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Buon compleanno Kurt, angelo della rivoluzione autentica del rock

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Avrebbe compiuto 54 anni oggi, Kurt Cobain uno dei personaggi chiave della scena di Seattle degli anni Novanta. Ancora oggi sull’ultima autentica rivoluzione del rock aleggia un alone spettrale, fatto da una lunga, troppo lunga, serie di morti precoci: quella di Andrew Wood, il carismatico leader dei Mother Love Bone, unanimemente riconosciuto come il fondatore del movimento Grunge, il compagno di stanza di Chris Cornell e il suo amico del cuore, stroncato a 24 anni da una devastante dipendenza dall’eroina.

E poi quelle di Layne Staley, il cantante degli Alice in Chains, di Scott Weiland, voce degli Stone Temple Pilots e poi dei Velvet Revolver, Mike Starr, bassista degli Alice in Chains, una catena di morti chiusa dal suicidio di Chris Cornell del maggio di due anni fa.

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Questo è il ritratto realizzato dall’Ansa. Kurt Cobain rimane comunque l’icona più potente e, come spesso accade per i leader, anche quella che sintetizza un percorso collettivo. Kurt Cobain è, ed è stato, un’icona suo malgrado. Con i Nirvana era riuscito a sintetizzare quei fermenti musicali che si concentravano a Seattle rendendoli però universali.

‘Nevermind’, disco rivoluzionario che ha cambiato le regole del gioco musicale

“Nevermind”, uno degli album rock più importanti della storia, nel 1991 ha clamorosamente portato la musica indipendente in vetta alle classifiche, dando voce alle inquietudini di quella che allora veniva chiamata la Generazione X, come è stata raccontata nel libro di Douglas Coupland.

E’ proprio sulla scia di questo clamoroso successo che il Grunge ha conquistato il mondo della musica (e non solo). E’ proprio questo ruolo di star, di immagine da t-shirt, di personaggio da copertina che probabilmente ha fatto esplodere un disagio che affondava le sue radici in un’infanzia tormentata e che ha trovato alimento in una scena musicale che, nonostante i suoi connotati drammatici, ha portato una città, Seattle, a trasformarsi dalla noiosissima città del Nord, conosciuta solo per il quartier generale della Boeing e per la tomba di Jimi Hendrix, anche grazie all’arrivo di Microsoft e Starbucks, in una delle metropoli più vitali e accoglienti del mondo.

La rabbia e il dolore post punk dei Nirvana sono diventati la voce di una generazione ma evidentemente Cobain non voleva reggere quel ruolo. Né tantomeno poteva gradire l’attenzione mediatico-gossippara suscitata dal suo matrimonio con Courtney Love, ambiziosissima leader delle Hole anche lei afflitta da seri problemi di dipendenza. Trovare una risposta al perché un ragazzo di 27 anni decida di spararsi un colpo in testa quando è sulla cima del mondo è quasi impossibile. E fa anche molta tristezza pensare che il far parte del Club 27 sia il passaporto per il mito. In un’epoca così difficile, c’è un disperato bisogno di figure capaci di offrirsi come punto di riferimento. Per questo non si può non rimpiangere l’assenza di un personaggio come Kurt Cobain, non si può evitare di domandarsi cosa avrebbe suonato e scritto oggi, che avrebbe avuto solo 52 anni.

E’ probabilmente l’atteggiamento che ha avuto David Grohl che è stato il batterista dei Nirvana. Chris Novoselic, il bassista e amico che, anche a costo di furiosi litigi, ha incessantemente tentato di allontanare Cobain dall’eroina, dopo il suicidio ha sostanzialmente lasciato la scena attiva. Grohl invece si è completamente reiventato una vita e una carriera: è sceso dalla batteria, ha formato una nuova band, ha imbracciato la chitarra e si è messo a cantare.

Oggi i Foo Fighters sono una delle realtà più in vista del rock attuale. Grohl una delle figure più positive della scena mondiale. Al contrario del suo vecchio amico disperato, Grohl ha capito che il mondo ha bisogno di eroi vivi.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Summer Revolution: a Bergamo oltre 120 artisti per un’estate ricca di musica dal vivo

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Selton, Cimini, Niccolò Carnesi, Gio Evan, Cmqmartina, Joan Thiele, Cristina Donà, Lo Stato Sociale, Fulminacci, Finley, Davide Van De Sfroos, Rachele Bastreghi, Psicologi, Colombre, Bianconi, The Zen Circus, Caterina, N.a.i.p., Omar Pedrini, Nada, Cara Calma, Vanarin, Orietta Berti, Calibro 35, Tre Allegri Ragazzi Morti, Modena City Ramblers, Venerus, Savana Funk, Cmqmartina, Melancholia, Riccardo Sinigallia. Ecco la line up aggiornata di “Summer Revolution”, il festival musicale estivo che si terrà a Bergamo (su due location: Spazio Polaresco e Piazzale degli Alpini) e Brescia (Latteria Molloy) fino al 19 settembre.

