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Non è il Ddl Zan a essere diventato importante, è Fedez a essere diventato un “eroe”

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Il primo maggio del 1886 migliaia di lavoratori scesero in piazza a Chicago per rivendicare alcuni diritti fondamentali che, nel mezzo di quella pazza industrializzazione di fine Ottocento, erano ancora sconosciuti. Le manifestazioni si ampliarono, raggiunsero diverse città e diversi paesi: migliaia di working class heroes marciarono pacificamente, gettando le basi per la contemporanea concezione del lavoro.

Spesso si dimentica che i diritti a tema lavoro tanto faticosamente ottenuti siano frutto della lotta continua dei nostri avi e che, a volte, per rivendicarli si rende necessario ribellarsi al sistema.

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Il primo maggio dovrebbe essere una festa capace di ricordare tutto ciò. Possibile parlare contro il Sistema in modo pacifico, sentirsi parte di una comunità di lavoratori speciali in quanto normali, con problemi comuni, dubbi comuni, risentimenti comuni. A volte è bello sentirsi proletari, celebrare la normalità con una bottiglia di Lambrusco sul tavolo, riunirsi in piazza, ascoltare un concerto e parlare di lotte sociali senza saperne nulla.

Negli ultimi anni in molti si sono sentiti impotenti verso il Sistema, lamentandosi della precarietà, desiderando stipendi più alti e condizioni di lavoro più umane. Il primo maggio del 2021, poi, è caduto all’interno di un contesto storico ancora più delicato. Ci sarebbe molto da dire sulla gestione dell’economia ai tempi del Covid – 19, sui settori che non ricevono sussidi e sui giovani che non trovano lavoro. In questo momento, proprio quando i motivi per parlare sono almeno tanti quanti i motivi per starsene zitti, Fedez si riscopre “paladino della giustizia”.

Fedez, al secolo Federico Lucia, è un rapper di successo che ha cominciato la sua carriera criticando beffardamente (e in modo molto poco elegante) diverse categorie sociali, tra cui gli influencer e la comunità LGBT. Poi, okay, la gente può cambiare. Difatti Fedez ha finito per sposarsi un’influencer e lanciare la sua linea di smalto per le unghie, non perdendo mai occasione per spezzare una lancia in favore del gender fluid. Poco importa se alle vittime degli scherni anti-LGBT di Federico le scuse non siano mai arrivate, se non in modo vago. Non é questo il punto.

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Il punto è: era davvero necessario snaturare una ricorrenza così ricca di significato qual è il primo maggio, per lanciarsi su un monologo politico sul tema correntemente più in voga su TikTok?

Federico Lucia, nel mezzo della sua performance al concertone del primo maggio andato in onda in Rai, si lancia con un monologo estremamente politicizzato sull’importanza del Ddl Zan. Durante l’ennesima manifestazione senza pubblico, nel mezzo di una pandemia che ha tartassato tutti i lavoratori per più di un anno, Fedez decide di parlare dei diritti della comunità Lgbt.

Insomma, il rapper, all’inizio del monologo, dedica venti secondi al problema dei lavoratori dello spettacolo prima di cambiare rotta e toccare un argomento che con il primo maggio c’entra pochissimo.

Segue la santificazione mediatica di Fedez, eroe moderno che si appella ai politici facendo nomi e cognomi per spostarne l’attenzione su una causa scottante. E sì, il Ddl Zan è una causa che scotta talmente tanto che tutti ne stanno parlando. Il web pullula di influencer Lgbt, il Ddl Zan è sulla bocca di tutti da settimane e l’opinione pubblica favorevole è quasi omologata. Il risultato finale è che oggi non stiamo parlando di quanto il Ddl Zan sia importante, perché lo sapevamo già. Stiamo parlando di quanto Fedez sia stato coraggioso.

I contenuti, dunque, si sono persi in favore della forma. Forse il primo maggio 2021 aveva bisogno di un concerto che voleva essere principalmente un concerto, e non la cornice per un monologo che, se lanciato il due di maggio sui social, avrebbe più o meno il medesimo impatto mediatico.

