Il politically correct si abbatte su Harry Potter: “boicottarne l’uscita a dicembre”

Neanche il tempo di esultare per il ritorno in sala di Harry Potter che si devono fare i conti con il trend del momento: il politically correct. Già, quella corrente di pensiero che vorrebbe imporre un “senso di giustizia” totalmente unilaterale e veicolare sul nostro modo di pensare e scrivere il concetto di “giusto e sbagliato”.

Non risparmia nessuno e nel mirino è finito anche il maghetto inglese nato dalla penna di J.K. Rowling. Lei si, invece, spesso al centro di polemiche.

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Sotto la lente d’ingrandimento del pubblico internazionale sarebbero finite alcune sue vecchie dichiarazioni, indubbiamente equivoche o, comunque, fraintendibili, in merito al movimento LGBT+. Il web non perdona e, alla prima occasione utile, ecco che riescono fuori screenshot e documentazione atta a dimostrare l’asprezza delle parole della scrittrice.

“Persone con le mestruazioni. Sono certa che c’era una parola per definirle… aiutatemi. Donnole?“, aveva scritto il 6 giugno del 2020 sul proprio profilo Twitter.

Conseguenza naturale di quelle affermazioni? Polemiche a non finire. Persino Stephen King e Margaret Atwood risposero a tono, prendendo una posizione decisa contro quel mezzo delirio della loro collega.

Il 30 settembre dello stesso anno, inoltre, più di 200 scrittori del Regno Unito hanno lanciato un messaggio di amore e solidarietà alla comunità trans. “Le vite non binarie sono valide, le donne trans sono donne, gli uomini trans sono uomini, i diritti trans sono diritti umani”, riportava il testo.

“Siamo scrittori, editori, giornalisti, agenti e professionisti in molteplici forme di pubblicazione. Crediamo nel potere delle parole. Vogliamo fare la nostra parte per contribuire a plasmare la curva della storia verso la giustizia e l’equità ”, hanno scritto i numerosi autori. 

“A tal fine, diciamo: le persone non binarie sono non binarie, le donne trans sono donne, gli uomini trans sono uomini, i diritti trans sono diritti umani. I tuoi pronomi sono importanti. Sei importante. Sei amato”.

Nei giorni addietro è arrivata l’ufficialità: per i 20 anni dall’uscita del primo film della saga, “Harry Potter e la pietra filosofale”, la pellicola sarà proiettata nelle sale cinematografiche a dicembre, dal 9 al 12. Un modo per festeggiare la ricorrenza e continuare ad alimentare l’entusiasmo attorno all’opera della Rowling.

Quale miglior occasione, dunque, per rifarsi sulla scrittrice britannica, se non boicottando l’uscita in sala?

Nei confronti dell’autrice di Harry Potter sono piovuti insulti di tutti i tipi. Riportiamo due commenti: “Non voglio più supportare in alcun modo un’autrice che utilizza i suoi guadagni e il suo potere mediatico per sostenere cause transfobiche”, “Andando al cinema farete guadagnare altri soldi a quella transfobica!”.

Leggi anche: Dieci anni fa l’arresto di Jamie Waylett, il bullo di Harry Potter

Insomma, a quanto pare il politically correct proverà ad abbattersi come una ghigliottina su Harry Potter e la pietra filosofale.

Con buona pace di chi, non condividendo le esternazioni della scrittrice, vorrebbe semplicemente godere della possibilità di tornare in sala dopo la crisi che, peraltro, ha investito il settore a causa della pandemia.

Da qui la domanda: si tenta di boicottare J.K. Rowling oppure il film o, peggio ancora, i suoi fan?

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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