“In questa storia che è la mia”: Baglioni lancia la sua opera-concerto alla Festa del cinema di Roma

Orologi e clessidre, ma anche nastri, forme, e colori in movimento a declinare una partita a scacchi con l’amore e con il tempo. “In questa storia che è la mia”, uno spettacolo per tempi eccezionali. È “In questa storia che è la mia”, l’opera-concerto totale registrata al Teatro dell’Opera di Roma, tratta dall’omonimo e ultimo album di inediti di Claudio Baglioni (certificato platino e con oltre 14 milioni di streaming – audio e video), che questa sera, giovedì 21 ottobre, alle ore 21, rivivrà proprio nel prestigioso Teatro dell’Opera di Roma, dove verrà proiettata nell’ambito della Festa del Cinema di Roma.

Domani, venerdì 22 ottobre, alle ore 16.30, invece, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, Baglioni sarà protagonista dell’Incontro ravvicinato con Antonio Monda (Direttore artistico Festa del Cinema di Roma), uno dei momenti più apprezzati dal pubblico della Festa del Cinema di Roma.

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Non solo, l’opera disponibile dal 2 giugno sulla piattaforma ITsArt, arriverà nelle sale cinematografiche da martedì 2 a giovedì 4 novembre.

Baglioni mette in scena se stesso in un racconto da giovane invecchiato, come in Strada Facendo e in Oltre. Il racconto in immagini e suoni di chi, a 70 anni compiuti, ha ancora molto da dire e da portare avanti.

©_ANGELO_TRANI

Giuliano Peparini firma la direzione artistica del progetto “In questa storia che è la mia”, opera-concerto registrata al Teatro dell’Opera di Roma, tratta dall’omonimo e ultimo album di inediti (più di 4milioni di streaming, oltre 60mila copie tra cd e vinili) che qui appare come un concept album.

Il tutto in streaming su ITsART il sipario digitale per teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d’arte, live e on-demand, con contenuti disponibili in Italia e all’estero. Una proposta sostenuta anche dal Ministero dei Beni culturali, come confermato dallo stesso Dario Franceschini alla presentazione.

La ferita dei teatri vuoti ci ha colpiti al cuore e faticherà a rimarginarsi“, ha raccontato Baglioni alla presentazione, lo scorso maggio. “Per questo ho cercato di contribuire a riempire quel vuoto, portando in dono al teatro tutto quello che avevo da dare. Musica e parole, naturalmente. Ma anche un’opera che fonde recitazione, danza, gesto, giochi di luci e suoni, quadri animati da performer, e nella quale grande orchestra, coro lirico, coristi e band diventano co-protagonisti della narrazione. Ognuno di noi – con la propria arte, sensibilità, intensità, espressività – ha provato a cancellare il vuoto del teatro, riempiendolo, letteralmente, di vita. E, così, tutto – palcoscenico, golfo mistico, platea, palchi, loggioni, foyer, corridoi, backstage – è diventato scena. Uno spettacolo totale in uno spazio scenico totale, nel quale – per la prima volta – l’idea wagneriana dell’arte totale si realizza in una architettura totale”.

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“Questo lavoro”, ha detto ancora Baglioni, “si presenta davvero come uno spettacolo eccezionale per tempi eccezionali. E non solo perché in ‘tempi normali’ non sarebbe mai stato possibile concepirlo né realizzarlo ma, soprattutto, perché credo ci sia bisogno di idee eccezionali per aiutare certe ferite a rimarginarsi, e trasmettere le energie che servono a fare di dolore, difficoltà e privazioni i semi per costruire un futuro nuovamente degno di questo nome”.

“Tra le emozioni più intense”, ha proseguito il cantautore rispondendo a una domanda, “le avverto in ‘Come ti dirò’ il cui testo declina il concetto anche letterario di un amore, così grande amore da diventare impossibile. Talmente grande che fai difficoltà a trovare le parole giuste. Un amore capace di segnare un percorso vita anche dopo la scissura”. Le canzoni che si alternano descrivono un amore dalle prime fasi: la curiosità, il corteggiamento, fino ad arrivare all’intensità di una relazione. “Poi c’è la parabola discendente e le strade che si dividono non resta che sperare in un sentimento che diventi eterno, tanto da spingere i due amanti a ritrovarsi”.

ARTE TOTALE, TEATRO TOTALE ED ESTETICA CINEMATOGRAFICA
Tema, narrazione, canzoni e allestimento musicale e scenico sono originali ma, soprattutto, perché “In questa storia che è la mia” ha sottolineato – estendendola – l’idea wagneriana di opera d’arte totale. Arte totale in un intero teatro, dunque – in tutti i significati che il combinarsi di queste due formule è in grado di esprimere – che finisce, però, col rivelare un’estetica cinematografica, tanto da trasformare “In questa storia che è la mia” in un inedito FilmOpera. Come accade nella cinematografia, infatti, le diverse scene di questo straordinario atto unico (scene rese ancora più suggestive dal ricorso ad effetti di luce e soluzioni illuminotecniche che normalmente non si vedono nei teatri di tradizione all’italiana) sono state riprese da diversi punti di vista – attraverso un incalzante ed emozionante uso di campi e controcampi – in modo da unire al lirismo fisico del teatro, la magia metafisica del cinema.

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STORIA DI UN AMORE E DELL’AMORE
È la storia di un grande amore e dell’amore stesso: amore personale – reale o ideale, fisico o mentale, vissuto o semplicemente vagheggiato ma, sempre inatteso, sorprendente, travolgente – di un “uomo di varietà” e della sua “principessa”. Ma anche amore universale: antico, eppure ogni volta incredibilmente nuovo, che anima ogni venatura del tempo – passato, presente e futuro – e dà senso e valore a tutte le stagioni della vita: fanciullezza, adolescenza, gioventù, maturità.

L’OPERA-CONCERTO
Lo spettacolo – della durata di novanta minuti – si apre con un monologo evocativo e rapsodico – scritto da Claudio Baglioni e interpretato da Pierfrancesco Favino – e un preludio danzato affidato all’étoile Eleonora Abbagnato. La direzione di orchestra e coro è di Danilo Minotti, mentre la direzione della band di Baglioni è affidata a Paolo Gianolio, che ha firmato gli arrangiamenti e le orchestrazioni di nove dei quattordici brani dell’album. Gli arrangiamenti degli altri sette brani portano, invece, la firma di Celso Valli. I contributi solistici sono di Giancarlo Ciminelli, Alessandro Tomei, Roberto Pagani, Danilo Rea e Giovanni Baglioni, che esegue la suite finale dell’album.

“In questa storia che è la mia” è prodotto da Friends & Partners e Fenix Entertainment spa. La regia teatrale è di Giuliano Peparini, la fotografia è di Ivan Pierri, la regia televisiva è di Luigi Antonini.

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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