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Musica

Buon compleanno Kurt, angelo della rivoluzione autentica del rock

Fabio Iuliano

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Avrebbe compiuto 53 anni oggi, Kurt Cobain uno dei personaggi chiave della scena di Seattle degli anni Novanta. Ancora oggi sull’ultima autentica rivoluzione del rock aleggia un alone spettrale, fatto da una lunga, troppo lunga, serie di morti precoci: quella di Andrew Wood, il carismatico leader dei Mother Love Bone, unanimemente riconosciuto come il fondatore del movimento Grunge, il compagno di stanza di Chris Cornell e il suo amico del cuore, stroncato a 24 anni da una devastante dipendenza dall’eroina.

E poi quelle di Layne Staley, il cantante degli Alice in Chains, di Scott Weiland, voce degli Stone Temple Pilots e poi dei Velvet Revolver, Mike Starr, bassista degli Alice in Chains, una catena di morti chiusa dal suicidio di Chris Cornell del maggio di due anni fa.

Questo è il ritratto realizzato dall’Ansa. Kurt Cobain rimane comunque l’icona più potente e, come spesso accade per i leader, anche quella che sintetizza un percorso collettivo. Kurt Cobain è, ed è stato, un’icona suo malgrado. Con i Nirvana era riuscito a sintetizzare quei fermenti musicali che si concentravano a Seattle rendendoli però universali.

‘Nevermind’, disco rivoluzionario che ha cambiato le regole del gioco musicale

“Nevermind”, uno degli album rock più importanti della storia, nel 1991 ha clamorosamente portato la musica indipendente in vetta alle classifiche, dando voce alle inquietudini di quella che allora veniva chiamata la Generazione X, come è stata raccontata nel libro di Douglas Coupland.

E’ proprio sulla scia di questo clamoroso successo che il Grunge ha conquistato il mondo della musica (e non solo). E’ proprio questo ruolo di star, di immagine da t-shirt, di personaggio da copertina che probabilmente ha fatto esplodere un disagio che affondava le sue radici in un’infanzia tormentata e che ha trovato alimento in una scena musicale che, nonostante i suoi connotati drammatici, ha portato una città, Seattle, a trasformarsi dalla noiosissima città del Nord, conosciuta solo per il quartier generale della Boeing e per la tomba di Jimi Hendrix, anche grazie all’arrivo di Microsoft e Starbucks, in una delle metropoli più vitali e accoglienti del mondo.

La rabbia e il dolore post punk dei Nirvana sono diventati la voce di una generazione ma evidentemente Cobain non voleva reggere quel ruolo. Né tantomeno poteva gradire l’attenzione mediatico-gossippara suscitata dal suo matrimonio con Courtney Love, ambiziosissima leader delle Hole anche lei afflitta da seri problemi di dipendenza. Trovare una risposta al perché un ragazzo di 27 anni decida di spararsi un colpo in testa quando è sulla cima del mondo è quasi impossibile. E fa anche molta tristezza pensare che il far parte del Club 27 sia il passaporto per il mito. In un’epoca così difficile, c’è un disperato bisogno di figure capaci di offrirsi come punto di riferimento. Per questo non si può non rimpiangere l’assenza di un personaggio come Kurt Cobain, non si può evitare di domandarsi cosa avrebbe suonato e scritto oggi, che avrebbe avuto solo 52 anni.

E’ probabilmente l’atteggiamento che ha avuto David Grohl che è stato il batterista dei Nirvana. Chris Novoselic, il bassista e amico che, anche a costo di furiosi litigi, ha incessantemente tentato di allontanare Cobain dall’eroina, dopo il suicidio ha sostanzialmente lasciato la scena attiva. Grohl invece si è completamente reiventato una vita e una carriera: è sceso dalla batteria, ha formato una nuova band, ha imbracciato la chitarra e si è messo a cantare.

Oggi i Foo Fighters sono una delle realtà più in vista del rock attuale. Grohl una delle figure più positive della scena mondiale. Al contrario del suo vecchio amico disperato, Grohl ha capito che il mondo ha bisogno di eroi vivi.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Per Riconoscersi: fuori il sesto album della band genovese En Roco

Si tratta di un disco politico, nel senso più alto del termine, che dà spazio al concetto di cittadinanza come partecipazione e responsabilità

Antonella Valente

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Si intitola “Per riconoscersi” ed è il sesto album degli En Roco. Per la prima volta nella
storia della band genovese, si tratta di un disco politico, nel senso più alto del termine, che
dà spazio al concetto di cittadinanza come partecipazione e responsabilità.

