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Sanremo, il festival senza pubblico e senza contenuti: prima serata sotto le aspettative

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Ieri sera ha preso il via la 71esima edizione del Festival di Sanremo. Qualora abbiate perduto la prima serata non disperate, potete recuperarne la cronaca sui principali social network, ideale cassa di risonanza per il tradizionale appuntamento con la musica italiana. Mai come in precedenza, però, la kermesse si è presentata ai nastri di partenza contornata da più ombre che luci, oltre che da un impareggiabile (almeno per ora) ventaglio di polemiche che farebbe impallidire perfino Diego Fusaro.

Le polemiche non sono mai mancate in realtà, neanche negli anni in cui il palco dell’Ariston aveva perduto il suo storico fascino e non era in grado di esprimere la qualità che, invece, avrebbe dovuto garantire prima ancora che esibire, proprio perché punto di riferimento della scena musicale tricolore. La musica italiana, che piaccia oppure no, non può e non deve prescindere dal festival della canzone italiana.

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Le politiche di rinnovamento del festival, mirate principalmente a ringiovanire l’audience e a “svecchiare” la proposta artistica sul palco, hanno invertito il trend e, grazie anche all’avvento di Facebook prima, Instagram, Twitter e tutti gli altri poi, hanno potuto contare su un’esposizione mediatica che in passato era riservata esclusivamente alla televisione e alla carta stampata. Sanremo, dunque, è cresciuto in termini di mainstream parallelamente all’innovazione tecnologica nel campo della comunicazione digitale. Ma i social network sono croce e delizia, possono essere “piuma o fero” per parafrasare l’immortale Mario Brega.

E gli stessi social network che in questi anni hanno contributo al rilancio della manifestazione ieri sera sono stati impietosi e spietati nei giudizi. Potremmo sostenere che sono stati più “fero” che piuma, ecco. Minuto per minuto, a colpi di tweet o post, la rassegna è stata commentata da coloro che si trovavano di fronte a uno schermo. Dapprima è stata la volta dell’Ariston vuoto, privato del suo pubblico, come normativa vuole. “L’Ariston è un teatro, ed è chiuso come tutti gli altri“, aveva dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza. Coerentemente con quanto affermato, ieri sera la sala era vuota.

La lettera di Amadeus, pubblicata da una testata nazionale, per quanto spendibile non è stata però credibile. In più passaggi è sembrata un’arrampicata sugli specchi e se davvero si è voluto individuare il Festival di Sanremo come la voce di un intero movimento artistico, allora la sua organizzazione avrebbe dovuto accettare, rispettare e portare avanti le regole valevoli per tutti con fermezza e convinzione. Non basta una missiva per dimenticare tutte le pressioni delle scorse settimane quando si tentava in tutti i modi di determinare uno strappo alla regola. Dalla folle idea della nave da crociera fino ai test antigenici, ai tamponi molecolari e ai macchinari per processarli sul momento. No, Sanremo è uno dei tanti eventi che in Italia si tengono. Quindi, come tutti, segue le regole. Gli italiani lo sanno e infatti non sono mancate critiche per alcune dichiarazioni avventate.

Così come non sono mancate critiche per degli sketch, delle battutine che hanno giocato con le ristrettezze delle normative. A un pubblico disattento potevano far ridere, ma a un pubblico leggermente più sul pezzo no. La continua rincorsa alla battuta o al siparietto è indicativa. Quanto è importante, per tenere alta l’attenzione su un festival musicale, andare avanti a colpi di varietà televisivo? Quanto è indispensabile far leva sul pur inossidabile Fiorello, chiamato a riempire i vuoti di una platea che non esiste attingendo a tutte le sue doti di showman? L’assenza di pubblico (e di risate e di applausi veri) comunque non lo aiuta.   Fatica un po’ a ingranare. Del resto, Il problema degli ascolti uno come Zlatan Ibrahimovic non può risolvertelo come se fosse una mischia dentro l’area di rigore.

Bene, anzi benissimo, l’appello per Patrick Zaki, in ogni caso.

Già due anni fa, dopo l’era Baglioni, l’arrivo di un direttore artistico come Amadeus ha fatto virare la produzione verso scelte più televisive che musicali. Ma lo scorso anno la formula ha in qualche modo ha tenuto. Ieri sera, non si è visto (o meglio non si è sentito granché), fatta eccezione per i Maneskin, Max Gazzè e il duo rivelazione Colapesce – Di Martino. Magari hanno pagato un po’ di timore reverenziale nei confronti del festival, sono apparsi un po’ tesi, ma la canzone, vagamente vintage con tanto di pattinatrice anni Ottanta in body fluo, tra Alan Sorrenti, Battisti e Battiato, funziona e il ritornello è di quelle che ti si pianta nella mente.

Niente di nuovo Achille Lauro, nella sua (non) trasgressione che (non) prescinde da cliché e che alla fine finisce per diventare qualcosa di tragicomico. Niente di particolarmente diverso da quello che avevamo visto lo scorso anno. Di fatto, fare trasgressione a Sanremo equivale a sparare sulla Croce Rossa. Se lo fai senza neanche apparire genuino lasci il tempo che trovi.

