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Cinema

Quelle favolose colonne sonore: gli anni ‘70

Riccardo Colella

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Secondo appuntamento con le più celebri colonne sonore di tutti i tempi e stavolta si vola negli anni ’70. È il periodo d’oro di Dario Argento, della disco music, dei capelli cotonati e dei pantaloni a zampa d’elefante. Il Cinema pare animato da un profondo senso di pessimismo, ma la voglia di affermarsi, di volare verso il successo, anche partendo dal nulla, è una molla assai potente.

C’è ancora Ennio Morricone, ovviamente, con Giù la testa e Sacco e Vanzetti. Ma quella dal 1970 al 1979 è sicuramente la decade di John Williams. Avrei preferito non citare più volte lo stesso compositore, ma il contributo del Maestro americano è stato così profondo e radicato, in quegli anni, da rendere impossibile qualsiasi altra scelta. La difficoltà è stata quella di lasciare fuori innumerevoli successi di altrettanti film, che pure avrebbero meritato una menzione. Tra questi, sicuramente la colonna sonora de L’esorcista, quella nella scena del banjo in Un tranquillo weekend di paura e l’intera soundtrack de I guerrieri della notte. Sarà il caso di versare anche una lacrima pensando al sottofondo di Love Story?

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“THE GODFATHER THEME” by Nino Rota (Il Padrino, 1972)

Poche storie: parliamo di quello che, senza far torto a nessuno, può definirsi IL film. Nino Rota compone magistralmente la celeberrima melodia strumentale di una delle colonne sonore più famose di tutti i tempi, scalando le classifiche e aggiudicandosi un Grammy Award nel 1973. La traccia che ho selezionato è quella che più di tutte caratterizza il film di Francis Ford Coppola, autentico capolavoro e film cult.

“SUPERMAN MAIN THEME” by John Williams (Superman, 1978)

Se Il Padrino è, per definizione, il film Re degli anni ’70, Superman è senza dubbio il supereroe per antonomasia. Il costume blu, il mantello rosso e l’imponente “S” sul petto creano un connubio perfetto col tema scritto da John Wiliams. Vincitore di un Grammy Award nel 1980 nella categoria Best Instrumental Composition, ogni versione futura dell’Azzurrone ha dovuto confrontarsi, uscendone con le ossa rotte, con la musica più caratteristica di tutte.

“GONNA FLY NOW” by Bill Conti (Rocky, 1976)

Nel luglio del 1976, uno sconosciuto Bill Conti firma per Sylvester Stallone, uno dei più grandi successi della storia del Cinema. Le note di Gonna fly now, così come quelle di Going the distance, sono il tratto distintivo dei film sul pugile italoamericano più famoso di sempre. Il brano esordisce al primo posto in classifica su Billboard e riceve una nomination agli Oscar e ai Golden Globe.

“TRINITY: Titoli” by Franco Micalizzi (Lo chiamavano Trinità, 1971)

Il contributo italiano al genere western è stato fondamentale. E se anche uno come Quentin Tarantino ha inserito questo brano in chiusura del remake di Django nel 2012, qualcosa vorrà pur dire. La musica di Franco Micalizzi su testo di Lally Scott, trova la perfetta quadratura nella voce di Annibale Giannarelli e nel fischio di Alessandro Alessandroni.

“MAIN TITLE” by John Williams (Lo squalo, 1975)

Tra tutti i motivetti e tormentoni estivi mai creati, questa è l’unica musica a cui tutti possono dire di aver pensato, al momento di farsi il bagno al mare. Era il 1975 e John Williams riesce con il ripetuto utilizzo di due note (Mi e Fa) a far uscire dall’acqua milioni di bagnanti. Premio Oscar, Golden Globe, Premio BAFTA e un Grammy Award per il compositore americano. Steven Spielberg gli deve più di un panettone a Natale.

“THE ENTERTAINER” by Scott Joplin (La stangata, 1973)

Scritto e inciso nel 1902 da Scott Joplin, il famosissimo brano The Enterteiner viene riadattato nel 1973 con l’arrangiamento di Marvin Hamlisch, proprio per accompagnare le avventure di Paul Newman e Robert Redford nel film di George Roy Hill. Il tema riprende i motivetti ragtime degli anni antecedenti il film e riuscirà a conquistare l’Oscar alla miglior colonna sonora nel 1974.

“PROFONDO ROSSO” by Goblin (Profondo rosso, 1975)

Un po’ di campanilismo, in ogni selezione che si rispetti, non fa mai male. Era il 1975 quando i Goblin di Claudio Simonetti incidevano la colonna sonora di una pietra miliare dell’horror italiano e non solo. L’album riscosse un incredibile successo ed è tuttora presente nella classifica dei 100 dischi più belli di sempre, secondo Rolling Stones. L’importanza del tema principale viaggia di pari passi con la grandezza del film di Dario Argento.

