“Sto pensando di finirla qui”, il labirinto sentimentale di Charlie Kaufman

Charlie Kaufman è un autore importante. La sua firma come sceneggiatore è stata la fortuna di tanti bellissimi film degli ultimi anni, da “Eternal sunshine of the spotless mind” (distribuito in Italia con il titolo “Se mi lasci ti cancello”) a ‘Essere John Malkovich’, fino ad ‘Anomalisia’ che lo ha visto impegnato anche nella regia.

Torna oggi con un nuovo film per Netflix, ‘I’m thinking of ending things’, in italiano “Sto pensando di finirla qui”, di cui firma la regia e la sceneggiatura, tratta dall’omonimo romanzo di Iain Reid. E c’è tutto Kaufman come siamo stati abituati a conoscerlo e, per alcuni, ad amarlo. “Sto pensando di finirla qui” è una storia semplice: una giovane coppia brillante, formata dalla protagonista Lucy/Louisa (Jessie Buckley) e da Jake (Jesse Plemons), si trova in viaggio durante una tormenta di neve per andare a conoscere i genitori di lui, dopo appena un mese, forse due, di frequentazione. Durante il viaggio, apparentemente interminabile, il dialogo tra i due si alterna alle meditazioni interne di Lucy, che ‘sta pensando di finirla qui’.

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Che cosa? È attorno questo elemento di ambiguità che ruota, in una fase preliminare, il senso stesso del film. Quando la cena in famiglia inizia, e facciamo la conoscenza dei genitori di Jake – Toni Collette e David Thewlis in stato di grazia – il film prende una piega inaspettata, ma non sconosciuta a chi ha già incontrato il cinema di Kaufman in passato. I dialoghi si fanno surreali, la composizione degli ambienti cambia di volta in volta, le inquadrature sempre più strette, vicine ai dettagli.

Il film diventa così un kammerspiel tesissimo, in cui la dimensione del tempo divora quella dello spazio, gli ambienti si fanno lugubri, funerei, ma stranamente familiari. Parallelamente, il film ci mostra pochi attimi della vita di un anziano bidello all’interno di un college.

Potrebbe sembrare una struttura snob, alla Faulkner de ‘Le palme selvagge’, ma i conti tornano. E a suggellare la sospensione dell’incredulità con lo spettatore, la promessa che il film spiegherà tutto, o quasi, e permetterà di ricollegare tutti i puntini che Kaufman lascia sparsi come molliche di pane, perché si possa ritrovare una strada, dopo aver raccolto gli elementi sufficienti.

Non un puzzle nolaniano, ma un viaggio sospeso nella dimensione più profonda del sogno per riflettere sul significato della memoria e l’importanza dei ricordi. Capirete guardando voi stessi quanto questo film sia una vero gioiello di grazia e delicatezza, una mosca bianca nell’universo delle produzioni streaming. Solo qualche minuto di troppo: un storia che gioca tutto sui twist finali dovrebbe arrivare al dunque con meno ghirigori.

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Alberto Mutignani
Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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