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Musica

Måneskin: sul palco di Sanremo trionfa il glam rock della band romana

Luigi Macera Mascitelli

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Ed anche questa 71esima edizione del festival di Sanremo si è conclusa. Una vittoria quasi inaspettata quella dei Måneskin, la band rivelazione che ha infiammato il palco dell’Ariston con il suo glam rock adrenalinico. Quattro ragazzi poco più che ventenni sono riusciti nell’impresa di portare sulla vetta un genere piuttosto scansato nel contesto del festival.

Già nella terza serata, quella dedicata alle cover e ai duetti, i Måneskin si sono cimentati in una grande prova assieme all’ex mentore ed amico Manuel Agnelli. Assieme al vocalist la band ha cantato Amandoti, celebre brano dei punk rockers italiani CCCP. Ed è proprio dopo questa esibizione che Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio hanno conquistato il pubblico da casa.

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Qual è stata la formula vincente in questo duetto con il cantante degli Afterhours? Semplice -almeno in apparenza-: la perfetta sinergia tra la voce di Damiano e quella di Manuel. Un’alchimia che con la chitarra elettrica, i giri di basso e la batteria, ha dato vita ad un’interpretazione toccante da standing ovation. Un decimo posto meritatissimo che ha dato il via alla scalata verso il podio. Sicuramente tra le performance più apprezzate della serata.

Ma è con il singolo inedito Zitti e Buoni, estratto dall’album in uscita Teatro d’Ira – Vol. 1, che i Måneskin hanno trionfato. “Andando a fare la storia“, così recita il post su Instagram di qualche giorno fa, poco prima dell’inizio di Sanremo. E infine la vittoria, quasi annunciata in quelle parole. Un trionfo che, per alcuni aspetti, ha davvero fatto la storia. In primis per la giovanissima età dei quattro. In secondo luogo per il genere proposto che, tolte polemiche sterili che inneggiano a plagi, mancanza di talento o manifesti alla “è roba già sentita”, ha primeggiato in un contesto molto tradizionalista e -diciamolo- poco meritocratico.

E alla fine è la musica che ha parlato. Che questa edizione di Sanremo fosse particolare, vuoi per la mancanza di pubblico, vuoi per la scarsa qualità di molte proposte, era noto. Come pure il tentativo di svecchiare l’ambiente con scelte più o meno discutibili. O la retorica spicciola spacciata per rivoluzione di Achille Lauro e le mirabolanti avventure della Orietta nazionale. E ancora il ritorno di Bugo e la mancanza di Morgan. Va bene tutto. Ma i Måneskin hanno comunque dato un sonoro ceffone in faccia al canone. Non si sono inventati nulla, ma sono così genuini e maledettamente coerenti con la loro proposta che alla fine la formula è risultata vincente.

I Måneskin hanno iniziato a esibirsi live da giovanissimi nelle strade di Roma e con la loro straordinaria carica hanno conquistato il pubblico, spazzando via stereotipi di genere, mescolando influenze e stili in un mix originalissimo e unico, arrivando a collezionare oltre 16 dischi di platino e 5 dischi d’oro. Dal palco di X-Factor nel 2017 a quello dell’Ariston in soli 4 anni e con una pandemia di mezzo, collezionando più di 140.000 biglietti venduti con 70 date sold out in Italia e in Europa.

Non era da tutti riuscire a competere con gli altri grandi nomi presenti, soprattutto se tra questi c’è chi ha avuto dalla sua una “sconosciuta” Chiara Ferragni e i suoi 23 milioni di follower su Instagram. Nonostante la richiesta -assai contestata dal pubblico peraltro- da parte dell’influencer di votare per il marito e concorrente Fedez, il glam rock dei Måneskin ha trionfato. Il segreto?! Suonare e basta, portando musica inedita scritta di pugno dai 4 membri e lasciando agli altri tutti quegli inutili orpelli che. Alla fine di tutto è il contenuto che conta, non la forma.

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

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Albert Eno reinterpreta i Nirvana in veste intima e delicata: online “Come As You Are”

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Come As You Are è il nuovo singolo di Albert Eno in uscita oggi 23 aprile 2021 per Bagana – B District Music e distribuito da Pirames International. Reinterpretazione dello storico brano dei Nirvana, il pezzo è disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming. Su YouTube trovate il video ufficiale. Come As You Are è il secondo singolo estratto, dopo A Kind Of Cure, dal nuovo album solista Dark ‘n’ Stormy in uscita il 21 maggio 2021. 

Pietra miliare e simbolo del grunge e della musica rock anni Novanta, la canzone viene reinterpretata da Albert Eno in una veste nuova, intima e delicata. Un messaggio di autenticità e di libertà d’espressione, veicolato attraverso un sound essenziale e pulito. Una percezione che ben si adatta al concept profondo e intricato di Dark ‘n’ Stormy.

