Buon compleanno a Jerry Cantrell, ultimo interprete e protagonista della scena grunge

Spegne oggi cinquantacinque candeline Jerry Fulton Cantrell Jr., storico chitarrista e fondatore degli Alice in Chains, nonché ultimo “poeta errante” della scena grunge/alternative rock anni Novanta. Nato a Tacoma il 18 marzo 1966 e cresciuto a pane e musica country, Cantrell battezza il suo ingresso nel mondo della musica sulle note di “Madman Across The Water” di Elton John da cui eredita la magia e la passione del songwriting. Perché ricordiamolo, Cantrell è un grande compositore ancor prima di essere un eccellente interprete e musicista.

All’alba dei suoi diciotto anni, arriva la prima chitarra elettrica: una G&L Rampage e arrivano anche i primi 33 giri. “Paranoid” (Black Sabbath), “Tres Hombres” (ZZ Top), “British Steel” (Judas Priest), “Highway To Hell” (AC/DC) costituiscono terreno fertile per i primi esperimenti musicali in band locali che sanciscono ufficialmente l’ingresso di Cantrell nella scena hard rock.

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La svolta arriverà a meta degli anni Ottanta e, precisamente nel 1987, quando il suo cammino si incrocerà fatalmente con quello di Sean Kinney, Mike Starr e Layne Staley, futuri membri degli Alice in Chains.

La band nasce dalle ceneri dell’ondata punk, glam e hard rock che aveva scosso Seattle tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta. Da questo background, l’hype di tutti stava però focalizzandosi su qualcosa di nuovo e dirompente.

La parola “grunge” non è mai stata popolare tra noi musicisti di Seattle. Era riferita genericamente a tutto il “Seattle Sound”, ma ognuno di noi era unico e aveva un sound diverso nonostante fossimo un gruppo di ragazzini che facevano casino e suonavano in bar e feste del posto. Tutte le band di Seattle facevano manforte, perché era una piccola città e ogni band si supportava a vicenda.

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Supportare e fare chiasso, rumore. Ecco da dove nasce il termine “grunge”, coniato dai mass media alla fine degli anni Ottanta, per etichettare quel gruppo di ragazzini che iniziava prepotentemente a farsi notare nel resto del mondo. Nirvana, Soundgarden, Mudhoney, Pearl Jam e Alice in Chains sono solo alcuni dei protagonisti che cominciarono a farsi strada dai loro piccoli e polverosi garage.

Sebbene nati da uno stesso terreno musicale, gli Alice in Chains si distinguono subito, attraverso il loro primo EP Sap (1992), per la voglia di sperimentare e spogliarsi dal preconcetto di suoni forti, distorti e chiassosi che all’epoca andavano tanto in voga. Ponendosi una semplice domanda, il gruppo inizia a concepire e proporre al pubblico il proprio trademark e modus operandi.

Togliendo tutti i trucchetti e gli effetti speciali, le canzoni risultano ancora d’effetto avendo a disposizione solo voce e chitarra?

Considerando gli esiti di Jar Of Flies (1994), primo EP nella storia a raggiungere la posizione numero uno nella classifica Billboard 200, direi proprio di sì. Sperimentare, osare e prendere l’ascoltatore per la gola sono sempre stati i tratti caratteristici della discografia del gruppo, almeno fino alla permanenza di Staley.

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E’ grazie al talento compositivo di Cantrell e alla perfetta, quanto mai scontata, simbiosi musica-testo che il successo della band si è protratto fino alla pubblicazione dell’ultimo album, Rainier Fog (2019). E oggi, nel giorno del suo compleanno, ci sembra doveroso ricordare come sia stato difficile affrontare la perdita del cuore degli Alice in Chains, ma come – probabilmente – sia stato ancora più arduo sopravvivere e mantenerne viva la memoria in maniera creativa e significativa.

E’ divertente pensare che la cosa che hai sempre fatto per evitare di avere un lavoro sia diventata il tuo lavoro stesso. Ciò che avevi creato anni fa con i tuoi amici ha preso finalmente vita. Continui a farla vivere componendo e andando in tour, ma è come se sopravvivesse in maniera autonoma. Un esempio può essere il periodo di inattività della band dovuto alla scomparsa di Layne. Non facevamo più musica, ma questa era ancora lì e continuava a vivere e ad essere ascoltata.

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Sophia Melfi
Redattrice del magazine The Walk Of Fame. Studentessa, laureata in letteratura e filologia moderna, è un'appassionata di storia, cinema, arte e musica. Reduce da un'esperienza all'estero, è già pronta a ripartire. Appartiene alla generazione di quelli "con l'erba che cresce sotto i piedi" ed è anche amante del folklore e dei paesaggi scandinavi.

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