Connect with us

Musica

Neil Zaza + Kriss Barras: doppio show abruzzese per Kimera Rock

redazione

Published

on

Un 2020 improntato a un deciso ritorno alle origini. È quello che vedrà protagonista l’Associazione Culturale Mind Over All, che, dopo aver allargato nel corso del 2019 il raggio della propria proposta con eventi dedicati alla classica, al jazz, allo ska e al reggae, quest’anno ha intenzione di rituffarsi con entusiasmo nell’organizzazione di concerti rock di portata internazionale.

Prima tappa di questa rinnovata avventura, sarà il live di Neil Zaza dell’8 febbraio presso il locali dell’Ex “DiDi Club” di Scurcola Marsicana (Via delle Ginestre). Maestro della sei corde riconosciuto da tempo a livello internazionale, il musicista dell’Ohio, oltre a vantare un elenco di prestigiose collaborazioni con mostri sacri dell’hard rock e dell’heavy metal (tra le altre, ricordiamo quelle con Michael Anthony dei Van Halen e quella con Jordan Rudess dei Dream Theater), ha intrapreso lunghi e articolati tour mondiali suonando la sua musica, nella quale svolgono un ruolo fondamentale la grande pulizia tecnica e l’ispirazione ai grandi compositori classici (Bach e Mozart su tutti). Ad accompagnarlo e ormai da tempo in pianta stabile nel terzetto che compone la sua formazione, ci saranno due valenti strumentisti marsicani, Enrico Cianciusi alla batteria e Walter Cerasani al basso. L’ingresso sarà gratuito.

Ma non è finita qui: infatti il 20 marzo, presso il Bliss (Via Rodolfo Volpe) di Monticchio (AQ), la Mind Over All, in collaborazione con lo staff del locale, organizzerà anche l’esclusiva data per il Centro-Sud del paese del tour europeo di Kriss Barras. Il chitarrista-cantante inglese, che ha da poco licenziato la sua ultima fatica discografica, Light it up, è considerato uno dei migliori interpreti contemporanei della classica tradizione blues-rock d’Albione ed è anche il frontman del supergruppo americano Supersonic Blues Machine, che annovera fra le proprie file, tra gli altri, Billy Gibbons dei ZZ Top e Steve Lukather dei Toto.

Insomma una data assolutamente da non perdere, resa ancor più interessante dal supporting act di serata, gli Hangarvain, che nel 2016 furono tra i protagonisti della prima edizione del Kimera Rock Festival e che tanto si sono fatti valere nelle ultime stagioni su e giù per l’Italia, grazie alla loro grande energia dal vivo.

“Ci sarà molto da aspettarsi da questo 2020” dice soddisfatto il presidente della Mind Over All Andrea Pellegrini. “Dopo aver allargato il nostro raggio d’azione nel corso del 2019 anche a territori che non c’erano molto familiari come il jazz, il reggae o la musica classica e dopo aver, quindi, reso la nostra proposta globale ancora più organica e variegata, quest’anno siamo intenzionati a tornare prepotentemente al primo amore, il rock.

E non soltanto con i grandi eventi, di cui i live di Neil Zaza e di Kriss Barras saranno solo i primi di una, si spera, lunga lista, ma anche con iniziative volte a supportare le realtà del territorio: è nostra ferma intenzione, infatti, dar vita ad un progetto di promozione di band emergenti per la prossima estate e magari anche di dar seguito al corso di Business Music 3.0 dello scorso anno, che ha rappresentato una opportunità di formazione per aspiranti operatori del settore davvero molto apprezzata.

Speriamo insomma che questo 2020 possa regalare tante soddisfazioni a noi e a tutti coloro che da ormai 9 anni ci seguono con stima ed affetto e speriamo ci accompagni al traguardo del decimo anno di attività con le giuste basi per tornare a firmare un grande evento di levatura internazionale come fu il Kimera Rock Festival nel 2016. Posso assicurare che ce la metteremo tutta e vi regaleremo ancora raw emotion!”

Musica

BMG firma i Nomadi: nuovo album dal 2021

Con 60 album all’attivo fra dischi in studio, live e raccolte, per un totale di oltre 15 milioni di copie vendute e con una media di 90 concerti all’anno, i Nomadi sono una delle band più longeve e prolifiche in Italia e non solo

redazione

Published

on

I Nomadi, la storica band italiana fondata nel 1963 da Augusto Daolio e Beppe Carletti, che continua a portarne alta la bandiera e divulgarne il messaggio, firmano con BMG. L’accordo si articola fra discografia, catalogo e edizioni e prevede un progetto ricco e ambizioso che prenderà forma con varie iniziative nel corso dei prossimi tre anni, a cominciare dall’uscita di un nuovo album di inediti nel 2021.

