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Musica

Pearl Jam, ecco “Gigaton” il nuovo album: un presente inedito da cercare negli errori del passato

Fabio Iuliano

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No, non potevano prevedere tutto questo, neanche lontanamente. Eppure, tra le strofe di “Gigaton”, l’undicesimo album dei Pearl Jam in uscita internazionale – nonostante i comprensibili problemi di distribuzione – ci sono vari, inequivocabili, messaggi subliminali che ci aiutano a capire le contraddizioni del presente.

Le domande sospese di Love Boat Captain, una delle canzoni più significative di “Riot Act” (2002), trovano ora risposta in un album che accarezza il presente liquido già dalla prima canzone Who Ever Said: un buon pezzo rock che ricorda i tempi di “No Code” ad accompagnare una voce che spinge fino al messaggio chiave: “Tutte le risposte si trovano negli errori commessi”.

Un suono fresco, sperimentale a tratti inedito per i Pearl Jam. Who Ever Said è anticipata da un’intro ipnotica che riproduce le prime note utilizzate per promuovere l’uscita dell’album (ricordate la ricerca con la realtà aumentata?).

Poi Superblood Wolfmoon, seconda canzone e secondo singolo estratto, lanciato con la celeberrima caccia alla luna smartphone alla mano. Il terzo pezzo della tracklist è la già conosciuta Dance of the Clairvoyants accolta dalla comunità con umori contrastanti. Il primo segnale di una svolta verso qualcosa di diverso, un “grunge adulto”, grazie anche alla presenza del nuovo produttore Josh Evans che aveva già firmato Can’t Deny me

Arriviamo a Quick Escape retta su un tosto giro di basso di Jeff Ament sul quale Eddie Vedder canta di una viaggio internazionale dove cita Jack Kerouac (“Sleep sack, a bivouac and Kerouac sense of time” canta Ed). Parliamo del terzo e ultimo singolo d’anteprima.

Per ascoltare Quick Escape, la band di Seattle ha messo a disposizione un videogioco arcade in 8 bit (il famoso Space Invaders) in cui è possibile scegliere uno dei 6 membri dei Pearl Jam – c’è anche Boom Gaspar – per guidare la navicella e sparare ai marziani; nel frattempo è possibile ascoltare il nuovo brano.

Arriviamo ad Alright, la la prima ballata Eddie style, contraddistinta dalle parole “If your heart still beats free, keep it to yourself“. Si arriva a Seven O’clock che propone uno strano e inedito falsetto di Eddie Vedder presente nella seconda parte della traccia. “Fa parte delle prime session del gruppo per questo disco tenute nel 2017, poi è stata cambiata diverse volte nel corso del tempo” ha detto il produttore Evans mentre Eddie si è detto particolarmente orgoglioso del suo testo.

Never Destination è un pezzo pensato anche per i live e ricorda da vicino certe sonorità post-punk di fine anni settanta mentre Take The Long Way si basa su un buon riff di batteria di Matt Cameron, impreziosito dalla voce di Eddie che declina il paradosso “I always take the long way – It leads me back to you”.

Buckle Up è la classica canzone riempitivo, con buona pace dell’autore, Stone Gossard. Musicalmente è poco più di un esercizio di stile. Quindi, Come Then Goes altra ballata di Eddie Vedder che ricorda certe canzoni di Pete Townshend (dove il cantante dei Pearl Jam canta “We could all use a savior from human behavior“).

Gigaton” si conclude con due tracce significative: Retrograde è una struggente ballata sullo stile di Just Breathe e Sirens dove Eddie ripete più volte il verso “feel the sound“. La chiusura è affidata a Cross River, già presentata alcune volte nei concerti solisti del cantante dei Pearl Jam (all’Ohana Fest nel 2017 e nel 2019 al Firenze Rocks, per esempio.

Incisa da Vedder con un pump organ del 1850 e impreziosita da alcune note di kalimba suonate da Jeff Ament e di chitarra acustica suonate da Stone Gossard. Presente anche McCready che qui suona l’e-bow.

