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Attualità

È morta Daria Nicolodi, attrice di Profondo Rosso e madre di Asia Argento

È morta Daria Nicolodi, attrice, madre di Asia Argento ed ex moglie del maestro del brivido. Aveva 70 anni.

Alberto Mutignani

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È morta all’età di 70 anni l’attrice Daria Nicolodi, ex moglie di Dario Argento con cui aveva collaborato per il cult ‘Profondo Rosso’. La relazione con il maestro del brivido era iniziata proprio durante le riprese del film, nel 1974.

L’anno successivo, la coppia ebbe una figlia, la nota Asia Argento, che ha ricordato così sua madre: «Riposa in pace mamma adorata. Ora puoi volare libera con il tuo grande spirito e non dovrai più soffrire. Io cercherò di andare avanti per i tuoi amati nipoti e soprattutto per te che mai mi vorresti vedere così addolorata. Anche se senza di te mi manca la terra sotto i piedi, e sento di aver perso il mio unico vero punto di riferimento. Sono vicina a tutti quelli che l’hanno conosciuta e l’hanno amata. Io sarò per sempre la tua Aria».

Non sono chiare le cause della morte, ma l’attrice era da tempo assente su tutti i suoi canali social.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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Il presidente Trump silenziato dai social: “Un precedente, nel bene o nel male”

Fabio Iuliano

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Dopo i fatti di Capitol Hill, Twitter ha messo al bando Donald Trump e Google ha tolto dal suo store il social network ‘Parler’ perché vi viene usato un linguaggio che incita alla violenza. Dopo aver proliferato per anni sulla polarizzazione del dibattito politico – e sugli investimenti dei sovranisti – i social stanno adottando politiche radicali per riprendere il controllo e il primo a farne le spese è proprio Donald Trump, il cui perimetro di azione sulle piattaforme si è in pochi giorni ristretto talmente tanto che il presidente Usa si ritrova praticamente silenziato. L’agenzia di stampa Agi ha fatto il punto della situazione, piattaforma per piattaforma.

FACEBOOK E INSTAGRAM

Gli account Facebook e Instagram di Donald Trump sono sospesi a tempo indeterminato, almeno fino al 20 gennaio, data del passaggio di consegne con il presidente eletto Joe Biden. Mark Zuckerberg ha giustificato questa decisione in una nota pubblicata giovedì. “Gli eventi scioccanti delle ultime 24 ore dimostrano che Donald Trump intende usare il tempo che gli resta per minare la transizione pacifica del potere con Joe Biden”, ha scritto. Ecco perché “crediamo che lasciare che il presidente utilizzi i nostri servizi durante il periodo di transizione sia un rischio troppo grande”. Secondo il ceo di Facebook, “il contesto è cambiato. Le nostre piattaforme sono state utilizzate per incitare all’insurrezione violenta contro un governo democraticamente eletto “.

“Facebook silenzia ufficialmente il presidente degli Stati Uniti. Nel bene e nel male, questo sarà ricordato come punto di svolta per il controllo del dibattito digitale”, ha twittato Edward Snowden. Quattro o cinque anni fa, al contrario, Facebook potrebbe avere aver avuto un ruolo determinante nell’esito delle stesse elezioni presidenziali che favorirono proprio l’ascesa di Trump, anche in relazione all’incapacità di gestire le notizie false circolanti sulla piattaforma.

SNAPCHAT

Sempre l’Agi ricorda che il social network dedicato a foto e video ha sospeso l’account ufficiale del presidente degli Stati Uniti fino a nuovo avviso. Trump utilizza Snapchat per distribuire i contenuti che pubblica su Facebook o Twitter. A giugno il social network aveva già ridotto la visibilità dell’account presidenziale e solo gli abbonati potevano vedere i suoi Snap. Non vengono più visualizzati nella scheda ‘scopri’, dove sono archiviati i post di celebrità e media.

TWICH

La piattaforma Amazon, specializzata nella trasmissione di video in diretta, ha sospeso l’account di Trump per un periodo indefinito. “Date le circostanze eccezionali e la retorica infiammatoria del presidente, riteniamo che questo sia un passo necessario per proteggere le nostre comunità e impedire che Twitch venga utilizzato per incitare ulteriori violenze”, ha spiegato l’azienda che deciderà il da farsi dopo il passaggio di consegne del 20 gennaio. Può sembrare sorprendente che un capo di stato sia presente su una piattaforma nota soprattutto per la distribuzione di videogiochi, ma Donald Trump utilizza Twitch come canale aggiuntivo per trasmettere in diretta le riunioni della sua campagna o le conferenze stampa. Il social permette inoltre di raggiungere un pubblico – la community dei gamers – che è ben lungi dall’essere insensibile alla retorica conservatrice.

