Connect with us

Cinema

Speciale Jayne Mansfield, la bomba sexy dal cervello di un genio

Published

on

La sua circonferenza toracica misurava 107 cm (12 cm più di quella di Sophia Loren), il suo quoziente intellettivo era di 162 punti (uno più di Einstein), parlava 5 lingue, suonava (benissimo) violino e pianoforte, fu madre (affettuosissima) di 5 figli, ebbe uno stuolo di amanti e fece una fine orribile.

Tutto questo fu Jayne Mansfield, la prorompente e polposa attrice di origine anglo-tedesca che i produttori di Hollywood lanciarono come rivale di Marilyn Monroe, della quale non prenderà mai il posto, ma della quale condivise la rigogliosa fisicità e il destino tragico. Vera Jane Palmer (questo il vero nome) nacque il 19 Aprile 1933 in una piccola cittadina della Pennsylvania, negli States, e la sua infanzia fu segnata dalla morte improvvisa del padre quando aveva appena tre anni e dalla precocità della sua intelligenza che le fece apprendere con facilità lo studio del violino, tanto che a sette anni si esibiva come piccola artista di strada.

MyZona

Fu precoce in tutto: nelle velleità, nel desiderio spasmodico di piacere, nell’ambizione sfrenata di raggiungere la fama ad ogni costo e nella voglia di metter su famiglia. A 17 anni sposò Paul Mansfield (di cui conserverà il cognome per sempre) dal quale ebbe una figlia (gli altri quattro li avrà dai successivi mariti), si trasferì ad Austin e si iscrisse contemporaneamente all’Università del Texas a studiare Fisica e al Dallas Institute of the Performing Arts dove seguì le lezioni di recitazione di Baruch Lumet, il padre del futuro regista Sidney.

Leggi anche: Alan Turing, l’enigma di un genio che ha cambiato il destino dell’umanità

Non fu mai un’attrice eccelsa, diciamocelo, ma la sua interpretazione a Teatro in “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller piacque e nel 1956 vinse addirittura il Theatre World Award. Ma lei ambiva alla carriera cinematografica e a diventare famosa, a qualunque costo.
A 15 anni aveva chiamato il centralino della Paramount e alla centralinista che le chiedeva cosa desiderasse, aveva candidamente risposto: «Diventare una star».

Lo diventerà, sfruttando la sua giunonica carnalità e il suo sfrontato opportunismo. Eccola allora sul podio dei più famosi concorsi di bellezza del tempo, eccola rifulgere sulle pagine di Playboy (che vendette per l’occasione milioni di copie), eccola, nel corso della sua (breve) vita diventare di volta in volta amante di produttori, magnati e personaggi celebri: da John e Bob Kennedy (eh già, anche lei come Marilyn) a John Wayne, da Tony Curtis a Dean Martin, da Robert Wagner a Burt Reynolds.

Ed eccola finalmente firmare il contratto con la 20th Century Fox e partecipare a pellicole accanto a Joan Collins e Cary Grant; nel 1958 avrebbe dovuto girare un film da protagonista insieme a James Stewart, il delizioso “Una strega in Paradiso”, ma era incinta e la parte andò a Kim Novak.

Già, perché nel frattempo si era legata a Mickey Hargitay, un culturista ungherese, già Mister Universo 1955, con il quale prese parte a film non memorabili, concepì 3 figli e si esibì in spettacoli erotici in nightclub e locali di dubbia moralità.

La sua smania di celebrità a qualunque costo la convinse ad accettare di apparire completamente nuda nel film “Promises! Promises!” che ebbe un grande successo commerciale e le fece guadagnare centinaia di copertine di giornali. La sua attitudine agli “incidenti” osé in cui, guarda caso, la spallina dell’abito scendeva improvvisamente e il seno appariva nella sua sontuosa prorompenza, o la gonna si alzava per colpa del vento rivelando la mancanza di biancheria intima, le procurarono una pubblicità eccezionale sì, ma anche critiche feroci, tanto che il suo stilista Richard Blackwell, disegnatore di moda anche di Jane Russell e di Nancy Reagan, si rifiutò ad un certo punto di affidarle le sue creazioni e la espunse dalla lista delle sue clienti famose. Ma lei se ne infischiava allegramente.

