Le prime Olimpiadi moderne – Storia, cultura e filosofia del corpo

Olimpiadi: Cultura del corpo, spiritualità e filosofia.

Ci hanno ormai abituati all’idea che, in questa società, conta solo la cultura di tipo intellettuale, dai media ai più illustri intellettuali che, ovviamente, non possono fare altro che tirare l’acqua al proprio mulino. Questa sopravvalutazione della mente e dell’intelletto, questo sbilanciamento del corpo a favore del cerebro che oramai disgusta e nausea noi che, quel poco che gli Dèi ci hanno donato, sappiamo sfruttarlo nel migliore dei modi: ragionando. Perché è molto meglio ragionare bene su una quantità limitata di conoscenza, che non riflettere affatto ed accumulare solo sconfinate inutili informazioni.

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In tempi di restrizioni come questi, che vedono riaprire le scuole ma tenere chiuse da mesi e mesi le palestre per la cura ed il benessere del corpo, noi ci poniamo delle domande. È giusto promuovere l’istruzione della mente, e mortificare invece l’istruzione del corpo? Dopotutto, il cervello è solo un organo come gli altri, e chi ha stabilito che sia superiore alla meccanica ingegnosa di un cuore che pompa sangue, di un polmone che ossigena l’intero organismo, o di un muscolo che consente il movimento, di cervello doveva averne ben poco.

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Tutto è importante nel corpo, ed ogni cosa in esso ha motivo di esistere, al di là degli slogan ruffiani della politica che fa tornare sui banchi gli alunni lasciando indietro tutti gli altri, per pulirsi la coscienza con tale miserabile elemosina. Il corpo, crocevia di pensieri, emozioni e relazioni, è oggi raccontato soltanto come inquietante veicolo del contagio e della malattia. Ci viene somministrato veleno sotto forma di paura del corpo, quando al contrario è l’unica cosa che conta al mondo, poiché con la morte del nostro organismo muore anche tutto il mondo. Il nostro mondo, interiore ed esteriore.

E questo lo sapeva bene quel popolo dalla sensibilità così unica, straordinaria, quasi mistica, che erano gli antichi Greci. Un popolo che già millenni fa aveva capito che l’intelletto non può essere separato da un corpo ben nutrito ed allenato. Dopotutto, il nostro corpo è veramente l’unica casa che abitiamo, l’unica cosa che veramente ci appartiene. Tutto il resto ci viene solo dato in prestito, in questa vita. E lo sapevano perché non avevano mediocri commedianti (televisivi e non) che gli suggerivano o ordinavano cosa pensare.

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L’intera Europa, come noi la conosciamo, in ogni ambito della cultura, dalle arti alle scienze, ci ha dimostrato al contrario che sapevano invece come pensare. Tutta un’altra storia.
Per questo motivo, presumibilmente nella prima metà del II millennio a.C., crearono il più grande omaggio alla cultura del corpo dei tempi antichi: i giochi olimpici. Non era dunque una semplice manifestazione sportiva, come quelle che accadevano a Roma, o che avvengono nei nostri tempi moderni. Era un evento spirituale, filosofico, religioso, che investiva tutta la Grecia, rendendo di fatto quei giorni un lungo ed intenso rituale offerto agli Dèi dell’Olimpo, soprattutto a Zeus, il padre di tutti.

Infatti, per tutta la durata dei giochi, venivano sospese tutte le guerre, e questa tregua era chiamata “tregua olimpica“. Come si può facilmente intuire, i primi giochi si svolsero nel 776 a.C. a Olimpia, l’antica città Greca le cui rovine furono scoperte solo nel 1776 dall’archeologo inglese R. Chandler. A differenza di quanto si crede, l’olimpiade per i Greci era il periodo che intercorreva tra due giochi olimpici, i quali si svolgevano ogni quattro anni, come oggi, ma inizialmente tutto consisteva in una semplice gara di corsa.

Qualche anno dopo subentrò il Pentatlon, cioè cinque giochi: il salto, la corsa, il lancio del disco, il lancio del giavellotto, la lotta, a cui in seguito si aggiunsero anche il pugilato e il pancrazio. C’è da dire che il pugilato veniva svolto a mani nude o con placche di metallo attorno alle nocche delle mani (con conseguenze spesso devastanti per il volto dell’avversario), mentre il pancrazio era un sistema di lotta durissimo che comprendeva anche il pugilato, a cui solo gli uomini più forti e resistenti potevano permettersi di aderire.

Potevano partecipare ai giochi solo i greci liberi o quelli che avevano comunque antenati greci, mentre venivano esclusi gli schiavi, i barbari, gli assassini e le donne. Il vincitore diventava presto una leggenda in patria, veniva acclamato da tutti, poeti compresi, i quali scrivevano poemi su di lui, esortando il popolo a prenderlo come esempio. Giustamente, fondatamente e sacrosantemente. Considerando i meno che mediocri modelli di riferimento a cui siamo abituati oggi soprattutto.