Oltre 120 i concerti organizzati da Rete Doc e Yollom, che animeranno l’estate bergamasca con parola d’ordine “sicurezza”. Per quanto riguarda Piazzale degli Alpini, il pubblico affluirà grazie ai 4 ingressi sui lati della piazza, con misurazione temperatura e sedute distanziate fronte palco, nel rispetto delle normative anti Covid vigenti. L’area live avrà una capienza di 400 persone. Due saranno anche i poli di somministrazione cibi e bevande caratterizzati da proposte tematiche: paella e sangria, polpette, pizza, Fiorentina, arrosticini e un particolare Festival British.

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Il Summer Revolution, con la direzione artistica di Luca Borsetti, gestore anche di Latteria Molloy a Brescia e organizzatore di noti festival sul territorio come Albori e Indiecativamente, animerà il più grande spazio aperto del centro di Bergamo, recuperando il significato originale di “agorà”. 

Con uno sguardo rivolto al 2023, quando Bergamo e Brescia saranno capitali della cultura, il piano progettuale triennale “Bergamo 1000” prevede, oltre ai concerti, spettacoli di danza e stand up comedy, cinema anche workshop, dibattiti e laboratori, per famiglie e per i più piccoli. Inoltre, due Capodanni in piazza con il coinvolgimento di artisti di calibro nazionale, il tutto raccontato day by day attraverso un portale web con contenuti video, podcast, articoli, interviste, inchieste e webdocumentary.
Doc Servizi metterà a disposizione tutto il know how maturato in oltre 30 anni di esperienza in termini di sicurezza e gestione dei grandi eventi. La rete DocNet (oltre 10 le aziende aderenti) vanta un portfolio di oltre 11000 clienti; partecipazione a più di 5.500 eventi in tutta Italia con 235 mila giornate di lavoro, 5.000 cantieri e luoghi di lavoro gestiti in sicurezza.

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Concerti ed eventi estivi: ancora incertezza e domande mentre il CTS si riunisce

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Normalità. Un concetto che in questo periodo sta cominciando a fare nuovamente capolino nella vita di tutti. Che si tratti di andare al mare, godersi un aperitivo in compagnia o poter uscire la sera senza coprifuoco. Insomma, tornare a tutte quelle cose che facevano parte della quotidianità di cui la pandemia ci ha ampiamente privato. Ma in particolare sono gli eventi dal vivo e i concerti a segnare un ritorno vero e proprio alla normalità.

Dall’annullamento dei maggiori festival, posticipati al 2022, agli annunci inaspettati dell’ultimo minuto, fino agli stadi di nuovo gremiti di spettatori. Non c’è evento che non sia stato in qualche modo influenzato dalle varie chiusure e restrizioni del caso. Ma, come tutti speravamo, questa estate si dovrebbe ripartire, seppur con delle accortezze che, nel bene e nel male, faranno ancora parte di quella che possiamo definire “nuova normalità“.

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Proprio in questo fatidico 21 giugno si dovrebbe decidere sul destino delle norme anti covid. Alle 18:30 il CTS si riusnisce per discutere sull’obbligo della mascherina e se dal 28 si potrà quindi optare per un ulteriore allentamento delle misure di sicurezza. Imprescindibili due fattori: trovarsi all’aperto ed evitare assembramenti. Che ne sarà, quindi, dei concerti e degli eventi dal vivo? Certamente la riapertura dello stadio Olimpico al pubblico in occasione degli Europei ha segnato un importante salto in avanti per un settore, quello dell’intrattenimento, fin troppo colpito da silenzi e restrizioni. I lavoratori, soprattutto chi gestisce discoteche e sale da ballo, senza escludere tutti coloro impegnati in questo senso, chiedono a gran voce ulteriori risposte.