La cittadinanza come parte rilevante della vita di ciascuno, all’interno del proprio Io, della
comunità e del mondo. In tempi di grande difficoltà nel mantenere vivi i valori democratici – dati in precedenza per acquisiti – si è resa necessaria una presa di posizione sui principi che possano
garantire l’armonia e la condivisione nella società. Tuttavia, all’interno dell’album, si possono percepire tutte quelle contraddizioni umane e sociali che impediscono il raggiungimento di quell’obiettivo politico.

Il suono – nonostante una storia lunga vent’anni – rimane fedele a se stesso ma con
un’apertura maggiore alle influenze dei componenti del gruppo. I gusti di ognuno si fanno
sentire ma, senza espliciti accostamenti ad un genere, riescono armoniosamente a
confluire nello stile En Roco. Registrato live in 3 momenti distinti dell’ultimo anno e mezzo, l’album guarda tanto al periodo 90/2000 quanto a certe venature funk della fine degli anni ‘70, facendo emergere una sfumatura psichedelica di tanto in tanto.
Si tratta di un disco che condensa molto bene diversi aspetti e che risente in maniera
molto naturale degli ultimi 20 anni di storia e di musica.

Ascolta l’album

Gli En Roco nascono a Genova nel 2000. Una delle caratteristiche che inquadra fin dagli esordi la band è un’attitudine personale tanto timida e intimista quanto diretta e decisa, dalla quale trae forza ispiratrice un indie-pop acustico di matrice d’autore. Nel 2001 il gruppo, con Francesco Davi alla batteria e Virgilio Aristei al violino registra un demo-CD e, successivamente, inizia a muovere i suoi primi passi pubblicando un EP di 6 brani uscito per la genovese Marsiglia Records di Matteo Casari. È grazie a questo EP che il gruppo inizia a farsi conoscere in ambito indipendente. Questo lavoro, accolto in maniera molto positiva dalla critica, pone i presupposti per lo svolgimento di una buona attività dal vivo.

Sempre alla fine del 2001 gli En Roco si spostano a Roma per due settimane e registrano 15 tracce destinate a divenire, nell’ottobre del 2003, il loro debutto discografico sulla lunga distanza. Uscito per l’etichetta trevigiana Fosbury Records e distribuito da Audioglobe, il lavoro viene intitolato “Prima di volare via”. In seguito ad un cambio di organico, si creano i presupposti per iniziare un lungo tour, che permette alla band l’incontro con tanti musicisti di cui condividono gli intenti.
Nell’autunno del 2005 la band esce dal Greenfog Studio dopo la registrazione di “Occhi chiusi”, album uscito nel dicembre dello stesso anno. L’album, distribuito da Venus, contiene 13 brani dotati di una lieve, ma comunque più evidente, attitudine rock rispetto a “Prima di volare via”. Al suo interno, oltre ad una maggiore complessità a livello compositivo, si è voluto imprimere un differente impianto sonoro. Dal dicembre 2005 la band è occupata nella promozione del disco.

Ne scaturirà un tour di una quarantina di date. Nel giugno 2006 girano il loro secondo video, La notte si avvicina, con la regia di Fabio Luongo. Tra il maggio ed il luglio 2006 sono nuovamente in tour. Nel 2007 concludono una collaborazione con Richard Coldburn, batterista dei Belle&Sebastian. La canzone che ne è derivata è presente nel terzo album, Spigoli, registrato sempre al Greenfog studio di Genova da Mattia Cominotto. L’approccio è decisamente più elettrico rispetto al passato. Cecilia lascia il gruppo e si decide di rimanere un quartetto.

Parteciperà comunque alla registrazione di alcuni brani del disco. Nel dicembre del 2008 il gruppo ritorna sotto Fosbury/Audioglobe. Nei due mesi successivi si concretizza la possibilità di una collaborazione con Ghost PR per quanto riguarda l’aspetto promozionale. In seguito, a circa un anno dall’uscita di Spigoli, nell’aprile del 2009, tornano in studio per buttare giù le nuove canzoni (giugno-luglio 2010).

