Il Layne Staley inedito nelle parole di David Ellefson: l’intervista esclusiva

(English version below)

Da sempre mi sono chiesta come vivessero gli adolescenti tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

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Com’è cambiato l’ascolto e la concezione stessa della musica nel tempo? Come vivevano i concerti i membri di una generazione che non era ancora in possesso di smartphones o tecnologie in grado di registrare con precisione immagini e suoni?

Nel 1990 non ero ancora nata. Il 22 settembre dello stesso anno, a Genk in Belgio, partiva il Clash Of The Titans Tour, con i colossi del thrash metal del tempo: Megadeth, Anthrax, Slayer, Testament, Suicidal Tendencies. Il Clash Of The Titans Tour è considerato uno dei concerti di maggior successo della storia dell’heavy metal che ha avuto come obiettivo non solo il lustrare le scarpe all’allora imperante scena thrash metal, ma anche introdurre e lanciare nuovi generi emergenti come il grunge e l’alternative rock.

Si tratta di un evento musicale statunitense di grandissima portata, circoscritto in un’epoca ben precisa. Erano gli anni di Season In The Abyss, Persistence Of Time e Rust In Peace. La prima parte del tour prese il via in Europa nell’autunno del ‘90 ed era capitanata da Megadeth e Slayer supportati da Testament e Suicidal Tendencies, mentre la seconda parte terminò nell’estate del ’91, negli USA, con Megadeth, Anthrax, Slayer e Alice in Chains. Questi ultimi, giovani musicisti in erba provenienti dalla fredda e grigia Seattle, avevano appena pubblicato il loro primo album Facelift ed erano pronti ad incendiare palchi ed intraprendere una longeva carriera musicale.

Ora mi chiedo, cosa poteva rappresentare per un giovane appassionato di musica andare a un concerto di questa portata?

All’inizio degli anni ’90, nessun giovane fan si sarebbe fatto problemi a dormire fuori una notte, anche in condizioni estreme, per essere pronto in prima linea al concerto della propria band del cuore. Vigeva uno stile di vita fatto di sregolatezza, innocenza, disinibizione e realtà che, al giorno d’oggi e nella situazione in cui ci troviamo, sembrerebbero quantomeno utopiche.

Studenti, giovani lavoratori che mettevano da parte i propri risparmi per andare a vedere un concerto e goderne dall’inizio alla fine. Nessun cellulare, nessun Ipad, solo tanta musica e voglia di farsi rapire da essa senza strumenti di mediazione.

La stessa sregolatezza dei fan dominava nei backstage delle band più influenti della scena thrash metal del tempo, alle prese con le classiche prove di forza che ogni tour che si rispetti manifesta. Più che un Clash Of The Titans, a detta delle band interessate, si trattò di un Clash Of The Managers che, pur di agglomerare più gente possibile e fare cassa, avevano imbastito un evento con ben tre band headliners.

Ad aprire erano sempre le band di supporto come gli Alice in Chains, originariamente non in programma per il tour. Stando al documentario Get Thrashed, al posto degli Alice In Chains erano previsti i Death Angel che, in seguito ad un incidente stradale, non furono in grado di partecipare e i Sepultura, ingaggiati ben presto nel New Titans Of The Block Tour con Sacred Reich, Napalm Death e Sick Of It All.

Ma chi erano gli Alice In Chains? E chi era Layne Staley? L’ex frontman dalla voce carica di rabbia e malinconia. L’uomo che cambiava colore di capelli ogni mese, colui che divorava ogni palco e che è stato in grado di lasciare la propria traccia indelebile grazie alla musica, trascendendo il tempo e lo spazio.

In occasione della ricorrenza dell’inizio del concerto, ho avuto la possibilità di intervistare in esclusiva uno dei maggiori protagonisti del tour, David Ellefson (Megadeth) il quale mi ha raccontato del suo primo incontro con gli Alice in Chains, degli aneddoti e dei ricordi dell’ex frontman Layne Staley.

Qual è il tuo miglior ricordo del Clash Of The Titans Tour del 1991 con gli Alice in Chains?

Il mio ricordo preferito risale probabilmente all’inizio del tour in Europa, precisamente durante la tappa in Svizzera [23/09/90, Berna N.d.R]. Ricordo che io e Marty [Friedman N.d.R.] non smettevamo di ridere del nome Alice in Chains, trovavamo che fosse il nome più stravagante di tutti. Poi iniziarono a suonare e ci innamorammo subito della loro musica. Allora erano semplicemente fantastici e vederli suonare dal vivo fu un’esperienza che ci cambiò la vita.

