“Pasqua”, il richiamo di speranza nella poesia di Ada Negri

Prima scrittrice della classe operaia, Ada Negri (3 febbraio 1870 -11 gennaio 1945) è stata l’ unica donna ammessa all’Accademia d’Italia, poi dimenticata per anni per la sua adesione al fascismo. Poetessa italiana di grande successo, ma caduta nell’oblio, Ada Negri fu una donna estremamente religiosa che non si poteva non omaggiare, proprio in questo giorno, con una sua poesia, che prende il nome dalla festività della Pasqua.

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Tratta da “Fatalità”, raccolta poetica d’esordio della scrittrice, pubblicata nel 1892 dall’editore Treves a Milano, “Pasqua” ci fa capire come la poetessa lodigiana viva la gioia dell’arrivo della primavera. Questa stagione è una metafora tra la nuova vita della natura e la vita eterna di Gesù risorto; non è solo una poesia che celebra le credenze religiose della poetessa ma è anche un inno alla vita ed alla pace fra gli uomini che non possono rimanere indifferenti a questo richiamo di speranza.

“Pasqua”, Ada Negri, 1892

“Io canto la canzon di primavera,
andando come libera gitana,
in patria terra ed in terra lontana,
con ciuffi d’erba ne la treccia nera.
E con un ramo di mandorlo in fiore
a le finestre batto e dico: Aprite,
Cristo è risorto e germinan le vite
nove e ritorna con l’ApriI l’amore!
Amatevi fra voi, pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon su la terra,
uomini della penna e de la guerra
uomini de le vanghe e dei martelli.
Schiudete i cuori: in essi erompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza;
io passo e canto che vita è bellezza,
passa e canta con me la primavera”

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