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Musica

La rivoluzione musicale targata Machete: 10 anni dopo il collettivo è più attivo che mai

Redazione

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Sono passati 10 anni da quando Machete ha dato vita a una delle rivoluzioni musicali più importanti di sempre in Italia. Una factory, un’etichetta all’avanguardia, una crew che ha sempre precorso le tendenze del mercato.

Grazie al loro essere visionari, Salmo, Slait e Hell Raton nel 2010 hanno creato un vero e proprio collettivo di rapper, producer, dj, grafici, illustratori, videomaker, autori e creativi. La crew cerca di andare sempre oltre la musica, dedicando una parte importante del lavoro alle arti grafiche e visive sin dalla nascita.

È “Machete flow” di Salmo e Hell Raton a far scattare la scintilla, il primo pezzo in cui compare la parola Machete. Poco dopo, il 5 dicembre, a Olbia nasce ufficialmente la Machete crew e Fr3nk idea il logo col teschio, creando così un immaginario grafico d’impatto, con un’impronta punk e metal. Nel 2011 esce il primo album ufficiale di Salmo, “The Island Chainsaw Massacre“, tappa importante per la crew che, un anno dopo darà vita a una delle saghe musicali più amate di sempre, “Machete Mixtape”, il primo progetto ufficiale che porterà con sé la fondazione dell’etichetta discografica Machete Empire Records e lo sbarco del collettivo a Milano.

È del 2019 l’ultimo capitolo “Machete Mixtape 4”, album capace di conquistare tutte le classifiche, sostando incontrastato al primo posto della Top Album Fimi per 8 settimane consecutive (dati diffusi da Fimi/GfK Italia). Nel 2020 invece Slait è tornato con il suo progetto “Bloody Vinyl”, accompagnato questa volta da tre producer d’eccellenza: tha Supreme, Low Kidd e Young Miles.

Sono innumerevoli le chart, le certificazioni, i riconoscimenti, le collaborazioni che in questi 10 anni hanno consacrato Machete, portando alto il nome dei suoi membri e dei progetti discografici che hanno reso la crew tra le più forti e longeve di tutti i tempi in Italia.

In parallelo Machete continua a scovare e produrre nuovi talenti, a collaborare con brand di prestigio, a promuovere progetti di solidarietà e a rinnovare il suo team per restare sempre all’avanguardia. A tal proposito negli anni sono nati l’etichetta sorella 333 Mob, l’agenzia di management e booking Me Next e il progetto rivoluzionario capace di unire musica e gaming Machete Gaming. Per gli addetti ai lavori in campo musicale, Machete in pochi anni è diventata un modello da seguire.

Musica

Waiting on a War, il brano dei Foo Fighters per guardare oltre la paura

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Sulla scia di No Son of Mine, i Foo Fighters aggiungono un altro tassello di “Medicine at Midnight” , con il nuovo singolo Waiting on a War, già disponibile in digitale e da venerdì 22 gennaio in rotazione radiofonica.

Il nuovo album “Medicine At Midnight”,  in pre-order qui uscirà il prossimo 5 febbraio in diverse versioni: digitale, CD e vinile.

Prodotto da Greg Kurstin e dai Foo Fighters, registrato da Darrell Thorp e mixato da Mark “Spike” Stent, “Medicine At Midnight” racchiude in 37 minuti 9 tracce.

Si tratta del decimo disco della band che quest’anno ha festeggiato 25 anni di carriera costellata da dozzine di Grammy, numerosi premi, riconoscimenti e concerti in tutto il mondo. 

In netto contrasto con la dichiarazione «final f*ck you to 2020» che accompagnava “No Son of Mine”, “Waiting on a War” è invece una maestosa opera melodica con un crescendo continuo che esplode nel finale.

Dave Grohl ha raccontato il personale aneddoto che l’ha ispirato per la canzone

“Da bambino, cresciuto nei sobborghi della capitale Washington, ho sempre avuto paura della guerra. Avevo incubi di missili nel cielo e di soldati nel cortile. Incubi molto probabilmente provocati dal clima di tensione politica dei primi anni Ottanta, così come dal fatto che vivevo a due passi dal Campidoglio. Ho passato la giovinezza sotto la nuovola oscura di un futuro senza speranza – commenta Grohl – Lo scorso autunno, mentre l’accompagnavo a scuola, mia figlia di 11 anni si è girata verso di me e mi ha chiesto: “Papà, ci sarà una guerra?” Mi si è stretto il cuore mentre guardavo i suoi occhi innocenti. Di fatto, mi sono reso conto che lei ora sta vivendo sotto quella stessa nuvola di un futuro senza speranza. La stessa mia percezione di 40 anni fa.”

Proprio quel giorno ho scritto “Waiting On a War”. Ogni giorno ti aspetti che il cielo cada. Cosa c’è di più di questo? Cosa c’è oltre questa attesa? Ho bisogno di guardare oltre. Tutti ne abbiamo bisogno. Ho scritto questa canzone per mia figlia Harper che merita un futuro, proprio come ogni bambino.”

Tracklist “Medicine At Midnight”

  1. Making a Fire
  2. Shame Shame
  3. Cloudspotter
  4. Waiting on a War
  5. Medicine at Midnight
  6. No Son of Mine
  7. Holding Poison
  8. Chasing Birds
  9. Love Dies Young

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Attualità

Jon Schaffer in stato di fermo dopo l’assedio al Campidoglio

Redazione

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Alla fine è successo: il chitarrista degli Iced Earth, Jon Schaffer si è costituito ieri alle autorità federali e al momento è in stato di fermo. Era ricercato dall’Fbi per aver partecipato all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Su di lui pendono ben 6 capi di accusa. Lo rende noto WishTv.

Al momento delle proteste, Schaffer è stato fotografato con un cappellino degli Oath Keepers, un’organizzazione anti-governativa di estrema destra composta da decine di migliaia di persone tra membri attuali o veterani delle forze armate, che si autodefiniscono come “difensori della Costituzione degli Stati Uniti” e rifiutano di rispondere agli ordini se da loro considerati in violazione della stessa.

Non è comunque la prima volta che il leader degli Iced Earth ha partecipato ad una manifestazione pro Trump. Già il 15 novembre in una sfilata il vocalist avrebbe rilasciato pesanti dichiarazioni alla giornalista del Die Welt Carolina Drüten (link qui per maggiori info).

L’immagine di Jon Schaffer ha creato molto scalpore all’interno della community metal mondiale. Molti sono i fan che hanno manifestato il loro sdegno sul profilo Instagram dell’artista.

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Musica

Phil Spector muore in carcere per complicanze legate al Covid

Redazione

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Phil Spector, uno dei più famosi produttori della storia della musica rock, è morto per complicanze legate al Covid: lo riferisce il sito Tmz, citando fonti informate. Spector, che aveva 80 anni, stava scontando una condanna che prevedeva da un minimo di 19 anni fino all’ergastolo per l’assassinio di Lara Clarkson.

Produsse il suo primo successo quando era ancora al liceo, ‘To Know Him is to Love Him’, e legò il suo nome a brani classici come ‘Be my baby’, ‘Unchained melody’, fino a partecipare alla produzione di ‘Let it Be’ dei Beatles.

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