“La vittoria di Diodato nell’edizione 2020 ha rappresentato l’ultimo momento del Paese”, ha detto Amadeus prima di presentare il vincitore dell’anno scorso. Ora, però, dovrebbe anche rendere conto di una frase così ardita, ambiziosa, vanagloriosa ma sinora non ancora smentita dalle vicende.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Måneskin feat Iggy Pop, in uscita l’inedita collaborazione

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Måneskin Iggy Pop Måneskin Iggy Pop i wanna be your slave

I Måneskin, tra i 13 artisti più ascoltati al mondo su Spotify con più di 51 milioni di ascoltatori mensili e oltre 2 miliardi e mezzo di streaming totali su tutte le piattaforme digitali, annunciano un’inedita, straordinaria versione di “I wanna be your slave” in collaborazione con la leggenda del rock Iggy Pop in uscita venerdì 6 agosto 2021. Contemporaneamente alla release digitale, uscirà anche un vinile 45 giri in edizione limitata contenente “I wanna be your slave” with Iggy Pop (lato A) e la traccia originale (lato B).

Victoria, Damiano, Thomas e Ethan collaborano con uno dei più trasgressivi e iconici personaggi della storia della musica contemporanea, che con la band The Stooges è entrato nella gloriosa Rock’n Roll Hall Of Fame e che di recente ha ricevuto un Grammy Award per la sua eccezionale carriera.

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Iggy Pop vanta negli anni sodalizi indimenticabili come quello con David Bowie e con altre pietre miliari della musica dei più diversi generi, dai Simple Minds ai Green Day, da Alice Cooper ai New Order, Ryuichi Sakamoto e Queens of the Stone Age.

Leggi anche “Swing sotto le Stelle: ad Aielli le atmosfere vintage dello swing incontreranno i colori della street art”

Afferma Iggy Pop «Måneskin gave me a big hot buzz».

«È stato un onore lavorare con Iggy Pop» raccontano i Måneskin «Sentirlo cantare “I wanna be your slave”, sapere che gli piace la nostra musica e vedere un artista del suo calibro così disponibile nei nostri confronti è stato emozionante. Siamo cresciuti ascoltando le sue canzoni ed è anche merito suo se abbiamo deciso di formare una band. È stato bellissimo avere avuto la possibilità di conoscerlo e fare musica insieme».

La traccia originale di “I wanna be your slave” è contenuta nell’album “Teatro d’Ira Vol.1”. Il videoclip ufficiale. Pubblicato il 15 luglio con una première mondiale su YouTube, ha ottenuto 22 milioni di visualizzazioni in una settimana.

Per quattro settimane alla prima posizione della Top 50 Global Chart di Spotify con il brano “Beggin’”, i Måneskin – prima band italiana della storia con due singoli contemporaneamente nella UK Singles Chart, attualmente alla posizione #5 e #7 – hanno appena annunciato il sold out del loro primo tour nei principali palazzetti italiani. Si aggiunge il concerto-evento di sabato 9 luglio 2022 al Circo Massimo, realizzato in collaborazione con Rock In Roma www.rockinroma.com. Durante l’estate 2021 e quella del 2022 saranno in tour nei più importanti Festival europei.

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La magia di Einaudi incanta l’Abruzzo: il concerto sul lago di Campotosto passerà alla storia

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Incantevole. Per quanto parole ed espressioni possano spesso risultare indicative di un’emozione, di fronte a un concerto di Ludovico Einaudi è difficile trovarne di adatte. A volte sono perfino sminuenti. Se poi c’è una cornice d’eccezione, come quella del lago di Campotosto (Aq), a fare da sfondo a uno tra gli eventi più attesi dell’estate abruzzese, gli elementi per definire come indimenticabile ciò a cui si è assistito ci sono tutti, e sono straordinari. L’attesa, inutile dirlo, era tanta. Il concerto, rientrante nell’ambito della rassegna Abruzzo dal Vivo, è andato sold out in poche ore e, normative anticovid alla mano, era difficile fare meglio. Un concerto riservato a mille persone agiate sulla riva del lago, di fronte a una piattaforma sospesa in acqua. Sopra di essa, il pianoforte Stenway & Sons di Einaudi e gli sgabelli per Federico Mecozzi al violino e Redi Hasa al violoncello e alla viola. Sullo sfondo, le verdi montagne della Regione verde d’Europa.

“In questo tour siamo partiti dal nord per scendere pian piano verso sud, suonando in tutti luoghi bellissimi, ma questo è veramente unico. Sarà difficile tornare nei teatri, dopo aver suonato in questi posti dove si mescola tutto, la musica insieme alla natura, al tramonto, a questo vento che ci accompagna. Basta coi teatri viva questi posti“, ha detto Einaudi dal palco.

