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Le stime del Festival di Sanremo tra i più premiati, gli eterni secondi e i conduttori più assidui

Ma durante tutta la storia del festival quali artisti e conduttori hanno calcato maggiormente il palco del teatro Ariston?

Antonella Valente

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Fra poche ore avrà inizio l’attesissima 70esima edizione del Festival di Sanremo che il prossimo sabato decreterà la migliore tra le 24 canzoni in gara. Ma durante tutta la storia del festival quali artisti e conduttori hanno calcato maggiormente il palco del teatro Ariston? Chi detiene il record di vittorie nella storia del festival canoro?

Sono due i cantanti che condividono per ciascuno ben quattro vittorie. Il primo è stato Claudio Villa che vinse nel 1955, nel 1957, nel 1962 e 1967. Domenico Modugno invece ha ottenuto il primo posto nel 1958, nel 1959, nel 1962 e nel 1966.

“Addio.. addio” è il singolo presentato nel 1962 dallo stesso Villa insieme al suo autore Modugno.

L’unica donna, invece, ad aver vinto per un maggior numero di volte, ben tre su dieci partecipazioni è stata Iva Zanicchi. Cantante dotata di grande grinta e passionalità, dalla voce quasi tenorile e in grado di spaziare tra i generi musicali più diversi, dal blues alla musica melodica, passando per la musica pop e le canzoni dedicate ai bambini, nel 1970 è stata definita da Alighiero Noschese come “il pollice della canzone italiana”, ossia una delle personalità musicali italiane più importanti.

Tra i presentatori che vantano di aver condotto più edizioni del festival consecutive ricordiamo ovviamente Mike Bongiorno in scena per ben cinque edizioni tra il 1963 e il 1967.

Ma è stato Pippo Baudo che possiede il primato assoluto di conduzioni del festival di Sanremo tanto da raggiungerne 13: la prima nel 1968 e l’ultima nel 2008.
Spazio anche a colui che è stato da sempre considerato “l’eterno secondo”. Quindici partecipazioni al Festival per Toto Cotugno, che una volta ha anche vinto. Viene però ricordato spesso per aver ottenuto la medaglia d’argento per ben sei volte.

La vittoria di Cutugno non è stata portata a casa col brano “L’Italiano”, la sua canzone più famosa, che invece nel 1983 arrivò quinta, mentre l’altro suo grande successo, “Voglio andare a vivere in campagna”, nel 1995 si posizionò addirittura al diciassettesimo posto.

La giovanissima più appaludita e premiata è stata Gigliola Cinquetti che vinse la gara nel 1964 con “Non ho l’età”. Tra tutti gli artisti invece che hanno preso parte alla manifestazione canora, Al Bano, Peppino di Capri, Toto Cutugno e Milva vantano 15 partecipazioni ciascuno. A seguire solo Anna Oxa con 14 e infine Fausto Leali, Claudio Villa a pari merito si aggiudicano la medaglia di bronzo con 13 presenze. 

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Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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Francesco De Gregori: in un libro tutti i testi del Principe della canzone italiana

Più di 700 pagine. Un volume imponente, un caso quasi unico fra i libri dedicati a un cantautore nel nostro Paese.

redazione

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Francesco De Gregori aveva ventun anni nel 1972 quando con l’amico Antonello Venditti pubblicò il primo LP, Theorius Campus. 

L’anno seguente debuttò come solista (Alice non lo sa) e da allora sono venuti più di venti album in studio, che hanno cambiato la scena della musica italiana grazie a una capacità di fascinazione forte e rara: canzoni uncinanti che amano attingere dal folk anglosassone, dal rock, dalla musica popolare italiana, brani a volte elusivi e sfuggenti, enigmatici, capaci però di aprirsi a tutti, come dev’essere per la grande canzone.

In quasi cinquant’anni di attività De Gregori ha scritto e cantato più di duecento testi, che mai prima d’ora erano stati oggetto di una raccolta integrale.

Enrico Deregibus, stimato studioso e cultore della canzone italiana, specie d’autore, annota e commenta i brani (insieme a vari altri solo interpretati dall’artista romano) in una radiografia approfondita di come sono nati e si sono sviluppati, indagandone le numerosissime sfaccettature, con molte rivelazioni inedite, analisi, aneddoti e con centinaia di dichiarazioni rilasciate negli anni da De Gregori.

