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Fedez ha scosso le coscienze: tra responsabilità e coraggio, chi lo seguirà?

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Due domande, su tutte, si rincorrono in queste ore. La prima: “quali saranno, per Fedez, le conseguenze derivanti dalle proprie dichiarazioni?”. La seconda: “chi ne seguirà l’esempio e, coerentemente con quanto detto e scritto sui social network e a microfoni spenti in questi mesi, porterà avanti le argomentazioni ieri espresse dal rapper sul palco capitolino?”

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Attendiamo di saperne di più, perché entrambe non tarderanno ad avere risposta.

L’intervento di Fedez, oggetto di preliminare supervisione per avallo da parte dei vertici Rai, ha avuto le conseguenze di uno tsunami. Se la prima reazione è stata di stupore, forse perché inatteso e improvviso, a mente fredda ha prevalso la convinzione che sì, Fedez ha fatto bene a rimanere coerente alla propria volontà di esporre malumore e dissenso verso coloro che di diritti civili, parità di genere e rispetto della comunità LGBTQ+ non vogliono sentirne parlare. D’altronde, qualora fosse il contrario, nessuno ipotizzerebbe di bruciare un figlio perché gay. Ha fatto un elenco, seppur parziale, di figure politiche ree di offese, violenze verbali di vario tipo e istigazioni alla violenza fisica di altrettanta platealitá nei confronti della comunità dai colori arcobaleno.

Allora c’è da chiedersi se lo stupore inizialmente paventato sia da ricondurre alla inaspettatezza delle esternazioni rilasciate all’interno del contesto del 1° maggio oppure al fatto che sia stato Fedez a farsi carico di una tale responsabilità laddove in molti, invece, pur condividendo quanto detto hanno preferito rimanere mansueti. Tra silenzi e condivisioni dell’accaduto, in quanti resteranno al suo fianco nelle prossime settimane? Chi sposerà la sua causa?

Per dovere di cronaca: delle scarse tutele nei confronti del mondo dello spettacolo si parla da mesi e mesi, così come del ddl Zan e delle varie diatribe tra l’artista e l’universo lombardo della Lega.

Per altrettanto dovere di cronaca sarebbe il caso di ricordare che il problema delle tutele nei confronti dei lavoratori dello spettacolo va avanti da anni, e non trova soluzioni se non parziali o estemporanee. La pandemia ha scoperchiato un qualcosa di incancrenito e destabilizzato da decenni. La gestione e l’organizzazione del settore “arte e cultura tricolore” non riesce a invertire la rotta dirigendo il proprio sguardo verso orizzonti di maggiore certezza e solidità. Questo è chiaro a tutti, anche a coloro che parlano di rivoluzione e che, nella migliore delle ipotesi, non vanno oltre un selfie con qualche frase retorica e demagogica. Ma che poi, però, urlano dispiacere e insoddisfazione.

C’è altresì da chiedersi se imbarazza che a scatenare il putiferio sia stato Fedez, dai più visto come marito della talentuosa e lungimirante imprenditrice Chiara Ferragni, ex giudice di X-Factor e pioniere, tra gli artisti italiani, di un determinato approccio ai social network. Non è il bambino viziato che qualcuno vorrebbe additare come tale, chiariamolo. Ricordarne gli albori della carriera, quando suonava nei centri sociali, potrebbe aiutare. Se la direzione che ha preso successivamente non piace, beh, ce ne faremo e se ne farà una ragione. Ma ci ha sempre messo la faccia e il nome, anche quando aveva solo da perdere. Ieri come gli anni addietro. Che gli si riconosca.

La telefonata coi vertici Rai, invece, andrebbe ascoltata per intero. La versione pubblicata sui social network appare tagliata e cucita, mancante di alcuni passaggi e quindi non giudicabile perché incompleta. Far leva sullo sgomento, specialmente a caldo, per cavalcare l’onda emotiva del momento, non può essere un parametro con il quale giudicare il fatto. Certo è che la Rai non ne è uscita bene. Attendiamo, quindi, reazioni e versioni ufficiali.

