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Road to Oscars 2021: quando i più grandi, boicottarono le premiazioni

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Il Premio Oscar è il riconoscimento cinematografico più antico e prestigioso al mondo e, dal 1929, tutte le più grandi star di Hollywood hanno sognato di calcare il red carpet nella speranza di aggiudicarsi il premio, quasi fosse un’ossessione.

Attori, attrici, cineasti e sceneggiatori, musicisti o truccatori. Quella degli Oscar è la notte più sentita nel mondo cinematografico ma anche una cerimonia mutevole e che non può che risentire dei cambiamenti storici e sociali che l’accompagnano.

Tra i film più premiati troviamo Ben Hur, Titanic e Il signore degli Anelli – Il ritorno del re con ben 11 riconoscimenti; mentre tra gli interpreti, in cima alla classifica c’è Katherine Hepburn, con 4 statuette, seguita da un gruppetto tra cui spiccano Meryl Streep, Jack Nicholson, Daniel-Day Lewis e Ingrid Bergman, a quota 3.

È innegabile che proprio la vittoria dell’ambita statuetta possa, più o meno, veicolare l’interesse del pubblico o il giudizio della critica. Ma quali sono le star che, volutamente, hanno boicottato l’Academy Award? Ecco una piccola selezione delle star che non hanno accettato il Premio Oscar.

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PAUL NEWMAN

È come inseguire una donna bellissima per 80 anni. Alla fine lei cede e tu dici: ‘Scusami tantissimo, ma sono stanco’ ”. Nel corso della sua carriera, Paul Newman ha ricevuto ben 9 nomination, aggiudicandosi quello onorario e quello per il miglior attore protagonista nel 1987 con Il colore dei soldi. Grande favorito per la vittoria finale in quell’edizione, l’attore disertò la cerimonia di premiazione, motivando la sua decisione proprio con quelle parole. Restano comunque memorabili le sue interpretazioni ne La gatta sul tetto che scotta, Lo spaccone, Hud il selvaggio e Nick mano fredda. L’esempio più classico che un Oscar, spesso, non fa un grande attore.

WOODY ALLEN

Quando uno di mestiere fa l’attore, il regista e lo sceneggiatore, viene nominato dall’Academy per ben 24 volte, vince l’Oscar in 4 occasioni, e non partecipa mai alle cerimonie di premiazione, sai già che si tratta di un autentico folle. Presenzierà, tuttavia, all’edizione successiva agli attentati dell’11 settembre, per commemorare la città di New York. Quando gli chiesero del perché avesse boicottato tutte le premiazioni, la sua risposta fu più che esaustiva: “Non ho nessun rispetto per quel tipo di cerimonia e non credo sappiano quello che fanno. Quando vedi chi vince quei premi, o chi non li vince, allora capisci quanto sia insignificante questa storia degli Oscar. È il concetto di premio in sé ad essere stupido. Non posso attenermi al giudizio di altre persone, perché se lo accetto quando dicono che merito un premio, allora devo accettarlo anche quando dicono che non lo merito”.

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LIZ TAYLOR

All’epoca del loro matrimonio, Richard Burton aveva già raccolto 4 nomination senza vittorie, e le possibilità di tornarsene a casa con un Academy Award, al quinto tentativo, sembravano decisamente scarse. “E allora sai cosa?” avrebbe detto lui “Io me ne sto a casa, e dovresti starci anche tu”. Candidati entrambi per le rispettive performance in Chi ha paura di Virginia Woolf?, Elizabeth Taylor si lasciò convincere dal marito, timoroso di uscire ancora a bocca asciutta dalla cerimonia, dando forfait alla serata. Risultato? Lui ancora a zero statuette e lei vincitrice come migliore attrice protagonista. La fondatezza delle voci, resta un mistero. Di sicuro, l’attrice non ringraziò mai l’Academy per il premio vinto.

