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Alberto Angela ricorda Gigi Proietti: un fuoriclasse, il suo sorriso un tatuaggio indelebile

Antonella Valente

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“La notizia della scomparsa di Gigi Proietti mi ha particolarmente scosso. Viene a mancare un gigante del palcoscenico italiano che lascia un vuoto incolmabile”

Con queste parole Alberto Angela ricorda Gigi Proietti scomparso oggi 2 novembre, proprio nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni.

“Quando ti trovavi davanti a lui, alla sua arte, alla sua persona, ti rendevi conto di essere davanti ad un fuoriclasse, ad un artista unico che sapeva coinvolgerti in modo totale in ogni tipo di rappresentazione. La sua arte non era mai ostentata ed era sempre in grado di mettere a proprio agio le persone con cui aveva a che fare”, continua Angela.

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In effetti Proietti oltre ad essere stato un artista a tutto tondo, che ha rivoluzionato il teatro italiano, era un uomo gentile, educato, d’altri tempi, capace di mettere a suo agio chiunque incontrasse senza mai ostentare la sua inarrivabile grandezza.
Nel corso della sua carriera Alberto Angela ha lavorato in molte occasioni con l’attore romano, come lui stesso afferma:

“Negli anni in cui abbiamo collaborato, non ho avuto solo la fortuna di conoscere le sue doti professionali che tutti abbiamo avuto modo di apprezzare. Con la sua umiltà, la sua umanità e la sua semplicità, Gigi è stato uno degli uomini più veri, rispettosi ed umani che abbia mai incontrato. Mi stringo alla sua famiglia in questo triste momento e lo ringrazio per aver donato a me, ai miei programmi e a tutto il pubblico la sua arte, la sua visione della vita, condita sempre da quel sorriso indimenticabile che rimarrà impresso nei nostri cuori come un tatuaggio indelebile. Oggi se ne va uno dei nostri”.

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ph. Barbara Ledda

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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“Il risveglio di Mauro” di Massimo Zona, un’altra intrigante avventura dell’investigatore Mauro Baveni

Redazione

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Proseguono le avventure di Mauro Baveni, il personaggio della serie noir creata da Massimo Zona nel 2015 e giunta al quinto libro intitolato “Il risveglio di Mauro”, che sarà pubblicato a dicembre, come gli ultimi due edito anch’esso dalla LFA Publisher Editore, che continua a sostenere il personaggio con impegno ed entusiasmo.

Massimo Zona è nato a Roma, dove ha frequentato le medie e il liceo classico al Virgilio di Via Giulia. Laureato in Giurisprudenza, ha lavorato in una multinazionale petrolifera. Attualmente in pensione, risiede a Calvi Risorta, piccola cittadina dell’hinterland nord della provincia di Caserta.

Autore di poesie, sia in lingua che in vernacolo romanesco, di racconti brevi e di romanzi, dalla sua penna nasce, come già detto, il personaggio di Mauro Baveni, “l’investigatore della terra dei fuochi”, un personaggio controverso, ma decisamente accattivante, che dopo una vita spesa nei Servizi, si è reinventato detective privato per non morire di noia e arrotondare la pensione.

Circondato da vecchi e nuovi amici, la sua etica elementare lo porterà a scegliere, in maniera pragmatica, tra bene e male, tra amore e giustizia. E come sempre, senza tentennamenti di sorta.

Come recita la sinossi de “Il risveglio di Mauro”, l’ultima, tremenda avventura aveva turbato profondamente Mauro e i suoi migliori amici, salvati in extremis dal decisivo intervento del misterioso Arciere. Dopo la lunga degenza in ospedale, tornato a casa, si ritrova ben presto alle prese con numerose indagini che tanto lo appassionano.

Un caso dubbio di morte del migliore amico di suo padre, un lanciatore di dardi emulo dell’Arciere, una donna oggetto di stalking pesante, il rapimento di una bambina e per finire un cruento scontro con la mafia nigeriana, lo vedono coinvolto nuovamente insieme ai suoi amici Gustavo e Bernardo.

La narrazione si sussegue, al solito, fluida ed emozionante e riesce a portare il lettore all’interno delle scene che la animano, dando allo stesso l’impressione di essere immerso a sua volta nella sceneggiatura.

Insomma, ancora un libro da leggere tutto d’un fiato e da gustare anche nella sua elegante e pregiata veste, curata in maniera minuziosa dalla casa editrice LFA Publisher e impreziosita da una copertina definita dagli esperti “internazionale”, con il disegno di Carlo Gianoglio e il progetto grafico di Giovanni Pezzulo. Insomma, un libro da non perdere. Ha pubblicato i precedenti noir Rosso teatro (2015) e La cantina di tufo (2017) con le Edizioni Italia, Un amore comunque (2019) e L’arciere di dio (2020) con LFA Publisher.

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Una finestra sull’arte: la Litografia Bulla di Roma al fianco degli artisti in difficoltà

Federico Falcone

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La Litografia Bulla presenta Passaggi, un progetto di Beatrice e Flaminia Bulla. La Stamperia di Via del Vantaggio 2 a Roma apre una grande finestra su strada, attraverso la quale guardare pur non potendo entrare a causa di questa situazione d’emergenza. A partire dal 21 novembre 2020, passeggiando, si potranno vedere i lavori degli artisti che nella stessa Stamperia hanno sperimentato l’arte grafica e che tutt’oggi la indagano in un interessante intreccio di tecniche grafiche tradizionali e contemporanee.