Gigaton” – in italiano “gigatone” – è un’unità di misura di massa equivalente a un miliardo di tonnellate: viene utilizzata in climatologia per quantificare il distacco di ghiaccio ai poli. Un fenomeno di cui si è interessato anche il fotografo Paul Nicklen, che solamente una settimana fa pubblicava sui social la foto che sarebbe poi diventata la copertina del nuovo album dei Pearl Jam:

“Cosa rende eterna un’opera d’arte? Questa è ovviamente una domanda molto soggettiva, ma voglio dare la mia opinione personale su questo argomento attraverso le mie foto”, ha scritto Nicklen condividendo alcuni suoi scatti, “per me, il mio lavoro è senza tempo perché ciò che fotografo non è affatto senza tempo. Quando fotografo, cerco di catturare un momento unico che non si ripeterà mai più”.

Pearl Jam – River Cross – Gigaton

Who are you listening to Gigaton with on Friday?"River Cross" – 3/27.

Pubblicato da Pearl Jam su Mercoledì 25 marzo 2020

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Nick Cave: usiamo questo tempo per guardare il mondo con occhi diversi

Fabio Iuliano

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Dopo aver dovuto rivedere la programmazione dei concerti a causa dell’emergenza del Coronavirus, Nick Cave ha scelto di tenersi in contatto con i propri fan maggiormente attraverso le parole che con la musica. Sul sito The Red Hand Files, come riporta Optimagazine, risponde a tre persone che gli fanno domande sulle sue scelte in funzione dell’emergenza.

Alice da Oslo chiede: “Quali sono i tuoi progetti per la pandemia del Coronavirus? Cosa intendi fare per riempire il tempo? Una performance solista da casa al pianoforte?”.

Henry da Sidney chiede: “Tu e la band avete pensato allo streaming live di un concerto? Potrebbe davvero aiutare le persone a sentirsi connesse durante questo periodo”.

Saskia da Londra, infine: “Che cosa fa una persona non particolarmente creativa da sola?”

Nick Cave ha preso le domande come spunto per un post: “La mia risposta ai momenti di crisi è sempre stata creare. Questo mi ha salvato tante volte: mi sono immerso nel lavoro e ho cercato di tenermi un passo avanti rispetto a ciò che mi perseguitava”.

L’artista ha anche rivelato di aver preso visione della situazione insieme ai Bad Seeds e di aver fatto brainstorming insieme ai suoi compagni sul da farsi: “Una performance in solitaria da casa mia, la scrittura di un album sull’isolamento, la scrittura di un diario sul Coronavirus, scrivere la sceneggiatura di un film apocalittico, creare una playlist a tema su Spotify, rispondere in diretta alle domande su The Red Hand Files, iniziare un programma di cucina ecc.”.

Cave ha poi continuato dicendo che oggi viviamo un evento senza precedenti, una crisi che sta costringendo tutti a mettere in discussione e a valutare attentamente: “I nostri leader, la nostra intera società come sistema, i nostri amici, i nostri nemici e più di tutti, noi stessi. Scopriremo qualcosa sulla nostra capacità di recupero, sulla nostra capacità di perdono e sulla nostra reciproca vulnerabilità. Forse è il momento di prestare attenzione, di essere consapevoli, di essere attenti. Come artista, mi sembrerebbe un peccato perdere questo momento straordinario. Improvvisamente, le idee di scrivere un romanzo, una sceneggiatura o una serie di canzoni sembrano più indulgenze di un’epoca passata. Per me, questo non è il momento di essere sepolto nel business della creazione. È il momento di mettersi su un sedile posteriore e sfruttare questa opportunità per riflettere esattamente su ciò che è la nostra funzione – a che cosa serviamo, in quanto artisti”.

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Per Riconoscersi: fuori il sesto album della band genovese En Roco

Si tratta di un disco politico, nel senso più alto del termine, che dà spazio al concetto di cittadinanza come partecipazione e responsabilità

Antonella Valente

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Si intitola “Per riconoscersi” ed è il sesto album degli En Roco. Per la prima volta nella
storia della band genovese, si tratta di un disco politico, nel senso più alto del termine, che
dà spazio al concetto di cittadinanza come partecipazione e responsabilità.

La cittadinanza come parte rilevante della vita di ciascuno, all’interno del proprio Io, della
comunità e del mondo. In tempi di grande difficoltà nel mantenere vivi i valori democratici – dati in precedenza per acquisiti – si è resa necessaria una presa di posizione sui principi che possano
garantire l’armonia e la condivisione nella società. Tuttavia, all’interno dell’album, si possono percepire tutte quelle contraddizioni umane e sociali che impediscono il raggiungimento di quell’obiettivo politico.

