Connect with us

Musica

Sanremo 2021: le canzoni d’autore scelte da Malika Ayane, Maneskin e Aiello

Published

on

Malika Ayane in gara al 71° Festival della Canzone Italiana di Sanremo, nella categoria Campioni con il brano “Ti piaci così” (Sugar Music), si esibirà durante la serata dedicata alla Canzone d’autore con il brano di Caterina Caselli “Insieme a te non ci sto più”. Con la sua voce dalle sfumature inconfondibili, Malika è da sempre un riferimento di cantautorato raffinato e contemporaneo e torna a Sanremo per la sua quinta partecipazione dopo aver conquistato in più occasioni il Premio della Critica “Mia Martini”.

Distinguendosi per le sue sonorità e per la costante ricerca di toni diversi, Malika Ayane è un’artista che tramite la sua voce e i testi delle sue canzoni, ama narrare il presente, riuscendo ad essere sempre innovativa, attuale e contemporanea.

Leggi anche: Ghemon si apre alla vita con il nuovo album “E Vissero Feriti e Contenti”

Aiello, che parteciperà nella categoria Campioni con il brano “Ora”, scritto e composto da Antonio Aiello, prodotto da MACE e BRAIL, nella serata di giovedì 4 marzo, dedicata alla canzone d’autore, si esibirà in una personale versione di “Gianna”, indiscusso successo di Rino Gaetano. Ospite della performance sul palco del Teatro Ariston sarà Vegas Jones, una delle personalità più rilevanti della nuova scuola rap italiana. 

I Måneskin, in gara nella categoria Campioni con il brano “Zitti e Buoni”, si esibiranno nella serata di giovedì 4 marzo dedicata alla canzone d’autore proponendo una cover di “Amandoti” dei CCCP, insieme a Manuel Agnelli,  cantautore, musicista, produttore discografico, autore, conosciuto soprattutto come fondatore e frontman degli Afterhours la più importante rock band italiana degli ultimi decenni, da lui fondata nel 1985.

Leggi anche: X Factor: vince Casadilego ma lo show è tutto di Manuel Agnelli

“E’ un grande onore duettare con Manuel Agnelli – racconta la band – che ci ha spinto fin da subito a seguire la nostra strada e ad essere noi stessi. Un consiglio che abbiamo accolto con grande cura e che stiamo portando avanti nel nostro percorso artistico. Come canzone d’autore abbiamo scelto “Amandoti” dei CCCP, gruppo fondante della scena alternativa italiana. “Amandoti” è una perla del punk molto adatta alle nostre corde, che abbiamo riarrangiato con quelli che sono i nostri suoni, per un omaggio a una sottocultura fondamentale per la nostra formazione. Con questa canzone potremo inoltre esprimere sul palco di Sanremo un altro lato di noi, diverso da quello che emerge in “Zitti e Buoni”.

Leggi anche: “Don’t Look Back In Anger”: compie 25 anni uno dei più grandi successi degli Oasis

Scritto e composto interamente dai Måneskin“Zitti e Buoni”, con sonorità crude e distorte, porta all’Ariston il graffio rock che caratterizza l’attitudine del gruppo, per la prima volta a Sanremo. Un brano carico che ha la dimensione live nel suo dna, quella di cui gli artisti si sono nutriti attraversando l’Italia e l’Europa nel primo lungo tour – di oltre 70 date sold out – e che tanto manca loro in questo momento. “Zitti e buoni” è un pezzo che parla principalmente di redenzione e voglia di spaccare il mondo con la musica, una sfida contro i pregiudizi, tema centrale nelle produzioni dei Måneskin.

Musica

“Dovremmo imparare tutti dalla vita di Franco Battiato”, il ricordo di Davide Ferrario

Published

on

“Saranno in tanti a scrivere di Battiato oggi, soprattutto quelli che ne hanno imitato stile, modo di vivere, alcuni addirittura modo di esprimersi e di atteggiarsi. Molti lo descriveranno come un amico, molti si approprieranno di aneddoti, vicinanze, sentimenti, ne faranno tributi, si strapperanno le vesti. Molti ora lo rimpiangeranno in modo vistoso ed eccessivo, millantando rapporti longevi e profondi, trasformando anche questo momento in un’occasione per, ancora una volta, rinvigorire il proprio ipertrofico tremendo ego. Purtroppo siamo fatti così.Io desidero portare la mia esperienza, per me lunga e importante, anche se, in fondo, per lui rimasi sempre e solo uno che suonava la chitarra. Non feci mai nulla di più. A pensarci è paradossale.”

