Il 6 febbraio 1918 moriva Gustav Klimt. “Il bacio”, l’opera che fa sognare gli innamorati

Gustav Klimt nacque a Vienna il 14 luglio 1862 e morì nella stessa città il 6 febbraio 1918. È stato indubbiamente tra i più significativi artisti della secessione viennese. Eleganza, sensualità, evanescenza, le sue opere sono pervase da atmosfere magiche di un’epoca che forse non è mai esistita ma che molti ricordano col nome di Belle Epoque.

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Il passaggio di Klimt all’Art Nouveau avviene in modo irruento, tramite la cosiddetta Secessione Viennese. Con Egon Schiele e ad altri giovani artisti talentuosi, Gustav Klimt si ribella ai rigidi canoni imposti dall’Accademia di Belle Arti di Vienna per abbracciare gli stili e le tematiche più innovativi di fine Ottocento, tra cui l’Art Nouveau che lo ha reso celebre. Eleganza decorativa, linee dolci e sinuose, soggetti ispirati alla natura o a mondi lontani e mitologici, vagamente onirici. Sono questi i punti fissi della Nuova Arte che Klimt fa propri e che arricchisce con il suo tocco inconfondibile.

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Al centro di un luogo etereo ed astratto due amanti si stringono e si abbandonano in un bacio. Klimt, nel suo dipinto, intende omaggiare l’amore genuino, puro, sincero, tra un uomo e una donna. La fanciulla si abbandonata all’amplesso, con gli occhi chiusi, mentre l’uomo, del quale si vede solo il profilo, stringe delicatamente la testa dell’amata, quasi a volerla isolare dal mondo circostante per stringerla nella sua intensa passione. I due innamorati sono inginocchiati su un piccolo rettangolo erboso che richiama un tipico giardino medievale.

Per molti appassionati d’arte, ma anche critici della stessa, è l’esemplificazione dell’amore più sensuale e forte.

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Non si è mai saputo con certezza chi fossero i due amanti. Secondo una teoria, frutto delle ricerche dell’epoca, potrebbero essere la stilista Emilie Flöge e lo stesso Gustav Klimt. Si tratterebbe, quindi, di una sorta di autoritratto. I due, infatti, si frequentarono per più di 25 anni anche se certificare il loro amore con fonti precise e ufficiali non è mai stato possibile. Lei era più giovane di 12 anni ma, nonostante l’artista non fosse esattamente devoto alla monogamia, di fatto conquistò il suo cuore. Lui, per lei, disegnava anche abiti per il suo negozio di atelier. Klimt, però, non si sposò mai, trascorrendo tutta la vita con la madre Anna Finster, la quale morì tre anni prima di lui.

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Nel 1918 il pittore contrasse l’influenza spagnola mentre si trovava in Romania. Da questa scaturì una violentissima polmonite dalla quale, a sua volte, uscì fuori un ictus. Le sue ultime parole? “portatemi Emilie!”. L’eredità di Klimt fu suddivisa a metà tra la sua amata e la sua famiglia. Difficile confermare, dunque, se il Bacio sia una sorta di autoritratto, una celebrazione del loro amore e una fantasia dello stesso.

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Quel che è certo è che l’amore tra i due era vero, sincero, passionale. Proprio come il quadro.

Il pittore in quest’opera realizzata tra il 1907 e il 1908 riesce a cogliere l’attimo in cui l’universo maschile e quello femminile riescono a compenetrarsi nelle emozioni dell’amore, nel trionfo della potenza dell’eros che trascende le antitesi tra sesso maschile e sesso femminile. Il Bacio di Klimt è conservato presso la Osterreichische Galerie Belvedere a Vienna, famosa anche con il nome di Museo del Belvedere.

Il bacio
Gustav Klimt

1907-1908
Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
180×180

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Antonella Valente
Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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