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La street art rivitalizza i nostri borghi e ci aiuta a vivere meglio. Aielli, in Abruzzo, ne è l’esempio

Federico Falcone

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Aielli, in Abruzzo, è un esempio virtuoso di come la street art possa rivitalizzare un piccolo borgo dell’entroterra.

Lanciando una velata, ma neanche tanto, provocazione, potremmo affermare che il mondo si divide in due categorie: chi ama la street art e chi la osteggia. Il non saperne riconoscere il valore, non esclusivamente appartenente alla sfera economica e quindi commerciale di un’opera, è problema atavico nella società, a qualsiasi latitudine essa appartenga. E se al lavoro di un artista vi si affianca unicamente la capacità di generare profitti da parte della suddetta, allora la criticità di fondo è più che altro di scarsa considerazione della concezione di arte. In parole povere: non viene compresa.

Non affliggiamoci, noi italiani, “tutto il mondo è Paese”, come recita il vecchio saggio. E in tutto il globo terrestre, infatti, con riferimento alla street art siamo spesso costretti a leggere di atti di bieco vandalismo, superficiale attenzione verso le opere che colorano il grigiore dei nostri centri urbani e, purtroppo, in più occasioni anche l’allontanamento delle stesse.

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Attribuire le colpe di tale superficialità e disattenzione alla miopia delle amministrazioni comunali sarebbe ingeneroso e parziale. Tale problematica è più ampia, e un’analisi estremamente dettaglia della fattispecie che stiamo affrontando richiederebbe una discussione più profonda e lo spazio a nostra disposizione è quello che è. Basti sapere che alcuni Bansky sono stati rimossi o vandalizzati. E, a scanso di equivoci, parliamo di uno tra gli artisti contemporanei più apprezzati e amati in tutto il mondo.

Tutto ciò avviene con buona pace di chi vorrebbe trasformare il volto di una città, di un paese o di un borgo, in un museo a cielo aperto. Colori e forme per coprire le macchie lasciate dall’inesorabile decorso del tempo e dall’incuria dell’essere umano, dove per ragioni di puro disinteresse, dove per ragioni di sopravvenuta impossibilità.

Collocazione non a norma“, “problemi per la sicurezza“, “non conforme al paesaggio circostante“, sono parte delle espressioni burocratiche utilizzate per togliersi dai piedi un’opera. Lasciando da parte il semplice gusto che veicola decisione arbitrarie e coercitive.

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La verità, però, è che forse non siamo pronti per vivere a stretto contatto con la street art. Non tutti almeno. Considerata una forma di espressività moderna, sviluppatasi solo negli ultimi decenni, è fuori di dubbio che abbia difficoltà ad attecchire in quegli spiriti conservatori, votati alla tradizione storica di un tempo e scarsamente interessati all’evoluzione dell’arte. Tra i più giovani, invece, spopola. Viviamo questa dicotomia nel quotidiano provandola a spiegare a chi ritiene che un certo tipo di arte si sia fermata al Rinascimento.

Aielli, in Abruzzo, è un esempio virtuoso di come la street art possa rivitalizzare un piccolo borgo dell’entroterra. Le aree interne della regione che diede i natali a D’Annunzio, Silone, Flaiano (giusto per citarne alcuni) vivono da anni un preoccupante e pericoloso spopolamento. Offrono poco, soprattutto in termini di sbocchi scolastici/universitari, professionali e, non ultimo, giovanili. I vari governi regionali che si sono succeduti negli ultimi anni non sembrano essere riusciti a evitarlo e coloro che da questi meravigliosi borghi partono per andare in cerca di lavoro e fortuna altrove sono sempre di più, dilapidando così un patrimonio umano unico.

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Aielli resiste. Prova a farlo. Con tutte le sue forze e, soprattutto, le sue idee. Molto lo si deve al sindaco Enzo Di Natale e alla sua amministrazione. Giovane, coraggiosa, determinata a ridare vigore a un paese che, come tanti, necessita di progetti e, più di tutto, lungimiranza per invertire il trend dello spopolamento. Situato a 1000 metri di altitudine e abitato da circa 1.500 abitanti, si divide in Aielli alto e Aielli stazione. L’origine della suddivisione del paese in due parti la si rintraccia nel catastrofico terremoto di Avezzano del 1915, il secondo più forte della storia d’Italia, che di fatto spaccò in due il paese.

