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Attualità

“Sanremo, l’eccezione che ignora la regola”, la rabbia di artisti e associazioni di categoria

Fabio Iuliano

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Siamo arrivati a 91 giorni. Il tempo che ci separa da quel 24 ottobre che vide la chiusura al pubblico – ormai il passato remoto costituisce un tempo appropriato – delle porte di teatri e cinema, salvo qualche sporadica eccezione, spesso e volentieri legata a spettacoli ripresi da telecamera a beneficio di televisioni manistream. Tra questi c’è anche Sanremo.

“Ho notato la disparità tra la chiusura dei teatri e il pubblico negli studi televisivi”, ha commentato Beppe Fiorello a più riprese. “Devo pensare che ci siano assunzioni di responsabilità personali, ma allora non c’è una regola vidimata dalle istituzioni? Non c’è un protocollo unico? E allora qualcosa non va. Non capisco questa disparità o qualcuno non rispetta i protocolli o la politica non li fa proprio. Qui serve chiarezza e regole uguali per tutti”.

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Scorrendo avanti il calendario, un appuntamento di rilievo cade nella prima settimana di marzo ed è legato al festival di Sanremo la cui conferma ha aperto una serie di polemiche. Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori è pertanto pronto a chiedere il blocco della kermesse e ad impugnare al Tar qualsiasi atto che autorizzi la manifestazione canora nella cittadina ligure in provincia di Imperia.

“È evidente che”, valuta l’avvocato Carlo Rienzi, presidente e fondatore del Codacons. “Considerata la grave situazione di emergenza del Paese, non potrà svolgersi alcun Festival se non saranno garantite in modo adeguato la sicurezza e la salute pubblica. I cittadini italiani sono da mesi costretti a limiti e rinunce, e non è possibile consentire eccezioni in favore della Rai che rischiano di avere ripercussioni sul fronte dei contagi”.

Di qui, le possibilità sono due. “La prima”, secondo l’associazione, “è la gara si svolga solo a condizione che la Rai applichi misure stringenti per tutelare la sicurezza non solo di un eventuale pubblico in sala e di migliaia di lavoratori coinvolti nell’evento, ma anche di tutti i cittadini residenti a Sanremo, la cui salute sarebbe messa in serio pericolo dalle folle lungo le strade”. In tal senso, il Codacons annuncia una istanza al Prefetto di Imperia, affinché valuti con la massima severità le misure e le soluzioni proposte dalla Rai, e si dice pronto ad impugnare al Tar qualsiasi atto che autorizzi il Festival in assenza di condizioni adeguate.

La seconda è che, alla luce di questa possibile eccezione, venga riconsiderato l’impianto di regole che da 91 giorni tiene in ostaggio cinema e teatri piccoli, medi e grandi di tutta la Penisola, senza che alcuna certezza che queste attività favoriscano il contagio. Insomma, se ci sono eccezioni da mettere in campo, non possono andare sempre e solo incontro allo showbiz del piccolo schermo. Questo è l’auspicio di molti artisti e addetti ai lavori.

Per il pubblico del Festival la soluzione potrebbe essere quella di aprire la platea a un numero ridotto di figuranti. Ma questa appare come una scorciatoia che non affronta o risolve le problematiche tirate in ballo dal Codacons, ad esempio. Trasformare, inoltre, l’Ariston nello studio di X Factor non sposta di un centimetro la discussione in avanti. Così come, la prosecuzione in streaming della stagione della Scala sembra un provvedimento dall’indubbio valore artistico, ma che non affronta la questione.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Orietta Berti vorrebbe duettare con i “Naziskin”

Luigi Macera Mascitelli

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Sanremo continua a regalare emozioni. Dopo il tragicomico evento che ha visto come protagonista Orietta Berti alle prese con 3 pattuglie della polizia, la cantante ci regala un’altra grande perla: «Non mi dispiacerebbe fare un duetto con Madame, come con Ermal Metal, ma anche con i Naziskin»

Sorvoliamo sull’errore di distrazione nell’aver aggiunto una “l” in più al nome di Ermal Meta. Magari in quel momento stava pensando agli Slayer o ai Sepultura. Chi può dirlo?! No, l’apice di cotanta epicità è certamente un altro, immortalato per sempre nel video della diretta social che la vede storpiare malamente il nome dei Måneskin.

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Gelo, stupore, sudore a freddo e una risata clamorosa in procinto di farci sputare i polmoni. Queste le fasi che attraverserete dopo aver ascoltato Orietta Berti nel frangente incriminato. Migliaia e migliaia sono state le condivisioni sulle maggiori pagine trash di Facebook ed Instagram. Insomma, Orietta nazionale ci ha fatto sognare ancora scrivendo un’altra pagina di storia nella timeline delle figure di m***a più epiche. Grazie!

