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Cinema

Quelle favolose colonne sonore: gli anni ‘80

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Gli anni ’80 sono praticamente la El Dorado delle colonne sonore e selezionare i dieci brani che abbiano fatto la storia del Cinema di quegli anni, è presumibilmente la prova di coraggio più estrema che sia mai stata chiesta ad essere vivente. Ecco perché, diversamente da come fatto nelle scorse settimane, i brani inseriti per questo decennio passeranno da dieci a venti.

Negli anni ’80 il cinema raggiunge una produttività e una lucentezza difficilmente eguagliabile negli altri periodi. Una decade pazzesca che esplode in una miscellanea di ottimismo, colori e avventure. Sono gli anni del cinema d’azione tutto muscoli di Stallone e Schwarzenegger, dei James Bond di Roger Moore e Timothy Dalton, delle arti marziali di Van Damme, delle crisi adolescenziali e delle avventure giovanili.

Terminator, Ladyhawke, Navigator e Nuovo Cinema Paradiso sono solo alcuni dei grandi successi che ancora ricordiamo. Le stesse colonne sonore di quei film, da It’s a long road di Dan Hill a Wild Thing in Major League, sono autentici e indimenticati capolavori che, spesso e volentieri, hanno goduto di una fama a sé stante rispetto al film.

C’è ancora lui: Ennio Morricone. Il mai troppo compianto Maestro romano cura alcune tra le migliori OST di sempre. Quella di Toro Scatenato e la melodia centrale di Mission, oltre ai capolavori diretti da Carlo Verdone, sono l’ennesima prova della sua grandezza. Così tanti sarebbero i successi da menzionare questa settimana, che davvero si creerebbe una lista infinita. Si pensi ai temi di Fuga per la vittoria e Blade Runner, o ai grandi capolavori dell’horror quali Ragazzi Perduti, Poltergeist o il Demoni di Lamberto Bava. Ce n’è troppo e per tutti i gusti. E in Italia gli Oliver Onions fanno scuola.

Nessun dubbio che sia la decade di Giorgio Moroder. Non che gli anni ’70 non lo fossero, basti pensare all’Oscar nel 1979 per Fuga di mezzanotte. Il mago del sintetizzatore entra a gamba tesa nella selezione, mandando di nuovo a scatafascio il mio intento di non citare lo stesso compositore più di una volta. E intanto il mio pensiero va a Scarface… Ma bando alle ciance. Ci siamo dilungati fin troppo ed è tempo di alzare il volume delle casse!

“STAND BY ME” by Ben E. King (Stand by me, 1986)

La canzone di Ben E. King è il motivo ricorrente del film e dà il nome alla pellicola tratta da un racconto di Stephen King. Stand by me si posiziona nella Top Ten USA e in cima alle classifiche del Regno Unito, diventando in breve tempo una delle canzoni più vendute e tradotte al mondo. In realtà ci troviamo di fronte a una sorta di paradosso temporale se pensiamo che le vicende dei protagonisti si svolgono nell’estate del 1959, mentre il brano del cantante americano uscirà solo nel 1961.

“I JUST CALLED TO SAY I LOVE YOU” by Stevie Wonder (La signora in rosso, 1984)

Il brano più famoso de La signora in rosso è una ballata ritmata che fa ampio uso di sintetizzatori e drum machine, e che riprende un precedente campionamento di Otis Redding per (Sittin’ on) the Dock of the Bay, tra l’altro colonna sonora di Top Gun. Scritta, prodotta e cantata da Stevie Wonder, nel 1985 vincerà un Premio Oscar e un Golden Globe.

“THE NEVERENDING STORY” by Limahl (La storia infinita, 1984)

Scende in campo il guru dei compositori anni ’80, per una delle hit simbolo di quel periodo. Assieme a Klaus Doldinger, sassofonista del gruppo jazz tedesco Passport, a volare sul Fortunadrago è chiamato Giorgio Moroder. Il brano principale è frutto della collaborazione tra il disc jockey di Ortisei e Keith Forsey, mentre le parole del testo saranno cantate dal frontman dei Kajagoogoo, il britannico Limhal.

