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Speciale Giosuè Carducci: poeta della vita

Giosuè Carducci fu tante cose (scrittore, professore universitario, studioso erudito, politico), ma fu innanzitutto poeta della vita

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Articolo a cura di Giuseppe Lalli

SAN MARTINO

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La nebbia a gl’irti colli

piovigginando sale,

e sotto il maestrale

urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo

dal ribollir de’ tini

va l’aspro odor dei vini

l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi

lo spiedo scoppiettando:

sta il cacciator fischiando

sull’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi,

stormi d’uccelli neri,

com’esuli pensieri,

nel vespero migrar.

(G. Carducci, 1883)

Quelli che precedono sono i versi di una breve poesia di Giosuè Carducci (Valdicastello, 1835 – Bologna, 1907), versi che nel secolo scorso generazioni di bambini italiani hanno imparato a memoria negli anni delle scuole elementari. Trasuda da queste strofe un’atmosfera di dolce malinconia. Le parole sono altrettante pennellate di colori tenui, come in un quadro impressionista. Suoni, odori e sapori della vita semplice, paesana, come ce la raccontavano i nostri nonni e come l’abbiamo in parte respirata anche noi, ci sorprendono ad ogni riga.

Giosuè Carducci fu tante cose (scrittore, professore universitario, studioso erudito, politico), ma fu innanzitutto poeta della vita. L’«aspro odor dei vini» è la nota dominante di tutta la piccola lirica,  è il motivo musicale che attraversa lo spazio e il tempo e si para davanti ai nostri sensi a rievocarci i profumi dell’infanzia, insieme all’aria frizzante dei  pomeriggi autunnali riscaldati dai «ceppi accesi» su cui girava «lo spiedo scoppiettando». 

L’«aspro odor dei vini», per chi come lo scrivente ha assistito al tramonto di un’epoca, ha la stessa funzione che per Marcel Proust (1871-1922) aveva il profumo dell’acqua di colonia nella casa di campagna della nonna: un profluvio di ricordi che avvolge l’anima, uno stato di grazia che si pensava non si potesse rivivere. Analogo sentimento si prova in altre liriche ispirate al poeta dal paesaggio che fece da cornice alla sua infanzia, la campagna toscana della Versilia e della Maremma: immagini e ricordi dai quali il Carducci maturo, disilluso dalla politica e provato dal dolore (si pensi a Pianto antico, scritto nel 1871 a poco tempo dalla morte del suo figlioletto), trae forza e coraggio.

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Ed ecco l’immagine rassicurante dei campi arati, che insieme alla fatica e al sudore dei contadini assume nel suo verso un che di sacro: «T’amo, o pio bove; e mite un sentimento di vigore e di pace al cuor m’infondi… (Il bove, 1872). Ed ecco, in Traversando la Maremma toscana (1885), «le nebbie sfumanti e il verde piano ridente ne le piogge mattutine» di quelle colline familiari la cui vista infonde pace al cuore del poeta che, già avanti negli anni, le accarezza con lo sguardo trasognato da dietro il vetro del treno che da Bologna lo porta a Roma.

E che dire della freschezza e vivacità di colori, non disgiunte da una sottile leopardiana vena di rimpianto, che caratterizza un poesia come Idillio maremmano (1872), con il ricordodella “bionda Maria”, giovane donna conosciuta veramente le cui forme giunoniche sono da sole un inno alla vita e alla fecondità? L’immagine di questa ragazza, resa dal poeta così plastica, così desiderabile, parla ai sensi prima ancora che al cuore:

«…Com’eri bella, o giovinetta, quando

tra l’ondeggiar de’ lunghi solchi uscivi

un tuo serto di fiori in man recando,

alta e ridente, e sotto i cigli vivi

di selvatico fuoco lampeggiante

grande e profondo l’occhio azzurro aprivi!

…»

È questo Carducci intimo e luminoso, romantico suo malgrado, che più ci attrae, al di là di quella scorza burbera di vecchio cinghiale maremmano che la sua immagine a prima vista ci trasmette. È il poeta della piccola patria dell’infanzia – la Versilia e la Maremma, come si diceva – che in lui non è mai ristretto campanile ma premessa alla patria più grande, a quell’Italia che egli amò forsennatamente.

