Speciale Pulitzer, il pioniere del giornalismo moderno

Joseph Pulitzer arrivò negli Stati Uniti dall’Ungheria nel 1864. Figlio di un ricco mercante ebreo e di una donna tedesca, dalla quale ereditò la passione per la lettura e per le lingue straniere.

Dopo aver partecipato volontariamente alla Guerra di Secessione, fa lavori diversi e poi approda al giornalismo. Proprio al mondo giornalistico è legato il suo nome. Il “Premio Pulitzer” è il riconoscimento più ambito in questo campo e fu assegnato dalla Columbia University di New York per la prima volta nel 1917. Il sogno di Pulitzer si realizzò dunque solo dopo la sua morte avvenuta nel 1911.  Nato il 10 aprile del 1847 è ancora oggi un punto di riferimento per il mondo dell’informazione e del giornalismo in generale.

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Il giornalismo come impresa

Fu un astuto imprenditore e un giornalista in grado di apportare innovazioni in vari campi. La prima intuizione fu l’acquisto dei quotidiani “Evening Post” e “St. Louis Evening Dispatch” per poi riunirli in un unico giornale: il “St. Louis Post – Dispatch”. Nel 1878 lo trasforma in un successo editoriale. Cinque anni dopo, nel 1883, compra il “New York World” approfittando delle difficoltà economiche in cui versava.

In poco più di un anno le tirature passarono da 15.000 a 100.000 copie. Nel giro di tre anni lo porta ad essere il giornale più redditizio mai pubblicato. 

Riuscì in ciò grazie a notizie di fatti di sangue corredate da ritratti di criminali o di sospetti tali. Ma anche articoli su belle donne, band musicali, cani ammaestrati, attori, insegnanti, avvocati, politici, ministri. Pubblica addirittura il guardaroba del Presidente degli USA, Chester Arthur.

I diversi fattori che contribuirono al successo dell’attività di Pulitzer hanno come comune denominatore l’individuazione di un nuovo target: gli immigrati di prima o seconda generazione. Quelli con scarsa padronanza dell’inglese, appartenenti alle classi più povere e tradizionalmente considerati “non lettori”. 

A loro erano dedicati l’uso abbondante delle illustrazioni, un’estrema accuratezza, una buona impaginazione e uno stile di scrittura semplice. Tutto ciò che fosse, quindi, capace di interessare anche chi avesse una conoscenza limitata dell’inglese. 

La conquista di questi nuovi lettori attrasse inevitabilmente gli inserzionisti. I giornali, almeno fino all’avvento delle penny press nel 1883, avevano il problema di trovare fondi che rendessero accessibile il giornale a tutti. Fino ad allora, infatti, la figura degli strilloni per vendere i quotidiani singolarmente era sostituita dalla vendita per abbonamento mensile o annuale. Il che rendeva difficile l’acquisto e la diffusione tra le classi meno agiate e sicuramente più numerose.

Pulitzer riesce quindi a catturare una nuova audience andando ad attingere dalla tradizione di giornalismo sensazionalistico della penny press. Ma anche facendo buon uso della titolazione, amando particolarmente l’allitterazione. 

Nel “World” nascono anche due nuovi generi giornalistici: l’inchiesta e il reportage di viaggio. Pulitzer, da vero pioniere, assunse una reporter, Elizabeth Cochrane, il cui pseudonimo fu Nelly Bly, che, fingendosi pazza, descrisse le tremende condizioni all’interno del manicomio di New York. 

I suoi articoli spinsero in seguito il gran Giurì ad indagare varie situazioni: condizioni nelle prigioni femminili, sfruttamento degli operai in fabbrica e qualità delle cure mediche nelle cliniche gratuite. Il giornale del magnate ungherese si batteva contro gli abusi del grande affare e la corruzione dei politici. Sostenendo anche la classe lavoratrice facendone una causa per cui battersi in prima persona.

Fu sempre Nelly Bly a firmare il resoconto della replica del Giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne, impresa che la giornalista compì in soli 73 giorni. La narrazione risultava essere in grado di fidelizzare il pubblico al pari di un feuilletton, romanzo popolare d’appendice, a cui vi fu aggiunta l’inedita emozione dell’esplicita commistione tra fiction e realtà. 

In questo modo, il giornalista non si limitava più a registrare la realtà, ma ne divenne un elemento attivo, un fattore di cambiamento. Divenuto il giornale per eccellenza degli immigrati, che a New York in quegli anni rappresentavano più della metà della popolazione, il “World” raggiunse il record assoluto di tirature: 374 mila copie. 

Con circa 1300 dipendenti, due milioni di dollari di spese annue, Pulitzer decide, nel 1890, di introdurre un supplemento domenicale di ben 48 pagine: “The Sunday World” che, dal 1894, aggiunse il colore. 

Metà delle pagine furono dedicate agli annunci: domande e offerte di lavoro, di alloggi, di servizi e beni di consumo. Il giornale divenne un mezzo nelle mani dei cittadini, attraverso il quale la metropoli attenuava in parte la sua natura di ambiente sconosciuto e ostile. La stampa, invece, affermava una sua vocazione all’utilità (use press). 

Il giornalismo giallo di Pulitzer

Altra novità del “Sunday World” furono le 8 pagine a colori di comics: genere popolare particolarmente gradito a chi non aveva eccessiva confidenza con la parola scritta. Tra i personaggi un ruolo di primo piano lo ebbe Yellow Kid. Un monello irriverente disegnato da Richard Outcault. Calvo, senza denti, con le orecchie a sventola, indossava un camicione giallo su cui apparivano slogan sentenziosi e frasi piccanti. Le sue vicende si svolgevano nella quotidianità di una famiglia piccolo borghese. 

Grazie a queste innovazioni alla fine del XIX secolo il “New York Sunday World” raggiunse le 300 mila copie. Ciò fu dovuto ad una combinazione di reportage e di crociate. I primi avevano uno spiccato interesse per i disastri e corredati da fotografie sensazionali. Le battaglie invece riguardavano temi come gli ufficiali corrotti. Oppure lo schierarsi a favore della riforma del servizio civile e a difesa dei populisti riguardo le tasse sul lusso e l’eredità.

Si apriva così la stagione del cosiddetto yellow journalism, dal nome del personaggio disegnato da Outcault per Pulitzer. Il passaggio del disegnatore al “Journal” di Hearst segnò l’aprirsi dello scontro aperto fra i due colossi dell’informazione. 

Lo yellow journalism contribuì al giornalismo moderno anche nell’impaginazione, con titoli a tutta pagina, immagini e stampa a colori. Pulitzer diede inoltre spazio ad autori importanti, divulgando esempi della letteratura dell’epoca: da Stephen Crane a Frank Norris, a Dorothy DIx, a Mark Twain, i quali scrissero tutti negli anni tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. La concorrenza tra i due giornali newyorkesi creò una linea di tendenza: per una decina di anni molti giornali cittadini, per interessare il pubblico, si occuparono di crimini, sesso, delinquenza, sport, fotografie drammatiche. 

Grazie al giornalismo giallo, che si esaurisce con la morte di Pulitzer ed Hearst, il giornale entrava nelle case di tutti. 

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Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

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