Baglioni lancia la sua opera-concerto e si propone per l’Eurovision 2022

Orologi e clessidre, ma anche nastri, forme, e colori in movimento a declinare una partita a scacchi con l’amore e con il tempo. “In questa storia che è la mia”, disponibile dal 2 giugno sulla piattaforma ITsArt, Claudio Baglioni mette in scena se stesso in un racconto da giovane invecchiato, come in Strada Facendo e in Oltre.

Il racconto in immagini e suoni di chi, a 70 anni compiuti, ha ancora molto da dire e da portare avanti. “Avrei voglia di fare qualcosa in tv”, dice alla presentazione al cinema Adriano di Roma, “mi sono affezionato, ci ho preso gusto. E siccome non ho tutta la vita davanti è bene che mi affretti”. Una sua presenza già in questa stagione era stata annunciata prima da Rai1 e poi da Mediaset, senza che però si sia poi concretizzata.

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L’anno prossimo l’Italia ospiterà l’Eurovision Song Contest – in virtù della vittoria dei Maneskin – e Baglioni si candida, tra il serio e il faceto: “Mi piacerebbe poterlo organizzare con Giuliano Peparini. Ne abbiamo già combinate diverse, anche sul palco dell’Ariston. Noi ci proponiamo, al massimo ci risponderanno di no”.

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Proprio Peparini firma la direzione artistica del progetto “In questa storia che è la mia”, opera-concerto registrata al Teatro dell’Opera di Roma, tratta dall’omonimo e ultimo album di inediti (più di 4milioni di streaming, oltre 60mila copie tra cd e vinili) che qui appare come un concept album.

Il tutto in streaming su ITsART il sipario digitale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d’arte, live e on-demand, con contenuti disponibili in Italia e all’estero. Una proposta sostenuta anche dal Ministero dei Beni culturali, come confermato dallo stesso Dario Franceschini alla presentazione.

La ferita dei teatri vuoti ci ha colpiti al cuore e faticherà a rimarginarsi“, racconta Baglioni. “Per questo ho cercato di contribuire a riempire quel vuoto, portando in dono al teatro tutto quello che avevo da dare. Musica e parole, naturalmente. Ma anche un’opera che fonde recitazione, danza, gesto, giochi di luci e suoni, quadri animati da performer, e nella quale grande orchestra, coro lirico, coristi e band diventano co-protagonisti della narrazione. Ognuno di noi – con la propria arte, sensibilità, intensità, espressività – ha provato a cancellare il vuoto del teatro, riempiendolo, letteralmente, di vita. E, così, tutto – palcoscenico, golfo mistico, platea, palchi, loggioni, foyer, corridoi, backstage – è diventato scena. Uno spettacolo totale in uno spazio scenico totale, nel quale – per la prima volta – l’idea wagneriana dell’arte totale si realizza in una architettura totale”.

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“Questo lavoro”, prosegue Baglioni, “si presenta davvero come uno spettacolo eccezionale per tempi eccezionali. E non solo perché in ‘tempi normali’ non sarebbe mai stato possibile concepirlo né realizzarlo ma, soprattutto, perché credo ci sia bisogno di idee eccezionali per aiutare certe ferite a rimarginarsi, e trasmettere le energie che servono a fare di dolore, difficoltà e privazioni i semi per costruire un futuro nuovamente degno di questo nome”.

“Tra le emozioni più intense”, dice ancora il cantautore rispondendo a una domanda, “le avverto in ‘Come ti dirò’ il cui testo declina il concetto anche letterario di un amore, così grande amore da diventare impossibile. Talmente grande che fai difficoltà a trovare le parole giuste. Un amore capace di segnare un percorso vita anche dopo la scissura”. Le canzoni che si alternano descrivono un amore dalle prime fasi: la curiosità, il corteggiamento, fino ad arrivare all’intensità di una relazione. “Poi c’è la parabola discendente e le strade che si dividono”, prosegue Baglioni, “non resta che sperare in un sentimento che diventi eterno, tanto da spingere i due amanti a ritrovarsi”.

ARTE TOTALE, TEATRO TOTALE ED ESTETICA CINEMATOGRAFICA
Un’anteprima assoluta. Non solo perché tema, narrazione, canzoni e allestimento musicale e scenico sono originali ma, soprattutto, perché “In questa storia che è la mia” riprende – estendendola – l’idea wagneriana di opera d’arte totale. Arte totale in un intero teatro, dunque – in tutti i significati che il combinarsi di queste due formule è in grado di esprimere – che finisce, però, col rivelare un’estetica cinematografica, tanto da trasformare “In questa storia che è la mia” in un inedito FilmOpera. Come accade nella cinematografia, infatti, le diverse scene di questo straordinario atto unico (scene rese ancora più suggestive dal ricorso ad effetti di luce e soluzioni illuminotecniche che normalmente non si vedono nei teatri di tradizione all’italiana) sono state riprese da diversi punti di vista – attraverso un incalzante ed emozionante uso di campi e controcampi – in modo da unire al lirismo fisico del teatro, la magia metafisica del cinema.

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STORIA DI UN AMORE E DELL’AMORE
È la storia di un grande amore e dell’amore stesso: amore personale – reale o ideale, fisico o mentale, vissuto o semplicemente vagheggiato ma, sempre inatteso, sorprendente, travolgente – di un “uomo di varietà” e della sua “principessa”. Ma anche amore universale: antico, eppure ogni volta incredibilmente nuovo, che anima ogni venatura del tempo – passato, presente e futuro – e dà senso e valore a tutte le stagioni della vita: fanciullezza, adolescenza, gioventù, maturità.

L’OPERA-CONCERTO
Lo spettacolo – della durata di novanta minuti – si apre con un monologo evocativo e rapsodico – scritto da Claudio Baglioni e interpretato da Pierfrancesco Favino – e un preludio danzato affidato all’étoile Eleonora Abbagnato. La direzione di orchestra e coro è di Danilo Minotti, mentre la direzione della band di Baglioni è affidata a Paolo Gianolio, che ha firmato gli arrangiamenti e le orchestrazioni di nove dei quattordici brani dell’album. Gli arrangiamenti degli altri sette brani portano, invece, la firma di Celso Valli. I contributi solistici sono di Giancarlo Ciminelli, Alessandro Tomei, Roberto Pagani, Danilo Rea e Giovanni Baglioni, che esegue la suite finale dell’album.

“In questa storia che è la mia” è prodotto da Friends & Partners e Fenix Entertainment spa. La regia teatrale è di Giuliano Peparini, la fotografia è di Ivan Pierri, la regia televisiva è di Luigi Antonini.

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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