere la prima posizione delle classifiche britanniche – la band di Tom Smith era stata inserita nel novero delle band indie rock anni Zero (Franz Ferdinand, Bloc Party, Interpol), già dalla svolta synth di “In This Light and on This Evening” del 2009 è apparso chiaro a tutti che gli Editors non potevano essere incasellati in un unico filone musicale.

Indie rock, post punk, new wave, synth pop, canzoni da stadio: la band inglese ha messo insieme tutto questo con personalità, in vent’anni di carriera vissuti sempre ad altissimi livelli creativi e di riscontro del pubblico. Non a caso tutti i loro precedenti album sono stati in Top 10 UK, e due si sono piazzati al #1. Il loro ultimo tour nel 2020 li ha visti esibirsi all’OVO Arena di Wembley per il più grande show da headliner di sempre, dimostrando così quanto il loro pubblico sia sempre stato in costante crescita. Hanno sempre riscosso grande successo anche dall’altra parte del canale, con date sold out e performance da headliner a diversi festival in Europa e nel mondo. Il segreto della loro longevità potrebbe essere la capacità di evolversi continuamente nel sound, pur rimanendo sempre ben radicati alla loro visione, come hanno dimostrato ancora una volta con EBM.

Blonde, Marilyn Monroe o Norma Jean?: Una donna distrutta dagli uomini. La recensione

Blonde è l’ultima novità televisiva firmata Netflix, in merito alla storia della controversa figura della diva di Hollywood Marilyn Monroe.  Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Oates del 1999, è figlio del regista Andrew Dominik e sta suscitando sgomento e pioggia di critiche. Perché?

Semplicemente perché spesso si parla di Marilyn come di una semplice anima fragile e sciocchina, rinchiusa in una possente bellezza, accecante, disarmante. È per questo che ci si rifugia nel dipingere sempre e solo una banale debolezza o i vizi di una diva viziata. 

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Norma Jean (è questo il suo vero nome) è una donna forte, ma è il risultato dei soprusi, degli abusi, delle brucianti mortificazioni inferte da adulti insensibili ad una bambina innocente. Una donna che non ha avuto paura di osare, di sfidare il tempo o i dogmi di una società velenosa che profuma di invidia e di ipocrisia.  Blonde non è di certo un racconto romanzato di una vita da canzonette. Il biopic ripercorre con immagini irruente la cruda realtà. Marilyn Monroe è stata abusata, sì. È stata venduta, sfruttata, odiata e amata allo stesso tempo.

La Marilyn di Blonde, interpretata da una magistrale Ana De Armas, non è per tutti. A questo punto della recensione, potrei peccare di superbia o addirittura di cinismo ma, ad onor del vero, sento di dover affermare che: per poter comprendere l’arte bisogna ragionare per livelli. Mi spiego meglio. A primo impatto, in questo caso, ci si ritrova a fare i conti con la mera descrizione della realtà, la più sadica delle realtà, dalla madre psicopatica, agli abusi sessuali da parte di papponi spregiudicati e senza morale. Dopo la prima mezz’ora si entra in un vortice emotivo, si vestono i panni di dolore di una donna fatta di lacrime e pugni stretti. Si dimenticano le etichette del politicamente corretto e si vive, battito dopo battito, una vita in bianco e nero.

L’istinto materno, le suppliche per l’amore vero, la continua ricerca del padre e gli infiniti tentativi di perdono nei confronti di una madre pericolosa. Norma Jean era tutto questo.

Le recensioni negative affermano che questo documentario sia frutto di una visione misogina del mondo. Io direi che, al contrario, sia il prodotto di una mente sottile, acuta. Gli uomini in questo film sono descritti come degli insetti travestiti da esseri superiori. Si tratta solo di saper prescindere l’immediatezza semantica dal sottinteso. 

Marilyn Monroe amava leggere, in special modo Dostoevskij, e questo spaventava gli uomini. Norma Jean è nata nel 1926 e sfiderei chiunque ad essere una donna con il sogno di diventare attrice in una società gretta e maschilista, per di più senza il minimo sostegno di una famiglia.  La voglia di maternità, il velo nascosto dietro le luci dei riflettori. Una dolorosa virgola nella grammatica sregolata di un costrutto basato sulla bionda slavata e senza cervello. Un mito creato da insulsi e ridicoli omuncoli senza capacità di comprensione, dato in pasto ad una società bramosa di leggerezza.

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Donne che ridono di altre donne, uomini dallo sguardo vuoto e fotocamere accecanti. Un copione nel copione.

Dominik ha perfettamente descritto il paradigma uomo-padrone distruggendolo senza pietà. “Ti ho inventata io”, una frase pronunciata da un famoso regista nel bel mezzo di un colloquio con la diva. Non c’è nulla di più falso. Marilyn Monroe ha inventato sè stessa e ha lasciato agli altri l’amara convinzione di avere l’ultima parola. Infatti a distanza di 60 anni dalla sua morte, si parla solo della meravigliosa Femme fatale e non del suo contorno. Una cornice che non ha avuto alcuna risonanza nel tempo.

Blonde è un disegno reale della psiche di una donna incatenata nel fuoco della carne. Di una giovane ragazza che non ha abbassato la testa e ha guardato in faccia i demoni della sua esistenza.  Norma Jean, fin da bambina, ha compreso gli schemi di un mondo corrotto ma non si è piegata al passare del vento, ha solo percorso la corrente a suo vantaggio, prendendo in giro il maschilismo. Ha lottato per i suoi diritti e ha vinto. Blonde ha vinto.

L’uomo sulla strada: sensi di colpa e vendetta nel primo film di Gianluca Mangiasciutti

Sarà presentato in concorso nella sezione Panorama Italia di Alice nella Città – sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma – L’uomo sulla strada, opera prima di Gianluca Mangiasciutti, che dopo numerose esperienze come assistente alla regia in importanti progetti internazionali (tra gli altri, Mission: Impossible III), si cimenta in un drama thriller, il cui soggetto si è aggiudicato il Premio Solinas – Storie per il cinema. In L’uomo sulla strada, la fatalità della vita, l’inquietudine del senso di colpa e il desiderio di vendetta si intrecciano in un drama thriller raffinato in cui ritmo e suspence conducono ad emozioni e sentimenti, però, inaspettati.

Protagonisti di questa intensa storia sono Lorenzo Richelmy (Il talento del Calabrone, La ragazza nella nebbia, Marco Polo), uno dei volti del cinema italiano più famosi anche all’estero, e Aurora Giovinazzo (Anni da caneFreaks Out) attrice emergente del panorama cinematografico nazionale, affiancati dalla protagonista di America Latina Astrid Casali (Il vegetaleDOC – Nelle tue mani).

Realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e il patrocinio della Città di Torino, il film è prodotto da Roberto Proia per Eagle Pictures, che lo distribuirà al cinema a partire dal novembre 2022.

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Sinossi:

Irene ha 8 anni quando assiste come unica testimone alla morte del padre per mano di un pirata della strada che scappa via. Perseguitata dal senso di colpa per non riuscire a ricordare il volto dell’assassino, Irene diventa una adolescente ribelle e introversa con l’unica ossessione di farsi giustizia.

Abbandona la scuola e trova lavoro nella fabbrica di proprietà del glaciale e affascinante Michele che è proprio l’uomo che era al volante dell’auto. La ragazza sembra non riconoscerlo, lui invece non ha dubbi. Michele prova da subito un forte istinto di protezione verso la ragazza, che ben presto si trasforma in amore. Irene completamente all’oscuro inizia ad aprirsi e confidarsi proprio con l’uomo a cui sta dando la caccia. Mentre il cerchio si stringe attorno a Michele, qualcosa di inaspettato avviene…

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Le novità streaming di ottobre all’insegna del paranormale

Ottobre, si sa, è il mese di Halloween. Mai come quest’anno, però, la programmazione è così ricca di contenuti gotici”. Su ogni piattaforma saranno presenti film e serie tv a tema, partendo da Netflix con la serie evento Mr. Harrigan’s Phone, fino ad arrivare all’undicesima stagione di The Walking Dead, che ritornerà con gli ultimi episodi su Disney Plus. Vediamo nel dettaglio le principali uscite del mese:

NETFLIX

Il 5 ottobre arriverà su Netflix un nuovo adattemento dell’opera del maestro del brivido Stephen King, Il Telefono del Signor Harrigan. Il racconto fa parte della raccolta di quattro scritti inediti di King, intitolata Se Scorre il Sangue, pubblicata nel 2020.

Il film, prodotto da Ryan Murphy (American Horror Story) e Blumhouse (La Notte del Giudizio), e diretto da John Lee Hancock (The Blind Side), narra la storia della bizzarra amicizia tra il giovane Craig (Jaeden Martell)  e l’anziano Mr. Harrigan (Donald Sutherland).

I due inziano a stringere un legame dopo che Craig viene assunto da Mr. Harrigan, un uomo d’affari ormai in pensione, con una discreta disponibilità economica. Quello che li accomuna e che li fa avvicinare è la passione per i libri e per i cellulari di ultima generazione. Mr. Harrigan, infatti, vive da recluso e l’unico modo che ha per comunicare con l’esterno è il suo IPhone. Tutto cambia quando Harrigan muore. Craig decide di seppellire il suo IPhone preferito con lui, ma presto si accorgerà che, proprio grazie a quel telefono, riuscirà ancora a comunicare con l’amico defunto.

Rimanendo in tema Horror, è stato annunciato l’arrivo su Netflix dell’adattamento del romanzo per ragazzi di Christopher Pike, The Midnight Club. La serie, diretta da Mike Flanagan (The Haunting of Hill House), è composta da dieci episodi e racconta di un gruppo di sette ragazzi, malati terminali, che si incontrano ogni sera a mezzanotte , nell’ospadale in cui sono ricoverati, per raccontarsi storie paurose. Una notte fanno un patto: il primo che si arrenderà alla malattia dovrà comunicare con gli altri dall’aldilà e quando, dopo la morte di uno di loro, iniziano a verificarsi eventi alquanto bizzari, i protagonisti non stentano a credere di essere davvero in contatto con un’entità soprannaturale.

The Midnight Club sarà disponibile sulla piattaforma streaming dal 7 ottobre.

Qui il calendario completo delle uscite di ottobre:

05/10 Mr. Harringan’s Phone st.1

07/10 The Midnight Club st,1

            Derry Girls st.3

08/10 Piccole Donne st. 1

            Bad Guys st.1

11/10 The Cage st.1

13/10 The Watcher st. 1

14/10 Tutto chiede salvezza st.1

17/10 L’amore lontano dalla città st.1

18/10 L’accademia del bene e del male st.1

21/10 From Scratch: la forza di un amore st.1

            Barbari st.2

25/10 La stanza delle meraviglie di Guillelmo Del Toro st.1

28/10 Big Mouth st. 6

DISNEY PLUS

Anche la casa di Topolino inizia il mese con oscuri presagi. Il 3 ottobre saranno infatti rilasciati, in contemporanea con gli Stati Uniti,i gli ultimi 8 episodi dell’undicesima stagione di The Walking Dead.

Ecco la sinossi ufficiale rilasciata dalla piattaforma:

“Mentre ogni gruppo continua a trovarsi in situazioni incontrollabili, le minacce, sia vive che non, sono in agguato e incombe sempre di più per tutti la pressione per il giorno della resa dei conti. I loro viaggi individuali convergeranno in uno solo o si divideranno per sempre? La lotta per il futuro continua a essere esasperata dalla minacciosa popolazione degli erranti. Non tutti sopravviveranno, ma per alcuni, i morti che camminano continuano a vivere…”

Sono già stati annunciati diversi spin-off, la cui lavorazione è stata confermata durante il San Diego Comi-con che si è tenuto lo scorso luglio, che, una volta terminata la serie madre,ci riporteranno nell’universo di The Walking Dead.  Tra cui troviamo, oltre ai già avviati Fear The Walking Dead e Tales of The Walking Dead,  una ciclo di episodi interamente focalizzato sulla figura di Rick, sempre interpretato da Andrew Lincoln, sparito dagli schermi durante la nona stagione. La  miniserie, della durata di sei episodi, spiegherà cosa è successo a Rick dopo che è stato prelevato da un misterioso elicottero, ferito e solo. Il canale americano AMC, che trasmette la serie negli Stati Uniti, ha confermato che il debutto a vverrà nel 2023.

Qui il calendario completo delle uscite di ottobre:

03/10 The Walking Dead 3° parte dell’undicesima stagione

05/10 The Bear st 1

07/10 Marvel Studios presenta: Licantropus

12/10 Candy – La Morte in Texas

            Big Shot – Cambio di direzione st.2

14/10 Rosaline

26/10 Boris st.4

            La Misteriosa Accademia dei Giovani Geni st.2

La Cassandra di Sonia Bergamasco è più attuale che mai: la denuncia di una società che non ascolta se stessa

Sonia Bergamasco porta al Teatro Vascello di Roma il mito di Cassandra in Resurrexit Cassandra di Jan Fabre. Una sacerdotessa, una santa, una profetessa che vede il futuro, una prostituta, una dea del passato, del presente e del futuro che avrebbe potuto salvare il mondo in diverse occasioni. Avrebbe potuto prevenire e mettere l’umanità al riparo dai disastri che essa stessa sta provocando contro di sé e contro l’amato pianeta terra.

Movimenti politici e ideologici radicali, cambiamenti climatici, isole di plastica negli oceani, inquinamento. Il lavoro è un’accusa contro l’incomprensibile talento dell’essere umano per l’auto-inganno. Forse un profondo desiderio di essere ingannati si nasconde nell’umanità?
Noi sappiamo ogni cosa su quanto potrà accadere a noi e al pianeta, ma il piacere di ingannare noi stessi è forse più grande di questa consapevolezza?

Il mito di Cassandra continua ad affascinare e, grazie anche alla riscrittura di Ruggero Cappuccio, è più attuale che mai…

La riscrittura di questo mito da parte guarda al presente, e quindi alla speranza di tornare a parlare ed al chiedere disperatamente ascolto. La scelta precisa drammaturgica è quella di una nuova apparizione di questa figura . Ma il mito parla di noi e ci parla molto ferocemente oggi. Moniti e richiesta di ascolto che porta Cassandra e agisce su un presente già devastato, sul collasso, pronto a perdere tutto. Un’ultima volta che questa donna, questa sacerdotessa chiede ascolta.

Tra i mali del secolo, vi è quello del non sapere ascoltare?

Questa è una caratteristica squisitamente umana. La Cassandra di Ruggero Cappuccio si spoglia progressivamente dei suoi abiti e dei suoi trascorsi e sì, ci parla del disastro, anche climatico, delle guerre, dell’incapacità di ascoltare e percepire quello che è necessario. Va anche al di là del contingente e cerca un’ultima traccia possibile di conversione per farsi spazio. Lei non si arrende. C’è la rabbia, ma c’è anche una potentissima carica amorosa che spinge questa figura, questa donna persa dietro la storia, a farsi nuovamente carico di queste ferite affinché non si ripetano.

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Omnia vincit amor, verrebbe da dire. È dai sentimenti che dobbiamo ripartire?

L’amore ne contiene molti e di varia natura, bisognerebbe cercare di comprenderli e andare oltre. Ci vuole una buona dose di intelligenza emotiva, proveniente del cuore, per affrontare i tempi che viviamo.

La nostra società è alla costante ricerca di simboli in grado di rappresentala, che si facciano carico delle nostre istanze e necessità, da qui la domanda: quanto è importante una o più figure a cui aggrapparsi per andare avanti?

Gesù Cristo è stato messo in croce, le varie Cassandra sono state sgretolate o bruciate al rogo, però continuano a esservi voci contro che non si tacciano. La natura umana è complessa e accanto all’incapacità o alla mancanza di volontà di ascolto vi sono anche figure importanti. Sono poche, sono combattenti e combattive. Oggi, nel pensare al presente, guardo all’Iran e alle donne che stanno lottando per la loro libertà di espressione, una cosa che dovrebbe essere consolidata nella società e che, invece, mette a repentaglio la loro vita.

In scena si alternano diversi abiti e diversi colori. Rappresentano i vari stati d’animo di Cassandra?

Certamente, le prove di costume sono avvenute addirittura prima di quelle per la messa in scena, e sono state molto lunghe e complesse. In questo spettacolo sono parte integrante della vita narrativa. Sono una sorpresa, una rivelazione, un tessuto di scena che racconta le varie trasformazioni di questa creatura.

Resurrexit Cassandra è anche uno spettacolo di denuncia?

Certamente. Lo è.

Cosa la spaventa del presente?

Questa corsa verso il vuoto. Sembra che non ci si possa fermare, che gli interessi economici e politici dettino la linea assurda e sconvolgente verso il vuoto e l’autodistruzione che stiamo vivendo. E’ un pianeta abitato da persone che non sanno ascoltare e non sanno vedere quello cui vanno incontro, altrimenti ci si dovrebbe ribellare, puntare i piedi e fermarsi. Invece ciò non accade.

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Resurrexit Cassandra: dal 4 al 9 ottobre al Teatro Vascello

Ideazione, regia, scenografia, video Jan Fabre
Testo Ruggero Cappuccio
Con Sonia Bergamasco
Ruggero Cappuccio dà voce al prologo
Musiche originali Stef Kamil Carlens
Effetti sonori Christian Monheim
Disegno luci Jan Fabre
Costumi Nika Campisi

#LondonCalling alla maratona di Londra con il metodo Strummer

La 42esima edizione della Tcs London Marathon è in programma domenica 2 Ottobre. Dal 1981, anno della prima edizione, la Maratona di Londra è un evento atteso non solo nella capitale ma in tutto il mondo. Si tratta infatti di una delle maggiori maratone al mondo quanto a numero di partecipanti (una delle sei maratone del World Marathon Majors insieme a quelle di Berlino, Boston, Tokyo, New York e Chicago), che nel 2019 ha visto arrivare alla famosa finish line sul Mall, circa 41.600 runner. Una possibilità, non per tutti per carità, è quella di viverla con lo spirito di Joe Strummer.

Joe Strummer, al secolo John Graham Mellor, noto come frontman della band The Clash e pioniere dell’ondata punk rock britannica alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, si è “accreditato” come maratoneta nel 1983 quando ha partecipato all’evento sfoggiando la sua maglietta Police and Thieves. Finì la gara in 4 ore e 13 minuti.

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Il suo allenamento ben particolare. “Bevi 8-10 pinte di birra la sera prima della gara. Hai capito? E non fare un solo passo, almeno 4 settimane prima della gara”.

(Non provateci a casa, ragazzi!)

In ogni caso, Joe ha corso un totale di tre maratone, due a Londra e una a Parigi (il percorso non fu completato ma sicuramente fu rispettata la tabella di marcia dei bicchieri la sera prima ).

Proprio parlando i Parigi descrisse la sua “tecnica”.

Q: Didn’t you once run in the Paris Marathon?
Joe: Yep. I ran three of them.
Q: Correct me if I’m wrong but is it also true that you never trained for any of them?
Joe: You shouldn’t really ask me about my training regime, you know.
Q: Why?
Joe: Because it’s not good and I wouldn’t want people to copy it.
Q: Don’t make me beat it out of you.
Joe: Okay, you want it, here it is. Drink 10 pints of beer the night before the race. Ya got that? And don’t run a single step at least four weeks before the race.
Q: No running at all?
Joe: No, none at all. And don’t forget the 10 pints of beer the night before. But make sure you put a warning in this article, “Do not try this at home.” I mean, it works for me and Hunter Thompson but it might not work for others. I can only tell you what I do.”

In memoria del musicista e del suo lavoro, JSF Runners (Joe Strummer Foundation Runners) è stato istituito per aiutare a sostenere la fondazione Joe Strummer per riunire comunità e fornire supporto con progetti da tutto il mondo per creare emancipazione attraverso la musica.

Esiste anche una playlist dedicata

“La Particina (il vero protagonista di Romeo e Giulietta)”, Teatrosophia apre la stagione

La Particina romeo e giulietta

La stagione 2022/2023 di Teatrosophia, schiude le sue porte ufficialmente con uno spettacolo, che è anche un’assoluta novità, scritto ed interpretato da uno dei più grandi autori contemporanei: Giuseppe Manfridi.

Venerdì 7 e Sabato 8 Ottobre (ore 21.00) e Domenica 9 Ottobre (ore 18.00), andrà in scena “La Particina (il vero protagonista di Romeo e Giulietta), regia di Claudio Boccaccini, scene di Antonella Rebecchini e interpretato da Giuseppe Manfridi e Lorenzo Manfridi.

Una curiosa guida turistica introduce un gruppo di visitatori (il pubblico) alla scoperta di un raro esemplare di tinca dopo aver spiegato al suo auditorio cosa si intenda in gergo teatrale con questa parola: una parte piccola e rognosa, di poca soddisfazione.

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La tinca in questione la si vedrà muoversi in un mondo composto di libri e di strani segni fantascientifici. In un suo ‘altrove’ insomma.

Sempre rivolgendosi al pubblico e restando nello spazio di platea, la guida spiegherà di quale tinca si tratti: di un personaggio di pochissimo conto ma senza il quale Romeo e Giulietta non finirebbe come finisce. Dopodiché, entrerà in scena come un domatore nella gabbia del leone per far sì che il suddetto personaggio, con molto sense of humour si racconti da sé, sino a scoprire, col disvelarsi del pubblico presente, di essere stato per una volta al centro di una storia che lo ha visto assoluto protagonista.

Dopo lo spettacolo, con il consueto aperitivo offerto da Teatrosophia, verrà proiettato il corto “La Particina- Backstage” di Livia Proto.

Asterix & Obelix, i galli tornano nei cinema italiani

Asterix & Obelix galli

febbraio 2023 arriverà nelle sale italiane, distribuito da Notorious Pictures, “Asterix & Obelix – Il Regno di Mezzo, l’attesissimo quinto film sulla serie francese di culto, diretto da Guillaume Canet. I due celebri galli sono lo stesso Guillaume Canet (Asterix) e Gilles Lellouche (Obelix), insieme a loro il premio Oscar® Marion Cotillard nei panni di Cleopatra, Vincent Cassel in quelli di Cesare e un inedito Zlatan Ibrahimović nel ruolo del romano Caius Antivirus.

In questa nuova storica avventura, i due valorosi guerrieri dovranno aiutare Fu Yi, l’unica figlia dell’imperatore cinese Han Xuandi, fuggita dalle grinfie di un principe malvagio e arrivata in Gallia in cerca del loro aiuto.

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Il film arriva dopo 10 anni di assenza dal grande schermo di un adattamento del celebre fumetto di René Goscinny e Albert Uderzo. L’ultimo film infatti era stato “Asterix & Obelix al servizio di Sua Maestà”, diretto da Laurent Tirard e con Édouard Baer e Gérard Depardieu nel ruolo, rispettivamente, di Asterix e Obelix, tratta dai fumetti “Asterix e i Britanni” e “Asterix e i Normanni“.

La pellicola era stata preceduta da “Asterix & Obelix contro Cesare“, “Asterix & Obelix – Missione Cleopatra” e “Asterix alle Olimpiadi“. La rivisitazione (anti)storica ha dunque un nuovo episodio da aggiungere alla saga.

Miguel de Cervantes, il soldato oltre lo scrittore

Cervantes miguel de cervantes

Miguel de Cervantes Saavedra, alla nascita Miguel de Cervantes Cortinas, è noto soprattutto per il romanzo cavalleresco “Don Chisciotte della Mancia”. Ma non fu solo il grande scrittore del “Cavalier senza paura di una solitaria guerra”, come viene cantato da Guccini e Juan Carlo Biondini.

Fu un giovane impulsivo, pronto a difendere il suo onore e il suo lavoro. Come nel caso del duello con Antonio de Segura che gli costò un auto esilio forzato. Costui sembra dileggiasse i suoi lavori poetici. Il poco più che 20enne Miguel sfidò il rivale dietro l’Alcàzar. Ebbe la meglio, lasciandolo sul selciato con il ventre aperto.

La vittoria pulì l’onta personale. Ma i tribunali lo condannarono al taglio della mano destra. Cervantes fuggì a Roma, dove rischiò di farsi prete, e poi a Napoli. Sotto il Vesuvio si arruolò come soldato semplice nei Tercios Viejos, sperando che ciò gli bastasse per farsi cancellare la condanna. Questi militari erano archibugieri, moschettieri e picchieri. Non erano mercenari. Erano soldati uniti da una stessa religione ed etica riconducibile alla difesa della loro patria e famiglia.

Era il 1569, l’Italia era da poco uscita (con la pace di Cateau-Cambrésis nel 1559) da quelle che passarono alla storia proprio come “Guerre d’Italia” per gran parte del XVI secolo, e il giovane Miguel de Cervantes era di stanza nei Cuarteles Españoles di Napoli. Il suo aspetto curato e fine faceva a cazzotti con quello del resto delle truppe. Sia in senso letterale che figurato. Perché il suo carattere era avulso all’accettare prese in giro e angherie dei rozzi compagni. Per questo più di una volta si ritrovò al centro di risse.

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Era arrivato lì dopo un breve soggiorno a Roma, dove rischiò di prendere gli ordini ecclesiastici. Ma per amore di una taverniera veneziana conosciuta a Trastevere decise di non seguire la presunta vocazione. Nella città in cui giunse il corpo esanime della sirena Partenope, l’autore del Don Chisciotte cominciò a scrivere versi sparsi e a improntare un romanzo cavalleresco su un personaggio che, leggendo di continuo proprio libri di questo genere, uscì fuori dalla ragione. Era il suo modo di prendersi gioco del mondo che disprezzava. La nobiltà spagnola, in particolare quella castigliana.

La sua vita napoletana continuò a scorrere tra una serata nelle taverne e una scazzottata con i rozzi camerati d’armi. Finché nel 1571, dopo la difficoltosa gestazione della Lega Santa, non arrivò il momento di affrontare i Turchi. La famosa battaglia di Lepanto.

“Oh benedetti quei secoli nei quali non si conosceva la furia spaventevole degli infernali strumenti di artiglieria, l’inventore dei quali io reputo che ora trovi nell’Inferno il premio della sua diabolica invenzione; per la quale fe’ sì che un infame e codardo braccio dia morte ad un valoroso cavaliere!”. Così nel “Don Chisciotte della Mancia” Miguel de Cervantes descrisse le novità della guerra moderna. La polvere da sparo stava man mano sostituendo lo scontro corpo a corpo, una buona dose di coraggio di affrontare il nemico faccia a faccia.

Lo scrittore-soldato dimostrò tutto il suo valore sulla Real di don Juan de Austria e Marcantonio Colonna, alla quale venne in soccorso dalla Marquesa di Diego de Urbina. Lo scontro con la Sultana comandata da Muezzinzade Alì fu mitico. Nonostante il furore dei giannizzeri il Pascià cadde con una palla in fronte. La sua morte diede più vigore all’attacco europeo.

Ma fu sulla Marquesa, mentre si trovava sul cassero con la toledana in pugno per respingere l’assalto turco, che il destino gli si fece avverso. Se in Spagna rischiò di vedersi tagliare la mano destra per un duello vinto, qui mentre duellava con il nemico di una vita, un proiettile gli distrusse la mano sinistra. Un altro invece andò a finire sul fianco, fortunatamente senza finire nei polmoni.

Fortuna volle che il valoroso poeta usasse la mano destra per scrivere, permettendogli di lasciare ai posteri i suoi scritti. Operato a Messina tornò per un breve periodo a Napoli, dove sembra che si intrattenne con donne e continuando nelle scorribande notturne per difendere il suo onore. Decise di imbarcarsi prima possibile per la Spagna. Fu insignito del grado di Alférez e si imbarcò nel 1575 sulla galea El Sol. Durante il viaggio, però, la sua imbarcazione fu fatta prigioniera dai corsari turchi guidati da Dali Mami, l’albanese che con Uccialì aveva inferto le maggiori perdite alla Lega Santa.

Divenne schiavo e portato ad Algeri. Durante la prigionia gli venne l’idea di scrivere la tragedia “El cerco de Numancia”, ispirato alla vicenda degli abitanti Numantini che cercarono di resistere ai romani guidati da Scipione Emiliano. L’idea di libertà, anche a costo della morte, di quel popolo spagnolo fu per Cervantes sempre motivo di ispirazione.

In 5 anni di prigione ad Algeri, Miguel tentò più di una volta la fuga, finché nel settembre del 1580 i frati Trinitari di Algeri consegnarono il riscatto per la sua liberazione. Aveva 33 e portava con sé la brutta copia del “Los tratos de Argel”, dove descriveva la dignità di alcuni prigionieri nonostante le angherie subite dai carcerieri. Tra riferimenti a Dante e struttura narrativa in stile aristotelico, l’opera non ebbe mai il successo che l’autore sperava. Forse, per l’epoca, fu troppo incentrata sull’analisi psicologica dei personaggi.

Sbarcato in Andalusia, nel porto di Denìa, due giorni dopo, si diresse a Madrid, nutrendo ben poche speranze dopo essere venuto a conoscenza della morte del suo “protettore” don Juan de Austria. Ritrovò la sua famiglia, ormai povera e ridotto allo stremo.

Continuò a sopravvivere scrivendo commedie. Ebbe numerose relazioni da cui nacque anche la figlia Isabel. Ma il suo istinto lo portò ad abbandonare la sua nuova moglie e tutta la sua famiglia. Partì alla volta di Siviglia dove divenne esattore e pubblicò il poema pastorale “La Galatea”. La fortuna però non gli andò incontro. Ma il lavoro affidatogli non lo faceva stare in pace con se stesso. Riscuotere le tasse, per gonfiare le tasche del Governo che voleva rifornire la famosa Invencible Armada nel prossimo conflitto con gli inglesi, non faceva per lui. Interpretando a modo suo le sacre scritture, si ritrovò a requisire i beni di preti e vescovi. Il risultato fu quello di ottenere ben due scomuniche.

L’apice lo raggiunse quando fu arrestato per 7 mesi con l’accusa di aver sviato importanti somme dalle imposte. Accusa infondata e voluta al clero. In questo periodo nacque l’idea del “El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha”. L’opera non gli diede benessere in vita. Scarcerato decise di partire per Valladolid dove ritrovò la moglie Catalina e la figlia Isabel, ma la sua esistenza tormentata non era finita. Nel 1605 rimase ferito in duello, dietro casa, il cavaliere dell’Ordine di Santiago, tale Gaspar de Ezpeleta. Miguel de Cervantes lo soccorse, ma il moribondo morì due giorni dopo senza rivelare chi lo avesse colpito. Fu incolpato, inizialmente, proprio lo scrittore. Nonostante fosse stata accertata la sua innocenza la sua reputazione era ormai caduta in basso.

Tornò a Madrid, nel quartiere delle Muse, zona rinomata per la residenza di molti scrittori in voga all’epoca. Morì nel 1616 lasciando dietro di sé un alone di mistero. Si pensa infatti che il suo corpo si spense lo stesso giorno di William Shakespeare. In realtà non fu così. In Spagna era in uso il calendario gregoriano, in Inghilterra quello giuliano. Quindi morirono a distanza di una decina di giorni.

Quel che è certo è che Miguel de Cervantes nacque il 29 settembre del 1547, il giorno di San Michele Arcangelo (in spagnolo Miguel). Colui che sconfisse l’angelo più bello, Lucifero. Michele è arcangelo sia per gli ebrei che per i cristiani ma anche per i musulmani. Per quest’ultimi, aguzzini del nostro Miguel, l’arcangelo sarebbe stato inviato da Allah per istruire Maometto dettandogli il Corano. Il destino, sin da subito, decise di giocare con il creatore dell’hidalgo più famoso del mondo.

A Roma il Festival Barabubbles: un viaggio tra creature fantastiche e universi paralleli

Finolu, giudizioso, preciso e affidabile. Barabà, ambizioso ed energico. E poi Oco, inguaribile ottimista, e Boda, un grande ascoltatore. Insieme a loro, tante originali figure acquatiche, draghi e oggetti antropomorfi: dal 7 al 14 ottobre arrivano a Roma i Barabubbles, le speciali creature nate dalla fantasia di Isabella Mandelli.

L’artista, prima donna vicepresidente e amministratore delegato per l’Italia di una grande multinazionale leader del settore sanitario, ha dato vita nel 2017 a un universo fantastico popolato da creature che vivono all’interno di bolle trasparenti in cui “l’errore non esiste”. Dipinti con la tecnica dell’acquerello (Mandelli usa l’elemento dell’acqua per creare sfumature e nuances infinite, senza mai sciacquare il pennello), i Barabubbles sono esseri che praticano atti di gentilezza e “sparano” cuori per connettersi all’altro: con le loro forme imperfette, sono rappresentazioni ideali di tutti noi e le loro storie sono allegorie della vita in cui ognuno si può ritrovare. Nel loro mondo strabiliante, non ci sono barriere e nessuno è escluso perché tutti sono accolti.

Il primo appuntamento sarà venerdì 7 ottobre alle ore 18 presso Cosmo -piazza Sant’Apollonia 13- spazio polifunzionale nel cuore di Roma, per dare il via al Festival Barabubbles, un’autentica full immersion nella poesia di queste incredibili creature: nella prima giornata Isabella Mandelli presenterà “Barabubbles – Il manuale” (Psicografici Editore), libro scritto a quattro mani con il giornalista ed esperto d’arte Fabrizio Guerrini. Il Festival Barabubbles sarà l’occasione anche per esporre in una mostra alcune delle opere dell’artista.

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Nel programma di sabato 8 ottobre Mandelli sarà protagonista di una performance di pittura dal vivo e inaugurerà il primo di una serie di laboratori gratuiti dedicati ai bambini -in programma anche nel resto della settimana dalle 16 alle 18- per permettere ai più piccoli di cimentarsi nella creatività del magico mondo dei Barabubbles. Seguiranno incontri e confronti con vari ospiti, da Daniel Lumera, esperto di scienze del benessere e della qualità della vita, riferimento internazionale nella pratica della meditazione, a Diego Ingrassia, coach ed esperto di emozioni, dal cardiochirurgo Ruggero De Paulis ad Alessandro Varisco, CEO dell’azienda Twin Set, e poi la giornalista Rai Emma D’Aquino, il Presidente AILA Francesco Bove, l’imprenditrice sanitaria Jessica Faroni, l’imprenditrice nella cultura Claudia Conte, la grafologa Nadia Tresoldi, il designer del suono Stefano Luca e molti altri.

Isabella, che nel luglio scorso ha raccontato al “TEDx” quanto l’esperienza artistica e il mondo inclusivo dei Barabubbles abbiano influito positivamente anche sul suo ruolo da leader d’azienda, si definisce un’artista eco-sociale: la sua arte, nata da una suggestione vissuta quando era bambina, “si dona” agli altri, invitando chi guarda a sospendere il giudizio, a evitare la ricerca della perfezione per promuovere l’inclusività, il rispetto di ogni diversità, la cura dell’ambiente, la serenità, la gioia. Nella bolla dei Barabubbles, tutto è possibile, soprattutto essere in armonia con sé stessi, con gli altri e con il mondo che ci circonda.

La prima mostra di Isabella è stata al MAC di Milano, la città in cui l’artista vive, nel novembre 2018, insieme al suo mentore artistico Pietro Spica. Ha poi esposto le sue opere nella cornice di “Barabà For Africa” alla Villa Arconati di Bollate, evento di beneficenza (con il ricavato è stato costruito un parco giochi per bambini della Onlus “Il Seme della Speranza”).

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A giugno 2021, i suoi dipinti sono stati presentati a Venezia nella personale Isabella Mandelli: “La danza felice dei Barabubbles” al Magazzino Gallery di Palazzo Contarini-Polignac. In parallelo, una mostra tematica permanente “La casa di Barabà”, incentrata sul mare e sulle misteriose creature, è stata allestita a Santa Margherita Ligure. Nuove opere hanno raggiunto la Repubblica di San Marino per essere ammirate nell’ambito della manifestazione “San Marino Festival Gentile”. I Barabubbles hanno inoltre partecipato ad “Affordable Art” di Hong Kong nell’agosto del 2022, con draghi e città fantastiche, e tuttora sono esposti presso la galleria d’arte Galerie Koo di Hong Kong. La monografia dei Barabubbles edita da Psicografici Editore è disponibile sul sito dell’editore e su Amazon. I Barabubbles si possono sempre incontrare su Instagram in una mostra virtuale alla pagina che porta il loro nome (@Barabubbles).

Axl Rose, torna aggiornata la biografia firmata Ken Paisli

Axl Rose guns n'roses

Axl – La biografia del leader dei Guns N’Roses ”, torna aggiornata al 2021 la biografia non autorizzata dedicata al leggendario leader dei Guns N’Roses Axl Rose. Il libro firmato dal misterioso scrittore neozelandese Ken Paisli, è disponibile nelle librerie italiane e nei digital store da mercoledì 28 settembre, pubblicato da Il Castello marchio Chinaski Edizioni.

Proprio nell’anno in cui ha compiuto 60 anni, Paisli unisce i punti di una vita costellata da abusi sessuali , problemi con la legge sessuali e milioni di dischi venduti . Donne bellissime, amori e rivalità , droga , alcool e sullo sfondo sempre il rock a scandire il tempo di questa storia sempre sul filo del rasoio . Nelle oltre trecento pagine del volume un compendio completo della vita del frontman e della band, attraverso le voci dei protagonisti. Una ricostruzione minuziosa che ha passato al setaccio dieci libri 
oltre 500 tra interviste e dichiarazion i dal 1986 al 2021

Aneddoti più o meno non come quella volta che “ Axl mandò affanculo la nonna di Slash ”, retroscena a drammatici a volte divertenti come quando quando “ Steven Tyler degli Aerosmith ha salvato Axl dalla prigione, dopo che aveva insultato Bon Jovi ”.

Retroscena sui turbolenti rapporti coi membri storici della primissima formazione Slash , Duff McKagan , Izzy StradlinSteven Adler (“ Nel periodo in cui non parlavamo, Slash venne di notte a casa mia ubriaco per lasciarmi un bigliettino ”). 

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Gli infiniti cambi di line up che riguardano Gilby Clarke , Matt Sorum , Buckethead e un’altra decina di musicisti che hanno fatto capolino alla corte di Re Axl Rose da Use Your Illusion in poi. Le fidanzate Erin Everly Stephanie Seymour, il manager Alan Niven ,Merck Mercuradis e Doug Goldstein , discografici e produttori , i colleghi musicisti (“ I Rolling Stones smisero di suonare per fargli una ramanzina ”). Ognuno ha aggiunto un tassello disegnato per questa storia fatta di rock, business ed eccessi ( Il primo tour dei Guns fu merito di un camionista strafatto di anfetamine). Dalla furiosa lite con Kurt Cobain che per poco non degenerò in una mega rissa, agli scherzi di James Hetfield che lo bullizzava chiamandolo “Axl Pose”, fino a quella volta che litigò con David Bowie ubriaco a causa di una donna.

Nella versione aggiornata, oltre ad una ricca sezione fotografica , è documentata la storia recente della band. Dall’ interminabile gestazione dell’album “Chinese Democracy” fino alla recente reunion e tour. In particolare i motivi per cui l’ex membro fondatore Izzy Stradlin non ha partecipato al tour “Not In This Lifetime”, i rumors sulla spartizione dei guadagni tra i tre gunners e molto altro ancora. La reunion del 2016, infatti, pare sia il frutto di un delicato impegno diplomatico da parte del bassista Duff McKagan (“ Non c’era nessun altro che comunicasse sia con Slash sia con Axl, è stato un buon intermediario ”). La mancanza di Izzy, invece, sembra dovuto a problemi economici che Stradlin imputa alla band (” Non volevano dividere il malloppo “).

Speciale “Moonage Daydream”: Bowie racconta Bowie in un vortice metafisico di emozioni

Moonage Daydream non è un semplice docufilm, è un viaggio nella vita e nell’arte di David Bowie, l’artista più versatile ed eclettico degli ultimi cinquant’anni. Disponibile nelle sale cinematografiche italiane dal 26 al 28 aprile, l’opera di Brett Morgen (anche autore di Montage of Heck, docufilm su Kurt Cobain) porta sul grande schermo una raccolta di filmati inediti, interviste storiche e materiale d’archivio dimenticato nel tempo e rispolverato per l’occasione, confezionato in maniera tale da avere una prospettiva quanto più completa su colui che nacque come David Robert Jones. Per quanto si possa tentare di circoscrivere un universo.

A Morgen sono occorsi quasi cinque anni di lavoro per mettere insieme tutta la documentazione reperita, ma il risultato che ne è fuoriuscito è a lunghi tratti esaltante. Per avere un’idea dell’interpretazione artistica di Bowie, e per provare a comprenderla in maniera logica e razionale, il regista prova a fare entrare lo spettatore nella psiche di Bowie. Vengono messe a nudo le sue visioni e la sua concezione spirituale ed eterea della vita e dell’arte. Il suo rapporto con l’amore e con la famiglia, con il pubblico e con l’amato fratello la cui vita è stata per lui di profonda ispirazione.

Per farlo l’escamotage è far parlare direttamente Bowie, in prima persona, davanti a un giornalista o, più semplicemente, con la voce fuori campo a fare da sfondo alle forme che sullo schermo prendono vita. Circa cinque milioni di registrazioni sono servite a Morgen per strutturare Moonage Daydream. Un lavoro monumentale.

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Non vi è una narrazione terza che, in qualche modo, avrebbe fatto da filtro con il protagonista della pellicola, e neanche una serie infinita di testimonianze che, per quanto d’indubbio interesse, avrebbero comunque reso ordinario e prevedibile il tutto, al pari di numerosi altri prodotti pubblicati negli anni. No, per parlare di Bowie, si è ricorso alle sue parole, alla sua mimica, alle sue proiezioni terrestri di alter ego immaginari o provenienti da mondi alternativi preclusi a noi comuni mortali.

Le prospettive intime e fragili dell’uomo, nascoste da personaggi come Ziggy Stardust o Il Duca Bianco, vengono esaltate dalle lacrime dei fan, dai palazzetti strapieni di persone, da “richieste per i biglietti quattro volte superiori alle disponibilità”. Capace di influenzare stili, mode e tempi, è stato gender fluid ancora prima che questo concetto venisse impresso su carta e divenisse massmediatico nella società contemporanea.

Precursore a tutto tondo della libertà d’espressione e della demolizione di barriere e architetture mentali, ha fatto della sua morte un’opera d’arte. Perché polvere e cenere si cercano, ricercano e compensano in eguale misura, perché con la morte del corpo la sopravvivenza dello spirito perdura e si evolve, evade e sconfina, trascende e modella.

Negli anni Settanta Bowie alternava l’amore per la musica a quello per la scultura e per la pittura. Non aveva la pretesa di piacere al pubblico, probabilmente neanche cercava tale appagamento, ma manifestava la necessità di sentirsi libero, estromesso da etichette di comodo e giudizi semplicisti. Camaleontico e trasformista, imprevedibile e rivoluzionario, Bowie ha saputo esplorare l’arte attraverso l’esplorazione di se stesso.

Londra, Los Angeles, Berlino, le tre città che più di tutte hanno ispirato la sua arte, raccontano l’impossibilità di adeguarsi su canoni predefiniti o sul successo di comodo. L’incontro con Brian Eno, nel quale Bowie racconta di aver demolito la sua capacità di scrittura per cercarne una nuova e alternativa a quella conosciuta fino a quel momento è un passaggio indispensabile per comprendere come Il Duca Bianca fosse un’anima irrequieta, alla costante ricerca della novità, di nuovi orizzonti inesplorati e mai appagato dall’ordinaria amministrazione.

Un artista che, come pochi, si è messo in gioco alzando sempre di più l’asticella nell’infinito tentativo di evolvere la propria opera.

La sua crescente ambizione di confrontarsi con la sua proiezione umana di artista e l’ossessivo il bisogno di reinventarsi lo ha portato a rendere difficile la vita di recensori e giornalisti ambiziosi di inquadrarlo in una struttura ben definita. Tempo perso, “è umano, è un robot, è un alieno?“, si afferma durante il docufilm.

Chi fosse realmente non lo sapremo mai, ma non è questo il punto per colui che affermava “odio sprecare le giornate” e “riempite al meglio la vostra vita spingendovi laddove l’acqua è sempre più alta“, intendendo la ricerca spasmodica di nuove emozioni da perseguire e inseguire.

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In Moonage Daydream Bowie racconta Bowie, ed a noi sembra più vicino che mai, nonostante per lui, il tempo su questa Terra si sia fermato al gennaio del 2016. Il corpo muore e diventa cenere, lo spirito sopravvive e si reincarna in qualcosa che trascende lo spazio tempo che noi, comuni e banalissimi umani, consideriamo come un passaggio esistenziale obbligatorio ma del quale, invece, non riusciamo a capacitarcene. Un docufilm che sa tanto di lezione. Da vedere ad ogni costo.

Speciale Davide Bowie, che della sua morte ha fatto un’opera d’arte

Addio a Bruno Arena, indimenticabile comico dei Fichi d’India

Bruno Arena è morto. L’indimenticabile comico del duo dei Fichi d’India è venuto a mancare quest’oggi, all’età di 65 anni. Tra i primi a darne notizia è stato Paolo Belli, amico di lungo corso di Arena, che ha condiviso su Facebook una loro foto. Nel giro di pochi minuti la notizia ha fatto il giro del web fino ad arrivare alla conferma che nessuno avrebbe voluto ricevere.

Bruno Arena era nato a Milano il 12 gennaio del 1957. Alla passione per la televisione, in particolar modo per la comicità e per la voglia di intrattenere, ha sempre affiancato quella per lo sport. Aveva conseguito il diploma all’ISEF, dopo aver frequentato il liceo artistico, ed era diventato un insegnante di educazione fisica. Grande appassionato di basket e calcio, tifosissimo dell’Inter.

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Fondamentale l’incontro con Max Cavallari avvenuto sul finire degli anni Ottanta. I due danno vita a sketch cabarettistici che catturano sempre più l’attenzione del grande pubblico. Nel giro di alcuni anni vivono un’escalation che li porta al successo televisivo grazie al duo comico dei Fichi d’India. Danno vita a tormentoni e si fanno apprezzare per una comicità pulita, mai volgare e in grado di attecchire su un pubblico trasversale e di tutte le fasce d’età.

Da Radio Deejay a Zelig passando per Colorado, il duo ha conquistato milioni di telespettatori incollati davanti alla tv per seguirli durante le trasmissioni e la messa in onda dei loro show. Nel gennaio del 2013 Bruno Arena fu colpito da un aneurisma che gli causò un’emorragia cerebrale. Venne operato d’urgenza e riuscì a salvarsi, iniziando, nei mesi a venire, un lunghissimo percorso di riabilitazione. L’ultima apparizione pubblica risale all’agosto di quest’anno.

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Nero Kane: l’intervista per parlare dell’ultimo “Of Knowledge and Revelation”

A pochi giorni dall’uscita della sua terza fatica in studio, l’affascinante “Of Knowledge and Revelation”(Subsound Records, disponibile in doppio vinile LP rpm, CD e digitale e il cui pre-order è già disponibile da alcune settimane), siamo nuovamente tornati a fare qualche domanda all’affascinante songwriter milanese Nero Kane, ormai vera e propria stella dello psych dark folk tricolore, e alla sua collaboratrice Samantha Stella.

Ecco cosa ci hanno raccontato

Ciao Nero, ciao Samantha. Direi di partire dal titolo di questa nuova sortita discografica, “Of Knowledge and Revelation”: qual è il concept che cela, è il risultato di quali riflessioni-ispirazioni?

NK – Mi piace vedere questo nuovo lavoro come il terzo, e forse ultimo, capitolo di una sorta di trilogia iniziata nel 2018 con il mio primo lavoro solista “Love In A Dying World” e proseguita con “Tales of Faith and Lunacy” nel 2020. L’idea è che col procedere degli album, e della loro narrazione, il livello di interpretazione si sia elevato da un aspetto più concretamente terreno ad uno via via più etereo, incorporeo e spirituale. Una sorta di processo di elevazione il cui corrispettivo visivo immagino possa essere trovato in un pannello di Hieronymus Bosch del 1490 intitolato “Ascesa all’Empireo”facente parte di un corpo di quattro dipinti, le “Quattro visioni dell’Aldilà”

In questo capolavoro, che è anche stato fonte di ispirazione per uno dei brani contenuti nell’album (nello specifico “The End, The Biginning, The Eternal”), ritrovo un po’ la summa della nuova release. Un viaggio solitario, di ascesa e caduta in una eterna ricerca della luce, della salvezza, mentre l’anima è costretta a vagare in un Limbo dantesco, magistralmente raffigurato dalle incisioni di Gustave Doré della “Divina Commedia” (1861), che sono state altre fonti primarie di ispirazione per questo disco. In queste lande desolate del pianto, del dolore ma anche della rassegnazione, il peregrinare dell’anima è accompagnato da altre voci, altre anime, altri spiriti che gemono e sussurrano, nella costante ricerca della gloria e luce di Dio.

Il titolo dell’album, nello specifico, nasce invece da uno scritto della mistica medievale tedesca Mechthild Von Magdeburg (1250-1270) che recita:

“Love without Knowledge, is darkness to the wise soul. Knowledge without revelation, is as the pain of Hell. Revelation without death, cannot be endured.”

Altre fonti vitali di ispirazione sono poi stati gli scritti di E. Cioran “Lacrime e Santi” (1937), in rumeno “Lacrimi și Sfinți”, titolo preso in prestito per un brano del disco, e gli “Inni alla Notte” (1800) di Novalis. Le varie influenze, alcune più dirette e marcate, altre più velate, sono confluite in questo viaggio dal sapore ultraterreno intriso di caducità e vana speranza.

Rispetto al precedente “Tales of Faith and Lunacy”, il nuovo ellepì sembra aver ulteriormente dilatato e rese “liquide” le canzoni. È stata una naturale evoluzione nata in sede di composizione o è il risultato di una qualche trasformazione delle tracce base avvenuta in studio?

NK – L’idea di partenza era già quella di dar vita a un’opera lunga, dilatata, senza star lì a preoccuparsi troppo delle tempistiche dei brani. Il mio desiderio sin dall’inizio era quello di fare un doppio album, non so spiegarti bene il perché ma sentivo questa necessità. Il formato del doppio 45 mi aveva poi particolarmente intrigato dopo l’ascolto di “Requiem For Father Murphy“del noto duo Father Murphy, appartenente quel filone affascinante conosciuto come Italian Occult Psychedelia.