“WHO WANTS TO LIVE FOREVER” by Queen (Highlander, 1986)

Come nel film, il tema dell’immortalità ricorre anche nella colonna sonora composta dai Queen. E con un gruppo del genere, l’intera OST non poteva che essere un capolavoro che trova il suo apice nella straziante Who Wants to Live Forever. Forse la miglior scelta possibile per enfatizzare le due facce della stessa medaglia: il dover vivere per sempre.

“GHOSTBUSTERS” by Ray Parker Jr. (Ghstbusters, 1984)

Un Premio BAFTA per una delle canzoni più iconiche degli anni ’80. La hit cantata da Ray Parker Jr., arrivò in cima alla Billboard Hot 100 rispondendo a uno dei più importanti quesiti dei nostri tempi: “…e chi chiamerai?”.

“(DON’T YOU) FORGET ABOUT ME” by Simple Minds (Breakfast Club, 1985)

Il brano è a buon ragione ritenuto il più importante successo dei Simple Minds. Scritto appositamente per il film da Keith Forsey (vedi La Storia Infinita) e Steve Schiff, sarà sempre legato a uno dei più importanti manifesti a favore dell’abbattimento degli stereotipi.

“(I’VE HAD) THE TIME OF MY LIFE” by Bill Medley & Jennifer Warnes (Dirty Dancing – Balli proibiti, 1987)

Trenta e più anni sono passati da quando Patrick Swayze e Jennifer Beals si esibivano nella presa più famosa di sempre. Un Premio Oscar, un Golden Globe e un Grammy Award per la miglior canzone nel 1988, senza mai riuscire a “mettere Baby in un angolo”. Non male.

“BACK TO THE FUTURE” by The Outatime Orchestra (Ritorno al futuro, 1985)

Partiamo subito col dire che tutta la colonna sonora del film è di altissimo livello e tra le più caratteristiche di sempre. Tra i successi che hanno contribuito a fare di Ritorno al futuro un autentico film cult, c’è sicuramente il tema orchestrale composto ed eseguito da Alan Silvestri.

“UP WHERE WE BELONG” by Joe Cocker & Jennifer Warnes (Ufficiale e gentiluomo, 1982)

Il cinema anni ’80 porta con sé storie d’amore romantiche e tumultuose al tempo stesso. Chi se non Joe Cocker può interpretare al meglio (insieme a Jennifer Warnes) simili tematiche, vincendo anche Oscar e Golden Globe per la miglior canzone? OST perfetta per film perfetto.

“TRAINING HARD” by Bill Conti (Karate Kid, 1984)

Quando in una colonna sonora si sente un Flauto di Pan, sono due i film che ci vengono in mente. Kill Bill vol. 1 è da escludere in quanto non fa parte di questa decade. Non rimane, quindi, che indossare il kimono e seguire gli insegnamenti del Maestro Miyagi. Il Bill Conti di Rocky lo sa bene e crea una delle più belle colonne sonore di quegli anni, nonostante You’re the best di Joe Esposito abbia il suo perché. Eccome se ce l’ha.

“TAKE MY BREATH AWAY” by Berlin (Top Gun, 1986)

Non ci sono fantasmi, Delorean o immortali che tengano: Top Gun è il film più anni ’80 che esista. E la colonna sonora, anche. C’è di nuovo Giorgio Moroder ai comandi e ci sono di nuovo un Premio Oscar e un Golden Globe in bacheca. La versione dei Berlin di Take my Breath Away è uno dei brani più famosi di tutti i tempi, e raggiunge il primo posto nelle classifiche di tutto il mondo. Però permettetemi di ricordarvi anche l’assolo di chitarra nel tema centrale del film.

“FLASHDANCE… WHAT A FEELING” by Irene Cara (Flashdance, 1983)

L’unica colonna sonora in grado di contendere a Top Gun la palma d’oro come la più iconica della decade, è quella di Flashdance. Per una obiettivo del genere, occorre che a dirigere i giochi ci sia un grande compositore. Ecco quindi che troviamo… Giorgio Moroder. Copione già scritto. Per usare un parallelismo calcistico: assist del compositore italiano, finalizza la voce di Irene Cara. Risultato? Record di vendite polverizzati, classifiche monopolizzate per settimane, Premio Oscar e Golden Globe.