Carducci fu uomo generoso con la vita, che pure gli riservò sofferenze, delusioni, gioie e angosce, come riserva a tutti, poeti e non poeti (si soffre tutti alla stessa maniera, chi più in alto, chi più in basso…). In lui, tuttavia, l’amore per la vita e per l’azione (fu posseduto, come si sa, dal dèmone della politica oltre che da quello della letteratura) non venne mai meno, né mai si abbandonò all’estetismo fine a sé stesso di alcuni scrittori tardo-romantici o, che è peggio, al paralizzante intimismo dei poeti decadenti.

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La poesia dell’autore delle Odi Barbare (1877) fu la colonna sonora di quell’età di fine Ottocento (l’Italia “umbertina”, come suol definirsi dagli storici), un’Italia che oggi ci appare operosa e un po’ triste, pedagogica e decadente, moralista e anticlericale, e che tanta parte ebbe, tuttavia, nella formazione di una coscienza nazionale.

Poeta della vita, dunque, il Carducci, che, pur con le sue contraddizioni e le sue umane fragilità, ci commuove e ci incoraggia. Alla luce di questa vitalità va forse letto anche il suo trasformismo politico. Si sa che il futuro premio Nobel per la letteratura rivide molte delle sue giovanili posizioni: da giacobino che era stato divenne conservatore, se non reazionario; da repubblicano si fece paladino della monarchia sabauda (celebre è rimasta una sua ode alla regina Margherita, vibrante di…regale passione).

Non è dato di capire se mutò la sua visione anche sulla religione (chi può indagare tra le pieghe di un’anima?). Si sa tuttavia che in tarda età compose una commossa preghiera alla Madonna, lui che in gioventù era stato autore di un Inno a Satana (1863). Giovi ricordare che, al di là di ogni altro giudizio, ciò che ci attrae e che cerchiamo nell’arte, ciò che ci fa sobbalzare il cuore e ci rapisce, è la commozione, il calore, il sentimento che l’artista riesce a trasmetterci, quali che siano le sue convinzioni morali o il suo campo di espressione. Musica, pittura, scrittura sono timbri di un’unica voce: la poesia.

È poeta colui che fa vibrare le parole come le corde di un violino e ci fa assaporare, anche solo per pochi attimi, la bellezza di una melodia che sentiamo possedere il timbro dell’eternità. C’è sempre qualcosa di sacro nella vera poesia, che è verità sulla vita. È questo il solo criterio che ci è dato per riconoscerla. Giosuè Carducci fu e rimane poeta vero. La vera poesia, al pari della preghiera, può, in questi nostri giorni di angoscia, fungere da medicina dell’anima.

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Il bon-ton scandinavo e le sue contraddizioni

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Gli italiani hanno una spiccata tendenza a lamentarsi per qualsiasi cosa: la struttura sanitaria traballante, il lavoro sottopagato o inesistente, la politica, il caldo, il freddo. In Italia spesso il patriottismo scarseggia. Si preferisce guardare altrove, verso qualche allettante Isola che non c’é dove i bambini sono felici, si puó volare e non esistono problemi economici. Il Nord Europa, ad esempio, viene visto come una terra promessa.

Quando il danese Christian Eriksen si è accasciato al suolo nel bel mezzo di Danimarca- Finlandia, tutta la squadra è venuta in suo soccorso trainata dal capitano Kjær, che ha suscitato l’ammirazione del mondo. Le reazioni alla vicenda sarebbero dovute fermarsi ad una profusione di umanità, da manifestarsi con auguri di pronta guarigione ed elogi all’eroico Kjær. Invece, dopo qualche ora, I commenti agli articoli italiani riguardo al fatto iniziavano ad avere un sapore un po’ troppo politico: “eh ma perché in Danimarca le persone vengono istruite a gestire queste situazioni”, “eh ma quello é un paese dove la sanità funziona”, “eh ma che civiltà: così gentili, altruisti, giusti, umani…”

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Ora le generalizzazioni lasciano spesso il tempo che trovano, ma le generalizzazioni che paragonano un piccolo gruppo ad un intero paese rischiano di essere dannose. Innanzitutto, Kjær è stato eroico, punto. Non il popolo danese, non la Scandinavia: l’uomo Kjær. Normalizzando il suo atto, assumendo che questo sia solamente un prodotto della società scandinava, si rischia di sminuirne il gesto. Secondariamente, è inutile assumere che i popoli scandinavi sono migliori di quelli dell’Europa del sud, perché non è vero.

