Nasci per perdere, vivi per vincere: chi era Lemmy Kilmister

Lemmy Kilmister era una rockstar figlia del suo tempo.

Nasci per perdere abbandonato ad una vita di pericoli, delusioni, incertezze, ma vivi per vincere e dimostrare la tua resilienza. È riassunta in questa breve e concisa frase la filosofia di Lemmy Kilmister ex frontman e bassista dei Motörhead che ricordiamo oggi, nel giorno del suo compleanno.

MyZona

Lemmy Kilmister è considerato il re dei resilienti, un po’ come qualsiasi membro dei Rolling Stones o Ozzy Osbourne. Una vita fatta di sregolatezza e follia ha contraddistinto la sua giovinezza fino all’età adulta e oltre, quando allo scoprire della sua malattia terminale i medici notarono che Lemmy era in overdose di mirtilli.

Da sempre musica e stravaganza si accompagnano a braccetto nella storia di ogni musicista militante intorno agli anni ‘70/’80. Al giorno d’oggi, leggendo ad esempio l’autobiografia di Lemmy Kilmister, quasi rabbrividiremmo accecati dal velo di ipocrisia e finto buonismo che contraddistingue i nostri tempi.

Come sempre, per capire un personaggio o un dato periodo storico bisogna calarsi nel contesto e studiare a fondo cosa significasse vivere in quegli anni come una vera rockstar. E significava esattamente Lemmy Kilmister. Sesso, droga, rock ‘n roll. Niente di più, niente di meno. Un’intensa passione per la musica, per le donne e per l’ebrezza che era spesso fonte di ispirazione.

Nato anch’egli in un piccolo sobborgo nella contea inglese dello Shaffordshire, in condizioni disagiate, ci ricorda un po’ la storia dei Black Sabbath o degli Iron Maiden. Ci ricorda la storia di quegli uomini che, pur non avendo niente, sognavano di sbancare e di essere ricordati per sempre. Comprensibile dunque l’abisso di follia e stranezze nel quale la carriera di Lemmy sprofonda in breve tempo. Cacciato dagli Hawkwind per possesso di anfetamine, il bassista inaugura in maniera definitiva la sua scesa verso l’olimpo del rock con i Motörhead tra successi indomabili e rianimazioni per collassi durante i concerti.

Nonostante le follie memorabili di quest’uomo, tra le quali ricordiamo un tentativo di purificare il suo sangue, ormai definito dai medici “non umano”, con delle trasfusioni, Lemmy non ha mai tradito la sua dura immagine e la sua passione pura per la musica.

Si può definire un classico esempio di self made man, un uomo che dal nulla si è fatto da solo inciampando, cadendo, rialzandosi di continuo. Un uomo rude e bizzarro che non amava abbandonarsi agli affetti troppo sentimentali e che, da sempre, si è distinto per la sua caparbietà e determinazione. E se è meglio bruciare e spegnersi piuttosto che svanire nel nulla, la leggenda del frontman dei Motörhead sembra essere ancora viva e destinata a perdurare.

Come sosteneva egli stesso: “Se dovessi morire domani, non avrei alcun timore. Me ne sarei andato facendo ciò che amo, nessun rimpianto. È stato un viaggio fantastico.”

Born to lose, live to win.

Da leggere anche

Sophia Melfi
Redattrice del magazine The Walk Of Fame. Studentessa, laureata in letteratura e filologia moderna, è un'appassionata di storia, cinema, arte e musica. Reduce da un'esperienza all'estero, è già pronta a ripartire. Appartiene alla generazione di quelli "con l'erba che cresce sotto i piedi" ed è anche amante del folklore e dei paesaggi scandinavi.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli