Idi di Marzo, la morte di Giulio Cesare

Le idi di Marzo del 44 a.C., giorno in cui Giulio Cesare fu ucciso fuori il Senato di Roma da un un gruppo di congiurati guidati dal figliastro Bruto e da Cassio, segnarono un punto di svolta nell’antica Repubblica.

A porre fine alla vita del dittatore perpetuo, del Pontifex Maximus, furono ben 23 coltellate. La sua morte innescò una serie di lotte che proseguirono nei decenni a venire sconvolgendo ancora una volta la vita dell’Urbe. Dai conflitti tra cesaricidi e cesariani, alla guerra civile tra Marco Antonio e Augusto che vide la vittoria di quest’ultimo, figlio adottivo di Cesare, con la sua conseguente ascesa politica.

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Il “dittatore democratico”, come lo ha definito Luciano Canfora, in quel 15 marzo viveva un periodo di relativa calma dopo le conquiste in Gallia e soprattutto dopo la guerra civile scatenata con il suo passaggio in armi del Rubicone. 

Ritrovamenti sul Rubicone

A tal proposito nei pressi del fiume emiliano dopo due anni di scavi, i lavori di una squadra di archeologi hanno fatto riemergere uno degli insediamenti militari più longevi di tutta la romanità.
Secondo studi storici approfonditi quell’insediamento, proprio per la sua ampiezza e la particolarità in cui si trova (ovvero tra due assi viari importanti come la via Pompilia e la via Emilia) è molto probabile che sia il campo che ospitò Cesare la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 49 avanti Cristo.

“Lo scavo archeologico – hanno spiegato Giorgio Cozzolino, Sovrintendente dei Beni Culturali di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e la dottoressa Annalisa Pozzi, funzionario archeologo della Sovrintendenza – ha portato alla luce importanti attestazioni, che documentano lo sfruttamento di un’area segnata dal percorso del Rubicone”

La vendetta degli ottimati contro Cesare

Il superamento del Rubicone portò Cesare a “conquistare” Roma, facendo storcere la bocca di molti. Come Cicerone e tutta la fazione degli ottimati, l’ala «conservatrice» del Senato, che vedevano in Cesare un tiranno da eliminare. La visione della factio paucorum, della fazione oligarchica, non era ovviamente condivisa dal resto del popolo, dai soldati che lo stesso Cesare non temeva di chiamare “commilitoni”, dai numerosi artisti e letterati che protesse e finanziò.

Le idi di Marzo furono un gesto in nome della “libertà” di quell’oligarchia, alla quale l’azione rivoluzionaria di Cesare aveva tagliato i privilegi, smascherando il loro essere latifondisti ricchissimi, generali mediocri, politici arraffoni, usurai impenitenti. Lo stesso Cicerone confidò ad Attico il suo stupore nell’apprendere che Bruto, dipinto come integerrimo, praticava l’usura a tassi d’interesse esorbitanti a danno dei provinciali. Il corpo di Cesare fu raccolto da 3 schiavi che lo deposero su di una lettiga e lo ricondussero a casa.

I cesaricidi morirono uno dopo l’altro, in battaglia, suicidandosi o assassinati, in una scia di vendette e di sangue che si concluse solo il 42 a.C., quando, nella battaglia di Filippi, Bruto e il cognato e amico Cassio furono sconfitti da Antonio ed Ottaviano, allora ancora alleati. Dopo la disfatta, Bruto e Cassio si tolsero la vita. 

Nel 30 a.C. non risultava più in vita alcun cesaricida e in seguito venne deciso di murare la Curia in cui venne ucciso, di chiamare Parricidio le Idi di marzo e che mai in quel giorno il Senato tenesse seduta. Nel Foro venne innalzata una colonna di marmo con la scritta “Parenti Patriae”, al Padre della Patria.

La figura di Cesare è stata sicuramente una delle più rappresentative, nonché discusse, figure dell’antica Roma. 

Cesare tra letteratura, teatro e cinema

Lo stesso Dante, che nella Commedia inserì Bruto e Cassio nella Giudecca come traditori dell’Impero, nel Convivio lo definì “primo principe sommo”. Mentre Napoleone Bonaparte, a proposito delle Idi di marzo, affermò: “Immolando Cesare, Bruto ha obbedito a un pregiudizio educativo che aveva appreso nelle scuole greche. Lo assimilò a quegli oscuri tiranni delle città elleniche che, col favore di qualche intrigante, usurpavano il potere. Non volle vedere che l’autorità di Cesare era legittima perché necessaria e protettrice, perché era l’effetto dell’opinione e della volontà del popolo”.

Il 15 marzo del 44 a.C. moriva Gaio Giulio Cesare, il quale per secoli è stato citato in opere come l’Eneide di Virgilio, i Pharsalia di Lucano o i Saturnali di Giuliano l’Apostata. Al generale romano sono stati dedicati numerosi libri (tra i più recenti ricordiamo “Idi di Marzo” di Valerio Massimo Manfredi o il romanzo inedito di Bertolt Brecht “Gli affari del signor Giulio Cesare”), spettacoli (indimenticabile la tragedia di William Shakespeare “Giulio Cesare” del 1599) e numerose pellicole cinematografiche.

Da ricordare “Giulio Cesare” del 1953, primo adattamento cinematografico del dramma shakespeariano con Marlon Brando nei panni di Marco Antonio e Louis Clahern in quelli di Cesare. E ancora “Cleopatra” del 1963 con Elizabeth Taylor, film celebre per aver rischiato di far fallire la 20th Century Fox per le enormi spese, ma anche per la vittoria del premio Oscar alla migliore fotografia, quello per la migliore scenografia , quello per i migliori costumi e per i migliori effetti speciali.

Tra le ultime produzioni la serie Tv “Julius Caesar”, del 2012, ha suscitato numerose critiche  per la scelta dell’attore nero Jeffery Kissoon. In molti rifacendosi all’opera di Svetonio “Vita dei 12 cesari” (4,17) in cui viene specificato che “Dicono fosse di alta statura, di colorito chiaro, di forte membratura; il volto pieno, gli occhi neri e vivaci”, hanno notato una mancanza di attinenza storica.

La figura di Cesare però ha fatto discutere largamente anche sulla rappresentazione positiva del personaggio visto da taluni come conquistatore, violento e sanguinario. La sua statua nelle Fiandre fu anche vandalizzata con la scritta “krapuul”, delinquente, durante le violenze iconoclaste dello scorso anno sulla scia delle manifestazioni dei Black Lives Matter.

Le Idi di Marzo, sebbene siano avvenute ben 2065 anni fa, non hanno spento le luci dei riflettori su un uomo che, da qualsiasi punto di vista lo si osservi e giudichi, ha lasciato una traccia indelebile nella storia.

Jeffery Kissoon

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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