“Il dolore ci tiene stretti a te”: Pino Daniele, l’anima di Napoli

“Il 4 gennaio 2015 fu una lunga notte, il suono della pioggia copriva il rumore che c’era, anche l’acqua ne conserva memoria, lacrime che materializzano emozioni e sentimenti, la salinità lascia la scia in cui ci raccogliamo per viverne ancora il dolore, dolore, che ci tiene ancora per un istante stretti a te, Papà”.

Con queste parole Cristina e Alex, i figli più grandi di Pino Daniele, ricordavano il papà scomparso ormai sette anni fa.

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Il cantante che ha saputo coniugare la tradizione napoletana con il blues, creando canzoni e note che resteranno per sempre nella mente di ognuno di noi, è scomparso il 4 gennaio 2015 a causa di un arresto cardiaco che lo colpì nella sua casa in Toscana, ad Orbetello.

Pino Daniele non era solo un artista, era un amico di tutti. La sua musica ha fatto conoscere al paese intero Napoli con tutte le sue bellezze e contraddizioni.

Il ricordo dei figli, comparso sulla pagina di Fondazione Pino Daniele Trus Onlus, è solo uno dei tanti che si sono susseguiti oggi per ricordare uno dei più grandi della musica italiana. Anche gli altri tre figli di Pino, Sara, Sofia e Francesco, omaggiano spesso il papà sui profili social personali o su quello dell’altra associazione dedicata all’artista, “Pino Daniele Forever Onlus”.

Così la figlia Cristina: “Mia madre mi raccontava che quando ero molto piccola lei e papà si alternavano la sera per farmi addormentare e mi cullavano canticchiando le classiche canzoncine per bambini. E ispirato proprio da quei momenti papà scrisse Ninnananinnanoe’! O’ Mammone in realtà simboleggiava la paura, qualcosa che poteva spaventarmi ma non avrei dovuto temere nulla perché ero al sicuro stretta fra le sue braccia. Nulla è cambiato, sei una presenza costante e quando mi perdo ti chiamo e tu vieni da me in qualche modo, nei sogni ,nelle piccole coincidenze e mi fai sentire protetta. Loveyou”.

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Il ricordo di Giuliano Sangiorgi, frontman dei Negramaro: “Con Pino era facile trovarsi in queste parentesi sospese, tra la routine di un tour e l’imprevedibilità del suo essere. Ci siamo trovati spesso a improvvisare in una hall di hotel come questa. E chissà quante volte non sono finite nel rullino dei ricordi di un vecchio telefono. Quella volta sì, grazie alla prontezza di mio fratello Luigi che riprendeva il momento, mentre Salvatore, il maggiore tra noi tre, si godeva quel momento accanto a quel mito che ci aveva regalato, da piccoli, il sogno infinito della musica”.

“Solo qualche anno prima cantavamo le sue canzoni intorno a un falò insieme ad amici, in riva al mare, al nostro mare di Porto Cesareo. Non ci crediamo ancora… che Pino sia un nostro amico. Non ci crediamo ancora… che Pino non ci sia più. P.S. Mi commuove la sua grande umiltà quando, a un “piccolo” come me, suggeriva gli accordi, come a non sapere che quegli accordi erano e sono impressi nella mia anima”.

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