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“Spremuta di fedi nuziali”, dagli Ex Moglie un condensato di separazioni in sfumature di rosa

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Esce oggi “Spremuta di fedi nuziali – Pink Edition” il primo EP autoprodotto dei milanesi Ex Moglie. Un lavoro di produzione firmato da Marco Di Martino, è un lavoro nel quale il synth pop moderno si contamina con lʼelettronica, e l’ispirazione proveniente dalla psichedelia più genuina viene reinterpretata con suoni contemporanei. Il trio sposa una concezione di show completamente nuova, con un mix di arti visive, arte digitale, videoarte, industrial design, videomapping, fotografia e videomaking, di cui i tre sono autori ed esecutori tanto quanto delle canzoni che suonano.

Ex Moglie, trio composto da Davide, Erika e Francesco, è un progetto totalmente indipendente nato a Milano sei anni fa e del quale sarebbe riduttivo parlare riferendosi solo alla musica. Il loro immaginario, infatti, è un mix di arti visive. Dal punto di vista musicale, nell’EP, il synth-pop moderno, l’elettronica e la neo-psichedelia incontrano le forti personalità vocali di Davide ed Erika; nei testi, poi, si esplora un territorio in cui apparenza e sostanza si mescolano, con una scrittura fortemente basata sulle immagini, immagini che a volte servono solo a raccontare, altre volte escono dal testo per entrare nei visual, quasi a voler cancellare il confine che divide contenuto e contenitore.

L’ALBUM SU YOUTUBE E SU ITUNES

Senza cercare di dare risposte semplici a domande complesse, gli Ex Moglie descrivono lʼuomo nella sua solitudine, noncurante delle proprie radici e senza un futuro al quale aggrapparsi. Una visione pessimista nella quale l’esistenza stessa dell’uomo diventa la sola possibile soluzione agli errori, e di conseguenza la speranza viene riposta in una evoluzione della socialità.

Non possiamo non lasciare un segno siamo graffi e problemi incisi nel tempo tutti sfumature dello stesso disegno disegnati vibriamo piano per provare ogni senso

“Il progetto Ex-Moglie – raccontano i tre – sviluppa il concetto di arte a più livelli: arti in contemporanea, quasi arti marziali. Il nome, portatore sano di acidità, preannuncia un punto di rottura in tutti i sensi, a partire dal logo che raffigura una mano maschile con lʼanulare rotto ma provvisto di fede nuziale. Tendiamo a tutelare ed esaltare la figura femminile: consapevole, libera e forte sia da sola che nelle sue dimensioni di compagna e madre. Il nostro logo contenuto nella copertina dellʼEP è segno di una rottura col passato senza amnesie, racchiudendo così in se alcuni dei temi a noi più cari. Abbiamo estratto una parte del nostro mondo, da questo nasce il nome dellʼEP, ‘Spremuta di fedi nuziali pink edition’ è un condensato di separazioni, quelle che ci hanno portato ad essere uniti mentre lavoravamo a questi brani e che ci hanno fatto vedere la scissione e la perdita, come la più comune delle storie. Scrivere di noi stessi è come scrivere della condizione umana che ci vede spesso sfiduciati ma nella quale allo stesso tempo non dobbiamo – e non vogliamo – perdere le speranze”.

Gli Ex Moglie, con un ottimo seguito nell’undergoround milanese, hanno già presentato dal vivo la loro proposta musicale inedita, di recente in apertura ai The Winstons al Serraglio e in occasione del format Brilla al Circolo Ohibò. Il trio unisce alla musica live la forma-installazione, “mixed visual arts” , una performance basata sullʼinterplay tra immagini e musica che si fondono ripetutamente e incessantemente grazie alla tecnica del videomapping.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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“Dovremmo imparare tutti dalla vita di Franco Battiato”, il ricordo di Davide Ferrario

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“Saranno in tanti a scrivere di Battiato oggi, soprattutto quelli che ne hanno imitato stile, modo di vivere, alcuni addirittura modo di esprimersi e di atteggiarsi. Molti lo descriveranno come un amico, molti si approprieranno di aneddoti, vicinanze, sentimenti, ne faranno tributi, si strapperanno le vesti. Molti ora lo rimpiangeranno in modo vistoso ed eccessivo, millantando rapporti longevi e profondi, trasformando anche questo momento in un’occasione per, ancora una volta, rinvigorire il proprio ipertrofico tremendo ego. Purtroppo siamo fatti così.Io desidero portare la mia esperienza, per me lunga e importante, anche se, in fondo, per lui rimasi sempre e solo uno che suonava la chitarra. Non feci mai nulla di più. A pensarci è paradossale.”