«Inutile nascondere quanto la musica rock e grunge degli anni Novanta, e in particolare le 4 band di Seattle, siano sempre stati un’importante fonte di ispirazione. La scelta del brano è stato abbastanza immediata e spontanea, eppure si adatta perfettamente all’idea che voglio veicolare nel mio nuovo album» commenta l’artista.

Un sound senza troppi fronzoli punta i riflettori su chitarra e voce limpida, proprio ad enfatizzare il messaggio che si vuol trasmettere: «Il brano è nato in studio nel bel mezzo di una sessione di registrazione di un’altra canzone. In un momento di pausa ho iniziato a suonare la progressione di accordi, ho premuto il tasto rec e ho iniziato insieme al produttore a registrarla. Quel che è risultato è stata una traccia di chitarra, una di voce e un leggero dubbing di voce nell’intermezzo, mantenendo una sonorità piuttosto essenziale e lavorando a uno stile ‘alla vecchia maniera» racconta Albert Eno.

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Bad Coburns, l’esordio della band piemontese: Ep dal sound classic rock e rock anni Settanta

Redazione

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Killer In Disguise è titolo dell’EP d’esordio dei Bad Coburns in uscita il prossimo 16 luglio 2021.
Il disco racchiude un’anima irrequieta e sincera, esattamente come il concept western che lo ispira. Cinque tracce che identificano un carattere forte e sfrontato, ben definito da uno stile composito, eclettico ed energico, con cui la band piemontese si presenta al pubblico. 

Killer In Disguise  propone un sound coinvolgente che getta le sue radici nel rock classico e nell’hard rock degli anni Settanta, arricchito da sperimentazioni moderne, sfumature blues ed elementi southern, stoner e metal.

«Il nostro sound è una perfetta sintesi di ciò che ci ha fatto maturare come musicisti, come band e che ci rappresenta ad oggi: la forza di quelle influenze con cui siamo musicalmente cresciuti, che ci hanno arricchito e  che ci ricordano da dove veniamo.» commenta la band. Ritmi incalzanti, assoli prepotenti e compatti, un groove cadenzato e aggressivo sono i protagonisti indiscussi di questi cinque brani: «I pezzi nascono dalla semplicità dell’improvvisazione in sala prove, convogliando e plasmando quell’energia e quella musicalità primordiale che si genera dall’unione dei nostri differenti stili musicali, senza troppi schemi o giochi a tavolino, proprio come quando eravamo ragazzini»
 
Killer In Disguise è frutto della forte armonia tra Amedeo Taffi (batteria e voce), Matteo Minacapilli (basso), Adalberto Bellini e Umberto Zigiotti (chitarre). I testi sono a cura di Umberto Zigiotti, la musica è dei Bad Corburns. Il disco è stato registrato, mixato e masterizzato ad Arona da Giulio Capone. L’artwork dell’album è opera dell’artista Sam Mayle ed è ispirato al nome della band: «Abbiamo scelto il nome Bad Coburns  in omaggio all’attore James Coburn, il “cattivo” di tantissimi famosi film western. Dopo tutto esprime bene quel concetto, che proviene proprio dal western, del “brutto ,sporco e cattivo” che ci piace parecchio. Grezzo, ma efficace: un po’ come il buon vecchio rock, fatto di alcol e sudore, che amiamo». 

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Leggi anche: “A tu per tu con John Steinbeck: l’intervista impossibile sulle radici del rock

 
Tracklist

  1. The Needle
  2. Killer In Disguise
  3. Devil May Come
  4. Long Time Gone
  5. Be The One

Formazione:
Amedeo Taffi – voce
Umberto Zigiotti – chitarra
Adalberto Bellini – chitarra
Matteo Minacapilli – basso
Massimo Di Rocco – batteria

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Moriel, pubblicato il nuovo EP “Segni Opposti”

Federico Rapini

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Moriel nuovo EP Segni Opposti

Moriel, artista modenese , pubblica il nuovo EP Segni Opposti. Un lavoro eterogeneo in cui l’autore sorprende variando fra diversi registri, generi, mood. Estremi polarizzati, lontani e a prima vista incompatibili ma che in realtà convivono armoniosamente in questi brani perché presenti nella ricerca artistica come nelle personalità stessa dell’autore.

Le due costellazioni presenti all’interno dell’artwork, toro e scorpione, rappresentano graficamente questo dualismo. Segno e ascendente, letteralmente i due Segni Opposti che danno il nome all’EP e al brano omonimo. Le due costellazioni e il loro principio di attrazione incarnano così alla perfezione il concetto di equilibrio e complementarietà tra due mondi diversi. Le scelte dei colori rosa e blu sottolineano ulteriormente questa complementarietà.

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Un concetto intimo quanto basilare con cui Moriel tenta di riappropriarsi delle infinite sfumature del proprio carattere. Queste sono simboleggiate e semplificate da 5 brani che esplorano varie declinazioni di un personale Pop contemporaneo con cui l’autore lascia dietro di sé ogni timore per accettare la propria contraddizione che altro non è se non la propria umanità

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