Il paese, ora, vive un continuo e costante via vai di turisti e curiosi. E’ diventato un’eccellenza, in termini di turismo ecosostenibile in Abruzzo e, al tempo stesso, un punto di riferimento per molti amministratori, giovani e più esperti. Passione, forza di volontà e coraggio alla base della rivitalizzazione di Aielli che, in quest’ultimo anno in particolare, è diventato un vero e proprio fenomeno del web capace di attirare su di sé attenzioni da tutto il mondo. E provate a indovinare come ciò sia avvenuto? Con la street art. Ma guarda un po’!

Il primo murales che abbiamo installato ad Aielli risale al 2016. Ci siamo basati sugli standard della street art in Italia”, spiega il sindaco Di Natale. “C’era un muro di cemento armato che abbiamo voluto utilizzate (l’opera che su esso sorge è di Andrea Parente). Solo successivamente, e con il rendermi conto di una crescente attrazione verso ciò che stavamo realizzando, ho pensato a un percorso tematico all’interno del centro storico. Un vero e proprio snodo attraverso il quale perdersi ad Aielli, un ponte tra passato, presente e futuro, tenuto su dalla street art“.

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“Quindi c’è stata una forte evoluzione del progetto iniziale, nato principalmente per abbellire le zone periferiche. Da un lato, come primo obiettivo, prefiguravamo un percorso dalla piazza del paese alla Torre Astronomica, dove c’è anche l’osservatorio per ricreare interesse e curiosità attorno a esso. In seguito abbiamo scelto il nome, Borgo Universo. Tutt’a un tratto abbiamo avuto un bellissimo problema: individuare le pareti e gli scorci più belli per dare al paese un colpo d’occhio importante. Così l’interesse verso il paese è cresciuto sempre di più. Turisti ogni giorno, fotografi, coppie, comitive, tour organizzati sia dai giovani del paese (che hanno quindi l’opportunità di lavorare non andando via dal paese) sia da tour operator di fuori regione“, prosegue il primo cittadino.

Non una intuizione, ma una serie di intuizioni che hanno proiettato Aielli verso il futuro. Perché di questo si tratta, di aver gettato le basi per i prossimi anni, quelli che, sulla scia del successo e dei riscontri positivi fino ad ora ottenuti, faranno di Aielli uno dei borghi più visitati dell’intero Abruzzo.

L’attrattività che il paese ha sviluppati in questi anni è l’anticamera di ciò che potrà raccogliere continuando a investire su politiche giovanili, ecosostenibili e lontane dall’ordinarietà che affligge molti, se non la maggior parte, dei piccoli comuni italiani. Parola d’ordine: distinguersi. Aielli ci è riuscita. I murales presenti in paese sono 27.

E poi c’è la potenza del web. Attraverso esso Aielli è esploso all’attenzione dei media nazionali. Non solamente, quindi, grazie a opere come la Costituzione italiana interamente riprodotta vicino a un parco giochi per bambini (tra i 7.903 comuni italiani, Aielli è l’unico ad aver avuto questa idea) e a due passi dalla Torre Astronomica, oppure l’intero Fontamara di Ignazio Silone vicino la meridiana che guarda verso tutto il circondario, compresa la zona dove una volta sorgeva il lago Fucino. “Un artista famoso porta numeroso ritorno anche perché, attualmente, vale molto di più il murales di un top artist che di un pittore contemporaneo. Qualcuno storcerà il naso, ma attualmente questa è una verità. Il web, in questo, è loro amico e sanno benissimo come sfruttarlo nel migliore dei modi”, continua Di Natale.

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Il paese non è mai stato così vivo. Ristoranti e albergatori pieni, soprattutto d’estate. Tutti i giorni. I bar lavorano a ritmo continuo. Nascono nuove realtà culturali, nuove attenzioni da parte di imprenditori, nuove manifestazioni. “Quanto incassato nei mesi addietro ha consentito alle attività in loco di superare il lockdown con un danno minore rispetto alle previsioni. C’è stata una crescita economica importante in paese. Considerate che anche il mercato immobiliare, uno dei più in crisi da diversi anni e in tutta Italia, è in ripresa. Richieste di seconde case o affitto sono crescenti”.

Crescita che è stata anche come cittadinanza. “Si è creata un’identità tra Paese, stelle, osservatorio astronomico e arte che ha iniziato ad appassionare la collettività e l’arte. Ogni giovane del paese partecipa a Borgo Universo e si interessa a riscoprire il significato dell’arte e dei murales che vengono dipinti. Si è creata una sensibilità che prima non c’era. La crescita culturale ha favorito anche l’orgoglio di essere una realtà del genere. Ogni giorno ricevo nuove idee, proposte e progetti. Insomma, andiamo avanti a gonfie vele”.