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Too fast like Orietta Berti: la fuga dalla polizia è un’ode all’inverosimile

Luigi Macera Mascitelli

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Fulmini e saette, effetti speciali e odi alla follia. Che il Festival di Sanremo abbia inizio. E che l’inizio, per dirla con Jim Carrey in The Mask, sia sfumeggiante. Ma quando la realtà supera la fantasia, si sa, spesso si fatica a crederci. Orietta Berti, colonna portante della musica leggera italiana, amatissima dal pubblico tricolore per la sua simpatia, per la sua dolcezza e per la sua genuinità, è stata protagonista – suo malgrado – di un episodio grottesco e dai connotati tragicomici.

Lo ha raccontato lei stessa, nel salotto de La Vita in Diretta. Ma cosa sarà mai successo all’Orietta nazionale? Domenica notte è stata inseguita da tre volanti della polizia. Orietta Berti come 1727 WorldStar, il fratellino del web, quello che si schianta contro i muri e viene esaltato per le gesta francamente opinabili? No, neanche un po’, perché il sorriso di Orietta è vero, è bello. E ci piace, anche e soprattutto quando racconta le sue disavventure.

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“Tre macchine della polizia mi hanno inseguito e mi hanno fermato. Mi hanno seguito perché non ci credevano” ha dichiarato Orietta durante un’ospitata a La Vita in Diretta. Ma cosa avrà combinato di così grave per meritare le attenzione degli agenti? Semplice, si trovava in strada subito dopo il coprifuoco delle 22:00.

“Mi ha fermato la polizia perché erano le 22.05 e, da Bordighera, sono andata a ritirare gli abiti all’hotel Globo di Sanremo. ‘Dove va lei?’, mi hanno chiesto. Ho spiegato che stavo andando a ritirare gli abiti. ‘A quest’ora?’, mi hanno risposto. E io: ‘Per forza, devo provarli, se non mi vanno bene me li devono aggiustare’. Mi hanno seguito fino al Globo perché non ci credevano… Non mi hanno arrestata, mi hanno accompagnato per vedere dove andassi”

Ora, rileggete tutto l’articolo con in sottofondo i Motley Crue. Tutto avrà un sapore diverso, ribelle ed esuberante. Orietta Berti, too fast for polizia!

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“Una stella per Nella”: la graphic novel su Auschwitz realizzata da due studentesse

Riccardo Colella

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Appena Nella arriva nel campo di concentramento viene mandata nelle camere a gas. Abbiamo immaginato che viaggiasse con una bambola, il giocattolo che le dava conforto. Prima di entrare sotto le docce, però, Nella la lascia fuori e le dà un nome: Libertà”. A parlare è Maddalena Stellato, studentessa quattordicenne di Chiavari che, insieme all’amica Marta De Vincenzi, 15 anni per lei, è autrice di “Una stella per Nella”.

Sul finire di novembre le due studentesse liguri hanno visitato il Campo 52 di Coreglia Ligure insieme al direttore della scuola Chiavarese del Fumetto, Enrico Bertozzi, rimanendone profondamente toccate. Il desiderio è stato quello di raccontare graficamente gli orrori dell’olocausto attraverso gli scritti di Maddalena e i disegni di Marta, in occasione del Giorno della Memoria.

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La storia parla di Nella Attias, una bambina ebrea di 5 anni che, assieme alla sua famiglia, viene prelevata dai nazisti dal campo di prigionia alla Piana di Coreglia e, passando per Milano, troverà la morte ad Auschwitz, dopo aver viaggiato sullo stesso treno che trasportò la senatrice a vita Liliana Segre.

Leggi anche: Maus: la Shoah a fumetti nel capolavoro di Art Spiegelman

La graphic novel ha riscosso così tanto successo da attirare le attenzioni del Quirinale e la conferma è arrivata dalla stessa Presidente dell’Anpi di Chiavari, Maria Grazia Danieli, committente dell’opera. “Stavo per scoppiare a piangere. Fortuna che ero seduta, quando ho risposto al telefono”. Sono le parole della Danieli dopo aver realizzato che all’altro capo del telefono c’era il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Aveva letto molto bene ‘Una Stella per Nella’ ed è rimasto colpito da come abbiano affrontato la vicenda con dolcezza. Un segnale importante anche per le scuole: un riconoscimento per il lavoro formativo che stanno svolgendo. Per noi è importante tramandare la memoria attraverso i giovani, perché un conto è se lo raccontiamo noi anziani, un conto è se lo fanno loro. Quando mi sono resa conto della grazia e della maturità con le quali le due adolescenti avevano riassunto un momento così drammatico, ho pensato di mandarne qualche copia al capo dello Stato. Ho spedito tutto lunedì. Poi venerdì mi squilla il cellulare alle 16.40, rispondo e sento la sua voce sicura e affettuosa che dice: “Sono il presidente Sergio Mattarella…”. Che onore! Era rimasto impressionato dal lavoro delle ragazze e ha detto che appena il Covid lo permetterà le aspetta a Roma al Quirinale”.

Photo credit: Avvenire.it

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