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Fedez, Twitch e la beneficenza: se anche un bel gesto diventa il corpo del reato

Federico Falcone

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Il terreno su cui si muove la beneficenza è spesso insidioso e non scevro da rischi. Si va dalla strumentalizzazione facile all’egocentrismo, passando attraverso la comunicazione degli atti o fatti posti in essere che non presentano interpretazione univoca. Non è facile fare beneficenza, anche se le motivazioni alla base di essa sono nobili. Lo sa bene Fedez che, suo malgrado, è finito al centro di un’ingloriosa polemica per l’aver donato 1.000 euro in contanti a cinque persone in difficoltà.

I 5.000 euro totali sono stati raccolti attraverso donazioni su Twich.

Gesto indiscutibilmente di valore e degno di menzione, sicuramente da prendere a esempio per i più facoltosi che hanno la possibilità di permettersi tali donazioni. I quali magari già lo fanno, seppur lontano dai riflettori e quindi in modo tale da renderne difficile l’evidenza pubblica. La sensibilità appartiene a quella sfera personale così inviolabile da consentirci di affermare che ognuno ha la propria e che quindi, lontano da pre-giudizi aprioristici, cassare senza sapere è l’archetipo dell’errore più goffo e maldestro. Evitabile, dunque.

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Il 13 dicembre il rapper meneghino, a bordo della sua Lamborghini, è uscito e ha donato la somma ai “rappresentanti” di quelle categorie che “stanno pagando gli effetti della crisi dovuta all’emergenza coronavirus“. I destinatari sono stati individuati dai fan dell’ex giudice su X-Factor su Twitch, piattaforma di livestreaming di proprietà di Amazon. L’importo è stato messo da parte con due mesi di donazioni e Fedez ha aggiunto la differenza per arrivare alla cifra tonda.

Un senzatetto, un rider, un artista di strada, un cameriere, un ristoratore, un volontario.

Questi i destinatari del regalo, stupiti e commossi nel riceverlo. Ora, in elogio al principio del “bene o male purché se ne parli“, o di quello più nazional popolare che recita “qualsiasi cosa si faccia, qualcuno troverà sempre da ridire“, non tutti si sono ritrovati nel gesto di Fedez. Il marito di Chiara Ferragni è finito dritto dritto sul banco degli imputati perché la consegna dei regali è avvenuta in Lamborghini.

Probabilmente la prossima volta prenderò la metro, se questo è il problema. Mi dispiace che questa iniziativa sia stata percepita come di cattivo gusto, ma se i miei utenti mi chiedono di fare qualcosa che è a fin di bene, io non mi voglio esimere dal farlo, quindi lo rifarei“, ha commentato.

Fabio Volo è stato fra i primi a scagliarsi contro Fedez, dichiarando: “aspettate un attimo prima di riprendere la messa in onda, vado giù ad aiutare una vecchietta che attraversa la strada, poi faccio una stories, un post e divento buono per tutti ma con i soldi degli altri”. Sarcastico, provocatorio o, più semplicemente, mirato a tirare la classica frecciatina, il commento è diventato subito virale trovando, come era prevedibile, tanti sostenitori quanti detrattori.

Anche Selvaggia Lucarelli non ha mancato di esprimere il proprio disappunto. “Questa dei 5.000 euro dati in un tour dei poveri per strada e in Lamborghini è una brutta deriva autoreferenziale. Questa cosa qui, è bene che Fedez lo sappia, non c’entra nulla col fare del bene. È fare show col bene, che è un’altra cosa”, ha scritto.

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Non è la prima volta che Fedez si lancia in iniziative benefiche. Possiamo qui citare gli oltre 4 milioni di euro raccolti e donati per aprire una terapia intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano, sempre in compagnia della moglie con cui una volta ha anche consegnato pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà a Palazzo Marino, oppure le donazioni alle attività solidali e benefiche. Questo è quello che, per lo meno, è reso pubblico. Fabio Volo dovrebbe capirlo o almeno intuirlo.

Sulla scia dell’osservazione di Fabio Volo, possiamo anche noi prendere, almeno virtualmente, le difese di Fedez e affermare che sì, la beneficenza si fa ma non si dice. Ma ribaltiamo la situazione.

Se fosse vero il contrario? Se fosse che rendere noti alcuni comportamenti potrebbe aiutare lo spirito d’emulazione di tanti, fra colleghi, amici e compagnia bella a seguire le sue orme? Perché non prendere in considerazione la straordinaria capacità comunicativa dei Ferragnez e la grande forza che possono muovere nel lanciare istanze o raccogliere appelli? Compresi i più nobili, i più utili, i più urgenti? Perché lanciarsi nella deriva della polemica oltranzista? Perché non vedere un valore aggiunto in chi, come i Ferragnez, può arrivare dove altri non possono?

Lontano da questa sede lo scrupolo di pontificare la coppia, esattamente come siamo lontani dallo speculare sulla volontà di chi, come il rapper, è sceso in strada per donare questi soldi. Provate a chiedere a chi li ha ricevuti se è più interessato all’esserseli visti piovere dal cielo o al fatto che chi li abbia donati, li abbia consegnati scendendo da una Lamborghini. Che magari si è anche legittimamente guadagnato di possedere.

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I più incattiviti hanno addirittura parlato di elemosina.