La street art non è la soluzione, ma è l’alternativa. Non è l’unica via, ma è una delle tante che vale la pena percorrere. Coraggio, determinazione, passione e audacia hanno ridato vigore ad Aielli.

Foto copertina: Andrea Lucente

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Librerie aperte nei centri commerciali, anche nei giorni festivi

Redazione

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Le librerie resistono, provano a farlo anche con le piccole ma significative novità rappresentate dall’ultimo Dpcm. “Nell’ultimo Dpcm il governo ha concesso anche alle librerie ubicate nei centri commerciali di rimanere aperte nei giorni festivi”.

Lo dicono i librai di Ali Confcommercio sottolinenando di essere contenti che siano “state accolte dal governo le nostre sollecitazioni”. “Come Associazione ci siamo spesi molto per sensibilizzare le istituzioni affinchè il principio dell’essenzialità del libro valesse anche per le librerie nei centri commerciali che molto hanno sofferto nelle settimane scorse; diamo pertanto atto al Governo di aver risposto positivamente alle nostre sollecitazioni” ha affermato Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio.

Leggi anche: La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Il libro ha comunque dimostrato la sua forza di bene primario e grazie a un impegno di forze congiunte, del governo, degli editori e dei librai, ha saputo percorrere le nuove sfide con una grande capacità di resilienza. Leggi il nostro articolo.

Una novità che lascia ben sperare per l’immediato futuro, dove si dovrà ridare vigore a un comparto economico in profonda crisi. E’ stata definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale. Leggi il nostro articolo.

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La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Fabio Iuliano

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Aggiorniamo il conteggio. Siamo oltre gli 81 giorni. Quelli che intercorrono tra la pubblicazione di questo nuovo articolo e il Dpcm che il 24 ottobre aveva disposto per la prima volta la chiusura di teatri e cinema. Siamo anche alla vigilia di un nuovo Dpcm di contrasto al coronavirus, che tra le altre cosa proroga lo stato d’emergenza per la pandemia da Covid-19 fino al 30 aprile.

La situazione, dal punto di vista dei luoghi della cultura non cambia. Da domenica quasi tutta l’Italia rischia di finire in zona arancione, con Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia che rischiano addirittura le misure più stringenti da zona rossa. Confermati il coprifuoco, lo stop all’asporto dalle 18 (sarà consentito solo il domicilio). Ristoranti e bar aperti fino alle 18 nelle zone gialle, chiusi nelle altre. Negozi aperti nelle zone gialle e arancioni. Con indice Rt maggiore di 1 si finisce in area arancione, maggiore di 1,25 in area rossa. In arancione finiranno anche tutte quelle Regioni classificate a rischio alto secondo i 21 parametri, anche se l’indice Rt è minore di 1.

Confermata la chiusura di palestre, piscine, cinema, teatri. Da valutare la riapertura di alcuni musei nelle zone gialle.

Il Dpcm prevede anche l’istituzione della zona bianca, in cui riaprirebbero palestre, piscine, teatri, cinema, ristoranti e bar h24. Ma per ora non ci rientra nessuno: riguarderà le Regioni con uno scenario di tipo 1, un livello di rischio basso, indice Rt inferiore a 1 e un’incidenza settimanale dei contagi per due settimane consecutive inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti. Un’utopia per il momento.

E intanto, cosa succede a chi campa con gli spettacoli?

Ha colpito tutti la storia di Adriano Urso, pianista per vocazione e rider per necessità colpito da un infarto mentre stava effettuando una consegna. Una vicenda tragicamente simbolica che la dice lunga sulla condizione di molti artisti e operatori culturali.

Gestori che continuano a pagare spese senza avere la benché minima possibilità di lavorare, allo stato attuale. Per non parlare dei soldi buttati per le operazioni di sanificazione, con dispositivi che stanno “marcendo” dentro alle sale. Come abbiamo scritto tempo fa, il problema potrebbe essere legato alle code all’ingresso o al botteghino. La prenotazione obbligatoria degli spettacoli potrebbe essere una soluzione, magari con un sistema elettronico che garantisce l’arrivo scaglionato nella struttura.

Definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale.

Ne dà notiziail Sole 24 ore che fa riferimento a un testo portato avanti da Francesco Verducci vicepresidente della Commissione Cultura a Palazzo Madama, ed dal deputato dem Matteo Orfini. Con questa proposta si cerca di riportare al centro del dibattito politico e dell’agenda del paese il settore dello spettacolo a lungo trascurato. Qui il nostro articolo.

