Perché lo swing di Bublé si scongela solo a Natale?

Michael Bublé è una di quelle figure che irrimediabilmente associamo alla neve, alle renne e ai campanellini. Esattamente come Mariah Carey, che ha fatto di “All I want for Christmas is you” l’insuperabile inno del Natale pop. Michael Bublé rappresenta qui, per estensione, l’intero genere swing delle festività: una volta all’anno siamo bombardati dallo swing, e a Natale tutto diventa retrò.

Ma perché una volta finito Halloween sentiamo il bisogno di aspettare Santa Claus con questi ritmi sincopati?

Se i canti natalizi tradizionali erano ancora molto legati alla sfera religiosa, la Grande Depressione degli anni ‘30 vede la nascita di canzoni ben più incentrate sul lato “consumistico” delle festività occidentali. Dalle canzoni per i più piccoli, come “Santa Claus Is Coming To Town” (1934), alle accorate ballate in stile “Have Yourself A Merry Little Christmas” (1943), al centro delle canzoni del nuovo Natale ci sono i regali e i sentimenti d’amore e amicizia. Quasi nessuna traccia di tematiche religiose.

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Andando poco più avanti nel tempo, troviamo quei pezzoni che tutti ma proprio tutti ballicchiamo addobbando l’albero: “Let It Snow! Let It Snow! Let It Snow!” (1945) e “Jingle Bell Rock” (1957) ci vengono riproposte mentre siamo in fila alla cassa, in ascensore, tra un programma radio e l’altro, nei film di Natale… si, anche in “Una Poltrona Per Due”.

Ormai è inevitabile associare dicembre a queste canzoni piene di scampanellii.

L’America degli anni ‘50, simbolo per eccellenza di quel consumismo bianco mascherato da “famiglia del Mulino Bianco” – come diremmo oggi – ha dominato anche questo settore. L’idea della famiglia felice, riunita davanti al camino o ad una tavola imbandita; padre sornione che legge il giornale, figli che scartano i regali in attesa che la madre, perfetto angelo del focolare, porti a tavola l’arrosto della Vigilia… È il Natale degli spot pubblicitari della Coca-Cola, del panettone Motta, di tutti quei prodotti indispensabili per essere felici durante le feste.

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E in tutto questo grandissimo presepe moderno, lo swing ci riporta a un’ideale di tradizione e calore famigliare. Questa colonna sonora d’altri tempi ci fa entrare appieno nello spirito natalizio, insieme alla voglia di un Natale perfetto, da cartolina vintage, in cui i tutti sorridono scambiandosi i doni e i colori si fanno più caldi.

It’s that time of the year in cui all’interno del nostro micro mondo tutto va bene e funziona, almeno a Natale, almeno con Bublé in sottofondo ed il vischio appeso alla porta.

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Marina Colaiuda
Una vita da studentessa contornata da interessi più o meno importanti, tutti affrontati con la massima serietà. In bilico tra danza e scrittura, tra vintage e contemporaneità, tra originali e traduzioni e sempre con la musica ad accompagnarmi dappertutto, che siano Duke Ellington o i Sex Pistols: se guardaste la mia playlist entrereste in analisi!

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