Così ha inizio il ricordo sui social del musicista Davide Ferrario che ha collaborato con Franco Battiato per oltre dieci anni. Si tratta di un omaggio che rende giustizia all’Uomo e all’Artista che era Battiato. Umiltà, generosità, leggerezza, professionalità ma non solo. Chi ha conosciuto e lavorato con l’autore de “La Cura” o “L’era del cinghiale bianco”, solo per citare due delle sue eccellenti produzioni, è in grado di riuscire a comprendere gli insegnamenti, a volte celati o nascosti, che l’artista siciliano era in grado di trasmettere.

Foto di Dario Paini, ripresa dal profilo social di Davide Ferraio

Per questo vale la pena riportare la testimonianza del musicista padovano che ha lavorato per anni con lui in tour e collaborato alla creazione di alcuni dischi quali: “Dieci stratagemmi”, “Il vuoto”, “Fleurs” e “Inneres Auge”.

“Dovremmo imparare tutti dalla vita di Franco Battiato, sia d’esempio il suo percorso artistico, libero da ogni condizionamento. Ripenso a quando chiamò tre ragazzi di vent’anni a suonare in un disco di inediti, scevro da ogni pregiudizio, da ogni timore di critica. A quando timidamente gli chiesi: “scusi, vuole che la risuoniamo?” e lui mi rispose: “vuole chi?”, sottintendendo che il “lei” non era gradito. A tutta la sua vita dietro le quinte. La vita di un uomo che amava quello che faceva, ma con la giusta moderazione e il giusto distacco. Un uomo che ha avuto il coraggio di affrontare molte arti, con la disciplina e lo studio che nessuno che io abbia conosciuto poteva permettersi di eguagliare. Senza mai dare scandali, tenendo i suoi affetti, le persone importanti, le sue debolezze e anche le sue forze personali lontane dai riflettori, ponendo al primo posto la sua essenza, ciò che egli faceva, quasi fosse un dono che “viene da un’altra parte”, tendendo sempre a spersonificare la sua opera e raggiungendo naturalmente il risultato opposto, perché la grandezza è fatta così.”

“Dovremmo imparare, perché non ha mai avuto nessuna paura di essere in secondo piano, di venire offuscato, di non essere abbastanza protagonista sul palcoscenico (cosa di cui alcuni altri di gran lunga minori, per spessore in primis, sono terrorizzati, certi aizzati da manager senza cervello) lasciando lo spazio creativo più ampio possibile a chi l’ha circondato, regalando occasioni, opportunità e vittorie, venendo a volte consapevolmente sfruttato, ma a lui non è mai interessato. Dovremmo imparare dalla sua enorme generosità. La generosità di un uomo, sì un uomo, per cui tutto ciò che è materiale non ha mai avuto alcuna importanza se non come strumento per asservire a scopi nobili come la sua immensa arte. Dovremmo imparare dal suo silenzio, da come se n’è andato. Dovremmo imparare dalla sua leggerezza, da quanto amava la vita, dalle risate con chi lo circondava, dal suo profondo rispetto per l’ironia, sale della vita. Una volta, in uno dei pochissimi scambi a tu per tu che negli anni abbiamo avuto, mi disse “Davide, dovresti fare il comico”. Ci sono decine di aneddoti, tra i più divertenti che abbia mai vissuti, permeati dall’umorismo che solo lui sapeva avere. Quel palco era casa mia. Suonare con lui era una vacanza. Dovremmo imparare dalla capacità di delegare, di fidarsi, di apprezzare e scoprire i talenti e lasciare che lavorino esprimendo se stessi, perché solo così si ottiene un grande risultato. Dovremmo imparare dalla sua profonda umiltà, fatta di consapevolezza, di studio profondo della vita e delle scritture, dalla ricerca della verità, seguendo le orme dei mistici, del suo amato Gurdjeff, delle filosofie orientali, senza mai cadere in questo o quest’altro, ma conservando una visione d’insieme, come a scoprire che un unico filo regge l’esistenza di tutte le vite del mondo. Dovremmo imparare ad accettare il tempo che scorre, come faceva lui, perché in questo modo ha saputo restare, mentre le mode passavano. Questo pianeta oggi è un po’ peggiore, senza la sua presenza, ma nel tempo è migliorato grazie all’insegnamento che possiamo trarre dalla sua opera, che rimarrà, per chiunque, eterna ed esemplare. Non ho mai chiamato Battiato “maestro” e non ho mai capito se a lui questo appellativo piacesse. Conoscendolo non credo. Ma di fatto questo è stato, per noi. Per me.Se sono qui a scrivere tutto questo, se qualcuno ascolta le note che produco, suono, scrivo e registro, se abito dove voglio abitare facendo la vita che mi piace fare circondato dalle persone che voglio avere attorno, se quando mi parlano di certa musica e di cose come “i curatori delle playlist di Spotify” mi girano le palle, il merito è solamente suo. Senza Battiato io avrei fatto altro nella vita. Gli devo ogni secondo della mia esistenza. Mi ha insegnato praticamente tutto ciò che so ora. L’ha fatto senza esserne consapevole, forse. Ma io l’ho osservato per tantissimi, forse dodici, anni di collaborazione. Ho compiuto trent’anni, mentre ero in tour con lui. Ci sono cresciuto. Dovremmo imparare dalla sua visione della morte, che si affronta con serenità perché è parte di un’esistenza più ampia per cui il nostro passaggio qui è una ridicola inezia. Dicevo, in molti scriveranno di lui oggi, perché Battiato è sempre stato così. Era impossibile non sentirsi istintivamente legati a lui. Tante persone hanno vissuto e vivranno ancora alla sua ombra. Mi venisse un accidente se oggi non penso che avrei voluto chiedergli di più, imparare di più. Maledetto quel mio senso di timore, di voler restare sempre in disparte, di non voler mai rischiare di sembrare un approfittatore o un opportunista, mentre altri traevano deliberatamente vantaggio della sua generosità. Ma forse, in fondo, come direbbe il suo amico e collaboratore Manlio Sgalambro, è vero che “tutto si dissolverà”.