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“Il libro è un bene primario”, scatta l’appello per salvare le librerie

Redazione

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Cruciale per il mondo del libro, il periodo natalizio, che vale doppio per il settore, ha portato buoni risultati nelle vendite nell’anno della pandemia. Tanto che si può ben sperare che il 2020 si chiuda in linea con il 2019.

Ma, restano luci e ombre in un mercato che sta cambiando e ha visto, durante l’emergenza sanitaria, un incremento degli acquisti online ai quali molti si sono avvicinati per la prima volta.

Il libro ha comunque dimostrato la sua forza di bene primario e grazie a un impegno di forze congiunte, del governo, degli editori e dei librai, ha saputo percorrere le nuove sfide con una grande capacità di resilienza.

Lo annuncia, in vista della presentazione dei dati che saranno presentati il 29 gennaio a Venezia, alla Scuola dei Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi.

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“Le vendite a Natale sono andate bene e questo ci consente di sperare che il 2020 si chiuda sugli stessi livelli del 2019 per l’editoria di varia, ovvero romanzi, saggistica, libri per ragazzi nelle librerie, nei supermercati e negli store online. Si tratta di un dato che conferma la ripresa del mercato del libro dopo il lockdown di marzo e aprile e che era già evidente nei numeri di luglio e settembre” quando la perdita di fatturato del settore della varia, che comprende romanzi e saggi, rispetto al 2019 si era ridotta di altri 4 punti percentuali, dal -11% al -7%”.

“A metà aprile era -20%. Una spinta ulteriore al recupero la hanno data le tante iniziative di Natale tra cui la campagna congiunta “Pensaci subito, non fare le code. In libreria il Natale è già iniziato” di AIE e librai-ALI Confcommercio, partita a novembre 2020 per invitare i lettori ad andare in libreria il prima possibile, senza attendere le code natalizie. Fondamentali però sono state le misure di Governo e parlamento a favore del libro, come ricorda Levi.

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“Fin da ora possiamo dire che a questo risultato positivo hanno contribuito, insieme all’impegno e al coraggio degli editori e delle librerie, che hanno continuato il loro lavoro anche quando non c’era visibilità sull’immediato futuro, le importanti misure a favore del libro assunte dal governo e dal Parlamento e prontamente attuate dall’amministrazione del ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo con grande efficienza” sottolinea il presidente dell’Aie”.

“Certo, la situazione delle vendite di dicembre nelle librerie italiane, secondo la radiografia dei librai di Ali Confcommercio, è stata a macchia di leopardo: bene quelle di provincia, qualche difficoltà per quelle nei centri delle città turistiche con perdite registrate fino al 10%, in sofferenza quelle in stazioni e aeroporti e nei centri commerciali che alla luce delle chiusure nei prefestivi e festivi hanno accumulato perdite nei mesi di novembre e dicembre oltre il 30%.

“Quanto emerge dall’andamento del 2020 è che quando le librerie sono messe nelle condizioni di fare il loro lavoro i risultati arrivano; preoccupa da questo punto di vista il perdurare delle limitazioni imposte alle librerie nei centri commerciali e il dato di forte crescita nel 2020 dell’online, segmento di mercato che ha tratto grande giovamento dalle restrizioni imposte agli altri operatori” dice all’Ansa il presidente di Ali Confcommercio, Paolo Ambrosini.

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Ma lancia un allarme: “ci attendiamo che il governo e il parlamento intervengano a breve per riequilibrare il mercato e ristabilire le normali condizioni di concorrenza, altrimenti temiamo che nel primo semestre si debba assistere a chiusure di librerie, fatto che dobbiamo tutti assieme cercare di scongiurare” afferma Ambrosini. Che il panorama a cui assistiamo sia complesso lo sottolinea anche il presidente dell’Aie.

“Innanzitutto il dato positivo nasconde al suo interno performance molto diverse: il boom delle vendite online e la buona tenuta delle librerie di quartiere, ad esempio, si accompagna a una difficoltà delle librerie nei centri cittadini e nei centri commerciali e a quelle di catena. L’assenza di manifestazioni fieristiche ha privato alcuni editori di un importante canale di vendita e promozione. Alcuni settori, come l’editoria di arte e di turismo ma non solo, hanno subito grandissime perdite e tutti gli editori si trovano di fronte a sfide molto difficili”. Insomma, il 2021 “si preannuncia comunque non facile” e “ci auguriamo” dice Levi che “vedrà ancora il governo e il Parlamento a sostegno della cultura e della lettura in Italia”.

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di Mauretta Capuano – Ansa

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