Il nuovo album “Né uomini né ragazzi” è uscito a novembre 2011. Il suono e le atmosfere più morbide si accompagnano alla scelta forte di tirarsi un po’ indietro, di tornare dentro se stessi, di moderare i toni. Leggerezza la parola d’ordine. Nel 2016 pubblicano per Dischi Soviet Studio L’ultimo Sguardo, un album che segna la fine di un percorso secondo la logica compositiva che ha contraddistinto l’attività musicale passata. L’album è diviso in due sezioni (brani risalenti agli anni ’90 e altri di nuova composizione). Vengono coinvolti, tra gli altri, Amerigo Verardi, Lori Goldston (musicista e compositrice già al fianco di Nirvana, Earth, David Byrne, Parenthetical Girls, Dead Science, Black cat Orchestra), Gionata Mirai, Deian e Tristan Martinelli e altri.

Alla realizzazione grafica contribuiscono otto illustratori producendo ciascuno una copertina sul tema dell’ultimo sguardo. Oggi nel 2020 dopo vent’anni di attività gli En Roco si rinnovano nel sound, nell’attitudine musicale, nella omposizione e negli arrangiamenti, vissuti e interpretati in modo più corale. Le registrazioni live in studio di pochi brani per ogni sessione garantiscono concentrazione e varietà sonora pur in un contesto di generale coesione di pensiero e musica. È un disco intimo e politico nel senso più alto del termine, che vede contrapporsi il bisogno di identificarsi in una comunità di persone con cui condividere bellezza e valori, e l’estrema solitudine e mancanza di senso che contraddistinguono i nostri tempi. C’è rabbia e disillusione, ma si sta in piedi ugualmente con pervicacia.

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Online il videoclip del singolo “Come una Stella” della cantautrice Barbara Cavaleri

In “Come una Stella” la voce della cantautrice diventa un’arma potente, il sound elettronico la accompagna dolcemente senza mai prendere il sopravvento

Antonella Valente

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Da oggi, mercoledì 1° aprile, è online il videoclip ufficiale del singolo “Come una Stella (ft. Ferruccio Spinetti e Lele Battista)” della cantautrice Barbara Cavaleri, title track dell’album “Come una Stella – Novastar” (LoopMusic), disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download. Produzione artistica di Fabio Mecuri e Simone Pirovano, distribuito da Beatrising.com.

In “Come una Stella” la voce della cantautrice diventa un’arma potente, il sound elettronico la accompagna dolcemente senza mai prendere il sopravvento. Nel videoclip la protagonista tenta di liberarsi dai suoi alter ego che con i loro tentacoli cercano di allontanarla da quella che è la sua parte più umana.

«Come una stella è la canzone che dà voce alla parte più umana del disco, oltre che dargli il titolo – spiega Barbara Cavaleri – La Donna protagonista del concept album è ora in aperto dialogo con tutte le sue nemesi, presenze talvolta rassicuranti, talvolta per niente. “Lasciami qui, voglio restare, non cerco lotte o vanità, ma respirare”, una preghiera, quasi, in cui la Donna si trova faccia a faccia con i suoi obblighi e le sue prospettive, quelle che le fanno scegliere di essere integra e coerente con se stessa e con i suoi principi interiori: rimanere legata alla parte più umana del sè».

La regia del videoclip è di Federico Cadenazzi aka Mario Gooseman, con il contributo delle Make – Up Artist Mara De Marco e Paola Crudo. Il video è stato girato a Milano nel “Controluce studio”.

Barbara Cavaleri comincia il suo percorso studiando e cantando in diversi ambiti (classica, pop, gospel, soul, jazz, performing arts). Come interprete, pubblica il suo primo album “Ad un passo dal sogno” nel 2007 (Lagash-Edel- Bollettino Edizioni). Finito il tour promozionale, scrive per Ray The Project e collabora con Ugo de Crescenzo e Marcello Testa; l’album “Someone’ Speaking” viene pubblicato in Europa e Giappone e promosso in UK (Casaluna Records, Emi Edizioni 2008).