“A NEW HOPE” by John Williams (Guerre Stellari, 1977)

Stavolta tocca a? John Williams. Potente, solenne, mastodontica. Potremmo definire così l’intera colonna sonora di una delle saghe cinematografiche più famose di sempre. Se non conoscete le note che accompagnano i titoli iniziali di Guerre Stellari c’è qualcosa che non va. È il 1977 quando il produttore George Lucas decide di scritturare il compositore e direttore d’orchestra John Williams, fresco vincitore dell’Oscar per Lo squalo. Risultato? Uno dei leitmotiv più famosi di sempre, l’eterna gratitudine della London Symphony Orchestra, il riconoscimento di ogni genere di premio possibile e immaginabile e, da non sottovalutare, il successo del film al botteghino, con 1.554 mlilioni di dollari nel weekend di apertura.

“NIGHT FEVER” by Bee Gees, (La febbre del sabato sera, 1977)

Cosa avevamo detto in apertura dell’articolo? Capelli cotonati, disco music e pantaloni a zampa? Stiamo evocando i Bee Gees e Tony Manero. Quello riguardo la colonna sonora del film (probabilmente) più iconico degli anni ’70 è un discorso un po’ particolare. Se è vero che ad entrare maggiormente nella testa delle persona sarà il ritornello di Stayin’ Alive, è certo che Night Fever è quello che più immediatamente riconduce al film. L’album contenente la traccia uscì sei giorni prima del film, piazzandosi in vetta alla Billboard USA 200 e polverizzando ogni record di vendita in Olanda, Germania, Italia, Regno Unito e nel resto del mondo. Un capolavoro della disco music che diventerà uno dei più grandi successi del trio Gibbs.

“WHISTLE STOP” by Roger Miller (Robin Hood, 1973)

Tra i film Disney “old school”, Robin Hood fu uno di quelli che ottenne il minor successo. Forse perché fu il primo lungometraggio prodotto dopo la morte di Walt Disney o chissà per quale altro motivo. Di sicuro la colonna sonora è una delle più memorabili dello studio americano e il fischio in Whistle Stop, è forse paragonabile solo a quello di Alessandroni in Trinità. Nessun premio ottenuto dalla colonna sonora, ma la dolce consolazione di essere entrato nel cuore degli appassionati.

Giornalista pubblicista, cinefilo e lettore accanito con una timida passione per la scrittura, colleziona una gran quantità di strumenti diversi e li suona tutti male. Sognava di essere Bruce Springsteen ma si risveglia come Jack Black. Quando non risponde al telefono, lo trovate sul tatami.

Cinema

Quelle favolose colonne sonore: gli anni ‘00

Riccardo Colella

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Dopo gli anni ’90, la prima decade del 2000 propone autentiche perle cinematografiche e le colonne sonore che le accompagnano sono capolavori di altissimo livello. È oltre ogni immaginazione il decennio di Hans Zimmer. Il compositore tedesco firma alcune tra le più note soundtrack di sempre. Pearl Harbor, Black Hawk Down, L’ultimo samurai, Batman Begins e Il Codice Da Vinci basterebbero a garantire gloria eterna al fuoriclasse dell’Assia.

Occhio alle avventure dei pestiferi maghetti di Hogwarts così come a Russel Crowe che, tra canti marinareschi e opere di Luigi Boccherini, solca il Pacifico in Master & Commander. È anche un decennio dedicato all’arte e all’amore con le avvolgenti soundtrack de La ragazza con l’orecchino di perla e Chocolat.

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Esplode quindi il successo di American Beauty, la cui colonna sonora riceverà una nomination agli Oscar del 2000, e in Italia, sarà ancora la classe di Ennio Morricone ad accompagnare Monica Bellucci in Malena.

Nessuna bonus track per questi primi 10 anni del 2000. Se ci fosse stata, non sarebbe stata che A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum nel pluripremiato film di Marco Tullio Giordana, I Cento Passi.

“YOU KNOW MY NAME” by Chris Cornell (Casino Royale, 2006)

È il primo film che vede Daniel Craig nei panni dell’agente segreto più famoso del mondo e la colonna sonora curata da David Arnold, trova nel pezzo cantato da Chris Cornell la sua punta di diamante. Un brano che si discosta notevolmente dalle sonorità tipiche di James Bond ma che diverrà un cult del compianto cantante statunitense.

