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Cinema

Quelle favolose colonne sonore: gli anni ‘70

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Secondo appuntamento con le più celebri colonne sonore di tutti i tempi e stavolta si vola negli anni ’70. È il periodo d’oro di Dario Argento, della disco music, dei capelli cotonati e dei pantaloni a zampa d’elefante. Il Cinema pare animato da un profondo senso di pessimismo, ma la voglia di affermarsi, di volare verso il successo, anche partendo dal nulla, è una molla assai potente.

C’è ancora Ennio Morricone, ovviamente, con Giù la testa e Sacco e Vanzetti. Ma quella dal 1970 al 1979 è sicuramente la decade di John Williams. Avrei preferito non citare più volte lo stesso compositore, ma il contributo del Maestro americano è stato così profondo e radicato, in quegli anni, da rendere impossibile qualsiasi altra scelta. La difficoltà è stata quella di lasciare fuori innumerevoli successi di altrettanti film, che pure avrebbero meritato una menzione. Tra questi, sicuramente la colonna sonora de L’esorcista, quella nella scena del banjo in Un tranquillo weekend di paura e l’intera soundtrack de I guerrieri della notte. Sarà il caso di versare anche una lacrima pensando al sottofondo di Love Story?

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“THE GODFATHER THEME” by Nino Rota (Il Padrino, 1972)

Poche storie: parliamo di quello che, senza far torto a nessuno, può definirsi IL film. Nino Rota compone magistralmente la celeberrima melodia strumentale di una delle colonne sonore più famose di tutti i tempi, scalando le classifiche e aggiudicandosi un Grammy Award nel 1973. La traccia che ho selezionato è quella che più di tutte caratterizza il film di Francis Ford Coppola, autentico capolavoro e film cult.

“SUPERMAN MAIN THEME” by John Williams (Superman, 1978)

Se Il Padrino è, per definizione, il film Re degli anni ’70, Superman è senza dubbio il supereroe per antonomasia. Il costume blu, il mantello rosso e l’imponente “S” sul petto creano un connubio perfetto col tema scritto da John Wiliams. Vincitore di un Grammy Award nel 1980 nella categoria Best Instrumental Composition, ogni versione futura dell’Azzurrone ha dovuto confrontarsi, uscendone con le ossa rotte, con la musica più caratteristica di tutte.

“GONNA FLY NOW” by Bill Conti (Rocky, 1976)

Nel luglio del 1976, uno sconosciuto Bill Conti firma per Sylvester Stallone, uno dei più grandi successi della storia del Cinema. Le note di Gonna fly now, così come quelle di Going the distance, sono il tratto distintivo dei film sul pugile italoamericano più famoso di sempre. Il brano esordisce al primo posto in classifica su Billboard e riceve una nomination agli Oscar e ai Golden Globe.

“TRINITY: Titoli” by Franco Micalizzi (Lo chiamavano Trinità, 1971)

Il contributo italiano al genere western è stato fondamentale. E se anche uno come Quentin Tarantino ha inserito questo brano in chiusura del remake di Django nel 2012, qualcosa vorrà pur dire. La musica di Franco Micalizzi su testo di Lally Scott, trova la perfetta quadratura nella voce di Annibale Giannarelli e nel fischio di Alessandro Alessandroni.

“MAIN TITLE” by John Williams (Lo squalo, 1975)

Tra tutti i motivetti e tormentoni estivi mai creati, questa è l’unica musica a cui tutti possono dire di aver pensato, al momento di farsi il bagno al mare. Era il 1975 e John Williams riesce con il ripetuto utilizzo di due note (Mi e Fa) a far uscire dall’acqua milioni di bagnanti. Premio Oscar, Golden Globe, Premio BAFTA e un Grammy Award per il compositore americano. Steven Spielberg gli deve più di un panettone a Natale.

“THE ENTERTAINER” by Scott Joplin (La stangata, 1973)

Scritto e inciso nel 1902 da Scott Joplin, il famosissimo brano The Enterteiner viene riadattato nel 1973 con l’arrangiamento di Marvin Hamlisch, proprio per accompagnare le avventure di Paul Newman e Robert Redford nel film di George Roy Hill. Il tema riprende i motivetti ragtime degli anni antecedenti il film e riuscirà a conquistare l’Oscar alla miglior colonna sonora nel 1974.