Così ha inizio il ricordo sui social del musicista Davide Ferrario che ha collaborato con Franco Battiato per oltre dieci anni. Si tratta di un omaggio che rende giustizia all’Uomo e all’Artista che era Battiato. Umiltà, generosità, leggerezza, professionalità ma non solo. Chi ha conosciuto e lavorato con l’autore de “La Cura” o “L’era del cinghiale bianco”, solo per citare due delle sue eccellenti produzioni, è in grado di riuscire a comprendere gli insegnamenti, a volte celati o nascosti, che l’artista siciliano era in grado di trasmettere.

Foto di Dario Paini, ripresa dal profilo social di Davide Ferraio

Per questo vale la pena riportare la testimonianza del musicista padovano che ha lavorato per anni con lui in tour e collaborato alla creazione di alcuni dischi quali: “Dieci stratagemmi”, “Il vuoto”, “Fleurs” e “Inneres Auge”.

“Dovremmo imparare tutti dalla vita di Franco Battiato, sia d’esempio il suo percorso artistico, libero da ogni condizionamento. Ripenso a quando chiamò tre ragazzi di vent’anni a suonare in un disco di inediti, scevro da ogni pregiudizio, da ogni timore di critica. A quando timidamente gli chiesi: “scusi, vuole che la risuoniamo?” e lui mi rispose: “vuole chi?”, sottintendendo che il “lei” non era gradito. A tutta la sua vita dietro le quinte. La vita di un uomo che amava quello che faceva, ma con la giusta moderazione e il giusto distacco. Un uomo che ha avuto il coraggio di affrontare molte arti, con la disciplina e lo studio che nessuno che io abbia conosciuto poteva permettersi di eguagliare. Senza mai dare scandali, tenendo i suoi affetti, le persone importanti, le sue debolezze e anche le sue forze personali lontane dai riflettori, ponendo al primo posto la sua essenza, ciò che egli faceva, quasi fosse un dono che “viene da un’altra parte”, tendendo sempre a spersonificare la sua opera e raggiungendo naturalmente il risultato opposto, perché la grandezza è fatta così.”

“Dovremmo imparare, perché non ha mai avuto nessuna paura di essere in secondo piano, di venire offuscato, di non essere abbastanza protagonista sul palcoscenico (cosa di cui alcuni altri di gran lunga minori, per spessore in primis, sono terrorizzati, certi aizzati da manager senza cervello) lasciando lo spazio creativo più ampio possibile a chi l’ha circondato, regalando occasioni, opportunità e vittorie, venendo a volte consapevolmente sfruttato, ma a lui non è mai interessato. Dovremmo imparare dalla sua enorme generosità. La generosità di un uomo, sì un uomo, per cui tutto ciò che è materiale non ha mai avuto alcuna importanza se non come strumento per asservire a scopi nobili come la sua immensa arte. Dovremmo imparare dal suo silenzio, da come se n’è andato. Dovremmo imparare dalla sua leggerezza, da quanto amava la vita, dalle risate con chi lo circondava, dal suo profondo rispetto per l’ironia, sale della vita. Una volta, in uno dei pochissimi scambi a tu per tu che negli anni abbiamo avuto, mi disse “Davide, dovresti fare il comico”. Ci sono decine di aneddoti, tra i più divertenti che abbia mai vissuti, permeati dall’umorismo che solo lui sapeva avere. Quel palco era casa mia. Suonare con lui era una vacanza. Dovremmo imparare dalla capacità di delegare, di fidarsi, di apprezzare e scoprire i talenti e lasciare che lavorino esprimendo se stessi, perché solo così si ottiene un grande risultato. Dovremmo imparare dalla sua profonda umiltà, fatta di consapevolezza, di studio profondo della vita e delle scritture, dalla ricerca della verità, seguendo le orme dei mistici, del suo amato Gurdjeff, delle filosofie orientali, senza mai cadere in questo o quest’altro, ma conservando una visione d’insieme, come a scoprire che un unico filo regge l’esistenza di tutte le vite del mondo. Dovremmo imparare ad accettare il tempo che scorre, come faceva lui, perché in questo modo ha saputo restare, mentre le mode passavano. Questo pianeta oggi è un po’ peggiore, senza la sua presenza, ma nel tempo è migliorato grazie all’insegnamento che possiamo trarre dalla sua opera, che rimarrà, per chiunque, eterna ed esemplare. Non ho mai chiamato Battiato “maestro” e non ho mai capito se a lui questo appellativo piacesse. Conoscendolo non credo. Ma di fatto questo è stato, per noi. Per me.Se sono qui a scrivere tutto questo, se qualcuno ascolta le note che produco, suono, scrivo e registro, se abito dove voglio abitare facendo la vita che mi piace fare circondato dalle persone che voglio avere attorno, se quando mi parlano di certa musica e di cose come “i curatori delle playlist di Spotify” mi girano le palle, il merito è solamente suo. Senza Battiato io avrei fatto altro nella vita. Gli devo ogni secondo della mia esistenza. Mi ha insegnato praticamente tutto ciò che so ora. L’ha fatto senza esserne consapevole, forse. Ma io l’ho osservato per tantissimi, forse dodici, anni di collaborazione. Ho compiuto trent’anni, mentre ero in tour con lui. Ci sono cresciuto. Dovremmo imparare dalla sua visione della morte, che si affronta con serenità perché è parte di un’esistenza più ampia per cui il nostro passaggio qui è una ridicola inezia. Dicevo, in molti scriveranno di lui oggi, perché Battiato è sempre stato così. Era impossibile non sentirsi istintivamente legati a lui. Tante persone hanno vissuto e vivranno ancora alla sua ombra. Mi venisse un accidente se oggi non penso che avrei voluto chiedergli di più, imparare di più. Maledetto quel mio senso di timore, di voler restare sempre in disparte, di non voler mai rischiare di sembrare un approfittatore o un opportunista, mentre altri traevano deliberatamente vantaggio della sua generosità. Ma forse, in fondo, come direbbe il suo amico e collaboratore Manlio Sgalambro, è vero che “tutto si dissolverà”.