Le olimpiadi erano così importanti per l’antica Grecia che la data del primo evento olimpico fu preso dagli storici come modello di riferimento per la cronologia greca, così come noi usiamo la nascita di Cristo. Durarono per ben mille anni, dal 776 a.C. al 293 d.C fin quando, come al solito, non arrivò il solito Cristianesimo a fare piazza pulita delle tradizioni e culture locali, e ci andò di mezzo sfortunatamente anche la Grecia antica, madre di tutta la nostra civiltà. Fu l’imperatore Teodosio ad abolirle, ritenendole delle “festività pagane” incompatibili con la nascente civiltà cristiana. Ci riserviamo il diritto di mettere in dubbio se il Cristo sarebbe stato d’accordo con Teodosio, oppure no.

Comunque sia, dopo un silenzio durato per più di un millennio e mezzo, fu solo nel 1896 che, grazie all’ondata di entusiasmo della scoperta archeologica delle rovine di Olimpia, vennero ripristinati i giochi olimpici, questa volta ad Atene, la capitale della Grecia. Tale risveglio fu voluto dal barone francese Pierre de Coubertin, un illuminato potremmo definirlo, che era un grande appassionato di arte e sport, oltre che un discreto pedagogista.

Sapeva bene infatti, in base alla sua esperienza di vita, quanto fosse importante lo sport e l’allenamento del corpo, oltre che della mente, per il benessere fisico dell’uomo. Dava infatti la colpa della sconfitta dell’esercito francese, nella guerra franco-prussiana (1870-1871) alle cattive condizioni fisiche dei soldati francesi. Si convinse dunque che andava assolutamente promosso il movimento, agli albori di un’epoca che iniziava già a vedere l’avvento delle macchine che cominciavano a limitare lo sforzo fisico umano, e di conseguenza il generale inevitabile rammollimento fisico.

Riuscì a convincere un comitato da lui stesso interpellato alla Sorbona di Parigi, e alla fine del congresso fu deciso di far ripartire le olimpiadi, dopo tantissimi secoli. Al termine del convegno, per sottolineare l’assegnazione della manifestazione alla capitale greca, venne anche suonato un inno delfico in onore di Apollo.

Era il 6 aprile 1896, un lunedì dopo Pasqua, quando allo stadio Panathinaiko di Atene, arrivarono 70mila persone ad assistere alla inaugurazione dei primi giochi della prima Olimpiade moderna. Furono disputate 43 competizioni per 9 diverse discipline sportive, a cui parteciparono circa 280 atleti, giunti a rappresentare 14 nazioni: Austria, Cile, Bulgaria, Francia, Danimarca, Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Ungheria, Svezia, Svizzera, Stati Uniti, Australia e, naturalmente, Grecia. Si svolsero per ben nove giorni, dal 6 Aprile al 15 Aprile.

La notizia della restaurazione di questo antichissimo evento fu accolta con grandissimo entusiasmo sia dal popolo greco, sia del Re Giorgio I, mentre invece gli inglesi mossero molte critiche alla cosa, perché andava ad eclissare altri loro eventi sportivi come quelli di Oxford e Cambridge. I soliti rosiconi. Il regolamento delle prime olimpiadi ammetteva solo atleti dilettanti e, sotto l’influsso di de Coubertin (a sua volta influenzato dalle antichissime regole delle originarie olimpiadi), escludeva le donne dal partecipare. Parteciparono quindi solo persone che dello sport non ne avevano fatto una professione, ma che era per loro solo un hobby del tempo libero, con la sola eccezione della gara di scherma riservata ai maestri di fioretto.

Diversamente dalle edizioni odierne, le prime olimpiadi moderne non prevedevano nessuna medaglia d’oro e soli due vincitori, i quali ricevevano come premio una medaglia d’argento, una corona d’olivo e un attestato. A distanza di 1500 anni, la prima vittoria delle olimpiadi moderne andò all’americano James Connolly, vincendo la competizione del salto triplo. La gara simbolo delle olimpiadi, la maratona, fu ovviamente vinta da un atleta greco Spyros Louīs (Σπύρος Λούης) che passò, in patria, alla storia e alla leggenda. Gli Stati Uniti d’America dunque vinsero il maggior numero di titoli olimpici, mentre la Grecia conquistò il maggior numero di medaglie.

Nell’estate del 2020 avrebbero dovuto svolgersi i giochi della XXXII Olimpiade, ma a causa della pandemia da Covid sono state spostate nella imminente estate di quest’anno. Si terranno a Tokyo dal 23 Luglio all’8 Agosto 2021, e noi saremo lì con la mente, e con il cuore. Perché, come suggeriscono anche i 5 cerchi della bandiera Olimpica, lo sport unisce, azzera i contrasti, promuovere il benessere, favorisce il liberarsi delle energie sopite più profonde e impetuose del genere umano. Lo sport, in definitiva, è vita. E tutto ciò che promuove la vita, è in armonia con la natura, e viceversa. Perché il corpo è l’unico strumento di conoscenza del mondo che possediamo veramente. Impariamo a conoscerlo.

Il pensare divide, il sentire unisce”.

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