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È morta Daria Nicolodi, attrice di Profondo Rosso e madre di Asia Argento

È morta Daria Nicolodi, attrice, madre di Asia Argento ed ex moglie del maestro del brivido. Aveva 70 anni.

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È morta all’età di 70 anni l’attrice Daria Nicolodi, ex moglie di Dario Argento con cui aveva collaborato per il cult ‘Profondo Rosso’. La relazione con il maestro del brivido era iniziata proprio durante le riprese del film, nel 1974.

L’anno successivo, la coppia ebbe una figlia, la nota Asia Argento, che ha ricordato così sua madre: «Riposa in pace mamma adorata. Ora puoi volare libera con il tuo grande spirito e non dovrai più soffrire. Io cercherò di andare avanti per i tuoi amati nipoti e soprattutto per te che mai mi vorresti vedere così addolorata. Anche se senza di te mi manca la terra sotto i piedi, e sento di aver perso il mio unico vero punto di riferimento. Sono vicina a tutti quelli che l’hanno conosciuta e l’hanno amata. Io sarò per sempre la tua Aria».

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Non sono chiare le cause della morte, ma l’attrice era da tempo assente su tutti i suoi canali social.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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Mascherine: via l’obbligo all’aperto dal 28 giugno

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Il Comitato Tecnico Scientifico, dopo la consultazione di ieri pomeriggio, si è espresso favorevolmente riguardo la possibilità di rimuovere l’obbligatorietà di portare le mascherine all’aperto. Tuttavia non ha fornito date precise su quando entrerebbe in vigore tale decisione. La scelta è stata delegata, infatti, al Governo.

Il Cts ritiene comunque opportuno che il distanziamento sociale venga mantenuto e che i dispositivi sanitari di sicurezza siano sempre a portata di mano dei cittadini qualora si trovassero in situazioni di affollamento seppur all’aperto.

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L’Italia è dunque alla prova del nove. In attesa che la Valle d’Aosta il 28 giugno raggiunga il resto delle regioni in zona bianca. Il sottosegretario Andrea Costa ha riferito a RaiNews24 come “Non ho problemi a prendere una posizione netta sulla questione dello stop alla mascherina all’aperto. Se oggi nel nostro paese ci sono le condizioni per toglierle, la politica deve assumersi la responsabilità per dare un segnale ai cittadini. Penso che la data migliore sia quella del 28, quando tutta l’italia sarà bianca: prima si dà questo segnale al paese e meglio è” .

Riguardo la scelta della data arriva un tweet del ministro Speranza: “Dal 28 giugno superiamo l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto in zona bianca, ma sempre nel rispetto delle indicazioni precauzionali stabilite dal Cts”.

La decisione, che certo fa sorridere gli italiani, è dovuta al calo dei contagi in contemporanea all’aumento dei vaccinati. Difatti al momento già oltre il 53% della popolazione ha almeno una dose e circa il 27% ha completato il ciclo. Intanto la provincia autonoma di Bolzano ha emanato un’ordinanza che permette, già da ieri, di poter circolare all’aperto senza l’uso delle mascherine.

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L’Italia va dunque nella direzione presa già da altri paesi europei. Francia, Germania, Grecia, Polonia e Belgio hanno già abolito (chi da metà maggio chi dalla scorsa settimana) l’obbligatorietà dell’uso delle mascherine all’aperto.

Il ministro della Salute tedesco Jens Spahn, a tal proposito, ha dichiarato che “di fronte al calo dei casi dovremmo procedere per gradi. Un primo passo può essere la fine dell’obbligo della mascherina protettiva nei luoghi aperti. Nelle regioni in cui l’incidenza è particolarmente bassa questo può avvenire anche all’interno. L’indicazione rimane comunque questa: in caso di dubbio meglio indossare la mascherina. Soprattutto quando si viaggia e negli incontri negli spazi interni”.

Il governo italiano dovrà sciogliere anche altri nodi. Come quelli relativi alle riaperture delle discoteche. Ma anche al numero di spettatori ad eventi sportivi, musicali e di spettacoli vari all’aperto.

Il presidente del Silb, il sindacato dei gestori di sale da ballo, ci va giù pesante. “Se non avremo una data di riapertura entro l’inizio di luglio, consegneremo le licenze e saremo costretti a comportarci da abusivi anche noi pur di lavorare. Se ritardano la nostra apertura togliendoci altri dieci giorni di lavoro da luglio, ci costringono a non ripartire”.

Se l’Olimpico di Roma, in questi giorni sede delle partite della nazionale di calcio italiana, ha ospitato solo 16mila spettatori, in Ungheria si è assistito all’apertura completa dello stadio. Erano infatto circa 60mila i tifosi in tribuna.

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In Italia, invece, si è ancora fermi al palo. La decisione è ancora rimandata e molti grandi eventi e festival sono stati annullati. D’altronde è impensabile che un evento come il Firenze Rocks, che per il 2022 ha già annunciato i Green Day e i Metallica, possa ospitare solo un migliaio di fans. Lo stesso Rock in Roma a maggio ha annunciato di aver rinunciato all’organizzazione per questa estate rimandando tutto all’anno prossimo.

