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Radio Indie Music Like, si intravede Motta

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Torna in radio la classifica degli indipendenti nello storico format Radio Indie Music Like prodotto da Paolo Tocco e Giulio Berghella. Come di consueto, il programma va a sfogliare i primi 20 posti della classifica settimanale redatta ogni lunedì da Meiweb.it di Giordano Sangiorgi.

Si parte con il 18esimo grandino dove troviamo il singolo “Mille guerre” (Bomba Dischi) di Ariete. Gradino 16 con Gazzelle con il singolo “Un po’ come noi” (Maciste Dischi). Un play anche al gradino 15 con il nuovo ingresso in classifica di Motta con il singolo “E poi finisco per amarti” per Sugar. Dritti in salita fino al gradino 10 dove troviamo Lo Stato Sociale ed il singolo “Combat Pop” per Garrincha. Gradino 6 stabile Ermal Meta con “Un milione di cose da dirti” (Mescal).

Podio di conferme: anche questa settimana ritroviamo stabilissimi alla terza posizione il singolo “Amare” (Woodworm) de La rappresentante di lista. Prima di scoprire chi c’è in vetta alla classifica di questa settimana, come sempre, spazio alle nostre interviste. Come di consueto spaziamo oltre i primi 20 posti e nella puntata di questa settimana ci troveremo al telefono con Gabriele Serpe dei Zoostat con il singolo “Cancellature” che sale al gradino 92 della classifica di questa settimana.

…e in vetta restano stabili Colapesce & Dimartino con il sinolo “Musica leggerissima” per Sony. Appuntamento alle 20 su www.rtradioterapia.it.

La serata prosegue con Classic Rock On Air – lo storico format ideato e condotto da Renato Marengo con Marco Testoni e Claudia D’Agnone. A seguire, ore 21 “Me & Blues” con Gianfranco Piria. Alle 22- “Un’altra musica” con Matteo Ceschi con un focus sulle musiche dall’esilio. Infine, alle 23, “Radici” di Aldo Coppola

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

Teatro

Otello e Desdemona, l’eterna violenza

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Otello” ovvero “La tragedia di Otello, il moro di Venezia” è il dramma che William Shakespeare scrisse intorno al 1603. La trama è nota: Otello è un moro, al servizio della repubblica veneta, al quale è stato affidato il compito di comandare l’esercito veneziano contro i turchi nell’isola di Cipro. Otello parte da Venezia in compagnia del luogotenente Cassio. Lo segue Desdemona, sua moglie, scortata da Iago e dalla sua consorte, Emilia.

Desdemona è sposata con Otello in gran segreto. All’arrivo, scoprono che la flotta turca è stata distrutta dalla tempesta. L’infido alfiere Iago tenta di far destituire Cassio, riuscendoci con un espediente, grazie all’aiuto di Roderigo. Con l’ignara complicità della moglie Emilia, Iago fa arrivare un prezioso fazzoletto di Desdemona tra le mani di Cassio, convincendo Otello del tradimento di Desdemona.

Le false difese di Cassio da parte di Iago, e le sue studiate reticenze, sono la parte centrale dell’opera di persuasione che sfocia nella furia cieca del Moro. Otello uccide Desdemona nel letto nuziale soffocandola, travolto dalla gelosia. Emilia rivela che il tradimento di Desdemona era soltanto un’invenzione di suo marito, il quale la uccide. Otello, preso dal rimorso, a sua volta si toglie la vita. Iago, infine, viene portato via e torturato. Cassio, invece, prende il posto di Otello, al servizio della repubblica veneta. 

Rabbia condita da pensieri sanguinari per un amore possessivo e morboso. Otello, sentendosi oltraggiato, da innamorato devoto passa ad essere padrone vendicativo. Al di là della distinzione dei concetti di simile e dissimile, in Otello ci sono dunque, purtroppo, tutti gli ingredienti di una trama tipica degli odierni episodi di cronaca nera: abbiamo una storia perturbante che procede come un racconto di suspense e sfocia nella tragedia della gelosia e del sesso. Quando subentrerà la gelosia (il mostro dagli occhi verdi), si affermerà la cultura del sospetto e del dubbio, Otello smetterà di amare Desdemona e scoppierà il caos. 

Scuotono nel rileggerle oggi con tetra quanto chiara attualità, le ultime parole di Desdemona, soffocata e uccisa dalla violenta gelosia del suo amato; alla domanda “Chi ha commesso questo delitto?” Desdemona risponde flebile prima di spirare: “Nobody, I myself. Nessuno, io stessa”. E si congeda richiamando il suo infinito amore per Otello, il suo assassino: “Addio. Ricordami al mio adorato signore. Addio!” 