A ciò si aggiunga la pubblicazione da parte del cantante di una telefonata con la Rai in cui la vicedirettrice esprime dissenso nei confronti dei contenuti del discorso che Federico pianificava di portare sul palco. A seguito della telefonata, Fedez lancia una velata denuncia alla Rai e al suo tentativo di censurare il monologo.

Tralasciando anche il fatto che la direttrice esprime dissenso, non impone una censura (se così fosse, il discorso sarebbe stato censurato e noi non lo avremmo sentito), la Rai “censura” artisti dal dopoguerra. La televisione è anche censura, è sempre stato così. E se Fedez avesse lanciato una campagna pro Ddl Zan ai suoi milioni di followers direttamente sui social media, o nel suo podcast, o tramite gli altri tremila canali a sua disposizione, il problema della censura non si sarebbe nemmeno posto e il concerto del primo maggio si sarebbe focalizzato sulla musica e sui diritti dei lavoratori, come dovrebbe essere.

Detto ciò, le intenzioni erano molto buone. Però, forse, l’indole rivoluzionaria di Fedez potrebbe essere indirizzata in modo più efficace.

Valtellinese di nascita espatriata in Danimarca. Tra le sue missioni c’è quella di insegnare al mondo la pronuncia corretta della parola “Måneskin”. Laureata in ingegneria e appassionata di musica e cinema, divide la propria vita tra scrittura, arte e impianti termodinamici. Le sue religioni sono la Scienza, la comunicazione, Ingmar Bergman, gli Iron Maiden e Dodi Battaglia.

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È morto Joey Jordison, storico batterista degli Slipknot

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Ci giunge ora la notizia come un fulmine a ciel sereno. Joey Jordison, ex batterista della nu metal band Slipknot è morto all’età di 46 anni.

La famiglia di Jordison ha condiviso un comunicato con il quale ha diffuso le cause della morte:

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“Siamo addolorati nel condividere la notizia che Joey Jordison, prolifico batterista, musicista e artista è morto pacificamente nel sonno il 26 luglio 2021. Aveva 46 anni. La morte di Joey ci ha lasciato con il cuore vuoto e sentimenti di indescrivibile dolore. Per coloro che conoscevano Joey, capivano il suo ingegno, la sua personalità gentile, il cuore gigante e il suo amore per tutto ciò che riguarda la famiglia e la musica. La famiglia di Joey ha chiesto che amici, fan e media rispettino comprensibilmente il nostro bisogno di privacy e pace in questo momento incredibilmente difficile. La famiglia terrà un servizio funebre privato e chiede ai media e al pubblico di rispettare i loro desideri”.

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Musica

Gassa D’amante: “Vi riportiamo negli anni ‘80”

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Abbiamo incontrato i Gassa D’amante, band romana, nata da quattro amici di vecchia data nel bel mezzo della pandemia. La band pop-alternative (da loro così definita) con sonorità anni ’80 nasce infatti da un’idea di del chitarrista Roberto Iorio che nell’estate del 2019, inizia a lavorare sul primo brano “Onirica”. In un secondo momento si aggiunge il cantante Marco Antonio Sergi e a seguire il chitarrista Daniele De Sapio e il batterista/tastierista Fabio De Angelis. A distanza di poco tempo però, i ragazzi si ritrovano con le spalle al muro bloccati dal primo lockdown di marzo 2020.

La band poco tempo fa è stata ospite ai microfoni di Stregati Dalla Rete (format notturno di RadioRock) in cui Marco, il cantante ci ha spiegato alcune dinamiche e rivelato qualche aneddoto. Non nega quanto sia stato duro nascere e crescere online a causa di una chiusura forzata. Indubbiamente alla band è mancato il fatto di potersi incontrare in uno studio per parlare, confrontarsi e registrare. In più è stato difficile anche proporsi al pubblico. “È vero che i social ci aiutano, ma stare su un palco è totalmente diverso”.

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Ha spiegato poi Marco che genere della band , come detto prima, definito da loro retro-wave è molto influenzato da Kavinsky.

Ascoltando i loro brani, possiamo renderci subito conto delle sonorità anni ’80, dovute in particolar modo dall’uso dei synth. In realtà ognuno di loro ha influenze diverse; dal metal, al tribal house e chi più ne ha più ne metta, ma unendo il tutto ecco che escono questi suoni.