Foto in evidenza di Marco Di Gennaro

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Viaggio dentro “l’Universo Battiato” sfogliando la biografia di Aldo Nove

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Il 27 ottobre 2020, neanche un anno fa, è stata pubblicata dalla casa editrice Sperling & Kupfer, una delle più belle, caratteristiche e particolari biografie dedicata a Franco Battiato, tra i più grandi compositori del nostro tempo, scomparso questa mattina nella sua casa di Milo.

Leggi anche: Addio a Franco Battiato

La facoltà dello stupore, è questo il nucleo dell’intera esperienza artistica di Franco Battiato, l’elemento che accomuna tutti i brani della sua longeva produzione. La sua musica è un invito a smarrirsi per poi ritrovarsi, è una spinta a sperimentare un mondo sconosciuto, negli infiniti spazi lontanissimi che possono aprirsi lungo il cammino delle nostre vite. Ed è proprio questo il sentimento che accompagna Aldo Nove durante tutto il percorso all’interno della parabola umana e creativa del musicista siciliano.

Partendo da un giovanissimo Battiato che a Riposto, in Sicilia, passa le sue giornate ad ascoltare i suoni della natura, con l’inquietudine di chi ha sempre voglia di andare via. Arrivando, anni dopo, a Roma, dove incassa i primi “le faremo sapere” dalle case discografiche, per poi seguirlo a Milano, dove finalmente riesce ad affermarsi nel mondo della musica e conquistare l’attenzione del pubblico e della critica come una delle voci più originali del momento.

Leggi anche: Musicisti, attori, scrittori e politici: la morte di Battiato non lascia indifferenti

Leggeremo di incontri sorprendenti, di turbamenti capaci di trasformarsi in musica e parole. Verremo portarti a conoscere suoni che sembrano provenire dai meandri dell’anima e hanno la forza di dilatare lo spazio e il tempo. Attraverseremo l’opera di uno dei più geniali musicisti contemporanei, attenti a cogliere i “frammenti dell’infinito” disseminati lungo il percorso musicale ed esistenziale del cantautore. Il tutto visto dagli occhi di un grande scrittore pieno di riconoscenza e amore per un uomo in grado di trascendere oltre i confini, guardare oltre le cose.

Il Franco Battiato di Aldo Nove è un viaggio nell’”universo Battiato” orchestrato in 50 capitoli, ogni capitolo ha un titolo, che è una nota che guida il lettore come sè stesso leggendo lui stesso lo spartito della vita.