Foto in evidenza di Marco Di Gennaro

Continue Reading

Musica

Viaggio dentro “l’Universo Battiato” sfogliando la biografia di Aldo Nove

Published

on

Il 27 ottobre 2020, neanche un anno fa, è stata pubblicata dalla casa editrice Sperling & Kupfer, una delle più belle, caratteristiche e particolari biografie dedicata a Franco Battiato, tra i più grandi compositori del nostro tempo, scomparso questa mattina nella sua casa di Milo.

Leggi anche: Addio a Franco Battiato

La facoltà dello stupore, è questo il nucleo dell’intera esperienza artistica di Franco Battiato, l’elemento che accomuna tutti i brani della sua longeva produzione. La sua musica è un invito a smarrirsi per poi ritrovarsi, è una spinta a sperimentare un mondo sconosciuto, negli infiniti spazi lontanissimi che possono aprirsi lungo il cammino delle nostre vite. Ed è proprio questo il sentimento che accompagna Aldo Nove durante tutto il percorso all’interno della parabola umana e creativa del musicista siciliano.

Partendo da un giovanissimo Battiato che a Riposto, in Sicilia, passa le sue giornate ad ascoltare i suoni della natura, con l’inquietudine di chi ha sempre voglia di andare via. Arrivando, anni dopo, a Roma, dove incassa i primi “le faremo sapere” dalle case discografiche, per poi seguirlo a Milano, dove finalmente riesce ad affermarsi nel mondo della musica e conquistare l’attenzione del pubblico e della critica come una delle voci più originali del momento.

Leggi anche: Musicisti, attori, scrittori e politici: la morte di Battiato non lascia indifferenti

Leggeremo di incontri sorprendenti, di turbamenti capaci di trasformarsi in musica e parole. Verremo portarti a conoscere suoni che sembrano provenire dai meandri dell’anima e hanno la forza di dilatare lo spazio e il tempo. Attraverseremo l’opera di uno dei più geniali musicisti contemporanei, attenti a cogliere i “frammenti dell’infinito” disseminati lungo il percorso musicale ed esistenziale del cantautore. Il tutto visto dagli occhi di un grande scrittore pieno di riconoscenza e amore per un uomo in grado di trascendere oltre i confini, guardare oltre le cose.

Il Franco Battiato di Aldo Nove è un viaggio nell’”universo Battiato” orchestrato in 50 capitoli, ogni capitolo ha un titolo, che è una nota che guida il lettore come sè stesso leggendo lui stesso lo spartito della vita.

Insieme alla vita dell’artista, Aldo Nove riporta anche la sua personale esperienza, di cosa abbia rappresentato il lavoro di Battiato nella sua vita, partendo da quando, bambino, un pomeriggio, su rai tv, ascoltando per caso alcune note di Sequenze e frequenze dall’album Sulle corde di Aries, visse il suo primo incontro con Battiato.