Per quanto concerne la “liquidità” delle canzoni, credo che sicuramente il lavoro del produttore artistico Matt Bordin, dell’Outside Inside Studio, abbia influito sulla resa finale, ma già i riferimenti di partenza e gli arrangiamenti provati prima di entrare in sala di registrazione erano indirizzati in tal senso. Diciamo che forse questo aspetto ritualistico e dilatato nasce già nella mia mente mentre lavoro con i loop che poi andranno a formare l’ossatura dei brani. Questa ciclicità atemporale è quello che caratterizza i miei brani ed è quello su cui mi piace lavorare andando poi ad aggiungere i vari layers che daranno una ambientazione al tutto.

Sempre rimanendo in tema: gli otto estratti dell’ellepì constano tutti di una durata ragguardevole rispetto al classico “formato singolo” da tre o quattro minuti che domina ormai sovrano nel panorama discografico attuale. Dobbiamo considerarla una presa di posizione in qualche modo ideologica o è mera, irriducibile conseguenza del vostro modo di approcciare al songwriting?

NK – Sicuramente non c’è nessuna presa di posizione ideologica, ma è una scelta puramente artistica. Non ho mai minimamente pensato al mercato discografico di ieri o di oggi nell’approcciarmi alla mia musica. Ho sempre e solo seguito il mio istinto e le mie suggestioni, ben consapevole di voler creare una musica per pochi, anzi per pochissimi. Infatti la particolarità di questo progetto è proprio la sua collocazione atipica, a cavallo di vari generi, mai chiaramente riconducibile ad una specifica scena propriamente detta. La sua unicità, e mi piace dire, anche la sua originalità, rappresentano la sua bellezza e la sua forza. 

L’impatto della musica di Nero Kane ha una peculiarità formale e visionaria che appare evidente fin dal primo ascolto. Cosa dobbiamo aspettarci per il tour di supporto di “Of Knowledge and Revelation”? E, già che ci siamo, potete raccontarci come è nato il lungo, bellissimo video di “Lady of sorrow” che ha lanciato la vostra nuova release

NK – Il tour che inizierà il 30 di settembre, data di release dell’album, sarà sempre incentrato su un set minimale che vede me alla chitarra/voce e Samantha alle tastiere/voce. Questa dimensione intima credo sia adeguata al tipo di lavoro fatto. Benché non si possa avere una range sonora così ampia come quella del disco o quella data da una full band, sento che tutti i brani riescono a mantenere inalterate le loro caratteristiche che li identificano e caratterizzano. Le atmosfere sono quelle, semplicemente ri-arrangiate in una chiave più minimale. Il progetto Nero Kane è comunque partito con l’idea di essere un progetto solista, con un set up agile anche per poter essere portato dal vivo senza la necessità di avere molti musicisti.

SS –  Concordo pienamente, la forte componente visionaria dell’immaginario compositivo di Nero Kane è integrata con il supporto visivo che creo con immagini fisse e in movimento, concepite non come singoli video musicali, ma come film sperimentali, mediometraggi o cortometraggi, di cui io e Nero siamo protagonisti e che spesso presento in videoinstallazioni o proiezioni in musei e gallerie d’arte, essendo io attiva in primis come artista visiva, performer e filmmaker.

Il film californiano per il lancio del primo album, “Love In A Dying World”, debuttò proprio a Los Angeles, per essere poi riproposto in diversi musei italiani. Il film nato a supporto del secondo album, “Tales of Faith and Lunacy”, debuttò al festival “Il Rumore del Lutto” alla Casa della Musica di Parma. Ad oggi, con alcune eccezioni, preferiamo che la loro fruizione sia separata dal live musicale, lasciando che in questo il pubblico possa essere interamente rapito dalla sola suggestione della musica e delle nostre voci, e non da una visione indotta, se non quella di una forte luce rossa e dei nostri due corpi in scena.

Proprio una recensione del nostro ultimo live in Germania lo scorso febbraio ha evidenziato come l’atmosfera così creata, il mio corpo quasi immobile, se non il movimento sulle tastiere, la luce lynchiana, il movimento quasi mantrico della chitarra di Nero, si sposassero perfettamente con la musica dando vita ad un “viaggio nell’oscurità”. In questi ultimi due mesi abbiamo lavorato molto al set per il nuovo album, che presenteremo nel tour in Europa e UK che inizia il 30 settembre dalla nostra Milano e toccherà importanti città come Berlino, Londra, Parigi, Roma, Praga e molte altre. Credo che rispetto al set precedente, la dimensione corale creata dalle nostre voci e dall’utilizzo del mellotron, faccia emergere un elemento più mistico e pieno. 

Tornando al video, “Lady of Sorrow” è la prima parte di un cortometraggio che ho confezionato insieme a Nero, il quale mi aiuta nelle riprese video laddove io stessa sono in scena. Mi sono rifatta alla “Divina Commedia” di Dante, tra le influenze letterarie nella scrittura dell’album, e ho immaginato Nero come un predicatore-viaggiatore dal mood mistico-desertico alla Jodorowsky nei meandri dei vari gironi danteschi tra Paradiso, Inferno e Purgatorio. Quel giardino di fiori secchi e pieni di spine è un po’ come una selva oscura, tutto potrebbe apparire angelico, ma improvvisamente si tinge di rosso. Accompagna la narrazione un piccolo libricino nero dove tutto potrebbe essere già scritto, anche la propria morte.

La vostra collaborazione dura da cinque anni, un lasso di tempo apparentemente non eccessivo, ma comunque importante. Come si è evoluta rispetto agli inizi e, se ve la sentite di fare previsioni, dove andrà a parare nell’immediato futuro?

NK – Devo dire che nel corso di questi cinque anni la figura di Samantha ha preso sempre più piede all’interno del progetto. All’inizio la nostra collaborazione era focalizzata più che altro sull’aspetto video, ma già dal tour di presentazione del primo album la sua forte personalità ha donato un ulteriore livello di sviluppo al concept. Come detto poc’anzi, mi piace intendere Nero Kane sempre come un progetto solista che però si avvale del talento di una persona molto affine al mio mondo e alle mie suggestioni, con la quale condivido un profondo interscambio.

Noi respiriamo fondamentalmente la stessa aria e questo ci avvicina ed influenza molto. Onestamente non ho progetti chiari per il futuro, mi sento in un momento della mia vita difficile che potrebbe portarmi ovunque. Questo disco segna indubbiamente un importante punto di arrivo nel mio percorso artistico ma anche, forse, un momento di pausa necessario a riorganizzare certe cose. Vorrei in qualche modo continuare ad andare avanti e crescere musicalmente, ampliare sempre di più la mia produzione, ma vorrei farlo in una maniera sempre diversa, con nuovi stimoli, nuovi risultati e nuove soluzioni espressive.


SS – Tutto è stato un percorso naturale. Dal punto di vista meramente creativo, da un mio primo apporto solo visivo, sono passata ad affiancare Nero sul palco con tastiere e backing vocals su canzoni da lui create, per poi scrivere veri e propri testi e lavorare insieme su arrangiamenti minimali di organo/piano/mellotron da affiancare alle sue chitarre e ai suoi loop durante la stesura di nuove canzoni, e a usare in modo più ampio la mia voce, cosa che mi piace moltissimo fare.

Molto lavoro “altro” è ancora in corso, soprattutto a livello di promozione internazionale, sia a livello giornalistico che live. Nuove date si aggiungeranno a quelle annunciate ad oggi, ci sono progetti di reading sonori e proposte per esibizioni in ambienti culturali diversi dove noi già ci muoviamo agilmente.

Tornando alla questione dei vostri live: nonostante le, immaginiamo, numerose difficoltà che avrete incontrato per portare in giro “Tales of Faith and Lunacy”, che idea vi siete fatti delle reazioni da parte del vostro pubblico dopo la bufera Covid? Come è cambiata, se è cambiata, la dimensione “concerto” rispetto al recente passato? E, soprattutto, visti i recenti, sempre più numerosi annullamenti delle esibizioni che si stanno registrando adesso che è ricominciata la stagione al chiuso, che cosa vi aspettate dai concerti dei prossimi mesi?

NK – La verità è che fare musica dal vivo è diventato sempre più difficile. Ancora di più per realtà così di nicchia e particolari come questa. Non ho notato grossi cambiamenti in tutta onestà, se non in peggio a livello di affluenza di pubblico. C’è sicuramente molta offerta sul campo, ma tale offerta spesso non è controbilanciata da un numero di presenze, come dire, “decoroso”. E mi riferisco sia alI’Italia che all’estero.

Devo però anche aggiungere che il pubblico è sempre parecchio affascinato dal nostro live, molti rimangono colpiti dall’assenza di percussioni e di una sezione ritmica che detti un tempo, e allo stesso tempo questo li porta in una sorta di altra dimensione intima e interiore in cui si perdono. Riceviamo sempre ottimi feedback da parte delle persone che ci vengono a vedere e speriamo solo che i numeri possano aumentare sempre di più, poiché siamo consapevoli del valore di quello che presentiamo. Le aspettative per le nuove date sono comunque positive, anche perché il disco sta già riscuotendo ottimi consensi nel settore.

Il mio desiderio è poi quello di uscire dalla dimensione tipica del club per portare questo tipo di set anche in contesti più “artistici”, come già abbiamo fatto in passato. Quest’altra “dimensione” credo si sposi molto bene con un progetto come il mio, che ha bisogno, per essere goduto appieno, del giusto contesto e, diciamolo, anche del giusto pubblico. 

Ascoltando la tracklist del disco, confesso che le canzoni che più mi hanno affascinato, almeno al momento, sono “The Pale Kingdom” e “Lacrimi și Sfinți”, con il loro incedere così coinvolgente. Potete raccontarcene la genesi?

NK – “Lacrimi și Sfinți” nasce, come accennavo in precedenza, dall’ispirazione di un libro di E. Cioran. Ciò che mi ha colpito in questo scritto, aldilà dello specifico aspetto filosofico sul quale non mi addentro, sono alcune frasi, come ad esempio:

“Al giudizio finale verranno pesate soltanto le lacrime.”

“Ogni vera musica è sgorgata dalle lacrime, nata com’è dal rimpianto del paradiso.”                                             “Il limite di ogni dolore è un dolore più grande.”                                                                                                         “Si crede in Dio soltanto per evitare il monologo tormentoso con la solitudine.”                                                 “La musica è l’emanazione finale dell’universo, come Dio è l’emanazione ultima della musica.”

In questi “aforismi” ho trovato una forte connessione con il mio vissuto quotidiano che poi è quello che mi porta a scrivere le mie stesse canzoni. Era come leggere una sorta di autobiografia del mio credo artistico, e allo stesso tempo, figure di cantautori a me molto cari come Nick Cave o Johnny Cash mi sembravano rivivere in queste stesse frasi. Ho sentito una forte valenza poetica in ogni singola parola, qualcosa di estremamente potente, come nei “Fiori del Male” di Baudelaire, che mi ha affascinato e, in qualche modo, ispirato. Questa aurea mistico-salvifica della musica nel buio della vita, questo costante tormento della vita stessa… tutto mi sembrava molto vicino al mio mondo! Talmente vicino da ispirarmi la stesura di una canzone e delle sue parole.

SS – “The Pale Kingdom” è l’unico testo che ho scritto per questo album, nel precedente ne avevo firmati tre, forse il più connotato era “Angelene’s Desert,” una sorta di reading/sermone che rimane il mio brano preferito. Questa volta Nero aveva prodotto molto materiale e mi sembrava intrusivo aggiungere qualcosa, se non queste parole che canticchiavo nella penombra della stanza strumenti dove lavoriamo, mentre facevo risuonare, nel mio modo imperfetto, le note più basse della chitarra elettrica – “White Demons and Angels in tears, dancing over my head, White Demons and Angels in tears, dancing, eating my face” (demoni bianchi e angeli in lacrime che danzano sopra la mia testa e mangiano il mio volto)… In realtà in testo descrive una sorta di Olimpo abitato da Dei stanchi e annoiati, dalle mani candide e bianche che penzolano sopra la nostra testa nel cielo, il Pallido Regno.

L’arrangiamento proposto con le voci che si sfaldano e l’effetto del processo dei nastri apportato dal produttore Matt Bordin, rende perfettamente questa idea di sgretolamento di templi e rovine, di un bellissimo regno in distruzione che avanza.

Leggendo quello che scrivono su di voi a livello di stampa nazionale ed internazionale, salta all’occhio il reiterato accostamento all’ultima produzione del duo creativo Nick Cave-Warren Ellis. Come vi sentite messi di fronte a questo (impegnativo) paragone e, più in generale, rispetto a “Tales of Faith and Lunacy”, sono cambiate le vostre influenze? Cosa ascoltate di nuovo, avete nuovi suggerimenti per i lettori?

NK – Tale accostamento è per me assolutamente centrato perché mi sento molto vicino agli ultimi lavori del duo Cave-Ellis. In particolare “Ghosteen” è un album che mi è piaciuto molto e che è stato fonte di ispirazione per questo disco. Così come lo sono stati alcuni scritti di Cave che leggo nel suo blog “The Red Hand Files”, di cui sono assiduo fruitore. Il paragone ingombrante lusinga ma non mi turba perché ovviamente non può esserci un vero confronto. Siamo semplicemente categorie di peso (molto) diverse. È bello però vedere come alcune tue influenze vengano riconosciute e apprezzate dal pubblico. Come è bello fare proprie queste influenze e trasformarle in qualcosa di personale. Rispetto a “Tales of Faith and Lunacy”,per quanto mi riguarda credo non ci siano stati grossi stravolgimenti a livello di ascolti, anche perché io prendo tendenzialmente più ispirazione da libri e dipinti piuttosto che da altri musicisti.

SS -Io consiglio Julinko, artista veneta dream doom che aprirà alcune delle nostre date nel tour, e la magnifica Darkher, nuova regina britannica del dark folk che si affianca alle mie preferite Nico e Lingua Ignota. I miei top rimangono ascolti non nuovi, come Michael Gira/Swans, Wovenhand, Nick Cave, Joy Division, Chopin.

Ultima, “dolorosa” domanda: per chi come voi si trova al di fuori di una “scena” musicale facilmente identificabile, quanto sta diventando difficile sgomitare al giorno d’oggi qui in Italia per cercare di sopravvivere? Se aveste una bacchetta magica, quale tipo di incantesimo provereste a fare per far sì che le orecchie di un pubblico un po’ più vasto si dedicassero all’ascolto di una musica particolare come la vostra?

NK – E’ una domanda difficile perché tanti potrebbero essere gli aspetti sui quali lavorare. Fare il musicista è da sempre un mestiere difficile o, per i più, un secondo lavoro, anche se in realtà esso viene spesso vissuto in maniera totalizzante, e più è totalizzante più diventa difficile scendere a compromessi. Ma l’Arte è purtroppo soggetta da sempre a questo tipo di trattamento proprio a causa di una società che di base non la ritiene fondamentale per la vita di tutti i giorni.

L’uomo comune non si nutre di Arte, al massimo la vive di riflesso. Sarei quindi felice se la gente si riavvicinasse sempre di più ad essa e soprattutto alla vera Bellezza. Ai contenuti, alla sostanza, lasciando da parte tutto questo frenetico mondo “usa e getta” che ci sta semplicemente uccidendo. Vorrei che le persone ritornassero al Bello, alla Poesia, alla Natura e a tutto ciò che potrebbe rendere l’uomo migliore. Se la Musica è l’emanazione finale dell’Universo, vorrei che l’uomo vi si riavvicinasse per respirare l’Infinito.

Claudio Simonetti’s Goblin, concerto speciale alla mostra su Dario Argento

Dario Argento claudio simonetti's goblin

In occasione della mostra ‘Dario Argento – The Exhibit’ (Mole Antonelliana, fino al 16 gennaio 2023), il Museo Nazionale del Cinema organizza venerdì 7 ottobre alle ore 21.00 al Cinema Massimo un concerto speciale dei Claudio Simonetti’s Goblin.

Sono molto felice di suonare a Torino, su organizzazione del Museo Nazionale del Cinema, proprio in questo 2022, che, oltre alla mostra su Dario, contiene molte ricorrenze importanti che mi riguardano: oltre ai 45 anni di Suspiria (1977), quest’anno cadono i 40 anni di Tenebre (1982), ma anche i 35 anni di Opera (1997), i 15 anni di La terza madre (2007) o i 10 anni di Dracula 3D (2012) – fa sapere Claudio Simonetti. Tutti successi che mi appartengono, e di cui vado fiero”.

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Impossibile separare il cinema di Dario Argento dai Goblin – racconta Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Dario ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la scelta delle colonne sonore dei suoi film, raggiungendo, in molti casi, risultati strabilianti come in Profondo Rosso. Siamo molto contenti di questo concerto, è molto in sintonia con l’omaggio a Simonetti, perché la mostra al museo è piena di musiche di Simonetti e dei Goblin”.

Måneskin: ecco “The Lonelist”, il nuovo singolo. Guarda la loro performance al Global Citizen di New York

Sabato 24 settembre i Måneskin si sono esibiti con cinque brani al Global Citizen Festival del 2022 a New York. La band è salita sul palco poco prima degli headliner Metallica. Altri artisti hanno partecipato all’evento tra cui Charlie Puth, i Jonas Brothers, Mariah Carey, Mickey Guyton e Rosalía e la campagna del festival si è conclusa con oltre 2,4 miliardi di dollari raccolti per contrastare la povertà estrema.

Guarda la performance dei Måneskin di ‘I WANNA BE YOUR SLAVE’ qui.

La scorsa settimana i Måneskin hanno annunciato il nuovo attesissimo singolo “The Loneliest”, in uscita il 7 ottobre, ed è stata resa pubblica la copertina del brano. È possibile pre-salvare “The Loneliest” a questo link.

Il singolo di successo della rock band “SUPERMODEL” ha recentemente superato gli oltre 150 milioni di stream globali, raggiungendo la #1 posizione nelle classifiche di Billboard e rimanendo salda per diverse settimane alla #1 nella US Alternative Radio – i Måneskin sono gli unici a conquistare questo traguardo con due canzoni quest’anno. Victoria, Damiano, Thomas e Ethan si sono anche aggiudicati il Billboard Music Award 2022 nella categoria “Top Rock Song” e l’iHeartRadio Music Award come “Best New Alternative Artist”.

I Måneskin hanno concluso un’estate fenomenale in giro per il mondo. Il 2022 continua ininterrottamente a vederli protagonisti di spettacoli colossali e palchi grandiosi nei principali festival di tutto il mondo come lo storico Circo Massimo di Roma che ha registrato il tutto esaurito con oltre 70.000 presenze, o il Lollapalooza di Chicago, davanti a oltre 65.000 fan, dove la band ha letteralmente scosso la folla, e ancora il Rock in Rio, il Pinkpop, il Rock am Ring, Summer Sonic e molti altri.

I traguardi raggiunti dai Måneskin quest’anno non si fermano qui: la band si è esibita con agli MTV VMA Awards 2022 il loro singolo di successo “SUPERMODEL”, in una performance che ha sconvolto il pubblico televisivo, e che è ora disponibile qui. La serata ha anche visto la band portare a casa con orgoglio il VMA award per “Best Alternative Video”, segnando la prima volta di un gruppo italiano ad aver vinto tale premio.

I Måneskin sono pronti per il loro LOUD KIDS TOUR che a partire dal 31 ottobre li vedrà esibirsi negli Stati Uniti prima di tornare in Italia il 23 febbraio 2023, e da lì toccare tutta Europa.

Waters scrive anche a Putin: “Vorresti la fine della guerra? Basta un sì”

Ancora una lettera aperta a firma del co-fondatore dei Pink Floyd, Roger Waters. Dopo essere entrato nelle scorse settimane all’interno delle questioni legate alla guerra tra Russia e Ucraina con una lettera indirizzata a Olena Zelenska, la moglie del presidente ucraino, il bassista ha deciso di scrivere direttamente al presidente russo Vladimir Putin.

Una lettera per chiedere di impegnarsi per il cessate il fuoco, trovando una soluzione diplomatica per porre fine alla guerra.

“In primo luogo”, si legge nella missiva, “vorresti vedere la fine di questa guerra? Se dovessi rispondere e dire: ‘Sì, per favore’ ciò renderebbe le cose immediatamente molto più semplici. Se dovessi uscire e dire: ‘Inoltre la Federazione Russa non ha ulteriori interessi territoriali oltre alla sicurezza delle popolazioni di lingua russa della Crimea, Donetsk e Lubansk’.

Per le sue posizioni politiche, la Polonia ha di fatto cancellato due concerti di Waters previsti per la primavera 2023.

“Memento”, la prima volta in Italia per la pièce di Nyko Piscopo

Memento nyko piscopo

Debutta a livello nazionale “Memento”, l’avanguardistica pièce di Nyko Piscopo, tra i fondatori dell’innovativa Cornelia Dance Company

Lo spettacolo, dopo il successo della première internazionale in Polonia al Gdańsk Dance Festival, verrà portato sul palco per la prima volta in Italia sabato 15 ottobre, in occasione della terza edizione del VISAVÌ Gorizia Dance Festival

“Memento”è una pièce di danza che si fonda sul non-evento. Come nel capolavoro “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, la tensione è creata dal susseguirsi di speranze che non trovano uno sfogo concreto. Allo stesso modo, nella vita, ogni momento è attesa di qualcosa di definitivo che poi si scopre essere, una volta ottenuto, frammentato e soggettivo. 

All’interno della coreografia i performer vivono quest’attesa e, nella ricerca di una risposta definitiva, divina e non, alla loro condizione esistenziale, cercano conforto l’uno dall’altro, si sfidano, oppure, come un coro, tendono tutti verso lo stesso punto. Alla fine, la meta stessa del loro viaggio si concretizza nel ricordo (“memento” significa, per l’appunto, “ricordati”) di questi rapporti e delle sensazioni che hanno sentito, rendendo la stessa un momento rituale, un atto sacro, e quindi eterno. 

«Quel che accade in “Memento” è semplicemente un happening tra i danzatori, che non è vincolato a una storia, ma regala un vero e proprio viaggio immaginifico sul senso della vita e sulla speranza di ritrovare qualcosa che si è perso – racconta il coreografo Nyko Piscopo – “Memento” significa “ricordo” e io lo intendo come sentimentale e viscerale”.

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Per questo lavoro, Nyko Piscopo ha scelto di mettere in scena frammenti del proprio vissuto. Non si tratta, però, di un semplice racconto di ciò che è successo durante alcune relazioni che ha costruito in particolari momenti della sua vita. Ogni evento passato non viene filtrato da uno sguardo freddo e distante, ma tutto viene rappresentato mentre la sua mente ancora non riesce ad afferrare e decifrare ciò che è stato. Ne viene fuori una narrazione diretta, senza filtri, che non cerca una chiusura nella materia modellata e perfetta, ma che trova, nella sua frammentarietà e astrattezza, il comune denominatore tra le sue sensazioni e quelle di ognuno di noi. Egli stesso, sentendosi perso in questo vortice di emozioni, nel cercare se stesso cerca tutti gli altri e, nella sua sensazione di spaesamento, racconta lo spaesamento che, l’uomo del XXI secolo, prova di fronte a una società che appiattisce la sua capacità di sentire e, soprattutto, di ricordare. 

Innovativo, fuori dagli schemi e senza etichette, “Memento” è celebrazione del sé in ogni sua forma e poggia le sue basi sulla gender equality. Ai performer viene chiesto di rinunciare alle caratteristiche intrinseche legate al loro genere o agli stereotipi su di esso. Lo sguardo diventa fisso, le espressioni facciali limitate, però gli si dà anche la possibilità di esprimere, in maniera fluida e in base alla sensibilità scenica, l’emotività percepita in quel determinato momento. Nulla deve partire da un’idea, ma da un impulso interno: in questo modo il corpo non si trascina dietro una gestualità stereotipata, e le dinamiche coreografiche si costruiscono libere da tutti gli schemi, cosicché l’uomo può essere sollevato dalla donna, se la necessità interiore della coppia in scena lo richiede, invertendo (o seguendo) i canoni senza barriere preconcette. 

 “Memento” verrà portato in scena anche domenica 29 gennaio al Teatro dei Rinnovati di Siena

La Cornelia è una compagnia di danza fondata nel 2019 a Napoli da Nyko PiscopoNicolas GrimaldiCapitelloEleonora GrecoLeopoldo GuadagnoFrancesco Russo. Parola chiave del manifesto artistico di Cornelia, è innovazione, che si manifesta sia portando avanti progetti dove coesistono linguaggi diversi, sia attraverso la rilettura in chiave moderna di alcuni classici della danza e della letteratura. Di conseguenza, i temi affrontati dalla compagnia, sono quelli della contemporaneità, comprendono le “istanze” delle nuove generazioni, come le battaglie per l’autodeterminazione del proprio corpo e per l’affermazione della propria sessualità, ma anche l’indagine sulle nuove possibilità di connessione date dalla rivoluzione social. 

Oltre ai fondatori, Cornelia si avvale di numerosi collaboratori esterni che condividono la stessa filosofia del gruppo. L’attività della compagnia è diffusa sia in Italia che all’estero, le produzioni artistiche vengono presentate in vari teatri italiani (Teatro delle Muse di Ancona, Teatro Bellini di Napoli, Teatro comunale di Vicenza, Teatro Carignano di Torino) e partecipano ai più importanti festival di danza e video danza, sia nazionali (Biennale di Venezia 2020, Campania Teatro Festival 2021 e molti altri) che internazionali (Filmpride di Birghton, Choreoscope a Barcellona), oltre a progetti trasmessi in streaming a New York, Londra, Belgrado, Svezia, Iran. 

Attiva non solo nella danza a livello produttivo, la compagnia si occupa anche di collaborare all’organizzazione di eventi nazionali come MOVI|MENTALE e Cilentart Fest e nella formazione con iniziative gratuite per i danzatori del territorio come Wake Up! Training. 

Ha conseguito un importante riconoscimento dal Ministero della Cultura, rientrando nell’elenco delle compagnie di danza finanziate dal FUS. 

“Tutto chiede salvezza”, il trailer della serie tratta dal romanzo di Mencarelli (video)

Tutto chiede salvezza netflix

Uscirà su Netflix il 14 ottobre la serie “Tutto chiede salvezza”, regia di Francesco Bruni. Tratta dal romanzo di Daniele Mencarelli, vincitore del Premio Strega Giovani 2020, sarà divisa in 7 episodi visibili anche su Sky Q e tramite la app su Now Smart Stick.

Il protagonista Daniele sarà interpretato da Federico Cesari, il giovane con crisi di rabbia ricoverato in psichiatria e sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio. Una sorta di novello Alex DeLarge, protagonista di “Arancia Meccanica”, che però non sarà sottoposto al “Programma Ludovico”.

Daniele sarà accompagnato da 5 compagni di stanza che nel romanzo di Mencarelli vengono analizzati in tutte le loro sfaccettature, anche attraverso il rapporto con medici e infermieri, i quali provano da una parte paura e dall’altra indiffirenza.

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Un viaggio nell’io di queste persone quasi abbandonate a se stesse, alle cure forzate in nome del necessario. Nel romanzo dello scrittore romano questi 6 protagonisti si stringono tra loro. Cercano nell’altro la forza che gli altri gli hanno rifiutato.

Giorgio, Alessandro, Gianluca, Madonnina, Mario sono i fratelli che Daniele si trova e nei quali trova la salvezza.

Sono fratelli offerti dalla vita, trovati sulla stessa barca, in mezzo alla medesima tempesta, tra pazzia e qualche altra cosa che un giorno saprò nominare”.

Il linguaggio duro e crudo, a tratti poetico di Daniele Mencarelli, tramite le parole del narratore Daniele porta il lettore nell’io più profondo di questi personaggi reali, essendo “Tutto chiede salvezza” un romanzo in parte autobiografico.

Il cast della serie Netflix, oltre al già citato Cesari, vede la presenza di : Andrea Pennacchi (Mario), Vincenzo Crea (Gianluca), Lorenzo Renzi (Giorgio), Vincenzo Nemolato e Alessandro Pacioni. Mentre Ricky Memphis, Bianca Nappi e Flaure BB Kabore interpretano gli infermieri. Filippo Nigro (“Suburra”) è il Dott. Mancino e Raffaella Lebboroni la Dott.ssa Cimaroli. E Carolina Cresentini è Giorgia, la mamma della compagna che Daniele conosce al liceo e ritrova al reparto.

La colonna sonora è “Vent’anni” dei Maneskin.

Lupin, Netflix presenta la terza parte (video)

Lupin netflix

Assane Diop (Omar Sy) torna per le strade di Parigi. Il ladro più ricercato di Francia, che si ispira a Lupin, sta per redire sugli schermi. Netflix ha infatti da poco rilasciato il teaser che presenta la terza parte della serie presentata nel 2021.

La seconda parte si era conclusa con l’arresto di Hubert Pellegrini per gli omicidi di Babakar Diop (di cui viene riabilitata la figura) e Fabienne Bériot, e per il rapimento di Raoul. 

Il finale era comunque rimasto aperto, con il sorriso beffardo di Pellegrini che indicava come la guerra fosse appena iniziata.

Il seguace di Lupin, datosi alla macchia dopo aver salutato Claire e Raoul, è diventato l’uomo più ricercato della capitale francese. Ovunque ci sono cartelloni con il suo volto.

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In questa serie dovrà quindi continuare a sfruttare le sue capacità, le lezioni imparate leggendo i libri di Le Blanc, per sfuggire nuovamente alla polizia e tentare di riabilitarsi.

Nelle prime immagine del teaser della piattaforma americana si vede Assane camuffarsi e giocare con le doti camaleontiche, tipiche del ladro gentiluomo per eccellenza.

La sinossi di Netflix parla di un Diop lontano dalla famiglia e da Parigi ma incapace di sopportare la distanza. Per questo decide di fare a moglie e figlio una proposta: lasciare insieme la Francia per iniziare una nuova vita. Ma alcuni fantasmi del passato sono duri a sparire. La curiosità è tanta, così come la suspense creata dalle prime immagini che lasciano pensare ad una corsa continua contro il tempo. E non solo.

Festa del Cinema di Roma: anche Apple Tv+ presenta i suoi titoli

Freestyle
LOUIS ARMSTRONG’S BLACK & BLUES
dal 28 ottobre su Apple TV+

Regia di Sacha Jenkins

“Louis Armstrong’s Black & Blues” offre uno sguardo intimo e rivelatore sul musicista che ha cambiato il mondo, presentato attraverso una lente di filmati d’archivio, registrazioni private e conversazioni personali mai ascoltate prima. Diretto da Sacha Jenkins, questo documentario onora l’eredità di Armstrong come padre fondatore del jazz, una delle prime star conosciute e amate a livello internazionale e ambasciatore culturale degli Stati Uniti. Il film mostra come la vita dello stesso Armstrong attraversi il passaggio dalla guerra civile al movimento per i diritti civili e come egli sia diventato una figura di riferimento in quell’epoca turbolenta. 

Concorso
RAYMOND & RAY
dal 21 ottobre su Apple TV+

Con Ewan McGregor, Ethan Hawke, Maribel Verdú, Sophie Okonedo.
Regia di Rodrigo Garcia. Produttori: Alfonso Cuarón, Bonnie Curtis, Julie Lynn

I fratellastri Raymond e Ray che hanno vissuto all’ombra di un padre terribile. In qualche modo, ognuno di loro ha ancora il senso dell’umorismo e il suo funerale è un’occasione per reinventarsi. C’è rabbia, c’è dolore, c’è follia, forse c’è amore e sicuramente c’è un lavoro di becchino.

Concorso
CAUSEWAY
dal 4 novembre su Apple TV+

con Jennifer Lawrence, Brian Tyree Henry. 
Regia di Lila Neugebauer

Il ritratto intimo di una soldatessa che lotta per adattarsi alla sua vita dopo il ritorno a casa a New Orleans.

La Polonia cancella i concerti di Waters dopo le critiche a Zelensky, Nato e Usa

Roger Waters, il co-fondatore del gruppo dei Pink Floyd, non nasconde la sua rabbia dopo la ben possibile cancellazione di due suoi concerti in programma a Cracovia, in Polonia, per le sue dichiarazioni ritenute compiacenti nei confronti della Russia, in merito alla guerra in Ucraina. Il consiglio comunale di Cracovia inoltre si pronuncerà in settimana su una mozione che dichiari il cantante “persona non grata”.

In una lettera aperta all’inizio di settembre, il musicista britannico aveva scritto che l’Occidente dovrebbe smettere di fornire armi all’Ucraina. Waters aveva anche accusato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di tollerare “l’estremo nazionalismo” prima di esortarlo a porre fine a “questa guerra mortale”. La lettera aperta era indirizzata ad Olena Zelenska, la first lady ucraina (il testo integrale)

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Critiche aperte da parte di Waters anche all’operato della Nato, dell’Occidente, ma anche Washington, per aver fornito armi all’Ucraina. In risposta, Olena Zelenska ha scritto su Twitter, il 6 settembre, che è stata la Russia ad aver invaso l’Ucraina, distruggendo le sue città e uccidendo civili. “Roger Waters, dovresti chiedere la pace al presidente della Federazione Russa, non dell’Ucraina”, ha twittato Zelenska.

La lettera aperta di Waters ha indotto Lukasz Wantuch, un consigliere comunale di Cracovia, a esortare i fan a boicottare i concerti. Live Nation Polska ha dichiarato sabato, sempre, su Twitter che i concerti, che erano stati programmati per l’aprile del prossimo anno alla Tauron Arena della città, erano stati “cancellati” senza però fornire dettagli. I consiglieri comunali presentato una risoluzione per dichiarare il musicista “persona non gradita” in città, che dovrebbe essere votata il 28 settembre. Waters su Facebook ha criticato Wantuch, accusandolo di “censura draconiana del mio lavoro”.

“Lukasz Wantuch sembra non sapere nulla della mia storia di lavoro, tutta la mia vita, a un costo personale, al servizio dei diritti umani”, ha detto Waters. Parafrasando le parole del suo singolo di successo “Another Brick in the Wall”, Waters ha anche scritto: “Hey! Lukasz Wantuch! ‘Leave them Kids Alone!'”. Ha detto di aver voluto solo esortare i paesi coinvolti “a lavorare per una pace negoziata piuttosto che aggravare le cose verso una fine amara”.

Tudum: tutte le novità presentate durante l’evento Netflix

Tudum: l’evento globale per i fan delle produzioni Netflix arrivato alla sua seconda edizione, è andato in onda ieri sera, in diretta mondiale, su Youtube. La manifestazione è stata presentata da alcuni dei protagonisti delle produzioni in arrivo nei prossimi mesi sulla piattaforma streaming. Tra loro troviamo Jamie Foxx, Chris Hemsworth e Henry Cavill, che hanno introdotto le clip e gli speciali dei contenuti esclusivi. Ecco i principali annunci della serata:

Ad aprire le danze è stata Millie Bobby Brown, tornata nei panni di Enola Holmes, di cui è stato rilasciato il trailer del secondo capitolo. La ritroviamo per le vie di Londra, impegnata a risolvere un nuovo mistero, dopo aver aperto la sua agenzia investigativa. Il suo unico desiderio è diventare un’investigatrice professionista, così da eguagliare il fratello ed essere degna del suo cognome. Le cose, come al solito, si complicheranno e Enola sarà costretta a collaborare con Sherlock (Henry Cavill) per poter risolvere il suo caso. Enola Holmes 2 sarà disponibile dal 4 novembre solo ed esclusivamente su Netflix.

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La presentazione è continuata con un’altra giovane sognatrice. È stato trasmesso il teaser trailer della terza stagione di Emily in Paris, dove viene svelata la data di debutto della serie. Nelle immagini mostrate, Emily (Lili Collins) sta attraversando un periodo complicato, dovuto a tutto lo stress del triangolo amoroso in cui è stata coinvolta nelle puntate precedenti. Decide così di apportare dei cambiamenti nella sua vita, tra cui un nuovo taglio di capelli. Intenzionata a lasciar perdere l’amore e concentrarsi sul lavoro, Emily inizia a frequentare un corso di francese, così da potersi integrare meglio nella sua nuova città. Qui incontra un ragazzo straniero come lei, che la infastidisce, ma allo stesso tempo la incuriosisce. La sterza stagione di Emily in Paris sarà rilasciata il 21 dicembre, giusto in tempo per una maratona natalizia.

Una ragazza un po’ più problematica è al centro del trailer successivo, Mercoledì Addams. ln questo filmato inedito la vediamo insieme ad un altro personaggio iconico della famiglia Addams, Mano, da sempre fedele compagna di Mercoledì (Jenna Ortega). Il duo si mette al lavoro per elaborare un piano di fuga dalla Nevermore Academy, in cui l’adolescente è stata mandata a studiare dai suoi genitori. L’attesissima nuova serie diretta da Tim Burton debutterà sulla piattaforma il 23 novembre.

Rimanendo in tema teenager, non si può non citare Outer Banks, di cui è stato pubblicato il trailer della terza stagione. Nel breve filmato vediamo come hanno vissuto i Pogues dopo il finale del secondo ciclo. La loro vita da naufraghi in Poguelandia procede tra divertimenti e guai che, a volte, rischiano di rivelarsi pericolosi per loro. Nel video si preannuncia anche il ritorno di uno dei principali antagonisti, Ward (Charles Esten), che crea problemi dentro e fuori dall’isola. Riusciranno Sarah (Madelyn Cline), John (Chase Stokes), JJ (Rudy Pankow), Klara (Madison Bailey) e Pope (Jonathan Davis) a lasciare l’isola e tornare alle loro vite? La risposta arriverà nel 2023. Non è stata comunicata una data precisa, ma non manca molto prima di scoprire quello che succederà nei nuovi episodi.

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Cambiamo completamente genere e, tornato in scena Henry Cavill, viene presentato un filmato della terza stagione di The Witcher. In questo dietro le quinte si può sbirciare la lavorazione delle nuove puntate, dove l’interprete di Yennefer, (Anya Chalotra) fa da guida. Per poter vedere la nuova stagione bisognerà attendere fino al 2023. È stato inoltre presentato l’atteso spin-off The Witcher: Blood Origin, in arrivo il 25 dicembre. Questo prequel, ambientato 1200 anni prima degli eventi della serie madre, racconterà una storia ormai dimenticata da tempo. La creazione del primo Witcher e gli eventi che portarono alla Congiunzione delle Sfere, ovvero quando i mondi dei mostri, degli uomini e degli elfi si fusero per diventare uno solo, saranno al centro della narrazione. Tra i protagonisti troviamo Michelle Yeoh (La tigre e il dragone) nel ruolo di Scian, l’ultimo membro della tribù nomade degli elfi, Sophia Brown (Clique)nelle vesti di Eile, guardia della regina che vuole diventare una musicista, e Laurence O’Fuarain (Don’t go) nei panni di Fjall, un guerriero in cerca di vendetta.

Presentata la nuova stagione del Teatro Secci di Terni: s’inizia il 18 ottobre con “Trascendi e sali”

Siamo lieti di presentare la nuova stagione del Teatro “Sergio Secci” di Terni, organizzata dal TSU in collaborazione con il Comune. Si comincia con l’artista, attore, autore, scrittore, comico, surreale Alessandro Bergonzoni che, martedì 18 ottobre e mercoledì 19 ottobre, porta in scena il suo quindicesimo spettacolo Trascendi e sali. Da martedì 1 a giovedì 3 novembre è la volta di Dulan la sposa con la regia di Valerio Binasco, anche interprete dello spettacolo insieme alle attrici Mariangela Granelli e Cristina Parku. Un testo dalle forti tinte noir che racconta un dramma culturale attraverso la storia di un matrimonio tutt’altro che festoso.

La Stagione prosegue sabato 12 e domenica 13 novembre all’insegna della danza contemporanea con la Compagnia Abbondanza/Bertoni e il suo ultimo lavoro IDEM io contengo moltitudini, primo passo del percorso Io è un altro, una trilogia dedicata all’identità.

E ancora, in esclusiva regionale, il Cartellone presenta lo scrittore francese Daniel Pennac con il suo Dal sogno alla scena. Un incontro teatrale, scritto insieme a Clara Bauer, Pako Ioffredo. Con questo spettacolo, in scena martedì 22 e mercoledì 23 novembre, Pennac entra dal vivo fra le pieghe dei suoi libri e dei suoi ultimi spettacoli.

Da lunedì 5 a mercoledì 7 dicembre è la volta de La madre dei mostri, nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria ispirata ai racconti di Guy de Maupassant, diretta da Lorenzo Collalti con una drammaturgia inedita, capace di indagare e costruire la vita quotidiana tra follia e ironia.

Martedì 10 e mercoledì 11 gennaio gli attori Giuseppe Pambieri e Carlo Greco, diretti da Moni Ovadia, sono i protagonisti dello spettacolo Nota stonata di Didier Caron, una pièce intensa e ricca di suspense ambientata nei primi anni Novanta, che lo stesso regista definisce “deflagrante”.

Martedì 17 e mercoledì 18 gennaio l’attore, cantante e regista Woody Neri interpreta William Shakespeare in Shakespearology, un one-man-show, una biografia, un catalogo di materiali shakespeariani più o meno pop. La Stagione continua martedì 31 gennaio e mercoledì 1 febbraio con Oblivion Rhapsody lo strabiliante show degli Oblivion, il gruppo comico musicale-teatrale che porta sul palco un’inedita e sorprendente versione acustica della sua opera omnia.

Martedì 21 e mercoledì 22 febbraio arriva Rimini, uno spettacolo di Gruppo RMN: sotto la guida di un prezioso compagno di viaggio come Pier Vittorio Tondelli, gli attori ci conducono in un viaggio nel Paradiso/Inferno di Rimini. Dal martedì 7 a giovedì 9 marzo in scena l’ultimo lavoro del regista Leonardo Lidi, prodotto dal TSU insieme a ERT/Teatro Nazionale e il Teatro Stabile di Torino: Il gabbiano, prima tappa di una trilogia dedicata al drammaturgo russo Anton Čechov: Il gabbiano  Zio Vanja – Il giardino dei ciliegi

Martedì 21 e mercoledì 22 marzo Lodo Guenzi è il protagonista del monologo autobiografico: Uno spettacolo divertentissimo che non finisce assolutamente con un suicidio, scritto insieme all’amico di sempre Nicola Borghesi. Un tentativo di messa in scena che parte dalla stand up e si perde in una storia vera.

La Stagione 22/23 termina con Save the last dance for mela performance di Alessandro Sciarroni – Leone d’Oro alla Biennale Danza di Venezia nel 2019 – che, per questo spettacolo ha lavorato sui passi di un ballo bolognese chiamato Polka Chinata, una danza di corteggiamento, quasi acrobatica, eseguita in origine da soli uomini e risalente ai primi del ‘900. In scena domenica 28 maggio con due repliche, alle 18 e alle 20.

IL PROGETTO Dance Well – movement research for Parkinson

Dance Well – Ricerca e movimento per Parkinson, nasce con l’intento di promuovere la danza in contesti artistici, e si rivolge principalmente, ma non esclusivamente, a persone che vivono con il Parkinson. La pratica consiste in lezioni di danza per persone con Parkinson, ampliate anche alle diverse comunità locali (familiari, membri della comunità anziana over 60, cittadini, studenti, richiedenti asilo, danzatori). Il laboratorio si terrà dal mese di novembre presso gli spazi museali del CAOS – Centro per le Arti Opificio Siri di Terni. È reso possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Terni e il CAOS.

“Dirty Ceiling”, il singolo dei The Rootworkers che anticipa il debutto discografico

E’ uscito “Dirty Ceiling”, il nuovo singolo della psychedelic rock blues band marchigiana The Rootworkers  che anticipa l’EP d’esordio “Attack, Blues, Release”, in uscita il 7 ottobre in cd e digitale.

Dichiarano i The Rootworkers“Dirty Ceiling è il cavallo di battaglia della band, forse il brano che più ci rappresenta. Le chitarre scottano, la sezione ritmica pedala freneticamente per 2:19 minuti e l’armonica ci riporta direttamente con i piedi nelle acque fangose del Mississippi. Una soffitta sporca, malmessa, un luogo dal quale esce rumore, o anche musica dolce. Un elogio al nostro tempio, luogo sacro e profano, che nei suoi pochi metri quadrati ci rende liberi e apre possibilità di viaggi senza confini”.

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The Rootworkers nascono nel 2019 a cavallo delle provincie di Macerata ed Ancona, nei meandri di quelle campagne appignanesi dove stabiliscono la propria base operativa. Sin dai primi esperimenti in sala prove trovano affinità nello studio della musica nera, incentrando la loro ricerca sulla costruzione di suoni acidi, stridenti, intrisi di grooves che trascendono il blues classico. Un’indagine musicale ed estetica che riparte dalla traccia, dal frammento, riportando quell’atmosfera nebulosa e labirintica di un paesaggio sonoro in sospensione. La formazione è composta da Enrico Palazzesi al microfono/chitarra ritmica/chitarra slide, Lorenzo Cespi al basso, Andrea Ballante alla chitarra solista e Enrico Bordoni alla batteria/piano. Nel 2021 partecipano al contest Homeless Fest 15 classificandosi in prima posizione.

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Rockin’1000: la magia attraversa l’Atlantico

Foto Camilla Messini

Rockin’1000, la più grande rock band del mondo, si prepara ad attraversare l’Atlantico e portare in Brasile il primo concerto dei mille, sabato 1 ottobre 2022 allo stadio Allianz Parque di São Paulo.

Per questa occasione, per la prima volta, la disposizione dei mille musicisti sul palco – che occupano un intero campo da calcio – sarà a 360° e questo consentirà agli spettatori di fruire dello spettacolo non solo frontalmente ma da tutti i lati dello stadio, comprese le curve.

Sul palco, a fare gli onori di casa, in veste di presentatore, sarà Supla: cantante, cantautore, attore e presentatore televisivo brasiliano. A lui e alla sua band, i  Punks de Boitique, anche il compito di aprire il concerto con una breve esibizione che anticipa l’inizio dello show: una massiccia, epica e indimenticabile celebrazione della musica rock che vede protagonisti oltre 1000 musicisti suonare simultaneamente.

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In Brasile Rockin’1000 avrà per la prima volta due direttori d’orchestraDaniel Plentz dei Selton, produttore e poli-strumentista brasiliano che vive da diversi anni in Italia e Andrè Frateschi, voce solista di una delle band più importanti del Brasile, i Legião Urbana. I due direttori dovranno condurre e armonizzare uno spettacolo unico con una distesa di musicisti provenienti da tutto il mondo che suoneranno in perfetta sintonia un repertorio rock di due ore. Sul palco 360° ci saranno 283 chitarristi148 bassisti, 296 cantanti, 213 batteristi e 60 tastieristi. I musicisti che si esibiscono a San Paolo provengono da 18 paesi del mondo: 871 musicisti dal Brasile21 dall’Italia, seguiti da Francia (19), Germania (9), Stati Uniti (8), Canada (2) e molti altri da Tunisia, Argentina, Belgio, Bolivia, Brunei, Cile, India, Paesi Bassi, Pakistan, Polonia, Perù e Portogallo. Uruguay. Il musicista più giovane viene dal Brasile ed è un batterista di 12 anni, mentre il più anziano è un bassista brasiliano di 67 anni.

Foto: Marco Onofri

La scaletta ufficiale (in ordine di esecuzione) non verrà rivelata prima del concerto, tuttavia, finora sono state confermate 18 canzoni per una scaletta di due ore che si preannuncia un’iniezione di pura adrenalina. Gli spettatori potranno ascoltare alcuni dei brani più iconici della storia del rock come Born To Be Wild (Steppenwolf) e Come Together (The Beatles) per brani indelebili amati da molte generazioni come Under Pressure (Queen/Bowie), Another Brick In The Wall (parte 2) (Pink Floyd), Smells Like Teen Spirit (Nirvana), Killing in the Name (Rage Against The Machine) e Paradise City (Guns n’ Roses).

Come sempre, Rockin’1000 celebra la cultura musicale del paese ospitante e presenta una selezione di brani che hanno lasciato il segno nella cultura brasiliana e non solo, come Metamorfose Ambulante (Raoul Seixas) e A minha Menina (Os Mutantes). Lo spettacolo conterrà molte altre canzoni e sorprese. Ovviamente ci sarà Learn to Fly (Foo Fighters), con la quale tutto ha avuto inizio.

Supla, uno dei nomi più legati alla scena rock n’roll in Brasile, condurrà il concerto del 1° ottobre grazie al patrocinio di Localiza, uno delle più grandi piattaforme di mobilità al mondo.

I biglietti possono essere acquistati esclusivamente sul sito Web o sull’app di Fever, la principale piattaforma di scoperta globale per l’intrattenimento dal vivo e i creatori di concerti a lume di candela.

Rockin’1000 in Brasile è un evento organizzato da Rockin’1000 in collaborazione con Fever. In qualità di partner, lo spettacolo ha anche School of Rock, la più grande rete in franchising di scuole di musica al mondo.

Media Partner: 89 FM, la principale Radio Rock in Brasile.

Foto: Luca Parisse

Manuel Vallicella, la Tv crea la Tv distrugge

Manuel Vallicella uomini e donne

L’ex tronista di “Uomini&Donne” Manuel Vallicella si è tolto la vita a soli 35 anni. Diventato famoso grazie al programma di Maria De Filippi, negli ultimi tempi aveva sottolineato quanto la realtà che lo circondava aveva raggiunto un peso per lui difficilmente sostenibile.

“Mi rendo conto che nonostante faccia delle esterne belle con le ragazze, quando torno a casa mi viene l’angoscia: è da quando ho iniziato il trono che non dormo la notte, sto male, non so se riesco ad andare avanti”. Queste sue parole sono emblematiche riguardo lo stress a cui era stato sottoposto.

La notorietà, giunta innanzitutto come corteggiatore, lo aveva reso uno degli eredi di Costantino Vitagliano. Il primo tronista della trasmissione di Canale5 è stato intervistato da “Il Messaggero” subito dopo la notizia del suicidio di Vallicella. Personalmente i due non si conoscevano, ma Costantino ha sottolineato quanto la pressione e lo stress a cui era sottoposto lui hanno rischiato di schiacciarlo.

“Ho capito cosa volevano da me per fare ascolti e l’ho fatto. Sapevo vendermi molto bene. Volevano che facessi il traditore seriale, l’ho fatto. Volevano che facessi quello che strapazza le donne, l’ho fatto. Guadagnavo tantissimo. Ero dappertutto: album, diari, copertine, calendari. In un anno ho fatturato un milione di euro solo con le chat telefoniche”.

E poi?

