La chiusura della Civitella di Chieti è un fallimento nazionale. Ci si interroga sul futuro

Chiude il museo archeologico nazionale La Civitella di Chieti. Era aperto dal 18 novembre 2000. La motivazione? Mancanza di personale.

Precisazione ab origine del testo: la pandemia non c’entra. Questa fattispecie, se pur in grado di condizionare in negativo l’ultimo anno di vita di qualsiasi polo culturale e turistico d’Italia come del resto del mondo, non può essere utilizzata per giustificare la chiusura di uno dei musei archeologici più importanti d’Abruzzo. Che un museo venga chiuso per mancanza di personale, quando ci sono migliaia di professionisti a spasso, è fatto gravissimo che non può passare inosservato e che, va da sé, potrebbe rappresentare un pericoloso precedente in base al quale adottare decisioni analoghe. E occorre lavorare e prodigarsi affinché ciò non accada.

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Anche perché, spesso lo si dimentica, l’ambito culturale è tra i principali volani di economia di qualsiasi centro urbano.

All’interno del palazzo progettato dall’architetto Ettore De Lellis si trovano reperti della zona archeologica teatina, pezzi provenienti da altre aree della regione, la collezione di Vincenzo Zecca. La Civitella copre un percorso temporale che va dal Paleolitico al 1800 e, nonostante il museo abbia solo venti anni di vita (speriamo di poter continuare a parlare al presente) e sia dunque relativamente moderno se paragonato a molti altri, magari più prestigiosi, in giro per il nostro Paese, ciò che colpisce è la mancata adozione di contromisure volte a scongiurare questa fine. Come può, infatti, un museo tra i più visitati in Abruzzo chiudere dopo sole due decadi? La motivazione la sappiamo, ma da sola non è sufficiente a giustificare il tutto. C’è di più.

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All’ingresso del palazzo è apposto un cartello che parla di chiusura, temporanea, per urgenti lavori di manutenzione. Ma la chiusura, per tutt’altra motivazione, cioè quella relativa all’assenza di personale, è comunicata direttamente da Adele Campanelli, direttrice del museo per dieci anni, che si è lasciata andare a un lungo sfogo sul proprio profilo Facebook.

“A venti anni di distanza dalla sua apertura si chiude oggi, per carenza di personale, il Museo della Civitella. A differenza delle altre istituzioni bloccate temporaneamente dal Covid, il museo dedicato alla storia della città di Chieti non riapre nemmeno con orari ridotti. Non posso non dispiacermi moltissimo che tante risorse, tante speranze e l’impegno di molti professionisti e collaboratori naufraghino così in un momento di crisi che attraversa tutti i settori della nostra vita. Certo non è la chiusura di un museo che potrà scuotere gli animi resi pesanti da ben altre perdite”, spiega Campanelli.

“Tuttavia vale la pena di riflettere anche su questa perdita che sarà spero non definitiva ma certamente dolorosa. Il museo della Civitella ha rappresentato per questa città una scommessa e il tentativo di rendere pubblici e accessibili alla città i risultati della ricerca archeologica che ha restituito alla bella cittadina la profondità e la dignità della storia che l’aveva vista a lungo egemone del territorio ai piedi della Maiella orientale. Nel museo con allestimenti e scenografie questa storia gloriosa era stata narrata ai cittadini con rigore e passione rifuggendo i triti espedienti didattici che hanno trasformato tanti musei in noiosi manuali”.

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“Il successo delle sue soluzioni è stato apprezzato e ammirato da specialisti e persone comuni che hanno manifestato il loro apprezzamento anche in pubblicazioni e commenti. La città si è riversata in più occasioni nelle sue sale e nel parco attratta da una programmazione varia e di alto profilo. Molti giovani professionisti si sono formati nelle varie occasioni: archeologi, architetti, storici, restauratori, artisti, fotografi, musicisti, attori, ballerini, sportivi, organizzatori di eventi etc. Ora in questa città non c’è più posto per quel sogno, e i giovani non avranno occasione di visitare quelle sale per conoscere il proprio passato. Le scarse unità vengono concentrate sul museo di Villa Frigeri da sempre antagonista del nuovo istituto. Vecchie ruggini personalistiche hanno preso il sopravvento sulla struttura più debole orfana di una quasi voglia direzione. Non posso che rammaricarmi ed assistere impotente a questa grave ulteriore menomazione che Chieti subisce”, conclude Campanelli.

Come riferito da fonti istituzionali, Paolo De Cesare, vice sindaco di Chieti e assessore alla Cultura, ha avviato delle interlocuzioni – non tardive, si spera – con Mariastella Margozzi, dirigente del Polo museale. Quest’ultima avrebbe rassicurato circa la coerenza del cartello affisso all’ingresso del museo con la realtà, specificando ancora una volta che la chiusura è temporanea per consentire i lavori di manutenzione di alcuni locali e zone interne alla Civitella. Altro chiarimento: a rendere più forte e, a quanto parrebbe, necessaria la decisione, vi sarebbero le ferie arretrate e i permessi non goduti da parte dei dipendenti.

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Sulla vicenda è intervenuta anche Sara Marcozzi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, coinvolta direttamente in quanto nata e residente a Chieti. “La chiusura del Museo La Civitella è una grave notizia per la città di Chieti, ancor più per la mancata comunicazione di una data di fine dei lavori di manutenzione, che lascia incertezza sulla data di riapertura della struttura. Trovo allo stesso modo assolutamente inaccettabile la decisione di far smaltire ferie e permessi vari al personale in questo lasso di tempo, anche alla luce del fatto che l’altro Museo archeologico nazionale cittadino, quello di Villa Frigerj, è aperto con orario ridotto. Una situazione spiacevole, che fa male a Chieti andando a colpire una parte fondamentale della sua storia e della sua cultura, per la quale è necessario trovare una soluzione chiara fin da subito. Questa città ha estremo bisogno di mettere in rete tutte le risorse che ha, materiali e immateriali, dopo essere stata abbandonata all’incuria e all’apatia da chi in questi anni l’ha amministrata. Ognuno deve fare la sua parte e sentirsi responsabile del decadimento cittadino. Sono a totale disposizione per collaborare al reperimento di risorse regionali per progetti che siano realmente capaci di valorizzazione e futuro”, ha affermato.

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Foto: Abruzzo Turismo

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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