Beppe Carletti rivela: “Dal 2011 avevamo scelto di proseguire il nostro percorso da indipendenti, poi sulla strada dei Nomadi è apparsa la BMG e già dal primo incontro ci siamo piaciuti. È nata una grande sintonia, con una squadra giovane ma consapevole della nostra storia e soprattutto entusiasta e propositivo. Con loro è nato un bel rapporto che sicuramente darà buoni frutti nei prossimi anni, per noi così importanti dato che ci avviciniamo al sessantesimo anniversario di vita nomade”.

Anche BMG Italy, nella persona del suo Managing Director Dino Stewart, esprime la propria soddisfazione per l’inizio della collaborazione: “Mi dà grande gioia avere firmato un nome mitico non solo della musica ma anche della cultura italiana. Cominciamo a lavorare insieme con una visione d’intenti condivisa e vogliamo realizzare album di qualità, che non inseguiranno le mode ma confermeranno una cifra artistica ben riconoscibile, quella che caratterizza da sempre la musica dei Nomadi e del vastissimo pubblico che ancora oggi vuole acquistare musica autentica!”.

Con 60 album all’attivo fra dischi in studio, live e raccolte, per un totale di oltre 15 milioni di copie vendute e con una media di 90 concerti all’anno, i Nomadi sono una delle band più longeve e prolifiche in Italia e non solo. Fra i successi che nel corso degli anni hanno costellato una carriera a dir poco leggendaria vale la pena ricordare Io Vagabondo, Dio è morto, Canzone per un’amica. Numerose anche le collaborazioni con altri artisti di grande spessore, da Francesco Guccini agli IntiIllimani.

Leggi anche: 73 anni fa nasceva Augusto Daolio, voce indimenticabile dei Nomadi

Continue Reading

Musica

Naima: quando un capolavoro di John Coltrane ha il nome di una donna

La semplicità e profondità della melodia dona a “Giant Steps” un intenso respiro attenuando così l’esplosività sonora degli altri brani contenuti nel disco

Antonella Valente

Published

on

“Quella che io considero la mia migliore composizione è Naima” – John Coltrane

Sarebbe stato bello vedere il volto di Juanita Naima Grubbs al primo ascolto della canzone che John Coltrane compose per lei nel 1959. Chissà quale reazione ebbe la ragazza – prima moglie del musicista – che nel 1955 sposò uno dei sassofonisti jazz più famosi di tutti i tempi. Possiamo solo lasciare spazio all’immaginazione e abbandonarci ai 4 minuti e 18 secondi di dolcezza, inseriti, poi, nel disco Giant Steps, capolavoro del 1960.

Naima“, in arabo “che vive una vita dolce”, è una lenta ballad in cui domina dall’inizio il sassofono di Coltrane. Nel corso dello scorrere dei minuti si aggiunge l’assolo di Wynton Kellys al pianoforte. La semplicità e profondità della melodia dona a “Giant Steps” un intenso respiro attenuando così l’esplosività sonora degli altri brani contenuti nel disco.

Si abbandona, quindi, la complessità armonica per lasciare spazio ad una maggiore espressività passionale che trasforma “Naima” nel giro di pochissimo in un classico del jazz.

Molte furono le occasioni live in cui Coltrane eseguì “Naima” durante l’arco della sua carriera. Anzi, nel corso degli anni, il brano ha addirittura subito alcune trasformazioni ed evoluzioni. Particolare è la versione in “free jazz” contenuta nell’album del 1966 “Live ad the Village Vanguard Again!”.

Coltrane dedicò alla sua prima moglie anche un altro singolo dal titolo “Wise One” nel 1964. All’epoca le loro strade, però, si erano già divise. Il sassofonista originario del Nord Carolina aveva, infatti, incoltrato Alice McLeod, ai più nota con il nome di Alice Coltrane, pianista statunitense che lo affiancò fino alla morte avvenuta nel 1967.

foto di Jim Marshall

Continue Reading

Musica

Dodici anni senza Richard Wright, nel 2008 se ne andò un pezzo di storia dei Pink Floyd (e della musica)

Fabio Iuliano

Published

on

Out of the blue, così all’imropovviso, il 15 settembre 2008, arrivò l’annuncio della morte di Richard William Wright. Cantautore, polistrumentista e compositore britannico, fu tra i fondatori – come tastierista – dei Pink Floyd insieme a Syd Barrett, Roger Waters e Nick Mason.

Tuttavia, ben prima di unirsi alla band definitivamente, e mentre studiava armonia al London College of Music, Rick aveva già composto professionalmente alcuni brani, uno dei quali, intitolato You’re the Reason Why fu utilizzato come lato B del 45 giri di Adam, Mike & Tim Little Baby, pubblicato nel 1964 su etichetta Decca e oggi quasi impossibile da reperire per i collezionisti.

Dopo l’uscita di Syd Barrett avvenuta agli inizi del 1968, Wright, prima arrangiatore e “armonizzatore” dietro le quinte delle geniali ed oblique intuizioni di Barrett stesso, diventò il compositore melodico del gruppo. La sua scomparsa ha fatto tramontare ogni remota possibilità di reunion della band.

Continue Reading

In evidenza