I concerti ripartono, anzi no, salta tutto o quasi. E’ il caos più totale

Tanta confusione, tante incertezze. Ecco come si potrebbe riassumere il quadro nazionale circa la situazione concerti. Se nella serata di ieri era arrivata la notizia positiva relativamente alla possibilità di tornare a fare musica dal vivo (seppur con numero limitato di persone) oggi, invece, arriva la doccia gelata a smorzare gli entusiasmi. Tutto si ferma, tutto slitta di un anno (minimo) e da qui alla fine dell’anno i grandi eventi li vedremo solo in televisione o, al massimo, su YouTube.

Niente assembramenti, niente grandi show. Inevitabile. Lo spettro che da subito si era paventato a inizio pandemia adesso si è materializzato diventando concreto. Passeremo un’estate senza raduni, festival, eventi da decine di migliaia di spettatori. Una cosa che mai avremmo immaginato ma che nel corso delle settimane ha preso piede con maggiore concretezza fino ad arrivare alle ultime ore quando dal Governo è arrivata la decisione di abbassare le saracinesche. Scelta condivisa dalla maggior parte di produttori e organizzatori di musica dal vivo.

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Il danno economico sarà impressionante. Tutti i settori connessi al mondo dei grandi eventi saranno toccati e vivranno di riflesso la crisi: dal turismo al settore alberghiero, dal settore ristorazione a quello del merchandising, da quello logistico a quello dello street food. Una batosta prevedibile che condizionerà migliaia di attività e lavoratori.

Salta tutto, quindi, dal Campovolo di Ligabue per festeggiare i 30 anni di carriera, ai concerti di Vasco Rossi, Zucchero, Andrea Bocelli, e ancora, Paul McCartney, Lenny Kravitz, Eric Clapton, Cat Stevens. Saltano i festival come il Firenze Rocks che avrebbe proposto, fra gli altri, i Guns n’Roses, il Postepay Rock in Roma, l’Umbria Jazz, il Summer Jamboree, la notte della Taranta. Tutto. Arrivederci al prossimo anno. Sarà un’estate più povera, non solamente sotto l’aspetto economico, ma anche sotto quello culturale. Più povera e meno divertente. Iniziamo ad abituarci all’idea.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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