Abbiamo notato inoltre che il loro nuovo album “Cose Strane” si rifà a “Stranger Things, tant’è che nell’omonimo brano possiamo ascoltare un monologo che solo i bambini degli anni ’80, ormai adulti, possono comprendere, ovvero il grido di chi prima era considerato nerd e  quindi sfigato, emarginato, ma che ora è invece ritenuto alla moda e popolare.

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Una domanda che ovviamente era d’obbligo fare, è stata proprio quella sul loro nome. Gli abbiamo fatto notare che il nodo gassa d’amante è uno di quelli più semplici da fare, ma più difficili da snodare. Marco confessa di non aver mai pensato a questo aspetto del nome, ma riflettendoci un secondo non ha esitato a sottolineare il fatto che questo nodo sia il più stretto, sicuro e duraturo proprio come la loro amicizia e che il concetto di sicurezza per loro è strettamente legato alla musica.

Il cantante ha voluto evidenziare quanto i Gassa D’amante siano una band coraggiosa, ed è proprio così! I ragazzi infatti sono tra i finalisti di Sanremo Rock e sono pronti per raggiungere il palco dell’Ariston!

Non esitiamo quindi a fargli un grande in bocca al lupo e speriamo di vederli presto live!

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Teatro

Teatro Caniglia: la stagione teatrale prosegue con lo spettacolo “Pitecus”

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Prosegue con un altro attesissimo appuntamento la stagione teatrale di prosa del Teatro “Maria Caniglia” di Sulmona: il prossimo 5 agosto alle ore 21:00, presso il Cortile di Palazzo San Francesco, andrà in scena “Pitecus” di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, con Antonio Rezza, una produzione RezzaMastrella e TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello.

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Dopo il successo di “…Fino alle stelle – Scalata in musica lungo lo Stivale” grazie alla straordinaria performance di Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, è dunque la volta di una pièce dissacrante ed energica. In “Pitecus” un solo attore – Antonio Rezza –, muovendosi nei quadri di scena firmati da Flavia Mastrella, veste i panni di un intero microcosmo disordinato e affollatissimo, narrando un andirivieni di storie i cui protagonisti, mai positivi, con le loro spigolosità e il loro dialetto misto rappresentano la mediocrità dell’essere umano, la sua incapacità di essere felice. La recitazione coloratissima e nervosa, nello stile virtuosistico e inconfondibile di Rezza, sortisce effetti vicini all’assurdo, al comico-grottesco, al caricaturale-fumettistico.

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«È uno spettacolo che analizza il rapporto tra l’uomo e le sue perversioni. Laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un’identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali» sottolinea Antonio Rezza.

«I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell’anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. “Pitecus” si scaglia contro la cultura dell’assopimento e della quiescenza collettiva».

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«È una grande gioia poter ospitare nuovamente a Sulmona Antonio Rezza e Flavia Mastrella, che erano stati qui l’ultima volta nel 2005 in occasione della XXV edizione del Sulmona Cinema Film Festival e che oggi fanno ritorno con “Pitecus”, uno dei titoli più rappresentativi della loro poetica» commenta Patrizio Maria D’Artista, direttore artistico della stagione di prosa del progetto “Teatro Maria Caniglia – Teatro di Produzione”.

«I due artisti, tra i più rilevanti della scena contemporanea, entrambi insigniti del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia nel 2018, impreziosiscono ulteriormente la stagione di prosa del Teatro Caniglia, ampliandone la platea di riferimento e arricchendone la tavolozza espressiva».

biglietti per “Pitecus” sono in vendita presso l’Ufficio Servizi Turistici di Sulmona – Palazzo della SS. Annunziata in Corso Ovidio e sulla piattaforma online Oooh.events. Il giorno dello spettacolo la biglietteria sarà allestita, a partire dalle ore 17:30, nel Cortile della Rotonda di S. Francesco, che fungerà da ingresso principale. Il costo dei biglietti è fissato a € 20 per l’ingresso singolo (ridotto €18).

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