River Phoenix, il bello e dannato che in silenzio urlava «Stand by me»

River Phoenix, icona indimenticabile di un’intera generazione e considerato uno degli attori più promettenti tra la metà degli anni ’80 e i primi anni ’90. Soprannominato “il nuovo James Dean”, l’attore nacque il 23 agosto del 1970 a Madras. Primo di cinque figli, tra cui il noto premio Oscar Joaquin Phoenix, River viene ricordato principalmente per il ruolo di Chris in “Stand by meRicordo di un’estate“(1986) di Rob Reiner.

Un ragazzo che, nonostante l’aria da duro e da bullo, nascondeva negli occhi una profondissima sensibilità, generosità e bisogno di amore, esattamente come nella vita. Tanti sono i colleghi che lo ricordano molto nostalgicamente, ancora oggi, dopo quasi 30 anni, con gli occhi lucidi.

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Primo fra tutti il collega Ethan Hawke, con cui River recitò nella primissima pellicola, “Explorer” (1985). Hawke raccontò come la morte dell’amico gli lasciò un vuoto incredibile.

“Il mio primo collega sullo schermo è andato in overdose su Sunset Boulevard. Era la luce più brillante che c’era e questa industria lo ha masticato. È stata una grande lezione per me. Se dovessi dare una sola motivazione al perché non mi sia mai trasferito a Los Angeles, è questa. Perché penso sia troppo pericoloso per un attore come me trovarsi in quel tipo di clima”.

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Di recente, il fratello Joaquin lo ha ricordato durante il Toronto Film Festival, raccontando di quanto River sia stato essenziale per quella che è stata la sua carriera ad Hollywood. La prima persona che credette in lui e lo spinse a non abbandonare mai i sogni.

“Quando avevo 15 o 16 anni, mio fratello River è tornato a casa dal lavoro con una copia di Toro Scatenato. Me lo ha fatto vedere. Il giorno dopo, mi ha svegliato e me l’ha fatto vedere ancora. Mi ha detto: Tu devi tornare a recitare. Questo è quello che farai. Non me lo ha chiesto. Me l’ha detto. E gli sono debitore per questo perché recitare mi ha dato una vita incredibile”.

Dopo il ruolo di lancio in “Stand by me“, il giovane River, tra varie pellicole, ottenne anche una candidatura agli Oscar a soli 18 anni per la sua performance in “Vivere in fuga” (1988). Nel 1991 recitò a fianco di Keanu Reeves, colui che diventò il suo più grande amico, in “Belli e dannati (My Own Private Idaho) di Gus Van Sant. Un ruolo che molti considerano come una sorta di profezia del triste futuro a cui il giovane andò in contro solo qualche anno più tardi.

QUELLA DANNATA NOTTE DI HALLOWEEN DEL 1993

Come affermò il collega e amico Ethan Hawke, parlando di Hollywood come di un’industria che spesso travolge e fa a pezzi, River, insieme ai propri demoni, ne fu vittima. Come spesso è accaduto a chi ne ha fatto la conoscenza così estremamente giovane, ma non solo. Basti pensare a Robin Williams e Philip Seymour Hoffman, giusto per citarne alcuni.

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“La droga, l’alcol e la depressione sono avversari formidabili in tutto il mondo. La gente pensa che ottenere quello che vuoi ti renderà felice. Ma il senso di sé, trovare uno scopo o l’amore non sono cose che vengono dall’esterno. Non puoi farti distrarre da questa cultura che celebra cose che a volte non sono quello che sembrano”, disse il collega Hawke.

La depressione e la solitudine portarono via River appena ventitreenne, la notte del 31 ottobre 1993. Complice di questo stato di malessere con cui si trovò a convivere l’attore fu un’infanzia complicata, segnata per sempre da abusi sessuali subiti all’interno della setta religiosa di cui River e la famiglia facevano parte. Di questo l’attore ne parlò solo nel 1991.

Quella notte River si trovava, insieme alla fidanzata, al fratello Joaquin e alla sorella Rain al club, all’ora proprietà di Jonny Deep, Viper Room, a Los Angeles. L’attore morì alle ore 1:51 su un marciapiede in Sunset Boulevard, per arresto cardiaco. L’autopsia rivelò una ingente quantità di eroina e cocaina nel suo corpo, di gran lunga superiori alle dosi letali.

La chiamata al 911 da parte del fratello Joaquin fu vana e i soccorsi non arrivarono in tempo. River fu in seguito cremato il 4 novembre 1993 e le sue ceneri furono sparse nel ranch di famiglia in Florida. Una stella nascente si spense quella notte e, con lui, un’era.

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Se fosse andata in maniera diversa, avremmo visto River recitare nel film “Intervista col vampiro” (1994), parte che andò poi a Christian Slater, lo avremmo visto interpretare “Il corvo“(1994), ruolo che fu poi affidato a Brandon Lee, e avrebbe, inoltre, vestito i panni di Jack in “Titanic“(1997), interpretato come è ben noto da Leonardo DiCaprio.

Quest’ultimo, durante la presentazione di “C’era una volta a… Hollywood” al Festival di Cannes ha reso omaggio a River con le seguenti parole: “Sono cresciuto considerando River Phoenix il più grande attore della mia generazione, e tutto ciò che ho sempre desiderato era la possibilità di stringergli la mano”.

Insomma, tanti ruoli ha interpretato il giovane River Phoenix, il quale ha dato vita ai più svariati personaggi, ma dagli occhi dolci di questo bel ragazzo dai capelli d’oro si percepiva sempre il medesimo messaggio, “Stand by me”.

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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