Sarebbe, invece, errore gravissimo stigmatizzare la portata dell’evento. Non deve essere ridimensionato, semmai compreso a fondo, analizzato e discusso. Condivisibile o meno che sia, ha lasciato un segno nelle coscienze di milioni di persone che lo hanno ascoltato. Non può lasciare indifferenti l’elenco di aforismi orrorifici da lui citati. È stato impattante, e il che non può che essere un bene. “Nessuna rivoluzione è gratis”, direbbe qualcuno. Vero. Nessun silenzio, però, aiuta.

Il rischio, ora, è che Fedez venga isolato anche dal mondo del quale fa parte. Ha agito come Vox Populi, alzando al massimo la posta in gioco. I maliziosi potrebbero sostenere che ha le cosiddette “spalle coperte” per sostenere tale responsabilità, a differenza di altri. Forse è anche vero, ma poco importa. Ma forse, non è giunto anche il momento di assumersi ognuno le proprie responsabilità?

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Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Entertainment

Gran Sasso Open Week, Terence Hill torna a Campo Imperatore

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Gran Sasso gran sasso open week

Il Festival del Gran Sasso propone la sua Open Week 2021; dal 28 luglio all’8 agosto lungo tutto il Gran Sasso aquilano avranno luogo eventi, degustazioni, escursioni, spettacoli, giochi e proiezioni. L’evento è stato finanziato dal Comune dell’Aquila grazie al bando Restart 2019.

Ospite illustre della manifestazione, mercoledì 4 agosto, sarà Terence Hill che, in occasione dei 50 anni dell’uscita del film “Continuavano a chiamarlo Trinità”, tornerà a Campo Imperatore sui luoghi dove fu girato per presentare la proiezione del film.

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Prenderanno parte all’incontro anche Cristiana Pedersoli, figlia di Carlo Pedersoli, il grande e indimenticato Bud Spencer sodale di Terence Hill, Sandra Zingarelli, figlia di Italo, produttore cinematografico, Don Samuele Pinna, saggista che ha dedicato due volumi alla coppia regina dello Spaghetti-Western, e Piercesare Stagni, storico del Cinema e autore del libro “Il cinema forte e gentile”.

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Federico Vittorini, direttore artistico del L’Aquila Film Festival, modererà l’incontro. Gli ospiti e la cornice garantiranno all’evento fascino e suggestione candidandolo a diventare un momento memorabile per la storia del Gran Sasso. La Gran Sasso Open Week offrirà poi altre tre proiezioni, anche queste curate direttamente dal L’Aquila Film Festival: “Paolo Cognetti – Sogni di Grande Nord” di Dario Acocella aprirà la manifestazione il giorno 28 luglio in Piazza del Teatro a L’Aquila, domenica 1 agosto “La donna elettrica” dell’islandese Benedikt Erlingsson approfitterà dell’atmosfera unica del borgo di Santo Stefano di Sessanio e “La montaña desnuda” del grande alpinista Alex Txikon chiuderà la Gran Sasso Open Week e la rassegna di quattro titoli selezionati dal festival del capoluogo di Regione abruzzese su Ambientalismo, Natura e Montagna.

Ogni giorno, poi, sarà possibile partecipare ad escursioni e degustazioni gratuite potendo così conoscere il territorio del Gran sasso accompagnati da guide locali autorizzate. La formula del Festival del Gran Sasso prevede, infatti, di coinvolgere tutti gli operatori turistici del territorio nello svolgimento delle attività e degli eventi, un modo per fare sinergia e, contemporaneamente, offrire ai visitatori presenti un’esperienza coinvolgente e sincera.

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Nei tanti giorni del Festival saranno presenti anche spettacoli teatrali, giochi e piccole galoppate per i più piccoli, musica dal vivo, passeggiate in carrozza, notturne e tour in bici elettrica. In occasione del Festival è stato anche organizzato un concorso fotografico al quale seguirà una mostra dal titolo “Paesaggi, cime e borghi. Obiettivi sull’appennino” inizialmente prevista dal 31 luglio all’8 agosto presso l’Ostello lo Zio ma che, a causa del perdurare dello stato di emergenza legato alla pandemia, sarà realizzata online sul sito festivaldelgransasso.it

Tutte le attività sono consultabili e prenotabili gratuitamente dal sito www.festivaldelgransasso.it mentre chi volesse approfondire la propria conoscenza del Gran Sasso e visitarlo può trovare maggiori informazioni sul sito www.gransassowelcome.it 

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News

È morto Joey Jordison, storico batterista degli Slipknot

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Ci giunge ora la notizia come un fulmine a ciel sereno. Joey Jordison, ex batterista della nu metal band Slipknot è morto all’età di 46 anni.