“PROFONDO ROSSO” by Goblin (Profondo rosso, 1975)

Un po’ di campanilismo, in ogni selezione che si rispetti, non fa mai male. Era il 1975 quando i Goblin di Claudio Simonetti incidevano la colonna sonora di una pietra miliare dell’horror italiano e non solo. L’album riscosse un incredibile successo ed è tuttora presente nella classifica dei 100 dischi più belli di sempre, secondo Rolling Stones. L’importanza del tema principale viaggia di pari passi con la grandezza del film di Dario Argento.

“A NEW HOPE” by John Williams (Guerre Stellari, 1977)

Stavolta tocca a? John Williams. Potente, solenne, mastodontica. Potremmo definire così l’intera colonna sonora di una delle saghe cinematografiche più famose di sempre. Se non conoscete le note che accompagnano i titoli iniziali di Guerre Stellari c’è qualcosa che non va. È il 1977 quando il produttore George Lucas decide di scritturare il compositore e direttore d’orchestra John Williams, fresco vincitore dell’Oscar per Lo squalo. Risultato? Uno dei leitmotiv più famosi di sempre, l’eterna gratitudine della London Symphony Orchestra, il riconoscimento di ogni genere di premio possibile e immaginabile e, da non sottovalutare, il successo del film al botteghino, con 1.554 mlilioni di dollari nel weekend di apertura.

“NIGHT FEVER” by Bee Gees, (La febbre del sabato sera, 1977)

Cosa avevamo detto in apertura dell’articolo? Capelli cotonati, disco music e pantaloni a zampa? Stiamo evocando i Bee Gees e Tony Manero. Quello riguardo la colonna sonora del film (probabilmente) più iconico degli anni ’70 è un discorso un po’ particolare. Se è vero che ad entrare maggiormente nella testa delle persona sarà il ritornello di Stayin’ Alive, è certo che Night Fever è quello che più immediatamente riconduce al film. L’album contenente la traccia uscì sei giorni prima del film, piazzandosi in vetta alla Billboard USA 200 e polverizzando ogni record di vendita in Olanda, Germania, Italia, Regno Unito e nel resto del mondo. Un capolavoro della disco music che diventerà uno dei più grandi successi del trio Gibbs.

“WHISTLE STOP” by Roger Miller (Robin Hood, 1973)

Tra i film Disney “old school”, Robin Hood fu uno di quelli che ottenne il minor successo. Forse perché fu il primo lungometraggio prodotto dopo la morte di Walt Disney o chissà per quale altro motivo. Di sicuro la colonna sonora è una delle più memorabili dello studio americano e il fischio in Whistle Stop, è forse paragonabile solo a quello di Alessandroni in Trinità. Nessun premio ottenuto dalla colonna sonora, ma la dolce consolazione di essere entrato nel cuore degli appassionati.

Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, francamente se ne infischia e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

Cinema

“Fellini Forward”: il primo short movie realizzato da Campari è un omaggio a Federico Fellini

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Campari, l’iconico aperitivo italiano, annuncia il ritorno di Campari Red Diaries con “Fellini Forward“. Un progetto pionieristico che esplora gli ultimi periodi del genio creativo di Federico Fellini, utilizzando nuove tecnologie e tecniche di machine learning per ricreare le opere di uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi in un esclusivo short movie ambientato a Roma.

Un documentario unico nel suo genere, che illustrerà il processo di realizzazione dello short movie. “Fellini Forward” sarà mostrato in anteprima assoluta il 7 settembre al Campari Boat – In Cinema durante la 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, di cui Campari è main sponsor. Successivamente, verrà mostrato al New York Film Festival il 29 settembre. Il documentario sarà disponibile, in alcuni mercati, su una piattaforma on-demand (SVOD) per consentire a tutti di esplorare il futuro del cinema e della creatività. 

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Fin dalla sua nascita, Campari ha sempre superato i confini della creatività andando oltre gli schemi tradizionali. Ha dato via libera all’espressione della passione e del talento di vari artisti in diversi campi, agevolandoli nel loro percorso creativo. Da nomi di fama mondiale a giovani talenti del panorama artistico emergente, la relazione tra Campari e le arti, in particolare il cinema, si è consolidata negli anni.

In onore della campagna pubblicitaria realizzata con Federico Fellini nel 1984, in una delle sue rare collaborazioni con un brand, nel 2021 il progetto “Fellini Forward”, nell’ambito di Campari Red Diaries, porta avanti la storia del marchio, sposando la creatività e l’innovazione dell’industria del cinema con la tecnologia più avanzata.

Grazie a un team di esperti dell’innovativo studio di produzione UNIT9,  sono stati esplorati e sviluppati tool di intelligenza artificiale dedicati per riuscire a portare alla luce il genio creativo di Federico Fellini in modalità assolutamente inedite. 