Più di 700 pagine. Un volume imponente, un caso quasi unico fra i libri dedicati a un cantautore nel nostro Paese.

Enrico Deregibus è giornalista e direttore artistico o consulente di molte rassegne ed eventi musicali. Ha pubblicato con Giunti nel 2015 la biografia di Francesco De Gregori Mi puoi leggere fino a tardi, che costituisce una sorta di prima parte di questo nuovo libro. L’anno dopo ha firmato le schede del cofanetto Backpack, che racchiude trentadue dischi del cantautore romano.

È ideatore e curatore del Dizionario completo della canzone italiana (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti (BUR, 2007). Del 2013 è Chi se ne frega della musica?, una raccolta di suoi scritti (NdAPress).

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Miles Kennedy, in arrivo il secondo album solista: “E’ puro rock’n’roll”

“Non ci sono dubbi, questo è più un disco rock, con una sorta di pesante R & B anche a volte”

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Miles Kennedy (Alter Bridge, Slash & The Conspirators) ha completato le registrazioni del suo secondo album solista. Il disco uscirà a distanza di due anni dal precedente “Year of the tiger” del 2018. Al suo fianco, ancora una volta, ci saranno il batterista Zia Uddin e il bassista Tim Tournier. Produttore sarà Michael “Elvis” Baskette.

Lo svela lo stesso artista sul proprio profilo Instagram, dichiarando “Dopo aver trascorso gli ultimi 7 mesi a scrivere e registrare, il secondo disco da solista viene registrato e, come si suol dire, ‘nella scatola’. Il processo, che è iniziato con me che scrivevo e la dimostrazione per la prima metà dell’anno si è fusa con il collegamento con Zia Uddin e Tim Tournier e la guida di quasi 3000 miglia in Florida con l’attrezzatura al seguito per incontrare la leggenda che è @elvisliberace nel suo bel studio”.

“Vivevamo rinchiusi per 7 settimane senza contatti col mondo esterno e niente su cui concentrarsi se non registrare musica e comportarsi come un gruppo di studenti della seconda media saltellano su enormi quantità di succo stupido. È stata un’esperienza incredibile”

“Non ci sono dubbi, questo è più un disco rock, con una sorta di pesante R & B anche a volte”

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Judas Priest, Rob Halford a difesa dei diritti LGBTQ: uguaglianza ancora lontana

“E’ una lotta di tutti, indipendentemente dai tempi in cui viviamo”

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Rob Halford, cantante e leader dei Judas Priest, scende in campo a difesa dei diritti LGBTQ. Attraverso un’intervista rilasciata al Birmingham Mail, ha raccontato alcuni aneddoti del proprio passato che gli hanno consentito di avere maggiore contezza circa l’importanza di schierarsi a favore di una causa. Quella dei diritti degli omosessuali, nel caso specifico.

“Abbiamo una lunga, lunga strada da percorrere prima di ottenere la completa uguaglianza”, ha dichiarato Halford che nel 1998 fece coming out. Ha ricordato come da piccolo non di rado leggesse sui giornali di persone imprigionate solo perché gay. “Queste cose ti influenzano da giovane e ti iniziano in questo viaggio alla scoperta di te stesso e della tua identità sessuale”, ha poi proseguito.

E’ una lotta di tutti, indipendentemente dai tempi in cui viviamo. Da ragazzo è stato difficile. Leggevo i giornali come tutti gli altri e si parlava di quest’uomo gay e quell’uomo gay che venivano gettati in prigione solo perché omosessuali, appunto. Oppressione e una persecuzione erano normalità, come in alcune parti del mondo avviene ancora oggi “.

Halford ha continuato affermando di “non essere sostenitore di Donald Trump“, spiegando che “le politiche da lui adottate hanno trasformato le divisioni politiche in voragini e gruppi minoritari alienati come la comunità LGBTQ. È inquietante, ed è un vero peccato, perché in tutta l’amministrazione Obama sono state ottenute vittorie importanti sulla base dell’uguaglianza umana. Questo è il problema qui. Trattare un gruppo di persone in questo modo e trattare questo gruppo in quel modo. Non puoi farlo. Devi dare a tutti gli stessi diritti “.

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