La dark wave italiana è più viva che mai con La Grazia Obliqua

In attesa che il nuovo anno ci regali la loro seconda fatica discografica e ci permetta di tornarli a vedere dal vivo, abbiamo fatto un veloce punto della situazione con Alessandra “Trinity” Bersiani, polistrumentista e cantante de La Grazia Obliqua, il combo romano che in questi ultimi anni ha fatto molto parlare di sé nella scena dark wave italiana e non solo.

Cominciamo con le novità: nel 2021 è prevista l’uscita di un vostro album intitolato “Canzoni d’amore e morte e altri eventi accidentali”. Puoi fornirci qualche anticipazione sul progetto e raccontarci come è nata l’idea?

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“Canzoni d’amore e morte e altri eventi accidentali” nasce come una sorta di secondo capitolo rispetto al primo album, nel quale il focus era il disorientamento a seguito dell’incontro con la dimensione della crisi sia sociale che personale dell’uomo, che si sente perso per la mancanza di punti di riferimento. In questo secondo capitolo si passa ad una fase in cui dal disorientamento ci si immerge in una serie di emozioni diverse tra loro, da momenti più depressivi ad altri in cui c’è maggiore esuberanza, ma soprattutto affrontiamo il tema della paura della perdita dell’anima e la ricerca di nuovi sentimenti. È il capitolo della “presa di coscienza”, del contatto con il dolore che porta però verso una speranza.

La vostra ultima sortita discografica, l’EP “Oltre”, rispetto al vostro debutto “Canzoni per tramonti e albe – al crepuscolo dell’Occidente”, sembra suggerire una virata musicale su territori più contemporanei ed eterogenei rispetto al dark wave. È così e, se sì, dove vi proponete di arrivare nel vostro percorso evolutivo?

È vero, ci siamo un po’ staccati da certi stilemi dark e ci stiamo allargando ad ampio raggio verso una dimensione forse più vicina alla scuola di Firenze – città simbolo della wave italiana – o comunque più personale che fa parte anche di un percorso di ricerca. Quando si cerca qualcosa di nuovo lo si cerca ovunque, e così è per noi nella musica. Di conseguenza, gli stili musicali che lambiamo in questo nuovo album sono decisamente più variegati. E già sappiamo che la nostra ricerca non si fermerà qui, sappiamo esattamente fin d’ora dove vogliamo arrivare con i lavori che seguiranno questo “Canzoni d’amore e morte e altri eventi accidentali”. Siamo avidi di sperimentazione e la nostra musica sarà sempre più d’avanguardia.

Sempre rimanendo a questa release, le canzoni “Resta” e “Waiting For The Dawn” ti vedono nei panni di lead vocalist. Pensi che nel futuro prossimo ti troveremo più spesso in questa veste o comunque più impegnata dietro al microfono rispetto al passato?

Nell’EP “Oltre”, due brani su quattro mi vedono impegnata come cantante principale (“Resta” e “Waiting For The Dawn”). Il motivo per cui nel precedente album ho cantato un solo brano (“Lilith”) è perché sono entrata nella band a registrazioni quasi completate. Ma ormai l’utilizzo della doppia voce, insieme al lead vocalist Alessandro Bellotta, è un marchio di fabbrica de La Grazia Obliqua, quindi penso che il mio contributo dietro al microfono continuerà ad essere molto significativo.

La ristampa del vostro primo full length è stata distribuita da un’etichetta storica dell’underground italiano ed europeo come la Contempo. Quali sono stati i riscontri ad oggi ed è ipotizzabile che questa collaborazione possa ripetersi per le prossime uscite? Ah, ovviamente ci piacerebbe sapere anche come vi siete trovati con la label fiorentina.

Sì, abbiamo presentato la ristampa del nostro primo album a cura della Contempo a fine settembre nel negozio storico a Firenze, insieme ai Pankow che in quell’occasione presentavano a loro volta il loro nuovo EP. Il riscontro, per quanto riguarda la partecipazione di pubblico all’evento, è stato ottimo. Sicuramente con questa etichetta abbiamo un canale preferenziale di comunicazione, ma al momento qualsiasi considerazione in termini di produzione e distribuzione del nuovo album è prematura perché, a parte l’EP appena uscito, siamo ancora impegnati nella stesura di gran parte dei brani che lo comporranno. Noi siamo fan di quello che ha pubblicato la Contempo negli anni, siamo cresciuti ascoltando le loro produzioni, quindi è stato naturale sentirci a casa e trovarci bene con loro.

Nel collettivo de La Grazia Obliqua il tuo contributo è molto importante, essendo tu la polistrumentista della band, oltre ad occuparti dei backing vocals su diverse tracce. Pensi che questa esperienza, da un punto di vista tuo personale, sia quella più appagante della tua carriera? Potresti anche farci una panoramica completa di quelle che l’hanno preceduta (e anche di quelle in atto al di fuori della “casa madre”)?