“Pensavo di essere superman, che il mio corpo reggesse lo stress. Infatti il corpo l’ha retto, ma la mente no. Ho sofferto di attacchi di panico, per 10 anni non ho più avuto una vita. Lavoravo sempre, facevo tre programmi a settimana, ero dappertutto. Poi è venuto giù il castello (l’arresto di Lele Mora, ndr), e siamo venuti giù tutti”.

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Dalle stelle alle stalle (non in senso economico). Dall’essere presente ovunque a essere quasi dimenticato. Essere il punto di riferimento per migliaia di giovani, per una determinata moda, essere considerato anche un sex symbol. Fino all’anonimato. Uno sbalzo difficile da gestire. Sia nella fasce ascendente che in quella discendente. Perché lo stress è incontrollabile.

In particolare quando intorno girano tante persone interessate. Una scarica di adrenalina, di emozioni, di pensieri che vanno a mille. Complicati da regolare e tenere a bada.

Manuel Vallicella, invece, su Instagram il 13 settembre aveva pubblicato un selfie accompagnato dalla frase “Si può dire tutto senza dire niente”. Sintomo che aveva molto da dire e che non è riuscito a farlo. Il mondo che gli si era creato intorno evidentemente lo stava soffocando. La celebrità è così. Dà tanto ma toglie anche tanto. Soprattutto in termini di privacy. Specialmente se la si ottiene con programmi basati sul mettere in pubblico quasi tutti i lati della propria vita. Ma proprio questo spesso fa dimenticare chi c’è veramente dietro il personaggio pubblico. Uomini e donne con le loro fragilità, insicurezze, ansie e paure. Che molte volte vengono camuffate dietro una telecamera. Camuffate ma non cancellate. E che poi arrivano a chiedere il conto.

L’ex tronista non è stato né il primo né, purtroppo, sarà l’ultimo a togliersi la vita probabilmente schiacciato da uno stress incontrollabile. La Tv crea uomini-oggetto. Li plasma come li vuole il pubblico. Li usa e si fa usare. Dà e toglie tanto. Per poi accantonare e passare avanti. Non si tratta di Tv spazzatura o sinonimi vari. La società è questa. La realtà è talmente veloce che difficilmente chicchessia si fermi ad osservare e capire profondamente chi ha accanto.

Probabilmente per un po’ di tempo si parlerà di queste forme di stress e depressione nel mondo dei cosiddetti Vip. In molti tireranno fuori i soliti luoghi comuni tipo “con i soldi loro pure stressati?”, limitandosi guardare il dito e non la luna. Altri daranno la colpa ai programmi che danno notorietà per motivi più o meno futili. Ma la vera riflessione bisognerebbe farla sulla sete continua di scavare nell’intimo delle persone fregandosene dell’io nascosto di costoro.

Festa del Cinema di Roma: Paul Newman e Joanne Woodward volti della 17esima edizione

Paul Newman e Joanne Woodward sono i protagonisti dell’immagine ufficiale della diciassettesima edizione della Festa del Cinema, che si svolgerà dal 13 al 23 ottobre 2022 presso l’Auditorium Parco della Musica coinvolgendo numerosi altri luoghi e realtà culturali della Capitale. La celebre coppia, una delle più amate e iconiche della storia del cinema, è ritratta nel proprio appartamento newyorkese presso il Greenwich Village, all’inizio degli anni ‘60.

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La Festa del Cinema renderà inoltre omaggio a Paul Newman e Joanne Woodward con la presentazione di “The Last Movie Stars di Ethan Hawke, una docu-serie HBO Max di sei puntate che ripercorre la vita e la carriera dei due grandi artisti, visibile prossimamente su Sky. Paul Newman e Joanne Woodward saranno, infine, al centro di un’ampia retrospettiva, a cura di Mario Sesti.

I quindici titoli in programma mostreranno al pubblico i principali successi della coppia, da “La donna dai tre volti“, che valse a Woodward il premio Oscar®, a Lo spaccone e Hud il selvaggio che fecero conoscere Newman a livello globale; dai film che li hanno visti recitare sullo stesso set, come La lunga estate calda e Missili in giardino, fino alle pellicole dirette da Newman e interpretate da Woodward, come La prima volta di Jennifer e Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilda.

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Melissa Newman, una delle tre figlie della coppia, inaugurerà il programma della retrospettiva e sarà ospite della Festa del Cinema in occasione della serata di apertura della manifestazione.

Nuova vita per il cinema auditorium Zambra di Ortona, si parte con la nuova gestione di Unaltroteatro

L’impresa di produzione Unaltroteatro dà il via alla stagione 2022/2023 nel nuovo spazio teatrale e cinematografico del Comune di Ortona (Chieti). Il cinema auditorium Zambra, chiuso ed inutilizzato dal 2013, dopo i lavori avviati dall’ente nel 2017, permette oggi al territorio abruzzese, e nella sua nuova versione, di usufruire di una location che torna a vivere e che inaugurerà la stagione il 30 settembre alle 21, con ‘No, grazie‘ quando calcherà la scena Adriano Falivene per la regia di Antonio Perna e la produzione di Murìcena Teatro.

Unaltroteatro nasce nel 2017 dall’intuzione dell’attore e regista Arturo Scognamiglio e Lorenza Sorino, attrice e regista. Nel giugno 2018 la compagnia ottiene il riconoscimento dal Ministero dei Beni Culturali come Impresa di produzione teatrale Under 35, si occupa di produzione e formazione per l’Arte Teatrale e promuove lo sviluppo delle arti sceniche performative e visive ed è nel 2020 che la compagine si amplia con l’ingresso di Davide Borgobello, scrittore, autore e produttore: con questo ingresso i progetti si fanno sempre più importanti.

La nuova realtà ortonese diventa sfondo ideale per accogliere progetti di formazione e spettacolo con l’ambizione di diventare nuovamente centro di aggregazione e di crescita del pensiero critico per la città e punto di riferimento abruzzese. Tante sono le iniziative pensate per la valorizzazione di questo rinnovato ‘polo culturale’.

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Unaltroteatro guarda con molta attenzione anche alle altre forme d’arte e quindi propone cinema, eventi site specifici, incontri, workshop e una scuola di formazione, la UT Factory, per dare la possibilità ai giovani di scoprire tutti i mestieri che ci sono davanti e dietro le quinte con docenti specializzati che, partendo dal territorio ortonese e abruzzese, hanno calcato palchi e set nazionali e internazionali. Con lo stesso spirito sono state presentate le collaborazioni con Ciak City, Artinvita, le altre realtà teatrali ortonesi e il Comune di Ortona.

“L’intento è quello di offrire opere che possano avvicinare il pubblico giovane al teatro – sottolineano i fondatori di Unaltroteatro – guardiamo alle nuove generazioni che, negli ultimi due anni, hanno subìto più degli altri le conseguenze della pandemia. Proprio per questo abbiamo scelto, per lo slogan della stagione, la parola ‘coraggio’, perché adesso è il tempo di essere coraggiosi e riprendere in mano i propri sogni”.

“Accoglienza e scambio. Grazie anche alla collaborazione nascente con tutte le scuole del territorio ortonese, intendiamo non sovrapporci ma integrare l’offerta già presente sul territorio – spiegano. – Ci siamo accorti, dopo un’attenta analisi fatta nella città, che bisogna fornire ai giovani gli strumenti, l’ascolto e la possibilità di esprimersi per comprendere, scegliere e creare. Il nostro è un invito a scoprire la magia che si nasconde dietro e davanti al palcoscenico”.

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Chi sono i membri di Unaltroteatro:

– ARTURO SCOGNAMIGLIO

Attore, regista e disegnatore luci si forma in varie realtà in Italia (Scuola di recitazione Galante Garrone di Bologna, Teatro del Navile) e a Londra nel 2011 (OldVic Theatre, National Theatre) e lavora con attori e registi come Renato Carpentieri, Mauro Avogadro, Marco Manchisi, Ennio Coltorti, Gabriele Lavia solo per citarne alcuni, come attore è protagonista di vari spettacoli per la regia di Tony Laudadio, Andrea Renzi e inizia una proficua collaborazione con Teatri Uniti.

Per la televisione lavora in varie serie televisive con la regia di Giulio Manfredonia (Sotto Copertura), Edoardo De Angelis (Sueño Bendito), Carmine Elia (Mare fuori) Sergio Mimica-Gezzan (I Medici Master of Florence) accanto ad attori come Guido Caprino, Claudio Gioè, Dustin Hoffmann e Richard Madden ed altri. Fonda nel 2017 la compagnia Unaltroteatro insieme ad altri colleghi;

– LORENZA SORINO

Attrice e regista teatrale inizia il suo percorso artistico a 13 anni con il teatro del Krak. Nel 2000 consegue il diploma di attrice di prosa presso la la Scuola di teatro di Bologna di Alessandra Galante Garrone. Lavora con vari registi come Francesca Mazza, Angela Amalfitano, Vittorio Franceschi, Marco Manchisi, M. Schmidt, A. Popovsky, Gabriele Lavia solo per citarne alcuni.

E’ protagonista di vari spettacoli teatrali e nel 2006 per il cinema è protagonista del film Onora il Padre e la Madre di Gianni Leacche e prende parte al film Janara di Roberto Bontà Polito, per la tv lavora in serie televisive come RIS 2, Un Medico in famiglia, Don Matteo e recita accanto a Gigi Proietti nel Il signore della Truffa. Dal 2012 insegna recitazione in varie realtà. Fonda insieme ad altri colleghi nel 2017 la compagnia Unaltroteatro;

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– DAVIDE BORGOBELLO

Sceneggiatore e scrittore si diploma in Sceneggiatura Cinematografica presso la Roma Film Academy. Fonda nel 2013 l’associazione DUEL operante nel cinema indipendente e scrive numerosi spot, cortometraggi e episodi pilota per serie televisive. Dal 2015 è titolare di Art and Magic, azienda operante nel settore dell’audiovisivo.

Come scrittore vince il 38° festival di Leonforte con “Una cena”, è finalista al Giallo Festival di Bologna con il romanzo “Le verità degli incubi” vincitore poi del Premio narrativa indipendente, edito da Walter Manzoni. Partecipa al programma “Scriptor –Autori sulla graticola”, talent show letterario per scrittori. Dal 2020 è socio e amministratore delegato di Unaltroteatro srl.

“Heat 2”, in arrivo il romanzo del regista Michael Mann

Heat heat 2

È trascorso un giorno dalla fine di Heat -La sfida“. Chris Shiherlis (Val Kilmer), ferito e febbricitante, si è nascosto a Koreatown e sta cercando disperatamente di fuggire da Los Angeles. A dargli la caccia è il detective Vincent Hanna (Al Pacino). Qualche ora prima Hanna ha ucciso il suo complice Neil Mc-Cauley (Robert De Niro) in uno scontro a fuoco sulla pista dell’aeroporto, e ora è deciso a eliminare anche lui, ultimo sopravvissuto della banda, prima che si volatilizzi.

Nel 1988, sette anni prima, McCauley, Shiherlis e la loro banda di rapinatori professionisti hanno messo a segno una serie di colpi nella West Coast, al confine con il Messico e poi a Chicago. Audaci e motivati, si sono arricchiti e vivono intensamente. E proprio a Chicago il detective della Omicidi Vincent Hanna – un uomo che non è mai venuto a patti con il proprio passato – sta seguendo la sua vocazione: inseguire criminali armati e pericolosi fino nei luoghi più oscuri e selvaggi, e dare la caccia a una banda di scassinatori ultraviolenti.

Nel frattempo, le conseguenze delle rapine di McCauley e l’inseguimento di Hanna mettono in moto una serie di eventi inaspettati che si dipanano in una narrazione parallela attraverso gli anni che seguono Heat.

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Heat 2 proietta i personaggi vividi e credibili del film in mondi completamente nuovi, dal sancta sanctorum di un cartello della droga in Sudamerica, fino alle organizzazioni criminali transnazionali del Sudest asiatico, coinvolgendo il lettore nelle loro vite mentre affrontano nuovi avversari in circostanze estreme e letali. Avvincente, emozionante e tragico, è un romanzo che per spessore, ambientazione e contenuti ha la stessa ricchezza dell’epico film da cui ha preso l’avvio.

MICHAEL MANN

Regista, sceneggiatore e produttore, è una delle figure più innovative e influenti nel panorama cinematografico americano.

Ha ricevuto quattro nomination al Premio Oscar, vinto due Emmy Awards, e ha scritto, diretto e prodotto molti film per il grande e il piccolo schermo e diverse serie tv acclamati dalla critica per i quali ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti. Vive a Los Angeles.

MEG GARDINER

È autrice pluripremiata di sedici romanzi acclamati dalla critica. I suoi thriller sono dei bestseller in tutto il mondo e sono stati tradotti in più di venti lingue. Ex avvocato, ha vinto tre volte il celebre quiz-show americano Jeopardy! ed è stata eletta due volte presidentessa di Mistery Writers of America. Vive a Austin, in Texas.

Crolla una parte del Globe Theatre di Roma: soccorse tredici persone

Una parte della scalinata del Gigi Proietti Globe Theatre di Roma è crollata, intorno alle 13.30, per cause che sono ancora in corso di accertamento. Sul posto ci sono diverse squadre dei vigili del fuoco, oltre ai sanitari del 118. Si lavora per sollevare le grosse travi di legno anche mediante l’ausilio di mezzi meccanici. Stando a ciò che trapela, sarebbero circa tredici i ragazzi coinvolti.

Come riporta La Repubblica. l’episodio sarebbe avvenuto al termine di uno spettacolo teatrale riservato alle scolaresche, nel momento in cui gli studenti stavano lasciando l’edificio. Avrebbe ceduto la scala che li stava portando all’esterno. Non sembrerebbero esserci feriti in gravi condizioni. Alcuni sono stati portati in ospedale.

Sul posto il comandante Provinciale VVF di Roma, Funzionario di servizio, Capo Turno Provinciale, Polizia di Stato e 118 per quanto di loro competenza

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Aperol Rock in Venice al Lido, le sensazioni sulla pelle

Belle sensazioni ha lasciato sulla pelle  Aperol Rock in Venice. La performance, unica nel suo genere, si è tenuta all’aeroporto Nicelli del Lido di Venezia e ha visto il coinvolgimento di Achille Lauro e i musicisti di Rockin’1000, la più grande Rock Band al mondo, reduce dal sold out allo Stade de France di Parigi e in partenza per São Paulo, nota inoltre per aver portato i Foo Fighters a Cesena grazie a un video virale che oggi conta oltre 60 milioni di visualizzazioni.

Insieme a oltre 500 musicisti Rockin’1000 e Achille Lauro – special guest della performance, sono saliti sul palco Fabio Zaffagnini – Fondatore di Rockin’1000 e Federico Russo, presentatore dell’iniziativa. La band è stata diretta da Maurino Dellacqua – direttore d’orchestra della formazione veneziana, oltre che bassista di Irama.


Aperol ha voluto celebrare al contempo il forte legame con il territorio veneto di origine e la “togetherness”, simbolo del fenomeno culturale e sociale che rappresenta Aperol e che coinvolge persone diverse tra loro. La togetherness è stata proprio il leitmotiv dell’esperienza musicale. Il pubblico presente, infatti, è stato coinvolto nella realizzazione del videoclip ufficiale dell’esibizione di Achille Lauro e Rockin’ 1000, realizzato live proprio nel corso dell’esperienza, rendendola ingaggiante e davvero memorabile.

Rockin’1000 – la più grande Rock Band al mondo è un progetto nato nel 2015 con l’obiettivo di invitare i Foo Fighters a Cesena, in Italia. Grazie a Learn to Fly – un video virale che conta oltre 60 milioni di visualizzazioni – oggi la band ha imparato a volare esibendosi negli stadi di tutto il mondo in concerti dove suonano 1000 musicisti all’unisono, eseguendo brani iconici della Storia del Rock. La Community Rockin’1000 è composta da oltre 40.000 musicisti provenienti da 180 paesi di tutto il mondo. È un progetto che abbatte i confini: attraverso il linguaggio universale della musica, Rockin’1000 si conferma un’esperienza unica sia per i membri della band che per gli spettatori.

Elisabeth II, una vita tra modernità e tradizione

Ora riposa colei che ha regnato per 70 anni fronteggiando con coraggio e determinazione le sfide che il tempo le ha riservato. Un’icona costruita dai suoi atti e da un costante battage mediatico. Grande la sua attenzione alla cultura all’arte allo spettacolo, quando elogiò De Sica e il suo “Umberto D “, celebrata da film libri e spot pubblicitari. Finalmente Elisabetta II riposa nella cappella di famiglia di St. George accanto a Filippo, l’amato consorte, al padre, alla madre, alla sorella Margaret.

Dall’8 settembre, giorno dell’annuncio della morte della più longeva regina della storia sul Regno di Gran Bretagna e dei Paesi del Commonwealth, al 19 settembre, giorno della sepoltura nel Castello di Windsor, sono trascorsi 12 giorni durante i quali Elisabeth è stata avvolta dall’affetto, dall’attenzione, dalla curiosità di milioni di persone. Addirittura si stima che le dirette tv diffuse dalla BBC abbiano consentito di seguire minuto per minuto il solenne cerimoniale delle esequie da ben 4, 1 miliardi di spettatori globali. Un vero e proprio Guinness dei primati.

Ora che le dirette-maratona a reti unificate sono cessate, resta il ricordo di interminabili liturgie sepolcrali, emozioni, sorrisi e lacrime, di Royal family apparentemente unita, di folle commosse e orgogliose di partecipare ad uno straordinario, irripetibile rito collettivo, di molti capi di stato, tra cui i “potenti della terra” (così li definiscono) che si sono ritrovati per una volta come cornice di un evento la cui protagonista era lei, solo lei: Elisabetta II.

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Certo, le luci e le telecamere si riaccenderanno ancora per l’incoronazione di Carlo III. Ma ci sarà un periodo di tregua, durante il quale si spera i potenti si decidano ad agire con la necessaria determinazione per la cessazione delle guerre in atto e l’avvio di politiche di pace e di disarmo. Come da tempo invoca anche Papa Francesco.

E ad avviare, nei fatti e non a parole, quelle misure volte a salvare il pianeta dalla catastrofe già in corso, indicate dagli scienziati e dai movimenti giovanili (come Friday For Future e tanti altri), che guardano – loro sì – al futuro. E non al passato. E’ in queste ore che ci si interroga sulla tenuta del Regno Unito dopo che la morte della Regina ha chiuso, così dicono, un’epoca storica. C’ è chi si attende presto un gesto, un segnale importante da Carlo III, noto ambientalista e sensibile ai destini del pianeta.

Intanto, ci sarà anche occasione di avviare una riflessione su quella che è stata la figura di Elisabetta II, di cui in queste lunghe giornate sono state diffuse – anche da emittenti italiane – immagini inedite sui suoi anni giovanili, di ragazzina partecipe delle sofferenze e della lotta del proprio popolo, e delle democrazie occidentali, contro gli invasori e sterminatori nazisti. In attesa, proviamo a ricostruire, a volo d’uccello, il profilo di questa Regina che ha suscitato tanta commozione e affetto.

“Quando la vita sembra dura, i coraggiosi non si sdraiano e accettano la sconfitta, ma sono ancora più determinati a lottare per un futuro migliore.” E’ una delle dichiarazioni più aderenti alla immagine che di sé ha dato la Regina Elisabetta II, spentasi pacificamente all’età di 96 anni, l’8 settembre scorso, nella sua residenza di Balmoral. Il coraggio non le è mancato nei suoi 70 anni sul trono del Regno Unito (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord) e del Commonwealth, il periodo più longevo di tutti, anche della Regina Victoria che pure ha segnato un’epoca.  Coraggio e longevità, fatti questi ampiamente ricordati nei giorni di lutto e di cerimonie celebrative svoltesi, talvolta eccessive, in varie parti del mondo.

Certo, l’ondata emotiva, dovuta innanzitutto all’immagine che Queen Elisabeth II, si era conquistata in tutti questi anni, è destinata a durare ancora un po’, Verrà tuttavia anche il momento per una riflessione più distaccata sul ruolo svolto in questi 70 anni di regno dalla Regina Elisabetta, la quale si è trovata a dover conciliare la tradizione con i grandi cambiamenti politici, sociali, di costume e climatici. Vedranno allora storici e analisti politici se è stata all’altezza delle sfide che ha dovuto affrontare. 

Intanto, registriamo quanto l’ondata popolare di lutto e di affetto per la regina scomparsa manifestatasi anche oltre i confini del Regno, sia frutto oltreché di ragioni storiche, di un potente e suggestivo fenomeno mediatico spiegabile con il fatto che il Regno Unito (con molti scricchiolii) ha rappresentato e tutt’ora rappresenta una grande potenza sotto tutti i profili: economico, militare, scientifico, culturale, politico, mediatico, e democratico. E vanti una lunga tradizione, che i suoi sudditi per secoli hanno percepito come un ordine naturale delle cose.

Da tempo non è più così, tant’è che ciclicamente si sono affacciate voci prefiguranti il declino del regime monarchico, ma puntualmente sovrastate dall’attaccamento alla monarchia, a quella tradizione che Queen Elisabeth ha saputo interpretare e far convivere con la modernità, talvolta con allegria talaltra con spregiudicate operazioni di marketing volte a  diffondere nel mondo l’immagine del made in Britain, come quando si rese partecipe non senza autoironia di uno spot di non eccelso gusto, ma di immancabile risonanza, quello della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra, del 27 luglio 2012.

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Nel video proiettato all’Olympic Park, James Bond, interpretato da Daniel Craig, si recava a Buckingham Palace per incontrare Sua Maestà (affiancata dai suoi amati corgi) e poi accompagnarla allo stadio in elicottero. Il breve film si chiudeva con la regina che si lanciava nel cielo londinese con un paracadute recante i colori della bandiera inglese: i due paracadutisti, uno dei quali vestito proprio come la sovrana, atterrarono all’Olympic Park mentre Elisabetta sorrideva soddisfatta dalla tribuna.

A simili inusuali appuntamenti Elisabeth non si è sottratta quasi mai. Uno spot spericolato ed eccessivo val bene un Regno. Uno carino e divertente, come quello del thè sorseggiato con l’orsetto Paddington, è ancor più gradevole.

Sì, lei ha conservato e rafforzato la propria popolarità anche con sortite del genere, oltreché con i suoi proverbiali cappellini e abitini colorati, lanciando una moda tutta sua,  con le sue passioni per i cavalli (ne possedeva una trentina) per i suoi speciali cagnolini, la sua partecipazione alle manifestazioni sportive e il suo legame con i personaggi dello spettacolo, dell’arte e dello star system, alcuni dei quali nominati  sir, ovvero baronetti, come i Beatles, Elton John, Angelina Jolie, David Beckham, Emma Thompson, Andrew Lloyd Webber, il re del musical inglese creatore di ‘Evita‘ e ‘Jesus Christ Superstar’, David Niven, il regista Alain Parker, la cantante Sade, e vari altri.

Ma c’è anche una lista dei “baronetti mancati”, una lunga lista di rifiuti : 277 fra il 1951 e il 1999, un gotha delle lettere e delle arti, tra cui Alfred Hitchcock, il regista di “Psycho“, il padre del thriller cinematografico, e due tra i più grandi pittori contemporanei inglesi, Lucian Freud e Francis Bacon, oltre allo scultore Henry Moore, e ad una pattuglia di scrittori, tra cui C. S. Lewis, l’autore di “Le cronache di Narnia“, Graham Greene (1956), Aldous Huxkley (1959), autore de “Il mondo nuovo” ed altri ancora.

E’ noto il caso di John Lennon, che dopo avere accettato la nomina a baronetto l’aveva restituita per protesta contro il coinvolgimento della Gran Bretagna nella guerra civile in Nigeria nel 1966. Resta il fatto, che molti artisti l’hanno omaggiata, addirittura è stata una dei soggetti più dipinti e fotografati della storia. Il primo ritratto ufficiale è quello che la vede adornata con tutte le insegne della Corona Imperiale, con tanto di globo, scettro e mantello di ermellino, realizzato da Cecil Beaton nel 1953.

È del 1985, il ritratto di Andy Warhol Reigning Queens, nel mezzo c’è anche il ritratto del nostro Pietro Annigoni (definito “il pittore delle regine”), uno degli ultimi il graffito di Banksy che l’ha immortalata con il trucco di Ziggy Stardust a Bristol.

Vicina al mondo del cinema, Elisabeth è stata rappresentata più volte: nell’indimenticabile The Queen ( girato nel 2006 da Stephen Frears), notevole la somiglianza di Helen Mirren ( premio Oscar  per la migliore interpretazione), ambientato nei giorni  difficili della morte di Lady D (Tony Blair l’avrebbe consigliata ad affrontare la tragedia “umanizzandola”), o in Una notte con la Regina di Julian Jarrold ( 2016),  che mostra una ragazza  giovane, piena di voglia di vivere, ambientato la sera dell’8 maggio 1945, giornata della vittoria degli Alleati contro la Germania nazista. Giorgio VI, suo padre, si appresta a parlare all’Inghilterra via radio, superando la sua balbuzie, e le figlie Elizabeth – futura Regina Elisabetta II – e Margaret vogliono unirsi al fiume di gente che festeggia per le strade di Londra.

Quel discorso è stato magistralmente narrato nel film di Tom Hoper sull’ascesa al trono di Georgio VI in seguito all’abdicazione del fratello: 4 premi Oscar, tra cui quello a Colin Firth per l’interpretazione. Riguardo alla sua attenzione al cinema, merita di essere riferito un aneddoto che riguarda il cinema italiano: visionata la pellicola di Umberto D il capolavoro di Vittorio De Sica, la regina ne rimase molto colpita e volle che fosse proiettato a Buckingham Palace.

E a tavola, parlando con Vittorio De Sica che le sedeva a fianco, tra una patatina e un caffè, la Regina, “parlò lungamente del nuovo cinema italiano – ricordava De Sicache era “real” e non “unreal” come quello americano, parlò lungamente manifestando una conoscenza profonda del nostro cinema, della nostra letteratura, della pittura, della scultura italiana.” Questo endorsement indusse, i politici e quanti ne osteggiavano la diffusione in quanto mostrava un ‘Italia povera che si voleva nascondere, a consentire la proiezione nelle sale italiane dell’ultimo capolavoro del grande regista, uno dei padri del “neorealismo”.

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Se sul piano mediatico, artistico e culturale Elisabeth è risultata pienamente all’altezza della situazione, maggiori approfondimenti meritano le vicende politiche, sociali e umane che hanno sconvolto durante il suo regno, il mondo. Dal secondo dopoguerra alla Guerra Fredda, dal Vietnam al movimento pacifista, dalle guerre in Medio Oriente alle Falkland, dalla caduta del Muro di Berlino alla dissoluzione del comunismo sovietico, dal Thatcherismo alla Brexit, Elisabetta di Windsor ha vissuto in prima persona i cambiamenti avvenuti a cavallo di due secoli, diventando per molti un punto fermo.

Sebbene il suo ruolo non consentisse interferenze nella politica inglese, non sono mancate sue chiare prese di posizione, espresse in varie occasioni. «Quando arriverà la pace, ricordate che sarà per noi, i bambini di oggi, rendere il mondo di domani un posto migliore e più felice» fu il suo primo discorso rivolto via radio ai bambini del Commonwealth dalla principessa Elizabeth, ancora Lilibet, per i suoi cari, il 13 ottobre 1940. Mai avrebbe immaginato che 12 anni dopo a soli 26 anni, a seguito della morte del padre, la corona regale sarebbe finita sulla sua testa.

In questi giorni vengono  riportate  altre sue frasi celebri che toccano vari aspetti della sua vita: dell’amato Filippo, 73 anni insieme (dal 20 novembre del ’47, giorno delle nozze nell’Abbazia di Westminster, alla morte del principe, 9 aprile 2021 a 99 anni ) con il quale ha fatto 4 figli, ricordava  spesso gli anni di gioventù e l’amore per la sua guida spericolata sulla sua minuscola MG a bordo della quale “era divertente viaggiare, solo che era come sedersi per strada e le ruote  alte quasi quanto la testa di qualcun”.

Quanto all’amore disse: «È sempre stato facile odiare e distruggere. Costruire e amare è molto più difficile» (auguri natalizi del 1957) diffusi per la prima volta in tv. Diana è stato un suo grosso problema, non facile da gestire: inizialmente era rimasta al castello di Balmoral, tenendo i suoi nipoti William e Harry, lontani dal pubblico. Poi, spinta dalle pressioni della stampa e del primo ministro Tony Blair, era tornata a Londra per parlare direttamente al pubblico.

Ecco ciò che disse alla Nazione il 5 settembre 1997:quello che vi dico ora, come vostra regina e come nonna, lo dico con il cuore. In primo luogo, voglio rendere omaggio a Diana io stessa. L’ho ammirata e rispettata, per la sua energia e il suo impegno verso gli altri, e soprattutto per la sua devozione ai suoi due ragazzi» Anche sulla pandemia   ha detto la sua: “potremmo avere ancora molto da sopportare, torneranno giorni migliori: saremo di nuovo con i nostri amici; saremo di nuovo con le nostre famiglie; ci rincontreremo» (discorso alla nazione il 5 aprile 2020).

Elisabeth ha sempre propugnato la “politica dei piccoli passi”.«Vale la pena ricordare che spesso sono i piccoli passi, non i salti da gigante, che determinano il cambiamento più duraturo». Qui c’è tutta Elisabeth II, regina per 70 anni, durante i quali ha saputo tener ferma la barra del timone del mondo britannico e della “ditta” così’ definita da Giorgio VI, ovvero il fondo sovrano che comprende un vasto patrimonio familiare.

Ciò lo ha fatto con fermezza e saggezza, nonostante i marosi che hanno minacciato la Royal family. Niente a che vedere con le vicende  lontane nel tempo, e che emozionano il grande pubblico dei teatri di tutto il mondo, sulle quali il più grande poeta e drammaturgo inglese, William Shakespeare, aveva inzuppato la penna e riempito le scene  di regicidi follie, ambizioni, spettri, tanto che di una delle sue tragedie (il Macbeth) si evita di pronunziare il nome, in quanto fonte di sfortuna, mentre nella sua più celebre  tragedia ( l’Amleto), c’è una battuta di Marcellus citata ogni volta che c’è qualcosa di losco: C’è del marcio in Danimarca (Something is rotten in the state of Denmark).

Certo, non solo in Danimarca. Né solo in Gran Bretagna. Saprà Carlo III essere all’altezza delle situazioni che si presenteranno? A Lui non si chiede si essere come sua madre, non potrebbe, ma di essere se stesso, statista e uomo sensibile e impegnato sul fronte dell’ambientalismo, e della pace mondiale, questione primaria oggi di ogni politica seria e responsabile.

Di Marcello Lazzerini

Edoardo Corsi, l’italiano custode della “Porta d’America”

Edoardo Corsi capestrano

Nell’autunno del 1931 si diffonde la notizia singolare e inattesa, ripresa dalla stampa nazionale, che riempì “di gioia milioni d’italiani che vivono in America” – come scrisse Il Secolo Illustrato del 15 novembre 1931 – in un articolo dal titolo “Un abruzzese, custode della porta dell’America” – che alludeva alla scelta del presidente degli Stati Uniti Herbert Hoover di nominare Edoardo Corsi commissario per l’emigrazione.

Per la prima volta, un emigrato italiano fu chiamato ad essere custode di Ellis Island, allora considerata la “Porta d’America”. Da questo articolo prendiamo spunto per ricordare la figura Edoardo Corsi. Il prestigioso incarico venne affidato ad un italiano, che da bambino aveva personalmente conosciuto la durezza del passaggio per l’isola di Ellis Island che definì “una bolgia infernale”.

Nato a Capestrano il 20 dicembre 1896, aveva già vissuto in tenerissima età, sul finire dell’800, una breve permanenza in Svizzera (esilio, come scrisse), al seguito del padre Filippo Corsi, repubblicano mazziniano, che per sfuggire alle persecuzioni governative di quel periodo scelse di emigrare a Lugano. Durante l’esilio nascerà una sorellina alla quale venne dato il nome di Helvetia, in omaggio alla terra svizzera. Filippo Corsi sin da giovanissimo era stato molto attivo sul territorio abruzzese, a sostegno delle riforme agrarie e della cooperazione, oltre ad essere impegnato per la sicurezza del lavoro nello stabilimento chimico di Bussi, tra le prime esperienze di industrializzazione del Val Pescara. Poco tempo dopo il rientro in Italia, venne eletto deputato nel collegio di Massa – Carrara. E proprio a Massa, dove era arrivato in treno per tenere un discorso in comune, fu colpito mortalmente da un infarto, lasciando nel dolore e nella miseria la moglie Giulia Pantano e i quattro figli. Edoardo, primogenito, non aveva nemmeno sette anni. Correva l’anno 1903. Nei mesi successivi, come in uso al tempo, un parente da parte del marito sposò la vedova per aiutarla a sostenere la famiglia. La difficilissima situazione economica indusse la famiglia – come tanti capestranesi – ad emigrare negli Stati Uniti nel 1907, dove erano già presenti altri parenti. Quello si rivelò un anno record per l’emigrazione, con oltre un milione di sbarchi ad Ellis Island. Qualcosa che doveva rimanere per sempre nella memoria di Edoardo.

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La sua infanzia fu durissima. Insieme allo studio cercò di svolgere diversi piccoli lavori per concorrere nel sostegno della famiglia. Dopo non molto perse anche la madre. Con straordinaria tenacia e grande spirito di sacrificio conseguì nel 1922 la laurea in legge presso la Fordham University di New York. Nella stessa università molti anni dopo, Dominick Salvatore, un altro abruzzese, diventerà preside della Facoltà di Economia. Iniziò a pubblicare articoli su problematiche sociali su riviste come The Outlook e The World. Nel 1926 fu nominato direttore della Haarlem House che offriva servizi di educazione e ricreazione in favore della comunità italo-americana. Lì conobbe Emma Gillies, assistente sociale, che sposò nello stesso anno. Due anni dopo nacque il figlio Philip Donald.

Nel 1930 iniziò la sua carriera nell’amministrazione governativa americana venendo nominato supervisore del Censimento Federale a Manhattan. La sua attività fu particolarmente apprezzata a vari livelli, tanto che l’anno successivo il presidente degli Stati Uniti, Herbert Hoover, volle conoscerlo personalmente rimanendo positivamente colpito, tanto da affidargli l’incarico di commissario per l’emigrazione ad Ellis Island. E proprio su quest’incarico prestigioso cercheremo di soffermarci, tornando a quei giorni.

Il citato Secolo Illustrato sottolineò con gran rilievo l’avvenimento che “ancora qualche anno prima sarebbe stato inconcepibile”. Queste le sue prime dichiarazioni nell’assumere l’incarico: “Io intendo umanizzare, trasformare Ellis Island da un luogo di umiliazioni e di pene, come era nel passato, in una vera casa dove delle volte si deve restare per mesi. Per essere severi non occorre essere crudeli, per essere energici basta essere giusti”.

Evidentemente, nel rispetto delle leggi vigenti. Il periodo non era facile per le conseguenze del crollo di Wall Street, mentre solo quatto anni prima erano stati condannati a morte Sacco e Vanzetti. Il numero degli emigranti andava diminuendo rispetto agli anni precedenti, mentre c’erano limitazioni quantitative che erano state poste per l’ingresso degli italiani, discriminanti rispetto ad altri paesi. Una motivazione andava trovata nella convinzione, allora diffusa, che gli italiani fossero tra quelli che davano maggiore contributo alla criminalità.

Una circostanza che fu smentita dal rapporto di una commissione di giuristi voluta dal presidente Hoover dal quale emerse che “gli italiani – tra gli emigrati – erano i migliori cittadini americani, sobri, laboriosi, e i più alieni da quelle forme di delinquenza che ora spandono così cattiva luce sull’America”. In quel periodo, mentre si riducevano i flussi ordinari, rimanevano in ogni caso quelli costituiti da donne e bambini che continuavano ad approdare ad Ellis Island “chiamati” dai capi famiglia già stabiliti in America.

Al termine dell’incarico Edoardo “Edward” Corsi ritenne opportuno raccontare quella straordinaria esperienza pubblicando nel 1935 “In the Shadow of Liberty: The chronicle of Ellis Island”, edito da The Macmillan Company, New York, recante l’introduzione di Fiorello La Guardia, allora sindaco di New York, attestante la bontà dell’opera svolta dal commissario. Il libro è preceduto da un excursus della propria vita in cui non nasconde certo le origini abruzzesi, con richiamo alla figura del padre, al breve “esilio” in Svizzera e quindi alla partenza per gli Stati Uniti, all’approdo ad Ellis Island e l’adattamento alla nuova realtà. All’Abruzzo è dedicato il secondo capitolo.

“The Abruzzi was really all I knew of Italy” (L’Abruzzo era davvero tutto quello che sapevo dell’Italia), ammise Corsi, sottolineando come “quella terra selvaggia avesse dato all’Italia e al mondo personaggi come d’Annunzio, Croce, i Rossetti, De Virgili e Ovidio”. Esaltò gli scenari montagnosi della sua regione, dominati dal Gran Sasso e dalla Maiella, le origini medievali del suo paese, “posto tra L’Aquila e Sulmona”, e la storia di San Giovanni da Capestrano che gli raccontava suo padre.

Nella sua memoria anche i pastori e, tra questi, gli improvvisatori (cantori e poeti a braccio). Del padre richiamò gli ideali politici sintetizzando l’impegno umano e politico in favore di contadini e operai, portato avanti anche attraverso la rivista “La Democrazia” da lui stesso fondata, seguendo i principi mazziniani e in contrasto con la monarchia. Si evince come egli stesso si sia ispirato sempre alla figura del padre Filippo, che una targa, posta dopo la Liberazione, ricorda tuttora, con queste parole, in piazza della Libertà a Pratola Peligna: “Trasse dalle idealità repubblicane, dall’affetto per i lavoratori, la fede e la forza per combattere il dominio delle oligarchie locali, per ridestare alla coscienza dei nuovi destini il popolo di queste terre”.

La gran parte del libro è in ogni caso dedicata all’emigrazione e soprattutto alla situazione di Ellis Island, quella trovata e quella migliorata grazie alla sua azione umanitaria. Colpisce il confronto, documentato fotograficamente, tra una grande camerata con numerosi emigranti dormivano ammucchiati su letti a castello disposti in continuità, a doppia piazza, e le nuove sale destinate all’accoglienza di madri con bambini. In un’altra immagine del 1933 si può notare Edward Corsi donare piccoli regali, in occasione del Natale, a bambini provenienti da vari paesi del mondo. Nelle pagine conclusive, Corsi ammise – mentre era intento a liberare il suo grande ufficio al termine dell’incarico – che “i suoi pensieri vagavano verso la lontana mattina di ottobre, di tempo fa, quando l’ombra della libertà aveva accolto l’arrivo della famiglia Corsi in America, e tutto ciò che era accaduto negli anni successivi”.

Il libro riesce ad essere al tempo stesso la storia travagliata di una prodigiosa carriera e quindi di uno straordinario riscatto sociale, insieme ad una testimonianza orgogliosa delle proprie origini italiane e, abruzzesi in particolare, con un omaggio riconoscente al padre e una prova del servizio reso agli Stati Uniti, suo paese di adozione, soprattutto nel processo di umanizzazione e riorganizzazione, anche logistica, dell’accoglienza degli emigrati. La Guardia lo nominò direttore dell’Home Relief Fund (Fondo per l’assistenza domestica) di New Yorke. Nel 1950 si candidò a sindaco di New York ma gli venne preferito un altro italo-americano, Vincent Impellitteri. Ma Corsi era soprattutto un grande manager del sociale. Seguirono altri incarichi nel corso del tempo, ai massimi livelli, sempre riguardanti l’emigrazione e il welfare.

Edward Corsi morì il 13 dicembre 1965, a seguito di un incidente stradale. Il fondo contenente lettere e documentazioni varie a lui appartenute è stato lasciato all’Università di Syracuse, nello stato di New York. Forse un ultimo pensiero all’Italia.

Viene da pensare a quanto scrisse John Fante in una lettera diretta al figlio Dan, quando annotò: “Mi dicono che gli abruzzesi sono gente molto per bene”, alludendo alla reputazione degli abruzzesi che personaggi come Edward Corsi, come e più di altri, hanno certamente contribuito ad alimentare negli anni passati. Corsi fa parte della grande storia dell’emigrazione americana, italiana e quindi anche di quella abruzzese. Una storia, quest’ultima, che resta ancora tutta da scrivere.

Nel 1892 l’isolotto posto alla foce del fiume Hudson nella baia di New York viene trasformato in “stazione” porta di ingresso per gli immigrati diretti negli Stati Uniti. Era l’isola delle speranze, ma anche delle lacrime, dove gli immigrati venivano identificati e sottoposti a umilianti controlli e visite mediche, prima di approdare al suolo americano. La loro permanenza poteva protrarsi per giorni e settimane in squallidi saloni. C’era chi veniva costretto a rientrare nei paesi di provenienza. Una circostanza dolorosa che senza alcuna pietà poteva separare anche i nuclei familiari. Nel 1954 Ellis Island venne chiusa. Venti milioni di emigranti, provenienti da una cinquantina di paesi del mondo, erano fino ad allora transitati per l’isola verso il sogno americano. Quei luoghi, a partire dal 1990, sono stati trasformati nell’Ellis Island Museum of Immigration, che vanta 65milioni di nominativi di immigrati, il museo simbolo dell’emigrazione nel mondo. A poca distanza si trova Liberty Island, dove si erge ben visibile la Statua della Libertà.

di Antonio Bini

Presentata a Perugia la nuova stagione del Teatro Lyrick di Assisi: 24 spettacoli per un cartellone dalle mille sfumatura

Tutto pronto al Teatro Lyrick di Assisi per accogliere la nuova stagione teatrale organizzata dall’associazione culturale ZonaFranca, con direzione artistica di Paolo Cardinali, in collaborazione e con il contributo della Città di Assisi.

Ricco e vario il cartellone 2022/2023 che da novembre a marzo porterà sul palco del teatro della città serafica 24 spettacoli che spazieranno dalla commedia brillante al musical, passando per la danza classica e contemporanea e l’operetta, senza dimenticare momenti di riflessione con originali monologhi e la musica italiana.

La stagione è stata presentata lunedì 19 settembre alla sala Pagliacci di palazzo della provincia di Perugia alla presenza di Stefania Proietti (sindaco di Assisi), Veronica Cavallucci (assessore alla cultura del Comune di Assisi) e Paolo Cardinali (direttore artistico e presidente ZonaFranca).

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Ad aprire gli interventi è stato Cardinali che ha parlato dei 24 spettacoli che compongono il cartellone, a cui si aggiungeranno alcune novità: «e due nuovi progetti, uno dei quali più intimo e raccolto, uno più rilevante che andrà a coinvolgere non solo il Lyrick, ma tutta la regione Umbria» che verranno annunciati prossimamente. «Quello che vogliamo quest’anno è che il teatro torni a essere un luogo di socialità vero e proprio, ma anche da vivere in completa serenità, per gli spettatori. Questo è l’impegno che ci prendiamo. Un ringraziamento speciale voglio farlo all’amministrazione comunale senza cui non sarebbe stato possibile realizzare una stagione di tale portata. In un momento di importante aumento di costi, di caro energia, la Città di Assisi si fa carico totale delle spese per quanto riguarda la stagione, oltre al sostegno che ci dà per gli spettacoli».

 «Quest’anno – ha detto la Proietti – ripartiamo con una stagione corposa che è un atto di coraggio considerati i tempi che stiamo attraversando». Il sindaco lancia un appello ai cittadini, non solo di Assisi ma di tutta l’Umbria: «Riempiamo il teatro, facciamolo diventare un luogo di incontro, perché solo così potremo sostenere la cultura. Perché, ricordiamoci, è con la cultura che si costruisce il futuro».  

La Cavallucci ha confermato l’impegno dell’amministrazione comunale a tenere alta l’attenzione sulla cultura, come negli scorsi due anni, con progetti di agevolazione su misura per i giovani. Il Lyrick, tra l’altro, rientra nella zona di riqualificazione dell’ex Montedison e l’assessore ha annunciato che sarà perciò oggetto di restyling. «Noi – ha concluso – non smetteremo di investire e di credere nella cultura e nel nostro teatro».

Si inizia il 5 novembre con Gospel Connection Mass Choir in Concert, atteso concerto della “Gospel Connection”, consueto raduno annuale che si terrà dal 3 al 6 novembre e che quest’anno giunge alla sua 20esima edizione. Per l’occasione, insieme al pastore Ron Howard, arriveranno ad Assisi docenti rinomati degli Stati Uniti d’America come Trini Massie, Timothy Reddik, Nikki Porter e il pastore Keith Moncrief. 

L’8 e il 9 novembre torna in scena il “musical dei record”, Mamma mia! per la regia di Massimo Romeo Piparo che vedrà in scena Luca Ward, Clayton Norcross, Sergio Muniz e Sabrina Marsciano, un cast di oltre trenta artisti di grande talento e l’orchestra dal vivo diretta dal maestro Emanuele Friell. La storia al centro della commedia musicale più celebre degli anni 2000 brilla per romanticismo, coraggio, anticonformismo e divertimento: tra le bellezze di un’isoletta greca del Mar Mediterraneo la giovane Sofia sta organizzando il suo matrimonio. Ma prima di vivere il suo sogno d’amore, fa di tutto per realizzare il suo più grande desiderio: essere accompagnata all’altare dal padre che non ha mai conosciuto. Per questo chiama sull’isola i tre fidanzati storici di sua madre Donna, per scoprire chi di loro è l’uomo giusto.

In occasione del suo centenario, il 17 novembre arriva Il Paese dei campanelli di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, l’operetta italiana più famosa, che vedrà protagonista la compagnia Corrado Abbati. Un canovaccio fantasioso con un tocco di esotismo, un variopinto e immaginario villaggio fiabesco, i colorati i costumi dei protagonisti ed una elegante e garbata drammaturgia, sono i punti di forza di questa edizione del centenario.  La storia ci porta su un’immaginaria isola olandese dove sopra ad ogni casa c’è un piccolo campanile con un campanello. Secondo la leggenda, questi campanelli suonano ogni volta che si verifica un tradimento e a seminare il disordine nel tranquillo paese arriva una nave di marinai. In 100 anni è cambiato tutto e non è cambiato niente: il dilemma tra amore coniugale ed extra coniugale è eterno, gli equivoci di una sana commedia che divertono il pubblico senza malizia sono sempre gli stessi, da Plauto in poi. Cent’anni fa a suonare erano i campanelli, oggi i telefoni cellulari.

Il 25 novembre Dodi Battaglia e le sue chitarre saranno i protagonisti di Nelle mie corde, un racconto in musica, quella dei Pooh, ma non solo, e di tanti successi di uno dei chitarristi più apprezzati d’Italia. Un dialogo intimo e divertente (a volte fino all’irriverenza) fra Dodi e le sue “compagne di viaggio” che per tutta la sua vita artistica lo hanno seguito in sala d’incisione e sul palco. Un atto d’amore dove alla bellezza degli strumenti e dei loro suoni, si alternano cenni storici, aneddoti, retroscena e immagini inedite, pubbliche e private, legati a questo lungo percorso in loro compagnia. Regia di Fausto Brizzi.

Il 2 dicembre appuntamento con la commedia musicale La grande occasione… chissà se va di Maria Carla Rodomonte, anche in scena con Fioretta Mari, Stefano Masciarelli, Mimmo Mignemi, Giovanna Cappuccio, Daniele Derogatis, Ida Elena De Razza, Pamela Lacerenza, Cristina Pensiero, Giuditta Sin, Matteo Tugnoli e nove danzatori, per la regia di Marco Simeoli e drammaturgia di Claudio Pallottini.  La storia ci parla di una grande compagnia di varietà contemporaneo che si trova a vivere “una grande occasione” perché un noto uomo politico, nonché ministro dello spettacolo e in odore di premierato, si è innamorato della prima donna della compagnia. Se lei si concedesse, il futuro di tutto il gruppo teatrale diventerebbe assai più roseo e più ricco di successo e anche in risorse economiche. Peccato, però, che la prima attrice sia innamoratissima del primo attore della compagnia.

L’8 dicembre spazio alla danza con la Parson Dance di David Parsons, la rinomata compagnia americana amata dal pubblico per la sua danza atletica e vitale che trasmette gioia di vivere. Caposaldo della danza post-moderna made in Usa, che incarna alla perfezione la forza dirompente di una danza carica di energia e positività, acrobatica e comunicativa al tempo stesso.

Il 17 dicembre Katia Ricciarelli, Pino Quartullo, Caudio Insegno e Nadia Rinaldi saranno i protagonisti della commedia brillante in due tempi Riunione di famiglia. Una sera, Massimiliano riunisce suo fratello Beniamino e sua sorella Fanny poco prima di una cena con la madre: i tre hanno gravi problemi economici e nessuno di loro è più in grado di mantenerla. L’unica soluzione è sopprimerla. La mamma suona alla porta. Si convincono: molto sonnifero nel suo cocktail preferito ed è fatta. Ma la «genitrice», irresistibile e divertente, confida ai figli di non aver vissuto a pieno la propria vita per colpa loro. D’ora in poi la sua esistenza dovrà essere più libera da legami e senza limiti. Come finirà questo crudele regolamento di conti? 

Il 26 dicembre il Russian Classical Ballet diretto da Evgeniya Bespalova e Denis Karakashev porta in scena Lo schiaccianoci, balletto in due atti basato sulla fiaba “Lo schiaccianoci e il re dei topi” di E.T.A. Hoffmann che rimanda al pubblico la storia di una ragazza che sogna un principe. Una storia che attiva l’immaginazione in ognuno di noi, portandoci nel regno della fantasia e regalandoci un momento imperdibile e indimenticabile.

Dopo essersi esibito in più di 50 paesi in veste di illusionista, Erix Logan torna in tournée in Italia e arriva al Lyrick il 28 e il 29 dicembre con The Disillusionist™, accompagnato dalla voce di Sara Maya. Tra tecnologie di ultima generazione, effetti speciali e il canto live del soprano, preparatevi a stravolgere la vostra idea sull’arte dell’illusione. Non un nuovo spettacolo, ma un modo diverso e innovativo che sovverte l’abituale concetto di magic show. Una nuova esperienza in cui gli effetti magici diventano metafora per svelare le illusioni della realtà quotidiana.

