Pearl Jam, un podcast riproduce integralmente Gigaton ma l’anteprima viene bloccata

Una sorpresa inattesa per i fan dei Pearl Jam di tutto il mondo arriva a una settimana esatta da dall’uscita ufficiale di Gigaton. La piattaforma iVoox – edicola digitale e punto di raccordo di radio on demand – ha pubblicato un podcast con l’ascolto integrale dell’album, con il commento di Roberto Martínez. Il contenuto è stato bloccato dopo qualche ora.

Di fatto, si tratta della puntata 617 di “Bienvenido a los 90 (Benvenuti anni Novanta)” uno spazio radiofonico totalmente incentrato su tematiche di musicali relative agli ultimi dieci anni del secolo scorso.

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Nel frattempo, la band accompagna l’attesa dall’uscita ufficiale divulgando sui social estratti di canzone. Who Ever Said è stato il primo estratto anticipato dopo i due singoli Superblood Wolfmoon e Dance of the Clairvoyants.

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Nella serata di ieri, i Pearl Jam avevano condiviso un messaggio sulla situazione nell’area di Bergamo divulgato dal sito PearlJamonline.it. Lo stesso portale, a fine gennaio, aveva riportato in italiano i commenti della stampa specialista all’ascolto in anteprima.

Gigaton inizia con due canzoni rock. L’opening track è la grintosa Who Ever Said (dove Eddie canta, “All the answers will be found in the mistakes we have made“) seguita dalla propulsiva Superblood Wolfmoon con un ottimo solo di Mike McCready.

Il terzo pezzo della tracklist è la già conosciuta Dance of the Clairvoyants mentre Quick Escape è retta su un tosto giro di basso di Jeff Ament sul quale Eddie canta di una viaggio internazionale dove cita Jack Kerouac, il massimo esponente della beat generation (“Sleep sack, a bivouac and Kerouac sense of time” canta Ed). Alright, posta come ideale chiusura del primo lato, è una lenta canzone dove Eddie ripete “If your heart still beats free, keep it to yourself“.

La seconda parte del lavoro è aperta da Seven O’clock, con echi dei Pink Floyd e con un inedito falsetto di Eddie Vedder presente nella seconda parte della traccia. “Fa parte delle prime session del gruppo per questo disco tenute nel 2017, poi è stata cambiata diverse volte nel corso del tempo” ha detto il produttore Josh Evans mentre Eddie si è detto particolarmente orgoglioso del suo testo.

Never Destination è un pezzo che segue le tracce di M.F.C. e ricorda da vicino certe sonorità post-punk di fine anni settanta mentre Take The Long Way si basa su un memorabile riff di batteria di Matt Cameron, impreziosito dalla voce di Eddie che urla “I always take the long way/ It leads me back to you.”

Buckle Up è scritta da Stone Gossard ed è uno pezzi più strani e rarefatti di Gigaton, ideale introduzione a Come Then Goes, una ballata di Eddie Vedder che ricorda certe canzoni di Pete Townshend (dove il cantante dei Pearl Jam canta “We could all use a savior from human behavior“).

Gigaton si conclude con due tracce memorabili. Retrograde è una struggente ballata sullo stile di Just Breathe e Sirens dove Eddie ripete più volte il verso “feel the sound“. La chiusura è affidata a Cross River, già presentata alcune volte nei concerti solisti del cantante dei Pearl Jam (all’Ohana Fest nel 2017 e nel 2019 al Firenze Rocks, per esempio). E’ stata incisa da Vedder con un pump organ del 1850 e impreziosita da alcune note di kalimba suonate da Jeff Ament e di chitarra acustica suonate da Stone Gossard. Presente anche McCready che qui suona l’e-bow.

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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