Difficile oggi raccontare quanto quell’esperienza mi toccò a fondo. I suoni erano inauditi, ma facevano parte di me. Rarefazioni che avevo pur vissuto, anche se mai trovate espresse nel panorama musicale che mi circondava. Come un viaggio in abissi che contenevo. In un altro spazio. In un altro tempo”.

Uno dei meriti del libro di Nove è proprio quello di affrontare insieme il nucleo mistico e spirituale della musica di Battiato, di cogliere questo filo d’oro, vedendo come esso operi anche in chi ascolta.

Alla fine, lo scrittore ci racconta una lunga fedeltà al Maestro, e ci ricorda un debito di gratitudine che molti di noi hanno per un artista capace di donare preziosi momenti di essere e di risveglio. Segnali che ci fanno sentire vivi.

Continue Reading

Musica

Musicisti, attori, scrittori e politici: la morte di Battiato non lascia indifferenti

Published

on

Tanti anni fa una mia amica al telefono mi dice: “stai passando vicino a casa mia, se ti fermi puoi dormire qui”. Arrivo a casa sua e mi mostra una stanza: “Buonanotte”. Speravo in una serata diversa. Da fuori della finestra arriva una musica. “C’è una festa?” chiedo. “No, c’è il concerto di Battiato, sotto, al campo sportivo”. Se ne va in camera sua. Io apro la finestra, spengo la luce, mi metto a letto e mi ascolto tutto il concerto in lontananza. Meraviglioso. Potente. Una serata indimenticabile.”

Queste le parole di Leonardo Pieraccioni per omaggiare il Maestro Franco Battiato, scomparso questa mattina all’età di 76 anni. Se ne va una pietra miliare della storia della musica italiana, che con le sue parole e sperimentazioni ci ha condotto in un viaggio indimenticabile ed eterno.

Il panorama culturale italiano è in lutto per la perdita di un artista che è stato capace di trasformare la musica in poesia, facendone conoscere la bellezza nella sua interezza.

Tante le reazioni nel mondo dello spettacolo e della musica. “Franco Battiato, Artista unico e irripetibile nel panorama mondiale, ha lasciato il suo corpo su questa terra ed è partito per un lungo viaggio verso mondi lontanissimi e trovare il suo centro di gravità permanente – scrive sui social Piero PelùLacio drom Maestro!”.

Carlo Verdone, invece, ricorda il concerto in Iraq di Battiato e il momento in cui lo conobbe nel 1991:

La scomparsa di Franco Battiato è un dolore immenso. Non è stato solo un grande sperimentatore coraggioso fin dagli inizi della sua carriera, ma con il tempo si è sempre di più avvicinato ad una dimensione mistica, più vicina all’oriente che non all’occidente. Ammirevole e commovente il suo concerto in Iraq, con un’orchestra spesso priva di alcune corde agli archi e strumenti senza manutenzione. Fu splendido e significativo. – commenta l’attore romano – Mite, pacato, solitario lo conobbi nel 1991. E mi colpì molto questa sua dimensione ascetica mai severa e triste. Anzi serena. Ognuno ha il suo album preferito e il suo brano del cuore: per me ” La Voce del Padrone” e ” La Cura” sono i suoi più alti vertici. Che possa riposare in pace. Quella pace che lui aveva trovato dentro di sé.”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione, si è detto “profondamente addolorato dalla prematura scomparsa di Franco Battiato, artista colto e raffinato che con il suo inconfondibile stile musicale – frutto di intenso studio e febbrile sperimentazione -ha affascinato un vasto pubblico, anche al dil là dei confini nazionali”.

Ci la lasciato un Maestro. Uno dei più grandi della canzone d’autore italiana. Unico, inimitabile sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove. Lascia una eredità perenne“: così il ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Tanti, però, gli artisti che hanno voluto lasciare un ricordo di Battiato. Beppe Carletti de I Nomadi scrive “È stato un onore averti con noi nella nostra grande famiglia Nomade! Ciao Maestro, salutaci le stelle“, mentre Roby Facchinetti dei Pooh commenta “Il mondo della musica ha perso un grande e impareggiabile artista: Franco Battiato. La tua sensibilità artistica e umana, ha saputo con nobiltà, trasmettere a noi tutti la grande bellezza della musica. Grazie e buon viaggio artista vero.

Continue Reading

In evidenza