Il 2023 si aprirà sotto il segno del musical il 5 gennaio con La Bella e la Bestia. Una rosa per una vita, scritto e diretto da Simona Paterniani, anche interprete del ruolo femminile principale. La storia narra del Principe Adam, della Principessa Francoise e del loro grande amore. Grande amore che purtroppo sarà interrotto dal Dio dei boschi che con un incantesimo trasformerà il Principe in una orribile Bestia. Una favola ricca di effetti speciali e densa di emozioni. Si ride (tanto), ci si commuove e ci si emoziona continuamente.

Il 12 gennaio si sogna con un viaggio mozzafiato attraverso l’Asia, sospeso tra danza e arte circense che continua a richiamare il pubblico di tutto il mondo con dalai nuur – Suggestioni d’Oriente, spettacolo unico nel suo genere con suoni divini, giochi di luci e oltre cinquecento splendidi costumi, impreziositi da gemme, oro e broccato. In scena tutta la magia e il fascino del lontano Oriente.

Il 18 gennaio ancora musical con la compagnia della Rancia diretta da Saverio Marconi in Grease che con la sua colonna sonora elettrizzante da “Summer Nights” a “You’re the One That I Want” e le coreografie irresistibili, piene di ritmo ed energia, ha fatto innamorare (e ballare) intere generazioni, ed è stato capace di divenire fenomeno pop, sempre più vivo nella nostra estetica quotidiana, con personaggi diventati vere e proprie icone generazionali: un gruppo coinvolgente, capitanato da Danny Zuko (Simone Sassudelli), il leader dei T-Birds, innamorato di Sandy (Francesca Ciavaglia), la ragazza acqua e sapone come Sandra Dee e Doris Day, che arriva a Rydell e, per riconquistare Danny dopo un flirt estivo, si trasforma diventando sexy e irresistibile. Insieme a loro, l’esplosivo Kenickie, la ribelle e spigolosa Rizzo, i T-Birds, le Pink Ladies, gli studenti dell’high school più celebre e un particolarissimo “angelo”.

Il 25 gennaio sarà la volta di Casanova Opera Pop, musical di Red Canzian. Il kolossal di teatro musicale ambientato nella Venezia del ‘700 e dedicato a uno dei personaggi italiani più noti al mondo, Giacomo Casanova, in un’età intorno ai 35 anni, al rientro dall’esilio e strenuo difensore di Venezia dai giochi di potere che la vorrebbero venduta allo straniero. Sul palco 21 performer, 2 ore di musica e 35 brani cantati dal vivo. Il tutto sullo sfondo di scenografie immersive e scelte stilistiche innovative.

Lasciate ogni menata voi che entrate è il titolo del monologo teatrale di e con Maurizio Lastrico del 4 febbraio in cui l’interazione con il pubblico gioca un ruolo fondamentale. Ruolo cardine nello spettacolo, lo hanno i suoi celebri endecasillabi “danteschi”, che mescolano il tono alto e quello basso, raccontando con ironia incidenti quotidiani, di una sfortuna che incombe, di un caos che gode nel distruggere i rari momenti di tranquillità della vita. Proporrà inoltre le sue storie condensate, in cui la sintesi e l’omissione generano un gioco comico di grande impatto.

Quattro attori, quattro ballerine e l’orchestra dal vivo per Van Gogh Cafè scritto e diretto da Andrea Ortis, nuovo spettacolo ancora in allestimento che toccherà anche Assisi il 16 febbraio.

Dopo il grande successo dello scorso anno, prosegue la messinscena del musical Pretty Woman, al teatro Lyrick il 22 febbraio. Scritto da Garry Marshall e J.F. Lawton (regista e sceneggiatore originale della pellicola) si avvale di una colonna sonora unica, che unisce canzoni pop e romantiche composte da due autori d’eccellenza: Bryan Adams e Jim Vallance. Sul palco l’indimenticabile storia della giovane squillo Vivian Ward e del ricco e affascinante uomo d’affari Edward Lewis che nel film furono interpretati da Julia Roberts e Richard Gere.   

Massimo Ghini e Paolo Ruffini insieme in scena il 28 febbraio con Quasi amici, dall’omonimo film di Eric Toledano e Olivier Nakache, con adattamento e regia di Alberto Ferrari. Una storia importante, di quelle che meritano di essere condivise e raccontate. Un uomo molto agiato, intelligente, affascinante, che vive di cultura e con la cultura vive, che si muove e conquista e soddisfa il proprio ego narcisistico con il cervello più̀ che con il corpo. E un altro uomo che entra ed esce di galera, sin da ragazzino, con una sua intelligenza vivace e una cultura fatta sulla strada e nei film di serie b, che ha visto. Questi due uomini si incontrano per un caso e questo caso farà̀ sì che diventino uno per l’altro indissolubili, l’uno indispensabile alla vita dell’altro e lenitivo alla ferità fatale che ognuno ha dentro di sé. Non lo sanno ma possiedono un dono che ognuno può̀ donare all’altro: la leggerezza.

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Il 3 marzo c’è L’erba del vicino è sempre più verde, scritto, diretto e interpretato da Carlo Buccirosso.  Mario Martusciello, funzionario benestante di banca, da tempo in aperta crisi matrimoniale con sua moglie, si è rifugiato da alcuni mesi in un moderno monolocale, vivendo un momento di profonda depressione e insoddisfazione. In continua spasmodica ricerca di libertà, di cambiamenti, di nuove esperienze di vita e di un’apertura mentale nuova, Mario guarda il mondo e le persone che lo circondano alla stessa stregua di un fanciullo smanioso di cimentarsi con le attrazioni più insidiose di un immenso parco giochi, cui non ha mai avuto l’opportunità di poter accedere.

The Magical Mistery Story è il titolo dello spettacolo dei The Beatbox dedicato alla storia ed alla musica dei Beatles. Attraverso le canzoni, i racconti del conduttore e giornalista musicale Carlo Massarini, nell’arco di due ore l’11 marzo andremo a conoscere e rivivere l’incredibile avventura dei Beatles, e di come abbiano cambiato il corso della musica odierna con le loro indimenticabili canzoni. 

C’è un luogo magico in cui la realtà incontra e supera la fantasia, un posto in cui la follia è un modo di sentire la vita: è La fabbrica dei sogni di e con Sal Da Vinci, al Lyrick il 16 marzo. Lo spettacolo, che segue l’esempio dei musical americani in grande stile, racconta la storia di un cantautore dimenticato dal mondo, che vive in un manicomio abbandonato e fatiscente prossimo alla demolizione. Eppure, è quella la sua casa, il luogo in cui è cresciuto e in cui hanno preso vita le canzoni, L’artista “pazzo” e sognatore immagina di trasformare le vecchie mura in cui abita in una casa di cura che possa accogliere i reietti della società e dar loro la possibilità di realizzare le loro aspirazioni.

Il 19 marzo la geniale fiaba Il Mago di Oz, tratta dal libro di L. Frank Baum, verrà proposta sottoforma di family show in una chiave scenica del tutto originale: il linguaggio del musical e del circo contemporaneo che si fondono in una nuova dimensione. Un cast di 25 artisti in scena, composto da cantanti, danzatori e alcuni tra i maggiori acrobati del circo contemporaneo mondiale nella messinscena di uno spettacolo esaltato dall’originale animazione, grafiche in 3d, effetti speciali e costumi fantasmagorici realizzati dal team di creativi della Romanov Arena.

Il 23 marzo il Balletto di Milano si cimenterà in Notre Dame de Paris, nuovo balletto in due atti su musiche di autori vari, liberamente ispirato al romanzo di Victor Hugo che, nella Parigi del 1482, ha come protagonista Quasimodo, il campanaro gobbo della cattedrale, perdutamente innamorato della zingara Esmeralda. La coreografia è di Stephen Delattre, direzione artistica di Carlo Pesta.

Il 28 marzo con Solo – The legend of quick-change il one man show Arturo Brachetti condurrà il pubblico non solo nell’arte del trasformismo, che lo ha reso celebre in tutto il mondo, ma anche in un viaggio nella sua storia artistica, attraverso le altre affascinanti discipline in cui eccelle: grandi classici come le ombre cinesi, il mimo e la chapeaugraphie, e sorprendenti novità come la poetica sand painting e il magnetico raggio laser. In “Solo” Brachetti apre le porte della sua casa, fatta di ricordi e di fantasie. Una casa senza luogo e senza tempo, che esiste dentro ognuno di noi.

A chiudere il sipario sulla stagione – data ancora da definire – sarà L’amaca di domani, considerazioni in pubblico alla presenza di una mucca di e con Michele Serra, per la regia di Andrea Renzi. Le parole, con le loro seduzioni e le loro trappole, sono le protagoniste di questo monologo teatrale comico e sentimentale, impudico e coinvolgente nel quale Michele Serra apre allo spettatore la sua bottega di scrittura. Le persone e le cose trattate nel corso degli anni – la politica, la società, le star vere e quelle fasulle, la gente comune, il costume, la cultura – riemergono dal grande sacco delle parole scritte con intatta vitalità e qualche sorpresa.

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Sito ufficiale www.teatrolyrick.com

Mr. Harrigan’s Phone: il racconto di Stephen King diventa un film per Netflix (trailer)

Il 5 ottobre arriverà su Netflix un nuovo adattemento dell’opera del maestro del brivido Stephen King dal titolo “Il Telefono del Signor Harrigan“. Il racconto fa parte della raccolta di quattro scritti inediti di King, intitolata “Se Scorre il Sangue“, pubblicata nel 2020.

Il film, prodotto da Ryan Murphy (American Horror Story) e Blumhouse (La Notte del Giudizio), e diretto da John Lee Hancock (The Blind Side), narra la storia della bizzarra amicizia tra il giovane Craig (Jaeden Martell)  e l’anziano Mr. Harrigan (Donald Sutherland).

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I due inziano a stringere un legame dopo che Craig viene assunto da Mr. Harrigan, un uomo d’affari ormai in pensione, con una discreta disponibilità economica. Quello che li accomuna e che li fa avvicinare è la passione per i libri e per i cellulari di ultima generazione. Mr. Harrigan, infatti, vive da recluso e l’unico modo che ha per comunicare con l’esterno è il suo IPhone. Tutto cambia quando Harrigan muore. Craig decide di seppellire il suo IPhone preferito con lui, ma presto si accorgerà che, proprio grazie a quel telefono, riuscirà ancora a comunicare con l’amico defunto.

Nel cast, al loro fianco, troveremo Joe Tippet (Mare of Easttown), interprete del padre di Craig, Cyrus Arnold (Just Beyond), nel ruolo dell’antagonista di Craig, Kenny Yancovich. Colin O’Brien (Wonka), avrà le vesti del giovane Craig, Thomas Francis Murphy (Mindhunter) sarà Pete e Peggy J. Scott (The Marvelous Ms. Maisel) impersonerà Edna Grogan.

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Queste le parole di Hancock, quando gli hanno chiesto di descrivere la sua esperienza alla guida della produzione:

“Poiché è un racconto di sole 80 pagine, devi afferrare il senso della storia attivandolo in parte con scene che non sono necessariamente contenute nel racconto. Finisci una sceneggiatura e ti rendi conto che devi inviarla a Stephen, e otterrai un pollice in su o un pollice in giù … Dici, ‘Oh, mio ​​Dio, Stephen King sta leggendo la mia sceneggiatura. Spero che gli piaccia.”

Preoccupazione che sembra infondata visto che King, che è anche produttore esecutivo, dopo aver visionato un montaggio parziale della pellicola ha twittato:

“Ho visto un montaggio quasi finito di Mr. Harrigan’s Phone, scritto e diretto da John Lee Hancock, ed è a dir poco geniale”.

Mr Harringa

“Immacolata concezione”, a Roma lo spettacolo di Federica Carruba Toscano

Immacolata concezione sicilia

“Immacolata concezione”, lo spettacolo nato da un’idea di Federica Carruba Toscano, che vede alla regia Joele Anastasi, arriva al Teatro Sala Umberto di Roma dal 27 settembre al 2 ottobre. Con Alessandro Lui, Enrico Sortino, Ivano Picciallo, è la storia di un microcosmo siciliano fatto di omertà, violenza e presunzione, ma anche di quell’autenticità tipica della carnalità isolana. I ruoli sociali si liquefanno tra le quattro pareti di una stanza, per poi solidificarsi ancora una volta, appena fuori da lì.

Siamo nella Sicilia del 1940. Concetta è una ragazza silenziosa ed innocente che il padre, caduto in disgrazia, baratta in cambio di una capra gravida con Donna Anna, tenutaria del bordello del paese.

Estranea ai piaceri della carne e a qualunque “adulta” concezione della vita, non oppone alcuna resistenza. Del resto, nessuno le ha mai spiegato cosa voglia dire fare l’amore.

Ben presto la fama “della nuova arrivata” raggiunge tutto il paese: ma nessuno sa di preciso quali siano i piaceri che regali agli uomini per farli impazzire così tanto. Concetta, infatti, è vergine. Ha il dono di “sentire” l’anima dei suoi clienti, portando alla luce la loro fragilità più nascosta.

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“Immacolata concezione” racconta la potenza e il culto dell’immagine che, arrivando a disumanizzare un corpo vivente per trasformarlo in feticcio, è soggetto alla necessità d’instaurare una relazione fondata sui desideri inespressi del proprio inconscio. Narra quale terremoto possa generare l’incontro tra spiritualità e carnalità sul piano della collettività. Gli anni ’40 rappresentano uno spartiacque essenziale nella storia dell’umanità. L’avvento della Seconda guerra mondiale, con tutto quello che ha causato, ha rivelato come l’essere umano stesso sia stato brutalmente reificato e desacralizzato. Da quel momento storico la visione stessa dell’umanità, sia nelle relazioni tra gli uomini che nel rapporto con il potere, muterà profondamente e il concetto stesso di sacro cesserà di avere una corrispondenza nel piano del reale.

Lo spettacolo, ambientato alla vigilia della guerra, racconta il punto di snodo di un sistema sociale in cui le relazioni vorrebbero ancora essere prodotte invece che brutalmente consumate. Sebbene raccontino un mondo in cui può esistere ancora futuro e speranza, contengono già il germe di quella deriva malata che troverà nel conflitto mondiale e nei regimi totalitari una possibilità d’espressione.

Guardare attraverso i personaggi di “Immacolata concezione” è come sfogliare le pagine di un vecchio diario e scoprire le oscillazioni più fragili delle loro anime; come avere accesso alla memoria collettiva e storica che abita in noi e genera le nostre più antiche passioni. Il tempo della storia è il passato che qui si fa molla per il futuro: per riscriverne uno nuovo. E noi, spettatori del mondo di oggi, ci aggrappiamo a qualche ultimo brandello di un passato carico di valori e speranza. Non c’è fiducia nel progresso. Non c’è fiducia nel tempo che verrà. È solo guerra, minaccia di guerra, guerra senza frontiere e senza regole. E noi abbiamo solo bisogno di amore, amore e altro amore.

Breccia di Porta Pia, Roma ritorna all’Italia

Breccia di Porta Pia roma

Era il 20 settembre del 1870 quando le truppe del giovane Regno d’Italia aprirono una breccia nella Porta Pia sulla via Nomentana, entrando nel cuore dello Stato Pontificio.

Il sogno di una penisola unita sotto il tricolore era ormai quasi al completo. Al puzzle mancava l’Urbe. Lo stesso Cavour sognava “che la città eterna, sulla quale 25 secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno Italico”. Le sue parole nel 1860 divennero poi realtà, senza che lui però le vide realizzarsi. Morì infatti nel 1861.

Roma era stata da secoli centro politico e culturale del mondo. Sui suoi colli era nato l’Impero. Complice lo sfaldamento dello stesso, con la conseguente divisione dell’Italia nei successivi 1400 anni, la Chiesa si era impadronita della città fondata da Romolo con un falso storico. La famosa donazione di Costantino, che grazie all’umanista Lorenzo Valla sappiamo essere appunto un documento inventato. Il filologo dimostrò alcuni termini latini anacronistici per il regno di Costantino I. Costui, infatti, non fece nessuna concessione al papa Silvestro I. Nessun potere spirituale fu dichiarato superiore a quello imperiale. Nessun giurisdizione su Roma fu donata al soglio pontificio.

In pratica le argomentazioni della Chiesa per rivendicare il possesso dell’Urbe erano basati su falsità. E a questo il giovane Stato italiano rispose, dopo quasi dieci anni dalla proclamazione dell’unità, con un atto militare.

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Le truppe italiane, che contavano oltre 50.000 soldati, comandate da Cadorna, in poche ore aprirono la famosa Breccia di Porta Pia. La volontà di patrioti come Garibaldi, Cavour, Mazzini, Mameli fu fatta. Il motto “Roma o morte”, reso famoso dall’eroe dei due mondi, trovava compiutezza. Sebbene il dato dei morti fu irrisorio.

Roma, grazie anche alla sconfitta dei francesi a Sedan per mano dei prussiani, tornò ad unirsi al resto della penisola, avendo perso i suoi più strenui difensori in chiave anti-italiana. I vari papi, che da secoli si succedevano sul trono di Pietro, trovarono molte volte nei transalpini il mezzo per difendere i propri possedimenti e l’Urbe. Come nel caso della Repubblica Romana (1849) rovesciata grazie all’intervento del generale Oudinot chiamato proprio da papa Pio IX.

Il papa, grande oppositore della causa italiana, cercò di opporsi fino all’ultimo al ritorno di Roma al centro dell’idea italiana. Minacciò anche di scomunicare il primo italiano che avesse messo piede nella Città Eterna come invasore dopo la famosa breccia. Peccato per lui che fu un ebreo a entrare nello Stato pontificio, rendendo perciò vana la minaccia papale.

La Breccia di Porta Pia divenne per anni festa nazionale (fino ai patti lateranensi). Il “tempio della nazione”, come Mazzini definì l’Urbe in una lettera del 1867 ad Andrea Giannelli, tornò ad essere il centro d’irradiazione della cultura italica.

Infine, nel resoconto di Edmondo De Amicis, il famoso autore del libro “Cuore”, che il 20 settembre del 1870 riportò la cronaca dell’evento, si legge come l’avvenimento fu accolto anche ben volentieri da molti cittadini dell’ormai disciolto Stato Pontificio”. La presa di Roma era un qualcosa più che politico. Quasi naturale. Non certo casuale.

«La mattina dopo il 20, venendo dal Campo Vaccino sul Campidoglio, la prima cosa che vedo, in cima a una delle grandi scale che danno sulla piazza, è un gruppo di bersaglieri e di frati che se la discorrono fraternamente, seduti sugli scalini. I bersaglieri mangiavano. Due o tre frati rivolgevano tra le mani una gamella, guardandola di sopra e di sotto. Altri tenevano in mano un pane di munizione. Altri osservavano con molta curiosità i cappelli piu­mati appesi al muro. Ci fosse stato un fotografo! Parevano amici vecchi. A un bersagliere che scendeva domandai: – Che cosa dicono i frati? – So’ chiù etaliani de noautri – mi rispose ridendo.

La sera, per le strade, se ne videro molti. Ce n’era di tutti i colori: bianchi, neri, bigi, cacao. Alcuni erano accompagnati da soldati. La gente guardava e rideva. Era infatti una mescolanza così nuova e strana che pareva di sognare. E il modo con cui andavano assieme! Come fosse la cosa più naturale del mondo, come fossero stati insieme sempre. Discorrevano di politica.

A Monterotondo, discorrendo con un cittadino dei più noti, e in voce di liberale, gli domandammo come fosse contento del nuovo stato di cose. “Per me sono contentissimo – rispose, e lo diceva sinceramente. – Tutto va bene, non si potrebbe desiderare di meglio. – E poi a bassa voce: – Hanno rispettato le chiese, hanno lasciato stare i preti; messe, vespri, funzioni, ogni cosa come prima” ».

“Professione fenomeni”: 10 racconti ispirati ai protagonisti di una delle categorie più prestigiose del pugilato

Il 23 settembre esce nelle librerie di tutta Italia “Professione Fenomeni” (Absolutely Free Edizioni), di Riccardo Colella e Domenico Paris. Da Barney Ross a Jimmy McLarnin, da Emile Griffith a Ray “Sugar” Leonard, fino ad arrivare a fuoriclasse dei giorni nostri come Oscar De La Hoya e Floyd Mayweather junior, alcuni tra gli interpreti più celebri e amati nella storia delle 147 libbre (ca 66,70 kg) vengono messi a nudo nella loro dimensione più intima e profonda “consegnandosi” al lettore non già come semplici eroi dei guantoni ammantati di un’aura leggendaria, ma come uomini in preda alle proprie fragilità e ai propri dubbi esistenziali, consci di dover spesso fare i conti con un destino che non concede sconti a nessuno, neanche a chi è arrivato a conquistare fama, gloria e ricchezza.

In questo libro, le vicende biografiche e sportive di alcuni tra i migliori interpreti di una delle categorie più famose e ricche di campioni del pugilato, i pesi welter, ispirano dieci racconti di pura narrativa in grado di avvicinare il lettore non soltanto alla magia della noble art, ma anche alle vicissitudini personali di uomini che hanno quasi sempre vissuto la propria esistenza lontani dall’ordinario.

Straordinari tra le sedici corde nel corso di carriere che hanno attraversato quasi un secolo di storia di questo sport, i protagonisti della silloge sono stati catturati dagli autori nella loro dimensione più intima, con lo scopo di mettere in luce non la già nota abilità con i guantoni e le schivate, ma le loro personalità complesse e caratterizzate da “luoghi oscuri” o da sensazionali risorse interiori e di orgoglio spesso non troppo note neanche agli addetti ai lavori.

I ritratti che ne vengono fuori sono quindi estremamente variegati e sorprendenti, in grado di appassionare tanto i cultori della materia, che avranno la possibilità di riapprezzare i trionfi e le cadute di alcuni loro beniamini, quanto i neofiti, che potranno immergersi in un mondo baciato da un irriducibile fascino letterario.

Come già nei precedenti “I medi sono il massimo” (per alcuni giorni libro numero 1 tra “le novità più interessanti” sulla piattaforma Amazon, sezione LIBRI DI PUGILATO) del 2020 e “Il massimo della passione” dello scorso anno, entrambi firmati dal solo Domenico Paris, anche in questa raccolta gli autori prendono spunto dal mero fatto sportivo e/o storico per costruire dei racconti di pura fiction, apprezzabili tanto dall’appassionato di noble art, quanto da chi non ha alcuna familiarità con il mondo delle sedici corde.

L’opera verrà presentata in prima assoluta sabato 24 settembre alle ore 18:00 presso il pub “Le Chevalier” di Avezzano, sito in via Genserico Fontana 11. L’incontro con entrambi gli autori sarà moderato dal giornalista e scrittore Francesco Proia, mentre le letture dei brani saranno affidate all’attore e doppiatore Giuseppe Ippoliti.

Il prossimo appuntamento sarà, invece, a Roma lunedì 3 ottobre alle ore 18:30 presso la libreria “IBS-IL LIBRACCIO”, in via Nazionale254/255. L’incontro con entrambi gli autori sarà moderato dal giornalista e scrittore Dario Torromeo, mentre le letture dei brani saranno affidate all’attore e doppiatore Giuseppe Ippoliti.

“Le relazioni pericolose”: intrighi, passioni e gelosie al Teatro degli Audaci

Approda al Teatro degli Audaci dal 29 settembre al 2 ottobre l’appassionante storia di intrighi, passione, gelosie “Le relazioni pericolose” da Choderlos De Laclos tradotto e adattato da David Conati con gli attesi protagonisti Corinne Clery e Francesco Branchetti che ne cura anche la regia. Accanto a loro sul palco Isabella Giannone e Elisa Caminada, Giuliana Maglia e Stefano Dattrino. Le musiche sono di Pino Cangialosi.

Lo spettacolo poi proseguirà la tournée toccando numerose regioni. Uno spettacolo di particolare intensità e attualità, sulla natura dei rapporti di potere in cui si sovrappongono intrighi, gelosie, passioni, dove la ricerca del dominio incontrastato ottenuto con ogni mezzo, e ad ogni prezzo portano verso l’autodistruzione.

Lo spettacolo è tratto dall’omonimo romanzo epistolare dell’autore settecentesco a suo tempo celebre per lo scandalo generato dalla pubblicazione di questo libro, oggi considerato un classico della letteratura grazie alle sue riflessioni argute e amare sulla natura dei rapporti di potere, sulla volontà di potenza che si rivela alla fine fallimentare.

Nella presente riduzione la vicenda viene narrata attraverso le lettere di quattro personaggi: la Marchesa di Merteuil, il Visconte di Valmont, la Presidentessa Madame de Tourvel e Cecile Volanges, e, i primi due, amanti libertini appartenenti alla nobiltà francese del XVIII secolo, giocano con i sentimenti, con il sesso, per sperimentare dolore e piacere, fino ad arrivare all’ autodistruzione.

Intrighi, gelosie, passione, eros, si mescolano in una continua sfida per affermare il proprio ego, nella quale il burattinaio consapevolmente o inconsapevolmente, seguendo la scia della passione, diventa a sua volta burattino. Ma chi è il burattinaio?

La Marchesa di Merteuil, donna emancipata per il suo tempo, che dichiara di preferire il sapere al piacere, e che tutto si può fingere, anche l’amore, si destreggia nel suo gioco delle parti grazie alla sua tagliente ironia, ma alla fine non riesce a nascondere che tutto questo ballo di sentimenti non è altro che un gioco ideato da persone ciniche e spietate, senza più ideali né valori, per scampare dalla noia.

Il Visconte di Valmont consigliato e spinto, ma potremmo dire, manovrato dalla marchesa di Merteuil decide di sedurre la giovane Cécile, promessa sposa di Gercourt, mentre contemporaneamente per sfida e con cinismo cerca di conquistare la casta e moglie devota Madame de Tourvel,

Non lo fa per amore, ma come Casanova, solo per il piacere di collezionare conquiste, perché l’amore è cosa da servette e chi ci casca va disprezzato e deriso. Ma in questo continuo gioco di schermaglie amorose e sentimentali, alla fine, è più emancipata una donna cinica e libertina come la Marchesa, che non riesce a lasciarsi andare a sentimentalismi, o Madame de Tourvel che si lascia corteggiare ma alla fine…?

È il ritratto di un’epoca, con le sue trappole e paure, il ritratto di personaggi affascinanti e crudeli, fidenti e amorosi, ma soprattutto clamorosamente teatrali. Scritto nel 1782, il romanzo di Choderlos de Laclos (generale, scrittore, giacobino, segretario governativo per Danton) è un’opera capace di danzare con la Storia, con le arti e con tutti i poteri che si sono avvicendati in quel secolo straordinario. Un’opera che si rivela profondamente attuale anche più di duecento anni dopo. Segreti, intrighi e strategie, dove balenano verità sempre diverse, velate e disvelate dalle armi dell’intelligenza e dell’ironia più amara.

Ma è possibile condurre un gioco di amore ed erotismo tanto intrigante senza venirne coinvolti? Alla fine chi uscirà vittorioso da questa trama di sensi? Le vie dell’amore sono imperscrutabili.

La regia ha l’intento di restituire al testo la straordinaria capacità, di parlare, di evocare, di “far apparire” un mondo di passioni estreme, di paure, di incubi, di umane debolezze, di solitudine, di lotta disperata per la propria dignità, di pulsioni, di eros, di violenza, in cui tutti noi finiremo per trovare, il nostro presente più dilaniato, il nostro oggi cosi travagliato, sia che si parli di rapporti umani, che di guerre, che di lotta per il potere. Le musiche e le luci daranno un apporto fondamentale in questo viaggio nelle relazioni umane.

Dal 29 settembre al 2 ottobre 2022

Orario spettacoli:

dal Giovedì al Sabato ore 21.00 – Domenica ore 18 .00

Rockin’1000 a Venezia sul palco di Aperol con Achille Lauro

Se ne contano di stranezze  nella carriera di Lauro De Marinis, per tutti Achille Lauro (e questa pagina ne ha dato spesso conto) ma forse quella di domenica rappresenta un’esperienza del tutto nuova anche per lui e per il suo pubblico: essere l’ospite di punta del concerto di una rockband.

E non un gruppo qualsiasi, la più grande rockband del mondo. Parliamo di Rockin’1000 che torna a suonare dal vivo in Italia seppure con una formazione leggermente ridotta. Il progetto è stato lanciato nel 2015 con una scommessa folle: Nel quella di far suonare Learn to Fly dei Foo Fighters da 1000 musicisti per convincere il gruppo di Dave Grohl ad esibirsi nella loro città, Cesena. Risultato: il video è diventato virale e i Foo Fighters hanno aggiunto una data al loro tour.

Achille Lauro: tutti gli articoli

Da allora è nato un format live, proposto nel mondo a decine di migliaia di spettatori per volta, con date anche a Francoforte, Parigi e San Paolo in Brasile. Domenica, il concerto, promosso da Aperol, è in programma al lido di Venezia, all’interno dell’aeroporto Nicelli. In scena una formazione comprendente  basso, chitarra, tastiera, voce, batteria fiati, con interpreti da tutto il mondo.

La setlist è di 10 brani, tra cui Paradise city dei Gun’s & Roses, Come Together dei Beatles, Born to run di Bruce Springsteen e I giardini di marzo con incluso omaggio a Enter Sandman dei metallica. Achille Lauro propone Domenica e Me ne Frego. Una scelta, quella degli organizzatori in merito all’ospite, che non è stata accolta con salti di gioia dalla base dei musicisti, ma tant’è: come è già successo in passato, è probabile comunque che anche questa volta il live ribalterà pregiudizi. Speriamo…

Presentato Linus – Festival del Fumetto: 4 giorni di eventi e ospiti ad Ascoli Piceno

Sulla scia del successo crescente de La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi e giunta quest’anno alla 23esima edizione, nasce la prima edizione di Linus – Festival del Fumetto, ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, che si terrà ad Ascoli Piceno dal 29 settembre al 2 ottobre: quattro giorni ricchi di appuntamenti con proiezioni, letture, mostre, concerti, incontri con scuole primarie, medie e superiori sul tema del fumetto e dialoghi con i tanti ospiti attesi.

Un omaggio a Charles M. Schulz, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, creatore dei mitici Peanuts che hanno ispirato la storica rivista italiana linus (edita da La nave di Teseo). Il progetto è vincitore dell’avviso pubblico Promozione Fumetto 2021 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Un festival che, proprio come La Milanesiana, si propone di unire al suo interno più arti, partendo dal fumetto come comune denominatore ma spaziando dal cinema alla musica, per un vero e proprio dialogo a 360° sull’evoluzione e gli sviluppi di questo genere letterario.

“L’attenzione crescente per il fumetto non può fare a meno di riferirsi alla sua storia. E nella storia del fumetto la rivista linus riveste un ruolo di assoluta importanza, da ribadire con forza nel centenario della nascita di Charles Schulz e, superati di poco i 70 anni dalla prima striscia dei Peanuts, che cadevano nel 2020, l’anno della pandemia. E allora ho messo la mia Fondazione a disposizione di questo progetto di una Festa/Festival di linus che, a partire dal fumetto, si raccordasse con la Letteratura, con il Cinema, con la Musica. Ho seguito in questo l’anima che muove La Milanesiana. E ho scelto Ascoli Piceno, straordinariamente ospitale, ricca di storia e di bellezza, e che era già partner della Milanesiana. È una prima edizione, si potrà crescere. Ma è una festa che nasce grande, con grandi nomi e grandi aspirazioni. Come è giusto che sia per una rivista battezzata da Umberto Eco, che il destino ha voluto entrasse ne La nave di Teseo, fondata da Umberto Eco, e che con Igort stiamo rilanciando con convinzione e nel segno della qualità”, dichiara Elisabetta Sgarbi.

Di seguito il programma.

Giovedì 29 settembre

Ore 18.00 al Polo Culturale di Sant’Agostino

Inaugurazione della mostra inedita “Tutti i linus. 100 anni con Charles Schulz” curata da Elisabetta Sgarbi e Marcello Garofalo che hanno creato un percorso tematico attraverso le copertine della storica rivista. Intervengono Nicola Lagioia (Premio Strega 2015), Massimo MartelliMarcello GarofaloLaura Valente ed Elisabetta Sgarbi.

Saranno presenti per i saluti istituzionali Marco Fioravanti (Sindaco di Ascoli), Donatella Ferretti (Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli) e Stefano Papetti (Curatore delle collezioni comunali di Ascoli Piceno).

Ore 21.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Serata dedicata al celebre personaggio Diabolik con ospiti speciali i Manetti bros.

Si inizia con la proiezione del film del 2021 “Diabolik” dei Manetti bros.

Seguirà il dialogo tra i fratelli Manetti e Marcello Garofalo, con l’intervento di Igort, direttore editoriale di linus e stimato fumettista. A seguire, proiezione del film “Diabolik” di Mario Bava del 1968.

Saranno presenti per i saluti istituzionali Marco Fioravanti (Sindaco di Ascoli), Donatella Ferretti (Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli), Giorgia Latini (Assessore alla Cultura Regione Marche), Francesca Filauri (Presidente Circolo Cultural-mente Insieme) e Stefano Papetti (Curatore delle collezioni comunali di Ascoli Piceno). Introduce Elisabetta Sgarbi.

Venerdì 30 settembre

Ore 10.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 2)

Proiezione per i bambini delle scuole primarie dei cartoni animati dei Peanuts (a cura di Rai Ragazzi), una maratona in anteprima con le avventure di Charlie Brown, Snoopy e gli altri personaggi creati da Charles M. Schulz. La prima parte della giornata è infatti dedicata alle attività per le scuole poiché i fumetti rappresentano uno strumento comunicativo che aiuta a sviluppare il pensiero critico, la creatività e la comunicazione interculturale.

Intervengono Luca Milano (Direttore Rai Ragazzi) e Stefania Rumor (che è stata direttrice di linus per oltre 10 anni). Sarà presente per i saluti istituzionali Donatella Ferretti (Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli). Introduce Elisabetta Sgarbi.

Ore 11.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Proiezione per i ragazzi della scuola media del cartone animato del 2022 “Nel mare ci sono i coccodrilli di Rosalba Vitellaro tratto dall’omonimo libro di Fabio Geda (Baldini & Castoldi). Racconta la storia di Enaiatollah Akbari, il bambino fuggito dall’Afghanistan e dopo una lunga odissea, arrivato in Italia dove oggi, a 34 anni, vive con la famiglia. Si è laureato in Scienze Politiche a Torino e sta per avere la cittadinanza italiana dopo quasi 20 anni di attesa. 

Intervengono Fabio Geda, Alessandra Viola, Rosalba Vitellaro, Annalisa Corsi e Luca Milano.

Sarà presente per i saluti istituzionali Donatella Ferretti (Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli). Introduce Elisabetta Sgarbi.

Ore 18.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Il festival porta ad Ascoli Piceno Toni Servillo, tra i migliori attori italiani, vincitore di due European Film Awards, quattro David di Donatello, quattro Nastri d’Argento, due Globi d’oro, tre Ciak d’oro e un Marc’Aurelio d’Argento per il miglior attore al Festival internazionale del film di Roma.

Proiezione del film “5 è il numero perfetto” di Igort(con Valeria Golino, Toni Servillo e Carlo Buccirosso, presentato al Festival del Cinema di Venezia 2019), ispirato al suo omonimo noir napoletano diventato ormai un classico del fumetto moderno.

Intervengono Igort, Toni Servillo e il produttore cinematografico Angelo Curti.

Introduce Elisabetta Sgarbi.

Ore 21.00 al Teatro Ventidio Basso

Simone Cristicchi presenta uno spettacolo in anteprima in cui unisce musica e disegno, dal titolo “Ho disegnato troppo”. Il cantautore si immergerà nei suoi brani più famosi, disegnando contemporaneamente dal vivo le sue emozioni. 

Saranno presenti per i saluti istituzionali Marco Fioravanti (Sindaco di Ascoli), Donatella Ferretti (Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli), Giorgia Latini (Assessore alla Cultura Regione Marche), Francesca Filauri (Presidente Circolo Cultural-mente Insieme) e Stefano Papetti (Curatore delle collezioni comunali di Ascoli Piceno).  Introduce Elisabetta Sgarbi. Biglietto cortesia 5 euro.

Sabato 1 ottobre

Ore 10.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Una lezione esclusiva per gli studenti del Liceo Artistico con il fumettista e leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti Davide Toffolo. Titolodell’appuntamento è Magnus. Il mio maestro dei fumetti, un dialogo dedicato al grande autore Magnus, per incoraggiare tutti quei ragazzi appassionati di fumetti a incontrate i grandi Maestri e a osservare il loro modo di disegnare.

Sarà presente per i saluti istituzionali Donatella Ferretti (Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli).

Ore 11.30 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Davide Toffolo e il fumettista e animatore Michele Bernardi tengono una lezione per gli studenti del Liceo Artistico dedicata ai videoclip di animazione.

Ore 18.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Proiezione di “La famosa invasione degli orsi in Sicilia, un film d’animazione di produzione franco-italiana del 2019 diretto da Lorenzo Mattotti e basato sull’omonimo romanzo di Dino Buzzati.

Il regista sarà presente in sala e dialogherà con Sandro Veronesi (Premio Strega 2006 e 2020).

Introduce Elisabetta Sgarbi.

Ore 21.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Un dialogo tra Milo Manara e Sandro Veronesi che si preannuncia unico.

Milo Manara, con i suoi oltre 40 anni di carriera, è divenuto sinonimo di erotismo a fumetti, indissolubilmente legato alle magnifiche donne create dal suo inconfondibile tratto. Con Veronesi aprirà i cassetti della memoria, tirando fuori i ricordi di una vita avventurosa, scandita dal confronto con intellettuali come Federico Fellini e Umberto Eco e da viaggi in tutto il mondo.

Saranno presenti per i saluti istituzionali Marco Fioravanti (Sindaco di Ascoli), Donatella Ferretti (Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli), Giorgia Latini (Assessore alla Cultura Regione Marche), Francesca Filauri (Presidente Circolo Cultural-mente Insieme) e Stefano Papetti (Curatore delle collezioni comunali di Ascoli Piceno). Introduce Elisabetta Sgarbi.

Domenica 2 ottobre

Ore 17.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Il performer Antonio Rezza racconta “Encefalon”, il suo estroso mazzo di Carte da Gioco, in dialogo con l’autrice e linguista Francesca Serafini.

Ore 18.00 al Nuovo Cineteatro Piceno (Sala 1)

Proiezione di “Paz!, film del 2002 diretto da Renato De Maria e tratto dai fumetti di Andrea Pazienza, uno degli artisti più innovativi nel campo del fumetto, nato a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). Al termine della proiezione il regista dialogherà con Antonio Rezza e Frankie hi-nrg mc (che interpreta un gangster nel film), coordinati da Francesca Serafini, per una riflessione sui mille volte del fumetto.

Introduce Elisabetta Sgarbi.

Ore 21.00 al Teatro Ventidio Basso

Il festival si conclude con una grande anteprima assoluta, lo spettacolo totale EXTRALISHOW, tra musica, disegno dal vivo e parole, nato da un’idea di Elisabetta Sgarbi. Protagonisti gli Extraliscio guidati dalla follia strumentale e voce dolcissima di Mirco Mariani, accompagnato dal clarinetto di Moreno il Biondo e dalla band. Con loro sul palco l’attore e poeta Leo Mantovani, che narrerà la storia della band punk da balera, e Davide Toffolo che durante lo spettacolo disegnerà dal vivo e unirà la sua voce graffiante a quella di Mariani.

Questa anteprima vedrà la partecipazione straordinaria del mattatore Antonio Rezza.

Alla regia Betty Wrong e Luca Volpatti.

Saranno presenti per i saluti istituzionali Marco Fioravanti (Sindaco di Ascoli), Donatella Ferretti (Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli), Giorgia Latini (Assessore alla Cultura Regione Marche), Francesca Filauri (Presidente Circolo Cultural-mente Insieme) e Stefano Papetti (Curatore delle collezioni comunali di Ascoli Piceno). Introduce Elisabetta Sgarbi.

LINUS – FESTIVAL DEL FUMETTO è organizzato da Fondazione Elisabetta Sgarbi in collaborazione con le istituzioni del territorio (Comune e Regione) per l’uso degli spazi di loro pertinenza, con le realtà culturali locali, fra cui il circolo Cultural-mente insieme, attivo nella comunicazione e diffusione del programma, con La Milanesiana e con il sostegno di Volvo Car Italia.

“Vertigo Film Fest”, tutto pronto per la III edizione

Vertigo Film Fest milano

Da mercoledì 21 a venerdì 23 settembre nella sala Astra dell’Anteo Palazzo del Cinema di Milano (Piazza Venticinque Aprile, 8) si terrà la 3ª edizione del Vertigo Film Fest, il primo festival milanese interamente dedicato ai cortometraggi.

In ogni serata le proiezioni di cortometraggi italiani e internazionali saranno intervallate da momenti di dibattito con il pubblico e da interventi di alcuni dei registi e dei team delle opere selezionate che saranno presenti in sala.

Il “Vertigo Film Fest” nasce dall’idea di Alberto Di Caro ScorsoneMargherita PiazzaCarlo Puoti e Luca Leone Silvestri, quattro studenti di cinema che, ispirandosi alle serate organizzate tra amici durante le quali proiettavano i loro progetti universitari, hanno deciso di dare il via alla manifestazione che quest’anno giunge alla sua terza edizione e che vede la partecipazione di registi provenienti da tutto il mondo.

«Il desiderio è quello di ricreare quell’alchimia che nasce tra amici nella serata al cinema non appena è terminata la visione di un film– raccontano gli organizzatori –. Poterne parlare, discuterne con gli altri in modo informale, poter esprimere la propria idea e confrontarsi non solo sul corto dal punto di vista tecnico, ma anche su tutte quelle tematiche portate avanti dalla narrazione».

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Nel corso della serata del 23 settembre saranno proclamati i cortometraggi vincitori di questa edizione, selezionati dagli organizzatoritra le oltre 250 opere candidate e votati da una giuria di professionisti del settore.

Oltre a premiare il Miglior CortometraggioMiglior Documentario Miglior Animazione,sono previste menzioni speciali per regiasceneggiaturamontaggiofotografiascenografiaattoreattrice e colonna sonora.

Inoltre, nelle tre serate, tramite QR CODE, gli spettatori in sala potranno votare per decretare il cortometraggio vincitore del Premio del Pubblico.

Luoghi e identità”, “Natura e desiderio” e “Lontani da sé” sono i temi delle tre serate.

Di seguito il programma di ogni serata:

MERCOLEDÌ 21 SETTEMBRE (dalle ore 19.30)

– “Bye Little Block” di Éva Darabos (Ungheria, 2020)

– “Misplaced” di Maede Jenab (Iran, 2021)  

– “54 Duomo” di Nicolò Piccione (Italia, 2021)

– “Golem” di Etrio Fidora (Repubblica Ceca, 2019) – Regista presente in sala

– “Everything about the actual difference” di Anton Forsdik (Svezia, 2021)  

– “Lynx” di Julien Henry (Belgio, 2021)

GIOVEDÌ 22 SETTEMBRE (dalle ore 19.30)

– “One Ocean di Anne de Carbuccia (Italia, 2021) – Regista presente in sala

– “The Dreams of Lonely People di Marek Leszczewski (Polonia, 2021)

– “The Peculiar crime of oddball Mr. Jay di Bruno Caetano (Portogallo, 2019)

– “Guinea pig di Giulia Grandinetti e Andrea Benjamin Manenti (Italia, 2020)

– “Conversations with a whale” di Anna Samo (Germania, 2020)

– “Taxidermandi Rossella Laeng (Italia, 2021)

VENERDÌ 23 SETTEMBRE (dalle ore 19.30)

– “Polepole” di Andrea Gatopoulos (Grecia, 2021)

– “Cracolice” di Fabio Serpa (Italia, 2020)

– “Ahead” di Ala Nunu Leszynska (Portogallo, 2019)

– “The Toddler” di Nathalie Lenoir (Francia, 2020)

– “The Night Burns” di Angelica Gallo (Italia, 2021)

– “Pilar” di Yngwie Boley, J.J. Epping e Diana van Houten (Paesi Bassi, 2020) – Registi presenti in sala

La serata di venerdì 23 settembre sarà introdotta, alle ore 18.00, da un dibattito in lingua inglese moderato da Paola Ruggeri, tra i fondatori e responsabile della programmazione di corti, documentari e rassegne de Il Cinemino di Milano.

I biglietti e gli abbonamenti sono disponibili al seguente link: https://www.vertigofilmfest.com/2_biglietti/.

Il gioco intelligente come forma di socialità, all’Aquila l’open day dell’associazione Playadice

Un momento di incontro e socialità che supera ogni limite anagrafico. Un’occasione per fortificare il fragile tessuto sociale attraverso il “gioco intelligente” e interattivo. Creare un ambiente quanto più possibile formativo e costruttivo.

Con questo scopo l’associazione di promozione sociale Playadice – da aprile affiliata anche all’associazione nazionale della Tana dei Goblin, che si occupa della divulgazione di giochi tramite appuntamenti in sede e al di fuori di essa – ha organizzato una giornata-evento nel cuore del capoluogo abruzzese.

“Un open day – spiega il presidente dell’associazione, Antonio Maria Marottoli – che si terrà il 17 settembre dalle 15:30 a mezzanotte presso il Brucalab, in via Fontesecco 24 (Chiassetto degli Ortolani)”.

“Dopo un momento di così grande lontananza che la gioventù aquilana ha vissuto, ci sembra doveroso tornare ad attività in presenza e di presenza per ragazzi e giovani adulti. Questa è la fascia d’età che più di altre ha subito sulla propria pelle il terremoto e la pandemia – prosegue Marottoli – Il Playadice è una realtà associativa dinamica e pronta ad ascoltare le necessità di tutta una generazione, offrendo a queste persone uno spazio aggregativo amichevole tramite l’attività del Gioco”.

“Durante l’evento sarà possibile conoscere l’associazione e a disposizione ci sarà una intera ludoteca con più di 200 giochi per tutti i gusti e per tutte le età! Per partecipare all’open day non è necessaria la tessera associativa e l’evento è aperto a tutti”, conclude il presidente.

I volontari del Playadice consiglieranno i giochi più adatti a ciascuno dei partecipanti e saranno a disposizione, se necessario, per illustrare regole e tattiche dei giochi da tavolo.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/3265289907025294

A Gerano si parla di emozioni con lo spettacolo “Mammamiabella”

La Uao Spettacoli presenta la straordinaria commedia musicale adatta a tutta la famiglia: a Gerano (Roma) arriva lo spettacolo “Mammamiabella” per parlare di emozioni, di una nuova vita che arriva, delle rinunce che i neo genitori fanno in vista della nascita di un figlio. L’attività artistica, inserita nell’ambito del ciclo di programmazione “Spettacoli dal vivo nei comuni della Città metropolitana di Roma Capitale”, prevede l’evento realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e di Roma Capitale.

Gli appuntamenti gratuiti a piazza della Vittoria sono due: il primo esclusivo previsto per il 23 settembre permette al pubblico di partecipare alle prove che si terranno a porte aperte alle ore 18.00, mentre il 24 settembre alle ore 21.00 andrà in scena lo spettacolo.

La commedia, la cui regia è di Elena Sofia Ricci, si concentra in modo attento ed attuale su tutto ciò che gravita attorno all’avvento di una nuova vita che “stravolge” i ritmi di una famiglia; è una storia normale e vera, in cui è facile riconoscersi, un atto unico nato da un’idea di Valentina Olla, con Sabrina Pellegrino e Federico Perrotta.

Nessuna donna nasce mamma, lo si diventa giorno dopo giorno tra amore, coccole e risate, tra errori e pentimenti, tra paure e malumori e lo sanno bene i tre protagonisti: Valentina, una comune quarantenne in carriera fashion-addicted, è impegnata a far spazio nel suo armadio per la nuova vita che arriva. Il fondo della cabina armadio si apre e di volta in volta lascia entrare personaggi con i quali la futura neo mamma si confronta nel meraviglioso, sconvolgente periodo di metamorfosi che è la gravidanza, un periodo che per la donna è ricco di cambiamenti.

Ed ecco quindi alternarsi in questi nove mesi (di gravidanza) a suon di musica e parole, diversi personaggi: i genitori di lei, la suocera, l’amico gay, la migliore amica, i ginecologi, l’impiegato addetto all’assegno di maternità e tanti altri improbabili quanto amorevoli dispensatori di consigli in una materia nella quale è impossibile definirsi preparati perché si dice che “quando nasce un bambino nasce anche una mamma!” ed anche il papà fa i conti con il fatto che dovrà soddisfare le voglie impensabili di quella donna che ha ormai messo da parte tutto per lasciar spazio a tante paure ed ansie.

A scandire i momenti salienti della storia, le musiche del maestro Stefano Mainetti che accompagnano magistralmente il coraggioso progetto che risulta divertente, movimentato, energico ma anche tenero, e come sottolinea Elena Sofia Ricci: “Vorremo che questo spettacolo fosse una girandola musicale su un tema più che “interessante”, dedicato a tutte le mamme e a tutti i papà, a quelli che lo diventeranno, a quelli che non ci sono riusciti e a tutti quelli che non ne hanno alcuna intenzione. Abbiamo provato a raccontare con ironia ciò che non si ha il coraggio di dire sulla sacralità della dolce attesa. Diciamocelo… siamo sempre un po’ inadeguati e spesso totalmente impreparati a questo straordinario evento”.

Ed è chiaro che il gioiello più prezioso lo si porta in grembo per nove mesi.

I musicattori sono Vincenzo Meloccaro, Alessio Renzopaoli, Francesco Mammola, scene e costumi di Andrea Taddei.

PERFORMATIVE02: il Maxxi dell’Aquila come centro di gravità permanente

L’Aquila torna a essere capitale della performance dal 15 al 18 settembre 2022 con la seconda edizione del Festival Internazionale Performative organizzato dal MAXXI L’Aquila in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, con il Patrocinio del Comune dell’Aquila, il sostegno di Cassa Depositi e Prestiti e il contributo di Ales – Arte Lavoro e Servizi SpA.

Quattro giorni di full immersion, dal mattino fino a notte inoltrata, con performance d’arte, danza, musica, teatro realizzate da oltre 30 artisti internazionali: Andrea Belfi, Jacopo Benassi e Lady Maru, Chiara Bersani, Madison Bycroft, Francesco Cavaliere, Alex Cecchetti, Giulia Crispiani, Alessandra Cristiani, Dame Area, Jonathas de Andrade, Michela de Mattei, Muta Imago, Jacopo Jenna, Sofia Jernberg, Dan Lippel, Violaine Lochu, Salvo Lombardo, Miltos Manetas, Beatrice Marchi & The Friends, Susan Philipsz, OKAPI, Mette Rasmussen, Rodion, Cory Smythe, Ilaria Turba e Ole Morten Vågan.