“HE’S A PIRATE” by Klaus Badelt & Hans Zimmer (La maledizione della prima luna, 2003)

Il film che aveva l’arduo compito di rilanciare il genere piratesco a Hollywood e nel mondo, non poteva che avere una colonna sonora degna di tal missione. Al comando della Perla Nera troviamo Hans Zimmer (anche se non accreditato) e il suo fidato nostromo, Klaus Badelt. Il successo è assicurato e il brano diverrà il più famoso dell’intera saga.

“SOCIETY” by Eddie Vedder (Into The Wild, 2007)

Eddie Vedder dismette la camicia a quadri tipica del grunge dei Pearl Jam e, imbracciato il fido ukulele, ci regala una delle più toccanti colonne sonore di sempre. Society è un pezzo di rara bellezza e la versione che vi propongo (con special guest) rimane negli annali.

“LA NOYEE” by Yann Tiersen (Il favoloso mondo di Amélie, 2001)

Alla Francia piace, da sempre, giocare in casa. Uno Yann Tiersen in stato di grazia firma la colonna sonora di uno dei maggiori successi cinematografici d’oltralpe degli ultimi vent’anni, aggiudicandosi il disco di platino nel 2005. Applausi per lui.

“THE BATTLE” by Hans Zimmer (Il gladiatore, 2000)

È il film del decennio. Un successo planetario che lancia Russell Crowe nell’Olimpo di Hollywood e dà inizio al fruttuoso sodalizio tra l’attore neozelandese e Ridley Scott. È ancora Hans Zimmer a curare una colonna sonora strepitosa, degna di un colossal dal cast stellare. Menzione speciale per Now We Are Free, interpretata da Lisa Gerrard, ma la traccia di oggi, è quella che è rimasta nel cuore.

 “THE HANDS THAT BUILT AMERICA” by U2 (Gangs of New York, 2002)

Sul finire del 1800, New York è teatro di violenti scontri tra gang rivali. Nativi americani e immigrati irlandesi si contendono la supremazia della città mentre le generazioni future si interrogano su di chi siano le “mani che hanno costruito l’America”. La risposta è nelle note cantate da Bono e gli U2.

“MAY IT BE” by Enya (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, 2001)

È il primo capitolo della trilogia più maestosa di sempre. Le avventure di Frodo e company meritano una colonna sonora altrettanto epica e la produzione chiama Howard Shore per realizzarla. I titoli di coda, però, hanno la voce antica di Enya.

“THE LONELY SHEPHERD” by Gheorghe Zamfir (Kill Bill: vol. 1, 2003)

Kill Bill è considerata dai massimi esperti del settore, l’opera summa di Quentin Tarantino e la scena contenuta nel capitolo L’Uomo di Okinawa è da pelle d’oca. Il regista italoamericano non ha mai fatto mistero della sua passione per la musica, e la colonna sonora del film è qualcosa che va oltre ogni considerazione. E il pan flute di Gheorghe Zamfir ci guida su vette più alte di quelle andine.

“I’M SHIPPING UP TO BOSTON” by Dropkick Murphys (The Departed, 2006)

Martin Scorsese pare aver trovato in Di Caprio, l’erede naturale di Robert De Niro. E se il film del 2006 parla di malavitosi irlandesi che scorrazzano per Boston, chi meglio del celtic rock della band di Quincy può urlare le atmosfere dell’isola di smeraldo?

“UN AMICO” by Ennio Morricone (Bastardi Senza Gloria, 2009)

Il sogno di Quentin Tarantino è sempre stato quello di lavorare con Ennio Morricone. Nel 2008 i presupposti sembravano esserci tutti ma i contrattempi del Maestro, impegnato con Giuseppe Tornatore, fanno saltare di nuovo tutto. Tarantino sceglie così di utilizzare brani già editi dello stesso Morricone e le note del brano sembrano sussurrare: “Au revoir, Shoshanna!”.

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Cinema

“Genitori vs Influencer”, il nuovo film di Michela Andreozzi su Sky ad aprile

Luigi Macera Mascitelli

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Domenica 4 aprile arriva in prima assoluta su Sky Cinema e in streaming su NOW TV il nuovo film Sky Original Genitori vs Influencer. Diretta da Michela Andreozzi e da lei scritto a quattro mani con Fabio Bonifacci, la commedia racconta la storia di un padre single alle prese con la figlia adolescente. Nel cast ci saranno Fabio Volo, Ginevra Francesconi (The Nest – Il nido, Famosa) e Giulia De Lellis.