Il suono – nonostante una storia lunga vent’anni – rimane fedele a se stesso ma con
un’apertura maggiore alle influenze dei componenti del gruppo. I gusti di ognuno si fanno
sentire ma, senza espliciti accostamenti ad un genere, riescono armoniosamente a
confluire nello stile En Roco. Registrato live in 3 momenti distinti dell’ultimo anno e mezzo, l’album guarda tanto al periodo 90/2000 quanto a certe venature funk della fine degli anni ‘70, facendo emergere una sfumatura psichedelica di tanto in tanto.
Si tratta di un disco che condensa molto bene diversi aspetti e che risente in maniera
molto naturale degli ultimi 20 anni di storia e di musica.

Ascolta l’album

Gli En Roco nascono a Genova nel 2000. Una delle caratteristiche che inquadra fin dagli esordi la band è un’attitudine personale tanto timida e intimista quanto diretta e decisa, dalla quale trae forza ispiratrice un indie-pop acustico di matrice d’autore. Nel 2001 il gruppo, con Francesco Davi alla batteria e Virgilio Aristei al violino registra un demo-CD e, successivamente, inizia a muovere i suoi primi passi pubblicando un EP di 6 brani uscito per la genovese Marsiglia Records di Matteo Casari. È grazie a questo EP che il gruppo inizia a farsi conoscere in ambito indipendente. Questo lavoro, accolto in maniera molto positiva dalla critica, pone i presupposti per lo svolgimento di una buona attività dal vivo.

Sempre alla fine del 2001 gli En Roco si spostano a Roma per due settimane e registrano 15 tracce destinate a divenire, nell’ottobre del 2003, il loro debutto discografico sulla lunga distanza. Uscito per l’etichetta trevigiana Fosbury Records e distribuito da Audioglobe, il lavoro viene intitolato “Prima di volare via”. In seguito ad un cambio di organico, si creano i presupposti per iniziare un lungo tour, che permette alla band l’incontro con tanti musicisti di cui condividono gli intenti.
Nell’autunno del 2005 la band esce dal Greenfog Studio dopo la registrazione di “Occhi chiusi”, album uscito nel dicembre dello stesso anno. L’album, distribuito da Venus, contiene 13 brani dotati di una lieve, ma comunque più evidente, attitudine rock rispetto a “Prima di volare via”. Al suo interno, oltre ad una maggiore complessità a livello compositivo, si è voluto imprimere un differente impianto sonoro. Dal dicembre 2005 la band è occupata nella promozione del disco.

Ne scaturirà un tour di una quarantina di date. Nel giugno 2006 girano il loro secondo video, La notte si avvicina, con la regia di Fabio Luongo. Tra il maggio ed il luglio 2006 sono nuovamente in tour. Nel 2007 concludono una collaborazione con Richard Coldburn, batterista dei Belle&Sebastian. La canzone che ne è derivata è presente nel terzo album, Spigoli, registrato sempre al Greenfog studio di Genova da Mattia Cominotto. L’approccio è decisamente più elettrico rispetto al passato. Cecilia lascia il gruppo e si decide di rimanere un quartetto.

Parteciperà comunque alla registrazione di alcuni brani del disco. Nel dicembre del 2008 il gruppo ritorna sotto Fosbury/Audioglobe. Nei due mesi successivi si concretizza la possibilità di una collaborazione con Ghost PR per quanto riguarda l’aspetto promozionale. In seguito, a circa un anno dall’uscita di Spigoli, nell’aprile del 2009, tornano in studio per buttare giù le nuove canzoni (giugno-luglio 2010).

Il nuovo album “Né uomini né ragazzi” è uscito a novembre 2011. Il suono e le atmosfere più morbide si accompagnano alla scelta forte di tirarsi un po’ indietro, di tornare dentro se stessi, di moderare i toni. Leggerezza la parola d’ordine. Nel 2016 pubblicano per Dischi Soviet Studio L’ultimo Sguardo, un album che segna la fine di un percorso secondo la logica compositiva che ha contraddistinto l’attività musicale passata. L’album è diviso in due sezioni (brani risalenti agli anni ’90 e altri di nuova composizione). Vengono coinvolti, tra gli altri, Amerigo Verardi, Lori Goldston (musicista e compositrice già al fianco di Nirvana, Earth, David Byrne, Parenthetical Girls, Dead Science, Black cat Orchestra), Gionata Mirai, Deian e Tristan Martinelli e altri.