Mille euro di elemosina. La facessero anche a noi, allora. Quanto tornerebbe utile questa cifra, soprattutto di questi tempi. Chi parla di elemosina, invece, è nella condizione di esibire una morale integra e illibata? Fa tutto ciò che è in suo possesso per aiutare chi è in difficoltà? Oppure preferisce ergersi su un piedistallo e dare giudizi e lezioni di moralità e vita vissuta? Che di gesti analoghi se ne ravvisi sempre più la necessità e l’urgenza e che si, magari vengano anche resi noti, di modo da poter scatenare quell’invidia da competizione di cui qualcuno, le cosiddette categorie più deboli, potrebbero trarne giovamento. E poco ci interessa se provengono da chi ha una Lamborghini o una Panda.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Tra mente, cuore e carne: la poesia di Patrizia Valduga

Redazione

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Poetessa e traduttrice veneta Patrizia Valduga è stata la compagna del poeta, traduttore e critico letterario Giovanni Raboni con cui ha condiviso un’intensa storia d’amore durata 23 anni, dal 1981 fino al 2004, anno della morte di Raboni.

La vita di Patrizia Valduga è intrisa di grande letteratura. Nei suoi scritti troviamo, infatti, un uso impeccabile e sensuale della metrica. Tutto accade in una stanza, in quattro mura: un uomo e una donna sono uno davanti all’altra, pronti al combattimento amoroso. La donna è la scrittrice. La stanza è la sua mente, dove l’incontro d’amore si trasforma in un teatro di parole e di carne, dove le voci ben distinte dei due amanti si alternano e dialogano durante l’incontro, in un andamento emotivo che segue il ritmo di una marea, di un’onda trasportata, schiaffeggiata e gonfiata dal vento.

Ma quel che accade è soprattutto poesia.

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Di seguito un componimento tratto da  “Medicamenta e altri medicamenta”(Einaudi, 1989)

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami. 

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgmominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.
Legami annegami e infine annientami.

Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Di Erica Ciaccia

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Librerie aperte nei centri commerciali, anche nei giorni festivi

Redazione

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Le librerie resistono, provano a farlo anche con le piccole ma significative novità rappresentate dall’ultimo Dpcm. “Nell’ultimo Dpcm il governo ha concesso anche alle librerie ubicate nei centri commerciali di rimanere aperte nei giorni festivi”.

Lo dicono i librai di Ali Confcommercio sottolinenando di essere contenti che siano “state accolte dal governo le nostre sollecitazioni”. “Come Associazione ci siamo spesi molto per sensibilizzare le istituzioni affinchè il principio dell’essenzialità del libro valesse anche per le librerie nei centri commerciali che molto hanno sofferto nelle settimane scorse; diamo pertanto atto al Governo di aver risposto positivamente alle nostre sollecitazioni” ha affermato Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio.

Leggi anche: La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Il libro ha comunque dimostrato la sua forza di bene primario e grazie a un impegno di forze congiunte, del governo, degli editori e dei librai, ha saputo percorrere le nuove sfide con una grande capacità di resilienza. Leggi il nostro articolo.

Una novità che lascia ben sperare per l’immediato futuro, dove si dovrà ridare vigore a un comparto economico in profonda crisi. E’ stata definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale. Leggi il nostro articolo.

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La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Fabio Iuliano

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Aggiorniamo il conteggio. Siamo oltre gli 81 giorni. Quelli che intercorrono tra la pubblicazione di questo nuovo articolo e il Dpcm che il 24 ottobre aveva disposto per la prima volta la chiusura di teatri e cinema. Siamo anche alla vigilia di un nuovo Dpcm di contrasto al coronavirus, che tra le altre cosa proroga lo stato d’emergenza per la pandemia da Covid-19 fino al 30 aprile.

La situazione, dal punto di vista dei luoghi della cultura non cambia. Da domenica quasi tutta l’Italia rischia di finire in zona arancione, con Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia che rischiano addirittura le misure più stringenti da zona rossa. Confermati il coprifuoco, lo stop all’asporto dalle 18 (sarà consentito solo il domicilio). Ristoranti e bar aperti fino alle 18 nelle zone gialle, chiusi nelle altre. Negozi aperti nelle zone gialle e arancioni. Con indice Rt maggiore di 1 si finisce in area arancione, maggiore di 1,25 in area rossa. In arancione finiranno anche tutte quelle Regioni classificate a rischio alto secondo i 21 parametri, anche se l’indice Rt è minore di 1.

Confermata la chiusura di palestre, piscine, cinema, teatri. Da valutare la riapertura di alcuni musei nelle zone gialle.

Il Dpcm prevede anche l’istituzione della zona bianca, in cui riaprirebbero palestre, piscine, teatri, cinema, ristoranti e bar h24. Ma per ora non ci rientra nessuno: riguarderà le Regioni con uno scenario di tipo 1, un livello di rischio basso, indice Rt inferiore a 1 e un’incidenza settimanale dei contagi per due settimane consecutive inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti. Un’utopia per il momento.

E intanto, cosa succede a chi campa con gli spettacoli?

Ha colpito tutti la storia di Adriano Urso, pianista per vocazione e rider per necessità colpito da un infarto mentre stava effettuando una consegna. Una vicenda tragicamente simbolica che la dice lunga sulla condizione di molti artisti e operatori culturali.

Gestori che continuano a pagare spese senza avere la benché minima possibilità di lavorare, allo stato attuale. Per non parlare dei soldi buttati per le operazioni di sanificazione, con dispositivi che stanno “marcendo” dentro alle sale. Come abbiamo scritto tempo fa, il problema potrebbe essere legato alle code all’ingresso o al botteghino. La prenotazione obbligatoria degli spettacoli potrebbe essere una soluzione, magari con un sistema elettronico che garantisce l’arrivo scaglionato nella struttura.

Definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale.

Ne dà notiziail Sole 24 ore che fa riferimento a un testo portato avanti da Francesco Verducci vicepresidente della Commissione Cultura a Palazzo Madama, ed dal deputato dem Matteo Orfini. Con questa proposta si cerca di riportare al centro del dibattito politico e dell’agenda del paese il settore dello spettacolo a lungo trascurato. Qui il nostro articolo.

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