Questo progetto nasce dalla volontà di voler raccontare l’imprescindibile rapporto di comunicazione e confronto che si instaura naturalmente fra artista e artigiano e che si rende visibile nei lavori che verranno presentati. Allo stesso tempo questa necessità di comunicazione sembra tanto più importante oggi dato il complicato momento storico che stiamo vivendo. Passaggi sono quelli che si snodano fra la consapevolezza del sapere artigianale tradizionale e la necessità delle visioni contemporanee e la finestra che si affaccia su uno dei locali della Stamperia è come un piccolo palcoscenico sospeso e aperto nella contemporaneità, che accoglierà alternativamente lavori d’archivio, nuove edizioni e altri progetti.

Il primo a occupare la vetrina sarà Enzo Cucchi, artista con il quale la Stamperia lavora dalla metà degli anni Ottanta. La finestra resterà visibile durante tutto l’orario lavorativo della Stamperia, nella quale si potrà accedere esclusivamente su appuntamento.

La Litografia Bulla è il più antico laboratorio litografico ancora in attività. Fondato nel 1818 a Parigi presso il numero 18 di Rue Saint Jaques, grazie alla lungimiranza di Francesco Bulla, naturalizzato poi Francois. Il laboratorio ha poi trovato la sua sede definitiva nel 1840 a Roma, diventando presto un importante punto di riferimento per la comunità artistica della città. Situato in via del Vantaggio 2 l’attività è oggi portata avanti dai fratelli Rosalba e Romolo assieme alle figlie di Romolo, Beatrice e Flaminia, rispettivamente sesta e settima generazione di stampatori.

La litografia, sin dalla sua nascita alla fine del XVIII secolo, si pone da subito al servizio dell’arte, della scienza e del costume, difatti, nei cataloghi di stampe prodotti dal primo ramo francese dei Bulla, si rintracciano riproduzioni di dipinti, cartine geografiche, vedute di città, menù, cartoline accanto a lavori di artisti quali Adam, Grandville e Maurin. A partire dagli anni Quaranta la Litografia Bulla comincia a consacrarsi all’arte, percorso rintracciabile nel lavoro dei molti artisti che qui lavorarono fra i quali Fontana, Rotella, Scialoja, Schifano, De Chirico, Capogrossi, Dorazio, Twombly.

Con i figli di Roberto Bulla, Romolo e Rosalba, questo fruttuoso sodalizio viene portato avanti in maniera definitiva, la tecnica è spinta verso nuove sperimentazioni e altre tecniche indagate, come quella xilografica, gomito a gomito con artisti quali Kounellis, Cucchi, Dessì, Paladino, Nunzio, Accardi, Tirelli, Ontani, Bianchi, Ceccobelli, Jim Dine, Carl Andre, Ana Mendieta.

Oggi, accanto a Romolo e Rosalba, Flaminia e Beatrice continuano a mantenere viva la tecnica sperimentando con artisti contemporanei quali Matteo Montani, Gianni Politi, Delfina Scarpa, Guglielmo Maggini, Antonio Finelli, Mirco Marcacci portando anche avanti quell’interesse per l’editoria d’arte che già contraddistingueva la scorsa generazione.

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Una giornata dedicata al pensiero e alla Scienza Prima

La filosofia è la capacità di ripensare l’uomo nel tempo e nello spazio

Luigi Macera Mascitelli

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“Diventa schiavo della filosofia per poter gioire della tua vera indipendenza”

Con questa meravigliosa citazione del filosofo e politico romano Lucio Anneo Seneca vogliamo rendere omaggio alla giornata mondiale della filosofia, l’evento istituito dall’UNESCO il 21 novembre 2002 e celebrato ogni anno il terzo giovedì del mese di novembre. L’intento è promuovere l’importanza della Scienza Prima, affinché essa funga da strumento per costruire una società migliore, più rispettosa e tollerante.

Una ricorrenza che sottolinea l’immenso quanto duraturo valore del pensiero, ossia l’amore per il bello, la cultura e lo sviluppo umano. Perché la filosofia appartiene a tutti, è di tutti e non conosce padroni, ma si insinua nelle menti di coloro che sanno guardare il mondo con gli occhi dell’innamorato: curiosi, ammaliati, perfino spaventati a volte.

In questa giornata di esercizio collettivo del pensiero sulle principali sfide del nostro tempo, tutti i partner dell’UNESCO sono incoraggiati a organizzare le più disparate attività: dibattiti, conferenze, eventi culturali e presentazioni intorno ai maggiori temi attuali (bioetica, intelligenza artificiale e sviluppo sostenibile sono alcuni degli argomenti più trattati nel XXI secolo).

L’edizione 2020, in particolare, si rivolge al significato dell’attuale pandemia, sottolineando la necessità, più che mai, di ricorrere alla riflessione filosofica per affrontare le molteplici crisi che stiamo attraversando.

In Italia l’evento sarà celebrato, come di consueto, a Savona dal polo di filosofia della Regione Liguria.

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