STANLEY KUBRICK

13 film come regista, 11 come sceneggiatore e 10 nei panni del produttore per un autentico mostro sacro del cinema. Stanley Kubrick non vinse mai un Oscar come miglior regista ma, nel 1969, si aggiudicò il premio per i migliori effetti speciali in 2001: Odissea nello spazio. Il regista non si presentò alla cerimonia di premiazione e non rilasciò mai dichiarazioni al riguardo. Diahann Carroll e Burt Lancaster che ritirarono la statuetta al posto suo, confermarono di averlo visto su Marte, alla ricerca di un’eventuale nuova location per il sequel del film. O si ama, o si odia.

GEORGE CAMPBELL SCOTT

Fu il primo attore a rifiutare il Premio Oscar. Candidato nella categoria miglior attore protagonista nel 1971 per la sua interpretazione in Patton, generale d’acciaio, Scott inviò un telegramma all’Academy sottolineando che non avrebbe presenziato alla cerimonia di assegnazione, rifiutando il premio in caso di vittoria. Fu Goldie Hawn a salire sul palco e ad esclamare: “And the Oscar goes to… Oh, my God, the winner is George C. Scott!”. Dalla sua fattoria nello stato di New York, l’attore glissò: “La cerimonia è solo una sfilata di carne di due ore. Un’esibizione pubblica con una suspense forzata per motivi economici!”. Oggi avrebbero detto: “La tocca piano…”.

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JEAN LUC GODARD

Per uno che, seppur francese, ha sempre snobbato il Festival di Cannes, capite bene come i Premi Oscar non abbiano mai rappresentato la principale causa di perdita del sonno. Autentico mito del cinema d’oltralpe, tra i maggiori esponenti della Nouvelle Vogue e spigoloso di carattere come pochi altri, Godard si rese praticamente irreperibile al momento della sua candidatura. Il 13 novembre del 2010, infatti, l’Academy gli conferì l’Oscar alla carriera ma il regista non accettò ed anzi, si rifiutò anche di rispondere alle chiamate degli organizzatori dell’evento. Non contento, quando anni dopo gli fu chiesto cosa significasse per lui quel premio, la risposta non lasciò dubbi: “Assolutamente nulla. Se hanno intenzione di premiarmi, che lo facciano. Ma penso sia piuttosto strano. Quale dei miei film conoscono? Davvero li hanno visti? E poi il premio si chiama The Governor’s Award, il Premio del Governatore… Significa che me lo avrebbe conferito Arnold Schwarzenegger? E poi non ho voglia di volare così a lungo per andare a ritirarlo!”. La magia del cinema.

MARLON BRANDO

E arriviamo a Marlon Brando. Talento cinematografico allo stato puro, cristallino nella sua maestosità e carismatico come nessuno in quel settore. Amato dal pubblico, adulato dai produttori, aspramente criticato per i suoi comportamenti dentro e fuori dal set, una personalità così “ingombrante” che se dovessi stilare una classifica dei miei 10 attori preferiti, andrebbe direttamente ad occupare le prime 5 posizioni. Già all’apice della carriera, Marlon Brando vinse il suo secondo Premio Oscar per l’interpretazione di Don Vito Corleone ne Il Padrino di Francis Ford Coppola. Subodorando la vittoria di una seconda statuetta, l’attore non perse l’occasione di distinguersi anche in quel frangente, boicottando la cerimonia degli Oscar e inviando al suo posto l’attrice/attivista Sacheen Littlefeather, che recitò un discorso con l’intento di sottolineare lo sfruttamento dei nativi americani, ad opera dell’industria hollywoodiana. “Con molto rammarico, Marlon Brando non può accettare questo premio così generoso. E le ragioni per cui non può, risiedono nel trattamento che gli indiani d’America subiscono da parte dell’industria cinematografica, e in televisione nelle repliche dei film, fino ai recenti avvenimenti di Wounded Knee”. Hollywood non la prese bene e a metà del discorso la voce dell’attrice fu sommersa dai fischi. All’attore poco importava. La dimostrazione che anche un Premio Oscar può essere un’offerta che è possibile rifiutare.

Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, gli piace l’odore dei maccaroni al mattino e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

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Golden Globes poco inclusivi: le polemiche e la cancellazione della cerimonia per il 2022

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I Golden Globes sono in mezzo a un polverone, anzi a una tempesta tropicale, a causa delle rivelazioni venute alla luce nell’inchiesta del Los Angeles Times. La testata giornalistica americana ha evidenziato come l’organizzazione di stampa estera che presiede i premi, la Hollywood Foreign Press Association, abbia grossi problemi di inclusività. (Golden Globes 2021, ecco i vincitori. Emozione per il premio a Chadwick Boseman)

La polemica segue l’onda dei cambiamenti epocali che stanno avvenendo, con lotte e sacrifici, nella società statunitense e a cui Hollywood si sta contrapponendo, in alcune sue istituzioni, come retroguardia di diseguaglianze e disparità. All’interno dell’inchiesta viene fatto notare come nessuno dei membri della HPFA, negli ultimi vent’anni, sia stato di origine afroamericana e come l’ex presidente dell’organizzazione, Philip Berk, abbia definito in una delle sue mail il Black Lives Matter un “movimento di odio razzista”.

Altro tema scottante trattato nell’articolo è l’ombra che si allunga sulla possibilità della non totale imparzialità dei giudici nell’assegnamento dei premi: sembra infatti che alcune nominations e addirittura alcune vittorie, possano essere state frutto di “pressioni” da parte degli Studios. Come ha rivelato il LA Times, infatti, i membri dell’organizzazione sarebbero stati più volte influenzati con viaggi superlusso sui set per fare in modo che si avesse un “occhio di riguardo” per le pellicole.

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A seguito dell’articolo e delle conseguenti polemiche, la Hollywood Foreign Press ha annunciato un piano di riforme che prevedono, tra l’altro, l’aumento del 50% del numero dei propri membri entro il prossimo anno e mezzo e l’assunzione di consulenti per la diversità, oltre a restrizioni sui doni da parte degli Studi e sui pagamenti che i membri hanno ricevuto finora per far parte dei suoi comitati.

Questo piano di cambiamento non sembra però aver placato gli animi. Molte star, oltre ai vertici delle principali piattaforme (Netflix e Amazon), hanno giudicato inaccettabili i tempi (18 mesi) e i contenuti della riforma dell’associazione. I colossi dello streaming si sono tirati indietro chiedendo misure più significative sul fronte delle membership e delle regole etiche. Posizione sostenuta anche dalla NBC, emittente televisiva che trasmette la premiazione e che si è defilata dichiarando di non voler più trasmettere la cerimonia.

“Continuiamo a credere che la HPFA voglia intraprendere riforme significative. Ma cambiamenti di questa grandezza richiedono tempo e lavoro e pensiamo fermamente che l’associazione debba fare le cose per bene. Per questo non manderemo in onda i premi 2022 ma pensiamo di poterlo fare nel gennaio 2023”.

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Questo significa per la HPFA perdere il principale sponsor, l’unico in grado di sostenere le spese organizzative dell’evento. L’organizzazione ha fatto finora affidamento sulla rete, che versava 60 milioni di dollari all’anno per assicurarsi i diritti di trasmissione. Nel 2018 aveva rinnovato il contratto con la Dick Clark Produtions per trasmettere lo show fino al 2026, per cui ora non è chiaro se questoverrà sospeso o se il network dovrà comunque pagare i 60 milioni programmati per il 2022, pur non trasmettendo la trasmissione.

Alla protesta si sono uniti anche molti attori dello Star Sistem americano, tra queste Scarlett Johansson, Mark Ruffalo e Tom Cruise, che con un gesto clamoroso ha restituito i tre premi ricevuti per le pellicole Jerry Maguire, Magnolia e Nato il quattro luglio.

La vera domanda, quella che resta sospesa è: come mai Hollywood ci ha messo così tanto a prendere posizione su un tema che è sempre stato il segreto peggio costruito dell’ambiente cinematografico, e che spesso è stato oggetto di discorsi di intrattenimento durante la ricezione dei premi? A quanto pare però, la conseguenza più influente rimane la perdita di “importanza” del premio dopo la pubblicazione del reportage sul Los Angeles Time, ad oggi la vittoria di un Golden Globe potrebbe non essere più simbolo di eccellenza e prestigio, avendo grosse conseguenze sugli incassi e la promozione delle pellicole. E questo potrebbe decretare la cancellazione definitiva dei premi.