Ho sentito che molti, al tempo, si interrogavano sul significato del nome Alice in Chains. E cosa hai pensato di Layne nel momento in cui l’hai visto per la prima volta?

Layne era sensazionale. Due mesi dopo aver concluso il tour europeo ci incontrammo a Dallas [16/05/91 N.d.R.] per la seconda parte del tour. Layne stava davvero bene con quei capelli cortissimi biondi, chiari come la candeggina! Ricordo di essere andato da lui e avergli detto che stava molto bene così. Lui mi ringraziò dicendomi che era appena uscito da un periodo di riabilitazione in una comunità per tossicodipendenti e che era un eroinomane. Io ne fui sorpreso. Anch’io fui dipendente da eroina e cocaina qualche anno addietro ed ero sobrio da circa un anno e mezzo, al tempo.

Io e Dave [Mustaine N.d.R.] gli offrimmo così la nostra protezione perché sapevamo che i ragazzi degli Alice in Chains amavano festeggiare in maniera un po’ estrema e questo poteva compromettere la sua salute e sobrietà. Sfortunatamente dopo il Clash Of The Titans Tour, gli Alice in Chains fecero da spalla ai Van Halen e credo che Layne smise di essere sobrio e pulito da quel momento. E poi, pochi anni dopo, era sul punto di morire.

Layne era un’anima lieve, dolce e gentile ma con uno sguardo così intenso e imponente che ti faceva decisamente capire che c’erano dei demoni dentro di lui, i quali potevano essere sputati fuori solo attraverso la sua musica.

“Le mie cattive abitudini non mi qualificano. Ciò che mi caratterizza è il mio talento e la mia forza.” Amo questa citazione di Layne. Tutti lo ricordano per la sua dipendenza, ma la sua voce e il suo talento parlano da sé. Credo che Layne fosse molto più della sua dipendenza. Dopo il tour hai avuto occasione di rivedere gli Alice in Chains?

Ho visto il primo tour con William [Duvall N.d.R.] in apertura ai Velvet Revolver. Sono fantastici, ma preferisco i classici Alice in Chains.

(English version)

What’s your best memory of the Clash Of The Titans Tour with Alice in Chains in 1991?

Probably my favourite memory is when we walked into the venue in Switzerland [23 sept. 1990, Bern] and me and Marty [Friedman] were laughing at the name Alice In Chains because we thought it was the weirdest name ever. And then they started to play and we immediately fell in love with them as a band and it’s cool. They were just amazing back then and definitely created a life-changing experience for us.

I heard that many people at the time were wondering about their strange name! And what did you think about Layne the first time you saw him?

Layne was so cool. Two months later after the Europe tour we saw them again in Dallas (Texas, 16 may 1991) when we started the second leg of the Clash Of The Titans Tour. Layne looked really good with really short bleached blonde hair. I went up to him and said: “Man you look amazing!”. And he said: “Yeah I just got out of rehab.” I answered: ”Rehab?”, and he told that he was a heroin addicted. I myself was mixed up with heroin and cocaine a few years before that and I was about a year and a half sober at the time.

Dave [Mustaine] and I offered to take him under our wing because we knew that the Alice in Chains guys partied pretty hard and that it was going to be a struggle for him to stay sober. Unfortunately after the Clash Of The Titans Tour they went off with Van Halen and I think Layne fell off the wagon and was never sober again. And then he was almost to die a few years later.

He was a kind sweet and soft-spoken soul but had a very commanding look in his eyes which would definitely let you know that there were some demons inside of him that needed to come out through his music.

“My bad habits aren’t my title. My strengths and my talent are my title.” I really like this quote by Layne. I mean everyone remembers him for his addiction but his voice and talent spoke by themselves. I think he was much more that. And after that tour did you go seeing them live again or the relationship just ended?

I did see the first tour with William opening for Velvet Revolver and they were amazing but now I just prefer the classics.

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Sophia Melfi
Redattrice del magazine The Walk Of Fame. Studentessa, laureata in letteratura e filologia moderna, è un'appassionata di storia, cinema, arte e musica. Reduce da un'esperienza all'estero, è già pronta a ripartire. Appartiene alla generazione di quelli "con l'erba che cresce sotto i piedi" ed è anche amante del folklore e dei paesaggi scandinavi.

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