“THE GOONIES ‘R’ GOOD ENOUGH” by Cindy Lauper (I Goonies, 1985)

È il tema principale del film di Richard Donner ed è cantato da Cindy Lauper. Il brano diventa col tempo uno dei pezzi più rappresentativi dell’artista americana e non fatica ad entrare nei cuori di chi sognava di prendere la mappa e correre alla ricerca del tesoro di Willy l’Orbo. Una chicca che non c’entra troppo col film: se siete amanti del wrestling dell’epoca, date un’occhiata al videoclip ufficiale.

“REALITY” by Richard Sanderson (Il tempo delle mele, 1980)

Questo è un altro pezzo da 90 di quel periodo. Impossibile non aver sentito almeno una volta il tema principale del film che ha fatto innamorare milioni di giovanissimi. La voce è quella di Richard Sanderson e la canzone è Reality. Il film, è Il tempo delle mele. Otto milioni è il numero delle copie del disco vendute tra Europa ed Asia.

“CALL ME” by Blondie (American Gigolò, 1980)

Sicuramente il brano di maggior successo dei Blondie. Inizialmente proposta a Stevie Nicks, Call Me prenderà nel 1980 la voce della fantastica Debbie Harry raggiungendo la vetta delle classifiche in quindici paesi ed entrando nella 500 Greatest Songs of All Time di Rolling Stones. Un successo senza precedenti per il gruppo americano. Ah, la canzone è stata co-scritta e prodotta da Giorgio Moroder.

“IN THIS COUNTRY” by Robin Zander (Over the Top, 1987)

Siamo nel 1987, cioè in piena epopea Stallone: Rocky, Rambo, Cobra e chi più ne ha, più ne metta. La colonna sonora di Over The Top è di altissimo livello e composta da diversi artisti. Da Kenny Loggings a Frank Stallone, fino a Sammy Hagar, ex cantante dei Van Halen. Ovviamente c’è anche Giorgio Moroder. Nella scena madre del film, però, la voce è quella di Robin Zander che canta In this Country. Da pelle d’oca.

“MOONIGHT SHADOW” by Mike Oldfield (Vacanze di Natale, 1983)

Negli anni ’80 il cinema italiano non è di certo stato a guardare. Se pensate che “co’ tre quarti d’ora stavamo a Ovindolo…”, il pensiero va al brano più celebre di Mike Oldfield che, assieme alla voce di Maggie Reilly, accompagna l’apertura del primo cinepanettone della storia.

“THE EYE OF TIGER” by Survivor (Rocky III, 1982)

Qui tocchiamo un tasto assai dolente perché quando si parla di Rocky non si scherza mai. La tentazione di inserire Hearts on Fire, pensando a Stallone che si prepara per affrontare Ivan Drago in Rocky IV è stata fortissima. Poi ho pensato che un tributo a Bill Conti era dovuto ed ecco qui il brano che in quegli anni si piazzò per distacco in cima alle classifiche di tutto il mondo.

“FOOTLOOSE” by Kenny Loggins (Footloose, 1984)

Dietro la barbona tanto in voga in quegli anni, si cela il viso angelico di Kenny Loggins: uno che, zitto zitto, il suo zampino nelle più importanti colonne sonore lo metteva sempre. Da Rocky IV a Over The Top, fino a Top Gun, si guadagna un posto nella nostra speciale selezione col film che consacrerà definitivamente Kevin Bacon.

“ONCE UPON A TIME IN AMERICA” by Ennio Morricone (C’era una volta in America, 1984)

Ultimo ma non ultimo, colui che è impossibile non nominare quando si parla di colonne sonore. Se alla direzione di un film mettiamo Sergio Leone, è lapalissiano che a curarne il corredo musicale sarà Ennio Morricone. Niente western stavolta, ma quello che è considerato universalmente il capolavoro del cineasta romano, coadiuvato da una colonna sonora passata alla storia. 30 e lode con bacio accademico.

Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, gli piace l’odore dei maccaroni al mattino e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

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Istmo, il nuovo film di Carlo Fenizi: l’isolamento da social network al centro della pellicola

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Da mercoledì 19 maggio il film Istmo, scritto e diretto da Carlo Fenizi (Effetto Paradosso, Umbra), arriva in sala allo storico Cinema delle Province di Roma per poi approdare in diverse sale italiane, in base alle riaperture dei cinema. Interpretato da Michele Venitucci (Tutto l’amore che c’è, Il seme della discordia, A Woman, Codice Rosso), Caterina Shulha (Smetto quando voglio, La vita possibile, Cetto c’è, senzadubbiamente), Timothy Martin (Una Pura Formalità, Karol, un Papa rimasto uomo) e la partecipazione straordinaria dell’attrice spagnola Antonia San Juan (Tutto su mia madre, Amnèsia).