Nuove produzioni si alterneranno a performance che hanno già ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, con un focus che attiva una nuova riflessione sugli avvenimenti del presente, e in particolare sull’impatto delle nuove tecnologie nel nostro quotidiano. Accanto ai grandi nomi ci saranno spazi e momenti dedicati alle presentazioni di azioni dal vivo degli studenti dell’Accademia di Belle Arti, risultato del costante lavoro fra il Museo e l’Ente di alta formazione aquilano.

Anche quest’anno, a sottolineare la collaborazione tra le istituzioni del territorio, il Festival sarà diffuso in diversi spazi della città: nelle Sale di Palazzo Ardinghelli, nel Padiglione Estivo del Museo in Piazza Santa Maria Paganica (Dandalò), nei locali dell’Accademia di Belle Arti progettati da Paolo Portoghesi e, per la prima volta, nel seicentesco Palazzetto dei Nobili messo a disposizione dal Comune dell’Aquila. E anche quest’anno sarà un’occasione per scoprire i dintorni dell’Aquila: alcuni appuntamenti, infatti, si svolgeranno a Fontecchio, borgo medievale di grande fascino, a 25 chilometri dal capoluogo abruzzese che ha scommesso su arte e cultura come motori della ricostruzione post sisma e antidoti allo spopolamento.

Oltre agli spazi fisici, non mancheranno performance con un rimando al MAXXIVERSO, sede digitale del Museo, raggiungibile attraverso la piattaforma arium.xyz.

Quattro le sezioni in cui si articolerà il programma:

performance, interventi performativi riferibili alla danza, al teatro e alle nuove tecnologie; musica con interventi sperimentali che prevedono coinvolgimento attivo del pubblico; talk di approfondimento teorico su temi legati alla performance attraverso il racconto di critici, curatori, storici dell’arte – tra cui Tommaso Pincio, Simone Ciglia e Cloe Piccoli – e “con-formance”, o “conferenze-performance”, azioni performative i cui autori sviluppano liberamente il proprio sguardo su un tema o un artista, formula che già nella prima edizione di Performative ha raccolto grande interesse da parte sia del pubblico che degli artisti coinvolti.

Performative02. Il Programma

Inaugurazione giovedì 15 settembre alle 17 sul padiglione estivo del MAXXI L’Aquila in Piazza Santa Maria Paganica alla presenza del direttore del MAXXI L’Aquila, Bartolomeo Pietromarchi, del Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, del Sindaco di Fontecchio Sabrina Ciancone, del Presidente e della Direttrice ABAQ Rinaldo Tordera e Maria D’Alesio, ed entrerà subito nel vivo con la con-formance di Roberto Fassone Profezie dedicata all’omonimo libro da lui scritto, seguita dal talk di Cloe Piccoli con Beatrice Marchi.

In contemporanea, poco distante dal Museo, nelle sale del Palazzetto dei Nobili, la compagnia Muta Imago presenta la prima delle 4 repliche in programma della performance Sonora Desert (ore 18, 19.30, 21, 22.30) e la serata proseguirà con il lavoro Otto Doppio Cono Maschera di Francesco Cavaliere a Palazzo Ardinghelli per concludersi in Piazza Santa Maria Paganica con la musica dei Dame Area.

La giornata di venerdì 16 settembre si apre con i talk di Tommaso Pincio VERBA MANENT e Anna Lea Antolini, Danza e performance, e continua con le repliche delle performance dei Muta Imago.

Tra i grandi protagonisti della giornata Jonathas De Andrade con la video-performance Olho da Rua prodotta dalla Fondazione In Between Art Film, un lavoro al confine tra fiction e saggistica, dedicato a una comunità di senzatetto nelle strade del centro di Recife, in Brasile, dove l’artista vive. Altri appuntamenti: la performance Babel Babel di Volaine Lochu che esplora il mondo vocale dei neonati; Opheleia della danzatrice Alessandra Cristiani e la performance BTW, It’s Brimming di Madison Bycroft realizzata con Louise BSX.

Tutte le performance ospitate nella Sala della Voliera del Museo interagiranno in video con il merlo indiano Estée Lauder protagonista della video performance di Michela de Mattei presente anche sul Metaverso nello spazio virtuale del MAXXIVERSO.

In serata, sul Padiglione in Piazza Santa Maria Paganica la musica di Okapi che presenterà il suo ultimo album musicale illustrato OTIS – Vertical Tales e, a chiudere il programma, il sound di Andrea Belfi caratterizzato da un essenziale ritmo di batteria e da un set di elettronica.

Performative02 riparte alle 11.00 di sabato 17 settembre con i talk di Annalisa Sacchi e Simone Ciglia seguiti dalla performance E.R.A. – Esercizi di Riflessione Applicata degli studenti dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila negli spazi “non convenzionali” di Palazzo Ardinghelli.

Nel pomeriggio il festival conquista gli spazi dell’Accademia con L’Animale di Chiara Bersani: la performance sarà accessibile a un pubblico cieco e ipovedente attraverso audio descrizioni poetiche live in dialogo con l’artista a cura di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniello. A seguire la con-formance Una parete che scotta di Giulia Crispiani che prende ispirazione dall’edificio dell’Abaq, progettato da Paolo Portoghesi, e la performance dedicata alla danza di Jacopo Jenna Alcune Coreografie. La giornata in Accademia si conclude con Brutal casual magazine del fotografo e artista visivo Jacopo Benassi e della dj producer Lady Maru: un live set con influenze di electronic body music, industrial, synthpunk e noise a cui si aggiunge la fotografia in presa diretta usata come uno strumento musicale.

La serata si conclude poi con Outdoor dance floor di Salvo Lombardo che trasformerà il Cortile di Palazzo Ardinghelli in una sala da ballo, seguito da un djset coinvolgente e liberatorio in cui si alterneranno Stravinsky, Bartok, Ravel e Chopin di Rodion.

Per la giornata di chiusura, domenica 18 settembre, Performative.02 si sposta nel borgo di Fontecchio raggiungibile con un servizio di transfer organizzato dal MAXXI. Ad accogliere l’arrivo sarà il suono della poetica installazione Wild is the wind dell’artista Susan Philipsz nel Chiostro del Convento di San Francesco. Da qui partirà Sentiero, l’azione ideata da Alex Cecchetti che guiderà i partecipanti, attraverso una camminata nella natura, in una riflessione sulla nozione di viaggio fisico e immaginario. Il progetto è realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (X edizione, 2021), programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. A seguire la performance di Beatrice Marchi Il Coro dei Profumati dell’Aquila meets The Friends alla quale parteciperanno quanti hanno risposto all’open call dell’artista. Dalle 12 alle 14, la Piazza medievale del borgo ospiterà, invece, l’installazione di Ilaria Turba Un tavolo di pani e desideri nella quale saranno esposti i “pani del desiderio” preparati nei giorni precedenti nel vecchio forno del borgo, riattivato per l’occasione. Sempre a Fontecchio, l’artista Miltos Manetas, già protagonista nella scorsa primavera della mostra In itinere del MAXXI L’Aquila, attiverà durante una con-formance nel primo pomeriggio, un altro portale del suo Floating Studio.

Dopo il rientro all’Aquila, il Padiglione Estivo del MAXXI L’Aquila ospiterà i talk di Sibilla Panerai e di Silvano Manganaro con Elena Bellantoni, mentre alle 19, la Sala della Voliera di Palazzo Ardinghelli ospiterà il gran finale del festival con la performance di Sofia Jernberg, insieme a Mette Rasmussen al sassofono, Cory Smythe al pianoforte, Dan Lippel alla chitarra e Ole Morten Vågan al contrabbasso.

Come per la prima edizione, anche Performative02 sarà seguita in autunno da una serie di eventi che animeranno il museo e continueranno il lavoro di ricerca sulle arti performative.

MAXXI L’Aquila | Piazza Santa Maria Paganica 15, L’Aquila Info: maxxilaquila@fondazionemaxxi.it | www.maxxilaquila.art

Il Pescara Comix entusiasma i nerd della East Coast abruzzese

Come prevedibile, anche quest’anno il Pescara Comix ha coinvolto numerosi amanti e appassionati della cultura pop e fantasy del centro Italia, provenienti principalmente da quella che, se fossimo statunitensi, chiameremmo East Coast. Non lo siamo, ma ci piace ugualmente la definizione, con buona pace di chi non apprezza gli inglesismi. Funziona, quindi perché no?

Nella tre giorni del 9, 10 e 11 settembre, il Pala Dean Martin di Montesilvano ha ospitato un calendario eventi di assoluto rilievo, che nulla ha avuto da invidiare alle altre manifestazioni a tema realizzate in giro per il Bel Paese. Fumetto, gaming, cinema, cosplay, spettacoli, panel, laboratori e concerti hanno visto la partecipazione di centinaia di appassionati di tutte le età, desiderosi di vivere appieno il mondo che più li affascina e coinvolge. Inoltre, per rendere ulteriormente contemporanea la proposta, anche la presenza di tiktoker che, in veste di speaker, hanno parlato al pubblico presente raccontando esperienze e testimonianze. La rassegna ha visto anche la partecipazione di autori, disegnatori, esperti del web e associazioni che si sono alternati nel corso del weekend.

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A inaugurare il festival, nella mattinata di venerdì, c’erano gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Ignazio Silone”, accompagnati dalla loro dirigente scolastica, da alcuni docenti e dai genitori stessi, in un perfetto connubio tra libri, personaggi in cerca d’autore, fumetti e supereroi. Divertente e d’effetto uno spettacolo musicale da loro condotto. Immancabile, invece, il concerto di Cristina D’Avena, la voce madre di tanti cartoni animati che hanno cullato i sogni di generazioni di italiani. Sicuramente tra i momenti più entusiasmanti dell’intera edizione. Lacrime di nostalgia a non finire…

“Un ringraziamento a Daniele Forcucci e a tutti gli organizzatori per aver scelto Montesilvano come sede della nona edizione del festival, un appuntamento di richiamo nazionale per i tanti appassionati che ha portato in città migliaia di visitatori. Abbiamo voluto iniziare il nuovo anno scolastico con alcuni messaggi fondamentali: attraverso il fumetto e il gioco si sottolineano gli aspetti ludici, educativi e formativi”, ha affermato il sindaco di Montesilvano, Ottavio de Martinis. Un pensiero riservato anche alla scuola, quindi.

Interessante e partecipato il panel con Davide Marchese, tra gli ospiti principali del Pescara Comix, dal titolo “Il doppiaggio cantato”, così come il concerto della violinista Lucia La Rezza e il Comix Dj Party.

“Il Pala Dean Martin disponeva di un’area gaming con pc e PlayStation e una zona dove potevi provare la realtà virtuale, un’esperienza davvero sensazionale”, ci ha detto Luca, 15 anni, presente tra il pubblico. “C’era un’attrazione dove potevi pilotare una Ferrari, gioco che mi ha colpito per il suo realismo. All’aperto invece c’era il laser tag, molto divertente, e ovunque ti giravi vedevi cosplayer che rappresentavano personaggi Marvel, Star Wars, anime e un sacco di altri franchise”.

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“Il Comix mi è piaciuto molto, abbastanza più grande dell’anno scorso e anche più curato. La fiera era ricca di stand e anche giochi d’azione come il laser tag e l’escape room. L’area gaming era altrettanto curata con tanto di PlayStation, PC e due postazioni di Nintendo Switch”, ha invece detto Davide.

Che abbiate indossato un casco da Stormtrooper o abbiate impugnato uno scudo a stelle e strisce, siamo sicuri che anche tra voi lettori il divertimento non sia mancato durante questo weekend. La prossima edizione del Pescara Comix sarà la decima e, se in tutti questi anni siamo stati bene abituati, non stiamo nella pelle di scoprire cosa vedremo l’anno prossimo in occasione di un traguardo così prestigioso.

Foto: Pescara Comix

Di Andrea Genovese

Presentata la nuova stagione al Teatro Lo Spazio di Roma: 45 spettacoli in cartellone

Il Teatro Lo Spazio, nel cuore del quartiere San Giovanni, rialza il sipario il 5 ottobre con una nuova esclusiva stagione intitolata “Spazio allo Spazio: L’Off che aspettavi”.

Una programmazione ancora più ricca, contemporanea, innovativa, attenta alle esigenze del pubblico e alle evoluzioni della scena, alla drammaturgia contemporanea, all’off appunto e non solo, per esaltare maggiormente  un luogo moderno e polifunzionale, non convenzionale, in cui poter esplorare proposte artistiche differenti tra loro, che abbracciano generi diversi, accomunati però dalla qualità artistica e raffinatezza stilistica.

Come sottolinea il direttore artistico Manuel Paruccini: “Proseguendo la linea della scorsa stagione ho individuato lavori di qualità che si adattano perfettamente allo spazio scenico del Teatro, che è unico su Roma. Siamo molto felici di ricominciare ampliando la proposta artistica e incrementando il numero degli spettacoli, cercando di promuovere gli artisti e dando un’ampia gamma di scelta agli spettatori. Il nostro teatro è vivo costantemente, ad ogni ora del giorno, con diverse attività anche pomeridiane che vanno a comporre lo spazio extra, e da quest’anno incentiviamo anche un genere particolare, come il musical, con una serata speciale di beneficenza a dicembre, e poi a maggio con la prima edizione di MINDIE, rassegna dedicata al musical off, senza dimenticare la danza, con la consulenza artistica di Massimo Zannola.”

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Una cartellone variegato, che percorre e si snoda attraverso generi diversi con uno sguardo rivolto in particolare al teatro off, alle nuove scritture, alle nuove idee creative, ai giovani talenti e alla loro crescita e formazione, alla musica, alla danza. Una stagione in cui potersi ritrovare a seconda dei propri gusti e predilezioni, tra intrattenimento, riflessione, classici, musical, teatro d’innovazione, commedia, danza, formazione e tanto altro.

Ben quarantacinque gli spettacoli in programma, tra debutti assoluti e graditi ritorni, volti noti del panorama teatrale italiano e giovani promesse.

Tanti i nomi che si susseguiranno, tra interpreti e registi, da  Gianni De Feo, Giulia Fiume, Federico Le Pera, Daniele Trombetti, Daniele Locci,  Leandro Amato, Lara Balbo, Matteo Milani, Olimpia Alvino, Andrea De Rosa, Luis Molteni, Flavia Martino,  Giuditta Cambieri, Christian Angeli, Benedicta Boccoli, Claudio Botosso, Marcello Cotugno, Attilio Fontana, Mauro Toscanelli, Cinzia Maccagnano, Davide Nebbia, Andrea Lintozzi, Irene De Matteis, Claudio Ronda, Dario Guidi, Carlo Di Maio, a Piero Di Blasio, Alessandro Giova, Chiara Becchimanzi, “Le Signorine”,  Kabir Tavani, Andrea Venditti, Luca Bray, Alessandro Cecchini, Bruno Petrosino, Roberta Sciortino, Lorenzo Marchi, Claudia Genolini, Fabio Marchisio, Massimiliano Vado, Francesca Bellucci, Maximilian Nisi, Maria Letizia Gorga, Massimiliano Frateschi, Fabrizio Traversa, Daniele Bernardi, Orlando Forioso, David Mastinu, Martina Zuccarello, Christian Pagliucchi, Donatella Busini, Christian Ruiz, Andrea Palotto, Luca Trezza, Ilenia Costanza, Laura De Marchi.

A questi si affiancherà uno Spazio extra, un fuori stagione che prevede gli appuntamenti speciali con le “Incoronate comiche”, dedicati alla stand up comedy, in cui ogni mese attrici e attori a sorpresa sperimenteranno nuovi monologhi comici, accessibili anche ai non udenti, e un contest dedicato alla danza, “Macchinaria contemporary movement” a cura di Silvia Marti.

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Novità assoluta, a maggio, MINDIE ,una rassegna di Musical Off a cura di Andrea Palotto. L’idea nasce e prende forma nel 2018 attraverso la realizzazione del primo Mindie – Independent Musical Fest, una rassegna che si propone di dare spazio e voce al lavoro di natura indipendente, creando per esso una rete nazionale di sale, interessate ad ospitare una selezione di spettacoli di teatro a carattere musicale (musical e affini) indipendenti, quel tipo di show che nel mercato anglosassone viene definito “OFF”, e che rappresenta per lo stesso un tesoro di natura inestimabile, a volte incubatore di progetti destinati al grande salto nel circuito più commerciale, altre volte un modo di presentare idee innovative svincolate da logiche commerciali, che ne viziano spesso messaggi e contenuti.

Tutte le domeniche, invece, il Teatro accoglie il concorso di monologhisti “Il Grande e Piccolo Slam”, in collaborazione con il Laboratorio di Arti Sceniche di Massimiliano Bruno.

Non mancherà, anche quest’anno, Spazio alla parola, a cura della professoressa e autrice di libri per ragazzi Laura Baldazzi e del direttore artistico Manuel Paruccini: un percorso per sostenere e diffondere la passione per la letteratura classica e riscoprirne l’attualità. Il progetto avrà cadenza settimanale, ed è volto principalmente ai ragazzi tra i 14 e i 25 anni, i quali avranno modo di scoprire la letteratura nelle sue diverse forme, le abitudini di lettura, la narrazione e il mondo digitale.

Torna, inoltre, dopo il successo dello scorso anno, quando si sono riuniti performer di musical italiano ed internazionali per esibirsi insieme in nome della pace e della solidarietà, una nuova versione dell’evento benefico MnP//Songs For Peace.

Il 27 dicembre saranno in scena numerosi protagonisti dei maggiori musical attualmente in giro per l’Italia e il mondo, con brani e coreografie iconiche tratte dai più’ celebri musical di Broadway e del West End. La serata é presentata in collaborazione con Mark Biocca e Giuseppe Brancato, i quali credono fermamente nella collaborazione: L’unione fa’ la forza e porta pace! Non mancheranno le sorprese e la voglia di coinvolgere il pubblico e i fondi saranno interamente devoluti in beneficenza.

Qui il cartellone completo: Teatro Lo Spazio

Cédric Klapisch, il regista torna al cinema con “La vita è una danza”

Cédric Klapisch la vita è una danza

“La vita è una danza” di Cédric Klapisch, in arrivo al cinema dal 6 ottobre grazie a BIM Distribuzione. 

Il regista di “L’appartamento spagnolo” torna sul grande schermo con una gioiosa commedia francese che insegna il valore della rinascita anche di fronte alle sfide più ardue, rivolgendo sempre lo sguardo verso il lato più luminoso della vita e abbracciando nuove opportunità. Protagonista del film la prima ballerina dell’Opéra di Parigi Marion Barbeau, qui nei panni di Elise, una promettente ballerina di danza classica che vive nella capitale francese insieme al fidanzato. 

Dopo aver scoperto che il ragazzo la tradisce e aver subito un grave infortunio, la giovane donna intraprenderà un cammino verso la guarigione fisica ed emotiva che la condurrà fino in Bretagna, dove il calore dei suoi amici e un nuovo amore la metteranno di fronte alla possibilità di una rinascita. 

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“Non condivido quel lato oscuro e doloroso che spesso associamo al mondo della danza” – ha dichiarato il regista Cédric Klapisch“Per molte persone, infatti, la danza classica è associata all’idea di sofferenza. C’è ovviamente del vero in questo: i corpi dei ballerini soffrono come quelli dei grandi atleti. Non nego i sacrifici che richiede. Ma ho preferito focalizzarmi più sull’idea della passione che del sacrificio. Non si può essere ballerini senza essere focalizzati sulla vita, perché ballare è soprattutto uno dei piaceri della vita. La storia del film si basa su un’idea di ricostruzione e rinascita, con il desiderio che ci sia bisogno di andare verso qualcosa di positivo e solare, qualunque siano gli sforzi per raggiungerlo. Potrei dire prevedibilmente che è un film sulla vita, – conclude – un film sul piacere profondo di chi balla e che nutre questo desiderio di elevarsi, di superarsi”.

“Élise ha le caratteristiche tipiche di una ballerina” – spiega la protagonista Marion Barbeau “È una combattente, una persona fortissima che si è costruita una corazza intorno dopo la morte della madre. Ma il suo infortunio le insegnerà anche a domare le sue debolezze e a convivere con le sue fragilità. Questo è ciò che ho amato di più nella sceneggiatura: il fatto che Élise non si senta mai dispiaciuta per se stessa, nonostante quello che le succede”.

Weyes Blood, annunciato album e tour mondiale

Weiss Blood natalie mering

Venerdì 18 novembre 2022, Sub Pop pubblicherà il nuovo sorprendente full-length di Weyes Blood “And In The Darkness, Hearts Aglow”.

Le dieci tracce dell’album sono state scritte da Natalie Mering, nome originale di Weyes Blood, con la produzione dell’album che ha visto partecipare Jonathan Rado per tutte le canzoni, ad eccezione di “A Given Thing”, prodotta dalla stessa artista e da Rodaidh McDonald. L’album è stato mixato da Kenny Gilmore al 101 Studio, masterizzato da Emily Lazar e Chris Allgood al The Lodge e vede la partecipazione di Meg Duffy, Daniel Lopatin e Mary Lattimore.

L’album è il seguito dell’acclamato Titanic Rising, il primo di tre album di una speciale trilogia. Laddove “Titanic” era un’osservazione del destino a venire, “And In The Darkness, Hearts Aglow” parla dell’essere nel pieno di esso: una ricerca di una via di fuga per liberarci dagli algoritmi e dal caos ideologico (spoiler alert: il prossimo sarà sulla “speranza”). “Siamo in uno spettacolo di merda perfettamente funzionante”, dice Natalie Mering. “Il mio cuore è un bastoncino luminoso che si è rotto, illuminando il mio petto in un’esplosione di serietà”.

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Il primo singolo del nuovo album, “It’s Not Just Me, It’s Everybody”, parla dell’interconnessione di tutti gli esseri, ma anche dello sgretolamento della società che ci circonda.

Weyes Blood ha anche annunciato l’In Holy Flux Tour”, una tournée internazionale da headliner per la primavera del 2023 a supporto di “And In The Darkness, Hearts Aglow“.  Le date nel Regno Unito e nell’Unione Europea inizieranno sabato 28 gennaio a Berlino al Festsaal Kreuzberg e termineranno martedì 14 febbraio a Brighton, Regno Unito, al CHALK.  La tappa nordamericana inizierà mercoledì 22 febbraio a Nashville al Brooklyn Bowl e terminerà sabato 2 aprile a Tulsa alla Cain’s Ballroom. I biglietti per questi spettacoli saranno messi in vendita venerdì 16 settembre.

Il tour sarà preceduto da uno spettacolo da headliner al Theatre at The Ace Hotel di Los Angeles l’8 dicembre 2022.

Tracklist

1. It’s Not Just Me, It’s Everybody

2. Children of the Empire

3. Grapevine

4. God Turn Me Into a Flower

5. Hearts Aglow

6. And in the Darkness

7. Twin Flame

8. In Holy Flux

9. The Worst Is Done

10. A Given Thin

Teatro dei Marsi, svelato il cartellone musicale: Finardi, Avion Travel, Branduardi e Uto Ughi i super ospiti

Con l’edizione 2022-2023 Harmonia Novissima presenta alla città di Avezzano la XVI edizione della stagione musicale al Teatro dei Marsi, orgoglio culturale della città e del territorio. Unica interruzione ci fu nella stagione 2020-2021 che vide tutti i teatri italiani chiusi per l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia.

Dopo la scorsa edizione, che finalmente riaprì alle capienze 100%, stavolta si ripartirà con maggiore forza psicologica. Già la riconferma di 400 abbonati dello scorso anno, prima ancora di aprire ai nuovi abbonamenti acquistabili da oggi, è un segnale altamente incoraggiante. Il programma della XVI edizione della stagione musicale è dedicato prevalentemente a grandi solisti e formazioni musicali prestigiose del panorama nazionale italiano classico, pop e rock, senza tuttavia far mancare la presenza di compagnie internazionali.

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Quale responsabile artistico, un’attenzione particolare ho inteso rivolgerla non solo a grandi interpreti storici, ma anche a giovani talenti emergenti precocemente affermatisi sulla scena internazionale; ad illustri formazioni sinfoniche e diversi spettacoli multidisciplinari, financo ad un doppio evento convegno-concerto dedicato al rapporto tra musica e società

Abbiamo le firme di due grandi scuole violinistiche nazionali degli ultimi 50 anni: il ritorno del Maestro Uto Ughi, già nostro ospite nelle primissime edizioni tra 2008 e 2010, ed il giovanissimo maestro salernitano Giuseppe Gibboni talento di 21 anni, allievo tra gli altri dell’altro grande esponente della scuola violinistica italiana, il M° Salvatore Accardo (anche lui  ospite del nostro teatro nel 2009), il quale Gibboni è risultato vincitore assoluto del prestigioso Concorso Paganini di Genova (che insieme al Cajkovskji di Mosca è la competizione violinistica più blasonata sulla scena internazionale), quarto italiano di sempre ad affermarsi al Paganini e primo italiano dopo ben 24 anni di vittorie ininterrotte di violinisti stranieri; Gibboni suonerà bellissimi brani per vioino e orchestra, di Wieniawski e Paganini, con la Nuova Orchestra Busoni di Trieste.

Tra i grandi interpreti storici della classica, oltre Ughi, abbiamo il pianista Giuseppe Albanese, il cui primo album solistico fu pubblicato nientedimeno che dalla Deutsche Grammophone, che interpreterà due concerti di Mozart ed uno di Britten per pianoforte ed orchestra con la Filarmonica delFestival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo. Tra gli storici del pop le illustri presenze di: Angelo Branduardi con oltre 50 anni di carriera alle spalle, che eseguirà una prima parte con brani tratti dal suo album dedicato a Santa Ildegarda di Bingen, ed una seconda parte ai suoi successi più celebri, poi Eugenio Finardi con il progetto Euphonia.

Il cantautore palermitano Pippo Pollina, da anni attivo in Svizzera e Germania, sin da giovane impegnato sul fronte culturale antimafia, che ha inserito Avezzano nel suo tour europeo dedicato al trentennale delle stragi in cui perirono i giudici Falcone e Borsellino; il concerto di Pollina sarà preceduto da un convegno pomeridiano al Castello Orsini, con importanti relatori a vario titolo protagonisti nella lotta alla criminalità organizzata. Tra gli eventi che potremmo definire “multidisciplinari”: la ormai storica band degli Avion Travel, con Peppe Servillo alla voce; “Romeo e Giulietta” con l’attore narratore Franco Mannella e ben 70 musicisti dell’orchestra Colibrì Ensemble di Pescara.

Lo stesso Colibrì Ensemble, con 34 orchestrali, eseguirà “Morricone il Genio”, un programma sinfonico incentrato sulla musica per cinema e sulle affascinanti colonne sonore di Morricone; teatrale anche lo spettacolo “Edith Piaf” con gli attori Melania Giglio Martino Duane.

Immancabile l’appuntamento con l’opera lirica, stavolta “Il Trovatore” di Verdi con 70 artisti tra Orchestra Terre Verdiane di Reggio Emilia, Coro Opera di Parma, ed un cast di voci liriche d’eccezione. Tra gli artisti internazionali spiccano: il ritorno del grande Gospel, con il coro Sound of Victory di New York, 30 coristi diretti da Vincent Bohanan; un altro giovane talento internazionale, il pianista bulgaro Emanuil Ivanov, vincitore assoluto nel 2019 dello storico Concorso pianistico Busoni di Bolzano; e come assoluta novità la compagnia coreana di danza “Dalai Nuur” che presenterà un magnifico balletto intitolato “Suggestioni d’Oriente”, con costumi, colori e scenografie di assoluto fascino. Un gradito ritorno quello del concerto “BeatleStory” evento di oltre due ore dedicate all’intramontabile musica dei Beatles, proprio nel 60°anniversario della storica band inglese nata nel 1963.

“Le cronache di Atlantide”: in uscita per Star Comics il primo volume della trilogia di Stefano Martino

Stefano Martino, autore italiano tra i più apprezzati a livello internazionale, ci regala “Le cronache di Atlantide“, una trilogia epica e ambiziosa che racconta le origini della mitica città di Atlantide, ma anche della follia degli uomini che ha causato la caduta di una civiltà.

Sinossi

29.426 a.C. sul continente dimenticato di Atlantide. La guerra è finita da dieci anni. Eoden ha perso un braccio. Si è ritirato dalla società, in una capanna, su un’isola in cui, un mattino, arriva una barca: lo stanno portando via. Sul trono, suo fratello viene manipolato da Hak-Na, sommo sacerdote del culto di Rankoom…

A Eoden non interessa che il regno di suo fratello sia distrutto, ma nella caduta questi potrebbe portare con sé la regina Leyon. Sentendo il nome della donna che ha sempre amato, Eoden non riesce a trattenersi. Se la sua vita è in pericolo, deve salvarla.

L’autore ci porterà alla scoperta di un’emozionante storia fantasy ambientata in un ricco universo, che fa da sfondo a una civiltà grandiosa e immaginaria. Nei tre preziosi volumi che compongono la serie, si susseguiranno intrighi politici, stregoneria, triangoli amorosi e azione sfrenata. Il primo volume cartonato a colori, dal titolo “Eoden il guerriero“, sarà disponibile dal 19 ottobre in tutte le fumetterie e librerie e negli store online.

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Roma Unplugged Festival, tutto pronto per la prima edizione

Roma Unplugged Festival parco appia antica

Musica e archeologia si incontrano in uno scenario unico, per svelare le rispettive meraviglie attraverso spettacoli secondo natura. È Roma Unplugged Festival, che firma la sua prima edizione da venerdì 23 a domenica 25 settembre all’interno del Parco Archeologico dell’Appia Antica.

La manifestazione è una produzione Roma Unplugged Festival, organizzata da ETICAARTE, Rete Doc e Nazionale Cantanti; in collaborazione con Regione Lazio, Parco Archeologico dell’Appia Antica, Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali,  Zètema Progetto Cultura e Play2Give. Realizzata con il Patrocinio del Ministero della Cultura, Parco Regionale dell’Appia Antica, Municipio VIII, Italia Nostra, la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE), Roma Cultura Biblioteche e con il contributo tecnico di Doc Servizi.

Tre giorni di concertidibattiti, un live all’alba visite guidate; un’occasione preziosa per il pubblico della Capitale, chiamato a scoprire o riscoprire attraverso l’esperienza del Festival uno dei paesaggi che il mondo ci invidia.

Il Parco Archeologico dell’Appia Antica vanta infatti 4.500 ettari, un corridoio di 17 km lungo il cammino laico della Regina Viarum ricco di biodiversità, monumenti e complessi archeologici di enorme rilevanza storica, 260 strutture di epoca romana, medievale e rinascimentale. Tra queste, scelte per ospitare le esibizioni e gli incontri, la Villa di Massenzio, che fa parte del sistema Musei di Roma Capitale, e la Villa dei Quintili, luoghi straordinari sia dal punto di vista archeologico che naturalistico.

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La manifestazione prende il via venerdì 23 settembre alle ore 21 con la straordinaria poetica di Vinicio Capossela. “Quo Vadis Homine” è il titolo del suo live: un concerto – e una riflessione – sulla direzione dell’umanità in questi tempi difficili.

Sabato 24 alle ore 17 un viaggio musicale di 4 km alla scoperta dei tesori dell’Appia Antica con la P- Funking band: accompagnati dagli archeologi del Parco un concerto itinerante da Villa di Massenzio a Villa dei Quintili tra archeologia, jazz e funk. Chiude la giornata alle ore 21 Gegè Telesforo con un concerto speciale, elegante e carico di passione, che unisce il repertorio e l’esperienza dell’artista alla voce di Daniela Spalletta e all’energia di quattro giovani ed eccezionali musicisti: Domenico Sanna (piano); Michele Santoleri (batteria); Pietro Pancella (basso); e Christian Mascetta (chitarra).

Tra i più grandi innovatori dell’arte percussiva di tutti i tempi, il concerto all’alba di domenica 25 settembre alle ore 7 vede protagonista Trilok Gurtu (innamorati del suo senso del ritmo giganti quali Gilberto Gil e Annie Lennox, passando per Robert Miles). Alla sua straordinaria vivacità ritmica si unisce sul palco di Roma Unplugged Festival il suono del trio d’archi classico completamente rivisitato di Arkè String Trio, per un live dalla straordinaria potenza. Nel pomeriggio alle ore 18,30 il talk gratuito “Italia Nostra incontra Ascanio Celestini” dedicato alla cura del patrimonio culturale e condotto dal Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica Simone Quilici.

Il festival si chiude alle ore 21 con il concerto di Maria Pia De Vito, Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello. Uno spettacolo in cui come un prisma in cui si riflettono gli amori musicali dei tre protagonisti: dal jazz al grande songwriting indipendente, passando per ballad di intenso lirismo.

Lo spettacolo secondo natura” non è solo il titolo della manifestazione, ma un vero e proprio format pensato e voluto per rispettare il luogo eccezionale che la ospita. Non a caso è nel calendario delle Giornate Europee del Patrimonio, dedicate quest’anno al patrimonio sostenibile.  Dai concerti prevalentemente acustici alla limitata amplificazione e illuminazione, gli incontri e i live in orari adatti a sfruttare la luce naturale, le visite guidate a piedi o in bici e la capienza di pubblico limitata, sono tutte azioni decise per ridurre al minimo l’impatto ambientale.

DX23 Expo: i film e le serie Disney che ci terranno incollati allo schermo nei prossimi mesi

Questa non è un esercitazione, ripeto, questa non è un’esercitazione. Questa è pura magia.

Gli annunci che la Walt Disney Company ha fatto negli ultimi tre giorni, durante la convention D23:Expo, hanno reso felici milioni di appassionati e fan di tutte età. Vediamo ora con ordine le news più importanti in casa Disney/Pixar:

DISNEY

Abbiamo già parlato di Hocus Pocus 2, La Sirenetta, Peter &Wendy e Come d’Incanto 2, ma sembra che i prossimi saranno mesi all’insegna del live action. Infatti, oltre ai già citati, vedranno la luce anche il remake in carne ed ossa di Biancaneve, Hunted Mansion e Mufasa: Il Re Leone. In arrivo tutti nel 20232024, queste tre pellicole voglio portare sullo schermo delle icone di casa Disney.

Biancaneve, che è stato il primo lungomentraggio animato prodotto dalla Walt Disney Production, sarà diretto da Marc Webb, già dietro la cinepresa di The Amazin Spider-Man. Nel ruolo di Biancaneve troveremo Rachel Zegler, conosciuta per la sua interpretazione di Maria nel recente reboot di West Side Story diretto da Steven Spilberg, mentre Gal Galdot, abbandonerà il costume di Wonder Woman per vestire gli insoliti panni della Regina Cattiva. Biancaneve e i sette nani uscirà nei cinema nel 2024.

L’attrazione dei parchi Disney, Hunted Masion, avrà un nuovo film. Dopo il successo del Disney Original Movie del 2003 con protagonista Eddie Murphy, è stata annunciata una nuova trasposizione ambientata nella casa stregata. La storia racconterà le disavventure di una madre single che, insieme al figlio, decide di assumere una squadra di sensitivi per scacciare gli spiriti maligni che infesta la loro casa. Il cast di prim’ordine, composto da Rosario Dawson (Sin City), Owen Wilson (I Tenenbaum), Jared Leto (Dallas Buyers Club) e Jamie Lee Curtis (Halloween), sarà diretto da Justin Simien (Dear White People). Hunted Masion arriverà nelle sale cinematografiche il 10 marzo 2023.

Ed ora arriviamo al pezzo da novanta, Mufasa: Il Re Leone, prequel del live action del 2019, diretto da John Favreau, Il Re Leone. Questo nuovo capitolo narrerà la storia di Mufasa e di Scar, ldella loro crescita, dopo essere rimasti orfani. La storia sara raccontata al giovane Simba da Rafiki, Timon e Pumba.

Lo ha presentato così, al pubblico dal D23, il regista Barry Jenkins (Moonlight):

“Questa è una storia su come Mufasa è diventato re. Tutti noi supponiamo fosse nato nel suo lignaggio, ma Mufasa era in realtà un cucciolo orfano, che doveva navigare per il mondo da solo. Raccontando questa storia, sperimenteremo il vero viaggio che ha permesso a questo cucciolo di trovare il suo posto nel cerchio della vita.”

L’uscita è programmata per il 2024, ma non si ha ancora una data precisa. 

PIXAR

La Pixar ha in lavorazione tre film, che sono stati presentati in questi giorni: Elemental, Elio e Inside Out 2. Il primo ad arrivare nella sale sarà Elemental, nel giugno 2023. Questa nuova animazione, diretta da Peter Sohn (Luca), porta sullo schermo un amore impossibile, quello tra due elementi, Ember, una risoluta donna di fuoco e Wade, un dolce uomo d’acqua. I due desiderano stare insieme, ma sono molte le difficoltà che dovranno affrontare, prima fra tutti l’impossibilità di toccarsi.

Al contrario di quello che si potrebbe pensare Elio non centra nulla con Luca, cartone di successo dello scorso anno, ambientato in italia. Il protagonista è un ragazzino di undici anni, che viene rapito dagli alieni, convinti che sia l’ambasciatore della terra. Sono pochi gli elementi rivelati, durante il panel è stato presentato solo un concept ed è stato annunciato il regista, Adrian Molina (Ratatouille). Elio è programmato per il 2024.

L’estate 2024 sarà all’insegna delle emozioni, con il sequel di Inside Out. Torneremo nella vita di Riley, ormai cresciuta, e nel suo centro delle emozioni, dove ci attendereanno vecchie e nuove conoscenze. La sceneggiatura è stata nuovamente affidata a Meg Lafauve, che potrà così continuare il viaggio iniziato nel 2015, mentre alla guida ci sarà Kelsey Mann, già supervisor di Onward, Il Viaggio di Arlo e Monstres University.

Addio a Jean Luc Godard, il regista della Nouvelle Vague. Aveva 91 anni

Si è spento Jean-Luc Godard, regista francese massimo esponente della Nouvelle Vague. Aveva 91 anni. Nella sua opera cinematografica si contano più di centocinquanta lavori tra film e video. Fra le sue opere più prestigiose “A bout de souffle (All’ultimo respiro), girato nel 1960 e considerato il manifesto della Nouvelle Vague. Protagonisti Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg.

Godard era nato a Parigi il 3 dicembre del 1930 da famiglia aristocratica. Aveva conseguito la laurea in Etnologia alla Sorbona. La sua carriera artistica è stata lanciata dalla collaborazione con alcune riviste (Arts e Cahiers du cinéma su tutte) dove scriveva come critico cinematografico. Nel 1960 il primo film da regista, “Fino all’ultimo respiro” con cui vince l’Orso d’Argento al Festival di Berlino. “Il disprezzo”, “Pierrot le fou”, “Si salvi chi può (la vita)” sono alcuni dei suoi film più famosi. Nel 2011 vinse l’Oscar alla carriera.

“Godard fa parte della storia del cinema mondiale”, ha detto la corrispondente Rai, Giovanna Botteri, ricordando di come iniziò a girare in Svizzera, partendo da un cortometraggio su una diga. Lavorò come doppiatore e conobbe Francois Truffaut. Ciò che creò fu qualcosa di nuovo, con gli attori che si rivolgevano al pubblico parlando direttamente alla telecamera. Nel 1968 la sua cinematografia diventa più politica, più impegnata”.

“Nel cinema francese fu come un’apparizione. Poi ne è diventato un maestro. Jean-Luc Godard, il regista più iconoclasta della Nouvelle Vague aveva inventato un’arte assolutamente moderna e intensamente libera. Perdiamo un tesoro nazionale, uno sguardo di genio” ha scritto su Twitter il presidente francese, Emmanuel Macron. “Non sarai mai dimenticato”, ha scritto su Instagram Brigitte Bardot, tra le attrici predilette del regista transalpino.

Emmy Awards: i vincitori dell’edizione 2022, da Michael Keaton a Zendaya

C’era molta attesa attorno agli Emmy Awards 2022, rassegna che, per molti, non è mai stata così incerta nei pronostici come quest’anno. Tanti i nomi che aspettavano di portare a casa il premio, ma tanti altri gli outsider in grado di sovvertire i pronostici. Michael Keaton ha trionfato come miglior attore nella miniserie “Dopesick”, mentre Zendaya ha vinto come miglior attrice in una serie drammatica per “Eurphorya”. “Succession” e Ted Lasso” hanno invece vinto nella miglior serie drama e in quella comedy.

Dove è possibile rivedere la diretta: Sky Atlantic, martedì 13 settembre 2022, alle 21:15; Sky Uno alle 00:50. Si può rivedere la cerimonia di premiazione in streaming, su Now.

Ecco tutti i vincitori

– Miglior serie drammatica:

Succession

– Miglior attrice in una serie drammatica:

Zendaya (Euphoria)

– Miglior attore in una serie drammatica:

Lee Jung-jae (Squid Game)

– Miglior serie comedy:

Ted Lasso

– Miglior attrice in una serie comedy:

Jean Smart (Hacks)

– Miglior attore in una serie comedy:

Jason Sudeikis (Ted Lasso)

– Miglior attrice non protagonista in un drama:

Julia Garner (Ozark)

– Miglior attore non protagonista in un drama:

Matthew Macfayden (Succession)

– Miglior attrice non protagonista in una comedy:

Sheryl Lee Ralph (Abbott Elementary)

– Miglior attore non protagonista in una comedy:

Brett Goldstein (Ted Lasso)

– Miglior miniserie:

The White Lotus

– Miglior attrice protagonista di una miniserie:

Amanda Seyfried (The Dropout)

– Miglior attore protagonista di una miniserie:

Michael Keaton (Dopesick)

– Miglior attrice non protagonista di una miniserie:

Jennifer Coolidge (The White Lotus)

– Miglior attore non protagonista di una miniserie:

Murray Bartlett (The White Lotus)

Del Vecchio: “Ecco le mie canzoni, compagne fidate”

“Le canzoni non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare”. Si sente, a un certo punto, sulle frequenze di Radio Freccia. E tanto basta a restituire una dimensione alla musica che accompagna ciascuno di noi, passo dopo passo.

Tanto meglio, se le canzoni che non tradiscono sono brani inediti, che hanno affiancato la tua crescita e il tuo percorso artistico. Questa, forse, la premessa di fondo per “Finalmente me”, il nuovo lavoro discografico del  cantautore aquilano Diego Del Vecchio.

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Sette inediti e sette nuovi arrangiamenti di brani dal primo cd “La prossima fermata”. Un lavoro che si propone come pietra miliare dopo anni di concerti e scalette ricche di omaggi a grandi cantautori e interpreti italiani. Brani di denuncia sociale come “La ballata della vergogna”  o “Il coraggio di un’idea”, fino a “Spezza le catene”, si alternano a memorie storiche come “Ho visto” e “Nove giovinetti”. Ma c’è spazio anche per una dimensione intima con “Mare e grano” e “Sogna”, le canzoni dedicate ai due figli. Oppure “Canzone per il chitarrista” alla memoria di Dennis Zuccon. 

“Sono felice di questo risultato raggiunto”, commenta Del Vecchio, “e mi sembra doveroso ringraziare chi ha reso possibile tutto questo, credendo nel progetto e dimostrando tanta fiducia, amicizia e passione per la musica e l’arte in generale: Wolfango De Amicis, Giuseppe Graziosi, Marco Reato, Mauro Scopano, Alessandro Santilli, Manuel De Libero, Lorenzo Tursini, Daniele Pitone, Francesco Maria Narducci”.

Del Vecchio, “Finamente me” contiene senza dubbio tanti riferimenti personali, ma sembra più un ritratto che viene fuori dalle sue visioni che un racconto autoreferenziale di vita vissuta

L’espressione “Finalmente me” rappresenta effettivamente un riconoscimento al percorso discografico che ho voluto portare avanti, anche grazie a questi nuovi inediti, stati scritti a quattro mani con il poeta aquilano Ugo Capezzali che li ha “colorati di magia” onorando, come è giusto che sia, la memoria di personaggi come Peppino Impastato, i “nove martiri aquilani” e Willy Montero Duarte, ucciso dal branco a soli 20 anni. Gli arrangiamenti sono stati curati dal giovane musicista aquilano Leonardo Furore in collaborazione con Federico Rombai, Ruben Doda e Luca Farroni. I vecchi brani sono riproposti con una veste nuova, più fresca e accattivante grazie al lavoro del giovane arrangiatore nonché chitarrista aquilano Luca Bottone.

La collaborazione con Capezzali si sente anche nella metrica della canzone di esordio. Il suo background musicale è ben diverso, ma l’arrangiamento avvicina gli stili 

Per “La ballata della vergogna”, che racconta la  tragedia di Colleferro, abbiamo cercato una ritmica forte per rendere il tributo a questo ragazzo di 20 anni ucciso durante un pestaggio nel tentativo di difendere un amico in difficoltà. Questa canzone rappresenta il nostro omaggio al sacrificio di Willy. 

“Canzone per il chitarrista” rappresenta forse uno dei brani più riusciti, nella sequenza strofa-ritornello. Non è difficile riconoscere il ricordo di Dennis Zuccon. 

Ho iniziato a suonare con lui sin dai tempi delle scuole, quando organizzavamo in concerti nel cortile di Ragioneria. E siamo sempre rimasti in contatto, collaborando anche a distanza. Quando è andato via, stava lavorando ad alcuni miei arrangiamenti che, però, sono rimasti dentro al suo computer. Ho chiesto un assolo all’altezza del suo talento. 

E poi l’omaggio ai bambini, a partire da “Sogna” 

Parliamo di una canzone nella quale in tanti si ritrovano e che molti cantano ai propri figli. 

Tra i brani con riferimenti storici, “Ho visto” tira in ballo i campi di concentramento così come l’influenza di Guccini, mentre in altri brani si sente il carisma di De André e De Gregori

“Ho visto” parla dei campi di concentramento, ma anche di come alcuni gerarchi nazisti sono riusciti a farla franca, forse anche con la complicità di parte del Vaticano. A questo mi riferisco quando canto: “Protetti dalle croci”. 

Parliamo anche dei “Nove giovinetti”, il brano in cui i Nove martiri aquilani, trucidati dai nazisti non sono soltanto inquadrati da una prospettiva storica, ma dalla visuale dei loro sogni spezzati

Ho voluto immaginare la tragedia vista dalla loro prospettiva di giovani a cui è stata negata la vita. Sono stati uccisi forse in maniera brutale, forse costretti anche a scavarsi la fossa. E, soprattutto, non hanno potuto vivere sogni, speranze e amori.

Peppa Pig, quando la politica entra nei cartoni animati

Che tutto sia politica è fuori discussione. D’altronde l’etimologia della parola parla chiaro. La Treccani asserisce come il termine “deriva dall’aggettivo greco πολιτικός, a sua volta derivato da πόλις, città. Era il termine in uso per designare ciò che appartiene alla dimensione della vita comune, dunque allo Stato (πόλις) e al cittadino (πολίτης)”.

Quindi cosa c’entra Peppa Pig?

Il cartone animato, che quest’anno ha compiuto 18 anni, è da sempre un punto di riferimento nell’intrattenimento dei bambini. Si potrebbe dire che svolge anche un ruolo pedagogico (maestro Manzi, ci perdoni). Un qualcosa dunque di interesse pubblico, attinente ad una dimensione della vita di (piccoli) cittadini.

Sebbene sia un semplice cartone animato per bambini, il maialino questa volta fa parlare e discutere i più grandi. In una delle ultime puntate è stato inserito il tema delle famiglie omogenitoriali. In particolare l’orso polare Penny presenta a Peppa Pig le sue due mamme.

“Io vivo con la mia mamma e l’altra mia mamma. Una mamma fa il dottore. L’altra cucina gli spaghetti. Io adoro gli spaghetti”.

Bisogna sottolineare come l’iniziativa non sia stata propriamente spontanea da parte degli autori. Infatti già due anni fa negli Stati Uniti partì una petizione per introdurre nel cartone delle figure di genitori omosessuali. A distanza di anni i sottoscrittori sono stati accontentati.

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Se alcuni hanno applaudito al gesto, altri, come Fratelli d’Italia, hanno chiesto di non trasmettere la puntata in quanto “Peppa Pig è un cartone che guardano mediamente bambini di tre anni. Sono materie che dovrebbero maneggiare le famiglie. Questo ho sempre pensato e questo continuo a pensare. Altrimenti si rischia di voler per forza imporre concetti che è un po’ presto per metabolizzare. Non ci sono le famose fobie che qualcuno ritiene”. Queste le parole di Giorgia Meloni, che tiene quindi a sottolineare come un tema così delicato non debba diventare una forzatura.

Quasi a sorpresa arrivano le parole della speaker radiofonica di Radio Globo Federica De La Vallèe. A sorpresa perché la conduttrice romana ha affrontato il processo di transizione passando dall’essere un uomo a donna. Chi meglio di lei potrebbe essere interessata al tema e alla normalizzazione di alcuni concetti. Nella trasmissione di venerdì 9 settembre, “The Morning Show”, la De La Vallèe è intervenuta sottolineando come per lei questa scelta di introdurre una coppia lesbica sia “una forzatura commerciale. Un po’ come i loghetti delle grandi aziende che diventano improvvisamente arcobaleno. È una piacioneria”.

Parole dure, ma soprattutto chiare, di chi sicuramente sa bene l’importanza ma soprattutto la delicatezza che si deve avere nell’affrontare determinati temi.

Alessandro Zan deputato del Pd, ironicamente ha parlato di “un nuovo nemico che assedia la nazione: Peppa Pig”. Mentre Fratoianni è più caustico sostenendo che “le famiglie arcobaleno esistano, e che gli si debbano essere riconosciuti tutti i diritti”.

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Il maialino non è comunque l’unico protagonista al centro delle discussioni. Disney Plus ha da poco lanciato il nuovo live action di Pinocchio con Tom Hanks nel ruolo di Geppetto. Ma soprattutto Cynthia Erivo come fata turchina. E proprio la scelta dell’attrice britannica di origine nigeriane ha scatenato le polemiche. Infatti nel XV capitolo del racconto Collodi stesso descrisse il personaggio come “una bella bambina, coi capelli turchini e il viso bianco come un’immagine di cera, gli occhi chiusi e le mani incrociate sul petto”.