Leggi anche: Dalla RAF ai servizi segreti, da Tolkien all’heavy metal, cinque anni senza Sir Christopher Lee

A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta fu la Diva più paparazzata dopo Marilyn e Liz e a lei questo importava: il successo, gli autografi, il traffico impazzito quando lei ancheggiava per strada con una tigre dipinta di azzurro al guinzaglio, la bramosia degli uomini, le copertine dei giornali. Tutto questo costituiva la sua droga. Quella vera sarebbe arrivata più tardi. Insieme al marito culturista aveva acquistato una villa da 40 stanze a Beverly Hills, ribattezzata “Pink Palace” dove tutto era stucchevolmente rosa, con vasca da bagno e piscina a forma di cuore e piccoli cupidi che scagliavano frecce fluorescenti color rosa. Qui accoglieva i fotografi indossando vestaglie trasparenti di chiffon (con la biancheria intima ridotta al minimo) e sdraiata su pelli di leopardo.

Lei, intelligente al limite della genialità, che leggeva (di nascosto per non intaccare la sua fama di oca giuliva che le aveva appioppato lo star-system) Shakespeare e Dostoevskji, rispondeva alle domande dei giornalisti cinguettando frasi tipo «mi lavo esclusivamente con champagne rosé e mi asciugo indossando pellicce di visone selvaggio».

Anche la nostra Oriana Fallaci andò a trovarla e sulle pagine dell’Europeo scrisse un articolo memorabile definendola «la ragazza più simpatica, più sincera e più incompresa d’America», non cadendo nel tranello dell’immagine della svampita tutta curve. Ma tutto ha un prezzo. Divorzia da Nargitay e sposa Matt Climber dal quale ha il suo quinto figlio, ma il matrimonio naufraga presto. Si unisce all’avvocato che le cura il divorzio, Sam Brody, che per lei aveva lasciato moglie (malata) e due figli, ma questi era un debosciato nullafacente che la inizia alle droghe (LSD soprattutto), sperpera al gioco i guadagni di lei e compra Rolls-Royce con assegni a vuoto.

Di più: la inizia al satanismo e insieme diventano seguaci di un guru della setta di Charles Manson (quello, per intenderci, che nel 1968 truciderà l’attrice Sharon Tate, moglie di Roman Polanski).
Per Jane è una deriva senza scampo, che culmina con l’arresto nell’ospedale dove si era recata a visitare uno dei suoi figli colà ricoverato: strafatta com’era, aveva cominciato a spogliarsi in corsia.
La sua carriera cinematografica declina impietosamente: a Hollywood le chiudono le porte in faccia e finisce in Italia a girare film con Franco e Ciccio.

Non solo: si riduce a fare serate in strip-club in cui si esibisce in abiti succinti come cantante e “barzellettiera” di storielle piccanti per la gioia di un pubblico rumoroso e sguaiato, portandosi appresso sempre i figli che lascia a dormire in camerino, perché il senso materno ce l’aveva.
Sì, ce l’aveva, e non era finzione. Almeno quello. Una volta che l’avevano chiamata ad inaugurare una catena di macellerie, oltre al cachet, s’era portata a casa 500 dollari di hamburger per i suoi bambini. «Ne vanno matti», aveva aggiunto con la sua radiosità disarmante.

Tre dei suoi bambini, Milós, Zoltán e Mariska, erano in quella maledetta Buick Electra blu che il 28 Giugno 1967, alle 2,25 di notte, percorreva a forte velocità la Highway 90 diretta a New Orleans.
Avevano ripreso il viaggio dopo essersi fermati a mangiare un boccone ad un ristorante sulla strada e lì, ad una donna che l’aveva approcciata timidamente chiedendole se fosse davvero Jayne Mansfield, aveva risposto sfoderando uno dei suoi leggendari sorrisi: «the one and only» (la sola e l’unica), ma poi aveva pianto in bagno, col trucco che le colava sulle guance.

