“Turning Point: l’11 settembre e la guerra al terrorismo”, la nuova docuserie firmata Netflix

Turning Point: l’11 settembre e la guerra al terrorismo è la nuova docuserie, prodotta da Netflix. Racconta gli eventi accaduti quel drammatico giorno. Partendo dalla nascita di Al-Qaida negli anni 80, fino ad arrivare alla risposta USA sul suolo americano ed estero.

Chiunque avesse un’età in cui i ricordi sono vividi, ha memoria di dove fosse quel giorno, di che cosa stesse facendo nel momento in cui il mondo si è fermato ed è stato annunciato che l’America e il Pentagono erano sotto attacco terroristico. Un momento che divide la storia moderna in due periodi, prima e dopo l’11 settembre, un punto di svolta nella storia mondiale.

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World Trade Center e Pentagono sono sotto attacco. Le Torri Gemelle stanno crollando”.

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Proprio a questo evento fatale Netflix ha deciso di dedicare una miniserie in 5 puntate, rilasciate il 1° settembre sulla piattaforma.

A dirigere gli episodi troviamo il regista Brian Knappenberger, testimone di alcuni degli eventi più importanti della nascita del governo talebano in Afghanistan.

“Nel primo anniversario dell’11 settembre, ero in Afghanistan per girare la serie. Quando sono arrivato a Kabul, i talebani erano stati cacciati”, ha detto Knappenberger in un’intervista con Deadline. “Vent’anni dopo, il mondo sta assistendo alle immagini scioccanti di persone aggrappate agli aerei nel disperato tentativo di lasciare il Paese. Dopo la guerra più lunga della storia americana – con miliardi di dollari spesi, migliaia di vite spezzate, e molte altre danneggiate dalla guerra – i talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan. Il punto cruciale è avvenuto poche settimane dopo il ritiro degli Stati Uniti. In che modo le decisioni nella guerra al terrore ci hanno portato a questo punto?”.

La serie, inizialmente, ripercorre gli eventi attraverso dei contenuti commemorativi, delle interviste a personalità proveniente da più ambienti. Troviamo la testimonianza di Bruce Hoffman, membro del consiglio statunitense per le relazioni estere a cui vengono proposte le domande più difficili:
“Chi sono gli attentatori del World Trade Center? Perchè lo hanno fatto? Perché ci odiano?”. Quesiti a cui si cerca di dare una risposta attraverso i filmati reali di chi ha assistito agli attentati, recuperati dagli archivi dei molti media accorsi sui luoghi degli schianti.

Altro punto su cui si focalizza il regista di “Turning Point” è l’intervista della rappresentante della Camera per lo stato della California Barbara Lee. L’onorevole fu l’unica in congresso a votare contro l’approvazione dell’uso della forza militare contro coloro che avevano preso parte agli attacchi. Proposta diventata poi legge e piaga delle ricognizioni americane durante l’invasione in Iraq e in Medio Oriente, a causa del suo uso per scopi ben diversi da quelli direttamente legati agli eventi del settembre 2001.

Da questi punti iniziali si passa agli argomenti più scottanti come il programma Stellar Wind, gli spionaggi della NSA e le torture a Guantanamo, fino ad arrivare ad Obama, con gli attacchi dei droni e alle fallimentari operazioni in Afghanistan.

Il tutto visto attraverso le esperienze di militari, come il signore della guerra GulBuddin Hekmatyar, politici, come l’ex procuratore generale Alberto Gonzales e Ahmad Zia Massoud, di civili afghani che hanno vissuto sulla propria pelle vent’anni di guerra e oppressione e di alcuni comandanti talebani, convinti del loro punto di vista estremista.

“Turning Point”, nel finale, ci lascia con le parole dell’imam Feisa Aboul Rauf, una di queste si distingue e crea speranza: “Pace”.

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Federica Prato
Sono Federica, ho 33 anni e ho frequentato il Dams di Torino con indirizzo cinema. Da sempre appassionata di libri, fumetti, film e serie tv, sono cresciuta disegnando e scrivendo storie fin da quando ero piccola. Non appena ci sarà la possibilità non vedo l'ora di poter tornare a visitare il salone del libro e il Lucca Comics, appuntamenti da sempre segnati nella mia agenda.

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