Alberto Angela (ri)scopre la bottiglia d’olio più antica del mondo

Agli archeologi, agli storici e in generale ai professionisti dell’antichità è estremamente noto come spesso le scoperte più importanti si facciano cercando tra le cassette dimenticate nei magazzini polverosi dei musei piuttosto che direttamente sul campo. Protagonista di un fortunato evento che riguarda proprio un caso simile è stato questa volta Alberto Angela.

“E’ con grande piacere che voglio condividere con voi una notizia arrivata proprio in questi giorni. Per farlo, vi racconto questa storia che, forse, alcuni di voi ricorderanno.”

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Comincia così il post pubblicato su Facebook sette ore fa dal noto conduttore televisivo (che ricordiamolo, ha anche una laurea in Paleonotologia), nel quale si ripercorrono le tappe fondamentali che hanno portato a questa fantastica scoperta.

“Era il luglio del 2018 quando mi trovavo con la troupe nel MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per girare un servizio per SuperQuark sui suoi magnifici depositi che custodiscono migliaia di reperti rinvenuti soprattutto (ma non solo) a Pompei, Ercolano e in altri siti sepolti dalla drammatica eruzione del 79 d.C.

Avevamo appena finito di filmare il settore dei reperti in vetro (bellissimi). E, poco prima di lasciare la stanza, avevo notato una bottiglia di epoca Pompeiana, coricata in una cassetta polverosa: al suo interno intravedevo del materiale solidificato in perfetto stato di conservazione.

Subito il divulgatore aveva avvisato il Direttore del museo, Giulierini, anch’egli entusiasta della scoperta.

La bottiglia era stata prontamente inviata in laboratorio per tutte le analisi di rito e quando finalmente sono arrivati i risultati lo stupore è stato superato solamente dalla gioia del rinvenimento.

“Ora, a distanza di due anni, sono lieto di condividere con tutti voi la notizia che le ricerche si sono concluse e che, effettivamente, quella bottiglia contiene olio di oliva. Anzi, l’olio di oliva più antico del mondo.

Per arrivare a questa conclusione è stato fondamentale il lavoro svolto dal Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Le ricerche, condotte da un team multidisciplinare coordinato dal Professore Raffaele Sacchi, hanno verificato l’autenticità di quel campione di olio di oliva, conservato per anni e anni in una bottiglia di vetro sepolta dapprima sotto le ceneri dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e poi rimasta nei depositi del Museo.https://www.nature.com/articles/s41538-020-00077-w?fbclid=IwAR3miG-9-X2PG1vqV_WrUipkU72o0_ooOMZBZzeQ6_10ZRKNl08PtJkElnQ

Insomma caro Alberto, l’umanità ringrazia e a questo punto… ci auguriamo che tu vada a visitare i musei più spesso!

Foto: “Stanotte a Pompei”, Rai.

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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