Leggi anche: Ricordando Mario Bava, il regista che voleva essere artigiano

Dopodiché aveva sistemato amorevolmente sul sedile posteriore i suoi piccoli, che si sarebbero addormentati subito dopo, e si era accomodata sul sedile anteriore con in braccio i suoi amati chihuahua Momsicle e Popsicle, accanto a Sam il suo amante e a Ronnie, il ventenne che lei aveva abbordato in un locale a cui aveva chiesto di fare da autista (e lui eccitato, frastornato e assolutamente inesperto di lunghi viaggi, aveva detto sì). Lo schianto contro un camion (che aveva inchiodato a sua volta per non tamponare un piccolo trattore che stava spruzzando disinfettante contro le zanzare) fu violentissimo.

Morì Ronnie il giovane autista, morì Sam l’avvocato debosciato, e morì lei, Jayne Mansfield, la bomba sexy dal cervello di un genio. Morì di una morte orribile: decapitata. Questo secondo la leggenda metropolitana. In realtà, nell’impatto perse quella che venne definita come “una parrucca di quelle vistose, sul tipo di quelle che vengono messe su una testa di legno per evitare che si sformassero”. Aveva da poco compiuto 34 anni. L’orrore che si presentò ai soccorritori fu tale che qualcuno svenne, qualcun altro vomitò. I tre bambini si salvarono: un miracolo, che altro? Feriti, sì, segnati per sempre da quella sconvolgente esperienza e dalla morte tragica della loro mamma, ma salvi. E la piccola Mariska Hargitay che in quel 1967 aveva tre anni, ora è diventata un’attrice affermata da 12 milioni di dollari a cachet, beniamina di una delle serie TV americane più seguite, vincitrice di Golden Globe e Emmy Award: è lei, infatti la detective Olivia Benson di “Law & Oder- Unità vittime speciali” che interpreta dal 1999. Ha lo stesso sorriso della sua bellissima e sfortunata mamma, ma per fortuna non la sua dannazione.

Daniela Musini

Cinema

“La banda della uno bianca”: la docuserie in esclusiva su Sky il 24 e il 25 giugno

Published

on

Questo Giovedì 24 e venerdì 25 giugno alle 21.50 andrà in onda in prima visione e in esclusiva su History Channel (canale 407 di Sky) la docuserie La banda della Uno Bianca”, con la regia di Claudio Pisano (Emanuela Orlando, il caso è aperto, La strage di Piazza Fontana). La docuserie è una produzione Stand By Me per A+E Networks Italia.

La banda della Uno Bianca è basato sul racconto delle macabre vicende che hanno insanguinato l’Emilia Romagna e le Marche tra il 1987 e il 1994. Queste verranno, però narrate da un punto di vista unico, quello dei due poliziotti che arrestarono i creatori della scia di sangue.

MyZona

Attraverso audio inediti, interviste e documenti processuali, si andrà a delineare il ritratto di una delle bande criminali più spietate che l’Italia abbia mai visto.

Leggi anche: ““Provvidenza”: in arrivo la serie tv prequel dei Promessi sposi”
SINOSSI

La docuserie di Claudio Pisano è il racconto di una lotta tragica tra bene e male e tra guardie e ladri. Una vera e propria caccia alla volpe che verrà narrata attraverso le dichiarazioni delle persone che furono coinvolte in prima persona.

Primi fra tutti, Luciano Baglioni e Pietro Costanza, i due poliziotti che furono coinvolti nel primo dei ventiquattro omicidi della banda. Questi due esponenti delle forze dell’ordine, sette anni dopo riuscirono a catturare gli assassini.

Qui verrà fuori una ancora più macabra scoperta: i cattivi della vicenda erano in realtà i loro colleghi poliziotti, i tre fratelli Savi: Alberto, Roberto e Fabio, quest’ultimo era l’unico che non faceva parte della polizia.

Oltre ai racconti e al punto di vista dei due poliziotti, ci sarà anche quello di Eva Mikula, la donna che al tempo era la fidanzata di Fabio Savi. Eva era presente al momento dell’arresto del fidanzato, il quale voltandosi verso di lei le disse “l’ho fatto per te”.

Nelle due puntate ci saranno, inoltre le importanti testimonianze del magistrato che fece arrestare la banda, del cronista giudiziario dell’ANSA, del sindaco di Rimini e di alcuni parenti delle vittime.