Enzo Mazza, CEO della Federazione dell’Industria Musicale Italiana, ha espresso all’Adnkronos diverse perplessità in merito. Al punto da dichiarare che:

«È evidente che siamo di fronte ad una farsa. Si dibatte su protocolli stringenti sui quali dovrebbe esprimersi il CTS, per consentire quest’estate eventi musicali con mille o poco più persone all’aperto, e nello stesso momento si approva un piano per l’accesso di oltre 16mila persone all’Olimpico in occasione degli europei di calcio?». Ha poi aggiunto: «Penso che artisti e addetti ai lavori non debbano accettare una discriminazione di tale portata. Deve essere immediatamente aperto un tavolo di confronto per ottenere quanto meno un trattamento equivalente».

Bisognerà capire se i test fatti in questi mesi, come i concerti a Liverpool o a Barcellona saranno presi in considerazione. L’estate è ormai alle porte e il settore turistico, come quello del mondo dello spettacolo, sono a un passo dal collasso.

C’è bisogno di risposte chiare e in tempi celeri.

Photo by Matteo Jorjoson on Unsplash

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Né abusi né riti satanici: la sconcertante verità sui Diavoli della bassa modenese

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Dopo la recente uscita su Amazon Prime di “Veleno”, la docuserie basata sull’inchiesta del giornalista italiano Pablo Trincia sui “Diavoli della bassa modenese”, si è tornato a parlare assiduamente della macabra vicenda nata sul finire degli anni Novanta. Davide, a cui in “Veleno” gli fu attribuito il nome fittizio di Dario, “il bambino zero” è colui che diede il via alle indagini, a cui seguirono oltre quindici anni di processi.

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Dopo le dichiarazioni del bambino (all’epoca aveva sette anni), in breve tempo prese il via un vero e proprio effetto domino che vide coinvolti in totale sedici bambini, i quali furono allontanati dalle famiglie a causa di presunti maltrattamenti e violenze. A ventiquattro anni dall’inizio della vicenda Davide, ora trentunenne, torna a parlare. Sconcertanti sono le rivelazioni del ragazzo, considerando che a causa di quelle parole decine di persone videro andare in pezzi la propria vita e furono marchiati per sempre.

«Ricordo diversi colloqui anche di otto ore. Psicologa e assistenti sociali non smettevano finché non dicevo quello che volevano loro. Mi dicevano che ero coraggioso». E ancora, «Né abusi né riti satanici, sedici bambini tolti ai genitori per le mie accuse inventate. Ora ho trovato il coraggio di dire la verità»

A quanto pare, una patologica paura dell’abbandono spinse Davide, già reduce da una situazione di disagio all’interno della famiglia d’origine a muovere le accuse, il quale oggi afferma «La psicologa e gli assistenti sociali mi martellavano fino a quando non dicevo quello che volevano sentirsi dire. Io avevo paura che, se non li avessi accontentati, sarei stato abbandonato dalla mia nuova famiglia, e così inventai».

Certamente, dopo le recenti affermazioni del ragazzo, la teoria basata su una possibile creazione di falsi ricordi nati nei minori a causa degli interrogatori pressanti degli psicologi, portata avanti da diversi esperti del settore che hanno analizzato i filmati del 1997-1998 inizia ad essere più di una teoria.

I “Diavoli della bassa modenese” vivevano, dunque solo nella mente di Davide e degli altri bambini coinvolti?

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Euro 2020, sport e musica per guardare oltre: esplosione di colori alla cerimonia inaugurale

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Il “Guglielmo Tell” di Gioacchino Rossini, il “Nessun dorma” di Giacomo Puccini, affidato alle corde vocali di Andrea Bocelli, ma anche performance virtuale di Martin Garrix con Bono e The Edge degli U2, che hanno realizzato “We Are The People” – inno ufficiale della rassegna. La cerimonia inaugurale di Euro2020 si propone come un’esplosione di suoni, colori e fuochi d’artificio.

Una festa in uno stadio Olimpico che ritrova il pubblico sugli spalti dopo un anno e mezzo di restrizioni, accessi contingentati e silenzio. L’occasione è la partita inaugurale del torneo continentale, in un giorno troppo importante non solo per gli appassionati di sport. Il calcio si ritrova comunque un collante fra persone che a lungo hanno visto la loro socialità ridotta.

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A creare un ponte tra presente e passato due simboli azzurri: i campioni del mondo Francesco Totti e Alessandro Nesta a rappresentare i due emisferi calcistici della capitale.

Poi i musicisti della banda della polizia e 6 cavalieri – in uniforme risorgimentale – a eseguire il brano il ‘Guglielmo Tell’. Spettacolare, poi, la coreografia con delle enormi palle sospese nell’aria a rappresentare le 24 squadre partecipanti a Euro2020 e le città ospitanti: Amsterdam, Baku, Bucarest, Budapest, Copenhagen, Glasgow, Londra, Monaco, Siviglia, San Pietroburgo, oltre a Roma.

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Poi è il momento di Bocelli, in grado di emozionare mentre i 24 palloncini si raggruppano in un unico grappolo, circondati da un’esplosione di effetti pirotecnici colorati ad occupare l’intera copertura dello stadio. In volo, dei ballerini acrobatici.

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A chiudere la cerimonia inaugurale l’inno “We Are The People” – messo in campo ma solo grazie ad effetti 3D a servizio della diretta televisiva per avvicinare i tifosi di tutto il mondo e far vivere loro le emozioni dell’Olimpico. Poi il momento degli inni, con le note inconfondibili che accompagnano le parole di Mameli. Un momento ancora più intenso se si pensa ai giorno in cui l’unico canto collettivo avveniva dai balconi.

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