Insieme alla vita dell’artista, Aldo Nove riporta anche la sua personale esperienza, di cosa abbia rappresentato il lavoro di Battiato nella sua vita, partendo da quando, bambino, un pomeriggio, su rai tv, ascoltando per caso alcune note di Sequenze e frequenze dall’album Sulle corde di Aries, visse il suo primo incontro con Battiato.

Difficile oggi raccontare quanto quell’esperienza mi toccò a fondo. I suoni erano inauditi, ma facevano parte di me. Rarefazioni che avevo pur vissuto, anche se mai trovate espresse nel panorama musicale che mi circondava. Come un viaggio in abissi che contenevo. In un altro spazio. In un altro tempo”.

Uno dei meriti del libro di Nove è proprio quello di affrontare insieme il nucleo mistico e spirituale della musica di Battiato, di cogliere questo filo d’oro, vedendo come esso operi anche in chi ascolta.

Alla fine, lo scrittore ci racconta una lunga fedeltà al Maestro, e ci ricorda un debito di gratitudine che molti di noi hanno per un artista capace di donare preziosi momenti di essere e di risveglio. Segnali che ci fanno sentire vivi.

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Musicisti, attori, scrittori e politici: la morte di Battiato non lascia indifferenti

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Tanti anni fa una mia amica al telefono mi dice: “stai passando vicino a casa mia, se ti fermi puoi dormire qui”. Arrivo a casa sua e mi mostra una stanza: “Buonanotte”. Speravo in una serata diversa. Da fuori della finestra arriva una musica. “C’è una festa?” chiedo. “No, c’è il concerto di Battiato, sotto, al campo sportivo”. Se ne va in camera sua. Io apro la finestra, spengo la luce, mi metto a letto e mi ascolto tutto il concerto in lontananza. Meraviglioso. Potente. Una serata indimenticabile.”

Queste le parole di Leonardo Pieraccioni per omaggiare il Maestro Franco Battiato, scomparso questa mattina all’età di 76 anni. Se ne va una pietra miliare della storia della musica italiana, che con le sue parole e sperimentazioni ci ha condotto in un viaggio indimenticabile ed eterno.

Il panorama culturale italiano è in lutto per la perdita di un artista che è stato capace di trasformare la musica in poesia, facendone conoscere la bellezza nella sua interezza.

Tante le reazioni nel mondo dello spettacolo e della musica. “Franco Battiato, Artista unico e irripetibile nel panorama mondiale, ha lasciato il suo corpo su questa terra ed è partito per un lungo viaggio verso mondi lontanissimi e trovare il suo centro di gravità permanente – scrive sui social Piero PelùLacio drom Maestro!”.

Carlo Verdone, invece, ricorda il concerto in Iraq di Battiato e il momento in cui lo conobbe nel 1991:

La scomparsa di Franco Battiato è un dolore immenso. Non è stato solo un grande sperimentatore coraggioso fin dagli inizi della sua carriera, ma con il tempo si è sempre di più avvicinato ad una dimensione mistica, più vicina all’oriente che non all’occidente. Ammirevole e commovente il suo concerto in Iraq, con un’orchestra spesso priva di alcune corde agli archi e strumenti senza manutenzione. Fu splendido e significativo. – commenta l’attore romano – Mite, pacato, solitario lo conobbi nel 1991. E mi colpì molto questa sua dimensione ascetica mai severa e triste. Anzi serena. Ognuno ha il suo album preferito e il suo brano del cuore: per me ” La Voce del Padrone” e ” La Cura” sono i suoi più alti vertici. Che possa riposare in pace. Quella pace che lui aveva trovato dentro di sé.”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione, si è detto “profondamente addolorato dalla prematura scomparsa di Franco Battiato, artista colto e raffinato che con il suo inconfondibile stile musicale – frutto di intenso studio e febbrile sperimentazione -ha affascinato un vasto pubblico, anche al dil là dei confini nazionali”.

Ci la lasciato un Maestro. Uno dei più grandi della canzone d’autore italiana. Unico, inimitabile sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove. Lascia una eredità perenne“: così il ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Tanti, però, gli artisti che hanno voluto lasciare un ricordo di Battiato. Beppe Carletti de I Nomadi scrive “È stato un onore averti con noi nella nostra grande famiglia Nomade! Ciao Maestro, salutaci le stelle“, mentre Roby Facchinetti dei Pooh commenta “Il mondo della musica ha perso un grande e impareggiabile artista: Franco Battiato. La tua sensibilità artistica e umana, ha saputo con nobiltà, trasmettere a noi tutti la grande bellezza della musica. Grazie e buon viaggio artista vero.

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