Risposte che dovrebbero arrivare dopo l’esito della discussione di oggi. Tuttavia la data in cui l’obbligo delle mascherine verrà abolito è incerta, sia perchè all’interno del governo c’è una netta spaccatura tra chi chiede maggiori allentamenti e chi è più scettico. Sia perchè i dati relativi agli andamenti dei contagi e vaccinati saranno disponibili a partire dal 2 luglio. C’è chi parla del 28 giugno, data nella qual anche la Valle d’Aosta sarà zona bianca. Chi, al contrario, ritiene più veritiero il il 1° luglio, se non addirittura il 5. Insomma, è chiaro che l’incertezza sia ancora la costante, seppur la campagna vaccinale stia finalmente dando i suoi primi frutti.

Leggi anche: “Annullata l’edizione 2021 del Rock In Roma. Lo staff: “Ci abbiamo provato in tutti i modi”

Dicevamo come la riapertura dello stadio Olimpico, con circa il 25% della capienza, abbia certamente smosso le acque. Tuttavia la questione risulta più spinosa di quanto si possa pensare, soprattutto per i concerti. Questo perchè per i live non valgono le stesse regole degli eventi sportivi. Lo stesso Enzo Mazza, CEO della Federazione dell’Industria Musicale Italiana, ha espresso all’Adnkronos diverse perplessità in merito. Al punto da dichiarare che:

«È evidente che siamo di fronte ad una farsa. Si dibatte su protocolli stringenti sui quali dovrebbe esprimersi il CTS, per consentire quest’estate eventi musicali con mille o poco più persone all’aperto, e nello stesso momento si approva un piano per l’accesso di oltre 16mila persone all’Olimpico in occasione degli europei di calcio?». Mazza ha poi aggiunto: «Penso che artisti e addetti ai lavori non debbano accettare una discriminazione di tale portata. Deve essere immediatamente aperto un tavolo di confronto per ottenere quanto meno un trattamento equivalente».

Normalità. Con questa parola abbiamo aperto l’articolo, ed è sempre con la stessa che vogliamo concluderlo. Ma che cos’è la normalità? Cosa vuol dire, in ultima analisi, “normale”? Forse un ritorno alla quotidianità? Oppure semplicemente il poter fare nuovamente tutte quelle cose che prima, probabilmente, facevamo anche inconsciamente? Acquistare un biglietto per la partita del cuore, per l’artista preferito o per lo spettacolo teatrale che più ci emoziona. Insomma, non dover assistere più, a ridosso di una data importante come quella di oggi, ad una situazione di ulteriore incertezza ed interrogativi. Concretezza e competenza: gli ingredienti della normalità.

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Matthew Lee: “Mi radiarono al conservatorio perchè amavo il Rock’n’Roll. Poi la rivincita”

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La musica è sempre stata l’elemento dominante nella vita di Matthew Lee, tanto che oggi il performer rappresenta per l’Italia l’orgoglio dello spirito rock’n’roll e swing, nonché, appunto, della canzone d’autore italiana ispirata al mondo degli anni ’50 in perfetto equilibrio tra virtuosismo e sentimento.

Leggi anche: Matthew Lee: le date estive del “BluesRock & Love Tour 2021”

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Il padre (anch’egli musicista) gli ha trasmesso la passione per il pianoforte e Matthew Lee si è iscritto giovanissimo al Conservatorio Rossini di Pesaro affascinato dall’enorme potenziale dello strumento. Nello stesso periodo ha però scoperto il rock’n’roll ascoltando i dischi di Elvis Presley trovati in casa. Una scoperta folgorante che ha cambiato in maniera radicale il suo approccio al pianoforte e a quella che al Conservatorio è considerata “musica moderna”. Questa influenza non fu granché gradita al punto che all’ottavo anno è arrivata la radiazione per incompatibilità a causa del suo stile “esuberante” rispetto agli studi definiti classici.

Questo evento ha contribuito a delineare inequivocabilmente la strada di Matthew: d’ora in poi la sua vita sarà solo il rock’n’roll.

Nel suo disco “Pianoman” (Universal Music / Decca Black) è presente un emblematico brano dal titolo Rossini’s Tarantella, una composizione dove convivono la musica classica e il rock’n’roll in un caleidoscopio di stili e generi reinventati ed amalgamati dall’inconfondibile tocco di Matthew Lee.
 
Nell’estate il suo Blues, Rock & Love Tour 2021 toccherà diverse piazze in Italia, Francia e Russia. L’inconfondibile crooner è pronto ancora una volta ad incantare il pubblico con la sua rivoluzionaria energia. Per informazioni e biglietti: http://matthewlee.it/it/tour  

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