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In arrivo nelle sale “Morrison” di Federico Zampaglione: una storia di vita, amicizia e speranza

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Arriva nelle sale a partire dal 20 maggioMorrison, opera diretta da Federico Zampaglione e liberamente tratta dal suo romanzo Dove tutto è a metà, scritto insieme a Giacomo Gensini e pubblicato da Mondadori. Una storia di vita, amicizia e speranza, che mette a confronto due vite diverse ma legate dalla grande passione per la musica: Lodo, giovane e pieno di grandi sogni da dividere con la sua band, interpretato da Lorenzo Zurzolo (Baby, Sotto il sole di Riccione), e Libero, una ex rockstar in cerca del grande rilancio, interpretato da Giovanni Calcagno (Il primo Natale, Il traditore).

Nel cast anche Carlotta Antonelli (Bangla, Suburra – La serie) e Giglia Marra (Una serata speciale, Squadra antimafia – Palermo oggi), oltre all’amichevole partecipazione di Riccardo De Filippis (Giorni, Romanzo criminale) e la partecipazione di Adamo Dionisi (Suburra, The Shift). Morrison è una produzione Pegasus Entertainment e QMI in collaborazione con Vision DistributionSky Amazon Prime Video, prodotto da Ilaria Dello Iacono e Martha Capello e sarà distribuito a partire dal 20 maggio 2021 da Vision Distribution. Online è disponibile il trailer ufficiale.

Sinossi

Lodo ha vent’anni e vive le difficoltà della sua età, tra un difficile rapporto con il padre e il tentativo di conquistare Giulia, la sua coinquilina di cui è follemente innamorato. Si esibisce con i MOB, una band indie, in un leggendario locale romano: il Morrison. Un giorno, casualmente, la strada di Lodo incrocia quella di Libero Ferri, ex rockstar dalla carriera in stallo, che cerca di ritrovare il successo ma finisce per chiudersi sempre di più in se stesso, trascurando la bella moglie Luna e vivendo isolato nella sua lussuosa villa piena di ricordi. Tra sogni, fallimenti, amicizia, amori tormentati e curiosi personaggi, il loro incontro diventerà uno stimolo reciproco ad andare avanti, ma a tratti anche un difficile confronto tra generazioni e modi di essere molto diversi.

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Infortunio per De Niro in Oklahoma, ma le riprese del film di Scorsese non si fermano

Infortunio per Robert De Niro mentre era impegnato in Oklahoma per il nuovo film di Martin Scorsese, il noir “Killers of the Flowers Moon”. L’incidente non è accaduto sul set o durante le riprese

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Infortunio per Robert De Niro mentre era impegnato in Oklahoma per il nuovo film di Martin Scorsese, il noir “Killers of the Flowers Moon”. L’incidente non è accaduto sul set o durante le riprese e l’attore è tornato a New York per farsi visitare. Nessun problema per le riprese, in quanto gran parte del lavoro dell’attore è stato già svolto e non ci sono appuntamenti per lui programmati prima di tre settimane.

Il film, come ricorda l’agenzia Ansa, è tratto dal bestseller di David Grann ed è ambientato nel 1920 in Oklahoma. Si rievoca la serie di oltre 60 fra omicidi e scomparse avvenuta tra il 1921 e il 1926 di nativi americani appartenenti alla Osage Nation, in una zona ricca per la presenza nel territorio del petrolio. Crimini noti anche come il regno del terrore di Osage. La storia ripercorre anche l’indagine intergovernativa sui fatti, cui prese parte l’Fbi.

Il film vede Leonardo Di Caprio nei panni di Ernest Burkhart, e Lily Gladstone nel ruolo di Mollie Burkhart, una donna di etnia Osage che si innamora di Ernest. Nel cast di anche Jesse Plemons, Tantoo Cardinal, Cara Jade Myers, JaNae Collins, Jillian Dion, William Belleau, Jason Isbell, Louis Cancelmi, Scott Shepherd, Sturgill Simpson.

La sceneggiatura è scritta da Eric Roth e dallo stesso Scorsese.

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