Francesca Fabbri Fellini, nipote del regista, è stata coinvolta nel progetto già dalle prime fasi, e ha collaborato con i registi Zackary Canepari e Drea Cooper (documentario), Maximilian Niemann (cortometraggio) e con una troupe allargata, presentando loro alcuni dei principali collaboratori di Fellini e condividendo i suoi consigli e i ricordi legati alla conoscenza diretta dello zio, oltre a contribuire al casting, alla progettazione dei costumi e alla stesura del copione per il cortometraggio.

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Questa collaborazione senza soluzione di continuità tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, mostra come l’unione di piano sentimentale e razionale, di emozionalità e tecnica data-driven, possa generare un’opera d’arte del tutto nuova.

Francesca, nipote di Federico Fellini ha commentato così il progetto: “Mio zio Federico aveva un modo originale di rappresentare la vita. Utilizzava elementi onirici come mezzi di comunicazione. Credo che un progetto come questo sia un modo perfetto per onorare la sua eredità. Sebbene traesse ispirazione dal suo passato, guardava sempre avanti. Per questo progetto, Campari ha scelto un approccio molto simile; radicato nella sua tradizione ma con un uso futuristico dell’intelligenza artificiale”.

In tutto il processo, sono stati coinvolti e consultati i componenti originali della troupe di Fellini, che hanno saputo dare preziosi suggerimenti sull’opera del Maestro. Tra loro, rammentiamo il cameraman Blasco Giurato (I Clowns, 1970), lo scenografo Dante Ferretti, insignito di tre premi Oscar (Prova d’orchestra, 1978; La città delle donne, 1980; E la nave va, 1983; Ginger e Fred, 1986; La voce della Luna, 1990) e Luigi Piccolo, Direttore di Sartoria Farani, un famoso laboratorio sartoriale italiano che conserva costumi restaurati di alcuni tra i più importanti film di Fellini, tra cui Satyricon (1969), I Clowns (1970) e Amarcord (1973).

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Ciascuno di loro è stato coinvolto nella realizzazione dell’opera per valutare quali elementi potessero o meno essere percepiti come fellineschi. Il risultato finale è un ammaliante short movie, ambientato nel cuore di Roma, che esplora la vita e i sogni di Fellini, il tutto attraverso personaggi e arrangiamenti dalla firma distintiva.

Con il progetto di Campari Red Diaries 2021, “Fellini Forward”, Campari vuole portare avanti la tradizione di innovazione e creatività inaugurata dai fondatori, ispirando le generazioni future e i creativi di tutto il mondo a dare via libera alle loro passioni.

Campari ha inoltre creato un esclusivo programma di tirocinio rivolto a studenti di tutto il mondo coinvolti in futuristici progetti legati a “Fellini Forward”, come il Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) in Italia, l’American Film Institute a Los Angeles e il Centro Scolastico per le Industrie Artistiche (CSIA) in Svizzera.

Gli studenti ammessi hanno avuto modo di esplorare il genio creativo di Fellini, utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale ed entrando in contatto diretto con i principali membri della troupe in tutte le fasi della produzione, in modo da sperimentare direttamente l’interazione tra mente umana e AI nella realizzazione del corto.

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Durante la 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, “Fellini Forward” sarà mostrato in anteprima assoluta il 7 settembre al Campari Boat – In Cinema, la spettacolare installazione presso l’Arsenale di Venezia, dove gli ospiti potranno godere di un maxi schermo allestito proprio nel cuore della Laguna, con barche posizionate per l’occasione.

Seguirà il lancio sul mercato nordamericano al New York Film Festival il 29 settembre. Successivamente, lo short movie sarà disponibile per tutti, in alcuni mercati, su una piattaforma on-demand (SVOD).

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“Animal House”, da 43 anni pietra miliare dei college movies

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Animal House john belushi american pie

Quando John Belushi e John Landis diedero vita ad “Animal House” probabilmente non avevano idea di aver creato il capostipite di un nuovo genere cinematografico.

Con questa pellicola, che esordì nelle sale il 28 luglio del 1978, fece il suo ingresso al cinema la commedia demenziale in ambientazione scolastica.

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Sarebbero venuti dopo i vari “La rivincita dei nerds”, “Porky’s”, “American Pie” e “Maial college”. Solo per citare i più gettonati e i degni di nota.

Altrimenti sulle varie piattaforme streaming sono decine i film che ricalcano la trama e l’idea concepita da “Animal House”.

Il padre dei college movies fu un mix di satira e politicamente scorretto. Tutto ciò che oggi probabilmente sarebbe censurato.