La famiglia di Jordison ha condiviso un comunicato con il quale ha diffuso le cause della morte:

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“Siamo addolorati nel condividere la notizia che Joey Jordison, prolifico batterista, musicista e artista è morto pacificamente nel sonno il 26 luglio 2021. Aveva 46 anni. La morte di Joey ci ha lasciato con il cuore vuoto e sentimenti di indescrivibile dolore. Per coloro che conoscevano Joey, capivano il suo ingegno, la sua personalità gentile, il cuore gigante e il suo amore per tutto ciò che riguarda la famiglia e la musica. La famiglia di Joey ha chiesto che amici, fan e media rispettino comprensibilmente il nostro bisogno di privacy e pace in questo momento incredibilmente difficile. La famiglia terrà un servizio funebre privato e chiede ai media e al pubblico di rispettare i loro desideri”.

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Musica

Gassa D’amante: “Vi riportiamo negli anni ‘80”

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Abbiamo incontrato i Gassa D’amante, band romana, nata da quattro amici di vecchia data nel bel mezzo della pandemia. La band pop-alternative (da loro così definita) con sonorità anni ’80 nasce infatti da un’idea di del chitarrista Roberto Iorio che nell’estate del 2019, inizia a lavorare sul primo brano “Onirica”. In un secondo momento si aggiunge il cantante Marco Antonio Sergi e a seguire il chitarrista Daniele De Sapio e il batterista/tastierista Fabio De Angelis. A distanza di poco tempo però, i ragazzi si ritrovano con le spalle al muro bloccati dal primo lockdown di marzo 2020.

La band poco tempo fa è stata ospite ai microfoni di Stregati Dalla Rete (format notturno di RadioRock) in cui Marco, il cantante ci ha spiegato alcune dinamiche e rivelato qualche aneddoto. Non nega quanto sia stato duro nascere e crescere online a causa di una chiusura forzata. Indubbiamente alla band è mancato il fatto di potersi incontrare in uno studio per parlare, confrontarsi e registrare. In più è stato difficile anche proporsi al pubblico. “È vero che i social ci aiutano, ma stare su un palco è totalmente diverso”.

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Ha spiegato poi Marco che genere della band , come detto prima, definito da loro retro-wave è molto influenzato da Kavinsky.

Ascoltando i loro brani, possiamo renderci subito conto delle sonorità anni ’80, dovute in particolar modo dall’uso dei synth. In realtà ognuno di loro ha influenze diverse; dal metal, al tribal house e chi più ne ha più ne metta, ma unendo il tutto ecco che escono questi suoni.

Abbiamo notato inoltre che il loro nuovo album “Cose Strane” si rifà a “Stranger Things, tant’è che nell’omonimo brano possiamo ascoltare un monologo che solo i bambini degli anni ’80, ormai adulti, possono comprendere, ovvero il grido di chi prima era considerato nerd e  quindi sfigato, emarginato, ma che ora è invece ritenuto alla moda e popolare.

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Una domanda che ovviamente era d’obbligo fare, è stata proprio quella sul loro nome. Gli abbiamo fatto notare che il nodo gassa d’amante è uno di quelli più semplici da fare, ma più difficili da snodare. Marco confessa di non aver mai pensato a questo aspetto del nome, ma riflettendoci un secondo non ha esitato a sottolineare il fatto che questo nodo sia il più stretto, sicuro e duraturo proprio come la loro amicizia e che il concetto di sicurezza per loro è strettamente legato alla musica.

Il cantante ha voluto evidenziare quanto i Gassa D’amante siano una band coraggiosa, ed è proprio così! I ragazzi infatti sono tra i finalisti di Sanremo Rock e sono pronti per raggiungere il palco dell’Ariston!

Non esitiamo quindi a fargli un grande in bocca al lupo e speriamo di vederli presto live!

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