La banda della Uno bianca, ribattezzata così per il modello di automobile che i fratelli utilizzarono in molte delle loro azioni criminali, commise in totali centotre crimini, in particolare rapine a mano armata, uccidendo ventiquattro persone e ferendone circa centodue.

Continue Reading

Cinema

A Bologna torna la magia di “Sotto le stelle del cinema”

Published

on

L’estate di Bologna s’illumina di Cinema. Nella splendida cornice di Piazza Maggiore, affiancata quest’anno dall’arena alla Lunetta Gamberini, torna lo storico appuntamento con le proiezioni all’aperto di “Sotto le stelle del cinema”. L’attesa kermesse cinematografica, giunta ormai alla XXVII edizione e diventata autentica tradizione per i bolognesi e non solo, ha preso il via il 21 giugno e proseguirà fino al 14 di agosto.

E allora proiezioni, omaggi, dibattiti, incontri con registi, autori ed attori, fino alla finale dei Campionati Europei di calcio dell’11 luglio. La rassegna della Cineteca di Bologna troverà il suo fulcro, nella settimana del Cinema Ritrovato a luglio, ripercorrendo la storia del cinema tra grandi classici e autentiche rarità della settima arte.

MyZona

Spazio ai restauri di Fantozzi, La banda degli onesti, Ferie d’agosto, Febbre da cavallo, La classe operaia va in paradiso e tanti altri. Così come molteplici saranno gli omaggi: da Ennio Morricone a Gigi Proietti, fino a Pasolini, Aldo Fabrizi e Giulietta Masina. Largo anche al cinema d’oltreoceano e mondiale, con l’omaggio a Meryl Streep, i 20 anni di Mulholland Drive di David Lynch, John Ford, Romi Schneider, Billy Wilder e Wong Kar-wai. Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano e/o inglese e accompagnati da musica dal vivo.

Leggi anche: Magie e rituali della notte di San Giovanni: un ponte tra passato e presente

La modalità di accesso alla manifestazione seguirà i ben noti protocolli sanitari, atti ad evitare assembramenti e la possibile diffusione dei contagi. Previa prenotazione, da effettuarsi direttamente online, i biglietti saranno sempre gratuiti e consentiranno l’accesso alle proiezioni a partire dalle ore 21:10 di ogni serata. Presso il “crescentone” di Piazza Maggiore, sono stati istituiti quattro punti d’accesso, mentre alla LunettArena si accede attraverso un unico ingresso.

Recita la Cineteca di Bologna: “È il cinema più bello del mondo. E si illumina cinquanta notti d’estate, inchiodando migliaia di occhi rapiti. Sotto le stelle del cinema è una manifestazione unica, da difendere, perché fa bene a tutti: è un bene prezioso, in uno spazio architettonico unico, con uno schermo immenso, con una qualità di proiezione eccezionale. Nell’epoca dei non-luoghi, Piazza Maggiore e questo schermo rappresentano l’emozione che nessun multiplex, nessuna proiezione a casa, nessun telefonino potranno mai restituire. L’emozione di una visione collettiva: tante persone assieme, diverse e vicine, in una piazza che si fa ancora una volta luogo d’incontro. Allo splendore della cornice centralissima di Piazza Maggiore “sotto le stelle” si affianca quest’anno la location “alternativa”, immersa nel verde e nella prima periferia cittadina, della LunettArena“.

Sul sito ufficiale, è possibile trovare tutte le info e scaricare il programma della manifestazione.

Photocredit by Cineteca di Bologna

Continue Reading

Cinema

“Provvidenza”: in arrivo la serie tv prequel dei Promessi sposi

Published

on

Creare un passato ai protagonisti del celebre romanzo di Alessandro Manzoni. Questo è l’intento di “Provvidenza“.

È ormai ben noto che tantissime delle serie tv che vengono proposte sono ispirate a libri e a romanzi. E da sempre questo fatto schiera molti appassionati su due fronti. Da una parte, i tradizionalisti delle opere cartacee inorridiscono all’idea di una serie tv con protagonisti i personaggi preferiti dei loro libri, quasi come fosse un tradimento verso l’idea pura e originale. Dall’altra parte, c’è chi invece non vede l’ora di vedere la personificazione sullo schermo del personaggio tanto amato.