Ogni band con cui ho suonato è stata un tassello fondamentale per la mia crescita artistica e personale. La mia prima esperienza risale agli anni ’80, come tastierista di una band progressive metal chiamata Seth. Come batterista e polistrumentista avevo un mio progetto di post-rock/psichedelia, i Glareshift, con cui abbiamo realizzato due album. Sempre come batterista ho suonato in diverse situazioni molto eterogenee tra loro: dal gothic metal degli Alchem al grunge dei Seattle In Rome, da una tribute band dei Cure al rock irlandese degli Her Pillow, al glam rock degli Oak Glam (con i quali siamo stati inseriti in un cofanetto prodotto dalla nota etichetta Black Widow di Genova). Ho collaborato come flautista e cantante con alcuni musicisti sia italiani che stranieri, tra cui Kota, l’ex bassista giapponese dei Christian Death. Sicuramente La Grazia Obliqua è il contesto che più mi dà la possibilità di esprimermi anche come compositrice e arrangiatrice, un aspetto del fare musica che mi appaga e mi stimola enormemente. Inoltre, al momento, anche se con tempi molto dilatati, ho un mio side-project chiamato Double Dare in cui canto repertorio dark rivisitato in versione acustica. E, notizia in anteprima, presto mi siederò nuovamente dietro le pelli in occasione della reunion di una band storica, ma per ora non voglio svelare troppi dettagli.

Il concept espressivo del gruppo sembra essere improntato al culto della bellezza, inteso soprattutto come capacità di resistenza alle storture e alla disintegrazione di certi principi estetici che sembrano non appartenere più alla nostra società, attraverso il disallineamento ideologico. Al di fuori della musica, questo atteggiamento vi pertiene anche come individui? Qual è la tua, la vostra attitudine fuori dal palco?

Hai esattamente messo a fuoco quella che è la nostra caratteristica peculiare. Nella scrittura e composizione dei nostri brani ricerchiamo sempre la bellezza, ma soprattutto utilizziamo l’arte per compensare quello che non riusciamo a realizzare nella vita di tutti i giorni. Nel nostro caso è difficile, se non impossibile, discernere il musicista dalla persona. Poi, per carità, tutto è “spettacolo”, però la nostra attitudine è principalmente artistica e solo incidentalmente di intrattenimento, quindi direi che ciò di cui parliamo nelle nostre canzoni è esattamente ciò che siamo.

A proposito di palco: l’attuale stato di emergenza legato al COVID, nonostante qualche recente live romano, credo abbia penalizzato fortemente anche voi nella promozione dei vostri dischi. State già pensando a come creare un calendario per il prossimo anno? E, soprattutto, considerato il vostro genere, state cercando di pianificare anche delle date all’estero? E, già che ci siamo, quale pensi possa essere il Paese più ricettivo nei confronti di una proposta come la vostra?

Il Covid in realtà non ci ha penalizzati perché le piattaforme digitali hanno funzionato ugualmente a pieno regime per quanto riguarda la promozione e la distribuzione della nostra musica. In merito ai live, nel rispetto delle norme e dei decreti siamo riusciti comunque a suonare, l’unico stop forzato è stato durante il lockdown di marzo ma ne abbiamo approfittato per registrare a distanza le canzoni dell’EP “Oltre” e per alcuni di noi è stato anche un momento per dedicarsi a progetti paralleli anche di un certo spessore: ad esempio Valerio Michetti, il nostro batterista, ha suonato nell’ultimo album dei Submarine Silence di Cristiano Roversi (musicista/collaboratore abituale di Massimo Zamboni dei CCCP/C.S.I.) ed in quello solista di Flavio Ferri dei Delta V, al fianco di nomi come Gianni Maroccolo (Litfiba, CCCP e C.S.I.) e Livio Magnini (Bluvertigo). Al momento non abbiamo date anche perché all’estero stanno vivendo il lockdown con tempistiche diverse rispetto a noi. Comunque, ipotizzando dei paesi idealmente adatti alla nostra musica, senz’altro punteremmo a Germania, Inghilterra, Giappone e Stati Uniti.

Quali sono le pietre angolari nella tua formazione di musicista e, più in generale, a livello artistico?

Sono cresciuta ascoltando fin da molto piccola la musica più disparata, dal jazz alla classica, passando per il metal e l’elettronica/sperimentale. I miei primi grandi amori musicali sono stati Beatles, The Who, Genesis, Jefferson Airplane, Talking Heads e Police. Ad oggi, per fare un sunto, direi che i miei maggiori riferimenti compositivi sono Rozz Williams, Coil, Aphex Twin, Nico come solista, György Ligeti e, per quanto riguarda il nostro Paese, sicuramente Andrea Chimenti e C.S.I.

Una curiosità per concludere: faresti di tutto per condividere un tour con?

Avendo un background musicale piuttosto ricco, sono moltissimi gli artisti con cui vorrei condividere il palco, ma forse, sopra ogni altro, mi piacerebbe poter suonare insieme ai Christian Death, una quarantennale band di culto del movimento goth internazionale.

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