Alla realizzazione grafica contribuiscono otto illustratori producendo ciascuno una copertina sul tema dell’ultimo sguardo. Oggi nel 2020 dopo vent’anni di attività gli En Roco si rinnovano nel sound, nell’attitudine musicale, nella omposizione e negli arrangiamenti, vissuti e interpretati in modo più corale. Le registrazioni live in studio di pochi brani per ogni sessione garantiscono concentrazione e varietà sonora pur in un contesto di generale coesione di pensiero e musica. È un disco intimo e politico nel senso più alto del termine, che vede contrapporsi il bisogno di identificarsi in una comunità di persone con cui condividere bellezza e valori, e l’estrema solitudine e mancanza di senso che contraddistinguono i nostri tempi. C’è rabbia e disillusione, ma si sta in piedi ugualmente con pervicacia.

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Online il videoclip del singolo “Come una Stella” della cantautrice Barbara Cavaleri

In “Come una Stella” la voce della cantautrice diventa un’arma potente, il sound elettronico la accompagna dolcemente senza mai prendere il sopravvento

Antonella Valente

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Da oggi, mercoledì 1° aprile, è online il videoclip ufficiale del singolo “Come una Stella (ft. Ferruccio Spinetti e Lele Battista)” della cantautrice Barbara Cavaleri, title track dell’album “Come una Stella – Novastar” (LoopMusic), disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download. Produzione artistica di Fabio Mecuri e Simone Pirovano, distribuito da Beatrising.com.

In “Come una Stella” la voce della cantautrice diventa un’arma potente, il sound elettronico la accompagna dolcemente senza mai prendere il sopravvento. Nel videoclip la protagonista tenta di liberarsi dai suoi alter ego che con i loro tentacoli cercano di allontanarla da quella che è la sua parte più umana.

«Come una stella è la canzone che dà voce alla parte più umana del disco, oltre che dargli il titolo – spiega Barbara Cavaleri – La Donna protagonista del concept album è ora in aperto dialogo con tutte le sue nemesi, presenze talvolta rassicuranti, talvolta per niente. “Lasciami qui, voglio restare, non cerco lotte o vanità, ma respirare”, una preghiera, quasi, in cui la Donna si trova faccia a faccia con i suoi obblighi e le sue prospettive, quelle che le fanno scegliere di essere integra e coerente con se stessa e con i suoi principi interiori: rimanere legata alla parte più umana del sè».

La regia del videoclip è di Federico Cadenazzi aka Mario Gooseman, con il contributo delle Make – Up Artist Mara De Marco e Paola Crudo. Il video è stato girato a Milano nel “Controluce studio”.

Barbara Cavaleri comincia il suo percorso studiando e cantando in diversi ambiti (classica, pop, gospel, soul, jazz, performing arts). Come interprete, pubblica il suo primo album “Ad un passo dal sogno” nel 2007 (Lagash-Edel- Bollettino Edizioni). Finito il tour promozionale, scrive per Ray The Project e collabora con Ugo de Crescenzo e Marcello Testa; l’album “Someone’ Speaking” viene pubblicato in Europa e Giappone e promosso in UK (Casaluna Records, Emi Edizioni 2008).

Dal 2008 al 2011 si stabilisce a Londra dove continua a collaborare con realtà folk locali, si esibisce su diversi palchi della città, studia alla Goldsmiths University e scrive il suo nuovo lavoro. Nel 2014 pubblica “So Rare”, suo disco da cantautrice, prodotto da Leziero Rescigno (La Crus, Amor Fou, Mauro Ermanno Giovanardi). Barbara è la voce e l’autrice del progetto elettronico “GENTLE EYES IN THE GLOOM” (2019, Prismopaco Records). Collabora al progetto di Alex Cremonesi, “La prosecuzione della poesia con altri mezzi” (Riff Records, 2019).

Lavora come autrice di testi e melodie in ambito cinematografico e nell’ambito del VoiceOver. La voce rimane il suo primo strumento creativo, messo a disposizione anche nell’ambito dell’insegnamento della produzione vocale, e di musica e canto presso diversi istituti e accademie nazionali. Il 28 gennaio è uscito il suo concept album “Come una Stella – Novastar”.

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