Per amore dell’inclusività si è deciso di cambiare i connotati alla fatina. Il risultato però non sembra essere quello sperato. In molti, soprattutto sui social, hanno lamentato di non gradire questa forzatura che allontana dalle descrizioni originali. Il politicamente corretto in ogni dove sembra infatti sortire effetti contrari a quelli auspicati. Le polemiche intorno a Cenerentola con la fata afro e gay interpretata da Billy Porter, o alle censure riguardo Dumbo, Peter Pan e Gli Aristogatti, non hanno fatto altro che alimentare un allontanamento e un rifiuto verso alcune tematiche come omofobia e razzismo.

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L’inclusività ad ogni costo non sembra ripagare. Il processo di “normalizzazione”, come lo chiamano i diretti interessati, dovrebbe essere più spontaneo e soprattutto meno propagandistico. Il vittimismo è una carta che difficilmente si rivela vincente.

Torniamo a cantare: Cristina D’Avena special guest del Romics 2022

Cristina D’Avena, la voce più amata delle sigle di cartoni animati, sarà tra le protagoniste della del Romics 2022, Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cinema e Games in programma dal 6 al 9 ottobre 2022 in Fiera Roma.

Nata a Bologna, Cristina D’Avena ha esordito all’età di 3 anni cantando Il valzer del moscerino; ancora adolescente firma un contratto di esclusiva e diviene così l’interprete della canzone Bambino Pinocchio. Da allora non ha mai smesso di incidere, registrare e cantare divenendo l’unica voce presente sulla tv italiana ininterrottamente dai prima anni 80 almeno una volta al giorno, 365 giorni l’anno. Diventa anche un volto famoso della tv quando interpreta Licia nella serie per ragazzi Love me Licia basata sul cartone Kiss me Licia.

Nel 2012 ha festeggiato i 30 anni di carriera con la nascita del progetto 30 e poi…, composto da CD che raccolgono sigle originali dei cartoni animati più famosi degli anni ’80, ’90 e 2000; sigle inedite, una reinterpretazione del classico natalizio O Holy Night, una cover del brano L’anno che verrà di Lucio Dalla, un DVD, e un Libro Fotografico.

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Nell’estate 2014 nasce la sua personale etichetta discografica, la Crioma Music; nel 2017 esce Duets – Tutti cantano Cristina e l’anno successivo Duets Forever, una raccolta di alcune delle più celebri sigle di cartoni animati reinterpretate da Cristina D’Avena insieme ad alcuni dei più importanti cantanti italiani, tra cui Ermal Meta, Noemi, Loredana Bertè, Elodie, Alessandra Amoroso, Nek e molti altri.  Cristina D’avena ha tenuto e continua a tenere numerosi concerti con un enorme successo di pubblico composto non solo da bambini, amanti dei cartoni animati ma anche adulti che affollano le sue esibizioni live.

Appuntamento con Cristina D’avena sabato 8 ottobre presso il Pala Romics- Sala Grandi Eventi e Proiezioni per tornare a cantare insieme tutte le sigle dei nostri cartoni animati preferiti.

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Dopo lo show al Firenze Rocks, i Muse tornano in Italia per due concerti

Abbiamo ancora negli occhi, e nelle orecchie, lo straordinario concerto che i Muse hanno tenuto al Firenze Rocks di giugno, ma ora siamo pronti ad acquistare i ticket per i prossimi due concerti che la band di Matthew Bellamy terrà in Italia. E’ notizia di poco fa, infatti, che il trio tornerà nel Bel Paese per due appuntamenti imperdibili: il 18 luglio allo stadio Olimpico di Roma e il 22 luglio allo stadio San Siro di Milano

I biglietti, in presale esclusiva per gli iscritti MyLiveNation, saranno disponibili dalle ore 10.00 di giovedì 15 settembre fino alle ore 10.00 di venerdì 16 settembre!*

Biglietti in vendita generale dalle ore 10.00 di venerdì 16 settembre.

*per la Presale è necessario essere registrati a MyLiveNation: all’apertura delle vendite in Presale, una volta fatto il login sul sito www.livenation.it, sarà lì visibile il link esclusivo per l’acquisto dei biglietti sul sito dedicato di TicketOne dalle ore 10.00 del 15 settembre fino alle 10.00 del 16 settembre!

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FOTO: Firenze Rocks 2022

Ozzy Osbourne contro Eric Clapton nel nuovo singolo “One of those days” (video)

Il frontman dei Black Sabbath e il bluesman britannico insieme nella nuovissima track tratta dall’ultimo, nonché tredicesimo, album solista di Ozzy Osbourne, Patient N. 9, uscito lo scorso 9 settembre. Nel videoclip pipistrelli, corvi, ragni, croci, creature lovercraftiane, scenari tetri e rimandi all’esoterismo e al satanismo (nel testo: One of those days that I don’t believe in Jesus).

Ascolta “Nothing Feels Right”, nuovo singolo di Ozzy Osbourne

Proprio quest’ultimo verso pare abbia destato la perplessità di Eric Clapton, da anni impegnato in una profonda fede religiosa, come Ozzy ha dichiarato ai microfoni di Classic Rock:

“Mi ha detto che non era convinto e allora abbiamo cercato di sostituirle con delle alternative. Abbiamo provato, ad esempio, con ‘One Of Those Days Where I Don’t Believe In Christmas’ ma non suonava bene. Perdere la fede in Gesù ha molto più senso quando il mondo va di merda”.

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IL RAPPORTO CON ERIC CLAPTON:

Il Principe delle Tenebre pare avere alle spalle un rapporto piuttosto singolare con Slowhand, come ha dichiarato in un’intervista all’emittente SiriusXM:

“Molti anni fa io e Sharon eravamo a New York per un premio, c’erano tutti. E io ero ancora pieno di alcool e droghe all’epoca, ero in paranoia. Quindi andiamo alla serata e dopo io e Grace Jones volevamo fare una foto con Eric Clapton. Lui era appena uscito fuori da qualche posto ed era fuori di testa , cosa che io ignoravo. Quindi mi convinsi che avrebbe fatto di tutto per impedire che questa foto venisse pubblicata”, ha raccontato Ozzy.

Prolessi, i due si incontrano nuovamente tempo dopo:

“Molti anni dopo sono andato ad un incontro degli Alcolisti Anonimi nella Valley. Era davvero tanto tempo dopo, circa dieci anni. Mi guardo intorno e lì, in fondo, c’era seduto Eric Clapton. Vado in paranoia e inizio a pensare che dopo tanti anni ricorda ancora quella cosa. Pensavo che, indipendentemente da tutte le cose fatte negli ultimi dieci anni, di sicuro mi odiava ancora. Ho pensato che mi odiasse, che mi avrebbe considerato il più grande stronzo di tutti i tempi e allora alla fine della seduta ho tirato dritto andando dall’altro lato della strada e mi sono infilato in auto pronto a partire.”

Dopo due settimane l’incontro si ripete:

“Mi chiama, ‘Ozzy!’ e penso ecco, ci siamo. Mi dice che era contento di vedermi, ci mettiamo a chiacchierare e risulta essere molto gentile. La settimana dopo vado in una bancarella di musica e trovo un giornale e, all’interno, c’era quella maledetta foto. Era nel primo giornale che ho preso a caso.”

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L’ALBUM:

“Patient Number 9” è un album ricco di ospiti incredibili. Tra i chitarristi troviamo l’ex Black Sabbath Tony Iommi, per la prima volta con Ozzy in un album solista, affiancato da Eric Clapton, Jeff Beck, Mike McCready dei Pearl Jam, Zakk Wylde. Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers ha suonato la batteria, ma appare anche il compianto Taylor Hawkins dei Foo Fighters, celebrato di recente con un doppio concerto tributo. Al basso: Robert Trujillo dei Metallica, con Duff McKagan dei Guns N’ Roses e Chris Chaney dei Jane’s Addiction. L’album sarà disponibile in numerosi formati e conterrà anche uno speciale fumetto disegnato da Todd McFarlane.

Di: Andrea Genovese

All’Aquila la presentazione de “La libertà macchia il cappotto”, ultimo libro di Antonello Loreto

Un ragazzo di vent’anni gioca a tennis contro un muro e ripercorre con ironia e sarcasmo la sua difficile adolescenza segnata soprattutto dalla prematura scomparsa dei genitori. Convive con una nonna ingombrante e con un pesce rosso, Emilio Salgari soprannominato il “dadaista”, un amico fidato che lo accompagna nel suo mondo d’evasione.

Il ragazzo decide di dare una svolta alla sua scialba esistenza e di abbandonare le certezze di una routine che lo sta consumando giorno dopo giorno e subisce un ulteriore scossone quando incontra per la prima vota l’amore che “gli ribalta la vita”, insomma quando dovrà fare i conti con un cuore che batte.

Q è un tipo particolare, il suo mito è John McEnroe, parla una lingua tutta sua influenzata dalla passione per il cinema e per il nadsat di Arancia Meccanica. Tra gli abeti del bosco di Paneveggio, immerso negli scenari magici della val di Fiemme e della val di Fassa, si compie lo straordinario destino del protagonista che fino all’ultimo resterà sospeso tra sogno e realtà.

Antonello Loreto

Antonello Loreto è stato per venti anni un manager nel campo dello sviluppo e del marketing. Ha collaborato con l’Istituto Cinematografico “La lanterna magica” come articolista della rivista mensile interna Victor l’avvoltoio. Da otto anni si dedica esclusivamente alla scrittura. Ha esordito nel 2014 con La favola di Syd, Un’altra scelta (2016), Regina Blues (2018) e ha diretto la collana di narrativa “Geyser” di Edizioni Progetto Cultura dedicata ad autori emergenti.

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D23 EXPO: le novità Disney presentate durante la manifestazione

La convention biennale organizzata dai Walt Disney Studios ha preso il via il 9 settembre, ad Anaheim, in California. Durante l’evento, che terminerà domenica 11 settembre, il pubblico sarà aggiornato sugli sviluppi dei progetti in lavorazione e assisterà all’annuncio dei nuovi arrivi nella casa di Topolino. Ecco dunque le principali news annunciate fino ad ora:

Hocus Pocus 2

Il day one della manifestazione è stato dedicato ai trailer e alle presentazioni dei lungometraggi in arrivo prossimamente. Il primo della lista è stato Hocus Pocus 2, che sarà disponibile su Disney Plus a partire dal 30 settembre. Nel nuovo trailer vediamo le sorelle Sanderson, nei cui ruoli ritroveremo Sarah Jessica Parker (Sex and the City), Bette Midler (Hocus Pocus) e Kathy Najimi (Sister Act), alle prese con la tecnologia di oggi. Durante un flashback viene anche introdotto il personaggio di Hannah Weddingham, proprio al suo primo incontro con le giovani streghe.

Questa la trama:

Sono passati 29 anni da quando qualcuno ha acceso la Candela della Fiamma Nera e ha resuscitato le sorelle provenienti dal XVII secolo, che ora sono in cerca di vendetta. Adesso tocca a tre studentesse liceali impedire alle fameliche streghe di scatenare di nuovo il caos a Salem, il loro compito è fermarle prima dell’alba della vigilia di Ognisanti.

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La Sirenetta

Un’altro grande protagonista della Expo è stato sicuramente il teaser del live action de La Sirenetta. La trasposizione, diretta da Rob Marshal (Chicago) e interpretata da Halle Bailey (Grown-ish) è stata introdotta con una clip in cui Ariel canta Part of Your World. Marshal, ha inoltre dichiarato che il live action avrà quattro nuove canzoni, oltre a quelle del cartone originale.

Queste le parole della Bailey durante il D23:

“Sono sicura che tutti voi qui dentro possiate relazionarvi con Ariel e quanto sia speciale per tutti noi. Essendo stata una bambina che nuotava in piscina, immaginando di essere una sirena, non avrei mai immaginato che questo sogno potesse prendere vita… I tre giorni di riprese di Part Of Your World sono state l’esperienza più bella della mia vita: sentire tutti i sentimenti che prova, la sua passione, il suo disagio, tutto ciò che sta vivendo. È stato così eccitante per me interpretare quelle emozioni e avere Rob che mi dirigeva, ed essere una forza così commovente in questo film è stato davvero un onore.” La Sirenetta è attesa nelle sale cinematografiche dal 24 maggio 2023.

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Come D’Incanto 2

Grande hype anche per il sequel di Come d’Incanto, il cui trailer è stato presentato dal cast al completo. Amy Adams, Patrick Dempsey, Idina Menzel, James Mardsen e Maya Rudolph sono saliti sul palco ed hanno introdotto la clip in cui Giselle (Amy Adams), a seguito di una serie di sfortunati eventi, si renderà conto che non sempre c’è un lieto fine.

Questa la sinossi ufficiale rilasciata durante il panel:

“Dieci anni dopo il felice finale della storia, Giselle e Robert (Patrick Dempsey) si muovono verso una nuova casa nei sobborghi di Monroeville. La comunità è controllata da Malvina Monroe (Maya Rudolph), che ha delle intenzioni nefaste per tutta la famiglia. E quando i problemi aumenteranno, Giselle ripenserà al suo desiderio di una vita da favola. Sarà così che la protagonista cercherà di salvare la sua famiglia ed il regno di Andalasia prima che l’orogio suoni la mezzanotte.”

Come d’Incanto 2 sarà disponile dal 24 novembre 2022 solo ed esclusivamente su Disney Plus.

Peter & Wendy

Gli studios hanno svelato il primo poster del nuovo live action delle avventure del bambino che non vuole crescere, Peter Pan. La pellicola sarà diretta da David Lowery (Il Drago Invisibile) e si concentrerà sul rapporto tra Peter e Wendy, intepretati rispettivamente da Alexander Molon (The Reclutant Landlord) e Ever Anderson (Black Widow). Nel ruolo di Capitan Uncino troveremo niente meno che Jude Law, diventato ormai un appassionato di storie fantastiche, dopo la partecipazione ad Animali Fantastici. Al suo fianco ci sarà Jim Gaffigan (The Jim Gaffigan Show), nei panni del braccio destro del Capitano, Spugna.  Mentre per la parte di Campanellino è stata scelta Yara Shahidi (Grown-ish).

Questa la trama:

Basato sul romanzo di J.M. Barrie “Peter Pan. Il Bambino che non voleva crescere” (Peter and Wendy) e ispirato al classico animato del 1953. Peter Pan & Wendy è la storia senza tempo di una giovane ragazza che, sfidando il desiderio dei suoi genitori di farle frequentare il collegio, parte con i suoi due fratelli più piccoli verso la magica Isola che non c’è. Lì incontra un ragazzo che si rifiuta di crescere, una piccola fata e un malvagio capitano pirata. Insieme si ritrovano presto a vivere un’emozionante e pericolosa avventura molto molto lontano dalla loro famiglia e dalle comodità di casa.

Peter & Wendy sarà rilasciato su Disney Plus nel corso del 2023, ma non è ancora stata comunicata una data esatta.

Mei, Nada presenta il suo nuovo album a Faenza

Foto: Claudia Pajewski

Il 30 settembre, l’1 e il 2 ottobre nelle piazze centrali di Faenza (Ravenna) si terrà la nuova edizione del Mei – Meeting delle Etichette Indipendenti, la più importante rassegna della musica indipendente italiana, ideata e coordinata da Giordano Sangiorgi.

Tre giorni di concerti, forum, convegni, fiere e mostre nelle principali piazze, teatri e palazzi e palchi faentini per festeggiare i primi 25 anni della manifestazione.

«Il Mei25 è il Mei del giro di boa – dichiara Giordano Sangiorgi, patron del Mei. – Dopo aver sdoganato la musica indipendente e avere fatto da piattaforma ai nuovi artisti della scena musicale italiana, il prossimo anno il testimone passerà alla nuova Generazione Z della musica, quella che dovrà costruire una piattaforma alternativa digitale indipendente all’attuale monopolio dei colossi mainstream che hanno fagocitato tutto. Servirà un passaggio del testimone ancora più forte dal prossimo anno per una ripartenza anche generazionale».

L’edizione di quest’anno è dedicata a Ivan Graziani, scomparso 25 anni fa. L’1 ottobre il Mei ospiterà un omaggio al cantautore abruzzese realizzato dalla band guidata dal figlio Filippo Graziani. Inoltre, il Mei dedicherà una speciale figurina per omaggiare Graziani, prodotta da Figurine Forever.

Domenica 2 ottobre, alle ore 16.30, sul palco del Teatro Masini Nada presenterà in anteprima il suo nuovo progetto discografico di prossima uscita.

Oltre Nada, questi i primi nomi che saranno al Mei 2022: Gianluca Grignani, Valerio Lundini, C’mon Tigre, Ditonellapiaga, Filippo Graziani, Luca Madonia, Roberta Giallo, Ernesto Assante, iRio, Pierpaolo Capovilla, Doro Gjat, Federico Martelli, Grazia De Marchi, Cassandra Raffaele, Margherita Zanin, Panta e BobBalera.

God Save the King: Carlo III nuovo Re del Regno Unito. Il discorso

Signori e signore, è mio dovere annunciarvi con dolore la morte della mia amata madre, la Regina. So quanto voi come intera nazione e come intero mondo siate empatici nei miei confronti per la perdita irreparabile che abbiamo sofferto. Tutto questo affetto nei confronti della nostra famiglia ci ha sopraffatti. A tutti noi, come famiglia e a questo Regno e alla più ampia famiglia di cui questo Regno è parte, mia madre ha dato esempio di amore per tutta la vita”.

Queste le parole di Carlo III, nuovo Re d’Inghilterra pronunciate poco fa, in diretta televisiva da St. Jame’s Palace per la prima volta nella storia. Alla sua destra, poco lontani, il figlio ed erede al trono William e, come lui l’ha definita, “l’amatissima consorte”, Camilla. Entrambi, per l’occasione, sono stati testimoni del discorso e hanno firmato entrambe le copie del giuramento. Presente, fra gli altri, la neo premier Liz Truss, l’ex premier Boris Johnson e anche l’ex premier Tony Blair con il quale la Regina Elisabetta II ebbe un importante rapporto di collaborazione durante la sua legislatura e che molto l’aiutò nella gestione della morte di Lady Diana.

Si tratta della prima proclamazione trasmessa in diretta televisiva. Dopo il giuramento, Carlo III si recherà a ripeterlo nella City di Londra, per poi ripeterlo nuovamente in Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Già oggi sono previsti impegni istituzionali, dall’incontro con l’arcivescovo di Canterbury ai leader del partito conservatore in parlamento (che rappresenta la maggioranza) e con l’opposizione, per chiudere con il decano di Westminster.

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Non ci sono precedenti per la sua devozione e il suo affetto – ha proseguito Carlo III nel ricordare la madre scomparsa. Anche ora che la piangiamo la ringraziamo per la sua vita. Sono ben consapevole di questa grande eredità e delle responsabilità che sono passate a me. Nell’accettarle mi sforzerò di seguire il suo esempio che mi è stato dato. In questo scopo so che sarò sostenuto dall’affetto e dalla lealtà che sono stato chiamato a governare come sovrano, sarò aiutato dal parlamento e dai suoi rappresentanti. Nel portare avanti questo compito che mi è stato dato, prego per la guida e per l’aiuto di Dio onnipotente”.

“Io Carlo III, prometto e giuro che manterrò in maniera inviolabile e preserverò la religione come è stabilita dalle leggi fatte in Scozia nel perseguire sempre e nel mantenere la sicurezza della chiesa presbiteriana e nei parlamenti dei due regni insieme con il governo manterremo sempre i diritti e i privilegi della chiesa di Scozia. Che Dio mi aiuti”.

Le prime parole di Carlo III d’Inghilterra: “Maestà, Regina, amata madre: grazie per il tuo amore e la tua ispirazione”

Un breve inchino, alla conclusione della cerimonia di proclamazione del nuovo Re, prima di abbandonare la sala del Consiglio. Londra è in fermento per l’avvenimento storico, con una serie di manifestazioni di affetto studiate appositamente per l’occasione ed altri eventi bloccati in rispetto, come il turno di campionato di calcio in Premier League o il turno del campionato di rugby in Scozia.

Un breve inchino, alla conclusione della cerimonia di proclamazione del nuovo Re, prima di abbandonare la sala del Consiglio.

London Bridge is down, e Netflix blocca le riprese di The Crown

La morte della Regina Elisabetta ha scosso il mondo intero. La sovrana, passata a miglior vita all’età di 96 anni, era tra i punti fermi della politica europea nonché figura apicale del Novecento. Dal Regno Unito il lutto si è esteso al mondo intero, con numerose manifestazioni di affetto verso la monarca che non c’è più. Nessuno, con riferimento al sopra citato evento, sarà immune da stravolgimenti e cambi di rotta, neanche il mondo dell’intrattenimento culturale e televisivo nello specifico. Tutto cambierà e, parallelamente alla storia contemporanea, verrà modificato anche il modo di raccontarla. Per quanto si potesse prevedere la dipartita della Regina – d’altronde è un destino che ci accomuna a tutti – all’atto pratico gli stravolgimenti, in alcuni ambiti, sono inevitabili.

Proprio per questo motivo saranno interrotte le riprese di The Crown, la serie tv Netflix creata da Peter Morgan (The Queen). Arrivata alla sua quinta stagione, in uscita il prossimo novembre, molto probabilmente sarà oggetto di revisione e modifiche nella sceneggiatura per allinearla agli ultimi eventi inerenti alla monarchia inglese. Le riprese della sesta stagione sono state quindi bruscamente arrestate nella giornata del 9 settembre e rimarranno bloccate, quasi sicuramente, fino al giorno del funerale di Queen Elisabeth.

Il lutto del paese durerà 12 giorni, come da proclamazione, ma ancora è da capire quando si tornerà sul set. Questo perché la produzione ha un protocollo speciale, una sua “Operazione London Bridge”, sviluppata proprio in caso di scomparsa della Regina. O almeno così aveva dichiarato, solo qualche mese fa, una fonte interna al New York Post. “Abbiamo una nostra personale Operazione London Bridge. In caso di decesso della Regina, le riprese si interromperanno immediatamente, se stiamo producendo, per almeno una settimana.”

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Nel frattempo cresce l’agitazione per le nuove puntate in arrivo questo autunno. Dopo le eccellenti prime quattro stagioni, vincitrici di numerosi Emmy, che hanno raccontato l’ascesa al trono di Elisabetta e il duro lavoro che ha compiuto durante il suo lungo regno, la serie è arrivata agli anni ’90, il periodo più buio e contestato della Corona. Anni in cui la figura più importante della famiglia reale era diventata Lady Diana, la principessa del popolo. I nuovi episodi si concentreranno proprio su Lady D. e, in particolare, sull’intervista scandalo da lei rilasciata nel 1995 e si concluderanno con la sua morte, avvenuta nel 1997.

Il cast è stato ha subito diversi cambiamenti, ad interpretare la Regina sarà Imelda Staunton (Downtown Abbey), Dominic West (The Affaire) si calerà nei panni di Carlo ed il ruolo di Diana sarà nelle mani di Elizabeth Debicki (Tenet). A completare il quadro si aggiungerà Olivia Williams (The Nevers), nelle vesti di Camilla.

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La stessa Elisabetta, che si era dichiarata entusiata della sua trasposizione televisiva nelle prime stagioni, ammirando in particolare la sua interpretazioni di Claire Foy (A Very British Scandal), aveva iniziato a cambiare opinione, fino ad arrivare al punto di rottura con la quarta stagione, che avrebbe fatto infuriare sia Carlo che William, non soddisfatti dell’immagine emersa della Royal Family.

Carlo III, il futuro Re: “Maestà, Regina, amata madre: grazie per il tuo amore e la tua ispirazione”

Una cornice con la foto della madre sul tavolo, il vestito nero e lo sguardo tirato. Carlo III, il prossimo Re del Regno Unito, si è presentato così in video al suo popolo per pronunciare il primo discorso dopo la morte della Regina Elisabetta II, l’amata madre scomparsa ieri pomeriggio all’età di 96 anni.

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Un video registrato perché fosse impeccabile. Si è rivolto a lei Elisabetta II, chiamandola Maestà, Regina, amata madre, esternando il proprio amore e affetto verso una figura chiave del Novecento nonché la monarca più longeva di sempre. Apparentemente calmo e controllato, il Re ha più volte tirato in ballo la fede e la responsabilità che adesso graverà su di lui.

IL DISCORSO

“La regina Elisabetta ha vissuto una grande vita e tutti noi siamo profondamente addolorati della sua scomparsa. Lei ha promesso di servire la Monarchia fino alla fine della sua vita ed era una promessa che io rinnovo a tutti voi quest’oggi, insieme al dolore che tutta la mia famiglia sta provando in questo momento”.

“Condividiamo con molti di voi nel Regno Unito e in tutti i paesi dove la Regina è stata capo di Stato nel Commonwealth e in tutto il mondo, un profondo senso di gratitudine per gli oltre 70 anni in cui mia madre in qualità di regina ha servito i popoli di così tante nazioni” .

Re Carlo III ha poi ricordato quando la Regina Elisabetta, all’età di 21 anni, durante una trasmissione radiofonica da Cape Town ha promesso al Commonwealth di dedicare la sua intera vita, che fosse stata lunga o breve, al servizio della sua gente. “Questa è stata più di una promessa, è stata un impegno personale profondo che ha caratterizzato la sua intera vita, ha compiuto sacrifici in nome del senso del dovere”, ha aggiunto Carlo III.

Tradizione e progresso, il binomio cui il Re ha fatto riferimento nelle sue parole: “Nel corso della sua vita e del suo servizio abbiamo visto l’importanza della tradizione ma anche l’importanza del progresso che lei ha abbracciato dall’inizio e che ci rende grandi come nazione. Il legame, l’ammirazione, il rispetto, l’affetto che ha ispirato sono diventati un segno distintivo del suo Regno e, come ogni membro della mia famiglia può testimoniare, lei riusciva a combinare queste qualità con il calore, con il senso dell’umorismo e con una grande abilità, quella di vedere sempre il meglio nelle persone”.

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“Quando la regina è ascesa al trono, la Gran Bretagna e il mondo intero stavano ancora affrontando le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale e vivevano ancora secondo le convenzioni dei tempi antichi e passati. Nel corso degli ultimi 70 anni, abbiamo visto la nostra società diventare una delle grandi culture”.

Carlo III promette la sua lealtà e devozione alla Monarchia, rivolgendosi direttamente ai sudditi e sottolineando come cambierà da domani la sua vita. “Mi trovo a promettere di garantire e di servire la costituzione e i principi costituzionali che sono nel cuore della nostra nazione, finché Dio vorrà mantenermi in vita e ovunque voi viviate, nel Regno unito o anche nei territori e nei vari regni di tutto il mondo e qualunque siano le vostre origini o le vostre convinzioni, io farò di tutto per essere al vostro servizio con lealtà, rispetto e amore, come ho sempre fatto e come ho imparato in tutta la mia vita. Ovviamente la mia vita cambierà nel momento in cui assumerò la mia nuova responsabilità, non sarà più possibile per me dedicare molto tempo e molte energie alle varie fondazioni di beneficenza che mi sono molto a cuore, ma so che questo lavoro così importante continuerà nelle mani affidabili di molte altre persone”.

Ma a cambiare sarà anche la vita della Regina consorte, Camilla, e dei suoi figli William e Harry. “Conto sull’amore della mia adorata moglie Camilla. Nel riconoscimento del suo servizio pubblico leale dal momento in cui ci siamo sposati 17 anni fa, lei è diventata la mia regina consorte e so che sarà all’altezza del suo nuovo ruolo a cui dedicherà una dedizione nei confronti anche del senso del dovere – afferma – come mio erede, William assumerà il titolo scozzese che per me è stato così importante, lui sarà il mio successore come Duca di Cornovaglia e assumerà la responsabilità anche nei confronti del Ducato di Cornovaglia, responsabilità che io ho assunto ormai da più di cinquant’anni”.

Il nuovo Re ha rivolto anche un pensiero al figlio Harry e sua moglie Meghan: “Voglio anche esprimere un grande amore e affetto nei confronti di Harry e Meghan e speriamo che possano continuare a costruire la loro vita ancora oltre oceano”. Prima dei saluti Carlo III si è rivolto direttamente alla madre scomparsa: “Dell’inizio del tuo primo e ultimo giorno di viaggio che ti porterà a incontrare il mio amato papà, voglio dire soltanto questo: grazie, grazie per il tuo amore, per la devozione nei confronti della nostra famiglia e nei confronti della famiglia delle Nazioni che hai servito con così tanta diligenza per tutti questi anni”.

Roger Waters torna in Italia per 4 concerti

Il “This is not a drill tour” di Roger Waters torna in Italia per quattro date: il 27 e il 28 marzo 2023 sarà al Mediolanum Forum di Milano, mentre il 28 e il 29 aprile 2023 alla Unipol Arena di Bologna. A distanza di quattro anni dai concerti al Lucca Summer Festival e al Circo Massimo di Roma, l’ex Pink Floyd torna a vestirsi di tricolore.

Come riportato da Rockol, Waters ha dichiarato che il nuovo tour è “nuova rivoluzionaria stravaganza Rock’N’Roll/cinematografica, eseguita a tutto tondo, è una straordinaria accusa contro la distopia aziendale in cui tutti lottiamo per sopravvivere e un invito all’azione ad amare, proteggere e condividere il nostro prezioso e precario pianeta, che è la nostra casa”.

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Lo show avrà una produzione sensazionale con un avveniristico palco centrale a 360 gradi.

I biglietti per i 4 show italiani di Roger Waters potranno essere acquistati in anteprima attraverso la presale esclusiva di Virgin Radio che si terrà dalle 10.00 di Mercoledì 14 Settembre alle 23.59 di Giovedì 15 Settembre su virginradio.it

La vendita generale aprirà invece alle 10.00 di Venerdì 16 Settembre su ticketone.it
Tutte le informazioni sui concerti italiani di Roger Waters sono reperibili su www.dalessandroegalli.com

Regina Elisabetta II, palinsesti speciali in Italia: ecco gli appuntamenti

Per rendere omaggio alla figura della Regina Elisabetta II di Inghilterra, Rai Cultura cambia la programmazione di venerdì 9 settembre su Rai 3 e Rai Storia. Alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli e la professoressa Valentina Villa a “Passato e Presente” ripercorrono la vita di Elisabetta, la monarca britannica più longeva che – nel febbraio scorso – ha raggiunto anche il primato dei 70 anni di regno. Nel suo lungo regno ha vissuto il progressivo smantellamento dell’Impero britannico, attraversato guerre, grandi sconvolgimenti economici e sociali.

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E molte avversità, pubbliche e private, come la morte di lady Diana Spencer, ex moglie del suo primogenito ed erede al trono Carlo D’Inghilterra, che segna un passaggio cruciale del suo regno e della stessa monarchia inglese. Elisabetta è protagonista anche di “Britannia”, proposto da “La Grande Storia”, in onda domani, venerdì 9 settembre alle 21.10 su Rai Storia, che racconta la storia della monarchia inglese tra Otto e Novecento ripercorrendo in particolare il regno di Elisabetta, dalla gioventù all’ascesa al trono, dagli scandali familiari fino alla lunga pandemia e alla morte del marito Filippo di Edimburgo, che avevano duramente provato la sovrana.

L’omaggio di Rai Cultura si chiude con “Elisabetta II, 70 anni di regno“, una video-biografia in onda sempre domani, venerdì 9 settembre alle 11.40, 19.30, 22.50 su Rai Storia (dopo una prima messa in onda stasera, giovedì 8 settembre alle 23.00).

Sul sito di Rai Cultura, infine, è disponibile uno Speciale interamente dedicato a Elisabetta d’Inghilterra, con programmi di approfondimento, materiali d’archivio provenienti dalle Teche Rai, fotografie esclusive, per raccontare dalle origini familiari fino agli ultimi anni di vita, il regno della monarca più longeva d’Inghilterra.

Non solo la Rai ha deciso di modificare la propria programmazione per l’evento. Anche Mediaset, in particolare con Rete4  dedicherà uno speciale del Tg4: “Addio Elisabetta” dalle 11:00 alle 12:30 mentre dalle 14:00 ci sarà “Diario del Giorno” condotto da Luca Rigoni, con Antonio Caprarica e Lavinia Orefici.

Su Sky invece alle 17:20, canale Sky Uno, andranno in onda alcuni episodi di “The Royals”, programma dedicato proprio alla famiglia reale.

Alle 19:15 sarà trasmesso “The Coronation”, lo speciale per il 65° anniversario dell’incoronazione. La Regina in persona parlava dei suoi ricordi dell’evento. In prima serata, alle 20 circa, sarà il turno di The Queen Unseen, con il lato più intimo e nascosto della Sovrana, a cui si accede grazie alla proposizione di filmati privati.

Su Sky Cinema Due alle 23:00 andrà in onda il film “The Queen – La Regina“. Film del 2006, diretto da Stephen Frears, vede protagonista Helen Mirren nei panni di Elisabetta che, dopo la morte di Lady Diana, cerca di proteggere la privacy della corte dall’invasione dei media.

L’Europa costa troppo, aumentano i tour musicali cancellati

Europa concerti

Che la guerra tra Russia e Ucraina stia incidendo sull’aumento del costo della vita in Europa è ormai assodato. Che sembra si vada verso la fine dell’era delle compagnie aeree low cost è uno spauracchio sempre maggiore. A risentire maggiormente di questa situazione saranno le classi sociali cosiddette medio-basse. Insomma, quelle abitate da chi i conti in tasca se li fa per davvero.

Le entrate economiche del singolo, come dei nuclei familiari, saranno indirizzati sempre di più a beni di consumo primari. In particolare questo inverno ci si attende un periodo nero causato dall’aumento delle bollette delle quali intravvediamo una prospettiva sulla brevissima distanza, ma non ci è dato conoscere cosa potrebbe accadere in inverno.

Cosa e chi risentirà di questo momento di ristrettezza? Tutti quei settori economici e sociali secondari e terziari. Già durante i lockdown l’antifona era stata quella di ridurre i momenti riguardanti vizi, hobby e passioni che avessero comportato una spesa evitabile. In tutto ciò rientra l’ambito degli eventi, quindi anche dei concerti. Non essendo un qualcosa di vitale, in un periodo da “cicale”, in molti hanno cominciato a ridurre la partecipazione, se non addirittura a rivederla in toto.

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Da qui è tutta una catena. Ovviamente riferito, per ora, a produzioni minori o low budget dove l’organizzazione è attenta al centesimo. Il calo degli spettatori porta, fra le altre cose, anche all’aumento dei prezzi, e al riparametrizzare varie voci sul business plan, compresa quella dei cachet per gli artisti. Gli stessi che, soprattutto quando provenienti da altri continenti (in particolare quello americano), avranno maggiori costi da sostenere a fronte di un possibile minore guadagno. Aerei più costosi, spostamenti in tourbus, alberghi e servizi paralleli alla vita on the road.

Da qui la decisione di alcuni gruppi americani di cancellare i loro tour europei. È il caso degli Atheist, la band death metal statunitense che poco più di due giorni fa ha cancellato il tour europeo. La nota ufficiale a nome di Kelly Shaefer sottolinea come” a causa di sopraggiunte circostanze fuori dal nostro controllo, gli Atheist sono costretti a posticipare il tour europeo. Con il nostro agente e il management abbiamo fatto il possibile per evitarlo. Stiamo comunque lavorando sodo con tutte le persone coinvolte per riorganizzare il prima possibile e portare la nostra musica ai fan in Europa. Avete aspettato abbastanza lungo ma vi chiediamo di pazientare ancora un po’“.

Non è detto a chiare lettere ma il lato economico sembra sia proprio il problema principale che ha portato il gruppo a non partire per il Vecchio Continente, cancellando anche 4 date italiane.

Chi invece non usa nessun giro di parole è un’altra metal band americana. Gli Anthrax hanno infatti comunicato che “a causa di problemi logistici e dell’aumento sconsiderato dei costi, siamo purtroppo costretti a cancellare il tour europeo 2022. I biglietti saranno rimborsati presso i punti vendita”.

Nel giro di una settimana sono stati ben due i gruppi a cancellare i tour europei. E praticamente per lo stesso motivo. Un campanello d’allarme per gli addetti ai lavori del settore, che dopo quasi due anni di inattività questa estate hanno dato fuoco alle polveri. Concerti praticamente ogni giorno, almeno in Italia, ma zero considerazione del pubblico. Prezzi dei biglietti alle stelle, secondary ticketing senza controllo, cibo e bevande (queste ultime molte volte da comprare per forza all’interno) a livello di ristoranti di livello.

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La crisi pero rischia di colpire anche tour mondiali di grande portata. I Coldplay infatti avevano pensato di annullare il “Music Of The Spheres World Tour”. In un’intervista a ColdplayXtra il leader Chris Martin ha dichiarato di aver preso in considerazione l’ipotesi di cancellare il tour.

“Era la prima volta in cui ad un certo punto ci siamo resi conto di non poter fare un tour a causa di problemi economici. [Organizzarlo] stava diventando finanziariamente stressante, un’esperienza che non avevamo mai vissuto prima. Non abbiamo mai avuto una grande crisi finanziaria”.

I costi troppo alti hanno messo in difficoltà la band britannica, che nelle ultime settimane è stata al centro di numerose polemiche per i prezzi esorbitanti dei biglietti, che in Italia hanno raggiunto anche cifre a 3 zeri.

Se fino a un anno fa il settore degli eventi era messo a dura prova dall’emergenza covid e dalla mancanza di sussidi sufficienti, ora il nemico è sia esterno che interno. Da un lato il costo della vita europea che aumenta ogni giorno di più, causa aumento del gas e del petrolio in primis, dall’altro il poco controllo interno e lo scarso interesse dimostrato agli atti pratici nei confronti di chi lo finanzia: il pubblico. Quest’ultimo è la vera vittima di un sistema che sembra destinato a tornare a soffrire.

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Flat Earth, nuova formazione e nuovo album

Flat Earth high on lies

I Flat Earth hanno avuto un inizio molto notevole con il loro debutto “None for One”, guadagnando immediatamente l’attenzione in tutto il mondo grazie ai loro membri ben noti che hanno alle spalle alcuni dei risultati più notevoli nella storia della musica finlandese. La nuova trasformazione del quartetto vedrà Wille Granö sostituire l’ex batterista Mika “Gas Lipstick” Karppinen dietro il kit.

“Siamo entusiasti di avere Wille che si unisce alla band, abbiamo suonato uno spettacolo acustico con lui e le cose hanno iniziato a girare così bene che abbiamo deciso di continuare da lì. Wille è un bravo ragazzo con cui suonare, totalmente senza problemi e porta un nuovo tipo di vitalità alla versione post-corona della band”. Così Niclas Etelävuori, Mikko “Linde” Lindström e Anthony Pikkarainen commentano il loro nuovo batterista.

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Wille conosce Niclas da anni e dice di vedere già “Tony” e Linde come suoi fratelli nonostante il breve tempo in cui sono stati insieme.

“Quando Niclas mi ha chiamato e mi ha chiesto se potevo sostituire qualche percussione per uno spettacolo, non sapevo nemmeno che stesse parlando di Flat Earth. Ero completamente al settimo cielo quando ho capito quale fosse il caso. Lo spettacolo è andato molto bene e i ragazzi hanno pensato: “Ehi, vuoi suonare ancora un po’?” Tutti avevano delle buone vibrazioni e all’improvviso Niclas offrì la mano e disse “Benvenuti nella band”. Sono grato e davvero entusiasta di questo concerto e della mia nuova famiglia”. Queste invece le parole della new entry Wille Granö.

I tre membri originali dei Flat Earth lodano il talento di Wille come batterista. Soprattutto la sua capacità di modificare ed eccellere in stili diversi ha portato alla band nuove dimensioni da sfruttare nei loro spettacoli dal vivo così come su disco in futuro. Ma prima è il momento di pubblicare l’album già registrato e hard grooving “High on Lies” che vedrà la luce questo venerdì.

Venezia, è il giorno di “The Clown”: il regista Alivernini e l’utilizzo dello smartphone come forma di regia

Oggi, mercoledì 7 settembre, nell’ambito della prestigiosa cornice della 79° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, lo Starlight International Cinema Award presenterà in anteprima internazionale, all’interno dello spazio Ente Fondazione dello Spettacolo, Sala Tropicana 2, Hotel Excelsior, il film del regista Mirko Alivernini “The Clown”: thriller noir, interamente girato e montato con lo smartphone.

Il regista, protagonista dell’evento, terrà una masterclass dal titolo “Mirko Alivernini: cinema 2.0”, durante la quale racconterà la sua modalità di fare cinema attraverso l’utilizzo di uno smartphone, delle nuove tecnologie applicate alle riprese e della metodologia a doppia intelligenza artificiale, introdotta per la prima volta in Italia con il suo “Nika – vite da strada”. Il film co-prodotto dalla Roma Film Academy e premiato al Montecatini International Short Film Festival come “film innovatore del cinema italiano”, è stato presentato in anteprima internazionale, nella prestigiosa sala dedicata a Federico Fellini, all’interno degli Studios di Cinecittà.

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La Roma Film Academy sarà presente durante l’evento con la partecipazione del Presidente, Salvatore Santangelo, e dell’Amministratore Delegato dell’Accademia, Corrado Camilli, insieme al regista da sempre sostenitori e promotori di questi processi innovativi.

Nella stessa giornata lo Starlight International Cinema Award premierà i professionisti scelti tra le eccellenze della Settima Arte come testimoni di opere in grado di rappresentare diverse culture, ma anche differenti modi di narrare i mutamenti umani e globali.

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Michael Jackson, i 40 anni di “Thriller”

Michael Jackson thriller

“Thriller”, l’iconico album di Michael Jackson che ha superato le 100 milioni di copie vendute in tutto il mondo, quest’anno compie 40 anni e, per celebrarlo, Sony Music e l’Estate of Michael Jackson hanno annunciato l’uscita di un’esclusiva riedizione che sarà disponibile dal 18 novembre. “MICHAEL JACKSON THRILLER 40” conterrà un doppio disco composto da “Thriller” e da un secondo album con alcune sorprese per i fan, inclusi dei brani del Re del pop scritti durante la lavorazione dello stesso album e mai pubblicati.

“Thriller” sarà disponibile anche nella versione LP UltraDisc One-Step 180g 33RPM realizzata da Mobile Fidelity. Masterizzato dai master analogici originali, stampato da RTI e rigorosamente limitato a 40.000 copie numerate, il SACD ibrido di Thriller presenta l’album in modo realistico (un set UltraDisc One-Step 180g 45RPM 2LP di Thriller 40 sarà pubblicato prossimamente).

Diverse attività sono in programma da qui alla fine dell’anno per onorare quest’opera di Michael che ha battuto il record di 8 Grammy vinti, ha infranto le barriere musicali e cambiato per sempre le frontiere della musica pop e dei video. L’album è stato infatti per 500 settimane nella classifica di Billboard e ha venduto oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo dalla sua uscita il 30 novembre del 1982. La prima di queste iniziative è il lancio di nuovi prodotti con lo speciale logo Thriller 40, ora disponibile esclusivamente attraverso il webstore MichaelJackson.com.

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“Thriller” detiene un record ad oggi di 37 settimane al numero 1 di Billboard. È stato il primo album nella storia a trascorrere ciascuna delle sue prime 80 settimane nella Top 10 della classifica degli album, un’impresa raggiunta solo da un altro album nei quasi quattro decenni successivi. Durante la sua 112a settimana nella classifica degli album di Billboard, è diventato il primo titolo in assoluto ad essere certificato RIAA 20X multi-Platinum (30 ottobre 1984) ed è diventato il primo titolo in assoluto ad essere certificato più di RIAA 30X multi-Platinum nel 2015 e da allora ha stato certificato a 34x Multi-Platinum.

Arrivato al numero 1 in tutti i paesi del mondo, inclusi Regno Unito, Francia, Italia, Australia, Danimarca, Belgio, Sud Africa, Spagna, Irlanda, Nuova Zelanda, Canada e Sud Africa dell’apartheid, rimane il disco più venduto di tutti i tempi con vendite superiori a 100 milioni. Sette brani dell’album sono diventati singoli nella Top 10 e tre, “Beat It”, “Billie Jean” e “Thriller”, sono entrati al ​​​​numero 1.

La musica dell’opera era così singolare per l’epoca da sfidare qualsiasi definizione di rock, pop o soul precedente. “Beat It” era un nuovo tipo di ibrido pop-rock e ha demolito la segregazione di lunga data tra la musica bianca e quella nera insieme alla chitarra incendiaria di Eddie Van Halen. In “The Girl Is Mine”, due uomini, uno bianco e uno nero, scherzano sulla stessa ragazza. Nello stesso album c’erano canzoni come “Wanna Be Startin’ Somethin'” di origine africana e “Billie Jean” basata sul rhythm and blues.

Michael Jackson ha deciso di rivoluzionare il modo di raccontare una storia e intrattenere su larga scala attraverso i video, ma ha dovuto affrontare degli ostacoli. Nonostante l’impostazione cinematografica, la narrativa drammatica e la coreografia spettacolare di “Billie Jean”, MTV dell’epoca, che stava programmando quasi esclusivamente artisti rock bianchi, si è rifiutato di suonarlo. Una volta che il muro è crollato, gli ascolti di MTV sono aumentati vertiginosamente e si è aperta una porta per una generazione di artisti afroamericani. “Era il Jackie Robinson di MTV”, ha detto il critico culturale Touré.

Poi è arrivato l’indimenticabile cortometraggio Beat It, che lo vedeva riunire due bande attraverso il potere della musica e della danza. E poi c’era Thriller”. Presentato in anteprima all’AVCO Theatre di Los Angeles nel 1983, è andato tutto esaurito ogni sera per tre settimane. Nessun altro video prima o dopo ha generato una tale eccitazione e ha una tale presa sulla nostra attenzione, tanto che 40 anni dopo lo condividiamo tutti come memoria collettiva e rimane l’unico video musicale ad essere inserito nell’élite National Film Registry dal Libreria del Congresso.

La musica di tutti gli album di successo di Jackson è presente nello spettacolo di successo di Las Vegas Michael Jackson ONE, al Michael Jackson ONE Theatre di Mandalay Bay Resorts and Casino e nell’acclamato musical di Broadway MJ The Musical al Neil Simon Theatre di New York. Michael ha venduto oltre 1 miliardo di dischi e rimane uno dei migliori artisti al mondo in termini di views.

È morto lo scrittore Peter Straub, affiancò Stephen King nel best seller “Il Talismano”

Lo scrittore americano Peter Straub è morto quest’oggi all’età di 79 anni. A darne la notizia è stata la figlia, Emma, tramite il proprio profilo Instagram. Questo il suo messaggio, cui sono seguiti moltissimi messaggi di condoglianza e vicinanza.

“Peter Francis Straub era persona più intelligente e divertente in ogni stanza in cui sia mai stato, 3/2/43 – 9/4/22. Siamo stati fortunati. Non ci sono abbastanza parole al mondo”. Come riportato dal The New York Times, “la morte, al NewYork-Presbyterian Hospital, è stata causata da complicazioni dopo la rottura di un’anca, ha detto sua moglie, Susan Straub”.

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Peter Straub era nato a Milwaukee il 2 marzo del 1943 ed era arrivato al successo con “Ghost Story“, romanzo del 1979 dal quale venne tratto un adattamento cinematografico con Fred Astaire nel 1981. Con “Il Talismano” (1984), scritto assieme all’amico Stephen King, ha raggiunto un importante successo internazionale. L’apice del suo successo, infatti, è da collocarsi tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Il libro ha avuto un seguito “Black House” (2001). Straub ha vinto cinque volte il premio Bram Stoker ed è stato a lungo considerato tra i più autorevoli scrittori di letteratura horror contemporanei.

Nel marzo 2021, Amblin Entertainment ha comunicato che adatterà il romanzo in una serie televisiva che uscirà per Netflix. Alla realizzazione della serie collaboreranno anche i fratelli Duffer, freschi del successo ottenuto con Stranger Things dove i riferimenti alla letteratura horror, in particolare a quella di Stephen King, sono numerosi.

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“Noi Siamo Samuel Stern”, il nuovo documentario a fumetti

Proiettato in anteprima nazionale a “Sulle Tracce del Drago” il nuovo documentario a fumetti “Noi Siamo Samuel Stern” di Luca Di Giacomantonio frutto di un lungo e appassionato studio del nuovo personaggio apparso in edicola soli 3 anni fa e che già ha fatto molto parlare di sé, merito senza dubbio del suo vulcanico editore Gianmarco Fumasoli, fondatore di Bugs Comics.

Una proiezione in anteprima nazionale che è stata preceduta da un panel sul personaggio diretto dallo scrittore Massimiliano Laurenzi a cui parteciperanno il regista, lo sceneggiatore (del fumetto) Marco Savegnago e uno dei disegnatori storici della testata Antonio Mlinaric (già creatore del frontespizio del fumetto e della locandina del documentario).

Un’occasione per parlare di un vero fenomeno che ha contraddetto molti dei “punti fermi” del fumetto moderno che lo vorrebbe ormai “relegato” alle fumetterie o librerie di varia e solo con gli “occhi a mandorla”.

”Non è così – ha spiegato il regista ad Abruzzo24ore.tv –  è vero che il fumetto orientale ha avuto un boom incredibile e che le edicole sono sempre meno, ma è anche vero che Samuel Stern ci fa capire come un progetto serio e ambizioso possa tranquillamente trovare il suo spazio e costruire una solida base di lettori”.

”Non è un caso – ha detto ancora Di Giacomantonio – che questo personaggio a fumetti (che strizza l’occhio all’horror di Tiziano Sclavi, Dylan Dog, ed a quello di Robert Kirkman, Outcast) abbia trovato una sua collocazione precisa ed un suo percorso editoriale affrontando temi di cruda e scottante attualità. Non è difficile tra le sue pagine leggere degli ultimi, leggere di riscatto personale, di superamento dei propri limiti e di dignità al di fuori dei canoni supereroistici che non appartengono al Belpaese. Sono orgoglioso  che tutto questo sia stato il lavoro di un gruppo di autori romani da sempre affamati di fumetto perché questa è l’unica realtà in tempi recenti che riesce a prosperare nella nona arte senza avere alle spalle nomi altisonanti e bilanci stellari. Un esempio profondamente italiano di dedizione e lucidità verso la costruzione dei propri sogni”.

“Dodici note solo bis”, Baglioni torna in tour in solitaria

Dopo il successo di “Dodici note solo”, Claudio Baglioni da novembre tornerà dal vivo con nuove date live nei maggiori teatri lirici e di tradizione d’Italia. “Dodici note solo bis” vedrà nuovamente Baglioni – voce, pianoforte e altri strumenti – con le composizioni più preziose del suo repertorio, protagonista assoluto del concerto più appassionante della straordinaria carriera di un artista sinonimo di grande musica e poesia, vincitore del Premio Tenco 2022.