Di seguito sono elencati alcuni  punti che descrivono come anche in Scandinavia vivano dei comuni mortali.

Che, a volte, sbagliano.

1 – Le premesse culturali

Forse per qualche strascico di moralismo proveniente dalla cultura Cattolica, che insegna a essere bimbi buoni anche a costo di non adattarsi alla massa; forse per l’incredibile Storia che l’Italia puó vantare, la societá italiana tende a essere individualista. I bambini vengono spesso premiati se sono “piú degli altri”: piú bravi a scuola, piú educati, piú posati, piú estroversi, primi negli sport, piú intelligenti, piú originali.

I bambini scandinavi, dall’etá pre-scolare, ricevono un’educazione basata sulle “leggi di Jante”. Tali leggi sono una raccolta di indicazioni comportamentali prese piuttosto sul serio dagli scandinavi, che per un qualsiasi genitore italiano risulterebbero agghiaccianti.

“Non credere che a qualcuno importi di te” , “non credere di poterci insegnare qualcosa”, “non credere di essere capace di qualcosa”, “non credere di valere quanto noi”.

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 Lo scopo di tale educazione é l’ammortizzazione dell’individualismo  e l’incentivazione dello spirito di gruppo – spirito  che si é percepito chiaramente durante Danimarca – Finlandia. Leggendo il contenuto delle leggi é evidente che la cultura di scandinava di base é sí diversa da quella italiana, ma presenta altrettante ombre – anche se differenti.

2 – Salvare l’immagine

Ció che si é visto al trentottesimo di Danimarca –  Finlandia é stata una squadra unita e uno stadio ripreso dall’alto. Ció che non si é visto sono state camionette della polizia che sfrecciavano in mezzo ai tifosi seduti sull’erba nell’Fælledparken, l’enorme parco che circonda Telia Parken (lo stadio di Copenhagen, dove si stava svolgendo il match), che si stavano godendo la partita dall’I-Pad. Si elogia la prontezza dei soccorsi danesi: la realtá, é che fuori dallo stadio l’ambulanza c’era, la scorta per proteggere un calciatore in caso di un eventuale infortunio invece no. E cosí si é creata la situazione grottesca, quasi comica, in cui le quattro route delle forze dell’ordine tagliavano di fretta il tragitto verso lo stadio passando sopra l’erba, ignorando l’esistenza di strade cementate,  urtando tifosi ignari.

Gli scandinavi non sono sempre migliori degli Italiani ma sono generalmente piú bravi ad offrire un’immagine migliore di sé. É una questione di abilitá comunicativa: si é sentito di quanto la squadra fosse preparata all’emergenza, non del fatto che tutto sommato i soccorsi non siano stati poi cosí impeccabili.

Quando I Måneskin hanno vinto l’Eurovision, I titoli sui giornali danesi elogiavano la “Band Danese-italiana” vincitrice, non la “band italo-danese” (di fatto, per un ottavo danese ma nata e cresciuta a Roma): una piccola differenza comunicativa che, peró, indica il bicchere mezzo pieno collocando la Danimarca in testa al carro del vincitore.

Si sente spesso parlare di quanto la Scandinavia sia all’avanguardia per quanto riguarda il focus sulla sostenibilitá ambientale. Sí: grazie alle incredibili risorse naturali ed economiche di cui dispone il nord Europa, la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili é estremamente elevata. In molte zone, tuttavia, la raccolta differenziata non esiste. La coscienza ambientale é intermittente, spesso piú un’etichetta da indossare quando ci si trova dentro certi tipi di gruppi, piú che una questione sentita personalmente. Ma, questo, non é quello che si percepisce all’estero.

3 – Il Sistema sanitario

“Il Sistema sanitario danese funziona: per questo I paramedici sono riusciti a rianimare Eriksen cosí velocemente. Non é come in Italia”.