Ispirato ad una rivista di Douglas Kenney, Henry Beard e Robert Hoffman, “National Lampoon”, che fornì parecchi spunti per le vicende delle matricole Larry (Tom Hulce) e Kent (Stephen Furst), il film di Belushi (nel film John “Bluto” Blutarsky) tratta della rivalità di due confraternite del Faber College.

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Un tema divenuto poi il più classico dei film di questo genere.

Da una parte la borghesia, i massoni, gli studenti più brillanti e fortemente gerarchizzata. Una sorta di scuola militare fatta di nonnismo e soprusi.

Dall’altra la confraternita che accetterà i protagonisti. Un coacervo di sbandati, ribelli, ripetenti.

Quello che la mamma ti direbbe di non frequentare. Ma che ogni studente sogna di incontrare. 

 La “Delta Tau Chi” (ΔΤΧ) è quel modo ironico di vivere la vita senza troppi pensieri. Unico obiettivo: divertirsi.

In che modo? In qualsiasi. Dal sesso, alle battute, alle sbronze, agli scherzi e perchè no, alle risse. Da che mondo e mondo una rissa è quanto di più presente negli anni del college (o del liceo italiano). Oggi sono tutte situazioni, queste, demonizzate in qualsiasi modo. Ma negli anni che portano gli studenti ad una pseudo maturità, sono quelle che li portano a scoprire se stessi. Anche in questi modi che pochi genitori consiglierebbero ai propri figli.

“Animal House” invece fa proprio questo. Rende fico quei personaggi. Quel tipo di studente. 

Senza i protagonisti di questo film non si avrebbe avuto Steve Stifler, il mito delle “Milf”, gli scherzi da bulli ai ragazzi della banda (con buona pace dei bacchettoni del 2021), Noah Levenstein e il prototipo del padre con un passato (ma anche un presente) tutto da scoprire.

L’irriverenza di questo film del 1978 oggi è ancora controcorrente. Un mix di idee dissacranti che fanno rabbrividire il politically correct.

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Un capolavoro nel suo genere. Che ovviamente ha ispirato tante schifezze. Pellicole che andrebbero cancellate oggi stesso. Non per quello che dicono. Ma proprio perché indegne di essere figlie di questo film che nel 1978 era dato da tutti come perdente in partenza.

Ma che incassò circa 141 milioni partendo con un budget di soli 3 milioni di dollari.

Nel 2000 l’American Film Institute l’ha inserito nella lista delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi e l’anno successivo è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Evidentemente la massima celebre di questo film “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: chi viene con me?” è stata profetica.

Sceneggiatori, produttori e attori si sono messi in gioco. E hanno vinto, se a 43 anni di distanza sono ancora una pietra miliare per chi tenta di riprodurre pellicole ambientate nei college con l’intento di demitizzare.

E allora “Toga, toga, toga”. E via con un bel party tra lattine di birra, approcci tra ragazzi e musica black di Otis Day and the Knights.

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“Ezio Bosso. Le cose che restano”: in anteprima alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

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Dal regista e dai produttori di “Paolo Conte, Via con me”, un nuovo e appassionato documentario musicale, il quale sarà presentato in anteprima nella sezione Fuori Concorso della 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

“Ezio Bosso. Le cose che restano” di Giorgio Verdelli, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film con Rai Cinema uscirà nelle sale italiane con Nexo Digital solo il 4, 5, 6 ottobre.

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IL REGISTA GIORGIO VERDELLI

Al centro del documentario la carriera e la vita di Ezio Bosso (1971-2020), che è stata quanto di più atipico si possa immaginare. Sia per le vicende personali che professionali, all’interno delle quali c’è sempre stato l’amore per l’arte, vissuta come disciplina e ragione di vita.

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Nel film il racconto è affidato allo stesso Bosso, attraverso la raccolta e la messa in fila delle sue riflessioni, interviste, pensieri in un flusso di coscienza che si svela e ci fa entrare nel suo mondo, come in un diario.

La narrazione di “Ezio Bosso. Le cose che restano” è stratificata, in un continuo rimando fra immagine e sonoro. Le parole dell’artista si alternano alla sua seconda voce, la musica, e alle testimonianze di amici, famiglia e collaboratori che contribuiscono a tracciare un mosaico accurato e puntuale della sua figura.

Portatore di un potente messaggio motivazionale nella sua vita e nella sua musica, Ezio Bosso è stato e sarà sempre una fonte d’ispirazione per chiunque vi si avvicini. “Una presenza, non un ricordo”, come racconta lo stesso regista del film, Giorgio Verdelli.

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