Il Premio Tenco è il riconoscimento assegnato dal 1974 alla carriera degli artisti che hanno apportato un contributo significativo alla canzone d’autore mondiale. «Di raffinata scrittura musicale – si legge nelle motivazioni per l’assegnazione del Premio – Claudio Baglioni, sin dalla fine degli anni Sessanta ricerca attraverso la canzone quell’attimo di eterno che tramite l’arte sappia descrivere la vita, per “battere il tempo a tempo di musica”. Ha cantato le storie minime che sono di tutti e i grandi temi dell’uomo, quando con la sua Trilogia dei colori ha cercato risposte a domande universali. Suo il disco italiano più venduto di sempre (“La vita è adesso”), sua la canzone del secolo (“Questo piccolo grande amore”), e una ricerca continua nei live, fino all’evento totale al Teatro dell’Opera di Roma. Suo il ponte umano costruito con O’Scia’, a Lampedusa, lì dove serve essere presenti, dove la musica si fa canto, fiato, afflato, reale mano tesa verso l’altro».

«Ho percorso 25.000 km in cento giorni cantando e suonando per sei sere a settimana – ha dichiarato Claudio Baglioni a maggio, al termine del tour “DODICI NOTE SOLO – Senza mai provare un istante di noia o stanchezza. Senza mai cadere nella trappola della ripetitività. Teatri bellissimi e spettatori attenti ed entusiasti sono stati lo spettacolo per i miei occhi e le orecchie. Io ci ho messo la voce, le mani, il cuore. Gli altri le emozioni, le grida e gli applausi. Così che ogni concerto fosse speciale e si potesse ricordare. Sono alla fine di una lunga e fantastica avventura umana e professionale. Ma non termina qui. Se il pubblico chiama, l’artista torna in scena, ringrazia e concede il bis».

Queste le date di “Dodici note solo bis”prodotte e organizzate da Friends & Partners:

07 novembre 2022: NAPOLI   – TEATRO SAN CARLO

08 novembre 2022: SALERNO – TEATRO VERDI

09 novembre 2022: COSENZA – TEATRO RENDANO

11 novembre 2022: CATANZARO – TEATRO POLITEAMA

12 novembre 2022: REGGIO CALABRIA – TEATRO CILEA

14 novembre 2022: PALERMO – TEATRO MASSIMO

15 novembre 2022: MESSINA – TEATRO VITTORIO EMANUELE

16 novembre 2022: CATANIA – TEATRO BELLINI

18 novembre 2022: AGRIGENTO – TEATRO PIRANDELLO

19 novembre 2022: TRAPANI – TEATRO ARISTON

21 novembre 2022: LECCE – POLITEAMA GRECO

22 novembre 2022: TARANTO – TEATRO ORFEO

23 novembre 2022: BRINDISI – TEATRO VERDI

24 novembre 2022: SAN SEVERO (FG) – TEATRO VERDI

27 novembre 2022: TORINO – TEATRO REGIO

29 novembre 2022: FABRIANO (AN) – TEATRO GENTILE

30 novembre 2022: ANCONA – TEATRO DELLE MUSE

01 dicembre 2022: PESCARA – TEATRO MASSIMO

02 dicembre 2022: ASCOLI PICENO – TEATRO VENTIDIO BASSO

06 dicembre 2022: ASTI – TEATRO ALFIERI

07 dicembre 2022: GENOVA – TEATRO CARLO FELICE

09 dicembre 2022: PARMA – TEATRO REGIO

10 dicembre 2022: MANTOVA -TEATRO SOCIALE

11 dicembre 2022: VICENZA – TEATRO COMUNALE

13 dicembre 2022: TRENTO – TEATRO SOCIALE

14 dicembre 2022: UDINE – TEATRO NUOVO G. DA UDINE

15 dicembre 2022: GORIZIA – TEATRO VERDI

16 dicembre 2022: VENEZIA – TEATRO MALIBRAN

19 dicembre 2022: ROMA – TEATRO DELL’OPERA

20 dicembre 2022: FIRENZE – TEATRO DELLA PERGOLA

21 dicembre 2022: MONTECATINI (PT) – TEATRO VERDI

22 dicembre 2022: PISA – TEATRO VERDI

23 dicembre 2022: GROSSETO – TEATRO MODERNO

02 gennaio 2023: VARESE – TEATRO DI VARESE

03 gennaio 2023: COMO – TEATRO SOCIALE

04 gennaio 2023: LUGANO –  TEATRO LAC

06 gennaio 2023: BOLZANO – TEATRO COMUNALE

07 gennaio 2023: BERGAMO – TEATRO DONIZETTI

10 gennaio 2023: LIVORNO – TEATRO GOLDONI

11 gennaio 2023: PISTOIA – TEATRO MANZONI

14 gennaio 2023: CREMONA – TEATRO PONCHIELLI

15 gennaio 2023: PIACENZA – TEATRO MUNICIPALE

17 gennaio 2023: CESENA – TEATRO BONCI

18 gennaio 2023: RAVENNA – TEATRO ALIGHIERI

19 gennaio 2023: BOLOGNA – EUROPAUDITORIUM

20 gennaio 2023: PADOVA – TEATRO VERDI

21 gennaio 2023: FORLÌ – TEATRO FABBRI

23 gennaio 2023: VERONA – TEATRO FILARMONICO

24 gennaio 2023: TREVISO – TEATRO COMUNALE

26 gennaio 2023: NOVARA – TEATRO COCCIA

28 gennaio 2023: FERRARA – TEATRO COMUNALE

30 gennaio 2023: TRIESTE – TEATRO ROSSETTI

31 gennaio 2023: BRESCIA – TEATRO GRANDE

02 febbraio 2023: FERMO – TEATRO DELL’AQUILA

03 febbraio 2023: AVEZZANO (AQ) – TEATRO DEI MARSI

04 febbraio 2023: AVELLINO – TEATRO CARLO GESUALDO

05 febbraio 2023: BARI – TEATRO PETRUZZELLI

07 febbraio 2023: SULMONA (AQ) – TEATRO MARIA CANIGLIA

08 febbraio 2023: ASSISI (PG) – TEATRO LYRICK

09 febbraio 2023: PERUGIA – TEATRO MORLACCHI

10 febbraio 2023: SPOLETO (PG) – TEATRO MENOTTI

12 febbraio 2023: MODENA – TEATRO COMUNALE PAVAROTTI

13 febbraio 2023: REGGIO EMILIA – TEATRO ROMOLO VALLI

14 febbraio 2023: RIMINI – TEATRO GALLI

i biglietti saranno disponibili secondo le modalità e tempistiche elencate sul sito www.friendsandpartners.it

Foto: Dobici

Björk, in arrivo il nuovo album “Fossora”

Björk fossora

A cinque anni da ‘Utopia‘, la straordinaria artista islandese Björk annuncia la pubblicazione di “Fossora”, il decimo disco di studio in arrivo il 30 settembre, e pubblica “Atopos“, il primo singolo, scritto in collaborazione con Gabber Modus Operandi, il duo indonesiano composto da Kas e Ican che spazia dal punk all’hardcore, dall’elettronica al noise. Il bellissimo video di “Atopos” è diretto da Viðar Logi, fotografo e video maker islandese con base a Londra, i cui lavori sono un pattern di vivi colori ed illusioni ottiche. 

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Fossora” si compone di 13 tracce in cui si trovano i contributi di Serpentwithfeet, i cori del figlio Sindri e della figlia Doa, canzoni scritte per la mamma di Björk e una poesia Látra-Björg, una pescatrice emarginata del 18° secolo

Tracklist

1)Atopos

2)Ovule

3) Mycelia

4)Sorrowful Soil

5)Ancestress

6)Fagurt Er í Fjörðum

7) Victimhood 

8)Allow

9) Fungal City

10) Trölla-Gabba

11)Freefall

12) Fossora

13) Her Mother’s House 

“Gli Anelli del Potere”: la recensione dei primi due episodi non adatta ai bacchettoni

Attese e polemiche. Aspettative e polemiche. Entusiasmo e polemiche. Debutto e polemiche. Record e polemiche.

Seguiranno spoiler

L’avvento, definiamolo tale, delle prime due puntate de “Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere” su Amazon Prime Video, è stato accompagnato da un’escalation di polemiche tanto stucchevoli quanto effimere e ridondanti. Alcune fondate, altre discutibili, altre aprioristiche strutturate su più livelli di pregiudizio. Queste ultime, va da sé, non meritano neanche considerazione. Negli ultimi giorni non si contano le tante condanne premeditate e le altrettante censure sorrette da un castello di carta, tanto da far pensare a un piacere fisico, quasi edonistico, nel recensire negativamente la serie fresca d’uscita.

Il perché, al netto delle singole, rispettabili, opinioni, è nascosto anche in quelle dinamiche sociali che bene abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni. Il web genera fenomeni di massa e dà adito a chi, in assenza di un proprio giudizio derivante da una sincera e critica analisi, e non riuscendo a generare un pensiero esterno a quello degli altri, si lascia trasportare dall’umore del gruppo.

Per farla breve: spesso non sa di cosa parla, si lancia in voli pindarici, tira in ballo concetti a casaccio, frasi estrapolate da chissà dove e rimandi a situazioni fuori contesto da quelle descritte. Insomma, un pasticcio tremendo.

Ed ecco, dunque, che la serie tv più costosa di tutti i tempi, non è immune da una scia di dibattiti al fulmicotone tra appassionati e fanatici, tra coloro che vogliono semplicemente godersela per quella che è e coloro che, invece, si sentono in dovere di trovare parallelismi con la saga cinematografica firmata da Peter Jackson, tirando in ballo il passato e una fantomatica aderenza di questa trilogia all’opera letteraria del professor Tolkien, tale da far pensare che, forse, non l’hanno vista accuratamente o, più probabile, non hanno mai letto Il Signore degli Anelli.

C’è, ovviamente, anche chi, dopo un accurato scrolling di post sui vari social network, improvvisamente rivela la sua natura di sceneggiatore o regista affermato di cui noi, purtroppo, non eravamo a conoscenza. Insomma, occorre provare a stigmatizzare quello che si sta verificando, ma ciò appare anche inevitabile quando si è in presenza di un’opera così divisiva che può contare su uno zoccolo duro di fan tra i più appassionati e fedeli ad aver mai camminato sulla superficie terrestre. Il reato di lesa maestà è dietro l’angolo e c’è chi non è disposto a perdonare nulla.

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Il debutto in Italia è avvenuto il 2 settembre, ed è stato accompagnato da numeri impressionanti: circa 25 milioni di utenti lo hanno visto nelle prime 24 ore. Su Amazon Prime Video nessuno ci era mai riuscito. Dati che, con i prossimi episodi, sono destinati ad aumentare. Al tempo stesso, però, “Gli Anelli del Potere” è stato oggetto di review bombing, come dicono quelli bravi. All’atto pratico: un’inondazione di recensioni negative atte a screditare la serie. Ciò ha costretto la piattaforma a correre ai ripari sospendendo la possibilità di inserire feedback per 72 ore e, cosa ancora più importante, per accertarsi che le recensioni inserite siano tutte reali. E qui la ghigliottina cadrà su troll, haters e varie modalità da fandom tossico.

Seguiranno spoiler

Se è vero, come è vero, che siamo in presenza di un fenomeno che nulla ha a che vedere con la serie, è altrettanto vero che la produzione ci ha messo del suo per attirarsi addosso delle polemiche pressoché inevitabili. Alcune scelte dettate dal politically correct ormai imperante (Dio ce ne scampi e liberi), e da soluzioni mirate ad accontentare la tanto esasperata, ed esasperante, inclusività, hanno alzato un polverone laddove non ve ne era bisogno. Perché Tolkien, nella sua magistrale opera, ha saputo descrivere in maniera impeccabile le caratteristiche degli abitanti della Terra di Mezzo, attribuendo loro un aspetto fisico, morale e psicologico, rivelandone idiomi, valori, modi di pensare e di vivere.

Una narrazione frutto di una visione ultraterrena della vita e della sua letteratura, sapientemente coniugata con rimandi teologici e storici ma anche con diversi riferimenti alle influenze delle letteratura inglese, tedesca, celtica e scandinava che aprivano a vari modelli di società e a diverse sfumature religiose. E’ stato il più inclusivo di tutti in un’epoca di profondi e controversi cambiamenti sociali. Più volte, infatti, era solito ripetere come le sue storie derivassero dalla ricerca di un appagamento personale poiché, nella letteratura di genere, non vi era niente in grado di soddisfarlo fino in fondo.

Tolkien ha saputo descrivere il razzismo senza citare il colore della pelle, le lotte di classe senza citare contratti collettivi di lavoro o indici finanziari, le fornaci del capitalismo senza tirare in ballo società più o meno globalizzate, l’uguaglianza senza parlare di Costituzione, le perversioni della politica senza citare i nomi di fine Ottocento, e potremmo proseguire con esempi ancora per molto.

Dunque, se un secolo fa Tolkien non ha ravvisato la necessità di scrivere del colore della pelle di una etnia, perché una produzione cinematografica dovrebbe far suo questo problema, ammesso che possa reputarsi tale?

Perché le logiche di mercato sono queste, il politicamente corretto è un parametro imprescindibile e perché il tema dei diritti civili ha invaso qualsiasi narrazione mainstream. Il rovescio della medaglia è quello di restare fuori dal giro che conta se non, addirittura, vedersi limitata e pregiudicata la propria attività. Business is business. Ma, così come vengono recepite, è allora giusto beccarsi anche la valanga di critiche di puristi e scettici, laddove sensate e razionali.

Seguiranno spoiler

L’errore da non commettere è però quello di approcciare alla visione de Gli Anelli del Potere con la mente stracolma di pregiudizi. Tutti abbiamo negli occhi la fortunata trilogia di Jackson e quella forzata, ma comunque riuscita, de Lo Hobbit, sempre del regista neozelandese. Tutti (o quasi) abbiamo letto Tolkien. Tutti, insomma, abbiamo aspettative altissime. A detta di chi scrive, questi primi due episodi le hanno in parte soddisfatte. Ma, altro aspetto che si deve tenere in considerazione è che si tratta di una trasposizione e che quindi fedeltà e aderenza all’opera originale possono subire variazioni per rispondere a esigenze stilistiche e di sceneggiatura. E’ da sempre così.

La trama e l’ambientazione ormai la conosciamo tutti ed evitiamo di ripeterla. Un dettaglio è però da tenere in considerazione: siamo nella Seconda Era, quindi un’Era prima dei fatti raccontati ne Il Signore degli Anelli. Sono eventi prodromici, precursivi, anticipatori. C’è un clima diverso, il male non è stato sconfitto, si sta rigenerando e Galadriel (Morfydd Clark), che ha cognizione di causa, è alla ricerca di certezze che lo provino. E’ lei, indubbiamente, il personaggio catalizzatore di attenzione in questi primi due episodi che ci portano alla scoperta di location e personaggi diversi rispetto a quelli già noti.

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Viaggiamo tra Lindon e le Montagne Nebbiose, verso Valinor ed entriamo nella Contea, la cui descrizione è più rurale e meno patinata di quella di Jackson, con una visione degli hobbit più contadina e meno romantica. Scopriamo i Pelopiedi, una delle tre razze di hobbit. Conosciamo Elrond (Robert Aramayo), più smaliziato, gioviale e positivo rispetto a quello interpretato da Hugo Weaving, e scopriamo anche chi ha forgiato i mitici anelli. La stessa Galadriel è diversa da quella interpretata da Cate Blanchett. Qui troviamo una guerriera, una donna determinata che non ha paura di sporcarsi le mani ed è mossa da spirito di vendetta, mentre quella interpretata dalla Blanchett era stanca, gravata dal peso delle responsabilità e dall’oppressione dei popoli della Terra di Mezzo operata dall’Oscuro Signore.

Abbiamo visto le Miniere di Moria spopolate, buie e fredde, la civiltà dei nani annientata, la tomba di Balin profanata e il ponte di Khazad-dûm parzialmente distrutto da un Balrog di Morgoth nello scontro con Gandalf. Qui, invece, entriamo dentro la città dei nani, li vediamo nel loro massimo splendore, ammiriamo la loro arte e la loro capacità architettonica di edificare. E’ uno spettacolo per gli occhi. C’è il divertente e fondamentale incontro tra Elrond e Durin (ancora prima di quello tra Legolas e Gimli). Godiamone appieno, su.

Quindi, perché fare paragoni? Siamo nella Seconda Era, con un’altra storia e con tutt’altri dettami narrativi. Abbiamo conosciuto il post, adesso stiamo scoprendo il pre. E’ un salto indietro nell’universo tolkeniano che necessita di una visione distante rispetto a quella descritta nei precedenti lungometraggi che, inevitabilmente, rappresentano un metro di paragone difficilissimo da scrollarsi di dosso. Ma va fatto, altrimenti non si gode appieno di una storia avvincente e bene descritta, egregiamente supportata da un lavoro di regia pulito, senza sbavature anche se ruffiano (tante le inquadrature e le scelte di camera che richiamano alla mente il lavoro di Jackson). La colonna sonora e la fotografia sono valori aggiunti che consentono di immergerci nelle atmosfere della Terra di Mezzo e di empatizzare con la scena del momento, giusto per citare altri due aspetti.

Siamo agli inizi, a soli due episodi. Prima di dare un giudizio aspettiamo di vedere le altre puntate per valutare il lavoro nella sua globalità ma, nel frattempo, godiamocelo. Facciamoci questo favore.

La felicità è arte: la nuova stagione teatrale del teatro Marini

E’ stata presentata questa mattina la stagione teatrale 2022/2023 del Teatro Manini di Narni. Un calendario scoppiettante, vario e carico di semantica. D’esempio la testimonianza e la vicinanza all’istituzione teatrale del sindaco di Narni che ha ricordato l’ammissione per il triennio 2022/2025 di “Narni città Teatro”, tra i festival riconosciuti dal ministero della Cultura. Presenti, alla conferenza stampa odierna, i direttori artistici Francesco Montanari e Davide Sacco, i quali hanno posto l’accento sulla mission e sulla vision del teatro che si concentra sull’essere umano inteso come protagonista delle scelte.

Un teatro stabile, partecipato, che porta in alto il concetto di felicità che abbraccia l’arte: “La felicità è arte”, il claim del Manini. Il nostro periodo storico ha bisogno di serenità e di vedere accorciate le distanze dettate da un approccio obsoleto di “cultura alta”. Perché la cultura non è fragile e non va rinchiusa. La sacralità culturale lascia spazio alla civiltà, all’educazione sentimentale. La cultura ha il compito di rendere l’uomo libero di pensare e di crescere.

“Abbiamo riflettuto molto”, hanno dichiarato i direttori Francesco Montanari e Davide Sacco, “per creare la giusta continuità con l’anno passato in cui abbiamo raggiunto risultati che ci hanno reso entusiasti. Rendere il teatro di Narni un luogo da abitare sempre, sia fisicamente sia sentimentalmente, un luogo in cui potersi sentire a casa e dove le emozioni non sono legate esclusivamente all’apertura di un sipario ma nascono ancor prima, dall’incontro tra essere umani vivi e vitali, emozionati ed emozionanti”. “Un teatro che vuole farsi abitare e vuole abitare l’anima degli spettatori”, ha detto Davide Sacco.

Un percorso culturale che non ammette limiti e spinge il pubblico alla riflessione, alla speranza e a non rimanere all’angolo. Un cambio di rotta che vira verso una formula dinamica e colorata.

Prosegue anche il percorso Manini Prime, tessera fidelity che dà diritto a un cartellone parallelo di attività, dedicato solo agli utenti prime, e che quest’anno si incrocerà anche con le attività del nuovo locale interno al Teatro, il Misciano Art Club, che offrirà, oltre alla somministrazione, un programma di musica dal vivo e serate a tema”.

Le novità sono molte, anche dal punto di vista formativo, basti pensare a “Occupazioni Cittadine”, iniziativa per cui i cittadini si sfideranno nella gestione del Teatro, tra spettacoli, workshop, flash mob e dj set; oppure a Lirio Abbate e Antonella Bolelli Ferrera che ci condurranno tra gli “Uomini di mafia. Gli Incritati”. Tutto questo e molto altro in questa stagione esplosiva.

IL PROGRAMMA

Si parte venerdì e sabato 28 e 29 ottobre con “Ci vuole orecchio”, il coinvolgente spettacolo musicale che vede Elio, uno tra i protagonisti più amati del panorama musicale italiano, confrontarsi con l’eredità di Enzo Jannacci. La regia e la drammaturgia è di Giorgio Gallione per una coproduzione Agidi e International Music and Arts.

Domenica 13 novembre spazio a Zerocalcare con il debutto regionale di “Kobane Calling on Stage”, lo spettacolo teatrale tratto dalla sua opera omonima e portato in scena con l’adattamento e la regia di Nicola Zavagli e una numerosa compagnia di giovani e talentuosi attori. La produzione è della Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini con Lucca Comics e Teatri d’Imbarco, in collaborazione con Bao Publishing.

Nella serata di martedì 29 novembre andrà in scena “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Dale Wasserman, adattato da Maurizio de Giovanni e diretto da Alessandro Gassmann, con un cast di dodici attori capitanati da Daniele Russo. La produzione è della Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.

Sabato 3 dicembre è la volta di “Caso, mai – L’IMPREVEDIBILE virtù della dignità”, scritto e diretto da Simone Guarany e Licia Amendolae prodotto da Calabria Movie.

Sabato 10 dicembre andrà in scena “La Bohème”, di Giacomo Puccini, con la regia e la direzione musicale di Giancarlo Nicoletti, in una versione prodotta da Altra Scena & I Due della Città del Sole che vede, oltre ai cantanti, Umberto Cipolla al pianoforte.

Mercoledì 11 gennaio 2023 sarà la volta di Tommaso Ragno, che si confronta con l’opera di Kafka “Una relazione per un’Accademia”, in una produzione Infinito SRL.

Sabato 28 gennaio è in programma “Cristo di periferia”, di Davide Sacco, interpretato da Francesco Montanari insieme a musicisti e circensi, per uno spettacolo a cura di LVF – Teatro Manini di Narni.

La serata di mercoledì 8 febbraio ospiterà il debutto regionale di “Aspettando Godot”, di Samuel Beckett, con Leonardo Capuano, Paolo Musio, Stefano Randisi ed Enzo Vetrano diretti dal Maestro della scena internazionale Theodoros Terzopoulos.  La produzione è di ERT – Teatro Nazionale e della Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.

Domenica 19 febbraio sarà la volta di “Destinazione non umana”, debutto regionale dello spettacolo della Compagnia Fort Apache Cinema Teatro scritto e diretto da Valentina Esposito.

Giovedì 9 marzo andrà in scena “Rumore di fondo”, uno spettacolo di Nadia Baldi, con le musiche composte ed eseguite dal vivo da Ivo Parlati e la straordinaria partecipazione di Carmine Ammirati, prodotto da Teatro Segreto.

Spazio alla danza giovedì 23 marzo con “Canova Svelato – Gli illusionisti della danza”, una produzione della RBR Dance Company con la regia di Cristiano Fagioli e le coreografie di Cristina Ledri e Cristiano Fagioli.

Chiude la stagione di prosa con tre repliche venerdì 31 marzo e sabato e domenica 1 e 2 aprileAmare Cannibale”, lo spettacolo di Magma06 con il testo e la regia di Mariagrazia Pompei e con Valentina Favella, Francesca Diprima e Riccardo Pieretti.

PERCORSI SPECIALI / Fuori Abbonamento, Stand Up Comedy & Manini Kids

I progetti speciali animeranno il teatro già dai primi di ottobre, con la residenza creativa condivisa “Abitazioni” a cura di Davide Jodice e Davide Sacco.

Il primo appuntamento fuori abbonamento sarà il debutto mondiale di “Qualcuno Arriverà” di Jon Fosse, programmato sabato 5 novembre. Lo spettacolo vedrà la direzione del regista norvegese Piotr Cholodzinski e la partecipazione di una compagnia italo-norvegese composta da Elisa Lucarelli, Alessandro Pezzali e Kasper Skovli Botnen. La produzione sarà LVF – Teatro Manini di Narni.

Ripartirà poi la stagione di stand up comedy con cinque appuntamenti: l’11 novembre sarà il turno di Daniele Gattano in “Male male”, a cui seguirà il 2 dicembre Francesco De Carlo con “Limbo”. Il 15 gennaio sarà il turno de Lo Sgargabonzi in “Dieci monologhi sulla morte”, mentre il 18 marzo Giorgio Montanini presenterà “Lo spettacolo nuovo”. Chiuderà Daniele Fabbri, il 15 aprile, con “Daniele Fabbri live”.

Inaugura il 27 e 28 gennaio 2023 la stagione Manini Kids, dedicata alle famiglie, con “Il Canto della Sirena”, testo e regia di Emma Dante.

Il 12 febbraio sarà il turno de “Il bambino e la formica” diretto da Massimiliano Burini.

Il 19 marzo spazio alla danza con “Il piccolo re dei fiori” una coproduzione Balletto di Roma e Teatro Gioco Vita creata da Valerio Longo e Fabrizio Montecchi.

Chiude il percorso Kids “Sogno”, il 16 aprile, uno spettacolo di Beatrice Ripoli ispirato all’opera di Shakespeare.

Tra i progetti speciali, segnaliamo “Occupazioni cittadine”: da venerdì 21 a domenica 23 ottobre i cittadini si sfideranno nella gestione del Teatro, tra spettacoli, workshop, flash mob e dj set.

Da questo progetto si diramerà anche un percorso dedicato allo spettatore a cura di Oliviero Ponte di Pino (Ateatro) e Stefano Romagnoli (Spettatoreprofessionista).

Attenzione anche al tema della legalità e dell’attualità con due incontri speciali: venerdì 18 ottobre Lirio Abbate e Antonella Bolelli Ferrera ci conducono tra gli “Uomini di mafia. Gli Incritati”, mentre sabato 4 marzo sarà il turno di Alfonso Sabella, il “Cacciatore di mafiosi”.

Fuori abbonamento anche il progetto della Compagnia OCCHISULMONDO “Teoria del cracker”, di e con Daniele Aureli, che debutterà giovedì 19 gennaio, e il concerto di Cane sulla Luna che si terrà sabato 25 marzo.

A dicembre, invece, Mariano Bauduin presenterà un ciclo di tre incontri dedicati alla lirica con musica dal vivo e con le proiezioni delle maggiori opere italiane riprese per il cinema.

Chiuderà la progettualità 22/23 il Festival “Stati Interessanti”, con la direzione artistica di Mariagrazia Pompei e Valentina Favella e la direzione organizzativa di Ilaria Ceci, sostenuto dall’Assessorato alle Politiche Sociali, che per l’intero week end 31 marzo – 2 aprile affronterà tutte le sfaccettature del tema della maternità, attraverso la partecipazione di numerose artiste e studiose.

Il Teatro Manini prenderà poi parte al progetto “Grand Tour. Stagione teatrale europea” di Teatro Pubblico Ligure ideato da Sergio Maifredi, in collaborazione con il Festival Narni Città Teatro diretto da Davide Sacco. Da novembre 2022 a maggio 2023 porterà il pubblico ad assistere ai migliori spettacoli della scena europea, da vedere nei teatri in cui sono stati creati insieme a Sergio Maifredi e Davide Sacco che accompagneranno gli spettatori in sala. Il primo viaggio sarà il 15 novembre a Parigi, per vedere il nuovo spettacolo di Bartabas con il suo Théâtre Zingaro nel Fort di Aubervilliers: “Cabaret de l’exil. Irish Travellers”.

Ascolta “Nothing Feels Right”, nuovo singolo di Ozzy Osbourne

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Ozzy Osbourne ha da poco pubblicato il nuovo singolo “Nothing Feels Right“, estratto dall’ultimo studio album “Patient Number 9“, che uscirà il prossimo 9 settembre. Alla chitarra troviamo Zakk Wylde, storico amico e fedele compagno di sala d’incisione del Principe delle Tenebre. Il legame tra i due affonda le radici negli anni Ottanta. Da lì in avanti la loro collaborazione si è sviluppata a fasi alterne, anche a causa degli ingenti impegni di entrambi. Il disco, il tredicesimo della carriera solista di Ozzy, è stato prodotto da Andrew Watt e verrà pubblicato per la Epic.

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Sulle tracce del Drago 2022: vivere e divertirsi rimanendo se stessi

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La tredicesima edizione del festival “Sulle tracce del Drago” è stato un successo di pubblico e critica. Famiglie e adolescenti provenienti da tutta Italia hanno letteralmente invaso la villa comunale e l’area antistante l’Emiciclo, il cuore pulsante della politica regionale, che in occasione del weekend appena trascorso è diventato la casa dei nerd di tutte le età. Cosplayers e semplici curiosi, gamers e nuovi appassionati si sono dati appuntamento all’Aquila per un festival che in questi anni ha saputo ritagliarsi una centralità notevole nell’ambito degli eventi a tema su suolo nazionale. Le tremila presenze sono qui a dimostrare che parlare di nicchia è quanto meno riduttivo, oltre che ingeneroso. L’universo fantasy, esteso in tutte le sue forme, è un fenomeno globale che trascende il semplice concetto di passione per integrarsi con uno stile di vita coerente con i propri argomenti preferiti.

Sulle tracce del Drago 2022: quale è il rapporto tra l’Abruzzo e il mondo del fantasy?

La manifestazione si è chiusa ieri, domenica 4 settembre, tra giochi, dimostrazioni, laboratori, presentazioni, musica e intrattenimento. La tiktoker (recentemente anche su OnlyFans) Elisa Fortunato (guarda l’intervista) anche conosciuta come la professoressa di corsivo, ha inaugurato la kermesse, Giorgio Vanni, la voce dei cartoni animati degli anni Novanta e Duemila ha reso indimenticabile il sabato sera, e la gara di cosplayers ha rappresentato il clou dell’ultima giornata. Sedici gli iscritti ma anche numerosi partecipanti fuori dalla competizione che si sono comunque divertiti nell’indossare i panni del personaggio più amato. Grandi e piccini, famiglie con bambini al seguito e comitive di adolescenti, tutti con gli occhi incollati sul palco per assistere alla divertente e colorata sfilata che ha potuto contare anche su giovanissimi di otto e dodici anni.

Sulle tracce del Drago 2022: l’intervista a Giorgio Vanni

Il festival, ricco di eventi e ospiti, è stato l’occasione di incontro e riflessione su temi di attualità che hanno visto il coinvolgimento del pubblico, generando un sano interesse per gli argomenti trattati. Non è mancato il dibattito, così come le polemiche al netto delle volgarità gratuite, intorno alla manifestazione che si è conclusa facendo tesoro delle interazioni dei partecipanti e che guarda già alla prossima edizione.

“Vi è un fil rouge che lega coloro i quali amano questo mondo – ha commentato Salvatore Santangelo, ideatore e direttore artistico del festival – che ha generato un clima di divertimento, certamente, ma anche di sincera e genuina socialità. Chi ha partecipato ha potuto esprimere se stesso, lontano da pregiudizi o etichette limitanti. ‘Sulle tracce del Drago’, infatti va oltre la sua mera funziona ludica: è un momento di aggregazione. Anche quest’anno abbiamo colto nel segno e, mi sembra, rispettato le aspettative del pubblico presente”.

Garofano Rosso, l’attrice Sara El Debuch e il regista Giuseppe Schillaci aprono la nuova edizione del festival cinematografico

Prima giornata per il festival Garofano Rosso, il festival cinematografico che si terrà fino a domenica 11 settembre a Forme di Massa D’Albe, in Abruzzo, per regalare un’esperienza unica a tutti i suoi ospiti e offrire un’occasione rara per immergersi negli usi e nei sapori locali alle pendici del Monte Velino tra film, registi, dibattiti, degustazioni di prodotti tipici e attività in natura.

Ad inaugurare la manifestazione sarà presente un’ospite speciale, l’italo-siriana Sara El Debuch. La sua singolare storia, che aveva già attratto i media per la sua forza e unicità, sarà raccontata al pubblico dalla stessa giovane attrice, nata a Damasco e residente in Italia.

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La sua, è prima di tutto una una storia di emancipazione che la porta a interrompere un matrimonio contratto a soli 18 anni per seguire la carriera sul grande schermo. Carriera rapida quanto precoce, con un esordio poco più che adolescente come co-protagonista nel film di Alessio Cremonini Border per poi continuare ininterrottamente tra cinema e teatro. L’esordio internazionale avviene a soli 24 anni con il film Flash Drive del pluripremiato regista Dervis Zaim nel ruolo di Leyla, per il quale ottiene una candidatura all’International Antalya Film Festival. Attualmente ha da poco terminato il film hollywoodiano The Strangers’ Case come protagonista a fianco ad Omar Sy e Brandt Andersen alla regia.

Il sogno che ho da quando ero una bambina? Vincere un Oscar con il velo afferma.

Alle ore 19.00 primo appuntamento con i talk che accompagneranno ogni giorno il pubblico di Garofano Rosso. Si entra nel vivo del territorio con lo scrittore, giornalista e attivista Savino Monterisi che continua la sua riflessione sul senso dell’abitare l’entroterra e gli Appennini oggi con il suo ultimo volume “Infinito Restare”, edito da Radici Edizioni. Il libro si presenta «come un viaggio alla scoperta del non conosciuto a portata di mano» in cui l’autore continua ad approfondire il concetto di “restanza”. Sviluppato dall’antropologo calabrese Vito Teti, la restanza è, anche, un invito alla riscoperta della bellezza locale e a offrire uno sguardo nuovo sui luoghi che ci circondano.

Un tema più che mai identitario per il Festival Garofano Rosso che si pone come obiettivo la rivitalizzazione del territorio attraverso la cultura.

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Alle ore 21.00 dieci cortometraggi delle otto sezioni tematiche del festival proseguiranno il dialogo con il pubblico. Sarà presente a incontrare il pubblico il regista e fotografo Fabio Schifino che presenterà MY DOLLY, in cui affronta un tema quanto mai attuale, la violenza sulle donne. “Mi sono voluto soffermare principalmente sui minori che subiscono psicologicamente le violenze a cui assistono” racconta il regista. Oltre a Schifino, anche il regista Giuseppe Schillaci. Dopo essere stato invitato nei principali festival internazionali di documentario (Torino Film Festival, Docs Barcelona, Thessaloniki, IDS, IDFA Amsterdam, Hot Docs Toronto) con il conturbante ritratto del fotografo Antoine D’Agata The Cambodian Room – situazioni con Antoine D’Agata con cui vince il Premio Speciale della Giuria al Festival di Torino nel 2009 e con il successivo Apolitics Now! Tragicommedia d’una campagna elettorale (Premio del Pubblico al Salina Doc Fest 2013, Premio Miglior Film «Italian Cinema London» 2014) il regista presenterà a Garofano Rosso il suo ultimo lavoro, ZABUT. Il nome del film è tratto dal quartiere d’infanzia dove torna a vivere la protagonista Nunzia, trentenne con problemi di fertilità.

Il ritorno in grande stile dell’FDB Festival: quando la passione supera gli ostacoli

Spoiler di questo articolo: difficilmente riusciremo a contenere l’entusiasmo per raccontare il Festival della Birra svoltosi a Fabrica di Roma (VT) dal 26 al 28 agosto. E, in effetti, neanche vogliamo farlo. Il perché è tanto semplice quanto poco scontato: abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile in un tempo in cui, invece, il lucrare sulle spalle della gente è affare piuttosto ricorrente. Così come è ricorrente lo scarseggiare di servizi e offerte al pubblico in cambio di un salasso economico assicurato. All’atto pratico: qualità e buona organizzazione non sempre fanno rima.

Chi organizza eventi, e lo fa dando vita a realtà come l’FDB Festival (in Italia ci sono tante belle manifestazioni cui si dovrebbe dare maggiore fiducia) merita aprioristicamente rispetto. Promuovere una tre giorni di eventi, con nomi di spessore nazionale e di ampio interesse collettivo, è già di per sé un fatto meritevole di congratulazioni, ma predisporre l’ingresso gratuito ben sapendo che l’evento coinvolgerà migliaia di persone, è atto di puro e semplice coraggio e, perché no, di magnanimità. Ci s’immedesima nei panni di chi sta dall’altra parte della barricata, che in questo caso coincide con l’essere spettatori.

Negli ultimi mesi l’inflazione ha comportato l’aumento del gas, della corrente, delle materie prima e di tutta l’economia consumistica. Nessuno è rimasto fuori da impennate vertiginose e bollette raddoppiate. Alcuni settori, più di altri, ne hanno risentito e il mondo della live music e degli eventi dal vivo non ha fatto eccezione. Il campanello d’allarme suona più rumoroso che mai se anche gli Anthrax annunciano l’annullamento del tour europeo per gli esorbitanti costi da sostenere.

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A ciò si aggiunga che i fan si muovono in lungo e in largo per seguire i propri beniamini e che di spese da sostenere ne hanno diverse: carburante, casello autostradale, vitto e alloggio, senza tenere in considerazione l’acquisto di eventuale merchandising. Insomma, il mondo della musica dal vivo si prepara a una stagione autunno – inverno particolarmente dura.

Ma l’FDB Festival segue una logica tutta sua e, prima di tutto, strizza l’occhio alle esigenze dei fan. Oltre all’ingresso gratuito (già questo dà valore alla rassegna, non solo da un punto di vista squisitamente imprenditoriale ma anche – concedetecelo, per favore – morale), tutte le necessità di cui un pubblico non può fare a meno: dalle aree parcheggio (gratuite) ai bagni chimici, dagli stand gastronomici a quelli per la birra (ben otto tipologie, è pur sempre un festival della birra) a prezzi assolutamente concorrenziali e alla portata di tutti. Non sta a noi esprimere una valutazione di carattere tecnico-commerciale, ma quest’estate i costi della birra nei festival hanno toccato punte di 8 euro. Follia pura.

Se ciò non fosse sufficiente per convincervi della validità dell’evento, aggiungiamo anche il pieno rispetto degli orari delle esibizioni degli artisti, i volumi perfetti per un live e una cordialità da parte dello staff e degli addetti ai lavori realmente capace di farci sentire a casa. Insomma, il clima ideale per godere di un festival musicale. Neanche il maltempo è riuscito a ostacolare i piani dell’FDB Festival. L’headliner del 26 agosto è stato Sick Tamburo, il cui concerto è stato preceduto dagli show dei Management e di Serena Matu. Per la serata inaugurale sono state registrate circa tremila presenze, ampiamente superate (almeno un migliaio in più) il giorno dopo con Nanowar of Steel, Furor Gallico e Draconicon. L’ultimo giorno, cioè il 28 agosto, si è esibito Rancore preceduto da Sama. Anche qui sulle tremila presenza. Numeri importanti per tutt’e tre le serate.

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“Come ripartenza, dopo due anni di pandemia, e di ritorno alle origini dopo le precedenti edizioni, siamo contentissimi, è andata molto bene e la risposta della gente incredibile. Un pubblico arrivato da tutta Italia che ci ha onorati di tanta attenzione. Non mi aspettavo tanto entusiasmo, ma significa che c’è voglia di festeggiare, di sentire la musica e di stare assieme. Probabilmente l’anno prossimo torneremo alla formula del 2017 quando chiamammo gli Stratovarius. Proveremo a portare un nome internazionale. Ringraziamo il Comune di Fabrica di Roma e tutti i componenti della Pro Loco per l’immenso sforzo profuso”, ha dichiarato Massimiliano Scarponi, direttore artistico della rassegna.

Una cosa è certa: anche l’anno prossimo The Walk of Fame magazine sarà presente.

Niccolò Fabi, “Andare oltre” segna il ritorno

Niccolò Fabi andare oltre

È uscito venerdì 2 settembre, Andare oltreil nuovo brano di Niccolò Fabi.

A distanza di 3 anni da “Tradizione e Tradimento”, disco prodotto con i suoi compagni di sempre, Roberto Angelini e Pier Cortese, a cui hanno partecipato anche i produttori elettronici Costanza Francavilla e Yakamoto Kotzuga, Niccolò Fabi non smette di raccontarsi e sperimentare e, invertendo la rotta, cambia nuovamente strada coinvolgendo un’orchestra sinfonica di 35 elementi per il suo nuovo brano “Andare oltre“.

Una commovente canzone d’amore che segna musicalmente il primo incontro ufficiale tra il cantautore romano e il Maestro Enrico Melozzi, con la sua Orchestra Notturna Clandestina.

Un’immersione di 5 minuti nel racconto delle complesse dinamiche che si celano nel mettersi in gioco e ricominciare dopo una separazione.

Niccolò Fabi, con i suoi testi riesce ad emozionare e a offrire sempre interessanti spunti di riflessione, grazie alla consolidata capacità di raccontare il suo tempo e le esperienze di vita più disparate, compreso il cantare dell’amore anche nelle sue fasi più dolorose, raccontate con delicatezza e profondità. La cover del brano è un’illustrazione di Shirin Amini.

Andare oltre”, pubblicata da BMG, accompagna il pubblico all’inizio di un nuovo viaggio musicale di Niccolò che troverà la sua massima espressione durante l’evento del 2 ottobre all’Arena di Verona, occasione unica per festeggiare i suoi 25 anni di parole e musica.

In quest’occasione per la prima volta Niccolò Fabi si esibirà da solo sul palco dell’anfiteatro più antico d’Italia e coinvolgerà l’Orchestra Notturna Clandestina, insieme a cui darà nuova veste ad alcune canzoni del suo repertorio, donando così a sé stesso e al suo pubblico un’esperienza inedita.

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Il pubblico potrà godersi un momento unico di grande festa e intensità, uno spettacolo speciale – mai realizzato in 25 anni di carriera – in cui il suono orchestrale si alternerà al sound intimo che da sempre contraddistingue il cantautore.

I biglietti per il concerto, prodotto e organizzato da Magellano Concerti, sono disponibili nei circuiti di vendita e prevendita abituali (https://www.ticketone.it/artist/niccolo-fabi/).

Dal 1997 ad oggi, Niccolò Fabi ha costruito un percorso incentrato sulla ricerca della libertà espressiva, restando sempre fedele al richiamo artistico e all’urgenza creativa. La sua carriera testimonia l’evoluzione di un uomo e di un artista che ha deciso di immergersi nelle canzoni, portandole alla loro essenza, senza smettere mai di sperimentare e ricercare nuove sonorità.  

E anche per questa nuova esperienza all’Arena di Verona, il cantautore romano continua a mettersi gioco sperimentando nuovi universi sonori insieme al Maestro Enrico Melozzi. I due si conobbero durante un viaggio notturno Lecce/Roma in occasione de La Notte della Taranta 2013, dove Niccolò era ospite ed Enrico Melozzi assisteva Giovanni Sollima, maestro concertatore di quell’edizione. E adesso si ritroveranno a condividere una parte del concerto all’Arena di Verona, luogo che ha segnato altre due tappe importanti del percorso artistico del cantautore romano: l’apertura nel 2000 del concerto di Sting, suo punto di riferimento musicale, e lo spettacolo in trio con Silvestri e Gazzè, nel 2015, quando ha condiviso con il pubblico un momento magico e di grande emozione, dopo aver eseguito “Costruire” e “Solo Un Uomo”. In quell’occasione pensò che un giorno sarebbe tornato su quel palco, da solo, con le sue canzoni. E lo farà quest’anno in modo speciale.

Con più di 90 canzoni, 9 dischi in studio, 2 raccolte ufficiali, 1 progetto sperimentale come produttore, 1 disco di inediti con la super band FabiSilvestriGazzè, 2 Targhe Tenco per “Miglior Disco in Assoluto”, dopo 25 anni di musica Niccolò Fabi oggi è considerato uno dei più importanti cantautori italiani. Nel suo percorso artistico tanta musica, tanta sperimentazione e un avvicinamento sempre più evidente a un sound d’oltreoceano. Cantautore, produttore e polistrumentista, negli anni ha continuato a lavorare sul rapporto tra parole e musica, sia in termini performativi – con appuntamenti all’interno di rassegne culturali – sia in chiave formativa – è attualmente docente all’interno della scuola Officina delle arti Pierpaolo Pasolini.   

Online anche il video di accompagnamento della canzone, realizzato da Valentina Pozzi.

La notte di Wembley nel segno di Taylor

“Stasera ci siamo riuniti qui per celebrare la vita, la musica e l’amore del nostro caro amico, nostro compagno di band, nostro fratello Taylor Hawkins”, le parole di Dave Grohl scandiscono tempi ed emozioni del primo dei due concerti-tributo dedicato a Taylor Hawkins, il batterista scomparso a marzo.

I Foo Fighters hanno aperto con una cover di “Rock ‘N’ Roll Star” degli Oasis con Liam Gallagher alla voce solista e Dave Grohl alla batteria.

“Per quelli di voi che lo conoscevano personalmente”, ha detto ancora Grohl, “sapevate che nessun altro riusciva a farvi sorridere o ridere o ballare o cantare come lui. Per quelli di voi che lo hanno ammirato da lontano, sono sicuro che avete percepito tutti la stessa cosa. Quindi stasera ci siamo riuniti con la famiglia e i suoi amici più cari, i suoi punti di riferimento musicali, tra gli eroi del rock, per offrirvi una notte all’altezza di una persona così. Quindi cantate e ballate, ridete e piangete e urlate e fate rumore, cazzo, in modo che lui possa sentirci in questo momento. Perché sapete una cosa? Sarà una lunga fottuta notte. O mi sbaglio?”

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Decine di artisti si sono esibiti al Taylor Hawkins Tribute Concert, alcuni come atti indipendenti e altri unendo le forze per formare supergruppi live. In particolare, i Them Crooked Vultures si sono riuniti per la prima volta in 12 anni, così come la band rock classica di Cleveland James Gang per la prima volta dopo 16. Nile Rodgers, Omar Hakim e Chris Chaney dei Jane’s Addiction hanno suonato “Let’s Dance” di David Bowie con Josh Homme e “Modern Love” con Gaz Coombes dei Supergrass.

Kesha si è unito alla cover band di Hawkins Chevy Metal per “Children of the Revolution” di T. Rex. Brian Johnson degli AC/DC ha partecipato alle cover di “Back in Black” e “Let There Be Rock” con Lars Ulrich dei Metallica.

Brian May e Roger Taylor dei Queen, insieme al figlio di quest’ultimo, Rufus Taylor, hanno suonato cinque canzoni dei Queen con i Foo Fighters: “We Will Rock You” con Luke Spiller degli Struts, “I’m in Love With My Car”, “Under Pressure” con Justin Hawkins, “Somebody to Love” con Sam Ryder e “Love of My Life”. E poi, Sir Paul McCartney.

Degne di nota le esibizioni di Stewart Copeland dei Police, i Pretenders, Geddy Lee e Alex Lifeson dei Rush, Supergrass e Wolfgang Van Halen. La figlia di Grohl, Violet, si è esibita anche in cover di Jeff Buckley, insieme a “Valerie”, resa famosa da Amy Winehouse, con l’aiuto di Mark Ronson, e anche Dave Chappelle e Jason Sudeikis sul palco. A suonare “My Hero” anche Shane Hawkins, figlio di Taylor, salito alla batteria, ad occupare idealmente il posto del padre.

In 20mila all’Aquila per il “Jazz per le terre del sisma”, tra tradizione, contaminazione e sperimentazione

Che non si dica che la musica jazz è un genere di nicchia o, come alcuni pressappochisti hanno affermato, in via d’estinzione. Se non bastassero tutti i festival a tema promossi in giro per lo Stivale, si può sempre citare il “Jazz italiano per le terre del sisma“, giunto quest’anno all’ottava edizione e capace di riempire il capoluogo di regione in Abruzzo con circa ventimila presenze nella sua due giorni. Numeri che attestano come il jazz sia vivo e vegeto e ben lontano dall’età cretacea cui qualcuno vuole relegarlo.

La manifestazione, legata a iniziative benefiche in favore delle aree colpite dai terremoti 2009 e 2016/17, si ripropone come una vetrina sul jazz italiano. Dal 2015, circa 3.500 musicisti si sono alternati sui vari palchi. Oltre 200 i jazzisti in questa edizione. Doppio l’omaggio dell’edizione 2022: a Pier Paolo Pasolini e, in parallelo, a Charles Mingus contrabbassista, pianista e compositore statunitense, ritenuto tra i migliori musicisti jazz del suo tempo. Per entrambi ricorre il centenario dalla nascita.

Un nuovo arrivo per una nuova partenza: quello del Cammino solidale giunto all’Aquila da Camerino (Macerata) attraverso ben quattro regioni (Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo) per dare il via all’ottava maratona jazz.

Anche stavolta, l’apertura a Borgo Rivera, con le note del concerto inaugurale a sovrapporsi sul rumore dell’acqua della fontana delle Novantanove cannelle. Davanti a questa si sono disposti Beppe Scardino (sax baritono), Glauco Benedetti (tuba), Filippo Ceccarini (tromba), Tony Cattano (trombone), Daniele Paoletti (rullante), Simone Padovani (grancassa) dell’Orchestrino. In prima fila, il gruppo dei marciatori guidato dalle marchigiane Sofia Bracalenti e Maria Pia Melonari.

“Tornare all’Aquila ogni anno è una grande emozione – ha detto Corrado Beldì, presidente dell’Associazione Jazz italiano all’Aquila -. Quest’anno c’è una manifestazione ancora più partecipata grazie a tutto il sistema dei festival italiani”.

Dodici complessivamente le aree concerto, tra scorci, piazze, vicoli e librerie. Le location in viale delle Medaglie d’Oro, piazza Santa Margherita, piazza Chiarino, Chiostro Palazzo Cipolloni Cannella, Portici dei Quattro Cantoni, piazzetta del Sole, Oratorio di Sant’Antonio dei cavalieri de Nardis, Casa dello Studente, Auditorium del Parco, libreria Colacchi. Main stage in piazza Duomo. Tra gli ospiti anche Enrico Rava in un atteso ritorno all’Aquila, insieme alla giovane violinista Anais Drago.

Durante le due giornate di festival sono previsti riconoscimenti a Rosetta Jazz Club di Matera (migliori club); Zoe Pia (Il jazz va a scuola), Giovanni Bonandrini (etichette indipendenti), Giovanni Iacovella (giovani visionari), Pino Ninfa (associazione fotografi), Festival “Una Striscia di Terra Feconda” (Gender Equality), Iseo jazz (Festival italiano), Fausto Savatteri (Nuove direzioni). Premio speciale a Roberto Masotti, consegnato a Silvia Lelli, premio alla carriera a Franco D’Andrea.