Desdemona, agonizzante, scagiona il suo carnefice. Accetta il destino avverso iscritto nella propria maligna stella e difende fino alla fine l’amore che l’ha privata della vita: “io l’amo, amo anche la sua asprezza, il suo cipiglio, i suoi rabbuffi”. Otello, “assassino d’onore”, è graziato dal suo infinito amore. Un omicidio letterario che racconta, con raffinata analisi psicologica, l’orrore mediatico che sempre più spesso invade le nostre cronache quotidiane. Uno sguardo tagliente sulle inspiegabili reazioni delle vittime che sorpassa le fredde analisi giudiziarie delle motivazioni dei carnefici.

Nel momento più infame della terribile follia di Otello, che si accinge a uccidere l’innocente moglie Desdemona, il genio di Shakespeare la vede e ce la mostra ancora viva, e già morta: bianca come la neve, immacolata, e già liscia come alabastro, parente del marmo e della statua mortuaria. 

Tutto ciò non può e non deve essere ridotto alla tragedia della gelosia. 

Né della calunnia, della perfidia, peraltro molto evidenti nel diabolico Iago. No, non basta. Calunnia, maldicenza, invidia, desiderio del male, così come gelosia, sono realtà distribuite in tutta l’opera di Shakespeare,  nelle commedie drammatiche, come Molto rumore per nulla, o romanzesche, come La tempesta, o nella inarrivabile tragedia Amleto.

In questo caso è diverso: Otello non è vittima di Jago, è suo complice. L’antagonismo Otello-Jago, su cui la presenza di Desdemona incide con la mite tragicità di una vittima sacrificale, si rivela drammatica coesistenza di due stati di esaltazione, due maschere di una stessa realtà minata da follia primordiale e fragilità.

Iago invidia Otello, tutti e due odiano, sopitamente, la donna. Iago crede di distruggere Otello, ma questi è uno strumento della rovina finale di Desdemona. Iago odia l’armonia, Otello inconsciamente non vede l’ora di spezzarla. Desdemona è troppo donna per essere vera. Quindi va uccisa, in nome di un amore manipolato e perverso. Otello è la tragedia dell’uomo che non riesce a sconfiggere sé stesso, pratica lo sport più antico dell’umanità, eppure così attuale: la violenza del maschio sulla donna. Una violenza esercitata per il puro piacere di reprimere la presenza femminile in se stesso e nel mondo.

E il Bardo così ce lo racconta…

Foto: Internet Archive Book Images

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Speciali

Libertà di espressione nel 2021: quando giornalisti e docenti sono perquisiti per un tweet di troppo

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In queste settimane dove il significato e l’uso delle parole sono al centro di numerose discussioni, proprio chi con le parole ci lavora è stato investito da un uragano.

Si tratta in particolare di Francesca Totolo, giornalista, e del professore universitario Marco Gervason. I due, infatti, rientrano tra gli 11 indagati e sottoposti a perquisizioni nelle proprie abitazioni da parte dei Ros. Il motivo è l’inchiesta dei pm romani Eugenio Albamonte e Gianfederica Dito, coordinati dal procuratore Michele Prestipino, per i reati di offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e per istigazione a delinquere.

Senza entrare nel merito della questione dei post pubblicati su alcuni social network, la questione che si pone è un’altra. Laddove si grida ai quattro venti la libertà di espressione e di stampa, è giusto colpire con un atto del genere professionisti e non, per avere espresso (tralasciando la forma più o meno edulcorata) la propria opinione?

Entra ovviamente in gioco l’etica professionale, la deontologia. Così come il buon gusto e la capacità di esprimere dissenso pur senza scadere nel becero insulto. Ma ognuno è libero di esporre le proprie idee (anche se a tutto c’è un limite, come ad esempio l’apologia di determinati comportamenti e minacce) senza dover temere una censura.

I post passati al vaglio sarebbero infatti relativi al modus operandi del governo, in particolare di Mattarella, nel fronteggiare la pandemia.  È stata rilevata la diffusione nel web di numerosi post offensivi nei confronti del Capo dello Stato che, stando a quanto scrivono i carabinieri del Ros, sembrano rientrare in un attacco elaborato verso le più alte Istituzioni del Paese. Le perquisizioni fanno parte di un’indagine che la Procura di Roma sta svolgendo da tempo con il Ros, che già nello scorso agosto ha eseguito analogo provvedimento nei confronti un 46enne residente nella provincia di Lecce, molto attivo su Twitter.

In questo caso, da destra a sinistra, si sono levate alcune parole di solidarietà con gli indagati. Se da una parte Vittorio Feltri ha così commentato “Giù le mani da Gervasoni che è un ottimo professore ed eccellente editorialista con l’unico vizio di non essere di sinistra”, dall’altra Piero Sansonetti tuona “Mi sembra molto improbabile che Gervasoni organizzi minacce a Mattarella, ma mi sembra anche molto curioso che si debba fare un’inchiesta su messaggi contro Mattarella: contro Mattarella dici quello che vuoi, in una società libera si può dire quello che si vuole. Una ‘campagna d’odio contro Mattarella’ è un concetto ridicolo. Il reato di vilipendio al presidente della Repubblica è il reato più ridicolo che esista in un qualunque codice penale. Bisognerebbe spiegare a questi che siamo nel 2021, ma non sarà facile”.