Quanto è difficile oggi essere il padre single di una teenager? Paolo (Fabio Volo) è un professore di filosofia vedovo con una figlia, Simone – alla francese – (Ginevra Francesconi). Tra loro c’è un bellissimo rapporto, ma quando la ragazza entra ufficialmente nella fase dell’adolescenza, l’idillio si rompe. Come ogni teenager che si rispetti, Simone viene “rapita” dallo smartphone, tanto che matura l’idea di voler diventare influencer – come il suo idolo Ele-O-Nora (Giulia De Lellis) – categoria che Paolo detesta. Pur di recuperare il rapporto con sua figlia, Paolo inizia una campagna contro l’abuso dei social, con l’aiuto della stessa Simone che diventa la sua web manager. La fama inaspettata lo trasformerà suo malgrado in un influencer. Scoprirà che i social, anche se vanno maneggiati con cura, possono regalarti una possibilità.

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Michela Andreozzi, regista del film, ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito, soprattutto riguardo la chiusura dei cinema per via della pandemia:

Con le sale cinema ancora chiuse sono grata dell’opportunità che offre Sky di portare il cinema nelle case di tutti. Sono felice di poter offrire alle famiglie un piccolo momento di svago stando seduti sul proprio divano. Genitori VS influencer è la mia commedia più family, quindi in qualche modo anche la più adatta ad essere vista da genitori e figli insieme. Voglio considerare questo film come il mio regalo di Pasqua per tutto il pubblico che ama il cinema

Genitori vs Influencer è prodotto da Paco Cinematografica di Isabella Cocuzza e Arturo Paglia, in coproduzione con la spagnola Neo Art Producciones e con Vision Distribution

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Cinema

8 documentari per 8 settimane. In rete la rassegna di Filmclub

Antonella Valente

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“Non molliamo – Weiter geht’s”: Filmclub, la scuola di cinema Zelig e il Bolzano Film Festival, derivazione dal FilmClub, hanno unito le forze per non far mancare il cinema agli spettatori, anche quando i cinema e i luoghi di cultura sono chiusi.

E’ nata pertanto una rassegna cinematografica online, multilingue “made in Alto Adige” che coniuga locale ed internazionale. Il cartellone, avviatosi lo scorso 11 febbraio, si concluderà il primo aprile presentando una selezione di otto titoli, seguiti da un dialogo sul film, visibili sulla homepage del Filmclub. Le produzioni sono internazionali, in lingua italiana, inglese, tedesca e non solo, hanno radici altoatesine e sono state concepite e finalizzate in Alto Adige da giovani di tutto il mondo.

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Leggi anche: Elliot Page e il privilegio della libertà

Il primo documentario ad essere stato pubblicato è stato “La vita e altri cantieri” , con la regia di Giuseppe Schettino.

Una famiglia di Sinti italiani si guadagna da vivere quasi esclusivamente con la musica tradizionale, ma da quando Laki, l’unico violinista del gruppo U’ Sinto, si è convertito alla fede evangelica, ha dovuto smettere di suonare. Cercando di ricongiungere il gruppo, Radames, il capofamiglia, scoprirà quanto le tradizioni sinte stiano cambiando e quanto il futuro possa risultare incerto. Il film documentario “La vita e altri cantieri” racconta di conflitti tra generazioni e culture, tra padri e figli in una realtà etnica unica che lentamente sta scomparendo.

Video: “S.O.S Sold Out?”, la cultura è ferma al palo: parlano i protagonisti

Lista dei documentari:

dal 18.02., LA VITA E ALTRI CANTIERI, IT 2007, 37 min., regia: Giuseppe Schettino
Talk: Brigitte Hofer con Giuseppe Schettino

dal 25.02., APE MARIA, IT 2004, 28 min., regia: Greta Mentzel
Talk: Xaver Hauss con Greta Mentzel

dal 04.03., DALLA TESTA AL CIELO, IT 2010, 54 min., regia: Debora Scaperrotta
Talk: Oscar La Rosa con Debora Scaperrotta e il protagonista Mohammed Al Masmoudi 

dal 11.03., STARRING PETER MARTELL, IT 1997, 43 min., regia: Fabrizio Favro
Talk: Renate Mumelter con Martin Kaufmann

dal 18.03., HOTEL LIFE, IT 2004, 26 min., regia: Martine de Biasi
Talk: Uli Spitaler con Martine De Biasi

dal 25.03., THE GOOD INTENTIONS, IT 2016, 85 min., regia: Beatrice Segolini
Talk: Bobby Gualtirolo con Beatrice Segolini

dal 01.04., MOON EUROPA, IT 2016, regia: 67 Min., regia: Nuno Escudeiro
Talk: Bobby Gualtirolo con Nuno Escudeiro

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