Sulle tracce del Drago, il programma della giornata conclusiva

Si avvia alla chiusura la tredicesima edizione del festival “Sulle Tracce del Drago” dopo due giorni
ricchi di eventi e di pubblico. L’ultimo giorno della manifestazione vedrà ancora la presenza della Compagnia Rosso D’Aquila e del Club Scherma L’Aquila 99 per le dimostrazioni di armi e scherma, i workshop
dell’Associazione Giappone in Abruzzo e gli interventi di Gualtiero Cannarsi e Gabriele
Domenighini. Nel pomeriggio l’attesissimo gara Cosplay, evento di punta della giornata. A seguire il musical
“Dream” e il concerto della band aquilana Cartoni per Caso. Come sempre all’interno dell’Emiciclo sarà attiva l’area gaming per il gioco libero e i tornei.

Il programma di Domenica 4 Settembre nel dettaglio

Dalle ore 10:00 Area ludica by Playadice (attiva tutto il giorno): gioco libero + area grandi classici –
Giardino d’Inverno
Ore 10:00 – 13:00 Animazione per bambini 6+ a cura delle Ludoteca Comunale “Il Piccolo Mondo”

  • Area antistante il Palco Emiciclo
    Ore 10:00 – 11:00 Conferenza “Tra Stuntman e Vita Reale” con Gabriele Domenighini – Presenta
    Giulio Bulzomì – Palco Villa Comunale
    Dalle ore 11:00 Torneo Dragon Ball Card Game a cura di Lost Dungeon – Interno Emiciclo
    Ore 11:00 Introduzione allo Shodō (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua giapponese a
    cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo – Giardino d’Inverno
    Ore 11:00 – 13:00 Maratona Cannarsi – Miyazaki Hayao, dai manga agli anime (un percorso
    personale) – Palco Villa Comunale
    Ore 11:45 Workshop di Chigiri-e (arte della carta giapponese) a cura dell’Associazione Giappone
    in Abruzz, con Ayami Noritake – Giardino d’Inverno
    Ore 13:15 Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia Rosso
    D’Aquila – Villa Comunale
    Ore 14:30 – 16:30 Manga e fumetto occidentale a confronto a cura di Midori – Giardino d’Inverno
    Dalle ore 15:00 Torneo di Magic: The Gathering Modern a cura di Grande Inverno – Interno
    Emiciclo
    Ore 15:30 Singolar Tenzone: dal duello alla scherma storica a cura della Sala d’Armi Achille
    Marozzo – Palco Villa Comunale
    Ore 15:00 Conferma iscrizioni Gare Cosplay – Info Point
    Ore 16:00 Ritrovo cosplayer e sfilata – Palco Villa Comunale
    Ore 16:30 Gara Cosplay – Palco Villa Comunale
    Ore 18:00 Introduzione allo Shodō (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua giapponese a
    cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo- Giardino d’Inverno
    Ore 18:45 Workshop di Shodō a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo, con Ayami Noritake
  • Giardino d’Inverno
    Ore 19:00 circa Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia Rosso
    D’Aquila (durante la pausa della Gara Cosplay) – Villa Comunale
    Ore 19:30 Proiezione corto “The First of Them” e “Fallen Stars” a cura di Gabriele Domenighini –
    Giardino d’Inverno
    Ore 21:30 “Dream” – Il Musical – Palco Emiciclo
    Ore 23:00 Cartoni per Caso – Palco Emiciclo

Sulle tracce del Drago, il programma del secondo giorno

Secondo giorno della tredicesima edizione del festival “Sulle Tracce del  Drago”, che per il quarto anno consecutivo si svolge tra il palazzo  dell’Emiciclo e la Villa Comunale. Hanno inaugurato la manifestazione il presidente del Consiglio Comunale  Roberto Santangelo e il consigliere comunale Laura Cococcetta nel corso della  cerimonia di apertura che ha previsto anche lo spettacolo dei Bandierai dei 4  Quarti e la partecipazione della Compagnia Rosso D’Aquila. 

Le attività esterne partiranno alle 9:45 e saranno incentrate  

prevalentemente sulla scherma, con la Compagnia Rosso d’Aquila, la Sala  d’Armi Achille Marozzo e il Club Scherma L’Aquila 99, e sulle presentazioni:  Alberto Orsini, Sara Salina, Mauro Faina gli autori che presenteranno i loro  libri. Ci saranno inoltre gli interventi di Riccardo Masini, Delli Mellow,  Gualtiero Cannarsi e il Dr. Antiaccademico. 

All’interno dell’emiciclo dalle 10:00 sarà possibile accedere all’area ludica  per il gioco libero, i tornei e il laboratorio per bambini a cura di Marina Rivera.  Nel pomeriggio si svolgeranno anche i tornei di Magic e Dungeons and  Dragons. 

Il Giardino d’Inverno ospiterà l’associazione Giappone in Abruzzo con  seminari introduttivi alla lingua giapponese e workshop di Chigiri-e (l’arte  della carta giapponese) e Shodō (calligrafia giapponese) a cura dell’artista  Ayami Noritake.  

Alle 19:00 lo spettacolo teatrale “Howl e la Maledizione della Strega” a  cura della Compagnia Teatrale il Cerchio e Scuola di Teatro Drama, e dalle  21:00 in poi gli eventi musicali: Fiore di Luna, Giorgio Vanni e il dj set di  Lorenzo Baglioni. 

Il programma di Sabato 3 Settembre nel dettaglio: 

Ore 9:45 Singolar Tenzone: dal duello alla scherma storica a cura di Elena Scarsella e  Daniele Pirozzi della Sala d’Armi Achille Marozzo – Palco Villa Comunale

Dalle ore 10:00 Area ludica by Playadice (attiva tutto il giorno): gioco libero + area  grandi classici + 25° anniversario “Tana dei Goblin” – Giardino d’Inverno Ore 10:00 – 11:00 Non sapete leggere, guardate un cartone animato a cura di Delli  Mellow – Palco Villa Comunale 

Ore 11:00 Torneo Yu-Gi-Ho! a cura di Lost Dungeon – Interno Emiciclo Ore 11:00 Introduzione allo Shodō (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua  giapponese a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo – Giardino d’Inverno Ore 11:00 – 11:30 Sara Salini presenta il libro “Il Risveglio dell’Amazzone”,  intervistata da Giulio Bulzomì – Palco Villa Comunale 

Ore 11:00 – 12:30 Dragonstory: Alina incontra il Drago Bianco – Laboratorio per  bambini 5 / 9 anni a cura di Marina Rivera (illustratrice e autrice) 

Ore 11:30 – 12:00 La storia del mondo in 100 Wargames a cura di Mauro Faina –  Palco Villa Comunale 

Ore 11:45 Workshop di Chigiri-e (arte della carta giapponese) a cura  dell’Associazione Giappone in Abruzzo, con Ayami Noritake – Giardino d’Inverno Ore 12:00 -13:00 Dalla scherma medievale alla scherma moderna – a cura di Andrea  Tozzi della Compagnia Rosso d’Aquila con Elena Scarsella e Daniele Pirozzi della  Sala d’Armi Achille Marozzo e Gino Lucrezi del Club Scherma L’Aquila 99 – Palco  Villa Comunale 

Ore 13:15 Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia  Rosso D’Aquila – Villa Comunale 

Ore 14:45 Singolar Tenzone: dal duello alla scherma storica a cura di Elena Scarsella  e Daniele Pirozzi della Sala d’Armi Achille Marozzo – Palco Villa Comunale Ore 15:00 Pre Release Dominaria Unita – Magic: The Gathering a cura di Grande  Inverno – Interno Emiciclo 

Ore 15:00 – 16:00 Dal Passato al presente: valore didattico e formativo del Wargame  a cura di Riccardo Masini – Palco Villa Comunale 

Ore 16:00 Torneo D&D (master: Emanuele Esposito, riferimento Antonio Marottoli) –  Interno Emiciclo 

Ore 16:00 – 17:00 Cannarsi + Delli Mellow + Dr. Antiaccademico – I Rischi e le Virtù  della fruizione della narrativa di fantasia – Palco Villa Comunale 

Ore 16:00 – 17:30 Dragonstory: Alina incontra il Drago Blu – Laboratorio per  bambini 5 / 9 anni a cura di Marina Rivera (illustratrice e autrice) 

 Ore 17:00 – 18:00 Presentazione libro game di Alberto Orsini “La Maschera di  Celestino V” – Palco Villa Comunale 

Ore 18:00 Introduzione allo Shodō (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua  giapponese a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo – Giardino d’Inverno Ore 18:15 Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia  Rosso D’Aquila – Villa Comunale 

Ore 18:45 Workshop di Shodō a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo, con  Ayami Noritake – Giardino d’Inverno 

Ore18:45 Introduzione di Gualtiero Cannarsi allo spettacolo “Howl e la maledizione  della Strega” – Palco Emiciclo

Ore 19:00 Compagnia teatrale Il Cerchio e Scuola di Teatro Drama presenta “Howl e  la maledizione della Strega” – Palco Emiciclo 

Ore 20:00 Gualtiero Cannarsi – Riflessioni a caldo con il pubblico – Palco Emiciclo Ore 21:00 Fiore di Luna – Palco Emiciclo 

Ore 22:00 Giorgio Vanni – Palco Emiciclo Ore 24:00 Dj set by Lorenzo Baglioni- Palco Emiciclo

Daniele Salvo e l’oscurità senza tempo di Macbeth. L’intervista

A poche ore dal debutto del “Macbeth” sul palco del Globe di Roma (repliche fino al 25 settembre), abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il regista dello spettacolo Daniele Salvo, che ci ha parlato del suo allestimento del capolavoro shakespeariano. Ecco cosa ci ha detto.

Nella costruzione del suo “Macbeth” che ruolo ha avuto il particolare contesto spaziale del Globe? Che vantaggi le ha dato rispetto al discorso che voleva portare avanti e quali limitazioni?

Il Globe non è un teatro uguale agli altri e, proprio per questo, offre possibilità diverse. È poco profondo e molto largo, dà una visione frontale spiccata e condiziona in modo considerevole la messa in scena. Bisogna però pensare che le opere di Shakespeare sono state scritte per essere rappresentate proprio in un contesto logistico di questo tipo, quindi i tempi di uscita e di entrata in scena sono, in qualche modo, esattamente quelli immaginati dal Bardo nei suoi testi. Dunque, quelle che possono sembrare a prima vista delle limitazioni spaziali per un regista, si trasformano in realtà in stimoli continui, in possibilità di creare qualcosa di non convenzionale, soprattutto per il contatto più avvolgente con il pubblico, sul quale si può fare maggior presa.

Quanto è cambiato il suo spettacolo in questi cinque anni? Le attuali vicende politiche italiane e internazionali lo hanno “aperto” verso nuovi significati, nuove metafore?

Il disegno dello spettacolo rispecchia abbastanza fedelmente quello del 2017, anche se il cast è quasi interamente nuovo, a partire dal protagonista, Graziano Piazza. Quindi, è stato fatto un lavoro preparatorio molto importante sulla recitazione. Le vicende politiche attuali, sì, mi hanno fatto molto riflettere rispetto all’allestimento. Partiamo dal presupposto che il Macbeth è la tragedia dell’ambizione umana, quella in grado di divorare le menti, ed è anche la tragedia della notte, che in quest’opera assurge a vera protagonista, acquisendo una natura quasi “materiale” e mangiando letteralmente il cuore delle persone. In Shakespeare il sovrano al quale subentra Macbeth viene fisicamente ucciso, mentre invece oggi ci sono metodi diversi per “far fuori” i governanti e realizzare gli intrighi di palazzo e prendere il potere. Tuttavia la sostanza non cambia e il testo rimane attualissimo, in quanto il clima di sospetto, diffidenza e instabilità che lo ha prodotto è molto simile a quello che viviamo noi oggi.

Lei che da anni opera come regista e ha avuto modo di lavorare con grandi del teatro italiano, ci spiega come riesce a preparare un attore (in questo caso specifico Graziano Piazza) per l’interpretazione di certi ruoli? Dove inizia-finisce il suo lavoro e dove quello del suo “assistito”? E, soprattutto, qual è il punto di incontro più ragionevole?

Il focus principale del mio lavoro parte innanzitutto dal linguaggio, dalla decodifica del testo, perché il testo non va frainteso, questa per me è una regola che non viene mai meno. Del testo va fatta un’esegesi puntuale, altrimenti si rischia di fraintendere i ritmi dell’opera, tradendone lo spirito.

Poi mi concentro molto sul far emergere l’emotività dei miei attori, cercando di creare una sorta di transfert delle loro vicende personali in quelle che poi devono essere messe in scena (la famosa “personalizzazione” di cui parlava Albertazzi, per intenderci). Naturalmente ogni attore è un universo, quindi non esiste un approccio standard, bisogna trovare ogni volta un nuovo punto di incontro e/o di scontro per andare avanti ed essere efficaci. Io miro a creare un teatro di interpretazione, qualcosa che, ai giorni nostri, risulta piuttosto desueto ma che, nondimeno, per la mia sensibilità è ancora l’obiettivo più significativo al quale si deve tendere. Non disprezzo lo sperimentalismo e la performance, ma per me la centralità deriva sempre dal testo, d’altronde vengo dalla scuola di Ronconi, non potrebbe essere altrimenti.

I grandi drammaturghi nei loro testi tracciano una via molto precisa che va, come dicevo prima, innanzitutto decodificata: per non perdere i “passi” e per ritrovare ciò che il drammaturgo voleva davvero dire, perché il drammaturgo è il vero “regista occulto” di uno spettacolo, è colui che aveva già previsto tutto ciò che deve accadere. Il regista, invece, è un indagatore, una sorta di archeologo al quale spetta il compito di “scavare” nelle intenzioni di chi ha scritto il testo.

L’atmosfera nera e il susseguirsi di colpi di scena del Macbeth sembrerebbe favorire un approccio registico molto più fantasioso rispetto ad altri testi, favorendo in particolar modo l’introduzione di trovate dal sapore squisitamente cinematografico. Se è d’accordo con questo punto di vista, può dirci quali sono stati i suoi riferimenti principali e se con il dilagare di serie tv “oscure” degli ultimissimi anni ha tratto qualche nuova suggestione per il suo allestimento?

Sì, il Macbeth ha una apertura quasi naturale alle soluzioni cinematografiche. Io personalmente mi rifaccio molto a David Lynch e a Stanley Kubrick, o anche a certe atmosfere di David Cronenberg. Sempre rimanendo sul concetto della centralità del testo e sulla necessità di non ricorrere a delle trovate fini a se stesse, credo poi molto nell’idea di trovare un paralinguaggio visivo adeguato per la messa in scena, perseguo molto questo obiettivo.

Voglio trovare un linguaggio moderno partendo dalla visione classica, non mi piace la retorica ed è ben per questo che tengo in forte considerazione i ritmi del parlato, la sua mancanza di affettazione. Certo, bisogna sempre aver presente che si sta lavorando in ambito teatrale, non cinematografico, perché in quest’ultimo (come ho potuto sperimentare personalmente nel mio recente debutto cinematografico) i parametri di riferimento sono ben diversi.

Per quanto riguarda le serie, mi piacciono molto alcuni prodotti di Netflix, che ritengo di ben altro livello rispetto a quello che spesso si vede in televisione e che denotano spesso un’altissima qualità. Tra l’altro, molte di loro denotano in modo evidente una matrice shakespeariana, come d’altronde tanti film che escono nelle sale ai giorni nostri. In ogni caso, dovessi indicare la mia fonte di ispirazione cinematografica più battuta, direi sicuramente che è rappresentata dall’opera di Andrej Tarkovskij.

Chi sono nel 2022 le tre streghe che Macbeth incontra e che lo guidano nella sua sordida avventura di violenza e di insaziabile ricerca di potere?

Innanzitutto ci tengo a dire che nel mio allestimento le tre streghe sono il vero fulcro del racconto. Rappresentano il nostro lato oscuro, tutto ciò che nella nostra quotidianità rimuoviamo, tutti i nostri istinti più cupi, violenti, malvagi che nella nostra vita borghese cerchiamo di sopprimere, anche se, rispetto all’uomo antico, per questo stesso motivo siamo certamente più “frenati” a livello emozionale. Pensiamo all’uomo greco, al suo range emozionale: un greco piangeva nel corso delle battaglie, oggi un certo tipo di esternazioni non sarebbero neanche ipotizzabili in base a certi “costumi” comportamentali ormai invalsi.

Ritornando alle streghe… Sono creature ancestrali, proteiformi e inafferrabili, che hanno a che fare con tutto ciò che in noi c’è di recondito e di rimosso, e nel Macbeth condizionano inesorabilmente l’agire di tutti i personaggi, che da loro sono spinte verso il male, la cattiva azione, di cui in qualche modo esse si rendono sempre ambasciatrici. Fanno letteralmente esplodere l’ego ipertrofico dell’uomo, conferendo all’opera il suo caratteristico, inalienabile “tono” nero.

Sempre rimanendo ai personaggi dell’opera: chi è la sua Lady Macbeth? L’ha concepita come un personaggio “aperto” in grado di rinnovarsi nel corso del tempo e a seconda delle influenze esterne, o l’ha definita in modo più marcato?

Lady Macbeth per me è una mantide religiosa che divora il suo maschio. Nel testo ha un’evoluzione molto evidente, che può essere caricata di mille sfumature (in alcuni allestimenti inglesi è stata addirittura fusa con una delle tre streghe) fin dalla sua comparsa in scena. È un personaggio dalla fortissima valenza esoterica, basti pensare alla sua invocazione di apertura agli dei, con la quale chiede che venga cancellato il suo sesso.

In fondo, a causa della sua ambizione, si potrebbe dire che è una donna desiderosa di diventare un uomo. Non si capisce mai se la sua ambizione sfrenata sia di natura individuale o sia invece “trasferibile” alla coppia, a lei e a Macbeth, alla cosiddetta “coppia reale”. Quando poi con lo scorrere dell’opera prende coscienza della vanità di questa sua ambizione, diventa quasi una creatura di vetro, che va in frantumi nel momento in cui si rende conto dell’inutilità mortifera di certo umano desiderare. E questo la porta a pentirsi dei suoi peccati, in una sorta di “regressione” quasi infantile. È una figura davvero misteriosa, piena di elementi antichi e moderni, è una sorta di nuova Medea, una che oggi potremmo considerare una dominatrice incapace però di salvare la sua anima.

In chiusura: dopo questa ennesima esperienza al Globe, ci può parlare dei suoi progetti per la nuova stagione teatrale alle porte?

A breve sarò impegnato nella Valle dei Templi in un reading sulle “Metamorfosi” di Ovidio con Ugo Pagliai e Paola Gassmann. Poi sarà la volta di “La divina Sarah”, uno spettacolo tratto dai memoires di John Murrell su Sarah Bernhardt, con Stefano Santospago e Lucrezia Lante della Rovere. Riprenderò poi uno spettacolo molto fortunato di qualche anno fa su Edith Piaf, “L’usignolo non canta più”, con Melania Giglio e Martino Duane, portandolo all’OFF/OFF Theatre.

Ancora, porterò in scena uno spettacolo molto duro e particolare sulla SLA scritto da Fiamma Satta, “Io e lei”, sempre con Melania Giglio. Ci saranno infine anche altri progetti importanti per la primavera del 2023, in particolar modo uno del quale, però, al momento non posso parlare. Per quanto riguarda il cinema, uscirà, ancora non so di preciso quando, il mio primo film, che spero possa partecipare a qualche festival nazionale e/o internazionale

Zebrahead, annunciata la nuova data italiana

Zebrahead milano

A pochi giorni dalla loro ultima parentesi italiana, Hellfire Booking Agency annuncia gli Zebrahead a Milano. La band si esibirà il 27 febbraio del 2023 al Legend Club, in Viale Enrico Fermi.

I biglietti sono già acquistabili al seguente link: https://link.dice.fm/V12ac96f018e

Tanto si può dire degli Zebrahead, ma incarnare a fondo l’energia sfrenata che la band emana con poche parole è semplicemente impossibile. Riff punk rock, melodie che ti attraversano il corpo e ti costringono a ballare, cori enormi e un’attitudine incredibilmente solare e travolgente, tanto da essere considerati uno dei gruppi più liberanti, divertenti e peperini della Orange County.

Capitanati dall’unione elettrizzante fra il nuovo vocalist Adrian Estrella (Assuming We Survive, Mest) e il benamato Ali Tabatabaee, gli Zebrahead miscelano punk, ska, pop e rap con una traiettoria tanto esuberante quanto insuperabile a cui non rinunceremmo mai.

Dopo la loro performance eccezionale all’AMA Music Festival la scorsa estate, torneranno per un’unica data il prossimo inverno, un’esperienza che si prospetta ancora più scottante.

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“Bigger Than Me”, il nuovo singolo di Louis Tomlinson

Tomlinson louis tomlinson

Da giovedì 1° settembre è in radio e in digitale il nuovo singolo di Louis Tomlinson, Bigger Than Me , primo estratto dal suo secondo album in studio, “Faith in the future” (BMG), in uscita l’11 novembre e già disponibile in pre-order: https://louist.lnk.to/FaithInTheFuturePR. L’album arriva a due anni di distanza da “Walls”, il debutto solista di Louis che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

Scritto dallo stesso Tomlinson, Rob Harvey e Red Triangle e prodotto da Mike Crossey (The 1975 e Wolf Alice), “Bigger Than Me” è un brano pop entusiasmante, con un ritornello a tratti commuovente e impetuoso.

«È stato il mio primo momento di vero entusiasmo mentre lavoravo a questo disco, sembrava che stessimo creando qualcosa capace di onorare lo spettacolo dal vivo», commenta Louis in merito al brano «Ho sempre cercato di essere una persona umile in questa vita, ma c’è un limite e una responsabilità che deriva dall’essere nella mia posizione. Ho capito, facendo quegli spettacoli dal vivo, cosa significano per i miei fan e come tutto ciò che faccio sia in realtà più grande di me. È quasi un raggiungimento della maggiore età, mettendo da parte le opinioni che posso avere di me stesso, per pensare a cosa potrebbe invece significare per le altre persone».

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Per il nuovo album “Faith In The Futureoltre a Crossey, il cantante ha collaborato con nomi del calibro di Rob HarveyDan Grech (The Killers, The Vaccines, Halsey), Nico Rebscher (Alice Merton), Joe Cross (Courteeners), e il frontman degli Hurts, Theo Hutchcraft. Ha lavorato all’album con un obiettivo molto preciso: produrre una serie di canzoni capaci di creare a un live show grandioso.

Nel 2021, Louis Tomlinson è stato inserito nel libro dei Guinness dei Primati per aver registrato il record del più grande concerto in livestream per un artista maschile solista. Nel 2020, infatti, Louis ha registrato uno dei più grandi concerti in live stream, vendendo oltre 160.000 biglietti in oltre 110 paesi del mondo e raccogliendo fondi per numerose organizzazioni di beneficienza e lavoratori dello spettacolo colpiti dalla pandemia.

Attualmente è in giro per il mondo con il suo World Tour, che ha attraversato il Regno Unito, l’Europa, gli Stati Uniti e il Sud America, con 19 concerti sold out nei palazzetti dell’America Latina, un sold out alla Wembley Arena di Londra e un emozionante show al The Dome della sua città natale, Doncaster. Recentemente il tour è arrivato anche in Asia e Australia, con altri 9 concerti sold out. In totale il tour ha venduto oltre 500.000 biglietti in tutto il mondo e terminerà sabato 3 settembre a Milano, con lo show all’Ippodromo Snai San Siro.

Recentemente ha anche tenuto la seconda edizione del suo festival “Away From Home”. Dopo il grande successo della prima edizione nel 2021, quest’anno il festival si è svolto ad agosto in Spagna, alla Marenostrum Fuengirola di Malaga, alla presenza di 18.000 fan.

Ideato e curato dallo stesso Louis, il festival è stato progettato per far luce sui nuovi talenti britannici. Quest’anno l’evento è andato esaurito in sole 24 ore e ha visto una line-up stellare che includeva la band indie-rock inglese The Vaccines e la band indie madrilena Hinds, insieme ai Sun Room e alla band alt-punk britannica Stone. A chiudere la giornata, c’è stato il concerto da headliner di Louis. Nel 2021 si erano invece esibiti la band punk dell’Essex Bilk e gli scozzesi The Snuts.

L’album di debutto di Louis Tomlinson, “Walls”, aveva raggiunto la Top 4 nel Regno Unito e la Top 10 negli Stati Uniti, e l’artista ha vinto il Best Song Award ai Teen Choice Awards del 2019 per “Two Of Us”, e un iHeart Award per Best Solo Breakout. Louis ha inoltre vinto una EMA Award per Best UK & Ireland Act nel 2017.

Sulle Tracce del Drago al via la 13esima edizione all’Aquila: il programma

Il mondo dei nerd è una scatola magica dove confluiscono esperienze e passioni, socialità e aggregazione, voglia di sognare e di allontanarsi dal grigiore della quotidianità. Ora più che mai, infatti, è un universo nel quale immergersi con curiosità e interesse ma, soprattutto, con l’apertura mentale giusta per vivere nella totale libertà da pregiudizi e stereotipi che incatenano la necessità di essere se stessi.

Perché i colori, le forme, le immagini dei cosplayers e dei giochi da tavolo bene si coniugano con laboratori e workshop di approfondimento inerenti ad argomenti che di nicchia hanno solo l’accezione negativa che qualcuno vuole attribuirgli come etichetta. Il mondo del fantasy è un multiverso mainstream. Ultra mainstream in alcuni casi. Netflix, Disney Plus e Amazon Prime Video, i colossi dello streaming, hanno puntato tutto su alcune delle serie tv più viste di sempre, o che lo saranno: da “Stranger Things” a “Il Signore degli Anelli – gli Anelli del potere“, passando per la ultraremunerativa saga Marvel.

Il mondo del fantasy è reale, come lo sono i sogni e le passioni che, molto spesso, danno senso alla nostra vita riempiendola fino all’orlo.

Sulle Tracce del Drago: l’intervista a Salvatore Santangelo, ideatore e direttore artistico del festival

Nella tredicesima edizione del festival “Sulle Tracce del Drago“, tutto ciò si animerà, prenderà vita e proietterà sull’Aquila, location della manifestazione, una tre giorni di full immersion con mostre, conferenze, laboratori, musica, film, cosplay e giochi di ruolo.

L’edizione 2022 ospiterà anche una piazza d’armi con esibizioni dei maestri della scherma, l’arte della spada tradizionale, Tra gli ospiti musicali si segnalano Giorgio Vanni e dj Osso.

Fa discutere la partecipazione di Elisa Esposito, la “professoressa” di corsivo, fenomeno che spopola su TikTok, attesa nella serata inaugurale: classe 2003, conta numerosissimi follower anche e soprattutto grazie ad alcuni video in cui, come le professoresse a lezione, dà indicazioni su come “parlare” in corsivo.

Il sindaco dell’Aquila (sede della manifestazione) Pierluigi Biondi e l’assessore Manuela Tursini hanno presentato la kermesse a palazzo Fibbioni sottolineandone l’importanza come evento sociale e culturale, mentre Virginia Como ha illustrato il programma di quest’anno. Ecco gli appuntamenti da oggi fino a domenica previsti all’Emiciclo

IL PROGRAMMA

Venerdì 2 Settembre 

Ore 16:00 Inaugurazione con le autorità

Spettacolo dei bandierai dei 4 Quarti

Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia Rosso D’Aquila

Dalle ore 16:00 Area ludica by Playadice (attiva tutto il giorno): gioco libero + area grandi classici – Interno Emiciclo

Ore 17:00 Torneo Keyforge a cura di Lost Dungeon – Interno Emiciclo

Ore 17:00 One Shot di Call of Cthulhu (master: Davide Como) – Interno Emiciclo

Ore 17:00 One Shot di Not the End: La Dalia Nera (master Antonio Corsi) – Interno Emiciclo

Ore 17:00 “The Ring of Power” live painting by Diggi – Colonnato dell’Emiciclo

Ore 17:00 The Chess Queen – Il Maestro di Scacchi Valeria Martinelli sfida 10 avversari in contemporanea – Colonnato dell’Emiciclo

Ore 17:00 Introduzione allo Shod? (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua giapponese a cura dell’associazione Giappone in Abruzzo – Giardino d’Inverno

Ore 17:00 – 19:00 Maratona Cannarsi – Takahata Isao, da manga ad anime (un percorso stilistico) – Palco Villa Comunale

Ore 17:45 Workshop di Shod? a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo, con Ayami Noritake – Giardino d’Inverno

Ore 18:30 – 20:00 Noi Siamo Samuel Stern a cura di Luca di Giacomantonio – Giardino d’Inverno

Ore 19:30 Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia Rosso D’Aquila – Villa Comunale

Ore 20:30 Poison Garden – Palco Emiciclo

Ore 22:00 “A lezione di corsivo con Elisa Esposito” – Palco Emiciclo

Ore 23:30 Dj Osso – Palco Emiciclo

Sabato 3 Settembre

Ore 9:45 Singolar Tenzone: dal duello alla scherma storica a cura di Elena Scarsella e Daniele Pirozzi della Sala d’Armi Achille Marozzo – Palco Villa Comunale

Dalle ore 10:00 Area ludica by Playadice (attiva tutto il giorno): gioco libero + area grandi classici + 25° anniversario “Tana dei Goblin” – Giardino d’Inverno

Ore 10:00 – 11:00 Non sapete leggere, guardate un cartone animato a cura di Delli Mellow – Palco Villa Comunale

Ore 11:00 Torneo Yu-Gi-Ho! a cura di Lost Dungeon – Interno Emiciclo

Ore 11:00 Introduzione allo Shod? (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua giapponese a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo – Giardino d’Inverno

Ore 11:00 – 11:30 Sara Salini presenta il libro “Il Risveglio dell’Amazzone”, intervistata da Giulio Bulzomì – Palco Villa Comunale

Ore 11:00 – 12:30 Dragonstory: Alina incontra il Drago Bianco – Laboratorio per bambini 5 / 9 anni a cura di Marina Rivera (illustratrice e autrice)

Ore 11:30 – 12:00 La storia del mondo in 100 Wargames a cura di Mauro Faina – Palco Villa Comunale

Ore 11:45 Workshop di Chigiri-e (arte della carta giapponese) a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo, con Ayami Noritake – Giardino d’Inverno

Ore 12:00 -13:00 Dalla scherma medievale alla scherma moderna – a cura di Andrea Tozzi della Compagnia Rosso d’Aquila con Elena Scarsella e Daniele Pirozzi della Sala d’Armi Achille Marozzo e Gino Lucrezi del Club Scherma L’Aquila 99 – Palco Villa Comunale

Ore 13:15 Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia Rosso D’Aquila – Villa Comunale

Ore 14:45 Singolar Tenzone: dal duello alla scherma storica a cura di Elena Scarsella e Daniele Pirozzi della Sala d’Armi Achille Marozzo – Palco Villa Comunale

Ore 15:00 Pre Release Dominaria Unita – Magic: The Gathering a cura di Grande Inverno – Interno Emiciclo

Ore 15:00 – 16:00 Dal Passato al presente: valore didattico e formativo del Wargame a cura di Riccardo Masini – Palco Villa Comunale

Ore 16:00 Torneo D&D (master: Emanuele Esposito, riferimento Antonio Marottoli) – Interno Emiciclo

Ore 16:00 – 17:00 Cannarsi + Delli Mellow + Dr. Antiaccademico – I Rischi e le Virtù della fruizione della narrativa di fantasia – Palco Villa Comunale

Ore 16:00 – 17:30 Dragonstory: Alina incontra il Drago Blu – Laboratorio per bambini 5 / 9 anni a cura di Marina Rivera (illustratrice e autrice)

 Ore 17:00 – 18:00 Presentazione libro game di Alberto Orsini “La Maschera di Celestino V” – Palco Villa Comunale

Ore 18:00 Introduzione allo Shod? (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua giapponese a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo – Giardino d’Inverno

Ore 18:15 Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia Rosso D’Aquila – Villa Comunale

Ore 18:45 Workshop di Shod? a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo, con Ayami Noritake – Giardino d’Inverno

Ore18:45 Introduzione di Gualtiero Cannarsi allo spettacolo “Howl e la maledizione della Strega” – Palco Emiciclo

Ore 19:00 Compagnia teatrale Il Cerchio e Scuola di Teatro Drama presenta “Howl e la maledizione della Strega” – Palco Emiciclo

Ore 20:00 Gualtiero Cannarsi – Riflessioni a caldo con il pubblico – Palco Emiciclo

Ore 21:00 Fiore di Luna – Palco Emiciclo

Ore 22:00 Giorgio Vanni – Palco Emiciclo

Ore 24:00 Dj set by Lorenzo Baglioni- Palco Emiciclo

Domenica 4 Settembre 

Ore 9:45 Singolar Tenzone: dal duello alla scherma storica a cura di Elena Scarsella e Daniele Pirozzi della Sala d’Armi Achille Marozzo – Palco Villa Comunale

Dalle ore 10:00 Area ludica by Playadice (attiva tutto il giorno): gioco libero + area grandi classici – Giardino d’Inverno

Ore 10:00 – 13:00 Animazione per bambini 6+ a cura delle Ludoteca Comunale “Il Piccolo Mondo” – Area antistante il Palco Emiciclo

Ore 10:00 – 11:00 Conferenza “Tra Stuntman e Vita Reale” con Gabriele Domenighini – Presenta Giulio Bulzomì – Palco Villa Comunale

Dalle ore 11:00 Torneo Dragon Ball Card Game a cura di Lost Dungeon – Interno Emiciclo

Ore 11:00 Introduzione allo Shod? (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua giapponese a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo – Giardino d’Inverno

Ore 11:00 – 13:00 Maratona Cannarsi –  Miyazaki Hayao, dai manga agli anime (un percorso personale) – Palco Villa Comunale

Ore 11:45 Workshop di Chigiri-e (arte della carta giapponese) a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo, con Ayami Noritake – Giardino d’Inverno

Ore 13:15 Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia Rosso D’Aquila – Villa Comunale

Ore 14:30 – 16:30 Manga e fumetto occidentale a confronto a cura di Midori – Giardino d’Inverno

Dalle ore 15:00 Torneo di Magic: The Gathering Modern a cura di Grande Inverno – Interno Emiciclo

Ore 15:30 Singolar Tenzone: dal duello alla scherma storica a cura di Elena Scarsella e Daniele Pirozzi della Sala d’Armi Achille Marozzo – Palco Villa Comunale

Ore 15:00 Conferma iscrizioni Gare Cosplay – Info Point

Ore 16:00 Ritrovo cosplayer e sfilata – Palco Villa Comunale

Ore 16:30 Gara Cosplay – Palco Villa Comunale

Ore 18:00 Introduzione allo Shod? (l’arte della calligrafia giapponese) e alla lingua giapponese a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo – Giardino d’Inverno

Ore 18:45 Workshop di Shod? a cura dell’Associazione Giappone in Abruzzo, con Ayami Noritake – Giardino d’Inverno

Ore 19:00 circa Dimostrazione armi ad avancarica e da assedio a cura della Compagnia Rosso D’Aquila (durante la pausa della Gara Cosplay) – Villa Comunale

Ore 19:30 Proiezione corto “The First of Them” e “Fallen Stars” a cura di Gabriele Domenighini – Giardino d’Inverno

Ore 21:30 “Dream” – Il Musical – Palco Emiciclo

Ore 23:00 Cartoni per Caso – Palco Emiciclo

One Piece Film: Red: in anteprima nazionale al Lucca Comics & Games 2022

Anime Factory, etichetta di proprietà di Plaion Pictures, è lieta di annunciare che One Piece Film: Red diretto da Goro Taniguchi e prodotto da TOEI Animation, l’attesissimo nuovo film basato sul manga di Eiichiro Oda, sarà presentato con un’imperdibile anteprima nazionale sabato 29 ottobre al Lucca Comics & Games 2022 alla presenza del regista e di Masayuki Sato, Direttore dell’animazione & Character Designer. L’anteprima si inserisce nell’ambito di una serie di iniziative di TOEI Animation Europe che prenderanno vita durante i giorni della manifestazione (28 ottobre – 1 novembre)  e ne faranno il più grande evento mai realizzato in Italia dedicato alla property di One Piece.

In occasione del 25° anniversario del manga (record con oltre mezzo miliardo di copie vendute ad oggi nel mondo) e della serie tv animata del manga con oltre 1000 episodi trasmessi in 80 paesi, Luffy e la ciurma di Cappello di Paglia fanno ritorno sul grande schermo con un imperdibile film che per la prima volta vede un profondo coinvolgimento in veste di produttore dell’autore Eiichiro Oda e che ha ottenuto risultati eccezionali al box office globale.

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In Giappone la pellicola è a tutti gli effetti la più redditizia di sempre del franchise, ha incassato ad oggi più di 86 milioni di Euro con oltre 8,6 milioni di biglietti staccati; ha ottenuto il secondo miglior debutto della storia del cinema giapponese, ed è il miglior incasso anime del 2022. Anche in Francia il film ha da poco aperto con un ottimo botteghino, con quasi 900.000 spettatoried è ancora in poco meno di 600 sale nella sua quarta settimana di programmazione .

One Piece Film: Red, atteso dai fan più accaniti e non solo, è il primo episodio con una forte componente musicale (con la suggestiva interpretazione della star nipponica Ado) e vede anche il ritorno di uno dei personaggi più iconici e interessanti creati da Oda: Shanks il Rosso, uno dei quattro imperatori, nonché il pirata che ha ispirato e spinto Luffy da piccolo a diventare un pirata e il padre del nuovo personaggio Uta.

Sinossi:
Uta, la cantante più amata del mondo, la cui voce è stata definita “ultraterrena”, è famosa anche perché nasconde la sua vera identità ed un altro segreto: Uta è la figlia di Shanks! Per la prima volta in assoluto, lei ha deciso di svelare il suo volto al mondo durante un concerto dal vivo! L’arena del concerto, che si tiene sull’isola di Elegia, si riempie di tutti i suoi fan, compresi famigerati pirati, esponenti della Marina e i Pirati di Cappello di Paglia guidati da Luffy, tutti decisi a godersi questa performance canora attesissima. Il concerto  inizia ed il pubblico scopre che l’eccezionale potere della voce di Uta nasconde un pericolo che potrebbe cambiare il mondo. Toccherà quindi a Luffy e a Shanks mettersi in azione. Tra tanti colpi di scena, la battaglia per la libertà sta per avere inizio…

In Italia One Piece Film: Red uscirà al cinema quest’autunno distribuito da Anime Factory, etichetta di Plaion Pictures.

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Filoteo Alberini: l’italiano che inventò il cinema

E se il cinema fosse stato inventato da un italiano, un anno prima dei fratelli Lumière? Chi era Filoteo Alberini, esercente, produttore, regista, sulla cui esistenza è calato l’oblio? “L’italiano che inventò il cinema”, di Stefano Anselmi, in onda venerdì 2 settembre alle 21.10 su Rai Storia, indaga e ricostruisce l’incredibile vita di Filoteo Alberini, pioniere italiano del cinema, per alcuni l’inventore della “Settima Arte”. Impiegato statale nativo di Orte, nel Lazio, è stato molto di più di un tecnico prestato all’arte come i fratelli Lumière.

Tra i primi esercenti in Italia, a Firenze; primo ad aprire un “vero” cinema a Roma, il Moderno, a Piazza Esedra, ancora esistente; primo produttore e regista di film a soggetto in Italia: il suo “La presa di Roma”, del 1905, è considerato da tutti gli storici del cinema il primo film italiano.

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Aveva perfezionato e registrato il brevetto della sua macchina da presa, il Kinetografo, nell’ottobre del 1894 ma questa invenzione cadde nell’indifferenza totale in Italia. Pochi mesi dopo ci sarà il trionfo dei fratelli Lumière e del loro Cinématographe. Alberini non demorde, fonda la più importante e antica casa di produzione italiana, la Alberini e Santoni, poi divenuta Cines, e continua al tempo stesso il suo straordinario percorso di ricerca arrivando con le sue invenzioni a toccare campi che segneranno la storia del cinema: come la Cinepanoramica, antenata di qualsiasi tentativo di “allargare” il formato di visione del cinema da quello quadrato dei Lumière.

La visione stereoscopica e la ricerca della terza dimensione, sarà l’ossessione che lo accompagnerà fino alla morte. Filoteo Alberini è stato un genio inascoltato o il solito idealista italiano senza struttura che ha dovuto cedere davanti all’organizzazione perfetta di francesi e americani? Il documentario cerca di rispondere a queste domande, a volte con la storia e a volte con l’immaginazione propria del cinema avvalendosi di un narratore d’eccezione, Georges Mèlies – simbolo dei cineasti dimenticati e poi riscoperti – che si muove come un investigatore privato cinematografico nei luoghi di Alberini come sono ora.

Nel cast Massimo Zanuzzi (nel ruolo di Georges Méliès), sceneggiatura di Giovanna Lombardi (unica biografa di Filoteo Alberini), Stefano Anselmi, fotografia di Daniele Baldacci, montaggio di Daniele Cecilia, scenografia e costumi di Paola Nazzaro, musiche di Arturo Annecchino.

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Gigi D’Alessio annulla il concerto per motivi economici e Cinecittà World gli fa causa: “grave mancanza di rispetto”

Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa di Cinecittà World in relazione all’annullamento del concerto che Gigi D’Alessio avrebbe dovuto tenere domani, 3 settembre, a Roma.

AVVISO IMPORTANTE: L’ORGANIZZATORE DI GIGI D’ALESSIO ANNULLA IL CONCERTO DEL 3 SETTEMBRE

Cinecittà World ha ricevuto ieri sera, senza alcun preavviso e motivazione, via PEC il seguente messaggio:

“Gentile Cinecittà World, in riferimento all’evento organizzato in oggetto che doveva tenersi il prossimo 03 settembre 2022 presso Cinecittà World in Roma dalle ore 18:00 alle ore 02:00, si comunica che per problemi tecnici ed economici l’evento è stato rimandato a data da destinarsi; Spiacenti del disguido, sarete contattati per un eventuale incontro tra le parti.distinti saluti.GAF S.r.l.”

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“Siamo sconcertati da un comportamento che non ha mostra nessun rispetto nei confronti del pubblico che intendeva partecipare al concerto, già rimandato senza motivo apparente il 24.06”.

“Cinecittà World Spa ha dato mandato ai propri legali di intentare causa agli organizzatori ed al management di Gigi D’Alessio per questa decisione inaccettabile, unilaterale e gravemente lesiva nei confronti del pubblico e dell’immagine del parco”.

“Le richieste di rimborso possono essere inoltrate direttamente agli organizzatori:

Gaf Srl Via Giuseppe Zanardellli 36, 00186 ROMA, P.IVA E CF 16358741003

Claudio Sorrentino  claudiosorrentino77@gmail.comFrancesco Miliano amministrazione@starmet.it

“Nel caso non venga dato risconto alle mail Cinecittà World fornirà in via privata i numeri di cellulare degli organizzatori”.

“Per non rovinare il weekend già programmato dagli ospiti che intendevano partecipare all’evento Cinecittà World comunica che, indipendentemente dal rimborso, i biglietti e pacchetti parco + hotel saranno comunque validi per l’accesso al parco, a tutte le attrazioni e agli altri eventi previsti nelle giornate. I soli biglietti di ingresso saranno validi per come ingresso al parco + saltacoda (richiedibile presso il Cinecittà Shop) per tutta la stagione fino all’8.1.2023”.

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Il cantante napoletano, dal canto suo, ha pubblicato un post su Facebook sottolineando il suo dispiacere. “Ciao a tutti, come saprete, purtroppo il concerto previsto per il 3 settembre a Cinecittà World è stato annullato. Sono sconcertato e dispiaciuto quanto voi e ci tengo a dirvi che, contrariamente a quanto comunicato ufficialmente sul sito e sui social di Cinecittà World, l’annullamento è assolutamente indipendente dalla mia volontà e da quella del mio management, ma è stato causato dall’inadempienza degli accordi contrattuali degli organizzatori, che così hanno purtroppo reso impossibile la realizzazione del concerto”.

Corpografie, il festival di Pescara ospita Marion Castaillet

Corpografie pescara

Torna a Pescara per la nona volta Corpografie, una rassegna di danza intrecciata alla realtà audiovisiva che, a partire dalla performance, intercetta e convoglia pensieri e progetti, incrocia temi e questioni al cuore del nostro vivere come modalità di libero sviluppo della ricerca artistica.

Punto focale del tema di questo festival, la cui direzione artistica è firmata dal Gruppo Alhena e da Anouscka Brodacz, è la relazione del corpo con lo spazio, atta a stimolare un vero e proprio linguaggio del pensiero fisico e creatrice di esperienze, interferenze ed elaborazioni stimolate dal luogo con cui il corpo interagisce e diventa “paesaggio”.

Ecosistema in cui accadono “cose”, la danza è la disciplina che consente ancora di sperimentare inedite soluzioni in grado di rilanciare il concetto di rappresentazione. Per tale motivo il Gruppo Alhena propone per questa sua nuova edizione di Corpografie un calendario intriso di progetti innovativi, in collaborazione con una rete di partner strategici che vedranno, dal 1° al 18 settembre, alternare spettacoli e performance di residenza nazionali ed internazionali. 

Si è cominciato ieri, 1° settembre, con Corpografie Off, progetto curato da Andrea Micaroni, Professore presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, che, dopo il successo del 2021, si arricchisce di nuovi partner per rappresentare un punto fondamentale nel mondo della videodanza. Un concept mirato a far rianimare il palco tradizionale proprio a partire dalle potenzialità espresse dalla scena virtuale. Fondamentale, quest’anno, il partenariato con il festival CINEMATICA.

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Drammaturgia e virtuosismo sarà invece il tema della residenza in programma dal 2 al 4 settembre, guidata dalla rinomata danzatrice francese Marion Castaillet, coreografa ispiratasi alphysical dance theatre” e ispiratrice della danza energetica “Freshmotîon”. Insieme ai danzatori Andrea Dionisi, Antonio Taurino, Valeria Russo e Marzia Turnaturi, lavorerà per creare degli “a solo” e un ensemble finale, per dare voce alle loro capacità tecniche, inseguendo racconti interiori e paesaggi coreografici. La rappresentazione finale di questo percorso avrà luogo il 4 settembre, insieme a cinque performance in prima nazionale: V di Valeria Russo, A di Antonio Taurino, M di Marzia Turnaturi, A2 di Andrea Dionisi.

L’8 settembre sarà di scena per un’altra prima assoluta Wrlss, un progetto “site specific” di Andrea Micaroni con Simonetta D’Intino, Maristella Mezzapesa e Laura Petrini, produzione del Gruppo Alhena. Si tratta di una performance di Danza e Nuove Tecnologie che indaga il rapporto dell’essere umano con l’esistenza e che vede interagire i danzatori con tecnologie senza fili quali luci e musica.

Venerdì 9 settembre sarà protagonista il Balletto di Sardegna con la produzione, Zatò e Ychì, interpretata da Valeria Russo e Lucas Monteiro Delfino: una storia ispirata a Zatoychi, Zatò, un invincibile spadaccino cieco della tradizione giapponese, che racconta di due samurai in lotta e di un Oriente reinventato.

In anteprima nella sezione “Nuove Tecnologie” l’11 settembre, Rosarosaerosae – la pelle delle immagini : un racconto multimediale, firmato da Sara Lupoli con interprete Mariz Anzivino e videoscenografie di Alessandro Papa, che indaga il concetto dell’abitare in relazione al corpo e al ricordo che in esso risiede. Una produzione ArtGarage in coproduzione con Korper e Theatre des Calanques, con il sostegno di Piano B e Accademia delle Belle Arti di Napoli, FABBRICAEUROPA, Casa del Contemporaneo, N+N Corsino, EEL a Casa Morra, FUNA. 

Il 15 settembre CORPOGRAFIE propone Orfeo ed Euridice uno spettacolo in cui gli acrobati, danzatori e giocolieri del gruppo Vitamina C sono alle prese con la vicenda dei due sfortunati amanti. 

Artemis Danza, in residenza a Pescara dal 12 al 16 settembre, proporrà in prima assoluta venerdì 16 settembre DOMINA, un progetto ideato da Jessica D’Angelo, incentrato sulla messa in relazione due corpi di natura diversa in situazioni spaziali e fisiche diverse. Con Greta Puggioni.

Il secondo duo, α Binary vedrà Jessica D’Angelo con Salvatore Sciancalepore. Partendo dal corpo e dalla sua anatomia, attraversando immagini e scenari, si assiste ad un incontro ed al tentativo di generare nuove corporeità che per loro stessa natura sono destinate a disgregarsi, innescando un meccanismo di decostruzione del genere e del ruolo..

Gran finale, il 18 settembre, con TOUCH in VR di Ariella Vidach/AiEP, performance fondata sul concept “Dance the Distance” che individua nella realtà virtuale lo spazio deputato a ripensare la coreografia, ad espandere le dimensioni del nostro abitare e a riflettere sulla distanza come spazio, possibilità, apertura e dimensione specifica del nostro tempo. Nello spettacolo tre interpreti, due delle quali collocate in città diverse, danzeranno una coreografia fatta di nuove modalità di intrecci, di gesti, di contatti in uno spazio virtuale creato appositamente e condiviso. Una dimensione coreografica innovativa che pone e impone delle inedite metodologie compositive e che trova il suo punto d’incontro proprio in questo festival.

Le performance si svolgeranno allo Spazio Matta tranne lo spettacolo del 15 settembre in programma a Villa Sabucchi di Pescara. 

Nope è un horror colossale e imperdibile. La recensione

Quando siamo innamorati, è naturale cercare rifugio nelle atmosfere sognanti di un film romantico. Quando siamo tristi, un film drammatico può aprire porte della nostra emotività attraverso l’empatia con personaggi che sperimentano il nostro stesso dolore. Oppure no, e cerchiamo sollievo in una commedia che ci tiri su di morale. Differentemente da ogni altro genere, l’orrore non è ausiliario a nessuna forma di emotività già sperimentata dallo spettatore. La nostra quotidianità non è fatta di efferati omicidi e incubi ad occhi aperti, né finiamo la visione di un horror sperando di ritrovarci nei panni dello sfortunato protagonista.

Le tragedie che possono capitare a un comune mortale non