Cobain: Montage of Heck, l’inchiesta che descrive il Kurt mai raccontato

Cobain: Montage of Heck è un film documentario sul leader dei Nirvana Kurt Cobain del 2015

L’idea di un progetto del genere era già nella volontà della Vedova Cobain: Courtney Love (volto, voce e gambe dello storico gruppo punk-rock The Hole). Il regista Brett Morgen fu, quindi, coinvolto. L’unica figlia di Courtney e Kurt, Frances Bean Cobain, è la produttrice esecutiva del film. Il titolo scelto trae origine da un collage musicale realizzato da Kurt Cobain, nel 1988, con un registratore a cassette.

Uscito solo in un numero ristretto di date e in sale selezionate, ma attualmente acquistabile in DVD e Blu-ray o visionabile sulle maggiori piattaforme di streaming, resta un punto di riferimento irrinunciabile per gli amanti del grunge, per i feticisti della musica… per chi ha più volte confrontato il proprio animo e vissuto con le parole e le note regalateci da Kurt Cobain. Però, guardando il docu-film non ci troviamo di fronte esclusivamente a materiale per appassionati… in realtà è anche un’inchiesta culturale su uno spaccato generazionale, sui prodromi che hanno generato un gusto musicale e uno “stile” a tutto tondo.

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Dalla contestualizzazione della realtà di Seattle, fino al racconto delle etichette discografiche indipendenti e delle stanze troppo piccole che hanno assistito alla realizzazione di un sound che ha cambiato la storia della musica, Montage of Heck è un’inchiesta culturale, è un diario; è un abbraccio alle anime sensibili, agli artisti: il tutto attraverso il cammino cui ci invita rivivendo la vita privata e artistica di Kurt Cobain.

La pellicola è intimista, intensa e indimenticabile: è una crepa profonda attraverso cui traspare tutta la luce e l’oscurità di Cobain, in una forza motrice universalizzante che è in grado di “parlare” di ciò che spesso è taciuto o messo da parte. Montage sfida ogni convenzione e ogni pregiudizio artistico e culturale. L’informazione e l’empatia riescono perfettamente a legarsi in una deflagrante parentesi che si manifesta immediatamente nella sua potenza espressiva.

Nei primissimi istanti veniamo subito risucchiati da una colonna sonora che ha un ruolo narrativo fondamentale: si intuisce sin da subito. Dopo le prime note avvertite ecco che viene ad accoglierci un bellissimo bambino biondo e sorridente, circondato da questa musica di sottofondo, struggente e meravigliosa. Ogni “crepa” attraverso cui ci viene permesso di guardare è fiori e vetri e arte in tutte le sue forme. Essendo il primo e unico documentario approvato dai familiari di Cobain possiamo fruire di una grande quantità di materiale inedito: filmati privati, interviste, registrazioni estemporanee. Il tutto è reso ENORME e penetrante da alcuni stralci caratterizzati dalla stessa voce di Kurt che ci parla.

Il film è l’occasione per soffrire tramite la catartica conoscenza di una personalità unica, rara: tutti i luoghi comuni vengono abbattuti da una realtà presentataci senza filtri. Non si parla in senso stretto e unilaterale della rockstar; dell’icona o del drogato… ma di un bambino iperattivo e intelligentissimo, di un adolescente sofferente e sensibile rifiutato da più famiglie… di un’anima complessa più volte fraintesa. Non il drogato ma un esile ragazzo che ha combattuto tutta la vita con un dolore fisico cronico senza soluzione… un padre… e un artista capace di sublimare i dolori personali e sociali attraverso molteplici forme di espressione.

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Tutto è in linea con il carattere “visivo” della personalità di Cobain, che forse ha prodotto più disegni, collage e quadri che canzoni. Alcune parti del documentario sono, infatti, sotto forma di cartoni animati: realizzati da Stefan Nadelman e Hisko Hulsing.

Tra le testimonianze dirette troviamo gli interventi dei familiari di Kurt: a partire da sua sorella… fino al nonno di un nipote diventato così famoso in un modo quasi incomprensibile per quel piccolo mondo che gli ha dato i natali. Il nonno di Kurt parla a un piccolo giocattolo-effige del nipote: una scena forte, difficilmente dimenticabile.

Tra i tanti volti e voci anche una chicca, un regalo che si ritorce un po’ contro di noi che all’inizio ci rallegriamo di quei minuti i quali via via trafiggono a tradimento per quanto sono strabordanti di realtà, amore e confusione… sgomento: la chicca è il racconto di Tracy Marander, la prima fidanzata ufficiale e convivente di Kurt, alla quale fu dedicata da quest’ultimo la canzone dei Nirvana About a Girl. Tracy è stata un appoggio fondamentale per l’avvio della carriera della band. Mentre Kurt se ne stava chiuso in casa a “produrre” la donna andava a lavoro; infatti Tracy così racconta:

“Se uscivi al rientro trovavi un nuovo dipinto sul muro o una canzone”

Anche le testimonianze di Krist Novoselic, bassista dei Nirvana dai primi battiti della band, sono un pugno nello stomaco spinto dalla forza di un affetto ancora presente e palpabile. Gli occhi di Novoselic si gonfiano di lacrime e ricordi mentre ci parla di un personaggio così noto… che era per lui innanzitutto un amico.

Nella carrellata di tutti i satelliti umani che hanno circondato la vita di Cobain è presente anche la figura del batterista dei Nirvana Dave Grohl: personalità oggi molto nota perché leader della band dei Foo Fighters. Grohl è inserito nel documentario tramite materiale di repertorio.

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Il filo conduttore del racconto è sicuramente Kurt: i suoi disegni compaiono sullo schermo tramite animazioni convulse e schizofreniche. La tecnica particolarissima utilizzata da Morgen è fatta carne attraverso le parole, le voci e le intonazioni di chi ci parla… soprattutto Kurt.

In questo trip di due ore e ventisette minuti si può parlare con Cobain, che così, indirettamente e da una dimensione lontana e altrettanto vicina da essere soffocante, parla di se stesso:

“Ero un ragazzino sottosviluppato, immaturo, che non scopava mai!
Oh POVERO RAGAZZINO! “

Se siete pronti, vale la pena allacciarsi le cinture e allertare tutti i sensi per Montage of Heck.

“Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati.”

Tratto dalla famosa “lettera d’addio” di Kurt Cobain.

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Francesca Lucidi
Sto a gambe incrociate tra lo Zen e il Rock n’ Roll: tra la ricerca del vuoto illuminato e la passione per un rumoroso “Tutto” da cui farmi avvolgere. Dopo tutti gli studi comandati, ho incorniciato al muro la mia grande voglia di “incontrare”.

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