Dal 2008 al 2011 si stabilisce a Londra dove continua a collaborare con realtà folk locali, si esibisce su diversi palchi della città, studia alla Goldsmiths University e scrive il suo nuovo lavoro. Nel 2014 pubblica “So Rare”, suo disco da cantautrice, prodotto da Leziero Rescigno (La Crus, Amor Fou, Mauro Ermanno Giovanardi). Barbara è la voce e l’autrice del progetto elettronico “GENTLE EYES IN THE GLOOM” (2019, Prismopaco Records). Collabora al progetto di Alex Cremonesi, “La prosecuzione della poesia con altri mezzi” (Riff Records, 2019).

Lavora come autrice di testi e melodie in ambito cinematografico e nell’ambito del VoiceOver. La voce rimane il suo primo strumento creativo, messo a disposizione anche nell’ambito dell’insegnamento della produzione vocale, e di musica e canto presso diversi istituti e accademie nazionali. Il 28 gennaio è uscito il suo concept album “Come una Stella – Novastar”.

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Jack Savoretti: in uscita domani “Andrà tutto bene”, prima canzone in italiano nata su Instagram

Il singolo è nato in una sessione di scrittura live su Instagram insieme ai suo fan italiani durante la prima fase di blocco totale in Italia.

Antonella Valente

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Jack Savoretti pubblica giovedì 2 aprile “Andrà tutto bene”, il suo primo brano in italiano. Il singolo è nato in una sessione di scrittura live su Instagram insieme ai suo fan italiani durante la prima fase di blocco totale in Italia.

“La risposta dell’Italia a questo evento – dice Jack Savoretti – ha aperto la strada al mondo mostrando unità e bellezza in tutte le circostanze”.

Jack ha registrato il brano a casa, nel suo studio sulla traccia prodotta da Cam Blackwood, gli archi sono arrangiati ed eseguiti da Davide Rossi e mixati da Daniel Moyler, tutti da remoto.

I proventi derivati dal brano verranno devoluti interamente all’Ospedale Policlinico San Martino di Genova per il progetto #genovapersanmartino,in prima linea nella lotta contro il COVID-19. L’Ospedale si sta dedicando all’aumento di posti letto dedicati al reparto di Malattie Infettive, sta allestendo nuove aree di terapia intensiva e di pronto soccorso, sta acquistando continuativamente dispositivi di protezione individuale e assumendo medici, infermieri e operatori sanitari, oltre a supportare la ricerca per curare questa malattia. (https://www.ospedalesanmartino.it/sostienici/donazioni.html). Sarà inoltre possibile effettuare una donazione diretta all’Ospedale San Martino tramite bonifico bancario  indicando i seguenti estremi:

INTESTAZIONE: IRCCS Ospedale Policlinico San Martino

IBAN: IT02Y0617501594000002390480

Causale: Andrà tutto bene #genovapersanmartino

Codice SWIFT per donazioni dall’estero: CRGEITGG

“Siamo lusingati dalla scelta di Jack di supportare con questa inedita iniziativa il nostro progetto – dichiara il Direttore Scientifico dell’Ospedale Policlinico San Martino Antonio Uccelli – conosciamo il suo profondo attaccamento a Genova, ai suoi abitanti e alle sue realtà e non possiamo che ringraziarlo, sperando presto di ospitarlo qui in Ospedale, una volta terminata questa emergenza, per mostrargli le strutture ed entrare nel merito dei progetti che finanzieremo con il ricavato derivante dalla vendita della canzone”.

In questi giorni in cui tutti trovano modi alternativi di comunicare e di tenere vivo lo spirito di unione, anche solo per avere pochi minuti di distacco dalla realtà, Jack Savoretti ha scritto questo brano in italiano dall’Inghilterra insieme ai suoi fan e guidato dal pianoforte.

il brano nasce proprio dai suggerimenti che i fan italiani hanno dato all’artista, strofe, passaggi, modifiche. “Andrà tutto bene” è un brano scritto da tante mani virturali, che si sono unite con l’unico scopo di prendere parte al sentimento che al momento unisce tutto il mondo.

Ognuno di noi si può rispecchiare in loro e sentirsi parte del progetto, una canzone creata da tutti per tutti.

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