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Alle 18.45 il maestro è salito sul palco. Un cenno, un garbato saluto ai presenti e subito ha preso il via il concerto la cui setlist è stata prevalentemente incentrata su Seven Days Walking, album del 2019 ispirato alle meraviglie della natura, di cui Einaudi è profondo amante e ammiratore. In ognuna delle composizioni suonate sono percepibili gli elementi caratterizzanti le tipiche passeggiate in solitaria nei boschi, laddove i raggi di luce filtrano tra il fogliame degli alberi ondulati dalle carezze della brezza ad alta quota. In quel di Campotosto, in una cornice suggestiva immersa nella natura tanto amata dal nipote di colui che fu presidente del Repubblica, le note di pianoforte, violino e violoncello dei tre musicisti hanno cullato i sogni e le fantasie dei presenti.

Perché un concerto di Ludovico Einaudi è esattamente questo, un viaggio introspettivo, un salto nella fantasia più intima e onirica, laddove speranze, immagini e sogni prendono vita. La musica dell’artista piemontese è un inno alla vita e alla purificazione dell’anima, ma anche un disperato grido di dolore per rivendicare i diritti della natura che troppo spesso viene offesa e violentata dalla mano dell’uomo. Gli incendi di questi giorni sono qui, purtroppo, a ricordarcelo.

Gli occhi lucidi degli spettatori, i loro abbracci, i silenzi, gli sguardi fissi su un trio di musicisti stellari, capaci di creare atmosfere dalle suggestioni tipicamente cinematografiche. E’ proprio questa una delle considerazioni più diffuse tra il pubblico, quella di essere parte di un film, la cui colonna sonora viene suonata in diretta lì, di fronte a loro, in quel preciso istante.

Al calare del sole dietro Campotosto, le ultime note che accompagnano il pubblico sono quelle di Experience, tra i brani più conosciuti di Einaudi. Una composizione carica di pathos e di emotività, resa ancora più coinvolgente dall’ambiente circostante dove l’uomo, l’arte e la natura hanno creato uno splendido legame fino a fondersi in un unico elemento. La musica di Ludovico Einaudi è anche questo, cioè magia che crea il nuovo e modella il vecchio. Un concerto che passerà alla storia ma che avremmo voluto non finisse mai.

Foto di Antonella Valente

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Diodato fa cantare L’Aquila: tra melodie e aneddoti al via la rassegna della “Barattelli”

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È stato Diodato ad aprire la terza edizione di “Nell’Ombra della Musica Italiana”, rassegna della Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” dedicata alla canzone d’autore.

Con il suo live tour, che si concluderà all’Arena di Verona il 19 settembre, Antonio Diodato è approdato a L’Aquila con la sua musica e i suoi testi, portando con sè, però, anche una ventata di simpatia e divertimento.

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Nella Scalinata di San Bernardino il cantautore tarantino ha proposto alcune delle sue hit più famose come “Un’altra estate”, “Fino a farci scomparire”, “L’uomo dietro il campione”, colonna sonora del film su Roberto Baggio, “Fai Rumore”, con cui ha trionfato al Festival di Sanremo 2020 o “Che vita meravigliosa”, brano che si è aggiudicato tra l’altro il David di Donatello e il Nastro d’Argento. Ma c’è stato spazio anche per “Babilonia”, portata a Sanremo nel 2014, o per omaggiare due eccellenze della musica italiana quali Lucio Dalla e Fabrizio De André.

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“Abbiamo tutti attraversato dei momenti molto particolari, in cui abbiamo compreso quanto fosser speciali le cose che davamo per scontate e abbiamo capito anche quanto pesa la solitudine imposta – commenta Diodato prima di accennare “Solo” – Spesso ce la imponiamo da soli ma quando arrivano situazioni così assurde senti davvero quel peso”.

Durante la serata, però, l’artista ha mescolato ai singoli di più successo anche brani appartenenti ad un repertorio meno conosciuto, come “Gli alberi”, che ha suonato riproponendo l’atmosfera intima che ha vissuto durante la sua recente permanenza a Roma con un pianoforte e il calore degli amici più vicini.

Diodato, insieme ai suoi musicisti, ha entusiasmato la platea presente nel capoluogo abruzzese non solo con le sue melodie e vocalità, ma anche con simpatia e aneddoti che hanno fatto sorridere tutti gli spettatori. Costante il ringraziamento al pubblico che l’artista ritiene parte integrante di un concerto e che ha coinvolto quasi in ogni canzone.

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L’esibizione di Diodato è stata arricchita dal supporto di una band d’eccezione che ha visto la presenza di Rodrigo D’Erasmo, al violino, Andrea Bianchi alle chitarre, Alessandro Commisso alla batteria, Gabriele Lazzarotti al basso, Lorenzo Di Blasi alle tastiere, Beppe Scardino, sax, baritono e fiati, e Stefano “Piri” Colosimo alla tromba e gli ottoni.

La rassegna “Nell’Ombra della Musica Italiana” proseguirà il prossimo 5 agosto con il chitarrista e cantautore Alex Britti sul palco con il trombettista jazz Flavio Boltro.

Foto Domenico Gualtieri per Società Aquilana Concerti

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