Wuhan, dalla militarizzazione per il covid a concerti con 11 mila spettatori. E in Italia?

Wuhan, città cinese tristemente nota per essere stata il centro da cui sembra essersi diffuso il virus del Covid19, compie l’ennesimo passo per il ritorno alla normalità.

Sono stati ben 11 mila gli spettatori del concerto che si è svolto il primo giorno dello Strawberry Music Festival. L’evento di due giorni che riunisce cantanti e band nazionali su tre palchi nel parco Garden Expo di Wuhan. I partecipanti, arrivati da tutta la Cina, hanno ballato e cantato quasi tutti senza mascherine e con i distanziamenti azzerati.

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La città, che ha vissuto mesi drammatici come gli oltre due mesi di coprifuoco serrato, sta tornando a vivere. Questo festival, tornato in presenza dopo l’annullamento dello scorso anno, è stata sicuramente una prova di coraggio da parte delle autorità cinesi. A differenza dell’ultima edizione, questa volta sono state installate barriere davanti a ogni palco e il personale di sicurezza ha limitato il numero di persone in quelle aree.

“L’anno scorso noi (a Wuhan) abbiamo sofferto molto il coronavirus”, ha detto Gao Yuchen, studente di 23 anni e residente a Wuhan. “Non è stato facile arrivare dove siamo oggi. Le persone qui hanno fatto enormi sforzi e hanno pagato un grande prezzo alto per via del virus. Quindi sono molto entusiasta di essere qui (al festival), ce lo meritiamo”.

Non è stato però il primo evento. La città cinese già nell’estate del 2020 aveva permesso lo svolgimento di un concerto nel parco acquatico Maya Beach oppure il countdown che ha avuto luogo nelle piazze l’ultimo giorno dell’anno.

Ma se uno Stato come la Cina ha intrapreso da mesi la via del ritorno alla normalità, assumendosi responsabilità con coraggio, cosa si fa nel resto del mondo?

DA WUHAN AL RESTO DEL MONDO

L’Europa è senza dubbio il continente che maggiormente ha fatto ricorso a restrizioni e lockdown. Tranne rare eccezioni, come la Svezia, ancora oggi quasi ovunque è obbligatoria la mascherina, sussistono limitazioni di orari, distanziamenti e quant’altro.

In Italia, da poco diventata quasi del tutto zona gialla, si discute ancora se sia giusto o meno il coprifuoco alle 22. Quanto possa essere utile impedire ai ristoratori di far consumare all’interno del locale, previo distanziamento, i propri clienti. Oppure se ci sarà bisogno di prolungare le scuole anche d’estate.

Il tutto mentre, per esempio, i lavoratori del mondo dello spettacolo si chiedono quando potranno tornare a lavorare a regime. Quando il pubblico, benzina necessaria a queste attività, potrà tornare in presenza. Senza il bisogno di sfrecciare in auto per evitare centinaia di euro di multe (dovendo poi pagare quelle fatte dagli autovelox) in caso di un rientro oltre il dictat previsto dal coprifuoco.

Tutto questo mentre negli Stati Uniti il 24 aprile al Tompkins Square Park di New York si è tenuto un concerto di beneficienza con Madball, Bloodclot e altre band hardcore punk con oltre 3000 persone. L’evento, il cui scopo era raccogliere fondi per la New York Firefighters Burn Center Foundation, è stato comunque soggetto ad indagini per non aver rispettato norme anti-covid.

In Spagna, a Barcellona, il 27 marzo si era tenuto un concerto con 5000 persone con mascherine e test antigenici che ha prodotto solo 2 possibili casi di contagio. Possibili perchè sembra che neanche loro siano attribuibili al concerto. Il risultato avuto un mese dopo è sicuramente un segnale positivo. Così come la possibilità di fare il tampone rapido che rappresenta una soluzione ragionevole in termini di costi e di tempo per permettere delle situazioni vicine all’idea di normalità.

Nello Stato iberico, inoltre, già a dicembre 500 persone parteciparono ad un altro spettacolo in cui non era previsto distanziamento. Dai controlli effettuati dopo l’evento nessuno dei partecipanti era stato contagiato durante il suo svolgimento.

Ancora più a ritroso è analizzabile la situazione dell’Olanda, dove prima il concerto nel villaggio di Biddinghuizen, vicino ad Amsterdam, che ospita uno dei festival musicali più amati, il Lowlands, 1500 persone si sono ritrovate per due giorni a ballare e a bere insieme praticamente senza mascherine né distanziamenti.

I partecipanti all’evento furono testati per il Covid 48 ore prima del concerto e sono stati poi effettuati 150 tamponi rapidi a un campione una volta al concerto (26 persone non sono state ammesse perché risultate positive).

Qualche giorno dopo invece, sempre in numero ridotto, furono ammessi spettatori anche allo stadio per le partite della Nazionale di calcio. Seppur limitati i posti non rasentavano lo zero come in Italia.

Anche qui i test effettuati giorni e settimane dopo gli eventi hanno dato risultati positivi (nel senso di ottimi non di positività al virus).

L’ITALIA E IL MONDO DELLO SPETTACOLO

In Italia, invece, il Firenze Rocks è stato rinviato per il secondo anno di fila. A causa delle incertezze che ancora non vengono chiarite. Nonostante i mesi di richieste, manifestazioni e incontri con i rappresentanti del mondo dei lavoratori del mondo dello spettacolo. Si potrebbe parlare e fare un raffronto, se ancora ce ne fosse bisogno, con i concerti andati in scena a Liverpool, o quelli in Nuova Zelanda oltre a quelli già citati. Si potrebbe infilare il dito nella piaga parlando dell’Eurovising Sing Contest il cui svolgimento a Rotterdam è stato confermato.

In Italia sembra essersi diffuso l’adattarsi agli spicchi di libertà. Quasi a dover ringraziare che la manifestazione dei Bauli in Piazza sia stata permessa. O che poter tornare a mangiare un cono gelato (perchè fuori dalla zona gialla è permessa solo la coppetta) sia un grande risultato.

Il problema, evidentemente, non è il virus in sé. Ma il virus “in te”. Perché abituarsi a questa nuova “prassi” rischia di far accettare qualunque cosa passivamente. Ovviamente bisogna auspicare un ritorno alla normalità e ben consci dei rischi che ciò comporterà. Ma senza sentirsi in debito per piccole concessioni di libertà. Perché la libertà è un diritto. Non un premio. E se a Wuhan, dunque, stanno tornando ad affollare eventi come i concerti, probabilmente dipenderà dalla progettazione, dagli investimenti, dalla capacità di disporre misure di prevenzione e controllo che permettano ai cittadini di non diventare automi in stile fordiano.

Photo by Yvette de Wit on Unsplash

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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