Il Sistema sanitario danese ha funzionato agli Europei perché si trattava di un match importante, la partita era in mondo visione, I rischi di incidenti erano concreti ed Eriksen é stato relativametne fortunato. La Danimarca ha un Sistema sanitario pubblico quasi completamente gratuito, ma con tempistiche estremamente lunghe e personale sottodimensionato. In caso di emergenza, chiamare un’ambulanza é un’operazione molto difficile: sono pochissime quelle disponibili. Succede che, se si é in pericolo di vita, risulta piú sicuro prendere un taxi. Gli specialisti scarseggiano: per una visita dermatologica a Copenhagen possono volerci quattro mesi, per una psichiatrica sei. Un italiano intervistato riferisce che, uno dei motivi principali per cui tornerebbe in Italia, é il Sistema sanitario: “so che vivendo in Danimarca metto a rischio la mia vita ogni giorno a causa delle lacune del Sistema sanitario danese”.

4 – L’economia

L’economia danese é un susseguirsi di sussidi di disoccupazione, redditi di cittadinanza e pensioni per disabili. I criteri per ricevere un sussidio sono facilmente soddisfatti e le regole, quando necessario, piú che aggirabili. Questo porta un incredibile numero di residenti ad approfittare del sistema intascando sussidi per le ragioni piú fantasiose.

Inoltre, i teenager danesi iniziano a prendere uno stipendio dallo stato all’etá di diciotto anni, vanno a vivere da soli all’etá di vent’anni, si sposano e fanno figli prima dei venticinque perché se lo possono permettere.

Il primo matrimonio spesso fallisce prima dei trenta, ed é a quel punto che spesso I giovani danesi iniziano una complessa ricerca interiore e relazionale che solitamente in Italia viene intrapresa una volta finite le superiori. 

In conclusione, Il denaro é tanto e ce n’é per tutti, ma questo non é sempre un bene.  

5 – Le conseguenze culturali

Uno degli effetti di un Sistema che punta molto sulla facciata e tende a dis-individualizzare l’individuo puó essere una certa frustrazione diffusa simile a quella tipica Italiana, che, ancora,  parte da ragioni differenti. Il consumo pro-capite di alcol in Danimarca é alto, cosí come quello di droghe illegali (la percezione che si ha di queste, spesso, é normalizzata a causa del clima scandinavo di libertá un po’ snob, un po’ high-class). Lo scandinavo, in quanto essere umano, ha generalmente gli stessi problemi di un italiano. Spesso, peró, é portato a nasconderli meglio e lamentarsi di meno. Con tutti gli intoppi emotivi che questo puó comportare, una cosa gli Italiani potrebbero impararla dai popoli nordici: un po’ di becero patriottismo porta a vedere il bicchiere mezzo pieno, a prendere le certe sfide con leggerezza, ad analizzare certe situaizoni per quello che sono.

Per esempio, vedendo il gesto commovente di una squadra di calcio come tale, piuttosto che prenderlo come pretesto per lamentarsi dell’essere italiani. Al limite, applaudendo le gesta di una cultura diversa, non migliore o peggiore.

A parte per…

6 – Il cibo

Beh, effettivamente quello in Danimarca é peggio.

Photo by Nick Karvounis on Unsplash

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Franceschini visita Aielli ed esalta la street art: capace di rivitalizzare i borghi antichi

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Sono passati 32 anni da quando un Ministro non faceva visita ad Aielli, borgo abruzzese dell’aquilano reso famoso in questi anni grazie ai colori della street art divenuta giorno dopo giorno protagonista dei vicoli del paese. L’inaugurazione dell’opera muraria dedicata a Dante Alighieri, lunga ben 52 metri e realizzata in alluminio serigrafato, è stata l’occasione per far incontrare il ministro della Cultura Dario Franceschini e tutta la collettività di Aielli, rappresentata dal primo cittadino Enzo Di Natale, lungimirante guida di un paese che dal 2018 ha capito che scrivere per intero libri su delle pareti antiche era possibile.

Foto di Federico Falcone

Si è iniziato con “Fontamara” di Ignazio Silone per passare poi alla Costituzione Italiana accolta nel parco giochi di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, con cui il paese abruzzese è gemellato, vittima della mafia.

