1984, i Queen sbarcano a Sanremo e Freddie Mercury rifiuta di fare la marionetta in playback

Può una band che fa dell’esibizione live uno tra i suoi principali punti di forza sottostare alla perversa logica del playback? No, è evidente. Per quanto negli anni ’80 fosse tutto sommato una costante, specialmente nelle grandi kermesse, non tutti i grandi artisti erano propensi ad accettare l’idea di fare le marionette sul palco per scimmiottare loro stessi. I Queen, in ciò, non facevano eccezione. Una band che ha sempre rifiutato etichette e stili non avrebbe potuto fare diversamente.

Trentasette anni fa, esattamente nel febbraio del 1984, la band capitanata da Freddie Mercury faceva tappa all’Ariston di Sanremo. Da lì a poche settimane sarebbe uscito “The Works“, undicesimo studio album di una carriera che purtroppo, a causa della prematura scomparsa del cantante originario di Zanzibar avvenuta il 24 novembre del 1991 a Londra, si sarebbe definitivamente interrotta. Innuendo” è, infatti, il testamento musicale e spirituale dei Queen. L’eredità lasciata in dono a questo mondo.

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In quell’ospitata, però, qualcosa andò storto. L’esecuzione dei “Radio Ga Ga” fu perfetta. Fin troppo. Era, infatti, in playback. E Mercury, chiodo rosso e microfono a mezz’asta come sempre non nascose il proprio disappunto, facendo notare in più momenti il fuorisincrono delle labbra rispetto alla musica che fuoriusciva dall’impianto del teatro. Analogamente a lui, anche Brian, Roger e John suonarono volontariamente fuori tempo. Una protesta pacifica ma sfacciata allo stesso tempo che trovò, nel pubblico presente in sala, una degna spalla. In molti applaudirono quell’esibizione a metà, in tanti approvarono il gesto di dissenso.

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Una logica, quella del playback, inaccettabile per chi, come Mercury, era abituato a infiammare le folle, a trasudare carisma, leadership e virilità dietro a un microfono. Impossibile contenere la sua dinamicità, il suo andare volutamente sopra le righe per dare vita a performance leggendarie, capaci di influenzare ogni singolo showman venuto negli anni a seguire. Sul palco Freddie era inarrestabile, senza freni, e il playback non fu altro che un mero ostacolo di percorso che, però, non lo privò della possibilità di mettere in scena un’esibizione nell’esibizione. Uno show nello show, quello da cui nacque la protesta.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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