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Istmo ha vinto il premio giuria giovani al Social World Film Festival e la miglior sceneggiatura al Actrum International Film Festival di Madrid. Girato nel 2019 e lanciato in streaming nel maggio 2020 su Chili, in cui è ancora disponibile, a distanza di un anno, rimane uno dei film che interpreta di più lo stato d’animo e la nuova normalità dell’uomo contemporaneo durante i tempi di pandemia.

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Il film vuole raccontare in forma iperbolica l’isolamento dovuto all’abuso dei social network e la necessità di un ritrovato contatto autentico, fisico e reale con l’altro. In una lettura quasi profetica, con l’avvento della pandemia nell’anno in cui è uscito, si è trasformato, poi, in un film specchio che ha riflettuto la quotidianità di ognuno di noi, l’isolamento e il desiderio di ritrovare l’esterno e il mondo delle relazioni. Istmo rappresenta un’occasione per osservare sotto un’altra luce i rapporti umani, ciò che stiamo vivendo e farci ispirare, in uno slancio di ottimismo, per prepararci a una ritrovata libertà.

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Sinossi:
Orlando lavora da casa, una gabbia da cui non esce mai, traducendo dallo spagnolo vecchi film latinoamericani e nella sua vita parallela è un influencer. Tra le trame della sua quotidianità rituale e monotona, caratterizzata da tante piccole manie, emicranie e incubi notturni, orbitano una serie di personaggi variopinti e misteriosi. Solo Marina, una rider che gli consegna regolarmente il cibo a domicilio, riuscirà ad aprirgli nuovi orizzonti verso il “fuori”.

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Golden Globes poco inclusivi: le polemiche e la cancellazione della cerimonia per il 2022

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I Golden Globes sono in mezzo a un polverone, anzi a una tempesta tropicale, a causa delle rivelazioni venute alla luce nell’inchiesta del Los Angeles Times. La testata giornalistica americana ha evidenziato come l’organizzazione di stampa estera che presiede i premi, la Hollywood Foreign Press Association, abbia grossi problemi di inclusività. (Golden Globes 2021, ecco i vincitori. Emozione per il premio a Chadwick Boseman)

La polemica segue l’onda dei cambiamenti epocali che stanno avvenendo, con lotte e sacrifici, nella società statunitense e a cui Hollywood si sta contrapponendo, in alcune sue istituzioni, come retroguardia di diseguaglianze e disparità. All’interno dell’inchiesta viene fatto notare come nessuno dei membri della HPFA, negli ultimi vent’anni, sia stato di origine afroamericana e come l’ex presidente dell’organizzazione, Philip Berk, abbia definito in una delle sue mail il Black Lives Matter un “movimento di odio razzista”.

Altro tema scottante trattato nell’articolo è l’ombra che si allunga sulla possibilità della non totale imparzialità dei giudici nell’assegnamento dei premi: sembra infatti che alcune nominations e addirittura alcune vittorie, possano essere state frutto di “pressioni” da parte degli Studios. Come ha rivelato il LA Times, infatti, i membri dell’organizzazione sarebbero stati più volte influenzati con viaggi superlusso sui set per fare in modo che si avesse un “occhio di riguardo” per le pellicole.

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A seguito dell’articolo e delle conseguenti polemiche, la Hollywood Foreign Press ha annunciato un piano di riforme che prevedono, tra l’altro, l’aumento del 50% del numero dei propri membri entro il prossimo anno e mezzo e l’assunzione di consulenti per la diversità, oltre a restrizioni sui doni da parte degli Studi e sui pagamenti che i membri hanno ricevuto finora per far parte dei suoi comitati.

Questo piano di cambiamento non sembra però aver placato gli animi. Molte star, oltre ai vertici delle principali piattaforme (Netflix e Amazon), hanno giudicato inaccettabili i tempi (18 mesi) e i contenuti della riforma dell’associazione. I colossi dello streaming si sono tirati indietro chiedendo misure più significative sul fronte delle membership e delle regole etiche. Posizione sostenuta anche dalla NBC, emittente televisiva che trasmette la premiazione e che si è defilata dichiarando di non voler più trasmettere la cerimonia.