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Foto di Impressione StudioCreativo

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Quest’anno si è chiuso il trittico con la Divina Commedia di Dante Alighieri in occasione dei 700 anni dalla morte del Poeta. “Tutto è partito con la valorizzazione del territorio tramite le stelle e l’universo grazie alla figura di Filippo Angelitti, nostro cittadino più illustre, astrofisico e docente universitario di Palermo e direttore dell’osservatorio astronomico di Palermo – ha spiegato Di Natale durante l’inaugurazione – Angelitti ha dedicato la vita allo studio delle stelle. A causa di una cecità accorsa negli ultimi anni della sua esistenza, non potendo osservare il cielo, si è dedicato allo studio dell’astronomia all’interno della Divina Commedia. Scrisse molto sull’argomento e creò una scuola di pensiero in merito alla possibile datazione dell’inizio del viaggio dantesco. Quest’anno ricorre il 90esimo anniversario della sua morte, quale migliore occasione se non unire questo binomio di date attraverso la realizzazione della Divina Commedia disponibile sulla nostra parete?

Il nostro sogno? – continua il sindaco – creare la prima biblioteca all’aperto d’Italia, che in tempo di pandemia, in cui le biblioteche non sono accessibili per diverse ragiorni, significherebbe molto.”

Non è un caso che Franceschini abbia voluto fortemente far visita ad Aielli, borgo che solo lo scorso anno ha attirato oltre 50 mila turisti nel periodo estivo. Franceschini promotore un anno fa, in sede di Consiglio dei Ministri, proprio dell’istituzione del Dantedì.

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La street art è un modo straordinario e intelligente di arricchire i borghi e renderli più belli con l’arte contemporanea su pareti antiche – ha commentato il ministro – Il murale su Fontamara è stata una straordinaria intuizione, così come quello sulla Costituzione, un messaggio molto importante, pedagogico ed educativo. È importante sapere distinguere le idee buone da quelle cattive e Aielli lo ha dimostrato”.

Foto di Impressione StudioCreativo

Grazie alla colleborazione di Luigi Macera Mascitelli

Foto di copertina di Impressione StudioCreativo

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“FavolosaMente”: cerimonia di premiazione del Concorso Letterario Nazionale

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Il 26 giugno 2021, dalle ore 16:30 alle ore 19:30, nella Sala del Museo Stauròs a San Gabriele (Isola del Gran Sasso d’Italia, TE) si terrà la cerimonia di premiazione del Concorso Letterario Nazionale “FavolosaMente”.

L’annuncio è stato dato dal presidente di giuria Marzia Roncacci, giornalista del TG2 e conduttrice di rubriche di approfondimento RAI, e dal presidente del concorso Lisa Di Giovanni, poetessa, coordinatore responsabile de “La finestra sul Gran Sasso” e responsabile dell’ufficio stampa “Diffondi Libro”.

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La giuria è stata altresì composta da: Pietro Colantoni, giornalista professionista iscritto all’Ordine Nazionale che da nove anni è redattore de “La Città”, quotidiano della provincia di Teramo, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Laureato in Scienze della Comunicazione, ha conseguito un Master in Giornalismo e vanta diverse collaborazioni con le scuole per progetti legati al giornalismo e alla comunicazione.

Beatrice Celli, artista abruzzese di Castelli di fama internazionale che ha dato un doppio contributo al concorso sia come giurata e sia come colei che ha realizzato una serie di opere ispirate al tema del concorso. L’organizzazione di quest’ultimo ha scelto le più belle e quelle che reputava più adatte allo spirito di “Favolosamente”.

Le opere donate generosamente al concorso esprimono attraverso visioni caleidoscopiche e colori sgargianti un universo immaginifico che si pone come elogio del fantastico e della singolarità. L’organizzazione ha dunque optato per tali opere poiché vivacemente reinterpretano la tradizione dei mattoni castellani, analogamente ai partecipanti del concorso che hanno reinterpretato una delle più antiche e classiche forme narrative.

L’artista intende così omaggiare i vincitori che hanno espresso “favolosamente” le loro inquietudini causate dalla pandemia e con profonda originalità ci hanno mostrato una speranza verso il futuro.

Salvatore Lanno, insegnate di musica, scrittore e ideatore del Concorso in onore di Peppino Impastato, nonché direttore del bimestrale “La finestra sul Gran Sasso”.