MyZona

Ma quando si parla di trasposizioni di romanzi storici il campo si fa ancora più minato e pericoloso. L’idea, ma soprattutto il rischio, dal punto di vista dei “puristi” è quello di andare a snaturare, quasi ad insultare proprio la storia. Perlopiù se si parla di una serie tv, la quale viene associata molto spesso al puro intrattenimento e che quindi va a stridere maggiormente, rispetto ad un film, con ciò che sta alla base di un romanzo storico.

Sarebbe, ora, il caso di tornare a porsi domande sull’argomento. Il motivo? La proposta di una serie tv prequel dei “Promessi sposi”. Esatto, il romanzo storico del 1827 di Alessandro Manzoni sarà il protagonista di una trasposizione che prenderà la forma di una serie tv, la quale andrà narrare il passato dei protagonisti del romanzo dello scrittore italiano.

L’idea è venuta nientemeno che a Vince Gerardis, il co-produttore di Game of Thrones (2011-2019). Il produttore, famoso per il suo lavoro di trasposizione del ciclo di romanzi fantasy “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin, ha deciso di cimentarsi, questa volta nel genere storico. La serie tv si chiamerà “Provvidenza” e sarà un prequel della storia che tutti conosciamo raccontata dal Manzoni.

Sarà, dunque incentrata su ciò che è accaduto prima dei fatti narrati nei “Promessi sposi” e si concentrerà sulla figura del religioso Fra Cristoforo, dell’Innominato, del cardinale Federigo Borromeo e di Lucia. Partendo circa quarant’anni prima dei “Promessi sposi”, si scoprirà il passato di Lucia legato alla stregoneria. La peste, inoltre sarà un elemento centrale che cambierà il destino di Renzo.

Leggi anche: “Tra le pagine della storia: la peste di Manzoni e i suoi dintorni…”

I produttori hanno descritto “Provvidenza” come “una tragedia dark ambientata in un mondo crudele con elementi notturni e psicologici di alcuni dei film di Batman, l’estetica carnale e spirituale dei quadi di Caravaggio ed elementi narrativi simili a Il trono di spade”.

“Provvidenza” è inoltre ispirato a un libro che è prossimo alla pubblicazione (ottobre 2021) scritto dal giovane studioso Francesco Musesti, intitolato “Ludovico”. Il titolo del romanzo rimanda a Fra Cristoforo, il quale, prima della vocazione religiosa si chiamava appunto Ludovico.

Al momento non c’è ancora nessuna certezza legata alla produzione e i creatori stanno proponendo il progetto a diversi emittenti, prediligendo piattaforme streaming.

UN’IDEA PERICOLOSA?

Di trasposizioni cinematografiche dei “Promessi sposi” ce ne sono state nel corso degli anni, ricordiamo il film del 1964 di Mario Maffei, la miniserie televisiva del 1967 di Sandro Bolchi o, più recente, il film diretto da Salvatore Nocita diviso in cinque puntate del 1989.

Nonostante ciò, questi registi nei loro lavori sono rimasti molto fedeli alle vicende e alle vite dei personaggi nati dalla penna del Manzoni. Non si sono cimentati in lavori di inventiva su un possibile passato dei protagonisti. La scelta di parlare di una vita e di eventi accaduti prima del romanzo, inevitabilmente, potrebbe portare a dare una nuova forma ai personaggi e contribuire a modificare l’idea creatasi su di loro.

Leggi anche: “Alessandro Manzoni e il covid ante-litteram”

Questa dovrebbe essere esclusivamente basata sulle psicologie e sulle caratteristiche attribuite loro dal Manzoni nel proprio romanzo. Viene dunque da chiedersi, quanto sia giusto avventurarsi in un lavoro di questo tipo. Che cosa ne avrebbe pensato Alessandro Manzoni a riguardo?

Forse ci sono storie e racconti che non necessitano di un passato e di un futuro, perché proprio in questo risiede la loro potenza immortale.

Continue Reading

In evidenza