“Continuiamo a credere che la HPFA voglia intraprendere riforme significative. Ma cambiamenti di questa grandezza richiedono tempo e lavoro e pensiamo fermamente che l’associazione debba fare le cose per bene. Per questo non manderemo in onda i premi 2022 ma pensiamo di poterlo fare nel gennaio 2023”.

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Questo significa per la HPFA perdere il principale sponsor, l’unico in grado di sostenere le spese organizzative dell’evento. L’organizzazione ha fatto finora affidamento sulla rete, che versava 60 milioni di dollari all’anno per assicurarsi i diritti di trasmissione. Nel 2018 aveva rinnovato il contratto con la Dick Clark Produtions per trasmettere lo show fino al 2026, per cui ora non è chiaro se questoverrà sospeso o se il network dovrà comunque pagare i 60 milioni programmati per il 2022, pur non trasmettendo la trasmissione.

Alla protesta si sono uniti anche molti attori dello Star Sistem americano, tra queste Scarlett Johansson, Mark Ruffalo e Tom Cruise, che con un gesto clamoroso ha restituito i tre premi ricevuti per le pellicole Jerry Maguire, Magnolia e Nato il quattro luglio.

La vera domanda, quella che resta sospesa è: come mai Hollywood ci ha messo così tanto a prendere posizione su un tema che è sempre stato il segreto peggio costruito dell’ambiente cinematografico, e che spesso è stato oggetto di discorsi di intrattenimento durante la ricezione dei premi? A quanto pare però, la conseguenza più influente rimane la perdita di “importanza” del premio dopo la pubblicazione del reportage sul Los Angeles Time, ad oggi la vittoria di un Golden Globe potrebbe non essere più simbolo di eccellenza e prestigio, avendo grosse conseguenze sugli incassi e la promozione delle pellicole. E questo potrebbe decretare la cancellazione definitiva dei premi.

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In arrivo nelle sale “Morrison” di Federico Zampaglione: una storia di vita, amicizia e speranza

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Arriva nelle sale a partire dal 20 maggioMorrison, opera diretta da Federico Zampaglione e liberamente tratta dal suo romanzo Dove tutto è a metà, scritto insieme a Giacomo Gensini e pubblicato da Mondadori. Una storia di vita, amicizia e speranza, che mette a confronto due vite diverse ma legate dalla grande passione per la musica: Lodo, giovane e pieno di grandi sogni da dividere con la sua band, interpretato da Lorenzo Zurzolo (Baby, Sotto il sole di Riccione), e Libero, una ex rockstar in cerca del grande rilancio, interpretato da Giovanni Calcagno (Il primo Natale, Il traditore).

Nel cast anche Carlotta Antonelli (Bangla, Suburra – La serie) e Giglia Marra (Una serata speciale, Squadra antimafia – Palermo oggi), oltre all’amichevole partecipazione di Riccardo De Filippis (Giorni, Romanzo criminale) e la partecipazione di Adamo Dionisi (Suburra, The Shift). Morrison è una produzione Pegasus Entertainment e QMI in collaborazione con Vision DistributionSky Amazon Prime Video, prodotto da Ilaria Dello Iacono e Martha Capello e sarà distribuito a partire dal 20 maggio 2021 da Vision Distribution. Online è disponibile il trailer ufficiale.

Sinossi

Lodo ha vent’anni e vive le difficoltà della sua età, tra un difficile rapporto con il padre e il tentativo di conquistare Giulia, la sua coinquilina di cui è follemente innamorato. Si esibisce con i MOB, una band indie, in un leggendario locale romano: il Morrison. Un giorno, casualmente, la strada di Lodo incrocia quella di Libero Ferri, ex rockstar dalla carriera in stallo, che cerca di ritrovare il successo ma finisce per chiudersi sempre di più in se stesso, trascurando la bella moglie Luna e vivendo isolato nella sua lussuosa villa piena di ricordi. Tra sogni, fallimenti, amicizia, amori tormentati e curiosi personaggi, il loro incontro diventerà uno stimolo reciproco ad andare avanti, ma a tratti anche un difficile confronto tra generazioni e modi di essere molto diversi.

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