SHOPIFY

Shopify non è un social network, ma una piattaforma per realizzare siti di shopping online. Giovedì ha chiuso due shop legati al comitato elettorale di Trump e alla Trump Organization, il conglomerato della famiglia del presidente uscente. Su TrumpStore.com e shop.donaldjtrump.com era possibile comprare t-shirt, cappellini o flute da champagne con il logo ‘Make America Great Again’ o Trump 2020. “Le azioni del presidente Trump violano i nostri termini di servizio, che vietano la promozione o il sostegno di organizzazioni o individui che chiudono un occhio sulla violenza se promuove una causa”, ha affermato la società. Tuttavia, altri negozi legati a Trump, come officialtrump2020store.com, sono ancora online.

YOUTUBE

YouTube non ha sospeso l’account ufficiale di Trump, ma ha cancellato il video di mercoledì sera. La piattaforma video di Google ha cambiato la sua politica di moderazione dei contenuti all’indomani degli eventi a Capitol Hill. D’ora in poi, qualsiasi video che contesti i risultati delle elezioni presidenziali americane riceverà uno “strike”, o, nel linguaggio di YouTube, una sospensione di una settimana. Tre “scioperi” ricevuti in meno di 90 giorni porteranno alla chiusura del canale incriminato. YouTube specifica che questa nuova politica si applicherà a “qualsiasi canale, chiunque sia dietro”.

Indubbio che queste restrizioni arrivino in un momento in cui Trump ha abusato dei mezzi di comunicazione e molte sue parole sono state effettivamente di incitazione allo scontro. Ma il fatto che alcune aziende private abbiano scelto di togliere la voce a un presidente in carica, seppure vicinissimo a lasciare la Casa Bianca, rappresenta un precedente importante. Un precedente che va visto anche alla luce del grande potere delle multinazionali che controllano queste piattaforme. Parliamo di organizzazioni che gestiscono una mole impressionante di dati personali e che ora, specie in un un tempo in cui si vive più online che offline, arrivano a definire le regole della convivenza civile con ingerenza anche superiore alle leggi dei singoli stati. Quis custodiet ipsos custodes?

Monsieur l’abbé, je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerai ma vie pur ce que vous puissiez continuer à écrire“. Quasi sicuramente, la frase attribuita a Voltaire è apocrifa. Ma in qualche modo ha lasciato un segno nei secoli, tanto che è arrivata a noi attraverso Sandro Pertini che, pur respingendo l’ideologia fascista, fece sue quelle parole in uno dei discorsi più celebri.

Oggi Trump ha sbagliato è giusto che si intervenga così, ma domani a chi tocca?

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Attualità

Lite in famiglia, dj Joseph Capriati accoltellato dal padre

Redazione

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Il deejay e produttore Joseph Capriati, 33 anni, è stato accoltellato dal padre ed è in pericolo di vita all’ospedale di Caserta. Il papà del deejay, un 61enne, è stato arrestato per tentato omicidio e condotto in carcere dalla polizia.

Si tratterebbe di una lite in famiglia. Il padre avrebbe afferrato un coltello da cucina, colpendo al torace il figlio. Joseph Capriati, che vive e lavora in Spagna ed era tornato a casa dei genitori a Caserta per la pandemia. Il giovane è ricoverato al Sant’Anna e San Sebastiano in pericolo di vita a causa della profondità della lesione.

Leggi anche: Shores Of Null: un viaggio introspettivo attraverso l’accettazione della morte

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Attualità

The Walk of Fame Week, il podcast della prima puntata del nuovo anno

Fabio Iuliano

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The Walk of Fame Week – sette giorni di cultura, spettacoli e intrattenimento, riparte con il primo singolo del nuovo anno, lanciato da Vasco nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio. Parliamo anche dei settant’anni di Cristian De Sica e di altri compleanni importanti, come Adriano Celentano o Elvis.

Spazio anche al ricordo e all’omaggio a Pino Daniele e David Bowie, due grandi della musica scomparsi proprio nei primi giorni di gennaio. Una puntata che lascia spazio al dibattito sull’opportunità del politically correct anche in relazione alla stramba polemica intorno al musical Grease.

Tutto il resto lo ascoltiamo su www.rtradioterapia.it

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