Paola Di Luca, assessore all’Istruzione del Comune di Isola del Gran Sasso d’Italia, da sempre attiva in ambito scolastico e sociale, nonché attenta alla valorizzazione del territorio.

I FINALISTI DEL CONCORSO

Come da Regolamento, la classifica ufficiale verrà resa nota durante l’evento. A insindacabile giudizio della giuria i finalisti sono i seguenti.

Per la sezione under:

 Diocleziano De Carolis Fratel Dino e alunni 4 A Istituto Sant’Ivo con l’opera “Biancaneve e Strecovid” Roma;  Francesca Di Sabatino e Aurora Di Donato con l’opera “Il leone e lemure” Isola del Gran Sasso d’Italia; Veronica Mattucci con l’opera “Il picchio e il ghiro” Casale San Nicola.

Per la sezione over:

Attilio Di Ventura con l’opera “Carpe del terzo stato” Isola del Gran Sasso d’Italia; Aldo Ianni con l’opera “Billy” Isola del Gran Sasso d’Italia; Damiano Montesanti con l’opera “Le ali della libertà” Roma; Concetta Guercioni Mosca alias Reginella con l’opera “Covid il montano” Teramo; Fulvio Pannese con l’opera “Brodo di giuggiole” Roma.

Saranno inoltre assegnati Menzioni di merito ed Encomi per le opere che sono state ritenute meritevoli da parte della giuria.

Per la sezione under:

Annachiara Buratti con l’opera “Tornare alla normalità per una notte” Santa Maria di Basciano; Camilla Liberatori con l’opera “Brividi tra i ricordi” Isola del Gran Sasso d’Italia.

Per la sezione over:

Katia Bertaiola con l’opera “La regina Natura e il re Silenzio” Volta Mantovana (MN); Silvia Bossetti con l’opera “Il cane senza tempo” Parre (PG); Letizia Ciarrocchi con l’opera “Il paese di Nanasia” Isola del Gran Sasso d’Italia; Irene Di Francesco con ‘opera “L’esserino corona” Teramo; Tonino Di Natale con l’opera “Il virus avvolge paurosamente il Gran Sasso” Teramo; Mariateresa Di Odoardo con l’opera “Il regalo di Natale” Colledara; Elena Di Sabatino con l’opera “Il re con la corona” Fano a Corno; Silvia Fedi con l’opera “D come diario” Prato (PD); Giulia Ginese con l’opera “L’arcobaleno” Firenze; Felicia Romana Montesano con l’opera “C’era una volta un re…” Roma; Andreina Moretti con l’opera “La favola di Wuhan” Roseto degli Abruzzi; Agostina Ponzetti con l’opera “I gioielli di Milva” Colliberti; Mario Russo con l’opera “Il re del niente” Caserta.

La Cerimonia di Premiazione, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid 19 si svolgerà secondo le norme del DL 65/2021. All’evento saranno presenti il Sindaco Ing. Andrea Ianni e il Vicesindaco Francesca Melozzi, il Presidente di ANAS Lazio l’Avv. Maria Lufrano. Mentre gli ospiti speciali saranno: la giornalista de L’Opinione Valentina Diaconale e l’attrice Costantina Busignani.

Oltre alle opere donate da Beatrice Celli si precisa che i premi in denaro sono stati donati dalla Confederazione AEPI che invierà un suo rappresentante alla cerimonia di premiazione.

Le targhe sono state gentilmente offerte da L’Opinione, i gadget per Menzioni di merito ed Encomi dall’ANAS Lazio, l’allestimento dell’evento dal Comune di Isola del Gran Sasso d’Italia e dal Responsabile del Museo Stauròs.

Meritorio è stato l’impegno degli altri componenti della redazione de “La finestra sul Gran Sasso”: Sabrina D’Ascenzo coordinatrice social media manager, Camilla Ianni visual manager che ha curato tutto il layout del concorso, Gianni Di Marcello fotografo, Damiano Tatulli video maker e Olga Maier storyteller.

L’evento è aperto a tutti fino al raggiungimento della capienza massima che sarà di settanta persone. I finalisti che non potranno partecipare alla premiazione saranno contattati dalla segreteria del premio e riceveranno i premi a domicilio.

Per tutte le informazioni si può far riferimento al seguente indirizzo e-mail: isolaedintorni@libero.it

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