In uno Stato in cui si critica il governo russo per aver arrestato giornalisti organizzatori di manifestazioni non autorizzate per 3 settimane, sembra paradossale che non ci sia stata un’alzata di scudi contro una perquisizione all’alba per alcuni tweet politicamente scorretti. Ammesso e non concesso, non è dato sapere infatti esattamente cosa viene contestato agli indagati, che le parole usate siano state effettivamente sopra le righe, il trattamento riservatogli appare più adatto a dei terroristi che a dei giornalisti e professori.

Se la libertà di parola è un diritto riconosciuto e sacrosanto in questo caso si rischia una deriva autocensoria. Si può dire di tutto, ma è meglio non dirlo? Questa sarebbe la più grande sconfitta per qualsiasi Stato si dica democratico. 

Per citare Nanni Moretti “le parole sono importanti” (tra l’altro lo schiaffo che riservò alla giornalista in quel film oggi gli costerebbe la gogna mediatica per settimane nonché il boicottaggio della pellicola). Sono importanti è vero. Come è vero che è importante anche chi le dice. La pericolosità di una persona non la fanno certamente 150 caratteri battuti su un social. Né tantomeno qualche like a pagine più o meno discutibili. Ciò che invece è pericoloso è la censura delle idee. La legge è uguale per tutti. Ma alcuni sembrano essere più uguali degli altri.

Un personaggio pubblico e il cui operato è sempre oggetto di analisi e critiche deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Conscio, tra l’altro, del pensiero altrui che potrebbe differire dal suo. La psico-polizia del nucleo anti-odio online sembra richiamare i “pompieri” di Bradbury. O ancor di più “I love radio rock” (The boat that rocked). Il film del 2009 sulle radio pirata degli anni ‘60 costrette a trasmettere a largo del mare della Gran Bretagna. In quel caso il ministro Sir Alistair Dormandy affida al segretario Pirlott l’incarico di ostacolare le trasmissioni delle stazioni pirata, in particolar modo di Radio Rock. L’ottusità, la chiusura mentale verso ciò che è diverso portò il governo ad una battaglia contro queste trasmissioni. Salvo poi doversi scontrare con la solidarietà della popolazione inglese accorsa a salvare i propri paladini del rock.

La massima affibbiata a Voltaire passata alla storia (in realtà fu scritta da Evelyn Beatrice Hall in The Friends of Voltaire del 1906), rivenduta a iosa dai creatori di immagini per i 50enni di Facebook, “non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita affinché tu possa dirlo”, in questo caso viene sminuita. Uno dei capisaldi su cui si fonda lo Stato viene meno. La Libertà, in questo caso di pensiero e di parola, perde di credibilità. Come se fosse qualcosa da conquistare e non un diritto.

In un mondo dove si tende ad equiparare tutto, all’inclusività, un atto censorio, quasi intimidatorio, del genere pone troppi paletti ad una realtà, come quella giornalistica, che vive di analisi e critiche dell’attualità e di ciò che la circonda. Il silenzio è d’oro quando spontaneo. Non quando imposto.

Photo by Kristina Flour on Unsplash

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Musica

“Strada facendo”, il murale a sorpresa per i 70 anni di Claudio Baglioni

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“Combattere il tempo come si fa? Si può battere ancora a tempo di musica”. Claudio Baglioni ringrazia i fan con un messaggio speciale nel giorno dei suoi 70 anni. Un messaggio, peraltro, accompagnato dalla foto di un murale realizzato a sorpresa nel quartiere di Centocelle, dove Baglioni ha trascorso l’adolescenza e mosso i primi passi artistici, è stato realizzato un grande dipinto murale con il volto del cantautore e le parole di ‘Strada facendo’.

L’opera è stata realizzata sul muro di Casa San Felice, casa-famiglia gestita dal parroco dell’omonima chiesa nel quartiere romano (in Piazza di S. Felice da Cantalice, 20).

“È una sorpresa indescrivibile”, scrive il cantautore. “Ma come vi è saltato in mente?!? Nel quartiere dove sono stato bambino e adolescente. A Centocelle, dove sono diventato un ragazzo”.

“Nella piazza in cui son salito, per la prima volta, su un palco senza lontanamente immaginare quel che sarebbe accaduto in seguito”, prosegue Baglioni. “Su una parete della casa famiglia San Felice proprio davanti a quel palchetto del tempo che fu. L’avete pensata bella. Una gran cosa per una buona causa. Il mio apprezzamento e la mia gratitudine non hanno voce e parole sufficienti e adeguate. È una sensazione bizzarra e stupefacente. E, per una volta tanto, fa davvero piacere essere ‘sbattuti su un muro'”.

Lo staff di www.doremifasol.org (sito di riferimento per i fan di Baglioni) e i numerosissimi seguaci hanno unito le forze con lo street artist Mauro Palotta, in arte Maupal, per realizzare un murale celebrativo in un luogo simbolico per Baglioni.

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